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Claudio guarda il custode, sporco e unto, ma con un sorriso caldo e calmo. Si vede che è li da molto e si sente che non ci si trova male affatto. La situazione è strana però, gli pare che tutto vada un po’ al rallentatore e che tutto quello che sta accadendo sia prevedibile, così prevedibile da stupirlo di secondo in secondo, da pensiero a pensiero. Solo ora si accorge di essere ancora dentro al deja-vu, e si spaventa un po’. “Si sente bene?” “No… mi scusi, ha un bicchiere d’acqua?” “Certo, glielo do subito, ma venga, si accomodi.” Claudio, smarrito e curioso, entra nel piccolo

stanzino posto all’ingresso della discarica e rimane abbagliato dalla miriade d’oggetti sparsi ovunque per la stanza. C’è di tutto, dai mangianastri a vecchi trofei, da fotografie sgualcite a biciclette arrugginite, Claudio è affascinato e si sorprende di aver portato con lui la macchina fotografica. È proprio il posto ideale per fare belle foto, con quella luce bassa e calda, tutte quelle meraviglie, e la fortuna di avere 18 megapixel a disposizione. “Ecco l’acqua signor Ricci. Io ora devo chiamare l’Avvocato.” “La ringrazio signor…” “Aristide, solo Aristide signore.” “Ma lo sa Aristide che lei lavora proprio in un 141

BIANCOSPORCO #12  

racconto a puntate (di nicolò favaro)

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