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Un’Associazione di Exallieve/i FMA anche per il domani

Roma, 16-17 febbraio 2019 1


“Nessuno costruisce il futuro isolandosi” (Papa Francesco)

“Ho avuto sempre bisogno di tutti e dell’aiuto di tutti”

(Don Bosco)

1. Un carisma che si proietta verso il futuro Nella Chiesa, nella società stiamo vivendo anni intensi, come intenso è il momento storico in cui ci siamo immerse. Noi che siamo qui abbiamo ricevuto la fiaccola del carisma salesiano attraverso altri che ci hanno preceduto ed hanno creduto nel progetto affidato da Dio a Don Bosco e a M. Mazzarello. Ora noi, che teniamo questa fiaccola accesa e risplendente del carisma salesiano nelle nostre mani è bene che ci chiediamo: che cosa vogliamo consegnare alle generazioni future? A chi daremo in mano la fiamma del carisma, ora più che mai necessaria nel nostro mondo?

2. Una missione troppo grande per viverla da solo Nel sogno dei 9 anni, fondamentale e fondante nella vita di San Giovanni Bosco, appare evidente il timore che prova davanti al campo presentatogli come missione. È cosciente fin dal primo momento che si tratta di una missione che lo supera sotto tutti i punti di vista. Lui stesso afferma: “In quel momento, sempre in sogno, sono scoppiato a piangere”. Non solo in questo sogno, ma anche in altri che ricorderemo, capiremo la precarietà sperimentata da Don Bosco, a motivo delle carenti risorse di vario genere. Davanti ai limiti, egli sente la necessità di contare sull’impegno di collaboratori generosi e fedeli a questa missione. Don Bosco si rende conto subito che da solo non potrà farcela. Il sogno del pergolato di rose 1847 (MB III, 37-39). 2


Un giorno dell'anno 1847, avendo io molto meditato sul modo di far del bene alla gioventù, mi comparve la Regina del cielo e mi condusse in un giardino incantevole. - Va’ avanti per quel pergolato; è quella la strada che devi percorrere. Sentii la necessità di togliermi le scarpe per non calpestare quelle rose tanto belle. Cominciai a camminare, ma subito mi accorsi che quelle rose celavano spine acutissime, cosicché i miei piedi sanguinavano. Quindi fatti appena pochi passi, fui costretto a ritornare indietro. […] Intanto tutti quelli che mi osservavano, dicevano: - Oh, come Don Bosco cammina sempre sulle rose! Egli va avanti tranquillissimo; tutte le cose gli vanno bene. Ma, essi non vedevano le spine che laceravano le mie membra. Molti preti, chierici e laici, allettati dalla bellezza di quei fiori, si erano messi a seguirmi con gioia, ma quando sentirono la puntura delle spine, si misero a gridare: - Siamo stati ingannati! Io risposi: chi desidera camminare tranquillamente sulle rose, senza soffrire niente, torni indietro e mi seguano gli altri. Molti tornarono indietro. Percorso un bel tratto di via, mi volsi indietro per vedere i miei compagni. Che pena ebbi al vedere che alcuni erano scomparsi e altri mi giravano le spalle e mi avevano abbandonato. Tornai indietro anch’io per chiamarli però fu inutile: neppure mi ascoltavano. Allora scoppiai a piangere: è possibile che debba andare io da solo per questo cammino? Ma fui tosto consolato perché vidi un altro stuolo di preti, chierici e laici avanzarsi verso di me dicendo: - Eccoci: siamo tutti suoi, siamo pronti a seguirla. Ponendomi alla testa del gruppo ripresi il cammino. Solamente alcuni si scoraggiarono e si fermarono. Una gran parte di loro arrivò fino alla meta. 3


Don Bosco fin dall’inizio della sua missione pensò di creare una ‘famiglia’ raccolta attorno a questa passione educativa che è il filo conduttore della sua vita: la salvezza dei giovani. A questa missione dedicherà tutto se stesso, ciò che lui era ed aveva “fino all’ultimo respiro”. Per questa missione, Don Bosco cerca ogni tipo di persone senza distinzione: sacerdote e religiosi, laici di ogni età e condizione sociale, cattolici e anticlericali; adolescenti ed adulti; ricchi e poveri; gente della nobiltà, della politica come così pure, gente semplice del popolo. Come Fondatore, dà una particolare importanza ai Movimenti e alle Associazioni. È interessante notare che le prime fondazioni da lui realizzate erano formate da gruppi di laici. È altrettanto importante sottolineare un fatto che, come Fondatore della Società Salesiana, lo rende molto diverso da altri Fondatori. Sono i suoi ragazzi, ancora adolescenti, quegli stessi che lui ha formato, che costituiscono gli inizi della Congregazione Salesiana. Lo stesso succede a Mornese con Maria Mazzarello. Lei ha un progetto chiaro: dedicare la sua vita a Dio come laica restando nel suo paese, nella sua parrocchia e tra la sua gente. Solo più tardi Dio si servirà della mediazione di Don Pestarino e del contatto con la santità di Don Bosco per essere confermata nella sua chiamata a scegliere, con le sue compagne, uno stile di vita diverso da quello che all’inizio aveva pensato come progetto di vita. E così Main, con le compagne e le ragazze del laboratorio, saranno il primo nucleo dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. L’incontro tra loro si appoggia sulla verità e sulla fiducia vicendevole. C’è da parte di Maria Mazzarello l’obbedienza e l’ascolto di Don Bosco, però insieme a sue proposte mature e decisioni opportune. Sarebbe una grave omissione non ricordare qui la prima e grande collaboratrice dell’opera salesiana, la prima laica che si unì a Don Bosco donando al suo progetto quanto era e quanto possedeva: Mamma Margherita, modello che Don Rinaldi ci ha consegnato per ispirarci a lei come exallieve/i. 4


Terminando, potremmo affermare che Giovanni Bosco, dal sogno dei 9 anni in poi, capisce ogni volta meglio la missione che riceve; la sua chiaroveggenza cresce a misura che il “sogno” con modalità diverse, però uguali nella loro essenza, si ripete in un momento chiave della sua vita. È una vocazione a tutto campo, sproporzionata con le reali possibilità su cui Don Bosco può contare. Da contadino esperto e concreto nella sua pianificazione, non s’inganna e si interroga sul ‘come’ realizzerà tale missione, esprimendo - e ben lo sappiamo - tutta la sua impotenza e perplessità. Don Bosco non è un solitario nella sua missione, non è l’unico protagonista. È un uomo con gli altri e per gli altri, specialmente per i giovani. Per questo motivo mi è parso bene mettere all’inizio di questo incontro, come sfondo, la sua famosa frase: “Ho avuto sempre bisogno di tutti e dell’aiuto di tutti”.

3. UN CAMBIO DI VISONE E AZIONE: dalla piramide al cerchio La Chiesa sta percorrendo un lungo cammino di ritorno alle origini, iniziato con il Vaticano II più di 50 anni fa e spinto ora fortemente da Papa Francesco, per acquistare il volto che Gesù aveva voluto per la sua Chiesa. Come comunità di seguaci di Gesù, camminiamo alle volte in avanti, ma alle volte tornando anche indietro, come accade in ogni processo umano. Stiamo ridisegnando un’ecclesiologia della comunione che genera un modo diverso di stare e agire nella Chiesa. Ci troviamo in un nuovo ‘ecosistema’ ecclesiale, dove cambiano le relazioni, e questo cambio di posizione, come negli scacchi, cambia la strategia del gioco. Ciò richiede una conversione di visione, e soprattutto un cambio di atteggiamenti e di modi d’agire, come è stato tracciato con grande chiarezza da papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”. È necessario uscire da uno schema clericale e gerarchico per passare ad uno schema di comunione e partecipazione, come viene 5


auspicato nel Documento dei Vescovi latinoamericani, stilato nell’incontro di Puebla già decine di anni fa. Possiamo affermare che la missione della Chiesa appartiene essenzialmente ai laici, i quali sono chiamati ad essere protagonisti lì dove unicamente, e per molto tempo, lo sono stati soltanto i sacerdoti e/o i religiosi. I laici non solo sono recettori o esecutori, sono compartecipi e corresponsabili. E in questo cammino, la Chiesa sta tornando al modo di vita originale tracciato da Gesù. Oggi il Papa ci richiama a riconquistare le frontiere perdute: “Periferie geografiche ed esistenziali”, intendendo per periferia un luogo, uno spazio, una situazione dove Dio ancora non è presente. Le periferie si moltiplicano davanti ai nostri occhi, soprattutto in quelle società che hanno perso il senso di Dio, e allo stesso tempo il senso della dignità dell’essere umano. Una delle sfide decisive della Chiesa in questa congiuntura storica è l’essere presente nello spazio pubblico, per dare speranza, consolazione e misericordia: questo è il compito principale dei laici, che sono quotidianamente a contatto con queste periferie come cittadini del mondo. In quest’ottica quanto è attuale l’obiettivo educativo di Don Bosco: formare ‘buoni cristiani ed onesti cittadini’! In questo nuovo modello circolare ognuno deve trovare il suo posto. Forse costerà ri-sistemarci e passare dalla piramide al cerchio, però lo Spirito Santo sta spingendo fortemente in questa direzione. Nella Lettera Apostolica di Papa Francesco in occasione dell’Anno della Vita Consacrata leggiamo:” La comunione e l’incontro tra diversi carismi e vocazioni è un cammino di speranza. Nessuno costruisce il futuro isolandosi, e neppure con le sole sue forze, ma riconoscendosi nella verità di una comunione che sempre si apre all’incontro, al dialogo all’ascolto, all’aiuto reciproco e ci preserva dalla malattia della autoreferenzialità. Nello stesso tempo la vita consacrata è chiamata a perseguire una sincera sinergia tra tutte le vocazioni nella Chiesa, a partire dai presbiteri e dai laici, così da «far crescere la spiritualità della comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale e oltre i suoi confini (n. 3). 6


Nel Capitolo generale XXIII delle FMA, celebrato a Roma dal mese di settembre a novembre 2014, i giovani e i laici, per la prima volta nella storia furono invitati non solo ad inviare le loro opinioni, come in occasioni precedenti, ma ad essere presenti alcuni giorni in un dialogo aperto e arricchente con le FMA. Fu un momento meraviglioso, un’esperienza di Spirito Santo! Condivido alcune delle loro espressioni: “Dateci fiducia per pianificare insieme i cambiamenti: considerateci interlocutori protagonisti e non solo destinatari, creando spazi di dialogo per vivere il comandamento dell’amore nello spirito di famiglia…” Questo cammino ecclesiale non è una moda, ma una necessità e un’opportunità per la vita consacrata e anche per i laici. Miguel de Unamuno dice: Tocca a noi, essere padri del nostro futuro e non figli del nostro passato. E nel caso del consolidarsi delle Famiglie carismatiche e come per quanto riguarda la nostra Associazione, è assolutamente certo che non possiamo ripetere paradigmi e continuare a vivere, come dice Papa Francesco, la logica “velenosa” del “si è sempre fatto così”. Termino questo punto, citando l’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” che deve continuare a ispirare il cammino della Chiesa e del nostro carisma: … non c’è maggiore libertà che lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciare a calcolare e controllare tutto e permettere che Lui ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga là dove Lui vuole. Lui sa bene ciò di cui ha bisogno ogni epoca e ogni momento. Questo ci chiama ad essere misteriosamente fecondi (n. 280).

4. Lo Spirito Santo fonte di creatività illimitata all’origine dei diversi carismi Lo Spirito Santo è Colui che ispira un credente nel dare origine ad un nuovo carisma. “Il carisma si rivela come una esperienza dello Spirito, trasmessa [attraverso i Fondatori] ai propri discepoli per essere custodita, approfondita e costantemente sviluppata, in 7


sintonia con il corpo di Cristo, in continua ‘crescita’ (Mutuae Relationis, 11) Il carisma è una grazia ricevuta, una benedizione e un regalo per la persona, per la comunità cristiana e per la società. Un carisma è una porta attraverso cui si entra nel mistero di Cristo, una lente che permette di leggere il Vangelo da una determinata ottica. Laici e religiosi s’identificano con questa visione convergente e da quest’ottica contemplano il mondo e le necessità della società per agire insieme nella stessa missione, attingendo alla stessa fonte del carisma. Con questi parametri non c’è dubbio che sta cominciando a nascere una “rivoluzione” ecclesiale. Le ‘Famiglie carismatiche’, come la Famiglia Salesiana, sono chiamate a percorrere nuove strade. Non sempre sarà facile capirle e aprire cammini però il vento dello Spirito spinge verso un nuovo orizzonte, anzi è - possiamo dire - un nuovo parto e nessun parto è indolore. Siamo chiamati a fare un cammino nuovo e vitale, laici e religiosi. Non sappiamo verso dove ci porterà lo Spirito che spinge in questa direzione. Ciò che conta è che nessuno lasci questa avventura e che nessuno abbia timore dei cambi avvenuti e di quelli che verranno. È lo Spirito Santo che conduce verso la maturità del corpo di Cristo. L’azione dello Spirito non può essere sottomessa a schemi statici. Egli vuole portare religiosi e laici ad un nuovo modo di relazionarsi, a depositare il carisma in otri nuovi che si stanno costruendo. In questo delicato processo è importante unire senza confondere. Il laicato non deve duplicare la vita consacrata e neppure viceversa. Abbiamo già percorso un buon camino, tuttavia resta ancora molto da fare. Siamo spinti dallo Spirito a favorire la nascita di una nuova tappa del carisma che ci richiederà cambi di mentalità, di atteggiamenti e di strutture, perché il futuro dei carismi nella Chiesa sono, senza dubbio, le ‘Famiglie carismatiche’.

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5. Luoghi comuni di crescita: Eucaristia, Mensa, Musica e Missione Quando parliamo di missione condivisa come a Valdocco e a Mornese, pensiamo anche a momenti dove insieme rafforziamo la nostra identità come laici e religiosi all’interno della Famiglia carismatica. Così possiamo nutrirci vicendevolmente di ciò che abbiamo in comune perché “a tutti ci è stato dato da bere ad uno stesso Spirito” (I Cor. 12,13). Don Bosco e Maria Mazzarello nella vita ordinaria favorivano i luoghi di crescita carismatica in modo semplice e quasi impercettibile: o

Eucaristia. Come cristiani e per il carisma è indispensabile sederci attorno alla mensa eucaristica, perché è un momento culmine della vita cristiana, dove si condivide il perdono reciproco, la Parola, la preghiera, la lode che culmina nel momento in cui mangiamo e beviamo, insieme, il Corpo e il Sangue di Cristo che dà unità, coesione e senso a ciascun membro di questo Corpo.

o

Tavola del pane e sale condiviso. Non esiste cultura che non celebri attorno alla mensa: non importa come sia e quali siano gli alimenti, perché lì si vivono i momenti più importanti della vita e della morte di una comunità umana. Per questo si converte in un luogo importante ed esigente: intorno alla mensa si condivide la quotidianità con le sue gioie e dolori, le sue sfide e speranze, si dialoga, si rafforza l’unione e la comunione. Don Bosco nei momenti importanti della vita dei suoi ragazzi faceva della mensa un’esperienza educativa e un luogo di festa.

o

Musica, gioco e divertimento. Il cortile, la ricreazione, la festa erano e sono luoghi privilegiati del Sistema Educativo di Don Bosco e non lo sono meno per noi, perché attraverso questi momenti si realizza una comunicazione spontanea, fluida e senza formalità. Il cortile non è solo un luogo, è un modo di 9


stare e di vivere che ci avvicina, rafforza legami ed esprime amicizia. Il cortile è, salesianamente parlando, un luogo privilegiato del carisma, senza il quale lo spirito salesiano praticamente si impoverisce o non esiste. o

Missione: finalità fondamentale che ci riunisce e che è feconda quando ci si forma insieme nello studio e nella riflessione. È indispensabile approfondire il carisma, avvicinarci alla realtà, “toccare la carne di Cristo”, come dice Papa Francesco; condividendo gioie e insuccessi, soddisfazioni e difficoltà nel compito di annunciare il Vangelo e, nel nostro caso concreto, di dare attenzione e cura ai bambini, ai giovani e alle famiglie che si stanno convertendo sempre più in una ‘periferia urgente’. Tutti questi momenti sono indispensabili per creare comunione, perché ci motivano, ci aiutano a vedere meglio, perché ispirano e rafforzano i legami di amicizia e di appartenenza. In questi spazi impariamo ad accogliere le differenze di pensiero e di visione, accettiamo i limiti e valorizziamo reciprocamente i doni e le possibilità. Una missione condivisa richiede anche, in un certo senso, una vita condivisa ed è così che tutto si moltiplica, cresce e matura.

La “Evangelii Gaudium”, riferendosi alle relazioni nuove in Gesù Cristo dice: “[…]sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene (n.87). In questa stessa linea si pone il Capitolo generale XXIII quando chiede alla comunità che dia testimonianza di vita evangelica nel formarsi insieme, FMA e laici, per una missione condivisa; è una chiamata ad andare incontro agli altri con gli stessi giovani. Essi ci aiutano a capire e a vivere il Vangelo secondo il carisma salesiano, ad uscire con loro per annunziare Gesù (cf CG XXXIII, n.27). 10


Si tratta di un progetto esigente e delicato e dobbiamo tenerne conto. A volte potremo sbagliarci nel cammino, ma non possiamo fermarci. Affrontiamo una realtà nuova che non deve nascere da una necessità lavorativa, ma da un’ispirazione, da una visione e da un carisma condiviso. Quando si uniscono vita e fede, forze e passione evangelizzatrice allora si moltiplicano la potenzialità di tutti. Siamo chiamati a ridare significato, insieme, alla nostra consacrazione battesimale, apostolica e al senso della cittadinanza. Sappiamo che non sarà facile perché la situazione che abbiamo attorno è complicata e lo avvertiamo sulla nostra pelle, ma ci anima la certezza che lo Spirito Santo sta guidando la storia e modellando il carisma salesiano verso qualcosa d’inedito e ci chiama a farne parte.

6. “Ora c’è il germe”: la Famiglia Salesiana, un progetto in costruzione. “Voi completerete l’opera che io ho iniziato: io faccio l’abbozzo, voi metterete i colori […]. Ora c’è il germe” (MB XI 265). Mi sembra molto importante, a questo punto, fare allusione, anche in modo rapido alla Famiglia salesiana a cui apparteniamo e che continua a crescere e a consolidarsi in tutto il mondo. Spero che tutti noi abbiamo avuto l’opportunità di addentrarci un poco di più nella carta di Identità della Famiglia Salesiana. Tale Carta di Identità ci indica che cosa significa essere nella Chiesa e nella società. Ci addita il consolidarsi, la crescita e l’interazione da cui dipende il futuro del carisma salesiano. Nel dialogo con i laici durante il CG XXIII abbiamo accolto questo loro appello: Riscoprite il valore della collaborazione con i Salesiani, non solo a livello di attività e di pastorale, ma anche a livello di costruzione della grande casa della Famiglia Salesiana, in rete con le comunità educanti, quale segno di una comunione creativa di cui abbiamo tanto bisogno nella società e nella Chiesa (n.18). 11


Senza dubbio la ricchezza maggiore della Famiglia Salesiana è la santità, patrimonio della nostra Famiglia, che è la ragione più profonda dell’essere dentro la Chiesa. Mai ringrazieremo abbastanza Dio per il dono dei santi con cui Dio arricchisce la nostra Famiglia carismatica. Essi ci danno la garanzia che questa spiritualità è valida come cammino di santità per religiosi e laici, uomini e donne, giovani ed adulti, martiri e vescovi, sacerdoti, genitori, sani e ammalati, gente povera e semplice, persone ricche di beni e di cultura. Nella nostra Famiglia già contiamo oggi di:    

9 santi 118 beati 17 venerabili 24 servi di Dio

Dalla loro vita impariamo tre verità importanti: o

La santità è l’impegno essenziale della nostra vita

o

La santità è dono di Dio

o

La santità nella Famiglia Salesiana si costruisce nell’ordinario della vita quotidiana, come espressione e frutto della mistica e dell’ascesi del ‘da mihi animas cetera tolle’.

o

Religiosi e laici siamo invitati ad essere appassionati maestri e guide, santi e formatori di santi, come lo è stato Don Bosco (cf. CHÁVEZ, Pascual “Queridos Salesianos, ¡sed santos!” 14 de agosto 2002).

La Strenna di quest’anno di Don Ángel Fernández Artime: La Santità anche per te, ci fa capire l’importanza irrinunciabile della Famiglia Salesiana per impegnarci in questo cammino.

7. Due attenzioni prioritarie per l’Associazione Exallieve/i FMA : la famiglia e la cura delle vocazioni. 12


Questa finalità della Famiglia e della cura delle vocazioni, in particolare al matrimonio, ma non solo, è stato uno dei punti basilari del primo Regolamento delle Exallieve, scritto insieme da: Don Rinaldi, Sr. Caterina Arrighi, Maria Gastaldi e le altre exallieve di Torino. Oggi, nessuno di noi ignora che la famiglia come istituzione è profondamente messa in discussione, colpita, minacciata e messa alla prova come mai nella storia dell’umanità. Gli ultimi Papi, così come ogni Rettor Maggiore, hanno dato un’attenzione prioritaria alla realtà della famiglia per l’importanza decisiva che ha per il futuro dell’umanità. La Chiesa si è sentita profondamente interpellata dalle ideologie e dal cambio di paradigmi degli ultimi decenni e ha voluto rispondere con un Sinodo. In esso si è vissuta una grande apertura al dialogo, interpellando quelli che vivono l’esperienza della famiglia con le sue gioie e difficoltà e con l’Esortazione “Amoris Laetitia” di Papa Francesco. Lo Spirito di famiglia tipico del carisma salesiano, ha molto da dare e molto da dire alla pastorale familiare. Come Famiglia Salesiana attraverso i nostri gruppi, specialmente quelli che vivono l’esperienza della famiglia: Exallieve/i FMA, SSCC., ADMA, hanno, nei loro stessi documenti di identità l’orizzonte della famiglia come primo luogo di apostolato e di santificazione. Chiediamo allo Spirito Santo la creatività necessaria per vivere in modo profetico, e con coraggio, questo momento della storia tanto ricco di opportunità come di controversie, per dare una risposta positiva a questa tappa critica nel cammino dell’umanità. La cura delle vocazioni È più che evidente la necessità di presentare la Famiglia Salesiana come una gamma di possibilità di opzioni vocazionali in tutti i nostri ambienti. Nella Carta di Identità della Famiglia Salesiana leggiamo: “Si propone di aiutare ciascuno a trovare il posto giusto nella società e nella Chiesa, riconoscendo che è diritto di ogni giovane di essere aiutato a scoprire la propria vocazione”. La dimensione vocazionale 13


deve essere presente lungo tutti i processi pastorali, perché è la meta di una pastorale giovanile integrale. È urgente promuovere la cultura vocazionale nelle nostre Associazioni, nei gruppi, nei vari campi di apostolato, e assicurare l’accompagnamento personale dei giovani secondo la spiritualità giovanile salesiana. Occorre avere il coraggio di far loro proposte forti d’impegno apostolico e di vita cristiana. E’ necessario coinvolgere la famiglia, come spazio di protezione e cura delle diverse vocazioni nella Chiesa, prestando attenzione alla fragilità affettiva dei giovani e curandone la maturazione. E’ importante offrire ai giovani impegni forti di volontariato o di solidarietà, per un contatto reale con le situazioni di povertà e per coltivare in loro la passione di dare la vita per un grande ideale: ci basti dare un’occhiata agli interventi del Papa nell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, dove il Sì di Maria è stato l’orizzonte d’ispirazione. Questo cammino vocazionale è indispensabile per arricchire la Chiesa, la Famiglia Salesiana e in particolare le nostre Associazioni di nuovi membri. È necessario il rinnovamento, altrimenti come qualsiasi gruppo si tende ad invecchiare e a sparire. Di qui l’importanza decisiva di favorire e curare la nascita e la maturazione delle diverse vocazioni per la Chiesa nella Famiglia Salesiana. Famiglia e cura delle vocazioni sono due temi e due urgenze che si richiamano tra di loro. Abbiamo bisogno di un’attenzione prioritaria ad entrambe perché si tratta niente meno che di quella “emergenza educativa” a cui hanno fatto riferimento, in numerose occasioni, Benedetto XVI e Papa Francesco.

8. Che tipo d’Associazione per il nostro tempo? Per rispondere a questa domanda vorrei lasciare la parola al recente Sinodo dei Vescovi: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Il documento finale, dopo un allargato e lungo ascolto dei giovani, esprime i suoi bisogni, i suoi aneliti. Ecco quanto la Chiesa e i giovani chiedono, aspettano e sollecitano da una Associazione come la nostra: 14


Un’Associazione che testimonia 56. In vari contesti vi sono gruppi di giovani, spesso espressione di associazioni e movimenti ecclesiali, che sono molto attivi nell’evangelizzazione dei loro coetanei grazie a una limpida testimonianza di vita, a un linguaggio accessibile e alla capacità di instaurare legami autentici di amicizia. Tale apostolato consente di portare il Vangelo a persone che difficilmente sarebbero raggiunte dalla pastorale giovanile ordinaria, e contribuisce a far maturare la stessa fede di coloro che vi si impegnano. Esso va dunque apprezzato, sostenuto, accompagnato con saggezza e integrato nella vita delle comunità. 57. I giovani chiedono che la Chiesa brilli per autenticità, esemplarità, competenza, corresponsabilità e solidità culturale. A volte questa richiesta suona come una critica, ma spesso assume la forma positiva di un impegno personale per una comunità fraterna, accogliente, gioiosa e impegnata profeticamente a lottare contro l’ingiustizia sociale. Tra le attese dei giovani spicca in particolare il desiderio che nella Chiesa si adotti uno stile di dialogo meno paternalistico e più schietto. Un’Associazione che serve 54. I giovani cattolici non sono meramente destinatari dell’azione pastorale, ma membra vive dell’unico corpo ecclesiale, battezzati in cui vive e agisce lo Spirito del Signore. Essi contribuiscono ad arricchire ciò che la Chiesa è, e non solo ciò che fa. Sono il suo presente e non solo il suo futuro. I giovani sono protagonisti in molte attività ecclesiali, in cui offrono generosamente il proprio servizio, in particolare con l’animazione della catechesi e della liturgia, la cura dei più piccoli, il volontariato verso i poveri. Anche movimenti, associazioni e congregazioni religiose offrono ai 15


giovani opportunità di impegno e corresponsabilità. Talvolta la disponibilità dei giovani incontra un certo autoritarismo e sfiducia di adulti e pastori, che non riconoscono a sufficienza la loro creatività e faticano a condividere le responsabilità. Un’Associazione che accompagna 161. Il Sinodo propone con convinzione a tutte le Chiese particolari, alle congregazioni religiose, ai movimenti, alle associazioni e ad altri soggetti ecclesiali di offrire ai giovani un’esperienza di accompagnamento in vista del discernimento. Tale esperienza – la cui durata va fissata secondo i contesti e le opportunità – si può qualificare come un tempo destinato alla maturazione della vita cristiana adulta. Dovrebbe prevedere un distacco prolungato dagli ambienti e dalle relazioni abituali, ed essere costruita intorno ad almeno tre cardini indispensabili: un’esperienza di vita fraterna condivisa con educatori adulti che sia essenziale, sobria e rispettosa della casa comune; una proposta apostolica forte e significativa da vivere insieme; un’offerta di spiritualità radicata nella preghiera e nella vita sacramentale. In questo modo vi sono tutti gli ingredienti necessari perché la Chiesa possa offrire ai giovani che lo vorranno una profonda esperienza di discernimento vocazionale. Un’Associazione che crede nei giovani, gli ascolta e gli invita e li lascia agire 96. Gesù ha accompagnato il gruppo dei suoi discepoli condividendo con loro la vita di ogni giorno. L’esperienza comunitaria mette in evidenza qualità e limiti di ogni persona e fa crescere la coscienza umile che senza la 16


condivisione dei doni ricevuti per il bene di tutti non è possibile seguire il Signore. Questa esperienza continua nella pratica della Chiesa, che vede i giovani inseriti in gruppi, movimenti e associazioni di vario genere, in cui sperimentano l’ambiente caldo e accogliente e l’intensità di rapporti che desiderano. L’inserimento in realtà di questo tipo è di particolare importanza una volta completato il percorso dell’iniziazione cristiana, perché offre ai giovani il terreno per proseguire la maturazione della propria vocazione cristiana. In questi ambienti va incoraggiata la presenza di pastori, così da garantire un accompagnamento adeguato. Sono questi, carissime/i exallieve/i, i tratti che possono garantirci un futuro e con questi siamo chiamati a confrontarci. Il carisma così speciale e particolare delle/gli Exallieve/i FMA non può e non deve morire nelle nostri mani, anzi, deve rifiorire, crescere e rinnovarsi e continuerà ad avere futuro se guardiamo all’essenziale.

8. “In questi tempi in cui sono necessari forti amici di Dio” (Teresa d’Avila. Libro della Vita 15, 5) Mi sembra opportuno terminare la nostra conversazione con queste parole di Santa Teresa d’Ávila. Don Bosco l’ha lasciata come Patrona dell’Istituto delle FMA per la sua capacità di armonizzare la contemplazione più alta e l’attività più intensa. Teresa di Gesù era una donna aperta alle relazioni, capace di interagire con persone di ogni condizione pur di portare avanti, in modo appassionato, l’opera che Dio le aveva affidato. In questo è in perfetta sintonia con Don Bosco e Madre Mazzarello. È necessario convertire le esigenze di oggi - che sono vere e proprie ‘chiamate’ dello Spirito - in azioni concrete, e occorre farlo agendo in sinergia di fronte a queste sfide. Possiamo ripetere oggi ciò che S. Teresa diceva allora: In questi tempi sono necessari forti amici di Dio; e un’altra frase non meno impegnativa: Siamo in cammino e 17


quando il mondo sta bruciando, non si può perdere tempo in affari di poca importanza (Lettera 469, 7.9). Condivido con voi due testi del nostro Capitolo Generale XXIII che mi sembrano sintetizzare bene quanto abbiamo detto finora: o Per essere comunità nuove è necessario attuare con decisione cambi di mentalità. Con coraggio vogliamo quindi disporci a lasciare schemi consolidati, ma a volte un po’ obsoleti, per iniziare a guardare alla missione educativa con occhi nuovi. E questo sguardo nuovo vuole essere quello che illumina scelte e passi concreti (n.8) o Per questo tutti abbiamo bisogno di condividere chiari orientamenti e di rafforzare le relazioni sviluppando sinergie, collaborazioni strategiche, metodologiche ed operative. (n.14). Finisco con le parole di Don Bosco, invitando a farle nostre, reciprocamente: “Sempre sono andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze richiedevano”. Esse si convertano per noi in tabella di marcia, in attenzione allo Spirito e alla realtà, con una fede e una speranza incrollabili nella Provvidenza di Dio che, a sua volta, conta su di noi; con fiducia nell’Ausiliatrice, che sin dalle origini è stata ispiratrice, Guida, Madre, maestra di Don Bosco e di Madre Mazzarello. Suor María Luisa Miranda López FMA.

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Profile for Dalila Maria Virzì

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