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Paola Ghedini

il futuro è l’innovazione tecnologica applicata. The future is technological innovation.

CULTURA ITALIANA NEL MONDO / italian culture in the world

#OperaUnesco, BelCanto and Italian Opera will be World Heritage. DIRITTI UMANI / human rights

È Eugenio Ficorilli il presidente nazionale eletto nel 36° Congresso nazionale della LIDU Onlus. Eugenio Ficorilli elected national president of the LIDU Onlus at the 36th national Congress. ITALIANI NEL MONDO / italians in the world

Gli Italiani all’estero ignoti. The Pillars of the Family.

The Italian Way

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ISSUE #1 - 2019 / MMXIX - thedailycases.com

#OperaUnesco, BelCanto e Lirica italiana saranno patrimonio dell’Umanità.


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The Italian Way

LA STORIA DELL’IMPRESA DI ALESSANDRA E ROBERTA CARROZZO NASCE OLTRE TRENT’ANNI FA IN PUGLIA. CON UNA PREDISPOSIZIONE IMPRENDITORIALE PER GLI ABITI DA CERIMONIA, LE DUE SORELLE HANNO TRASFORMATO IL PICCOLO LABORATORIO CREATO DAI GENITORI IN UNA REALTÀ PRODUTTIVA CHE IMPIEGA PIÙ DI QUARANTA ESPERTISSIMI ARTIGIANI. MENTRE IL CORE BUSINESS DELL’AZIENDA - GRAZIE AD UNA STRUTTURA PRODUTTIVA, DEI MACCHINARI E UN SISTEMA LOGISTICO ALTAMENTE PERFORMANTI - È FOCALIZZATO SULL’ATTIVITÀ DI TERZISTA PER MARCHI INTERNAZIONALI DEL LUSSO, LA PASSIONE DI ALESSANDRA E ROBERTA PER LA MODA PORTA LORO A SVILUPPARE UN PROGETTO FORMATIVO AD INDIRIZZO TECNICO E SARTORIALE. CON LA COLLABORAZIONE DEL POLITECNICO DEL MADE IN ITALY, GLI STUDENTI SELEZIONATI VERRANNO AFFIANCATI DA MAESTRANZE CON ESPERIENZA PLURIENNALE NEL SETTORE, PER APPRENDERE TECNICHE SARTORIALI, INDUSTIALI E DI PROGETTAZIONE DELLE COLLEZIONI. IL FINE È DI POTER POI INSERIRE LE NUOVE RISORSE NELL’AZIENDA STESSA E/O PRESSO REALTÀ FACENTI PARTE DELLA RETE PROFESSIONALE DELLA FASHION ACADEMY.

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CARISMA ITALIANO. LUSSO INTERNAZIONALE NUOVO FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA FASHION ACADEMY È IL MARCHIO SOSUD, COLLEZIONE AZIENDALE DI PARTY DRESS COSTRUITA INTORNO ALL’IDEA DI OFFRIRE UN GUARDAROBA 100% MADE IN ITALY CHE SIA GLAMOUR MA ANCHE SPONTANEO PER DONNE DALLA PERSONALITÀ VOLUTAMENTE COMPLESSA E IRONICA.

Ph Chiara Vantaggiato Mua Vania Tommasi Model Sara Martano Location Relais Monastero Santa Teresa Table styling Alessandra Malerba

THE SUCCESS STORY OF TWO FEMALE ENTREPRENEURS THE STORY OF ALESSANDRA AND ROBERTA CARROZZO’S FAMILY COMPANY STARTED MORE THAN THIRTY YEARS AGO IN PUGLIA. WITH THEIR TALENT FOR CERIMONIAL CLOTHING THE TWO SISTERS TRANSFORMED THE SMALL WORKSHOP CREATED BY THEIR PARENTS INTO A PRODUCTIVE REALITY THAT EMPLOYS MORE THAN FORTY HIGHLY EXPERT CRAFSTMEN. WHILE THE COMPANY’S CORE BUSINESS FOCUSES ON TERTIARY ACTIVITIES FOR INTERNATIONAL LUXURY BRANDS – THANKS TO THE PRODUCTIVE STRUCTURE, THE MACHINERY AND A HIGH PERFORMANCE LOGISTICS SYSTEM-, ALESSANDRA AND ROBERTA’S PASSION FOR FASHION BRINGS THEM TO DEVELOPING A TECHNICAL AND TAILORING TRAINING PROJECT. WITH THE COLLABORATION OF THE POLITECNICO DEL MADE IN ITALY THE SELECTED STUDENTS WILL BE ACCOMPANIED BY MASTERS WITH MANY YEARS OF EXPERIENCE IN THE SECTOR TO LEARN TAILORING AND INDUSTRIAL TECHNIQUES AND THE DESIGN OF THE COLLECTIONS.THE PURPOSE IS TO THEN INCLUDE THE NEW RESOURCES INTO THE COMPANY ITSELF AND/OR INTO REALITIES THAT FORM PART OF THE FASHION ACADEMY’S PROFESSIONAL NETWORK. ITALIAN CHARISMA. INTERNATIONAL LUXURY FASHION ACADEMY’S FLAGSHIP IS THE SOSUD LABEL, A PARTY DRESS CORPORATE COLLECTION PUT TOGETHER AROUND THE IDEA OF OFFERING A 100% MADE IN ITALY WARDROBE THAT IS GLAMOUROUS AND ALSO SPONTANEOUS FOR WOMEN WITH A PURPOSELY COMPLEX AND IRONIC PERSONALITY.


Editorial

L’editoriale

Romolo Amicarella, direttore editoriale Tiziana Primozich, direttore responsabile

Romolo Amicarella, editorial director Tiziana Primozich, editor-in-chief

Può apparire inconsueta una doppia firma nell’editoriale di presentazione di una rivista che appare per la prima volta. Si tratta del supplemento cartaceo del giornale online DailyCases che avrà una cadenza trimestrale e sarà divulgato nel mondo. La scelta è dovuta all’unico intento di perseguire l’obiettivo di difesa dell’italianità nel mondo, di preservarne l’immagine, di raccontare le tante storie legate all’emigrazione italiana, il bagaglio culturale e le radici storiche che ci uniscono al di là del paese di residenza. Alla base della nostra scelta il bisogno di costruire un ponte di cultura italiana che sia vettore di scambio tra italiani in patria, e parenti, amici e conoscenti nel mondo. Con lo stesso spirito diamo la possibilità a tutti coloro che ne abbiano il desiderio di far sentire la loro voce su questo foglio, un’avventura che ci auguriamo sia realizzabile e renda più solidi i rapporti tra l’Italia ed i quasi 95 milioni di italiani all’estero. Per ora il periodico è diffuso soprattutto in Australia, Canada e Usa ma in brevissimo tempo sarà presente anche in tutti i paesi che vedono residenti di origine italiana. Il magazine The Italian Way inoltre si pone come crocevia anche linguistico unendo articoli in lingua italiana con la corretta versione in inglese, curata dallo storico e giornalista italo-australiano Gianni Pezzano, al fine di riavvicinare i nostri connazionali all’estero alla lingua madre, consapevoli dello sforzo che fanno per ricordarla. Così come abbiamo la volontà di inserire anche spagnolo e portoghese e le altre lingue, a seconda dei paesi esteri che via via si aggiungeranno. Ad maiora, dunque, e buona lettura!

A double signature may appear unusual in the editorial for the launch of a magazine. This is the hard copy supplement of the DailyCases online newspaper which will be published quarterly and distributed around the world. The choice is due to our sole intent of pursuing the objective of defending Italianness worldwide, to preserve its image and to tell the many stories tied to Italian migration, its cultural baggage and the historical roots that unite us beyond the country of residence. The basis of our choice was the need to build a bridge of Italian culture that is a vector of exchange between Italians in the home country and the relatives, friends and acquaintances around the world. With the same spirit the magazine gives the possibility to all those who have the desire to let their voices be heard, an adventure that we hope will be achievable and strengthen the relations between Italy and the almost 95 million Italians overseas. For now the periodical is distributed above all in Australia, Canada and the United States but in a very short time it will be present in all the countries with residents of Italian origin. Furthermore, The Italian Way magazine also acts as a linguistic crossroad that brings together articles in Italian with the proper English versions edited by Italo-Australian historian and journalist Gianni Pezzano, in order to bring our countrymen and women around the world closer to their mother tongue because we are aware of their efforts to remember it. Just as we have the desire to also include Spanish and Portuguese, as well as the other languages, depending to the foreign countries that will be added over time. For greater things therefore and happy reading!

Eugenio Ficorilli, Presidente nazionale LIDU Onlus

Eugenio Ficorilli, national president of LIDU Onlus

Un giornale di opinione - destinato agli Italiani residenti in Paesi lontani come Australia, Canada, Stati Uniti - è una magnifica opportunità per rinsaldare quei vincoli di tradizioni, storia, ricordi che sono alla base di un POPOLO! La Lega italiana dei diritti dell’uomo sponsorizza con piacere l’iniziativa, in quanto tra i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione vi è quello di garantire la libertà di condividere ideali comuni. Se ascoltate il nostro inno “Fratelli d’Italia” con partecipe attenzione vi renderete conto che dalle prime battute in tono basso via via la voce e la musica aumentano di volume fino al arrivare al “SI”, che tutti cantiamo a gran voce: ebbene in quel momento ci sentiamo, meglio siamo un POPOLO! La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Lidu Onlus) è un collante importante che unisce tutti gli italiani ai valori della Carta Costituzionale, frutto a sua volta di quella americana e di quella francese. È con questo spirito che auspico la nascita di Comitati nei vostri splendidi Paesi.

An opinion newspaper intended for the Italians who live in distant countries such as Australia, Canada and the United States is a magnificent opportunity to strengthen the ties of traditions, history and memory that are the basis of a PEOPLE! The Lega italiana dei diritti dell’uomo (Italian League of Human Rights) is pleased to sponsor this initiative because one of the rights enshrined in our Constitution is that of guaranteeing the freedom to share common ideals. If you listen to Italy’s national anthem Fratelli d’Italia (Brothers of Italy) with due attention you will notice that from the first bars in a low tone the voices and the music slowly grow in volume to the “SI!” (Yes) that we all sing loudly. So, in that moment we feel, or better we are, a PEOPLE! La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Lidu Onlus, Italain League of Human Rights)is an important bond which unites all Italians to the values of the Constitution which in turn is the result of the American and French Constitutions. It is with this spirit that I hope for the creation of Committees in your splendid countries.

The Italian Way

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The Italian Way

SOMMARIO

SUMMARY

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Attualità NEWS 6 8

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L’italiano negli anni 2000: quella lingua che in Italia ormai non si parla più. Italian in the 2000s: the language that Italy no longer speaks. È un periodo di grande vitalità per Simmons & Simmons tra lateral hires, crescita interna, nuovo brand e iniziative di diversity & inclusion. There’s a lot going on at Simmons & Simmons, what with lateral hires, internal growth, a new brand, and diversity & inclusion initiatives. DUBAI 2020: “Collegare le menti, creare il futuro”. “Connect minds, create the future”.

Cultura italiana nel mondo ITALIAN CULTURE IN THE WORLD 12

Tra le braccia di Natuzza Evolo. In the arms of Natuzza Evolo.

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#OperaUnesco, BelCanto e Lirica italiana saranno patrimonio dell’Umanità. #OperaUnesco, BelCanto and Italian Opera will be World Heritage.

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Gli Italiani all’estero ignoti. The unknown Italians overseas.

Made in Italy MADE IN ITALY 20

Paola Ghedini: il futuro è l’innovazione tecnologica applicata. The future is technological innovation.

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Italiani inventori ed innovatori da sempre. Italians have always been inventors and innovators.

Storia e beni culturali HISTORY AND CULTURAL HERITAGE 30

Quando in Calabria la Sanità era un’eccellenza. L’esempio della Clinica Teti. When health in Calabria was national Excellence: Clinica Teti.

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Il messaggio del Vittoriano. The message of the Vittoriano.

ItalianiITALIANS nel INmondo THE WORLD 35

La lunga strada di Giuseppe Cossari. Giuseppe Cossari’s long Road.

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I Pilastri della Famiglia. The Pillars of the Family.


DirittiHUMAN umani RIGHTS 42

È Eugenio Ficorilli il presidente nazionale eletto nel 36° Congresso nazionale della LIDU Onlus. Eugenio Ficorilli elected national president of the LIDU Onlus at the 36th national Congress.

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Immigrazione: un perfetto ecosistema per garantire guadagni sulla pelle degli Africani. Immigration: a perfect ecosystem for guaranteeing income on the lives of Africans.

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La dottrina pro ambiente di Sia Huni Kuin che dall’Amazzonia gira il mondo per salvarlo. The pro environment doctrine of Sia Huni Kuin from the Amazon who goes around the world to save it.

Cinema e Teatro THEATER AND CINEMA 48

‘ASPROMONTE La terra degli ultimi’. Al cinema l’ultimo film del regista calabrese Mimmo Calopresti. ‘ASPROMONTE The land of the last’ The latest film by Calabrian director Mimmo Calopresti at the cinema.

Libri BOOKS 50

Gabriele Andreoli ne ‘La Migliore Mentalità Vincente’ il coraggio e le condotte di vita per il successo. Gabriele Pao-Pei Andreoli “The best winning mentality” courage and behaviour in life for success.

Arte e Design ART AND DESIGN 52

Il quasi orto di Antonio Saliola, dove sogno e realtà si incontrano. Antonio Saliola’s almost vegetable garden, where dream and reality meet

Supplemento per il 2019 di Daily Cases Copyright ©2019 - thedailycases.com Gestione editoriale a cura dell’Associazione Culturale Ipathia. Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Roma n° 81/2016 Direttore Editoriale Romolo Amicarella

Sales manager Australia Paolo Buralli Manfredi

Direttore Responsabile Tiziana Primozich

Collaboratori di redazione Gianni Pezzano Giulia Dettori Monna Ettore Lembo Gabriele Pao-Pei Andreoli Ilaria Carlino Giuseppe Cossari Paolo Buralli Manfredi

Caporedattore lingua inglese Gianni Pezzano Art director Giuseppe B. Rizzuto

È una collaborazione con LIDU Onlus - Lega Italiana dei diritti dell’Uomo

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L’italiano

negli anni 2000 Quella lingua che in Italia ormai non si parla più. Giulia Dettori Monna

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Gianni Pezzano

e paragoniamo un film italiano degli anni ‘30 o ‘40 con un film degli stessi anni dagli Stati Uniti o l’Inghilterra notiamo subito che la lingua italiana è cambiata molto di più nel corso dei decenni della lingua inglese. Notiamo questo in modo particolare anche nel programma della RAI “Techetechete” che presenta spezzoni di programmi televisivi italiani dalla sua introduzione nel 1954 fino al giorno d’oggi.

italiani, che la lingua italiana è un tesoro nazionale che ha creato un patrimonio letterario importantissimo, anche a livello internazionale, come testimoniano i sei Premi Nobel italiani per la Letteratura. Quindi abbiamo il dovere di proteggere e di diffondere alle future generazioni non solo in Italia, ma anche e soprattutto ai nostri parenti e amici all’estero perché fa parte del loro patrimonio culturale personale.

Questo, come dice l’articolo che segue, è già un problema per chi abita in Italia, ma diventa un problema non indifferente per chi abita all’estero. Non solo per chi torna in Patria, dopo decenni nel nuovo paese, per scoprire che i parenti e amici rimasti a casa non parlano più allo stesso modo, ma soprattutto per chi all’estero vuole imparare la lingua italiana, e scopre che i testi nuovi contengono parole ed espressioni che sono evidentemente prese da altre lingue e dal linguaggio dell’informatica (i neologismi) e in modo particolare dalla lingua inglese (gli anglicismi), che sono sempre più evidenti nel linguaggio quotidiano nel Bel Paese. Un problema, ma soprattutto una sfida per chi vuole promuovere la nostra Cultura, in modo particolare la nostra lingua, perché dobbiamo far capire ai figli, nipoti e discendenti degli emigrati

Questa è una sfida che tutti gli italiani, in Italia e all’estero, devono affrontare e vincere perché la posta in gioco è proprio quella cosa che ci definisce, la nostra lingua.

di Giulia Dettori Monna L’italiano è la quarta lingua più studiata nel mondo, un dato attribuibile alle conseguenze della globalizzazione. Oggi, infatti, gli italiani all’estero (di solito oriundi) sono circa 95 milioni (in pratica è come se ci fosse un’altra, cospicua Italia distribuita in tutto il globo) e 5 di questi hanno la doppia cittadinanza. Tuttavia, proprio nel nostro paese è sempre più difficile parlare (ma soprattutto

scrivere) correttamente la lingua italiana, a causa della moltitudine di neologismi, anglicismi e ignorantismi – termine purtroppo rappresentativo dei tempi attuali – che la contaminano. A tal proposito le istituzioni competenti – in primis l’Accademia della Crusca (che salvaguarda la lingua italiana)– si sono interrogate sulle conseguenze di questi supplementi linguistici, proponendo come soluzione di includerli nel vocabolario. Così, oltre al famigerato neologismo “petaloso” e ad altre parole della sua categoria (fra queste “no-vax”, “black friday”, “ciaone” o “salvinata”), sono state ammesse (seppure non in contesti ufficiali), persino espressioni tipiche dei dialetti del Sud Italia come “Esci il cane” e “Siedi il bambino”. Ora, nella caotica società odierna le tesi in merito alla qualità dell’italiano sono in realtà molte, perciò risulta difficile individuare la teoria più attendibile sul suo attuale stato. Semplificando al massimo la questione e dividendo i vari punti di vista al riguardo in due gruppi, si può parlare di conservatori e riformisti: da una parte c’è chi considera la lingua italiana come la principale vittima di


un certo neocolonialismo linguistico – ad esempio il giornalista di MicroMega Giacomo Russo Spena, autore del libro Itanglese – dall’altra chi reputa tali influenze un arricchimento culturale (per citare qualche nome, Giovanni Iamartino, storico della lingua, o il linguista Salvatore Claudio Sgroi). Evitando di entrare troppo nel merito di una delle grandi battaglie culturali della nostra epoca, rimane indubbio che siano

soprattutto le nuove generazioni a risultare ignoranti in grammatica, considerando pure il loro costante uso dei social e dell’estrema sintesi espressiva che ne consegue.

Che fare, quindi, per salvare l’italiano dall’oblio? Probabilmente la soluzione migliore consiste in un’opera di rinnovata

scoperta che, lungi dall’essere conservatorismo, diventa ogni giorno più necessaria, anche per quanto riguarda la conoscenza dei classici della letteratura e degli illustri autori di quest’ultima da parte dei giovani.

di Giulia Dettori Monna Introduzione di Gianni Pezzano

Italian in the 2000s The language that Italy no longer speaks. If we compare an Italian film of the 1930s or 40s with a film of the same period from the United States or England we immediatately notice that the Italian language has changed much more than English over the decades. We notice this especially in RAI’s programme “Techetechete” which presents clips from Italian TV programmes from its introduction in 1954 to the present day. This, as the following article states, is already a problem for those who live in Italy but it becomes a major problem for those who live in other countries. Not only for those who come home to Italy after decades in a new country to discover that the relatives and friends who stayed behind no longer speak in the same way, but above all for those people overseas who want to learn our language and discover that the new texts contains words and expressions that are evidently taken from other languages and from the language of computer science (the neologisms) and especially from the English language (the anglicisms) that are increasingly evident in daily language in Italy. This presents a problem and above all a challenge for those who want to promote our Culture, especially our language, because we must make the children, grandchildren and descendants of Italian migrants understand that Italian is a national treasure that created a very important literary heritage, also internationally as shown by the six Italian winners of the Nobel Prize for Literature. Thus we have a duty to protect and distribute our language to the future generations not only in Italy but also and above all to our relatives and friends overseas because it is part of their personal cultural heritage. This is a challenge that all Italians, in Italy and overseas, must face and win because what is at stake is the very thing that defines us, our langauge.

by Giulia Dettori Monna

Italian is the fourth most studied language in the world, a figure that can be attributed to the consequences of globalization. In fact, the Italians overseas (usually oriundi) number about 95 million (in practice it is as if there was another sizeable Italy distributed around the world) and 5 million of these have dual citizenship.

by Giulia Dettori Monna Intro by Gianni Pezzano

However, in our own coutry it is increasingly difficult speaking (and above all writing) Italian correctly due to the multitude of neologisms, anglicisms and ignorance – terms that sadly represent current times – that contaminate it. In this regard the competent institutions, primarily the Accademia della Crusca (the body that oversees the Italian language), have questioned themselves about the consequences of these linguistic supplements and have offered as a solution to include them in the dictionary. Such that, in addition to the infamous neologism “petaloso” (petalous, having petals) and the others in its categories (including “no-vax”, “black friday”, “ciaone” (a big ciao) or “salvinata [something related to Italian politician Matteo Salvini]), they have admitted (even if not in official contexts, even typical expressions from Southern Italian dialects such as come “Esci il cane” (literally “out the dog”) and “Siedi il bambino” (literally “sit the baby”. Now in today’s chaotic society the theories on the quality of Italian are truly many, therefore it is hard to identify the most reliable theory on its current state. Simplifying the question as much as possible and sharing the various points of view concerning the two groups, we can identify the conservatives and the reformists. On the one hand there are those who consider Italian as the main victim of a certain linguistic neo-colonialism – for example, Giacomo Russo Spena of the magazine “MicroMega”, author of the book “Itanglese”– and on the other hand those who consider these influences cultural enrichment (to cite a couple of names, the historian of the language Giovanni Iamartino, or the linguist Salvatore Claudio Sgroi). Avoiding going too far into the merits of one of the great cultural battles of our times, it is unquestionable that above all the new generations are ignorant in grammar, also considering their constant use of the social media and the extreme expressive synthesis that is the consequence. What must be done therefore to save Italian from oblivion? The best solution probably consists of a work of renewed discovery, which becomes more necessary every day, also as regards the knowledge of the classics of literature and their illustrious authors on the part of young people.

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È un periodo di grande vitalità per Simmons & Simmons tra lateral hires, crescita interna, nuovo brand e iniziative di diversity & inclusion.

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— Ne parliamo con Fabio Lanzillotta, COO & CFO dello Studio di Milano —

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on si parla molto di re-branding. Eppure si tratta di un’operazione di marketing strategica pressoché inevitabile sul lungo periodo. Tutte le più grandi aziende hanno intrapreso percorsi di questo tipo, i quali sono stati più o meno radicali, e quindi più o meno avvertiti dai clienti. Ma il brand non è fatto solo di elementi visuali. È costituito da valori, reputazione ed emozioni. Lo stesso vale per gli studi legali, che da diversi anni hanno iniziato a considerare il brand come un asset importante e a dedicargli la giusta attenzione attivando un processo di brand management. Abbiamo approfondito il tema con Fabio Lanzillotta, COO & CFO di Simmons & Simmons, uno dei principali studi legali internazionali al mondo presente in Italia dal 1993, che di recente ha compiuto un’interessante campagna

There’s a lot going on at Simmons & Simmons, what with lateral hires, internal growth, a new brand, and diversity & inclusion initiatives. We talked about it all with Fabio Lanzillotta, COO & CFO of the firm’s Milan office by Tiziana Primozich

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here is not much talk of rebranding, yet it is a strategic marketing move that is almost inevitable over the long term. All major companies have gone down such paths – more or less radically – and these have been more or less perceived by clients. But a brand is not only visual elements – it is values, reputation, and emotions. The same goes for law firms, which over the past few years have begun seeing their brands as important assets and have paid more attention to them by setting brand management processes in motion. We delved into the topic with Fabio Lanzillotta, COO & CFO of the Milan office of Simmons & Simmons, a leading international law firm that has been in Italy since 1993 and that completed an interesting rebranding campaign. “It was clear that it was time to hit the market with a renewed identity that truly reflected our placement, the way in which clients perceive us, and at the same time set us apart from the competition and conveyed certain key messages. Our message is now that of a dynamic and highly synergistic law firm”.

Lanzillotta then went into detail regarding the meaning behind Simmons & Simmons’ new image: “The new concept revolves around the theme of collaboration, drawing inspiration from the elegant and vigorous movement of the migration of starlings, digitally represented so as to show a key recurrent concept: the best solutions are those that come about when we work together to serve our clients. The new colours symbolise innovation, creativity and charisma, denoting that the concept of collaboration is in our DNA. Our new logo, accompanying images, professional photos, fonts, tone of voice, and website were created with the intent of spreading this message”. But a brand is not only its visual elements. Lanzillotta himself reiterated this concept: “A brand is not just a logo, a name, or a set of colours or images. An organisation’s brand is, above all, its reputation with its clients, its mission, and the values that it embodies”. Among the values that Simmons & Simmons promotes are diversity and inclusion inside and outside the workplace. “Our goal is to


di re-branding: “Era chiaro che fosse il momento di andare sul mercato con una rinnovata identità che riflettesse al meglio il nostro posizionamento, il modo in cui gli stessi clienti ci percepiscono e che al contempo ci differenziasse dalla concorrenza, veicolando opportunamente alcuni messaggi chiave. La proposizione è ora quella di uno studio dinamico e altamente collaborativo”. Lanzillotta ha poi spiegato nel dettaglio il significato che c’è dietro la nuova immagine coordinata di Simmons & Simmons: “Il nuovo concept ruota attorno al tema della collaborazione traendo spunto dall’elegante e vigoroso movimento della migrazione degli storni, interpretato attraverso elementi digitali che elevano un concetto chiave e ricorrente: le soluzioni migliori arrivano quando si lavora insieme al servizio dei clienti. La nuova palette di colori simboleggia innovazione, creatività e carisma, rimarcando che il concetto di collaborazione è nel DNA di Simmons & Simmons. Nuovo logo, imagery a corredo, foto dei professionisti, font, tone of voice e sito internet sono stati concepiti con l’intento di diffondere questo messaggio”. Ma, come detto, un brand non è fatto solo di elementi visuali. È lo stesso Lanzillotta a ribadire questo concetto: “Un brand non è solo un logo, un nome o un set di colori o immagini. Il brand di un’organizzazione è soprattutto la sua reputazione presso i propri clienti, la missione che si prefigge, i valori che incarna”. Proprio tra questi valori promossi da Simmons & Simmons ci sono quelli della diversità e dell’inclusione, sul luogo di lavoro e non solo: “Il nostro obiettivo è quello di essere tra i principali studi legali in Italia a valorizzare la diversità – non solo di genere ma anche di età, etnia,

credo religioso e disabilità – per attrarre e trattenere professionisti di background diversi. Ci siamo impegnati a promuovere un ambiente di lavoro aperto, inclusivo e improntato al rispetto reciproco favorendo cambiamenti culturali volti all’inclusione sotto ogni forma e siamo determinati a perseguire costantemente questi obiettivi in futuro e a monitorarne gli effetti “virtuosi” ha continuato Lanzillotta.

be one of the leading law firms in Italy to harness diversity – not just gender diversity but also age, ethnicity, religious beliefs, and disabilities – to attract and retain professionals from various backgrounds. We are committed to promoting an open, inclusive and respectful work environment by fostering cultural changes aimed at all forms of inclusion. We are determined to consistently pursue these goals and monitor their virtuous effects,” Lanzillotta continued. These features have to be combined with the brand so as to differentiate it and position it in the highly competitive legal and tax services market. A strong set of values, in fact, can provide a significantly competitive advantage. If a firm competes with another organisation with a similar structure and staff, a determining factor for potential clients could be the values that the firm embraces.

inclusion are among the values that organisations, especially international ones, apply naturally when they have had inclusive policies over many years. It is a matter of drafting basic policies and carrying out concrete activities that not only aim at protecting diversity but embracing it at all levels. And this diversity proves to be useful for firms in building inclusive leadership,” Lanzillotta reiterated.

“Clients themselves ask us to care about these values, and we want to show our commitment both from an ethical and a business standpoint. Diversity and

È necessario affiancare queste caratteristiche al brand in modo da differenziarlo e posizionarlo al meglio nel mercato ultra-competitivo dei servizi legali e fiscali. Una forte associazione di valori, infatti, può fornire un significativo vantaggio competitivo: se si concorre con un’altra organizzazione con struttura e organico simili, un fattore determinante nella scelta del potenziale cliente può essere sempre più l’analisi dei valori che lo studio incarna. “Sono gli stessi clienti a chiedercelo ed è opportuno mostrare il nostro impegno sia da un punto di vista etico che di business. Diversità e inclusione sono tra i valori che le organizzazioni, specie se di matrice internazionale, applicano per indole dove esistono politiche di inclusione già da molti anni. Si tratta di predisporre policy alla base e attività concrete a seguire che non mirino soltanto alla tutela delle diversità ma anche alla loro valorizzazione a tutti i livelli. E si rivelano strumenti utili anche per gli studi nella costruzione di una leadership inclusiva” ha ribadito Lanzillotta. A tal proposito, le iniziative promosse da Simmons & Simmons sono tante, come spiega Lanzillotta: “Lo studio ha realizzato un nutrito filone di attività in tema di diversity & inclusion che è partito dalla istituzione dell’Italy Diversity Team

There are many initiatives that Simmons & Simmons promotes, as Lanzillotta explains: “The firm has carried out a substantial number of diversity & inclusion activities, which started with creating our Italy Diversity Team with the primary goal of raising awareness among professionals and staff on the main developments in these areas. This was followed by a series of seminars on topics regarding diversity, gender bias, and gender balance, with these events held by specialised external consultants as evidence of the fact that we believe that support from experts on these issues is a winning approach. As recognition of the firm’s ten-year

con il primo obiettivo di sensibilizzare professionisti e staff sui principali sviluppi in relazione a questi ambiti. Sono seguiti una serie di seminari su temi riguardanti ogni forma di diversity, gender bias e gender balance tenuti da consulenti esterni specializzati, come evidenza del fatto che riteniamo che sia un approccio vincente quello di farci affiancare da esperti in questi temi. Inoltre, quale riconoscimento del decennale impegno dello studio in ambito di diversity & inclusion, Simmons & Simmons è risultato tra i best performing employers per il quarto anno consecutivo secondo il ranking Top Global Employer 2019 di Stonewall, che si contraddistingue per l’oggettività dei parametri di giudizio nell’inclusione delle migliori realtà multinazionali per professionisti LGBT nei propri ranking”. Stiamo assistendo a una importante crescita dello studio italiano, che nell’ultimo periodo ha toccato importanti traguardi: “Negli ultimi 18 mesi c’è stato un importante ampliamento dell’headcount di studio e l’obiettivo è di arrivare a oltre 90 professionisti nei prossimi 4-5 anni. L’espansione ha visto i lateral hires di 5 soci, la promozione di 1 of counsel a socio e l’ingresso di un intero team di diritto amministrativo a partire da gennaio 2020” ha concluso Lanzillotta. Per maggiori informazioni contattare: Fabio Lanzillotta, COO & CFO Phone: +39 02 72505 1 fabio.lanzillotta@simmons-simmons.com Tiziana Primozich

commitment to diversity & inclusion, Simmons & Simmons was among the top performing employers for the fourth consecutive year according to Stonewall’s Top Global Employer 2019 ranking, which uses objective parameters in including top multinational companies based on LGBT professionals in their rankings.” We are witnessing important growth in Simmons & Simmons’ Italian office, which has recently reached important milestones: “Over the last 18 months, there has been a big increase in headcount here, and our goal is to over 90 professionals in the next 4–5 years. Our expansion has brought five new partners, the promotion of one of counsel to partner, and the arrival of an entire administrative law team starting January 2020,” Lanzillotta concluded. For further information contact: Fabio Lanzillotta, COO & CFO Phone: +39 02 72505 1 fabio.lanzillotta@simmons-simmons.com

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“Collegare le menti, creare il futuro” L

’esposizione mondiale Dubai 2020 apre i suoi cancelli tra pochi mesi, dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021. È la prima esposizione mondiale che si tiene in un Paese del Medio Oriente e le aspettative come anche l’impegno dimostrato sono grandi. “Connecting minds, creating the future” - “Collegare le menti, creare il futuro”. L’Esibizione Universale richiama lo spirito di collaborazione in nome dello sviluppo e dell’innovazione e Dubai è il posto perfetto per farlo. Non a caso a Dubai ho fondato la mia società di consulenza strategica Ibiscusstrategic.com dopo esservi stato per diversi mesi e aver vagliato molti luoghi nel mondo, ma questo è il posto dove le cose accadono, come mi ha confermato la dott. ssa Silvia Vianello che dirige l’Innovation Center della SP Jain School of Global Management, durante un’intervista per la nuova edizione del mio libro “Mentalità Vincente”. Il simbolo dell’Expo è ispirato a un antico anello d’oro, di oltre 6.000 anni,

ritrovato durante degli scavi archeologici nel deserto di Saruq Al Hadid. Un anello costituito da tanti piccoli cerchi concentrici che si uniscono fino a formare l’anello centrale. Simbolo di unità dei popoli e della continuità tra presente e futuro, della propensione in divenire. L’area espositiva sarà allestita in un nuovo quartiere fieristico, esteso su un’area di oltre 400 ettari, il Dubai Trade Center-Jebel Ali, situato nella zona adiacente al nuovo Aeroporto Internazionale Al Maktoum. Il sito espositivo promette di essere servito dalla più innovativa rete di trasporti del pianeta e sarà divisa in sei distinti distretti (Distretto Aeronautico, Commerciale, del Golf, Logistico, Espositivo e Residenziale) più l’aeroporto e un Business Center. Il progetto dell’Expo è in parte ispirato alla logica del souk, (tradizionale mercato arabo). Al centro del sito la grande piazza centrale Al Wasl (antico nome di Dubai), da cui si dipartono gli spazi espositivi. Al centro della piazza i padiglioni più

piccoli, lungo il perimetro i più grandi. Tre i padiglioni principali, ognuno dedicato ad una delle principali aree tematiche: sostenibilità, mobilità e opportunità. Si respira un’aria di festa collaborativa, una voglia di partecipare e fare, condividere, costruire come mi spiega Patrizia Marin, imprenditrice dinamica, proiettata nel futuro e coinvolta nel progetto Expo. Stando qui si ha la sensazione che il futuro si possa davvero costruire e condividere e che sia già tra noi e in noi. Confesso: mi aspetto molto anche io da questo momento di coesione e condivisione e insieme a migliaia di persone ci stiamo preparando al meglio perché questa sia una grande festa condivisa, momento di crescita ed evoluzione.

Gabriele Pao-Pei Andreoli


“Connect minds, create the future” T

he 2020 Dubai World Expo opens its gates in a few months, from October 20th, 2020 to April 10th, 2021. It is the first world exposition to be held in a Middle Eastern country and the expectations, as well as the commitment demonstrated, are huge. “Connecting minds, creating the future” The Universal Exhibitions recalls the spirit of collaboration in the name of development and innovation and Dubai is the perfect place to do this. It is no coincidence that I established my strategic consultancy company Ibiscusstrategic. com in Dubai after having been there for a number of months and after having examined many places around the world but this is the place where things happen, as Dr. Silvia Vianello who manages the SP Jain School of Global Management’s Innovation Centre confirmed to me during an interview for the new edition of my book “Mentalità Vincente” (Winning Mentality). The Expo’s symbol was inspired by an ancient gold ring that was more than 6,000

years old, found during the archaeological excavations in the Saruq Al Hadid desert. The ring is made up of many small concentric circles that come together to form the central ring. This is a symbol of unity of peoples and the continuity between the present and the past, of the propensity to becoming. The exhibition area will be set up in a new fair district that extends over more than 400 hectares, the Dubai Trade Center-Jebel Ali, situated in the zone next to the new Al Maktoum International Airport. The site of the exhibition promises to be served by the world’s most innovative transportation network and will be divided into six distinctive districts (Aeronautic, Commercial, Gulf, Logistic, Exposition and Residential), plus the airport and a Business Centre. The Expo’s design was in part inspired by the logic of the souk (traditional Arab market). At the centre of the site is the large Al Wasl (the ancient name of Dubai) central square from which the spaces of the

exposition depart. The smallest pavilions are in the middle of the square and the biggest along the perimeter. There are three main pavilions, each one dedicated to one of the main thematic areas: sustainability, mobility ad opportunity. There is an air of collaborative celebration, a desire to participate and to do, to share and build as was explained to me by Patrizia Marin, a dynamic entrepreneur projected into the future who told me of her involvement in the Expo project. “Being here you have the sensation that the future can truly be built and shared and that it is already between us and in us. I confess, I too expect a lot from this moment of cohesion and sharing and together with thousands of people we are preparing in the best way possible so that it will be a great shared celebration, a moment of growth and evolution”. — Gabriele Pao-Pei Andreoli

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Tra le braccia di

NATUZZA EVOLO

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o conosciuto Natuzza Evolo quando ero solo una ragazza. Nel corso della vita in qualche modo lei è stata sempre presente, posso oggi davvero dire che mi sono sentita accompagnata dalla sua spiritualità. Ma è nel 2008 che avvenne il primo episodio che vale la pena di raccontare. A quel tempo ero di supporto ad una troupe che veniva dal Canada e che doveva farle un’intervista per i connazionali in quel paese che tanto si stavano prodigando per aiutarla nel progetto della nuova Chiesa. Ricordo che Natuzza era molto provata in salute, non stava bene. Eppure trovò la forza di rispondere alle domande di Katalyn, la giornalista venuta da Toronto. Ricordo che la prima frase fu: ‘siamo tutti vermi della Terra!’. E chissà perché a questa frase mi uscirono lacrime di gran dolore. E continuai ad ascoltarla piangendo in silenzio…Quanta verità nelle sue parole colme di amore per il genere umano, ma anche intrise di un rimprovero costante perché, lei lo sapeva, ci stavamo allontanando da Dio, dalle cose semplici, dall’amore gli uni verso gli altri. La sua grande preoccupazione erano i giovani, poco e male indirizzati verso la fede. Sono passati gli anni, potrei raccontare di averla sognata più volte e di aver chiesto aiuto a Padre Michele per capire cosa voleva dirmi. Dopo un bellissimo sogno chiamai proprio lui per capire, la sua risposta fu: ‘ Non c’è nulla da capire, Mamma Natuzza voleva solo dirti che ti sarà sempre vicino”. E così è stato. Nel 2015 mi viene diagnosticato un cancro, e così tutti i miei parenti in Calabria lo hanno saputo. Natuzza era già volata via. Ma nonostante ciò la sera della mia prima chemioterapia mi arrivò una telefonata da una cara parente che mi disse che ben cento cenacoli di preghiera si erano riuniti per pregare per la mia salvezza. Ecco... quella preghiera mi ha salvato la vita, ed io mi sono davvero sentita forte e determinata per tutto il periodo delle cure. Sono una giornalista ed ho il senso della realtà. Ma esiste una realtà che va al di là di quello che riusciamo ad immaginare. È

la nostra bellissima parte spirituale che mai avrà fine. E so con certezza che Natuzza ha avuto e continua ad avere il compito di alimentare la nostra parte spirituale che naturalmente ci spinge verso una energia d’amore. È stata questa la battaglia della sua vita.

autorità ecclesiastiche, di fronte all’ottima impressione ricevuta dalla sua vita umile, povera e obbediente. La tomba di Natuzza è meta di pellegrinaggio. Segno che le sue parole si realizzano quotidianamente: “Quando sarò dall’altra parte farò più rumore”.

La vita di Natuzza è stata semplice e umile, povera e nascosta, ma allo stesso tempo straordinaria, per il nascere e crescere di alcuni fenomeni di cui lei è stata ignara spettatrice e docile strumento. Ha il dono della bilocazione. Vede Gesù, la Madonna, San Francesco di Paola, Padre Pio e altri santi. Vede i defunti e conversa con loro. Ma è la Settimana Santa il periodo in cui le manifestazioni si fanno più intense. Nei giorni che precedono la Pasqua, infatti, la mistica di Paravati rivive sul proprio corpo la Passione del Signore; cade in uno stato di estasi e le stimmate si trasformano a contatto con bende e fazzoletti in testi di preghiere in lingue diverse, ostie ed ostensori, corone di spine e cuori. Natuzza non era mai andata a scuola, non sapeva né leggere né scrivere. Fin da bambina ha avuto il dono di vedere e di parlare con l’angelo custode, un bambino di otto/nove anni, che la guidava e la consigliava nel rispondere in lingue straniere, nel diagnosticare malattie con una terminologia medica che solo una persona colta poteva dare.

Ed infatti Natuzza prima di lasciarci aveva deciso di costruire una grande Chiesa, così come suggerito dalla Madonna che con lei dialogava. Un’opera grandiosa che ha la forma della madre di Gesù con le braccia aperte per accogliere ognuno di noi. Ed accanto alla chiesa una casa che doveva accogliere i più sfortunati, quelli che soffrivano senza l’aiuto di nessuno. Un’opera supportata da tutti, anche dagli Italiani all’estero che tanto amore hanno per questa grande donna che tutti amava. Talmente profonda la sua spiritualità da essere già programmata la sua beatificazione. Perché non si possono contare i miracoli di Natuzza su tutti quelli che si sono rivolti a lei. Sento nel cuore il privilegio di essere stata scelta come persona da proteggere, so di essere ancora qui grazie a lei ed alle preghiere che pur non essendoci più ha saputo innescare. Credo che il messaggio d’amore di Natuzza sia davvero prezioso, soprattutto in tempi come questi in cui si rischia di perdere il valore umano della solidarietà e del perdono. E ringrazio il cielo di averla incontrata così come invito tutti coloro che leggono a seguire i suoi insegnamenti ed il suo credo. Ma soprattutto invito tutti ad essere piccole luci per illuminare la strada che Natuzza stessa ci ha indicato.

Fin da ragazza Natuzza capì che la sua missione sarebbe stata quella di dare una parola di conforto alla gente. Riceve per anni centinaia di persone al giorno. Da lei sono passati tutti: colti, ignoranti, potenti, poveri, religiosi e laici, affidandole sofferenze, angustie, invocando conforto e luce. E lei, facendosi carico delle loro sofferenze, ha dato a tutti una parola di conforto, di speranza e di pace, una risposta certa, il sorriso e la gioia. In un passato ormai lontano, l’atteggiamento della Chiesa non era favorevole a Natuzza. Svanirà invece la prudente diffidenza delle

Tiziana Primozich Sostieni la realizzazione della Villa della Gioia - Cittadella di Maria con un’offerta a: Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime IBAN: IT56I0335901600100000100226 BIC: BCITITMX


In the arms of

NATUZZA EVOLO I met Natuzza Evolo when I was just a young girl. She was always present in some way in the course of my life and today I can truly say I felt accompanied by her spirituality. The first episode that is worth telling happened in 2008. At the time I was supporting a troupe from Canada that had to interview her for our countrymen in that country who were working so hard to help her in the project for the new church. I remember that Natuzza health was suffering, she was not well. And yet she found the strength to answer the questions from Katalyn, the journalist who had come from Toronto. I remember the first phrase was, “We are all worms of the Earth!” And who knows why I shed tears of great pain at this phrase. I continued to listen to her as I cried silently... there was a lot of truth in her words full of love for Mankind but also imbued with a constant reproach because she knew we were drawing away from God, from the simple things and from the love for each other. Her greatest worry were the young people who were little and badly directed towards the Faith. Years have passed. I could tell you I dreamed of her many times and I asked Father Michele to help me understand what she wanted to tell me. After a beautiful dream I called him in order to understand, his answer was “There is nothing to understand, Mamma Natuzza only wanted to tell you she will always be close to you”. And so it was. In 2015 I was diagnosed with cancer and so all my relatives in Calabria knew about it. Natuzza had already flown away. Yet despite this the evening of my first chemotherapy I received a phone call from a close relative who told me that a good hundred circles had gathered to pray for my salvation. Here... those prayers saved my life and I really felt strong and determined throughout the period of my treatment. I am a journalist and I have a sense of reality. But there is a reality that goes beyond what we can imagine. It is our beautiful spiritual part that will never end. And I know for sure that Natuzza had and continues to have a task to nourish

our spiritual part that naturally pushes us towards an energy of love. This was her life’s battle. Natuzza’s life was simple and humble, poor and hidden but at the same time extraordinary, for the birth and growth of some phenomena of which she was an unsuspecting and docile instrument. She had the gift of bilocation. She saw Jesus, Our Lady, Saint Francis of Paola, Padre Pio and other saints. She saw the deceased and spoke with them. But the Holy Week is the period in which the manifestations were most intense. During the days before Easter in fact the mystic from Paravati relived the Passion of the Lord in her own body. She fell into a state of ecstasy and the stigmata transformed in contact with the bandages and the handkerchiefs into texts for prayers in different languages, hosts and monstrances, crowns of thorns and hearts. Natuzza never went to school, she did not know how to read or write. Since she was a child she had the gift of seeing and speaking with the guardian angel, a boy of eight or nine years who guided her and advised her in answering in foreign languages, in diagnosing diseases with medical terminology that only a cultured person could give. Since she was a young girl Natuzza understood that her mission would have been that of giving a word of comfort to people. For years she received hundreds of people per day. All sorts of people went to her: the cultured, the ignorant, the powerful, the poor, the religious and the lay, entrusting her with their suffering, distress and she invoked comfort and light. And she, by taking charge of their suffering, gave all of them a word of comfort, of hope and of peace, a sure answer, a smile and joy. In the now long ago past, the Church’s attitude towards Natuzza was not favourable. Instead, the prudent diffidence of the ecclesiastical authorities will

disappear in the face of the excellent impression received by her humble, poor and obedient life. Natuzza’s tomb is a destination for pilgrimage. A sign that her words are made true every day. “When I will be on the other side I will make more noise”. And in fact before leaving us Natuzza had decided to build a great Church, just like Our Lady with whom she spoke suggested. It is a grandiose work that has the form of Jesus’ mother with open arms to welcome each one of us. And beside the church a house that was supposed to welcome the more unfortunate, those who suffered without help from anyone. This is a work supported by everyone, even by Italians overseas who have much love for this great woman that everybody loved. Her spirituality was so deep that her beatification was already planned. Because Natuzza’s miracles for those who turned to her cannot be counted. I feel in my heart the privilege of being chosen as a person to be protected, I know I am still here thanks to her and the prayers that, even if she was no longer here, she knew how to activate. I believe that Natuzza’s message of love is truly precious, especially in times such as these in which we risk to lose the human value of solidarity and forgiveness. And I thank Heaven I met her, just as I invite all those who read these words to follow her teachings and her beliefs. But above all, I invite everyone to be small lights that illuminate the road the Natuzza herself showed us. — Tiziana Primozich Support the realization of Villa della Gioia Cittadella di Maria - with a donation to: Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime IBAN: IT56I0335901600100000100226 BIC: BCITITMX The Italian Way

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#OperaUnesco, BelCanto e Lirica italiana saranno patrimonio dell’Umanità L’intervista ad Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro delle Politiche Agricole e successivamente dell’Ambiente, promotore della candidatura Unesco di BelCanto e Lirica italiana.

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on poteva che partire da Napoli la possibilità di candidatura per il BelCanto e la Lirica italiana come patrimonio immateriale dell’umanità. Una proposta che valorizza il nostro Paese non solo sul piano culturale, ma anche in termini di Diritti Umani. Non è un mistero infatti che il percorso storico che ha visto insinuarsi nelle pieghe sociali quella che poi diventerà la Dichiarazione Universale del 1948, è stato accompagnato e promosso proprio dalle opere dei grandi della musica italiana.   Le arie di Puccini, Donizetti, Rossini, Bellini e Verdi hanno segnato un periodo di grande cambiamento, che ci ha permesso di approdare nel mondo moderno in un rivoluzionario concetto di democrazia. Promotore della storica iniziativa Alfonso Pecoraro Scanio, che dopo l’importante esperienza politica come ministro delle Politiche Agricole e successivamente dell’Ambiente, non ha mai smesso di prodigarsi per il suo Paese portando

a casa nel 2017 un primo goal per il riconoscimento Unesco della Pizza italiana, conosciuta e copiata in tutto il mondo.

La difesa del Made in Italy

Già da ministro della Repubblica Italiana avevo fatto nascere iniziative a difesa del Made in Italy. Mi ero accorto infatti che esisteva una sorta di agropirateria del cibo italiano. Naturalmente da uomo del sud Italia, orgoglioso della mia provenienza campana e della quantità di varietà di cibi che produciamo, ho cominciato da quel momento a difendere l’italianità del cibo. Al termine dei miei incarichi politici, mi trovavo in Usa, durante un incontro con amici fu sollevato il dubbio che la pizza, invenzione napoletana, potesse essere stata una idea realizzata dagli americani. Nacque così l’impegno per restituire a Napoli ed all’Italia la paternità di un cibo amato e copiato in tutto il mondo. Nel 2006 ho cominciato a lavorare a questo progetto

Tiziana Primozich

che avrebbe portato a riconoscere la pizza italiana patrimonio dell’Umanità. Nel 2014 ho utilizzato la piattaforma Change.Org per una raccolta firme sul tema ed abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo con più di 2milioni di firme raccolte, posizionandoci come la campagna più popolare al mondo. Nel 2017 la vittoria!

Dalla pizza al BelCanto e la Lirica….

Dopo questo primo risultato mi contattavano tutti: chi voleva il caffè patrimonio Unesco, chi il pesto alla genovese, finanche la Francia con la baguette. Ma l’Italia è molto di più culturalmente, ed io vengo da una città, quella che mi ha consegnato la sua fiducia elettorale, dove oltre l’ottimo cibo troneggia un passato fatto di cultura. Esisteva nella mia mente un grande amore per tutto quello che ci rende famosi nel mondo, ma che spesso viene tralasciato e poco valorizzato. Per il mio impegno politico ho viaggiato molto e nella Pasqua del 2013 ero a Sidney in Australia, dove


l’Opera è molto sentita ed apprezzata. Ripensando a quel periodo ed agli incontri avuti, promisi a me stesso che avrei riportato in auge il BelCanto e la Lirica italiana. E così mi sono fatto nuovamente promotore di una candidatura Unesco per una delle più belle realtà di cui l’Italia è maestra sin dal XVI secolo, guarda caso proprio grazie alla scuola napoletana, poi seguita da Roma e Firenze, sino ad arrivare all’Opera ed Operetta dei grandi della lirica: Puccini, Donizetti, Rossini, Bellini e Verdi.

Una scommessa ancora tutta da giocare

Per realizzare l’obbiettivo che ho voluto chiamare #OperaUnesco abbiamo bisogno dell’aiuto non solo degli addetti ai lavori, conservatori e teatri dell’Opera di cui l’Italia è piena, ma anche di tutto il mondo associativo che crede in questo progetto culturale che restituisce al Paese un respiro internazionale che gli spetta da sempre. A marzo ci sarà la riunione della commissione Unesco e dobbiamo essere pronti.

Cosa dice la scienza

E ringraziando Alfonso Pecoraro Scanio per questo ulteriore tassello all’Italianità nel mondo, abbiamo chiesto il parere del sociologo dell’arte Sergio Bevilacqua della LUMSA di Roma, che ha dato grande forza ‘Scientifica’ al progetto in essere. Riguardo al mondo lirico, uno dei più studiati da lui in questi anni, ha affermato i seguenti principi: “La lirica è basata sulla matematica di suoni e cadenze: nel canto, le battute musicali devono trovare corrispondenza con i suoni emessi dall’apparato fonico umano. Occorre quindi una lingua che si presti a questa simmetria. La base è l’alternanza di singole aperture (vocali) e

chiusure (consonanti) e l’altezza è il più esteso utilizzo dell’intero apparato fonico. La lingua che esprime la massima area – base per altezza- è proprio la lingua italiana, ove l’alternanza di vocali e consonanti è quasi continua e l’apparato fonico è utilizzato estensivamente e non in modo parziale né troppo localizzato. Già qui, il “sì suona” è superiore a tutte le altre lingue, ma il confronto diviene impari quando si considera l’elemento definito correntemente musicalità. Esso consiste nella possibilità della lingua di protrarre per sue caratteristiche espressive i suoni vocalici. Nelle lingue greco-latine ciò avviene, in ordine crescente: nel greco, poi nello spagnolo, poi nel portoghese, poi nel francese e in testa a tutte c’è l’italiano, nel quale è normale sentire protrarre gli spazi vocalici per aumentare la capacità espressiva in chiave emotivo-sentimentale. Possiamo quindi dire che l’italiano è la miglior lingua drammaturgica che l’umanità ha a disposizione. E se è vero che il canto nasce proprio per esaltare i sentimenti, e il canto lirico in particolare, allora ecco l’attrazione fatale. Sancita poi dal pentagramma, che regola in modo aritmetico la singola successione dei suoni, delle battute. La tradizione operistica collega musica e voce e qualifica la relazione in modo matematico. Molti grandi compositori anche non italiani sono passati per una produzione in lingua italiana, anche quando non era la loro per nascita. Buoni risultati si ottengono anche con la lingua francese (Bizet, Gounod, Massenet, ecc.), ma la differenza musicale con l’italiano rimane macroscopica.”

La petizione #OperaUnesco su

http://change.org/OperaUnesco

#OperaUnesco, BelCanto and Italian Opera will be World Heritage An interview with Alfonso Pecoraro Scanio, former minister of Agriculture and then of the Environment and promoter of the nomination to UNESCO of the BelCanto and

The promoter of the initiative is Alfonso Pecoraro Scanio who, after his important political experience as the Agricultural Minister and then Minister of the Environment, never ceased working for his country bringing home in 2017 the first goal with the recognition by UNESCO of the Italian pizza that is known and copied around the world.

Italian Opera.

As a Minister of the Italian Republic I had already created initiatives for the defence of Made in Italy. I had in fact noticed that there was a sort of agricultural piracy of Italian food. As a man from the south of Italy I was naturally proud of my origins and of the wide quantity of food we produce and from that moment I began to defend the Italianness of the food. I was in the USA at the end of my political responsibilities and at a meeting with friends the doubt was raised that the pizza, invented in Naples, could have been an idea created by the Americans. So the commitment was born to give back to Naples and Italy the paternity of a food that is loved and copied around the world. In

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he nomination of BelCanto, the 19th style of singing, and Italian Opera as an Intangible Cultural Heritage could only come from Naples. This proposal enriches our country not only culturally but also in terms of Human Rights. In fact it is not a mystery that the historic course that saw the social trends creep into what will become the 1948 Universal Declaration were accompanied by the music of the greats of Italian music. The arias of Puccini, Donizetti, Rossini, Bellini and Verdi marked a period of great change that let us land in the modern world with a revolutionary concept of democracy.

The defence of Made in Italy

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2006 I began to work on this project that brought recognition of the Italian pizza as Intangible Cultural Heritage. In 2014 I used the Change.org platform to gather signatures on the issue and we reached our objective with more than 2 million signatures which placed us as the world’s most popular campaign. In 2017 victory!

From pizza to BelCanto and Opera….

After this first result everybody contacted me, those who wanted coffee recognized by UNESCO, those who wanted pesto alla genovese and even France with the baguette. But Italy is much more culturally and I come from a city, the one that give me its trust electorally, where, in addition to the excellent food, a past made of culture dominates. In my mind there was a great love everything that makes us famous around the world but that is often overlooked and underestimated. I travelled a lot for my political commitments and in Easter of 2014 I was in Sydney, Australia where Opera is much heard and appreciated. When I thought back on that period and the meetings I took part in, I promised myself that I would put BelCanto and Italian Opera into vogue once more. And so I made myself once more the promoter of a UNESCO nomination for one of the most beautiful realities of which Italy has been a master since the XVI century, coincidently thanks to the Neapolitan school and then followed by Rome and Florence until we reached the Opera and Operetta of the greats: Puccini, Donizetti, Rossini, Bellini and Verdi.

A gamble that is still to be played

In order to achieve this objective, that I wanted to call #OperaUnesco, we needed the help of not only the experts, conservatories and Opera theatres of which Italy is full but also of all those world related to it who believe in this cultural project that gives back to the country an international breath that that has always been entitled to. In March there will be a meeting with the UNESCO commission and we must be ready.

What science says

And in thanking Pecoraro Scanio for this other piece of Italianness in the world, we asked the opinion of the sociologist of art Sergio Bevilacqua of the LUMSA in Rome who gave great “Scientific” strength to the project to be. In regards the world of opera, that he has studied seriously in recent years, Bevilacqua stated the following principles, “Opera is based on the mathematics of sounds and cadence and in the canto the musical bars must find correspondence with the sounds emitted by the human vocal system. We therefore need a language that lends itself to this symmetry. “The base is the alternation of the single apparatus (vowels) and the closing (consonants) and the height is the most extended use of the whole speaking system. The language that expresses the greatest area - base by height - is precisely the Italian language when the alternation of the vowels and consonants is almost continuous and the speaking apparatus

is used extensively and not partially or too localized. Already here the “sì sound” is superior to all the other languages but the comparison becomes unequal when we consider the element currently defined as musicality. This consists in the possibility of the language to extend the vowel sounds due to the expressive characteristics. “In the Greco-Latin languages this occurs, in ascending order in Greek, then in Spanish and then in Portuguese, then in French and at the top there is Italian in which it is normal to hear the vocal spaces prolonged to increase the expressive capacity of the emotional-sentimental key. We can therefore say that Italian is the best dramaturgical language available to humanity. And if it is true that singing was born for the very reason of exalting the emotions, and singing opera in particular, and here is the fatal attraction. That is sanctioned by the pentagram which governs in an arithmetic way the singular succession of the sounds and the bars. The tradition of opera connects the music to the voice and qualifies the relation in a mathematical way. “Many great composers, also non-Italians, have passed through a production in Italian even when it was not their language of birth. Good results are achieved also with the French language (Bizet, Gounod, Massenet, etc.) but the musical difference with Italian remains macroscopic.” — Tiziana Primozich


Gli Italiani all’estero ignoti Q

uando parliamo di promuovere il nostro patrimonio culturale non dobbiamo pensare che si tratti solo di promuovere la nostra cultura e altri prodotti all’estero. Anzi, ci deve essere uno scambio e per un motivo ben preciso. Come sappiamo la popolazione degli italiani all’estero, tra i cittadini italiani registrati nell’AIRE e i discendenti degli emigrati italiani, che potrebbero essere o non essere cittadini italiani, è oltre novanta milioni di persone, una volta e mezzo la popolazione in Italia oggigiorno. Le comunità italiane in giro per il mondo esistono da oltre un secolo e mezzo in una forma o in un’altra e dobbiamo, finalmente, riconoscere che le imprese dei nostri parenti e amici all’estero vanno ad arricchire il patrimonio culturale e altro, non solo dei loro paesi di residenza e/o nascita ma, di conseguenza, anche dell’Italia stessa.

Il trombettiere e il banchiere

Nel caso degli Stati Uniti vogliamo iniziare con due personaggi del passato perché spesso non ci rendiamo conto che la nostra emigrazione ha una storia più lunga di quel che pensiamo. Molti lettori avranno visto i tanti film dedicati alla morte di George Armstrong Custer alla battaglia di Little Big Horn del

25 giugno, 1876 dalle forze delle tribù indiane degli Arapaho, Apache e Lakota (Sioux) capeggiate da Cavallo Pazzo. Ma quanti sanno che c’è un legame italiano interessante con quell’episodio? Il trombettiere John Martin fu l’ultimo uomo bianco a vedere la colonna di Custer prima dello scontro fatale dopo essere stato inviato dal Colonello con un messaggio, un ordine che senza dubbio gli ha salvato la vita. In realtà quel soldato si chiamava Giovanni Crisostimo Martini, nato a Sala Consilina(SA), e il trombettiere fortunato non è stato l’unico italiano a far parte della celebre Settima Cavalleria, ce n’erano ben sei. Tutto ciò conferma l’esistenza di un altro soldato italiano che fece conoscere il suo nome fuori dal Paese, che in realtà ancora non esisteva come Italia unita, Giuseppe Garibaldi che non a caso è riconosciuto come “l’Eroe dei Due Mondi”. Garibaldi ad un certo punto è stato anche considerato capo in seconda dell’esercito dal Presidente Lincoln nordista nella Guerra di Secessione in quel paese. Infatti, la strada di Martini verso Little Big Horn iniziò proprio sotto Garibaldi nella Terza Guerra d’Indipendenza alla tenera età di quattordici anni. Ma un altro nostro concittadino ebbe un ruolo importante nella vita finanziaria americana e benchè il suo nome è noto tra gli italo-americani, pochi in Italia ne sono a conoscenza.

in foto: Amadeo Pietro Giannini

Amadeo Pietro Giannini (Peter) nacque a San José in California nel 1870, figlio di emigrati italiani da Favale di Malvaro (GE). Perse il padre all’età di sette anni e fu proprio il patrigno a indirizzarlo sulla strada delle banche. Ebbe grande fortuna sin dall’inizio, tale da “ritirarsi” a trent’anni, ma non poteva stare lontano da quel mondo. Fondò banche, iniziando proprio con la Bank of Italy nel 1904 a San Francisco. Dopo il terremoto del 1906 capì l’opportunità e con “l’arte dell’arrangiarsi” degli italiani ha utilizzato la sua ingegnosità, mettendo un tavolo per strada con il simbolo della sua banca, per dare prestiti immediati a chi ne aveva bisogno per ricostruire casa e vita dopo il disastro. Questa fu la sua vera rampa di lancio, che lo portò ad un successo enorme. Qualche anno dopo cambiò il nome della sua banca in “Banca d’America e d’Italia” che poi diventò la Bank of America. Inoltre, era molto attivo non solo come filantropo, ma appoggiò anche la nascente industria cinematografica, e i suoi soldi finanziarono i primi film di Walt Disney, Charlie Chaplin e Frank Capra (un altro nostro emigrato di cui dobbiamo essere fieri). Ma oltre questi due personaggi, gli Stati Uniti ci hanno dato attori, scienziati, scrittori, registi e anche politici che sono la dimostrazione della grandezza del nostro contributo alla crescita del paese. Ma l’emigrazione italiana non è stata solo in quel paese. The Italian Way

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I due politici lontani

Per decenni il “mondo nuovo” dell’emigrazione italiana è stato l’Australia e attualmente in quel paese il Capo dell’Opposizione (un titolo ufficiale quasi alla pari del Primo Ministro nei paesi di stampo Windsor britannico) del parlamento federale del paese si chiama Anthony Albanese. Come dice il nome le sue origini sono italiane, infatti il padre è pugliese. Non entriamo nella sua biografia perché anche lui ha una Storia personale particolare. Ma diciamo solo che prima di diventare il capo del ramo parlamentare federale dell’Australian Labor Party (Partito Laburista Australiano), aveva anche coperto ruoli ministeriali nell’ultimo governo laburista federale nel paese. Lui non è l’unico politico australiano, di tutti i colori politici, di origini italiane nella terra australe. Ce ne sono in tutti gli Stati del paese, ma dobbiamo nominare velocemente uno di loro perché realizzò un’impresa che una volta sarebbe stata impensabile in Australia. Giovanni Sgrò era nato a Seminara (RC) il 16 febbraio, 1932 ed è emigrato in Australia nel 1952 dove ha iniziato a lavorare come imbianchino. Era attivo nella locale comunità italiana e nel 1972 ha formato la sezione locale della F.I.L.E.F. un gruppo di assistenza ai nostri connazionali in quello stato del paese, e ha lavorato per un periodo come assistente personale di un parlamentare locale. Nel 1979 è stato eletto al Legislative Council dello Stato di Vittoria e il suo primo

discorso ha fatto storia perché lo ha fatto in italiano, la prima (ma non ultima) volta che un parlamentare fece un discorso in una lingua che non fosse inglese. Diventerà poi il vice presidente della Camera. Tristemente è venuto a mancare il 19 marzo di quest’anno. Poi, dobbiamo nominare anche una famiglia di artisti in Inghilterra che fa onore alle loro origini italiane.

Anche in Inghilterra

Molti lettori conosceranno il film “Il paziente inglese”, ma quanti si sono resi conto che il film ha forti legami italiani, oltre il fatto d’essere stato girato in Italia? Il regista è Anthony Minghella, nato in Inghilterra il 5 gennaio 1954, figlio di un emigrato italiano. Aveva cominciato una vita accademica prima di iniziare a scrivere sceneggiature per programmi televisivi di grande successo nel paese. Allo stesso tempo scrisse pezzi teatrali che hanno avuto gran successo e che gli sono valsi riconoscimenti importanti. Ma è nel mondo del cinema che ha realizzato la sua opera importante fino a vincere il Premio Oscar con “Il Paziente Inglese”, che ne ha vinti ben nove in tutto, compreso il migliore regista per lui. Tristemente ci ha lasciati troppo presto alla età di 54 anni dopo una tragedia in seguito a un intervento chirurgico, ma la sua tradizione continua non solo con suo figlio, Max Minghella, un attore celebre per il ruolo di Nick Blaine nelle serie di successo “Le Ancelle”, ma anche con la sorella Edana, cantante jazz e il fratello Dominic,

anche lui sceneggiatore e produttore di opere importanti.

Non solo cucina

Come vediamo da questo elenco fin troppo breve, il contributo degli emigrati italiani e i loro discendenti nel mondo non si limita ai luoghi comuni e gli stereotipi come cuochi, costruttori e così via, ma a tutte le attività della vita moderna dalla politica, alla medicina, la scienza, le forze armate, ecc. Per questo motivo dobbiamo renderci conto che quando promuoviamo le imprese degli Italiani (“I” maiuscola intenzionale) non dobbiamo limitarci solo a coloro nati e cresciuti in Italia, ma anche a coloro che hanno le loro origini in Italia, perché una grande parte del loro successo è dovuta anche alle influenze della nostra cultura e tradizioni. Gli italiani formano una grande comunità internazionale ed è ora che cominciamo a considerarci come un gruppo e non solo come due entità separate, perché le nostre origini, le nostre radici sono comuni, anche se molti di noi abbiamo parenti in altri paesi. Infatti, ci identifichiamo quasi tutti come figli del paese a forma di stivale.

Gianni Pezzano

The unknown Italians overseas W

hen we talk about promoting our cultural heritage we must not think that this is only promoting our Culture and products overseas. Rather, it must be an exchange and for a very precise reason. We know that the population of Italians overseas, Italian citizens registered at the consulates and the descendents of Italian migrants that may or may not be Italian citizens, is more than ninety million people, one and a half time the population of Italy today. The Italian communities around the world have existed for more than one and a half centuries in one form or another and we must, finally, recognize that the deeds of our relatives and friends overseas enrich the cultural and other types of heritage not only of their countries of residence and/or birth but, as a consequence, even that of Italy herself.

The trumpeter and the banker

In the case of the United States we want to start with two people from the past because we often do not realize that our migration has a longer history than what we think. Many readers would have seen the multitude of films on the death of George Armstrong Custer at the Battle of the Little Big Horn of June 25, 1876 by the forces of the Indian tribes of the Arapaho, Apaches and the Lakota (Sioux) led by Crazy Horse. But how many know there is a very interesting Italian link to that episode? Trumpeter John Martin was the last white man to see Custer’s column before the fatal encounter after being sent by Custer with a message, it was an order that undoubtedly saved his life.

The soldier’s real name was Giovanni Crisostimo Martini, born in Sala Consilina (SA) and the lucky trumpeter was not the only Italian in the famous Seventh Cavalry, there were six. This confirms the tradition of another Italian soldier who made his name overseas before the country even existed. It is no coincidence that Giuseppe Garibaldi is recognized as the “Hero of Two Worlds” and at one point was also considered by Lincoln as the head of the Union Army during the country’s Civil War. In fact Martini’s road to Little Big Horn begun under Garibaldi during Italy’s Third War of Independence at the tender age of fourteen. But another of our countrymen had an important role in America’s financial life and although his name is well known to the Italian Americans few in Italy are aware of him. Amadeo Pietro (Peter) Giannini was


born in San José, California in 1870, the son of Italian migrants from Favale di Malvaro (GE). He lost his father at seven years of age and it was his stepfather who put him onto the road to banking. He had the great fortune to be able to “retire” at thirty years of age but he could not stay far from that world for long. He founded banks, starting with the Bank of Italy in San Francisco in 1904. After the earthquake in 1906 he understood the opportunity and with the Italian “arte dell’arriangiarsi” (art of making do) he used his ingenuity, putting a table on the street with the sign of his bank to give immediate loans to those who needed them to rebuild homes and lives after the disaster. This was his true launching pad that took him to huge success. A few years later he changed the name of his bank to “Banca d’America e d’Italia” (Bank of America and Italy) that then became the Bank of America. Furthermore, he was not only active as a philanthropist but he also supported the newly born movie industry and his money funded the first films by Walt Disney, Charlie and Frank Capra (another of our migrants about whom we should be proud). And in addition to these two people, the United States has given us actors, scientists, writers, directors and even politicians who are the proof of the greatness of our contribution to the growth of the country. But Italian migration was not only to that country.

name says, his origins are Italian, from a father from Puglia. We will not enter into his life’s story, because he too has a particular personal history, but we will only say that before becoming the Leader of the federal parliamentary branch of the Australian Labor Party he had also been Minster of the country’s previous Federal Labor Government. And he is not the only Australian politician, of all political colours, with Italian origins in the great southern land. There are others in all the country’s States but we must quickly mention one of these because he performed a deed that once would have been unthinkable in the country. Giovanni Sgrò was born in Seminara(RC) on February 16, 1932 and he migrated to Australia in 1952 where he began working as a painter. He was active in the local Italian community and in 1972 he was a founder of F.I.L.E.F, a welfare group for the Italian community in that State, and worked for a period as the personal assistant of a local politician. In 1972 he was elected to the Legislative Council of the State of Victoria and his maiden speech made history because he made it in Italian, the first (and not the last) time a parliamentarian in the country made a speech in a language that was not English. He went on to become the Deputy Speaker of the Chamber. Sadly he left us on March 19 of this year. And now we must also mention a family of artists in England that honour their Italian origins.

Two far away politicians

Also in England

For decades the “new world” of Italian migration was Australia and at the present time in that country the Leader of the Opposition (an official title almost equal to that of the Prime Minister in the countries with the British Westminster system) of the federal Parliament is named Anthony Albanese. As the

Many readers will know the film “The English Patient” but how many understood the film’s strong Italian links, aside from the fact it was filmed in Italy? The director was Anthony Minghella, born in England on January 5, 1964, the son of an Italian migrant. He began an academic life before starting to

write screenplays for highly successful TV programmes in the country. At the same time he wrote plays that had great success and for which he received important awards. But it was in the world of movies that he had his most important work which went on to win Oscars. “The English Patient”, won a total of nine Oscars, including Best Director for him. Sadly he left us too early at the age of 54 tragically after a tragedy following an operation but his tradition continues with his son, Max Minghella, the actor who plays Nick Blaine in the series “The Handmaid’s Tale” and also his sister Edana, a jazz singer and brother Dominic, he too a scriptwriter and producer of important works.

Not only cooking

As we see from this all too short list the contribution of Italian migrants and their descendants to the world is not limited to the usual clichés and stereotypes, such as chefs, builders and so forth, but to all the activities in modern life from politics to medicine, science, the armed forces, etc, etc, etc. For this reason we must understand that when we promote the deeds of Italians we must not limit ourselves only to those born and raised in Italy but also to those who have their origins in Italy because a large part of their success is also due to the influence of our Culture and traditions. Italians form a great international community and it is time that we began to consider ourselves as one group and not only as two separate entities because we have our origins, our roots in common, even if many of us have relatives from other countries. In fact, almost all of us identify ourselves as children of the boot shaped country. Gianni Pezzano —

in foto: Jude Law and Anthony Minghella

in foto: Anthony Albanese

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Paola Ghedini Il futuro è l’innovazione tecnologica applicata. Tiziana Primozich

I

l mondo imprenditoriale conosce Paola Ghedini per i ruoli lavorativi apicali che ancora oggi ricopre: Vice presidente di Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori), prima organizzazione nazionale no profit interamente dedicata al mondo dell’innovazione, Managing Director di TDI Group – Tecnologie di Innovazione, azienda da lei diretta fin dalla sua costituzione, CFO della Fondazione ZORZI organizzazione no profit internazionale che opera nel campo della ricerca scientifica nelle malattie legate alle patologie tumorali e, nella cultura, oltre a promuovere convegni e seminari, è impegnata nella ricerca di nuovi talenti supportandone la loro crescita e sviluppo. È anche Executive Business Developer di molte importante aziende attive nei settori dell’ICT e Cyber Strategies. Ma tutto questo impegno che la pone in cima alle presenze femminili italiane quale manager eccellente non racconta nulla della Ghedini sul lato umano. La nostra fortuna è stata incontrarla e poter fare con lei una chiacchierata davanti ad un buon caffè.


Volevo essere un umanista... Fin da piccola ho coltivato la passione per la storia, per le tradizioni, per la filosofia; se avessi dovuto scegliere cosa fare da grande posso davvero affermare che avrei voluto essere una psicologa o insegnante perché poter trasferire il sapere e formare le menti è sempre stato, più che un sogno da realizzare, una passione difficilmente arginabile e alla quale tutt’ora attribuiscono una profonda dignità oltre che necessità, a maggior ragione in questi tempi di profondo caos culturale e sociale . Vengo da una famiglia umile, due genitore operai, anche se di nobili ed antiche origini, che amo profondamente e che ammiro soprattutto per i valori che mi hanno trasmesso e dimostrato con le loro stesse quotidiane azioni, rispetto degli altri, sacrificio e responsabilità, determinazione per citarne solo alcune e non da meno il prendersi cura l’uno dell’altra. La scelta del mio percorso di studi da parte di mia madre fu pragmatica, focalizzata a garantire un futuro di sicurezza lavorativa per me: ero femmina e nelle aspettative materne dovevo rendermi autonoma presto ed in modo certo. Quindi la scuola superiore che scelse per me fu l’Istituto di Ragioneria anche se io avevo scelto ovviamente il liceo classico. Ho vissuto a Bologna fino all’età di 36 anni, e prima di trasferirmi a Roma la mia ultima esperienza lavorativa in Emilia Romagna era quella di Controller e responsabile delle comunicazioni trimestrali ai fini della quotazione in borsa per una multinazionale tedesca. Questa esperienza ha decisamente contribuito a migliorare la mia formazione. Ho dato molto in impegno e abnegazione gestendo gli interessi di oltre 20 società che ricadevano sotto il mio controllo. Ma ho anche ricevuto tanto in metodo di lavoro ed esperienza sul campo internazionale. Ma la mia multinazionale non voleva assolutamente scendere al di là di Firenze, ultimo baluardo del campo d’azione in Italia. E così nel 2003 mi sono trasferita a Roma, con il fermo intento avventuroso ma determinato di ricominciare daccapo, forte delle competenze acquisite in tanti anni. Durante i miei studi ed il mio periodo di, chiamiamola ‘gavetta’, ho imparato che l’informatica è bene conoscerla per capire che problemi porta più che le opportunità che sembra regalarti. Come diceva il mio professore: il computer è un cretino se gli dai informazioni corrette ti restituisce risposte corrette,

se gli dai informazioni sbagliate ti dà risposte sbagliate. Perché dietro una macchina c’è sempre un essere umano. Conoscere vuol dire avere la capacità di controllare, di connettere e di crescere.

Ed ecco che come per magia e nonostante un percorso fatto di numeri e tecnologia, la scelta di Paola Ghedini ed il trasferimento a Roma pian piano permette anche alla Paola umanista di venir fuori Nel ‘94 avevo avuto un grosso incidente, e nel periodo delle cure mi sono avvicinata alle tematiche della New Age, ma noi viviamo in occidente, dobbiamo guadagnarci la pagnotta ogni giorno, l’equilibrio va cercato dentro di noi, vale la regola del comportarsi bene. In fondo credo nel karma, e ogni giorno faccio tesoro del mio vissuto, un patrimonio che metto nello zainetto sulle spalle. La vita non può essere solo interesse economico, ma è anche accompagnare, ascoltare gli altri. In natura c’è un’onda piuttosto che un freddo grafico con i picchi alti o bassi; è questa l’immagine che ho della vita, ogni cosa che facciamo delinea quell’onda, e ogni giorno ci permette di riguardare indietro e fare tesoro delle esperienze. Ma soprattutto se conosciamo i nostri limiti, se sappiamo guardarci dentro, possiamo capire anche come regolarci e migliorarci.

Roma Dobbiamo conoscere bene il nostro intimo ed anche le macchine che costruiamo per facilitarci la vita. E quindi decido di andare a Roma, lasciando un lavoro sicuro che mi dava anche una rilevante soddisfazione economica. Una scelta controtendenza poiché entravo in un territorio sconosciuto. Non mi sono resa autonoma da subito, avevo bisogno di capire il nuovo ambiente sociale. Quindi per soddisfare il bisogno di conoscere e confrontarmi con esso ho deciso di lavorare come dipendente per una società che lavorava in ambito sanitario, che capirete è uno dei territori più insidiosi per le varie istanze che rappresenta. È stata, seppur con tante iniziali difficoltà, una buona esperienza nella quale mi sono occupata della prima operazione di cartolarizzazione del debito per la regione Lazio. Ho

avuto modo di imparare le dinamiche, le logiche ed i ragionamenti anche politici sottostanti. È proprio qui che ho appreso l’importanza del chiedere senza il quale il solo dare viene mal interpretato. È in questi passaggi che c’è la mia indole di trasformare passaggi negativi in positivi, renderli più adatti al mio sentire e quindi non bisogna chiedere per egoismo, ma per un obiettivo più grande, dare e ricevere risponde alla realizzazione dell’equilibrio di energie.

In Paola ha sempre vinto la voglia di socializzare la, generosità ed il desiderio di fare qualcosa per ed insieme agli altri Amo il confronto, non potrei farne a meno ed essendo anche una pesciolina (segno doppio) sono costantemente costretta al confronto con le mie due anime, quella del comando e del controllo, e poi l’altra, quella dell’amore per gli altri, della passione della curiosità e un pò della spregiudicatezza intesa come agire senza pregiudizio. Ascolto, guardo, rifletto ma poi ho necessità del confronto con gli altri per arrivare ad una sintesi, per individuare un nuovo traguardo, per riuscire a ritrovare gli elementi di forza, bellezza e saggezza che mi permettono di avanzare e crescere. E devo dire che un grazie di cuore va al mio team che non citerò (sono tanti e anche molto sparsi nel mondo) ma loro leggendomi sanno che questo grazie è davvero importante, perché io posso essere migliore solo grazie a loro, così come lo dico naturalmente ai miei genitori, le radici profonde del mio essere. Mi sono trovata tante volte a dover rispondere alle attese dell’altro di fronte a me ed ho cercato sempre di farlo con tutta l’esperienza che ho accumulato nella vita. ‘Facciamo una società’, ecco una tra le richieste sentite dire tante volte ed alla quale ho sempre risposto con onestà intellettuale: ‘ma lo sai che fare una società all’inizio ti rende proprietario solo di un debito?’. Una società è una creatura, va cresciuta capita supportata e a volte ti crea più problemi che vantaggi, bisogna capire bene le motivazioni e non valutare solo il costo o il prezzo o il guadagno. Quello che manca è la cultura del valore. Dell’intangibile. Per la mia attività faccio colloqui con le persone per assunzioni lavorative ma quello che guardo, più che il curriculum o la preparazione, è la capacità della

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persona di mettersi in discussione. Un impiegato dovrebbe interrogarsi su dove sta andando a lavorare, su cosa può fare, in cosa può rendersi motore di un’attività e perciò protagonista, non dovremmo essere messi nelle condizioni solo di cercare uno stipendio per sopravvivere ma piuttosto di un lavoro che possa essere di stimolo a crescere. Più che di un sindacato abbiamo bisogno di collaborazione costruttiva tra imprenditore e dipendente, l’imprenditore non si priverà di un buon dipendente, perché in lui ha investito tempo, in formazione ed aspettative di miglioramento. Saper fare gruppo è la base dell’impresa, ed il patrimonio italiano è dato dalla somma delle imprese italiane, se cresce il patrimonio delle imprese cresce l’Italia. In questi ultimi anni il mio cuore sanguina vedendo quanto scellerato sia stato il modo di gestire la strategia industriale italiana, svenduta al primo offerente e neanche il migliore, depredando il nostro patrimonio intellettuale e imprenditoriale. Siamo nel pieno di una rivoluzione tecnologicasociale, intelligenza artificiale, realtà aumentata, stampanti 3d, traduttori automatici, flussi migratori e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Una globalizzazione che potrà essere l’anticamera di un’anarchia o di una individualità che non concede spazi al comune crescere. Come cambierà la nostra coscienza di fronte al dilagare dei robot e degli avatar? Ecco perché lavorare insieme per il bene comune e con buonsenso diventa sempre più una necessità, ed io, non mi sottraggo a far emergere questa provocazione, cercando insieme ad altri di essere un agente di contaminazione di buone practice.

Oggi Paola ha un’azienda che si occupa di innovazione Ho finalmente realizzato il sogno che avevo da quando ero solo una diciottenne. Facciamo scouting di tecnologie innovative, le accompagniamo e le supportiamo a diversi livelli, per creare realtà imprenditoriali e piattaforme che possano migliorare il dialogo fra quella che noi definiamo società delle macchine con la società delle persone. Da 2 anni con ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori) promuoviamo il premio all’innovazione che è un riconoscimento alle migliori iniziative degli innovatori italiani, al fine di promuovere le eccellenze di

carattere sociale, la ricerca scientifica e tecnologica, la formazione e la cultura, l’imprenditoria e l’innovazione digitale. Un primo semino, con grandi risultati. L’iniziativa che si svolge presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati ha raccolto il consenso e il supporto di numerose istituzioni italiane ed europee e anche quest’anno per la seconda volta ha catalizzato le attenzioni istituzionali. Ma l’innovazione tecnologica non raggiunge i suoi reali obiettivi se non è innovazione applicata. Da 10 anni la mia società, la TDI Group, si occupa di nuove tecnologie, che rendono migliore la vita delle persone. L’innovazione è fondamentale, siamo pervasi da tecnologie, ma io ho un ‘idea precisa dell’innovazione applicata, mi occupo di innovazione da 25 anni e quello che ho notato è che l’applicazione dell’innovazione fa la differenza. Per lavoro ho girato il mondo e sono rimasta davvero colpita da alcune realtà, come il Centro di Iguazù al confine tra Brasile ed Argentina, un centro di innovazione tecnologica di altissimo livello. Va specificato però che quando tenti di applicare le nuove tecnologie ti scontri con una burocrazia a volte troppo farraginosa e non sempre la finanza capisce fin dove si può arrivare. Voglio dire che se non c’è un coordinamento le tecnologie non vanno avanti, questa nostra società moderna ha molto più bisogno di system integration, abbiamo perso la capacità di vedere l’insieme, invece di cercare di agevolare i processi. Ecco io mi pongo come uno stimolo per fare in modo che il mondo della tecnologia trovi spazi di dialogo.

Quanto c’è in Italia di valido rispetto alla realtà tecnologica mondiale? C’è molto più di quello che si pensa, c’è moltissima innovazione, ma il sistema paese è davvero pesante, i nostri giovani rendono all’estero perchè trovano terreno favorevole, sia sul piano burocratico logistico che sull’accettazione di nuovi scenari.

Molti nostri ragazzi sono all’estero, cosa può fare un giornale come il nostro interagendo con le attività di Angi e Tdi Group? Abbiamo una sede a Bruxelles, protocolli

d’intesa ovunque, possiamo rivolgerci all’estero in una forma d’unione. Angi è un punto di riferimento, i nostri italiani all’estero sono ancora quegli italiani che si ricordano le sofferenze, il perché sono arrivati lì, quanto sudore hanno prodotto per raggiungere risultati che si sono poi rivelati eccellenti in molti casi. Questo ricordo è la scintilla che li fa agire, l’appello che faccio agli italiani all’estero dalle pagine di questa esperienza giornalistica è: diamoci una mano, riscopriamo questo valore d’unione, facciamo sistema, gli italiani all’estero ci possono aiutare riportandoci all’unione. Anche qualora fossimo coperti di innovazione, non ci saranno benefici alle nostre vite se non decidiamo qual è la direzione che vogliamo prendere come gruppo sociale. Con la fondazione (ZORZI Foundations) stiamo lanciando la costruzione di una smart city dove l’unione tra persone e macchine dimostra che le macchine sono un aiuto e non devono prevaricare l’esistenza umana.

Impegno in diritti umani Il nostro incontro all’interno della sede storica della LIDU - Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, ha molteplici valenze. Il primo valore è compreso nel mio grande amore per la tradizione e la storia: la Lidu onlus è la più antica organizzazione in Italia sui diritti umani ed io mi ci voglio dedicare portando innovazione nel solco della più antica tradizione di valori che restituiscono centralità all’essere umano. Anche nel mio campo d’azione lavorativa poi è necessario mettere al centro i diritti umani, per non rischiare che le macchine prendano il sopravvento sulle persone. Per la mia esperienza di vita posso davvero affermare che il buonsenso vale più di un contratto. Abbiamo bisogno di buonsenso e di maggiore responsabilità, in un mondo rispettoso dei diritti umani la parola ‘libero’ deve avere al suo fianco la parola ‘responsabilità’, e per raggiungere questo equilibrio bisogna partire da ognuno di noi, dal nostro bagaglio intimo per cambiare l’esterno. Questa associazione così antica nel tempo permette un ragionamento più strutturato rispetto all’aiuto che qualsiasi moderna associazione può dare al singolo o a singole categorie bisognose di rispetto per i loro diritti.


Paola Ghedini the future is technological innovation. T

he entrepreneurial world knows Paolo Ghedini because of the senior positions she still holds today. Vice President of the Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori, National Association of Young Innovators), the first national non-profit organization fully dedicated to the world of innovation, Managing Director of the TDI Group –Technology in Innovation founded by her and CFO of the ZORZI Foundation, an international non-profit organization that operates in scientific research on diseases linked to pathology of tumours and in culture, as well as in promoting meetings and seminars. The Foundation is committed to the search for new talents by supporting their growth and development. She is also the Executive Business Developer for many major companies active in ICT and Cyber Strategies. But all this commitment that puts her at the peak of Italy’s female presence as an excellent manager says nothing about her human side. We were lucky to meet her and to be able to have a chat in front of a coffee.

I wanted to be a humanist… Since I was a young girl I had a passion for history, traditions, for philosophy and if I had the chance to choose what to do when I grew up I can truthfully say that I would have wanted to be a psychologist or a teacher because being able to transfer the knowledge and training minds has always been a dream that is hard to make come true, a passion that is difficult to stem and to which profound dignity as well as need are still attributed, even more so in these times of deep cultural and social chaos. I come from a humble family, my parents were workers, even if of noble and ancient origins that I love deeply and admire, especially for the values that they gave me and showed with their day to day activities, respect for the sacrifice and responsibility of others to name only a few and, last but not least, care for each other. The choice of my course of study made by my mother was pragmatic and focused on a secure working future for me. I was a female and in the expectation of maternity I had to make myself independent quickly and in a

sure way. Therefore the high school she chose for me was the Accounting Institute, even if I had obviously chosen the Liceo Classico (Classical High School). I lived in Bologna until I was 36 and before moving to Rome my final working experience in the Emilia-Romagna region was that of Controller and manager of the quarterly notifications for the listing of a German multinational company on the Stock Exchange. This experience decidedly contributed to improving my training. I gave a lot in commitment and self sacrifice, managing the interests of more than 20 companies that fell under my control. But I also got back a lot in work methods and international experience. But my company did not absolutely want to extend below Florence, the last bastion of the field of action in Italy. And so in 2003 I transferred to Rome with the solid adventurous intention to start from scratch on the strength of the skills acquired over many years. During my studies and my period of, shall we say, “rising from the ranks”, I learnt that it is good to know IT in order to understand that problems bring you more than what The Italian Way

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the opportunities seemed to give you. As my Professor said, “The computer is an idiot, if you give it correct information it gives you back correct answers, if you give it wrong information it gives you wrong answers”. Because behind a machine there is always a human being, knowing is having the capacity to control, to connect and to grow.

And so, as if by magic and despite a course made of numbers and technology, Paola Ghedini’s choice and the move to Rome slowly also let the humanist Paola to emerge In ’94 I had a big accident and during the period of the treatment I approached the themes of New Age but we live in the West, we must earn our keep every day, the balance must be sought inside us and the rule of behaving well applies. Deep down I believe in karma and every day I value my experience, a patrimony that I put in the backpack on my shoulders. Life cannot be only economic interest but it is also accompanying and listening to others. There is a wave in nature instead of a cold graph with its highs and lows and this is the image I have of life. Everything we do sketches out that wave and every day allows us to look back again and treasure the experiences. But above all if we know our limits, if we know how to look inside ourselves, we can understand how to regulate ourselves and to improve ourselves.

Rome We must know our intimate side well and also the machines that we build to make life easier. And therefore I decided to go to Rome, leaving behind a secure job that had also given me significant economic satisfaction. This choice was against the trend since I was entering unknown territory. I did not make myself independent immediately. Therefore to satisfy the need to know and to deal with this I decided to work as an employee of a company in the field of healthcare which, you will understand, is one of the most insidious territories for the various instances that it represents. It was a good experience, even with the many initial hardships, in which I dealt with the first debt securitization operation for the Lazio Region. I had the opportunity to learn the dynamics, logic and reasoning, even the underlying political reasons. It was precisely here that I learnt the importance of asking without which only giving is interpreted incorrectly. It is in these passages that there is my disposition to

transform negative passages into positive ones, to make them more suitable for my inner self and therefore there is no need to ask out of selfishness but for a greater objective, to give and receive answers for the creation of the balance of energies.

Within Paola the desire to socialize the generosity and the desire to do something for and together with others always won I love comparison, I can’t do without it and also being a Pisces (a double sign) I am constantly forced to compare with my two souls, the one of command and control and then the other soul, the one of love for others, the passion of curiosity and a bit of ruthlessness in the sense of acting without prejudice. I listen, I watch, I reflect but then I need the comparison with others to reach a synthesis, to identify a new goal, to be able to find the elements of strength, beauty and wisdom that let me advance and grow. And I must say a heartfelt thank you to my team that I will not name (there are many and also spread around the world) but when they read my answers they will know that these thanks are truly important because I can be the best only thanks to them, just like I say it naturally to my parents, the deepest roots of my being. But also, reflecting wisely, I found myself having to respond to the expectations of the other person in front of me. I always tried to do this with all the experience I collected in life. I often found myself having to answer the expectations of the others in front of me and I always tried to do this with all the experience that I accumulated in my life. “Let’s form a company”, this was one of the requests I have heard many times and which I always answered with intellectual honesty: “But do you know that making a company at the start always makes you the owner of only the debt?” A company is a living being, it must be grown, understood and supported and sometimes it creates more advantages than disadvantages. You need to understand the motivations well and not evaluate only the cost or the price or the profit. What is missing is the culture of value, of the intangible. In my activities I carry out interviews with the people to be employed in my company but what I look for, more than the curriculum or the training, is the people’s ability to question themselves. Employees should always ask themselves where they are going at work, what they can do, what they can do and how to make

themselves the motor of an activity and therefore protagonists but they should not be in the condition to only look for a wage to survive but rather for a job that can stimulate growth. More than a trade union we need constructive collaboration between the entrepreneur and employee. An entrepreneur will not deprive him or herself of a good employee because he or she has invested in time, training and the expectation of improvement. Knowing how to make a group is the foundation of a company and Italy’s patrimony is given by the sum of Italy’s companies, if the patrimony of the companies grows then Italy grows. In recent years my heart bleeds whenever I see the wickedness of the management style of Italian industrial strategy which sells off to the first and not even the best bidder which plunders our intellectual and entrepreneurial heritage. We are in the middle of a technological revolution with augmented artificial reality, 3D printers, automatics translators, migratory flows and wealth increasingly concentrated in the hands of a few. Globalization cannot be the antechamber of anarchy or individualism that concedes no space for mutual growth. How will our conscience grow in the face of the spread of robots and avatars? This is why working together for the common good and with common sense is becoming even more a necessity and I do not shy away from bringing out this provocation by trying, together with others, to be an agent of contamination of good practices.


Today Paola has a company that deals with innovation The dream I had when I was only eighteen finally came true. We scout for innovative technologies and we accompany and support them at different levels in order to create entrepreneurial realities and platforms which can improve the dialogue between what we define as machine companies and people companies. For two years at Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori, National Association of Young Innovators) we have been promoting a prize for innovation that is an award for the best initiatives by Italian innovators for the purpose of promoting the excellence of a social nature, scientific research and technology, training and culture and entrepreneurship and digital innovation. This is a first seed with great results. The initiative is held in the Chamber of the Groups of the Italian Parliament’s Chamber of Deputies and has garnered the approval and support of many Italian and European institutions and this year for the second time drew the attention of the institutions. But technological innovation cannot reach its real goals if the innovation is not applied. For 10 years my company, the TDI Group, has been dealing with new technologies that improve the lives of people. Innovation is essential, we are pervaded by technology but I have a precise idea for the application of technology. I have been dealing with innovation for 25 years and what I have noticed is that the application of the innovation makes the difference. I travel around the world for my job and I have been really impressed by some realities, like the Centre in Iguazù in the border between Brazil and Argentina, a centre of technological innovation of on the highest level. However, it should be specified that when you try to apply the new technologies you clash with a bureaucracy that is too cumbersome at times and the financers do not always understand where it can reach. I mean that if there is no coordination the technologies will not go forward. Our modern society has much more need for system integration as we have lost the ability to see the whole instead of searching to facilitate the processes. Here I am a stimulus to make the world of technology find space for dialogue.

How much is valid in Italy compared to the world’s technological reality There is much more than is thought. There is a lot of innovation but the country’s system is truly heavy. Our young people make money overseas because they find favourable ground, both on the bureaucratic-logistic level and on the acceptance of new scenarios.

A lot of young people are overseas, what can a newspaper like ours do interacting with the activities by Angi and the TDI Group We have an office in Brussels, memoranda of understanding everywhere and we can go overseas in a form of union. Angi is a point of reference, our Italians overseas are still Italians who remember the suffering, why they arrived there, how much they had to sweat to achieve the results that in many cases were then revealed as excellent. This memory is the spark that makes them act. The appeal I make to the Italians overseas from the pages of this journalistic experience is to give us a hand, let’s rediscover the value of union, let’s form a system. The Italians overseas can help us by bringing us back to union. Even if we were covered by innovation there will no benefit to our lives if we do not decide the direction we want to take as a social group. With the foundation (ZORZI Foundations) we are launching

the construction of a smart city where the union between people and machines shows that the machines are a help and must not prevail over human existence.

Commitment to human rights Our meeting inside the historic offices of the Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Lidu, Italian League for Human Rights) has many values. The first value is included in my great love for tradition and history. The Lidu onlus is Italy’s oldest organization for human rights and I want to dedicate myself to it by bringing innovation in the wake of the oldest tradition of values that restore centrality to human beings. It is necessary also in my field of work to put human rights at the centre, in order not to risk that machines take over people. From my life experience I can truly state that common sense is worth more than a contract. We need common sense and greater responsibility. In a world that respects human rights the word “free” must have the word “responsibility” at its side and in order to achieve this balance we must start from each one of us, from our intimate selves in order to change externally. This association that is so old in time allows us to reason in a more structured way compared to the help that any modern association can give to an individual or to individual categories in need of respect for their rights. — Tiziana Primozich The Italian Way

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The Italian Way

Italiani inventori ed innovatori da sempre A

ffermare che il popolo Italiano è da sempre un popolo di inventori ed innovatori, difficilmente può essere smentito e di sicuro molte delle invenzioni di personaggi italiani non possono non essere considerati delle vere e proprie innovazioni, che hanno cambiato il corso della storia e posto delle fondamentali pietre miliari per lo sviluppo della civiltà. Facendo un breve viaggio nel tempo si evidenziano alcuni tra i più noti inventori ed innovatori cominciando da un eccelso personaggio di origine probabilmente siculo-greca. Quindi, nonostante le scarse documentazioni disponibili, tra i primi posti dobbiamo annoverare Archimede vissuto a Siracusa tra il 287 ed il 212 A.C. Numerosi i teoremi ed i postulati, o le regole che in vari campi, matematico, geometrico, fisico ed ingegneristico seppe enunciare e dimostrare, con applicazioni di cui ancora oggi non solo non si può non tener conto, ma che sono diventati punti di riferimento e basi di partenza in vari campi scientifici. Studi che lo portarono a vere e proprie invenzioni. Da semplici macchine da guerra come l’Architronito, una sorta di cannone a vapore, a macchine per il sollevamento dei liquidi per l’irrigazione, noto come “vite di Archimede”, per arrivare al “Planetario” uno strumento che riproduceva su una sfera la volta del cielo e un altro che prediceva il moto apparente del sole, della luna e dei pianeti. Evitando di fare un lungo elenco di inventori, facciamo un bel salto ed arriviamo a metà del 1400 per trovare un grande Italiano, Leonardo da Vinci, vissuto dal 1452 al 1519 e ritenuto forse il più grande innovatore ed inventore di tutti i tempi, che ha saputo indirizzare la ricerca verso traguardi che hanno stupito il mondo intero, di cui ancora oggi non sempre riusciamo a cogliere la completezza delle sue innovazioni.

Dai progetti innovativi di macchine volanti, l’elicottero ne è un esempio realizzato diversi secoli dopo o il paracadute, a macchine belliche, il cannone a 33 canne ne è un esempio, al modello di bicicletta, a progetti come il sottomarino e il palombaro, non realizzati allora per sua precisa volontà ritenendo, con grande lungimiranza, che gli uomini avrebbero potuto utilizzarli in maniera distruttiva. Di appena pochi anni dopo è Galileo Galilei, 1564-1642 il quale viene comunemente ricordato per l’invenzione del cannocchiale, strumento che ha rivoluzionato l’osservazione dei corpi celesti o di oggetti in grande lontananza e del pendolo, utilizzato per la misurazione del tempo. Ma tante altre invenzioni e studi caratterizzano Galileo, innovazioni di grande utilità come la bilancia idrostatica ed il compasso proporzionale. È nel 1808 a Firenze che nasce Antonio Santi Giuseppe Meucci l’inventore del telefono, chiamato Telettrofono, mai completamente riconosciutagli. Invenzione attribuita ad Alexander Graham Bell, perché giocando di anticipo la brevettò citando in giudizio Meucci che morì a New York nel 1889, e solo nel 2002 una risoluzione approvata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America ha chiesto di riconoscere il lavoro e i contributi di Meucci verso l’invenzione del telefono, pur non accreditandolo ufficialmente come inventore. È sempre di un Italiano l’invenzione che caratterizzerà per sempre la comunicazione, cancellando di fatto tutti gli ostacoli derivanti dall’utilizzo dei fili elettrici, e dando così la possibilità di poter comunicare e parlare da una parte all’altra della terra. Guglielmo Giovanni Maria Marconi, nato a Bologna nel 1874 e morto a Roma nel 1937, sviluppa il sistema di telecomunicazione a distanza

attraverso le onde radio. È il 12 dicembre 1901 che ha luogo dalla Cornovaglia la prima trasmissione di segnale in codice morse ricevuto a oltre 3.000 Km di distanza a St.Johns di Terranova, territori divisi dall’Oceano Atlantico. Invenzione che gli permise di essere insignito del Premio Nobel per la Fisica nel 1909. Se da un lato troviamo le innovazioni che sviluppavano il campo della comunicazione, dall’altro grazie allo sfruttamento dell’elettricità, si sviluppavano sempre più delle macchine chiamate computer, capaci attraverso calcoli, via via sempre più complessi, di elaborare dati a vario fine, sempre più complessi secondo dei programmi stabiliti. Fu in un incontro in America che si conobbero Adriano Olivetti e Mario Tchou, ingegnere Italiano ma di origine Cinese. Olivetti, brillantissimo ed illuminato imprenditore italiano volle ad Ivrea Tchou, nella sua importantissima azienda fondata nel 1908 dal padre Camillo, fiore all’occhiello nella ricerca e sviluppo di apparecchiature di calcolo e di macchine da scrivere. I due entrarono in contatto grazie alla presentazione del noto fisico di Enrico Fermi che ne aveva intuito la genialità. Questo importantissimo connubio diede origine ad una innovazione nel campo dei Computer, la nascita di un elaboratore “Elea 9003”, un tipo di elaboratore che per le finalità e sviluppo trovava molti interessi in campo internazionale. Il fatto che Gran Bretagna e USA spendevano parecchi soldi del finanziamento pubblico in ricerca, cosa che invece non avveniva in Italia, destava preoccupazione ed interesse verso l’Olivetti che era all’avanguardia nel mondo. La prematura scomparsa di Mario Tchou a causa di un incidente stradale, ritenuto da alcuni provocato dalla CIA e mai dimostrato, che seguiva con attenzione il lavoro della Olivetti, pose fine allo sviluppo degli elaboratori serie Elea. È certo che sia


la morte di Tchou, che in seguito quella di Adriano Olivetti, segnarono la dismissione della Olivetti elettronica, vanto del Paese Italia, sembra poi svenduta frettolosamente alla General Electric. Ma dagli anni 1960 in poi si è avuta una accelerazione di innovazioni che hanno unito le comunicazioni e l’elaborazione elettronica, fino ad arrivare a strumenti di grande diffusione ed utilizzo che non solo hanno dato agli esseri umani l’opportunità di rapida e pratica comunicazione, ma danno la possibilità di effettuare ed interagire in vari modi, sia per il controllo ed il monitoraggio degli stessi, che per le primarie funzioni vitali o per l’individuazione di luoghi per mettersi in sicurezza. Funzione divenute nel mondo talmente numerose, diversi milioni e di così largo uso che superano i 130 miliardi (fonte aggiornata al 2016), chiamate APP. Anche in questo campo gli italiani sono tra i principali innovatori ed inventori, non a caso proprio a fine dello scorso anno 2019, sono stati numerosi gli italiani che per l’importanza delle applicazioni sviluppate, hanno ricevuto brillanti riconoscimenti e premi. Non in ordine di importanza, ma solamente in ordine alfabetico, evidenziamo tre italiani che con le loro APP hanno veramente dato un grosso contributo, innovando e sviluppando quella tecnologia oramai diffusa, nell’interesse dell’essere umano e non come spesso avviene nell’interesse esclusivo dell’economia, come sembra oggi esser tutto orientato, anche l’innovazione. È il Professore Raffaele Ciavarella, personaggio eclettico con alta capacità di adattamento, musicista, fisico, con grande esperienza industriale casuale, ma, indicativo, per 18 anni ha lavorato presso l’Olivetti, quella fantastica azienda Italiana di cui abbiamo avuto modo di esaminare un’aspetto. Oggi è docente e ricercatore Italiano presso la prestigiosa università francese la Sorbona di Parigi. È lui che ha messo in cantiere con la sua società, avviandone una Startup, un sistema nel campo della robotica, che sfrutta l’intelligenza artificiale di sistemi complessi per il monitoraggio della salute delle persone, attraverso un braccialetto. Startup che sta portando avanti grazie a ricercatori ed investitori italiani ed esteri, in perfetto allineamento con quelli che sono i principi della Università francese che prevede ricerca, produttività ed insegnamento. Una App estremamente importante, che prevede bassi costi, ma un mirato e costante monitoraggio delle funzioni vitali dell’essere umano, in modo da prevenire numerose patologie anche gravi che poi potrebbero gravare sul sistema sanitario nazionale, così da salvare la vita umana e contemporaneamente ridurre le spese di gestione della patologia. Un’altra innovazione sempre nell’ambito

della intelligenza artificiale, quindi un’altra App, è quella dell’imprenditore Simone Pratesi che interviene nella sicurezza per il riconoscimento dell’identità della persona, attraverso il riconoscimento dell’identità facciale, ma senza creare database. Una delle principali difficoltà per utilizzare il riconoscimento facciale, sia in Italia che in Europa, è la normativa sui dati sensibili, la foto è ovviamente un dato sensibile perché identifica la persona. Il sistema innovativo del Pratesi, fa si che non esista un database quindi un archivio, ma si possa riconoscere l’individuo attraverso punti precisi del volto, che ne individuano e ne certificano l’assoluta identità senza avere dati sensibili da trattare. Una vera rivoluzione che permette di certificare la persona nel pieno rispetto della normativa sul trattamento dati, non essendovi dati sensibili allo scoperto. Con questo sistema la società facente capo al Pratesi ha vinto al Ministero degli Interni un importante concorso, premettendo alle Forze dell’Ordine di eseguire dei controlli in assoluta sicurezza. Il sistema è in continua evoluzione e vedrà ulteriori applicazioni anche in altre più comuni funzioni, al punto da tutelare il consumatore, che non dovrà più ricorrere a password o sistemi complicati di riconoscimento anche per gli stessi acquisti elettronici, sistemi che spesso vengono clonati, ma che attraverso il riconoscimento facciale, nel pieno rispetto delle leggi vigenti, in assoluta sicurezza potranno essere effettuati. Un’altra innovazione Italiana, importantissima perché da la possibilità di salvare tantissime vite umane è l’App che le sorelle Troncone, Carmen ingegnere e Lorella geologo, hanno messo a punto e sviluppato per cercare il più vicino luogo sicuro in caso di calamità naturali. In Italia, tra dissesto idrogeologico, terremoti e quant’altro, l’utilizzo di una tale applicazione è certamente necessaria e di facile utilità. I protocolli di protezione civile spesso individuano percorsi e luoghi che non sono conosciuti da tutti e anche se conosciuti, impongono una razionalità ed una lucidità che non tutti riescono ad avere in caso di improvvisa calamità, come durante un terremoto o una improvvisa inondazione. Il telefonino, o smartphone è uno strumento che oramai è diventato di uso talmente

Simone Pratesi

indispensabile che in casi d’emergenza è tra le prime cose, se non la prima cosa, che si prende in mano prima di una precipitosa fuga per mettersi in salvo. E così l’applicazione precedentemente scaricata e messa in funzione, da la possibilità all’utilizzatore di recarsi subito in un luogo sicuro, il nome dell’App è “Luogo Sicuro”. Quante scoperte, quante invenzioni, quante innovazioni hanno compiuto gli Italiani senza considerare i grandi viaggiatori che anch’essi hanno contribuito all’arricchimento culturale dell’umanità. Marco Polo, che con i suoi viaggi portò numerose innovazioni dai paesi orientali sviluppando così cultura e civiltà diverse da quelle fin allora conosciute. O che dire di Cristoforo Colombo, che scoprì l’America, pur credendo di aver raggiunto le coste indiane? Il contemporaneo di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci fu un altro innovatore che contribuì con le sue spedizioni alla conoscenza delle terre emerse. Italiani, pur racchiusi all’interno del Mar Mediterraneo, con grande impegno hanno saputo contribuire in vario modo allo sviluppo dell’umanità. Ancora oggi, presenti in tutto il mondo pur non avendo l’anima dei colonizzatori, sono degli innovatori e riscuotono il doveroso e giusto successo in tutti quei campi dove si cimentano.

Ettore Lembo The Italian Way

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The Italian Way

Italians have always been

inventors and innovators. S

tating that the Italian people has always been a population of inventors and innovators is hard to deny and many of the inventions by Italians can surely be considered real innovations that changed the course of history and placed fundamental milestones for the development of civilization. Some of our most famous inventors and innovators can be highlighted by taking a short trip through time, starting with an excellent person who was probably of Sicilian-Greek origin. Therefore, despite the scarce documentation available, we must place Archimedes who lived in Syracuse between 287 and 212 BC amongst the top places.

would have used them in a destructive way. Only a few short years later there was Galileo Galilei, 1564-1642 who in commonly remembered as the inventor of the telescope, an instrument that revolutionized the observation of heavenly bodies and of objects at a great distance and the pendulum used for measuring time. But many other inventions and studies characterized Galileo, innovations of great

There were many theories and hypotheses or the rules that in many fields, mathematical, geometrical, physical and engineering that he knew how to state and demonstrate with applications that we cannot fail to take into account today and that have become points of reference and starting points in various scientific fields. These studies that took him to real inventions. From simple machines of war suck as the Architronico, a sort of steam canon, a machine for raising water known as the “Archimedes screw”, up to the Planetarium, a tool that reproduced the vault of heaven on a sphere and another that predicted the apparent movement of the sun, moon and the planets. Avoiding a long list of inventors, let us take a great leap to the middle of the 15th century to find a great Italian, Leonardo da Vinci who lived between 1452 and 1519 and believed to be one of the greatest inventors and innovators of all time who knew how to address research towards goals that amazed the whole world and of which today we still do not always manage to grasp the totality of his innovations. From innovative designs for flying machines, the helicopter is an example created a number of centuries later and the parachute, to war machines, the 33 barrel canon is one example, a model for a bicycle, designs such as submarines and the diving suit which were not created at the time due to his exact desire since he believed with great foresight that men

Prof. Raffaele Ciavarella

use such as the hydrostatic balance and the proportional compass. And in 1808 Antonio Meucci was born in Florence, the inventor of the telephone, called the Telettrofono that was never fully accredited to him. The invention was attributed to Alexander Graham Bell because he played in advance by patenting the invention and suing Meucci who died in New York in 1882. Only in 2002 a resolution approved by the House of Representatives of the United States of America asked that Meucci’s work and contributions towards the telephone be

recognized, even if it did not officially credit him as the inventor. The invention that characterized forever communications and which in fact removed all the obstacles that came from the use of electrical wires and so gave the possibility to be able to communicate and to speak from one part of the world to another is always Italian. Guglielmo Giovanni Maria Marconi who was born in Bologna in 1874 and died in Rome in 1937 developed the system of long distance communication through radio waves. The first radio transmission took place in Cornwall on December 22th, 1901 with a signal in Morse code that was received more than 3,000 km away in St. John’s in Newfoundland, territories divided by the Atlantic Ocean. This invention allowed him to be awarded the Nobel Prize in Physics in 1909. If on the one hand we find the innovations that developed the field of communications and on the other, thanks to the exploitation of electricity, the machines known as computers, which through calculation are becoming increasingly complicated and can elaborate data for various purposes, are developing more and more. Adriano Olivetti and Italian engineer of Chinese origin Mario Tchou met in America. Olivetti, the very brilliant and illuminated Italian entrepreneur, wanted Tchou in the very important factory in Ivrea that had been founded by his father Camillo which was the flagship of calculating machines and typewriters. The two men had come into contact thanks to the introduction by the famous physicist Enrico Fermi who had sensed his genius. This very important combination gave rise to an innovation in the field of Computers, the birth of the “Elea 9003” mainframe computer. This was a type of mainframe that for the purposes and development found a lot of interest around the world. The fact that Great Britain and the USA spent a lot of public funding of research, which did not happen in Italy, aroused concern and interest in Olivetti, the world


recognition systems, also for electronic purchases which are systems that are often cloned, but through facial recognition that fully complies with current law and will be carried out in absolute security.

Carmen Troncone

leader at the time. Mario Tchou’s premature death in a road accident, believed by some to have been provoked by the CIA and never proven, who followed carefully Olivetti’s work put an end to the Elea series of computers. It is certain that Tchou’s death and later that of Adriano Olivetti marked the dismantling of Olivetti electronics, the pride of Italy which it seems was then hastily sold to General Electric. But since the 1960s there has been an acceleration in innovations that has brought together communications and electronic processing up to tools that are widely distributed and used that give human beings not only the opportunity for fast and practical communications but give the opportunity to carry out and interact on various ways, both for the control and monitoring of the same, of the main vital functions or for the identification of places of safety. There are functions that have become so many in the world, many millions and so widely used that they amount to more than 130 billion (source as of 2016), they are called APPs. And in this field too Italians are some of the main innovators and inventors. It is no coincidence that at the end of 2019 many Italians received great rewards and prizes due to the importance of the applications they developed. Not in order of importance but solely alphabetically, we highlight three Italians who with their Apps have really given a great contribution by innovating and developing that now widespread technology, in the interest of human beings and not, as often occurs today, even in innovation, aimed exclusively at economic interest. One is Professor Raffaele Ciavarella, an eclectic person with a high capacity of adaptation, a musician and physicist with great casual but indicative industrial experience, having worked for 18 years at Olivetti, that fantastic Italian company that we have already examined. Today he is a lecturer and researcher at the Paris’ prestigious Sorbonne University.

Lorella Troncone

He initiated a Start-UP with his company, to put into operation a system of Robotics that takes advantage of the artificial intelligence of complex systems for monitoring people’s health with a bracelet. This Start-Up is growing thanks to the Italian and foreign researchers and investors who are perfectly in line with the principles of the French University that requires research, productivity and teaching. This is an extremely important App that requires low costs but a targeted and constant monitoring of the vital functions of the human being so as to prevent many diseases, also serious, that could than burden the national health system and so save human lives and at the same time reduce the management costs of the diseases. Another invention, again in the field of artificial intelligence, and therefore another App, is that of the entrepreneur Simone Pratesi that intervenes in the security of the identification of a person through facial recognition but without creating a database. One of the main problems for the use of facial recognition in Italy and in Europe is the regulations for sensitive data. Photos are obviously sensitive data because they identify people. Pratesi’s innovative system ensures that there is no database and therefore no archive, but it can identify the individual though precise points of the face that identify and certify the absolute identity without having sensitive data to process. This is a real revolution that allows the certification of the person while fully respecting the regulations on the processing of data as there is no sensitive data in the open. With this system the company led by Pratesi won a major contract from the Interior ministry that allows the law enforcement agencies to carry out the checks in absolute security. The system is in continual development and will see further applications also in other more common functions, to the point of protecting the consumer who will not require a password or complicated

Another Italian innovation that is very important because it gives the possibility to save many human lives is the App of the Troncone sisters, the engineer Carmen and Lorella a geologist, that they fine-tuned and developed to find the nearest safe place in the case of natural disasters. In Italy, between hydro geological instability, earthquakes and so on, the use of such an application is certainly necessary and easy to use. Civil protection protocols often identify routes and places that are not known to everybody and, even if known, impose a rationality and lucidity that not everyone manages to have in the case of a sudden calamity, such as during an earthquake or unexpected flooding. The mobile phone or Smartphone is a tool that has now become so indispensable that in cases of emergency it is one of the first things, if not the first thing, that people pick up before rushing to find safety. And so this application, that had been previously downloaded and put into operation, gives the user the opportunity to immediately go to a safe place. The name of the Apps is “Luogo Sicuro” (Safe Place). How many discoveries, how many inventions, how many innovations have been carried out by Italians without considering the great travellers who also contributed to enriching Humanity culturally? With his travels Marco Polo brought many innovations from the Orient and in this way developed culture and civilization different from those known before then. And what do we say about Christopher Columbus who discovered America, even if he believed he reached the shores of India? Christopher Columbus’ contemporary, Amerigo Vespucci, was another innovator who contributed to the knowledge of the emerging lands with his expeditions. With great commitment Italians, even if enclosed within the Mediterranean, knew how to contribute in various ways to the development of Mankind. Today there are many people around the world who, even if they do not have the soul of colonizers, are innovators who enjoy the right and proper success in all the fields where they try their hand.

Ettore Lembo

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Quando in Calabria la sanità era un’eccellenza. L’esempio della Clinica Teti. autore del testo italiano Germanico Austa

N

ei giorni in cui il governo nazionale italiano ha commissariato i servizi sanitari di Reggio Calabria a causa di infiltrazioni della ‘Ndrangheta, il gruppo criminale organizzato, ricordiamo che non è sempre stato così nella tormentata regione Calabria. Un caso del passato ci mostra che le persone della regione sono in grado di svolgere servizi eccezionali, inclusa la salute. Quindi dobbiamo chiederci seriamente cosa noi, come paese, a cominciare dagli stessi Calabresi, dobbiamo fare per ripristinare dignità e servizi in quelle parti d’Italia dove gruppi organizzati come la ‘ndrangheta, la camorra e le altre organizzazioni criminali riescono ancora a dettare regole. Nativo di Sant’Onofrio, il dottor Raffaele Teti, laureatosi in medicina e chirurgia all’Università di Roma, specializzatosi poi in chirurgia generale ed oculistica all’Università di Catania, fondò nel paese natale, allora provincia di Catanzaro, un ospedale destinato a diventare un polo sanitario di eccellenza a livello nazionale, la Clinica che porta il suo nome, aperta nel 1914. In seguito lo stesso medico fonderà anche a Nicastro un’analoga casa di cura. Fino al 1870 faceva funzione di

ospedale a Monteleone Calabro (oggi detta Vibo Valentia, il centro più vicino) solo il Convento dei pp. Carmelitani, fondato nel XVI secolo. La novità per quanto riguarda la Calabria fu il polo per l’impiego, sia in senso diagnostico che in senso terapeutico, dei raggi X. Se si pensa l’importanza di questo fatto occorre sapere che, a titolo sperimentale, la radioterapia esiste solo dal 1896 e già solo venticinque anni dopo i primi esperimenti, la Rivista di Chirurgia fondata dal Teti, illustrava con un’interessante dissertazione l’efficacia di quella che oggi chiamiamo roentgenterapia mostrando le caratteristiche del gabinetto radio della Casa di salute Teti e dei suoi macchinari. Una caratteristica non trascurabile è, come il Teti osserva, che la radioterapia sia uno “sviluppo” ulteriore delle tecniche di elettrogalvano-terapia con cui, inizialmente, venivano curate alcune patologie come la “sciatica”. In questo caso un pioniere, giacché anche oggi si preferisce curare la sciatalgia con i raggi X. La Clinica Teti non era sempre operativa tutto l’anno; apprendiamo che, agli esordi, il dott. Teti, chiudeva per ben due mesi all’anno, allo scopo di recarsi a Roma e

all’estero, specialmente in Svizzera, per approfondire meglio le sue conoscenze e per reperire infermieri in grado di aiutarlo con competenza in sala operatoria. Soffermiamoci, per brevità, su questo prontuario dei prezzi che, si badi bene, è stato stampato solamente sette anni dopo l’apertura della clinica e su cui leggiamo le rette percepite a persona al giorno, a seconda della classe. 25, 20 e 16 lire. Era un prezzo abbordabile nel 1921, anno della pubblicazione? Oggi, un ricovero presso una clinica privata non convenzionata, può costare dalle 250 alle 300 euro al giorno e nel 1921 non esisteva alcun tipo di convenzione. Ma oggi, generalmente, quasi tutte le case di cura private offrono prestazioni e ricoveri senza alcun tipo di costo in più rispetto a quanto richiesto dal servizio sanitario nazionale. Nel 1921 il 52% della popolazione italiana era impiegato nell’agricoltura in condizioni di subordinazione e di analfabetismo (in Calabria 61%) e guadagnava 60 centesimi l’ora (7,20 lire al giorno, 6 in Calabria). 300 lire al mese (10 al giorno) era la paga di un operaio non specializzato. Un impiegato guadagnava 650 lire al mese ed un


professore aveva uno stipendio di 850 lire. Considerato che le rette di ricovero non comprendevano le prestazioni specialistiche (diagnostiche e terapeutiche) era una bella somma da sborsare. Alcuni prezzi del 1921: un giornale quotidiano costava 50 centesimi, un pacchetto di sigarette nazionali, lire 1,70 ma le sigarette si potevano anche comprare a 10 centesimi l’una. Per un pranzo in ristorante occorrevano almeno 5 lire a persona. Andando avanti balza subito agli occhi il costo dei servizi principali: quelli del gabinetto radiologico. Una radiografia costa da 80 a 200 lire e lo studio radioscopico del tubo digerente da 150 a 250 lire. Oggi, il progresso, ha permesso di abbassare notevolmente il costo di una radiografia. Una semplice lastra non costa più di 60 euro ma a quei tempi era una cosa eccezionale e, ancora oggi, una radiografia del tubo digerente viene a costare anche 180/190 euro, quindi più del doppio adesso, rispetto alla lastra.

Il motivo è che l’esame diagnostico di esofago, stomaco e duodeno richiede più tempo rispetto a una normale radiografia ed un’esposizione più lunga ai raggi, dei cui rischi siamo più edotti.

chiunque si sentirebbe immensamente più tranquillo a farsi addormentare ed asportare un cancro in un ospedale attrezzato, figuriamoci se non si possiede nemmeno un mezzo proprio di trasporto.

Infine il tariffario comprende i costi delle analisi del sangue, delle urine e degli altri secreti (da notare “degli sputi per la tubercolosi”, oggi si dice meno poeticamente “espettorato”). Infine ultima curiosità: benché la Casa di salute disponesse di un’ottima sala operatoria dove venivano eseguiti tutti i tipi di interventi : dermatologici (asportazione di “foruncoli” e “favi” e “flemoni” ossia cisti e tumori superficiali del collo e della nuca), tonsilliti, ascessi, mastoiditi, osteomieliti, appendiciti, emorroidi, fistole, idrocele, tumori vari, endometriti, ipertrofia della prostata, calcolosi epatica, renale e vescicale e peritonite tubercolare, i pazienti dell’epoca potevano chiedere, se lo desiderassero di… essere operati a casa, magari anche trasportati a casa propria per l’intervento, con un’automobile! Oggi

Ma l’Italia usciva da poco da una guerra spaventosa… erano altri tempi! Non deve sorprendere, infine, che l’assistenza sia “fatta da signorine diplomate infermiere presso il Policlinico di Roma”: è solo di recente (1971) che la professione di infermiere è aperta anche agli uomini e le scuole professionali sono capillarmente diffuse in tutto il territorio nazionale. La clinica santonofrese era ancora in funzione negli anni cinquanta del secolo scorso, quando vi furono portati i feriti del disastro ferroviario di Pizzo, del novembre 1951, prova che ormai da anni svolgeva funzioni di un ospedale pubblico. La Casa di salute Teti cesserà di essere operativa nel 1962.

When health in Calabria was national Excellence:

Clinica Teti — Gianni Pezzano

In the days after Italy’s national government forced the closure of the company running Reggio Calabria’s health services due to infiltration by the ‘Ndrangheta, the local organized crime group, let us remember that is was not always so in the troubled region of Calabria. One case from the past shows us that the people of the region are capable of performing outstanding services including health. So we must seriously ask ourselves what we as a country, beginning with the Calabresi themselves, must do to restore dignity and services in those parts of Italy where organized groups such as the ‘Ndrangheta, Camorra and the other criminal organizations still manage to dictate the rules.

Doctor calabrese and new technology

Born in the town of Sant’Onofrio in what is now the province of Vibo Valentia in Calabria, Doctor Raffaele Teti who graduated in medicine and surgery at Rome University and then specialized in general surgery and Ophthalmology at Catania University founded in his hometown, then in the province of Catanzaro, a hospital destined to become a health hub of excellence nationally. The clinic that bore his name opened in 1914.Subsequently the doctor also established a similar health centre at Nicastro. Up to 1870 in Monteleone (the closest city and now called Vivo Valentia) only the Convent of the Carmelites founded in the 16th century operated as a hospital. The novelty as far as Calabria was concerned was that it was the first place to use X-rays diagnostically and therapeutically. The understand the importance of this fact it must be remembered that experimentally X-ray therapy existed only since 1896 and only 25 years after the first experiments the magazine of surgery founded by Teti illustrated with an interesting presentation the efficiency of what is now called roentgen therapy that showed the use of the X-ray cabinet in Teti’s health centre and its equipment.

— Luigi Teti

The characteristic that must not be neglected was how, as Teti observed, X-ray therapy was a further “development” of the technique of electrogalvanic therapy with which some diseases such as “sciatica” were initially cured. In this case The Italian Way

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The Italian Way

— Raffaele Teti

he was a pioneer since today we still prefer curing sciatica with X-rays.

Study and prices

The Teti Clinic did not operate year round as we learnt that, in the beginning, Dr. Teti closed for a good two months a year to go to Rome and overseas, especially in Switzerland, to further his knowledge and to find staff who were able to help him competently in the operating theatre. Let us pause briefly on the price list that was printed only seven years after the opening of the clinic in which we read the prices paid per person of 25, 20 and 16 lire per day depending on the class. Was it an affordable price in 1921, the year of publication? Today admission into an unaffiliated private clinic can cost from 250 to 300 Euros per day and in 1921 there was no type of affiliation. But generally today nearly all the private clinics offer services and admission with no extra cost compared to what is asked by the National Health Service. In 1921 52% of Italy’s population was employed in agriculture in conditions of subordination and illiteracy (61% in Calabria) and they earned 50 cents per hour (7.20 lire a day, 6 lire in Calabria). 300 lire (1° lira per day) was the monthly wage of a non specialized labourer. An employee earned 650 lire a month and a teacher had a monthly wage of 850 lire. Considering that the daily price of admission did not include the specialist diagnostic and therapeutic services it was

a big sum to pay. Some prices in 1921 were: a daily newspaper cost 50 cents, a packet of cigarettes cost 1.70 lire but cigarettes could be bought for 10 cents each. Lunch at a restaurant needed at least 5 lire per person. As we read on the prices of the main services spring to mind: those of the X-rays. An X-ray cost 80 – 200 lire and the radioscopic study of the digestive track from 150 to 250 lire. Today progress has let us lower the prices of radiography significantly. A simplex-ray costs 60 Euros but in those days the price was exceptional and, again today, a radiography of the digestive tract can also cost 180/190 Euros, therefore more than double compared to the X-ray. The reason is that the diagnostic examination of the oesophagus, stomach and duodenum require more time than a normal X-ray and longer exposure to the rays with the risks of which we are more aware. Finally, the price list includes the costs of the blood urine and other secretions. Note the “spits for tuberculosis”, which today are less poetically called “sputum”.

Home and nurses

Finally there is another curiosity. Although the clinic had an excellent operating theatre where many types of surgery were performed: dermatological, (removal of pimples and “favi” and “phlemmons”, in other words superficial cysts and tumours from the neck and nape) tonsillitis, abscesses, mastoiditis, osetomyelitis,

appendicitis, haemorrhoids, fistulas, various tumours, endomitritis, prostrate hypertrophy, renal and bladder stones, tuberculosis peritonitis, the patients at the time could ask if they…. could have the surgery at home, possibly even transported home for the surgery by car! Today anyone would feel immensely calmer to fall asleep and have a cancer removed in a fully equipped hospital, let alone even if they did not even have their own means of transport. But Italy had just come out of a frightening war… these were other times! Finally, it must not surprise us that the assistance was “made young ladies nursing graduates of the Rome Polyclinic” and only recently in 1971 the profession was opened to young men as well and the professional schools are widely spread all over the country. The Sant’Onofrio clinic was still functioning in the 1950s of the last century when the injured passengers of the November Pizzo rail disaster were brought there, which proves that the clinic operated as a public hospital for years. The Teti health clinic ceased operations in 1962. Gruppo Facebook VIBO VALENTIA nella sua Storia autore del testo italiano Germanico Austa traduzione a cura di Gianni Pezzano


© Klodiana Kuca

Il messaggio del

Vittoriano “Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani” è una delle frasi più citate in Italia da quando Massimo D’Azeglio la pronunciò dopo la formazione del Regno d’Italia nel 1861. Questa frase rimane tutt’ora attuale con le continue discussioni sull’identità nazionale e infatti, uno dei monumenti più conosciuti a Roma che vediamo nella foto in testa all’articolo è un tentativo importante per dare una risposta valida al quesito suscitato da quelle parole. L’Altare della Patria, chiamato anche il Vittoriano, è dedicato alla memoria di Vittorio Emanuele II che fu il primo re del regno ed era uno dei promotori delle campagne che portarono alla formazione del nuovo regno. E nel ricordare il Re dobbiamo anche ricordare gli uomini che furono il cuore e il cervello del Risorgimento come anche il braccio che portava la spada, che condusse la campagna militare che unì una grande parte della penisola nel 1861. In ordine sono Giuseppe Mazzini, il conte Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi, però nessuno di loro aveva pensato a cosa voleva davvero significare essere “italiani”. Come scrisse D’Azeglio, il lavoro vero doveva essere quello di formare i cittadini di un paese che non era mai esistito e che il celebre statista austriaco Klemens von Metternich aveva definito con disprezzo, in una lettera del 1847 all’ambasciatore

del suo Impero a Parigi, “L’Italia è un’espressione geografica, ..., ma che non ha valore politico”. Un valore politico che poteva e doveva venire soltanto dalla formazione dei cittadini italiani. Il Vittoriano fu costruito per l’Esposizione (l’odierna Expo) a Roma e Torino del 1911 organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unificazione del paese. Ovviamente la grande statua equestre di Vittorio Emmanuele II era il punto centrale di un monumento che ancora oggi colpisce tutti turisti che si recano a Roma. Oggigiorno molti di questi turisti, come i romani stessi, ci vanno per mostre d’arte e per esposizioni di vario genere, ma un avvenimento storico che nessuno dei suoi ideatori poteva immaginare quando iniziarono a progettarlo, diede il punto più essenziale e anche tragico che lo fece diventare il centro dell’anima nazionale nelle occasioni più solenni. Quattro anni dopo la sua inaugurazione l’Italia entrò in quel che sarà poi chiamata la “Grande Guerra” in cui morirono quasi settecentomila connazionali e molti di più furono feriti e/o rimasti invalidi. Dopo questa carneficina il governo italiano decise di commemorare questi caduti facendo diventare l’Altare della Patria anche il luogo di sepoltura del Milite Ignoto, un soldato italiano rimasto non

Gianni Pezzano

identificabile dopo una battaglia. Il soldato nel monumento fu scelto dalla madre di un altro soldato mai tornato a casa e mai identificato. Anche questa madre sarà onorata dal paese in riconoscimento di tutte le madri che diedero i figli al paese. Tristemente, molti dei turisti che fanno il giro del Vittoriano e magari, cercano di distrarre o di fare foto con i soldati che rendono onore al loro predecessore caduto, non si rendono conto del compito vero di quei giovani in divisa. Perciò abbiamo l’obbligo di fare capire che, come molti monumenti nel Bel Paese, il Vittoriano non è una semplice meta turistica, ma incarna un aspetto doloroso del nostro passato ed è segno d’onore non solo di chi ha svolto un ruolo essenziale per la formazione del nostro paese, ma è anche un luogo di memoria di un paese che non deve mai dimenticare chi cadde in difesa del proprio paese. Per questo motivo abbiamo l’obbligo di ricordare ai discendenti di emigrati italiani nel mondo che si trovano a Roma che quel monumento è una parte importante del loro patrimonio personale, storico e culturale. Inoltre, come paese, abbiamo il dovere di guardare il Vittoriano e capire per intero la frase di D’Azeglio che il monumento doveva affrontare e finalmente capire chi siamo in fondo noi italiani. Abbiamo aspettato fin troppo tempo ed è ora che lo facciamo. The Italian Way

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The Italian Way

The message of the

Vittoriano “We have made Italy, now we have to make the Italians” attributed to Massimo D’Azeglio has been one of Italy’s most quoted phrases since the formation of the Kingdom of Italy in 1861. This phrase is still very actual with the continual discussions on national Identity and in fact one of Rome’s most recognizable monuments that we see in the photo at the head of the article was a major attempt to give a valid answer to the question raised by those words. The Altare della Patria (Altar of the Fatherland), also called the Vittoriano, was dedicated to the memory of King Vittorio Emanuele II who was the country’s first king as well as one of the promoters of the campaigns that led to the formation of the new kingdom. And in remembering the King we must also remember the men who were the heart and brain of the Risorgimento, the name given to the process that led to the Unification of the peninsula into a single country, as well and the arm that wielded the sword that led the military campaign that united a large part of the peninsula in 1861. In order they are Giuseppe Mazzini, Count Camillo Benso di Cavour and Giuseppe Garibaldi, however, none of them thought about what it truly meant to be “Italians”. As D’Azeglio wrote, the true task had to be that of shaping the citizens of a country that had never existed and which the famous Austrian statesman Klemens von

Metternich had defined with contempt “Italy is a geographic expression..., but has no political value”. Political value that could, and should, come from the shaping of Italy’s citizens. The Vittoriano was built for the 1911 Exposition (today’s Expo) in Rome and Turin that was organized to commemorate the fiftieth anniversary of the country’s Unification. Obviously the large equestrian statue of Vittorio Emanuele II was the central point of a monument that still strikes all the tourists who come to Rome in the present day. Today many of these tourists, like the Romans themselves, go there for art displays and for various types of exhibitions but a historic event that none of its designers could imagine when they started the project gave the most important and also tragic point that led to it becoming the centre of the nation’s soul in the most solemn occasions. Four years after its inauguration Italy entered what would become known as the “Great War” in which nearly seven hundred countrymen died and many more were wounded and/or made disabled. After this bloodbath the Italian government decided to commemorate the fallen by also making the Vittoriano the tomb for the Milite Ignoto (Unknown Soldier), an Italian soldier who could not be identified after a battle. The soldier buried in the monument was chosen by the mother of a soldier

who never returned and whose body was never identified. The mother would also be honoured by the country in recognition of all the mothers who gave their sons to the country. Sadly, many of the tourists who walk around the Vittoriano, and maybe try to distract or take selfies with the soldiers who honour their fallen predecessor, do not realize the real task of those young men and women in uniform. Therefore we have a duty to make it clear that, like many monuments in Italy, the Vittoriano is not a simple tourist destination but embodies a painful aspect of our past and it is a symbol of honour not only of those who played a central role in the unification of their country but is also as a place of memory for the nation which must never forget those who fell in defence of their country. For this reason we have a duty to remind the descendants of Italian migrants around the world who are in Rome that the monument is an important part of their personal, historic and cultural heritage Furthermore, as a country we have a duty to look at the Vittoriano and to fully understand D’Azeglio’s phrase that the monument had to take on and we must finally understand who we Italians basically are. We have waited far too long and it is time we did so. — Gianni Pezzano


La Lunga strada di

Giuseppe Cossari S

ono nato il 1 gennaio 1947 a Borgia, in Calabria.

Nel 1952 mio padre decise di emigrare in Australia a causa della mancanza di opportunità di lavoro nell’Italia del dopoguerra. Dopo tre anni riuscì a risparmiare abbastanza da permetterci di migrare in Australia, e ci fece arrivare a Sydney nel gennaio del 1956. Mio padre trovò lavoro lì con un’azienda produttrice di veicoli. Con i salari bassi divenne impossibile sostenere la famiglia. Decise di trasferirsi nel North Queensland per lavorare nell’industria della canna da zucchero come tagliatore di canna. Questo lavoro manuale è stato estremamente duro, perché comportava il taglio fisico della canna da zucchero e il caricamento della canna tagliata sui camion ferroviari (pochissima meccanizzazione nei primi giorni). Ho avuto la fortuna di essere presente all’inaugurazione del Cane Cutter Monument sulle rive del fiume Johnstone a Innisfail, un riconoscimento per i tagliatori di canna da zucchero italiani nel Queensland. Verso la metà degli anni sessanta mio padre decise che ci allontanassimo dal

Queensland perché il lavoro era troppo faticoso per lui. Ci siamo trasferiti in un luogo chiamato Tatura, una zona di frutticoltura nel centro del Victoria, per migliori opportunità di lavoro. Negli anni successivi siamo stati in grado di acquisire un frutteto, Shamrock, in collaborazione con Silberstein, una persona di origini ebree molto simpatica. Alla fine abbiamo acquisito l’intera proprietà. Per la prima volta, abbiamo posseduto proprietà nel nostro Paese d’adozione. Sapevamo allora che l’Australia sarebbe stata per sempre la nostra casa. La proprietà rimase nostra fino alla morte di mio padre. Da parte mia, come la maggior parte dei giovani dell’epoca, ho iniziato a fare molti lavori diversi, dalla raccolta della frutta, alla raccolta del tabacco, al lavoro in fabbrica. A un certo punto sono andato in un posto chiamato Wee Waa, nel centro del Nuovo Galles del Sud. Ricordo di aver lavorato la terra in un campo enorme dove ci voleva un giorno e mezzo per fare un giro della proprietà. Il proprietario veniva a prendermi con una jeep alla fine della giornata. Ricordo di aver dormito in una casa senza porte e serpenti che strisciavano per terra.

Giuseppe Cossari

L’ho fatto per un breve periodo. In uno di quei viaggi ho incontrato mia moglie Rosa Valeo a Sydney, che per inciso è nata anche a Borgia ed è la mia compagna da 50 anni. Abbiamo 2 ragazzi adorabili, Benito e Giuseppe. Nel 1972 mi sono trasferito in un sobborgo chiamato Ringwood, nel Victoria, dove sono diventato partner, con i miei fratelli, in un ristorante italiano chiamato Cossari Pizza. È a questo punto che sono stato attivamente coinvolto nella politica e nelle organizzazioni locali come la Camera di Commercio e la comunità italiana locale, che mi ha fatto pressioni per coinvolgemi nel governo locale, poiché l’area non aveva rappresentanza italiana. L’ho fatto e sono stato eletto, ottenendo infine la posizione di sindaco della città chiamata Maroondah. Fu qui che mi resi conto della necessità di una rappresentanza italiana nel governo locale. Ho creato un gruppo chiamato Rete di Sindaci e Consiglieri italiani (NIMAC). Nel mio secondo mandato, la presenza italiana nel governo locale nel Victoria rappresentava il 45% della popolazione The Italian Way

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del Victoria. Questi numeri sono stati mantenuti fino a poco tempo fa. Tutto ha iniziato a crollare quando mi sono dimesso dal Consiglio locale. Durante la mia permanenza nel governo locale, sono stato eletto in un altro comune chiamato Knox City Council. Una città di 155.000 residenti con un budget annuale di circa $ 163 milioni. Ho ricoperto posizioni di rilievo, come la rappresentanza dei Comuni negli affari multiculturali, commissioni di bilancio, infrastrutture, strade, attività commerciali, pianificazione, promozione della partecipazione italiana al governo locale, responsabile della creazione del club italiano della regione orientale a Maroondah, riunendo 20 nazionalità per celebrare la diversità, presidente della Camera di commercio locale. A Maroondah ho fatto pressioni per una piazza in stile italiano che si è concretizzata negli ultimi due anni. Nei comuni sopra elencati, la maggior parte dei residenti non è di origine italiana. Sono stato il primo non australiano eletto al governo locale nella periferia est di Melbourne. Ho capito presto che l’Australia aveva un’enorme popolazione di migranti italiani sottorappresentati in vari settori della società. Eravamo sottomessi. Come immigrati, l’obiettivo principale della maggior parte era il lavoro, una casa propria, mandare i bambini a scuola per avere un’istruzione. Siamo stati discriminati, come la maggior parte degli immigrati. Abbiamo accettato questo come uno stile di vita. Oggi, nel ventunesimo

secolo, la nostra comunità non fa problemi. Un esempio di diversi anni fa, i media furono critici nei confronti dell’importazione di pomodori italiani a basso prezzo. Affermarono che l’Italia scarica i pomodori sul mercato australiano a basso prezzo poiché usa forza lavoro a basso costo. Nessuna delle nostre istituzioni ha difeso il prodotto italiano, che in realtà è eccellente al di là delle polemiche. Quando qualcuno come me alza la voce su questi temi, veniamo criticati e ci viene detto di non preoccuparci di dare seguito al problema. Una volta ho sollevato la questione del mancato pagamento degli italiani con un visto di vacanza-lavoro tramite i comitati competenti. Mi è stato detto che non sono i nostri problemi, anche se siamo stati eletti dai cittadini italiani per rappresentare la nostra comunità. In conclusione, il motivo della mia iniziativa di diventare membro del parlamento italiano è stato ed è tuttora quello di rappresentare gli italiani all’estero in questo Paese dando loro voce in Italia e in Australia. I rappresentanti eletti attuali e passati non hanno mai fatto molto. La nostra identità culturale sta rapidamente scomparendo. La comunità greca ha mantenuto la sua cultura attraverso la sua religione e gruppi di comunità. D’altra parte, ci stiamo rapidamente estinguendo culturalmente. Sono fermamente convinto che l’Italia possa fare molto di più per mantenere la sua identità qui.


Giuseppe Cossari’s long Road. I

was born on the First of January 1947 in Borgia in Calabria. In 1952 my father decided to migrate to Australia because there was no work in post war Italy. After three years he managed to save enough money to let us migrate to Australia, where we arrived in Sydney in 1956. My father had found work in a car manufacturer there but with the low wages it became impossible to support the family. He decided to move to North Queensland to work in the sugar cane fields as a cane cutter. This work was extremely hard because the cane had to be cut by hand and then loaded on railway carriages as there was little mechanization at the time. I was lucky to be present at the inauguration of the Cane Cutter Memorial in Innisfail on the banks of the Johnston River which recognized the Italian cane cutters in Queensland. In the mid 1960s my father decided that we leave far away Queensland because the work was too demanding for him. We moved to a place a place called Tatura, a fruit growing area in Victoria with better opportunities for work In the following years we were able to buy an orchard in collaboration with Mr. Silberstein, a very nice man of Jewish origins. In the end we bought the whole property and for the first time we possessed land in our adopted country. We knew then that Australia would always be our home. We owned the property until my father passed away. For my part, like all young people, I began doing lots of different jobs from fruit picking, tobacco picking, to factory work. At one stage I went to a place called Wee Waa in central New South Wales. I remember working the land in a huge field that took a day and half to circle. The owner would pick me up with a Jeep at the end of day. I remember sleeping in a house with no doors and snakes travelling on the floor. I did this for a short time and moved on. On one of those travelling trips I met my wife Rosa Valeo in Sydney, who incidentally was also born in Borgia and has been my companion for 50 years and we have 2 adorable children, Benito and Giuseppe. In 1972 I moved to a place called Ringwood in Victoria where I became a partner with my brothers in an Italian Restaurant called Cossari Pizza. It was at this point that I

became actively involved in local politics, including organizations such the Chamber of Commerce and with the local Italian community that lobbied me to become involved in local government since the area had no Italian representation. I did so and was elected to local government, rising eventually to the position of Mayor for the City of Maroondah. This is when I realized the need for Italian representation in local government. I formed the group called NIMAC, the Network of Italian Mayors and Councillors. During my second Mandate the presence of Italian councillors grew to a level that represented 45% of the population of state of Victoria. During my time in local government I was elected to another Municipality called the Knox City Council, a city of 155,000 residents with an annual budget of some 163 million dollars. I held important positions such as representing the Municipalities in the Municipal Association: in Multicultural Affairs, Budget commissions , Infrastructure, Roads, Business activities, Planning, promoting Italian participation in local government, responsible for the creation of the Italian Club in the Eastern region of Maroondah and putting together and representing some 20 nationalities to celebrate diversity in our region. As President of the local Chamber of Commerce in Maroondah I lobbied for an Italian style Piazza in the centre of the City that came into fruition in the last couple of years. In the local council areas listed the majority of the residents are not of Italian origin. I was the first non-Australian to be elected to local government in the eastern suburbs of Melbourne. I understood that Australia has a huge Italian migrant population that was under

represented in various section of Society. We were subservient. As immigrants, the priority was work, a house to call our own and to educate our children. Like most immigrants we were discriminated. We accepted this as a way of life, today in the twenty first century our community does not make waves. For example, several years ago the media criticised the importation of Italian tomatoes that were sold at a low price. They said that Italy dumped tomatoes on the Australian market at a low price because the workers were paid very low wages. None of our institutions defended the Italian product which, beyond the controversy, was excellent. When someone like me spoke out on these issues we were criticized and they told us not to bother following up the problem. I once raised the question of lack of payment for Italians with working holiday visas through the competent committees. I was told that these were not our problems, even if we are elected by Italian citizens to represent our communities. In conclusion, the reason I decided to nominate for the Italian parliament was and still is that of representing Italians overseas in this country by giving them a voice in Italy and Australia. The current and past representatives never did much. Our cultural identity is slowly disappearing. The Greek community has kept its religion and community groups. On the other hand, we are quickly disappearing culturally. I am strongly convinced that Italy can do much more to maintain our identity here. — Cav. Giuseppe Cossari

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I Pilastri della Famiglia In molti modi i veri pilastri delle famiglie italiane erano e sono le madri.

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uando si parla della famiglia degli emigrati italiani si dimentica un dettaglio particolare delle nostre famiglie che è spesso tralasciato quando si parla della Storia dell’Emigrazione Italiana. Il maschio che partì per trovare un lavoro all’estero è quasi sempre il punto di riferimento delle ricerche, però, non erano i maschi che tenevano insieme le famiglie nelle terre nuove e che tramandavano ai figli e poi i nipotini le tradizioni e anche la lingua che permette loro di identificarsi come italiani. In molti modi i veri pilastri delle famiglie italiane erano e sono le madri, non solo nelle cucine e negli orti per preparare i pranzi, le cene e i prodotti di famiglia che tutti conosciamo, ma erano anche quelle che seguivano di più gli studi dei figli, che insegnavano ai figli la basi della religione e che erano la prima persona che i figli cercavano dopo gli inevitabili scontri a scuola non solo con i coetanei, ma spesso anche con insegnanti a causa delle loro origini.

Rito e Spezie

Uno dei ricordi più forti della mia gioventù erano gli aromi del rito annuale del maiale. Non nel senso dell’odore della carne e le budella che mio fratello odiava, ma nel

senso della fase finale di tutta la procedura, la preparazione delle salsicce. Lei preparava attentamente le spezie che venivano seccate, secondo le tradizioni del suo paese nel Sud Pontino. Il pepe, peperoncino, i semi di coriandolo e finocchio venivano macinati e aggiunti insieme al sale. Poi, la sera metteva un campione della miscela di carne macinata e spezie in padella per friggere per assicurare il gusto giusto e di solito ci volevano tre o quattro piccole padellate per ottenere la miscela giusta. Quegli aromi riempivano la casa e il gusto particolare delle salsicce era l’accompagnamento perfetto per i broccoli, per preparare sughi e poi con pane fresco quando seccati e messe sotto sugna per conservarle per le occasioni e le visite speciali. Abbiamo avuto la fortuna sempre di aver avuto case con terreno sufficiente per far orti che producevano verdure fresche e adatte anche da mettere sott’olio e/o aceto, come i carciofi, le melanzane e i peperoni, che inevitabilmente riempivano i nostri panini per il pranzo a scuola. Purtroppo, quella stagione non c’è più in casa nostra, però i ricordi rimangono forti e mi accompagneranno fino al giorno che raggiungerò di nuovo i miei genitori. Quello era solo un modo con il quale noi figli di emigrati italiani abbiamo imparato

Gianni Pezzano

che siamo diversi dai nostri coetanei in Australia. Però, non dobbiamo cadere nel tranello eterno di farci identificare solo dal nostro cibo come fanno molti.

Dante Alighieri

Nel mio caso voleva dire andare il sabato mattina (in Australia non ci sono lezioni di sabato) in una classe per lezioni della lingua italiana organizzate dalla Società Dante Alighieri. Nei giri in centro con mamma era lei che comprava i fumetti di Topolino che erano le mie prime letture vere in italiano. Come nelle altre famiglie italiane dell’ondata post seconda guerra mondiale, era mia madre e le mogli dei nostri amici e pochi paesani che organizzavano le feste dopo le prime comunioni e cresime. Erano loro spesso che preparavano i vestiti speciali per le figlie e portavo noi maschi ai negozi per i vestiti giusti per le occasioni. Sabato sera, e non raramente la domenica, c’erano le cene e i pranzi con compari e paesani e i loro figli. Le tavole piene dei prodotti di casa e i profumi dei dolci fatti in casa. Alla fine dei pasti i maschi andavano in salotto per parlare di lavoro, calcio o altri soggetti, magari anche per partite di scopa, briscola o tresette. Le mogli rimanevano in cucina dopo aver lavato i


piatti tutte insieme per parlare degli ultimi sviluppi in casa, notizie dall’Italia, oppure in molti casi, modi per poter avvicinare il figlio di una con la figlia di un’altra nella speranza di unire le famiglie.

Scuola

I padri erano sempre impegnati a lavoro. Nel caso di mio padre e mio zio che hanno lavorato insieme per anni, andavano via per fare lavori per una settimana o due alla volta, perché pagava di più, e allora mia madre e zia (zio e zia vivevano con noi allora) tenevano a bada casa e figli. Perciò erano le madri che tenevano le famiglie unite. Quando c’erano problemi a scuola erano le madri che sapevano tutto e andavano dagli insegnanti per sapere dei problemi, oppure per capire i motivi di qualche brutto voto. Erano le madri che ci portavano dai medici per le visite e controlli quando eravamo malati, ed erano quasi sempre le madri che capivano se i figli avessero problemi che nascondevano ai genitori. Ma in un caso particolare, erano i padri che decidevano per la famiglia e le madri, almeno pubblicamente, dovevano far finta d’essere d’accordo col marito, ma certamente nella stanza da letto dicevano le loro opinioni sull’accaduto.

Le figlie

Inevitabilmente, per tutte le famiglie, i figli arrivano al punto di cercare la libertà personale. Per i figli delle ondate post belliche, le famiglie erano nella stragrande maggioranza di origine rurale, spesso provenienti da piccoli villaggi e paesi e quindi con un atteggiamento particolare verso le figlie. Dobbiamo specificare che in questo caso non c’erano differenze regionali tra le regioni meridionali e quelle del Veneto e il Friuli. Di solito i figli avevano una libertà che non era permessa alle loro sorelle. I maschi uscivano in gruppi per fare quel che potevano, le figlie dovevano rimanere in casa e quelle poche volte che potevano uscire erano ben controllate, e non era insolito vedere madri accompagnare le coppiette nei loro appuntamenti. A decidere questo non era quasi mai la madre, ma il padre. Solo anni dopo abbiamo capito che l’atteggiamento del padre dipendeva dal proprio passato, ma da giovani non potevamo capire che anche i nostri genitori e zii una volta erano stati giovani in cerca degli stessi divertimenti. Ed erano le madri che tenevano la pace in casa. Ma con il tempo questo è cambiato, qualche circolo italiano ha cominciato a organizzare serate per i giovani e questi erano considerati luoghi “sicuri” dove

lasciare le figlie per qualche ora. Poi, le ragazze hanno capito che, se uscivano in gruppo di cugine, i genitori, anzi i padri, pensavano che sarebbero state meno propense a seguire i loro istinti naturali. Così son iniziati i primi veri passi dei figli nel loro nuovo paese di nascita ed è stata la fine di quel periodo in cui le famiglie vivevano davvero in due mondi. In casa con la lingua e le tradizioni dei genitori, e a scuola e poi al lavoro dove si interagiva sempre di più con ‘non italiani’ e magari eventualmente sposavano non il figlio del compare o il paesano, ma qualcuno con un cognome strano alle orecchie italiane. A sorvegliare questi cambiamenti di tradizioni e usanze all’interno delle famiglie sono state quasi sempre le madri che, più dei padri, capivano da vicino che i loro figli dovevano fare parte del loro paese di nascita, a tutti gli effetti. Poi le madri sono diventate le nonne che hanno passato ai nipotini alcuni degli aspetti del loro passato, e quindi sono state le nonne ad assicurare che i loro discendenti avrebbero mantenuto parte della loro identità italiana nel nuovo paese di residenza. Queste poche parole dimostrano che in tutti i sensi i pilastri del cambiamento da famiglia italiana a famiglia italo-australiana, italo-brasiliana, italo-americana e così via, sono state le donne.

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The Pillars of the Family In many ways the true pillars of Italian families were, and still are, the mothers.

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hen we speak of the family of Italian migrants we live aside a specific detail of our families that is often forgotten when we talk about the History of Italian Emigration.

were the first person the children looked for after the inevitable clashes at school not only with the other students but often also with the teachers due to their origins.

The men who left to find work overseas are almost always the point of reference of the research, however, the men were not the ones who kept the families together in the new lands and who passed on to the children and grandchildren the traditions and also the language that allowed them to identify themselves as Italians. In many ways the true pillars of Italian families were, and still are, the mothers. Not only in the kitchens and in the gardens to prepare the lunches and dinners and the family’s products that we all know but they were also the ones who most closely followed the children’s studies, who taught the children the basics of religion and who

One of the strongest memories of my childhood was the aromas of the annual ritual of the pig. Not in the sense of the smells of the meat and the innards that my brother hated but in the sense of the final phase of all the procedure, the preparation of the sausages. She carefully prepared the spices that were dried according to the traditions of her town in the south of the Lazio region. The pepper, chilli and the coriander and fennel seeds were ground and added together with the salt. Then in the evening a sample of the mix of minced meat and spices was thrown into a pan to be fried to ensure the right flavour and it usually needed two or

Rite and spices

Gianni Pezzano

three small pans full to achieve the right mix. These aromas filled the house and the special flavour of the sausages were the perfect accompaniment for broccoli, to prepare sauces and then with fresh bread when dried and put into dripping to preserve them for special occasions and visits. We were lucky that we always had houses with enough room for a garden that produced fresh vegetables that were suitable for preserving in oil and/or vinegar, such as the artichokes, eggplants, and capsicums (peppers) that inevitably filled our sandwiches for school lunches. Sadly that season has ended in our home, however, the memories are still strong and will accompany me until the day I will be together with my parents once more. That was only one way that we children of Italian migrants learnt that we are different


from our peers in Australia. But we must not fall into the trap of identifying ourselves only by our food as many do.

Dante Alighieri

In my house this meant going to lessons of Italian organized by the Dante Alighieri Society on Saturday mornings. In our trips into the city centre with Mamma she was the one who bought the  Topolino  (Italian name for Mickey Mouse) comics that were my first real readings in Italian. Just like the other Italian families of the post Second World War migration, my mother and the wives of our friends and the few paesani, people from the same towns, were the ones who organized the celebrations for the First Communions and Confirmations. Often they made the special dresses for the daughters and took the sons to the shops to buy the right outfits for the occasions. Saturday evenings and often on Sundays there were the dinners and lunches with the  compari  (the sponsors on the occasions) and the  paesani  with their children. At the end of the meals the men went into the lounge to talk about work, football or other subjects and maybe to play card games. The wives stayed in the kitchen after having washed the dishes together to talk about the latest developments, news from Italy or, in many cases, ways to bring the son of one closer to the daughter of another in the hope of uniting the families.

School

The fathers were always busy at work. In the case of my father and uncle who worked together for years this meant they went to work in the countryside for a week or two at a time because it paid more and so my mother and aunt (my uncle and aunt lived with us then) looked after the house

and children. And so the women kept the family together. When there were problems at school the mothers were the ones who knew everything and went to the teachers about problems, or to understand the reasons for a bad grade. The mothers were the ones who took us to the doctor for the checkups when we were sick and almost always the mothers knew if the children had problems that they hid from their parents. But in one specific case, the fathers decided for the family and the mothers, at least in public, had to pretend they agreed with the husbands, but in the bedroom they surely stated their opinions on what happened.

The daughters

Inevitably and in all families, the children reach the point they look for more personal freedom. For the children of the post war waves of migration the majority of families came from rural backgrounds, often from small villages and towns and therefore there was a particular attitude towards the daughters. We must explain that in this case there were no regional differences between the southern regions of Italy and the Veneto and the Friuli. Usually the sons had a degree of freedom that was not allowed for the daughters. Although the sons went out in groups to do what they could, the daughters had to stay at home and the few times they could go out they were well controlled and it was not unusual to see mothers accompanying young couples on their dates. It was almost never the mothers who decided this, but the fathers. Only years later we understood that the attitude of the father depended on their own past but when we were young we could not understand that our parents and uncles and aunts had also been young once and

looked for the same entertainment. And the mothers were the ones who kept the peace at home. But over the years this changed, some Italian clubs began organizing evenings for the young people and these were considered “safe” places where they could leave the daughters for a few hours. And then the girls understood that if they went out as a group of female cousins the parents, or rather the fathers, thought they would be less likely to follow their natural instincts. In this way the children began their first true steps in their country of birth and it was the end of the period in which the families lived in two worlds. At home with the language and traditions of the parents and at school and then at work where they interacted more and more with non Italians and maybe eventually married not the son of the compare or paesano, but with someone with a surname that sounded strange to Italian ears. Watching over these changes of traditions and habits within the families were almost always the mothers who understood much more than the fathers that their children had to be part of their country of birth, in every way. And then the mothers became the grandmothers who passed on to their grandchildren some of the aspects of their past and therefore were the ones who ensured that their descendants will keep part of their Italian identity in their country of residence. These few stories show that in every way the pillars of the change of Italian families into Italo-Australian, Italo-Brazilian, ItalianAmerican, etc, families are the women.

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È Eugenio Ficorilli il presidente nazionale eletto nel 36° Congresso nazionale della LIDU Onlus. Tiziana Primozich

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rogresso nella continuità è il tema scelto per il 36° Congresso nazionale della Lega Italiana dei diritti dell’Uomo, che nel 2019 compie cento anni dalla sua fondazione. Eletti ai vertici: Eugenio Ficorilli (Presidente Nazionale), Oreste Bisazza Terracini (Vicepresidente vicario Coordinatore), Adele Vairo (Vicepresidente), più i 32 componenti del Comitato Centrale.

del web, l’attenzione ai giovani con il Progetto scuola che si inserisce nella necessità di una educazione civica scolastica, la condizione carceraria nel rispetto dell’art. 27 della Costituzione Italiana, l’urgenza di un dialogo costruttivo con le forze politiche ed istituzionali, che sia di spinta e raccomandazione sui temi della tutela dei diritti umani, quanto mai necessari nell’attuale momento storico.

Una lunga e fruttuosa vita quella della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo che sabato 9 novembre si è riunita in Congresso elettivo, per nominare le nuove cariche sociali per il triennio futuro. Titolo del Congresso, che si è svolto presso la sede dell’Automobile Club D’Italia (ACI) di Via Marsala 10, ‘Progresso nella continuità’, un tema non casuale per la storica associazione che vanta ben 100 anni dalla sua fondazione. Eugenio Ficorilli è il presidente eletto, affiancato da Oreste Bisazza Terracini (Vicepresidente vicario Coordinatore) e Adele Vairo  (Vicepresidente). In un tempo che cambia velocemente il panorama sociale e gli assetti politici, la Lidu onlus resta baluardo dei Diritti Umani che sono l’unico faro per una convivenza civile e rispettosa dei diritti e doveri di ognuno. La scelta di Eugenio Ficorilli ricalca il solco tracciato dal compianto presidente Alfredo Arpaia, che per ben 15 anni ha gestito la storica associazione con grande merito e abnegazione. Si è voluto infatti dare continuità alla sua opera instancabile con questa elezione che già in passato era stata proprio da lui indicata. Ficorilli, quale vice presidente vicario, ha saputo traghettare la Lidu Onlus al congresso odierno, vincendo lo sconforto per la perdita inattesa del Presidente Arpaia, e riuscendo a ricompattare intorno alla storica sigla tutti i difensori dei Diritti Umani che già aderivano alla Lidu onlus, costruendo una continuità d’azione ed indirizzo politico in tema di Diritti Umani.

Il nuovo presidente Eugenio Ficorilli è stato Capo dell’Ufficio del Cerimoniale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Laurea in Giurisprudenza e specializzazione in Filosofia del Diritto, conseguite a Roma presso l’Università “La Sapienza”. Docente di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza”. Responsabile della Segreteria della Commissione per i diritti umani della Presidenza del Consiglio ove ha predisposto lo schema di disegno di legge istitutivo dell’Agenzia per i diritti umani partecipando alle missioni d’indagine all’estero e coordinando gli incontri con le organizzazioni non governative operanti nel campo (dal 1984). Ha curato i rapporti protocollari con la Santa Sede. Ha fatto parte di varie Commissioni interministeriali, occupandosi delle ricompense al valore e al merito civile, del riconoscimento dello status di rifugiato politico e della legislazione sui Diritti Umani. È Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, Grande Ufficiale dell’Ordine di Malta, Commendatore con Placca dell’Ordine Equestre Pontificio di San Gregorio Magno, Commendatore dell’Ordine Nazionale della Croce del Sud della Repubblica Federale Democratica del Brasile, Commander of the Order of Al-Istiqlal-Indipendence del Regno Hascemita di Giordania. Governatore distrettuale per il centenario dei Lions nel 2017.

Tra gli eletti del Comitato centrale anche Maria Vittoria e Marco Arpaia, figli del presidente Alfredo Arpaia, ai quali la Lidu Onlus tutta volge lo sguardo e speranze per il futuro. Tra i tanti argomenti affrontati in sede congressuale spicca il pericolo della manipolazione dei nuovi social nell’era

Doverosi i ringraziamenti all’ACI, Automobile Club D’Italia, che nelle persone del Presidente Angelo Sticchi Damiani e del segretario nazionale, cons. Gerardo Capozza, hanno accolto il Congresso Lidu Onlus presso la loro splendida sede nazionale.


Eugenio Ficorilli elected national president of the LIDU Onlus at the 36th national Congress.

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rogress in continuity was the theme chosen by the 36th national Congress of the Lega Italiana dei diritti dell’Uomo that this year celebrates its centenary of its formation. Elected to the top positions: Eugenio Ficorilli (National President), Oreste Bisazza Terracini (Senior Vice President Coordinator) Adele Vairo (Vice President), plus the 32 members of the Central Committee. ByTiziana Primozich It has been a long and fruitful life for the Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU onlus, Italian League for Human Rights) that held its national Congress on Saturday November 9th to fill the League’s new senior positions for the next three years. The Congress was held at the offices of the Automobile Club D’Italia (ACI) of Via Marsala 10 with the title of “Progress in continuity”, which is not a random theme for the historic association that boasted the centenary of work since its foundation. Eugenio Ficorelli was elected president alongside Oreste Bisazza Terracici (Senior Vice President and Cooridnator) and Adele Vairo (Vce President). In a time in which the social panorams and political order are changing quickly the LIDU onlus remains a bulwark for Human Rights which are the only guiding light for civil coexistence and respect for the rights and duties of each one of us. The choice of Eugenio Ficorelli who follows the path laid by the late President Alfredo Arpaia who ran the historic association for 15 years with great merit and self-denial. In fact, the association wanted to continue his untiring work with this election that in the past had already been indicated by him. As Senior Vice President Ficorelli knew how to ferry the LIDU to today’s congress, and to conquer the discomfort of the unexpected loss of President Arpaia and he managed to reunite all the defenders of this historic symbol all the defenders of Human Rights that already adhered to the LIDU onlus, putting together continuity of action and political direction to the theme of Human Rights. Amongst those elected to the Central Committee are also Maria Vittoria and Marco Arpaia, President Arpaia’s children, to whom the all the LIDU onlus extends its

gaze and hopes for the future. Standing out amongst the themes discussed during the congress are the manipulation of the new social media in the web era, the attention to young people with the school Project which is part of the need for civic education at school, the conditions in prison in accordance with art. 27 of Italy’s Constitution, the urgent need for a constructive dialogue with the political and institutional forces that is an incentive and recommendation on the themes of protection of human rights that are necessary more than ever in the current historical period. New President Eugenio Ficorelli has been the Chief of the Ceremonial Office of the Prime Minister, he is a graduate in Law specializing in the Philosophy of Law from Rome’s “La Sapienza University”. He is a lecturer in the Philosophy of Law in the Law Faculty of “La Sapienza” University. Head of the Secretariat of the Commission for human rights of the Prime Minister’s office where he prepared the draft of the law to establish the Agency for human rights and participated in the missions of investigation abroad and coordinated the meetings with the non government organizations operating in the field (since 1984). He looked after the protocol with the Holy See. He took part in the various interministerial Commissions dealing in the rewards for civil value and merit, the recognition of the status of political refugee and legislation of human rights. He is a Grand Officer of the Italian Republic, Grand Marshall of the Order of Malta, Commander with the Plague of the Pontifical Equestrian Order of Saint George the Great, Commander of the National Order of the Southern Cross of the Federal Democratic Republic of Brazil and Commander of the Order of AlIstiqlal-Independence of the Hashemite Republic of Jordan. He was a district governor for the centenary of the Lions in 2017. It is dutiful to thank the Aci, Automobile Club d’Italia that, in the person of its President Angelo Sticchi Damiani and national secretary Gerardo Capozza welcomed the LIDU Congress to its wonderful national headquarters. — Tiziana Primozich

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Immigrazione: un perfetto ecosistema per garantire guadagni sulla pelle degli Africani Sistema Accoglienza: un pò di chiarezza su HOT-SPOT, CAS, SPRAR E CIE.

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l Sistema accoglienza italiano si muove su tre livelli principali: (HOT-SPOT, Centri di Prima accoglienza, CIE ed in ultimo la seconda accoglienza con i CAS e SPRAR). Qualsiasi immigrato approdi in Europa, (Italia), è portato immediatamente nell’Hotspot più vicino o qualora lo stesso fosse saturo, in altri Hot-spot sul territorio Italiano; giunti nell’Hot-spot, i migranti vengono, come primo atto coordinato dalle autorità, in questo caso Italiane, soccorsi a livello igienico-sanitario e gli viene fatto un check-up medico completo. In questa prima fase normalmente è coinvolta la Croce Rossa Italiana, una serie di volontari di diverse associazioni umanitarie e naturalmente le istituzioni, rappresentative del Ministero degli Interni e correlati. Gli Hot-spot più importanti presenti sul nostro territorio si trovano a: Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto. In questi Hot-spot oltre alle prime cure e check-up medico sanitario, gli immigrati sono identificati, foto segnalati e gli vengono prese le impronte digitale, ed è sempre qui che i migranti possono fare

domanda per l’ottenimento dell’asilo che, ovviamente, quasi la totalità richiede per non essere trasferiti nei CIE, (centri di identificazione/espulsione), dove dovrebbero essere tenuti per un massimo di 90 giorni, estendibili con facilità tramite pratiche burocratiche sino a 12/18 mesi. Secondo il regolamento che si è imposto lo stesso Stato Italiano, i migranti, dovrebbero soggiornare negli Hot-spot, non più di 48 ore, trascorse le quali i migranti “dovrebbero” essere trasferiti nei CAS, SPRAR o nei CIE (rispettivamente: Centro Accoglienza Straordinario, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e Centri di identificazione espulsione); çava sans dire che puntualmente ciò non accade, e che i migranti vengono trattenuti più del dovuto, causa insufficienze della macchina governativa che, è anche  costretta tramite contributi pubblici italiani ed europei, all’ingaggio di   associazioni che suppliscano alle inefficienze dell’organizzazione statale. E proprio da questo punto in poi incomincia la gestione del “malaffare” perché, proprio da questo punto, quando la macchina Governativa delega ad altri la gestione di

Paolo Buralli Manfredi

questi poveri Esseri Umani, coinvolgendo anche associazioni e strutture “PROFIT”, convinte a far parte del meccanismo per la montagna di soldi messa sul piatto dal “Sistema”. Si stimano svariati miliardi di euro l’anno e, per stessa ammissione di colui che è ancora in carcere a scontare la propria pena il Sig. Buzzi:

“L’immigrazione rende di più del traffico di droga!” Una frase che ci ha chiarito che, forse la maggior parte delle organizzazioni “NO PROFIT” lavoravano nell’interesse dei migranti, mentre con il coinvolgimento delle realtà “PROFIT” senza neanche la supervisione delle organizzazioni no profit che sono professioniste del settore, tutte queste persone, imprenditori e associazioni “PROFIT” che gravitano intorno a questo mondo, non erano e non sono ispirati da un intento nobile, ma probabilmente, attirati come gli orsi al miele dalla quantità di denaro che muove questo business.


Immigration: a perfect ecosystem for guaranteeing income on the lives of Africans Reception system: some clarity on the HOT-SPOT, CAS, SPRAR AND CIE.

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he Italian reception system moves on three main levels: (HOT SPOTs, Centres of First Reception, CIE and finally the second reception with the CAS and SPRARs). Any migrant who comes to Europe (Italy) is immediately brought to the nearest HOT SPOT or if this is full, to other HOT SPOTs in Italy. Once having reached the HOT SPOT the migrants are firstly coordinated by the authorities, in this case Italian, given medical/sanitary aid and then given a full medical check-up. The Croce Rossa Italiana (Italian Red Cross), a series of volunteers from a number of humanitarian organizations and naturally the institutions and representatives of the Interior and related Ministries are normally involved in this phase The most important Hot Spots in our territory are in: Lampedusa, Pozzallo, Trapani and Taranto. In addition to the first aid and the medicalsanitary check-ups, in these Hot Spots the migrants are identified, photographed and their fingerprints are taken and it is always here that the migrants can ask for political

asylum that, obviously, almost all of them ask so as not to be transferred to the CIE (centri di identificazione espulsione, centres of identification and expulsion), where they should be held for a maximum of 90 days, which can easily be extended through bureaucratic paperwork for up to 12/18 months. According to the regulations set by the Italian State, the migrants should stay in the Hot Spots for no more than 48 hours, after which the migrants “should” be transferred to the CAS, SPRAR or the CIE (respectively: Centro Accoglienza Straordinario, Centre for Extraordinary Reception, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati Protection system for asylum seekers and refugees and the Centri di identificazione espulsione, centres of identification and expulsion). It goes without saying that this does not happen and that the migrants are punctually held longer than they should due to inadequacies in the governmental machinery and also forced through Italian and public contributions and the involvement of association that make up for the inadequacies of the State organization. It is from this very point that the management of the “malfeasance” begins

because, starting from this point, when the Governmental machinery delegates to others the management of these poor Human Beings, also involving “PROFIT” associations and structures, convinced they are part of the mechanism for the mountain of money that is put on the plate by the “System”. It is estimated that a number of billions of Euros per year and, by admission of he who is still in jail to serve his sentence Mr. Buzzi:

“Immigration makes more money than drug trafficking!” This is a phase that needs to clear up that, while the majority of the “NO PROFIT” organizations work in the interest of the migrants, whereas the involvement of the “PROFIT” reality, without even the supervision of the no profit organizations that the professionals of the sector, all these people, entrepreneurs and “PROFIT” associations, that revolve around this world were not and are not inspired by noble intent but probably attracted like bears to honey to the amounts of money that move this business. — Paolo Buralli Manfredi The Italian Way

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La dottrina pro ambiente di

Sia Huni Kuin che dall’Amazzonia gira il mondo per salvarlo

È

terminata per il momento la mission europea di Sia Huni Kuin capo della tribù  Kaxinawa in Amazzonia, che ritorna a casa con grandi progetti da condividere con l’Osservatorio Ambiente della Lidu Onlus presieduto da Dania Scarfalloto Girard. Un invito subito accolto ed estremamente gradito quello che Dania Scarfalloto Girard, presidente Comitato Firenze della Lega Italiana dei Diritti dell‘Uomo e dell’Osservatorio Ambiente della stessa organizzazione, ha rivolto a Sia Huni Kuin  capo della tribù  Kaxinawa in Amazzonia in occasione della sua visita in Europa, con lo scopo di promuovere la bellezza della natura e la salvezza del mondo con semplici e piccoli accorgimenti. L’incontro, che ha avuto luogo durante la cerimonia di celebrazione del centenario della Lidu Onlus a Firenze, è stato foriero di un nascente sodalizio tra Sia Huni Kuin  capo tribù della più grande popolazione indigena dello stato brasiliano di Acre in Amazzonia, che negli ultimi mesi soffre per i continui incendi dolosi, e lo stesso Osservatorio Nazionale Ambiente presieduto dalla Scarfalloto Girard.

Ma, chi è in realtà Sia Huni Kuin e qual è il tenore della sua vita in Amazzonia?

Sono nato nella foresta e la mia prima educazione è arrivata dalla foresta, un mondo sconosciuto alla maggior parte della popolazione ‘civilizzata’, che offre spunti di riflessione che in realtà riguardano tutta l’umanità.

Quante tribù ci sono nell’enorme territorio dell’Amazzonia?

Erano 450 ora sono 320, un numero in

calo per i disastri legati alle ricchezze naturali che sono state saccheggiate. Molti infatti gli interessi economici delle tante multinazionali, come il disboscamento per la coltivazione intensiva della soia. Al primo punto del mio impegno è cercare di ridimensionare tutto questo, una lotta che conduco da molti anni.

Quali sono le azioni messe in campo per salvare l’Amazzonia?

Prima di tutto è giusto far capire al mondo che se l’Amazzonia muore anche il mondo circostante ne subirà i gravi effetti. Il compito che mi sono attribuito è quello di spiegare, raccontare cos’è la foresta, spiegare la cultura che la anima, riuscire a tradurre la conoscenza della foresta in amore per essa e per quello che racchiude al suo interno. La nostra è una storia molto antica, e non è casuale scegliere di continuare a vivere nella foresta. Se non ci sarà cura per il territorio della foresta amazzonica, tutto il clima a livello mondiale andrà in crisi, ed in Brasile ne stiamo già subendo gli effetti: il clima è già cambiato, ci sono lunghi periodi di siccità. Io insieme a molti capotribù abbiamo il compito di far conoscere quello che sta accadendo, per cercare soluzioni che, questo è uno degli scopi del mio viaggio in Europa, chiediamo anche alla saggezza degli europei. Infatti sono molto contento di essere ospite qui questa sera della presidente Dania Scarfalloto Girard, perché gli attivisti dei diritti umani sono i nostri alleati.

Da mesi ormai l’Amazzonia brucia a causa di roghi dolosi. Qual è il messaggio che lei come autorevole capo

tribù vuole divulgare nel mondo?

Stare più nella natura crea rispetto e futuro, trasmettere questo come messaggio per riconsegnare un mondo come ci è stato donato per le generazioni future. È importante coltivare la tradizione, non dobbiamo dimenticare le nostre radici culturali, l’Amazzonia non è solo dei brasiliani, fa parte di tutti noi, è fonte di acqua. La preservazione dell’Amazzonia è fondamentale per tutti noi. La mutazione climatica è talmente evidente, basta stare un po’ al sole, e poi l’aumento delle piogge e le siccità con relativi incendi. È importante fare leva sulle tradizioni culturali di ogni gente per preservare la nostra vita. Sono molto grato per l’invito e che ci siano gli attivisti per i diritti umani, non bisogna perdersi d’animo, continuare a lottare pacificamente per l’amore, per la natura, per l’essere umano. Perché abbiamo tutti diritto alla salute ed a vivere in un ambiente salubre, la deturpazione della natura ci rende peggiori nel nostro animo. Sia Huni Kuin, che con grande impegno dal 2014 gira l’Europa ed il mondo per far conoscere storia e tradizioni dell’Amazzonia, è un conoscitore degli effetti terapeutici di una serie di piante ed erbe presenti nel vasto territorio in cui abita ed uniche al mondo. La sua lezione è di importanza vitale: distruggere la Terra che ci ha consentito di esistere e vivere non può che portare alla nostra distruzione. Nella sua estrema semplicità utilizza anche il prodotto audiovisivo per far vedere la realtà del più grande polmone del mondo, l’Amazzonia, per insegnarci a rispettarlo ed a saperne trarre gli innumerevoli vantaggi per il genere umano. Tiziana Primozich


The pro environment doctrine of Sia Huni Kuin from the Amazon who goes around the world to save it

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or the time being the European mission of Sia Huni Kuin , chief of the Kaxiwana tribe of the Amazon, has finished and she returns home with great projects to share with the Environmental Watchdog of the LIDU onlus chaired by Dania Scarfalloto Girard. This was an invitation that was quickly accepted by Sia Huni Kuin, chief of the Kaxinawa tribe of the Amazon, and appreciated by Dania Scarfalloto Girard, President of the Florence Committee of the Lega Italiana dei Diritti dell‘Uomo ILIDU; Italian League for Human Rights) and the organization‘s Environmental Watchdog, during her visit to Europe to promote the beauty of nature and the salvation of the world with simple and small precautions. The meeting took place during the ceremony in Florence celebrating the centenary of the LIDU onlus and it was the harbinger of a budding partnership between Sia Huni Kuin, the tribal chief of one of the biggest indigenous populations in the Brazilian state of Acre in the Amazon which in recent months has suffered continual deliberately lit fires and the Osservatorio Nazionale Ambiente (National Environmental Watchdog) chaired by Scarfalloto Girard.

Who is Sia Huni Kuin in reality and what is your tenor of life in the Amazon?

I was born in the forest and my first schooling came from the forest that is an unknown world for the majority of the “civilized” population and offers food for thought that really concerns all humanity.

How many tribes are there in the huge territory of the Amazon?

There were 450 and now there are 320, a decreasing number due to the disasters connected to the natural wealth had been looted. In fact, there is a lot of economic interest from the many multinational companies, like the deforestation for the intensive cultivation of soya. The first point of my commitment is to try to scale all this down, a battle that I have fought for many years.

What actions have been put in place to save the Amazon?

First of all is it is proper to make the world understand that if the Amazon dies even the surrounding world will suffer serious effects. The task I have given myself is to explain and tell the world what the forest is, to explain the soul that animates it, to manage to transform the knowledge of the forest into love for it and what in contains. Our history is very old and it is no coincidence to choose to continue to live in the forest. If there is no care for the territory of the Amazon Forest, the entire world’s climate will go into crisis, and in Brazil we are already suffering the effects: the climate has already changed and there have been long periods of drought. I, together with many tribal chiefs, have the task of making known what is happening, to look for solutions and, this is one of the purposes of my visit to Europe, we also ask for the wisdom of the Europeans. In fact, I am very happy to be a guest here this evening of President Dania Scarfalloto Girard, because human rights activists are our allies.

The Amazon has been burning for months now because of arson. What is the message that you as an authoritative

tribal chief spread around the world?

Being closer to nature creates respect and the future, transmitting this as a message to give back a world as it had been given to us for the generations of the future. It is important to cultivate tradition, we must not forget our cultural roots. The Amazon does not belong only to the Brazilians, it is part of all of us, it is the source of water. The preservation of the Amazon is essential for all of us. Climate change is so evident, you only have to stay under the sun or a bit, and then the increase in the rains and the droughts with the related fires. It is important to rely on the cultural traditions of all the peoples to save our lives. I am very grateful for the invitation and that there are activists for human rights, we must not lose heart and we must continue to fight peacefully for love, for nature and for human beings. Because we all have the right to health and to live in a healthy environment, the maiming of nature makes us worse in our soul. Sia Huni Kuin who, with great commitment has been travelling around Europe since 2014 to let us know the history and traditions of the Amazon, is an expert in the therapeutic effects of a series of plants and herbs present in the vast territory in which she lives which are unique in the world. In her extreme simplicity she also uses audiovisual means to let us see the reality of the world’s biggest lung, to teach us to respect it and to learn how to draw innumerable advantages for the human race. — Tiziana Primozich

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ASPROMONTE

La terra degli ultimi Al cinema l’ultimo film del regista calabrese Mimmo Calopresti

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a Calabria vista con gli occhi di Mimmo Calopresti che narra la storia di un popolo che rialza la testa e si riscatta. Ma gli ostacoli non mancano nonostante il grande entusiasmo della popolazione. Sarà in sala dal 21 novembre, distribuito da Italian International Film,  ASPROMONTE “La terra degli ultimi”  di Mimmo Calopresti,   interpretato da  Valeria Bruni Tedeschi  (David di Donatello come Miglior Attrice Protagonista per  “La pazza gioia”),  Marcello Fonte  (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018 come Miglior  Attore con  “Dogman”),  Francesco Colella  (interprete della serie  “Trust”  di Danny Boyle e  “Zero Zero Zero”  di Sollima),  Marco Leonardi  (“Maradona – La mano de Dios”  di Marco Risi,  “Anime nere”  di Francesco Munzi, All the money in the world  di Ridley Scott),  e  con la partecipazione di Sergio Rubini (regista

e attore di decine di film a partire dal film rivelazione “La Stazione”).  Il film è una produzione  Italian International Film  – società di Lucisano Media Group – con  Rai Cinema, prodotto da  Fulvio e Federica Lucisano, con il contributo di Regione Calabria e Calabria Film Commission; scritto da Mimmo Calopresti con Monica Zapelli, già autrice de  “I cento  passi”,  con la collaborazione di  Fulvio Lucisano,  tratto dall’opera letteraria di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte” (Rubbettino Editore).  ASPROMONTE “La terra degli ultimi” è un western atipico sulla fine di un mondo e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo.  La storia è ambientata ad Africo, un paesino arroccato nell’Aspromonte calabrese, alla fine degli anni ’50, dove una donna muore di parto perché il dottore non riesce

ad arrivare in tempo perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal prefetto. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. Giulia, la nuova maestra elementare, viene dal Nord, e vuole insegnare l’italiano “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. Ma per il  brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese ‘italiano’… Ilaria Carlino


‘ASPROMONTE — The land of the last’ The latest film by Calabrian director Mimmo Calopresti at the cinema.

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alabria seen through the eyes of Mimmo Calopresti who tells the story of a people that raises its head and redeems itself. But obstacles are not lacking despite the population’s great enthusiasm. Mimmo Calopresti’s latest film ASPROMONTE La terra degli ultimi (The land of the last) will be in the cinema from November 21st. Distributed by Italian International Film, the film stars Valeria Bruni Tedeschi  (David di

Donatello as Best Leading Actress for La pazza gioia),  Marcello Fonte  (Palme d’Or at the 2018 Cannes Film Festival as Best Actor for  Dogman),  Francesco Colella  (star of the series  Trust  by Danny Boyle and  Zero Zero Zero  by Sollima),  Marco Leonardi  (Maradona – La mano de Dios by Marco Risi, Anime nere by Francesco Munzi, All the money in the world by Ridley Scott) and with the participation of Sergio Rubini  (director and actor of dozens in films starting with the film revelation La Stazione).  The film was produced by Italian International Film that is part of the Lucisano Media Group, together with RAI Cinema, producers Fulvio and Federica Lucisano, with the contribution of the Calabria Region and the Calabria Film Commission, script by Mimmo Calopresti with Monica Zapelli who had already written I cento passi, with the collaboration of Fulvio Lucisano and taken from the literary work “Via dall’Aspromonte” (Go away from Aspromonte) (Rubbettino Editore) by Pietro Criaco. ASPROMONTE La terra degli ultimi (ASPROMONTE The land of the last) is an atypical western about the end of a world and the dream of changing the

course of events thanks to the desire for redemption by the people. The story is set in Africo, a small in the Aspromonte Mountains of Calabria at the end of the 1950s where a woman dies in childbirth because the doctor did not arrive in time because there was no connecting road. Exasperated by the state of abandon the men of the town go to the Prefect to protest. They get the promise of a doctor, but in the mean time the men, who are led by Peppe, decide to unite and build a road on their own. Everybody, including the children, abandon their usual occupations to carry out the work. Giulia, the new primary school teacher from the north of the country and wants to teach Italian says “if Africo enters the world thanks to the road, the young people must know it first and learn to read and write”. But for the bandit Don Totò, the person who dictates the real law, Africo cannot truly become an “Italian” town... — Ilaria Carlino

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Gabriele Pao-Pei Andreoli

“La Migliore Mentalità Vincente”

il coraggio e le condotte di vita per il successo. N

on è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo trova la forza di rialzarsi. Con metodo e perseveranza. È questo il messaggio del libro ‘La Migliore Mentalità Vincente’ di Gabriele Andreoli realizzato in squadra con Stefano Santori. Un vademecum per una vita da guerrieri, scandito da esperienze di vita ed un percorso di formazione, per affrontare i nodi cruciali della speciale avventura che chiamiamo Vita. Testimonial eccellente proprio Gabriele Andreoli, che nel suo percorso ha affrontato mille sfide, riuscendo a trasformarle in valori tangibili per le sfide successive. Ex attore di punta de ‘I Ragazzi del muretto’, produttore e distributore di grandi successi cinematografici e televisivi, Andreoli si è scontrato con il peggiore dei nemici: la malattia. Padre della stupenda Annabella non si è arreso, e ha affrontato il toro per le corna. Dalla sua parte solo l’amore per sua figlia e per la vita in generale. Un vero combattente, ma soprattutto un generoso con tanta voglia di donare il suo “know how” e le sue competenze professionali e una rete internazionale di amici e clienti. Nasce così il nuovo libro ‘incontri straordinari’ che sarà presentato nella primavera del 2020 in Italia e in Albania, dove Andreoli in questi giorni si è recato a seguito del terremoto e ha incontrato tra gli altri Arian Galdini fondatore del movimento LRE per un progetto su etica e cultura in qualità di capo della finanza internazionale per la fondazione “FIRST AID”. Difensore dei diritti umani, ha fondato il Parlamento civico dell’Umanità, professore onorario e accademico Gabriele Andreoli pone al centro del suo essere le potenzialità dell’animo umano, le idee, le energie positive che da esse scaturiscono, in un continuo divenire che diventa evoluzione di ognuno di noi, indicando, un metodo per raggiungere i migliori obiettivi. Un percorso che applica nel suo lavoro di consulente strategico per la società Emeratina IBISCUS. Consigliere della casa Reale del Montenegro con il titolo di commendatore di gran croce dell’Ordine Reale di Danilo I, per il suo valore e operato ha ricevuto molti titoli e apprezzamenti in campo internazionale, tra cui: Cavaliere di gran croce dell’Ordine Reale al merito civile del Laos, Croce d’argento della Croce Rossa Italiana, Medaglia EU missione EUMM/Georgia, Cavaliere di merito con placca del Sacro Ordine Costantiniano di S. Giorgio e altri. www.gpandreoli.com

Tiziana Primozich


Gabriele Pao-Pei Andreoli

“The best winning mentality” Courage and behaviour in life for success.

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he person who never falls is not strong but the person who falls finds the strength to rise again, with method and perseverance. This is the message of ‘La Migliore Mentalità Vincente’ (The Best Winning Mentality)by Gabriele Andreoli created together with Stefano Santori. This is a handbook for a life as a warrior, filled with life experiences and a training course to deal with the crucial nodes of that special adventure we call Life. One excellent testimonial is Gabriele Andreoli himself who in his own course faced many challenges and managed to transform them into tangible values for the subsequent challenges. A former lead actor in ‘I Ragazzi del muretto’ TV series, producer and distributor of major movies and television hits, Andreoli clashed with the worst of enemies, sickness. Father of the stupendous Annabella, he never surrendered and he took the bull by the horns. On his part there is only love for his daughter and for life in general. He is a true fighter but above all he is generous with a great desire to give his “know-how” and his professional skills and an international network of friends and clients. The new book of “extraordinary encounters” was born in this way and will be presented in the spring of 2020 in Italy and Albania where Andreoli has gone in recent days after the earthquake and he met, amongst others, Arian Galdini, founder of the LRE movement, for a project on ethics and culture. A Defender of human rights, he founded the Parlamento civico dell’Umanità (Civic Parliament of Humanity) and he is an honorary professor and academic. Gabriele Andreoli puts at the centre of his being the potential of the human soul, and the ideas and positive energy that spring from them, in a continual becoming that becomes the evolution of each one of us that indicate a method for achieving our best objectives. This is a course that he applies and offers in his work as a strategic consultant.

Sir andreoli and founder of the LRE party Arian Galdini

Sir Andreoli and His Highness Prince Sawath Pathanak of Laos.

Sir Andreoli receiving the silver medadal at the Red Cross.

He is an advisor for the Royal Family of Montenegro with the title of Commander of the Grand Cross of the Royal Order of Danilo I. He has received many titles and recognition for his merits and work in the international field amongst which are the Knight of the Grand Cross of the Royal Order civic division of Laos, the Silver Cross of the Italian Red Cross, the EU Medal for the EUMM/Georgia Mission, Knight of merit with bar of the Sacred Constantinian Order of St. George and many more. www.gpandreoli.com — Tiziana Primozich

Sir Andreoli and the Vicar General for the Vatican City State, Card. Comastri


The Italian Way

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Lucciole Mon Amour

Il quasi orto di Antonio Saliola, dove sogno e realtà si incontrano.

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siste un luogo dove il sogno ed i ricordi impressi in modo indelebile nella memoria di un bambino, diventano una realtà che ognuno può ammirare restandone coinvolto emotivamente. Esistono artisti che hanno la capacità di far viaggiare le proprie emozioni catturando il lato interiore di chi guarda la loro opera, condividendo con essi la fiaba della vita. È quello che accade quando si ha la fortuna di entrare nel Quasi Orto di Antonio Saliola, classe 1939, artista bolognese che nel 2019 ha celebrato con gioia l’arrivo dei suoi 80 anni di vita. Una vita complessa perché la sua infanzia è attraversata dagli orrori della guerra, ma che in lui sviluppa una preponderante artisticità, che gli fa rivivere il passato e l’infanzia con i colori della fiaba e della fantasia. Figlio di una maestra che continuò ad insegnare alle bambine anche durante il secondo conflitto mondiale, Saliola ricorda: “C’era la guerra, ma in realtà seguendo mia madre io mi accorgevo di una incredibile bellezza nei cortili, nei giardini, nelle stesse aule scolastiche che mi faceva allenare la fantasia. Non avevo nulla se non l’amore, ma in quel niente il bambino che ero, con pochi giocattoli, si inventava il tutto”.

Oggi il maestro Antonio Saliola continua a vivere nella sua Bologna in compagnia della moglie Cristina, donna molto dinamica, che organizza la vita pratica di un uomo che non esita a descriversi come un bimbo camuffato da adulto. Totalmente preso dal sogno, dalle sue letture e dalle opere cinematografiche e per nulla attratto dalla tecnologia: “Tutto ciò che deriva dalla modernità – spiega – che sia l’automobile così come il telefonino, non mi interessa e mi allontanerebbe dal mondo che sogno. Viaggio per tutto il periodo invernale da una stanza all’altra della mia casa a Bologna, sono così immerso nel mio mondo fiabesco che gli amici mi chiamano ‘moviola’.” Nonostante questo aspetto che lo rende poco nomade, dal 1972 spinto dalla consorte - manager comincia una serie di mostre personali spingendosi fino a Parigi, Bruxelles, Londra, New York, Chicago, Buenos Aires, Hong Kong e Montecarlo, che fanno conoscere la sua arte ed il suo messaggio in tutto il mondo. Ma il maestro Saliola, che anche in queste avventure si è lasciato guidare dal sogno, ha realizzato molto di più nel luogo che, dopo l’amata Bologna, gode della sua illuminata presenza da maggio a settembre ogni

anno: Petrella Guidi, un piccolo comune a ridosso di Montefeltro. È qui che Saliola esprime al massimo la sua visione realistica ma fiabesca, “la realtà è una cosa importante ma molto prepotente ed umiliante se non la coloriamo con i nostri sogni, le nostre poesie, per alimentare l’anima che è eterna”. Ed è nella sua dimora estiva che è nato il Quasi Orto, un luogo dove si incontrano sogno e realtà, i sogni dell’infanzia che in Antonio Saliola non sono mai finiti, e che ancora oggi colorano gli spazi della sua esistenza. I suoi dipinti si alternano alla natura dell’orto della sua dimora estiva, dove ha saputo tracciare le sue nostalgie infantili rendendole eterne nel tempo e perfettamente in sintonia con la natura circostante. Un luogo da visitare per riuscire a ripartire dalla semplicità, dalla natura e dal nostro animo più profondo, ritornando ad essere come Saliola bambini meravigliati per le meraviglie dell’universo.

Tiziana Primozich


Un orto in paradiso

Antonio Saliola’s almost vegetable garden, where dream and reality meet

La risata del vento

La compagnia del quasi orto

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here is a place where the dream and the memories indelibly stamped on the memory of a child become a reality that each one of us can admire by remaining involved emotionally. There are artists who have the skill to let their emotions travel by capturing the interior side of those who watch their work, sharing the fable of life with them. And this is what happens when you enter Antonio Saliola’s Quasi Orto (Almost Vegetable Garden). Saliola was born in 1939 and he is an artist from Bologna who in 2019 joyously celebrated reaching 80 years of life. It was a complex life because in his childhood he experienced the horrors of war but he always developed within himself a predominant artistry that lets him re-experience the past and the childhood with the colours of the fables and the imagination. He is the son of a teacher who continued to teach girls during the Second World War. Saliola remembers, “There was a war but in reality as I followed my mother I noticed the incredible beauty in the courtyards, in the gardens, in the very classrooms which made me train my imagination. If had nothing but love but in that nothing the child with few toys that I was invented everything” Today the master artist Antonio Saliola continues to live in his Bologna accompanied by his wife Cristina, a very dynamic woman who organizes the practical life of a man who does not hesitate to describe himself as a child disguised as an adult. He is totally taken by the dream, by his reading and by the cinematographic works and not at all attracted by technology. “Everything that derives from modernity, he explains, “whether it is the car or the mobile phone, does not interest me and it would take me away from the world I dream. Throughout the winter I travel from one room to another in my home in Bologna, I am so immersed in my fairytale world that my friends call me “slow motion”. Despite this aspect that makes him less nomadic, since 1972, pushed by his consort-manager he began a series of personal displays going as far as Paris, Brussels, London, New York, Chicago, Buenos Aires, Hong Kong and Monte Carlo which made his art and message known around the world. But master artist Saliola, who also let himself be led by his dream even in these adventures, created much more in the place that, after his beloved Bologna, enjoys his illuminated presence from May to September each year: Petrella Guidi, a small town close to Montefeltro. It is here that Saliola fully expresses his realistic but fairytale vision, “Reality is an important but very powerful thing and humiliating if we do not colour it with our dreams, our poetry, to feed the soul that is eternal”. And it is in his summer home that the Quasi Orto was born, a place where dreams and reality meet, the childhood dreams that never ended in Antonio Saliola which today still colour the spaces of his existence. His paintings alternate with the nature of the vegetable garden of his summer home where he knew how to trace the nostalgia of his childhood by making them eternal over time and perfectly in tune with the surrounding nature. This is a place to visit in order to manage to start again from simplicity, from nature and from our deepest soul and coming back to being like Saliola, a child amazed by the marvels of the universe. — Tiziana Primozich The Italian Way

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La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo fondata nel 1919 resta fedele alla sua missione, così definita nello StatutoRegolamento approvato dal Congresso Generale della Lega a Parigi, il 15 Luglio 1927.

The Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Italian League of Human Rights) founded in 1919 remains faithful to its Mission as defined in the Constitution-Regulations approved by the League’s General Congress in Paris on July 15th, 1927.

«La Lega afferma e difende i principî essenziali della convivenza civile e particolarmente: L’inviolabilità personale e domiciliare dei cittadini; la libertà di coscienza; di parola; di stampa; di riunione; di associazione; di azione sindacale in patria ed all’estero; la piena e diretta sovranità popolare contro ogni sistema di oligarchia e di dittatura; il dovere della resistenza all’oppressione ed all’arbitrio d’ogni regime che neghi questi principi. Ad integrare i suoi scopi essenziali, la Lega si propone inoltre di compiere, nei limiti delle sue possibilità, un’opera di assistenza, di difesa e di coltura per gli Italiani emigrati».

«The League affirms and defends the fundamental principles of civil coexistence and in particular: The civil and domestic inviolability of citizens, freedom of conscience, of expression, of the press, of meeting, of association and trade union action at home and overseas; the full and direct popular sovereignty against any system of oligarchy and dictatorship, the duty to resist oppression and arbitrariness of any regime that denies these principles. In order to integrate these fundamental purposes, the League also intends to carry out, within the limits of its possibilities, a work of assistance, defence and culture for Italian migrants».

LA MISSION

THE MISSION

La Lega afferma e difende i principi essenziali della convivenza civile e particolarmente l’inviolabilità personale e domiciliare dei cittadini; la libertà di coscienza; di parola; di stampa; di riunione; di associazione; di azione sindacale in patria ed all’estero; la piena e diretta sovranità popolare contro ogni sistema di oligarchia e di dittatura; il dovere della resistenza all’oppressione ed all’arbitrio d’ogni regime che neghi questi principi.

The League affirms and defends the fundamental principles of civil coexistence and in particular the personal and domestic inviolability of citizens, freedom of conscience, of expression, of the press, of meeting, of association and trade union action at home and overseas; the full and direct popular sovereignty against any system of oligarchy and dictatorship the duty to resist oppression and arbitrariness of any regime that denies these principles.

Nuovi Comitati di italiani all’Estero Per costituire un comitato di italiani all’estero scrivere a segreteria@liduonlus.it

New Committees of Italians overseas To set up a committee of Italians overseas write to segreteria@liduonlus.it

Per sostenere la LIDU / for a donation: IBAN: IT 90 W 05216 03222 000000014436 BIC: BPCVIT2SXXX

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Il Brand, simbolo dell’Unione, le tre mani, una bianca, una rossa e una nera rappresentano l’universalità umana. Non barriere ma accoglienza, le mani aperte intendono andare l’una verso l’altra, pronte per abbracciare. Insieme, si cercano, si allungano, giocano, ruotano e si rincorrono insieme ai fiori e ai colori della natura in un connubio armonioso e perfetto. AnnaKlod ha creato così un Brand unico, per rappresentare l’unione e la solidarietà attraverso l’utilizzo dei colori vivaci, della fantasia unica arricchita da un logo esclusivo. La qualità della pelle e la lavorazione unica dell’artigianato italiano, rendono gli articoli di grande prestigio. Il richiamo all’alta qualità italiana è ricordato dai nomi di città o isole italiane, simboli della nostra eccellenza. AnnaKlod ha realizzato per il tuo outfit due linee: la linea Universalità e la linea Eleganza. La linea Universalità è caratterizzata dal design fantasia, un’esplosione di colori, esclusiva del marchio AnnaKlod, adatta alla donna che vuole essere unica, coraggiosa, sportiva, veloce e che vuole avere un suo stile esclusivo, facile da abbinare ad ogni tipo di abbigliamento per rendersi singolari in ogni occasione. Ogni pezzo è unico in quanto il taglio delle pelli, e del relativo disegno, è differente ogni volta. La linea Eleganza, la cui la caratteristica e’ la pelle monocolore arricchita con elementi multicolor, rendendo gli articoli particolarmente unici per la combinazione dei colori. È adatta alla donna che vuole rimanere sempre elegante, ma che aggiunge un tocco di originalità al proprio look; la donna che vuole spezzare la monotonia del monocolore per trasmettere e dare luce durante tutta la giornata, assicurandosi cosi un outfit sempre perfetto in tutte le occasioni. The Brand, the symbol of Union with the three hands, one white, one red and one black that represent human universality. Not barriers but welcome, the open hands mean going towards each other ready to embrace. Together they seek, they stretch out, they play, wheel around and run after each other together with the flowers and the colours of nature in a harmonious and perfect bond. In this way AnnaKlod created a unique brand to represent union and solidarity through the use of vivid colours and unique fantasy that is enhanced by an exclusive logo. The quality of the leather and the unique processes of Italian craftsmanship give the articles great prestige. The lure of Italian high quality is remembered by the names of the Italian cities or islands that are symbols of our excellence. AnnaKlod has created two lines for your outfit; the Universality line and the Elegance line. The Universality line is characterized by the fantasy design, an explosion of colours exclusive to AnnaKlod, which is suitable for the woman who wants to be unique, courageous, sporting, fast and who wants to have her own exclusive style that is easy to combine with every type of clothing to make herself unique for every occasion. Each piece is unique in that the cut of the leather and the relative design is different every time. The Elegance line which is characterized by the monochrome leather enriched by multicolour elements makes the articles particularly unique due to the combination of colours. It is suitable for the woman who wants to remain elegant but it adds a touch of originality to her look, the woman who wants to break the monotony of monochrome to transmit and give light throughout the day and thus ensuring for herself an outfit that is always perfect on all occasions.

www.annaklod.it

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The Italian Way  

Si tratta del supplemento cartaceo del giornale online DailyCases che avrà una cadenza trimestrale e sarà divulgato nel mondo. La scelta è d...

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Si tratta del supplemento cartaceo del giornale online DailyCases che avrà una cadenza trimestrale e sarà divulgato nel mondo. La scelta è d...

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