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PERIODICO DI POLITICA ECONOMIA E INFORMAZIONE

Gennaio 2013 • Anno 2 • n. 1

GLOSSARIO ECONOMICO

IL DRAMMA DELLA POVERTÀ di Sergio Allegra

È

facile in questo momento essere portati a ritenere che la politica, i politici, i vuoti e inutili dibattiti televisivi siano la vera attualità. Invece, in questi giorni, nessun concetto è più attuale della povertà: il grande dramma che continua a crescere fra la popolazione in maniera esponenziale. Il processo di “impoverimento” è iniziato già da anni ma fino ad ora si parlato di “rischio povertà”. Oggi, con la comunicazione degli ultimi dati Istat relativi al terzo trimestre 2012, è facile comprendere che il fenomeno non è più rischio ma realtà. Il reddito delle famiglie, secondo le rilevazioni dell’Istituto di statistica, è sceso dell’1,9% rispetto allo stesso trimestre del 2011, e di conseguenza è diminuita anche la spesa delle famiglie per consumi finali (-2,2%). In termini pratici, come bene ha precisato il Codacons, questa diminuzione si concretizza in una sorta di “tassa invisibile a carico delle famiglie”, che ha pesato nel 2012 per 1.433 euro su una famiglia di 3 persone, e addirittura per 1.578 euro su un nucleo familiare composto da 4 persone”. Ma cos’è la povertà? Chi può essere definito povero? Non c’è probabilmente concetto economico più immediato e comprensibile. Eppure, al contempo, il concetto di povertà resta sfuggente e controverso. La sua definizione tecnica e la misurazione, infatti, sono mutate e continuano a mutare costantemente nel tempo e nello spazio geografico perché dipendono inevitabilmente dagli specifici contesti economici, sociali ed istituzionali. Per esemplificare: la povertà di una società sviluppata e industrializzata non può essere paragonata o valutata con gli stessi criteri con cui si valuta quella di una società c.d. sottosviluppata. Dunque, cercare di definirla sarebbe impresa ardua che, date le premesse, non porterebbe comunque alla soluzione. Inoltre, il concetto intuitivo, e che neanche gli economisti possono fare a meno di tenere in conto, è che povertà non è soltanto mancanza di denaro. Per poterne parlare nel XXI secolo, conviene partire dalla definizione generale fornita dalla Banca Mondiale e il dato che emerge chiaramente in riferimento alla società italiana è preoccupante. La povertà, per la Banca Mondiale, infatti, è carenza di cibo, fame e mancanza di un riparo stabile. Ma non soltanto. È anche il rischio di ammalarsi senza potersi curare, di non potersi istruire, di non avere a disposizione acqua potabile, di non poter lavorare, di non avere certezze per il futuro, di non veder rappresentate le proprie esigenze, di non poter incidere nelle decisioni collettive, di non essere liberi. Noi non abbiamo raggiunto questo limite. Ma possiamo sentirci davvero fuori dalla strada che conduce a queste condizioni? Considerati i dati odierni forniti dall’Istat in termini economici la risposta sembrerebbe essere no. Per di più, ulteriore conferma si trova nel fatto che le previsioni per il 2013 fanno registrare un ulteriore calo dei consumi e una nuova ondata di povertà che trascinerà migliaia di famiglie nel baratro. La rotta si può invertire. Il contesto economico e quello sociale sono strettamente collegati e l’uno è imprescindibile dall’altro. Questo vuol dire che l’intervento dello Stato dovrebbe essere strutturato su politiche economiche improntate al rilancio oltre che economico anche sociale. È proprio questo, in realtà, che vuol dire tendere al benessere di una popolazione. Questo potrebbe poi significare uscire dalle logiche di prevalenza dei mercati finanziari, quelli imposti dal sistema-Europa e che ci hanno portato qui, sul benessere e sulla floridità sociali di ciascuna, singola, popolazione.

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Autorizzazione N° 40/2012 del 13/02/2012 • Copia gratuita

FUTURO O RITORNO AL PASSATO? Nessun partito pubblica il proprio programma elettorale, i contendenti si misurano a distanza nei dibattiti televisivi e la vittoria quasi certa della sinistra ricorda Occhetto e il 1994 di Maria Chiara Mingiacchi

Pierluigi Bersani

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arole soltanto parole da parte dei leader nazionali candidati alle politiche 2013: i programmi non esistono, nemmeno su internet che invece sarebbe il mezzo più adatto per rendere pubbliche le proprie idee senza censura e filtri. L’unico al passo risulta essere il Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo che ha fatto del web la propria forza. Il centrosinistra ha pubblicato solo una mera “carta d’intenti”, che peraltro risale alle primarie di novembre scorso. Si dice che Bersani non voglia mettere nero su bianco e fare promesse che non sarà in grado di mantenere, improntando tutta la sua campagna elettorale sul non raccontare “favole”, “frottole” o “balle”, neppure uno straccio di demagogia, anche solo per far intravedere uno spiraglio di luce. E invece niente: Bersani dice la verità, nient’altro che la fredda e asettica verità. Monti se la cava con la sua agenda intrisa di Europa, di quanto contare nell’UE, di dati, di spread e debito pubblico, di attuazione del pareggio di bilancio, di liberalizzazioni, di lotta all’evasione e poi? Di diminuzione delle tasse neppure un cenno. Solo sulle unioni civili è netto: la famiglia è composta da un uomo e una donna, quando tutta l’Europa si adegua e anche Parigi apre alle nozze gay. È vero che sul fronte della pressione fiscale, ipotizzarne anche una minima diminuzione appare impensabile, almeno per i prossimi due anni. Non solo per i ristrettissimi parametri europei, ma anche a causa di una spending review di nicchia che non ha intaccato quelli che sono i veri sprechi della macchina Italia, tra cui i costi della politica (non solo del Parlamento, ma anche di Regioni e Province) e il pozzo senza fondo della sanità. Eppure anche Monti non resta immune al fascino della demagogia e paventa l’ipotesi di ridurre l’IMU. Anche il programma del PDL è introvabile: per farsi un’idea bisogna seguire Silvio Berlusconi che, da dieci giorni a questa Con il patrocinio di

Assessorato alle Attività produttive, al Lavoro e al Litorale

Achille Occhetto

parte, imperversa in televisioni, radio e web. Sulla tassa agli immobili è il più chiaro di tutti, almeno nello slogan: “Toglieremo l’IMU e chiuderemo Equitalia”, questo significa anche “condono”? Sembra che il nostalgico Cavaliere ripercorra i vecchi sentieri di “Meno tasse per tutti”. Andare nel futuro per ritornare al passato, la storia si ripete e i “corsi e i ricorsi storici” di vichiana memoria sembrano davvero avverarsi. E così il passato ritorna e sembra essere quello del 1994, quando un’eventuale vittoria di Silvio Berlusconi non era neppure considerata. Quell’anno, la coalizione di sinistra aveva scelto Achille Occhetto come proprio leader. Occhetto possedeva la paternità della così chiamata “svolta della bolognina” che il 3 febbraio del 1991 aveva portato allo scioglimento del Partito Comunista. L’allora segretario del PDS era dato vincente con la sua grande coalizione di progressisti, forte del ciclone “tangentopoli” che aveva spazzato via mezzo mondo della vecchia classe politica e delle numerose vittorie incassate alle ultime comunali. Ma la discesa in campo di Silvio Berlusconi - annunciata il 26 gennaio del 1994 - e la sua vittoria schiacciante appena due mesi dopo - si abbatté come un fulmine nel cielo sereno della sinistra progressista. Politiche 2013: la storia si ripete. Lo scenario è simile, ma non identico: la compagine del centrosinistra di oggi sembra più compatta e il Cavaliere non ha lo smalto di un tempo e arranca nel dispensare sogni. Eppure, nonostante i sondaggi acclamino Bersani come Premier in pectore, le incognite Monti e Grillo non resteranno tali e di sicuro andranno a rosicchiare voti da una parte e dall’altra. Nel mezzo restano i cittadini, con un orizzonte economico sempre più cupo anche per quest’anno, avvolti dalla crisi, snervati dai dibattiti elettorali, senza nessuno, tra tutti, che regali uno straccio di sogno.

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LA VOCE DI PASQ U I NO PAESE ALLO SBANDO. CHI CI SALVERÀ? “Abbiamo salvato l’Italia” ha di­ chiarato il Prof. Monti nei giorni di Natale e S. Stefano! “Che co­ raggio!” rispondiamo noi! Dei sessantamilioni di italiani, pro­ babilmente la stragrande mag­ gioranza, pensa esattamente il contrario. In quest’ultimo anno, infatti, crolla inesorabilmente il tasso di occupazione e lievita vertiginosamente il ricorso alla di cassa integrazione. Non pos­ siamo poi trascurare l’incredibile innalzamento del costo della vita e dei beni di prima necessità, dei costi per i servizi pubblici (vedi metropolitana, treni ecc.), per non parlare del caro benzina. Ma, in ossequio alla par condicio, sono aumentati anche i costi della politica ­ unitamente al de­ bito nazionale ­ non è, invece, diminuito il numero delle pro­ vince, tantomeno quelli di de­ putati, senatori e assessori, quelli che decidono anche le sorti del nostro paese. A pensarci bene, le redini nei vari partiti sono in mano a una manciata di persone e, allora, a cosa servono tutti gli altri che si adeguano alle decisioni dei “numeri uno”? Nell’elenco delle cose non fatte, quasi di­ menticavo il finanziamento ai partiti e il rimborso delle spese elettorali che restano vivi e vegeti, così com’erano, e a cui nessuno, guarda caso, ha avuto il coraggio di mettere mano. Neppure la legge elettorale è cambiata, che strano! E il PD, per non essere tacciato di imporre decisioni dal­ l’alto, si è inventato le primarie per i parlamentari, indette ne­ anche un mese prima, cosa che non ha dato spazio a nessun rappresentante della società ci­ vile, ma ha favorito soprattutto chi già aveva incarichi esecutivi di partito e qualche fedelissimo di staff. Niente di nuovo, quindi, sul fronte parlamentare. La spe­ ranza è che il prossimo Governo abbia la forza e la serenità di le­ giferare sulle riforme, così da ri­ lanciare l’economia, e proseguire sulla strada di una “spending re­ view”, si spera più incisiva. Ma il Senato sembra sempre essere in bilico, lasciando poco spazio a una maggioranza netta da par­ te del PD. La speranza è che le tasse non siano l’unico strumento per andare avanti. F.F.D.

N. 1 • Gennaio 2013

Impaginazione e stampa Miligraf S.r.l. Via degli Olmetti, 36 - 00060 Formello (Rm) Tel. 069075142 - Fax 0690400189 info@miligraf.it - www.miligraf.it

Direttore Responsabile Maria Chiara Mingiacchi Hanno collaborato Sergio Allegra, Paolo Coscione, Roberto Di Carlo, Francesco Falvo D’Urso, Marina Giangiuliani, Simone Nastasi, Daria Onofri, Laura Solari, Ernesto Vetrano Editore Pasquino Editrice Srl Via Sabotino n° 46 - 00195 Roma Tel. 06.3728693 redazione@ilgazzettinodiroma.it Cod. Fisc. e P.Iva 11749291008 N. REA: RM 1325299 Chiuso in redazione il 18 gennaio 2013


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Periodico di politica, economia e informazione

gennaio

ECONOMIA

L’ELZEVIRO

PMI UNITE CONTRO IL FALSO

LUCA PERCHÉ CI HAI DATO BUCA?

Le piccole e medie imprese italiane si uniscono per combattere la contraffazione che ogni anno costa quasi 14 miliardi di euro di mancata produzione e anche Roma Capitale si attiva di Marina Giangiuliani

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a contraffazione di beni è un fenomeno particolarmente problematico che colpisce sopratutto le pmi e che in Italia investe i settori di abbigliamento e accessori (per 2,5 mld), materiale informatico (1,8 mld) e prodotti alimentari (1,1 mld). È un fenomeno che al nostro paese costa 110 mila posti di lavoro, con 13,7 miliardi di euro di mancata produzione, di cui 5,5 miliardi di mancato valore aggiunto che equivalgono allo 0,35 per cento del Pil privando le casse dello Stato di 1,7 miliardi di euro l' anno. A Roma l’appello per la lotta alla contraffazione e alla vendita di prodotti contraffatti e illegalmente introdotti sul territorio parte proprio dal “basso” dove più di uno dei Presidenti dei Municipi

Tre anni dopo l’inaugurazione di Italia Futura, fondazione im­ pegnata nell’approfondimento di tematiche politiche, il suo fondatore, Luca Cordero di Montezemolo, ha detto che no: non si candiderà per un seggio in Parlamento né tanto meno per una poltrona da mi­ nistro qualora i centristi doves­ sero vincere. Ma perché? Le solite cattive malelingue hanno addebitato la scelta alla pas­ sione per lo sci e all’eventuale impossibilità di potersi recare sulle piste, proprio nel periodo della campagna elettorale. In­ somma, dopo il fumo, tanto, forse troppo, condensato da dichiarazioni in pubblico, ap­ parizioni ai convegni, interviste ai giornali, quando sembrava che dopo un gustoso aperitivo a suon di chiacchiere s’intra­ vedesse l’arrosto con i fatti di un imminente candidatura del presidente della Ferrari alle prossime elezioni politiche, è arrivato l’annuncio che nessuno si aspettava. Proprio il 31 di­ cembre quando tutti i ferraristi sognavano di diventare i nuovi elettori del loro presidente e si apprestavano a brindare al nuovo anno e al prossimo pre­ sidente del Consiglio. Ma dopo la delusione per il Mondiale pi­ loti perso da Alonso all’ultimo dei Gran Premi, adesso arriva anche quest’altra, inaspettata, notizia a turbare gli animi di chi credeva che Luca Cordero di Montezemolo potesse essere il successore di Mario Monti. Come se la politica fosse un happening organizzato da tem­ po, al quale il Montezemolo ­ nonostante gli inviti e annunci ricevuti da mesi e da tutti ­ aves­ se garbatamente deciso all’ul­ timo di non prendervi parte, dando a tutti una palese quanto bruciante “buca”.

capitolini ha sostenuto quanto sia dannoso per la popolazione questo fenomeno. Per questo l’amministrazione di Roma Capitale ha intensificato, da cinque anni a questa parte, le azioni di lotta al falso, operando in stretta sinergia con il Ministero per lo Sviluppo Econo-

mico e l' Agenzia per le Dogane. Sono così partite diverse campagne di comunicazione che hanno messo in guardia i consumatori sui rischi in cui si incorre acquistando prodotti contraffatti e sono stati realizzati opuscoli informativi tradotti in più lingue per dare indicazioni dettagliate anche ai turisti. Grazie all'azione congiunta della Polizia locale di Roma Capitale con le altre forze dell'ordine, i controlli anticontraffazione a Roma sono aumentati, arrivando a oltre 140mila in un anno. Questi sono i numeri conseguiti fino ad oggi, ma l’azione per la lotta alla contraffazione non si ferma. Infatti si lavora “affinché venga costituita una struttura del corpo di polizia di Roma Capitale altamente specializzata al contra-

sto dei prodotti falsi”, come spiega Davide Bordoni, Assessore alle Attività produttive, al Lavoro e al Litorale. Ma la vendita di prodotti contraffatti non è un fenomeno che può essere debellato dal lavoro di un comune o di una sola nazione. È un problema globale che investe

ogni paese del mondo, e che le stime calcolano metta in circolazione beni contraffatti per circa 600 miliardi di dollari. Così, Roma affronta la problematica in questi termini e con queste strategie, ma, come aggiunge Davide Bordoni in riferimento alla campagna europea contro la contraffazione presentata dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani - responsabile di industria e imprenditoria - “la lotta al falso e al commercio illegale deve trovare unite tutte le istituzioni. Bene ha fatto l' Europa a presentare una campagna che oltre a sensibilizzare i consumatori intende promuovere una più stretta collaborazione tra le autorità nazionali, quelle locali e le associazioni di categoria”. Oggi l'amministrazione di Roma raccoglie l'invito da parte della Commissione europea a unire le forze per contrastare un fenomeno che rappresenta “una piaga per Roma, per Italia e per l’Europa���. C’è dunque bisogno nell’UE di un sistema unificato di controlli contro la contraffazione dei prodotti. Con il sistema attuale "abbiamo 27 portieri, le Dogane di ogni singolo Stato. Con il sistema attuale basta prendere gol

in una qualsiasi delle 27 porte per Antonio Tajani prendere gol dappertutto nel mercato interno - ha sottolineato Tajani - è inutile avere 20 campioni in porta come Buffon, se poi gli affianchiamo altri “7 titolari” di livello dilettantistico". Per questo bisogna intervenire su sistemi di tutela della proprietà intellettuale non armonizzati tra paesi e non ugualmente efficaci. L’ultimo degli inviti di natura concreta e particolare è stato in vista delle festività natalizie a genitori, nonni e negozianti, cui la Commissione europea ha raccomandato di non comprare giocattoli sospetti di contraffazione, privi del marchio Ue, inadatti all'età del bimbo o usati. Il tutto rilanciando la campagna contro la contraffazione che prende particolarmente di mira il settore dei giochi per bambini, una parte cospicua dell'industria - tra i più dinamici in Europa, con oltre il 25 per cento di quota di mercato mondiale e circa 100 mila addetti - e con un valore della produzione Ue che ha toccato i 5 miliardi di euro, di cui l'80 per cento generato in Francia, Italia, Germania, Irlanda, Spagna, Gb, Repubblica Ceca e Polonia.

TASSE

ANNO NUOVO, TASSA NUOVA di Roberto Di Carlo

ROMA

Anche il 2013 non ci risparmia dalla pressione fiscale e ad aprile debutta la TARES che sostituisce la TARSU

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uando ancora aleggia lo spettro dell'IMU ecco materializzarsi lo spauracchio di una nuova tassa, la TARES, che porterà la pressione fiscale italiana a livello record del 45,3%. Formalmente andrà a sostituire la vecchia TARSU (o la TIA, in vigore nel 16% dei Comuni italici) ma di fatto andrà a finanziare anche i c.d. "servizi invisibili", vale a dire l'illuminazione e la manutenzione stradale ad esempio, servizi non ascrivibili individualmente. Il meccanismo che consentirà alla TARES di finanziare anche i servizi indivisibili, oltre che coprire "integralmente" il costo del servizio rifiuti, è molto semplice, sarà infatti consentito ai Comuni di elevare l'aliquota del tributo sui rifiuti di 30 centesimi al metro quadrato (elevabile a 40 a discrezione dei Comuni). Questa maggiorazione peserà sulle famiglie per qualche decina d'euro l'anno, il conto sarà più salato

per le attività commerciali, specie quelle come i centri commerciali, che coprono superfici di vendita di migliaia di metri quadrati. La nuova tassa entrerà nel bilancio familiare degli italiani dal prossimo aprile, avrà cadenza trimestrale e le prime tre rate avranno come base imponibile quella ritraibile dalle superfici dichiarate ai fini Tarsu nel 2012; al saldo di dicembre, come già accaduto per l'IMU, la base imponibile subirà delle variazioni in aumento, a seconda scelte dei singoli Comuni su cui insiste l'immobile, fino ad arrivare all'80% della superficie catastale dell'immobile, quando ci sarà il completo allineamento tra Catasto e Comuni. Anche la platea dei soggetti passivi sarà più ampia, non saranno più solo i proprietari, ma tutti coloro che "occupano o detengono" locali o aree scoperte, generando un flusso erariale stimato in un miliardo di euro l'anno.


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FISCO

CONTRO GLI EVASORI ARRIVA IL REDDITOMETRO

ESEMPI DI SIMULAZIONE DEL REDDITEST

L'occhio dell’Agenzia delle Entrate, sempre più vigile in fatto di evasione, introduce il redditometro con il placet dal Garante per la privacy ­ e spulcia conti correnti e spese familiari di Ernesto Vetrano

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ta per giungere a conclusione l'iter che porterà l'Agenzia delle Entrate ad avere a propria disposizione una finestra completa nelle tasche di tutti i contribuenti del nostro Paese. Infatti con il decreto legge n. 201/2011 (decreto salva-Italia) voluto dal governo Monti per contrastare l'evasione, si è stabilito che gli operatori finanziari (tra cui principalmente le banche) dovranno comunicare all'anagrafe tributaria l'esistenza e la natura dei rapporti e delle operazioni di natura finanziaria compiute al di fuori di un rapporto continuativo (ad esclusione di quelle effettuate tramite bollettino di conto correte postale per un importo unitario inferiore a 1.500 euro). Al fine di far emergere il "nero" la nuova normativa prevede che, oltre a già quanto comunicato, le banche (e tutti gli altri operatori finanziari) inviino periodicamente all'anagrafe tributaria anche le movimentazioni che hanno interessato i rapporti già censiti ed ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonché l'importo delle operazioni finanziarie.  Il Garante per la Privacy, chiamato a dare il proprio parere sullo schema del provvedimento che stabilisce le modalità di trasmissione dei dati e le modalità per garantire la sicurezza e la protezione degli stessi, ha dato semaforo verde. Quindi anche il muro dell'inviolabilità dei nostri conti correnti on line sta per cadere e il fisco avrà la possibilità di conoscere oramai tutto di noi. Infatti dopo avere a disposizioni i dati sui consumi delle diverse utenze (gas, luce, acqua e telefono), il possesso di case, terreni barche e macchine intestate oltre che di polizza assicurative adesso potrà sapere non solo il saldo dei nostri c/c bancari  ma anche i relativi movimenti; conoscerà se avremo depositi titoli e/o obbligazioni ed il loro contenuto; potrà verificare anche se abbiamo una cassetta

di sicurezza e non potendo vedere il contenuto della stessa saprà quanti accessi e quando questi accessi sono stati effettuati. Le finalità operative di questa raccolta dati non sono solo quelle di fornire elementi di accertamento di evasione ai verificatori fiscali ma anche di utilizzarli per elaborare, con procedure centralizzate e secondo criteri individuati dall'Agenzia delle Entrate, liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione da sottoporre a verifiche. L'efficacia dell'utilizzo di questi dati non è da trascurare. Infatti per scovare evasori o prestanomi di evasori, avendo a disposizione questa mole di dati, potrebbe essere un vero e proprio gioco da ragazzi. Per effettuare questi controlli l’Agenzia delle Entrate ha messo a punto il nuovo accertamento sintetico e il ReddiTest, software che servirà per automisurare la coerenza tra il reddito familiare e le spese. Tutti i contribuenti potranno verificare la compatibilità tra il reddito familiare e le spese sostenute grazie a quest'ultimo strumento, disponibile sul sito internet dell'Agenzia delle Entrare (http://redditest.agenziaentrate.it/) da scaricare direttamente sul proprio computer, senza lasciare traccia sul web. Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, durante la presentazione tenutasi lo scorso 20 novembre presso la sede centrale, ha più volte ribadito che i dati delle simulazioni che i contribuenti faranno sui propri pc non potranno essere intercettati dall'agenzia. Il ReddiTest servirà ad ogni contribuente per orientarsi sulla coerenza tra il reddito del proprio nucleo familiare e le spese sostenute nell'anno. È stato presentato il funzionamento del programma attraverso alcune simulazioni. Per dare inizio al test occorre indicare la composizione della famiglia ed il comune di residenza; vanno poi inserite le spese più significative sostenute

dal nucleo familiare durante l'anno. Le voci di spesa sono aggregate in 7 macro-categorie: 1) abitazione, 2)mezzi di trasporto, 3)assicurazioni e contributi, 4) istruzione, 5) tempo libero e cura della persona, 6) spese varie e 7) investimenti immobiliari e mobiliari netti. Terminata la compilazione, appare un messaggio di coerenza ("semaforo" verde) o di incoerenza ("semaforo" rosso). Al fine di mettere a punto il software, sono state effettuate simulazioni su 22 milioni di famiglie, per un complessivo ammontare di cittadini pari a 50 milioni. I risultati emersi da tali prove hanno evidenziato 4,3 milioni di famiglie che presentavano un reddito non coerente, con quasi un milione con redditi vicini allo zero ma con spese molto più alte! Alla nostra domanda se secondo lui questo strumento non contribuisse ulteriormente ad aggravare la crisi attraverso la contrazione dei consumi a causa della paura che molti potrebbero avere nell'effettuare spese rientranti nelle suindicate categorie Befera ha risposto che "Se uno non è evasore e spende quello che guadagna o ha risparmiato, non ha nulla da temere. Il problema lo avrà l'evasore, perché con i quattrini che evade danneggia l'economia". Sul canale YouTube dell'Agenzia, "Entrate in video" - www.youtube.com/entrateinvideo sono disponibili un filmato che illustra passo dopo passo il funzionamento del ReddiTest e un cartoon che risponde ai dubbi dei contribuenti sul nuovo software. Il nuovo redditometro, previsto dal D.L. n. 78/2010 e che si applicherà con effetto retroattivo a partire dal 2009, tiene conto di 100 voci di spesa (dalle auto, alle barche, dai contributi versati per assicurazioni ai movimenti bancari, dai mutui ai lavori di ristrutturazione sugli immobili di proprietà, dai viaggi al possesso di cavalli ed oltre). Si tratta questo di un metodo di

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isultare coerenti, stando ai parametri che si dovranno utilizzare, non è poi così facile e, come dimostrato dalle prime simulazioni con il Redditest, è abbastanza comune, al termine della compilazione, trovarsi di fronte ad un semaforo rosso. Quelli più colpiti, inutile a dirsi, i redditi più bassi su cui incidono maggiormente le spese fisse. Secondo le misurazioni fatte dall’Agenzia delle Entrate ci saranno 4,3 milioni di famiglie a rischio di semaforo rosso. Ma andiamo ad analizzare soltanto alcuni esempi di simulazione, che sono solo indicativi, poichè ognuna delle 100 voci contenute nel Redditest ha di fatto un coefficiente diverso: spendere infatti 2mila euro per le vacanze o per comprare gioielli porta a risultati differenti. Redditi sotto 30mila euro Ecco cosa può permettersi un single con un reddito di circa 20mila euro: un affitto annuo intorno ai 7mila euro, le utenze, una moto, vacanze, ovviamente non costose, parliamo di cifre che si aggirano intorno ai 700 euro in un anno, e non più di 1000 euro fra corsi e apparecchi elettronici. Il Redditest darà semaforo verde (= coerenza fra reddito e spese). Redditi sopra 30mila euro Coppia con un figlio ed un reddito pari a 55mila euro: se dichiara un mutuo da 6mila euro all’anno, possiede due auto, motorino, barca a motore, manda il figlio alla scuola privata e affronta spese varie (elettronica, gioielli, vacanze) per 5mila euro risulta incoerente e dunque avrà semaforo rosso. Si precisa infine che il Redditometro entrerà in vigore in modo graduale, poichè il Fisco inviterà i contribuenti con scostamenti oltre il 20% a motivare le proprie spese tramite contraddittorio, il cui scopo sarà però non tanto arrivare ad un accertamento esecutivo quanto a capire quali sono i punti deboli del sistema di calcolo e perfezionarli. (D.O.)

ricostruzione del reddito che, a differenza del passato, non si basa su presunzioni originate dall'applicazione dei coefficienti, bensì su dati certi (spese sostenute) e situazioni di fatto (spese medie di tipo corrente, risultanti dall'analisi annuale dell'Istat). Questi elementi rappresentano, comunque, per l'Agenzia delle Entrate indicatori per verificare l'eventuale scostamento con il reddito dichiarato; nel caso in cui la differenza sia oltre il 20 % l'Agenzia dovrà dialogare con il contribuente affinchè questi possa giustificare lo scostamento. Successivamente l'ufficio fiscale potrà, sempre in contraddittorio con il contribuente, definire la ricostruzione del reddito in adesione. In tal modo viene offerto al contribuente la possibilità di fornire la prova contraria prima della quantificazione della pretesa. Befera ha, comunque ripetuto più volte che la mancata coerenza non è indice di evasione e che l'Agenzia garantisce il dialogo con i contribuenti e assicura che le famiglie "non debbano tenere una

contabilità di tutte le spese". Inoltre la non coerenza tra spese sostenute e reddito dichiarato "può avere mille giustificazioni, come eredità o donazioni"; il problema si pone "solo quando ci sono grandi differenze" e "spese significative". Il Direttore ha infine concluso la conferenza stampa evidenziando che, dalle simulazioni, il tasso di irregolarità è maggiore nel reddito di impresa e nel reddito di lavoro autonomo. Il vero problema di questo nostro Paese rimane, comunque, più che l'evasione (che a causa della eccessiva pressione può essere considerata quasi naturale, il livello improduttivo di spesa pubblica. Siamo arrivati oramai a quasi di 2.000 miliardi di debito pubblico e non dovremmo attendere la fine dell'anno per varcare questa soglia. Ma dall'analisi della composizione di tale deficit si rileva quanto fortemente incidano le uscite, che continuano a crescere più delle entrate con un livello di efficienza dei servizi assolutamente non proporzionale.

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Periodico di politica, economia e informazione POLITICHE 2013

QUANDO

DAL PASSO INDIETRO AL DOPPIO PASSO: BERLUSCONI RITORNA

“ITALIA -GERMANIA”

NON È SOLO UNA PARTITA DI CALCIO

Dall’esilio forzato, di nuovo sulle scene da protagonista, il Cavaliere risale nei sondaggi e grida al complotto. di Simone Nastasi

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roprio come un centravanti, senza avere il fisico di Mario Balotelli ma con la grinta e il talento che gli sono propri, quando è sceso nuovamente in campo Silvio Berlusconi ha deciso di attaccare e subito i suoi avversari politici. Come il Milan di Sacchi e Capello, il Cavaliere questa volta ha deciso di giocare su più fronti: in Italia, ma pure in Europa. Anzi è soprattutto all’Europa, alla Germania e alla Francia in particolare, che il Cavaliere si è voluto rivolgere. Non certo per ringraziare ma anzi al contrario per contestare il comportamento che entrambi i governi, francese e tedesco, mantennero nei suoi confronti durante gli ultimi mesi del suo governo. A partire cioè dal luglio del 2011 fino ai primi dieci giorni del novembre successivo. I dieci giorni in cui l’Italia, come scrissero alcuni, venne liberata dal berlusconismo. La maggioranza di centrodestra perse in Parlamento i numeri necessari per sostenere l’azione di governo. Nonostante la mossa di questi “traditoti”, il Cavaliere oggi, dopo il passo indietro, ne ha fatto un altro, questa volta doppio e nella direzione opposta rispetto al precedente. Sin dalle prime dichiarazioni, la strategia è sembrata chiara: Berlusconi vuole rendere giustizia al governo nei confronti del suo elettorato, rimasto senza l’esecutivo che aveva scelto e al quale è stato imposto un altro che non possedeva alcuna legittimazione perché non scelto dai cittadini. Sebbene proprio Berlusconi avesse scelto sin dall’inizio di appoggiare il governo Monti, proprio dal Cavaliere è dipesa la scelta del Pdl di “staccare la spina” al governo in carica, ufficializzata in Parlamento il 7 dicembre scorso, dall’epitaffio con cui il segretario del Pdl Angelino Alfano ha dichiarato “conclusa l’esperienza di governo”. Dopo l’Italia è stata la volta dell’Europa e, in questo caso, a chiamare la carica contro i predatori dello spread e il governo tedesco di Angela Merkel, è stato il Cavaliere in persona. Proprio Berlusconi allora - fornendo la propria versione dei fatti che portarono alle dimissioni da presidente del Consiglio - non ha dimostrato esitazioni nel riconoscere chi, come e perché ha voluto la fine del suo esecutivo. Secondo il Cavaliere, la dinamica del de-

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litto politico consumato ai danni del suo governo è chiara, come sembrano chiari gli attori, i moventi, e forse addirittura pure i mandanti che vedrebbe nella Germania - in particolare tra i vertici delle banche di investimento prima tra tutte la Deutsche Bank il cui amministratore delegato, Joseph Ackermann, è considerato una personalità vicina ai gruppi di potere finanziario, tra i quali il Club Bilderberg – una tra le menti principali del “complotto”. Coincidenza forse non proprio tale, il nome di Ackermann è visibile nella lista dei partecipanti alla riunione annuale che il Club nel giugno del 2011, volle organizzare nella località svizzera di Saint-Moritz. Poche settimane più tardi, come ha ricordato Berlusconi, proprio dalla Deutsche venne partorita una decisione, spiegata nelle righe che seguono, le cui conseguenze avrebbero generato un clima di sfiducia nei confronti del governo italiano e riguardante la capacità dello stesso di rimborsare il debito contratto con gli obbligazionisti. Il governo tedesco invece sarebbe stato colpevole secondo il Cavaliere di aver avallato senza opporre alcuna resistenza politica, la scelta operata dalla principale banca d’investimento teutonica nel luglio del 2011, di vendere appunto in blocco l’ingente quantitativo di Btp de-

È tutto

I vostri animali domestici domest tici sono i benvenuti

tenuti in portafoglio. Dagli iniziali otto miliardi che complessivamente componevano il portafoglio italiano, l’esposizione venne ridotta a poco meno di uno. E il tutto eseguito nell’ambito di un’unica operazione. A quel punto, secondo Berlusconi, ricevuto il segnale di sfiducia arrivato da una banca che ha sede all’interno della stessa unione monetaria di cui sia l’Italia che la Germania sono parti importanti, anche i fondi speculativi avrebbero fatto altrettanto dando inizio al periodo di crisi dovuta all’incremento dei tassi di interesse richiesti dal mercato e meglio conosciuta come la febbre da spread. Da qui, le dimissioni di Berlusconi, e l’arrivo del tecnico Mario Monti che la Germania, sempre secondo il Cavaliere, avrebbe benedetto fin da subito. L’introduzione alla storia del ritorno di Berlusconi sulla scena politica termina qui. Nel prossimo numero del Gazzettino, proseguiremo invece il cammino verso la ricerca della verità, senza trascurare le speculazioni finanziarie e lo “sgambetto” da parte della Deusche Bank, raccontando nei dettagli lo svolgimento dei fatti, i nomi e le ragioni di chi ha voluto che l’Italia cambiasse il governo indicato dagli elettori, uscito vincitore dalle elezioni politiche del 2008.

uando l’Italia di Mario Balotelli sconfisse la nazionale tedesca sotto gli occhi di Angela Merkel nella semifinale degli ultimi campionati Europei di calcio, l’immagine di Silvio Berlusconi sembrava un ricordo lontano. In quegli stessi giorni, un altro Mario, considerato altrettanto Super, il Professor Mario Monti, che da qualche mese aveva raccolto il testimone di Palazzo Chigi dal dimissionario uscente Silvio Berlusconi, sembrava aver conquistato i cuori degli investitori vincendo, così scrissero i giornali, un estenuante duello politico ingaggiato contro Angela Merkel nel vertice UE che venne a disputarsi in quei giorni. In sostanza, la prima impressione che sorse leggendo i quotidiani italiani, fu che l’Italia dei due Mario, Balotelli e Monti, era riuscita ad infliggere due colpi pesanti ad una Germania che appariva al resto dell’Europa un gigante invincibile. Invece, contro qualsiasi aspettativa, l’Italia riuscì a vincere tutte e due le partite disputate contro i tedeschi. Un’impresa che a Silvio Berlusconi al contrario, non era riuscita. Eppure come qualcuno scrisse, l’Italia vincente di Mario Balotelli, una compagine infarcita di campioni indisciplinati, “una squadra di matti” come venne definita, sembrava aver in comune molti più aspetti con la squadra “perdente” di Silvio Berlusconi che non con quella del suo successore. Questione di immagine, si dirà: solo apparenza; i fatti hanno dimostrato che a vincere furono l’Italia di Monti e Balotelli. Eppure oggi a distanza di un anno, un mese e qualche settimana dal giorno delle dimissioni rassegnate dall’allora premier Berlusconi nelle mani del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, l’impressione è che la storia, quella storia, non sia ancora finita. A dimostrarlo sono le notizie degli ultimi giorni che vogliono Berlusconi di nuovo in campo nel ruolo che è sempre stato il suo da vent’anni a questa parte: candidato premier alla testa di un partito o di una coalizione di moderati del centrodestra. Dopo mesi di assenza dunque, in cui l’Italia del Cavaliere sembrava definitivamente essere stata consegnata nelle mani del Professore Mario Monti, Silvio Berlusconi sembra nuovamente intenzionato a riprendersi la sella del cavallo che aveva conquistato vincendo le ultime elezioni politiche del 2008. S.N.

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Il Gazzettino di Roma - numero 18