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nel vino e a dargliele, pensa a simulare un tentativo di rapina, pensa di inscenare un suicidio. Un po’ si calma e placa l’odio. Si guarda allo specchio e si vede terribilmente invecchiato, ha trent’anni ma ne dimostra almeno quaranta. Vede i capelli bianchi che si fanno forza e si raggruppano, la pancetta che preme e mille piccoli segni affacciarsi intorno ai suoi occhi, al suo naso, alla sua bocca. Peli che prima non esistevano si fanno strada dietro le orecchie e sulle spalle, ed il sorriso, il sorriso era scomparso. Si sentiva vittima di un gioco più grande di lui e voleva cacciare via il mondo intero dal proprio cammino. Drinn. Drinnn. Drinn.

“Pronto Alberto?” “…” “Alberto ci sei?” “Sì Maria, dimmi.” “Scusami Alberto se ti disturbo a quest’ora… dormivi?” “No.” “Beh, ecco vedi … ho un problema e non so a chi altro rivolgermi …” Alberto ringrazia il cielo, il mondo e tutti quelli che ci abitano dentro, ha una scusa per scappare via e un pretesto per pensare ad altro. “Dimmi Maria, ti ascolto.” Alberto sa che uscirà da quella casa e da 139

BIANCOSPORCO #12  

racconto a puntate (di nicolò favaro)

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