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Stefano Accorsi, non solo cinema ・L’allenamento funzionale

・Gruppo IMAGO:

tecnicamente progrediti o umanamente evoluti? ・Taping Neuromuscolare ・Sciatica, come prevenirla ・Wakeboard...mania!


ditoriale Eccoci ancora una volta alle prese con una nuova avventura targata Easy Fit.Usciti indenni – si spera – dalle feste di fine anno, si comincia a sfogliare un nuovo calendario e si riparte all’insegna di nuovi impegni e nuovi obiettivi. E’ il famoso momento dell’anno in cui si affollano i cosiddetti ‘buoni propositi,’ una specie di fonte di energia alternativa che annualmente alimenta i nostri sogni e le nostre speranze di rinnovamento, e innesca in ognuno di noi una incredibile reazione che ci può dare la voglia di realizzarli. E come ogni volta, in cima alla lista, c’è il desiderio di una nuova immagine: anno nuovo, corpo nuovo, nuovo stile di vita; come in un film della serie ‘Rocky’ si scatta in piedi e ci si lancia motivatissimi all’assalto della forma fisica e si invadono le palestre, tra iscrizioni, lezioni prova, schede varie, e decine di corsi mai come in questo periodo divertenti e fantasiosi. Il più delle volte, però, questo ‘fuoco’ divampa troppo in fretta e si consuma presto; la routine del lavoro, la vita quotidiana, il freddo, gli impegni e mille altre cose inesorabilmente si riprendono questi bei propositi e ci inchiodano di nuovo in abitudini sbagliate e sedentarie. Così, i sogni di un corpo nuovo per affrontare una vita nuova restano solo buone intenzioni, e presto ci si dimentica che gli sforzi in palestra non sono un impegno gravoso, ma un regalo che facciamo a noi stessi, al nostro benessere, e ce ne priviamo senza nemmeno sapere perché. O forse sì … perché l’entusiasmo svanisce? Frustrazione per mancanza di risultati visibili? Troppo dolore e troppa fatica? Pigrizia? E’ possibile … ma è proprio per questo che si lavora qui nella famiglia Easy Fit: non ha importanza che tu sia un socio di lunga data o l’ultimo arrivato, e soprattutto non ha importanza quali siano i tuoi obiettivi, buttare giù qualche chilo, scaricare la tensione, scolpire i muscoli, o semplicemente stare bene in compagnia. Nessuno viene mai lasciato da solo, in preda al fitness fai da te; tutti vengono seguiti in ogni piccolo passo, in ogni necessità e in ogni progresso con dedizione e professionalità, e si tiene conto delle esigenze di tutti. E, cosa più importante, si insegna a non mollare, a dare veramente il massimo e a perseverare per raggiungere la meta! Il nostro lavoro è trasformare le buone intenzioni in buoni risultati, e lo facciamo al massimo del nostro potenziale, senza trascurare nessun aspetto. Come sempre, la strada per il benessere e per il corretto vivere passa da una corretta informazione, e questa nuova edizione di Easy Fit Magazine ne è la prova: sempre nuovi e interessanti articoli per aggiornare costantemente e a tutto tondo sul mondo dell’attività fisica e dell’alimentazione, per dare consigli utili e autorevoli sul nostro benessere, e per trovare nuovi stimoli e nuove strade da percorrere.La tribù Easy Fit si muove sempre, anche fuori dalle palestre! E per questo vi terremo costantemente aggiornati anche sui nostri eventi speciali e i nostri incontri, una vera e propria forma di ‘fitness sociale’; se la strada verso le prossime feste vi sembra troppo lunga, faremo una breve sosta insieme in occasione del Carnevale, un piccolo break che vi aiuterà a non mollare! Se tutto questo non vi sembra ancora abbastanza motivante, provate ad affidarvi a noi: certo, non vi obbligheremo a svegliarvi all’alba per andare a correre, e di sicuro non vi faremo ingoiare uova crude per colazione come faceva Rocky, ma vedrete che riusciremo a scatenare in voi lo stesso entusiasmo e a tenerlo vivo sempre, anche nei prossimi mesi . Un saluto da Easy Fit Magazine!

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Redazionale EasyFitClub Sciatica, chi la conosce la evita Europa vera unità Tecnicamente progrediti o umanamente evoluti? Stefano Accorsi, non solo cinema Allenarsi con il pancione Il mondo dell’Arke by Technogym Taping, un alleato adesivo Wakeboard…mania Il cinema fa paura Alessandro Di Carlo, Romano co’ la "ere" maiuscola Allenamento funzionale, basta che funzioni Una rosa e tacchi alti! Roma sprint Champions Tare, la Roma secondo me! Una sana "dipendenza"

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Si ringraziano: Daniele Pavan, Mauro Rossetti, Danilo Di Lello, Marco Ciluffo, Prof. Claudio Monzio Compagnoni, Marta Noto, Federica Giannopolo, Danilo Menghi, Elena Mandolini, Rosa Borgognoni, Gruppo IMAGO, Zajra Nurra, Giuliano Massaro, Ilenia Trifiletti, Roma Today, Lorenzo Nicolini, Alessandro Monzio Compagnoni, Mara Crocianelli, Danilone, Leli Bresigni, Saverio Ferragina.com (press agent), Marco De Lellis, Big Luciano, MyMot.

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Sciatica, chi la conosce la evita!

omunemente denominata sciatica, la sciatalgia definisce il corredo sintomatologico irritativo e doloroso, con annesse limitazioni della motilità, della coscia con ripercussioni anche sulla colonna vertebrale lombare (lombosciatalgia). Una sindrome lombosciatalgica può manifestarsi sin dalla giovane età o apparire in età più avanzata, con una distribuzione tra i due sessi in maniera quasi paritaria; certamente il 95% delle persone adulte ha dovuta confrontarsi, almeno una volta nella propria vita, con questo evento, molte volte, altamente invalidante. Di origine post traumatica o degenerativa o compressiva (in molti casi, anche un semplice starnuto o un colpo di tosse, particolarmente vigorosi possono innescare il meccanismo), la pressione sullo sciatico può causare un dolore lancinante, urente e trafittivo, tipico e facilmente rilevabile, che s’irradia dalla regione lombare all’articolazione coxo-femorale e percorrendo il tragitto del nervo, raggiunge il piede. Pur essendo generata dalla compressione di una radice spinale. Negli esseri umani, dal punto di vista anatomico, lo sciatico è il più robu-


“Il termine sciatica o sciatalgia, deriva dal latino sciaticus, originato dal greco ischiadikos, relativo all’anca, mutuato a sua volta dal termine ischyo sono forte, robusto, riferendosi alla parte anatomica (femore) che ha il compito di sostenere l’intero corpo assieme all’arto controlaterale”

sto e più lungo nervo del corpo e prende origine dal tratto spinale lombare del rachide, passando attraverso gli spazzi intervertebrali, si porta verso il basso, e transitando attraverso l’anca, si porta verso la parte posteriore della coscia e della gamba per poi raggiungere la parte terminale del piede. Oltre al dolore, generalmente monolaterale, il paziente può avvertire una sgradevole sensazione di torpore con difficoltà del movimento e alla stazione eretta, con difficoltà di calibrare la stabilità dell’arto inferiore. Pur essendo determinata da una compressione di una radice spinale lombare, la sindrome sciatalgica trova le sue cause anche in altri fattori, quali una radicolite, una ernia spinale, una degenerazione dei dischi intervertebrali o una spondilolistesi (disallineamento delle vertebre), la gravidanza (per compressione sulle radici nervose o sullo sciatico da parte di un utero notevolmente aumentato e dalle continue stimolazioni e tensioni muscolari, nonché dagli effetti determinati dalla tipica postura della gravida), posture incongrue di lavoro o abituali (sedie troppo rigide, dormire in posizione fetale, scarso esercizio fisico e attività sportive scarsamente modulanti le fibre nervose, o movimenti stressanti sulle fibre muscolari “a freddo”, stiramenti o strappi muscolari da fatica, sforzi intensi e mal controllati), o per stenosi (restringimento) del canale vertebrale. Per rilevare, strumentalmente, la situazione patologica che determina la sindrome lombo-sciatalgica ci si avvale delle rxgrafie, 05

della TAC, della RMN e di metodi di "imaging", quali, la neurografia NMR, con risultati di diagnosi positività di fare diagnosi molto vicina al 100% dei pazienti con sciatalgia severa. A parte quei casi inveterati, emendabili solo attraverso la scelta chirurgica, i pazienti affetti da “sciatalgia”, possono essere efficacemente trattati da un mix di svariate tecniche quali la FKT con esercizi progressivi e controllati, utilizzando lo stretching, i massaggi miorilassanti, adeguate posture sia sul lavoro che nenne normali attività della vita quotidiana, farmaci antiinfiammatori, antidolorifici ed eventuale utilizzo di cortisonici (sempre ed esclusivamente sotto adeguato controllo medico), manipolazioni chiropraticoosteopatiche (sempre sotto controllo medico ed effettuate da personale specializzato). Sia per la cura e, fondamentalmente, per la prevenzione del dolore lombare è vivamente consigliata una buona attività motoria, isometrica e calibrata, con riposo a letto su superfici quanto meno con supporti semirigidi, ma soprattutto viene fatto obbligo il rimuovere tutti quei fattori di rischio, quali l’obesità, le posture incongrue e viziate, la sedentarietà, gli sforzi immotivati e, comunque, tutte quelle pessime abitudini che possono coinvolgere in un “mal posizionamento” la colonna vertebrale e le sue strutture.

a cura del Prof. Claudio Monzio Compagnoni


Riflessioni e considerazioni sull’unità europea

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Europa come vera unità ifletto su alcune parti dell’intervista rilasciata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, lo scorso 26 gennaio, a La Stampa nell’ambito dello speciale “Europa” da questa promossa, insieme ad altre cinque grandi testate giornalistiche europee. Dice Angela Merkel: “La mia visione è l’unione politica, […]. Passo dopo passo, dobbiamo avvicinarci in ogni settore politico. Ci accorgiamo infatti sempre più che ogni tema affrontato ai nostri confini interessa anche noi e viceversa. L’Europa è politica interna”. Questa parte, sembra, a mio parere, voler riprendere almeno in parte, ciò che fu scritto nel Preambolo del Trattato di Maastricht del 1992. In esso primariamente si evidenziavano i risultati fin lì raggiunti dall’Unione europea. Unione che nasceva con l’obiettivo degli Stati membri , Trattato di Roma 1957, di costruire un mercato comune europeo, visto come prima garanzia per il mantenimento della pace e della libertà in un continente appena uscito dalla catastrofe della seconda Guerra Mondiale. Secondariamente si preannunciava l’inizio di una nuova fase volta a perseguire un’unione non più solo economica, ma anche


politica. Ulteriori passi in questo senso sono stati iscritti nel Preambolo del Trattato di Lisbona, 2007, dove trovano particolare sottolineatura i valori verso cui l’Unione intendeva ispirare la sua azione futura. In modo particolare il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza, la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti fondamentali. E come non menzionare la Carta di Nizza, 2000, (la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea), alla quale il Trattato di Lisbona riconosce valore giuridico vincolante, al pari di quello delle norme dei Trattati. Un sistema di tutele dei diritti invero era già operante prima della Carta di Nizza, ma si trattava di un sistema di tutela diverso. Infatti, i Trattati prevedevano sol-

tanto la tutela di alcuni diritti legati all’obiettivo primario della costruzione di un mercato unico: il diritto alla non discriminazione, la libertà di concorrenza, di circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e della prestazione di servizi. Infine la Corte di Giustizia Europea, che per Angela Merkel è “[…] corte suprema […]”, la quale Corte inizialmente giudicava la violazione dei diritti sanciti dai Trattati comunitari, e che poi ha iniziato a giudicare anche quelli non espressamente previsti dai trattati ma contenuti nelle Costituzioni nazionali. Ultima considerazione sempre in relazione all’intervista della cancelliera in cui afferma che “[…] nel corso del processo trasferiremo sempre più competenze

alla Commissione […]” è sul principio della separazione dei poteri, uno dei principi fondamentali del costituzionalismo, assieme alla tutela dei diritti. Se si confrontano le applicazioni di questo principio nelle Costituzioni contemporanee e nel sistema che si è costruito nell’Unione Europea, è facile cogliere il divario che li separa. Un sistema, questo ultimo, che originariamente assegnava al Parlamento Europeo, organo legittimamente eletto dal popolo, un ruolo consultivo, mentre il potere legislativo e quello esecutivo erano ripartiti tra due organi privi di legittimazione popolare: la Commissione Europea e il Consiglio dei Ministri (si tratta del cosiddetto deficit democratico). Anche qui molta

strada è stata fatta, nel corso dei vari Trattati i poteri del Paramento Europeo sono stati ampliati, da notare che questo organo ancora non ha il potere d’iniziativa legislativa, che resta nelle mani della Commissione . La mia domanda allora potrebbe essere questa: perché non possiamo essere veramente una unità? Perché non far ripartire quel processo costituente ottimamente, almeno nelle intenzioni, iniziato nel 2004, bocciato da due referendum in Francia e nei Paesi Bassi nel 2005 e definitivamente cancellato in un documento allegato al Trattato di Lisbona? Ovviamente partendo da nuove premesse. In primis dalla consapevolezza di voler essere un’unità: quel unità che la dimensione costituzionale e democratica del popolo europeo, voluta dai Padri Costituenti, tiene insieme, con tutto il loro carico di valori, obiettivi e principi fondamentali. E poi dalla convinzione che è possibile affrancarsi dall’illusione che per competere nei processi di globa- lizzazione sia necessario inseguire le spinte massimaliste del liberismo, rilanciando così il suo modello democraticosociale, anche questo su nuove, più sostenibili, eque premesse.

Rosa Borgognoni

1 Si veda Caretti P. “La dimensione sopranazionale” in M. Fioravanti, a cura di, “Il valore della Costituzione. L’esperienza della democrazia repubblicana”, Editori Laterza, 2009.

Si veda De Flores C. “Il fallimento della Costituzione europea. Note a margine del Trattato di Lisbona”. Articoli scientifici della rivista on line www.costituzionalismo.it

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Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti a Strasburgo.


Tecnicamente progrediti o umanamente evoluti?

il mondo in un touch

“Uno smartphone è un dispositivo portatile che abbina funzionalità di telefono cellulare a quelle di gestione di dati personali potendo installare ulteriori applicazioni, dal calendario alla rubrica, dalle email ai giochi. Nel mondo, gli smartphone rappresentano il 30% del mercato.” 08

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di Marco Ciluffo Gruppo IMAGO

in dall'alba dei tempi, le innovazioni tecnologiche hanno segnato la rotta della storia umana; ogni evoluzione, ogni cambiamento, tanto in meglio quanto in peggio, è sempre stato determinato dalle nuove scoperte, dal loro uso e dalle loro implicazioni. D'altronde, la peculiarità dell'essere umano è proprio quella di poter intervenire sul mondo che lo circonda, di poter essere il più indipendente possibile dalla natura grazie alle sue invenzioni. E' sempre stato così, dall'invenzione della ruota all'età del ferro, dalla prima catapulta alla prima rivoluzione industriale; proprio quest'ultima determina l'assetto della società in cui viviamo oggi, ma c'è stata un'altra rivoluzione che lo ha reso


Un’idea rivoluzionaria Il primo smartphone, chiamato Simon, è stato progettato nel 1992 dalla IBM e commercializzato nel 1993. Oltre alle normali funzioni. Era dotato di una penna a stilo per scrivere direttamente sullo schermo.

esattamente come è oggi e che lo proietta verso il futuro a velocità mai sognate prima: quella dell'elettronica. Ormai la nostra vita è profondamente condizionata dalle ultimissime applicazioni elettroniche, e si può tranquillamente dire che la nostra civiltà si regge su di esse, in ogni aspetto: dal lavoro all'intrattenimento, tutto funziona grazie alle tecnologie multimediali e alla loro velocità comunicativa. Le imprese, per essere competitive, devono giocarsi tutto sulla comunicazione telematica e sull'uso di software sempre nuovi ed evoluti; è possibile raggiungere ogni punto del mondo senza problemi grazie a navigatori satellitari. La domotica sta prendendo sempre più piede nelle case moderne, influenzando molti aspetti della vita quotidiana, dal consumo energetico alla praticità dei vari servizi. L'alta tecnologia finalizzata al comfort ed alla sicurezza sono i criteri sui quali le case automobilistiche si

fanno la concorrenza più spietata, i film d'azione e fantascienza - e non solo- vengono realizzati quasi interamente con la computer graphic; la musica, ormai, passa tutta dal web e i videogiochi costituiscono una delle forme di intrattenimento più utilizzate al mondo. E, come se non fosse stato sufficiente il cambiamento causato dall'introduzione dei telefoni cellulari, il mondo intero sembra non poter fare a meno degli smart phone,con tutte le loro svariate ed infinite applicazioni; e lo stesso discorso vale in generale per tutte le varie piattaforme (notebook, tablet, ipad, etc), sempre più ibride e indistinguibili tra di loro per i molteplici servizi che offrono. Se non si comunica con What's up, I-message, Twitter, Skype, Facebook è come essere fuori dal mondo. La tempestività e l'istantaneità con cui si può comunicare con chiunque in qualunque parte del globo ha mutato radicalmente anche il

mondo dell'informazione, rendendolo più efficiente, ma ha anche cambiato per sempre il nostro modo di comunicare e di concepire i rapporti personali, sia nei tempi che nei modi. L'uso di tutte queste applicazioni e dei vari social network porta gli utenti ad una apparente maggiore condivisione di pensieri e contenuti, ma in realtà, l'elemento umano si è andato perdendo sempre di più; è sempre più difficile attirare l'attenzione di qualcuno dato che tutti sono sempre a testa china impegnati a interagire con il touch screen del loro smart phone, tanto che sarebbe meglio inviare un 'Ciao' via sms che salutarli dal vivo. Sembra che tutti i nostri schemi comunicativi si stiano adattando alla tecnologia di consumo, e non viceversa, come sarebbe lecito pensare. 09

Tuttavia, nonostante questo tipo di alienazione tecnologica disabitui gradualmente le nuove generazioni al contatto umano, vanno ricordati gli innumerevoli vantaggi che ne derivano nel campo lavorativo e quindi nel progresso in generale. E' possibile gestire moli di lavoro finora impensabili, e soprattutto è possibile farlo con una velocità e un'efficienza che migliorano di giorno in giorno. Inoltre, l'uso di questi strumenti tecnologici è imprescindibile per l'istruzione del futuro e, di conseguenza, anche per il mondo del lavoro. Saper padroneggiare determinate tecnologie è fondamentale soprattutto per i giovani, i maggiori consumatori di queste innovazioni; in questo senso, esse costituiscono un valido trampolino di lancio verso il futuro professionale. Bisogna però stare attenti a non divenire eccessivamente dipendenti da queste tecnologie e soprattutto a non dimenticare l'importanza dell'elemento umano, senza il quale non esisterebbe nulla di tutto ciò, e la realtà ce lo ha dimostrato: anche navigando con gli strumenti più avanzati ed efficaci, non è stato possibile evitare un ostacolo immobile da secoli.


Stefano Accorsi, non solo cinema

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asce a Bologna nel 1971. Inizia a farsi notare con la pubblicità di un noto gelato “due gusti” ma è con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, film del 1996, che inizia la sua scalata verso il successo. Stefano Accorsi, da allora, è uno degli attori più amati del cinema italiano. L’ultimo bacio Radiofreccia, Un viaggio chiamato amore (con cui ha vinto la Coppa Volpi al Festival di Venezia), Santa Maradona, Romanzo Criminale: questi sono solo alcuni dei titoli che lo vedono indiscusso protagonista sul grande schermo. E non solo. Perché Accorsi è un attore a tutto tondo che ama recitare anche in televisione e in teatro con risultati notevoli; basti pensare al grande successo de Il dubbio per la regia di Sergio Castellitto. E ora spetta proprio a Stefano Accorsi raccontarci un po’ di se stesso. Una domanda per rompere il ghiaccio. Raccontaci di te con pochi aggettivi.

È la domanda più difficile che mi sia stata fatta per rompere il ghiaccio! Non lo so. Possiamo ritornarci dopo, intanto ci penso. Ride (n.d.r.)

Nel mese di febbraio debutterai al Teatro Jovinelli di Roma con lo spettacolo Furioso Orlando, dove si racconta l’amore in tutte le sue declinazioni. Come ti sei preparato ad affrontare un personaggio così poliedrico come il “Cavaliere Stefano”, Foto di Marco Rossi Courtesy Saverio Ferragina Abiti by GUCCI


che avrà l’arduo compito di farci da guida?

Non è stato un lavoro semplice. Il testo è una commistione fra alcuni versi dell’Ariosto e molti versi scritti, sempre in rima, dal regista Marco Baliani. È stato un lavoro molto scrupoloso che ha dato vita ad uno spettacolo coinvolgente e fruibile. Il mio compito di attore sarà quello di farvi entrare nella musica di questi versi. Fare arrivare al pubblico i sentimenti che accompagnano il testo dell’Ariosto: ironia, profondità, passione, tutte quelle emozioni che sono sempre attuali. Di volta in volta diventerò narratore, darò voce a diversi personaggi, sarò diversi personaggi, farò citazioni. Un lavoro bellissimo che spero possa piacere tanto quanto sta piacendo a me.

Com’è il tuo rapporto col regista Marco Baliani e la tua collega di scena Nina Savary?

Con Nina Savary c’è una forte fiducia. Lei gioca con le macchine di scena. Mi accompagna creando rumori di scena, cantando e suonando diversi strumenti. Con Marco Baliani c’è fiducia e stima: non potrebbe essere altrimenti.

Attualmente stai lavorando ad un importante progetto, il film Versus, che ti vede regista, sceneggiatore e produttore. Quale ruolo senti si avvicini di più alle tue corde?

Devo ammettere che mi piace

molto la fase di sviluppo di un’idea. Scrivere è un nuovo ed appassionante approccio che sto sperimentando. Credo, però, che più avanti saprò dire cosa sul serio prediligo.

Oltre al teatro e al cinema, nella tua carriera troviamo anche la televisione. Finalmente, dopo diversi anni di assenza, ritornerai sul piccolo schermo con la fiction per Canale 5 Il clan dei camorristi, dove interpreti la parte di un giudice. Ci puoi dare qualche breve notizia in anteprima sul tuo personaggio?

Interpreto un giudice che viene trasferito per lavoro al sud, il che comporta un ritorno alla sua terra d’origine. Quella che vedrete è la sua lotta contro la camorra, è la sua storia come uomo e professionista. Ma non solo. È anche la storia di un uomo sposato da poco; sicuramente la sua lotta andrà ad inficiare nel suo matrimonio. L’intimità rubata, la continua presenza della scorta, le minacce dalla Camorra, la decisione di far nascere un bambino in mondo violento: tutto questo andrà a minare il rapporto di coppia. Ho amato recitare in questa fiction perché si racconta la storia completa di un uomo.

La fiction ha già richiamato molta attenzione per via della tematica trattata (la lotta alla camorra, dagli anni Ottanta ai giorni nostri) e molti l’hanno già etichettata come la più attesa del 2012. Spaventa, oppure rende or-

gogliosi un tale interesse?

È una serie importante e di qualità che affronta una tematica profonda con scrupolo. Tutti noi, dai registi Alexis Sweet, Alessandro Angelini ai miei colleghi Giuseppe Zeno, Francesca Beggio, Francesco di Leva, Claudia Potenza, abbiamo lavorato con impegno e passione. Per prepararmi, ad esempio, ho incontrato magistrati importanti che mi hanno dato utili consigli per la mia interpretazione. Siamo tutti orgogliosi e contenti di aver partecipato ad un tale progetto.

In queste settimane sta avendo molto successo la fiction Il tredicesimo apostolo. Per la prima volta in Italia si affronta il paranormale a discapito delle tematiche familiari. Cosa ne pensi?

Credo che si stia muovendo qualcosa. Certo, il sistema è un po’ più piccolo rispetto a quello americano ma credo che ormai i tempi siano maturi. In fondo già con la serie tv Romanzo Criminale abbiamo iniziato ad allontanarci da famiglie e quant’altro. Basti pensare anche a quanto abbia da offrire il digitale terrestre: si sta capendo che per fare concorrenza si devono anche toccare tematiche più scottanti e diverse. Passiamo alle ultime domande inerenti allo sport…

Qual è lo sport che ami praticare maggiormente e perché? 13

Pratico sempre sport. Per motivi di lavoro mi alleno spesso da solo. Vado in palestra ma amo stare all’aria aperta, per cui spesso mi dedico alla corsa. Credo che il corpo sano aiuti a vivere meglio: non vorrei ma abbandonarlo. È un concetto che sto insegnando anche ai miei figli.

C’è uno sport che vorresti praticare, anche estremo, ma che ancora non hai sperimentato?

Estremi no. Però ammetto che l’aliante mi ha sempre attirato; prima o poi tenterò. Vorrei provare anche gli sport subacquei e ammiro molto le discipline orientali e il loro approccio allo sport fatto di etica e disciplina

Chi nel mondo dello sport, anche guardando al passato, ammiri? Mi viene subito un’immagine in mente: la croce agli anelli di Yuri Chechi, sembrava non facesse nessuno sforzo talmente era bravo e concentrato. Era sempre un’emozione vederlo in azione. In oltre, nelle interviste che rilasciava si capiva benissimo che è un uomo intelligente e che ama profondamente lo sport. Ovviamente anche Alberto Tomba è uno sportivo dalla personalità importante, che non si può dimenticare. Che altro dire? In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e un grazie a Stefano Accorsi! Elena Mandolini


consigli per le neo mamme

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allenarsi con il pancione

uoghi comuni come “in gravidanza bisogna mangiare per due” oppure “in gravidanza bisogna evitare qualsiasi movimento perchè potrebbe compromettere la salute del nascituro” sono ormai superati. I recenti studi hanno dimostrato che una moderata attività fisica non agonistica oltre a non fare male aiuta il decorso della gestante sia sotto il profilo fisico che psichico. Inoltre, permette un recupero post parto più veloce ed efficace. Naturalmente, visto che ogni gravidanza è diversa dall’altra, prima di intraprendere un qualsiasi esercizio fisico, è fondamentale consultare il medico curante che dovrà rilasciare un certificato medico da presentare al centro sportivo. In secondo luogo è fondamentale affidarsi ad istruttori specializzati che sappiano come comportarsi in situazioni di questo tipo. La gravidanza non è di certo una malattia ma è sicuramente uno stato psico-fisico particolare durante il quale gli sconvolgimenti a livello ormonale modificano sia la struttura fisica che l’umore della donna. È fondamentale quindi un approccio adeguato sia sotto il profilo fisico che sotto quello psicologico. Chiarire quali sport praticare e quali evitare è prioritario.

Sport da evitare Sci da discesa, tennis, calcio, arti marziali, equitazione non dovrebbero rientrare tra le attività sportive di una donna in stato interessante. In generale bisogna evitare tutti quegli sport di impatto o estremi che potrebbero compromettere l’integrità del feto. Sono inoltre da scartare dopo il terzo mese tutte quelle attività che richie-

dono un grado di coordinazione ed equilibrio elevato come la bicicletta o il motociclismo. Gli sport consentiti sono la camminata, il nuoto e la ginnastica in acqua, esercizi in palestra e il ballo ma in maniera moderata e con qualche piccolo accorgimento. Praticare inoltre stretching in maniera costante insieme ad un po’ di Yoga o Pilates può addirittura aiutare durante la fase di travaglio. Prima di iniziare l’esercizio fisico è utile tenere presente alcune linee guida fondamentali: è preferibile svolgere una attività fisica più leggera che non affatichi troppo ma nel contempo consenta di tenere sotto controllo il peso della futura mamma. Sono da preferire eser-

“Gravidanza non significa necessariamente vietare ogni tipo di esercizio fisico. Al contrario se la futura mamma non ha particolari problemi, una adeguata attività fisica durante i 9 mesi può aiutare sia lei che il bambino.” 14

cizi aerobici moderati a movimenti anaerobici pesanti. L’utilizzo dei pesi deve essere mirato è consentire l’esecuzione di un numero medio alto di ripetizioni (tra 15 e 20). Meglio le macchine che i pesi liberi perché consentono un maggior controllo dei movimenti. Per quanto riguarda lo sforzo aerobico, è sempre meglio che la frequenza cardiaca non superi il 60/65% della FC Max. Esempio di donna di 33 anni: FC Max=220-33=187 bpm 65% 187=120/130 bpm In mancanza di un cardio-frequenzimetro, considerare che durante la camminata si deve essere in grado di parlare senza eccessivo fiatone. Le donne incinte hanno una capacità respiratoria ridotta a causa dell’innalzamento del diaframma, causato dal maggior volume dell’utero. Durante gli esercizi bisogna respirare sempre in modo fluido senza rimanere mai in apnea, in caso evitare i movimenti che inducono questa condizione. Potrebbe interrompere il trasporto di ossigeno al feto. Il ritmo degli esercizi deve sempre essere lento e controllato senza stressare troppo l’apparato muscolo-scheletrico, particolarmente provato durante i 9 mesi. La gravidanza è di per sé un allenamento, immaginare di dover passare l’intera giornata con una coppia di manubri da 5 Kg in mano! Gli allenamenti dovrebbero durare circa 30/45 minuti. Un tempo superiore potrebbe essere eccessivo. Le puerpere si stancano prima, meglio delle brevi pause tra un esercizio e l’altro o comunque dopo non più di 15/20 minuti di attività. In caso di attività fisica


considerare un po’ di sonno extra nelle ore pomeridiane. Prevedere sempre qualche minuto di stretching a fine seduta per mantenere un buon grado di elasticità generale. La ginnastica pre parto può tranquillamente integrare la normale attività fisica. Lavorare sempre in un ambiente fresco e ventilato. Evitare eccessive temperature corporee specialmente durante i primi mesi, potrebbero creare problemi al feto. Se si decide di fare delle passeggiate all’aperto evitare i periodi troppo freddi, troppo caldi o i luoghi piene di smog, meglio lavorare in un ambiente chiuso. L’alimentazione deve essere adeguata specialmente se si pratica un po’ di sano esercizio. Prediligere i cibi sani e nutrienti aggiungendo una quota sostanziale di proteine. La formazione del feto è una fase plastica cioè di costruzione durante la quale è richiesto un apporto proteico maggiore. Frutta e verdura dovrebbero essere consumate ad ogni pasto per fornire il giusto apporto di vitamine. Bere spesso acqua è importante in una condizione normale ma diventa fondamentale in gravidanza. Evitare l’esercizio nelle ore più critiche della giornata (quando ad esempio le nausee sono più forti). Nella scelta del programma di lavoro, tener conto della condizione atletica di partenza della gestante. Da un punto di vista fisiologico è meglio praticare già una attività fisica nel momento in cui si decide di rimanere incinta, in caso contrario si può sempre iniziare dopo ma con più cautela. Evitare tutte quelle attività ad alto impatto, potrebbero interrom-

pere il flusso sanguigno verso la placenta e quindi verso il feto. Dal 3° al 7° mese si può eseguire una attività fisica moderata. Le prime 12 settimane di gestazione sono le più delicate per la formazione del feto. È bene evitare grossi sforzi. Dall’8° mese concentrarsi maggiormente sugli esercizi di respirazione e relax, lo Yoga ed il Pilates sono molto indicati seppure con le dovute cautele. Evitare la posizione supina mentre si possono adottare posizioni in quadrupedia, seduta e laterali Dopo il 4° mese evitare tutti gli esercizi in posizione supina. Potrebbero provocare la compressione della vena cava inferiore da parte dell’utero, interrompendo il ritorno di sangue al cuore. Considerare che una donna incinta consuma più velocemente le riserve di glicogeno nel sangue. Per evitare possibili cali di zuccheri, consumare una piccola merenda con una quota di carboidrati 90/120 minuti prima di fare attività fisica. A tutte le donne che decidono di rimanere incinta, si consiglia una adeguata attività fisica prima, concentrando l’attenzione sui muscoli addominali e quelli della schiena. In questo modo si riuscirà a ridurre il mal di schiena nei mesi finali della gestazione. Ricordarsi di includere sempre esercizi specifici per la postura. Il maggior peso del seno potrebbe provocare ipercifosi dorsale, mentre il pancione potrebbe facilitare l’iperlordosi lombare. È essenziale includere qualche esercizio per la cuffia dei rotatori (per l’extrarotazione della spalla) e gli erettori spinali della colonna vertebrale. Un ottimo movimento in questi casi è la trazione alla Lat Machine in

tutte le varianti (presa prona, supina, parallela) senza utilizzare un carico eccessivo. Il riscaldamento prima dell’allenamento è fondamentale. In gravidanza, si riduce la produzione da parte del corpo di liquido sinoviale (il lubrificante delle articolazioni). Nella scelta degli esercizi tener presente della diminuita capacità di equilibrio e stabilità. È utile evitare tacchi troppo alti, indossare scarpe da palestra comode. La distorsione alla caviglia è molto frequente nelle puerpere. Durante l’attività motoria, bere frequentemente piccoli sorsi di acqua, per garantire sempre una adeguata idratazione. I vantaggi dell’attività fisica in questo periodo sono molteplici: un buon allenamento induce il corpo nella produzione di endorfine, eccezionali per innalzare la soglia del dolore anche durante il parto, aiuta a controllare il peso corporeo, aumenta il tono e l’elasticità dei muscoli. Dona il buon umore e aiuta a superare i momenti difficili (legati anche agli sconvolgimenti ormonali e fisiologici a cui la donna incinta è soggetta) e tiene impegnata la futura mamma facendola sentire attiva e vitale. Molte donne sono costrette ad abbandonare momentaneamente il lavoro. Migliora la postura ed allevia i frequenti mal di schiena, aiuta la circolazione sanguigna messa a dura prova durante i 9 mesi, migliora le capacità respiratorie, vitali per un miglior trasporto di ossigeno al feto. Infine combatte la stanchezza cronica (la crescita del feto richiede uno sforzo cardiaco maggiore di circa il 30/50%) e aiuta la ritrovare la forma fisica dopo 15

il concepimento. Dopo il parto, trascorse appena 4/6 settimane, è possibile tornare alla pratica sportiva. L’imperativo è però di procedere con calma, il corpo è ancora affaticato dal cambiamento subito. Gli addominali vanno allenati dolcemente mentre i movimenti con grosse catene cinetiche (squat pressa,…) vanno ripresi non prima di qualche mese. L’ideale è ricominciare con 2 sedute settimanali e prediligere un numero di ripetizioni medio/alto (8/12) e carichi moderati. Cercare di allattare prima degli allenamenti o dopo circa 90 minuti. La produzione di acido lattico post allenamento potrebbe rendere il latte più acido e quindi meno gradito al bambino. Evitare i movimenti multiarticolari a rischio con carico articolare eccessivo come Squat, affondi, Leg Press, Saltelli, Step, Corsa intensa. Lo Yoga ed il Pilates, come detto, sono ottime attività da eseguire durante tutta la gravidanza. Meglio però che la futura mamma le conosca già prima di restare incinta. Il Pilates in particolare aiuta l’equilibrio, previene il mal di schiena, rinforza il pavimento pelvico fondamentale per la spinta durante il parto, aumenta la flessibilità articolare, tonifica i muscoli addominali, rafforza il diaframma con conseguenti vantaggi respiratori durante il travaglio, dona calma e serenità. Perciò Mamme andateci caute, allenatevi con calma, ma fatelo con criterio, tenetevi in forma perché la fatica vera viene dopo ...auguri e figli...SPORTIVI !!!

Giuliano Massaro Trainer E.F.C.


A

gli “attrezzi misteriosi” dell’allenamento funzionale

il mondo dell’Arke

rke è un kit di attrezzi della Te c h n o g y m ideato per realizzare allenamenti funzionali. Arke, dal greco "arche" significa origine; l'obiettivo è quindi quello di realizzare allenamenti che riproducono movimenti naturali propri della vita di tutti i giorni. L'allenamento funzionale è infatti caratteristico per il fatto che si rivolge al perseguimento di tutte quelle capacità che

permettono al corpo di eseguire al meglio le attività quotidiane. Tali capacità sono: -

la coordinazione la stabilità l'equilibrio la flessibilità la mobilità articolare la forza la potenza la velocità e la reattività l'agilità la capacità cardiovascolare e respiratoria - la propriocezione

Gli attrezzi che compongono il kit sono divisi in quattro categorie che rappresentano i quattro elementi aria, acqua, terra e fuoco le quali si differenziano l'una dall'altra per il colore degli attrezzi.

Le categorie ARKE La categoria "ARUA" comprende attrezzi ad aria di colore giallo, sono sei palle di diversa grandezza, consistenza e peso, adatte per essere lanciate o usate come superfici instabili.

La categoria "ACQUA" comprende attrezzi al cui interno contengono acqua, sono 4 waterballs di diversa grandezza, forma e peso adatti per il core training (esercizi rivolti al rinforzo del centro del corpo).

La categoria "TERRA" comprende attrezzi di diverso materiale e forma utilizzati a terra come superfici d'appoggio per eseguire esercizi di equilibrio e propriocezione (capacità del corpo di conoscere la sua posizione senza l'utilizzo della vista).

La categoria "FUOCO" comprende il pendulum e due clave adatti in generale per il riscaldamento e in particolare per eseguire esercizi dinamici di rinforzo e stabilizzazione del tronco e delle spalle.

La varietà degli attrezzi del kit permette di lavorare in maniera completa su tutte le capacità in un unica sessione di allenamento e di poter organizzare un'infinità di esercizi e programmi a circuito, utilizzando gli attrezzi di una o più categorie contemporaneamente.

L'Arke permette quindi di poter sviluppare programmi di lavoro 1 a 1 con l'istruttore, piccoli o grandi gruppi, favorendo una costante diversificazione delle sessioni di allenamento, e garantendo un approccio innovativo, dinamico e divertente alla pratica dell'esercizio fisico in palestra. 18


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nastriamoci un po' con il "taping neuromuscolare decompressivo"

un alleato ...adesivo!

I

l TAPING neuromuscolare è una tecnica di stimolazione cutanea che tramite l'applicazione di un nastro adesivo sulla pelle favorisce effetti benefici a livello del sistema muscolare, scheletrico e degli organi interni. Il nastro adesivo è caratteristico per avere una proprietà elastica che con semplici micromovimenti stimola i recettori della cute, determinando una risposta muscolare riflessa grazie ad una eccitazione del sistema nervoso centrale. Esistono due metodi di applicazione del nastro ai quali corrispondono rispettivamente una risposta COMPRESSIVA e una risposta DECOMPRESSIVA locale. L'azione del metodo DECOMPRESSIVO è data dalla formazione di pliche cutanee che determinano un effetto biomeccanico localizzato nelle zone trattate. Proprio per le sue speciali caratteristiche, il nastro adesivo solleva la cute aumentando lo spazio interstiziale e stimolando diverse risposte quali:

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- Aumento della circolazione sanguigna e linfatica; - Diminuzione della stasi dei liquidi interstiziali; - Riduzione della compressione sottocutanea; - Liberazione della fascia; -Aumento dell'ampiezza di movimento articolare; - Miglioramento dell'allineamento articolare; - Una riduzione degli stati dolorosi a livello muscolare,articolare e cutaneo; - Riduzione del calore e della concentrazione di sostanze chimiche presenti nei tessuti -riduzione degli stati infiammatori locali; - Normalizzazione del tono muscolare riducendo i compensi fasciali; - Riduzione dei tempi di recupero muscolare;

- Miglioramento della forma fisica;

Poichè l'azione del TAPING possa essere efficace è necessario avere una conoscenza accurata del metodo di applicazione, della fisiologia articolare e dell'anatomia funzionale. Il metodo non deve essere utilizzato isolatamente ma è necessario abbinarlo a trattamenti terapeutici o programmi di lavoro messi a punto da professionisti del settore sanitario, fisioterapico e sportivo. Zajra Nurra Trainer EFC

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Q

Luca Savina ci racconta questo incredibile sport

wakeboard...mania

uando si parla di sport estremi, la prima parola che viene in mente è pericolo. Un’idea che la maggior parte della gente rifugge apparentemente, ma che in profondità culla insieme ad altre emozioni, altrettanto forti e primordiali: paura, rischio, eccitazione … e divertimento. E in fin dei conti, quando si parla di sport estremi, è questo che prevale: un sano, grandissimo divertimento. Praticare certe discipline non richiede, come molto

potrebbero pensare, incoscienza e spavalderia fini a sé stesse, ma esattamente l’opposto: occorre una grande preparazione fisica e mentale, una esatta conoscenza dei rischi, una buona dose di ponderatezza, e soprattutto una approfondita conoscenza di sé stessi e dei propri limiti. Bisogna sapersi mettere in gioco completamente, sapere quando bisogna fermarsi e quando bisogna invece spingere al massimo per superarsi. Insomma, per praticare sport estremi bisogna abbracciare una certa filosofia di vita, che

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di certo non si rispecchia nell’atteggiamento dello sportivo a tempo perso. Ed è esattamente con questo spirito che molte persone si sono avvicinate alle tante discipline che sono fiorite negli ultimi anni, soprattutto a quelle ‘acquatiche’-in quanto leggermente più accessibili in termini di attrezzatura e di luoghi dove praticare. Su tutti i nostri litorali- ma anche laghi, naturali e non- ci si imbatte in quelle più diffuse, ossia windsurf, kitesurf e wakeboard. Gli ingredienti segreti sono sempre gli stessi tre: acqua, velocità e una tavola, e

combinati in diverso modo regalano emozioni e adrenalina allo stato puro, ma stavolta ci concentreremo sul wakeboard, attività che sta prendendo sempre più piede in questi ultimi anni arrivando anche a insidiare la popolarità del kitesurf, considerato da tutti l’ultima grande tendenza in questo campo. In realtà, il wakeboard, non è una novità assoluta, perché vanta una maggior anzianità: esiste da più tempo, ed è comparso per la prima volta addirittura nei primi anni Ottanta. Tecnicamente, differisce dalle altre due discipline sopra menzionate perché il movimento non è generato dal vento e non è regolato da alcun tipo di vela. Nel wakeboard il movimento è di tipo artificiale, generato dal motore di un motoscafo o di una moto d’acqua: il praticante monta con entrambi i piedi su una ta-


vola simile a quelle da snowboard, ma leggermente più larga e spessa, agganciata al veicolo, e poi viene trainato a tutta velocità. Sfruttando le onde create dal veicolo e una velocità molto forte e continua– impensabile da raggiungere nelle discipline dove si sfrutta la sola forza del vento – è possibile lanciarsi in una grande varietà di salti ed evoluzioni. Il wakeboard può essere pensato come una sorta di fusione tra sci nautico e snowboard;è una attività entusiasmante, e possiede un notevole elemento coreografico e spettacolare. Richiede una certa abilità psico-fisica, dato che le acrobazie ad alta velocità impegnano tantissimo non solo i muscoli, ma anche la coordinazione, la prontezza di riflessi e la capacità di controllare l’emotività. Senza contare che i voli e i tuffi, anche quelli indesiderati che sono tanti soprattutto in fase di apprendimento, spingono veramente al limite tanto il fisico quanto il coraggio. Insomma, uno sport veramente adrenalinico, ‘estremo’ a tutti gli effetti., ed ufficialmente riconosciuto da varie federazioni in tutto il mondo. Per saperne di più su questa attività, abbiamo rivolto qualche domanda all’esperto Luca Savina, atleta della Nazionale Italiana di Wakeboard, nonché istruttore ed esperto professionista.

Ciao Luca, benvenuto e grazie di essere qui con noi. Come ti sei avvicinato al wakeboard? Come lo hai scoperto? Mi sono avvicinato a questo sport intorno al 1996, quasi per caso e per pura curiosità; ero con alcuni amici, anche loro già amanti degli sport da tavola, e nelle calde giornate estive senza un filo di vento non avevamo molte alternative per ingannare il tempo … A un certo punto, ci siamo chiesto come sarebbe stato farsi trainare con la tavola da una barca, e la curiosità ci ha spinto a voler provare questa sensazione … E così ci siamo subito entusiasmati e appassionati; abbiamo cominciato a farlo sempre più spesso, e la nostra passione ci ha spinto perfino ad andare all’estero, per imparare dai professionisti stranieri. Tutti questi sforzi mi hanno portato a far parte della Nazionale Italiana di Wakeboard, che negli ultimi anni ha ottenuto importanti risultati a livello mondiale ed europeo.

Cosa ami in particolare del wakeboard? Cosa ti regala in termini di emozione? Il wakeboard è uno sport che ti spinge a metterti sempre in competizione con te stesso, poiché a tutti i livelli c'è sempre qualcosa di nuovo ed emozionante da imparare, ogni nuovo trick (figura acrobatica, ndr)chiuso è qualcosa di indescrivibile. È adrenalina pura ad ogni livello, che tu sia principiante o professionista...

Consiglieresti il tuo sport ai più giovani? Quali possono essere i benefici per loro? Certamente! Perché è estremamente divertente, e oltre alla passione a al divertimento, regala dei concreti benefici fisici … Ci

tengo a fare presente che essere semplicemente trainato da una barca a piena velocità comporta l'uso completo ed impegnativo di tutta la muscolatura, senza contare lo sforzo per rimanere sempre in equilibrio in tutti i movimenti! Comunque, oggi ci sono attrezzature e barche sempre più innovative che facilitano l’apprendimento di questo sport anche ai completi principianti. Inoltre, con il tempo, abbiamo maturato tecniche d'insegnamento che agevolano la pratica di trick ed evoluzioni con il minimo impatto a livello di traumi e con un grado di rischio veramente molto ridotto… A tutto vantaggio del divertimento, della salute e della ricerca di fiducia in sé stessi e di sicurezza nelle proprie capacità … 25

Ringraziamo Luca per aver soddisfatto con chiarezza le nostre curiosità e i nostri interrogativi sul Wakeboard, uno sport elettrizzante ed affascinante, che regala davvero tantissimo in materia di emozioni; sicuramente aiuta a forgiare il corpo,e – come ha voluto sottolineare Luca – anche lo spirito, ma come sempre, vogliamo ricordare che lo fa in maniera sana. Ed è sempre questo l’obiettivo principale, il benessere: ecco perché questi sport estremi, se praticati con coscienza e criterio, rappresentano una fonte inesauribile di emozioni forti ma ‘pulite’ che, specialmente per i giovani, sono una validissima alternativa a stili di vita sbagliati e molto spesso estremamente dannosi. Danilo Menghi


S

dopo la miniguida al vampirismo, un excursus sul genere horror

il cinema fa paura

aremo un po’ masochisti? Quel brivido lungo la schiena, quella sensazione che ci porta a girarci per assicurarci che siamo soli nella stanza. L’horror piace e piace proprio perché ci fa provare paura, disgusto e fa innalzare l’adrenalina alle stelle. Fin dai propri albori, il cinema ha da sempre sfruttato il filone gotico e i romanzi horror per creare storie di intrattenimento ad hoc. Basti pensare a uno dei capostipiti: Il gabinetto del Dottor Caligari datato 1920. E che dire di tutta la filmografia del compianto Vincent Price? I molteplici film

basati sui racconti di Edgar Allan Poe, La mosca, La maschera di cera, sono pellicole indelebili nella storia del cinema, che continuano ad ispirare moderni remake. E come dimenticare pietre miliari come L’esorcista, Rosemary’s baby, La notte dei morti viventi (il primo, quello di Romero, il migliore ovviamente), La mummia, Shining e restando in ambito nostrano le prime opere di Dario Argento, Pupi Avati e Lucio Fulci. Ancora oggi il cinema continua a realizzare horror, alcuni davvero inappagabili altri da dimenticare. Proprio in questi mesi stanno uscendo titoli come The woman in black con un

L’Alieno creato dalla mente di Ridley Scott.

bravissimo Daniel Radcliffe, gli spiritelli cattivi di Non avere paura del buio, un nuovo capitolo della saga di Underworld versione 3d, la casa infestata di Dream House e l’horror “malefico” L’altra faccia del Diavolo. Basta già solo soffermarsi su questi titoli per capire che all’interno di questo genere, siano nati dei sottogeneri che vanno così ad allargare la nostra lista. I bambini, ad esempio, hanno sempre il loro fascino, a volte anche maligno, in queste storie. Oltre ad alcune pellicole succitate, non si può non citare il complicato Cole de Il sesto senso, i tormentati bambini di The orphanage e Fra-

gile o ancora Il presagio (sia quello del 1976 che i due seguiti e il remake) e l’horror – thriller Nascosto nel buio con Robert De Niro e Dakota Fanning. Un altro spunto interessante è sempre stato lo spazio profondo. Chissà quali orrori si nascondono in quell’infinita oscurità? Sicuramente da citare c’è la saga di Alien nata nel 1979 dalla mente di Ridley Scott e proseguita con tre sequel e due spin-off, Solaris (quello del 1972), il delirante Punto di non ritorno del 1997 e il più recente Pandorum del 2009. E che dire di poveri adolescenti tormentati da mostri oppure da assassini psicopatici?

Jason, il killer protagonista della saga cinematografica “Venerdì 13”.

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Freddy Krueger, il mostro dei sogni della saga di film horror “Nightmare”.

Al via quindi saghe infinite come Nightmare, Venerdì 13, Non aprite quella porta, Scream e Final destination. A proposito di torture, come non annoverare quei film che hanno come base una sequela di torture a poveri esseri umani, che hanno avuto solo la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato? Ecco, quindi, Vacancy, Tesis, Hostel e la saga di Saw. Negli ultimi vent’anni, poi, ha preso il sopravvento anche il mokumentary horror: ovvero

un finto documentario a sfondo orrorifico, girato con la telecamera libera. Il primo risale al 1999 e porta un titolo che tutti conoscono, persino anche chi non l’ha mai visto: The blair witch project. A seguire ne sono nati a milioni di film simili ma veramente pochi possono essere citati: il bellissimo Rec che rivisita il mito degli zombie, l’angosciante Esp del 2011 e la trilogia Paranormal Activity. Per chi, invece, vorrebbe cimentarsi in un confronto fil-

mico e decidere quale sia la versione migliore potrà vedere la saga di The Ring e The grudge (quelli originali giapponesi e i remake americani) e anche lo spagnolo Rec che ha visto nascere un anno dopo la sua uscita la versione targata U.S.A. dal titolo Quarantine. Persino la tv ha capito che si dovesse essere maggiormente sfruttare questo prolifico genere. Negli ultimi due anni sono, infatti, nati due telefilm horror che stanno riscuotendo un discreto suc27

cesso: Walking dead, basato su un mondo post-apocalittico e infestato da zombie e, American horror story, che unisce un po’ tutti i clichè di genere in un modo innovativo. Per chi, infine, volesse anche leggere un po’ di brivido potrebbe avvicinarsi a Edgar Allan Poe, i primi e i più belli romanzi di Stepehen King, i più recenti Dan Simmons, Robert McCammon e Clive Barker. E ora… Buon brivido a tutti! Elena Mandolini


so Romano co’ la “ere” maiuscola

O

ggi, insieme a noi di Easy Fit Magazine, niente di meno che Alessandro Di Carlo, grande attore comico e grande trascinatore. Romano con la "R" maiuscola (o meglio, con la “ere” ), in ogni sua apparizione ci fa ridere di gusto con la sua ironia “arrabbiata”, ricca di intelligenza e sarcasmo, tipica dei romani, ma fa anche riflettere, analizzando vizi e virtù della società passata e presente in spettacoli corrosivi e dissacratori costruiti su fatti di vita vissuta; dall'adolescenza al rapporto con i genitori, fino ad arrivare alla vita di tutti i giorni ... praticamente ce n’è per tutti!! La sua carriera artistica inizia nel 1989 con la partecipazione alla trasmissione televisiva "Lancio Party" su GBR, e prosegue in un percorso diviso tra teatro, radio,cinema, e televisione, con pubblicità e fiction di prima serata, passando dalla Rai a Mediaset e da tutti i maggiori network italiani, dove viene premiata numerose volte. Innanzitutto benvenuto! Alessandro, tu hai oltre vent’anni di palcoscenico alle spalle, e un pubblico di ogni età, dall’adolescente al pensionato; riesci a essere in sintonia con tutti loro, a scatenare grandi risate ma anche momenti di riflessione. Qual è il tuo segreto? Da dove trae nutrimento la tua vena comica? Per essere precisi quest' anno sono esattamente sono 23


anni di palcoscenico ... e il 23 porta pure bene! Al di là di quello che dicono i Maya, in Italia, ma sopratutto a Roma, il 23 lo conosciamo bene, sappiamo tutti di che parliamo quando diciamo il famoso ‘bucio’ di 23 … comunque, detto questo, di segreti, effettivamente, non ce ne sono … c'è solo una maturazione naturale di un ragazzo di 45 anni, quindi un uomo fatto, a volte anche strafatto … no scherzo … un uomo maturo, che porta avanti il suo progetto con la passione, l'esperienza , la voglia di fare, e forse, un semplice talento innato che mi ha portato a far ridere gli altri con naturalezza fin dai tempi delle scuole elementari … e poi, casualmente, è diventata una professione … ma poi la risata rientra nel mondo dell'arte, quindi spero di essere un artista e soprattutto spero sempre di riuscire a prendere e dare emozioni.

In tutti i tuoi spettacoli, almeno quelli negli ultimi anni, ti vediamo sempre molto a contatto col pubblico. Ti piace stare in mezzo a loro ed essere irriverente e anche un po’ ‘casinaro’; quanto è importante per te questo contatto? Quanto conta l’elemento ‘uomo qualunque’ nell’Alessandro Di Carlo artista?

L'artista non è scisso dall'uomo e viceversa, è un tutt'uno, l'uomo è artista, e l'elemento naturale per me è un fattore che cerco sempre di esprimere in tutti i miei spettacoli, cerco di essere sempre

me stesso. La legge del Caos,in fondo, è un po’ la legge della vita; cioè, cerco sempre di estrarre il meglio da ogni situazione confusionaria o da un semplice casino, perché c'è sempre una cosa buona e positiva da recuperare, e sono questi che diventano poi i momenti più divertenti ... perché, se non mi diverto io, non posso divertire gli altri, è questo è un dato di fatto fondamentale per un comico … ho proprio il desiderio ed il bisogno di stare tra il pubblico, in mezzo alle persone, di toccarle: è quasi una messa laica, una liturgia non religiosa -sempre rispettando tutte le religioni- noi siamo uomini, semplici e normali ... e tutto questo mi piace e mi gratifica.

Una domanda da un milione di euro ad un uomo che per lavoro fa ridere la gente: nella vita quotidiana di questi giorni, in questo preciso momento storico, cosa ti fa ridere e cosa non ti fa ridere?

Mi fa ridere tutto ... ma come spesso accade, del tutto, non mi fa ridere niente … è tutto così tragicamente comico … e questo c'è l'hanno già insegnato i grandi artisti del passato come Alberto Sordi e il grande Totò … che poi, pensandoci bene, non è passato poi così tanto tempo, dato che ogni volta che accendo la tv e rivedo un film di questi grandi artisti la comicità è tutta lì ... quindi, anche se può sembrare una banalità, ridiamoci sopra, anche se a volte è una risata un po’ amara, che forse è

l'unico modo per sconfiggere l'amarezza, la tristezza e le grandi tragedie che ci affliggono tutti i giorni, senza pensare troppo alle cose che non vanno nella vita … quindi forza e coraggio, che, come disse Rossella O’Hara in ‘Via del Vento’ "domani è un altro giorno"...

Quando hai tempo, ti piace fare attività fisica? Che tipo di sport ami?

Guarda, sinceramente, lo sport a me piace tutto … sono un bambino,e come tutti i bambini amo giocare a pallone, e per questo mi sono anche rotto una gamba in tre parti, recentemente ... so’ stato anche un po’ ‘cojone’ se vogliamo … ognuno ha la sua stupidità, però pazienza … le cose succedono, ma l'importante è divertirsi con lo sport.

Hai dei portafortuna o dei gesti scaramantici?

Come tutti gli Italiani io sono un po’ credente un po’ pagano ... siamo così,un po’ latini, una volta ci facciamo il segno della croce e una volta facciamo le corna, gesti in netta contrapposizione tra di loro, però la nostra genia è proprio quella ... però prima di ogni spettacolo amo radermi, ma non per un gesto scaramantico, perché già so’ brutto de mio, più iva, quindi cerco di andare davanti al mio pubblico tutto bello sbarbato e pulito.

Maya e fine del mondo permettendo, quali sono i tuoi progetti artistici per il fu29

turo? Dove possiamo venire a vederti?

Ma io vado su Marte con i Maya, però attenzione che arriveranno con le astronavi molto presto, alle 5 di mattina a prenderci, perciò svegliateve presto se no rimanete a Terra . Il progetto per domani ma ormai è quello che cerco di fare tutti i giorni - è cercare di essere più umano, cercare quella umanità, quella sensibilità che fa parte di noi, perché mi piace essere un umano e non un disumano, e soprattutto come diceva mamma mia, "male non fare e paura non avere" . Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti,ormai sono proiettati verso quest'estate; stiamo organizzando con Roma Capitale degli spettacoli di intrattenimento proprio tra la gente, nelle periferie più estreme di Roma, quelle più ‘toste’, i famosi Bordi di Periferia, come cantava il buon Eros … e quindi, forza e coraggio, che ce ne abbiamo bisogno tutti, e con questo ve saluto e ve abbraccio e con una pernacchia scaramantica vi aspetto. Danilo Menghi


È

gli “attrezzi misteriosi” dell’allenamento funzionale

basta che funzioni

ormai da un po’ di tempo che, entrando in una qualsiasi palestra, ci si imbatte in una serie di oggetti piuttosto insoliti e sconosciuti ai più. Appaiono abbastanza strani, a volte un po’ grossolani, e il più delle volte fuori contesto; molti di noi, vedendoli per la prima volta, li collocherebbero istintivamente in un posto scomodo e impol-

verato come un garage o un cantiere edile, piuttosto che accanto ad ultramoderne macchine cardio o a scintillanti e avveniristiche stazioni multifunzione. Eppure, sebbene questi oggetti non sembrino consoni all’odierno ambiente della cultura fisica, si conquistano a pieno diritto il loro spazio, che fino a qualche anno fa era solo per un pubblico di nicchia, mentre oggi costituisce l’ultima frontiera delle ten-

Kettlebell, la “palla di cannone” russa.

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denze nell’allenamento. Stiamo parlando del cosiddetto allenamento funzionale, che in realtà è sempre stato una parte integrante nei programmi di training di molti sportivi professionisti e non da tempi immemori, e che recentemente è stato “riscoperto” e riproposto al grande pubblico delle palestre per il suo indiscutibile valore nel costruire un corpo più forte, sano ed efficiente, in tutti quanti i suoi aspetti; mi-

glioramenti non solo a livello muscolare, ma anche cardiovascolare e propriocettivo, e quindi incrementi di forza, resistenza e agilità, ossia di “abilità” nel senso globale del termine. L’allenamento funzionale si avvale di moltissime tecniche, dando enorme rilievo anche al movimento a corpo libero, ma i suoi benefici sono amplificati grazie ai numerosi attrezzi che stiamo imparando a conoscere e che stanno proliferando al punto tale da essere inseriti nell’armamentario di ogni palestra che si rispetti, con l’istituzione di appositi corsi. Naturalmente, ci vorrebbero fiumi di inchiostro per parlarne dettagliatamente, perciò in questa sede faremo solo un accenno ai più conosciuti.


L’attrezzo che potremmo definire il ‘caposcuola’ di questo movimento, il più simbolico e uno dei primi ad essere riscoperto, è il kettlebell: la palla di cannone con la maniglia, grezza, dura e spartana, una autentica palestra portatile, funzionalissima e versatile per ogni scopo, dal potenziamento alla forza esplosiva, all’aumento della resistenza, del fiato e al dimagrimento. Usata fin dai tempi della Russia zarista, impegna il corpo e la mente in una lotta continua in ogni centimetro dell’arco di movimento, forgiando uomini (e donne) forti e coordinati! È una integrazione fondamentale nella preparazione atletica di molti sportivi, ma anche per la gente comune è utile per rafforzare il core e prevenire gli infortuni; obbligando il corpo a padroneggiare un carico instabile, lo allena a muoversi come un tutt’uno secondo i suoi schemi motori naturali, insegnando anche a gestire la fatica e lo sforzo. Con questa logica, che sta alla base di tutti gli attrezzi funzionali, ci si può approcciare ai ‘successori’ del kettlebell, come i clubbell, delle clave pesanti molto simili a quelle usate dai giocolieri. I clubbell vengono usati in diversi esercizi balistici che richiedono una notevole destrezza, poiché impegnano molto la forza e l’abilità della presa. Questo procura un grande allenamento neuromuscolare; i risultati sono una migliore gestione nei carichi pesanti e una maggiore mobilità e coordinazione, una eccellente preparazione soprattutto per attività schermistiche, per

L’allenamento con il Sandbag.

tennis, cricket, baseball e sport simili. Anche in questo caso, si tratta di attrezzi ampiamente utilizzati da diversi secoli in varie culture, originariamente per addestramenti di tipo militare, all’insegna dell’efficienza e della praticità, e solo in tempi successivi adattati ad usi sportivi. Un discorso analogo può essere fatto anche per i suspension trainer, attrezzatura estremamente versatile per esercizi estremamente duri ma

produttivi. Inizialmente, l’allenamento in sospensione era prerogativa dei militari americani in missione; l’uso improvvisato di cinghie di paracadute e funi si rivelò ottimo per mantenere l’efficienza fisica dei marines in ambienti scomodi e sprovvisti di qualsiasi attrezzo, e fu proprio l’adattabilità e la praticità a determinare il successo di questo metodo, ora diffusissimo e molto apprezzato. Molti attrezzi funzio-

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nali, invece, derivano direttamente da sistemi di allenamento di discipline sportive specifiche, come il bulgarian bag (o sacco bulgaro) o il sandbag (sacco di sabbia), entrambi “presi in prestito” dal mondo della lotta e delle arti marziali. Il primo è un sacco di cuoio con maniglie che i lottatori della nazionale olimpica bulgara usavano per aumentare la forza esplosiva, mentre il secondo contiene al suo interno altri sacchi di sabbia, che rendono così il carico instabile, difficilissimo da maneggiare e tenere in equilibrio, simulando esattamente lo stesso durissimo sforzo di quando si è alle prese con un avversario. Infine, ci sono attrezzi ed esercizi funzionali presi addirittura da alcuni ambienti di lavoro: ad esempio, il martello pesante tipico dell’edilizia, le corde navali e perfino enormi ruote di trattore, tutte attrezzature che, se usate in un certo modo, garantiscono allenamenti sfiancanti e un incredibile condizionamento. E la lista potrebbe proseguire, dato che l’allenamento funzionale è stato sì riscoperto, ma anche aggiornato, e quindi vengono proposti modi e mezzi sempre più innovativi e fantasiosi, purché siano pratici ed efficienti. Lo scopo è quello di riavvicinare la gente al concetto che decenni di macchinari fitness e improbabili televendite ci hanno fatto dimenticare: si possono ottenere risultati anche al di sopra delle aspettative, ma bisogna lavorare duro! Danilo Menghi


T

il nuovo modo di allenarsi “stuzzicando” la voglia di tenersi in forma

una rosa e...tacchi alti!

ra tutte le nuove discipline fitness, ce ne sono alcune veramente curiose e divertenti che puntano sull’originalità e sull’innovazione per stimolare l’entusiasmo dei praticanti e per “stuzzicare” la loro voglia di tenersi in forma. Forse “stuzzicare” è la parola

giusta per due di queste discipline in particolare: l’Aerotango e il Lady Sensual; ecco la nuova frontiera del fitness coreografico, corrente in voga ormai da diversi anni e che coniuga i movimenti basilari dell’attività aerobica e degli esercizi di tonificazione con attività più ‘artistiche’, come i vari tipi di danza. In questo caso particolare, la parte coreografica è

Il gruppo dell’Aerotango, tutta grinta e...rose rosse”.

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fondamentale, perché attraverso il movimento ha lo scopo di rappresentare ed esprimere sensazioni molto intense quali la passione e la sensualità … e a cosa ispirarsi se non a degli autentici punti di riferimento in fatto di sensualità e fascino? Quali migliori icone se non i ballerini e le ballerine di tango con le loro appassionate evoluzioni e i loro intrecci così rav-

vicinati? Per questo scopo nasce l’Aerotango, uno stile di aerobica coreografica molto affascinante ed originale, in cui l’eleganza, la sensualità e l’energia del Tango si fondono con i metodi di costruzione didattica dell’aerobica ‘classica’: il risultato è un esplosivo mix di divertimento, tonificazione, consumo energetico e liberazione dallo stress, il tutto ad


Le sensuali ragazze della classe di “Lady Sensual”.

un ritmo sostenuto e all’insegna della spensieratezza! L’Aerotango aiuta non solo a scolpire un fisico invidiabile e a mantenere la forma, ma anche a costruire e consolidare complicità e intesa tra partnerin sala e anche fuori riuscendo a tirare fuori la nostra sensualità inespressa e accrescendo la nostra autostima. Grazie alla creatività dell’istruttrice e alle sue sequenze coreografiche, finalmente un’attività stimolante e sana , che non lascia spazio alla noia!

E restando in tema di sensualità e forma fisica, un'altra novità, diretta prevalentemente ad un pubblico femminile: il Lady Sensual, una ginnastica ‘coreografata’ ispirata alle movenze e al portamento delle sensualissime ballerine di pole dance e lap dance. Oltre ad accentuare la sensualità e la femminilità nel movimento, questa nuova attività esalta l’animo seducente di ogni donna, ma esalta anche le sue curve. Si tratta di lezioni molto impegnative per la mu-

scolatura di tutto il corpo, e soprattutto per quella delle gambe e dei glutei, che vengono letteralmente scolpiti, grazie anche all’uso dei tacchi; è questa l’arma segreta del Lady Sensual, le scarpe col tacco, che richiedono impegno e fatica, equilibrio, coordinazione e resistenza muscolare, ma permettono di rimanere glamour e sexy anche durante l’allenamento! Una disciplina innovativa ed efficace, un nuovo modo di lavorare sul corpo e sulla perso35

nalità, per migliorare la forma, il portamento e la sicurezza femminile. Insomma, non mancano i modi insoliti, divertenti e anche un po’ trasgressivi per stare in forma … e a questo punto non avete più scuse per non dedicarvi al fitness! Mi raccomando, per le lezioni niente tuta e scarpe da ginnastica, ma una rosa rossa e tacchi alti! Ilenia Trifiletti Trainer E.F.C.


P

Angolo DELLA Lupa L’

er la Roma di Luis Enrique arrivano i mesi della verità. Dopo un avvio assai negativo, con sprazzi di gioco alternati ad incomprensibili blackout, al giro di boa i giallorossi hanno recuperato parte del terreno perso. Nonostante l’uscita dalla Coppa Italia, patita ad opera della Juventus di Antonio Conte, con un perentorio 3-0 nel nuovo impianto bianconero, Totti e compagni cercheranno di lottare punto su punto per l’obiettivo terzo posto, valido per i preliminari della futura Champions League. Lo sprint, partito con la vittoria esterna al San Paolo di Napoli e proseguita con i successi a Bologna, nel recupero della prima giornata di campionato e nel doppio turno casalingo con Chievo e Cesena, subendo una parziale frenata con il pari interno contro i felsinei di Pioli, in attesa di disputare gli ultimi venti minuti di gioco a Catania, in seguito alla sospensione per pioggia. In chiave mercato, dopo aver registrato la partenza di Borriello, accasatosi alla Juventus, di Okaka, girato al Parma nell’operazion per il riscatto di Fabio Borini, e di Pizarro, ceduto in prestito al

Roma, sprint Champions

Manchester City di Roberto Mancini, il Direttore Sportivo Walter Sabatini ha portato a Trigoria la giovane promessa uruguaiana Nico Lopez e il centrocampista brasiliano Marquinho, arrivato dal Fluminense con la formula del prestito con diritto di riscatto.Un mercato che ha pienamente soddisfatto le aspettative del tecnico asturiano, che aveva chiesto a più riprese lo sfolti-

Fabio Borini, “splendida sorpresa” di questo campionato.

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mento di una rosa con troppi esuberi e qualche eccellente muso lungo.Sul fronte societario, il Consiglio di Amministrazione, presieduto da Thomas Richard DiBenedetto, ha deliberato un importante aumento di capitale, che servirà a soddisfare i fabbisogni di un bilancio segnalato ancora in perdita. Sotto il profilo dell’assetto, si fa sempre più largo la figura del tycoon statunitense James Pallotta, socio forte del consorzio a stelle e strisce che ha rilevato la società giallorossa. Il magnate, di origini italiane, nel corso della visita a Trigoria, si è reso persino protagonista di un tuffo vestito in piscina, per far capire ai suoi giocatori come vorrebbe festeggiare i futuri successi del suo club.Insomma, gli ingredienti per una seconda parte di stagione all’altezza delle aspettative dei tifosi, sembrerebbero esserci davvero tutti. Lo auspica la piazza di Roma, assai matura nella valutazione dei primi risultati della squadra. Se lo augura Franco Baldini, artefice principe dell’ “Idea” spagnola targata Luis Enrique. Al campo, come sempre, l’ultima parola.

Alessandro Monzio Compagnoni


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Tare, la Roma secondo me

l derby a Roma, si sa, dura tutto l'anno e a alimentare la passione della stracittadina ci pensa il direttore sportivo della Lazio Igli Tare: "I nostri cugini hanno un progetto che non si sta rivelando vincente, ma vengono comunque sempre esaltati dalla stampa. Dall'altra parte abbiamo una società come la nostra che sta lavorando sodo per raggiungere i suoi obiettivi e sta dimostrando il suo valore con i fatti, eppure si leggono certi articoli sui giornali". Il ds biancoceleste utilizza i microfoni di 'Lazio Style Radio' per difendere la sua società e il suo operato durante la sessione di mercato invernale. Non senza tirare in ballo la Roma tutelata maggiormente dalla stampa secondo Tare. "I giornali scrivono che la Lazio sta pensando di prendere giocatori svincolati? Rimango allibito, la notizia è completamente falsa - sottolinea Tare -. Non ho mai cercato giocatori svincolati. Sappiamo quali sono i problemi di questa rosa ma non ho mai preso in considerazione una tale mossa di mercato. Le cose non sono così drammatiche come si legge sui giornali o si sente nelle radio". Il dirigente albanese è tornato anche sulla par-

tita di Genova che la Lazio voleva rimandare per maltempo, ribadendo il concetto delle diversità di trattamento delle diverse società. "Era una partita che non doveva essere giocata e c'erano tutti i presupposti per farla rimandare - spiega - Purtroppo sembra sempre che ci siano due pesi e due misure rispetto ad altre squadre. Nonostante tutto, questo è ser-

c’èsolo

Lazio

la

vito per dimostrare quanto il gruppo sia unito. Vedendo il risultato sono sicuro che in condizioni migliori avremmo potuto vincere". Una situazione di disagio che la Lazio vive ancora oggi con l'impraticabilità di Formello. "Siamo in grande difficoltà per le condizioni climatiche di Roma, pertanto abbiamo preso in considerazione l'ipo-

Tare in tribuna insieme al suo Presidente Claudio Lotito.

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tesi di anticipare l'orario della gara contro i romagnoli o di rinviarla se le condizioni non ci dovessero permettere di giocare una partita normale. La Lazio si sta muovendo per garantire questo e anche la sicurezza sugli spalti" ha concluso il dirigente. di Roma Today a cura di di Lorenzo Nicolini


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un ambiente accogliente e tanta disponibilità possono creare...

una sana “dipendenza”

e inventassero un gruppo di disintossicazione da questo centro, mi troverei costretta a frequentarlo! Visto però, che non c'èniente di male nel voler stare sempre in palestra, non mi resta che raccontarvi il come e il perchè questo centro mi ha rubato il CUORE. Circa quattro mesi fa, tanta tristezza affliggeva il mio cuore e sentivo il bisogno di scaricarla. Quale modo migliore se non quello di sfogare tutto facendo un po’ di sport? Il dilemma era trovare un centro sportivo che facesse al caso mio. Mia cugina un giorno mi dice: "Segnati dove vado io, all'Easy Fit Boccea. La palestra è molto bella e la gente che la frequenta è tranquilla”. Ovviamente "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare"e ho passato qualche giorno a pensare se seguire o meno il consiglio.

Alla fine mi sono convinta e ho fatto il primo passo ritrovandomi presso la reception dell'Easy Fit. Non mi aspettavo di certo un'accoglienza distaccata ma sicuramente neanche tanto interessamento nel cercare di capire, senza eccedere nell'invadenza, cosa io volessi realmente. Non so dire se per pura casualità ma i ragazzi dell'accoglienza hanno capito subito che avevo bisogno di essere spronata a compiere il secondo passo: l'iscrizione. Così dopo un solo giorno sono diventata SOCIA EASY FIT BOCCEA. Sicuramente non mi sono segnata in palestra per fare nuove amicizie ma per riallineare la forma fisica e mentale. Quello che però mia cugina non mi aveva detto è che, entrando a far parte di questo centro sportivo, la mia vita sarebbe cambiata. Infatti Easy non è soltanto un luogo dove tenersi in forma ma anche un posto dove incontrarsi e liberarsi dallo stress quotidiano. Le persone che vi lavorano lo fanno con tanta dedizione da farti sentire come se ti trovassi in un'atmosfera rilassante ed amichevole e per di più in un ambiente sempre pulito alla perfezione. Per questo mi piace passare a fare due chiacchiere anche al di fuori del mio orario consueto. Persino il momento della colazione è diventato tappa fissa al bar dell'Easy Fit. È facile essere accolti da qualcuno pronto a farti un sorriso sincero e a scambiare qualche battuta; è confortevole vedere i ragazzi della reception, i collaboratori e gli istruttori che mi accolgono con il sorriso stampato sul volto e pronti a stamparlo anche sul tuo. È proprio tutto questo calore che mi aiuta ad affrontare in modo più sereno la giornata. La vera ciliegina sulla torta, però, è la piccola e accogliente zona relax: un piccolo angolo di paradiso in cui rifugiarti una volta finita la lezione per fare un po’ di gossip con gli amici. E già! Perché è facile che si creino nuove amicizie; non solo fra i soci del centro ma anche fra i soci e i ragazzi che vi lavorano! Un pregio in più rispetto ad altre palestre? Le serate danzanti nei vari locali di Roma e le cene organizzate che contribuiscono a cementare ancora di più i rapporti che nascono all’interno del centro. E pensare che molti ritengono che una palestra valga l'altra... grazie Easy Fit Club! Mara Crocianelli EFC Boccea

La nostra Mara...in azione!

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Easy Magazine  

Magazine dei Club di Roma Easyfit a Boccea e a Trastevere

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