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I RUMORI DI KOROKTOV


ANITA KOROKTOV


TESTO TIPOGRAFIA Realizzazione grafica: Vênus et Milö, Bologna


I rumori di Koroktov Una membrana sottile appoggiata al petto e Korotkov scopriva il rumore del sangue. Incessante flutto vitale. Suono sordo che cadenza con il suo scorrere il tempo di un corpo. Nella sua prima personale, Anita Koroktov sembra appoggiare uno stetoscopio sul mondo, per percepirne la vera essenza, ciò che è più occulto ma vero. In un viaggio di dieci filmati, racconta storie intime e viscerali, scopre le debolezze dell’uomo e ribalta gli ordinari concetti estetici. Ispirata dalla bizzarria, attratta dal grottesco, compie una ricerca antropologica sulle stranezze dell’animo umano. Costruisce il lavoro cinematografico impressionando su pellicola emozioni e sentimenti in un’indagine delicata di sublimazione del mostruoso. Ossessionata dalla passione, dalle manie, dalla preoccupazione, diventa presenza leggera ma fondante delle sue pellicole. Danza, recita, denuda la sua anima davanti all’obiettivo. In un pulsare costante di emozioni, rivive nei panni di un’alice disincantata, di un’osservatrice cruda del mondo che colora con poesia femminea, animalesca ed elegante. Il linguaggio fisico è un viatico. Inizia il suo viaggio nei meandri della mente labirintica dell’uomo, spingendosi ai limiti dell’eccezione, per dare un senso a ciò che non lo ha. Maria Chiara Valacchi


Koroktov vs. Tzivago Per la complessità di ciò che si chiama arte multimediale o arte squisitamente prodotta con nuovi media è bene tracciare linee che distiguano l’alto dal basso, il dentro dal fuori, il low-fi dall’hi-fi o più semplicemente lasciarsi ridefinire dai media stessi, che é poi ciò che fa Anita Koroktov, prima con se stessa e poi in modo assolutamente teatrale con le tracce del proprio lavoro. La sig.ra Koroktov (e purtroppo non siamo di definire il grado parentela con l’illustre dottore russo), utilizza ogni sorta di supporto dal corpo nudo allo smart-phone passando e ripassando la sua esistenza al vaglio di competenze a volte etnografiche, a volte cinematografiche e più spesso e semplicemente per realizzare quel sentire con gli occhi e vivere sulla propria epidermide, la ritualizzazione di una esperienza, possibile, del mondo. Alla base del cinema deve esserci per forza una parentela con la visione magica del mondo, forse con la forza sciamanica degli eventi. Il lavoro visuale di Anita Koroktov è uno sporgersi in un luogo proiettivo ed inventare per noi, il suo pubblico, tecniche ritmiche e percettive in grado di far rivivere fantasmi, siano essi depositati su di un supporto fisico o semplicemente in qualche recondito anfratto del nostro subcosciente. Per questo il lavoro di marasinéma (altro pseudonimo utilizzato dall’artista) con cui da anni corrispondo frequentemente via mail, sfugge alla logica del virtuale, forse per merito della personale caratura teatrale,

vuoi per il suo percorso, che contempla il voler essere attrice, e ancor più artista che offre corpo, corporeità nel senso di supporto fisico al mondo. Più in generale è alla ricerca di una capacità di interrogare il mondo contemporaneo sui suoi modi di appropriarsi del corpo, della fisicità e di utilizzarlo in pratiche di trasformazione del soggetto semplicemente, glissando e plasmando porzioni intere di immaginario: il nostro–il suo–il vostro–il loro. Come ogni esperienza del panico… nei due sensi panico nell’esperire il tutto e panico nei suoi stati di crisi, sappiamo che clinicamente non può durare infinitamente. Si stima a 45 minuti una crisi di panico in tempi tecnici. Piace ricordarlo per il problema della durata in questi reperti, rovine o archivi di cui come spettatori finiamo per prendere parte o far parte. Anch’io sono uno dei suoi freaks ed anche voi, ve lo assicuro finirete per andare negli stessi luoghi, piangere le stesse lacrime ed immedesimarvi in questi instantfeuillletons, che Anita Koroktov prepara, coreografa, mette in scena o semplicemente trova, ma non riesce a lasciarli lì, nel tempo o nel luogo ai quali appartengono. Ossessivamente, Koroktov cambia luogo destinazione o referenza. Eppure non è una pratica surrealista la sua. Non c’è mai un effetto di straniamento, sappiamo sempre dov’è il soggetto, dov’è la macchina da presa, il video, il telefonino, la minuscola telecamera dello schermo del suo computer come vi tro-


vaste in una chat-room privata e primitiva che è un poco l’inverso della camera oscura della visione del moderno. Perché questo è il problema delle micronarrazioni del post-moderno, che non è il contemporaneo ma la sua immagine botoxata, la sua giovinezza sognata, la sua guerra spietata contro il tempo che il cinema risolve con il montaggio il trucco il flash back e che il primitivo risolve con il feticcio la magia la medicina e più in generale la fede. Ora la fede nell’arte è generalmente mal riposta come malriposta è la fiducia nella scienza di cui i fenomeni sono alla base. Ed è appunto di fenomeni che il cinema di Koroktov si occupa. Fenomeni dell’apparire, non della visibilità ma di apparizioni epifaniche di orrore, di piacere, di tensioni o più semplicemente di vita. La vita nuda ecco più o meno agambianamente la vita nuda questo è ciò che le interessa. Ed ecco dunque che senza voler svelare il suo gioco di maschere, sarebbe come entratre in un museo etnografico e chiedere ai feticci di danzare o di risolverci la giornata, dobbiamo comunque confrontarci al problema di identità che l’artista ci pone fin dal suo nome. Non è questo dottore russo forse colui che con uno stetoscopio ed uno sfigmomanometro inventò il metodo per misurare accuratamente la pressione sanguigna, non viviamo noi sempre al limite underpressure, non cerchiamo forse di stabilizzare tensioni pulsioni e quant’altro? E senza rileggere ed incrociare biografie,

anche se l’ esercizio è bellissimo siamo in effetti con pezzi dell’immaginario godardianamente, sempre nella russia bolscevica o nella bassa padana. Siamo in fondo qui a raccontarci storie molto più David Lean che Boris Pasternak, fatte di gelidi incontri di sopravvivenza e di individui immersi in logiche politiche quasi apocalittiche ma in una quotidianità di struggente bellezza anche se nel degrado assoluto delle pratiche di narrazione. Per l’appunto Koroktov vs. Tzivago la rimozione della glassa, del melenso che piace al pubblico, al grande pubblico ed il realismo assoluto che anch’esso si trasforma in melassa quando visto e rivisto. Ma forse davvero evviva l’estetica della memoria nelle riprogrammazioni televisive, oddio è esistita anche la televisione. Vorrà davvero Koroktov proiettare il suo lavoro su vecchi tubi catodici chissà… Comunque sia in questa imprescindibile fase del suo lavoro la chiave è nel confronto tra l’estetica di due grandi dottori russi, raccontataci da una possibile reicarnazione della figlia di Ryan e da questa artista molto attenta che come Diane Arbus e Rosy ha in fondo una enorme passione per le categorie della differenza. Parigi 2012 Ivo Bonacorsi , no copyright


RIDURRE

2011


Ridurre Ridurre   5’ 5’21’’ 21’’  2011


ALICE 1907

2010


Alice 1907 9’09’’ 2010


IN CAMERA

2010


In camera 1’ 04’’ 2010


SEPARARSI

2010


Separarsi 3’ 30’’ 2010


LA RAGAZZA SENZA MANI

2009


La ragazza senza mani 6’ 39’’ 2009


IN ME

2009


In me 1’ 06’’ 2009


PER AMOR FATI

2009


Per Amor Fati 5’ 40’’ 2009


L’ANATRA DI HELSINKI

2008


L’anatra di Helsinki 2’ 48’’ 2008


TALLINN

2008


Tallinn 3’ 42’’ 2008


N#0

2008


N#0 7’ 42’’ 2008


I RUMORI DI KOROKTOV

dall’11 al 26 febbraio 2012

FONDAZIONE SAN DOMENICO via Verdelli 6 Crema (CR) INAUGURAZIONE 11/02/2012 ORE 17.00 ORARI DI APERTURA martedì – sabato 16-19 domenica 10-12 e 16-19 Info 0373.85418 www.teatrosandomenico.it Ingresso libero


Note biografiche Anita Koroktov, Mara B (Treviglio, 1979) è un’artista che lavora con film e video. Giovanissima studia Recitazione al teatro Carcano di Milano e diventa membro attrice dell’Actor’s Center di Roma. Si laurea in Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università di Bologna e consegue un Master in Filmmaking/Cinematography presso il Goldsmiths College di Londra. I suoi cortometraggi sono proiettati a Clermont Ferrand, Maya Film Festival e Sangiò Video Festival. Come artista espone in collettive presso Neon/ Campobase, Artefiera off e Zootropio; selezionata da DOCVA, è in VideoArtbook 2011.


ringrazio l’Anatra, la Balena, Ivo Bonacorsi, Umberto Cabini, il Diavolo, i miei freaks, Mario Gorni, il Dr. Korotkov, Mirken, Matilde Soligno, Vênus et Milö, Maria Chiara Valacchi


KOROKTOV prova  

Catalogo mostra Koroktov

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