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Qu a d e r n o BAC n 째 1 5

D a v id D a lla Ve n e z i a


I Quaderni BAC sono concepiti come piccoli volumi monografici per raccontare l’attività espositiva della Galleria BAC Art Studio, Dorsoduro 860, Venezia. Ogni Quaderno ha una propria organizzazione interna in funzione della mostra e dell’artista presentato.

Quaderni BAC finora pubblicati 1) Ferruccio Bortoluzzi, agosto 1998 2) Gianni Sabbioni, ottobre 1998 3) David Dalla Venezia, dicembre 1998 4) Licet Insanire, 20artisti e il Carnevale di Venezia, febbraio 1999 5) Paolo Smali, ottobre 1999 6) Cartolina d’Artista, 5a Edizione “MUSICA”, dicembre 1999 - gennaio 2000 7) Paolo Baruffaldi, febbraio - aprile 2000 8) Michele Alassio, settembre - ottobre 2000 9) Gianni Sabbioni, settembre 2001 10) Cadore, acquetinte, 2002 11) Paolo Baruffaldi, “Terrae”, settembre - ottobre 2003 12) Iva Recchia (RIVA), Ritratti al BAC, 2004 13) Nuove Icone, artisti a Venezia tra 20° e 21° secolo 14) Paolo Smali, Paesaggi, Nature in Posa, Nudi, aprile - maggio 2006

Qu a d e r n o B A C n ° 1 5 David Dalla Ve n e z i a Settembre 2006

Hanno collaborato alla stesura del quaderno n°15: Claudio Bazzichetto, art director Paolo Baruffaldi, progetto ed impaginazione Nicolò Scibilia, testo critico Eleonora Brusca, segreteria Liam Mac Gabhann, traduzioni in inglese Véronique Mounition, traduzioni in francese

In copert i n a : n°477 (dettaglio), olio su tavola intelata cm.36,3x29,5


Quaderno d’Artista

BAC ART STUDIO Dorsoduro 862 30123 VENEZIA 2006


Rappresentazione e rappresentazione di Nicolò Scibilia*

Sono corpi compatti, pelli bianche. Sono sospensioni e amplessi, attraversamenti e smottamenti. Tutto ritorna. Così quella sovrapposizione di piani: quelle cornici dentro cornici dentro cornici, o quell’uomo sull’uomo sull’uomo, come le facoltà della mente o le infinite tasche dell’Io. Ibsen descriveva l’uomo come una cipolla. Ne cerchi l’anima, il nucleo autentico, togliendo foglia dopo foglia (l’Io, l’Es, le identità, il Super-Io). Invece non c’è niente lì al centro: solo un’ultima fogliolina. Queste figure attraversano di continuo le opere di David Dalla Venezia: quell’uomo occhialuto, quella donna distante, quei libri bianchi mai scritti o scritti ma inutili. Quel ricorrere è un appoggiarsi, è un rendere familiare quel vuoto, quel nulla, quel divenire sempre mutevole e inaccettabile. Come il ritornello, dice Deleuze, che il bambino nella stanza buia canticchia per rassicurarsi, per darsi un ritmo, uno schema che “salta dal caos a un principio d’ordine nel caos e rischia di smembrarsi a ogni istante”. Quel caos che è assenza di appoggi, cioè è un continuo precipitare. E infatti, fin dalle prime opere, gli individui precipitano, anche in senso letterale: prae “avanti”, caput “testa”, cioè con la testa in avanti, soli nello scenario nero oppure seguiti e sepolti da libri, oppure a sbranarsi con altri “sé”, perché nemmeno in quel dramma c’è unità, ma un continuo divorare sé stessi, lacerarsi nei propri sensi di colpa, nelle proprie pulsioni irrealizzate. Nonostante la forma netta, precisa, chiara, l’autore sa bene, con Calvino, che il mondo non lo vediamo sporgendoci dalla ringhiera, come cento anni fa. Oggi il mondo lo guardiamo “cadendo nella tromba delle scale”, senza fermarci mai. Negli ultimi quadri c’è però anche uno scarto, già anticipato da alcune opere precedenti in forma di “Sacra conversazione”. Quel personaggio, il “suo” personaggio calvo e occhialuto, si mette in posa. Se ne sta lì, dentro la cornice reale e quella disegnata, fiero e marziale con quel suo stendardo che contiene, quasi a irriderci, uno sventolante paesaggio appena accennato. Sembra sottrarsi al combattimento (la vita, il sesso, il precipitare) e diventa icona. Finalmente dichiara la sua arte: eccomi qui, guardatemi, profilo destro/profilo sinistro. Ma più in basso, lì, piccolo e bloccato nello spasmo, c’è un altro sé (più simile all’autore) che sembra ribellarsi, che contrappone il proprio agitarsi a quell’immobilità, a quell’uscire dal mondo. Una reazione scomposta, come di chi è rimasto indietro, di chi è ancora nell’“al di qua” della cornice, condannato alla vita. Uno di quei tanti sé che altre volte stanno l’uno sull’altro e sulla testa del “personaggio principale”, fermo e inerte, e che si lanciano all’attacco, indicano l’obiettivo oppure sembrano in procinto di spiccare il volo. O di lanciarsi nel vuoto. Si torna a quel precipitare, quindi. Cadere e accadere, anche questa volta nel senso letterale: ad cadere, “cadere verso”, che significa sprofondare nel divenire, dove tutto si manifesta. Significa piombare in quel cono di luce che rende apparente l’essere, che lo ammette al “qui e ora” della realtà e della psiche e che, trasfigurato nell’arte, lo rende “sempre accadente”, sottraendolo all’accadere. Ed è questo il potente paradosso del figurativo: poter andare oltre la rappresentazione rappresentandola.

.

* Nicolò Scibilia (Treviso 1976) si occupa di editoria e comunicazione per lo studio omonimo. È autore di testi sull’arte e l’artigianato veneziani. Attualmente sta lavorando a una guida al vetro di Murano e alla biografia di un importante maestro vetraio


Representation and representation by Nicolò Scibilia

They are compact bodies, white skins. They are suspensions and embraces, crossings and landslides. Everything returns. Thus that superimposition of planes: those frames inside frames inside frames, or that man upon man upon man, like the faculties of the mind or the infinite pockets of the ego. Ibsen described man as being like an onion. You seek the soul, the authentic nucleus, peeling layer after layer (the ego, the id, identities, the super-ego). Instead there is nothing at the centre: only the last leaf. These figures are found continuously in the works of David Dalla Venezia: that bespectacled man, that distant woman, those white books that have never been written or have been written but are useless. That recurrence is a prop, it is making that void, that nothing, familiar, that always changing and unacceptable future. Like a ditty, says Deleuze, that a child sings in a dark room for reassurance, to give himself rhythm, a scheme that “springs from chaos to a beginning of order in chaos, and risks falling apart at any moment”. That chaos which is the absence of support, in other words, a continuous fall. And indeed, from the very first works, individuals fall, also literally: prae “forward”, caput “head” 1, therefore with the head forward, alone in the black scenario or else followed and buried in books, or else ripping each other to pieces with other “selves”, because the is no unity even in that drama, just a continuous devouring of the self, lacerating oneself in guilt, in ones own unaccomplished drives. Despite the clear, precise, limpid form the author knows, like Calvino, that we do not see the world from over the banister, as we did a hundred years ago. Now we see the world “falling down the stairwell” never stopping for a moment. In the most recent paintings, however, there has been a change of direction, already anticipated in some previous works in “Sacra Conversazione” form. That figure, “his” bald bespectacled figure, takes up a pose. He is there, between the real frame of the painting and the painted frame, proud and martial with his standard which contains, almost deriding us, a fluttering, scarcely hinted landscape. He seems to be withdrawing from combat (life, sex, falling) and becomes an icon. He finally declares his art: here I am, look at me, left profile/right profile. Lower down, there, small and blocked in a spasm, there is another one (more similar to the author) who seems to rebel, who pits his own agitation against that immobility, that exiting from the world. A dismantled relationship, like he who as been left behind, he who stayed on “this side” of the frame, condemned to life. One of those many selves who, on other occasions, stands one on top of the other and on the head of the “principal character”, sill and inert, and who launches an attack, identify the objective or seems just about to take flight. Or leap into the void. So, we return to that falling. Falling and happening 2, this time too in a literal sense: falling, falling towards, which means sinking into the becoming, where everything reveals itself. It means plunging into that cone of light that makes being apparent, that allows it in the “here and now” of reality, and of the psyche, and which, transfigured into art, makes it “always happening”, rescuing it from happening. And this is the potent paradox of figurative art: going beyond representation, representing it.

1)

The Italian verb precipitare (to fall) has its roots in Latin, likewise the English verb to precipitate.

2)

The Italian verbs cadere (to fall) and accadere, from latin: ad-cadere “fall-towards”, (to happen) both have similar Latin roots.


Représentation et représentation de Nicolò Scibilia

Corps compacts, peaux blanches. Suspensions et étreintes, traversées et effondrements. Tout retourne. Ainsi cette superposition de plans: ces cadres à l'intérieur de cadres à l'intérieur de cadres, ou cet homme sur l'homme sur l'homme, comme les facultés de l'esprit ou les poches infinies du Moi. Ibsen décrivait l'homme comme un oignon. Nous cherchons son âme, son noyau authentique, en enlevant une pelure après l'autre (le Moi, le Ça, les identités, le Surmoi). Mais il n'y a rien au centre: juste une dernière petite pelure Ces figures traversent continuellement les oeuvres de David Dalla Venezia: cet homme à lunettes, cette femme distante, ces livres blancs jamais écrits ou écrits mais inutiles. Ces répétitions sont une manière de s'appuyer, de rendre familier ce vide, ce néant, ce devenir toujours changeant et inacceptable. Comme un refrain, dit Deleuze, que l'enfant dans sa chambre obscure chantonne pour se rassurer, pour se donner un rythme, un schéma qui passe du chaos à un début d'ordre et risque de se disloquer à chaque instant. Ce chaos qui est absence de soutien, et donc une chute continuelle. Et en effet, dès les premières oeuvres, les individus tombent, ils se précipitent même au sens littéral: prae “en avant”, caput “tête”, ils tombent la tête en avant, seuls dans le décor noir ou suivis et ensevelis par des livres, ou ils s'entre-dévorent avec les autres “Soi” parce que dans ce drame non plus il n'y a pas d'unité, mais un continuel déchirement de soi-même, une lacération dans son propre sentiment de culpabilité, dans ses propres pulsions non réalisées. Malgré la forme nette, précise, claire, l'auteur sait bien, comme Calvino, que nous ne voyons pas le monde en nous penchant de la balustrade, comme il y a cent ans. Aujourd'hui nous regardons le monde “en tombant dans la cage de l'escalier”, sans jamais nous arrêter. Dans les derniers tableaux on observe cependant une variation, déjà anticipée par certaines oeuvres précédentes en forme de “Sacra conversazione”. Ce personnage, “son” personnage chauve et à lunettes, prend une pose. Il reste là, à l'intérieur du cadre réel et du cadre dessiné, fier et martial avec son étendard qui contient, comme pour se moquer de nous, un paysage flottant au vent à peine esquissé. Il semble se dérober au combat (la vie, le sexe, la chute) et il devient une icône. Il déclare finalement son art: me voici, regardez-moi, profil droit/profil gauche. Mais plus bas, là, petit et contracté en un spasme, il y a un autre “soi” (plus semblable à l'auteur) qui a l'air de se rebeller, qui oppose son agitation à cette immobilité, à cette fuite du monde. Une réaction décousue, la réaction de quelqu'un qui est en retard, qui est encore dans “l'au-deça” du cadre, condamné à la vie. Un des nombreux “soi” qui parfois sont l'un sur l'autre et sur la tête du “personnage principal”, immobile et inerte, et qui se lancent à l'attaque, indiquent l'objectif ou semblent sur le point de s'envoler. Ou de se lancer dans le vide. Nous revoilà à cette chute, donc. Tomber et arriver 1, cette fois-ci aussi aussi au sens littéral du terme: ad cadere, “tomber vers”, s'enfoncer dans le devenir, où tout se manifeste. Tomber dans ce cône de lumière qui rend l'être apparent, qui l'admet dans l'“ici et maintenant” de la réalité et de la psyché et qui, transfiguré dans l'art, le rend “toujours en train d'arriver”, en l'empêchant d'arriver complètement. Et c'est cela le puissant paradoxe du figuratif: pouvoir aller au-delà de la représenta tion en la représentant.

1)

Les verbes italiens cadere et accadere (du latin ad-cadere, tomber vers) signifient respectivement tomber et arriver (se passer).


Poiché sono io che dipingo questi quadri è vero che sono ritratti di me stesso. Ma ulteriormente, in quanto ritratti di un uomo, lo sono di ogni uomo - traggo da me ciò che vi è di comune a tutti gli uomini, e sottraggo ciò che mi differenzia da essi.

Because it is me who paints these pictures it is true that they are portraits of myself. Furthermore, as portraits of a man they are also that of every man - I draw out of myself what is common in all men, but yet I remove that which differentiates me from them.

Puisque c’est moi qui peint ces tableaux il est vrai que se sont des portraits de moi-même. Mais ensuite, en tant que portraits d’un homme il le sont de chaque homme - je trais de moi ce qui est commun à tous les hommes, et je soustrais ce qui m’en diff è r e .

I dipinti sono tutti senza titolo essendone il senso racchiuso all’interno. All the paintings are untitled since their sense is enclosed within. Les tableaux n'ont pas de titre étant leur sens implicite.


n째493

olio su tela, cm.46x38


n째501

olio su tela, cm.120x60


n째497

olio su tela, cm.27x22


n째496

olio su tela, cm.30x30


n째495

olio su tela, cm.30x30


n째498

olio su tela, cm.27x22


n째502

olio su tela, cm.65x54


n째499

olio su tela, cm.27x22


n째472

olio su tela, cm.33x24


n째500

olio su tela, cm.46x38


n째476

olio su tavola intelata, cm.22,5x16,6


n째474

olio su tavola intelata, cm.20,8x13,4


n째465

olio su tavola intelata, cm.27x22


n째466

olio su tela, cm.30x30


In occasione di questa mostra personale l’artista ha inciso un’acquaforte in esclusiva per la galleria BAC Art Studio. Artista: David Dalla Venezia Tecnica: Acquaforte Matrice: Rame Carta: Hahnemühle Dimensione matrice: cm.12x9 Dimensione foglio: cm.23x16 Edizione: 50 esemplari in numeri arabi, XX in numeri romani, 5 prove di stampa HC Stampa: Bottega del Tintoretto, Venezia Editore: BAC Art Studio Anno: 2006


DAVID DALLA VENEZIA Nato a Cannes (Francia) il 10 Aprile 1965, vive e lavora a Venezia. Nel 1987 inizia l’attività artistica con una serie di dipinti murali eseguiti sulle palizzate dei cantieri edili di Venezia in collaborazione dell’artista Giapponese Hiroshi Daikoku. Nel 1991 ha ricevuto il primo premio per la pittura della IV Biennale International d’Art Contemporain di Brignoles-Var in Francia. Dal 1989 ad oggi le sue opere sono state esposte in varie mostre personali e collettive in Italia (Venezia, Milano, Palermo, Taormina) ed Europa (Francia, Germania, Belgio, Norvegia). Born in Cannes (France) on April the 10th in 1965, he lives and works in Venice (Italy). In 1987 he began his artistic activity with a series of murals on the palisades of building sites in Venice, collaborating with Japanese artist Hiroshi Daikoku. In 1991 he was awarded the 1st Prize for Painting at the IV Biennale Internationale d’Art Contemporain of Brignoles-Var in France. Since 1989 his works were shown in several personal and group exhibitions in Italy (Venice, Milan, Palermo, Taormina) and Europe (France, Germany, Belgium, Norway). Né à Cannes le 10 Avril 1965, il vit et travaille à Venise (Italie). En 1987 il commence son activité artistique avec une série de peintures murales faites sur les palissades des chantiers de restructuration deVenise en collaboration avec l’artiste Japonnais Hiroshi Daikoku. En 1991 il reçoit le Premier Prix pour la Peinture à la IV Biennale Internationale d’Art Contemporain de Brignoles-Var. De 1989 à nos jours ses oeuvres on étés montrées en plusieurs expositions personnelles et de groupe en Italie (Venise, Milan, Palerme, Taormina) et Europe (France, Allemagne, Belgique, Norvége).

Mostre personali - Personal exhibitions - Expositions personnelles: Settembre 1989, BAC Art Studio, Venezia Ottobre 1990, Galleria Il Campiello, Paris (F) Dicembre 1990, Galleria Luce, Venezia Dicembre 1992, Galleria Luce, Venezia Marzo 1993, Galleria Bensi, Milano Settembre 1994, Galleria Il Cantiere, Venezia Settembre 1994, BAC Art Studio, Venezia Maggio 1995, Galleria L’Occhio, Venezia Giugno 1997, Galleria L’Occhio, Venezia Dicembre 1998, BAC Art Studio, Venezia Luglio 1999, Fondazione G. Mazzullo, Taormina Luglio 1999, Retrospettiva, AltamiraGallery, http://www.altamiragallery.it/dallavenezia/index.html Giugno 2001, Galleria L’Occhio, Venezia Ottobre/Dicembre 2001, Galerie Eikelmann, Essen (D) Maggio 2003, Libreria Caffetteria Piazzetta Colonna, Palermo Ottobre 2003, Galleria L’Occhio, Venezia Marzo 2004, Galerie Lorelei, Bruxelles (B) Febbraio 2005, “Fenêtre Fontaine”, Galleria L’Occhio, Venezia Marzo 2006, Galerie Lorelei, Bruxelles (B) Mostre collettive - Group exhibitions - Expositions collectives: Ottobre 1990, “Art et Mythe”, Unesco, Paris (F) Estate 1991, XXIII Festival International de la Peinture, Cagnes-sur-Mer (F) Autunno 1991, IV Biennale Internationale d’Art Contemporain, Brignoles-Var (F) Aprile 1992, “Corale”, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia Giugno 1995, “Atelier d’Artista”, Ateneo S. Basso, Venezia Ottobre 1997, Studio Pozzan, Vicenza Giugno 2001, Bac Art Studio, Venezia Novembre 2002, “Infanzie”, Battistero di S.Pietro, Asti Maggio 2003, “Paravent Project 2”, Düsseldorf (D) Settembre 2003, “Paravent Project 2”, Berlin (D) Novembre 2004, “+ de FUNK, Espace à Vendre, Nizza (F) Aprile 2005, Galerie Eikelmann, Düsseldorf (D) Aprile 2005, “Vendu”, Espace à Vendre, Nice (F) Maggio 2005, “Anima animale”, Villa Correr Pisani a Biadene -TV (I) Giugno 2006, Kitsch Annuale 2006, Fredriksvern Verft, Stavern (NO)


Il Quaderno BAC n°15 è edito dalla Galleria BAC Art Studio di Venezia in occasione della mostra personale di David Dalla Venezia.

È vietata qualsiasi riproduzione anche parziale di testi ed immagini senza l’autorizzazione scritta della Galleria


BAC ART STUDIO VENEZIA

David Dalla Venezia: Quaderno BAC no.15 2006  

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