d'Arte 07

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i-ii 2016


Laura Bott Visioni/Visiuns 11.12.2015 – 13.02.2016

Laura Bott, sainza titel, 2005, 33.3 x 55 cm, stampa polimerica (esemplare unico)

Orari mostra: sa 15:00-18:30 / su appuntamento

SPAZIO1929 Via Ciseri 3, CH-6900 Lugano www.spazio1929.ch, info@spazio1929.ch Con il sostegno di


In di ce 05

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Adolfo Wildt

Monte Verità

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Domenico e Antonello Gagini

L’agenda

l’ultimo simbolista

magistri marmorari 12

Alberto Flammer l’incontro 14

Da non perdere reto rigassi tomás maldonado con la luce di roma

i suoi seducenti animi

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Mirabilia


Adolfo Wildt, Trilogia, 1912 Marmo di Candoglia, 268 x 250 x 120 cm, Milano, Galleria d’Arte Moderna, Fotografia: Alessandro Belgiojoso (Opera non in mostra, nel cortile della Villa)


Adolfo Wildt L’ultimo simbolista

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formazione prettamente pratica, inizialmente come garzone di Giuseppe Grandi, in seguito presso Federico Villa, al quale carpisce i segreti della lavorazione del marmo che lo rendono nel giro di pochi anni un virtuoso in materia. Un ruolo centrale nel percorso dell’artista è sicuramente da individuare nella figura di Franz Rose, un ricco quanto lungimirante prussiano, che vede il potenziale insito nel giovane e gli assicura una rendita fissa. Il ruolo del mecenate non ha solo un carattere di tipo economico, ma anche artistico: grazie a lui, il giovane Wildt ha la possibilità di scoprire l’arte germanica, presenziando alla Secessione di Monaco nel 1900, evento che lo influenza in particolar modo dopo un episodio di depressione vissuto tra il 1906 e il 1908. A provocare quella che lui ricorda come “notte mentale” è la scarsa accoglienza della critica verso I Bevitori (distrutti); è da questo momento che le opere dell’artista si fanno sempre più macilente e nervose, vicine agli stilemi dello Jugendstil. Il giardino della Villa Reale, ospita permanentemente l’emblematica realizzazione di questo periodo: La Trilogia. Adolfo Wildt procede lungo tutti gli anni Dieci verso una sottrazione di carne ed espressione, come

e visitando una mostra siete mai rimasti colpiti dalle traslucide creazioni di Adolfo Wildt, varrà sicuramente la pena, per ognuno di voi, attraversare le distese della Brianza per arrivare alla Villa Reale di Milano. Proprio qui, nell’edificio progettato a fine Settecento da Leopoldo Pollack, è ospitata la Galleria d’arte moderna meneghina, che in questi mesi custodisce la mostra dello scultore di cui sopra. La città di Milano e Adolfo Wildt sono legati indissolubilmente, infatti, nel corso della sua carriera, l’artista ha disseminato la città di sue opere, ed è sicuramente uno dei pregi della mostra l’aver creato un itinerario dedicato a queste testimonianze, portando in questo modo il visitatore, tendenzialmente pigro, ad uscire dall’esposizione per dirigersi al Cimitero Monumentale, piuttosto che al Teatro della Scala. Tornando al Wildt ospite della neoclassica Villa Reale di Milano, scopriamo in primo luogo che la mostra si sviluppa in senso cronologico, andando dal 1885, anno di esordio con L’Atte (Vedova), fino a toccare la produzione degli ultimi anni di vita e degli arcinoti discepoli. La crescita come scultore, avviene in modo inconsueto per il periodo. Infatti, il giovane Adolfo ha una

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Sopra Adolfo Wildt, Madre Ravera, 1929 Marmo, 48 x 49 x 24 cm, Padova, Collezione privata, Courtesy Galleria Gomiero Padova – Milano, Fotografia: Marzio De Santis A destra Adolfo Wildt, Un rosario – MCMXV, 1915 Gesso con doratura nella treccia, 39,3 x 57 x 40 cm, Milano, Collezione privata, Courtesy Galleria Daniela Balzaretti, Photo Courtesy: Galleria Daniela Balzaretti, Milano

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A destra Adolfo Wildt, La concezione, 1921 Marmo dorato, Rilievo 58 x 58 x 18 cm Padova, Collezione privata, Courtesy Galleria Gomiero Padova – Milano, Fotografia: Marzio De Santis Sotto Adolfo Wildt, Amen, 1914 Inchiostro e grafite su pergamena 19 x 24 cm Collezione privata, diritti riservati

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Adolfo Wildt, Vir temporis acti (Uomo antico), 1921 Bronzo, 56 x 42 x 42 cm, Parigi, Musée d’Orsay, Photo © Musée d'Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt.


Adolfo Wildt, Il figlio (La famiglia), 1922 Marmo dorato, 45 x 88 x 45 cm, Collezione privata

della Scuola del Marmo, da cui usciranno artisti come Lucio Fontana e Fausto Melotti. Quest’ultimi, guidati dall’artista, si spingono così verso una ricerca di equilibrio delle forme mediante un linguaggio radicale che proprio grazie al medium delle opere di Adolfo Wildt si chiarisce come forse non mai ai nostri occhi attraverso dei fini esempi che rimangono impressi indelebilmente nella memoria.

nella scultura dorata La concezione, in cui emerge la ricerca di un’estetica il più spirituale e casta possibile. Nel 1919, lo scultore espone alla Galleria Pesaro, dove ottiene finalmente il successo capace di assicurargli la stabilità economica. A partire da questo periodo, la sua produzione prende quella forma definitiva dal tono monumentale ed encomiastico che tanto piace all’élite fascista alla quale Wildt si lega ulteriormente, entrando nel movimento Novecento Italiano di Margherita Sarfatti. Le motivazioni della scarsa fortuna critica dell’artista sono sicuramente da ritrovare in questo legame politico, che si consolida con la nota realizzazione della prima scultura ufficiale ritraente Benito Mussolini. Ma quello che forse oggi colpisce maggiormente è l’eredità lasciata dall’artista, mediante la realizzazione del trattato L’Arte del marmo e l’apertura

Nicholas Costa

Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista 27.11.2015 – 14.02.2016 GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano +39 02 884 459 47 www.gam-milano.com

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Domenico e Antonello Gagini Magistri marmorari

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omenico Gagini nasce nel 1420 circa a Bissone, borghetto che si affaccia sul lago Ceresio famoso per aver dato i natali a Francesco Borromini e ad una schiera di numerosi altri artisti. Discepolo di Filippo Brunelleschi, da quanto ci racconta il Filarete nella sua pietra miliare, il Trattato di architettura (14611464), fu attivo a Genova nella costruzione e decorazione della cappella di San Giovanni Battista presso il Duomo. Dopo Genova è alla conquista del Sud, impegnato nella costruzione dell'arco di Castelnuovo per Alfonso V fra il 1457 e il 1458 a Napoli. Successivamente il nostro si reca in Sicilia, più precisamente a Palermo, dove gli vengono commissionati i lavori di restauro di alcuni mosaici della cappella Palatina (1460-1462), mentre nel 1463, Pietro Speciale, signore di Alcamo e Calatafimi, gli affida la costruzione di un monumento funebre per la cappella di famiglia situata nella chiesa di S. Francesco d'Assisi.Tale opera rappresenta un’importante innovazione, determinando l'apertura della scultura siciliana da stilemi tardogotici verso il pieno Rinascimento di gusto fiorentino. Lavori attribuiti al maestro e alla sua bottega, produttori seriali di Madonne con bambino, si possono annoverare a Marsala, Mazara del Vallo,  Agrigento. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1492, il secondogenito Antonello (Palermo, 1478-1536), fonda nella città normanna la propria bottega, che diventa in breve tempo una fiorente industria all'interno di una regione dove il marmo bianco è sempre più richiesto per la realizzazione di sculture, tombe, colonne, e dove, dal 1487, esiste una corporazione che riunisce i marmorari.  Antonello, dopo la formazione nella bottega del padre, si reca molto probabilmente a Roma (1505-1506), forse nel cantiere della tomba di Giulio II, entrando in contatto con le opere del Bramante e di Andrea Sansovino. Nel 1507 ottiene un'importante commissione: i lavori per la tribuna del Duomo di Palermo, demolita nel 1797 durante una scellerata ristrutturazione. Il monumentale progetto, sviluppato su

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Bottega dei Gagini, Tabernacolo eucaristico, prima metĂ del XVI secolo Marmo statuario Altezza 87,5 cm (in mostra al Museo d'arte di Mendrisio all'interno di Roma Eterna. Capolavori di Scultura Classica fino al 31.01.2016)

quattro registri, prevede oltre quaranta statue di santi e apostoli, collocate entro nicchie, alcune delle quali sormontate da tondi con mezzi busti di angeli, incorniciate da paraste, in un connubio che unisce scultura e architettura. Il cantiere coinvolge l'attività di Antonello e della sua bottega per tutta la sua vita, tant'è che lascia ai figli, alla sua morte, il compito di completarlo (1574). La bottega di Antonello, sviluppata su due laboratori, uno alla marina che serviva allo stoccaggio del marmo proveniente da Carrara, l'altro presso la cattedrale, annovera tutti i figli maschi avuti, e un'altro artista proveniente dal Ticino: Fedele da Carona. A loro si aggiungono apprendisti carraresi e vari assistenti. Questo laboratorio poteva avvalersi di disegni autografi, ma anche di disegni, incisioni e modelli di altri artisti a lui contemporanei, in un continuo aggiornamento del gusto in voga per la realizzazione delle opere scultoree richieste in tutta la Sicilia, che seguivano alcuni schemi-base ripetitivi. Daniele Agostini

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Alberto Flammer L’incontro

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ato nel 1938 a Muralto, Alberto Flammer, fotografo ticinese, abita e lavora a Verscio. Impara i rudimenti della fotografia dal padre Johann Albert (1903-1958), apprendista in meccanica fine e fotografo ritrattista, ma anche abile conoscitore dei procedimenti fotografici, attivo a San Gallo, poi a Besançon in Francia, e infine in Ticino, dove nel 1945 apre un suo studio. Si reputa però “un po’ autodidatta, anche perché di scuola ce n’era solo una a Lucerna, che ho frequentato. Ma al primo anno già possedevo le conoscenze degli apprendisti del secondo e terzo anno”. In effetti Alberto a partire dai 15 anni lavora in studio con il padre; “ero già in laboratorio. Per un anno intero, [mio padre, ndr] mi fece fare delle prove; voleva farmi capire tutto subito: teoria e pratica”. A soli 20 anni, nel 1958, si ritrova a dover gestire l’attività del padre, scomparso in giovane età. Affiancato dalla madre e da altri due impiegati, si occupa della pubblicità e degli aspetti tecnici, anche se a lui “interessava lavorare con gli artisti”. In particolare coltiva rapporti di amicizia con il pittore inglese Ben Nicholson (di cui fotografa un migliaio di opere) e con lo scrittore ticinese Piero Bianconi, con il quale pubblica nel corso degli anni 70 diversi volumi sul Ticino. Sono i tempi di Occhi sul Ticino (1972), Pane e coltello (1975), L’ex voto del Ticino (1977), che oggi però appaiono come “acqua lontana. Erano temi dati, ed eri sempre un po’ condizionato dalle richieste del committente”. Oltre a questa produzione ‘su commissione’, Flammer lavora alla realizzazione degli ingrandimenti del fondo fotografico del bleniese Donetta a cui è stata dedicata una prima mostra al Museo Cantonale di Lugano nel 1993; “all’inizio dedicavo fino a due ore per una sola lastra”. Il fotografo mostra un’incredibile padronanza tecnica della stampa in bianco e nero e una più che approfondita conoscenza dei supporti. La collaborazione con l’archivio di Corzoneso continua anche nei successivi anni, sfociando nella pubblicazione di vari cataloghi.

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Alberto Flammer Le isole. L’isola di Charles Darwin, disegnò l’albero dell’evoluzione nel 1837, Gennaio 2014


Ampio conoscitore della storia della fotografia e dei suoi protagonisti, basa tutt’oggi il suo lavoro su una continua sperimentazione delle possibilità offerte dalla fotografia analogica. Manifestamente infastidito dalla ‘moda’ del digitale, mi presenta un paio di suoi ultimi progetti; il primo tratta una serie di “isole di fantasia: l’isola del giorno prima, quella di Darwin, la Toteninsel di Böcklin [e altre ancora, ndr]. Come obiettivo uso delle placchette di acciaio finissime, 1/20 di millimetro, con un foro al laser di 0,2 millimetri di diametro (fornitemi da un amico in Germania al costo di due bottiglie di merlot bianco!), che applico alla macchina fotografica – ancora di mio padre – e una pellicola “In fotografia 13x18”. Le isole allestite dallo stesso Flammer sono la luce è poi illuminate da “tre flash da studio con una luce pilota da 250 watt, azionati manualmente per 50 fondamentale. volte e esposte per un periodo di 4 ore”. Alle spalle Senza luce vi sono sessant’anni di esperimenti, con inevitabili siamo morti.” errori, grazie ai quali il fotografo ha imparato a gestire le proprietà della luce,“è commettendo degli errori che riesci a correggerti”. Ma non è la sola tecnica a determinare la riuscita di una fotografia “la tecnica fine a se stessa non mi interessa. Mi serve solo per ottenere un obbiettivo che mi sono prefissato”. Dunque per Flammer il concepimento dell’opera d’arte assume un ruolo centrale nel processo creativo. Un’ulteriore serie fotografica a foro stenopeico in corso d’opera s’intitola “Thaumaturgus opticus (mi piacciono i nomi in latino!) che significa: anamorfosi” e consiste nell’utilizzo di semplici “lattine di piselli, con all’interno il film ricurvo, chiuse da un coperchio a cui applico l’obiettivo” (lo stesso delle isole).“In questo caso mi piace creare con poco niente. Il film è la cosa che costa di più. Mi interessa in particolare dal nulla creare qualcosa.” L’utilizzo della fotografia stenopeica oggi sembra quasi un affronto alla tecnologia digitale, in cui “fotografare è troppo facile. Si producono una moltitudine di foto e su computer si sceglie la migliore, o la meno peggio. Con il digitale è perfetto tutto, ma a me piace fare le cose complicate. Qui fai una sola foto e quella deve essere perfetta. Il raggio [in entrata nel foro stenopeico, ndr] devi indovinarlo, se hai un buon intuito funziona. In fotografia la luce è fondamentale. Senza luce siamo morti.” Diego Stephani

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Da non perdere

Homage to Vincent, 2004 Acrilico su tela, 80 x 80 cm

Preussischblau über Majdanek, 24 luglio 1999 Cianotipo, 78 x 58 cm, Majdanek, Polonia

Reto Rigassi Dodecafonica

TOMÁS MALDONADO Opere 2000-2015

La fondazione Erich Lindenberg dedica una monografica a Reto Rigassi, artista originario della Val Calanca. In mostra sono presenti una selezione di opere che inducono una riflessione sul rapporto fra l’uomo, la natura, il cosmo e la memoria storica. Preussischblau über Majdanek, trittico che consta di tre cianotipi diversi, è un riferimento agli orrori dei campi di concentramento, il cui colore, il blu, rievoca quello della sostanza che veniva rilasciata nelle camere a gas.

Tomás Maldonado (1922), artista, filosofo, teorico del disegno industriale e professore emerito del Politecnico di Milano, è uno dei grandi esponenti dell’arte concreta, in mostra alla Galleria Allegra Ravizza. Protagonisti una decina di dipinti dove strutture geometriche e ripetizioni di forme e colori, plasmano una raffinata arte ottico-percettiva che innesca una relazione tra movimento dello spazio pittorico e movimento di pensiero. 02.12.2015 – 19.02.2016

15.11.2015 – 13.03.2016

Galleria Allegra Ravizza Via Nassa 3A 6900 Lugano

Museo di Villa Pia Via Cantonale 24 6948 Porza

+41 91 224 31 87 www.allegraravizza.com

+41 91 940 18 64 www.fondazionelindenberg.org

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Autore non identificato [Pompeo Molins?] Colosseo. Veduta con l’Arco di Costantino, 1870 ca. Albumina, 186 x 252 mm Lugano, Collezione MarcoAntonetto, inv. 951 © Collezione Marco Antonetto, Lugano

Con la luce di Roma. Fotografie dal 1840 al 1870 nella Collezione Marco Antonetto Un’affascinante selezione di fotografie provenienti dalla Collezione di Marco Antonetto, realizzate fra il 1840 e il 1870 e aventi per soggetto vedute romane, è attualmente esposta al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto. In mostra, oltre ad apparecchi fotografici, fra cui la progenitrice della Polaroid, sono integrate sia alcune vedute romane appartenenti al fondo fotografico della famiglia Vela, sia opere di Vincenzo.

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22.11.2015 – 10.04.2016 Museo Vincenzo Vela Largo Vela 6853 Ligornetto +41 58 481 30 40 www.museo-vela.ch


Federico Rella

design contemporaneo Federico Rella (1988) utilizza materiale industriale come beton e acciaio, contaminandolo con essenze di legni locali e ottone. Strutture leggere e esili dialogano con l'apparente pesantezza degli elementi. 9454

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9313 Tavolino Beton naturale o pigmentato, acciaio CHF 320.federicorella.ch

Fotografie: Igor Ponti

9454 Lampada a stelo Beton e acciaio; Beton e ottone CHF 480.-


Monte Verità i suoi seducenti animi

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a fine dell’Ottocento, in Europa, si caratterizza come il raggiungimento di un’agognata meta dopo il tortuoso cammino; un viaggio iniziato già durante il Settecento illuminista e volto a seminare le basi per la strutturazione dell’uomo contemporaneo, non più animato soltanto dalla ratio. Giunge il momento di riscoprire altre qualità, come l’immaginazione e la spiritualità, caratteristiche fondanti dell’animo umano. Sulla base di questi presupposti nacquero una serie di realtà, veicolate da artisti ed intellettuali, nelle quali diventò importante ricercare un rapporto armonioso con il Creato. Per rendere concreta questa tensione, una delle possibili soluzioni fu la costituzione di colonie fondate sull’ideologia utopica dell’antiurbanesimo e dell’influenza spirituale. Ascona, graziosa cittadina ticinese, fu un’importante testimone di queste esperienze. In quelle zone già si erano palesati i segni del cambiamento e si respiravano influssi particolari: non a caso il filosofo russo Michail Bakunin, padre dell’anarchismo, spese un anno a Minusio tra il 1873 e il 1874 e, qualche anno più tardi, il Consigliere nazionale Alfredo Pioda, legato alla Società Teosofica italiana di Milano, pro-

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gettò una struttura che avrebbe dovuto ospitare un convento laico sull’allora denominata “Monescia” nei pressi del piccolo paese, collina oggi conosciuta come “Monte Verità”. Ma l’esperienza più interessante di cui si dotò l’energetico colle, è legata alla colonia “vegetabiliana” che lì si fondò grazie agli sforzi di un gruppo di idealisti austriaci, guidati dalla pianista femminista Ida Hofmann e dal suo compagno Henri Oedenkoven. Il programma si ispirava alle idee di Jean-Jacques Rousseau riportate nell’Émile, secondo il quale l’uomo nasce libero ma, corrotto dalla società, deve essere educato in mezzo alla Natura per ritrovare il suo equilibrio. I vegetabiliani credevano nella rigenerazione del corpo attraverso la dieta vegana, nelle pratiche nudiste, nelle danze euritmiche e nell’esposizione al beneficio dei raggi solari, il tutto condito da lavori di giardinaggio in cui era importante sviluppare il senso della cooperazione. Questo luogo attirò molti animi sensibili, come quello di Ferdinand Hodler, Hugo Ball, Marianne von Werefkin, Hans e Sophie Arp, Hermann Hesse e Carl Gustav Jung, ma anche danzatori con una nuova visione del moto corporale, come Isadora Duncan e Rudolf von Laban, i quali passarono


Chiaro Mondo (dettaglio)


Girotondo Fotografia: monteverita.org

qualche momento tra il verde che adorna la collina, lasciandosi avvolgere dalla sua poesia. Persino Theodor Reuss, esponente dell’Ordine Templare d’Oriente, predilesse questo sito per presentare le sue idee sulla Massoneria mistica e sulla formazione di una società priva di frontiere. Nacquero filosofie inneggianti la liberazione sessuale, soprattutto della donna, nonché la volontà di dedicarsi ad una vita frugale e primitiva, che purtroppo non fu priva di conseguenze: all’indomani di qualche atto suicida, la colonia si disperse per far spazio ad altre sperimentazioni. Nel 1926 la proprietà venne acquistata dal barone tedesco Eduard von der Heydt, grande collezionista ed amatore dell’arte orientale e primitiva. Circa un anno dopo, alcuni importanti esponenti del Bauhaus, soggiornarono presso il Monte, costruendovi anche un albergo in puro stile razionalista, progettato da Emil Fahren-

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kamp e visitabile ancora oggi. Nel medesimo momento, a Minusio, il nobile letterato di origini estoni Elisàr von Kupffer, in arte Elisarion, e il suo compagno Eduard von Meyer, fecero costruire il loro Sanctuarium Artis Elisarion. In questo piccolo santuario, meta di pellegrinaggio, si trovava la magnifica tela circolare “Chiaro mondo dei beati”, rimando alla neonata tendenza religiosa chiarista, una delle tante correnti spirituali nate nei salotti parigini insieme alla teosofia di Helena Blavatsky e all’Ordine dei Rosa Croce ideato da Joséphin Péladan. L’opera possiede un’iconografia molto particolare, sviluppata in trentatré scene e altrettante poesie, volta a rappresentare un paradiso ideale in cui alla componente omosessuale si legano caratteristiche angeliche. Purtroppo, la tela subì gravi danneggiamenti e Harald Szeemann la fece collocare all’interno di una struttura circolare in legno tra i verdi sentieri del Monte Verità, dove è


Miki Tallone, Laban’s Training Area, 2011 Fotografia: Chiara Tiraboschi

possibile vederla ancora oggi. Il contributo e l’impegno del grande curatore svizzero alla memoria della “Monescia” è stato fondamentale e vide il culmine grazie ad una mostra allestita nel 1978 all’interno della Casa Anatta, villetta presente ancora oggi e costruita su modello teosofico. Alla morte del barone von der Heydt, avvenuta nel 1964, il Monte Verità, surreale teatro di tante convergenze, diventò patrimonio del Canton Ticino insieme all’Elisarion, con la promessa di utilizzare entrambe le strutture a fini culturali. Ad oggi, infatti, questo suggestivo luogo continua ad essere sede di incontri, convegni e affascinanti proposte culturali, per esempio l’occasione di partecipare ad una vera cerimonia del tè, tra l’altro coltivato in sede

e raccolto nel mese di maggio. Offre inoltre la possibilità di piacevoli passeggiate, arricchite da interventi d’arte contemporanea fra cui Laban’s training area (2011) di Miki Tallone, per gli amanti della natura e i curiosi, per coloro che hanno voglia di sentire l’energia che ha reso questo luogo protagonista di tanti moti spirituali e animistici, ancora presenti nell’aria. Alice Nicotra

www.monteverita.org


Casa Anatta

Fotografia: monteverita.org


In agenda

Carlo Fornara e Il Ritratto Vigezzino. Prospettiva e Confronti 2 05.12.2015 – 28.03.2016 Museo Civico Villa dei Cedri Piazza San Biagio 9 
 6500 Bellinzona +41 91 821 85 20 www.villacedri.ch

Max Huber. Fotografie 21.11.2015 – 13.02.2016 CONS ARC / GALLERIA Via Gruetli 1 6830 Chiasso +41 91 683 79 49 www.consarc.ch

Imago Urbis. La memoria del luogo attraverso la cartografia dal Rinascimento al Romanticismo 04.02.2016 – 08.05.2016 m.a.x.museo Via Dante Alighieri 6 6830 Chiasso

Alex Dorici. Pointillism Garden Balls # 2 18.12.2015 – 30.04.2016 Buchmann Lugano Via Della Posta 2 6900 Lugano +41 91 980 08 30 www.buchmanngalerie.com

+41 91 695 08 88 www.centroculturalechiasso.ch

Con la luce di Roma. Fotografie dal 1840 al 1870 nella Collezione Marco Antonetto

Gianfranco Pardi. Opere 1968-1982. Architetture, poeticamante

22.11.2015 – 10.04.2016

17.02.2016 – 31.03.2016

Museo Vincenzo Vela Largo Vela 6853 Ligornetto

Cortesi Gallery Via Frasca 5 6900 Lugano

+41 58 481 30 40 www.museo-vela.ch

+41 91 921 40 00 www.cortesigallery.com

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Per gli orari di apertura si prega di contattare i musei e le gallerie o di consultare il loro sito.

Tomás Maldonado. Opere (2000-2015) 02.12.2015 – 19.02.2016 Galleria Allegra Ravizza Via Nassa 3A 6900 Lugano +41 91 224 31 87 www.allegraravizza.com

Dipinti Antichi Galleria Canesso Lugano Piazza Riforma 2 6900 Lugano +41 91 682 89 80 www.galleriacanesso.ch Per il programma espositivo si prega di consultare il sito o contattare la galleria

Craigie Horsfield 10.09.2015 – 27.02.2016 Galleria Monica De Cardenas Via Coremmo 11 6900 Lugano +41 79 620 99 91 www.monicadecardenas.com Apertura solo su appuntamento

Bruno Cattani. Memory Box 10.12.2015 – 05.02.2016 Photographica Fine Art Via Cantonale 9 6900 Lugano +41 91 923 96 57 www.photographicafineart.com

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Archive Books – Berlino Cubitus – Luca Frei Libri d’artista – Luciano Bartolini 12.12.2015 – 30.01.2016 Studio Dabbeni Corso Pestalozzi 1 6900 Lugano +41 91 923 29 80 www.studiodabbeni.ch

Markus Raetz 30.01.2016 – 01.05.2016 MASILugano, LAC Piazza Bernadino Luini 6 6900 Lugano +41 58 866 42 00 www.masilugano.ch


In Ticino. Presenze d’arte nella Svizzera italiana 1840-1960 12.09.2015 – 28.02.2016

Reto Rigassi. Dodecafonica 15.11.2015 – 13.03.2016

Roberto Donetta 20.11.2015 - 20.03.2016

Museo di Villa Pia Via Cantonale 24 6948 Porza

MASILugano, Palazzo Reali Via Canova 10
 6900 Lugano

+41 91 940 18 64 www.fondazionelindenberg.org

+41 91 815 79 71 www.masilugano.ch

Roma Eterna. Capolavori di Scultura Classica. La Collezione Santarelli

LEGGERE, LEGGERE, LEGGERE! Libri, giornali, lettere nella pittura dell’Ottocento

25.10.2015 – 31.01.2016

18.10.2015 – 24.01.2016

Museo d’Arte Mendrisio Piazzetta dei Serviti 1 6850 Mendrisio

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst Piazza Santo Stefano 6862 Rancate

+41 640 33 50 www.mendrisio.ch/museo

+41 91 816 47 91 www.ti.ch/zuest

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Mirabilia Fiere artgenève

Arte Fiera Bologna

28-31.01.2016

29.01.2016 – 01.02.2016

Mostre CY Twombly. Painting & Sculpture

Warhol. Unlimited

Alexander Calder: Performing Sculpture

12.09.2015 – 13.03.2016

02.10.2015 – 07.02.2016

11.11.2015 – 03.04.2016

Museum für Gegenwartskunst, Basilea

Musée d’Art Moderne, Parigi

Tate Modern, Londra

Adolfo Wildt. L’ultimo Simbolista

Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau

Anselm Kiefer

27.11.2015 – 14.02.2016

10.12.2015 – 20.03.2016

GAM, Milano

Palazzo Reale, Milano

Jean Dubuffet. Metamorphosen der Landschaft

Dadaglobe. Reconstructed

31.01.2016 – 08.05.2016

05.02.2016 – 01.05.2016 Kunsthaus, Zurigo

Fondation Beyeler, Basilea

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16.12.2015 – 18.04.2016 Centre Pompidou, Parigi


Im pres sum Rivista bimestrale cartacea fondata a Lugano nel 2014, d’Arte è diffusa gratuitamente in una selezione di gallerie d’arte e di musei ticinesi e all’Istituto Svizzero di Milano. è uno strumento di turismo culturale legato alle arti visive. darte.ch facebook.com/darterivista

Direttore & Editore Daniele Agostini daniele@darte.ch Direzione Artistica & Grafica Ennes Bentaïba Progetto grafico Ennes Bentaïba

In copertina Alberto Flammer, Le isole. L’isola di Charles Darwin, disegnò l’albero dell’evoluzione nel 1837, Gennaio 2014 Scriveteci! Per contattarci o semplicemente dirci Ciao! hello@darte.ch

Contributi Daniele Agostini Nicholas Costa Alice Nicotra Diego Stephani Pubblicità & Advertorial Daniele Agostini daniele@darte.ch © 2014-2016 d’Arte, Tutti i diritti riservati.