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...il carattere grazioso di quello SVA che meravigliò Vienna... di singolare bellezza come un oggetto dell’industria antica come una lanterna del Caparra, come un violino di Andrea Guarneri.


chi non ha desideri, ma soltanto sogni, è felice Sognare e volare non sono in fondo attività così distanti.

A volte accade che sogno e volo si sovrappongano e s’intreccino.

Nella vita molti coltivano un sogno, anche gli aviatori.

Talvolta il sogno diventa il mezzo per finalizzare un volo.

Gli aviatori, però, sono persone diverse, che faticano a stare con i piedi per terra.

Talvolta il volo diventa il mezzo per concretizzare un sogno.

Amano sognare, ma più di tutto amano volare.

Così spesso nascono le grandi avventure.

(Paulo Coelho)

In questo modo è iniziata anche la nostra impresa, sognando di riportare alla vita e in volo uno degli aeroplani più famosi dell’aviazione militare tricolore, nel periodo che va dai suoi albori alla Grande Guerra: il biplano Ansaldo SVA che nel 1918 arrivò sul cielo di Vienna, e che solo un paio d’anni dopo si spinse, sorvolando luoghi in cui mai si era visto e sentito un aeroplano, fino a Tokyo.


Giorgio Bonato Nasce a Nove ( VI ) il 13 Giugno 1965. Sin da giovanissimo è attratto dal mondo del volo e già a dieci anni riesce a costruirsi i primi modelli volanti da volo libero. Tra i suoi miti giovanili troviamo John Kaufmann, Rudolf Wollmann, Bruno Ghibaudi, celebri autori di libri di costruzioni per ragazzi.

La voglia di staccarsi da terra è sempre più forte e lo porta appena possibile ad iscriversi ad una scuola di volo. Nel 1988 ottiene la sua prima licenza di volo all’Aero Club Vicenza, nel 1991 consegue il brevetto di secondo grado e nel 1993 quello di pilota di aliante veleggiatore. Nel 2000, infine anche l’abilitazione al VDS elicottero.

Crescendo, Giorgio perfeziona le sue capacità tecniche e costruttive e apprende i principi del volo, praticando intensamente aeromodellismo a vari livelli: dal vincolato circolare ai veleggiatori da pendio, fino ai mezzi radiocomandati; sempre da autodidatta e seguendo la sua filosofia: costruire, collaudare e sperimentare in prima persona.

Dal 1985 è socio attivo del Club Aviazione Popolare e inizia a collaborare con le più importanti realtà del restauro e dell’autocostruzione di velivoli in Italia. Nel 2004 è tra soci fondatori dell’Historical Aircraft Group (HAG), associazione che si afferma rapidamente in Italia come il gruppo più importante di cultori, piloti e simpatizzanti di velivoli storici.

L’attività professionale nell’azienda di famiglia “Fusina srl”, fondata dal padre e poi sviluppata grazie all’innata manualità di Giorgio e alle capacità artistiche e commerciali del fratello Luca, gli permette di confrontarsi e collaborare con importanti realtà imprenditoriali del panorama del design e del made in Italy, realizzando importanti lavori su commissione esposti in gallerie, musei e collezioni private internazionali, e di perfezionare costantemente le sue conoscenze e competenze tecniche. Nel 2003 intraprende il primo restauro, uno Stinson L 5 del 1942, che è completato con successo nel 2006. Ma qui inizia una nuova storia…


Alessandro Marangoni Nasce a Rovereto ( TN ) il 23 ottobre del 1959. Giovanissimo si appassiona al mondo del volo e degli aeroplani. A dodici anni si avvicina al modellismo statico costruendo i vari warbirds della prima e seconda guerra mondiale, periodo storico di cui negli anni a seguire divorerà tutta la narrativa e la cinematografia reperibile. A quattordici anni inizia a frequentare il gruppo aeromodellisti della sua città e a cimentarsi con i primi modelli volanti. Dal volo vincolato passa rapidamente al volo radiocomandato.

A quindici anni riceve in regalo un ciclomotore che smonta completamente dopo pochi giorni per comprenderne il funzionamento: in quel momento scoppia la passione per le moto, le auto e tutto ciò che è spinto da un motore. Una passione fortissima che lo porterà, dal 2004 al 2008, ad entrare in pista e a correre come pilota professionista nei vari autodromi europei, prima con la Mazda RX 8, poi con la Nissan 350Z.

La passione del volo tuttavia non si interrompe e lo spinge ad avvicinarsi sempre più a quel mondo. Ottiene la licenza di volo sul campo di Bolzano nel 1993. Nel 2008 a Thiene consegue l’abilitazione acrobatica. Dopo le abilitazioni aeronautiche arrivano gli aeroplani. Nel 2004 acquista un Falco FL 8, nel 2009 uno YAK 52 e poi un Piper LH 4 che presto sarà portato ai vecchi splendori di quando, nel secondo conflitto mondiale, giunse in Italia con lo sbarco in Sicilia. Professionalmente opera nel settore immobiliare.


PiĂš si riesce a guardare indietro, piĂš avanti si riuscirĂ a vedere. (Winston Churchill)

Per poter affrontare la costruzione abbiamo recuperato una consistente raccolta di progetti originali e, oltre a questi, abbiamo avuto modo di esaminare gli esemplari originali conservati a Trento, al Vittoriale e presso la sede Alenia di Torino (unico esemplare di SVA 9 biposto recuperato in USA e magistralmente restaurato dal GAVS di Torino, completo del motore originale e potenzialmente volante)


Il volo dell’uomo è una storia incredibilmente breve e intensa che si svolge in poco più di un secolo, costellata da grandi sfide e successi, entusiasmi e delusioni, passioni e drammi.

In questa vicenda lo SVA ha rappresentato una svolta, un ponte ideale tra due epoche: le sue ali esili e traslucide, in legno e tela sono poco diverse da quelle che sostennero i primi saltelli del Flyer o il volo del Bleriot attraverso la Manica,

ma appaiono innestate su una fusoliera che sembra pensata e costruita un secolo dopo, caratterizzata da linee sinuose ed eleganti, da una aerodinamica ricercata, dall’uso del rivestimento in legno con funzione strutturale.

Lo SVA è un oggetto di potente bellezza e di sconcertante modernità, che pare uscito direttamente dal quadro di un aeropittore futurista. Accanto alla sua estetica, si possono apprezzare soluzioni progettuali e costruttive


che stupiscono per il contenuto innovativo e tecnologico: l’adozione di un motore da 220 cavalli, i montanti diagonali per il collegamento dei piani alari, la quasi totale assenza di cavi esterni di controventatura e la scelta di una sezione triangolare nella parte posteriore della fusoliera per migliorare la visibilità verso il basso.

Questi accorgimenti resero possibili all’aeroplano prestazioni di assoluto rilievo, fatto che all’epoca rappresentò un grande successo commerciale per la nostra industria aeronautica nazionale, anche in mercati stranieri, tanto che nel 1928, quando cessò la sua produzione, ne erano stati costruiti oltre 2.000 esemplari.

Oggi sopravvivono pochi SVA, conservati nei principali musei italiani. Sono stati salvati dall’oblio che accomuna tanto del patrimonio della nostra aviazione storica solo grazie all’aura mitica delle memorabili imprese, sognate e volute da Gabriele d’Annunzio, nelle quali questi biplani furono impiegati. Ma nessuno di questi è in condizione di volo.

Il nostro sogno è quello di costruire e far volare questa macchina meraviglio

Giorgio Bonato Alessandro Marangoni


Ci sono momenti nei quali l’arte raggiunge quasi la dignità del lavoro manuale. (Oscar Wilde)

Da alcuni anni abbiamo intrapreso una ricerca storica molto attenta e tuttora in corso, che ci ha permesso di raccogliere e ordinare una mole imponente di referenze, materiali e informazioni e di poter risalire alle tavole originali del progetto sviluppato da Savoia e Verduzio negli anni 1917-1920.

Abbiamo ammirato, studiato e analizzato questi disegni su carte ingiallite, cercando di cogliervi l’incredibile cura, maestria e capacità, ma anche la dedizione e la formidabile manualità, di quegli uomini vissuti cent’anni fa. Qualità autentiche e rare che oggi riconosciamo come peculiari nel tanto celebrato Made in Italy.


Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi‌ emozioni‌ (Lucio Battisti)

Finalmente ci accingiamo a realizzare questi sogni: ricorrendo agli stessi materiali, con le medesime tecniche costruttive e i processi di lavorazione manuale, ma soprattutto con la passione di allora costruiremo tre nuovi esemplari dello SVA 9, la versione biposto, con cui riporteremo in volo anche le emozioni e lo spirito della 87a Squadriglia Serenissima.


I profumi, i colori e i suoni si rispondono. (Charles Baudelaire)

Nei nostri laboratori si inizia a percepire il profumo di legno e colla, di olio e benzina; iniziano a nascere centine, longheroni, ordinate e parti della fusoliera. Molto presto, le forme sinuose e quasi femminili degli SVA torneranno in bella mostra.


Donec ad metam (Gabriele D’Annunzio)

Il 12 gennaio 1918 fu ufficialmente costituita la 87a Squadriglia Aeroplani da Caccia “La Serenissima”, sul campo di Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. Rischierata in seguito a San Pelagio, nei pressi di Padova, diventò la protagonista del celebre Volo su Vienna, portato a termine da sei biplani monoposto SVA 5 pilotati da Giordano Granzarolo, Gino Allegri, Antonio Locatelli, Pietro Massoni, Aldo Finzi, Giuseppe Sarti e Ludovico Censi e dallo SVA 9 condotto da Natale Palli, con Gabriele D’Annunzio a bordo. La Squadriglia fu sciolta e non più ricostituita il 15 agosto 1943.


Ben 95 anni dopo, nel gennaio 2013, sull’aeroporto Gianni Caproni di Mattarello a Trento è stato idealmente sottoscritto l’atto di rifondazione dell’87a Squadriglia. Perché ispirare oggi un’associazione culturale a un reparto di volo storico? Certamente non per ideologia nostalgica, né per una banale esaltazione e celebrazione, piuttosto per comunicare e rappresentare degnamente la passione e le imprese di uomini che si misero in gioco, superando con i loro mezzi incredibili limiti impensabili.

Uomini che furono protagonisti indiscussi della loro epoca, per la loro determinazione e lo spirito, in anticipo rispetto a quei tempi e forse ancora rispetto ai nostri. L’associazione 87a Squadriglia SVA, i cui soci fondatori sono: Stefano Azzolin, architetto, pilota VDS Giuliano Basso, architetto e graphic designer Giorgio Bonato, artigiano, pilota, collezionista e restauratore in campo aeronautico Alessandro Marangoni, imprenditore, pilota, collezionista di velivoli storici Antonio Vidale, ingegnere elettrico, IT Manager, Web and Apps developer

Stefano Micheli, dottore commercialista e pilota, si è data tre obiettivi ambiziosi per il prossimo quinquennio: - sostenere il progetto S.V.A e curarne la divulgazione; - attivare il nascente ROMATOKYOHANGARMVSEVM in fase di ultimazione presso l’Aeroporto Arturo Ferrarin di Thiene, che sarà la base operativa di una collezione di velivoli storici e la sede permanente dell’associazione e delle sue attività; - Promuovere e pianificare i progetti “Volo su Vienna 2018” e gettare le basi per il “Raid Tokyo-Roma 2020”;


Il raid su Vienna partirà da Trento, base operativa di Alessandro Marangoni e, dopo aver sorvolato Thiene, (sede della 87a Squadriglia) dirigerà sul Castello di San Pelagio per proseguire lungo la rotta originale seguita dai velivoli il 9 agosto del 1918. A Vienna, dopo il lancio dei volantini, anziché riprendere la via di casa gli aeroplani prenderanno terra per partecipare alla manifestazioni che saranno organizzate in loco. Al ritorno, sarà ripetuto il passaggio su Venezia, nel corso del quale d’Annunzio lanciò il suo messaggio di saluto alla Serenissima.


Il raid Roma-Tokyo sarà svolto a ritroso, partendo dal Giappone con tappe di avvicinamento all’Italia attraverso una rotta che dovrà considerare le condizioni geopolitiche attuali dei paesi e dei territori sorvolati. L’arrivo a Roma concluderà la parte formale del volo ma sarà l’ultima tratta da Roma a Thiene, città natale di Arturo Ferrarin il vero clou dell’evento che riporterà finalmente a casa, nell’hangar-museo a lui intitolato, realizzato da Giorgio Bonato a margine della pista erbosa di Thiene, il Moro, com’era chiamato Arturo Ferrarin.


L’aeroplano ci ha svelato il vero volto della terra

Ultimato e ormai prossimo all’apertura ufficiale, il nuovo RomaTOKYOHangarMvsem (RTHM) presso l’aeroporto Arturo Ferrarin di Thiene (LIDH), sarà la base operativa della collezione di aeroplani storici di Giorgio Bonato, nonché la sede dell’87a. L’architettura dell’edificio è stata pensata

(Antoine de Saint Exupery)

per ospitare permanentemente i velivoli storici in condizione di volo, gli archivi, la biblioteca dell’associazione e per accogliere, in vari periodi dell’anno, attività di laboratorio, esposizioni, incontri e workshop pubblici e privati, legati al mondo del volo ma anche a temi collaterali.


suis viribus pollens (Gabriele D’Annunzio)


La moltitudine di simboli, motti e logotipi ideata da D’Annunzio e l’insieme di stilemi che richiamano il tema del volo e dell’aviazione su francobolli, cartoline e réclame dell’epoca è impressionante e costituisce un materiale con un vigore grafico e una modernità estremi. L’87a intende selezionare, attualizzare e divulgare questo materiale, tramite un progetto globale di comunicazione integrata, che a partire dalla livrea degli SVA di nuova costruzione possa investire ampi ambiti di promozione e visual contemporanei.


Progetto SVA

Il progetto SVA, intrapreso dai costruttori e piloti Giorgio Bonato e Alessandro Marangoni, prevede la costruzione di tre esemplari volanti della versione biposto SVA 9. Non si tratta di velivoli restaurati, né di repliche in scala rivista, ma di un lotto di tre velivoli realizzati ex-novo che differiranno dagli originali per il motore, gli equipaggiamenti e la strumentazione imposti dalle normative attuali. L’obiettivo è poter disporre permanentemente di due esemplari in condizione di volo

e di un terzo di riserva. Il progetto è nato da un’iniziativa privata, che già da alcuni anni è guidata da un’approfondita indagine storica e tecnica, grazie al recupero e alla digitalizzazione dei progetti originali dello SVA, passando per l’esame e il rilievo fotografico degli esemplari monoposto originali, conservati al Museo Caproni di Trento e al Vittoriale e dell’unico biposto, recuperato negli USA, magistralmente restaurato dal GAVS e ora custodito presso l’Alenia a Torino.

Accanto al recupero delle indispensabili fonti e referenze tecniche, la ricerca si è allargata alla raccolta di documenti, cronache e testimonianze sul velivolo, fino ai contatti diretti con i discendenti dei piloti protagonisti delle imprese dello SVA. La costruzione avviata recentemente, in accordo alla normativa e con la supervisione tecnica del CAP, ha come primo step l’allestimento di un mock-up della fusoliera in scala 1:1, non in materiale aeronautico, per valutare


la congruenza di tutte le scelte progettuali, condotte anche avvalendosi di programmi di modellazione 3D e Cad/Cam e per verificare l’effettiva compatibilità di tutti i componenti, i sistemi e gli impianti. Assolta la sua funzione, il mock-up potrà essere eventualmente completato come simulacro per esposizione statica. Parallelamente sono in fase di approntamento finale gli scali di montaggio le dime e le attrezzature necessarie per la costruzione dei semilavorati

e delle centinaia di parti che costituiranno i “nuovi SVA”. I tre esemplari volanti saranno fatti con gli stessi materiali dello SVA originale, rispettando, e ove possibile migliorando, i procedimenti costruttivi del 1907. L’adozione di un motore a sei cilindri LOM, di produzione ceca, con un’architettura e dimensioni non dissimili all’originale SPA 6A da 220 CV, permetterà di mantenere la disposizione in linea degli scarichi e di non alterare le linee caratteristiche dello SVA

Ogni particolare dei velivoli sarà realizzato fedelmente, non trascurando la livrea, le colorazioni e l’araldica. Torneranno a rivivere simboli come l’IBIS associato al motto “IBIS REDIBIS” che decorava le ali di tela, i marchi delle officine ANSALDO, le scritte commemorative delle missioni compiute, le matricole, con un rispetto filologico assoluto per lo stile grafico, il tratto dei caratteri utilizzati e le tecniche di decorazione dell’epoca.


Iterum Rudit Leo

Il secondo progetto di cui si occuperà la rinata 87a riguarda la ripetizione delle due grandi imprese concepite da Gabriele D’Annunzio: il volo su Vienna e il raid Roma Tokyo, in occasione del loro centenario. Il volo su Vienna del 1918, con il lancio incruento di migliaia di volantini sulla capitale asburgica e solo due anni dopo il raid Roma Tokyo di Ferrarin con oltre 18.000 km volati hanno costituito imprese memorabili e crediamo, al di là della propaganda del tempo e di ogni retorica patriottica, due grandi eventi mediatici moderni.

Il tema del volo portato nell’immaginario collettivo da una dimensione di passione e interesse individuali ad una universale e popolare. Il volo come azione politica e dimostrativa per generare interesse e consenso. Il volo come evento spettacolare e come mezzo di comunicazione di massa. Da questo punto di vista D’Annunzio ha rappresentato un genio creativo assoluto e un guru ante litteram del marketing, promotore in primis del suo ruolo e delle sue imprese.

D’Annunzio è stato un precursore delle tendenze più estreme della comunicazione, in grado di fiutarle, di esserne protagonista e di imporle. Pur non potendo disporre dei canali e dei mezzi attuali, egli ha saputo celebrare la modernità, la velocità, la performance, il superamento dei limiti, l’ebbrezza del rischio e della conquista, il gusto estetico del rapporto uomo-macchina, simboli certamente del suo tempo e del suo contesto culturale, ma anche temi attualissimi della nostra quotidianità, del nostro fare e consumare entertainment.


Il progetto di ripetizione dei voli dovrà cogliere ed amplificare questo potenziale e lo potrà fare avvalendosi delle tecnologie più moderne di fruizione live degli eventi che ci permetteranno di trasformare la riproposizione delle imprese in due performance tecniche, sportive e culturali irrepetibili. Nell’agosto del 2018, anno del centenario, è stata pianificata la ripetizione del volo su Vienna. Non sarà una rievocazione nostalgica dell’evento, quanto piuttosto una missione condotta da piloti con combinazioni di volo storiche,

su esemplari di nuova costruzione dello SVA, lungo la rotta originale. Questo volo su Vienna rappresenterà il culmine di un articolato programma di iniziative e di eventi culturali che graviteranno attorno al Centenario. Lo farà grazie alle più recenti tecnologie che consentiranno di renderlo un evento mediatico, condiviso sul web attraverso le minicam installate a bordo e collegate in rete, dando la possibilità di vivere in diretta l’intero volo insieme con i piloti, con le riprese live del volo e anche tramite software di realtà aumentata.

Il volo darà luogo ad un ponte culturale inedito tra Italia e Austria, con il coinvolgimento delle rispettive Istituzioni, delle Forze Armate per i sorvoli e gli airshow in occasione della partenza e dell’arrivo, delle compagnie di volo per l’allestimento di speciali voli charter che ripercorreranno, nell’occasione, la stessa rotta e dei più alti ambiti culturali per scambi, mostre e concerti di altissimo livello (le musiche di Strauss a Trento e le opere di Verdi eseguite a Vienna).


Nel corso del 2020, sarà la volta di Tokyo Quasi cento anni fa, “il Moro” Arturo Ferrarin e il suo motorista Capannini partiti da Centocelle nei pressi di Roma, arrivarono fino a Tokyo dopo un raid aereo interminabile e avventuroso. Il raid fu ampiamente celebrato e Ferrarin fu nominato eroe ricevendo l’investitura di samurai. In seguito, per opportunità politica i protagonisti furono fatti rientrare quasi alla chetichella a bordo di un piroscafo.

Paradossalmente la figura e l’impresa di Ferrarin oggi contano più estimatori in Giappone che in Italia. Lo scopo del volo di rientro dello SVA di Ferrarin, con partenza da Tokyo e destinazione Roma, sarà proprio quello di riportare la dovuta attenzione su questo grande pilota nato a Thiene (VI) e di gettare un rinnovato collegamento culturale e commerciale tra Oriente e Italia.

Questa impresa, con gli inevitabili anacronismi e anomalie, sarà in grado di evocare un interesse e emozioni molto forti nell’uomo contemporaneo abituato a coprire oggi quelle distanze in poche ore chiuso in enormi aeroplani pressurizzati a quote in cui la Terra appare una distesa azzurrognola, indistinta, quindi sempre più incapace di cogliere la specificità del volo e dei luoghi attraversati.


È un’impresa che esplorerà le differenze e i contrasti tra le culture orientali e quelle del mediterraneo, cercando di mettere in luce gli enormi cambiamenti che sono avvenuti a scala globale nei cento anni dal volo di Ferrarin. In ogni tappa del raid saranno ospitati a bordo noti personaggi della Cultura, della Comunicazione, della Letteratura, della Politica, dello Spettacolo, dello Sport dei rispettivi paesi, per dare una lettura sfaccettata dell’evento affinché possa essere percepito in tutti i suoi aspetti.

Anche in questo caso sarà possibile seguirne lo svolgimento e condividerne l’enorme quantità di informazioni in tempo reale, attraverso il web e i social networks, le trasmissioni satellitari live. Una copertura mediatica molto attenta accompagnerà la lenta marcia di avvicinamento, a soddisfare il senso di curiosità ed attesa che troveranno il loro culmine nell’arrivo dei due aeroplani a Roma… Poi non resterà che un’ultima tappa da Roma alla pista in erba di Thiene.

E finalmente Arturo Ferrarin sarà tornato a casa!


87a Squadriglia SVA

CON IL PATROCINIO DI

www.87a.it - info@87a.it 87squadriglia-SVA

FONDAZIONE IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI

Giorgio Bonato Costruttore e Pilota vispofly@alice.it Alessandro Marangoni Costruttore e Pilota alessandro87sva@gmail.com Sergio Barlocchetti Media Relation Ilbarlo@yahoo.it

I marchi e i format utilizzati all’interno del Sito, sulle brochures e sul materiale informativo sono registrati a nome dell’Associazione 87a Squadriglia SVA nella loro forma grafica e denominativa. L’utilizzo o la riproduzione in qualunque forma e modo di tali marchi, logo e format è vietata. Le informazioni, i grafici, le fotografie, i disegni, le icone e qualunque altro materiale presente sul nostro sito internet e sul materiale pubblicitario e/o informativo sono di proprietà esclusiva dell’Associazione.

concept: www.bassodesign.it

Giuliano Basso Presidente giuliano@bassodesign.it


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