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associazione italiana

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NOTIZIARIO dell’ASSOCIAZIONE ITALIANA CANYONING >

> la SNC compie dieci anni presente passato e futuro della scuola

> il giro del mondo in 80 forre cosa ci riserva il futuro

> tuffi

sicurezza prima di tutto!

aprile 2010

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numero

canYoning


ASSOCIAZIONE ITALIANA CANYONING www.canyoning.it ^ segreteria@canyoning.it sede c/o Gruppo Speleo Stroncone piazza della Libertà 1 ^ 05039 ^ Stroncone (TR)

l’editoriale Entro mercoledì, massimo 400 parole. Luca è perentorio nel fornirmi le indicazioni per la stesura di questo editoriale ed io che, primo sono in ferie, secondo non ho certo il dono della sintesi, mi sento improvvisamente compresso e vincolato tra la scelta di scrivere una cazzata immane o approfittarne per lanciare un forte segnale. Scelgo, ovviamente (ma mica tanto) la seconda ipotesi e conio immantinente lo slogan: l’Associazione deve crescere. Partendo dal presupposto che quanto è stato fatto dalla sua fondazione ad oggi rappresenta un eccellente risultato e se a questo aggiungiamo che il nuovo Direttivo sta alacremente procedendo con la messa in opera del suo programma, non si può non considerare che presto ci troveremo di fronte ad un bivio importante. Da una parte avremo un’associazione che pur arrivando a funzionare decentemente ha difficoltà ad espandersi, dall’altra la possibilità di progredire, cercare nuove collaborazioni e, perché no, finanche l’ipotesi di confluire in organismi più grandi e importanti in cui e con cui fare massa critica per lo sviluppo di nuovi e più importanti progetti. È indubbio che di fronte a qualsivoglia questione l’opinione e la forza di 600 persone rappresentano un peso insufficiente, mentre la forza di una associazione ‘madre’ che ne conti qualche milione è tutt’altra faccenda. L’unico vero problema è riuscire a garantire e mantenere in toto la propria autonomia ed identità. Questo è il motivo per cui nella valutazione dei vari soggetti stiamo andando coi piedi di piombo. Ma lo scenario che si prefigura e che mi piace immaginare è questo: una AIC che confluisca in una associazione più grande che sia in grado di darci strumenti, sostegno e forza per sviluppare ulteriormente i nostri progetti ed affrontarne di nuovi. A partire proprio dalla determinazione del soggetto a cui rivolgerci (UISP, CAI, altre associazioni…) il cammino è lungo e non privo di difficoltà ma auspico che in questa valutazione si lascino da parte pregiudizi e vecchi rancori e, pur senza ignorare il passato e le precedenti esperienze, si giunga a maturare una scelta in un clima di ragionevolezza in cui si metta al primo posto il bene dell’Associazione (e magari del torrentismo più in generale) e non meri interessi personali. Penso ad un’associazione, riconosciuta dallo Stato, che ci accolga e ci permetta di utilizzare strumenti fiscali più vantaggiosi così da poter finalmente reperire risorse economiche di maggiore entità. Un’associazione a cui la nostra disciplina non sia sconosciuta e con la quale iniziare uno scambio di conoscenze ed abilità operative (se io ho un euro e tu hai un euro e ce li scambiamo, dopo lo scambio abbiamo sempre un euro a testa. Se tu hai un’idea ed io ho un’idea e decidiamo di scambiarcele dopo ognuno di noi avrà due idee!. Un’associazione quindi con cui condividere esperienze e con la quale iniziare a studiare nuovi percorsi, anche formativi. In quest’ottica anche la nostra scuola potrebbe beneficiare non poco della commistione di nuovi elementi didattici, attraverso un rinnovamento che porti all’assimilazione di quelle parti non ancora affrontate e che ritengo però importantissime quali la progressione in acqua bianca, le tecniche di tuffo (anch’esso inteso come progressione e non solo come elemento ludico), le tecniche di primo soccorso e non ultimo, l’integrazione con percorsi formativi che abbiano un occhio di riguardo per l’aspetto pedagogico ed educativo. I tempi sono maturi? Io penso di si.

marco risoli ^ presidente AIC

in queste pagine ^ rio Cuestis ^ chiusaforte ^ udine^ foto alessandro marchi


numero

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in copertin a fosso Campione ^ gola di Prodo ^ terni foto pietro torellini

redazione luca dallari daniele geuna francesco michelacci marta tosco hanno collaborato sara morando marco risoli laura samsò roberto schenone contatti c/o daniele geuna via madonnina 5 10065 pinerolo ^ to notiziario@canyoning.it rea liz z a z ion e grafica dallarik >< graphics

i n dice zoom

previsioni sul futuro

04

indagine

tuffi, da quanto e come

06

notizie

varie ed ambientali

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editoria

pubblicazioni

10

associazione

la SNC compie 10 anni

11

tecnica

la tri-longe

12

associazione

raduno AIC Ossola 2010

12

associazione

assicurazione

13

agenda

360° info

14

retrospettiva

forra del vinadia

15

associazione

organigramma e contatti

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proviamo a indovinare dove

a ani rom hia c vac slo osnia b norvegia islanda alaska

scozia

canada

azzorre USA (Monti Appalachi) jamaica

usa

(Washington, California, Utah Colorado, Arizona, New Mexico)

portogallo

dominica

marocco

colombia

serbia albania

venezuela

mexico

galles

algeria

tahiti

cuba costa rica bolivia equador

brasile sudafrica lesotho

peru’ cile

canYoning

argentina

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quelle in cui c’è già qualcosa di esplorato ma poco conosciuto, di cui si possono trovare notizie su internet o tramite i locali e che non richiedono spedizioni impegnative


ci porterà il futuro del torrentismo

bul ga ucr ria ai tur na ch geo ia rg arm ia en aze ia rba ira igian n

dividendo il mondo in 3 aree di diverso interesse afghanistan tagikistan Kirghizistan

giappone corea mongolia

libano oman

taiwan

yemen

cina

giordania israele etiopia nepal uganda

india

tanzania

pakistan

madagascar

nuova caledonia

zambia

borneo australia

quelle in cui c’è ancora quasi tutto da esplorare e molto poco da ripetere e che richiedono un approccio tipo spedizione

e quelle in cui sicuramente c’è molto da esplorare ma di cui non si hanno notizie

canYoning

nuova zelanda

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Tuffi sicurezza prima di tutto!

Negli ultimi anni si assiste ad un crescente numero di tuffi da altezze considerevoli, dai 15 ai 25 metri e oltre. è innegabile che la possibilità di pubblicizzare e dare risonanza a queste performance semplicemente postando un video in rete stia contribuendo ad accrescerne il numero e, inevitabilmente, anche il rischio connesso. Tuffi da altezze usuali, diciamo intorno ai 5 metri, possono avere conseguenze negative non trascurabili se affrontati o eseguiti malamente; viene da sé che rischi e conseguenze aumentano in modo esponenziale da altezze oltre i 15 metri. Qui affrontiamo l’argomento analizzando due aspetti solo apparentemente slegati dal torrentismo che servono pero’ ad analizzare molto bene i problemi: quello puramente tecnico dell’esecuzione di un tuffo da altezza e quello medico. Il condimento a questa analisi sono tutte le criticità dipendenti dall’ambiente forra. A voi le conclusioni dato che, come dicono negli U.S.A., your safety is your responsability.

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Cosa significa tuffarsi con consapevolezza e pieno controllo da oltre 25 metri, partenza, esecuzione ed ingresso in acqua? Ce lo dice Vyacheslav “Slava” Polyeshchuk tuffatore professionista.

Come si diventa tuffatori professionisti? Quasi tutti i tuffatori professionisti, che conosco io, hanno cominciato ad allenarsi dall’età di 6-8 anni.Le altezze sono: 1, 3, 5, 7.5, 10 metri. Di solito la carriera si finisce a 25-30 anni. Poi molti sono passati a fare gli spettacoli di tuffi alla fine dei quali ci si tuffa dai 25 metri più o meno. Avendo tanti anni di tuffi alle spalle si impara a tuffarsi correndo meno rischi. E poi esistono le gare dei tuffi dalle grandi altezze, tra 20 e 31 metri. Quale è stata la tua carriera? Come hai iniziato e quando hai deciso di smettere? La mia carrriera è stata piu meno quella descritta. Mi ha scelto il mio allenatore a scuola all’età di 8 anni e il primo spettacolo l’ho fatto a 28 anni, mentre la prima gara l’ho affrontata a 30 anni) Da che altezza un tuffo si può considerare pericoloso? Io penso che un tuffo da un’altezza superiore ai 15 metri può essere pericoloso se eseguito male. Da quanti metri un tuffo viene considerato da grande altezza? Le gare dei tuffi dalle grandi altezze si fanno dai 25 metri in su.

Come ci si deve preparare per effettuare questi tuffi? Sicuramente salire piano, metro dopo metro, così si impara a non sbilanciarsi. Importantissima è la preparazione fisica; l’impatto da 20

metri può essere molto duro. Il tuffo del torrentista è sempre a candela, quali sono le parti del corpo che sollecitiamo maggiormente? Tuffandosi a candela, se l’entrata non è perfetta, si rischiano l’osso sacro, la schiena, le costole, i denti e la lingua (molti tuffatori usano la protezione dei pugili).

Durante un tuo salto i soccorsi sono immediati, nel caso dei torrentisti il soccorso può arrivare il giorno dopo. Da uomo “spericolato” come sei, è saggio “rischiare” un salto? La regola n.1 dei tuffatori è “mai tuffarsi da soli”. Mi è capitato di vedere gente che, sbagliando un tuffo complicato, è svenut anche da 5 metri, figuriamoci da 25. E svenire in aqua,anche per due secondi, senza avere qualcuno vicino, non è il massimo.. Che problemi fisici si possono riscontrare tuffandosi da grandi altezze (muscolatura, orecchie, scheletro)? I traumi piu diffusi sono stiramenti muscolari e dei tendini. Suguono le fratture delle ossa. I torrentisti si tuffano da altezze varie, con partenze a volte scivolose, scarsa visibilità e una pozza di ricezione con sassi sul fondo; dalla tua esperienza quali sono i rischi maggiori che corriamo? Una gara di tuffi (o un allenamento) non si comincia mai senza almeno due sub in acqua e un’ambulanza pronta ad intervenire. E naturalmente occorre aver prima studiato il fondo.

Scheda atleta

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Vyacheslav “Slava” Polyeshchuk

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Nato in Ucraina il 25-08-1966 Attualmente vive in Italia a Ravenna dove è istruttore di nuoto e tuffi Altezza: 1.82m Peso: 73kg Prima gara nel 1994 in Belgio Risultati Sportivi: 2009 VIII posto ai Red Bull Cliff Diving World Series; 1996 vincitore della Cliff Diving World Cup Luoghi preferiti per tuffarsi: Furore, Italia e Acapulco, Messico Tuffo Preferito: Dive-fly front


Le conseguenze di un tuffo sbagliato possono essere gravi e permanenti, ecco cosa ne pensa Paolo Franzi, chirurgo ortopedico

Quando l’amico Luca Dallari mi ha chiesto un parere ortopedico sui rischi che un fisico poco allenato corre in un tuffo da 20-30 metri, ho ripensato alle mie brevi esperienze di speleologo risalenti a circa 10 anni fa. Allora ero allenato, giocavo ancora a livello agonistico nel Cus Genova di pallamano facendo 3 allenamenti alla settimana, ma nonostante questo il mettermi alla prova in una disciplina cui non ero abituato mi causava grossi problemi. Faticavo molto di più rispetto a chi, pur meno allenato di me, si trovava a compiere i miei stessi tragitti in grotta su e giù per le corde, perché i miei compagni di avventura praticavano speleologia da anni. L’entusiasmo di una disciplina per me nuova e appassionante come la speleologia mi portava a non arrendermi, a cercare di stare al passo con gli altri, a volte facendo passi un po’ più lunghi della gamba, trovandomi in situazioni di rischio dovute alla mia inesperienza. Credo che anche nel Canyoning esista questo rischio. Chi si affaccia a questa disciplina può trovarsi ad affrontare situazioni che richiedono una preparazione fisica adeguata. In particolare i tuffi da più di 10 metri di altezza espongono il corpo a sollecitazioni enormi, e devono essere affrontati da persone esperte e non da esordienti o da escursionisti “della domenica”. L’entrata in acqua in un tuffo da 10 metri di altezza avviene a circa 50 km/h e in meno di un secondo si ha una decelerazione fino a zero km/h. Tralasciando gli aspetti dovuti alla traumatologia dovuta all’impatto con rocce o con un fondo troppo basso, che sono ovvi, mi soffermo sugli aspetti dei pericoli dovuti ad un’entrata in acqua in assetto corporeo scomposto. L’impatto con l’acqua a velocità simili o superiori espone i muscoli e le articolazioni a sollecitazioni abnormi che devono essere assorbite in pochi decimi di secondo. La spalla è l’articolazione che più delle altre può risentire di questo, essendo l’articolazione più mobile del corpo umano, ma proprio per questo più debole e più soggetta a traumatismi quali lesioni tendinee e lussazioni (più un’articolazione è mobile, meno è stabile). La lussazione di un’articolazione è la perdita dei rapporti articolari tra le ossa che la compongono, che ha bisogno di un intervento esterno per tornare alla sua normalità (manovra di riduzione della lussazione). Un’ entrata in acqua scomposta, ad esempio con un braccio abdotto (allargato rispetto all’asse del corpo), può provocare una lussazione di spalla che in acqua può avere conseguenze molto pericolose. Il trovarsi in acque non propriamente tranquille con un forte dolore alla spalla e l’impossibilità di utilizzare l’arto superiore può causare anche la morte. Nell’affrontare tuffi da 20 e più metri, non va sottovalutato il concetto dell’elasticità muscolare, che deve essere massima ed in grado di assorbire lo shock traumatico dato dall’impatto con l’acqua. Un fisico non ben allenato accumula nei muscoli acido lattico, e ciò li rende meno elastici. L’improvvisa decelerazione che si ha nell’impatto con l’acqua da altezze elevate può causare lesioni in muscoli già infarciti di acido lattico (e quindi meno elastici, meno disposti ad assorbire l’energia sprigionata dall’entrata in acqua), specie quando l’entrata in acqua avvenga in uno stato di tensione muscolare, dovuta ad un assetto non propriamente corretto o dalla paura; le lesioni muscolari possibili variano dalla semplice contrattura a veri e propri strappi o stiramenti, che renderanno la prosecuzione dell’escursione molto meno agevole (anche per i compagni che si troveranno nella condizione di dover aiutare un soggetto non più al 100% della propria integrità fisica). Anche la colonna vertebrale subisce nei tuffi sollecitazioni importanti, che a lungo andare possono causare discopatie o vere e proprie ernie del disco. I dischi vertebrali sono dei cuscinetti ammortizzatori posti tra una vertebra e l’altra, che danno elasticità alla nostra schiena e permettono un certo grado di movimento. Sono composti da un guscio esterno più resistente (anulus fibroso) e da una parte interna

Scheda MEDICO

Dott. Paolo Franzi

Nato a Genova il 28-08-1969 Laureato in Medicina e Chirurgia Specialista in Ortopedia dal 2002; Libero professionista: svolge la sua attività chirurgica nel campo della chirurgia del ginocchio e della spalla nelle cliniche Villa Serena e Villa Montallegro a Genova, Villa Igea ad Acqui Terme (AL) e S. Rita a Montecatini Terme (PT). Contatti: 338 2780896; franzipaolo@yahoo.it

più malleabile (nucleo polposo), atta ad assorbire gli shock. E’ proprio la parte più interna, il nucleo polposo, che, facendosi strada attraverso un anulus fibroso reso lasso da fenomeni degenerativi o traumatici, causa l’ernia del disco. Nel suo tragitto l’ernia discale può incontrare strutture nobili come i nervi (soprattutto lo sciatico a livello lombare e i nervi che formano il plesso brachiale a livello cervicale) causando dolore detto “radicolare”, come ad esempio la sciatalgia. Anche in questo caso l’improvvisa decelerazione causata dall’impatto con l’acqua da altezze superiori ai 10 metri, può causare danni ai dischi intervertebrali che si troveranno compressi tra la vertebra sovrastante e quella sottostante come tra l’incudine ed il martello, causando lesioni all’anulus fibroso che potranno sfociare in vere e proprie ernie del disco. Per evitare tutto questo bisogna affrontare le discipline estreme con il fisico ben allenato e con gradualità, affrontando gli ostacoli in sicurezza, meglio se accompagnati da persone esperte. Un tuffo da venti metri è tanta roba, e non importa se su internet ho visto il video di un tipo che lo eseguiva come se fosse su un trampolino da 1 metro! Lo spirito di emulazione e l’adrenalina possono portarci ad affrontare ostacoli che non sono (ancora) alla nostra altezza, ma che potranno essere superati tranquillamente in futuro, continuando ad allenarci ed eseguendo un passo alla volta. Se voglio buttarmi in acqua da 25 metri lo posso fare, ma prima devo sapere esattamente quello che sto facendo e quindi devo aver eseguito in precedenza tuffi da 5, da 7, da 10… 15…20 metri in tutta sicurezza, per non mettere in pericolo me e gli amici compagni di avventura. Nelle forre come in grotta, il minimo incidente può diventare grave e mettere in pericolo un intero gruppo di persone. Una banale distorsione alla caviglia può non essere banale se mi trovo dentro ad un fiume in mezzo ad un monte o a 100 metri di profondità in una grotta… tutto è relativo! L’allenamento è importante sia per rendere il nostro corpo più pronto ad assorbire gli shock dovuti ad un tuffo da altezza elevata, sia per renderci più lucidi nel valutare i pericoli. La stanchezza è nemica della sicurezza!

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canYoning

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Naturalmente il tuffo da grandi altezze è cosa assai diversa dal saltare da 20 metri e più nel torrentismo. Nel primo caso le difficoltà tecniche risiedono fondamentalmente nelle evoluzioni che il tuffatore svolge durante la caduta e nel suo ingresso in acqua; nel secondo è il contesto a dettare le maggiori criticità. Moltissime sono le variabili che influenzano i salti nell’attività di canyoning: l’area da cui si effettua il salto, che può essere inclinata, scivolosa, difficile da raggiungere in equilibrio; la traiettoria fino al punto di ingresso in acqua, che spesso prevede unalunga parabola per evitare rocce sottostanti, rami sporgenti o per raggiungere in precisione uno specifico punto dove il fondo sia tale da consentire un accettabile atterraggio; la visibilità del punto d’atterraggio stesso, a volte nascosto dietro a sporgenze rocciose o frasche; l’acqua in cui ci si immerge, soggetta in alcuni casi a correnti vorticose, quasi sempre fredda e spesso turbolenta; l’equilibrio del torrentista, imprevedibilmente modificato dall’attrezzatura appesa in cintura e a volte alterato dal cappuccio in neoprene che spesso i saltatori utilizzano per meglio proteggersi all’impatto. In ultimo vanno valutate le differenze che riguardano la sicurezza generale: nel caso di tuffi da grandi altezze è sempre necessario poter sondare la pozza di ricezione ad evitare che elementi sotto il pelo dell’acqua, invisibili dall’alto per riflesso o torbidezza, possano impat-

interviste di Luca

tare con il saltatore; inoltre occorre naturalmente considerare tutti i problemi di soccorso connessi allo svolgimento dell’attività torrentistica in zone normalmente difficili da raggiungere per i mezzi di supporto il cui intervento è complesso anche da invocare.

Dallari

intervento conclusivo di Bruno

Messa

nelle pagine precedenti dagli archivi degli intervistati in questa pagina da sinistra verso destra:

Vincenzo Cazarres - Richiusa Marco Risoli - Riolan Massimo Tognacci - Barbaira

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Per ulteriori informazioni sui tuffi da grandi altezze : www.marmeeting.com Si ringraziano per la collaborazione: Vyacheslav “Slava” Polyeshchuk, Oreste Varese e Paolo Franzi

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CAI E TORRENTISMO In data 28 novembre 2009 il Il Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo del Club Alpino Italiano ha riconosciuto la specializzazione in torrentismo per gli Istruttori di Speleologia adeguatamente formati. Al gruppo di lavoro (a cui appartengono parecchi soci AIC) che si sta occupando dell’evoluzione del torrentismo all’interno del CAI auguriamo buon lavoro (e buone forre).

GORGS I BARRANCS DEL PALLARS JUSSÀ È il titolo della nuova guida, edita da David Espinal, Laura Samsó and Joan Lluís Haro, che ha come obiettivo i canyon della zona di Pallars Jussà, una comarca della provincia di Lleida, nei Pirenei Ocidentali. Autori: David Silvestre, Laura Samsó and Joan Lluís Haro 32 forre recensite con immagini a corredo, 100 pagine, in formato A5. http://www.barranquismo.eu

FUTURA HAND “Revolutionary Ascender”, questo è il concetto alla base della nuova maniglia Kong: realizzata in lega d’alluminio pesa 125 grammi, all’incirca la metà di una tradizionale maniglia, e ha ingombri ridotti all’essenziale. Innovativo anche il tipo di impugnatura con la mano che avvolge la corda. Adatta a corde da 8 a 12.7 mm.

PROCANYON Sono 7 i progetti approvati per il 2010 e riguardano le forre di: Callora (Molise), Baes e Fiumenero (Lombardia), Piscina Irgas, Sa Spendula e Pitrisconi (Sardegna) e Comboè (Valle D’aosta. Quest’ultimo è stato approvato con riserva in base alla reperibilità di fondi che ne consentano la realizzazione. Sono invece rinviati agli anni successivi i progetti relativi a: Rio Nero-Schwarzenbach (Bolzano), Spinasanta (Lazio), Antolina (Piemonte) e Mengasca (Lombardia). I materiali necessari all’attrezzamento di Sa Spendula e Pitrisconi verranno offerti dal Gruppo Spaccaforra, quelli necessari all’attrezzamento di Fiumenero verranno offerti dal Gruppo Banda Bauscia. A loro un grazie da parte dell’AIC.

PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI La storia dell’interdizione delle forre del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi risale al novembre 2000, data in cui viene approvato l’attuale Piano di Gestione del Parco. L’allora neonata AIC comincia da subito a porsi il problema ma è a luglio 2005 che appaiono i primi spunti di discussione sulla mailing list ufficiale dell’associazione e bisognerà attendere l’inizio del 2008 per arrivare ad organizzare un incontro ufficiale con la Direzione del Parco e meglio comprendere e discutere dei motivi che portano a questa proibizione. Motivi assolutamente chiari e non discutibili: il Parco rappresenta una delle poche aree italiane di vera wilderness ed il regolamento vigente ne proibisce quasi ogni attività al suo interno. Nasce da quell’occasione un continuo e serio confronto (giunto fino ai nostri giorni, in vista del rinnovo dell’attuale regolamento che ha scadenza decennale ovvero quest’anno) e che, su richiesta dello stesso Ente, porta alla preparazione di una completa e corposa documentazione sui canyons della zona a suffragio delle nostre richieste di “liberalizzarne” la fruizione. Documentazione che viene presentata ufficialmente a fine 2008 durante un incontro che segnerà un altro momento importante nella trattativa poiché il Parco ne recepisce i contenuti e si rende disponibile a valutare una possibile “apertura”. L’anno successivo viene prodotta e consegnata la documentazione in digitale e contemporaneamente il Parco redige la prima bozza del nuovo Master Plan, che include, oltre al Piano per il Parco, anche il Regolamento del Parco, il Piano Pluriennale per lo Sviluppo Socio Economico, il Piano per il paesaggio e il Piano di Gestione del SIC/ZPS, oltre al Piano di interpretazione ambientale. In questa parte del Piano però risulterebbe ammessa la percorrenza delle sole Val Clusa e Val de Piero, pertanto ci siamo immediatamente riattivati e chiesto un nuovo incontro che si è tenuto in data 18 febbraio presso la sede del Parco. Incontro in cui lo staff si è mostrato ancora una volta disponibile a raggiungere un accordo che presumibilmente, o almeno questo è quello a cui aspiriamo, preveda l’apertura di almeno 5-6 forre delle oltre venti presenti nel territorio. È comunque ragionevole pensare che la percorrenza delle suddette sarà condizionata da diversi fattori, quali ad esempio la stagionalità (compatibilità con i periodi di nidificazione o deposizione di uova di pesci e anfibi) e che in aree di particolare rilevanza naturalistica l’accesso possa essere a ‘numero chiuso’ o comunque subordinato ad autorizzazioni da parte dell’Ente. Proprio in questi giorni stiamo organizzando un ulteriore incontro in cui presentare le nostre proposte specifiche e stabilire l’iter burocratico da seguire affinché possano essere integrate nel Piano definitivo la cui approvazione definitiva è prevista per l’autunno del 2010. Siamo fiduciosi che questa nuova stagione di collaborazione col Parco porti a fruttuosi risultati e apra la strada ad ulteriori forme di cooperazione, fino a quel momento raccomandiamo a tutti i torrentisti, soci e non, di attenersi scrupolosamente ai divieti attualmente in vigore anche per evitare di compromettere queste lunghe ed importanti trattative. [M.R.]

LA DEFINIZIONE DELLA “MISSION” AIC

Patagonia, azienda eco-oriented che dichiara una lunga storia nelle innovazioni sostenibili, ha messo in catalogo una innovativa muta dall’anima verde. A differenza del neoprene comune, il cui processo produttivo è basato sull’utilizzo di derivati del petrolio, la gomma delle mute umide di Patagonia è prodotta partendo da materie derivanti dal calcare. Oltre a questo il processo produttivo prevede l’utilizzo di tessuti in lane merinos non candeggiate e di poliestere riciclato. Anche le protezioni delle ginocchia seguono questa linea verde, utilizzando siliconi anziché cloruro di polivinile, il famigerato PVC, per intenderci. Assolutamente da verificare che la muta sia adatta ad un uso torrentistico rma rappresenta di certo un passo significativo verso l’adozione di tecnologie e tecniche di fabbricazione alternative. http://www.patagonia.com/web/eu/environmentalism?slc=en_GB&sct=IT&

Come ogni azienda che si rispetti nell’epoca storica del MEDIA-EVO (questa definizione meriterebbe di passare alla storia ndr) anche l’Associazione Italiana Canyoning avrà d’ora in poi un suo statement a definire ed esplicitare quella che è la sua mission - fare torrentismo e farlo in sicurezza Lo slogan sarà il corollario del raduno AIC 2010 che, come si legge a pagina 12, sarà incentrato sul tema della sicurezza in senso ampio.

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IL NEOPRENE DIVENTA VERDE

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se pensate che i percorsi di buona parte dell’Italia del nord ovest siano ancora avvolti nelle nebbie padane o siete stufi di fare km di code in Liguria (sapeste come sono stufi i liguri..) oppure per quest’anno 15 volte nel Bodengo possono bastare, allora scrivete una letterina di ringraziamento a Daniele Geuna e Dino Ruotolo, autori di una nuova guida con più di 60 itinerari, per la maggior parte in Piemonte e Valle d’Aosta. Ancor meglio della letterina è comprare la guida.

Risale a fine 2009 la pubblicazione di Manual de aguas vivas en barrancos di José Antonio Ortega Becerril. Questa l’intro a cura dell’autore: “Nella discesa in acqua bianca – una delle tecniche più difficili del torrentismo – è di importanza fondamentale la conoscenza di fattori di idrologia e di strumenti per leggere i movimenti dell’acqua che si creano davanti ai nostri occhi. Imparare a leggere il modo in cui

Dopo una lunga gestazione dovuta alla verifica e alla discesa di tutti i percorsi è in libreria per la casa editrice Versante Sud Canyoning nelle Alpi Occidentali di Daniele Geuna e Dino Ruotolo. Una lunga corsa attraverso 69 forre delle alpi occidentali suddivise, per l’occasione, in 8 distretti. 67 rilievi topografici corredano la guida; per ogni distretto un’introduzione geografico-storica, cenni di geologia, foto a profusione e cartine riassuntive con la posizione dei canyon di tutte le zone prese in esame. Decine gli inediti e i percorsi esplorati da pochissimo, nessuna pretesa di completezza, non mancano le valli con ancora molto da esplorare (oggetto di una futura pubblicazione), certamente una panoramica approfondita di una zona ancora ricca di sorprese.

l’acqua funziona è uno degli obiettivi di questo manuale, diretto agli sportivi di ogni livello, [..] cmanti delle forre dato che, presto o tardi, finiranno per affronterarne uno con molta acqua.” J.A.O.B.

È di prossima pubblicazione Canyonisme en Bavière et au Tyrol, la nuova guida di Werner Baumgarten, in tedesco, francese ed inglese su questa poco conosciuta (torrentisticamente parlando) regione alpina. La guida propone 54 itinerari a cavallo tra la Baviera ed il Tirolo. “Con questa guida transfrontaliera vi presento una regione che con poche eccezioni è praticamente sconosciuta per il canyoning. Una regione che però dispone di attrattive non trascurabili, percorsi per principianti accanto ai percorsi per i più sportivi ed esperti, il tutto in torrenti con acqua abbondante e molto pulita. Troviamo anche alcune discese molto isolate e di grande bellezza.” W.B.

Torrentismo in Sardegna di Corrado Conca, edizioni Segnavia Sempre all’anno scorso risale la riedizione, interamente rivista e ampliata, della vecchia guida pubblicata nel lontanissimo 1993. Ora conta 176 pagine per 28 forre, con fotografie, carte e profili. € 18.00, formato cm 12,5x20.


aprile 2000, nasce la SNC 7 il numero del primo nucleo di istruttori 33 il totale delle persone che sono o sono state istruttori della SNC 27 il numero di istruttori attualmente iscritti in ruolo (24 operativi e 3 in stand-by) 440 il totale delle persone che, a qualunque titolo, hanno seguito uno o più corsi SNC (340 maschi e 104 femmine) 114 il numero dei corsi tenuti dalla SNC ad oggi

> i corsi i corsi svolti divisi per tipo 6 4 49 3 29 9 2 2 1 1 1 7 10 7

iniziazione base 1° livello perfezionamento 2° livello 3° livello grandi verticali attrezzamento rischio di piene stage internazionale con EFC stage perfezionamento tecnico preparazione istruttori esame istruttori aggiornamento istruttori

‘31 ‘54 ‘86 ‘88

l’anno di nascita dell’allievo più anziano l’anno di nascita dell’allieva più anziana l’anno di nascita dell’allievo più giovane l’anno di nascita dell’allieva più giovane

Ne abbiamo fatte di forre insieme. In parte da INT, in parte da allievo, seguo la SNC dal lontano 2001. Allora feci il corso di perfezionamento, corso che oggi non è più nel palinsesto didattico, o meglio, è stato soppiantato da quello di secondo livello. Molte cose sono cambiate e la crescita è stata esponenziale, non c’è dubbio. Forse molti di quelli che stanno leggendo non se ne rendono conto, ma se oggi c’è una maggiore sicurezza nel modo di andare per forre, lo si deve anche al lavoro svolto da SNC in questi 10 anni. Io ci credo ed è anche per questo che ne faccio parte. Alex De Simoni Il mio essere istruttore è sempre stato fortemente influenzato dall’essere anche, quasi senza soluzione di continuità, nel Consiglio Direttivo di AIC. Tenere un corso per me ha sempre significato svolgere un lavoro che andasse oltre l’aspetto tecnico. Spesso ho cercato di insegnare agli allievi anche la mia visione del torrentismo e dell’associazione, oltre ad invogliarli a farsi coinvolgere nella vita associativa. Questo è il motivo per cui ho sempre preferito svolgere corsi locali, in cui il rapporto con gli allievi (con chi decide di continuare) prosegue anche dopo la fine del corso. Inoltre in questo tipo di corsi, che si svolgono nei weekend, non si corre il pericolo di parlare di canyoning 5 giorni di seguito per 16 ore al giorno! Roberto Schenone

> il passato 10 anni fa la realtà didattica in Italia era appannaggio di organizzazioni locali, in cui ciascuno trasmetteva la propria cultura torrentistica, necessariamente limitata, mentre a livello nazionale il tutto si esauriva in corsi di “approfondimento” o “specializzazione”. Per questo, nel 1999, l’AIC creò un gruppo di lavoro che gettasse le basi per lo sviluppo di una scuola di torrentismo, caratterizzata da tecniche all’avanguardia, sicurezza, alto livello tecnico e formativo degli istruttori, uniformità didattica e tutela dell’ambiente. La creazione della Scuola passa per uno stage italo-francese che costituì, nel ’99, un primo contatto tra le rispettive culture torrentistiche e che diede luogo l’anno successivo ad un secondo stage, con istruttori e dirigenti dell’Ecole Française de Descente de Canyon, i quali esaminarono i candidati scelti dal direttivo AIC ed individuarono i primi 7 istruttori della nascente scuola. Questi definirono quindi struttura, regolamenti, iter formativi e standard tecnici della SNC.

> il presente La Scuola Nazionale Canyoning punta su rigore tecnico e severità di attuazione dell’iter formativo in modo da consentire all’AIC di porsi, in questo senso, ai vertici nazionali. Grazie a continui aggiornamenti la scuola ha potuto imporsi come il più rigoroso ed avanzato organo didattico in Italia. L’attuale organizzazione, modificata all’inizio del 2009, prevede due figure con percorsi formativi, prerogative e oneri differenti: gli Istruttori di Torrentismo, che possono tenere corsi fino al 1° livello, e gli Istruttori Nazionali di Torrentismo. L’offerta didattica prevede corsi di tipo ed impegno crescente, da quelli di avvicinamento a quelli di 3° livello, fiore all’occhiello della scuola. Oltre a questi ci sono i corsi tematici ed i corsi/ esame per gli aspiranti istruttori. Ad oggi la SNC conta 27 elementi, 6 dei quali costituiscono l’organo direttivo della scuola, tracciandone le linee didattiche.

> il futuro Ampliamento del palinsesto didattico, continuo aggiornamento delle tecniche, collaborazioni internazionali e promozione di un torrentismo sicuro e consapevole sono gli obiettivi che continuerà a perseguire la SNC. Appuntamento importante per la divulgazione degli standard tecnici è la realizzazione del manuale tecnico, ormai in fase avanzata di lavoro, che costituirà sia il punto di arrivo di un lavoro decennale sia la base per lo sviluppo futuro.

canYoning

> i numeri

scuola nazionale canyoning

compie dieci anni la

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juri montese ^ a cura della scuola nazionale canyoning

tecnica

la trilonge un’estremità della corda, si trova in verticale sopra l’attacco con la corda tesa verso il basso. Grossolanamente possiamo dire che si ha fattore di caduta 1 quando l’imbrago della persona a cui è legata un’estremità della corda (longe) ed il punto di attacco dove è vincolata l’altra estremità della corda, sono alla stessa altezza. Nella progressione torrentistica si usa come riferimento il fattore 1, tale valore non andrebbe mai superato e per verificarlo non serve alcun calcolo, basta guardare se il moschettone della longe si trova più in alto dell’imbrago (OK), o più in basso (NO). In realtà la situazione di superare il fattore 1 non è per niente rara, anzi, avviene in moltissimi mancorrenti, dove dopo esserci allongiati camminiamo tranquillamente in piedi con la longe tesa verso il basso. A onor del vero il mancorrente stesso rappresenta un ulteriore elemento elastico che assorbirebbe il volo… però… Considerando il fattore di caduta pari a 1 ed un peso di 90 kg del corpo, si è stabilito convenzionalmente, in quanto il valore è precauzionalmente gonfiato, che la forza massima registrabile sia di 1.100 kgp (circa 11 kN). Per avere margini di sicurezza nel tempo, visto che il materiale si usura, tutto quello a cui ci appendiamo deve resistere almeno fino a 22 kN, a parte i bloccanti meccanici che hanno un comportamento diverso. Tornando alla classica (bi)longe, questa deve avere due rami di lunghezza differente (a “Y” asimmetrica) con un moschettone a ghiera sul lato lungo ed un moschettone anche non a ghiera sul lato corto. Il ramo lungo deve essere quanto lo sbraccio di ognuno ed il moschettone deve essere manovrabile anche appesi nel vuoto, mentre per regolare

Longe prefabbricata in nastro con cuciture a rottura programmata Questo sistema prevede due tipi di cucitura, uno che chiude l’anello di fettuccia e che non è fatto per saltare, e cuciture che accoppiano i due lati di fettuccia per ogni ramo, che invece sono predisposte per scucirsi in presenza di forti carichi e quindi ridurre la forza di arresto. Le longe prefabbricate hanno il difetto di avere lunghezze prestabilite e quindi non perfettamente tarate sulle dimensioni di ognuno, inoltre se la fettuccia finisce accidentalmente nel croll, la rimozione potrebbe essere complessa. Longe autocostruita con corda dinamica intera Questa è la longe per definizione. Per confezionarla occorre adoperare corde dinamiche omologate “intera”, i quali presentano sulle estremità della bobina o della matassa il simbolo Questo modello, proprio grazie ad i nodi alle estremità, ha una grande capacità di dissipare energia sfruttando il cosiddetto “effetto longe”, ovvero la caratteristica che con spezzoni di corda lunghi fino a cm 100 con nodi alle estremità, in caso di caduta, diventa significativa la presenza del nodo il quale strozzandosi crea sfregamenti tra le spire dissipando energia, con il risultato finale

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Si terrà in val Bognanco l’8° Raduno Internazionale di torrentismo targato AIC che avrà come protagoniste le bellissime forre della val d’Ossola. Il raduno inizierà sabato 14 agosto e si concluderà 8 giorni dopo, domenica 22. I dettagli sono stati ormai definiti e sul sito dedicato potrete trovare tutte le informazioni a riguardo, oltre alla possibilità di iscriversi on-line fin da subito. Novità importante del prossimo raduno sarà l’aspetto tematico che farà da contorno a tutti gli eventi in calendario. Nello slogan creato per l’occasione ’sicuramente torrentismo’ è condensato l’obiettivo primario del raduno; Ossola 2010 vuole infatti essere l’occasione per riflettere sul tema della sicurezza nell’affrontare la discesa di una forra che, specialmente durante un evento come un raduno che coinvolge centinaia di persone, rimane di frequente in secondo piano. Sicurezza al primo posto quindi e rispetto dell’ambiente come tema affiancato, a corollario dell’impegno degli organizzatori e dell’Associazione. Per ricordarsi sempre che il torrentismo esiste solo perchè esistono dei posti meravigliosi come le forre che vanno preservati e rispettati, in primo luogo da noi che ne siamo frequentatori privilegiati. Appuntamento a Bognanco dunque! EI

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La longe è il principale sistema di sicurezza che adoperiamo nella progressione su corda, evitando di riassumerne le numerose situazioni di utilizzo, si può sintetizzarne la funzione ordinaria nella catena di sicurezza come quella di vincolarci ad un attacco od ad una linea di sicura ed eventualmente, in caso di caduta/scivolata, trattenere il carico, dove il carico siamo noi. Comunemente usiamo la longe in modalità statica stando appesi ad essa, ma viste le sue potenzialità di impiego, questa deve essere in grado di avere un comportamento dinamico, ovvero quello di sopportare una caduta che la mandi istantaneamente in tensione. In situazioni straordinarie quale l’autosoccorso diretto la longe collega uomo– uomo, va da sé che il sistema longe debba essere, ed in effetti è, il sistema più potente che ci portiamo addosso, a condizione che sia ben confezionato. Per inquadrare correttamente il discorso, vediamo quali sono le forze in gioco. In qualsiasi tipo di progressione, (alpinismo, falesia, ferrata, speleologia, canyoning) la variabile che in caso di caduta su una corda determina la forza d’arresto o forza shock, ovvero la forza che si registra quando la corda entra bruscamente in carico, è il fattore di caduta. Il fattore di caduta è il rapporto tra l’altezza di caduta (il tratto che il corpo descrive da quando parte a quando viene trattenuto dalla corda) e la lunghezza di corda che deve sopportare quel volo. Escludendo le vie ferrate dove il valore aumenta in funzione della distanza tra gli ancoraggi, il fattore di caduta varia da 0 a 2 : Fc=0 : quando il corpo è appeso staticamente ad un’estremità della corda vincolata, sull’altra estremità, all’attacco (roccia); Fc=2 : quando il corpo, sempre legato ad

il ramo corto, tendendo la longe verso l’alto, la testa del moschettone deve arrivare sotto al mento. Considerando quanto detto sopra, una caratteristica fondamentale della longe è la capacità di assorbire energia (prodotta da un volo), pertanto l’orientamento della SNC è quello di escludere sistemi tipo daisy chain e longe con cordino in dyneema o kevlar, inadatti a tale scopo. Questa scelta, volutamente prudenziale, riduce la scelta tra i tipi di longe a due casi: • longe prefabbricata in nastro con cuciture a rottura programmata • longe autocostruita con corda dinamica intera


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di abbassare la forza d’arresto e sollecitare meno la catena di sicurezza. L’effetto longe aumenta con la complessità strutturale del nodo. Il difetto di questo tipo di longe è che i nodi sono punti preferenziali, perché sporgono, di usura e che richiedono vari tentativi prima di trovare le lunghezze ottimali, infatti a seconda del tipo di corda e di nodi che utilizziamo per le asole, una volta bagnati ed in carico abbiamo allungamenti ogni volta diversi. Sempre in merito al comportamento delle corde dinamiche usate per fare le longe occorre chiarire quanto segue: come già detto, in extrema ratio le longe devono trattenere un volo, pertanto dovranno avere un comportamento il più elastico possibile al fine di non sollecitare troppo la catena di sicurezza, di cui il nostro corpo è un anello. Tale elasticità, a parità di materiale si può ottenere diminuendo il diametro della corda, pertanto una longe con corda diametro 11 mm non è migliore di una con diametro 9 mm, anzi è il contrario. Attenzione! 9 mm è il diametro minimo oltre il quale non si può scendere per il confezionamento di longes. Un’ottimizzazione del sistema longe autocostruita con corda dinamica, adottata dalla SNC, è la tri-longe ottenibile con un Nodo

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Corona Rinforzato. Tale nodo ha come risultato due rami singoli e due asole, il tutto regolabile al centimetro, con i due rami singoli si realizzeranno il tratto lungo e quello corto, un’asola, come meglio indicato di seguito, è destinata all’attacco sull’imbrago e la seconda asola, opportunamente corta, sarà il terzo punto eventuale di attacco. I vantaggi della trilonge sono che il Corona Rinforzato funziona da nodo di assorbimento aumentando l’effetto longe e abbiamo inoltre un ulteriore punto di vincolo molto corto. Mi sono preso la libertà di chiamarlo Corona Rinforzato in quanto il manuale di

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Ashley annovera il Nodo Corona al n° 1097, il quale è estremamente simile a quello della trilonge ma, analizzato con attenzione, ha una struttura diversa, infatti ha entrambe le asole che in caso di scorrimento, anche singolarmente, portano allo scioglimento del nodo, mentre nel nostro solo un’asola in caso di scorrimento scioglie il nodo e, per scongiurare questo rischio, è l’asola che vincoleremo all’imbrago.

La costruzione riportata qua sopra è da intendersi indicativa, ognuno troverà la sua manualità.

> assicurazione polizza del torrentista Essere socio dell’Associazione Italiana Canyoning dà la possibilità di sottoscrivere un contratto di assicurazione particolarmente vantaggioso. Dal 2010 Inter Hannover, tramite lo Studio Mangano s.r.l. di Roma, garantisce la copertura di responsabilità civile a seguito di danni causati a terzi, rischi di decesso, spese di rimpatrio salma, invalidità permanente, rimboorso spese mediche, spese di ricerca e salvataggio. Oltre all’attività di canyoning, l’assicurazione garantisce anche speleologia, alpinismo, arrampicata sportiva. Tutte le formule prevedono, solo in caso di ricovero in strutture SSN, la corresponsione di un’indennità di ricovero di € 25,00 al giorno per un massimo di 30gg sinistro/anno. Le 2 formule sono proposte con copertura sul territorio italiano o, in alternativa, europeo. I dettagli per il rinnovo in ultima pagina.

Responsabilità civile

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Rimborso spese mediche

€ 2.500,00 (franchigia 250,00 €)

€ 2.500,00 (franchigia 250,00 €)

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€ 5.000,00 (franchigia 250,00 €)

Spese di rimpatrio salma

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€ 1.500,00

€ 1.500,00

€ 1.500,00

€ 750,00 (franchigia 75,00 €)

€ 750,00 (franchigia 75,00 €)

€ 1.500,00 (franchigia 100,00 €)

€ 1.500,00 (franchigia 100,00 €)

€ 75,00

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€ 135,00

€ 169,00

Infortuni (caso morte) Infortuni (caso invalidità permanente)

Spese di ricerca e salvataggio Costo della Polizza

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TABELLA GARANZIE

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fosso di Pito, acquasanta terme ^ ascoli piceno ^ foto pietro torellini

2° RASSEMBLEMENT CANYON ARDÉCHOIS L’AFC (Association Française de Canyon) e l’ ICAN (International Canyoning Association & Network) organizzano il secondo incontro di torrentismo in Ardéche, a Bourg Saint Andéol, in programma dal 22 al 24 maggio 2010. vertikeaux.unblog.fr

REZOPHONIC Rezophonic è un progetto musicale/sociale organizzato nel 2006 basato sulla realizzazione di un CD, con brani cantati e suonati da diversi artisti italiani, il cui ricavato verrà devoluto all’African Medical and Research Foundation (AMREF). Obiettivo del progetto è sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema delle risorse idriche. Il brano “Nell’acqua”, scritto e interpretato da Caparezza con Cristina Scabbia e Roy Paci, sosterrà AMREF Italia nella realizzazione di pozzi d’acqua nel Kajiado, ai confini fra Kenia e Tanzania, una delle regione più aride del mondo.

CORSO DI GRANDI PORTATE Messo in calendario per la prima settimana di giugno dalla Ecole Française de descente de Canyon nella nostrana val d’Ossola, lo Stage de Haut Niveau è una buona occasione per affrontare un argomento che la SNC al momento non offre nel suo palinsesto didattico.

NEGOZIO ON LINE Libri, manuali, felpe e t-shirt, tutto acquistabile sul negozio on line, nel sito web AIC all’indirizzo www.canyoning.it/acquistiaic

GORGS 2010 Dal 25 al 27 giugno si svolgerà la VII edizione del raduno internazionale Gorgs, organizzato dalla FEEC catalana in collaborazione con la federazione catalana di speleologia (FCE). Sede del raduno sarà Pont de Suert, in Alta Ribagorza, Catalunia, in provincia di Lleida.

NUOVE NOMINE INCARICHI SOCIALI Un benvenuto a Mirco Lazzari e Guido Armaroli rispettivamente nuovi Coordinatori Regionali di Umbria e Lombardia. umbria@canyoning.it lombardia@canyoning.it

RADUNI & INCONTRI IN ITALIA Sui Monti della Laga (RI) il 29/30 maggio, tra trekking, grigliate e discesa del fosso di Ortanza, uscita sociale all’Orrido di Botri (LU), 5/6 giugno, e poi a Upega (CN) il 10/11 luglio per Forrock 2010. Infine a Bognanco (VB) per il raduno internazionale AIC Ossola 2010 [www.aic-ossola2010.com]

> associazione

AGENDA > info a 360°


Circolo Speleologico e Idrologico Friulano info@csif.it

Ho letto con interesse l’articolo sul notiziario n° 21 su Ignazio Piussi, la prima discesa della forra del Vinadia e su coloro che hanno iniziato questa attività. Spulciando nella biblioteca del nostro circolo ho trovato alcuni interessanti notizie sull’esplorazione della forra del Vinadia fine secolo XIX - inizio XX: una relazione di Angelo Coppadoro su “In Alto” 1898 ed una visita alla forra di G.B. De Gasperi in Mondo Sotterraneo nel 1904. Adalberto D’Andrea

storia del canyoning

forra del Vinadia IN CARNIA

Al Barranco del Vinadia Partiti da Avaglio (comune di Lauco) verso le 9 del mattino, il 13 ottobre coll’amico Leonardo Verona, di là, diretto a visitare las fuas di Vinaj, come chiamano lassù il famoso barranco del rio Vinadia. Conduce a Vinaio una mulattiera, che sal dapprima il fianco meridionale del monte Falchia, attraversa quindi una bellissima valle boscosa, e dopo d’essersi unita con quella che viene da Lauco, con rapida discesa giunge al ponte sul rio Dongeaga, dove comincia il lavorio di scavo che l’acqua ha fatto nella roccia; la strada ripida quindi conduce a Vinajo, che si trova sul confluente del Dougeaga già nominato (che discende dal Cucàs) e del rio Chias, che viene dall’Arvènis. Dalle ultime case del paese si abbassa un sentiero fino al Dongeaga e propriamente là dove una grande cascata con un salto di 12 metri precipita in un abisso di circa 8 o 9 metri di diametro. Qui facciamo colazione (ore 11). La temperatura era di 10°, mentre quella dell’acqua 9,8°, di poco differenti. Poi legato colla corda mi spenzolai sull’abisso. Meraviglioso è il lavoro dell’acqua; pare impossibile che abbia potuto in tal modo scavare la roccia, i cui strati sono oriz-

zontali paralleli. Durante la siccità si può scendere fino al basso della cascata, ma noi dovemmo rinunciarvi, perché causa le recenti pioggie il rio era molto ingrossato. Il torrente procede quindi per una strettissima via che non si può seguire; per ciò risalimmo per dirigersi verso il punto, dove il Chiàs unendosi al Dongeaga forma la Vinadia propriamente detta. Si discende per circa cinquanta metri in questo luogo non senza un po’ di fatica e giunti al basso si presenta uno spettacolo meraviglioso. Da ovest viene il Dongeaga e pare esca di sotterra, da nord il Chiàs; sul punto in cui si uniscono, ergesi in mezzo a questo immenso burraco una specie di campanile naturale isolato, formato di tanti strati orizzontali, alto circa

a destra: Micoli e De Gasperi fotografati all’interno della forra a sinistra: Scansioni delle riviste In Alto e Mondo sottorraneo

quaranta metri, sulla cui cima vegeta un albero. È chiamato la torre di Meni da l’ors, perché vuole la leggenda che, circa 50 anni fa, in quel luogo questo Meni abbia ucciso l’ultimo orso. Dalle pareti sud cade una cascatella dall’altezza di 50 metri circa. Quindi la Vinadia prosegue internandosi verso est, fra i due monti Forcadan a sud e Felett a nord. La mia curiosità però fu delusa perché l’abbondanza delle acque impedì il proseguire. Rassegnato quindi, maledicendo alla pioggia ed ai rivi che la raccolgono, dovetti rinunciare alla parte più emozionante dell’esplorazione e ritornarmene col fido compagno di dove eravamo venuti. Poi tornammo ad Avaglio per Lauco, passando per Allegnidis e Chiaujans, dove esistono, a quanto alcuni dicono, delle tombe antiche, che però non mi fermai a visitare.

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dalla rivista “In Alto” del 1898

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Associazione Italiana Canyoning www.canyoning.it Scuola Nazionale Canyoning “Federico Tietz” scuola@canyoning.it Associazione Italiana Canyoning

Presidente Marco Risoli (presidenza@canyoning.it) Vice-Presidente Roberto Schenone (roberto.schenone@canyoning.it) Segretario Bruno G. Messa (segreteria@canyoning.it) Tesoriere Milena Argiolas (tesoreria@canyoning.it) Consiglieri Daniele Geuna ^ Francesco Radicchi ^ Mauro Santa-Maria Commissione catasto Paolo Bolis ^ Francesco Cacace (catasto@canyoning.it) Commissione scientifica Paolo Madonia (commissione.scientifica@canyoning.it) Ufficio stampa Piero Golisano ^ Christian Roccati (press@canyoning.it) Ufficio editoria Cosimo La Gioia (editoria@canyoning.it) Contatti aziende Milena Argiolas (aziende@canyoning.it) Ufficio assicurazioni Sara Morando (assicurazione@canyoning.it) Contatti internazionali Rosemarie Siegl (romy@canyoning.it) Ambiente ed ecologia Mauro Santamaria (ambiente@canyoning.it) Merchandising Luca Dallari (luca.dallari@canyoning.it) Ufficio Coordinatori Regionali Daniele Geuna (daniele.geuna@canyoning.it) ^ Francesco Radicchi (francesco.radicchi@canyoning.it) Redazione notiziario Luca Dallari ^ Daniele Geuna ^ Francesco Michelacci ^ Marta Tosco (notiziario@canyoning.it) Gestione Sito Web Paolo Giannelli ^ Roberto Schenone ^ Cosimo La Gioia (webmaster@canyoning.it)

Istruttori Formatori > Maurizio Biondi (Direttore) ^ Marco Biasioni ^ Roberto Coppo ^ Erwin Kob (ViceDirettore) ^ Roberto Recchioni ^ Giovanni Pizzorni Istruttori > Francesco Berti ^ Marcello Carli ^ Marco Cellitti ^ Alessandro Cerise ^ Jvan Chemello ^ Marco Cipriani ^ Filippo Dall’Aglio ^ Luca Dallari ^ Alessandro De Simoni ^ Martino Frova ^ Carlo Gatti ^ Diego Leonardi ^ Maria Franca Lepre ^ Uberto Liuzzo ^ Roberto Locatelli ^ Cristiano Massoli ^ Francesco Michelacci ^ Juri Montese ^ Andrea Nadali ^ Mattia Pilato ^ Salvatore Ribichesu ^ Stefano Rossi ^ Dino Ruotolo ^ Gabriella Russo ^ Marco Saccardo ^ Roberto Schenone ^ Romy Siegl ^ Paolo Spreafico

iscrizione

Quote associative per l’anno sociale 2010 - socio singolo 30 euro - socio minorenne figlio di socio singolo 15 euro - socio sostenitore quota libera (minimo 100 euro in regalo la Felpa AIC) - gruppi locali e associazioni 200 euro, comprendente una tessera intestata al gruppo più 8 tessere singole intestate a 8 soci del gruppo; la quota di iscrizione per ulteriori soci è di 15 euro Il pagamento può essere effettuato nei tre seguenti modi: 1. pagamento online > si può accedere direttamente al sistema sicuro di pagamento online e pagare con Paypal, VISA, MASTERCARD, POSTEPAY all’indirizzo: www.canyoning.it/iscrizioni/iscrizioniaic.htm 2. CCP (bollettino postale) > versare l’importo dovuto sul CCP n. 11855608 intestato ad Associazione Italiana Canyoning, Piazza della Libertà 1, 05039 Stroncone (TR) specificando la causale “quota sociale 2010” e darne comunicazione via mail o sms alla Segreteria (segreteria@canyoning.it ^ cell 333 3908515). 3. CCB (bonifico bancario) > versare l’importo dovuto sul conto BANCOPOSTA 11855608 - ABI 07601 - CAB 02600 - CIN “M” - IBAN: IT95 M 07601 02600 000011855608 – SWIFT: BPPIITRRXXX presso BANCOPOSTA Ufficio Genova Centro Via Dante 4B/N, intestato ad Associazione Italiana Canyoning, specificando nell’ordine di bonifico la causale “quota sociale 2010” e darne comunicazione via mail o sms alla Segreteria (segreteria@canyoning.it ^ cell 333 3908515). Nei casi 2 e 3 si consiglia di conservare la ricevuta dell’avvenuto pagamento. Nel caso 1 invece la notifica è automatica.

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Le persone a cui rivolgersi per avere informazioni, organizzare incontri, promuovere eventi. Per ognuno di loro è attivo un indirizzo e-mail del tipo: nomeregione@canyoning.it Emilia Alessandro Marchi ^ tel 328 7576453 Romagna Francesco Michelacci tel 347 9186715 Friuli Venezia Giulia - Carnia Sebastiano Broili tel 348 6965069 Friuli Venezia Giulia Romy Siegl tel 347 4349947 Lazio Fabio Ferranti tel 339 7548906 Liguria Eva Trasforini ^ tel 349 5792407 Lombardia Guido Armaroli ^ tel 328 2920011 Molise Gianni Di Salvo ^ tel 333 9056966 Piemonte - TO e CN, Canavese, Monferrato Dino Ruotolo tel 335 6110291 Piemonte - Val Sesia, VC, NO, Verbano-Cusio-Ossola Paolo Testa tel 347 0436933 Puglia Fausto Meleleo tel 333 3464460 Sardegna Silvia Campanelli tel 338 1608573 Sicilia Diego Leonardi tel 329 9188187 Trentino Alto Adige Marcello Carli ^ tel 338 5293554 Umbria Mirco Lazzari tel 339 8324904 Valle d’Aosta Andrea Mantovani tel 335 5431143 Veneto - Verona Francesco Cacace tel 348 3398199 Veneto - Vicenza e Bellunese Jvan Chemello tel 347 5968595

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> negozio online Sul sito internet dell’Associazione Italiana Canyoning è possibile acquistare libri, manuali, felpe e t-shirt tramite il negozio on line. Per i soci AIC il prezzo dei libri è scontato rispetto a quello di copertina. Per acquisti cumulativi da parte di gruppi le spese di spedizione si riducono. Contattare preventivamente l’Ufficio Editoria editoria@canyoning.it prima di effettuare il versamento. www.canyoning.it/acquistiaic

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> corsi AIC Sul sito internet dell’Associazione Italiana Canyoning si può trovare il calendario dei corsi nazionali e locali della Scuola Nazionale Canyoning in programma per il 2010 www.canyoning.it/scuola/scuolacorsi.htm#current

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> assicurazione polizza del torrentista Essere socio dell’Associazione Italiana Canyoning dà la possibilità di sottoscrivere un contratto di assicurazione con Inter Hannover, tramite lo Studio Mangano s.r.l. di Roma. Per tutte le informazioni e le condizioni generali della polizza: www.canyoning.it/polizza2010/polizza.htm oppure e-mail assicurazione@canyoning.it La responsabilità dei contenuti degli articoli è dei rispettivi autori che non sempre esprimono la linea di pensiero dell’Associazione Italiana Canyoning e della redazione di canYoning. Chiunque individui all’interno di canYoning articoli coperti da copyright è pregato di contattare la redazione indicando le fonti originali dei lavori. Per collaborare scrivere a notiziario@canyoning.it.

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Associazione Italiana Canyoning Italian Canyoning Association | AIC notiziario "canYoning" n° 24 | aprile 2010