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Poste Italiane S.p.A. – spedizione in abbonamento postale- D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) Art. 1, comma 1, DR PZ


editoriale

Il Piano Nazionale Sementi Biologiche dà i primi frutti

Q

uesto numero è ampiamente dedicato all’illustrazione dei risultati del primo anno di attività del piano nazionale sementi biologiche. I risultati sono stati anche presentati in un convegno tenutosi a Roma il 24 maggio scorso, di cui si rende conto nelle notizie. Il piano è una delle azioni promosse dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nel settore dell’agricoltura biologica e realizzate sulla base delle linee programmatiche indicate dal Comitato consultivo per l’agricoltura biologica. La progettazione e il coordinamento del piano sono stati affidati a INRAN-ENSE con la supervisione di un apposito Comitato di progetto nominato dal Ministero. Il piano di durata biennale è stato realizzato a partire dalla campagna 2009/2010 e si concluderà a fine 2011. Obiettivo principale è quello di adottare iniziative volte a promuovere la disponibilità di sementi e varietà adatte all’impiego in agricoltura biologica, come noto caratterizzato dall’annosa problematica delle deroghe per l’impiego di sementi non prodotte in condizione di agricoltura biologica. Le iniziative realizzate nell’ambito del piano riguardano sia attività sperimentali sia attività compilative. Ogni iniziativa è stata affidata a

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una organizzazione capofila che si è avvalsa per la realizzazione di istituzioni, dipartimenti universitari, aziende sperimentali, associazioni di produttori biologici. In questo modo sono state interessate circa 40 organizzazioni dislocate su tutto il territorio nazionale. Innanzitutto è stata effettuata una ricognizione dello stato dell’arte volta a identificare le diverse iniziative che a livello internazionale, nazionale o regionale siano state realizzate nell’ultimo quinquennio e uno studio di natura tecnica sull’attuale disponibilità di sementi biologiche sul piano nazionale, sui canali di approvvigionamento, sulla potenzialità produttiva e sulle esigenze del settore. L’attività di natura sperimentale ha riguardato l’identificazione di varietà idonee all’impiego in agricoltura biologica e l’utilizzo di principi attivi di origine naturale per la concia delle sementi e per il controllo delle malattie trasmesse da seme. Nel primo caso sono state studiate sia varietà iscritte, sia in fase avanzata di selezione. Un’iniziativa ha riguardato anche il miglioramento genetico e ampliamento della base genetica delle specie coltivate per l’agricoltura biologica, incluso un riferimento al breeding partecipativo. Infine sono state predisposti linee guida e disciplinari per la produ-

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zione di sementi biologiche. A diverso titolo sono state interessate in una o più iniziative specie di cereali, foraggere, ortive. Dalla campagna 2010/2011 è in corso il secondo anno di attività sperimentale per l’identificazione di varietà idonee all’impiego in agricoltura biologica. Inoltre il Ministero ha già finanziato un secondo biennio di attività la cui realizzazione inizierà dal prossimo autunno. Pier Giacomo Bianchi


notizie A cura di Elena Astrua Testori

Presentati i risultati del primo anno del Piano sementiero nazionale per l’agricoltura biologica Il 24 maggio si è tenuta a Roma, presso la sede del Comando dei Carabinieri delle Politiche Agricole e Alimentari, una giornata di presentazione dei risultati del primo anno di attività nell’ambito del Programma di Azione Nazionale per l’Agricoltura Biologica e i Prodotti Biologici. Il piano sementiero nazionale per l’agricoltura biologica, finanziato dal MiPAAF e coordinato da INRAN-ENSE, ha durata biennale e si pone come obiettivo quello di adottare iniziative volte a promuovere la disponibilità di sementi e varietà adatte all’impiego in agricoltura biologica. Attualmente le sementi biologiche rappresentano, infatti, l’anello mancante della filiera; di qui l’esigenza di un progetto articolato e approfondito, che, come da sua concezione, porti ad un adeguamento tra l’offerta di sementi e le reali esigenze del mercato. Il Piano parte da un’analisi del mercato delle sementi biologiche, per riuscire a individuare e descrivere le peculiarità del settore in Italia e le possibilità di intervento. La giornata, organizzata dall’INRAN-ENSE, si è aperta con i saluti da parte di Teresa De Matthaeis (MiPAAF) e di Pier Giacomo Bianchi (INRAN-ENSE) per conto di Salvatore Petroli (Direttore Ge-

nerale dell’INRAN). La prima delle due sessioni, presieduta da Alberto Manzo (MiPAAF), ha riguardato le presentazioni, da parte dei capofila delle organizzazioni coinvolte, dei dati ottenuti in seguito alle sperimentazioni. Le tematiche prese in esame riguardano: la ricognizione dello stato dell’arte sul settore delle sementi biologiche, l’identificazione delle varietà più appropriate all’impiego, la validazione di materiali in avanzata fase di selezione (in condizioni di agricoltura biologica), il miglioramento genetico e l’ampliamento della base genetica delle specie coltivate per

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l’agricoltura biologica, la messa a punto di linee guida e disciplinari di produzione di sementi biologiche e l’utilizzo di principi attivi di origine naturale per la concia delle sementi e per il controllo delle malattie trasmesse da seme. Nel corso degli interventi che si sono succeduti è stato possibile identificare le criticità del settore che consistono sostanzialmente in un insufficiente livello di approvvigionamento delle sementi, nel fatto che le varietà richieste dagli agricoltori spesso non corrispondono a quelle presenti sul mercato e che le aziende sementiere non riescono a vendere semente delle varietà prodotte, nel perdurare del

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notizie

regime di deroga oltre ad una insufficiente attività di ricerca e sperimentazione mirata. Sulla base delle problematiche emerse, la seconda sessione ha visto una tavola rotonda alla quale hanno partecipato attivamente gli invitati e il pubblico in sala. Hanno preso parte al dibattito, moderato dal direttore di Dal Seme, esponenti delle maggiori associazioni (agricoltura biologica: AIAB, Federbio; sementieri: ASSOSEMENTI, ASSEME; di categoria: Coldiretti, CIA e Confagricoltura) e della ricerca universitaria. Da più parti è stato sottolineato il trend negativo dei quantitativi di semente prodotta in agricoltura biologica dalla creazione della banca dati ad oggi, sostanzialmente attribuito al fatto che la ditta sementiera stia perdendo fiducia nel sistema per il perdurare del regime di deroga. Considerando le varietà richieste è emerso il fatto che nella banca dati la lista sia numerosa ma che spesso l’agricoltore si rivolge al regime di deroga per gli scarsi quantitativi disponibili e/o per maggiori spese derivanti dal conferimento. Così come strutturato il sistema biologico prevede che, in assenza di varietà biologica, si possa ricorrere alla richiesta di deroga: tale regime, nato come provvisorio, rappresenta secondo alcuni una garanzia per l’esistenza ed il mantenimento del mondo biologico e della biodiversità, mentre altre voci sono dell’opinione che debba

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essere sostituito. Stefano Bocchi (Università di Milano), intervenuto alla tavola rotonda, auspica che la ricerca e la sperimentazione possano acquisire un ruolo paritario rispetto alle altre iniziative del piano per poter concorrere alla determinazione dell’obiettivo comune. [Maria Losi] Assemblea Assosementi: innovazione varietale e sementi di qualità per fare fronte alla crescente domanda di cibo “L’industria sementiera è pronta a svolgere il proprio ruolo per garantire sementi di qualità ed assicurare un continuo miglioramento delle varietà, ma deve essere posta nelle condizioni di poter lavorare, di consolidare le proprie basi operative con la vendita delle sementi e di crescere senza alcun pregiudizio”. È quanto ha sottolineato il presidente di Assosementi, Paolo Marchesini, nell’ambito dell’Assemblea annuale pubblica svoltasi lo scorso aprile Bologna. “Le sementi sono il primo anello della filiera agroalimentare. Osserviamo invece che i legami delle produzioni con le sementi di qualità si riducono sempre di più – ha aggiunto Marchesini, citando espressamente l’esempio del grano duro che, dopo la soppressione del vincolo del seme certificato per l’aiuto dell’art. 68, ha visto ridursi in due anni la ven-

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dita di sementi certificate del 50% –, mentre aumentano sul mercato le segnalazioni di ampi fenomeni di illegalità. Questa situazione, associata alla scarsa considerazione nei confronti dell’innovazione e della tutela della proprietà intellettuale, sta minando fortemente il futuro di un settore storicamente di eccellenza per l’Italia, quello della selezione e produzione di sementi”. Intervenendo in teleconferenza, il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro ha ricordato che il 25 maggio il Parlamento europeo ha votato il rapporto di Albert Dess sul futuro della PAC e che comunque anche dopo il 2013 non verrà meno il sostegno all’agricoltura. Ha sottolineato che la recente instabilità dei prezzi è una precisa conferma della carenza di prodotti sui mercati e che quindi grande è l’attesa nei riguardi dell’industria sementiera e dell’innovazione varietale per fare fronte alla crescente domanda di cibo. Il Presidente dell’INRAN, Mario Colombo, ha invece rassicurato sulla volontà di non disperdere l’identità e le funzioni dell’ex ENSE, recentemente incorporata nell’Istituto della nutrizione, che dovrà continuare ad essere al servizio del mondo agricolo e dell’industria sementiera con la propria attività di certificazione ufficiale. Il responsabile dell’Ufficio sementi e biotecnologie del Mi-


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nistero delle politiche agricole, Francesco Bongiovanni, ha invece illustrato in particolare il percorso in atto a livello comunitario per semplificare e migliorare la disciplina sementiera, per poi soffermarsi sulle difficoltà procedurali che s’incontrano nel risolvere una situazione difficile, quella del mancato trasferimento dei fondi pagati dai costitutori per le prove per l’immissione sul mercato di nuove varietà. In proposito Marchesini ha sottolineato che se non si arriverà ad una soluzione in tempi brevi, si rischia di costringere le aziende sementiere ad andare ad iscrivere le varietà in altri paesi e di infliggere un nuovo colpo ad un settore chiave dell’agroalimentare italiano, ma da troppo tempo completamente trascurato all’atto delle scelte di settore. C.A.C: la riproduzione di colture da seme è un comparto con buone potenzialità La Cooperativa agricola cesenate, leader mondiale nella moltiplicazione delle sementi, ha presentato ai soci il bilancio 2010, con un valore della produzione di 28,8 milioni di euro, che ha consentito di destinare alla liquidazione del seme ai produttori 14 milioni di euro. Il fatturato complessivo della cooperativa, che aderisce a Legacoop Forlì-Cesena, è di oltre 29,8 milioni, mentre l’utile è stato di ol-

tre 300mila euro dopo avere liquidato più di 750mila euro di premi ai soci. Gli ammortamenti hanno superato il milione e mezzo di euro. Nel corso del 2010 la Cooperativa ha realizzato investimenti per oltre 2 milioni, in particolare negli impianti di lavorazione del seme. Il programma di produzione ha coinvolto circa 4mila ettari di colture, mentre il valore consolidato delle attività delle società del gruppo, che comprende partecipazioni in società commerciali del settore operanti in Italia e Slovenia, è pari a circa 42 milioni di euro. “La Cooperativa – spiega il pre-

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sidente, Giovanni Piersanti – ha rilanciato la propria attività di servizio dei produttori associati con un piano di investimenti già quasi interamente realizzato per un totale di oltre 5,5 milioni di Euro. Questo consente di mantenerci competitivi nei mercati globali, perché l’attività economica di C.A.C. è fortemente orientata all’esportazione in Europa, America ed Estremo Oriente, su cui realizziamo l ’80% del fatturato”. C.A.C., attiva dal 1948, associa oltre duemila imprese agricole distribuite su dieci regioni ed è riconosciuta come prima Organizzazione di Produttori Interregionale.

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Fao expert consultation on seed policy formulation Lo scorso marzo si è tenuto a Milano, presso la sede dell’INRAN, un workshop della durata di tre giornate voluto dalla FAO relativo all’analisi della politica sementiera, con l’obiettivo di fornire ai Paesi in cui tale politica non è disponibile una valida collaborazione nella relativa formulazione e implementazione. A tal fine, nel corso del workshop sono stati presentati esempi di politica sementiera attuata nei diversi continenti. La diversa provenienza (Africa, Asia, America del sud) e competenza dei 26 partecipanti (esperti del settore, funzionari di ministeri dell’agricoltura, ricercatori, rappresentanti del settore privato, membri della FAO ed esperti dei servizi legali) è stata alla base di una proficua discussione sull’argomento, che ha portato all’individuazione di indicazioni destinate ai Paesi membri relative alla formulazione e/o revisione della loro politica sementiera. Nei diversi Paesi, tale politica è stata oggetto di importanti investimenti con relativo sviluppo di specifici programmi, nel trentennio 1950-1980. Successivamente si sono manifestate situazioni diverse nei vari stati, tali per cui attualmente molti Paesi presentano un settore sementiero poco sviluppato. Il workshop si è aperto dopo

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i saluti di Pier Giacomo Bianchi, dell’INRAN, e di Tom Osborne della FAO. Nelle giornate di workshop sono stati creati tre gruppi di lavoro ognuno dei quali ha affrontato le quattro tematiche fondamentali connesse alla creazione di una efficace e idonea politica sementiera: 1. identificazione delle problematiche e individuazione di scelte strategiche 2. identificazione dei contenuti 3. individuazione del processo ottimale di realizzazione 4. implementazione della politica realizzata Al termine del workshop sono state presentate delle linee guida destinate ai Paesi membri al fine di supportare l’attività connessa alla creazione della politica sementiera. In primo luogo, è stato riconosciuto essere fondamentale il coinvolgimento degli “stakeholder”, risultato che può essere raggiunto attraverso seminari, fornendo maggiori e dettagliate informazioni, creando al contempo una consapevolezza dell’esigenza di una tale attività istituzionale dal punto di vista politico. Occorre sia sviluppato un piano con azioni a lungo termine. Devono essere analizzate, ove disponibili, le preesistenti strategie politiche in agricoltura, al fine di evidenziarne le misure efficaci. Le leggi esistenti devono essere utilizzate come punto di partenza per la promulgazione di leggi e re-


notizie

gole nuove. Nel caso di Paesi per i quali non esista una politica sementiera sarà necessario ricorrere a studi di base. È stata evidenziata l’opportunità di istituire, presso i diversi Paesi membri, una “task force”, avente il ruolo di commissione di redazione internazionale, con carattere multi-disciplinare, costituita da specialisti in diverse materie, non esclusivamente quelle legate alle sementi. Tale “task force” potrebbe avvalersi dell’assistenza tecnica da parte del gruppo di esperti della FAO. Devono essere definite chiaramente le necessità che determinano l’esigenza di avere una politica sementiera e stabilite a priori le linee guida da utilizzare nella creazione delle leggi e nel loro successivo processo di approvazione da parte degli “stakeholder” e dei rappresentanti del ministero. Le linee guida non devono tralasciare di considerare i procedimenti da utilizzarsi in sede di revisione della legge, essendo questa soggetta a cambiamenti, al fine di assicurare che venga seguita l’impostazione iniziale. Nei documenti devono essere considerati tutti gli aspetti legati alla politica sementiera, quindi anche l’identificazione degli istituti con incarichi specifici e dell’istituto deputato al coordinamento delle attività, l’illustrazione del sistema di gestione della quarantena per i patogeni, la previsione dello sviluppo e del rafforzamento di infra-

strutture e di capacità specifiche (connesse allo sviluppo varietale ed alla certificazione), la valutazione della inclusione di eventuali incentivi. La natura settoriale della politica sementiera può portare a difficoltà nella sua implementazione, di qui l’esigenza di un’armonizzazione delle leggi in riferimento ad ampie aree geografiche. Dal punto di vista della redazione, il documento deve essere di facile lettura e con scarsa presenza di linguaggio tecnico al fine di consentirne un’ampia comprensibilità e diffusione; a tale scopo è suggerita la diffusione in versione multi-lingue. Il riconoscimento da parte dei ministeri coinvolti contribuisce ad aumentare l’importanza del lavoro, di conseguenza, i documenti devono essere sottoposti ad una procedura di validazione che comporti l’espressione di commenti in un termine di tempo ben definito da parte degli “stakeholder”. In seguito a questo passaggio i documenti possono essere inviati ai ministeri competenti al fine di ottenerne l’approvazione, in funzione della situazione del paese. La politica sementiera si completa con l’implementazione, quindi devono essere previsti piani dettagliati con obiettivi specifici. Tali piani devono essere pensati per gruppi specifici, in genere quelli meno rappresentativi (ad es., gli agricoltori). A margine del workshop al fine

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di rappresentare e illustrare con competenza il settore sementiero italiano sono intervenuti i rappresentanti delle maggiori associazioni sementiere nazionali (Marchesini – Presidente di Assosementi, Lucconi – Direttore di Asseme e Laffi - Presidente di COAMS) che hanno descritto le principali linee caratterizzanti il settore. In seguito al workshop, che ha visto l’attiva partecipazione e collaborazione dei presenti, sarà predisposta dal gruppo di esperti la bozza di un documento che verrà ulteriormente discusso e affinato in altri workshop già programmati in Africa occidentale e Asia centrale. A conclusione dei lavori ne risulterà una linea guida della FAO che sarà oggetto di pubblicazione. [Maria Losi]

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mercati A cura di Massimo Montanari

Prevista la crescita delle colture da seme primaverili L’indagine ISTAT sulle intenzioni di semina delle aziende agricole nazionali dà indicazioni interessanti anche sulle colture da seme. Le intenzioni di semina delle imprese agricole sono dettate dalle modifiche apportate alle disposizioni nazionali di applicazione dell’art 68 della politica agraria comune, dalla variabilità dei prezzi agricoli sui mercati e dal clima dell’autunno appena trascorso; in particolare, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, le pessime condizioni meteorologiche autunnali hanno reso molto difficoltose, se non impossibili, le semine delle colture autunnali, spostando spesso le intenzioni di semina degli agricoltori su specie primaverili. Infatti, come riporta la tabella sottostante, rispetto all’annata 2010 assistiamo ad un aumento delle intenzioni di semina per mais, Le intenzioni di semina per le principali colture erbacee Aa 2010-2011 Coltivazioni

Variazione in % 2009-10 su 2010-11

Frum. Tenero

-5,00

Frum. Duro

-13,50

Orzo

18,40

Altri cereali

12,70

Mais

5,80

Sorgo

54,80

Soia

15,30

Girasole

9,30

Fonte ISTAT

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sorgo, cereali minori e proteo oleaginose, mentre in calo risultano i cereali a paglia (frumento tenero e frumento duro). Le ricadute delle intenzioni di semina sulla produzione sementiera nazionale sono facilmente deducibili: si prevede infatti una crescita di superficie coltivata per le colture da seme primaverili, come barbabietola da zucchero, mais e proteo oleaginose. Per ciò che riguarda la barbabietola da zucchero, l’incremento delle superfici è dovuto al fatto che le società interessate non hanno probabilmente significative giacenze di seme a magazzino, per via delle precedenti annate mediamente produttive; inoltre il territorio italiano è particolarmente vocato alla moltiplicazione di questo tipo di seme ed i moltiplicatori italiani hanno acquisito negli anni un’elevatissima professionalità; infatti in tutta Europa dividiamo con i soli moltiplicatori francesi le superfici complessive di moltiplicazione di questo seme di pregio. Per il mais, l’aumento della superficie per la produzione di seme ibrido è probabilmente anche dovuta all’incremento delle produzioni nelle filiere di bio-energie e bio-materiali, di cui il seme è il primo anello. Anche per la soia è attesa una tenuta o un aumento delle superfici investite a seme; infatti nelle ultime annate questa specie è sempre cresciuta, a causa delle sue varie destinazioni agroalimentari

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Superfici controllate - annate 2009, 2010 e richieste di controllo anno 2011 Specie

2009

2010

2011

Loietto Italico

4273,64*

4205,00*

3429,37 #

Trifoglio alessandrino

5.096,57

5.507,56

5710,27 #

Trifoglio persico

126,74

683,48

747,17 #

* superficie controllata comprensiva del secondo taglio # superficie richiesta a controllo dati provvisori e parziali Fonte: Inran-Ense, statistiche di certificazione anni 2009, 2010.

legate a filiere produttive ormai consolidate, che richiedono sempre più rintracciabilità e che coinvolgono quindi anche la produzione del seme che a livello nazionale assicura l’assenza di ogm. Inoltre, per soia e mais destinati alla filiera alimentare, i prezzi delle produzioni 2010 si sono mantenuti sostenuti per tutto l’inverno: i produttori auspicano un’altra campagna con prezzi altrettanto remunerativi. Le quotazioni delle sementi di specie foraggere Nei mesi primaverili, i prezzi di mercato sono rimasti invariati rispetto ai mesi invernali. È prematuro fare previsioni sulle variazioni definitive delle superfici di moltiplicazione delle sementi foraggere: per l’erba medica e tutte le specie a semina primaverile le domande per il controllo in campo


mercati

devono ad aggi ancora pervenire; inoltre il prezzo del foraggio di erba medica per la nuova annata si sta definendo e questo deciderà in parte la destinazione di molti appezzamenti; non dimentichiamo che si tratta in Italia, di una coltura non completamente ad indirizzo sementiero, bensì “a doppio utilizzo” a seconda delle tendenze del mercato. Per quanto riguarda le altre specie foraggere, la tabella seguente, dove sono indicate le superfici di cui è stato richiesto il sopraluogo in campo, darà un’idea, comunque provvisoria e parziale, delle superfici di moltiplicazione previste confrontate con le ultime due annate di produzione.

Prezzi delle sementi rilevati sulla Borsa merci di Bologna -euro/tonn. GEN

FEB

MAR

APR

MAGG

Sementi selezionate Certificate

2010

2011

2010

2011

2010

2011

2010

2011

2010

2011

Erba medica di varietà – 1° rip.

2950

3350

2950

3350

2950

3350

#

#

#

#

Erba medica di varietà – 2° rip.

2225

2850

2225

2850

2225

2850

#

#

#

#

Loietto italico

975

1225

975

1225

975

1225

#

#

#

#

Trifoglio incarnato var. tardiva

1300

X

1300

X

1300

X

#

#

#

#

Trifoglio alessandrino

975

1100

975

1100

975

1100

#

#

#

#

X = non quotato # = mercato chiuso

Prezzi delle sementi rilevati sulla Borsa merci di Roma -euro/tonn. GEN

FEB

MAR

APR

MAGG

Sementi selezionate Certificate

2010

2011

2010

2011

2010

2011

2010

2011

2010

2011

Erba medica naz. di varietà

2450

3050

2450

3050

2450

3050

2450

3050

2450

X

Loietto italico dipl, naz.

1050

1150

1050

1150

1050

1150

1050

1150

1050

X

Loietto italico tetr. naz.

1150

1250

1150

1250

1150

1250

1150

1250

1150

X

Trifoglio incarnato var. tardivo

2350

1850

2350

1850

2350

1850

2350

1850

2350

X

Trifoglio alessandrino

1050

1200

1050

1200

1050

1200

1050

1200

1050

X

X = non quotato

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dai laboratori A cura di Rita Zecchinelli

Sementi di mais e soia: monitoraggio ogm 2010 - 11 Alla data del 15 maggio si sono concluse per la campagna di semina 2011 le attività previste dal DM 27 novembre 2003 per il monitoraggio OGM sulle sementi di mais e soia. Queste attività, promosse dal MiPAAF, sono mirate a verificare l’assenza di OGM nei lotti di seme appartenenti alle due specie citate e destinate alle semine sul territorio italiano. Come negli anni passati, i controlli prevedono la partecipazione di diverse Istituzioni, che operano secondo le proprie competenze: campionamento dei lotti di sementi da parte dell’ENSE nelle fasi finali della lavorazione, alla distribuzione da parte di ICQRF (Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari), nei punti di entrata da Paesi Terzi da parte dell’Agenzia delle Dogane. Al momento in cui si scrive, le elaborazioni dei risultati sono in corso, ma è possibile fornire le anticipazioni riassunte in tabella che riguardano i campioni prelevati da parte di ICQRF e di INRAN-ENSE e analizzati dal Laboratorio Analisi Sementi di Tavazzano (LO) e dal LaRAS di Bologna che opera nell’ambito di una convenzione con INRAN-ENSE. Il numero di campioni prelevati ed analizzati è inferiore a quello dell’anno precedente di circa il

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Tabella 1. Sintesi delle attività di monitoraggio OGM svolte da INRAN-ENSE e ICQRF (campagna 2010-11) Campionamento INRAN-ENSE Laboratorio Tavazzano (LO)

CampionamentoICQRF Laboratorio LaRAS (BO)

TOTALE

Campioni negativi

Campioni positivi

Totale

Campioni negativi

Campioni positivi

Totale

Campioni negativi

Campioni positivi

Totale generale

MAIS

557

4

561

640

5

645

1197

9

1206

SOIA

372

2

374

5

0

5

377

2

379

TOT.

929

6

935

645

5

650

1574

11

1585

Grafico 1. Andamento della percentuale di campioni positivi riscontata nelle campagne di monitoraggio, a partire dall’emanazione del DM 27/11/2003, per le specie mais e soia.

20% ed anche in termini di quantitativi sottoposti a controllo si deve registrare una diminuzione (da circa 28.000 t a circa 20.000 t). Il motivo deve essere ricercato in parte nel ritardo con il quale sono partiti i controlli e in parte nella minore dimensione dei lotti. Le informazioni che si possono ricavare mantengono tuttavia un alto valore significativo e consentono il raffronto con le campagne di controllo precedenti, evidenzia-

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to nel grafico 1. Una prima valutazione dei risultati mostra immediatamente un consistente calo della percentuale di campioni positivi per la presenza di OGM in soia e un certo incremento in mais. Per la prima specie, l’andamento non lineare nei diversi anni rende più difficile trarre conclusioni. Tuttavia, i risultati registrati nelle ultime due campagne sembrano mostrare una tendenza alla dimi-


dai laboratori

nuzione del numero di campioni positivi, che può essere messa in correlazione al costante incremento dei quantitativi di sementi prodotte e certificate in Italia, in particolare di categoria riproducibile. L’esito dei controlli sulla specie mais fa registrare un incremento percentuale di campioni positivi rispetto al totale da 0,50% a 0,75%. Questo risultato non contraddice tuttavia l’andamento che vede diminuire la percentuale di lotti di mais non idonei per presenza di OGM nel corso degli anni, a partire dai risultati ottenuti nei primi due anni di applicazione del DM 27 novembre 2003 (oltre il 4% dei campioni di questa specie erano risultati contenere OGM), agli anni a seguire (percentuale di

campioni positivi attorno al 1,5%), per arrivare agli ultimi due anni di attività durante i quali l’incidenza di campioni positivi si attesta al di sotto dell’1%. La provenienza dei lotti analizzati è, nel caso della soia, per quasi il 99% nazionale e solo in piccola parte da Francia e USA. Nel caso del mais, il paese di provenienza prevalente è la Francia (54%), con un dato in crescita costante negli ultimi anni; a questo seguono la percentuale di lotti di provenienza nazionale (23%) e quelli importati dalla Turchia (9%). Seguono Romania e Ungheria con circa il 4% e una decina di altri paesi con quote inferiori. Interessante notare l’andamento dei lotti di mais di produzione

nazionale inclusi nel monitoraggio che rappresentano in tutte le campagne una quota importante (23%-45%). Sul totale dei campioni risultati positivi per la presenza di OGM, quelli di origine nazionale rappresentano una percentuale che negli ultimi anni diminuisce e addirittura si annulla in entrambe le due ultime campagne di monitoraggio. (Grafico 2)

Grafico 2. Andamento della percentuale in numero di lotti di provenienza nazionale rispetto al totale dei lotti controllati e andamento della percentuale in numero di campioni prelevati dai lotti nazionali con presenza di OGM rispetto al totale dei campioni risultati positivi per la presenza di OGM positivi (specie mais).

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dai laboratori

Controlli sotto sorveglianza ufficiale: autorizzazione al campionamento e alle analisi Nel mese di febbraio si sono svolti alcuni corsi di formazione ed alcune sessioni di esame indirizzati ai tecnici candidati ad operare sotto sorveglianza ufficiale nella messa in atto di controlli di campo, interventi di campionamento e analisi di laboratorio ai fini della certificazione delle sementi. Per la componente laboratorio, sono tuttora in corso le esercitazioni pratiche, seguite dai singoli esami. Le attività sono svolte in applicazione al decreto MiPAAF 5 maggio 2008 che contiene le norme applicative del D.lgs 150 del 2 agosto 2008 (recepimento Direttiva 2004/117/CE). I dettagli relativi ai requisiti di ammissione e alle procedure di autorizzazione sono pubblicati annualmente sul sito www.ense.it, dove è anche reperibile il calendario dei corsi, delle esercitazioni e dei diversi esami. Il percorso formativo prevede per tutti i candidati la partecipazione ad un corso introduttivo, di carattere teorico ed il superamento del relativo esame. I contenuti del corso sono di carattere generale e includono aspetti normativi della certificazione delle sementi e nozioni di base che riguardano le diverse fasi di controllo (controlli in campo, controlli alla selezione meccanica, campionamento e analisi). Il superamento dell’esame te-

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Esame pratico per analisti: analisi della germinabilità delle sementi di un cereale

orico generale è necessario per proseguire nel percorso di autorizzazione. In successione, sono previsti corsi sia teorici che pratici, di natura specialistica che riguardano le diverse componenti (visite in campo, campionamento, analisi di laboratorio). Per le attività di laboratorio, è prevista una differenziazione della figura del responsabile e dell’analista. Ai candidati analisti è richiesta la partecipazione ad un corso teorico di natura principalmente tecnica, incentrato sulle analisi di laboratorio effettuate per la certificazione delle sementi (purezza specifica, ricerca dei semi estranei, germinabilità). I candidati che superano il con-

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seguente esame teorico sono ammessi alle esercitazioni ed agli esami pratici. Le esercitazioni pratiche sono organizzate nei laboratori ENSE per diverse specie o gruppi di specie affini. Il corso dedicato ai candidati alla figura di responsabile di laboratorio tratta argomenti inerenti l’organizzazione delle attività analitiche, le verifiche di qualità, la compilazione dei certificati di analisi. I corsi organizzati nel 2011 hanno visto l’adesione di una quindicina di candidati. La partecipazione è stata più contenuta rispetto agli anni passati, come atteso in virtù del numero di tecnici già autorizzati ad operare.


dai laboratori

Secondo workshop dei laboratori del controllo ufficiale di ogm Si è svolto a Roma il “2° Workshop dei laboratori del controllo ufficiale di OGM” presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle regioni Lazio e Toscana. Ha sede infatti in questo Istituto il Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca di OGM (CROGM). I laboratori che hanno partecipato all’evento appartengono al NILO, ovvero il Network Italiano dei Laboratori OGM che si occupa del controllo analitico ufficiale degli Organismi Geneticamente Modificati nel settore agro-alimentare. La rete è costituita da Istituti Zooprofilattici, alcune ARPA, ASL ed ENSE (oggi INRAN) che operano su tutto il territorio nazionale. L’evento è stato una valida occasione di aggiornamento sia dal punto di vista normativo che da quello applicativo. Durante la prima giornata si è avuto modo di apprendere le novità sulle applicazioni della normativa OGM sia a livello comunitario che nazionale. Il Laboratorio Europeo di Riferimento sugli OGM (EURL-GMFF) che supporta gli Stati Membri nelle loro attività di controllo ha illustrato le novità in merito. Si è proseguito poi con la presentazione del Piano nazionale di controllo ufficiale per la presenza

di OGM negli alimenti relativo al triennio 2009 – 2011 e la discussione dei primi risultati ottenuti. L’intervento del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha riguardato l’aggiornamento in materia di sperimentazione e coltivazione di OGM in Italia (Francesco Bongiovanni). Nel corso della seconda giornata, è stato presentato il sistema di accreditamento della rete nazionale di laboratori tedeschi per le analisi OGM con particolare attenzione al lavoro del Laboratorio di Riferimento Nazionale Tedesco (Joachim Mankertz). Parallelamente sono state presentate dall’analogo laboratorio di Riferimento Nazionale Italiano – CROGM - le prime esperienze sul sistema di accreditamento flessibile applicato alle analisi OGM (Daniela Verginelli). Un altro intervento ha riguardato il campionamento e l’analisi degli OGM nella filiera agro-alimentare nell’ambito del Regolamento CE 152/2009 (Giovanna Di Girolamo). Diversi relatori hanno poi trattato altri importanti argomenti. Tra questi, particolarmente interessante è stata la presentazione sulle tecniche di detection degli OGM non autorizzati in alimenti, mangimi e sementi. Molto stimolante è stata anche la trattazione delle varie problematiche riscontrate nella validazione e verifica dei metodi analitici

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per la ricerca di OGM e durante la discussione che ne è seguita i partecipanti hanno avuto la possibilità di presentare la propria attività e di confrontarsi su tali argomenti. La terza ed ultima giornata è iniziata con un aggiornamento sulle attività dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) in materia di OGM (Annalisa Paternò), seguito poi da una tavola rotonda sulle problematiche e priorità d’intervento nel controllo analitico degli OGM. Questo incontro, ormai divenuto da un paio d’anni un appuntamento fisso, è di grande importanza per tutti i ricercatori e il personale impiegato nel controllo ufficiale degli OGM sul territorio nazionale. [Vanna Losi, Elena Perri]

La home page del sito Internet del CROGM

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normativa sulle sementi A cura di Pier Giacomo Bianchi

Recepite le disposizioni comunitarie relative ai nematodi a cisti della patata Con decreto legislativo 8 ottobre 2010 n. 186 (GU n. 264 del 11 novembre 2010) è stata recepita la direttiva del Consiglio 2007/33/ CE dell’11 giugno 2007 (vedere dal Seme 3/2007) con la quale sono state rafforzate le misure comunitarie riguardanti la lotta ai nematodi a cisti della patata (Globodera pallida e Globodera rostochiensis). Si tratta di due patogeni di quarantena richiamati dalla specifica normativa fitosanitaria comunitaria (direttiva 2000/29/CE), considerati anche dalla direttiva sulla commercializzazione della patata da semina (2002/56/CE). In precedenza l’argomento era regolato dalla direttiva 69/465/CEE dell’8 dicembre 1969 che ora è stata abrogata dal nuovo provvedimento e in realtà prendeva in considerazione solo il nematode dorato (G. rostochiensis). Il provvedimento nazionale abrogato dal nuovo decreto legislativo è il decreto MAF 18 maggio 1971. Nuove linee guida cpvo e upov per l’iscrizione ai registri delle varietà di specie agricole e ortive Con decreto MIPAAF 19 ottobre 2010 (GU n. 13 del 18 gennaio 2011) è stata data applicazione alla direttiva 2010/46/UE della

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Commissione del 2 luglio 2010 (vedere dal Seme n. 3/2010) con la quale è stato aggiornato l’elenco delle linee guida CPVO e delle raccomandazioni UPOV che devono essere impiegate per l’iscrizione delle varietà di specie agricole e ortive. Le nuove linee guida CPVO o raccomandazioni UPOV o gli aggiornamenti delle precedenti riguardano orzo, frumento tenero, mais tra le agricole, cipolletta, cavolfiore, pisello, spinacio, mais dolce, scorzonera tra le ortive. I protocolli tecnici CPVO sono reperibili all’indirizzo: www.cpvo. europa.eu, quelli UPOV all’indirizzo. www.upov.int. Decreto MIPAAF di recepimento

Data di applicazione del Decreto MIPAAF

2002/8/CE

11/10/2002

26/11/2002

2003/90/CE e 2003/91/CE

14/01/2004

04/02/2004

2006/127/CE

12/03/2007

30/03/2007

2007/49/CE

25/10/2007

01/11/2007

2008/83/CE

16/09/2008

11/10/2008

2009/97/CE

12/11/2009

01/01/2010

2010/46/UE

19/10/2010

01/01/2011

Direttiva

Proroga del programma annuale di controllo delle sementi di mais e soia per le semine 2011 Con un decreto del 7 febbraio 2011 il MIPAAF anche quest’anno ha prorogato i termini per la conclusione del programma di controllo per la campagna di semina 2011 sulla presenza accidentale di

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sementi geneticamente modificate in sementi convenzionali. I controlli sono effettuati dall’Ispettorato repressione Frodi e dall’INRAN-ENSE in base al decreto 27 novembre 2003 che prevedeva un termine il 15 febbraio per il mais e il 15 marzo per la soia, rispettivamente posticipati al 15 aprile e al 15 maggio. Miscugli di varieta’ di specie ortive Con Decisione della Commissione 2011/180/UE del 23 marzo 2011 sono state adottate le modalità applicative per la commercializzazione di miscugli di varietà di specie ortive. Attraverso questo provvedimento gli Stati Membri possono autorizzare i propri produttori a commercializzare sementi in miscuglio di diverse varietà della stessa specie in piccoli imballaggi (secondo la specie da 100 g a 5 kg). Le confezioni devono recare un’etichetta del produttore. La decisione è direttamente applicabile. Etichetta del produttore per piccole confezioni di miscugli di varietà di specie ortive a. la dicitura “norme UE” b. il nominativo e l’indirizzo o il marchio di identificazione della persona responsabile dell’etichettatura c. l’anno della chiusura, nei se-


normativa sulle sementi

guenti termini: “chiuso…anno” oppure l’anno dell’ultimo prelievo di campioni per l’analisi della germinazione, nei seguenti termini: “campione prelevato….[anno]”; può essere aggiunta l’indicazione “da consumarsi entro… [data]” d. la dicitura “miscuglio di varietà di … [nome della specie] e. la denominazione delle varietà f. la percentuale delle varietà, espressa in peso netto o in numero di sementi g. il numero di riferimento del lotto indicato dalla persona responsabile dell’etichettatura h. il peso netto o lordo o il numero di sementi i. in caso di indicazione del peso e di utilizzazione di antiparassitari granulati, di sostanze di rivestimento o di altri additivi solidi, l’indicazione della natura del trattamento chimico o l’additivo e il rapporto approssimativo tra il peso di glomeruli o semi puri e il peso totale.

Dispensa di taluni stati membri ad applicare le direttive su determinate specie Con decisione della Commissione 2010/680/UE del 9 novembre 2010 (Gazzetta ufficiale UE L 292 del 10 novembre 2010) sono state codificate le disposizioni comunitarie relative all’esenzione di taluni stati membri dall’applicare le di-

SPECIE FORAGGERE (Direttiva 66/401/CEE) Agrostis canina: LV Alopecurus pratensis: IE, MT, UK Arrhenatherum elatius: IE, MT Bromus catharticus: DE, ES, LV, LT, MT Bromus sitchensis: DE, ES, LV, LT, MT, PL Cynodon dactylon: CZ, DE, LV, LT, PL, UK Dactylis glomerata: MT Festuca arundinacea: MT x Festulolium: MT Lolium x boucheanum: MT Phalaris aquatica: DK, DE, LV, LT, MT, PL, UK Phleum nodosum: MT Phleum pratense: MT Poa annua: DE, MT, PL Poa nemoralis: LV, MT Poa palustris: MT, UK Poa trivialis: MT Trisetum flavescens: IE, LV, MT, PL, UK Galega orientalis: BG, SK, UK Hedysarum coronarium: CZ, DE, IE, LV, LT, PL, UK Lotus corniculatus: IE, MT Lupinus albus: IE, MT Lupinus angustifolius: IE, MT Lupinus luteus: IE, MT Medicago lupulina: IE, LV, MT Medicago x varia: MT Onobrychis viciifolia: IE, MT Trifolium alexandrinum: IE, LV, PL, UK Trifolium hybridum: MT Trifolium incarnatum: IE, LV, MT, UK Trifolium repens: MT Trifolium resupinatum: IE, LV, MT, UK Trigonella foenum-graecum: DE, IE, LV, LT, MT, PL, UK Vicia pannonica: IE, LV, MT, PL Vicia villosa: IE, MT Brassica napus: MT Brassica oleracea: Phacelia tanacetifolia: ES, MT, UK Raphanus sativus: MT CEREALI (Direttiva 66/402/CEE) Avena strigosa: EE, LV, UK Oryza sativa: CZ, DK, DE, EE, IE, LV, LT, MT, NL, PL, UK Phalaris canariensis: DE, EE, IE, FR, LV, UK Sorghum bicolor: DK, EE, IE, LV, PL, UK Sorghum sudanense: DK, EE, IE, LV, LT, PL, UK Sorghum bicolor x Sorghum sudanense: DK, EE, IE, LV, PL, UK Triticum spelta: IE, LV, Zea mays. LV

rettive sulla commercializzazione delle sementi a determinate specie. Il dispositivo è fondato su un articolo delle direttive di base che consente tale possibilità nel caso in cui le sementi di tali specie non

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BARBABIETOLA (Direttiva 2002/54/CE) Beta vulgaris: CY, MT ORTIVE (Direttiva 2002/55/CE) Allium cepa (Aggregatum group): UK Allium fistulosum: UK Allium sativum: UK Allium schoenoprasum: UK Anthriscus cerefolium: IE, UK Asparagus officinalis: IE Beta vulgaris: IE Capsicum annuum: UK Cichorium intybus: UK Citrullus lanatus: IE, UK Cucurbita maxima: IE Cynara cardunculus: IE, UK Foeniculum vulgare: UK Rheum rhabarbarum: UK Scorzonera hispanica: IE, UK Solanum melongena: UK Valerianella locusta: IE, UK

SPECIE OLEAGINOSE E DA FIBRA (Direttiva 2002/57/CE) Arachis hypogaea: CZ, DK, DE, EE, IE, FR, LV, LT, MT, NL, PL, UK Brassica rapa: MT Brassica juncea: IE, LV, MT Brassica napus: MT Brassica nigra: EE, IE, LV, MT, PL Cannabis sativa: IE, CY, MT Carthamus tinctorius: DK, DE, EE, IE, LV, MT, PL, UK Carum carvii. DE, IE, FR, MT, UK Gossypium spp.: CZ, DK, DE, EE, IE, LV, LT, MT, NL, PL, UK Helianthus annuus: DK, EE, IE, LV, MT, Linum usitatissimum: MT Papaver somniferum: IE, CY, MT, UK Sinapis alba: IE, MT Glycine max: DK, IE, LV, MT, NL

Legenda: BG Bulgaria; CY Cipro; CZ Rep. Ceca; DE Germania; DK Danimarca; EE Estonia; ES Spagna; FR Francia; IE Irlanda; LT Lituania; LV Lettonia; MT Malta; NL Paesi Bassi; PL Polonia; SK Slovacchia; UK Regno Unito

siano normalmente riprodotte o commercializzate. Con la decisione 680 la Commissione ha aggiornato e raccolto in un unico provvedimento tutte le esenzioni riconosciute nel tempo.

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normativa sulle sementi

Provvedimenti nazionali sulle varietà Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Data

Tipo di provvedimento

Specie interessate

Gazzetta Ufficiale

7 Febbraio 2011

11A02058

Variazione di denominazione

Foraggere

GU n. 43 del 22-2-2011

9 Febbraio 2011

11A02548

Cancellazione

Mais

GU n. 46 del 25-2-2011

9 Febbraio 2011

11A02543

Rinnovo dell’iscrizione, cancellazione e proroga della commercializzazione

Foraggere, Cerealia paglia, colture industriali, patata e riso

GU n. 47 del 26-2-2011

9 Febbraio 2011

11A02544

Iscrizione

Mais

GU n. 47 del 26-2-2011

10 Febbraio 2011

11A02618

Modifica del decreto 26 febbraio 2010, di iscrizione al registro nazionale della varieta’ di asparago «Santenese».

Ortive

GU n. 51 del 3-3-2011

10 Febbraio 2011

11A02619

Cancellazione e variazione della responsabilita’ della conservazione in purezza

Ortive

GU n. 51 del 3-3-2011

10 Febbraio 2011

11A02761

Rinnovo e cancellazione

Ortive

GU n. 52 del 4-3-2011

10 Febbraio 2011

11A02762

Iscrizione

Ortive

GU n. 52 del 4-3-2011

14 Febbraio 2011

11A02776

Iscrizione

Cereali a paglia

GU n. 53 del 5-3-2011

8 Febbraio 2011

11A02977

Variazione del responsabile della conservazione in purezza

Colture industriali

GU n. 55 del 8-3-2011

8 Febbraio 2011

11A02978

Iscrizione

Colture industriali e riso

GU n. 55 del 8-3-2011

14 Febbraio 2011

11A02850

Iscrizione

Colture industriali

GU n. 55 del 8-3-2011 GU n. 61 del 15-3-2011

23 Febbraio 2011

11A03180

Iscrizione

Mais

15 Febbraio 2011

11A03205

Cancellazione

Foraggere

GU n. 62 del 16-3-2011

9 Marzo 2011

11A03746

Modifica della denominazione

Mais

GU n. 67 del 23-3-2011

9 Marzo 2011

11A03747

Modifica della denominazione

Cereali a paglia

GU n. 67 del 23-3-2011

11 Marzo 2011

11A04050

Iscrizione

Colture industriali

GU n. 71 del 28-3-2011

7 Marzo 2011

11A03927

Variazione di denominazione

Foraggere

GU n. 76 del 2-4-2011

28 Marzo 2011

11A04724

Iscrizione

Ortive

GU n. 80 del 7-4-2011

18 Marzo 2011

11A04730

Cancellazione

Foraggere

GU n. 82 del 9-4-2011

11 Marzo 2011

11A04284

Iscrizione

Colture industriali

GU n. 83 del 11-4-2011

5 Aprile 2011

11A04851

Iscrizione

Colture industriali

GU n. 83 del 11-4-2011

5 Aprile 2011

11A04852

Iscrizione

Colture industriali

GU n. 85 del 13-4-2011

11 Marzo 2011

11A04285

Variazione del responsabile della conservazione in purezza

Colture industriali

GU n. 86 del 14-4-2011

21 Marzo 2011

11A04615

Iscrizione

Ortive

GU n. 91 del 20-4-2011

21 Marzo 2011

11A04616

Cancellazione

Ortive

GU n. 91 del 20-4-2011

21 Marzo 2011

11A04617

Rinnovo e cancellazione

Ortive

GU n. 91 del 20-4-2011

21 Marzo 2011

11A04618

Iscrizione

Ortive

GU n. 91 del 20-4-2011

5 Aprile 2011

11A05650

Iscrizione

Foraggere

GU n. 105 del 7-5-2011

3 Maggio 2011

11A06590

Variazione di denominazione

Foraggere

GU n. 121 del 26-5-2011

I decreti che riguardano le variazioni al Registro Nazionale delle varietà agrarie e ortive vengono pubblicati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali sulla Gazzetta Ufficiale Italiana. Nella tabella vengono prese in considerazione le Gazzette Ufficiali che vanno dalla G.U. n. 43 del 22-02-2011 alla 121 del 26-5-2011 che hanno ufficializzato trenta provvedimenti: con 14 di questi sono state iscritte 65 di varietà industriali, 8 di mais, 76 di ortive, 2 di cereali a paglia, 12 di riso e 1 foraggera; con 8 decreti sono state cancellate 104 di varietà industriali, 111 di mais, 21 di cereali a paglia, 3 di riso, 47 di ortive e 3 foraggere; con 3 decreti vengono rinnovate 69 varietà di foraggere, 29 di cereali, 62 industriali, 28 di mais, 11 di riso, 83 di ortive e 1 di patata; con altri tre provvedimenti si è variato il responsabile della conservazione di 3 varietà di ortive e 6 industriali, con 4 decreti viene variata o modificata la denominazione di 4 varietà. Inoltre, è stato modificato un decreto precedentemente emanato. [Marco Faina]

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dal seme alla tavola A cura di Cristina Giannetti

Tisana di finocchio: studio inran sull’estragolo L’INRAN, l’ente per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione vigilato dal Mipaaf (Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), ha condotto uno studio sull’estragolo, sostanza naturale presente nei semi di finocchio e, di conseguenza, nelle tisane a base di questo ingrediente, molto utilizzate non solo come digestivo per grandi e piccoli, ma soprattutto come rimedio naturale per le coliche dei neonati e per favorire la produzione del latte nelle mamme durante l’allattamento. Già nel 2001 l’estragolo era stato riconosciuto come sostanza cancerogena e genotossica a livello europeo, tanto da bandirne l’aggiunta come aromatizzante agli alimenti trasformati. La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto europeo FACET, finanziato nel VII Programma Quadro, in cui l’INRAN coordina il sottoprogetto relativo agli aromi alimentari, ha permesso per la prima volta di ottenere stime dell’esposizione all’estragolo associata al consumo di tisane al finocchio basate su analisi relative a prodotti in commercio, invece di stimarne la concentrazione in modo indiretto a partire da una serie di assunzioni. Nella prima fase dello studio sono state individuate le tre tipologie di prodotti in commercio per la preparazione di tisane al finocchio: bustine da tè, tisane solubili istantanee e semi sfusi.

Per quanto riguarda le prime due sono stati raccolti i prodotti più diffusi sul mercato nazionale, 9 per le bustine da tè e 7 per le tisane istantanee, mentre il campione relativo ai semi sfusi, acquistati in 6 differenti erboristerie di Roma, considerata l’estrema variabilità del prodotto, non è altrettanto rappresentativo. Ogni tisana è stata poi preparata con 100 ml di acqua bollente, con un tempo standard di infusione di 7 minuti sia per le bustine da tè che per i semi sfusi. Per i preparati solubili invece, sono state seguite le istruzioni riportate in etichetta. I livelli di estragolo rilevati dalle analisi confermano che l’esposizione a questa sostanza è troppo elevata perché il consumo di tisane possa essere considerato sicuro, per lo meno nel caso dei neonati, come spiega Antonio Raffo, ricercatore INRAN e autore della ricerca. “Per avere un rischio basso l’esposizione dovrebbe essere 10.000 volte inferiore alla soglia di cancerogenicità misurata negli animali di laboratorio. Al contrario, nel caso di un neonato che consumi 100 ml (un piccolo biberon) di tisana di finocchio al giorno, abbiamo riscontrato un margine molto più basso, nell’ordine di alcune centinaia di volte. Questi risultati confermano dunque le recenti indicazioni in materia dell’EMEA, l’Agenzia europea che si occupa della valutazione scientifica dei farmaci, secondo la quale, il consumo di tisane al fi-

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nocchio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 4 anni, a meno di una specifica indicazione del pediatra, così come non è raccomandato nel caso di donne in gravidanza e durante l’allattamento.” Inoltre, Catherine Leclercq, responsabile scientifico per l’INRAN del progetto Facet, ricorda che “Da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove l’allattamento esclusivo al seno fino a 6 mesi e quindi consiglia di non somministrare né acqua né tisane ai neonati. Il rischio legato all’estragolo presente nelle tisane di finocchio è un motivo in più per attenersi a queste indicazioni. Per quanto riguarda le altre categorie di popolazione particolarmente vulnerabili (bambini sotto i 4 anni e donne in gravidanza e che allattano), occorre aumentare la consapevolezza di tutti circa la tossicità dell’estragolo”.

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Speciale Piano sementiero biologico

Stato dell’arte nel settore delle sementi biologiche Il lavoro è finalizzato a fornire un quadro aggiornato sulle problematiche che interessano la produzione e la ricerca nel settore sementiero biologico Romana Bravi* , Domenica Iraci Cappuccinello **

Current state and problems of organic seeds production From the information provided by the ENSE database, organic seeds availability in Italy has decreased from 8,295 tons for the year 2008/2009 to 4,548 tons in 2009/2010. EC Regulations allows non-organic seed to be used where no suitable/appropriate organic alternative is available. Currently, a derogation to use non-organically produced seed and propagating material is allowed when organic seed of varieties is not available. The main problems that effect organic seed production system are the availability of seed, the lack of adapted varieties, the low seed production, disease and pest managing and insufficient level of research in the field.

The yields and quality standards of organic seeds are influenced by the cropping systems, managing practice and variety choice. The use of adapted varieties to conditions of low-input sistems is undoubtedly a valuable technical means to optimize organic seed production. In this context it is essential to promote appropriate breeding programs to achieve the selection of varieties suitable to use in organic systems. The main objective of several national and European research projects is to establish methods for selecting varieties, lines and populations, and to develop ways to increase and make use of crop diversity and genotype-environment interactions to ensure stable and acceptable yields of good-quality crops for low-input and organic systems.

Il Piano Nazionale Sementiero per la produzione biologica, inserito nell’ambito dell’Asse 2 - Azione 4 del programma di Azione Nazionale e coordinato dall’INRAN, ha previsto, come prima iniziativa, la ricognizione delle diverse iniziative nazionali e internazionali che nel corso degli ultimi anni hanno

interessato il settore delle sementi biologiche. Il presente lavoro s’inserisce nell’Area Tematica 1 e riporta una sintesi delle principali problematiche del settore sementiero biologico con particolare riferimento allo stato dell’arte nel settore della ricerca.

* INRAN - Sezione di Battipaglia - r.bravi@ense.it ** INRAN - Sezione di Bologna La bibliografia è pubblicata sul sito www.dalseme.it

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La normativa La normativa sulle sementi biologiche stabilisce che i materiali di propagazione da usare in agricoltura biologica, incluse le sementi, devono essere ottenuti anch’essi rispettando le condizioni previste dai metodi dell’agricoltura biologica per almeno una generazione o per almeno due cicli colturali nel caso delle colture perennanti. Le sementi biologiche devono rispettare, oltre i requisiti previsti dai nuovi Regolamenti CE n. 834/2007, n. 889/2008 e le relative diposizioni applicative ( DM 18354 del 27 novembre 2009) , anche quelli previsti dalle leggi sulla commercializzazione delle sementi convenzionali ( legge n.1096 del 1971, DPR n. 1065 del 1973, legge n. 195 del 1976 e successive modifiche) che dettano specifiche condizioni e standard qualitativi per consentirne l’immissione nel mercato delle sementi delle principali specie agricole coltivate. In caso di accertata indisponibilità di sementi sul mercato viene previsto un regime in deroga alla normativa consentendo l’utilizzazione di materiali di moltiplicazione e sementi convenzionali qualora non siano disponibili sementi certificate secondo il metodo di


Speciale Piano sementiero biologico

produzione biologica. La principale condizione che viene posta dai regolamenti è rappresentata dall’istituzione di una banca dati sulla disponibilità di sementi biologiche nel territorio nazionale; solo in assenza di sementi biologiche di una determinata varietà viene riconosciuta una deroga. La problematica dell’impiego di sementi e di altro materiale di propagazione in agricoltura biologica è stata nel tempo regolamentata sia a livello comunitario, sia a livello nazionale da diversi provvedimenti che hanno precisato le disposizioni applicative in materia. Prima dell’entrata in vigore dei Regolamenti CE n. 834/2007 e n. 889/2008, i Regolamenti CEE n.2092/91 e n. 1452/2003 prevedevano un regime temporaneo di deroga, in scadenza nel 2003 ma, successivamente prorogato, che consentiva l’impiego di sementi convenzionali in agricoltura. La principale condizione che ponevano i regolamenti era l’istituzione di una banca dati sulla disponibilità di sementi sul territorio nazionale. La deroga veniva e, ancora oggi, viene concessa solo in assenza di sementi di una determinata varietà. La prevista scadenza del regime di deroga aveva alimentato una certa aspettativa che si sarebbe concretizzata con l’obbligo, espresso nel principio fin dal 1991, d’impiegare esclusivamente sementi prodotte secondo i metodi dell’agricoltura biologica. Alcune società sementiere avevano impostato una produzione,

in particolare nei cereali e in alcune foraggere, per rispondere ad una domanda che si attendeva in crescita (Bianchi, 2006). Tuttavia ancora oggi il quantitativo di sementi biologiche disponibili è ancora largamente insufficiente per molte importanti specie agricole, mentre, per alcune, la produzione attuale è prossima al fabbisogno. L’Italia è stato uno dei primi Paesi Comunitari ad essersi dotato di una banca dati di sementi biologiche; nel 2001 solo la Danimarca si era mossa in tal senso, curando però esclusivamente il mercato locale (Astrua Testori,2001). In ottemperanza al Reg. CEE 2092/91, a partire dal 1998, l’ENSE (ora INRAN) è l’ente incaricato dal MIPAAF per la gestione del database sulla disponibilità di materiale biologico. Con il Regolamento CEE n. 1452/2003 che manteneva il regime di deroga e l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti CE, ogni Stato membro ha provveduto alla costituzione di un database informatizzato che elenca le varietà disponibili nel proprio territorio di sementi o di tuberi-seme di patate prodotte secondo i metodi biologici. Approvvigionamento delle sementi biologiche Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali evidenziava, già nel 1998, una grave insufficienza nell’ offerta di sementi e materiale di riproduzione biologico.

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Nel 2008 la superficie presentata a controllo per la produzione di seme biologico è stata pari a 12.045 ettaro corrispondenti al 5,3% della superficie nazionale controllata per la produzione di sementi. La Sicilia e la Toscana rappresentano le regioni con la maggiore superficie investita a produzioni da seme biologico. Dagli ultimi dati forniti dalla banca dati dell’ENSE la disponibilità di sementi biologiche è passata da 8.295 tonnellate riferite all’anno 2008/2009 a 4.548 tonnellate nell’anno 2009/2010 (tabella 1). Per quanto riguarda le richieste di deroghe si è passati da 41.794 per l’anno 2008/2009 a 30.379 riferite all’anno 2009/2010 (tabella 2). Il calo interessa soprattutto i cereali, mentre le altre colture non presentano diminuzioni consistenti. L’assenza di molte aziende cerealicole, prima presenti nella banca dati dell’ENSE, potrebbe essere dovuto alla scelta di un diverso canale di vendita o alla scelta di altri sistemi di produzione più remunerativi (Astrua Testori, 2010). La sfiducia da parte dei produttori di sementi biologiche potrebbe essere dovuta al protrarsi così a lungo del sistema delle deroghe, infatti, i sementieri non vedono premiati i loro sforzi nella moltiplicazione di semente biologica, attività quest’ultima che richiede molta organizzazione ed elevati costi di produzione. Infine, va segnalato che il calo complessivo delle produzioni di seme biologico è da attribuirsi

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Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 1 - Quantitativi(t) di sementi pro- dotte in agricoltura biologica segnalati alla banca dati ENSE Campagna agraria

Quantitativi

1999-2000

1.700

2000-2001

5.200

2001-2002

10.916

2002-2003

16.740

2003-2004

17.918

2004-2005

11.388

2005-2006

11.635

2006-2007

10.036

2007-2008

15.671

2008-2009

8.295

2009-2010

4.548

Tabella 2 - Numero di richieste di deroga per l’uso di sementi biologiche (dal 1999/2000 al 2009/2010) Campagna agraria

N° Richieste Deroga

1999 -2000

12.000

2000-2001

31.800

2001-2002

52.278

2002-2003

48.222

2003-2004

38.674

2004-2005

33.767

2005-2006

37.060

2006-2007

34.740

2007-2008

35.625

2008-2009

41.794

2009-2010

30.379

prevalentemente alla diminuzione di produzione di sementi cerealicole biologiche conseguente ai recenti provvedimenti in materia di politica agricola comunitaria (PAC) che, di fatto, ha penalizzato la produzione delle sementi certificate di frumento duro. Le modifiche all’art. 68 del DM del 29/7/2009, hanno avuto ripercussioni sul settore, per il quale era previsto l’obbligo dell’uso di

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Grafico 1 - Andamento dei quantitativi (t)di sementi prodotte in agricoltura biologica segnalati alla banca dati ENSE Quantitativi di sementi prodotte in agricoltura biologica segnalati alla banca dati ENSE

Grafico 2 - Andamento del numero di richieste di deroga per l’uso di sementi biologiche

seme certificato quale condizione per ottenere un premio supplementare per la coltivazione del frumento duro. La conseguenza immediata della mancanza dell’aiuto specifico al frumento duro, vincolato all’impiego di sementi certificate, è stata la riduzione, rispetto all’anno precedente, di oltre il 30% dell’impiego di sementi certificate di frumento duro.

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Problematiche del settore delle sementi biologiche Attualmente le principali problematiche riguardanti la produzione sementiera biologica sono rappresentate dalla difficoltà di reperimento sul mercato di sementi biologiche e dall’insufficiente livello di ricerca nel settore. La mancanza di disponibilità di sementi biologiche è un problema evidenziato già


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da molto tempo, e, ancora oggi, non sembra essere di semplice e rapida soluzione. Questo potrebbe comportare ripercussioni negative sull’affidabilità e competitività del sistema produttivo biologico che mostra sempre una maggiore tendenza a crescere. Nell’ambito delle problematiche di approvvigionamento delle sementi, la scelta varietale costituisce un aspetto centrale per le prospettive di sviluppo dell’agricoltura biologica. Infatti, le varietà utilizzate dagli agricoltori in agricoltura biologica dovrebbero avere delle caratteristiche agronomiche, fisiologiche e qualitative diverse rispetto a quelle impiegate nell’agricoltura convenzionale. In particolare le varietà dovrebbero avere un maggiore adattamento alle diverse condizioni agro-ambientali nelle quali vengono coltivate. Sarebbe, pertanto, necessaria una più ampia e diversificata gamma di varietà da offrire ai produttori biologici. Tuttavia, ad oggi, non sono disponibili sul mercato varietà dedicate e realmente rispondenti alle esigenze dell’agricoltura biologica e il settore della ricerca varietale non ha ancora messo a disposizione degli agricoltori nuove varietà dotate di caratteristiche di adattabilità al sistema colturale biologico. L’attività di sperimentazione e ricerca nel settore delle sementi biologiche risulta ancora ampiamente insufficiente per gli aspetti che riguardano la ricerca varietale e le tecniche di coltivazione (es. controllo malerbe, nutrizione, sistemi di controllo delle malattie e scelta varietale).

La produzione delle sementi biologiche La produzione di seme biologico è caratterizzata da problematiche che variano in funzione delle tecniche di coltivazione, delle specie, delle varietà e delle aree geografiche di produzione.

Le modalità di produzione delle sementi influenzano in modo significativo le rese produttive e le caratteristiche tecnologiche del seme. Inoltre, la riproduzione delle sementi di molte specie agrarie è un’attività altamente specializzata e spesso localizzata in ristrette

Perché il consumatore sceglie prodotti biologici Il consumatore sceglie i prodotti bio perché ritiene, tra l’altro, che siano di qualità superiore rispetto ai convenzionali. Negli anni la ricerca ha cercato di dare una risposta scientifica a questa percezione. Tuttavia, trarre da tali studi delle indicazioni univoche è piuttosto problematico. Per frutta e vegetali è possibile evidenziare delle tendenze: maggior contenuto di vit C e minore di umidità e nitrati nei prodotti bio; minore contenuto di proteine nei cereali bio. Tali differenze sono attribuite alla minore disponibilità dell’azoto nei fertilizzanti permessi in agricoltura biologica. In frutta e vegetali bio è stata frequentemente riscontrata anche una maggiore presenza di metaboliti secondari, come i composti fenolici, capaci di contrastare l’azione dei radicali liberi, ritenuti responsabili dell’insorgenza di malattie degenerative. La sintesi di questi metaboliti avviene nelle piante come risultato di meccanismi naturali di difesa. Il metodo biologico non consente l’uso di pesticidi e presidi chimi-

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ci per la difesa e questo potrebbe spiegare la tendenza osservata. Tuttavia, è difficile confrontare i livelli di questi metaboliti nei prodotti bio e convenzionali, dal momento che sono molti i fattori che possono influenzarne il contenuto (clima, suolo, luce), il più importante dei quali è il genotipo. Le differenze tra le varietà sono sicuramente superiori a quelle tra piante della stessa varietà coltivate con metodi diversi. Nella zootecnia biologica l’allevamento è di tipo estensivo, con il ricorso il più possibile al pascolo. Gli animali, soprattutto quelli di piccola taglia (pecore e capre) traggono proprio dal pascolo la ricchezza di composizione del loro latte sia in termini di aroma che di molecole utili per la salute umana (vitamine, isomeri coniugati dell’acido linoleico, antiossidanti, ecc.). È stato dimostrato che la concentrazione di tali composti è superiore nel latte (e nei formaggi) di animali al pascolo che in quello da allevamento in stalla. Flavio Paletti ricercatore INRAN

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aree geografiche per consentire il raggiungimento di elevati livelli qualitativi del seme. Sotto il profilo della qualità tecnologica, le sementi biologiche tendono a manifestare maggiori problematiche in riferimento agli aspetti fisiologici, fisici e sanitari del seme. Infatti, un apporto non ottimale di principi nutritivi e un carente stato sanitario delle piante sono spesso la causa di scarsa germinabilità e vigore delle sementi nonché della riduzione quantitativa e qualitativa delle produzioni. Inoltre, un controllo non efficace delle specie infestanti nelle colture porta-seme, determina sia il mascheramento delle colture portaseme, rendendo difficili gli accertamenti ai fini della certificazione, sia la presenza di notevoli quantità di semi estranei nelle sementi raccolte riducendo notevolmente le rese alla selezione meccanica. Altro aspetto fondamentale nella produzione di seme biologico riguarda lo stato fitosanitario delle colture porta-seme e, in particolare, il controllo delle malattie fungine, batteriche e virali trasmissibili per seme; tali malattie se non trattate adeguatamente in campo e senza il ricorso a prodotti concianti del seme di provata efficacia, possono causare gravi fenomeni di diffusione di malattie sul territorio oltre a comportare la disapprovazione delle colture da seme per la mancanza dei requisiti qualitativi previsti per la certificazione ufficiale. Infatti, la produzione delle sementi secondo i metodi biologici deve essere realizzata assicurando

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gli stessi standard qualitativi delle sementi destinate all’agricoltura convenzionale. Disporre di sementi caratterizzate da elevati livelli di sanità è un prerequisito essenziale per ottenere delle produzioni di elevata qualità; questo ha un’importanza ancora maggiore per le colture condotte in regime di agricoltura biologica dove i mezzi di difesa sono estremamente limitati rispetto all’agricoltura tradizionale e pertanto le sementi sono esposte a maggiori rischi di risultare infette (Infantino et al., 2004). Nella produzione di seme biologico le problematiche che maggiormente si trovano ad affrontare i produttori agricoli sono le minori rese produttive e qualitative di sementi, le quali possono indurre le società sementiere a non ritirare il prodotto dalle aziende moltiplicatrici biologiche se il prodotto presenta requisiti qualitativi inferiori agli standard richiesti. Una scarsa qualità tecnologica del seme prodotto in azienda determina maggiori interventi di lavorazione del seme con conseguenti ripercussioni sul prezzo finale del prodotto. L’ambiente di coltivazione e la sua interazione con le specie coltivate influenza fortemente la produzione di seme soprattutto per alcune specie e in determinate zone di coltivazione. Nel caso del frumento duro, non si riscontrano problematiche produttive differenti rispetto a quelle della produzione di seme convenzionale (es. siccità, rotazioni, scarse rese produttive ecc.); questo è

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quello che accade nelle zone meridionali, dove la vocazione per la produzione di grano duro fa registrare i maggiori investimenti di superficie per le colture biologiche. Nelle aree del Centro-Nord Italia sono state riscontrate maggiori problematiche produttive per diverse colture biologiche da seme dovute principalmente alla eterogeneità degli ambienti di coltivazione talvolta non adatti per le condizioni fitosanitarie e climatiche ( Bravi R., 2003 ) L’importanza che i cereali rivestono nell’ambito dell’agricoltura biologica ha portato ad una rapida evoluzione delle relative tecniche agronomiche. Per talune specie si può affermare che i risultati quali-quantitativi ottenibili con questo tipo di agricoltura sono molto simili a quelli che si conseguono con le normali tecniche convenzionali. Per raggiungere questo risultato è importante porre attenzione ai seguenti aspetti di tecnica colturale: preparazione del terreno, rotazioni colturali, corretta scelta varietale, semina e controllo delle infestanti. In particolare, la corretta rotazione con colture miglioratrici all’interno dell’avvicendamento pluriennale è alla base della tecnica colturale biologica delle produzioni da seme. La legislazione comunitaria prescrive che sia mantenuta la fertilità dei suoli, scegliendo proprio un adeguato programma di rotazione poliennale. Infatti, un adeguato avvicendamento oltre a costituire un efficace sistema di difesa dalle


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infestanti, esalta le risorse naturali del terreno. Infine, altro problema particolarmente sentito dagli agricoltori, sono il costo delle sementi che potrebbe essere risolto, almeno in sede locale, con accordi interprofessionali e accordi di filiera che prevedano un coinvolgimento di tutti i soggetti della filiera produttiva e una organizzazione dei mercati. Un accordo interprofessionale potrebbe garantire l’incontro tra la domanda e l’offerta al fine di assicurare la produzione di sementi commerciali certificate e conseguire l’obiettivo di incrementare la disponibiltà di sementi biologiche per gli operatori del settore. Le varietà disponibili per l’agricoltura biologica La scelta della varietà costituisce il presupposto per il successo di ogni coltivazione indipendentemente dal metodo di produzione adottato (Falcinelli et al., 2010). Pertanto, anche per il settore biologico, la scelta di varietà che abbiano caratteristiche produttive e qualitative soddisfacenti è un aspetto produttivo che sta assumendo un’importanza sempre crescente. Per offrire al settore biologico le medesime opportunità offerte al settore convenzionale sarebbe necessario mantenere costantemente aggiornata l’informazione sulle varietà che meglio si adattano a tale sistema produttivo. La scelta varietale è lo strumento tecnico meno costoso per l’agricoltore ma incide in maniera

significativa sulle rese e sulla qualità del prodotto. L’identificazione delle varietà più rispondenti alle richieste del mercato consente d’ incrementare l’economicità delle colture e la qualità degli alimenti. (D’Egidio et al., 2010) Tuttavia, in Italia, fino ad oggi, non vi sono state particolari indicazioni per l’utilizzo di specifiche varietà di specie agrarie e orticole da impiegare nelle coltivazioni biologiche. È noto che il ricorso a varietà altamente adattabili alle zone di coltivazione e geneticamente resistenti ai principali patogeni garantiscono risultati migliori. Queste due importanti caratteristiche determinano uno sviluppo equilibrato della vegetazione, limitando così tutte quelle condizioni di stress che determinano un calo della produzione. In generale, si può affermare che per tutte le specie coltivate mancano delle liste di orientamento varietale per la coltivazione con metodi biologici e risultano estremamente carenti le informazioni sulle capacità di adattamento delle nuove varietà ai sistemi di coltivazione biologici. A tale situazione di carenza di

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informazioni e sperimentazione varietale si deve aggiunge l’insufficiente livello di approvvigionamento di sementi biologiche derivato dal vigente regime di deroga e l’indisponibilità sul mercato di numerose varietà richieste. Infatti, non sempre le varietà richieste dagli agricoltori corrispondono a quelle presenti sul mercato e molto spesso le società sementiere rischiano di non riuscire a vendere il seme delle varietà che hanno prodotto. L’elevato numero di varietà commercializzate, per specie agrarie e ortive, rende difficile per le aziende sementiere seguire l’orientamento varietale degli agricoltori e produrre un’ampia gamma varietale di seme biologico. Le società sementiere, per produrre sementi biologiche, dovrebbero avere la certezza circa il collocamento delle stesse sul mercato nazionale ed europeo ma, questo, non è sempre possibile a causa del regime di deroga attualmente in vigore che consente l’impiego di sementi convenzionali in agricoltura biologica qualora sia accertata l’indisponibilità sul mercato di sementi ottenute secondo i

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metodi biologici (Regolamento CE n. 834/2007). Pertanto, l’attuale regime di deroga, risulta poco sostenibile per il settore sementiero in quanto si richiede alle aziende sementiere di avere in versione “biologica” tutte le varietà che hanno in catalogo e, nel contempo, non si richiede alcuna programmazione varietale da parte dell’agricoltore biologico. Tuttavia, anche se fosse superato il problema dell’approvvigionamento delle sementi tramite il superamento del regime di deroga e con l’obbligo dell’impiego di seme biologico per tutti i produttori biologici, resta il fatto che le varietà disponibili sul mercato non rispondono alle esigenze produttive del settore biologico, in quanto sono il frutto del miglioramento genetico e della ricerca varietale orientati esclusivamente verso un’agricoltura condotta con i sistemi convenzionali. Pertanto, l’utilizzo di sementi di varietà convenzionali, ottenute con metodi biologici, risolve solo in parte le esigenze del settore poiché vengono richieste anche varietà specificamente sviluppate per la coltivazione in biologico che presentino caratteristiche di adattamento a bassi input e rispondano alle esigenze del sistema biologico in termini di produttività, qualità ed esigenze del mercato del biologico. In tal senso si stanno indirizzando i più recenti programmi di ricerca nel settore biologico che prevedono l’adozione non solo di nuove pratiche agronomiche, ma anche di programmi di miglioramento geneti-

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co legati all’introduzione di nuove varianti genetiche e alla selezione di nuove varietà in funzione dell’adattabilità specifica ai sistemi di coltivazione biologica. Alcune iniziative di studio e ricerca sul biologico, condotte a livello nazionale ed europeo, hanno l’obbiettivo di affiancare ai sistemi classici di miglioramento genetico e innovazione varietale anche nuovi modelli di ricerca partecipata che coinvolgano gli agricoltori nella selezione e valutazione agronomica delle varietà. Un aspetto cruciale, riguardante le produzioni di sementi biologiche, è la questione della diversità genetica, nell’ambito di un’agricoltura di tipo sostenibile che implichi un’utilizzazione più ampia degli agro-ecosistemi. Nei programmi volti alla costituzione di nuove varietà, la diver-

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sità genetica che viene utilizzata è quasi sempre esclusivamente quella che si evidenzia dalla segregazione e dalla ricombinazione degli ibridi ottenuti a partire dagli incroci fra fenotipi adattati, ovvero che hanno elevate caratteristiche agronomiche e che appartengono ad un identico gruppo varietale (Bellucci E. et al., 2010). Infatti, è stato dimostrato che l’uso del germoplasma adattato consente comunque di ottenere miglioramenti varietali anche quando la base genetica utilizzata è estremamente ridotta. Il germoplasma non adattato è utilizzato in genere solo per l’introgressione di caratteri qualitativi come la resistenza alle malattie. Pertanto, l’uso di germoplasma selvatico può contribuire a miglioramenti qualitativi significativi delle produzioni agrarie. Per questo


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la possibilità di ottenere varietà adatte all’agricoltura biologica è strettamente legata all’introduzione di nuova variabilità nel pool genetico delle varietà moderne oggi utilizzate e, una delle fonti più importanti di questa variabilità, è rappresentata dalle forme selvatiche. Un’altra fonte di diversità genetica in agricoltura biologica è rappresentata dalle varietà locali e dalle varietà da conservazione. Tali varietà possono costituire un’ importante risorsa di materiale genetico adatto ai sistemi locali di coltivazione biologica e destinato ai mercati dei prodotti biologici, tipici e di qualità. L’utilizzazione di suddetto materiale può contribuire ad aumentare la disponibilità di varietà selezionate e adatte alle specifiche pratiche agronomiche, in funzione delle peculiarità delle produzioni biologiche.

Le normative nazionali in merito alle varietà da conservazione derivanti dai recenti recepimenti normativi delle Direttive 2009/145/CE e 2008/62/CE riguardanti la possibilità di commercializzazione, in ambiti locali, di determinati quantitativi di sementi e materiali di moltiplicazione di varietà iscritte al Registro delle varietà da conservazione, potrà offrire nuove fonti di approvvigionamento di sementi e nuove opportunità di scelta varietale per gli agricoltori biologici. La ricerca nel settore delle sementi biologiche La ricerca e la sperimentazione agraria risultano ancora insufficienti nello studio e risoluzione delle principali problematiche agronomiche e qualitative delle produzioni sementiere biologiche quali la ricerca varietale, la concia delle sementi, il controllo delle in-

festanti e le pratiche colturali. Non solo c’è carenza di materiale sementiero certificato biologico, ma non sono disponibili neanche varietà selezionate appositamente per l’agricoltura biologica. In particolare le varietà disponibili sul mercato sono state selezionate nei sistemi convenzionali mentre risulta carente la ricerca di varietà adatte ai sistemi biologici (Amato et al., 2008). La messa a punto di varietà selezionate per l’agricoltura biologica in grado di adattarsi ai sistemi colturali biologici, competere con le infestanti e resistere alle principali fitopatie costituisce un fattore strategico di primaria importanza per lo sviluppo del settore. L’uso di varietà “convenzionali”, ottenute con i classici sistemi di miglioramento genetico e coltivate con i metodi dell’agricoltura biologica risolve in parte le esigenze del settore, che richiede varietà

Progetto

Acronimo

Durata

Sottoprogetto “Semente biologica” nell’ambito del progetto“Protezione della vite e delle sementi in agricoltura biologica”, finanziato dal M.I.P.A.A.F., coordinato dal CRA- PAV.

PROVISEBIO

Dal 2009 al 2011

“Azioni di innovazione e ricerca a supporto del Piano Sementiero” - Azioni a carattere regionale in attuazione della III fase dei Programmi Interregionali, indirizzati a supportare una politica per la qualità, come linea di sviluppo del sistema agroalimentare italiano, coordinato dall’Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Biologia Applicata

PRIS 2

Dal 2005 al 2008

“Farm Seed Opportunities”- Progetto comunitario coordinato dall’I.N.R.A. (French National Institute for Agricultural Research) finanziato nell’ambito del VI Programma Quadro dell’Unione Europea

FSO

Iniziato nel 2007 e conclusosi nel 2010

“Demonstration of a Biologically Sustainible and Environmentally high-precision thermal seed treatment method”, progetto finanziato dall’Unione Europea coordinato da Lantbruksuniversitet Plant Pathology and Biocontrol Unit, Uppsala

DEST

Dal 1998 al 2003

“Seed Treatments for Organic Vegetable Production” progetto cofinanziato dalla Commissione Europea, coordinato dal Federal Institut for Biological Control BBA,Darmstadt -D

STOVE

Dal 2003 al 2006

EEC 2092/91 (Organic )Revision :” Research to support the revision of the EU Regulation on organic agriculture”, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del VI programma Quadro, coordinato da AIAB.

ECC 2092/91

Dal 2004 al 2007

SOLIBAM

Iniziato nel 2010 termine previsto per 2015

WECOF

Dal 1998 al 2000

COST/SUSVAR

Dal 2004 al 2008

ECO-PB

Dal 2002 al 2004

“Strategies for Organic and Low-input Integrated Breeding and Management”.Progetto Comunitario, coordinato dall’INRA (French National Institute for Agricultural Research). “Weed Control in Organic Farming”- Strategie di controllo delle infestanti in agricoltura biologica. 5° programma Quadro di attività Comunitarie di Ricerca, Sviluppo e Tecnologie “ Qualità della Vita e Gestione delle Risorse Biologiche”coordinato dall’University of Bonn-Institute of Organic Agriculture “Sustainable low-input cereal production: required varietal characteristics and crop diversity”. Il progetto COST 860 (network SUSVAR) realizzato da una rete di oltre 200 scienziati di università, istituti di ricerca e aziende costitutrici europee, coordinato dal Riso National Laboratory -DK “Cereal Varieties for Organic Production: Developing a Participatory Approach to Seed Production and Varietal Selection”. Progetto realizzato dal DEFRA, NIAB e altre università inglesi.

Tabella 3 - Principali progetti nazionali e internazionali riguardanti il settore delle sementi biologiche

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adatte alle specifiche esigenze di coltivazione e del mercato. L’agricoltura biologica differisce dal sistema convenzionale per molteplici aspetti produttivi ma in particolare per la grande diversificazione degli ambiti produttivi (aree geografiche, dimensioni aziendali, tipologie di mercato e logistica). Al riguardo i ricercatori e gli studiosi del settore stanno orientando i programmi di ricerca relativi al miglioramento genetico verso un ampliamento della base genetica delle specie coltivate al fine di migliorare le caratteristiche produttive, qualitative e di adattamento delle varietà utilizzate in agricoltura biologica. Inoltre, il seme biologico, più soggetto ad attacchi parassitari e ad una più accentuata competizione da parte delle infestanti, richiede una maggiore vigoria del seme ed un più veloce sviluppo dell’apparato radicale. Pertanto, la ricerca dovrebbe mettere a punto anche adeguate metodologie che consentano di determinare i punti critici in cui può aver luogo l’infezione durante la produzione di seme con lo sviluppo di validi sistemi di risanamento delle sementi alternativi ai fungicidi che attualmente si usano per la concia. Questi trattamenti dovrebbero risultare efficaci non solo nel contenimento dei patogeni, ma anche nel non alterare la vitalità del seme. (Tinivella et al., 2006). Tuttavia, si deve constatare che, in questi ultimi anni, ad un crescente interesse per le produzio-

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ni biologiche, non è sempre corrisposta un’adeguata attività di ricerca tale da determinare cambiamenti sostanziali anche se, nell’ ultimo quinquennio, sono state realizzate o sono in corso di realizzazione alcuni interessanti progetti di ricerca che lasciano intravedere la possibilità di avere in tempi brevi adeguate soluzioni ai problemi scientifici e tecnici che investono il settore delle sementi biologiche. In Italia e in altri paesi europei sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione numerosi pro-

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getti sull’agricoltura biologica ma soltanto pochi riguardanti nello specifico gli aspetti connessi alla produzione di sementi biologiche (Tabella n. 3) Stato dell’arte della ricerca nel settore delle sementi biologiche Dalla ricognizione delle diverse iniziative che a livello nazionale ed europeo sono state realizzate nell’ultimo quinquennio o in corso di realizzazione, riguardanti i principali aspetti tecnici e scien-


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tifici del settore delle sementi biologiche, si evidenzia che, il mondo della ricerca scientifica, ha cominciato solo recentemente ad occuparsi delle sementi biologiche cercando di dare quelle risposte e informazioni che il settore attendeva da anni nel campo della ricerca varietale e nella messa a punto di strategie efficaci per migliorare le tecniche di produzione delle sementi biologiche. Grazie ai nuovi orientamenti nella politica agraria comunitaria e

nazionale che riconosce un ruolo importante all’agricoltura biologica nella gestione ambientale, nello sviluppo rurale e nella salute pubblica è stato possibile attivare e finanziare programmi di studio e progetti che avevano l’obiettivo generale di sviluppare e incentivare le produzioni biologiche di sementi. Le sperimentazioni e i progetti di ricerca realizzati o in corso di realizzazione nel settore delle sementi biologiche hanno riguardato principalmente i seguenti aspetti : 1. Interventi agrotecnici e genetici per il miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni 2. Strategie e tecniche di controllo delle infestanti e dei patogeni trasmissibili per seme 3. Concia delle sementi e trattamenti del seme 4. Valutazione varietale 5. Metodi per selezionare varietà, linee e popolazioni che tengano conto dell’ interazione tra i genotipi con l’ambiente 6. Diversità genetica e diversificazione colturale 7. Adattamento ai sistemi produttivi biologici 8. Miglioramento genetico partecipativo 9. Studio di nuovi sistemi agricoli e di sviluppo rurale La maggior parte degli studi condotti delineano le strategie e

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forniscono le conoscenze di base e le informazioni necessarie per: • superare i problemi derivanti dalla mancanza di varietà rispondenti alle specifiche esigenze dell’agricoltura biologica; • ampliare la base genetica nella ricerca varietale in agricoltura biologica; • mettere a punto idonee tecniche colturali per la produzione di sementi biologiche; • superare i problemi derivanti dai patogeni trasmissibili per seme nelle coltivazioni; • adattare varietà e linee ai sistemi agricoli biologici e low-input Tuttavia i progetti già conclusi sono, prevalentemente, costituiti da molte indagini e studi teorici ai quali è necessario dare un seguito applicativo per avere dei risultati significativi e direttamente applicabili alle diversificate realtà territoriali del settore biologico. Le sperimentazioni svolte non sembrano essere complete ed esaustive delle diverse situazioni ambientali e di coltivazione, mentre, i piani sperimentali risultano spesso limitati localmente e, quindi, non forniscono risultati generalizzabili e univoci anche in considerazione delle dimensioni delle prove e dei limitati dati sperimentali disponibili. Nella maggior parte dei casi vengono fornite raccomandazioni e linee guida per la gestione dei

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sistemi agricoli e per l’adattamento di nuove varietà alla coltivazione secondo i metodi biologici. Si evince, a seguito della ricognizione delle attività di ricerca fino ad oggi realizzate, la necessità di ampliare e sviluppare nuovi progetti di ricerca per raggiungere risultati concreti e applicabili nonchè fornire idonee soluzioni tecniche alle problematiche emergenti del settore sementiero biologico. Per la particolare rilevanza e completezza dei temi trattati è da segnalare il progetto internazionale appena avviato e coordinato dall’I.N.R.A., denominato SOLIBAM ( Strategies for Organic and Low-input Integrated Breeding and Management) che riassume, nei propri obiettivi, tutti gli aspetti critici e le problematiche specifiche del settore delle sementi biologiche. L’obiettivo principale del progetto è infatti quello di incrementare la qualità e la produttività delle colture nei sistemi agricoli biologici e a basso input, attraverso lo sviluppo di innovazioni nella gestione dei sistemi agricoli e nel miglioramento genetico. Il progetto risulta particolarmente esaustivo anche perché si prefigge la valutazione degli impatti ambientali e socio-economici che le innovazioni varietali e di gestione agricola sviluppati nel progetto potranno avere sui sistemi agricoli. In generale i progetti di ricerca riguardanti le tematiche del-

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le sementi biologiche propongono nuovi approcci alla produzione agricola, integrati con specifiche pratiche gestionali miranti ad incrementare la produttività, la qualità, la sostenibilità e la stabilità delle colture nei sistemi agricoli biologici e a basso-input e nelle diverse condizioni agro-ambientali. Tra le tematiche più innovative, proposte dai vari gruppi di ricerca, la diversità genetica è uno degli aspetti più interessanti che viene studiato all’interno delle coltivazioni, dei sistemi agricoli e gestionali insieme anche alla biodiversità selvatica negli agro-ecosistemi. L’ipotesi su cui si basano i progetti è che lo sviluppo della biodiversità, in tutti gli ambiti, è la migliore strategia per migliorare l’andamento produttivo delle coltivazioni, l’adattamento ai cambiamenti ambientali e per aumentare le rese e la stabilità delle produzioni. Molti aspetti della gestione della qualità del suolo, le pratiche di lavorazione del terreno, la resistenza delle piante ospiti, le rotazioni e le diversificazioni colturali sono misure fondamentali per migliorare l’adattamento delle piante e la sostenibilità di queste pratiche agricole. Pertanto viene proposto di sviluppare strategie innovative di miglioramento genetico e di gestione delle risorse agricole tenendo in considerazione l’interazione ge-

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notipo-ambiente e la gestione dei sistemi agricoli, usando innovative tecniche di breeding come il monitoraggio della diversità genetica con i marcatori molecolari o creando nuove popolazioni e varietà migliorate tramite il miglioramento genetico partecipativo che coinvolga anche gli agricoltori nella valutazione e selezione di nuove varietà.


Speciale Piano sementiero biologico

L’attuale disponibilità di sementi biologiche sul piano nazionale, i canali di approvvigionamento, le potenzialità produttive e le esigenze del settore L’indagine ha riguardato tutto il territorio nazionale con interviste agli agricoltori e ai produttori di sementi. Jenny Calabrese

Recognition and state of the art on organic seeds sector In the frame of the first action of the National Seed Plan for Organic Agriculture, a specific sub-activity was developed to analyse the availability of organic seeds on the market and the Italian market features. The action was about the whole nation and consisted of two investigations with several interviews to “seed consumers” and to “seed producers” carried on by the Italian Organic Agriculture Association (AIAB) and by the Italian Federation Organic Biodynamic Agriculture respectively, under MAIB coordinating activity. The main outcomes are here summarized: 1) The organic seeds quantities on the market are far below the national needs. Available quantities of onion seeds cover just 4% of the Italian needs and the needs of barley seeds are covered for only 10%. Better values are reported for zucchini scoring 26%. Durum wheat seeds cover 20% of the needs but some work is still needed in

order to better tune the range of varieties; 2) Anyway vailable seeds quantities for farmers are much higher than those reported in the INRAN–ENSE database as it is the case of rice, wheat, vetch, field bean and alfalfa; 3) In many cases market varieties do not match the organic farmers requirements. In the case of tomato, bean, zucchini and of cabbage and broccoli family this is because farmers prefer local varieties as related to PDO and PGI. Many local varieties are not in the official lists and are not available as organic ones; In other ca-

ses some organic varieties are not reported by the INRAN–ENSE database and consequently farmers have no access to correct information about available varieties, this is the case of tomato, durum wheat and alfalfa; 5) In the INRAN– ENSE database varieties which are not actually on market are reported as the case of vetch, field bean, bean, barley, durum wheat, Brassicaceae family, zucchini, onion and above all tomato; 6) about 50% of farmers declared to use on-farm produced seeds or seeds received by other farmers.

Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (CIHEAM – IAMB) calabrese@iamb.it

32

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Tra i problemi da sempre denunciati dai produttori biologici c’è da tempo quello relativo al mancato incontro tra la domanda e l’offerta di sementi biologiche a causa di due fattori essenziali: la mancanza di sementi biologiche, soprattutto per alcune specie e la mancata disponibilità di varietà ritenute importanti per le aziende e per il mercato del biologico. Nell’ambito della prima azione del Piano Nazionale Sementiero per l’Agricoltura Biologica è stata individuata una sottoattività specifica per lo svolgimento di uno studio di natura tecnica sulla disponibilità di sementi biologiche ed un’analisi del mercato delle sementi bio. L’azione 1.2 ha interessato tutto il territorio nazionale ed è consistita di due indagini con interviste dirette ai “consumatori di sementi” e ai “produttori di sementi” a cui hanno collaborato rispettivamente

dal Seme - n° 2 / 11

l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) e la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica (Federbio). L’IAMB ha avuto funzione di coordinamento e raccordo. L’indagine ha avuto a riferimento la campagna 2008 - 2009 e speciale attenzione è stata rivolta nel definire la situazione per alcune specie quali il grano duro, il frumento tenero, il riso, l’erba medica, la veccia, il favino, la cipolla, il pomodoro, lo zucchino, il fagiolo, le brassicacee (cavolo e cavolo broccolo) e l’orzo. Per i “produttori” di sementi, l’indagine ha preso in considerazione tutte le ditte che producono di sementi biologiche sul territorio nazionale. Per i “consumatori di sementi”, l’indagine è stata svolta attraverso la realizzazione di 160 interviste con visite in azienda e 88 interviste telefoniche svolte sulla base di un questionario semplificato.

33

Disponibilità di seme per le diverse colture I risultati dell’azione dipingono un quadro complesso, talvolta diverso a seconda della coltura considerata. Un dato certamente ricorrente è che le quantità di sementi bio disponibili sul mercato sono ancora molto al disotto del fabbisogno nazionale. (figure 1 e 2) In particolare i quantitativi di sementi disponibili per la cipolla coprono solo per il 4 % il fabbisogno italiano e quelli per le brassicacee coprono il 7 % del fabbisogno nazionale. Valori un po’ migliori sono riportati per lo zucchino in cui la quantità di semente bio copre il 26 % del fabbisogno. Nel caso dei cereali la situazione è simile, ad esempio fabbisogno di semi di orzo è coperto solo per il 10 %, il frumento tenero solo


Speciale Piano sementiero biologico

per il 13% e il riso per il 15. Per il frumento duro la quantità di seme bio a disposizione degli agricoltori è del 20% rispetto al fabbisogno nazionale, ma su questa specie và fatto un po’ il punto dal punto di vista varietale a seguito del disaccoppiamento dei contributi PAC. Dall’analisi di raffronto tra i quantitativi commercializzati e quanto disponibile sul mercato bio se-

condo l’INRAN – ENSE, risulta che i quantitativi di sementi a disposizione degli agricoltori sono talvolta nettamente superiori a quanto riportato dal data base. Questo avviene per il riso, per il frumento tenero, la veccia, il favino da granella e soprattutto l’erba medica per la quale come precisa Edmo Tersi di FederBio, esiste una disponibilità di seme che non viene utilizzata. (figure 3 e 4).

La scelta varietale Un altro aspetto indagato riguarda la scelta di varietà idonee a disposizione degli agricoltori. In molti casi le varietà commercializzate o anche presenti nel data base INRAN-ENSE non corrispondono a quanto richiesto dagli agricoltori biologici. Questo nel caso di pomodoro, fagiolo e anche dello zucchino

Figura 1: quantità di sementi commercializzate e fabbisogno nazionale: le ortive

Figura 3: quantità commercializzate e riportate dal DB INRAN-ENSE: le ortive

Figura 2: quantità di sementi commercializzate e fabbisogno nazionale: i cereali

Figura 4: quantità commercializzate e riportate dal DB INRAN-ENSE: i cereali

34

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

e delle brassicacee è dovuto alla preferenza spesso accordata a varietà locali legate a specifici marchi di qualità, come, ad esempio, DOP e IGP. Spesso le varietà locali non sono iscritte alle liste varietali oppure non sono disponibili sul mercato delle sementi bio. Un altro elemento risultato dell’analisi è che talvolta varietà presenti e commercializzate in biologico non sono riportate dal database questo è un ulteriore elemento di disturbo del mercato poiché gli agricoltori a non ricevono un’informazione corretta sulla gamma varietale a loro disposizione. Questa situazione è in particolar modo evidente nel caso di pomodoro, dove a fronte di 35 varie-

tà commercializzate, 19 non sono presenti nel DB, che ne riporta invece 32 non in commercio e non richieste dagli agricoltori. Anche il frumento duro e l’erba medica risentono di questa situazione. Oltre che per il pomodoro, nel database è stata rilevata la presenza di varietà che non vengono in realtà commercializzate anche in alcuni altri casi quali la veccia, il favino, il fagiolo, l’orzo, il frumento duro, le brassicacee, lo zucchino e la cipolla. Le interviste a carico delle aziende agricole L’indagine effettuata nelle aziende agricole ha rilevato un elevato

Figura 5: quantità commercializzate e riportate dal DB INRAN-ENSE: le leguminose

dal Seme - n° 2 / 11

35

impiego (50%) di varietà non iscritte alle liste varietali e che vengono riprodotte in azienda. La provenienza del seme in questi casi è varia, il campione può arrivare da altri agricoltori, da parenti o anche dagli istituti di ricerca. Per quanto riguarda il seme reperito in commercio, il 34% di questo è in deroga all’agricoltura biologica e solo il 66% è certificato come bio. Soprattutto tra le specie ortive è stata riportata una elevata presenza di varietà locali, specie per pomodoro e fagiolo e cavolfiore. In questi casi spesso la scelta dell’agricoltore è legata non solo al fatto di avere varietà adatte all’agricoltura biologica ma anche alla scelta di coltivare varietà legate a specifici marchi di qualità, come, ad esempio, DOP e IGP, che spesso non sono iscritte alle liste varietali o non sono disponibili sul mercato biologico.


Speciale Piano sementiero biologico

Identificazione di varietà appropriate all’impiego in agricoltura biologica nel settore dei cereali Soprattutto nel sistema biologico, una corretta scelta varietale permette di migliorare le rese senza gravare sui costi di produzione. I risultati del primo anno di sperimentazione M.G. D’Egidio1, G. Aureli1, A. Belocchi1, M. Camerini1, M. Fornara1, A. Iori1, A. Matere1, S. Melloni1, M. Pasquini1, S. Pucciarmati1, F. Quaranta1 M. Perenzin2, E. Sanzone2, L. Ormoli2, P. Vaccino2 S. Cavigiolo3, D. Sacco3, D. Cavalluzzo3, E.Lupotto3

Identification of cereal crops varieties suitable for use in organic farming The varietal networks in organic farming provide the farmers with the latest technical information about the better varieties for productivity, yield stability and satisfactory characteristics. Three species were considered: durum wheat, bread wheat and rice. Le reti di confronto varietale in biologico si prefiggono di fornire agli agricoltori informazioni tecniche aggiornate sulle varietà che meglio rispondono alle esigenze del settore in termini di produttività, stabilità delle rese e soddisfacenti caratteristiche qualitative e tecnologiche della granella. Una corretta scelta varietale è infatti, a parità degli altri fattori impiegati, una delle poche variabili con cui è possibile migliorare le rese, ottimizzando le produzioni dal punto di vista quantitativo e qualitativo, senza aggravare i costi di produzione.

Frumento duro La Rete di confronto varietale è stata coordinata dal CRA-QCE di Roma e realizzata in collaborazione con diverse istituzioni pubbliche (tab.1). Nella stagione 2009-10 sono state portate a termine 17 prove di confronto fra 20 varietà, utilizzando uno schema sperimentale a blocchi randomizzati con 3 o 4 ripetizioni. Le località sono state aggregate in tre macro-areali: Sud (8 campi), versante tirrenico dell’Italia centrale (3 campi), versante adriatico dell’Italia centrale e Nord (6 campi). Rispetto alle medie di lungo periodo, in quest’annata alquanto sfavorevole dal punto di vista climatico, si sono avute marcate contrazioni di resa e di peso ettolitrico, in particolare negli areali Sud e Centro tirrenico, e di tenore proteico in tutti e tre gli areali. Nell’areale meridionale la produzione media di granella (3.06 t/ ha) è risultata inferiore alle attese. Iride, Meridiano, Colosseo e

Claudio si segnalano per produzioni elevate e superiori alla media campo in almeno 6 delle 8 località di prova (tab.2). Nell’areale Centro tirrenico a causa delle incessanti piogge per quasi l’intero ciclo colturale la produzione media è risultata modesta (2.40 t/ha); Anco Marzio e Iride sono risultate le cv più produttive dell’areale, con indici di resa superiori a 120 e medie più elevate in tutte e 3 le località di prova; a seguire vanno segnalate le buone performances produttive di Saragolla e Svevo con rese superiori alla media in 2 località su 3. La produzione media nell’areale Centro adriatico e Nord (3.89 t/ha), invece, non si è discostata di molto da quella attesa, anche se con un’elevata variabilità di risposta tra le località. Le cultivar più produttive in questo areale sono risultate Iride, Svevo, Meridiano, Saragolla e Anco Marzio con elevati indici di resa e produzioni più alte della media in tutte e 6 le località. Per quanto riguarda il peso ettolitrico della granella (tab. 3), ne-

CRA - QCE - mariagrazia.degidio@entecra.it CRA - SVC 3 CRA - RIS La bibliografia è pubblicata sul sito www.dalseme.it 1 2

36

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 1 – Enti che hanno partecipato alla sperimentazione in biologico sui frumenti nell’ a.a. 2009-10 Ente

Località di prova

Responsabile e Collaboratori

Specie

CRA-QCE Unità di Ricerca per la valorizzazione Qualitativa dei Cereali, Roma

Roma, Campobasso

F. Quaranta, M. Fornara, V. Mazzon

Frumento duro e tenero

CRA-SCV Unità di Ric per la Selezione dei Cereali e la Valorizzazione delle varietà vegetali, S. Angelo Lodigiano (LO)

Villanova Sillaro (LO); Santa Giuletta (PV)

T. Notario, A. B. Terno, L. Battaini

Frumento duro e tenero

Veneto Agricoltura

Ceregnano (RO)

R. Converso

Frumento tenero

ERSA Friuli Venezia Giulia

Palazzolo dello Stella (UD)

M. Signor

Frumento tenero

Azienda sperimentale Marani (RA)

Ravenna

M. Poli

Frumento tenero

CRA-GPG Centro di Ricerca per la Genomica e la Post-Genomica animale e vegetale, Fiorenzuola d’Arda (PC)

Fiorenzuola d’Arda (PC)

M. Baravelli

Frumento tenero

Azienda sperimentale Stuard (PR)

S. Pancrazio (PR)

C. Piazza, R. Reggiani

Frumento duro e tenero

Centro “Enrico Avanzi”, Univ. di Pisa (PI)

S. Piero a Grado (PI)

M. Mazzoncini, P. Belloni, D. Antichi

Frumento duro e tenero

ARSIA Toscana

Alberese (GR), Rispescia (GR)

P. Bottazzi

Frumento duro e tenero

Cermis, Tolentino (MC)

Tolentino (MC), Pollenza (MC)

A. Petrini, D. Fuselli, M. Antonelli

Frumento duro e tenero

Dip. Scienze amb. e delle Prod.Vegetali,Univ. di Ancona

Agugliano (AN)

R. Santilocchi, I. Beldomenico

Frumento duro

ASSAM Marche

Jesi (AN)

G. Mazzieri

Frumento duro e tenero

ARSSA Abruzzo

Introdacqua (AQ)

V. Galante, D. Silvieri

Frumento duro e tenero

ARSIAL

Tarquinia (VT), Monteromano (VT)

O. Basili, C. Piccioni

Frumento duro

CRA-CER Centro di Ricerca per la Cerealicoltura, Foggia

Foggia

P. Codianni

Frumento duro e tenero

Dip. Scienze delle Prod. Vegetali, Univ. di Bari

Gravina Poggiorsini (BA)

L. Tedone, G. De Mastro

Frumento duro

IGV del C. N. R.

Gaudiano di Lavello (PZ)

G. Laghetti, Fr. P. Losavio

Frumento duro

Istituto di Agronomia generale e Coltivazioni erbacee, Univ. di Catania

Catania

G.M. Lombardo, C.N. Raciti, M.A.Doust, S. Virgillito

Frumento duro

Stazione Consorziale Sper. di Granicoltura per la Sicilia

Caltagirone (CT)

G. Gallo, V. Motta

Frumento duro

Dip. Agronomia Ambientale e territoriale, Univ. di Palermo

S. Stefano Quisquina (AG)

G. Amato, A.S. Frenda, D. Giambalvo

Frumento duro

AGRIS Sardegna – Dip. Per la ricerca nelle produzioni vegetali

Ussana (CA)

M. Dettori

Frumento duro

gli areali Centro tirrenico e meridionale tale parametro è risultato appena al di sotto della soglia di 80.0 kg/hl. Le cultivar Claudio, Svevo, Karalis, Dylan e Tirex si sono distinte per valori superiori alla media in tutti e tre gli areali e sempre superiori a 80.0 kg/hl.; Simeto, Meridiano e Saragolla hanno evidenziato invece un peso ettolitrico inferiore al valore medio in tutti gli areali. Per il tenore proteico della granella (tab. 3) si è avuto un valore medio (11.7 % s.s.) appena supe-

dal Seme - n° 2 / 11

riore alla soglia minima di accettabilità prevista per legge (11.5% s.s.). Il basso tenore proteico relativo ad alcune località, in particolare nell’areale tirrenico dove si è registrato un valore medio pari a 10.9% s.s, è attribuibile probabilmente all’azione dilavante delle precipitazioni. Tra le varietà, Svevo e Neolatino hanno presentato tenori proteici superiori alla media in ciascun areale, associati anche ad un buon indice di resa. Il livello di contaminazione da

37

DON è risultato di scarsa preoccupazione igienico-sanitaria. Al Sud e nel Centro tirrenico i pochi campioni risultati positivi hanno raggiunto al massimo valori di 152 e 169 ppb rispettivamente. Una contaminazione lievemente superiore si è registrata al Nord, con un 30% di campioni positivi, ma solo alcuni con valori massimi di una certa significatività e, comunque, in un ambito di scarsa contaminazione media generale. Tra le cultivar, a parità di condizioni agro-climatiche delle lo-


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 2 - Rete nazionale Frumento duro Biologico 2009-10: produzione di granella (t/ha al 13% umidità e indice di resa ) e n. campi con rese ≥ alla media per le 20 varietà provate in 17 località raggruppate in 3 areali di coltivazione.

Varieta’

Centro adriatico-nord n. 6 località

Centro tirrenico n. 3 località

Sud e Isole n. 8 località

Resa

Resa

Resa

indice

t/ha

Resa

t/ha

indice

campi indice ≥100 n.

Iride

4,35

112

6

2,92

122

3

3,43

112

6

3,67

113

15

Meridiano

4,20

108

6

2,54

106

1

3,30

108

7

3,48

108

14

Saragolla

4,13

106

6

2,65

111

2

3,15

103

5

3,41

105

13

Anco Marzio

4,10

105

6

2,96

123

3

3,04

99

4

3,40

105

13

Severo

4,16

107

4

2,51

105

3

3,15

103

3

3,39

105

10

Colosseo

4,10

105

5

2,13

89

0

3,29

108

6

3,37

104

11

Svevo

4,24

109

6

2,55

106

2

3,02

99

4

3,37

104

12

Normanno

4,20

108

4

2,24

93

1

3,14

103

5

3,36

104

10

Claudio

4,06

104

4

2,29

96

0

3,21

105

6

3,35

103

10

Tirex

3,86

99

3

2,48

103

2

3,21

105

3

3,31

102

8

Dylan

4,15

107

4

2,42

101

2

2,99

98

5

3,30

102

11

Neolatino

3,84

99

3

2,44

102

2

3,07

100

5

3,23

100

10

Duilio

3,93

101

4

2,11

88

1

3,09

101

4

3,21

99

9

Vinci

3,89

100

3

2,46

103

2

2,86

94

2

3,15

97

7

Ciccio

3,47

89

3

2,50

104

1

3,07

100

4

3,11

96

8

San Carlo

3,80

98

2

2,16

90

0

2,88

94

2

3,07

95

4

Simeto

3,19

82

1

2,38

99

1

3,08

101

4

2,99

92

6

Creso

3,81

98

3

1,99

83

0

2,70

88

1

2,97

92

4

Karalis

3,30

85

1

2,00

83

0

3,00

98

3

2,93

90

4

Latinur

3,04

78

0

2,22

92

0

2,50

82

1

2,64

82

1

MEDIA

3,89

100

2,40

100

3,06

100

3,24

100

t/ha

campi indice ≥100 n.

ITALIA n . 17 località

indice

campi indice ≥100 n.

t/ha

indice

campi indice ≥100 n.

Le varietà sono in ordine decrescente di resa

calità di prova (che rimangono i principali fattori responsabili di un’ eventuale micotossicosi), una certa maggiore suscettibilità si è evidenziata per Simeto, Ciccio e Neolatino, mentre Meridiano e Svevo non hanno mai superato valori di 100 ppb nemmeno al Nord. In conclusione, nella difficile stagione 2009-10, tra le 20 cultivar saggiate, Iride e Meridiano hanno ottenuto interessanti risultati

produttivi, con rese superiori alle medie campo in 15 e 14 località di prova rispettivamente, mentre Svevo si è caratterizzata per tenori proteici più alti della media in tutte le località, in un ambito di rese comunque interessanti. I risultati ottenuti, se confermati, rendono possibile un orientamento nella scelta delle varietà più adatte ai diversi areali di coltivazione in biologico.

38

Risultati più dettagliati sono riportati in Quaranta et al. 2010. Per il frumento duro sono state inoltre realizzate in areali rappresentativi della durogranicoltura italiana (Puglia, Marche e Toscana), parallelamente alla sperimentazione parcellare, prove in aziende biologiche. Per le prove on-farm sono state scelte 3 cultivar, nell’ambito di quelle prese in esame nella prova parcellare e in considerazione

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 3 - Rete nazionale Frumento duro Biologico 2009-10: Peso ettolitrico e tenore proteico della granella di 20 varietà provate in 17 località raggruppate in 3 areali di coltivazione. Centro adriat-nord

Centro tirrenico

Sud e Isole

ITALIA

n. 6 località

n. 3 località

n. 8 località

n . 17 località

Varieta’

Peso ettolitrico kg/hL

Proteine s.s. %

Peso ettolitrico kg/hL

Proteine s.s. %

Peso ettolitrico kg/hL

Proteine s.s. %

Peso ettolitrico kg/hL

Proteine s.s. %

Iride

80,6

11,5

81,0

10,1

78,2

10,7

79,5

10,8

Meridiano

78,2

11,8

79,5

10,4

76,9

11,1

77,8

11,2

Saragolla

78,7

11,3

78,5

10,3

77,4

11,0

78,1

11,0

Anco Marzio

82,0

11,9

81,7

11,1

79,8

11,7

80,9

11,6

Severo

81,1

12,1

78,2

9,5

77,9

10,6

79,1

10,9

Colosseo

80,6

12,2

80,6

11,5

80,9

11,8

80,7

11,9

Svevo

81,4

12,7

80,7

11,6

80,3

12,0

80,8

12,2

Normanno

80,2

11,9

79,2

10,6

78,0

11,6

79,0

11,5

Claudio

81,6

12,1

80,5

11,4

80,7

11,5

81,0

11,7

Tirex

82,6

11,9

81,7

10,8

81,0

11,4

81,7

11,5

Dylan

81,2

11,8

80,4

10,7

80,4

11,6

80,7

11,5

Neolatino

81,3

12,6

81,2

11,4

79,8

12,1

80,6

12,2

Duilio

79,6

11,9

79,4

10,9

78,9

11,4

79,2

11,5

Vinci

79,1

12,0

79,3

10,9

78,2

11,4

78,7

11,5

Ciccio

79,4

13,1

80,8

10,8

80,6

11,5

80,2

11,9

San Carlo

82,1

12,4

79,2

11,6

79,7

11,7

80,4

11,9

Simeto

77,5

12,1

77,8

11,6

78,8

12,0

78,1

12,0

Creso

80,9

12,2

80,0

11,5

81,3

11,9

80,9

11,9

Karalis

80,6

12,8

80,3

10,7

80,9

12,0

80,7

12,0

Latinur

80,8

12,7

77,9

11,4

79,1

12,2

79,5

12,2

MEDIA

80,5

12,1

79,9

10,9

79,4

11,6

79,9

11,7

Le varietà sono in ordine decrescente di resa

di quelle più diffuse nell’areale, in particolare: Claudio, Meridiano, Normanno (Toscana); Claudio, Dylan, Normanno (Marche); Claudio, Meridiano, Svevo (Puglia). Frumento tenero La Rete di confronto varietale in coltivazione biologica è stata coordinata dal CRA-SCV e realizzata in collaborazione con diverse istitu-

dal Seme - n° 2 / 11

zioni pubbliche (tab.1). La semina delle prove è avvenuta in 14 località, ma i risultati vengono riportati soltanto per 8, in quanto negli altri casi le prove sono state compromesse o da elevata presenza di infestanti o da forti grandinate pochi giorni prima della raccolta o comunque non considerate perchè il coefficiente di variabilità per il carattere produzione ha superato il limite del 15%.

39

In tutte le località di prova è stato impiegato uno schema a reticolato con tre repliche; la parcella elementare di 10 m2 è stata seminata ad una densità di semina di 450 semi germinabili/m2. In tab. 4 vengono riportate le rese fornite dalle 16 varietà in prova, suddivise in base alla loro destinazione d’uso, nelle rispettive località di valutazione. La resa media nazionale delle


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 4 - Rete nazionale Frumento tenero Biologico 2009-10: Produzione di granella (t/ha al 13% di umidità) e indice medio di resa nelle 8 località di prova. NORD Varietà

SALGEMMA

Villanova Sillaro (LO) 4,95

CENTRO-SUD

Santa Giuletta (PV)

Palazzolo dello Stella (UD)

S. Pancrazio (PR)

Ravenna

Media

Jesi (AN)

3,59

3,94

5,37

5,76

4,72

4,25

Roma (RM) 2,90

Foggia

Media

4,84

4,00

Media generale

4,45

Indice medio

91

Campi con indice ≥ 100 (n°) 1

ADELAIDE

5,98

4,55

3,91

7,08

5,39

5,38

4,50

3,39

4,99

4,29

4,97

102

3

ALBACHIARA

5,63

5,00

4,75

6,13

6,21

5,54

4,01

3,31

4,49

3,94

4,94

101

4

BLASCO

5,55

4,42

3,35

5,98

5,17

4,89

4,99

3,88

5,32

4,73

4,83

99

3

EGIZIO

5,14

4,09

3,70

5,93

5,78

4,93

4,87

2,82

4,78

4,16

4,64

95

2

112

7

Media FPS PR22R58

5,58

4,52

3,93

6,28

5,64

5,19

4,59

3,35

4,90

4,28

4,85

6,67

5,65

3,51

6,38

6,78

5,80

5,57

3,91

5,24

4,91

5,46

SIRTAKI

5,77

4,68

5,42

7,35

5,44

5,73

4,72

4,19

5,56

4,82

5,39

110

7

ANTILLE

6,07

4,67

4,61

6,05

6,00

5,48

5,37

4,14

6,13

5,21

5,38

110

7

AZZORRE

6,44

5,00

4,64

6,10

6,41

5,72

4,37

3,19

5,28

4,28

5,18

106

5

EPIDOC

5,01

4,47

4,63

6,15

5,01

5,05

5,15

3,44

5,15

4,58

4,88

100

6

GENESI

5,67

4,98

4,56

6,22

6,34

5,55

3,24

3,31

4,67

3,74

4,87

100

5

AUBUSSON

5,52

4,66

4,24

5,80

5,62

5,17

4,79

2,81

4,69

4,10

4,77

97

3

AQUILANTE

5,84

3,94

3,72

5,95

5,03

4,90

3,99

4,19

4,41

4,20

4,63

95

2

BOLERO

5,39

3,68

3,86

5,49

6,04

4,89

4,47

3,14

4,70

4,10

4,60

94

1

LILLIPUT

4,36

4,21

4,35

6,22

4,35

4,70

3,96

2,96

5,21

4,04

4,45

91

3

100

3

Media FP BRAMANTE

5,67

4,59

4,35

6,17

5,70

5,30

4,56

3,53

5,10

4,40

4,96

6,00

3,87

4,15

5,91

5,92

5,17

4,86

3,39

5,00

4,42

4,89

5,23

4,34

4,90

Media

5,63

4,47

4,21

6,13

5,70

4,57

3,44

5,03

CV (%)

6,3

11,3

6,0

6,2

8,5

9,1

9,0

8,3

DMS P≤ 0.05

0,50

0,71

0,35

0,54

0,68

0,59

0,43

0,58

cultivar (4.90 t/ha) è risultata piuttosto modesta, ma giustificata dalle condizioni climatiche dell’anno che in alcune località dell’areale Nord hanno impedito le semine o le normali operazioni colturali con conseguenze negative sulle rese finali. Nell’areale Nord, le rese medie più elevate sono state ottenute a S. Pancrazio (PR) (6.13 t/ha); soddisfacenti sono pure le produzioni a Ravenna (5.70 t/ha) e Villanova

Sillaro (LO) (5.63 t/ha), mentre a Santa Giuletta (PV) e Palazzolo dello Stella (UD) sono stati riscontrati valori al di sotto di 5.00 t/ha. Nell’areale Centro-Sud, solo Foggia supera la resa media nazionale. Considerando le varietà in prova, produzioni interessanti sono state ottenute da: PR22R58 (5.46 t/ha), Sirtaki (5.39 t/ha), Antille (5.38 t/ ha) e Azzorre (5.18 t/ha), tutte appartenenti alla classe FP.

40

Tra i frumenti di più elevata qualità (FPS) si distinguono Adelaide (4.97 t/ha) e Albachiara (4.94 t/ha), mentre l’unica varietà appartenente alla classe dei frumenti di forza, Salgemma, si attesta a 4.45 t/ha. Le principali caratteristiche agronomiche, merceologiche e qualitative delle varietà in prova sono riportate in tab. 5. La varietà più precoce, come spigatura, è risultata Adelaide, mentre le più tardive Sirtaki, An-

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 5 - Rete nazionale Frumento tenero Biologico 2009-10: Caratteristiche agronomiche, merceologiche e qualitative medie delle 16 varietà nelle diverse località di prova. Data spigatura (gg da 1/4)

Altezza pianta (cm)

Peso ettolitrico (kg/hL)

Peso 1000 semi (gr)

Proteine (% ss)

Volume sedimentazione in SDS (mL)

Hadness (indice)

SALGEMMA

36

65

77,8

34,2

13,3

52

65

ADELAIDE

31

82

78,5

43,6

12,5

53

72

ALBACHIARA

32

79

76,8

44,6

12,9

54

60

BLASCO

34

78

80,6

38,0

12,6

50

86

EGIZIO

35

76

78,5

39,8

13,1

41

72

33

79

78,6

41,5

12,8

50

73

PR22R58

37

74

76,7

43,6

11,4

43

62

SIRTAKI

38

77

73,8

42,0

12,0

51

68

ANTILLE

38

76

75,0

41,6

11,1

42

59

AZZORRE

36

78

73,7

38,9

11,6

57

63

EPIDOC

38

73

74,2

40,3

12,0

43

66

GENESI

38

82

76,0

41,6

12,5

49

64

AUBUSSON

38

74

75,0

39,2

11,9

44

59

AQUILANTE

33

75

80,5

37,4

13,1

45

29

BOLERO

36

73

76,1

39,2

13,9

47

32

LILLIPUT

34

78

74,9

36,7

12,5

45

65

36

76

75,6

40,0

12,2

47

57

38

75

79,2

38,0

12,9

33

23

36

76

76,7

39,9

12,5

47

59

Villanova Sillaro (LO)

41

77

75,7

33,6

13,0

49

53

Santa Giuletta (PV)

43

70

76,7

36,4

11,8

45

52

Palazzolo dello Stella (UD)

36

76

72,1

S. Pancrazio (PR)

41

77

76,1

40,3

11,4

44

63

Ravenna

38

79

76,4

43,8

13,5

49

69

Jesi (AN)

37

71

80,2

41,9

Roma (RM)

19

81

77,9

42,3

Foggia

30

76

78,5

41,3

Varietà

Media FPS

Media FP BRAMANTE

Media

tille, Epidoc, Genesi, Aubusson e Bramante; per l’altezza è stato riscontrato un valore medio di 76 cm, con i valori più elevati raggiunti da Adelaide e Genesi (82 cm) e il più basso da Salgemma (65 cm). Per quanto attiene le caratteristiche merceologiche è stato osser-

dal Seme - n° 2 / 11

vato in tutte le località, ad eccezione di Palazzolo della Stella (UD), un valore medio di peso ettolitrico al di sopra del limite soglia (75 kg/ hL). Con riferimento alle singole varietà, all’interno della classe qualitativa FPS, valori elevati sono stati

41

riscontrati per la varietà Blasco (80.6 kg/hL), discreti per Adelaide ed Egizio (entrambi 78.5 kg/hL). Tra i frumenti panificabili si segnala Aquilante (80.5 kg/hL), mentre l’unica varietà in prova appartenente alla classe FB, Bramante, conferma le sue buone caratteristiche


Speciale Piano sementiero biologico

per questo carattere. È importante evidenziare che, fra le sedici cultivar in prova, Sirtaki, Azzorre, Epidoc e Lilliput non hanno raggiunto, come valore medio, il limite soglia di 75 kg/hL. . Relativamente ai risultati delle analisi qualitative, i contenuti proteici più elevati sono stati ottenuti a Ravenna e a Villanova Sillaro (LO) con valori medi di 13.5% s.s. e 13.0% s.s. rispettivamente; come atteso, il contenuto proteico e il volume di sedimentazione (che è un buon indicatore della qualità del glutine) sono risultati mediamente più elevati per i frumenti di forza e panificabili superiori rispetto a quelli appartenenti alla classe FP. Tra le varietà in prova, contenuti proteici medi superiori al 13% sono stati evidenziati per Bolero, Salgemma, Egizio e Aquilante, mentre i valori più elevati per il volume di sedimentazione sono stati riscontrati per Azzorre, Albachiara, Adelaide, Salgemma, Sirtaki e Blasco. Alla luce dei risultati ottenuti dalla sperimentazione in biologico, si evince una buona capacità di adattamento delle varietà più recenti rispetto a quelle di più datata costituzione (Salgemma e Bolero). Al fine comunque di migliorare ulteriormente le caratteristiche produttive e soprattutto qualitative, sarebbe auspicabile individuare opportune agrotecniche tendenti a soddisfare il fabbisogno di azoto della pianta nelle fasi più critiche del ciclo produttivo; solo operando in tale direzione è possibile produrre frumenti biologici

in grado di soddisfare pienamente le esigenze di mercato e dell’industria alimentare. Risultati più dettagliati sono riportati in Perenzin et al. 2010. Monitoraggio fitopatologico nei frumenti Il monitoraggio fitopatologico delle principali malattie fungine dell’apparato aereo del frumento duro e tenero ha permesso di evidenziare l’incidenza e la gravità di attacco delle malattie e di studiare le varietà in prova, al fine di individuare tra i genotipi in esame quelli più adatti per la coltivazione in biologico nei vari ambienti (tab. 6). I rilievi effettuati sulle cultivar hanno evidenziato la prevalenza del “complesso della septoriosi”, indicando con tale definizione due patologie fungine: la septoriosi propriamente detta e la stagonosporiosi che negli ultimi anni risultano prevalere. Per il frumento duro, le infezioni più gravi sono state rilevate nell’areale Centro tirrenico, in particolare nei campi di Tarquinia (VT) Monteromano (VT) e Roma, dove le cultivar hanno mostrato generalmente un comportamento suscettibile. Tra le altre malattie è stata registrata la presenza di ruggine bruna in varie località, con attacchi maggiori nel macro-areale Sud e Isole, e di elmintosporiosi nel campo di S. Pancrazio (areale adriaticonord). Le altre patologie non hanno invece rappresentato un problema per la coltura: la fusariosi della

42

spiga è stata segnalata su qualche varietà solo al Nord, in particolare a S. Giuletta, mentre praticamente assenti sono risultate l’oidio e la ruggine gialla. Anche per il frumento tenero, l’elaborazione dei dati fitopatologici ottenuti dai vari campi ha rivelato la prevalenza del “complesso della septoriosi”, confermando l’osservazione degli ultimi anni che le colture in Italia sono sempre più spesso attaccate da questa malattia. La patologia è stata registrata in varie località dell’Italia centrosettentrionale e diverse varietà hanno mostrato un comportamento suscettibile o moderatamente suscettibile nei confronti della malattia. Appare interessante segnalare che le varietà Genesi e Sirtaki sono risultate resistenti o moderatamente resistenti in tutti gli ambienti. La fusariosi della spiga è stata osservata solo in alcuni campi del Nord e con attacchi comunque contenuti; mentre la ruggine bruna, la ruggine gialla e l’oidio non hanno rappresentato un problema per la coltura nella scorsa stagione agraria. Risultati più dettagliati sono riportati in Iori et al. 2010. Riso La sperimentazione varietale riso in regime biologico è stata condotta da CRA-RIS in tre località, scelte in funzione della presenza di colture di riso biologico già stabilizzate da anni, così da consen-

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

tire un’adeguata valutazione delle varietà scelte per la prova. Delle tre località, una, Costanzana (VC), è situata nella bassa vercellese nella zona delle Grange storica per la coltura del riso; le altre due, Sartirana e Mede Lomellina, sono molto vicine, in provincia di Pavia. Le tre località presentano caratteristiche del terreno diverse: terreni più compatti e limosi a Costanzana, mentre quelli in provincia di Pavia sono a tessitura più sciolta.

La scelta varietale per la sperimentazione è stata orientata su tutte le classi merceologiche, considerando cultivar sia tradizionali che di recente costituzione. Per la categoria dei Tondi, sono state scelte 3 varietà: Brio e Cerere di recente costituzione, e Selenio come varietà di riferimento. Per la categoria Lungo A sono state scelte 4 varietà considerando la destinazione d’uso: due, Loto e Opale, sono destinate alla produzione di riso parboiled, di cui una

(Loto) è utilizzata da tempo per le colture in biologico, e Opale, di recente costituzione (CRA-RIS), viene proposta a confronto; le altre due varietà sono per il mercato interno: Ulisse, relativamente nuova, a chicco grosso tipo Arborio, e Volano come testimone della categoria. Infine tre varietà per la categoria Lungo B: Arsenal, LB e Salvo, tutte di recente costituzione; Salvo, costituito da CRA-RIS, sembra particolarmente interessante in quanto caratterizzata da

Tabella 6 - Comportamento in campo di varietà di frumento rispetto alle principali malattie fungine. Frumento duro Complesso della septoriosi Varietà

Centro tirrenico

Frumento tenero

Ruggine bruna

Centro adriatico nord

Sud e Isole

Centro tirrenico

Centro adriatico nord

Elmintosporiosi

Fusariosi della spiga

Sud e Isole

Centro adriatico nord

Centro adriatico nord

Complesso della septoriosi Varietà

Centro tirrenico

Centro adriatico nord

Fusariosi della spiga Centro adriatico nord

Anco Marzio

S

S

MR

R

R

MS

MR

MR

Adelaide

S

S

MR

Ciccio

S

S

S

S

MS

MS

S

MR

Albachiara

S

S

MR

Claudio

S

S

MS

S

R

MS

MR

MR

Antille

MR

MS

MR

Colosseo

S

S

MR

MS

R

S

MS

MR

Aquilante

MS

S

MS

Creso

S

MS

MR

MS

R

S

MR

MR

Aubusson

MS

MS

R

Duilio

S

S

MS

S

R

MS

MR

MR

Azzorre

MR

MS

R

Dylan

S

S

S

MR

R

MS

R

MR

Blasco

MS

S

MR

Iride

S

S

MS

MS

R

MS

R

MR

Bolero

MS

MS

MR

Karalis

S

S

S

MS

R

S

S

MR

Bramante

MR

MS

MR

Latinur

S

MR

MR

MR

R

MR

MR

R

Egizio

MS

MS

MR

Meridiano

S

S

S

S

R

S

MR

MS

Epidoc

MS

MS

MR

Neolatino

S

S

MR

MS

R

MS

MR

MR

Genesi

MR

MR

R

Normanno

S

S

MS

MR

R

MR

MR

MR

Lilliput

MS

S

MR

San Carlo

S

S

S

MS

R

S

MS

MR

PR22R58

MR

MS

MR

Saragolla

S

S

MS

R

R

MR

R

MR

Salgemma

MS

S

MS

Severo

S

S

S

R

R

S

MR

MR

Sirtaki

MR

MR

R

Simeto

S

S

S

MS

R

S

MR

MR

Svevo

S

S

S

MS

R

MS

MR

MS

Tirex

S

S

MS

MS

R

S

MR

MR

Vinci

S

S

MS

MR

R

MS

R

MS

R = resitente; MR = moderatamente resistente; MS = moderatamente suscettibile; S = suscettibile.

dal Seme - n° 2 / 11

43


Speciale Piano sementiero biologico

elevata capacità di accestimento e resistenza alle malattie e con performance ottimale a dosi basse di concimazione azotata. Per quanto riguarda il contento in amilosio, tutte le varietà sono a basso amilosio (18-19%) tranne Arsenal che supera il 22%. La sperimentazione è stata condotta durante l’anno 2010 con semina a file interrate, su una superficie parcellare di 35m2 in tre ripetizioni, con una dose di semina pari a 525 semi/m2. Per quanto riguarda l’andamento climatico, le frequenti precipitazioni nei mesi primaverili hanno determinato un ritardo nella semina, creando problemi soprattutto per le operazioni di lotta al riso crodo, mentre temperature inferiori alla media del periodo registrate nei mesi autunnali hanno talora condizionato la fase delicata di maturazione del granello. Il decorso climatico dei mesi estivi ed autunnali ha contenuto i problemi legati al fungo Pyricularia oryzae (brusone) e le varietà hanno mostrato in generale una buona resistenza, facendo registrare buoni rendimenti produttivi e qualitativi. In generale la sperimentazione ha avuto un decorso buono; globalmente, si rileva una media di produzione appena superiore alle 7 t/ha, in linea con i valori della produzione in coltura convenzionale. Le produzioni più elevate sono state rilevate nella località di Mede Lomellina, dove sono state superate le 10 t/ha per le varietà Selenio e Opale, con una media

di campo superiore a 9 t/ha. Purtroppo, nella località di Sartirana, il controllo meccanico del riso crodo è risultato problematico, determinando livelli di infestazione tali da pregiudicare il potenziale produttivo delle varietà in prova. L’analisi della varianza ha espresso un valore di cv pari a 16.17%, al disopra del livello di accettabilità della prova. Riassumendo i risultati delle prove nelle tre località, si può affermare che la prova più produttiva e di miglior performance si è avuta a Mede Lomellina, con rese produttive molto elevate ed ottime rese alla lavorazione (media di campo vicina al 64%). Difetti del granello pressoché assenti si sono accompagnati ad assenza di manifestazione delle principali malattie (brusone, mal del collo ed elmintosporiosi), assenza di allettamento e bassissimo indice di sterilità. Nella prova di Sartirana la resa produttiva è stata decisamente inferiore, con una media di cam-

po di 5.64 t/ha, e la produzione maggiore è stata registrata per la cv. Opale. La resa alla lavorazione è stata buona come per la prova precedente, così come l’assenza di difetti sul granello tranne che per la varietà Salvo che ha presentato tracce di macchiatura; per tutte le varietà si è avuta assenza di allettamento. In generale si è registrata una maggiore incidenza delle malattie e notevole infestazione di riso crodo, che come già detto ha pregiudicato la valutazione della prova. La prova di Costanzana ha fatto registrare prove di resa alla lavorazione più basse, con una media del 56% ed una maggior incidenza di cariossidi macchiate, sebbene i rilievi sulle principali malattie siano in linea con le altre località. Si rileva inoltre una presenza di allettamento in tre varietà, particolarmente marcata per la varietà Volano. Risultati dettagliati sulla sperimentazione dell’anno sono in corso di pubblicazione.

Grafico1 - Sperimentazione Riso biologico 2010. Valutazione delle produzioni per le 10 varietà in prova nelle tre località considerate.

44

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Identificazione di cultivar appropriate in agricoltura biologica Le ortive per le regioni settentrionali, centrali e meridionali d’Italia

Gabriele Campanelli1, Fabrizio Leteo1, Domenico Perrone2, Domenico Ronga2, Giovanni Ragosta2, Filippo Salomone3, Filippo Colombani3, Valentino Ferrari1, Massimo Zaccardelli2, Agostino Falavigna3, Bruno Campion3

Cultivar identification for organic agriculture: vegetable crops for northern, central and southern regions Seventy two cultivars (cvs) of six vegetable species (onion 12 cvs; tomato for processing 14 cvs; zucchini 10 cvs; common bean for waxy and dry grain production 12 and 7 cvs, respectively; cauliflower 12 cvs; broccoli 12 cvs) have been examined in organic farming regime field trials. A randomized complete block design with three replications has been applied to all trials. Data were submitted to ANOVA analysis in order to evaluate the effect (P ≤ 0.05) produced by three factors: location, cv, and interaction “location x cv”. Statistical differences between cvs have been evaluated by applying Duncan’s test. Before ANOVA analysis, data distribution was checked for normality condition and, where necessary, corrected.

Onion – The frequent spring rainfalls occurred in Parma in 2010 blocked direct sowing in the field. Yield data obtained from transplanting allowed anyhow to identify a few well responding cvs. The bulb yield obtained in 2010 from the best three cvs tested in organic farming regime, has been 22% less than that obtained on average from the conventional farming management. The three most productive onion cvs have been MS331, Rossa d’Inverno Sel. Granata, and Primo Blanco. Tomato – The results obtained in 2010 from the two location trials, show a very low production in terms of tons.brix.ha–1 for all cvs (Parma 1.83 and Battipaglia 1.59 tons.brix.ha–1). The production of the best three cvs tested in 2010 in organic farming regime has been 44% less as tons.brix.ha–1, 38% less as tons of commercial product and 11% less as °brix (Ronga et al., 2011).

The three most productive cvs as tons.brix.ha–1 have been: Regent, Gladis and Auspicio (all producing long fruits) at Battipaglia and, Genius (long fruits), Leader and Ruphus (cube shaped fruits) at Parma. Zucchini and Common bean – The results obtained in 2010 from the two location trials, show a fairly good production as well as a rather good plant health. The production of the three best cvs obtained in the two organic farming trials has been 20-25% less than that obtained with conventional farming management. The zucchini cv Alexander has been the most productive in both locations, Monsampolo T. and Cesena. The most yielding cv of common bean tested for waxy grain production (Monsampolo T.) has been Efesto, whereas that tested for dry grain (Imola) has been Giulia. Cauliflower and Broccoli – Data still not available.

Al fine di predisporre una lista di cultivar ortive adatte alla coltivazione in regime biologico, nel 2010 sono state condotte dieci

prove agronomiche in cinque località d’Italia nelle quali sono state testate le cv di sette specie orticole diverse

Metodologia sperimentale Disegno sperimentale – in tutte le prove agronomiche effettuate

CRA-ORA Unità di Ricerca per l’Orticoltura, Monsampolo del Tronto (AP); CRA-ORT Centro di Ricerca per l’Orticoltura, Battipaglia (SA); 3 CRA-ORL Unità di Ricerca per l’Orticoltura, Montanaso Lombardo (LO) - bruno.campion@entecra.it 1 2

dal Seme - n° 2 / 11

45


Speciale Piano sementiero biologico

è stato adottato lo schema sperimentale completo a blocchi randomizzati con tre ripetizioni. Il numero di cv testato per ogni specie orticola è mostrato in Tabella 1, mentre la lista col nome delle singole cv è riportata nelle tabelle dei relativi risultati di seguito esposti. Raccolta e analisi dei dati – Tutti i dati ottenuti sono stati analizzati statisticamente mediante ANOVA (analisi della varianza) e il livello di significatività (P ≤ 0,05) delle differenze tra le relative medie è stato determinato col test di Duncan. Prima dell’analisi della varianza, è stato verificato se la distribuzione dei dati di ogni parametro rispondesse alle condizioni di normalità: dove questa condizione non era rispettata, si è proceduto alla loro normalizzazione. Introduzione ai risultati Dal momento che i due parametri più importanti di una coltura condotta in regime biologico sono produzione e stato fitosanitario delle piante, nel presente lavoro vengono riportati i dati di questi due parametri per le tre cultivar migliori di ognuna delle seguenti specie: cipolla, pomodoro da industria, zucchino, fagiolo nano da granella cerosa e secca. La raccolta per tutte queste specie è terminata nel settembre del 2010. I dati delle prove di cavolfiore e cavolo broccolo, effettuate a Monsampolo T. e Battipaglia, saranno invece disponibili a breve in quanto la raccolta dei corimbi è appena terminata.

Tabella 1 – Elenco delle specie orticole e relativo numero di cultivar incluse nelle prove sperimentali realizzate nelle cinque località d’Italia Specie

N. Varietà iscritte nel RNV

Località

Numero di cultivar in prova 1° anno

2° anno

Cipolla

108

Parma

12

8

Pomodoro da industria

120

Parma

14

10

Battipaglia (SA)

14

10

Zucchino

99

Fagiolo nano secco

86

Fagiolo nano ceroso Cavolfiore

45

Cavolo Broccolo

17

Totale

475

Cipolla La prova agronomica effettuata in regime biologico è stata condotta da maggio a settembre presso l’Azienda Agraria Sperimentale STUARD (Strada Madonna dell’Aiuto, 7 - Parma). A causa delle continue precipitazioni piovose avute dal mese di

Cesena (FC)

10

6

Monsampolo T. (AP)

10

6

Imola (BO)

7

5

Monsampolo T.

12

8

Monsampolo T.

12

8

Battipaglia

12

8

Battipaglia

12

8

115

77

Febbraio fino a Maggio 2010, non è stato possibile effettuare la semina diretta in campo delle cv da testare. Il problema è stato risolto in parte con la semina in serra nei contenitori alveolati, seguita dal trapianto in campo eseguito il 17 Aprile 2010. La raccolta è stata effettuata il 30-08-2011. In Tabella 2 sono pre-

Cultivar di cipolla Casper da prova in biologico- Parma, 2010

46

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

sentati i dati produttivi e lo stato fitosanitario delle piante relativi alle tre cultivar più produttive. Le cv testate sono tutte con fotoperiodo a giorno lungo.

presso l’azienda agricola biologica “La Morella”, sita nel territorio comunale di Battipaglia (Salerno), nella Piana del Sele, su un terreno di origine alluvionale. Ogni parcella era di circa 20 m2. Il trapianto è stato eseguito il 30 aprile utilizzando dei sesti a fila binata (127 x 40 x 40 cm) con un investimento di 3 piante per m2. La raccolta è avvenuta il 30 luglio per il pomodorino e il 2 agosto per le cultivar delle altre due tipologie. Parma – La prova è stata condotta da maggio a settembre presso l’Azienda Agraria Sperimentale STUARD (Strada Madonna dell’Aiuto, 7 - Parma).

Pomodoro da industria Le prove agronomiche effettuate per individuare le cv di pomodoro da industria più adatte alla coltivazione in regime biologico, sono state condotte a Battipaglia (SA) e Parma. Caratteristiche della prova 2010 Battipaglia (SA) - La prova è stata condotta tra aprile e agosto 2010

Il trapianto in campo è stato eseguito il 17 maggio 2010, con un investimento di circa 2,7 piante per m2. Ogni parcella era di circa 20 m2. La raccolta dei frutti è avvenuta dal 23 agosto al 23 settembre. Risultati conseguiti I risultati produttivi e lo stato fitosanitario delle piante delle prime tre cultivar più produttive sono riportati in Tabella 3. Dato che in questa specie oltre alla quantità di bacche prodotte è molto importante il loro grado brix, in Tabella 3 sono stati riportati i valori di Brix/ha.

Tabella 2 – Produzione e stato fitosanitario delle piante relativi alle tre migliori cultivar di cipolla coltivate in regime biologico a Parma nell’anno 2010 n.

Cultivar

Forma del bulbo

Ditta

Produzione commerciale (t/ha)

Stato fitosanitario delle piante *

1

MS331

Tondo giallo

Maradi Sem.

45,3

3,7

2

Rossa inverno sel. Granata

Tondo rosso

Sativa

42,4

3,3

3

Primo Blanco

Tondo bianco

Maradi Sem.

34,7

2,7

* 1 = sintomi gravi; 5 = sintomi assenti.

Tabella 3 – Produzioni medie, qualità delle bacche e stato fitosanitario delle piante, relative alle tre migliori cultivar di pomodoro da industria coltivate in regime biologico a Battipaglia (SA) e Parma nel 2010. Località Battipaglia

Parma

Brix in t/ha *

Stato fitosanitario delle piante **

1

n.

Regent

Cultivar

Lungo

Tipologia

ISI Sem.

Ditta

1,9

4,0

2

Gladis

Lungo

Esasem

1,8

3,3

3

Auspicio

Lungo

Clause

1,8

1,7

1

Genius

Lungo

ISI Sem.

2,8

4,3

2

Leader

Tondo

ISI Sem.

2,7

4,0

3

Ruphus

Tondo

Esasem

2,5

2,8

Cultivar di pomodoro Kikko da prova bio 2010 a Battipaglia (SA)

* Brix in t/ha = produzione commerciale t/ha x °brix x 0,01. ** 1 = sintomi gravi; 5 = sintomi assenti.

dal Seme - n° 2 / 11

47


Speciale Piano sementiero biologico

Zucchino Le prove agronomiche effettuate per individuare le cv di zucchino più adatte alla coltivazione in regime biologico sono state condotte a Monsampolo del Tronto (AP) e Cesena (FC). Tra le cv proposte dalle diverse Ditte Sementiere, quelle utilizzate nelle due prove sono riportate assieme ai relativi dati agronomici in Tabella 4. A Monsampolo T. la semina è stata effettuata in serra l’ 11-05-2010 mentre il trapianto in campo è stato effettuato il 28-05-2010. La raccolta è stata effettuata dal 18-06 al 09-08-2010 (53 gg). A Cesena la semina è stata eseguita in serra il 17-05-2010 mentre il trapianto in campo è stato effettuato il 28-052010. Le date di inizio e fine raccolta sono state rispettivamente il 28-06 ed il 31-07-2010 (34 gg).

Tabella 4 - Produzione media espressa per singola pianta e stato fitosanitario delle pi ante, relativi alle tre migliori cultivar di zucchino coltivate in regime biologico a Monsampolo del Tronto (AP) e Cesena (FC) nel 2010. Durata della raccolta: Monsampolo T = 53 gg; Cesena = 34 gg Località Monsampolo T.

Cesena

n.

Cultivar

Ditta

Produzione commerciale N° frutti

Peso totale frutti (kg)

Stato fitosanitario delle piante *

1

Dietary

Four-Blumen

20,1

4,8

4,1

2

Alexander

Isi Sementi

20,0

4,8

4,3

3

Grizzly

Sativa

18,9

4,6

3,7

1

Every

Four-Blumen

16,4

3,6

2,7

2

Alexander

Isi Sementi

16,7

3,4

3,7

3

Greyness

Four-Blumen

17,5

3,0

3,7

* 1 = sintomi gravi; 5 = sintomi assenti.

Fagiolo da granella a maturazione cerosa La prova agronomica effettuata per individuare le cv di fagiolo da granella a maturazione cerosa più adatte alla coltivazione in regime biologico è stata condotta presso l’Azienda di CRA-ORA Unità di Ricerca per l’Orticoltura, Monsam-

polo del Tronto (AP). Tutte le cv proposte dalle diverse Ditte Sementiere sono state utilizzate nella prova. Produzione e stato fitosanitario delle piante delle tre migliori cultivar sono riportati in Tabella 5. La semina è stata effettuata il 0104-2010, mentre la raccolta è stata effettuata dal 06 al 26 luglio 2010.

Prova di zucchino bio 2010 a Cesena (FC)

48

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Fagiolo da granella secca La prova agronomica effettuata per individuare le cv di fagiolo da granella secca più adatte alla coltivazione in regime biologico è stata condotta presso l’Azienda “Cassani Nerio”, sita nella frazione Ponticelli nel comune di Imola (BO). A Monsampolo T. sono stati inoltre rilevati i dati sulla produzione di granella secca dalla prova bio allestita per il test di produzione di granella cerosa. Tutte le cv proposte dalle diverse Ditte Sementiere sono state utilizzate nella prova. Produzione e stato fitosanitario delle piante delle tre migliori cultivar sono riportati in Tabella 6 per entrambi le località. La semina è stata effettuata il 11-05-2010, la raccolta dal 3 al 17 agosto 2010. Cavolfiore e Cavolo broccolo L’attività riguardante queste due specie (pure previste nell’ambito di questa ricerca), è finita in questo periodo, per cui non sono ancora disponibili i dati elaborati statisticamente. Discussione Cipolla: le incessanti precipitazioni avvenute a Parma da gennaio fino a tarda primavera hanno impedito l’esecuzione della semina diretta in campo. I dati produttivi ottenuti dal trapianto di piantine seminate in serra in contenitori alveolati, hanno permesso ugualmente di indivi-

dal Seme - n° 2 / 11

Tabella 5 - Produzione e stato fitosanitario delle piante relativi alle tre migliori cultivar di fagiolo da granella a maturazione cerosa coltivate in regime biologico nel 2010 a Monsampolo del Tronto (AP) Produzione commerciale (t/ha)

Stato fitosanitario delle piante *

1

n.

Efesto

Cultivar

borlotto

Tipologia

Sativa

Ditta

3,2

4

2

Ciclope

borlotto

Sativa

3,1

4

3

Fiorino

borlotto

Sais Sem.

2,7

4

* Stato fitosanitario (valori da 1 a 5) (1 = sintomi gravi; 5 = sintomi assenti).

Tabella 6 - Produzione e stato fitosanitario delle piante relativi alle tre migliori cultivar di fagiolo da granella secca coltivate in regime biologico nel 2010 ad Imola (BO) e Monsampolo T. (AP) Località Imola

Monsampolo T.

n.

Cultivar

Tipologia

Ditta

Produzione commerciale (t/ha)

Stato fitosanitario delle piante **

1

Giulia

borlotto

Sativa

2,4

4

2

Efesto

borlotto

Sativa

2,0

4

3

Fiorino

borlotto

Sais S.

1,9

4

1

Sulfariello

zolfino

Semiorto

2,5

3

2

White top

cannellino

Sativa

2,3

4

3

Efesto

borlotto

Sativa

1,9

4

** Stato fitosanitario (valori da 1 a 5) (1 = sintomi gravi; 5 = sintomi assenti).

duare alcune cv più rispondenti. Confrontando il grado di produttività raggiunto dalle tre migliori cultivar testate in biologico nel 2010, con quello generale ottenuto nello stesso anno con il sistema di coltivazione convenzionale, risulta evidente che la produzione di quest’ultimo sia stata più elevata di circa il 22%. Pomodoro da industria: i risultati delle due prove evidenziano una bassa produzione in termini di brix/ha del regime biologico, osservata per tutte le cultivar a Parma (1,83 tonnellate brix/ha) e ancor più a Battipaglia (1,59 tonnellate brix/ha). Da un confronto tra prove varietali condotte in regime biologico e convenzionale nello stesso anno

49

e negli stessi due ambienti, è stata stimata la differenza tra la produzione ottenibile con il sistema “bio” e quella ottenibile con il sistema convenzionale ed è emerso come il sistema biologico produca -44% in termini di brix/ha, -38% in termini di prodotto commerciale/ ha e -11% in termini di grado brix (Ronga et al., 2011). Zucchino e fagiolo: i risultati delle due prove bio mostrano una discreta capacità produttiva unita ad un buono stato fitosanitario delle piante. Anche in queste due specie però, come nelle due precedenti, la produttività raggiunta nelle prove bio è inferiore di circa il 20-25% rispetto a quella ottenibile in regime di coltivazione convenzionale.


Speciale Piano sementiero biologico

Validazione di materiali in avanzata fase di selezione di fagiolo, orzo e frumento duro La mancanza di informazioni sulle performance delle varietà utilizzate in agricoltura biologica non permette di far loro esprimere al meglio le potenzialità produttive. I risultati del primo anno di attività Renzo Torricelli1, Valeria Negri1, Luigi Russi1, Valeria Terzi2, Laura Nanni3, Pasquale De Vita4, Paolo Bottazzi5, Mario Falcinelli1

Testing new breeding lines of bean, barley and durum wheat in organic farming Lack of information regarding the performances of varieties grown in organic conditions can decrease the potential yields of farmers, especially if varieties are bred for conventional agricultural systems. These information need to be produced and be at dispo-

sal of farmers, and for this reason the role of public research institutions is crucial. In 2009 a specific project was funded by the Ministry of Agriculture and co-ordinated by INRAN (ex-ENSE) in order to meet these needs. This paper reports the results of the first year research activities on the assessment of new breeding lines of bean, barley and durum wheat carried out in different environmental conditions.

Il progetto “Piano Nazionale Sementiero Biologico” finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF), coordinato dall’INRAN (ex-ENSE), coinvolge vari gruppi di lavoro che affrontano diverse tematiche aventi come obiettivo principale quello di favorire la disponibilità di seme e varietà idonee per l’agricoltura biologica. Di seguito viene riportata l’iniziativa 3 coordinata dal Dipartimento di Biologia Applicata (DBA) dell’ Università degli Studi di Perugia dal titolo “Validazione di materiali in avanzata fase di selezione

(fagiolo, orzo e frumento duro)” e che vede coinvolti oltre al Dipartimento sopra citato, il Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona (SAPROV), il Centro di ricerca per la genomica e la postgenomica animale e vegetale di Fiorenzuola d’Arda (CRA-GPG), il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia (CRA-CER) e il Centro per il Collaudo ed il Trasferimento dell’Innovazione di Grosseto (Regione Toscana). Per una trattazione più dettagliata sull’impostazione della spe-

rimentazione, le Unità operative coinvolte e gli obiettivi della sperimentazione si fa riferimento a Falcinelli et al. 2010. Fagiolo Nell’annata agraria 2009/10 le prove di confronto delle linee in avanzata fase di selezione sono state condotte dal Dipartimento DBA, Università di Perugia e dal Dipartimento SAPROV, Università Politecnica delle Marche in collaborazione con la Regione Toscana in tre zone climatiche (litorale marchigiano, centro Italia e litorale toscano). A causa della limitata disponibilità di seme uno degli obiettivi del primo anno di attività è stato quello di moltiplicare il seme disponibile. Inoltre, sulla coltura durante la stagione di crescita ed alla raccolta sono stati rilevati i principali caratteri morfo-agronomici delle linee (altezza della pianta, epoca di fioritura, epoca di maturazione, produzione di seme per pianta, suscettibilità a stress biotici ed abiotici).

Dipartimento di Biologia Applicata, Università degli studi di Perugia - torricel@unipg.it CRA-GPG, Centro di ricerca per la genomica e la postgenomica animale e vegetale,Fiorenzuola d’Arda (PC) 3 Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali, Università Politecnica delle Marche –AN 4 CRA, Centro di Ricerca per la Cerealicoltura - Foggia 5 Centro per il Collaudo ed il Trasferimento dell’Innovazione di Grosseto (Regione Toscana) La bibliografia è pubblicata sul sito www.dalseme.it 1 2

50

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Per quanto riguarda i materiali genetici valutati il DBA di Perugia ha messo a disposizione del progetto 17 linee derivanti da un programma di incrocio e reincrocio tra una varietà locale di fagiolo “Fagiolo a Pisello” di Colle di Tora (RI) ed una varietà commerciale a sviluppo determinato denominata “Coco nano” (Torricelli et al., 2003). Le linee sono state valutate in biologico e confrontate con due varietà commerciali, una italiana e una francese, utilizzate come testimoni. A tal fine sono stati realizzati tre campi sperimentali: i) il primo presso il Centro per il Collaudo ed il Trasferimento dell’Innovazione di Grosseto (Regione Toscana) con una semina effettuata il 19 maggio 2010, ii) il secondo presso l’azienda San Martino in Campo (PG) del DBA con una semina effettuata il 27 maggio 2010 ed, iii) il terzo campo sperimentale è stato realizzato presso un’azienda biologica di San Martino in Colle (PG), dove la semina è stata effettuata il 27 maggio 2010. La valutazione delle linee è stata condotta utilizzando un protocollo sperimentale comune per tutte e tre le località disponendo le file secondo un disegno sperimentale a blocco randomizzato con due ripetizioni. L’unità sperimentale (fila) è stata realizzata considerando per ciascuna linea 5 piante spaziate distanti 70 cm tra le file e 50 cm sulla fila. I risultati delle prove hanno fatto registrare, in tutte e tre le località, valori medi di produzione più elevati per le linee di fagiolo rispetto alle varietà di controllo. In par-

dal Seme - n° 2 / 11

ticolare, a San Martino in Colle la produzione delle linee ha oscillato tra valori compresi tra 64,39 g per pianta (PG 42/IR17p3) e 8,82 g (PG11/1p4). La linea PG11/1p4 si è confermata poco produttiva anche nella prova realizzata a San Martino in Campo (2,56 g), mentre la linea più produttiva è stata PG42/ IR/21p1 (29,34 g). Presso il campo sperimentale della Regione Toscana, invece, sono state registrate le produzioni medie di seme più elevate. In questo campo la linea più produttiva è stata PG42/IR/21p1 (140,13 g) mentre la meno produttiva è stata la linea PG22/2p2 (33,90 g) (Tab. 1).

Nell’ambito delle attività condotte sul fagiolo il Dipartimento SAPROV di AN ha condotto un esperimento replicato per la valutazione di 36 linee appartenenti a varie popolazioni segreganti (RILs, ILs, NILs) in avanzata fase di selezione, ottenute, nel corso di un programma di breeding pluriennale, a partire dall’incrocio tra un genotipo domesticato non rampicante e determinato di origine andina (MIDAS) e un genotipo selvatico di origine mesoamericana. La prova è stata seminata il 16/06/2010 presso un’azienda certificata “Biologico e Salute”, situata nel comune di Osimo (AN) che da anni si occupa di coltivazione di ortive e cereali. Il disegno

Tabella 1. Dati produttivi medi e il test di Duncan ottenuto attraverso l’analisi della varianza, relativi alle tre località di prova. N.

Linee e Varietà

S. Martino in Colle PG

S. Martino in Campo PG

Grosseto

Produzione seme (g)

Produzione seme (g)

Produzione seme (g)

1

PG 42/IR/27 p5

55,28

BAC

18,77

BAC

44,23

BC

2

PG 42/1R/17 p3

64,39

A

23,79

BAC

51,28

BAC

3

PG 42/1R/12 p4

61,18

BA

14,67

BAC

77,38

BAC

4

PG 42/2R/26 p2

57,69

BAC

21,51

BAC

86,45

BAC

5

PG 22/2 p2

23,76

EDF

25,53

BA

6

PG 20/11 p3

11,69

EF

13,03

BAC

80,38

BAC

7

PG 22/3 p3

13,70

EF

13,37

BAC

67,78

BAC

8

PG 42/1R/11 p6

52,65

BDAC

18,81

BAC

75,32

BAC

9

PG 11/1 p4

2,56

C

51,33

BAC

10

PG 42/1R/21 p1

48,46

BDAC

29,34

A

140,13

11

PG 42/2R/1 p2

59,53

BAC

24,17

BAC

98,85

BAC

12

PG 42/2R/28 p4

54,20

BDAC

22,08

BAC

71,08

BAC

13

PG 42/2R/24 p1

37,70

EBDACF

18,99

BAC

116,95

BAC

14

PG 42/1R/3 p2

36,68

EBDACF

16,03

BAC

55,83

BAC

15

PG 42/2R/14 p3

54,48

BDAC

16,76

BAC

127,6

BA

16

PG 42/1R/15 p4

35,53

EBDACF

21,85

BAC

46,5

BC

17

PG 42/1R/2 p1

31,32

EBDCF

24,01

BAC

123,83

18

Coco nano (CV. Italiana)

41,49

EBDAC

15,33

BAC

95,2

BAC

19

Coco nano (CV. Francese)

28,93

EDCF

8,49

BAC

47,28

BAC

8,82

51

F

33,9

C

A

BAC


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 2. Dati produttivi medi e test di Duncan ottenuto attraverso l’analisi della varianza, relativi alle otto linee più produttive rispetto al parentale domesticato della prova di Ancona. Linee e varietà

Numero di legumi

Produzione seme (g)

Peso medio del seme

A116

72,40

A

85,66

A

0,28

BC

B10

54,43

ABC

64,56

AB

0,26

BC BC

B15

76,75

A

65,80

AB

0,26

B24

56,00

ABC

66,68

AB

0,25

BC

B34

77,13

A

61,15

AB

0,21

C

B47

57,00

AB

71,67

AB

0,24

BC

B99

52,50

ABC

66,72

AB

0,30

B

C6

56,14

ABC

67,47

AB

0,26

BC

Coco nano

29,71

C

53,33

B

0,48

A

Midas

45,53

BC

54,29

B

0,29

BC

Fasi della sperimentazione su orzo effettuata a Perugia: visita tecnica del 4 giugno 2010 e trebbiatura con trebbiatrice parcellare

sperimentale utilizzato è stato un blocco randomizzato con due ripetizioni, con parcelle di 5 piante seminate a distanza di 16 cm entro la fila, e 1 metro tra le file. Nel corso della prova sperimentale sono stati rilevati i caratteri relativi alla fioritura, all’allegagione e in particolare quelli connessi alla produttività come il numero di legumi per pianta, produzione di seme per pianta e peso medio del seme. L’analisi statistica dei dati raccolti, in particolare quelli relativi alla produzione, ha permesso di indivi-

duare otto linee in complesso migliori del parentale domesticato Midas e della varietà Coco nano (Tab. 2). Per quanto riguarda il carattere peso medio del seme in Coco nano sono stati riscontrati valori significativamente superiori al parentale domesticato e alle linee in avanzata fase di selezione. Le linee più promettenti identificate nel primo anno, insieme ai controlli condivisi, saranno messe a confronto in prove replicate, identiche nei tre diversi ambienti, nel secondo anno del progetto.

52

Orzo Le prove di orzo sono state realizzate in tre località: Fiorenzuola d’Arda, Perugia ed Ancona, utilizzando 10 accessioni, comprendenti 4 varietà ad ampia diffusione e 6 linee in avanzata fase di selezione (Tab. 3). Le UU.OO. coinvolte nella sperimentazione per questa specie sono: il DBA (coordinamento); il SAPROV e il CRA-GPG (Centro di ricerca per la genomica e la postgenomica animale e vegetale). I genotipi di orzo sono stati seminati in parcelle di dimensioni di 6 m2 con 3 ripetizioni secondo uno schema a blocchi randomizzati. Le prove sono state realizzate in semina autunnale ad Ancona e Perugia, mentre a Fiorenzuola la sperimentazione ha subito un notevole ritardo nella semina a cause di piogge e conseguente, atteso, crollo della produzione. Per alcune varietà e linee tipicamente invernali, è stata osservata una difficoltà nella spigatura e, in considerazione di questo, i dati relativi alla prova di Fiorenzuola anche se riportati in tabella 4, non sono stati considerati ai fini della valutazione dei genotipi. Nelle due prove di Perugia e di Ancona (Tab. 4) è interessante la presenza di linee di nuova costituzione (UNIVPM 46 e FIOR 9727, rispettivamente), molto competitive con le varietà già in commercio. Le produzioni in generale sono risultate molto interessanti ad Ancona, dove la linea FIOR 9727, distica e resistente al virus del mosaico giallo, ha superato produzioni di 8 t ha-1, con una granella

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

dal peso ettolitrico superiore a 65. La buona qualità della granella, è stata confermata a Perugia anche dal peso di 1000 semi che ha fatto registrare un valore di 53 g. Questa linea si è dimostrata inoltre resistente al freddo e all’allettamento ed è caratterizzata da una data di spigatura simile alla varietà precoce Nure (dati non riportati). Ad Ancona ed a Perugia la linea FIOR7341 ha fatto registrato il peso ettolitrico più elevato, come atteso perché a cariosside nuda. Benché nelle due località di Perugia ed Ancona fossero presenti linee primaverili seminate in autunno, non sono stati osservati danni da freddo. L’altezza media dei genotipi si è aggirata intorno ai 90 cm ad Ancona, e intorno ai 70 cm a Perugia. Tuttavia a Fiorenzuola una corrispondente prova è stata realizzata in convenzionale, in semina autunnale ritardata a causa delle piogge. Dai risultati (Tab. 5) si evidenzia che un gruppo di quattro nuove linee si è attestato nel primo gruppo di significatività, al pari di Cometa. La linea nuda FIOR7341 si conferma nella prima posizione assoluta per l’elevato peso ettolitrico. In conclusione, è possibile affermare che le varietà inserite nelle prove e le nuove linee introdotte hanno mostrato un buon adattamento al sistema di coltivazione biologico, ad indicare come le moderne varietà e alcune linee di nuova costituzione abbiano mostrato una spiccata attitudine alla produzione ed alla stabilità produttiva.

dal Seme - n° 2 / 11

Tabella 3. Linee e varietà di orzo utilizzate nelle tre località in biologico Linea e varietà

Habitus – Caratteristiche

Provenienza

UNIVPM 45

Primaverile

SAPROV

UNIVPM 46

Primaverile

SAPROV

L 23/4

Primaverile

UNISS

FIOR 7341

Autunnale, distica, cariosside nuda

CRA-GPG

FIOR 9727

Autunnale, distica, tollerante il BYDV

CRA-GPG

FIOR 9654

Autunnale, polistica, resistente a P. graminea

CRA-GPG

KETOS

Autunnale, polistica

Limagrain Italia spa

COMETA

Autunnale, distica

CRA-GPG

NURE

Autunnale, distica

CRA-GPG

ALISEO

Autunnale, polistica

CRA-GPG

Tabella 4. Dati produttivi medi e peso ettolitrico delle dieci linee/varietà di orzo Fiorenzuola Linea/varietà

Produzione (t ha-1)

Perugia

Peso ettolitrico

Produzione (t ha-1)

Ancona Peso ettolitrico

Produzione (t ha-1)

Peso ettolitrico

UNIVPM 45

2,60

61,07

3,29

67,13

7,30

67,37

UNIVPM 46

2,51

56,13

4,12

68,07

7,15

67,33

L 23/4

2,71

61,07

3,63

64,40

6,18

59,97

FIOR 7341

n.r.

n.r.

2,29

73,97

5,72

79,20

FIOR 9727

n.r.

n.r.

3,98

68,38

8,24

65,33

FIOR 9654

n.r.

n.r.

3,57

65,15

6,55

68,73

KETOS

n.r.

n.r.

3,10

69,45

7,87

66,63

COMETA

n.r.

n.r.

3,70

67,23

7,32

71,66

NURE

n.r.

n.r.

3,98

68,77

7,49

69,10

ALISEO

n.r.

n.r.

3,23

67,78

7,79

68,00

2,61

59,42

3,49

68,3

7,16

68,33

n.s.

n.s.

0,52

3,19

1,11

5,54

-

-

8,74

2,73

9,00

4,73

Media DMS 0.05 C.V.

Tabella 5. Dati produttivi e qualitativi relativi alla prova 2009-2010 in convenzionale a Fiorenzuola Linea e varietà

Epoca di spigatura (gg dal 1/4)

Produzione (t ha-1)

Peso ettolitrico

Altezza pianta (cm)

Teres scala

COMETA

5,66

66,17

58

67

6

UNIVPM 46

5,26

64,63

52

80

3

FIOR 9654

5,23

64,87

53

70

3

L 23/4

5,19

61,33

51

73

3

UNIVPM 45

5,06

66,83

51

77

3

FIOR 9727

4,70

63,50

57

70

7

ALISEO

4,55

66,47

54

63

5

NURE

4,47

67,27

57

70

6

KETOS

3,52

62,87

59

73

7

FIOR 7341

3,08

79,40

59

65

5

Media

4,67

66,33

55

71

5

DMS 0.05

0,89

2,34

4

10

2

C.V.

11,13

2,05

3,97

7,85

22,6

53


Speciale Piano sementiero biologico

Frumento duro La sperimentazione è stata condotta a Foggia presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura (CRA) in un areale tipico per la coltivazione del frumento duro. Quindici genotipi di frumento duro diversificati per caratteristiche morfo-strutturali e fisiologiche sono stati allevati in pieno campo, in due differenti condizioni agronomiche: senza infestazione (controllo, C) e con infestazione controllata effettuata artificialmente con avena (avena, A). La prova è stata condotta secondo gli standard previsti nel protocollo dalla rete di confronto nazionale adottando uno schema sperimentale a blocchi randomizzati con tre ripetizioni ed una densità di semina di 350 semi germinabili per metro quadro. L’andamento meteorologico registrato nel corso dell’annata agraria è stato caratterizzato da precipitazioni abbondanti distribuite in modo uniforme che hanno assicurato il normale compimento delle diverse fasi fenologiche ed un otti-

male periodo di granigione. La resa media del campo è stata di 4,95 tha-1 (Tab. 6) con una differenza significativa tra la media registrata nella tesi Controllo (5,30 tha-1) e quella registrata in condizioni di infestazione artificiale con avena (4,61 tha-1). Se si esclude il comportamento prevedibile della varietà Cappelli, le performance produttive delle linee in valutazione sono risultate variabili con un’oscillazione compresa tra 4,52 tha-1 (L 2135) e 5,59 tha-1 (L 2150). In generale le linee in avanzata fase di selezione hanno fatto registrare rese medie superiori in assenza di avena (C) mentre in condizioni di infestazione controllata solo le linee L 2138 ed L 2150 mostrano valori medi paragonabili a quelli della varietà testimone Duilio. In queste condizioni (A) Duilio è risultata la varietà più produttiva ed insieme alla varietà Cappelli ha mostrato il minore decremento produttivo tra le due tesi a confronto (rispettivamente -3,9% e +1,8%). Tra le linee più produttive, inve-

ce, la linea L 2138 ha dimostrato di possedere una migliore capacità competitiva nei confronti della specie infestante rispetto alla L 2150, evidenziando un decremento produttivo più contenuto (-8,5% rispetto a 19,3%). In conclusione i risultati preliminari della sperimentazione condotta sul frumento duro hanno evidenziato un certo vantaggio produttivo da parte dei nuovi materiali genetici rispetto alle varietà di controllo, sebbene sia altrettanto evidente come l’altezza delle piante (dati non riportati) abbia inciso in maniera significativa sull’abilità competitiva nei confronti dell’avena. È presumibile, infatti, che condizioni ancora più limitanti (per esempio dovute ad una rilevante presenza di specie spontanee o ad una minore fertilità del suolo) avrebbero maggiormente esaltato le performance delle vecchie costituzioni che, secondo diversi autori, sono caratterizzate da una maggiore abilità competitiva (Bertholdsson, 2005; Wolfe et al., 2008).

Tabella 6. Dati produttivi medi e test di Duncan ottenuto attraverso l’analisi della varianza, relativi alle popolazioni di frumento duro valutate a Foggia nel corso dell’annata agraria 2009-2010. Epoca di spigatura (gg, dalla semina)

Linee e varietà L 1862

141

Resa Controllo (C) (t ha-1) 5,30

Resa Avena (A)(t ha-1) 4,74

Decremento (C-A) (%) -10,60

Resa media (t ha-1) 5,02 abc

L 2102

139

5,39

4,37

-18,90

4,88 abc

L 2134

142

5,64

4,39

-22,20

5,01 abc

L 2135

139

4,77

4,27

-10,40

4,52 c

L 2138

145

5,58

5,11

-8,50

5,35 ab

L 2143

144

5,69

4,78

-16,00

5,23 abc

L 2150

140

6,19

4,99

-19,30

5,59 a

L 2156

141

5,99

4,56

-23,80

5,27 abc

L 2168

139

5,31

4,47

-15,80

4,89 abc

Cappelli

150

3,41

3,47

+1,80

3,44 d

Duilio

137

5,32

5,11

-3,90

5,22 abc

Pedroso

145

5,24

4,85

-7,40

5,05 abc

PR22D89

139

5,23

4,77

-8,60

5,00 abc

Simeto

138

5,30

4,86

-8,40

5,08 abc

Svevo

137

5,14

4,39

-14,70

4,76 bc

141

5,30

4,61

Media

54

4,95

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Confronti varietali di specie foraggere allevate in biologico Le prove hanno riguardato favino, veccia ed erba medica Luigi Russi, Renzo Torricelli, Roberto Martellucci, Luigi Ricciardi, Rosalena Tuttobene, Marco Ligabue e Mario Falcinelli1

The most important results found in vetch, field bean and lucerne are reported and referred to the first year of research activities. In field bean eight varieties (Chiaro di Torre Lama, Irena, Melodi, Prothabat 69, Scuro di Torre Lama, Sicania, Sikelia and Vesuvio) were evaluated in five locations (Ancona, Perugia, Grosseto, Bari and Catania, a good sample of environments where field bean is grown). Statistically significant differences were found for most of traits: establishment, plant density, cold tolerance, flowering time, canopy height, disease resistance, grain yield and 1000-seed-weight.

Significant differences among Locations were shown for seed yields, with Bari being the highest (3.3 t/ha). On the base of the first year results Prothabat69 was the most interesting variety in terms of seed yield and seed weight, while at the same time Melodi ranked almost always last. The eight varieties of vetch (Adonis, Ereica, Melissa, Mikaela, Mirabella, Principessa, Sfinge and Veronica) were evaluated in the same locations as those listed for field bean and, in addition to the same traits already described, in vetch the dry matter yield was measured in half of the plot, by harvesting the biomass present at full flowering time, while seed yield was assessed on the remaining half, at

maturity. Differences were found for the source of variation Locations and Variety. The most interesting vetch varieties in terms of dry matter yield were Ereica and Mirabella. A significant G×E interaction showed different adaptation cability of the varieties in the five locations: Principessa for instance was the best in Catania, the most unfavourable environment, while Mirabella and Ereica were the best in the most favourable ones. Melissa was of no particular interest. The results of lucerne are preliminary because referred to the establishing year. At this stage Cuore Verde, Beatrix and Prosementi seem to be the most interesting cultivars in terms of dry matter yield.

Il “Piano Nazionale Sementiero Biologico” finanziato dal MiPAAF è basato su diverse iniziative, tra cui la individuazione delle varietà appropriate in agricoltura biologica e la validazione di materiali in avanzata fase di selezione.

Nel presente lavoro vengono riportati i risultati salienti del primo anno di sperimentazione in veccia, favino ed erba medica. Una trattazione dettagliata sugli obiettivi della sperimentazione, l’impostazione delle prove sperimentali

e le Unità operative coinvolte è riportata in Falcinelli et al. 2010 (Dal Seme: 1/10 30-37).

Suitable forage varieties for organic agriculture

Dipartimento di Biologia Applicata, Università degli studi di Perugia - lrussi@unipg.it

1

dal Seme - n° 2 / 11

55

Favino Nel 2009/10 sono state ogget-


Speciale Piano sementiero biologico

to di valutazione in cinque località del Centro-Sud della penisola otto varietà (Tab. 1) seminate in parcelle di 9 m2 (1,5×6 m), disposte secondo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati con 4 replicazioni e ad una densità di 40 semi germinabili m-2. I rilevamenti sono stati eseguiti secondo un protocollo comune concordato tra le cinque Unità Operative (Perugia, Grosseto, Ancona, Bari e Catania) al fine di individuare le migliori varietà in regime di agricoltura biologica nei diversi ambienti di prova. I caratteri valutati sono stati: data di emergenza, densità delle piante, danni da freddo, data di inizio fioritura, altezza della vegetazione, presenza di malattie, produzione di granella e peso medio del seme. Nel presente lavoro si riportano i risultati relativi all’epoca di fioritura, produzione di granella e peso del seme. Epoca di fioritura - Perugia e Ancona hanno fatto registrare l’intervallo semina-fioritura significativamente più lungo, con quasi cinque mesi, mentre a Catania l’intervallo si è ridotto a poco più di tre mesi (Tab. 1). Dai valori medi ottenuti dalle cinque località emerge chiaramente che tra le varietà più tardive (Vesuvio) e quelle più precoci (Sikelia e Sicania), sono intercorse 2 settimane: l’intervallo è risultato più contenuto ad Ancona, Bari e Grosseto (9, 10 e 11 giorni rispettivamente), ma significativamente più consistente a Catania e Perugia (21 giorni).

Tabella 1: Ditte fornitrici del seme e epoca di fioritura (gg dalla semina) delle otto varietà di favino Catania

Grosseto

Perugia

Media

ChiaroTL

Varietà

Agroservice

Ente costitutore o fornitore del seme

Ancona 152

Bari 116

112

144

154

135

Irena

Apsov Sementi

152

114

109

144

154

135

Melodi

Apsov Sementi

152

115

105

144

150

133

Prothabat69

C.G.S. Sementi

146

109

109

138

142

129

ScuroTL

Agroservice

149

111

109

144

153

133

Sicania

Università di Catania

144

105

93

133

140

123

Sikelia

Università di Catania

143

106

94

133

139

123

Vesuvio

S.I.S. Società Italiana Sementi

152

116

114

145

160

137

Media

149

112

106

140

149

131

DMS0.05

3,0

1,3

0,1

3,2

2,5

Tabella 2: Produzione di granella e peso unitario del seme delle otto varietà di favino. Varietà

Produzione di seme (kg/ha) Bari

Catania

Grosseto

Peso di 1000 semi (g) Media

Bari

Catania

Grosseto

Media

ChiaroTL

3264

673

2745

2227

376

336

360

357

Irena

3135

173

2214

1841

436

398

398

411

Melodi

2696

183

1343

1407

400

380

417

399

Prothabat69

3702

1743

3116

2853

615

517

642

591

ScuroTL

3555

1013

2985

2517

373

330

343

349

Sicania

3290

1415

2195

2300

667

527

505

566

Sikelia

3183

1258

2137

2193

679

552

556

595

Vesuvio

3211

220

2389

1940

321

266

309

299

Media

3255

834

2391

2169

483

413

441

446

DMS0.05

338

179

777

33

27

82

Mentre Vesuvio è risultata sempre la varietà più tardiva, Sikelia e Sicania sempre le più precoci. Produzione di granella - La stima della produzione di granella a Perugia e ad Ancona è stata compromessa a pochi giorni dalla raccolta. Differenze statisticamente significative sono state registrate per le otto varietà in prova per le tre località. Le produzioni medie significativamente più consistenti sono state registrate a Bari, seguite da quel-

56

le di Grosseto e queste da quelle di Catania. Per le varietà si è nettamente distinta Prothabat69 con una media tra le località di 2.9 t/ha mentre Melodi (1.4 t/ha) si è classificata ultima (Tab. 2). Le altre varietà hanno occupato posizioni intermedie. Peso unitario del seme – Differenze altamente significative per questo carattere sono state rilevate per le fonti di variazione Varietà e Località. Analogamente alla produzione

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

di granella il peso medio del seme è stato mediamente più elevato a Bari, seguita da Grosseto e infine da Catania (Tab. 2). Le varietà hanno mostrato una netta demarcazione per questo carattere: quelle dal peso significativamente più elevato sono risultate Sicania, Sikelia e Prothabat69, con valori medi prossimi a 600 grammi, staccando significativamente tutte le altre. Vesuvio è risultata tra le varietà a peso medio più basso e di quasi la metà rispetto alle prime. Una significativa Interazione Varietà×Località sembra imputabile ad una risposta diversa in termini di peso unitario del seme a Bari e a Grosseto e soprattutto a carico delle varietà a peso medio più consistente: a Bari hanno significativamente primeggiato Sikelia e Sicania, mentre a Grosseto è Prothabat69 a guidare la classifica, staccando significativamente le altre due. Sulla base dei risultati del primo

dal Seme - n° 2 / 11

Le varietà sono state seminate in parcelle di 9 m2 (1,5×6 m) disposte secondo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati con 4 replicazioni e ad una densità di 150 semi germinabili m-2. I rilevamenti sono stati eseguiti secondo un protocollo comune concordato tra le cinque Unità Operative al fine di individuare le migliori varietà in regime di agricoltura biologica. I caratteri valutati sono stati: data di emergenza, densità delle piante, eventuali danni da freddo, data di inizio fioritura, altezza della vegetazione, biomassa disponibile in piena fioritura (su metà parcella), presenza di malattie, produzione di seme (su metà parcella). Anche in veccia si riportano i risultati del primo anno e relativi all’epoca di fioritura, alla produzione di biomassa, di granella e al peso unitario del seme.

anno è possibile affermare che nei vari ambienti di prova Prothabat69 è risultata la varietà più interessante sia per la produzione di granella che per il peso medio del seme. Veccia Le località in cui sono state condotte le prove di veccia sono le stesse elencate per il favino. Nel corso del 2009/10 sono state valutate 8 varietà (Tab. 3).

Epoca di fioritura – Come per il favino Perugia e Ancona sono risultate le località con l’intervallo semina-fioritura significativamente

Tabella 3: Ditte fornitrici del seme ed epoca di fioritura (gg dalla semina) delle otto varietà di veccia Varietà

Ente costitutore o fornitore del seme

Ancona

Bari

Catania

Grosseto

Perugia

Adonis Ereica

Media

Semfor Sementi

155

121

127

144

163

142

Apsov Sementi

154

121

130

144

160

142

Melissa

F.lli Menzo S.a.s.

170

143

151

161

175

160

Mikaela

Pro.se.me.

175

142

152

164

190

166

Mirabella

Pro.se.me.

156

122

128

151

161

144

Principessa

S.I.S. Società Italiana Sementi

159

126

132

151

162

146

Sfinge

C.G.S. Sementi

152

120

130

146

160

142

169

135

156

161

175

159

Media

161

128

138

153

168

150

DMS0.05

1,9

1,3

0,1

2,0

1,8

Veronica

Agroservice

57


Speciale Piano sementiero biologico

Tabella 4: Produzione di biomassa (kg/ha) delle otto varietà di veccia.

Tabella 5: Produzione di seme (kg/ha) delle otto varietà di veccia.

Varietà

Ancona

Bari

Catania

Grosseto

Perugia

Media

Varietà

Adonis

6242

7444

2053

6867

7261

5973

Adonis

517

1856

186

729

1480

953

Ereica

6613

8644

2685

9367

6301

6722

Ereica

727

2021

352

743

1193

1007

Melissa

4153

4768

2978

3427

5313

4128

Melissa

37

169

227

133

835

315

Mikaela

5227

3189

2610

8482

5231

5040

Mikaela

233

118

135

495

1040

419

Mirabella

6539

8302

3023

8902

6457

6644

Mirabella

886

2199

362

626

1075

1030

Principessa

5800

6461

3523

6775

5547

5621

Principessa

278

1053

532

298

821

596

Sfinge

6984

7798

2068

8233

5409

6098

Sfinge

553

2556

155

852

994

1022

Veronica

4870

7290

2375

6739

6485

5552

Media

5803

6851

2664

7349

6000

5727

DMS0.05

1570

1707

729

2075

-

Veronica

più lungo, con oltre cinque mesi, mentre a Bari l’intervallo si è ridotto a poco più di quattro mesi, con un valore medio significativamente più breve anche di Catania (Tab. 3). Dai valori medi ottenuti dalle cinque località emerge chiaramente che tra la varietà mediamente più tardiva (Mikaela) e quella mediamente più precoce (Sfinge), sono intercorse oltre tre settimane: l’intervallo è risultato più contenuto a Grosseto (20 giorni), ma significativamente più consistente a Perugia (30 giorni). Produzione di biomassa - Differenze statisticamente significative sono state registrate per le otto varietà in prova e per le cinque località. La produzione media di biomassa significativamente più elevata è stata registrata a Grosseto, seguita da quelle di Bari, Perugia e Ancona (Tab. 4). La località con la più bassa produzione di biomassa è risultata Catania. Anche se Ereica ha mediamen-

Ancona

Catania

Grosseto

Perugia

Media

308

869

165

179

967

497

Media

442

1436

264

546

1051

743

DMS0.05

404

449

109

428

389

te primeggiato dai risultati dell’analisi della varianza combinata dei dati, l’analisi condotta nelle singole località ha evidenziato in quattro casi su cinque varietà diverse, con i valori più alti delle altre: Sfinge ad Ancona, Ereica a Bari e a Grosseto, Adonis a Perugia e Principessa a Catania, indicando così adattamenti specifici per la fonte Località, confermata da una significativa interazione Genotipo-Località emersa dall’analisi combinata. Produzione di seme – Le due località in cui la produzione di seme ha superato una tonnellata per ettaro sono state Bari e Perugia. Nelle altre tre località i valori medi ottenuti sono di scarso interesse. Tuttavia, le varietà che hanno mediamente mostrato buone capacità a produrre seme sono state Mirabella, Sfinge ed Ereica, con oltre una tonnellata a ettaro (Tab 5). Anche per la produzione di seme è emersa una significativa interazione Genotipo-Località.

58

Bari

Erba medica Sono oggetto di valutazione 12 varietà e quattro linee in avanzato stadio di selezione, tre provenienti dal CRA di Lodi (MSI004, MSI006 e MSI007) e una della Prosementi (Miranda) (Tab. 6). Le prove sono condotte in quattro località: Lodi, Modena, Perugia e Grosseto. Prima della preparazione del seme è stato predisposto un test di germinazione che ha permesso di preparare le dosi di semina con i semi effettivamente germinabili. I 16 lotti di seme hanno mostrato variabilità per le percentuali di semi duri, ammuffiti e germinabili, nonché per dimensioni ed energia germinativa. Nonostante lo scarso valore della semente di Surigheddu, questa varietà è di un certo interesse in areali a clima spiccatamente Mediterraneo, come dimostrato in recenti prove sperimentali a livello europeo. I valori medi di energia germinativa sono di circa 60 ore, ma vanno letti in concomitanza con le per-

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

centuali di germinabilità. Le semine sono state effettuate durante il mese di Aprile 2010: il 1° Aprile presso l’Azienda Beccastecca del CRA di Modena, il 13 a Lodi e il 15 sia a Perugia che a Grosseto con una densità di semina di 40 kg ha-1 di seme germinabile in parcelle elementari di 6 m2 (1.5×4 m o 2×3m) disposte secondo uno schema sperimentale alpha lattice con 4 replicazioni. L’emergenza e il primo insediamento sono risultati in generale soddisfacenti. Nelle due località della Pianura Padana sono stati rilevati alcuni problemi generalizzati di ristagno

idrico accompagnati da asfissia radicale e ingiallimenti, mentre a Perugia la presenza delle specie infestanti post insediamento è risultata molto consistente, ma non è stato effettuato nessuno sfalcio di pareggiamento al fine di verificare la capacità competitiva delle diverse varietà di medica nei confronti delle medesime. La prova di Lodi è stata riseminata nella primavera 2011 a causa di eccessivi e prolungati ristagni idrici che ne hanno compromesso la normale densità di campo. Dalla tabella 6, che riassume i risultati dell’anno di impianto e perciò preliminari e solo indicativi,

emergono differenze tra le produzioni medie delle tre Località. A Grosseto le produzioni di biomassa sono molto elevate se confrontate con le altre due località (9.51 t/ha vs. 5.05 e 0.97 di Modena e Perugia, rispettivamente), ma le differenze tra le diverse entrate non hanno raggiunto la significatività statistica. Sulla base dei primi dati e in via del tutto provvisoria è possibile affermare che le varietà che nell’anno di impianto hanno mediamente prodotto più sostanza secca sono state Cuore Verde, Beatrix e Prosementi.

Tabella 6: Produzione di sostanza secca (t ha-1) durante il 2010 Varietà/Linee

Ente costitutore o fornitore del seme

Azzurra

S.I.S.

0,98

ABC†

10,10

4,40

B

5,16

Beatrix

CoNaSe

1,33

A

10,00

6,78

A

6,04

Costanza

Semfor Sementi

0,72

C

8,30

4,64

B

4,55

Cuore Verde

ArtigianSementi

1,25

AB

12,30

4,67

B

6,07

Emiliana

Continental Sem.

1,07

ABC

10,60

5,10

B

5,59

La Torre

Apsov Sementi

0,98

ABC

9,40

6,14

A

5,51

Palladiana

I.V.S.

0,72

C

8,20

5,18

B

4,70

Picena

C.G.S. Sementi

1,28

A

9,60

5,25

B

5,38

PR57Q53

Pioneer Hi-Bred

1,05

ABC

9,60

5,94

A

5,53

Prosementi

Soc.Prod.Sem. BO

0,89

ABC

11,30

5,80

A

6,00

Selene

Monsanto

1,26

AB

11,00

4,81

B

5,69

Surigheddu

Univ. SS & CNR

0,81

BC

8,20

3,18

B

4,06

Miranda

Prod. Sementi

0,66

C

7,60

4,62

B

4,29

MSI004

CRA-FLC Lodi

1,03

ABC

9,90

5,78

A

5,57

MSI006

CRA-FLC Lodi

0,63

C

8,90

3,82

B

4,45

MSI007

CRA-FLC Lodi

0,93

ABC

7,20

4,69

B

4,27

9,51

5,05

Media di campo Significatività

Perugia

Grosseto

0,97 **

† Le medie sulla stessa colonna seguite da lettere diverse sono statisticamente diverse per P <0.05 Significatività della F di Fisher dalla tabella dell’analisi della varianza: ns=non significativa; ** P <0.01

dal Seme - n° 2 / 11

59

ns

Modena

**

Media

5,18


Speciale Piano sementiero biologico

Miglioramento genetico ed ampliamento della base genetica di fagiolo e fagiolino per agricoltura biologica Nell’ottica di un’agricoltura sostenibile, il ruolo dell’introgressione di nuove varianti genetiche dalle varietà locali e dai progenitori selvatici è considerato un fattore chiave per un miglioramento genetico di successo. A. Giardini1, E. Bellucci1, E. Bitocchi1, D. Goretti1, E. Biagetti1, G. Attene2, R. Papa1,3, L. Nanni1

Breeding for a broader genetic base in been and green bean for sustainable agro-ecosystems The use of wild germplasm can contribute to significant improvements in the quantity and quality of agricultural production, with a crucial role in the genetic improvement for sustainable agroecosystems, as may be those of organic farming, where it is necessary to select for characters different from those fundamental to conventional farming. For this reason, the possibility of obtaining seeds adapted to organic farming is closely linked to the introduction of novel variability in the gene pool of modern varieties. One of the major sources of new

alleles for plant breeding is the unadapted germplasm of the wild crop relatives, which is closely linked to the efficient use of modern techniques of molecular analysis. For these reasons, within the Programme of the MIPAAF for the development of seed production for organic agriculture, a specific project has been started to promote the introgression of the diversity of wild populations into the domesticated background. This activity has been addressed through the implementation of a pilot project, applied on a widespread species such as P. vulgaris, with the aim of improving crop yield, adaptation and quality of bean cultivars used in organic agriculture through: a. the use of genetic diversity

found in the local varieties and wild progenitors of cultivated species; b. the development and use of molecular techniques for marker assisted selection (MAS). These goals have been achieved using appropriate segregating populations, combining breeding approaches based on phenotypic selection, progeny tests and molecular analysis. The most interesting and promising lines identified have already been raised in a replicated field experiment under organic farming. The morpho-phenological and productive characters detected have provided important information about a first evaluation of the bean lines identified in this project.

Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali, Università Politecnica delle Marche, Ancona - l.nanni@univpm.it Dipartimento di Scienze Agronomiche e Genetica Vegetale Agraria, Università degli Studi di Sassari 3 Centro di Ricerca per la Cerealicoltura CER-CRA, Foggia 1 2

60

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

La diversità genetica è il presupposto per ogni programma di miglioramento genetico. In generale la variabilità genetica entro le specie coltivate è limitata a causa dei “colli di bottiglia” della diversità avvenuti durante l’evoluzione, in particolare la prima importante riduzione della diversità è avvenuta in seguito alla domesticazione dei progenitori selvatici e la più recente in seguito al miglioramento genetico moderno, che rispondendo alle richieste dell’agricoltura intensiva, ha causato un ulteriore riduzione della variabilità genetica nel pool delle varietà migliorate (per approfondimenti articolo Bellucci et al., dal Seme n°2/10). Le due grandi sfide per il miglioramento genetico attuale sono: identificare la diversità genetica utile e decidere quale strategia di miglioramento genetico utilizzare per sfruttare tale diversità. Le ricerche che indagano sull’origine e sull’evoluzione delle specie coltivate sono cruciali per evidenziare la struttura e l’organizzazione della loro diversità genetica e il ruolo delle forze evolutive che hanno continuato a plasmarla. Tale conoscenza è un presupposto fondamentale per lo sviluppo

dal Seme - n° 2 / 11

delle strategie di conservazione e per pianificare un uso efficiente delle fonti di germoplasma esistenti finalizzato allo sviluppo di nuove varietà migliorate. Molte caratteristiche rilevanti dal punto di vista agronomico, come il potenziale produttivo e la resistenza alla siccità, sono caratteri complessi, associati con molti meccanismi morfo-fisiologici e con un controllo genetico complesso. I risultati di molte ricerche indicano chiaramente che, anche per caratteri complessi, esiste una quantità significativa di diversità genetica nascosta nel pool genico primario (varietà migliorate, locali e forme selvatiche) delle specie coltivate che rimane in gran parte non sfruttata. Nell’ottica di un’agricoltura sostenibile, il ruolo dell’introgressione di nuove varianti genetiche dalle varietà locali e dai progenitori selvatici è considerato un fattore chiave per un miglioramento genetico di successo. Per questi motivi il MIPAAF, attraverso apposita convenzione, ha affidato all’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), una parte del “Piano Nazionale Sementiero per l’agricoltura Biologica”, nel quale si è

61

sviluppato un progetto di miglioramento genetico basato sull’introgressione di variabilità genetica dalle forme selvatiche a quelle domesticate in specie di interesse per l’agricoltura biologica. Tale attività è stata affrontata mediante la realizzazione di un progetto pilota, applicato su una specie di ampia diffusione come il P. vulgaris, affidato all’area di Genetica Agraria, Sezione di Agronomia e Genetica Agraria del Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali (SAPROV), Università Politecnica delle Marche, finalizzato al miglioramento genetico e ampliamento della base genetica del fagiolo e fagiolino per l’agricoltura biologica, che ha anche previsto l’avvio di un programma di miglioramento genetico partecipativo. L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di migliorare le caratteristiche produttive, di adattamento e qualitative delle cultivar di fagiolo e fagiolino utilizzate nell’agricoltura biologica attraverso: a. l’utilizzazione della diversità genetica contenuta nelle varietà locali e nei progenitori selvatici delle specie coltivate; b. lo sviluppo e l’utilizzazione di metodologie molecolari per la


Speciale Piano sementiero biologico

selezione assistita. Tale obiettivo è stato perseguito utilizzando opportune popolazioni segreganti, combinando l’utilizzo di metodi di miglioramento genetico basati su selezione fenotipica, prove di progenie e analisi molecolari. Struttura ed organizzazione della diversità genetica in P. vulgaris e implicazioni per il miglioramento genetico del fagiolo Il fagiolo comune fu domesticato a partire dal progenitore selvatico P. vulgaris, una pianta rampicante a crescita indeterminata, con un areale di distribuzione molto ampio, dal nord dell’Argentina al Messico settentrionale. La diversità genetica del fagiolo coltivato è ridotta rispetto alla forma selvatica a causa di due fenomeni che avvennero durante il processo di domesticazione: un collo di bottiglia genetico in relazione agli effetti di campionamento dei soli fenotipi con le caratteristiche desiderate e l’effetto del fondatore (processo che determina lo sviluppo di una nuova popolazione a partire da un piccolo numero di individui che portano con sé solo una parte della variabilità genetica della popolazione originale). In particolare la maggior parte della diversità genetica della specie è presente nei fagioli selvatici del pool genico mesoamericano e questi ultimi rappresentano un’ottima fonte di potenziale variabilità

da introdurre nei genotipi coltivati. Diversi aspetti rendono le forme selvatiche di fagiolo serbatoi di diversità con caratteri nuovi e potenzialmente utili da introdurre nelle forme coltivate: non esistono barriere riproduttive tra forme selvatiche e domesticate che ne impediscano l’incrocio, i genotipi selvatici sono sottoposti a selezione naturale che potrebbe aver prodotto nuovi alleli potenzialmente utili, infine molti alleli selvatici non sono stati coinvolti dalla domesticazione e rimangono “non sfruttati”. Il gruppo di ricerca dell’area di Genetica Agraria del SAPROV, da anni si occupa di studi sull’analisi della diversità genetica e della storia evolutiva del P. vulgaris. La struttura genetica di popolazioni selvatiche e domesticate di P. vulgaris L., collezionate in diverse are geografiche dell’areale distribuzione della specie e a diversi livelli di simpatria fra forme domesticate e selvatiche, è stata ampiamente analizzata mediante diversi tipi di marcatori molecolari, sia nucleari che plastidiali. I risultati di questi studi sull’effetto del flusso genico e della selezione nella struttura della diversità genetica del fagiolo comune possono essere così interpretati: 1. l’introgressione di geni fra forme domesticate e selvatiche è asimmetrica: maggiore dalle forme domesticate a quelle selvatiche 2. l’introgressione degli alleli dalle forme domesticate a quelle selvatiche è limitata

62

dalla selezione per i loci che controllano i caratteri della domesticazione 3. la selezione durante il processo di domesticazione ha drasticamente ridotto la diversità genetica delle forme domesticate, non solo per i loci sotto selezione, ma anche per molti altri loci associati a quelli sotto selezione. Quindi, il genoma di P. vulgaris è caratterizzato da regioni che circondano i geni e QTLs della domesticazione che presentano una elevata, e storicamente inesplorata, diversità genetica nelle forme selvatiche; al contrario, le stesse regioni presentano una diversità estremamente ridotta nelle forme domesticate. È prevedibile che numerosi geni potenzialmente utili per il miglioramento genetico siano localizzati in queste regioni (“isole della domesticazione”). L’utilizzazione di tale diversità presente nelle forme selvatiche presuppone però la rottura dell’associazione fra gli alleli non desiderati (es. deiscenza dei baccelli) e alleli potenzialmente utili nel miglioramento genetico. A questo fine è necessario utilizzare metodi di miglioramento genetico che favoriscano la ricombinazione all’interno delle “isole della domesticazione” e disporre di marcatori molecolari in grado di favorire l’introgressione mirata e l’eliminazione dei geni non desiderati (MAS, selezione assistita dai marcatori molecolari).

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

Per questo, l’identificazione dei geni coinvolti nel processo di domesticazione è di fondamentale importanza per migliorare la capacità di utilizzare, nel miglioramento genetico, la diversità contenuta nelle forme selvatiche. Con questo scopo, a partire dall’anno 2002 è stato sviluppato un programma di miglioramento genetico pluriennale per incorporare, all’interno di un background genetico domesticato, segmenti genomici legati al controllo della sindrome della domesticazione e per forzare la ricombinazione all’interno dei segmenti genomici dove sono localizzati i geni che la controllano.

dal Seme - n° 2 / 11

Figura 1. Moltiplicazione invernale in serra delle linee di introgressione BC4F5 e allevamento dei parentali selvatici per la costituzione di nuove popolazioni segreganti.

L’obiettivo è quello di ottenere materiali genetici come linee isogeniche (NILs) e linee di introgressione per geni che controllano la sindrome della domesticazione e, parallelamente, genotipi che mostrano un buon valore agronomico e che abbiano una elevata probabilità di aver avuto, durante le varie generazioni di segregazione, un evento di ricombinazione vicino ai loci della domesticazione. Il lavoro permetterà di ottenere stock genetici di popolazioni segreganti (RILs, ILs, NILs), poten-

63

zialmente utili per futuri studi di genetica e per il miglioramento genetico del fagiolo. Caratterizzazione di linee di introgressione (ILs) Nell’ambito del presente progetto pilota, sono state utilizzate linee BC5F4 ottenute da successivi cinque reincroci con il parentale domesticato, che hanno permesso il recupero nelle linee in esame di gran parte del genoma del domesticato, con in più l’introgressio-


Speciale Piano sementiero biologico

ne di segmenti genici del selvatici, che potrebbero rivelarsi utili nel miglioramento genetico allo scopo di ottenere delle linee di fagiolo particolarmente adatte agli ambienti diversificati e alle condizioni di agricoltura biologica. Durante la stagione invernale (2009-2010) è stata effettuata la moltiplicazione in serra di 225 linee BC5F4 in due prove replicate per un totale di 450 piante di P. vulgaris. (Figura 1) Tutte le linee sono state valutate per caratteri morfo-fenologici e qualitativi. Le linee di introgressione sono state analizzate con oltre 100 marcatori polimorfici (microsatelliti nucleari e del cloroplasto, AFLP, TRAP, STS, SNPs). L’analisi ha permesso di ottenere, oltre ad una caratterizzazione molecolare delle linee in esame, anche indicazioni sull’associazione marcatore molecolare - carattere fenotipico. La valutazione morfo-fenologica e molecolare delle 225 linee in esame ha permesso l’individuazione di alcune linee particolarmente interessanti e promettenti e, anche se non previsto dall’attuale progetto, 22 linee sono già state allevate (2010) e valutate fenotipicamente in un esperimento replicato in pieno campo in condizioni di agricoltura biologica presso un’azienda agraria certificata Biologico e salute ad Osimo (AN) (Figura 2). I ricercatori del SAPROV hanno coinvolto l’agricoltore condutto-

Figura 2 - Prova replicata in campo in condizioni di agricoltura biologica delle linee selezionate.

64

dal Seme - n° 2 / 11


Speciale Piano sementiero biologico

re dell’azienda biologica in tutte le fasi di allestimento della prova sperimentale, di valutazione e di selezione delle linee. Questa prova sperimentale ha consentito di ottenere importanti informazioni circa una prima valutazione in condizioni di agricoltura biologica delle linee di fagiolo individuate nell’ambito del presente progetto. Infatti, una decina di linee sono risultate essere più produttive del parentale domesticato e potranno essere in futuro valutate insieme a controlli in più località per validarne l’attitudine alla coltivazione in condizioni di agricoltura a basso impatto o biologica. Tali linee in avanzata fase di selezione costituiscono inoltre un importante fonte di geni utili per eventuali programmi di miglioramento genetico di fagiolo e fagiolino. Costituzione di nuove popolazioni segreganti fra forme selvatiche e domesticate Al fine di identificare un numero relativamente ristretto di genotipi selvatici da utilizzare come parentali nello sviluppo delle popolazioni segreganti, circa 200 genotipi, che rappresentano l’intero areale geografico ed ecologico della specie, sono stati analizzati con varie tecniche di analisi molecolare (AFLP, SSR, cpSSR e analisi di sequenza), poiché la sola caratte-

dal Seme - n° 2 / 11

rizzazione fenotipica dei materiali selvatici non rappresenta un buon indicatore del loro valore genotipico. Questa caratterizzazione ha reso infatti possibile definire un set di pochi genotipi che contengono tutte le varianti molecolari presenti nell’intero campione e che sono stati utilizzati per lo sviluppo di popolazioni segreganti. Le accessioni selvatiche sono state allevate in serra con il parentale domesticato in due repliche durante l’inverno (2010) (Figura 1). Sono state effettuate diverse combinazioni d’incrocio utilizzando il genotipo domesticato come parentale femminile e i genotipi selvatici come donatori di polline. Attualmente 7 diverse linee F1 sono allevate in serra per effettuare un primo reincrocio col parentale domesticato. Il presente progetto pilota ha permesso di ottenere importanti risultati preliminari individuando e caratterizzando dettagliatamente linee di introgressione che sono fonte di geni utili da utilizzare (negli anni successivi) sia direttamente per incroci su diversi background varietali di fagiolo e di fagiolino, sia per combinare diversi loci di interesse in un unico genotipo (piramiding). Inoltre sono stati sviluppati marcatori molecolari di ultima generazione per l’analisi e la caratterizzazione dei materiali oggetto di miglioramento genetico, per indi-

65

viduare i loci associati alla variazione fenotipica mediante l’identificazione di associazioni significative marcatore-carattere, da utilizzare per la selezione assistita (MAS). Il coinvolgimento diretto degli agricoltori, indispensabile in un auspicabile proseguimento del presente lavoro di miglioramento genetico e di selezione, permetterà lo sviluppo di programmi di breeding partecipativo i cui obiettivi nascano dalle reali esigenze degli agricoltori.


statistiche

ITALIA - Distribuzione geografica della superficie controllata per la produzione di sementi nel 2010 (ettari) specie AGLIO 

ABRUZZI

BASILICATA

CALABRIA

CAMPANIA

EMILIA ROMAGNA

FRIULI VEN. GIULIA

LAZIO

LOMBARDIA

5,00

-

-

-

-

-

-

28,09

AVENA COMUNE E BIZANTINA 

-

44,60

-

46,07

32,62

-

37,41

20,97

BARBABIETOLA DA FORAGGIO 

-

-

-

-

24,14

-

-

-

BARBABIETOLA DA ZUCCHERO 

-

-

-

-

2.694,42

-

-

-

CANAPA (MONOICA) 

-

-

-

-

-

-

-

-

CAVOLO DA FORAGGIO 

-

-

-

-

0,00

-

-

-

CECE 

-

-

-

-

-

-

-

-

CICORIA INDUSTRIALE 

-

-

-

-

146,00

-

-

-

COLZA 

-

-

-

-

2,50

-

-

-

ERBA MAZZOLINA (DATTILE) 

-

-

-

-

0,10

-

-

-

732,48

-

-

25,80

8.701,51

18,19

479,21

271,79

FACELIA 

-

-

-

-

4,96

-

-

-

FARRO DICOCCO 

-

-

-

-

-

-

-

21,07

FARRO MONOCOCCO 

-

-

-

-

-

-

-

0,03

FAVINO,FAVETTA 

-

488,01

-

9,58

171,15

-

133,15

-

0,80

-

-

-

0,10

-

5,54

-

ERBA MEDICA 

FESTUCA ARUNDINACEA  FLEOLO (CODA DI TOPO) 

-

-

-

-

0,10

-

-

-

FRUMENTO DURO 

578,07

8.052,75

-

1.411,03

8.470,44

-

4.776,10

1.598,43

FRUMENTO TENERO 

55,84

209,13

-

58,66

8.234,46

71,23

221,35

3.676,98

GINESTRINO 

57,33

-

-

-

-

-

-

-

GIRASOLE  

-

-

-

-

961,96

-

-

40,17

IBRIDI SORGO PER ERBA SUDANESE 

-

-

-

-

16,87

-

-

-

LENTICCHIA 

-

-

-

-

-

-

-

-

LOGLIO D’ITALIA 

52,50

-

-

-

3.570,07

-

10,61

-

LOGLIO PERENNE O INGLESE 

0,80

-

-

-

-

-

-

-

LUPINELLA (SGUSCIATA) 

-

95,70

-

-

-

0,62

-

-

LUPINO BIANCO 

-

-

-

-

-

-

13,50

-

MAIS 

-

-

-

-

901,30

-

-

3.696,44

NAVONE  

-

-

-

-

3,15

-

-

-

ORZO 

138,34

372,34

-

8,00

797,61

73,61

967,30

993,70

PATATA 

14,11

-

108,80

-

42,90

-

-

-

PISELLO DA FORAGGIO 

2,90

-

-

-

333,64

-

-

37,06

RAFANO OLEIFERO 

-

-

-

-

40,00

-

-

-

RISO 

-

-

-

-

727,73

-

-

3.555,66

SEGALE 

-

-

-

-

233,16

48,59

-

89,58

SENAPE BIANCA 

-

-

-

-

5,00

-

-

-

SENAPE BRUNA 

-

-

-

-

34,51

-

-

-

SOIA 

-

-

-

-

1.834,11

1.062,77

-

129,40

SORGO 

-

-

-

-

77,63

-

-

-

SPELTA 

-

-

-

-

-

-

-

-

SULLA (IN GUSCIO) 

-

-

-

-

-

-

-

-

SULLA (SGUSCIATA) 

19,14

-

-

-

0,30

-

-

-

TRIFOGLIO ALESSANDRINO 

579,26

38,32

-

229,61

58,40

-

140,37

1,50

TRIFOGLIO IBRIDO 

-

-

-

-

-

-

-

-

TRIFOGLIO INCARNATO 

-

-

-

-

5,30

-

1.022,50

-

TRIFOGLIO PERSICO 

218,26

-

-

-

36,10

-

-

-

TRIFOGLIO PRATENSE 

27,66

-

-

-

2,56

-

0,70

-

-

22,00

-

59,60

22,13

-

164,06

267,22

VECCIA COMUNE 

TRITICALE 

71,53

-

-

12,70

39,72

-

55,20

19,41

VECCIA VELLUTATA E DI NARBONNE 

7,05

-

-

-

-

-

-

-

2.656,77

9.227,15

108,80

1.861,05

38.227,27

1.274,39

8.027,00

14.447,50

1,45

5,04

0,06

1,02

20,90

0,70

4,39

7,90

Totale complessivo %

66

dal Seme - n° 2 / 11


statistiche

MARCHE

MOLISE

PIEMONTE

PUGLIA

SARDEGNA

SICILIA

TOSCANA

TRENTINO ALTO ADIGE

UMBRIA

VENETO

Totale

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

33,09

315,61

9,68

10,12

92,68

7,00

119,24

251,71

-

53,73

9,80

1.051,24

105,75

-

-

-

-

-

-

-

53,67

-

183,56

-

-

-

-

-

-

-

-

-

3,84

2.698,26 8,71

-

-

8,71

-

-

-

-

-

-

-

6,50

-

-

-

-

-

-

-

-

-

6,50

324,93

-

-

-

-

-

-

-

-

-

324,93

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

146,00

45,00

-

-

-

-

-

9,00

-

-

-

56,50

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

0,10

3.234,98

-

65,26

-

-

-

1.168,87

-

187,95

168,97

15.055,01

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

4,96

62,20

-

-

-

-

-

-

-

-

-

83,27

6,43

-

-

-

-

-

-

-

-

-

6,46

1.161,16

2,63

-

503,77

-

946,58

336,69

-

29,03

-

3.781,75

1,00

-

-

-

-

-

-

-

1,00

-

8,44

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

0,10

8.581,17

759,90

212,88

22.528,22

1.457,32

14.300,75

5.277,18

-

2.560,87

1.757,96

82.323,08

154,12

-

3.733,32

80,39

-

-

316,97

-

1.350,36

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21.981,04

17,39

-

-

-

-

-

11,76

-

-

-

86,48

211,96

-

16,50

-

-

0,30

-

-

16,50

-

1.247,39 16,87

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

8,10

-

-

-

-

-

-

-

-

-

8,10

-

24,29

100,45

-

-

-

143,50

-

115,33

188,25

4.205,00

15,00

-

-

-

-

-

-

-

-

-

15,80

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

96,32

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

13,50

-

-

159,50

-

-

-

-

-

-

889,80

5.647,04

3,00

-

-

-

-

-

-

-

-

-

6,15

560,82

137,94

546,04

506,58

11,00

85,45

174,55

-

469,86

942,58

6.785,71

-

-

-

-

-

-

-

13,60

-

-

179,41

524,82

-

64,35

-

-

39,39

88,20

-

33,00

-

1.123,36

65,00

-

-

-

-

-

-

-

-

-

105,00

-

-

8.227,99

-

1.220,11

-

135,72

-

-

324,99

14.192,20 387,15

-

-

-

-

-

-

-

-

-

15,82

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

5,00

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

34,51

269,89

-

151,07

-

-

-

-

-

-

4.250,74

7.697,97

-

-

-

-

-

-

-

-

-

0,20

77,83

-

-

-

-

-

-

-

-

12,30

-

12,30

-

-

-

-

-

-

13,11

-

-

-

13,11

-

17,72

-

-

-

-

144,40

-

-

-

181,56

769,49

17,44

-

15,35

-

159,80

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-

12,65

-

5.498,78

-

-

-

-

-

-

17,00

-

-

-

17,00

-

-

-

-

-

-

304,67

-

301,35

1,75

1.635,57

190,96

-

-

-

-

-

169,04

-

84,80

1,57

700,73

80,14

-

-

-

-

-

23,32

-

-

-

134,38

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-

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-

-

5,00

99,42

-

118,36

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-

19,46

186,14

-

2.742,20

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-

23,30

-

3.276,42

-

-

-

-

-

44,84

19,07

-

-

-

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13,07

1,47

10,08

6,70

0,01

2,96

6,91

100,00

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