Page 1

“Ordine nel caos” La mostra beneficia del sostegno e della partecipazione eccezionale delle seguenti Istituzioni francesi:

Ministère de la Culture et de la Communication Médiathèque de l’architecture et du patrimoine Ministère de l’Enseignement Supérieur et de la Recherche Centre National de la Recherche Scientifique, Cnrs Images Ambassade de France Ecole Française de Rome, Département Archéologie Institut Pasteur

“Che sollievo se riuscisse ad annullare il suo io parziale e dubbioso nella certezza d’un principio, da cui tutto deriva! Un principio unico e assoluto da cui prendono origine gli atti e le forme? Oppure un certo numero di principi distinti, linee di forza che s’intersecano dando una forma al mondo quale appare unico, istante per istante?” Italo Calvino, Palomar

sguardo incrociato tra letteratura e arte visiva testi: Italo Calvino opere: Giuseppe Lauria la mostra è corredata da una rassegna di fotografie di ieri e di oggi affiancate da brevi testi di Italo Calvino


presentazione Nel 2015 si celebreranno i trenta anni dalla scomparsa di Italo Calvino, la cui idea principale, attraverso sperimentazioni diverse, era quella di «mettere ordine nel caos» attraverso la voce della letteratura. Questa volontà risuona ancor più come un’utopia oggi, se si considera lo stato del mondo, utopia o ideale che costituisce al meglio una ragione d’avanzare verso un orizzonte più tranquillo benché si sappia che un orizzonte ha per vocazione di allontanarsi senza posa. Resta, come l’affermava Marcel Proust, che è meglio sognare la propria vita che affrontarne la difficile realtà. Così va, come davanti a noi, l’opera fantasiosa e sottile di Calvino, che ci introduce in un mondo derivato dal nostro, contemporaneamente distante e prossimo, poiché le immagini che ci suggerisce ci rinviano al quotidiano come per ricordarci che la sua opera è scaturita da una attualità. L’opera dell’artista visivo Giuseppe Lauria è vicina alla letteratura, poiché costituisce in se stessa una scrittura che tratta del nostro tempo. Ma la sua “scrittura” non è espansiva come un testo che scorre sotto lo sguardo del lettore, questa scrittura, al contrario, è concentrica, ci trasmette in una sola immagine un messaggio complesso e preciso insieme, impregnato d’attualità. Questo dato giustifica l’accostamento dei testi e delle immagini. Tuttavia tentare d’illustrare le visioni letterarie di Calvino sarebbe denaturare un modo d’espressione che ha precisamente il privilegio di lasciare a ciascuno la libertà d’immaginare le visioni che il testo suscita. La mostra “Ordine nel caos” non propone dunque una illustrazione in margine ai testi che la punteggiano, ma un parallelo tra due modi d’espressione diversi che tuttavia s’incrociano per lo spirito che li anima.

“Le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi.”

Lezioni americane


incontro Italo Calvino e Giuseppe Lauria si sono forse incrociati a Parigi durante gli eventi del 1968. È seducente l’idea che due itinerari geografici così diversi potessero un giorno incontrarsi, l’uno e l’altro ignorando in quel momento chi era il passante che gli stava di fronte e che poi gli girava le spalle e si allontanava. L’incontro effettivo tra Calvino e Lauria non ebbe luogo, le loro mani non si strinsero. Il loro incontro si è effettuato sul piano metaforico grazie alle affinità tra le due opere che, benché diverse nella loro espressione, si ritrovano in una sorta di sfrenato richiamo all’immaginazione del lettore o dello spettatore, come se l’artista fornisse loro solo degli indizi, aprisse delle porte su piste ancora da tracciare, lasciando loro il compito di effettuare un percorso mentale personale di fronte all’opera aperta. Riavvicinare nella mostra le due opere, scritta e visiva, sembra pertinente poiché ciascuna mantiene la propria indipendenza, afferma la propria autonomia. Eppure si ricongiungono nel loro proposito intensamente letterario e, insistiamo su questo punto, concretamente indiziale. L’indizio, che si rivela nel dettaglio, è evidenziato nella mostra da passaggi di testo e, nel campo visivo, da opere estratte da vari periodi. I due modi d’espressione sono rinviati l’uno all’altro senza un rapporto di semplice illustrazione, ma tramite un’analogia, a volte enigmatica, che resta da scoprire. Il percorso della mostra è dunque punteggiato d’indizi. Questo fatto ci ha suggerito di presentare, in complemento, delle opere fotografiche. La fotografia è infatti per natura indiziale, e arricchisce il proposito con una più grande presenza del reale in un universo di sogno. Questo realismo “onirico” permette di realizzare appieno quanto ci sta a cuore, il dispiego cioè dell’immaginario.

Giuseppe Lauria

Italo Calvino


scenografia La mostra è punteggiata da pannelli che propongono dei brevi testi di Italo Calvino scelti nella diversità delle sue opere. Possiamo parlare di citazioni che sono altrettante incitazioni alla lettura, con il desiderio d’invitare il visitatore a leggere o rileggere i suoi scritti, saggi, favole, racconti, romanzi.


Tra un pannello e l’altro sono esposte le opere di Giuseppe Lauria in rapporto col soggetto del testo o con il libro in quanto oggetto, abbiamo voglia di dire «la natura corporea del libro». Poiché nella sua materialità la mostra è anche una sorta di corpo a corpo tra due modi d’espressione che manifestano sia le loro indipendenze che i loro legami apparenti.


“Da qualsiasi punto di partenza il discorso s’allarga a comprendere orizzonti sempre più vasti, e se potesse continuare e svilupparsi in ogni direzione arriverebbe ad abbracciare l’intero universo.” Lezioni americane


“Per i suoi libri, Cosimo costruì più volte delle sorte di biblioteche sospese, che metteva come meglio poteva al riparo dalla pioggia e dai roditori.” Il barone rampante


“Ora che lui non c’è più, mi pare che dovrei pensare a tante cose, la filosofia, la politica, la storia, seguo le gazzette, leggo i libri, mi ci rompo la testa, ma le cose che voleva dire lui non sono lì, è altro che lui intendeva, qualcosa che abbracciasse tutto, ma non poteva dirla con parole ma solo vivendo come visse.” Il barone rampante


“Poi si sente il suono cupo delle bombe scaricate, lontano, verso il mare, e gli uomini pensano alle loro case forse già in macerie e dicono che la guerra non finirà mai e non si capisce chi l’abbia voluta” ll sentiero dei nidi di ragno

“Dai gesti e dalle parole sparse che riuscivo a cogliere, “sangre… obsidiana… divinidad solar…“ capivo che stava parlando di sacrifici umani, e lo faceva con un misto di partecipazione ammirata e di sacro orrore, atteggiamento che si distaccava da quello del rozzo cicerone della nostra gita per una maggiore consapevolezza delle implicazioni culturali che vi erano coinvolte.” Sotto il sole giaguaro


“Ma aveva l’esperienza dell’una e dell’altra metà rifuse insieme, perciò doveva essere ben saggio. […] Forse ci s’aspettava che, tornato intero il visconte, s’aprisse un’epoca di felicità meravigliosa: ma è chiaro che non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo” ll Visconte dimezzato


“L’inconscio è l’oceano dell’indicibile, di tutto ciò che è stato espulso dalla terra del linguaggio, rimosso come risultato di un’antica proibizione” aforisma

“Non era vero che la palla di cannone avesse sbriciolato parte del suo corpo: egli era stato spaccato in due metà; l’una fu ritrovata dai raccoglitori di feriti dell’esercito; l’altra restò sepolta sotto una piramide di resti cristiani e turchi e non fu vista.” Il Visconte dimezzato


“E sbandiera le pagine dei quotidiani, bianche e nere come lo spazio quando s’andavano formando le galassie, e gremite - come allora lo spazio - di corpuscoli isolati, circondati di vuoto, privi in sé di destinazione e di senso” Cosmicomiche


“…oppure come il vuoto al fondo di un vortice che aspira e inghiotte le creste, è attraverso quegli spiragli che, per lampi appena percettibili, si manifesta la verità che il libro può portare, la sua sostanza ultima” Se una notte d’inverno un viaggiatore


Nella fessura si legge: Gesù dice, “Guardatevi dalle cupidigie, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”

“L’aprirsi un varco a fil di spada nella barriera dei fogli si associa al pensiero di quanto la parola racchiude e nasconde: ti fai largo in una lettura come in un fitto bosco” Se una notte d’inverno un viaggiatore


“Gratitudine a Dio”. Gratitudine per le sventure? Amerigo cercava di farsi passare il nervoso riflettendo (la teologia gli era poco familiare) a Voltaire, Leopardi (la polemica contro la bontà della natura e della provvidenza)...” La giornata d’uno scrutatore


“… dai nostri ricettori partono miliardi di fili, collegati col computer dei sentimenti, dei condizionamenti, dei legami tra persona e persona […]. L’eros è un programma che si svolge nei circuiti elettronici della mente” Palomar


“Molti fili si sono intrecciati nel mio discorso? Quale filo devo tirare per trovarmi tra le mani la conclusione?� Lezioni americane


“Col passare degli anni, s’accorgeva che era meglio concentrarsi su pochi libri. In gioventù era stato un lettore disordinato, mai sazio. Ora la maturità lo portava a riflettere ed a evitare il superfluo.” La giornata d’uno scrutatore


“Cosimo era ancora nell’età in cui la voglia di raccontare dà voglia di vivere, e si crede di non averne vissute abbastanza da raccontare, e così partiva a caccia, stava via settimane, poi tornava sugli alberi della piazza…” Il barone rampante

“Riscrissi l’articolo da cima a fondo. Per due terzi tracciai un quadro tetro delle città d’Europa divorate dallo smog, per un terzo invece contrapposi l’immagine di una città esemplare, la nostra, linda, ricca d’ossigeno…” La nuvola di smog


“Possiamo impedire di leggere: ma nel decreto che proibisce la lettura si leggerà pure qualcosa della verità che non vorremmo venisse mai letta” Se una notte d’inverno un viaggiatore


“La città è esplosa in fiamme e in grida. […] La città s’accartoccia come un foglio ardente. Così, senza corona, senza scettro, nessuno può capire che sei il re. Non c’è notte più buia che una notte d’incendi. Non c’è uomo più solo di chi corre in una folla urlante” Sotto il sole giaguaro

“Il libro unico, che contiene il tutto, non potrebb’essere altro che il testo sacro, la parola totale rivelata” Se una notte d’inverno un viaggiatore


“Comunque, tutte le “realtà” e le “fantasie” possono prendere forma solo attraverso la scrittura, nella quale esteriorità e interiorità, mondo e io, esperienza e fantasia appaiono composte della stessa materia verbale” Lezioni americane


“ordine nel caos” _epilogo fotografico « La fotografia ha senso solo se esaurisce tutte le immagini possibili » L’avventura di un fotografo

Questa frase di Calvino è evocata in «La chambre claire», che ha come sottotitolo «note sur la photographie» e Roland Barthes aggiunge «Qualsiasi cosa dia da vedere e qualunque sia la sua maniera, una foto è sempre invisibile: non é essa che vediamo.» Le due frasi, che moltiplicano le interpretazioni, sembrano contraddirsi ma possiamo immaginare che si oppongano come lo fanno due colori complementari per giungere a una verità globale che è dell’ordine dell’utopia. Lo suggeriscono queste parole di Calvino utilizzate da Barthes quando dichiara di aver trovato «la vera fotografia totale». Il personaggio di “L’avventura di un fotografo” ce ne dà una definizione enigmatica: «Forse la vera fotografia totale, - pensò - è un mucchio di frammenti d’immagini private, sullo sfondo sgualcito delle stragi e delle incoronazioni.» La fotografia totale appare dunque inconcepibile e quanto possiamo ritenere d’obiettivo nella sua definizione è questa frammentazione che risulta dalle molteplici captazioni prodotte dalla pratica fotografica. Partendo da questa idea, il nostro proposito è di ravvicinare frammenti di testi e immagini frammentate per tentare un’alleanza che manifesti tuttavia le sue divisioni. Poiché mettere in rapporto un brano di un testo letterario e una o delle fotografie, che sono delle sorte d’estrazioni più o meno fedeli della realtà, trova la sua coerenza nella mostra, a condizione che questi due medium mantengano la loro indipendenza, la loro distanza, e potremmo anche dire malgrado la loro prossimità. I testi non sono didascalie. Le fotografie non illustrano i testi. La loro relazione è indiziale, suggerita da analogie costitutive di corrispondenze. Qui, ancora, sussiste il desiderio di giungere ad una complementarità nella quale gli uni amplificherebbero la risonanza, pacifica o tragica, delle altre. La fotografia è presentata nella pluralità dei suoi aspetti, da un lato quelli che tendono all’obiettività e, dall’altra, quelli che rivendicano la soggettività. Le fotografie di Eugène Atget s’affiancano a quelle del Dipartimento dell’ École Française di Roma e a quelle delle collezioni di fotografie scientifiche del Cnrs e dell’Institut Pasteur. Questa presenza della scienza si deve mettere in relazione con la formazione di Calvino, la madre botanica, diplomata in matematica e scienze naturali, il padre agronomo. L’influenza familiare ebbe certamente un ruolo importante nella sua tendenza alla sperimentazione. L’aspetto soggettivo della fotografia è rappresentato da opere contemporanee di varie tendenze. La mostra “Ordine nel caos” non propone dunque una illustrazione in margine ai testi che la punteggiano, ma un parallelo tra due modi d’espressione diversi che tuttavia s’incrociano per lo spirito che li anima.


Fotografia scientifica

Centre National pour la Recherche Scientifique

Institut Pasteur, Paris

a cura di Adèle Vanot, responsabile della fototeca

a cura di Michaël Davy, responsabile della fototeca

«Tra i miei familiari solo gli studi scientifici erano in onore; un mio zio materno era un chimico, professore universitario, sposato a una chimica; anzi ho avuto due zii chimici sposate a due zie chimiche […] io sono la pecora nera, l’unico letterato della famiglia.» Italo Calvino

“L’universo, insieme di corpi celesti, nebulose, pulviscolo, campi di forze, intersezioni di campi, insiemi di insiemi...” Palomar


“Il vecchio Parigi” di Eugène Atget

a cura di Bruno Martin, responsabile della fototeca, Médiathèque de l’ Architecture et du patrimoine “Bisogna che un luogo diventi interiore, perché l’immaginazione prenda ad abitare quel luogo, a farne il suo teatro” Ermita a Parigi

Dipartimento Archeologia, Ecole Française di Roma

a cura di Jean-François Bernard, responsabile del Servizio archeologico, e Françoise Fouilland, documentalista e archivista “…Io raccolgo le ceneri delle altre città possibili che scompaiono per farle posto e non potranno più essere ricostruite né ricordate…” Le città invisibili


scenografia ‘epilogo fotografico’


Fotografia contemporanea Catherine Gfeller

“Il suo segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale nella quale non si può cambiare o spostare nessuna nota.” Le città invisibili

Carlo Gianferro

Alessandro Dandini De Sylva

“Si sollevava sui cuscini, misurava a lunghi passi i tappeti.”

“Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane…”

Le città invisibili

Palomar


Damien Darchambeau

“Deve chiudere un momento le palpebre, lasciare che le pupille abbagliate ritrovino la percezione precisa dei contorni, dei colori, delle ombre…” Palomar

KirsiMarja Matsahuöne

Nio Tatewaki

“... a chi si ritrova un mattino in mezzo ad Anastasia, i desideri si risvegliano tutti insieme e ti circondano…”

“E ti ritrovi dentro la città, il suo spessore compatto ti circonda…”

Le città invisibili

Le città invisibili


“Un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio…”

Luo Dan

Il castello dei destini incrociati

Philippe Pétremant

“La città è sul vuoto, legata alle due cime con funi e catene e passerelle” Le città invisibili

Alejandro Gomez De Tuddo

Bertrand Desprez

“S’accorge che sono migliaia e migliaia: la cupola del cielo ne è invasa…”

“L’uomo che viaggia e non conosce ancora la città che lo aspetta lungo la strada… ”

Palomar

Le città invisibili


Margot Quan Night

Marina Paris

“A tendere l’orecchio, specie di notte, nelle case di Leandra, li senti parlottare fitto fitto, darsi sulla voce, rimandarsi motteggi, sbuffi, risatine ironiche” Le città invisibili “Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive d’un lago.” Le città invisibili

Said Atabekov

Aurore Valade

“A ogni luogo del tappeto corrisponde un luogo della città”

“Dicono che nelle città gemelle non ci sia più modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti”

Le città invisibili

Le città invisibili

presentazione expo Calvino/Lauria  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you