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NERO Conformismo e ribellione DANIELA BAILO

“C’è un nero che è vecchio e un nero che è fresco” Hokusai

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a sempre associato alla notte, alle tenebre e al mondo sotterraneo, il nero rappresenta, nella maggior parte delle cosmogonie delle culture del Mediterraneo, lo stato precedente alla nascita dell’universo, lo stato di non-essere. “In principio”, cita la Genesi, “Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte”. È dalle tenebre, dal buio e dal nero che sono nati la luce, la vita e tutti i colori. Il nero può per questo essere considerato come la negazione dei colori o la somma di tutti essi. Un colore, scrive Pastoureau, “non sta mai da solo e non significa praticamente nulla quando è considerato isolatamente. Esso assume dei significati soltanto quando è associato o opposto ad un altro colore”. A tal proposito, il nero ha assunto nella storia della civiltà una particolare rilevanza nella sua contrapposizione al bianco. Nelle antiche cosmogonie il bianco e il nero vengono utilizzati come le “espressioni colorate del Bene e del Male”. Lo stesso binomio cromatico è alla base del T'ai-chi T'u, il simbolo grafico del Taoismo: una circonferenza divisa in due porzioni disposte in dinamismo rotazionale, di cui una nera e una bianca a rappresentare i due principi opposti e complementari all’origine di tutto l’universo: lo Yin e lo Yang. Associate rispettivamente alla Terra, al buio, al freddo, alla notte e al femminile (Yin) e al Cielo, alla luce, al caldo, al giorno e al maschile (Yang), queste due energie determinano le modificazioni dei cicli quotidiani, stagionali, planetari e cosmici. I due punti nel diagramma, sia all'interno dello Yin che all'interno dello Yang, rappresentano l'idea che ognuno di essi contiene già in sé il seme del suo opposto.

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progetti d'autore

Presso l’Antica Grecia il nero connota il mondo dei morti; nasce così l’associazione del colore allo stato luttuoso. La codificazione luttuosa del nero è strettamente connessa anche alla difficoltà tecnica di tingere le stoffe in un colore nero intenso e uniforme che hanno portato il colore ad essere “distintivo di un momento circoscritto della vita” o “esclusivo appannaggio delle classi superiori e spesso solo dei maschi appartenenti ad esse”. La prima formalizzazione del nero quale colore funereo si può fissare nella prescrizione del 1216 di papa Innocenzo III che, nel definire i colori degli abiti sacerdotali utilizzati nella liturgia cattolica, destina il bianco a tutte le festività legate alla figura di Cristo, della Vergine e degli angeli, il rosso alle feste degli apostoli e dei santi; il nero e il viola all’Avvento, alla Quaresima e al servizio funebre. Già nel XII secolo la scelta del nero presso gli ordini monastici assume una precisa valenza morale: il nero dell’abito benedettino connota una duplice idea di umiltà e povertà poiché rappresenta “colorem humilitati et abiectioni”. Nel 1245 viene fondato l’ordine dei frati neri o domenicani che nel 1478 sarà a capo dell’Inquisizione spagnola: è in questa circostanza che il nero viene utilizzato ufficialmente per indicare un potere temporale. Lo stesso avviene a Venezia ove il nuovo ceto emergente dei mercanti usa coprirsi con una toga nera come i ministri della Chiesa ortodossa spesso presenti nella città veneta. All’indomani della Grande Peste di metà del trecento si diffonde un ampio utilizzo del nero nel vestiario “segno di un’immensa disgrazia” o di una “vera e propria penitenza collettiva, un nero morale e redentore, quasi liturgico, simile a quello che prevale nelle chiese in due periodi dell’anno, l’Avvento e la Quaresima” (M. Pastoureau). Tra il Cinquecento e il Settecento l’uso si diffonde rapidamente tra la nobiltà. Baldassar Castiglione ne Il Cortegiano cita il nero come il colore degli uomini “pomposi e superbi”. Nel 1540, all’inizio della Controriforma cattolica, viene fondato un nuovo ordine religioso che sceglie la tonaca nera: la Compagnia del Gesù. I gesuiti ricoprono il ruolo di educatori, professori e istitutori: da ciò deriva

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ContemporaneaMente/6


Fotografie di Alessandro Fascini www.flickr.com/photos/alessandrofascini

DA LEGGERE LEMAIRE, Gérard-Georges, Le noir, Hazan, Parigi, 2006 PASTOUREAU, Michel, Nero. Storia di un colore, Ponte alle Grazie, Milano, 2009 SURACE, Mariangela, Nero. La religione di un colore e i suoi fedeli laici, Castelvecchi, Roma, 2000

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l’utilizzo del nero come simbolo di investitura intellettuale. La riforma protestante è caratterizzata da una profonda cromoclastia: Lutero rigetta il colore rosso della Roma papista in favore di un nero umile e monastico. Con l’Inquisizione il nero è il colore delle streghe e degli animali che ad esse si accompagnano, e nero è anche il colore della giustizia preposta alla persecuzione. “Prigioni, celle, processi, inquisizione, tortura: l’apparato giudiziario ama il nero e lo mette in scena per colpire gli spiriti, drammatizzare i riti, sottolineare i giudizi, intensificare le pene”. L’utilizzo del nero in funzione drammatica caratterizza anche l’opera di Shakeaspeare che nell’ Amleto attribuisce all’abito nero uno stato d’animo, un’interrogazione esistenziale, una malattia dell’anima: attraverso il colore il personaggio esprime il proprio tormento interiore. Il disagio di Amleto è, dopotutto, la melanconia (letteralmente “bile nera”): uno “stato di pigrizia associato al tedio dovuto all’impossibilità di conciliare l’Io alla realtà del mondo”. Di malinconia o spleen soffre il poeta francese Charles Baudelaire che, non a caso, ama vestire di nero. Fino all’Ottocento il nero arriva “sedimentato come colore del potere economico, della serietà professionale, della moralità integerrima, dell’investitura sacerdotale e intellettuale” ed è il colore del potere maschile poiché alle donne è consentito solo nei periodi di lutto o associato agli abiti delle streghe o delle suore. È solo verso la fine del secolo che il nero entra a far parte del guardaroba delle dame borghesi che, per partecipare ai bals des victimes, devono esibire abiti scuri che presentano l’occasione del passaggio del nero femminile dall’abito luttuoso alla toilette da sera. La donna esce in questo secolo dalla sua “bianca prigione domestica e il gesto più eclatante che può compiere per dichiararlo è impadronirsi del potere maschile per eccellenza: il nero” (M. Surace). All’inizio del Novecento la moda di Coco Chanel segna la definitiva appropriazione del nero da parte femminile mentre gli uomini “si avviano a indossare un nero ben più triste, anche se mascherato dallo scintillio dell’acciaio”: è il nero terrificante delle divise dei regimi totalitari. Il nero viene utilizzato dal fascismo e dal nazismo per generare terrore negli oppositori, così come in uso nelle antiche popolazioni barbare che si tingevano il corpo prima di affrontare una battaglia. Dopo la definitiva conquista del nero da parte femminile al termine del secondo conflitto mondiale se ne osserva la progressiva appropriazione da parte del mondo giovanile, nel bisogno di rappresentarsi, affermando il proprio ruolo nella società. La scelta dei giovani per tale colore risente degli influssi della filosofia esistenzialista che, negli anni cinquanta afferma una propria divisa: dolce vita nero, occhi bistrati per le donne, montature nere per gli occhiali. L’uso del nero da parte degli idoli musicali (da Elvis Presley ai Beatles) e degli artisti (primo tra tutti Andy Warhol) segna definitivamente la conquista del nero da parte giovanile. Il nero diviene ben presto il colore della modernità e ciò spiega l’ampio utilizzo di tale colore nel design e nelle prime produzioni di serie. Affermava non a caso Henry Ford, puritano molto ligio alla morale: ‘I nostri clienti possono scegliere qualsiasi colore, purché sia nero’.

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Nero - conformismo e ribellione  

nero significato del colore

Nero - conformismo e ribellione  

nero significato del colore

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