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FINANZIAMENTI

Come e quali finanziamenti possono ottenere le APS I Circoli dispongono di diversi modi per ottenere i fondi coi quali finanziare le proprie attività. Il più comune è senz'altro la richiesta di una quota d'iscrizione ai vari soci, necessaria per farvi parte ed avere diritto di voto nelle assemblee; a queste andranno ad aggiungersi le quote di tesseramento degli iscritti e le quote di partecipazione alle diverse attività a pagamento del Circolo. Questi fondi verranno integrati attraverso: - eventuali donazioni, siano esse effettuate dai soci o da terzi; - i contributi delle Istituzioni (Comuni, Province, Regioni, Enti Pubblici, etc.); - il ricavato dell'eventuale attività commerciale del Circolo; - il ricavato dell'eventuale servizio di somministrazione di alimenti e bevande; - i fondi derivanti dal 5x1000, qualora il Circolo svolga attività a favore di giovani, anziani o soggetti svantaggiati; - saltuarie raccolte fondi, da lanciare solo ed esclusivamente per raccogliere denaro volto a finanziare le attività del Circolo. I fondi così raccolti saranno esenti da tassazione solamente qualora si tratti di eventi occasionali, pubblici e concomitanti con particolari ricorrenze, campagne di sensibilizzazione e celebrazioni. Inoltre, godranno di questa esenzione solo qualora si effettuino al massimo due raccolte fondi all'interno del periodo d'imposta prescelto dal Circolo e qualora la quota massima raggiunta in questa maniera nel corso dell'anno non superi i 51.645,69 euro; - eventuali integrazioni contributive dei soci, in caso si presenti la necessità di far fronte a particolari costi amministrativi. Vediamo nello specifico cosa comportano i casi di donazioni e di 5x1000. Donazioni La tassabilità delle donazioni dipende dal tipo di Circolo alla quale vengono versate e, ovviamente, dall'entità della cifra. Qualora si tratti di un Circolo di tipo non riconosciuto, in caso di donazioni di piccola o media quantità è prevista l'esenzione dalle imposte; se siano definibili di piccola o


media quantità dipende dalle possibilità economiche del donatore. Viceversa, in caso di somme di grande entità bisogna applicarvi l'imposta sulle donazioni. Inoltre, non si potranno detrarre le donazioni dal proprio reddito. In caso di un Circolo registrato, invece, qualsiasi tipo di donazione sarà esente da tassazione e detraibile dal proprio reddito. Anche il donatore, in questo caso, potrà beneficiare di agevolazioni fiscali: su donazioni che arrivano ad un massimo di 2.065 euro, infatti, un privato potrà detrarre il 19% della cifra, mentre un'impresa o un ente commerciale fino a un massimo del 2%. 5x1000 Per diventare un Circolo con accesso al 5x1000 bisogna innanzitutto registrarsi online sul sito dell'Agenzia delle Entrate e, entro un termine prestabilito, inviare la dichiarazione sostitutiva di atto notarile che attesti la presenza in queste liste telematiche per avervi accesso. Qualora il Circolo venga accettato, dovrà poi redigere di anno in anno un rendiconto dettagliato di come la cifra del 5x1000 è stata impiegata nello svolgimento delle proprie attività.


Ekabank: un sistema di credito sulla fiducia Ha già un patrimonio di 200 miliardi di euro e permette agli utenti registrati di richiedere prestiti senza pretendere in cambio né garanzie né costi. Registrandosi, viene infatti fornito un conto a cui si può accedere liberamente e in modo gratuito. Si gestisce tramite browser, accedendo attraverso le proprie credenziali, username e password, scelte nel momento in cui si effettua la registrazione. Da quel momento gli utenti fanno parte di un circuito che permette loro di trasferire soldi solo all’interno del sistema. Ad esempio, se voglio acquistare un'auto e chiedo un prestito di 10.000 euro, è necessario che chi me la vende abbia anche lui un conto su EkaBank, perchè il denaro di fatto viene smaterializato e si può spostare solo fra i vari conti Eka Bank. I servizi sono totalmente gratuiti e vi possono accedere persone da ogni parte del mondo, ciò che rende unica questa “banca non banca” è che permette il credito senza interessi e senza spese. Non viene regalato nulla, viene concesso un prestito di qualsiasi importo sulla fiducia ad un cittadino che ritiene di poterlo restituire. Il sistema alla base di Ekabank è abbastanza semplice: i partecipanti possono pagare e ricevere denaro senza interessi e nella valuta che preferiscono, funziona come se si trattasse di un’unica banca mondiale, non ha bisogno né di riserve, in quanto i prestiti risultano indipendenti dai depositi, né quindi di clearing house, una struttura centralizzata dove confluiscono i contratti di compravendita non trattati normalmente dai mercati azionari e dove viene assicurata la corretta esecuzione dei mercati stessi, in cui viene quindi garantita la solvenza dei contratti. Naturalmente però l’importo e i termini del rimborso devono essere ragionevolmente basati sulla buona fede del consumatore che ne fa esplicita richiesta. Ekabank concede prestiti ad imprese, consumatori, lavoratori, a chiunque preveda di poter rendere il denaro richiesto lavorando e producendo beni o semplicemente prestando servizi. I conti Ekabank sono aperti sul sistema di pagamenti KyberPay nella valuta che gli utenti preferiscono e denominati in grammi di platino (999/1000), uno dei beni più rari e meno svalutabili, affinché non si disperda il potere di acquisto del denaro disponibile sul conto in caso di inflazione. Il sistema pare dotato di strumenti di verifica e di tutela in modo da evitare errori e frodi. La richiesta di prestito dovrà infatti seguire determinati protocolli, il richiedente potrà farne esplicita richiesta attraverso il sito www.ekabank.org e dovrà aver cura di indicare, al momento della domanda, l’importo, la destinazione ed entro quanto effettuerà il rimborso. La struttura che gestisce Ekabank, deciderà, quindi, se concedere o meno il prestito, in caso di concessione, il richiedente vedrà l’importo accreditato direttamente sul conto


EkaBank che l’utente avrà aperto, e dovrà essere rimborsato entro e non oltre i termini indicati dall’utente al momento della richiesta. Sebbene non si tratti di una vera e propria banca, è chiaro che coloro che richiedono un prestito pattuiscono, comunque, una sorta di contratto a cui devono tenere fede, al fine di non divenire insolventi. Il prestito EkaBank costituisce infatti un debito dell’utente Ekabank nei confronti del sistema EkaBank, ed il gestore potrà quindi optare, in caso di inadempienza “contrattuale” per una specie di recupero crediti, lo stesso conto EkaBank intestato all’utente rappresenta la prova del suo eventuale debito. Chi ha già un debito, e quindi ha una storia creditizia complessa, deve dimostrare la sua affidabilità, rimborsando prima il debito precedente, per poter accedere ad uno nuovo, a meno che sia EkaBank, che per qualche motivo, decida di prorogare il termine di rimborso oppure per la remissione parziale o totale del debito, che nel canale tradizionale del credito ricorda il conosciuto “consolidamento debiti”. EkaBank si fida dei suoi clienti, fino a prova contraria, quindi presuppone onestà e lealtà da parte dei richiedenti, un sistema di algoritmi verifica, inoltre, la puntualità della gestione dei conti EkaBank. Inoltre non si stabilisce un “vincolo a vita” entrambe le parti sono infatti libere di chiudere il conto; l’utente, ad esempio perché non è ha più bisogno o preferisce rivolgersi altrove, EkaBank perché mal tollera le inadempienze ripetute degli utenti. I protocolli SSL di comunicazione amministrano i dati senza che vi sia alcun pericolo di intrusioni. In caso di insolvenze le eventuali mancanze saranno coperte con il patrimonio EkaBank, dunque, un sistema che viene descritto come sicuro. La filosofia che sta dietro questo nuovo sistema è che si desidera prestare denaro a chi si impegna a produrre ricchezza entro i limiti di sostenibilità della natura. Ekabank si fonda unicamente sulla fiducia che si dà agli utenti, ponendosi in netto contrasto con le banche, che richiedono sempre maggiori garanzie per concedere qualsivoglia prestito e per giunta a tassi di interessi elevati. Da qui siamo certi nasce l’interesse e la curiosità di molte persone verso EkaBank. Sarà però tutto vero? Vista così sembrerebbe una vera panacea alla stretta creditizia delle Banche, ad oggi però il sistema Ekabank appare ancora un po’ nebuloso, i dubbi restano molti sulla sua effettiva applicabilità, i soldi non possono comunque circolare al di fuori del sistema, quindi è una sorta di liquidità virtuale, un po’ come il gioco del monopoli, quando si era bambini. L’Italia avrebbe bisogno di un’idea così brillante per uscire dall’impasse economico in cui si trova e che costringa le banche a cambiare approccio nei confronti dei propri clienti. Ma di certo non avrebbe bisogno di un ulteriore truffa, un inganno, che potrebbe portare, tutte le persone che ci stanno credendo, a peggiorare ulteriormente la propria condizione economica.


Il Social Landing: il prestito tra privati I prestiti tra privati sono in continua espansione in Italia, tra i fattori che ne hanno determinato la crescita vi è sicuramente la stretta creditizia delle banche. Si sa che ormai è sempre più difficile ottenere un mutuo o un prestito attraverso i canali tradizionali, infatti le banche richiedono sempre maggiori garanzie per paura di imbattersi in clienti insolventi. Il problema è che la maggior parte delle persone, specie i giovani, sono costretti a rinunciarvi a priori perché non possiedono le garanzie richieste dagli istituti di credito. La crisi economica in atto e i lavori precari non aiutano certo nell’ottenimento del prestito. Ecco allora spiegato il boom di un fenomeno, il Social Lending, nato in Gran Bretagna, attraverso Zopa Ltd, nel 2005 che si è sviluppato molto rapidamente anche in Italia. Il Social Lending anche conosciuto come Peer to Peer o prestito tra privati, è al momento uno dei fenomeni più in voga ed osannati; sono in molti a pensare che un giorno potrebbe addirittura sostituire gli istituti finanziari tradizionali nel settore dei prestiti al consumo. Lo strumento offre differenti vantaggi sia a chi mette a disposizione il denaro sia a chi lo richiede in prestito. Entrambi possono usufruire di ottime condizioni finanziarie: I tassi, rispetto a quanto offerto da banche e finanziarie, sono molto più bassi per chi ottiene il prestito e gli interessi sono decisamente vantaggiosi per chi presta denaro. Il prestito sociale tra privati si basa su una community in cui coloro che prestano denaro e coloro che lo richiedono possono interfacciarsi senza dover ricorrere ad intermediari, tra le community attualmente attive in Italia vi é Smartika, ex Zopa, gestita dal team che ha portato il P2P in Italia, che è sicuramente la più famosa. (LEGGI ANCHE: Prestiti senza banche: il social lending di Smartika) Coloro che desiderano prendere parte alla Community hanno la garanzia di un prestito privato regolamentato dalla Banca d’Italia, che vigila e tutela gli utenti. Per iscriversi è necessario avere alcune minime credenziali: meno di 70 anni ed essere in possesso di un conto postale o bancario. È inoltre importante dichiarare sin da subito il ruolo che si avrà all’interno della community, quindi nel profilo è bene specificare se si è prestatori o richiedenti, il primo deve dimostrare di avere un reddito prodotto da lavoro dipendente o autonomo. Altra community molto attiva è Boober, al momento solo visionabile poiché le nuove iscrizioni sono temporaneamente sospese. Boober ha un ulteriore vantaggio permette persino di cercare tra i membri iscritti quello che può prestarci denaro ad un tasso più vicino alle nostre possibilità economiche. Esistono inoltre, nate più di recente, Kasbia e Prestiamoci, attiva solo da ottobre 2009 ma già con molti iscritti e prestiti erogati per 1,5 milioni di euro. La caratteristica comune a tutte è la massima trasparenza garantita. È importante però sottolineare che nonostante il beneficio non da poco dei tassi di


interessi molto vantaggiosi e dei tempi di erogazione rapidi con cui si può ottenere il prestito, esso però non è totalmente esente da rischi. Anche se il P2P cerca, consapevole dei limiti dello strumento, di tutelare al meglio gli utenti che ne prendono parte, infatti la società on-line che lo eroga fa di tutto per predisporre strumenti di sicurezza per evitare casi di morosità. A chi richiede un prestito viene assegnato un rating, una sorta di livello di affidabilità dell'utente analogo a quello che viene assegnato dalle banche, più il livello è basso, maggiore sarà il tasso di interesse assegnato al richiedente per compensare il rischio assunto dai prestatori. Il prestito tra privati si basa anche sulla storia creditizia dei richiedenti, e il taeg ne risulta influenzato. Chi in passato ha già richiesto e rimborsato un prestito ottiene un tasso competitivo, mentre coloro che non hanno una reputazione creditizia, come i giovani, devono "accontentarsi" di un taeg del 9%, più alto rispetto a quello ottenuto dagli utenti più maturi. Sembrerebbero quindi prestiti meno vantaggiosi per i più giovani. Qualora, comunque, si verificassero casi di morosità la società intermediaria attiva in tempi molto rapidi un programma di recupero crediti. Il costo delle procedure per il recupero crediti nel caso di Smartika ricade purtroppo sui prestatori, che devono quindi augurarsi di non imbattersi mai in cattivi pagatori, mentre nel caso di Boober sono a carico del debitore se la riscossione va a buon fine; in caso contrario le generalità del richiedente vengono fornite di diritto ai finanziatori, i quali possono poi decidere, a proprie spese, se continuare a dare la caccia agli insolventi. Il P2P interessa molto non solo a chi necessita di contante ma anche a coloro che vorrebbero guadagnare investendo del denaro potendo contare effettivamente su tassi di remunerazione più elevati e quindi più competitivi di quelli di un conto deposito. Se da un lato parrebbe quindi una valida alternativa alle forme di investimento tradizionali dall'altro i prestatori potrebbero incorrere nei rischi di insolvenza. Il prestito tra privati non richiede per l'erogazione particolari garanzie a monte, quindi questo potrebbe rendere più complicata la gestione dei crediti insoluti. Gli istituti di pagamento coinvolti sono ovviamente consapevoli di questo limite e cercano di assumere precauzioni, tra le quali quella di diversificare il rischio dividendo tra più richiedenti la somma messa a disposizione dal prestatore, che vede così ridursi di molto i rischi correlati all’insolvenza. Va detto comunque che il tasso d’insolvenza dichiarato dai protagonisti del prestito tra privati è di circa il 2% e risulta assolutamente in linea con il tasso di morosità registrato dalle banche. Il successo del Social Lending si basa comunque sul fatto che il richiedente ottiene un tasso di interesse vantaggioso e che il prestatore può usare questo strumento per investire liquidità nel breve-medio periodo guadagnando tassi più alti rispetto a quelli offerti dalle banche. Va detto altresì che i redditi per gli interessi guadagnati durante l'anno con i prestiti P2P sono tassati in base all'aliquota del proprio scaglione Irpef, maggiore è quindi l'aliquota minore sarà il guadagno in termini reali, possiamo quindi dire che il prestito sociale è conveniente soprattutto per i prestatori con livelli bassi di reddito.


È importante specificare che chi è alla ricerca di un prestito personale, e si appoggia quindi ai canali privati, deve stare molto attento a non incorrere in truffe, che potrebbero solamente aggravare la già difficile situazione finanziaria del malcapitato. Sono in molti, i soggetti senza scrupoli che, sfruttando la difficile congiuntura economica del nostro Paese e i problemi di molte famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, si offrono come prestatori su alcuni portali web, spesso poi risultati siti “fantoccio”, per raggirare i poveri cittadini che “ci cascano”. I siti che offrono questo genere di prestiti tra privati ovviamente nulla hanno a che fare con quelli regolamentati dalla Banca d’Italia e sopra descritti. È possibile individuarli con semplici accorgimenti: 1) Si tratta per lo più di persone straniere, alla prima comunicazione ci si accorge di un italiano scarso frutto del traduttore automatico. 2) Le banche di appoggio utilizzate da questi impostori sono quasi sempre Money Gram o Western Union. 3) Appena il richiedente manda un’email per chiedere delucidazioni sul prestito, il prestatore risulta subito disponibile ad erogare entro 72 ore il prestito, anche quando si tratta di importi molto elevati, senza richiedere alcuna garanzia, né firma di un eventuale contratto o stipula degli interessi da rendere. 4) Quello che salta però subito all’occhio è la richiesta insistente di molte informazioni di carattere personale, che ovviamente non dovrebbero essere richieste, specie per email. Queste persone sono disposte a prestare cifre decisamente troppo elevate (vanno dai 5.000 ai 10.000.000 di euro) senza preoccuparsi di ottenere garanzie come ci si aspetterebbe da coloro che svolgono in maniera professionale questo mestiere, una Banca o un istituto di credito, o rispetto a i prestiti P2P che consentono un rapporto diretto tra prestatore e richiedente, senza lunghe trafile burocratiche e intermediari, ma fornendo cifre decisamente più basse e specificando bene i tassi di interesse, oltre a non richiedere mai, per la privacy, informazioni dirette al richiedente. Cioè chi presta denaro non può sapere nulla, se non in caso di morosità, dell’utente a lui abbinato. Quindi per tutti coloro che necessitano di un prestito, è fondamentale diffidare da chi chiede dati personali, e bene rivolgersi, per evitare rischi inutili, ad organizzazioni che praticano il prestito personale in modo legale, come il Social Lending, che consente attraverso le community attive di ottenere finanziamenti legali e tutelati dalla supervisione della Banca d'Italia. Tutti coloro che infatti utilizzano il Peer to Peer, se si escludono banche e finanziarie, si ritengono molto soddisfatti e non lamentano grandi perdite di denaro, determinato da cattivi pagatori, i prestatori ottengono ottimi rendimenti e richiedenti ottimi tassi.


Manolo Maffeis è direttore Generale di Centax spa, la società che ha dato vita al sito Boober.it, il primo sito italiano per il prestito peer-to-peer. Per capire meglio il funzionamento di Smartika, abbiamo parlato con Carlo Vitali, marketing manager della società. Cosa è Smartika? Smartika è la prosecuzione ideale di Zopa.it. Allora eravamo Zopa Italia Spa, e abbiamo portato in Italia in franchising il modello di Zopa, società inglese e prima nel mondo a sviluppare un modello di social lending on line. Abbiamo operato con quel modello nel 2008 e nel 2009. Nel 2009 siamo incorsi in un controllo della Banca D’Italia che ha giudicato che ci fosse il problema di tempo troppo lungo di deposito dei soldi dei prestatori prima che andassero in prestito. Così abbiamo interrotto la raccolta di prestiti, e proseguito con la sola gestione di quelli già assegnati fino a quando abbiamo trovato la formula,quella dell'Istituto di Pagamento autorizzato e vigilato da Banca d'Italia, che ci ha permesso di riprendere l’attività. Adesso siamo Smartika - nuova ragione sociale, nuova compagine azionaria, nuovo statuto – che come Zopa è un punto d’incontro tra persone che vogliono prestare e persone che hanno bisogno di un prestito. Smartika crea il luogo e gestisce i flussi di denaro tra le parti, dal momento in cui il prestatore fa la sua offerta e la alimenta con dei fondi, al momento in cui questi fondi vanno in prestito e i pagamenti tornano da chi ha ricevuto a chi ha prestato, ma il prestito avviene tra le persone. La struttura dell’intermediario è, in questo caso, molto più leggera di quella di un intermediario tradizionale, costa meno e questo permette alle parti di spuntare tassi di interesse più convenienti. Come avvengono i prestiti? Chi ha bisogno di un prestito accede al sito, si registra e fa la sua richiesta. Se la persona soddisfa la griglia di scoring che utilizziamo, se cioè raggiunge un rating sufficiente, lo ammettiamo ai prestiti. Il rating assegnato alla persona viene in parte definito da noi e in parte dalla storia creditizia della persona, dalla sua qualità come pagatore. Il 60% delle persone che richiedono prestiti vengono bloccate. Quelle ammesse al prestito non sono indirizzate in un’unica categoria ma, in base al risultato dello scoring, vengono inserite in una delle quattro classi – che sono A+, A, B e C – che definiscono la credibilità finanziaria di chi prende a prestito. Siamo comunque nella fascia alta della popolazione italiana dal punto di vista della storia creditizia. Poi c’è un’ulteriore specificazione, nel senso ogni categoria viene poi suddivisa per la durata del prestito richiesta. Le durate previste sono 24, 36 e 48 mesi, e quindi possiamo avere, ad esempio, una persona che è categorizzata come B, la classe, e 36,


la durata del prestito che ha richiesto. Il richiedente a questo punto vede il tasso di interesse proposto per la sua categoria e decide se accettare le condizioni complessive del prestito. Il tasso per ogni singola categoria è determinato da domanda e offerta. Quello che risulta al richiedente è un unico tasso e un’unica rata. Se accetta le condizioni, ci manda tutte le documentazioni classiche per la richiesta di prestito, e nel giro di un paio di giorni gli vengono dati i soldi. Il prestatore mette a disposizione una cifra e indica il rendimento che desidera ottenere prima delle tasse. A questo rendimento atteso, mettiamo che sia il 5%, ad esempio, viene aggiunto l’1% di commissione di Smartika e un premio per il rischio che dipende dalla categoria che sceglie come destinazione del suo prestito. Se sceglie la classe A+24, la meno rischiosa, avrà un premio per il rischio pari allo 0,6%, se andrà all’estremo opposto, classe C48, il premio per il rischio sarà 3,1%. Sarà poi il sistema a posizionare il suo prestito sui mercati di Smartika. Altra cosa importante è la diversificazione. Se uno presta 1000 euro, questi non andranno a una singola persona ma a 50 persone diverse, 20 euro l’una. Questo è il sistema di base, poi ci sono una serie di sofisticazioni per quelli che sono più portati a fare strategie di investimento più complesse. E tra queste c’è la possibilità di decidere per una quota di dimensioni diverse. Poi il sistema incrocia automaticamente domanda e offerta. Chi presta può vedere il piano di ammortamento e il rientro delle rate delle persone a cui ha prestato, conoscerne il nick name, le ragioni del prestito, e tutta una serie di informazioni più di dettaglio. Ma solo noi conosciamo l’identità delle persone che prestano e di quelle che ricevono. Un elemento che ingaggia molto le persone è il meccanismo con cui è composto il prestito. Supponiamo che una persona in B24 abbia chiesto 5mila euro di prestito. Il prestito viene composto per quote, partendo da quelle offerte a tasso di interesse più basso. Si prosegue fino a completare la richiesta, e di solito con quote che hanno via via un tasso più alto. I prestatori più esperti e ambiziosi controllano molto il mercato per cercare di piazzare le loro quote al tasso più alto, verso la fine della fase di “riempimento” del prestito. Ma devono anche stare attenti perché se puntano troppo in alto rischiano di rimanere esclusi dal prestito. Perchè Smartika è meglio delle banche? Perchè i tassi di interesse sono più convenienti sia per chi presta che per chi prende a prestito. Il tasso medio per chi riceveva prestiti, quando eravamo ancora Zopa, e cioè tra il 2008 e il 2009, era il 9,8%, dai tre ai quattro punti in meno rispetto a quelli delle finanziarie tradizionali. Per chi presta il tasso medio, stando allo storico perché non abbiamo ancora riaperto


alle offerte di prestito, era del 7,8% lordo, che includeva commissioni, perdite e tassazione. Purtroppo non si riesce a dare un dato unico perché il livello di tassazione non è quello fisso tipico finanziario ma è ad aliquota marginale, per cui noi operiamo una ritenuta d’acconto del 20% e il resto dipende dalla persona. E’ però sensato dire che siamo attorno a un 3 o 4 per cento netto. Cosa viene finanziato in Smartika? Vengono finanziate solo persone, soprattutto per le spese che riguardano la casa, l’acquisto di auto e moto, soprattutto usate e il consolidamento dei debiti. Sono prestiti personali, ma a volte la richiesta può anche essere legata ad una piccola attività produttiva. Ci sono limiti per i prestiti? La dimensione dei prestiti va da 100 a 50mila euro per chi presta, mentre le richieste possono andare da 1000 a 15mila. Poi ci sono due opzioni importanti che aiutano a capire il meccanismo. Una è il ri-prestito automatico. Se uno si da un obbiettivo di rendimento, allora tutti i soldi devono essere sempre in prestito. C’è una funzionalità, che è impostata di default ma che può essere disattivata, che svolge proprio questo compito. Tutti i soldi che rientrano dalle rate vengono immediatamente e automaticamente rimessi in offerta, in modo che il denaro possa circolare molto velocemente. L’altra opzione fondamentale che abbiamo inserito è quella di “rientro rapido” per chi ha bisogno dei soldi per delle urgenze prima del rientro previsto dei prerstiti. Ci sono problemi di insolvenza? Problemi di insolvenza ce ne sono. Smartika gestisce il recupero crediti per tutti i prestatori coinvolti perché non ha senso che il singolo cerchi di recuperare da solo 10 o 20 euro. E il sistema è quello classico con i vari tipi di recupero extragiudiziale per poi passare al recupero legale. Considerando anche il periodo in cui eravamo Zopa, il livello di insolvenza è intorno all’1%. Quali sono le prospettive di mercato per il social lending? Adesso trovare un posto dove ottenere un prestito è una cosa che può aiutare molte persone. E da questo punto di vista ci riteniamo abbstanza favoriti. Sicuramente il sistema di selezione è un punto molto delicato. Nel senso che i prestiti devono andare bene, perché noi in realtà guadagnamo solo sui prestiti fatti. Dobbiamo quindi minimizzare al massimo i ritardi e le perdite, perché l’effetto psicologico sul singolo prestatore è molto negativo, e anche un ritardo di 10 euro sembra quasi un’offesa personale. Ma, detto questo, assecondo noi il potenziale è alto anche in Italia.


Il crowdfunding italiano di Eppela Al punto di incrocio tra internet, comunità online, reti sociali e un modo diverso di fare economia, il crowdfunding si presenta come una nuova opportunità di raccolta di risorse per realizzare idee, dal design alla politica. Eppela è il primo progetto italiano in questo ambito. Ne abbiamo parlato con Nicola Lencioni, suo . Cosa vuol dire esattamente crowdfunding? Da crowd, folla, e funding, raccolta di capitali: il crowdfunding è un metodo di raccolta di risorse economiche realizzato tramite la rete internet, dalla “folla” legata ai social network. E’ un termine che in Italia è ancora poco conosciuto. Il problema principale, oggi, è farne capire le potenzialità al grande pubblico. Il primo esempio importante di crowdfounding è stato Kickstarter, una piattaforma internet nata nel 2004 negli Stati Uniti. Il massimo storico finanziato da Kickstarter è stato di 984mila dollari, non poco. Se poi prendiamo anche la campagna elettorale di Obama, allora arriviamo a cifre molto più alte. Obama è stato uno dei primi ad utilizzare un sistema di crowdfunding per la raccolta di fondi per una campagna elettorale. E il progetto finanziato da Kickstarter cosa riguardava? Riguardava una persona molto giovane, non raggiungeva i 30 anni, che aveva inventato un cinturino di orologio, senza orologio, per portare l’i-pod nano della Apple al polso. Invece della clip che si portava sulla camicia o sulla giacca, si sarebbe potuto utilizzare quel cinturino, che poi è stato chiamato i-watch. Il nostro eroe ha messo il suo progetto su Kickstarter, ha raccolto tonnellate di ordini, i finanziamenti necessari, ed è riuscito a realizzare la sua idea. Come avrai visto sul portale, uno non rischia nulla. Tu fai il progetto e lo proponi. Non hai un investimento di produzione, pre-produzione, stoccaggio, materiali, eccetera, ma dopo che hai raccolto la cifra minima necessaria hai l’obbligo di realizzare il tutto in poco tempo. Budget e data di scadenza del periodo di raccolta li stabilisce chi propone il progetto? Quando un creativo ci presenta un progetto, lo esaminiamo assieme. Se va bene così com’è lo mettiamo sul portale, altrimenti lavoriamo col proponente sulla fattibilità, sulla cifra richiesta e sui tempi di raccolta fondi. E’ ovvio che se una persona vuole fare un cortometraggio cinematografico e chiede solo 500 euro, forse non ha idea di cosa vuol dire fare un girato. Fate una selezione dei progetti che vi arrivano? Non tutti i progetti passano sul portale. Eppela è partito con una selezione di quanto arrivato nella fase di preparazione. Adesso stiamo faticando perché siamo un paese di creativi e ci arriva veramente di tutto. A volte è anche uno spasso. C’è chi ha inventato


il Facebook per Milano, e chi vuol comprare la casa a Barcellona, e vuol dare in cambio le settimane di affitto omaggio a chi gli da un contributo, perché si è innamorato di una ragazza spagnola bellissima. E poi ci sono le ricompense per chi decide di contribuire a un progetto Sì, ed è un passaggio molto importante. E’ lì che nasce veramente il sistema di crowdfounding, ed è lì che nasce quello che noi chiamiamo un nuovo mercato. E cioè la possibilità di mettere in atto uno scambio non esclusivamente monetario: non ti ridò i soldi con interessi, ti ridò delle altre cose, quello che tante volte non è acquistabile, “un pezzetto dell'idea da tenere con sé: un oggetto, un'emozione, un biglietto, un libro, un abito, un CD, un quadro, un DVD, un invito, un posto in prima fila...”, come è scritto su una delle pagine online di presentazione di Eppela. La community di Eppela partecipa alla definizione del progetto? Sì. Chi da un contributo a un progetto ha il diritto di entrare nella pagina di discussione del progetto stesso. E quindi può mettere i suoi commenti, che sono visti dal creativo. Può anche scrivergli direttamente. Se si vede che su 50 donatori, 40 chiedono la stessa cosa, è ovvio che ci sarà un interesse da parte del produttore a far sì che questa richiesta venga accolta. Non c’è solo una raccolta di fondi, quindi, ma c’è anche una raccolta di idee Più che una raccolta idee, una possibilità di ascolto. La community, o comunque l’interazione con il consumatore, sta alla base delle eventuali modifiche da fare prima di cominciare veramente a produrre. E’ come il focus group che le aziende fanno prima di lanciare un prodotto. Ascolti prima il mercato, e in funzione delle esigenze che esprime definisci meglio il prodotto. Come le è venuta l’idea di Eppela? Ho letto un articolo su Kickstarter e sono rimasto folgorato. In passato ho fatto studi artistici e sono sempre stato a contatto con persone che avevano idee, ma non i soldi per realizzarle. Poi come imprenditore ho conosciuto le banche che se hai i soldi te li danno e se non li hai non te li danno. Così l’idea del crowdfunding mi è sembrata una grande opportunità per tutte le situazioni di questo tipo. Noi guadagniamo il 5% di quanto viene finanziato, che è irrisorio rispetto al lavoro che stiamo facendo oggi. Ma solo l’idea di ascoltare delle idee creative e vedere qualcuno che riesce a realizzarle, ci appaga tantissimo. Per ora è un secondo lavoro, anche perché abbiamo altre tre aziende e vediamo Eppela come un investimento a lungo termine. In Italia internet è ancora usato poco, può essere un punto debole per il progetto


Eppela? Sì, è usato poco, ma ci sono dei fatti che fanno pensare. Ad esempio siamo i primi utilizzatori dei tablet pc. Siamo i primi al mondo per acquisto di smartphone. La legge sulla privacy è stata cambiata e quindi il wi-fi dovrebbe decollare più velocemente. Però non usiamo le carte di credito e preferiamo usare il denaro contante. Siamo grandi utilizzatori dei social network, ma in maniera ludica, quindi Facebook e non Linkedin. Segnali contraddittori, di un sistema in evoluzione. Ma forse non è quello il punto. Mi spiego. Su Eppela abbiamo oggi una ventina di progetti, ma la maggior parte è fermo o ha raccolto cifre veramente piccole. E’ anche vero che siamo partiti da solo due mesi e non si può pretendere di fare chissà ché in così poco tempo. Però, quando diciamo ai creativi di fare un video, perché il video funziona meglio di un testo scritto per la presentazione di un progetto, oppure chiediamo la traduzione del testo in inglese perché internet ti permette di raggiungere anche persone al di fuori dei confini italiani, e ti senti dare risposte evasive, oppure vedi persone che hanno messo su Eppela un progetto interessante ma non hanno fatto l’auto promozione, allora capiamo che i vincoli maggiori sono lo spirito di iniziativa e la capacità di utilizzo dei social network. Un creativo americano mette un progetto su Kickstarter e il giorno stesso lo posta su Facebook e su tutti gli altri social network, sui propri blog, o apre un blog apposta, mette il proprio video su Youtube e incomincia una attività promozionale a costo zero, e spesso raggiunge risultati interessanti Questo atteggiamento in Italia ancora non c’è. Forse è troppo presto per fare un bilancio su Eppela, ma quali sono le sue impressioni sulle prospettive del crowdfunding in Italia dopo due mesi di attività? Direi che siamo ancora indietro dal punto di vista culturale, come paese. In Italia manca un po’ lo spirito imprenditoriale. Manca l’allenamento a far muovere il cervello in maniera imprenditiva. Eppela potrebbe essere anche una piccola palestra che spinge a pensare a come fare per raggiungere i propri obbiettivi. Se la si capisce realmente, Eppela può essere una grande opportunità per i creativi italiani. Noi vogliamo il dialogo tra produttore e mercato potenziale. Vogliamo facilitare questo contatto, non solo la raccolta di fondi. Noi vogliamo che la gente sappia che da sola ce la può fare. Che si attivi per realizzare i propri sogni.


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