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Marzo 2012

Box Media

Distribuito con Corriere della Sera (Sette) In collaborazione con: Fismad

Malattie Digestive Entra nella nuova dimensione Box Media

Epatite: quando prima è meglio Storia della steatosi epatica Le malattie dell’apparato digerente: le cure più appropriate con i gastroenterologi L’emorragia digestiva: emergenza affrontata… in rete Conoscere la celiachia

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Malattie Digestive

Marzo 2012

Pag. 2

Direttore Stampa e Redazione Box Media

Layout Giandomenico Pozzi

Responsabile Edizione Elisa Santoro

Progetto grafico EM & Partners

Distribuzione Corriere della Sera (Sette)

Diffusione Nazionale

Stampa RDS Webprinting

Sommario

Eziologia, epidemiologia e storia della steatosi epatica

pag. 4

Reflusso gastroesofageo: dai sintomi alla cura

pag. 6

Conoscere la celiachia

pag. 6

Malattie dell’apparato digerente: cure più appropriate con i gastroenterologi

pag. 9

Innovazioni tecnologiche in endoscopia digestiva

pag. 10

Oncologia: Una delle grandi sfide della gastroenterologia

pag. 10

Competenza e innovazione: le sfide per una diagnosi precoce

pag. 11

“Nel supplemento cartaceo “Dispositivi Medici”, distribuito con Il Sole 24 Ore del 12 Marzo 2012, a seguito di una svista nella fase di impaginazione, al piede di pagina 9 è stato erroneamente pubblicato il logo dell’azienda Biotronik. Box Media porge le sue più sentite scuse per l’accaduto a tutti gli interessati e ai lettori”.

Editoriale

IL CONGRESSO E LA RICERCA Prof. Guido Costamagna, Segretario Fismad, Direttore unità operativa di endoscopia digestiva chirurgica Università cattolica del sacro cuore-Policlinico Gemelli Roma Per la diciottesima volta consecutiva, i gastroenterologi italiani e molti altri specialisti coinvolti nello studio e nella cura delle malattie digestive si ritrovano insieme a celebrare un Congresso Nazionale congiunto, organizzato sotto l’ombrello della Federazione Italiana delle Malattie dell’Apparato Digerente ed espressione annuale della loro attività. Un Congresso di questo tipo ha valenze molteplici: è un’importante occasione d’incontro scientifico, sociale, politico e programmatico. Le Società Scientifiche AIGO, SIED e SIGE, rappresentate nella Federazione, hanno contribuito in maniera sostanziale alle innovazioni presenti quest’anno nel programma del Congresso, condividendo, in seno al Comitato Scientifico, idee, proposte e so-

luzioni nuove. L’elevato numero e la qualità dei contributi ricevuti anche quest’anno di crisi generalizzata, testimoniano che la Gastroenterologia italiana è più che mai viva e vivace, per molti aspetti concorrenziale con l’Europa e con il mondo accademico dei paesi industrializzati. I problemi non risiedono nella capacità ideativa e nell’impegno lavorativo dei gruppi di lavoro e dei singoli, bensì in un sistema Paese che non facilita, ma anzi spesso ostacola, l’innovazione, la ricerca di base e traslazionale. Chiunque abbia, durante la sua vita lavorativa, avuto un’idea originale e voluto sperimentarla avrà quasi certamente incontrato numerosissimi ostacoli (primo fra tutti il problema del finanziamento), che spesso potranno aver determinato l’abbandono del progetto. Leggevo poco fa, su un importante quotidiano, un articolo sui “startupper”, intraducibile neologismo che identifica i creatori di iniziative imprenditoriali “start up”, nel mondo dell’informatica italiana. Pare siano circa 25.000, distribuiti in 5-6.000 nuove miniaziende informatiche! E’ chiaro, non a tutti sarà dato di raggiungere il successo, ma la possibilità di ricercarlo, quella sì. E ciò grazie alla duttilità di un sistema che, seppur complesso, pone pochi vincoli ed offre tante op-

IINTEGRATORE NT TEGRAT RA ATORE A AT ALIMENTARE LIMENTA NT TARE P TA PROBIOTICO ROBIOT TICO

CAPSULE C APSULE BUSTINE 450 miliardi di batteri

112 miliardi di batteri

Collaboratori

senza glutine

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Il mix ix ottimale ott ot tttim ma di 8 differenti male dif iff ffe fe ere entti ceppi ceppi batterici bat att tte te erici

Paola Arosio Giornalista specializzata nei settori sanità e salute. Direttore responsabile di Frammenti, rivista dei farmacisti e manager del Servizio sanitario nazionale, e di Health Community, periodico per i professionisti del settore sanitario. Fismad: Federazione italiana società malattie apparato digerente composta da AIGO (l'associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri), SIGE (la società italiana di gastroenterologia) e SIED (la società italiana di endoscopia digestiva).

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Una pubblicazione Box Media

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Da sapere portunità. Pensate quanto sarebbe bello (ed utile) se una cosa simile potesse avvenire nel campo delle scienze mediche. In Italia, nel campo della ricerca di base e applicata, abbiamo numerose eccellenze di livello mondiale: dalla chimica, alla robotica, alle nanotecnologie, all’optoelettronica, alla fisica, ecc. (e mi vengono in mente solo i campi nei quali ho cercato delle sponde negli ultimi anni). Purtroppo queste eccellenze sono sparpagliate, disunite, spesso incapaci di collaborare tra di loro perché non parlano la stessa lingua, a corto di finanziamenti e quindi, in fin dei conti, molto meno efficaci sul piano del progresso tecnologico di quanto potrebbero in realtà essere. In sostanza, a livello di Atenei e di Centri deputati alla Ricerca, mancano degli strumenti agili e poco burocratizzati, in grado di facilitare e non ostacolare le sinergie possibili. Migliorare il sistema è certamente operazione complessa, ma esistono realtà che lo hanno già fatto e da lungo tempo: per fare gli esempi più conosciuti, basti guardare alla West Coast americana oppure, ben più vicino a noi, ma con la stessa agilità e rapidità di azione, ad Israele. La Gastroenterologia potrebbe rappresentare una palestra ideale per questa operazione di facilitazione della ricerca (in particolare di quella traslazionale): basti pensare alle molteplici applicazioni dell’endoscopia per la diagnosi e la terapia (elaborazione ed analisi dell’immagine, robotica, miniaturizzazione degli strumenti, applicazione e rilascio di nuove forme di terapia fisica e/o farmacologica, ecc.) o alle possibilità di analisi di tessuti e fluidi organici e di rilascio di farmaci utilizzando nano-tecnologie, per fare solo due esempi. Ai Ricercatori italiani non sono le idee che mancano, ma gli strumenti organizzativi che facilitino (e finanzino !) la circolazione e la realizzazione delle idee in un vero contesto multidisciplinare. Forse, anche questo Congresso che ci apprestiamo a vivere potrà portare un piccolo contributo alla crescita consapevole della nostra comunità scientifica e al miglioramento dei meccanismi di funzionamento della nostra ricerca. n

L’EMORRAGIA DIGESTIVA IN ITALIA: I GASTROENTEROLOGI AFFRONTANO L’EMERGENZA...IN RETE Marco Soncini, UO Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva A.O. Ospedale San Carlo Borromeo Milano Past President Sezione Regionale Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Ospedalieri (AIGO) Lombardia Giuseppe Milazzo UO Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva Ospedale P. Borsellino Marsala (TP) Consigliere Nazionale AIGO Coordinatore Sezioni AIGO Regionali L’emorragia del tratto digestivo è una grave emergenza clinica, minacciosa per la vita del paziente, con una mortalità che varia tra il

In alcune realtà regionali si è avviato un percorso virtuoso che sta portando alla creazione di una rete della emergenza emorragica digestiva grazie alla collaborazione tra Direzione Generale della Sanità, rappresentanti delle Associazioni scientifiche gastroenterologiche (AIGO, SIED e SIGE) e responsabili dell’agenzia regionale dell’emergenza-urgenza. 4% e il 14%, e che incide pesantemente sulla richiesta di assistenza ospedaliera con circa 60.000 casi ogni anno in Italia. Le cause più frequenti di emorragia digestiva sono: l’ulcera gastrica e/o duodenale causate dall’ inappropriato uso di farmaci antinfiammatori o dall’infezione da Helicobacter pylori; la rottura delle varici dell’esofago e dello stomaco,

spesso presenti nel paziente con cirrosi epatica. Il Ministero della Salute ha rilevato nel 2009 ben 26.638 ricoveri ospedalieri per emorragia gastrointestinale con complicanze, con oltre 240.000 giornate di degenza dedicate. Vanno aggiunti ulteriori 19.373 ricoveri per i casi di emorragia digestiva senza complicanze e 116.000 giornate di degenza.

Questa patologia, imponente per numeri e per gravità, paragonabile a quella delle patologie cardiovascolari più comuni come l’infarto del miocardio e l’ictus, non trova però in Italia un numero sufficiente di unità di cura specifica gastroenterologica. Di conseguenza, il paziente con emorragia digestiva viene spesso gestito in Unità Operative non specifiche (Chirurgia o Medicina Generale). Dati convincenti della letteratura medica dimostrano invece che la gestione del paziente con emorragia digestiva senza una competenza specifica gastroenterologica produce risultati meno favorevoli sia in termini di prolungamento della degenza che in termini di mortalità. Questi dati sono stati recentemente confermati nella prima edizione / segue a pag. 4

Focus

I PROBIOTICI GLI AMICI DELL’INTESTINO Vito Annese Direttore dell’Unità operativa di Gastroenterologia Azienda ospedaliero universitaria Careggi, Firenze La sindrome del colon irritabile interessa prevalentemente il sesso femminile e presenta un picco di incidenza tra i trenta e i cinquant’anni. La diagnosi viene formulata per esclusione di altri disturbi che presentano sintomi analoghi, come dolore addominale, gonfiore, distensione, irregolarità delle evacuazioni, con alternanza di stitichezza e diarrea. In determinati sottogruppi di pazienti tali sintomi possono essere motivati da alcune cause (per esempio, intolleranze alimen-

tari, episodi simil-infettivi, alterazione della flora intestinale) che possono anche coesistere. I probiotici risultano essere utili in questi casi. Si tratta di microrganismi vivi, in grado di influire sull’enorme quantità di batteri presenti nell’intestino. In particolare, il ministero della Salute ha stabilito che per ottenere una temporanea colonizzazione servono almeno 10 miliardi di cellule vive al giorno. Inoltre, recenti pubblicazioni hanno evidenziato che i probiotici pluriceppo si sono dimostrati più efficaci dei monoceppo nell’alleviare la sintomatologia del colon irritabile. Esistono oggi in commercio formulazioni di probiotici ad elevata concentrazione e a base di un mix di ceppi batterici. n

IL COLON E’ il tratto terminale dell'apparato digerente. Più corto e con un diametro maggiore rispetto all'intestino tenue, il colon se ne differenzia per la presenza delle haustra e delle tenie, tre fasci muscolari longitudinali che lo percorrono. Il colon si occupa dell'assorbimento di acqua, sale e di sintetizzare alcune vitamine liposolubili prima che siano eliminate dall'organismo. Il colon si divide in quattro sezioni: colon ascendente, colon trasverso, colon discendente, sigma. Il colon, insieme al cieco e al retto forma l'intestino crasso.

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Dossier

EZIOLOGIA, EPIDEMIOLOGIA E STORIA DELLA STEATOSI EPATICA Dr. Gianluca Svegliati Baroni ricercatore clinica di gastroenterologia Università Politecnica delle Marche La steatosi epatica, o fegato grasso o infiltrazione grassa del fegato, è l’accumulo di grasso nelle cellule parenchimali del fegato, gli epatociti. Il semplice accumulo di grasso dentro alle cellule epatiche, diagnosticato di solito con una ecografia epatica, non è una vera e propria condizione patologica, poiché nella maggior parte dei casi non comporta gravi danni all’organismo. L’accumulo di grasso nel fegato è generalmente in connessione con l’uso eccessivo di alcol (che possiamo definire come l’introduzione di piu’ di 20 grammi di alcol al giorno, l’equivalente di 2 bicchieri di vino al giorno per un uomo adulto sano, la metà per le donne), con l’aumento eccessivo di peso o con la presenza di

malattie metaboliche, quali il diabete mellito, l’ipercolesterolemia o l’aumento dei trigliceridi nel sangue. La steatosi epatica è presente nel 50% della popolazione generale e viene suddivisa oggi in due grandi categorie: la steatosi epatica alcolica (AFLD, dall’inglese: Alcoholic Fatty Liver Disease) quando la causa è appunto un introito giornaliero di alcol convenzionalmente stabilito maggiore di 20 grammi, e la steatosi epatica non alcolica (NAFLD, dall’inglese: NonAlcoholic Fatty Liver Disease). Considerata quindi la frequenza e l’endemia delle condizioni associate alla steatosi epatica, il fegato grasso può essere considerato la causa più comune di isolato lieve innalzamento degli enzimi epatici (ipertransaminasemia) riscontrabile durante prelievi di sangue fatti di routine. Nella maggior parte dei casi, oggi la steatosi epatica non alcolica viene considerata come la espressione

GRUPPO SC Studio Congressi Servizi per la Comunicazione Via Napoleone Colajanni, 4 - 00191 Roma www.grupposc.com / www.scstudiocongressi.it CONGRESSI, MEETING, MANIFESTAZIONI, CONVEGNI, EVENTI. Progettare un congresso. Studiare le opportunità di successo di una manifestazione. Coordinarne tutte le dinamiche. Individuare le tecniche e le metodologie migliori perché il progetto possa realizzarsi e trasformarsi in un evento, un momento di aggregazione, ma anche in un momento di comunicazione.

QUESTO E' IL NOSTRO LAVORO Convegni, Seminari, Grandi Eventi, Riunioni aziendali, Fiere, Mostre ed esposizioni in Italia e all’Estero Comunicazione d’impresa, istituzionale, sociale no profit. Servizi di Ufficio Stampa, Campagne di informazione, Campagne pubblicitarie. Editoria, Formazione continua in medicina, Formazione a distanza, Sponsorizzazioni, Servizi di segreteria per Società Medico-Scientifiche.

epatica di quella che viene chiamata la “sindrome metabolica”, cioè un insieme di condizioni caratterizzati dalla presenza di obesità addominale, ipocolesterolemia HDL, iperglicemia ed ipertensione arteriosa e la cui presenza caratterizza una condizione di aumentato rischio di danno cardiovascolare e di insorgenza di neoplasie. Per questo motivo oggi il fegato può essere giustamente messo al centro dell’attenzione dell’ interesse non solo dello specialista epatologo, ma soprattutto del medico internista e del medico di medicina generale perché, oltre ad aver stabilito di nuovo un legame stretto con altri organi nobili quale il cuore e quindi le patologie cardiovascolari, quando diventa grasso, è probabilmente il primo campanello d’allarme per instaurare una corretta ed efficace prevenzione di altre patologie dismetaboliche o cardiovascolari. Per definizione, la NAFLD ha un’evoluzione benigna se ci limitiamo al danno epatico. Se consideriamo infatti la popolazione generale e confrontiamo la mortalità dei soggetti con NAFLD con la mortalità degli altri pazienti con malattie croniche di fegato, la mortalità epatocorrelata per NAFLD è relativamente bassa. Al contrario, nei pazienti con semplice steatosi è aumentato il rischio per malattie cardiovascolari, per disturbi del metabolismo e per neoplasie. Nel caso in cui la steatosi permanga nonostante i tentativi di cura e gli enzimi epatici rimangano persistentemente alterati, oggi solitamente viene posta indicazione

alla biopsia epatica per dimostrare se esiste o no associato all’accumulo di grasso anche una infiammazione. Questa condizione è definita steatoepatite nonalcolica (NASH, dall’inglese: Non-Alcoholic Steato-Hepatitis), che puo’ evolvere verso la cirrosi ed il tumore del fegato nel 10-15% dei casi. La NASH differisce infatti dalla semplice steatosi epatica per essere caratterizzata da un danno cronico e progressivo delle cellule epatiche, assente nella semplice NAFLD. Se consideriamo di nuovo la frequenza della NAFLD nella popolazione generale, e l’ aumento delle condizioni che la favoriscono come l’ obesità e il diabete, possiamo considerare che la NASH rappresenterà la causa principale di epatopatia cronica evolutiva nel prossimo futuro, quando le patologie virali dovrebbero tendere ad esaurirsi. Bisogna poi considerare un ulteriore fattore importante dal punto di vista clinico. La steatosi epatica è di frequente rilievo anche nelle biopsie di pazienti sottoposti a tale esame per le altre forme di epatopatia cronica ed in particolare per quelle virali in cui va considerata come un “cofattore” importante di malattia la cui presenza condiziona la gravità e l’evoluzione della malattia di base, nonché le prospettive terapeutiche, delle patologie epatiche alle quali si trova associata. La diagnosi di NAFLD/NASH non è agevole, ed è essenzialmente una diagnosi di esclusione dalle altre forme di epatopatie croniche che devono essere valutate. Tra gli esami radiologici, l’ecografia è sicura-

mente quello più utilizzato nella routine ambulatoriale per il suo basso costo e la “facilità” d’impiego. Pur rappresentando al momento l’indagine decisiva per la conferma diagnostica, la biopsia epatica non è un’indagine a cui sottoporre tutti i pazienti con NAFLD nel tentativo di identificare la forma evolutiva, la NASH. Pazienti a potenziale rischio di evoluzione sono gli obesi, i diabetici, coloro i quali presentano una storia di elevazione di transaminasi da molti anni e quindi in genere gli ultra-quarantacinquenni, i pazienti che non rispondono con riduzione delle transaminasi agli iniziali trattamenti per le componenti della sindrome metabolica. Va detto che, fatta la diagnosi di NAFLD/NASH non esiste oggi un trattamento farmacologico ideale, utile per tutti i pazienti, e che questo va modulato sulla base individuale. In presenza di NASH o quando questa sia fortemente sospettabile sulla base dei parametri di cui sopra, la terapia del danno epatico dovrebbe essere quasi “obbligatoria”, dato il potenziale evolutivo della malattia, ma anche in questo caso non vi sono certezze terapeutiche e si dovrà scegliere sulla base delle caratteristiche del singolo paziente. A tutt’ oggi però non abbiamo un trattamento farmacologico codificato, ma piuttosto lo sforzo dei medici deve essere basato sulle modificazioni delle abitudini alimentari e sullo stile di vita, analogo a quello che si deve raccomandare per i pazienti diabetici e/o obesi. n

L’EMORRAGIA DIGESTIVA IN ITALIA: I GASTROENTEROLOGI AFFRONTANO L’EMERGENZA ...IN RETE segue da pag. 3 / del Libro Bianco della Gastroenterologia Italiana, presentato nel Luglio 2011, che ha valutato, tra i vari aspetti dell’assistenza alle malattie digestive dal 2006 al 2009 in Italia, l’attività dei ricoveri ospedalieri per emorragia digestiva. Il Libro Bianco dimostra che la mortalità intraospedaliera per emorragia digestiva del tratto digestivo superiore è stata del 2.3% nei pazienti degenti nei reparti di Gastroenterologia e del 4.0% nei reparti medici o chirurgici, e che la durata di degenza per

urgenza emorragica è più breve di due giorni nei reparti di Gastroenterologia rispetto agli altri reparti. La competenza del gastroenterologo nella gestione diagnostico-terapeutica del paziente con emorragia digestiva va oltre l’atto endoscopico, capace di fornire non solo una diagnosi accurata ma spesso anche la terapia risolutiva, tanto da ridurre gli interventi chirurgici al 3-5% dei casi. Le Unità Operative di Gastroenterologia consentono al paziente di usufruire di specialisti in grado di

seguirlo durante la degenza, con un uso appropriato dei farmaci e degli esami strumentali, e di rivalutarlo a distanza per le terapie necessarie. Per questo motivo in alcune realtà regionali, come la Lombardia e il Veneto, si è avviato un percorso virtuoso che, sulla base della collaborazione tra Direzione Generale della Sanità, rappresentanti delle Associazioni scientifiche gastroenterologiche (AIGO, SIED e SIGE) e responsabili dell’agenzia regionale dell’emergenza-urgenza, sta por-

tando alla creazione di una rete della emergenza emorragica digestiva, propedeutica alla Rete della Gastroenterologia. Lo scopo è di individuare i requisiti minimi per le strutture ospedaliere che possono dedicarsi alla gestione dei pazienti con emorragia digestiva e di svolgere una attività di controllo e di miglioramento continuo per garantire una omogeneità di cure su tutto il territorio. Questo modello organizzativo consente di definire le strutture che affrontano questa emergenza, con livelli differenti di

complessità d’intervento, e di impiegare al meglio le risorse, sempre più limitate anche in ambito sanitario. Questo modello di rete di centri per l’emergenza emorragica digestiva, che vede impegnati i gastroenterologi nel confronto con le Autorità regolatorie regionali, deve essere auspicabilmente diffuso su tutto il territorio Nazionale, realizzando un federalismo virtuoso dal quale tutte le Regioni possano cogliere modelli idonei a rispondere alla richiesta di salute di ogni cit-

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EPATITE B: QUANDO PRIMA È MEGLIO Alfredo Alberti professore ordinario di Gastroenterologia Dipartimento di Medicina molecolare Università di Padova

passato si cercava di procrastinare il più possibile l'inizio di una terapia che era poi a vita; oggi la nuova ipotesi, condivisa da numerosi cli-

L'epatite B è una malattia nota da molti anni, che presenta in Italia una situazione eterogenea: poiché la vaccinazione ha debellato il virus nelle fasce di età più giovani, tra i malati si annoverano soprattutto i portatori di infezione di lunga durata e gli immigrati. Ad oggi le terapie disponibili sono efficaci e sicure, in termini di effetti collaterali e resistenze. A fronte di terapie di nuova generazione, però, la percentuale di pazienti che usufruiscono delle cure è piuttosto ridotta. Dal punto di vista clinico, la patologia risulta sottostimata e sottotrattata per due motivi: - presenza di "sommerso"; - eccessiva rigidità delle linee guida, che limitano l'indicazione a situazioni in cui il livello di attività del virus supera una determinata soglia, in presenza di una fibrosi del fegato in uno stadio avanzato, che procede verso la cirrosi. Importante però è riconoscere precocemente la malattia, in modo da poterla tempestivamente trattare. Ritardando la terapia, infatti, i rischi di complicanze, come ad esempio il carcinoma epatico, si riducono ma non si annullano. Al contrario, con una terapia iniziata già nei primi stadi di malattia, il sistema immunitario riesce a collaborare con la terapia farmacologica nel controllare il virus, mentre il fegato non ha subìto danni biologici tali da impedire una regressione. Nella comunità scientifica in

delle cure assicura, infatti, regressione completa dell'infiammazione, blocco totale del virus, sistema immunitario attivo. Numerosi studi in

corso dimostrerebbero la validità di quest'ultima ipotesi, che è tra le più attuali per quanto riguarda la cura dell'epatite b. n

Oggi, il mondo di domani

Oggi il mondo di domani è l’impegno ad agire per un presente responsabile ed un futuro sostenibile. Per Bristol-Myers Squibb significa scoprire, sviluppare e offrire terapie innovative per aiutare i pazienti a sconfiggere malattie gravi. Ma significa anche avere la piena consapevolezza degli obblighi verso la comunità locale e globale, trasformandoli in impegno concreto. Il nostro impegno guarda al futuro e alle realtà più lontane ma inizia nel presente e dai luoghi a noi più vicini. Oggi per il domani.

www.bms.it

tadino, così come etica e Costituzione dettano. Le Società Scientifiche Gastroenterologiche Italiane, AIGO, SIED e SIGE, che cominciano ad ottenere importanti riconoscimenti dalle Istituzioni Regionali e Nazionali, vogliono perseguire questi obiettivi, che forniranno al Sistema Sanitario Nazionale un’organizzazione di eccellenza anche per la gestione di una situazione clinica altamente critica come l’emorragia dell’apparato digerente, che sappia creare, in modo sempre più efficace e con un uso più appropriato delle risorse, una vera “rete di protezione” per tutti gli Italiani. n

nici e dalle linee guida europee, è quella di cominciare la terapia in fase precoce per poi provare a sospenderla. Un tempestivo inizio

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Focus

REFLUSSO GASTROESOFAGEO: DAI SINTOMI ALLA CURA Vincenzo Savarino, professore ordinario di Gastroenterologia Università di Genova Il reflusso gastroesofageo consiste nel passaggio dallo stomaco all'esofago di succo acido-gastrico oppure di secrezioni gastriche commiste al cibo. Si tratta di una condizione molto frequente, che dal punto di vista epidemiologico interessa il 20% circa della popolazione nel mondo occidentale. Due i principali sintomi della malattia: il bruciore retro-sternale,

che si può manifestare con una frequenza variabile; il rigurgito acido, che può verificarsi sia dopo i pasti che a digiuno. La presenza di questi sintomi tipici permette di effettuare con certezza una diagnosi solo su base clinica, senza ricorrere alle indagini strumentali, come l'endoscopia del tratto digestivo superiore o la pH impedenzometria delle 24 ore. I fattori di rischio per questo disturbo sono l'età avanzata e sovrappeso o obesità. Alcuni cibi, come alimenti grassi, cioccolato, aglio, cipolla, menta, con-

tribuiscono a peggiorare la malattia, così come alcune abitudini errate, come ad esempio coricarsi subito dopo i pasti. Le terapie del reflusso gastroesofageo sono varie. Si suddividono in tre gruppi principali: n farmaci antisintomatici: sono utili a bloccare i sintomi del reflusso, cioè brucione retrosternale e rigurgito di acido. Efficace e a elevata rapidità di azione è l'alginato di sodio, che forma una barriera meccanica tra esofago e stomaco, impedendo il passaggio delle secrezioni. Si tratta di un far-

maco sicuro, utilizzabile anche dai bambini e dalle donne in gravidanza. n farmaci antisecretivi (ad esempio, inibitori della pompa protonica): bloccano la produzione di acido da parte della cellula parietale gastrica e sono indicati nei quadri di complicanze maggiori, come l'esofagite di grado più severo. Questi medicinali devono essere assunti continuativamente per uno o due mesi, in modo che le lesioni erosive esofagee possano cicatrizzarsi. n terapia chirurgica: l'intervento,

indicato soprattutto nel caso di pazienti giovani, tende a ridurre l'ernia iatale, qualora presente, e a rafforzare la tenuta dello sfintere esofageo inferiore. L'indicazione dei gastroenterologi è comunque quella di procedere con la terapia medica, prima di valutare l'ipotesi di un eventuale intervento chirurgico. n

CONOSCERE LA CELIACHIA Maria Teresa Bardella e Dario Conte, Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico Milano Centro per la Prevenzione e Diagnosi della Malattia Celiaca La celiachia è una patologia infiammatoria cronica dell’intestino tenue, che colpisce soggetti geneticamente predisposti, in seguito all’ingestione di proteine presenti in alcuni cereali (frumento, orzo e segale) e globalmente indicate come “glutine”. La prevalenza in Italia è di circa un soggetto su 100 e pertanto rappresenta una delle più frequenti patologie croniche in Europa e negli Stati Uniti. I sintomi possono essere assai vari, intestinali (diarrea, calo ponderale, arresto della crescita, dolori addominali) o extraintestinali (anemia, osteoporosi, ritardo puberale, poliabortività), e ormai è noto che esistono anche soggetti asintomatici ma con mucosa intestinale alterata (celiachia silente), che vengono indagati solo perché

parenti di I grado di soggetti celiaci o perché affetti da altre patologie notoriamente associate alla celiachia. Quindi è molto importante, per un corretto iter diagnostico, che il medico conosca bene le possibili presentazioni della malattia e proponga gli esami necessari, sempre da effettuare mentre il soggetto è a dieta libera, contenente glutine. Sulla base del sospetto diagnostico il paziente può eseguire un esame del sangue per valutare la presenza di anticorpi sensibili e specifici; al momento gli anticorpi utilizzati sono gli anticorpi antiendomisio IgA e antitransglutaminasi IgA e IgG. Vale la pena di ricordare che deve sempre essere esclusa la presenza di un deficit di immunoglobuline totali IgA. La conferma della diagnosi si basa sull’istologia intestinale: la mucosa del piccolo intestino presenta aumento dei linfociti intraepiteliali, iperplasia delle cripte, atrofia più o meno severa dei villi intestinali, incremento dell’infiltrazione linfocitaria nella lamina propria. Ad oggi l’unica terapia disponibile, in grado di risolvere

il danno intestinale, è la dieta priva di glutine, che va seguita in modo continuativo e molto rigoroso e che quindi penalizza molto i soggetti celiaci, soprattutto nei paesi come l’Italia dove si fa ampio uso di grano. Va anche detto che la dieta è però scevra da effetti collaterali mentre molte di queste ipotizzabili terapie, basate su modificazioni dei meccanismi immunologici alla base della malattia, potrebbero manifestare effetti collaterali non indifferenti. Di certo potranno essere fondamentali soprattutto per le complicanze della celiachia, la celiachia refrattaria e il linfoma intestinale che, sebbene rare, sono tuttavia patologie molto severe e a prognosi infausta. n

BIO CARICOL ® ...la leggerezza digestiva della Papaia! Il frutto di una rigorosa ricetta tramandata dalla secolare Medicina Cinese è la purea di Papaia biologica contenuta in BIO CARICOL®, priva di coloranti, conservanti o altri coadiuvanti tecnologici e preparata secondo le sapienti tecniche dei Monaci Buddisti del Loto (Hawaii). BIO CARICOL® racchiude in sé le preziose azioni digestive della Papaia non fermentata, utile coadiuvante per coloro che soffrono di eccessiva flatulenza, feci molli o tendenza alla stitichezza*. Le proprietà alcaline del frutto di papaia rendono BIO CARICOL® un utile supporto per chi talvolta avverte eccessiva acidità di stomaco. Un pasto abbondante, un lungo viaggio e i cambiamenti climatici possono rallentare o alterare le funzioni digestive provocando uno stato di malessere generale. BIO CARICOL®, se assunto al bisogno, può favorire le funzioni gastroenteriche in situazioni difficili ed essere di sostegno a chi avverte occasionali disturbi del transito intestinale, quali stipsi o diarrea. *Harald Vogelsang, Franz Brenner 'Effect of Caricol® on the Irritable Bowel Syndrome' Journal für ernährungsmedizin 2, (2009) Richiedete nelle migliori erboristerie, parafarmacie e farmacie con reparto naturale i prodotti SOLGAR: gli integratori alimentari sempre all’avanguardia!

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UNA NOVITÀ TRA LE MALATTIE DIGESTIVE: LA SENSIBILITÀ AL GLUTINE Se da tempo era noto che le reazioni al glutine, il complesso proteico principale presente nel frumento, orzo e segale, non comprendono solo la celiachia e l’allergia al glutine, è solo in questi ultimi anni che gli specialisti hanno individuato l’esistenza di una “nuova” entità clinica: la “sensibilità al glutine”. La dimensione di questo disturbo, sul quale sono al momento disponibili dati di frequenza americani (6% della prevalenza), si configura come nettamente più frequente della celiachia nella popolazione generale. La sensibilità al glutine sembra riguardare soprattutto gli adulti ed è caratterizzata da sintomi gastroenterologici come gonfiore, diarrea, dolori addominali ed extra-intestinali come sensazione di “mente annebbiata”, cefalea, dolori articolari e muscolari. I sintomi compaiono entro pochi giorni o ore dall’ingestione di glutine. I disturbi si risolvono rapidamente escludendo dall’alimentazione il glutine. In mancanza di marcatori specifici, la diagnosi di sensibilità al glutine si basa su criteri clinici, da confermare con una prova di riesposizione al glutine da svolgersi in “doppio cieco”, in grado di escludere l’effetto placebo della dieta. E’ stato nel corso di quest’ultimo anno, che la sensibilità al glutine si è affermata all’attenzione del mondo scientifico grazie a due pubblicazioni scientifiche. Nel marzo 2011 BMC Medicine ha dato alle stampe i risultati degli studi sui meccanismi patogenetici responsabili della sensibilità al glutine, guidati dalla Dr.ssa Anna Sapone (Seconda Università di Napoli) e dal Prof. Alessio Fasano (Centro di Ricerca sulla Celiachia di Baltimora). Lo studio ha tracciato la prima fondamentale distinzione tra celiachia e sensibilità al glutine precisando come in quest’ultima non sembrino avere un ruolo né la modificazione della permeabilità intestinale, né l’intervento di un meccanismo immunitario di tipo adattativo. Nel febbraio 2012, BMC Medicine è tornata sul tema per pubblicare i risultati della prima Consensus Conference sugli aspetti clinici e diagnostici delle patologie indotte dal glutine: celiachia, allergia al frumento e sensibilità al glutine, nata dalla necessità di rivedere i criteri diagnostici dei disturbi correlati al glutine. All’incontro, organizzato a Londra nel febbraio 2011 dal Dr.Schär Institute e presieduto dal Prof. Carlo Catassi (Università di Ancona), hanno partecipato i 14 maggiori esperti mondiali del settore. L’individuazione della sensibilità al glutine, apre alla possibilità di offrire una cura efficace, la dieta senza glutine, ad un cospicuo numero di pazienti finora etichettati per lo più come affetti da “colon irritabile” o da “disturbi della sfera psicosomatica”. DS – gluten free, brand del gruppo Dr. Schär, da 30 anni leader europeo del senza glutine, è il promotore di

una campagna informativa sulla sensibilità al glutine e i suoi effetti sulla salute. Il progetto di comunicazione integrata, partito nel 2011 con azioni rivolte ai medici

ed all’opinione pubblica generale è descritto su www.glutensensitive.net. Tutti i contenuti della campagna di informazione sono stati attentamente validati Dr. Schär

Institute (www.drschaer-institute.com) che annovera tra le sue fila i principali esperti nazionali ed internazionali dei disturbi glutine correlati.

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Da sapere

MALATTIE DELL’APPARATO DIGERENTE CURE PIU’ APPROPRIATE CON I GASTROENTEROLOGI Dott.ssa Elisabetta Buscarini, Presidente Eletto AIGO, UO Gastroenterologia Ospedale Maggiore, Crema Dr. Santo Monastra, U.O.C. Gastroenterologia ed endoscopia digestiva Ospedale San Gennaro, Napoli Fegato, vie biliari, pancreas e tubo digerente possono ammalarsi con un ampio spettro di condizioni. La gravità di queste situazioni è variabile: dal dolore addominale, che incide sulla qualità di vita e fa perdere giornate di lavoro e di scuola, alla malattia cronica, che richiede assistenza medica continua e ricoveri ripetuti, alla morte nelle condizioni più severe. Il Libro Bianco della Gastroenterologia Italiana, primo documento ufficiale della disciplina, ha esaminato dati nazionali e regionali relativi all’ospedalizzazione e alle procedure ambulatoriali ed endoscopiche per patologie gastroenterologiche. Le analisi effettuate dimostrano che le malattie digestive hanno un impatto importante sulla salute della popolazione e sui costi del sistema sanitario, con un im-

portante numero di ricoveri (circa 1.500.000 l’anno), visite ambulatoriali ed esami specialistici (2.700.000 circa endoscopie ambulatoriali/anno in Italia) e costi per consumi di farmaci. Le malattie digestive hanno inoltre un forte incidenza sull’organizzazione della rete dell’emergenza/urgenza, per la gestione delle emorragie digestive e dei quadri gastroenterologici severi. A questo impegnativo scenario epidemiologico il Servizio Sanitario Nazionale fa fronte con strumenti inadeguati. I posti letto specialistici di Gastroenterologia non sono sufficienti, né lo sono i medici specialisti in forza alle strutture pubbliche, tanto è vero che nel 90 % dei casi accade che a curare le malattie digestive siano medici con altre specializzazioni: internisti, chirurghi, pediatri. Il risultato è una scarsa appropriatezza nella gestione del paziente gastroenterologico, con conseguente

Le analisi effettuate dimostrano che le malattie digestive hanno un impatto importante sulla salute della popolazione e sui costi del sistema sanitario. Un numero di ricoveri di circa 1.500.000 pazienti l’anno, numerosissime visite ambulatoriali ed esami specialistici (tra gli altri, 2.700.000 circa endoscopie ambulatoriali l’anno in Italia). spreco di risorse. Il Libro Bianco ha valutato la qualità delle cure offerte dalle Unità Operative di Gastroenterologia anche in termini di esito delle cure prestate. Particolarmente importante e critico è il beneficio che si evidenzia nelle situazioni severe ed urgenti, cioè ad alto rischio per la vita del paziente: il trattamento nelle Unità Operative di Gastroenterologia dimezza il rischio di mortalità rispetto al trattamento in altre Unità Operative (2,2% contro 5,1%). Nei ricoveri per emorragia acuta digestiva (circa 60.000

eventi/anno in Italia) la degenza media è più breve di due giorni nelle Unità di Gastroenterologia rispetto alla degenza in altri reparti; la gestione di tutti questi eventi in reparti di Gastroenterologia comporterebbe quindi un risparmio per l’SSN di 120.000 giornate di degenza/anno. Il quadro delle attività gastroenterologiche che emerge dal Libro Bianco deve a questo punto costituire un riferimento imprescindibile per la pianificazione dell’assistenza alle malattie digestive. I risultati dell’analisi, in particolare quelli relativi all’appropriatezza delle cure e ai

costi, suggeriscono l’incremento dei posti letto delle Unità Operative di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva con proporzionale adeguamento delle risorse umane e tecnologiche. Tutto ciò è particolarmente critico nell’assistenza alle emergenze/urgenze. In condizioni di urgenza la rilevante ricaduta sull’esito clinico di trattamenti potenzialmente inappropriati, in quanto effettuati in reparti non specialistici, conferma la necessità di potenziare il presidio dell’emergenza-urgenza gastroenterologica attraverso l’inserimento di un’Unità Operativa di Gastroenterologia in ogni Dipartimento di Emergenza-Accettazione. Lombardia, Piemonte, Veneto ed EmiliaRomagna hanno già avviato progetti di Reti gastroenterologiche, partendo dalle emergenze emorragiche digestive. Il Libro Bianco intende promuovere l’efficacia e l’efficienza e ridurre lo spreco di risorse nella cura delle malattie digestive, mettendo in evidenza quali interventi e servizi rispondono meglio alle necessità di prevenzione, diagnosi e cura, sulla linea dello “strategic purchasing” auspicato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. n

GASTROPANEL, SEMPLICE ED EFFICACE Francesco Di Mario professore ordinario di Gastroenterologia all’Università di Parma e direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell’ospedale di Treviso Il test Gastropanel è utile per porre diagnosi di gastrite e più in generale delle patologie a carico delle prime vie digestive, ovvero esofago, stomaco e duodeno. Si tratta di un semplice prelievo di sangue, facile da effettuare e non invasivo. Il termine panel si riferisce a un pannello di quattro parametri, che permette di evidenziare alcune malattie, decretando l’eventuale necessità di successive indagini. Mediante saggi immuno-enzimatici, con anticorpi monoclonali altamente specifici, vengono misurati i livelli di pepsinogeno I e II, di gastrina 17 e di anticorpi anti-Helycobacter pylori. La valutazione dei risultati viene eseguita mediante Gastrosoft, un software messo a punto per la valutazione clinica dei dati, che fornisce una diagnosi di possibile infezione da Helicobacter pylori e di gastrite atrofica, determinando i fattori di rischio per una degenerazione neoplastica e per l’ulcera peptica. Conoscendo la localizzazione dei parametri, è inoltre possibile “topografizzare” il danno, cioè sapere qual è la parte di stomaco danneggiata. È opportuno eseguire il prelievo a digiuno, segnalando sempre al medico l’eventuale terapia farmacologia in atto. QUESTO SUPPLEMENTO E STATO REALIZZATO DA BOX MEDIA ITALIA. RCS NON HA PARTECIPATO ALLA SUA REALIZZAZIONE E NON HA RESPONSABILITÀ PER IL SUO CONTENUTO / WWW.BOXMEDIAITALIA.COM


Malattie Digestive

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Dossier

INNOVAZIONI TECNOLOGICHE IN ENDOSCOPIA DIGESTIVA Prof. Luigi Familiari, Direttore dell’Unità Operativa di Endoscopia Digestiva del Policlinico Universitario di Messina Si dice che la prima endoscopia della storia sia stata eseguita nel 300 a.C. da Ippocrate che con un clistere ed una candela esaminò il retto di un paziente. Ma il primo esame dell’era moderna, con un endoscopio interamente flessibile, risale al 1957, effettuato negli USA da Basil Hirschowitz. La novità di quello strumento rispetto ai predecessori, stava nel fatto che l’immagine veniva trasmessa dall’obiettivo all’oculare mediante un fascio di fibre ottiche che consentiva la flessibilità completa dello strumento: per l’epoca fu una grande rivoluzione, ma da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante moltiplicando i campi di applicazione dell’endoscopio. Le innovazioni tecnologiche hanno interessato sia l’endoscopio sia gli accessori che vengono utilizzati attraverso il canale operativo dell’apparecchio. In questo campo sono stati fatti miracoli, utilizzando materiali speciali (teflon e altre plastiche, nitinol, tungsteno, ecc.), si è riusciti a miniaturizzare bisturi delle più varie fogge, protesi, cestelli per estrarre i calcoli, endoclips, aghi, palloncini per dilatazione... Tutti hanno una caratteristica comune: devono passare attraverso il canale dell’endoscopio che ha un diametro di 2-4 mm al massimo. L’invenzione di tutti questi accessori, a cui hanno collaborato endoscopisti e bioingegneri consente oggi, di effettuare tutta una serie di interventi: si può eseguire l’emostasi delle emorragie, l’estrazione dei calcoli biliari e pancreatici, l’escissione di neoplasie, la ricanalizzazione con protesi delle stenosi biliari o pancreatiche, gastriche o intestinali, e così via. Si può tranquillamente affermare che oggi, grazie allo sviluppo delle tecnologie, non esiste patologia dell’apparato digerente in cui l’endoscopia non abbia un suo ruolo, diagnostico o operativo, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale che vede sempre più limitato il suo campo. Ma lo sviluppo tecnologico ha coinvolto anche l’endoscopio tradizionale a fibre ottiche, ormai diventato oggetto d’antiquariato.

Nel 1969 Bill Boyle e George Smith, inventano presso i laboratori Bell di Murray Hill nel New Jersey il primo CCD. L’applicazione di una microtelecamera nella punta dell’endoscopio lo ha trasformato da strumento ottico a dispositivo elettronico con la possibilità del trattamento digitale delle immagini, di fare insegnamento collettivo, di registrare facilmente gli esami. I nuovi CCD di ultima generazione, sempre più piccoli, hanno permesso di ridurre il calibro degli endoscopi, di avere delle immagini ad alta definizione, esaltate dalla funzione di enhancement con la visione nitidissima della superficie della mucosa e delle sue strutture ghiandolari, tanto che è possibile già con la sola

visione della lesione capire se si tratta di una patologia benigna o maligna. La Narrow Band Imaging, un dispositivo elettronico di elaborazione dell’immagine, utilizza la scomposizione della luce nelle sue componenti blu, verde e rosso, che penetrano in maniera differente in funzione della lunghezza d’onda: si esalta così la visione delle strutture vascolari, rendendo possibile l’identificazione di anomalie di pochi mm. L’endomicroscopia confocale, consente poi, un vero e proprio esame istologico delle pareti dello stomaco o del colon con ingrandimenti fino a 1000 X. Endoscopi sottilissimi esplorano l’interno dei dotti biliari e pancreatici. Con l’ecoendoscopia possono essere ri-

levate le lesioni degli organi contigui ai visceri o le alterazioni della parete del viscere stesso. L’invenzione della video capsula, una pillola munita di telecamera, che ingoiata invia all’esterno le immagini riprese, apre nuovi orizzonti nel campo della diagnostica dell’apparato digerente. Quello che era fantascienza in un film di qualche decennio fa, adesso è realtà. Ma le innovazioni evolvono in maniera talmente rapida che mentre si scrive questo articolo già nuove attrezzature arrivano sul mercato, nelle quali l’elaborazione digitale dell’immagine raggiunge risultati impensabili fino a pochi anni fa. Se negli anni 70, con gli strumenti a fibre, il target era quello di visua-

lizzare lesioni cancerose di 2-3 cm di diametro dello stomaco o del colon, per una diagnosi precoce del cancro da affidare tempestivamente al chirurgo, oggi l’obiettivo è quello di diagnosticare lesioni “precancerose” di pochi mm di diametro estirpabili con la stessa endoscopia, diventata quindi mezzo di prevenzione. E il campo d’azione non è più limitato a stomaco e colon: non esiste ambito dell’apparato digerente che non possa essere esplorato con l’endoscopia. La tecnologia pertanto non ha solo modificato le attrezzature e facilitato il lavoro dell’endoscopista, ma ha completamente rivoluzionato la strategia d’approccio al paziente con patologie digestive. n

Focus

ONCOLOGIA: UNA DELLE GRANDI SFIDE DELLA GASTROENTEROLOGIA Prof. Emilio Di Giulio, Presidente eletto SIED responsabile U.O. Endoscopia Digestiva Ospedale Sant'Andrea Università di Roma La Sapienza L’apparato digerente è una sede molto frequente di localizzazione dei tumori: su quattro soggetti ammalati almeno uno presenta il tumore in questa sede. Si tratta per altro di tumori ad alta mortalità: quello del colonretto rappresenta la seconda causa di morte per tumore, quello dello stomaco la quarta, mentre il quinto posto è occupato dal tumore del fegato nell’uomo e da quello del pancreas nella donna. Molto spesso insorgono a seguito di malattie infettive di lunga durata o croniche. E’ dunque compito del gastroenterologo assicurare la gestione ottimale di tali patologie a rischio di degenerazione, sorvegliare i soggetti a rischio e, in alcuni casi, eseguire trattamenti curativi o palliativi. Tutto questo è possibile soprattutto

attraverso l’endoscopia digestiva, che, grazie all’innovazione tecnologica degli strumenti e alla formazione specifica delle figure professionali coinvolte (medici e infermieri), rappresenta il principale strumento per la sorveglianza delle patologie a rischio. Merita particolare attenzione il tumore del colon-retto, che presenta alcune caratteristiche ideali per efficaci interventi di prevenzione. La principale di queste è la sua lentissima evoluzione: la lesione benigna di partenza, il polipo, richiede infatti 10 anni circa per dare origine ad un tumore maligno. Questa lenta crescita rappresenta, quindi, una grande opportunità per interventi preventivi molto precoci, poiché l’esecuzione di una colonscopia con l’asportazione dell’eventuale polipo interrompe il processo di degenerazione neoplastica. L’incidenza e la mortalità del tumore del colon-retto, associata alla possibilità di eseguire diagnosi e trattamenti precoci, hanno portato, all’attivazione, anche in Italia,

di programmi istituzionali di screening sulla popolazione che presenta come unico fattore di rischio l’età, superiore ai 50 anni. Questi programmi prevedono, in genere, l’esecuzione nei soggetti di 50-69 anni di un semplice test per la ricerca di piccole tracce di sangue nelle feci (sangue occulto) e, nel caso di positività del test, di una successiva co-

lonscopia con asportazione degli eventuali polipi. Allo stato attuale, sulla base dei dati dell’Osservatorio Nazionale Screening, sappiamo che in Italia circa un milione e mezzo di soggetti sono stati già sottoposti a screening. Una delle barriere da abbattere è, certamente, la difficoltà di accesso alla colonscopia, derivante dalle lun-

ghe liste d’attesa. I professionisti sono consapevoli che anche la risoluzione di questo problema richiede un loro ulteriore impegno, in associazione con le Società Scientifiche e con le Istituzioni, per esempio, nel filtrare le richieste, sostituendo le endoscopie inappropriate con le molto più appropriate colonscopie di screening. n

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COMPETENZA E INNOVAZIONE: LE SFIDE PER UNA DIAGNOSI PRECOCE In un’area, come la Romagna, di alta incidenza di cancro dello stomaco la diagnosi di cancro precoce è passata dall’8 al 38 per cento dei casi

Prof. Enrico Ricci Direttore Unità operativa di Gastroenterologia e endoscopia digestiva Ospedale GB. Morgagni Via Forlanini 34 – Forlì La ricerca clinica e l’innovazione tecnologica hanno messo a disposizione del Gastroenterologo nuovi strumenti per una diagnosi sempre più precoce delle neoplasie gastro-intestinali. Una diagnosi precoce condiziona significativamente la prognosi per il paziente migliorando la sopravvivenza, consentendo un’asportazione endoscopica della lesione, evitando il ricorso alla chirurgia e alle terapie oncologiche. I moderni endoscopi sono dotati di microtelecamere in grado di acquisire sui monitor immagini di alta qualità, di gran lunga più definite rispetto a quelle dei vecchi strumenti a fibre ottiche. Uno zoom ottico e elettronico può ingrandire l’immagine e la microtelecamera può utilizzare spettri di luce diversi dalla luce bianca convenzionale, così da evidenziare ogni minima irregolarità del profilo mucoso. Il Gastroenterologo grazie a questi strumenti può visualizzarne il pattern superficiale e il pattern vascolare. Il pattern superficiale è costituito dalla forma e dalla disposizione delle cripte ghiandolari, mentre il pattern vascolare dalla distribuzione e dalla morfologia dei vasi capillari. Numerose ricerche cliniche hanno permesso il riconoscimento e la classificazione del

pattern superficiale normale e patologico nei vari distretti dell’apparato digerente. Solo gli studi più recenti hanno fornito informazioni sul pattern vascolare, che è costituito dalla rete dei capillari sub-epiteliali denominati SECN, acronimo che in lingua inglese viene declinato come Sub-Epithelial Capillary Network. L’immagine endoscopica allegata rappresenta bene sia il pattern superficiale che il pattern vascolare dell’antro gastrico. Il pattern superficiale mostra un aspetto reticolare, con una regolare distribuzione delle creste della mucosa. Il pattern vascolare evidenzia

una rete di capillari sub-epiteliali (SECN) con aspetto a forma di spirale o rotolo, che appare regolarmente distribuita con un calibro uniforme. L’immagine è stata ottenuta con un ingrandimento di 80 volte ed uno spettro di luce diverso dalla luce bianca convenzionale, che mette bene in evidenza il contrasto tra il pattern superficiale più chiaro e quello vascolare di colore più scuro. Lo spettro di luce modificato è stato ottenuto grazie all’utilizzo del Flexible Spectral Imaging Color Enhancement (FICE) con lunghezze d’onda per i tre colori fondamentali di 530 nm. per il rosso, 455

nm. per il verde e 455 nm. per il blu. Gli Anatomo-patologi da molti anni hanno studiato al microscopio le alterazioni dei vasi sanguigni nel tessuto neoplastico, che sono caratterizzate da una crescita disordinata e più veloce rispetto a quella del tessuto normale. Le nuove tecnologie endoscopiche permettono di studiare “in vivo” queste alterazioni, così da poter riconoscere aree di iniziale degenerazione neoplastica in base alla presenza a carico dei microvasi di dilatazioni, improvvisi cambiamenti di calibro, variazioni nella loro densità, eterogeneità o tortuosità. Da cinque

anni a Forlì abbiamo intrapreso una ricerca per valutare gli spettri di luce in grado di differenziare, nei vari distretti dell’apparato digerente, il tessuto normale da quello neoplastico. I risultati migliori sono stati ottenuti con lunghezze d’onda molto vicine allo spettro dell’emoglobina, presente nei vasi sanguigni. Questa ricerca ha avuto importanti risultati clinici, consentendo di migliorare significativamente la capacità di diagnosticare una neoplasia in una fase precoce. In un’area, come la Romagna, di alta incidenza di cancro dello stomaco la diagnosi di cancro precoce è

passata dall’8 al 38 per cento dei casi. I nostri risultati hanno dimostrato che l’innovazione della tecnologia può migliorare la pratica clinica, ma hanno anche messo in evidenza che è necessario imparare ad utilizzarla nella maniera corretta. Il lavoro della ricerca è impegnativo, ma altrettanto importante è il lavoro necessario per formare i Gastroenterologi in grado di impiegare le nuove tecnologie nella attività diagnostica quotidiana. A scopo didattico abbiamo creato un sito internet, denominato DDWT (Diagnostic Digestive Web Tutor), uno strumento informatico che ha l’obiettivo di assistere il Gastroenterologo nel percorso necessario per acquisire competenze ed esperienze adeguate per l’utilizzo di queste nuove tecnologie. Il sito è consultabile gratuitamente all’indirizzo http://ddwt.it/. I risultati di questa ricerca saranno presentati nel prossimo Congresso nazionale delle Malattie digestive, che si svolgerà a Napoli il 28-31 marzo 2012. n

Via Michelino n.93/b – 40127 Bologna Tel. +39 051 511668 – Fax +39 051 511705 info@ase.it – www.ase.it

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