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trimestrale 3000 copie

n째2 luglio/agosto/settembre 2011

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SPECIALE

ESTATE


lettera del direttore

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state di luoghi comuni: caldo, afa, esami e caminetto selvaggio, con effluvi di salamelle e polenta ai ferri; ma anche luoghi che accomunano, come lago, montagna, fiumi e prati verdi. Banalità e slogan a vagonate, come un testo della miglior Marcella Bella, che in questo caso non è aggettivo. Lo diciamo per non correre rischi visto che a risvegliare la redazione da un’estate lenta e dal sonno facile, cioè sonnolenta, tutta raccolta attorno al barbecue, è arrivata una notizia-bomba che scrocchia come il grasso della luganega che gocciola sulla fiamma.

Anche D.V.°° finisce sulla graticola: maschilista e datato, irrispettoso del ruolo della donna, ma anche delle capre. Qualcuno, celato dietro l’anonimato pruriginoso di un certo coraggio chiamato ipocrisia, ha segnalato al Movimento Donne di Trento i torti (presunti, e quindi per taluni depositari della verità più che reali) che i maschioni della redazione (la signorina Trentin non si offenderà) avrebbero perpetrato ai danni delle donne. Di tutte, ma soprattutto di quelle rappresentate dalla presidentessa (presidente forse è ritenuto maschilista) Delia Valenti. La quale ci ha inviato una specie di diffida, un invito accorato e perentorio – da non ammettere repliche a quanto sembra - a rispettare le donne (e le capre) mettendo all’indice (laccato?) alcune pagine del nostro primo numero. Sulle quali facevano una discreta figura una paio di signorine in bicicletta, faceva una pessima figura un attrezzo prendendo a pugni il quale i maschietti dovrebbero recuperare un minimo di ego e… stonava decisamente il maschio della capra, bello bello (sic!) nel paginone centrale. Abbiamo invano tentato di comunicare con la signora in questione; ma se i tempi medi per rispondere ad una mail sono nell’ordine dei due mesi allora è chiaro che un dialogo non è sostenibile. Meglio il monologhi, penserà. Vedremo di arrangiarci con i piccioni (e le piccione) viaggiatori (viaggiatrici). Avremmo voluto intervistarla, la Signora Valenti, per farci raccontare il suo punto di vista riguardo al pianeta donna; al quale avremmo affiancato quello di qualcun’altra. Perché di donna non ne esiste mica una sola! Per fortuna (e scusi signora, se in questa affermazione scorge una lato vagamente maschilista). Nulla, silenzio su tutto il fronte. Ma noi aspettiamo perché per fortuna (ma anche no) almeno altri due numeri di DV°° li abbiamo in cantiere. Sappiamo che i tempi femminili sono diversi da quelli maschili e certe volte è saggio darsi i ritmi della lumaca. Sperando che il Movimento Uomini di Trento (e gli uomini di Trento) non si offendano se non citiamo, a proposito, il lumaco. L.G.


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SOMMARIO n°2 2011

pag. 6

IL PALIO DELA BRENTA rievocando le antiche tradizioni (tranne quella della peste)

pag. 8

S.PROSPERO il Patrono di Borgo e a luglio il Borgo in festa

pag. 9

COPPA D’ORO ... occhi neri e seri guardano il pave’ (cit.)

pag. 12

FRANCESCO CORRADI il pittore della rivolta di Ivan Piacentini

pag. 16

DE GASPERI lezioni, incontri, concerti e festa

pag. 22

ECOMUSEO alla scoperta del bello

pag. 24

TELL ME ...facile come far ‘na telefonata

pag. 26

LA BIENNALE DI VENEZIA mon amour di Dany Trentin

pag. 32

ALEXANDER MANGIACORDA alias di gente con alias di Denis Isaia

VENEZIA

pag. 26

4 3 . g pa

Fashionfood

pag. 34 FRANCESCA NEGRI ovvero, come stare in equilibrio tra mille attività su 14cm di spillo di Dany Trentin


Dizionario dei luoghi comuni, 1913 (postumo)

8 3 . g pa

pag. 38

MAL’OMBRA l’arte (del vino) ad arte di Dany Trentin

pag. 40

LO CHIAMAVANO IL CHINCA seeya in Hollywood di Dany Trentin

pag. 41

FASHION vento fresco da levante di Antonella Reina

pag. 42

MUSICA papà col 6 ha fatto tombola di Euj dj

pag. 44

FOOD ...mmmh! buono, fresco e rapido di Andrea Torelli

pag. 46

ARCHITETTURA

pag. 47

SCUOLA

pag. 48

SCARPINANDO

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ARTE da BERE

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A QUESTO NUMERO HANNO COLLABORATO n°2 luglio/agosto/settembre 2011

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ANDREA TORELLI

IVAN PIACENTINI

Silvy Edizioni Scurelle (Tn) www.silvyedizioni.com Direttore responsabile (Boss) Lucio Gerlin Vicedirettore (mini Boss) Daniela Trentin

ANTONELLA REINA

Direttore artistico Dido Fontana Grafica D.V.°°

DENIS ISAIA

Stampa: Litodelta sas Loc. Asola - 38050 Scurelle (TN) tel. 0461.763.232 info@litodelta.com Stampato su carta ecologica Hello-Silk gentilmente fornita da Polyedra Spa - Milano

EUGENIO CANTARUTTI contatti, pubblicità e per dirci delle cose: dallavallemag@gmail.com tel. 339.444.53.05 D.V.°° mag dalla valle magazine registrato presso il Tribunale di Trento num. reg. stampa 17 numero R.G. 1132/2011

http://www.facebook.com/dvmag ONLINE: http://issuu.com/d.v.mag • incisione LASTRE WATERLESS (senza utilizzo di chimici) • quadricromia con COLORI OTTENUTI DA BASE VEGETALE (inchiostri bio)


ESTATE A BORGO

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a mitica estate “borghesana” vive di profumi, di sapori e di emozioni uniche, credo irripetibili, difficilmente imitabili. Voci, suoni, rumori e personaggi straordinari l’affollano, in un tripudio di usi, costumi e tradizioni che rendono ancor più attrattiva e per certi aspetti seducente, questa nostra splendida borgata.

La Sagra di San Prospero, le giostre, le bancarelle e le trippe del “veloce”! L’attesa del “Prospereto” o forse del “Prosperon”...tutti preoccupati ancorchè tutto sommato o sommato tutto, orgogliosi di vedersi caricaturati, magari dal pregiato carboncino del Nerio Fontana o del Giorgio Mattrel, poco importa, perchè in fondo è soddisfazione pure quella! Quella cioè di vedersi, almeno una volta, con gli occhi degli altri. Il “Palio dela Brenta” resta una sfida, una competizione, che nella sua indiscussa onestà ha il pregio di essere l’esemplificazione divertita delle grandi contraddizioni del tempo e della storia, come lo sono l’eterna lotta tra il bene ed il male, la fame e l’abbondanza, la ricchezza e la povertà. Ma è proprio dallo scontro tra questi due elementi così contrastanti che nasce la festa della nostra Comunità, quasi a voler cancellare i ricordi di un triste passato nell’ottica di un futuro che invece tutti ph: Nerio Fontana ci auguriamo più prospero e felice. La Coppa d’Oro, pezzo di storia insostituibile del nostro ciclismo. Straordianario esempio di dedizione allo sport, al volontariato e ai giovani. Un esercito fattivo e silenzioso, forse neanche troppo per la verità, che fa delle strade della Valsugana una delle più importanti vetrine del ciclismo giovanile d’Italia....forse la più importante ed anche la più bella. Questa è l’estate borghesana, tutto il resto mettetelo voi! Con simpatia, il Vostro Sindaco. F.D.

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PROGRAMMA MARTEDI’ 02 agosto ORE 21.00 in Località Onea concerto del complesso “ A. Corelli” con la collaborazione degli Amici della Musica MERCOLEDI’ 03 agosto ORE 21.00 in Casa Galvan di Corso Ausugum serata musicale organizzata dagli Amici della Musica GIOVEDI’ 04 agosto appuntamenti promossi da Borgo Commercio Iniziative VENERDI’ 05 agosto ORE 20.45 CHIAMATA A RACCOLTA corteo per le vie del centro storico specialità STRAUBEN e Zucchero Filato alla “Locanda del Palio” ORE 21.00 In piazza A. Degasperi: Spettacolo musicale SABATO 06 agosto dalle ORE 10 alle 12 e dalle 17 in poi: in Piazza Degasperi “DAI CHE ZUGHEMO…” giochi di una volta da sperimentare e costruire aperti a tutti i giovani e gli adulti organizzati dai giovani dell’Oratorio e dallo Spazio Giovani. ph: Francesco Dandrea

Farinoti contro Semoloti Ricordando le antiche rivalità paesane, nei giorni del Palio due sono le contrade che si fronteggiano: quella Farinota (alla sinistra della Brenta, alle pendici del monte Ciolino e a ridosso del Castel Telvana) e quella Semolota (alla destra del fiume, che si apre ai campi). I Farinoti devono il proprio nome alla farina, la parte più nobile del grano con la quale si fa la polenta, e rappresentano la componente nobile del Borgo, che fin dal Medioevo trova casa nei palazzi signorili di Corso Ausugum e che frequenta la corte dei Welsperg, giurisdicenti di Telvana. Per questi motivi il corteo farinoto è composto da dame altezzose, da coraggiosi cavalieri e superbi signorotti, da armigeri a cavallo e da carri riccamente addobbati segno di autorità, signorilità e ricchezza. Loro tenaci avversari sono i Semoloti, uomini e donne che nella società contano ben poco (come la semola o crusca) e che si dedicano per lo più al lavoro nei campi, nei boschi, all’allevamento del bestiame, subendo le angherie dei potenti. Orgogliosi e allegri, sfilano per le strade portando il frutto del loro lavoro nei campi, con gli indispensabili semplici attrezzi in legno con cui si riesce a coltivare la terra, cantando le vecchie melodie che rallegravano la loro povera vita. Rosso e giallo, profumi speziati, suoni antichi, strade affollate, goliardica rivalità. Un Borgo in festa. Questo vuole essere il “Palio dela Brenta”.

ASSOCIAZIONE “PALIO DELA BRENTA” Piazza Alcide Degasperi, 3 38051 BORGO VALSUGANA


PROGRAMMA ORE 20.30 CHIAMATA A RACCOLTA corteo per le vie del centro storico LETTURA DELLE SFIDE da parte del Dottor Farina e di Mastro Semola ORE 21,30 in Piazza A. Degasperi: • I GIOCHI DEL PALIO : • proposta di alcuni giochi di altri tempi • TIRO CON LE FIONDE • GRANDE SFIDA SULLA BRENTA • specialità STRAUBEN e Zucchero Filato alla “Locanda del Palio” DOMENICA 07 agosto ORE 11.00 In Piazza A. Degasperi ESIBIZIONE GRUPPO SBANDIERATORI ORE 19.30 in Piazzetta Teatro Vecchio ritrovo delle contrade Farinote e Semolote e formazione corteo storico (partenza corteo storico alle ore 20.00) ORE 21.00 • arrivo corteo storico in Piazza Degasperi GARA DI TIRO CON L’ARCO • assegnazione Palio dela Brenta 2011 • estrazione vincitori gioco l’oggetto misterioso ORE 22.00 spettacolo musicale


SAGRA di SAN PROSPERO

9-11 luglio Borgo Valsugana

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foto: D.V.°°mag

ra la magia e la strada. Quella del giostraio è una delle ultime professioni nomadi, vicina a quella circense per alcuni aspetti, ma vittima di frequenti persecuzioni forse per colpa del destino di Caino: “Io sono fuggitivo e chiunque mi troverà potrà uccidermi”. La sagra, le giostre, la fiera hanno inizio come vero e proprio mercato dove fin dal Medioevo giochi, maghi, imbonitori, saltimbanchi e spiritisti dividevano le stesse piazze. Le giostre, il luna park moderno, come lo conosciamo noi, prende vita elettrica solo verso i primi del ‘900, ma le abitudini, la tradizione e lo stile di vita dei giostrai non cambia un granché. Di padre in figlio e di padre in figlio ancora, ci vendono l’ebbrezza della festa rompendo il quotidiano svelandoci l’illusione attraverso luci, musica e colore.

Libro consigliato per saperne di più: “I viaggiatori della luna. Storia arti e mestieri dalla fiera al Luna Park”, a cura di Emilio Vita e Chantal Rossati, Ikos Editore.

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BORGO

COPPA D’ORO Coppa Rosa SABATO 10 SETTEMBRE 2011

44°

BORGO VALSUGANA 11 settembre 2011

Il Tracciato della Coppa Rosa si snoda interamente lungo la Bassa Valsugana toccando il confine con il Veneto nell’attraversamento del paese di Tezze Valsugana e quindi ritornando Verso Borgo Valsugana. Il tracciato di gara, in linea, si caratterizza per la prima parte molto veloce e scorrevole e per la fase di ritorno più impegnativa. In particolare le salite di Ospedaletto ed in rapida successione la più impegnativa salita di Villa Agnedo che porta al G.P.M. di Strigno, hanno sempre creato i presupposti per le azioni che hanno deciso poi la corsa. La recente introduzione dello strappo delle Spagolle con lo scollinamento nell’abitato di Olle rendono questa gara unica per la categoria delle ragazze Allieve e fa inesorabilmente emergere le migliori. Dopo quest’ultimo strappo la strada è tutta in discesa, una lunga volata verso il traguardo in Via Spagolla a Borgo Valsugana.

Dal 1965 la Coppa d’Oro è premio d’onore perpetuo: gli allievi corrono per il simbolico compenso di una lira ciascuno; i premi e gli onori sono riservati ai loro maestri. Il tracciato di gara della Coppa d’Oro abbraccia tutta la Valsugana coprendo per intero il territorio di due Comunità di Valle con partenza ed arrivo a Borgo Valsugana. Il percorso in linea di km 81 è caratterizzato dalla bellezza dei luoghi attraversati e dagli splendidi scorci paesaggistici che si possono godere sulle alture di Tenna (GPM) e Telve (GPM). I concorrenti corrono lungo il tracciato del Brenta accompagnado in alcuni tratti la spendida ciclabile che attraversa tutta la valle, ponte di congiunzione tra Venezia e Trento.

foto: Trintinaglia-Borgo

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ph: D.V.°°mag

testo di Ivan Piacentini

L’Oratorio è uno di quei luoghi...


BORGO

Quando si dice un artista impegnato E

’ un fatto (e prima o poi qualcuno dovrà farci uno studio statistico serio) che buona parte degli abitanti di Borgo da me interrogati non abbia mai visto l’Oratorio di San Rocco. E’ un peccato in effetti (mi assumo ogni rischio di quest’affermazione, anche quello di qualunquismo), perché è riuscito ad affascinare persino il sottoscritto, che non saprebbe distinguere un Gauguin da un bronzo di Riace. A dire la verità, per quel che mi riguarda aiuta molto il fatto che gli affreschi siano firmati con un “Franciscus Pingebat”, ed attribuiti a Francesco Corradi di Borgo. Confesso di conoscere il personaggio poco o nulla dal punto di vista artistico (anche se mi dicono che fosse davvero notevole), ma in compenso è stato un protagonista di una delle pagine notabili della storia di Borgo e della Valsugana (e mettiamoci pure del principato vescovile di Trento e dell’Impero):

la Guerra Rustica

Potrei dirvi che stiamo parlando della versione trentina di una delle più vaste ribellioni popolari d’Europa, che insanguinò la Germania dalla Foresta Nera al Danubio, scendendo a sud verso il Tirolo e raggiungendo tra le altre anche la nostra valle nella primavera del 1525; potrei aggiungere che si tratta di un avvenimento importantissimo per via dell’assetto che il principato vescovile di Trento prese da quel momento in poi; oppure potrei annoiarvi raccontando la diatriba storiografica sul fatto che la parte trentina della rivolta fosse anticlericale o meno. Non girate pagina, non bruciate la rivista e, per favore, non scappate urlando; non intendo fare niente di tutto questo. Volevo semplicemente raccontarvi di Francesco Corradi, di suo zio Jacopo, di Sebastiano della Sbetta e degli altri di Borgo che, una sera del 1525, si ritrovarono nell’Oratorio di San Rocco, a pronunciare sopra l’altare il giuramento di conservare la “opinione fatta tra loro de star saldi...”. I visi, rischiarati a tratti

dalla luce delle lanterne, sono stanchi e preoccupati, ma qualcuno sorride. C’è chi osserva gli affreschi di Francesco, forse si congratula con lui. Francesco si inorgoglisce, e subito qualcun’altro lo coglioneggia (se l’ha detto Tommaso Campanella esigo di poterlo dire anch’io) perché qualche fedele ha già graffito delle scritte sulle sue opere. Forse c’è chi ha solo voglia di menare le mani, ma molti sono lì perché davvero non ne possono più di povertà ed angherie, e questo lo puoi capire dai discorsi che fanno su quella carogna di Sigismondo III Welsperg, che ha fatto sparire gli statuti (e con essi i diritti delle comunità soggette a Telvana) e che calca sempre più la mano con i popolani, al punto da far sparare l’artiglieria del castello sulla stessa Borgo quando questa suona l’allarme perché un manipolo di armati al soldo del dinasta ha attaccato il paese... Fino a pochi giorni fa si attendevano notizie dei delegati inviati alla Dieta di Innsbruck con quella specie di statuto contadino elaborato a Merano. Francesco e gli altri erano profondamente convinti della fondatezza delle richieste: i preti dovrebbero conoscere le sacre scritture, non andare per taverne e godere di un solo beneficio; serve un solo diritto a cui essere soggetti, nobili, ecclesiastici, popolani tutti; in ogni giurisdizione c’è bisogno di un ospedale per ricoverare i malati ma anche gli indigenti e i deboli.. Qualcosa però è andato storto. Quella del Corradi è solo una delle versioni, ma è certo che a Innsbruck siano riusciti a dividere i delegati, prospettando accordi sottobanco, ingannando, temporeggiando. Sono state accolte solo le istanze, davvero poco significative rispetto alle altre, dei pesi e delle misure; in compenso sono state aumentate, di molto, le tasse. Qualcuno parla di provvedimenti speciali: coprifuoco, pena di morte per chi si aggrega in cospirazioni, amnistia per chi ucciderà i facinorosi. Nessuno si illude che i fatti di Nomi, dove il dinasta è stato arso vivo nella sua torre, siano poco più che una scusa. Il fallimento di un tentativo pacifico come quello della Dieta era programmato da

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La chiesetta-oratorio di San Rocco venne eretta nel 1509 per voto della Comunità di Borgo contro l’infuriare della peste, sopra una preesistente cappella cimiteriale dedicata a San Michele Arcangelo. L’edificio, un parallelepipedo a due piani, orientato a sud, riceve luce dalle quattro finestre del lato est e dalle due finestrelle centinate e strombate del lato sud. All’oratorio superiore si accede salendo due rampe di scale, fiancheggiate da ringhiere in ferro, che si congiungono nel pianerottolo antistante il portale d’ingresso (XVII sec.), architravato e protetto da un tettuccio di scandole. Tra il portale e il tettuccio è murata la lapide in marmo bianco commemorativa della chiesa. Sotto il pianerottolo, stretta dalle due rampe di scale, si apre una porticina che immette nella cappella di San Michele. Il disegno della facciata è completato da un oculo ovale sottolineato da una leggera cornice, posto all’altezza del sottotetto, e dal leggero aggetto di due lesene angolari terminanti con un capitello tuscanico. Sul lato a sera del tetto s’innalza un campaniletto a vela con una campanella. Oratorio di San Rocco Dove: Sagrato della Chiesa, Borgo Valsugana. Orario: chiusura invernale / dal 16 giugno al 29 settembre 2010 tutti i mercoledì dalle ore 9.00 alle 12.00. Per aperture straordinarie telefonare alla biblioteca di Borgo Valsugana tel. 0461/754052.

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tempo e molti qui cominciano a convincersi che non ci siano altre soluzioni se non lo scontro. Ed eccoli qui, nell’Oratorio di San Rocco, a giurare.

Non si torna indietro

Immagino Francesco e gli altri assiepati nell’antica piazza: si guardano l’un l’altro quando, a inizio agosto, arrivano in paese i contadini di Strigno: il capitano di Ivano è stato ucciso, e i popolani si sono impossessati del castello. Un forte clamore si leva subito dai convenuti: qualcuno urla che è anche tempo di farla finita con Sigismondo, altri inneggiano agli antichi diritti che verranno presto riconquistati ed agli stenti che finalmente cederanno il passo. Le giornate poi si succedono confuse: la gente grida, festeggia, si raduna e si arma con ciò che può: lo Sbetta e pochi altri con vere armi, come spada e schioppo, mentre la maggior parte degli insorti con armi di fortuna, spiedi, roncole, strumenti da lavoro adattati alla guerra da persone che la guerra non la hanno mai fatta, ma che credono davvero a un altro tipo di vita.

Non so se trovarli teneri nella loro ingenuità o eroici nelle loro speranze. Una settimana dopo li ritrovo in viaggio verso Trento. A Ciré c’è il primo raduno degli insorti: in mezzo agli altri si muove Francesco, è smagrito e la carnagione scurita dal sole non riesce a nascondere il suo pallore. E’ stanco ma eccitato: a Pergine c’è stata una riunione in cui è stato studiato un piano di attacco a Trento; qualcuno ha sostenuto che fosse giusto fare un ultimo tentativo e sono stai inviati dei messaggeri con un estremo appello che chiedesse al vescovo di venirsi incontro. Quei messaggeri non sono più tornati. Ora ci sono quasi quattromila persone che stanno andando verso la città a chiederne conto. Di nuovo immagino: il Corradi è furente, sferra con forza un pugno sul tavolo a cui è seduto; i tremila uomini provenienti dalla valle di Non e Sole sono stati ingannati da Baldessare Clesio, fratello del vescovo, e convinti a tornare alle loro case per difenderle da un inesistente esercito imperiale che vi stava marciando contro. Vedo lo sconforto farsi strada sul suo viso e, come in un videoclip montato

Oratorio di S.Rocco - ciclo di affreschi di Corradi, 1516 - foto Fabris

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male, cedere subito il passo al disgusto quando giorni dopo, per un ennesimo inganno, i contadini vengono attirati fin sotto le mura del Buonconsiglio per par-

lamentare, e lì vengono accolti da una scarica di cannone...E infine lo vedo, dopo la battaglia e la dura repressione che è seguita alla sconfitta degli insorti, a processo: rovinato dalla cattura e dalla prigionia, ma con la voce ferma, a difendere per l’ultima volta la sua parte e le sue idee, coerentemente e fino alla fine, forse consapevole che non potrà più farlo una volta che il boia gli avrà mozzato la lingua. Non so se le cose siano andate davvero così. Però so che a Borgo ci sono un sacco di storie che aspettano solo di essere raccontate. E so anche che ci sono luoghi dove queste storie vengono attratte, ed amano intrecciarsi fittamente. L’Oratorio è uno di quei luoghi.


Leggete ad alta voce con i vostri bambini

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di Emanuele Benvenuti

l clima particolarmente tranquillo di questo Trentino Book Festival ben si addice ai suggerimenti che l’iniziativa “Nati per leggere” rivolge ai genitori di tutta Italia: “Leggete ai vostri bambini ad alta voce, riservategli un momento particolarmente tranquillo della giornata, approfittate dei viaggi, dei tempi di attesa e del tempo in compagnia”.

E’ proprio in queste giornate primaverili che dopo una staffetta passata per altre biblioteche del Trentino,” Nati per Leggere “ giunge a Caldonazzo. L’iniziativa nasce dallo stimolo dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB), l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e il centro per la salute del Bambino (CSB) per sensibilizzare i genitori ad accrescere il desiderio di imparare a leggere dei propri bambini e stimolarli alla pratica della lettura. Un’attività sensibilizzazione non solo per trasmettere l’amore alla lettura, ma anche per contornare l’educazione dei propri

piccoli con delle attenzioni psico pedagogiche non indifferenti: tra cui il rafforzo del legame affettivo, la rassiurazione e l’accrescimento dei tempi di attenzione. Nati per leggere si sviluppa come una vera e propria mostra. Un piccolo museo di libri bambini al quale i genitori possono interagire con un’interessante bibliografia dell’evento. Una serie di Cartoline Illustrate che articolano il perscorso dell’iniziativa e suddividono i libri per livelli di difficoltà e di età. Le favolose scenografie create Nora Veneri restituiscono un clima da fiaba a grandi e piccini. L’intrattenimento è assicurato. La mostra è molto ben organizzata e sembra suggerire al genitore: “niente paura, non è difficile, ci sono libri per tutte le esigenze”. Il progetto prende così per mano grandi e piccini sussurando di crescere insieme, di assaporare questi momenti. Una considerazione personale: andateci con i vostri bambini, non aspettate che li porti la maestra. Leggere ad alta voce è un gesto di amore famigliare. (www.lavalsugana.it • pubblicato in Trentino Book Festival • Creative Commons)

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Sarà Beppe Vacca l’autore della Lectio degasperiana 2011 Il 18 agosto lo storico e uomo politico si soffermerà sul rapporto fra lo statista trentino e il Partito comunista italiano nell’evento che la Fondazione Trentina Alcide De Gasperi organizza ogni estate a Pieve Tesino.

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La scelta del tema vuole anche essere un omaggio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che fin dal 1945 ha aderito al Partito comunista italiano, di cui è satato militante e poi importante dirigente, e che oggi sta guidando con grande rispetto per la storia e con grande passione civile le celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita.

a scelta della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi quest’anno è caduta su Beppe Vacca, pugliese, professore universitario, storico delle dottrine politiche e uomo politico. Deputato per due legislature, membro del Comitato centrale del Pci dal 1972 al 1991, è uno dei più importanti studiosi del marxismo italiano e dal 1988 presiede l’Istituto Gramsci di Roma. ll professore ha accettato di tenere la Lectio Magistralis 2011, l’evento che la Fondazione organizza ogni anno a Pieve Tesino per onorare la memoria dello statista, e nel pomeriggio di giovedì 18 agosto affronterà il tema:

De Gasperi visto dal PCI Dopo l’edizione del 2010, che con Francesco Traniello ha ragionato sulla esemplarità del caso De Gasperi, unico tra i grandi statisti europei ad aver fatto parte di tre diversi parlamenti, quest’anno l’attenzione si sposta su una dimensione politica più intensa e interna alla storia collettiva del paese. Una dimensione che ha visto De Gasperi e Togliatti guidare i due più grandi partiti politici di massa dell’Occidente, governare insieme nella transizione postfascista, edificare nell’Assemblea costituente le basi della democrazia italiana. Allo stesso tempo, i due uomini politici si sono scontrati nell’aspra competizione per il governo del paese e si sono divisi sulle grandi scelte strategiche della ricostruzione e della collocazione internazionale dell’Italia. Sarà un appuntamento importante, anche alla luce della crisi della politica, della scomparsa dei vecchi partiti, della difficoltà di raccordare la contemporaneità con la storia della nostra Repubblica. Sarà l’occasione per ragionare sul fatto che il Pci, che ha sempre rispettato l’uomo De Gasperi, non è però mai riuscito a fare del tutto i conti con la grandezza e la particolarità della sua figura. Giuseppe Vacca, nato a Bari nel 1939, si è laureato in Filosofia del diritto nel 1961, discutendo una tesi sulla filosofia politica e giuridica di Benedetto Croce. Dopo la laurea, ha collaborato per un anno come redattore alla casa editrice Laterza, per dedicarsi in seguito prevalentemente alla ricerca. Nel 1968 ha frequentato la London School of Economics, seguendo corsi di Storia economica degli USA e dell’URSS. Fin dagli anni giovanili ha sempre svolto una intensa attività politica e di organizzatore di cultura, culminata con l’impegno dedicato alla casa editrice De Donato tra i primi anni Settanta e il 1983. In questa attività si colloca anche la fondazione dell’Istituto Gramsci pugliese, nel 1975, alla quale Vacca diede particolare impulso. Libero docente in Storia delle dottrine politiche nel 1966, nel 1975 vinse la cattedra di tale disciplina presso l’Università di Bari. Dal 1978 al 1983 ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione della RAI. E’ stato deputato nella 9a e 10a legislatura, eletto nel collegio Bari-Foggia. Dal gennaio 1988 è direttore della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Ha ricoperto anche incarichi di partito in Puglia e a livello nazionale. Membro del comitato centrale del Pci dal 1972 al 1991, nel Pds ha fatto parte della direzione. Nei primi anni di ricerca Giuseppe Vacca ha studiato l’idealismo novecentesco e l’hegelismo italiano del secondo Ottocento, con attenzione prevalente alla genesi del marxismo in Italia. Ha rivolto poi i suoi studi alla storia del marxismo contemporaneo, quindi alla società italiana e in particolare alla cultura e alla politica del Novecento, soprattutto l’età repubblicana. Negli anni Ottanta ha approfondito la trasformazione dell’economia contemporanea alla luce della rivoluzione telematica, e su tale sfondo ha riesaminato alcuni aspetti fondamentali del “caso italiano”. Sta per pubblicare una grande biografia di Antonio Gramsci. In questo contesto si collocano la fondazione degli Annali dell’Istituto, della rivista Europa Europa, l’impulso alla ricerca che ha portato alla monumentale Storia dell’Italia Repubblicana edita da Einaudi, le numerose acquisizioni di nuovi documenti dagli archivi del Comintern e del Pcus a Mosca, l’acquisizione dell’intero archivio storico del Pci da parte della Fondazione Istituto Gramsci. Si tratta del più grande archivio privato sulla storia del Novecento esistente in Italia e di recente aperto alla consultazione. Fin dagli anni Sessanta Giuseppe Vacca ha svolto e svolge un’intensa collaborazione a riviste, periodici e quotidiani italiani e stranieri. I suoi scritti sono tradotti in tutte le principali lingue europee. Anche per la sua vasta attività di conferenziere, le sue opere e il suo pensiero sono ampiamente noti in Europa, nelle Americhe, in India e in Giappone.

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Scuola politica Alcide De Gasperi Prima edizione 2011 30 settembre, 1-2 ottobre 2011 Dove: a Pieve Tesino, negli spazi del Museo e della residenza universitaria della Tuscia. A chi è rivolta: 40 amministratori ed eletti della bassa Valsugana e del Tesino (sindaci, consiglieri, assessori) e 10 altri giovani amici da altre comunità. Il team: composto da giovani professori universitari, da amministratori esperti, da animatori e da artisti. Quota di partecipazione: 100 euro a testa, a parziale copertura dei costi. La scuola è a carico della Fondazione che la realizza nell’ambito della propria programmazione istituzionale e del proprio bilancio. Modalità di iscrizione: preiscrizione fino all’esaurimento dei posti scaricando l’apposito modulo dal sito della Fondazione: www.degasperitn.it a partire dal 1 luglio 2011 o telefonando alla sede della Fondazione a Trento 0461 210247 Obiettivi: La Fondazione Trentina Alcide De Gasperi vuole avviare un percorso formativo di qualità, innovativo nei contenuti e nelle modalità didattiche, scandito ogni anno da una Scuola politica dove sensibilità per il bene comune e competenze per un buongoverno siano considerate unitariamente come aspetti di un unico processo di crescita dei singoli e delle comunità. Una esperienza formativa “laica” aperta a giovani di ogni appartenenza politica, nel rispetto degli ideali democratici di De Gasperi e dei compiti istituzionali della Fondazione. L’edizione del 2011 sarà l’edizione sperimentale di una Scuola che ha l’ambizione di diventare nel corso degli anni un appuntamento importante e noto anche fuori del Trentino. Chi parteciperà alla prima edizione sarà in qualche modo tra i primi tesserati di una comunità di amministratori e di eletti che crescerà di anno in anno.

www.degasperitn.it Programma: il programma prevede tre giorni di lavoro, da venerdì a domenica, intensi e ricchi di stimoli. Non ci saranno infatti solo lezioni frontali ma anche laboratori, percorsi multimediali, esperienze attraverso i sapori, testimonianze di personaggi illustri e qualche “sorpresa”. Gli argomenti trattati saranno calibrati per offrire competenze tecniche ma anche per sostenere la motivazione al servizio della cosa pubblica: dall’analisi del contesto locale, all’apertura verso scenari più ampi, dalle riflessioni sulla vulnerabilità della democrazia agli approfondimenti sul mondo che lasceremo ai posteri. Accanto a sessioni di studio sul bilancio provinciale, sulle politiche per il territorio, sulle esperienze per la partecipazione dei cittadini, sono anche previste sessioni di animazione multimediale, di public speaking, di meditazione spirituale, un pranzo concettuale al museo casa De Gasperi, l’incontro con politici di grande esperienza parlamentare e di governo o con amministratori che hanno lasciato il segno, anche fuori dal Trentino. I partecipanti concorreranno alla regia di un film della scuola comprendente anche interviste individuali e parteciperanno a focus group che li aiuteranno a riflettere sull’impegno assunto o sul loro futuro. Nessun momento della scuola politica è slegato dall’obiettivo principale di condivisione per una passione per la politica che invece di cadere vittima degli schieramenti entra nell’intimo della tradizione civile delle nostre comunità. Chi parteciperà a questa prima edizione della Scuola politica non tornerà a casa solo con idee o gadget ma con un’esperienza che lo aiuterà a decidere se chiedere, anche in politica, il meglio. Il programma dettagliato sarà sul sito della Fondazione alla fine di luglio e sarà comunicato a tutti coloro che si saranno preiscritti.

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L’Europa, un valore per tutti Il 9 maggio a Pieve Tesino si è celebrata la Festa d’Europa

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i è svolta il 9 maggio scorso a Pieve Tesino la Festa d’Europa 2011, l’evento che ricorda la “dichiarazione Schuman” quando, il 9 maggio 1950, vennero poste le basi per il processo di integrazione europea. Come ogni anno, la Fondazione Trentina Alcide De Gasperi ha organizzato un momento per festeggiare l’importante ricorrenza insieme ai bambini e ragazzi delle scuole del Tesino e della Valsugana orientale. Il titolo scelto per il 2011 è stato Sulle orme di Alcide De Gasperi, un uomo venuto dal futuro e l’evento è stato organizzato in collaborazione con la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. Lo scopo della Fondazione nel dare vita a questo tipo di iniziative è quello di creare un momento di aggregazione e di condivisione sui temi dell’integrazione, un modo per far sì che tutti si sentano cittadini europei. Con l’obiettivo di rendere più accessibili la storia dell’Unione Europea e delle istituzioni che ne fanno parte, la Fondazione ha dedicato questa giornata alle nuove generazioni con iniziative che hanno avuto come protagonisti 150 scolari, in rap-

18 agosto 2011 ore 17.00

La Fondazione Trentina Alcide De Gasperi

INAUGURA IL Giardino d’Europa De Gasperi

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el comune di Pieve Tesino, paese natale dello statista, sarà inaugurato un grande giardino che porta il suo nome. È stato pensato a forma di anfiteatro, a ricordare il parlamento: fiorirà per tutta l’estate e sarà il simbolo dell’Europa unita, quell’Europa di pace che De Gasperi che aveva sempre sognato. Situato ad un’altezza di 850 metri, si inserisce simbolicamente nella rete delle Case dei Padri Fondatori d’Europa, affiancandosi ai già esistenti giardini della tedesca Adenauer Haus e delle francesi Maison Monnet e Maison Schuman. Sarà un giardino da vivere, una piccola opera d’arte, che potrà diventare location per spettacoli ed eventi, grazie alla sinergia fra colori e specie vegetali, metafora dell’unione fra i popoli ed elemento di valorizzazione culturale del Tesino. L’inaugurazione ufficiale si terrà poco prima della Lectio magistralis 2011, alla presenza delle autorità e della popolazione locale. Sarà un momento per presentare il giardino alla comunità e verrà posta una targa commemorativa per ricordare questo piccolo evento. Il giardino si trova nella zona dell’Arboreto del Tesino, vicino al centro visitatori, sotto la strada che porta a Cinte.


presentanza delle scuole della zona. Si tratta dei bambini delle elementari di Pieve, Samone e dei ragazzi delle medie di Borgo; insieme a loro, hanno condiviso questo momento di festa i 15 bambini bielorussi che svolgevano un soggiorno terapeutico presso le famiglie del Tesino. Lunedì 9 maggio, mentre i bambini delle elementari hanno svolto alcune attività didattiche a Pieve, i ragazzi delle medie hanno fatto una visita guidata nell’Arboreto del Tesino. Successivamente, alle 11, si sono riuniti tutti insieme al nuovo Giardino d’Europa Alcide De Gasperi che è stato presentato loro in anteprima alla presenza di alcune autorità. I più piccoli hanno cantato una canzone sull’Europa e a tutti sono stati distribuiti dei doni offerti dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi: un fumetto con la storia della prima parte della vita dello statista, dei segnalibri colorati con i fiori del giardino, una chiavetta usb e una piccola merenda. Il Giardino, un emiciclo fiorito simbolo dell’unità fra i popoli, sorge nell’Arboreto del Tesino, a due passi dal centro abitato di Pieve e verrà inaugurato ufficialmente il 18 agosto, giorno della Lectio degasperia-

na. La Festa d’Europa è un momento che, come nello spirito della lezione di Alcide De Gasperi, vuole sottolineare la partecipazione sul territorio e dal territorio, a cominciare dal Tesino, dalla Bassa Valsugana e dalle altre valli trentine. Per questo motivo gli alunni delle scuole elementari e medie sono stati coinvolti in un’occasione formativa preziosa attraverso una serie di azioni ludiche e didattiche che hanno voluto ricordare alcune idee e suggestioni degasperiane sull’autonomia trentina e sull’Europa ed evocare lo spirito e il senso della costruzione della nuova unione fra nazioni. Questa giornata ha fatto da “test” per il nuovo spazio del Giardino d’Europa che offrirà una gamma diversificata di scelte: infatti il territorio in cui il giardino è inserito (Arboreto del Tesino) potrà diventare, a seconda dei momenti e delle esigenze, teatro, parco tematico, scuola, insomma vero e proprio “laboratorio” di eventi formativi. Alla festa erano presenti Beppe Zorzi, Direttore della Fondazione, Carlo Pezzato del Servizio conservazione della natura e valorizzazione ambientale della Provincia, Sandro Dandrea, presidente della Comunità Valsugana e Tesino, Livio Gecele, sindaco di Pieve Tesino (insieme ai rappresentanti dei Comuni di Castello Tesino, Cinte e Bieno e ad alcuni assessori di Pieve), Ruggero Felicetti, coordinatore della conferenza dei sindaci della Bassa Valsugana e il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Strigno, Romano Nesler.

INVITO

Dove le parole finiscono, inizia la musica. (Heinrich Heine)

19 agosto 2011 ore 14.00 La Fondazione Trentina Alcide De Gasperi

PRESENTA il concerto di

Goran Bregović nell’ambito della rassegna I Suoni delle Dolomiti

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l compositore e musicista Goran Bregović, insieme alla sua The Wedding and Funeral Band, inaugura il “Giardino d’Europa De Gasperi” a Pieve Tesino. Uno dei più importanti esponenti della world music, genere musicale che attraversa i confini e abbraccia i più diversi mondi sonori fra jazz, musiche balcaniche, rock e canti popolari, approda con la sua energia in un luogo dal forte potere evocativo e simbolico: un emiciclo fiorito, nato per simboleggiare, nella terra che ha dato i natali al grande statista trentino, l’aspirazione all’unità, all’armonia e al rispetto fra i popoli.

Arboreto del Tesino


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PRONTO? h 10.00 - 19.00 tutti i giorni

Piscina di Borgo Valsugana Centro Sportivo via Gozzer, 52 38051 • Borgo Valsugana Tel: +39 0461.75.38.36 • borgosport@virgilio.it d a l l a

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NEWS SPORT

Valsugana Sport s.r.l., costituita in data 24.03.2011, è la nuova Società pubblico-privata alla quale il Comune di Borgo Valsugana ha affidato l’incarico di gestire gli impianti sportivi. L’esigenza di questo percorso istituzionale nasce dalla necessità di ottemperare ai nuovi vincoli imposti dalle norme comunitarie che non consentono più l’affidamento diretto del servizio ossia senza una c.d. gara e nello stesso tempo di garantire la continuità di gestione che ha sempre incontrato viva soddisfazione sia da parte dell’Amministrazione comunale che degli utenti. I soci della nuova società sono il Comune di Borgo Valsugana (socio pubblico di maggioranza con il 60% di partecipazione) e l’Associazione Borgo Sport Insieme (socio privato cui viene garantita una partecipazione pari al 40%). Il socio privato B.S.I. costituisce il braccio operativo della Società cioè chi opera effettivamente e quindi garantisce la continuità e la qualità del servizio. Il Consiglio di Amministrazione è composto dal Presidente Trentin Ruggero, dal Vice Presidente Rinaldi Ezio (Presdiente di BSI) e il Consigliere Silvio Frainer; Il dott. Divina Fulvio è stato nominato Revisore dei conti e Tessaro Michele è stato nominato Direttore Generale. L’importanza strategica di questa scelta consiste nella volontà di dare risposte concrete ai cittadini garantendo anche per il futuro la qualità del servizio offerto, infatti questa formula permette di valorizzare la gestione svolta da B.S.I., vera e insostituibile risorsa, che fin’ora ha offerto ottimi risultati in termini di efficienza, varietà ed economicità. Oltre alla gestione degli impianti sportivi la società curerà l’organizzazione di eventi sportivi, culturali, fieristici e continuerà ad occuparsi degli sport svolti dalle associazioni sportive di Borgo in particolare, calcio, pallavolo, atletica. La società è già proiettata alle prospettive di crescita e alle opportunità future in particolare a quelle che potrà offrire la gestione del nuovo ostello per la gioventù i cui lavori sono stati avviati in questi giorni così come la realizzazione di un nuovo campo da calcio con fondo sintetico. Borgo Valsugana sarà così in grado di formulare una offerta sportiva completa diventando polo di attrazione e di aggregazione finalizzato anche allo sviluppo del territorio.

valsuganasportsrl@pec.it tel. 0461.753836 • fax. 0461.756658 sede legale: Pzza De Gasperi, 20 • Borgo Valsugana sede operativa: Via Gozzer, 52 • 38051 Borgo Valsugana (TN)


Foto di Tarcisio Deflorian

ECOMUSEO “il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante per la qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane, nelle campagne, nelle zone considerate eccezionali come quelle della vita quotidiana” CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO

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NATURA

UN TESORO NASCOSTO: IL NOSTRO PAESAGGIO I

l paesaggio è il campo d’azione degli obiettivi e dell’attività ecomuseale perchè il prendersi cura del territorio in cui si vive non può prescindere da un confronto con il paesaggio sia esso naturalistico, storico, etnografico: ne costituisce l’espressione delle persone che lo abitano e lo hanno abitato, significa riscoprire le nostre radici. L’Ecomuseo si propone di portare i suoi abitanti alla riscoperta del paesaggio in cui vivono, mostrando loro aspetti che spesso sono dati per scontati o che non sono conosciuti come la bellezza di una visuale, uno scorcio di paese magari dimenticato, le storie che un luogo racchiude anche le più semplici, ma per questo motivo più significative perché ci identificano. Si vuole mostrare in un mondo sempre più globalizzato come il nostro paesaggio rappresenti in realtà qualcosa di unico perché plasmato dalle azioni, dalle tradizioni, dai modi di vita delle persone che lo vivono. Fare questo non è facile, in questi anni di attività abbiamo cercato d’inventare degli eventi che portassero le persone alla riscoperta del territorio in cui vivono. Passeggiate, concorsi fotografici, realizzazione di sentieri tematici, tutto questo per condurre i nostri abitanti in un immaginario e nuovo viaggio nel loro paesaggio, nella loro storia. Molti ecomusei, nelle varie parti d’Italia e d’Europa hanno realizzato iniziative volte alla valorizzazione del paesaggio, la rete degli ecomusei d’Italia di Mondi Locali ha deciso di realizzare una giornata dedicata al paesaggio, un evento pubblico attraverso il quale evidenziare ogni anno quali sono le azioni che gli ecomusei svolgono per valorizzare la percezione del territorio nei luoghi in cui si trovano ad operare. Nasce così la GIORNATA DEL PAESAGGIO un insieme di azioni, coerenti con gli obiettivi di ogni ecomuseo,per richiamare l’attenzione dei cittadini a questo tema e il 21 giugno, solstizio d’estate è la festa del paesaggio, in questa giornata prendono avvio in ogni ecomuseo le iniziative per la sua valorizzazione. Che cosa fa l’Ecomuseo del Lagorai per valorizzare il suo paesaggio? Concorso Tu Sai Questo Posto Dov’e? Oramai giunto alla quinta edizione, il concor-

so si propone di condurre i partecipanti alla scoperta del luogo (indicando via e numero civico) in cui si trovano i 12 particolari fotografici riportati sulla scheda di adesione al concorso. Le foto si riferiscono a luoghi dei comuni di Carzano, Telve, Telve di Sopra e Torcegno importanti, significativi, ma spesso poco conosciuti ai più per la loro valenza storica, entografica e per la particolare peculiarità del paesaggio. I premi in palio per coloro che rispondono in maniera corretta sono prodotti tipici di aziende locali, pranzi nei ristoranti del territorio, pubblicazioni dell’ecomuseo.

sitatori e un centro di servizio edifici questi relativi all’antica malga di Valtrigona. A quota 1893 esiste anche un piccolo ricovero a servizio degli escursionisti. L’oasi è raggiungibile attraverso un sentiero che da malga Valtrighetta attraverso bacheche illustrative accompagna i visitatori sino alle quote più alte. Il notevole dislivello dell’oasi porta ad avere al suo interno una notevole varietà di fauna e flora. Dai boschi misti delle quote più basse sino al larice e il pino cimbro della quota alta, qui sono presenti anche degli arbusti come il pino mugo, il ginepro nano, il rododendro, il mirtillo. La fauna invece accoglie i classici mammiferi di montagna come ad esempio il camoscio, la marmotta, la volpe, l’ermellino, la martora. Tra gli uccelli troviamo tra i più famosi il gallo cedrone, il gallo forcello, la pernice bianca, il francolino di monte, il gufo, i picchi. Nel territorio dell’oasi sono presenti anche gli anfibi come la rana, il tritone alpino e rettili come il marasso e la vipera. L’Oasi gestita dal wwf realizza visite guidate per tutti coloro volessero conoscere questo piccolo paradiso di mondo alpino.

Inziative tematiche per ricercare e riscoprire la storia e la natura attraverso passeggiate nel bosco, alla ricerca delle tracce dei fossili, sui luoghi della Grande Guerra, sulle tracce di poeti e scrittori che prima di noi hanno vissuto il Lagorai. Mostre fotografiche a tema, raccolta d’immagini del passato come potete osservare sul nostro sito (www.ecomuseolagorai.eu) nella sezione il baule della memoria. Laboratori per ragazzi alla scoperta della Per saperne di più natura e delle tradizioni del nostro territorio. WWF Trentino – Alto Adige 0461231842 trentinoaltoadige@wwf.it Non potete perdervi la camminata con lo storico Luca Girotto il 14 agosto che ci porterà Guida tascabile alla scoperta delle trincee di Ciste e Menda- TELVE E LA SUA MONTAGNA na e alla camminata sul Sentiero del Legno itinerari tra natura e storia, TELVE guida al e delle Malghe in Val Calamento il 25 set- paese tra storia, arte e tradizioni, Comune di Telve 2008, pubblicazioni disponibili in bitembre. blioteca di Telve LA PERLA DEL PAESAGGIO DEL LAGORAI L’oasi del wwf di Valtrigona si estende su 234 ettari tra i 1600 e i 2200 metri di quota in Mappa L’Ecomuseo del Lagorai guida ai senuna valletta laterale dell’alta Val Calamen- tieri, disponibile all’APT Valsugana. to. E’ l’unica oasi di proprietà del WWF in ambiente alpino e comprende un centro vi- www.ecomuseolagorai.eu

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Biennale, Biennale, perchĂŠ sei tu Biennale? testo e foto di Dany Trentin

La biennale piĂš vecchia del mondo

(fondata addirittura nel 1895)

quella di Venezia è giunta alla sua 54esima edizione d a l l a

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L’arte contemporanea conta ad oggi centinaia di biennali sparse in tutto il mondo e sebbene il modello veneziano venga ormai giudicato obsoleto, la Vecchia Biennale fa sempre parlare molto di sé e, diciamocelo, per gli appassionati rimane comunque una meta imperdibile, se non altro con la scusa di farsi un giro in quella che - via libera ai luoghi comuni - è una delle città più favolose del mondo. Le critiche si sprecano ad ogni edizione, ma forse in questa abbiamo raggiunto uno dei massimi livelli, a causa – o grazie - alla nomina del famigerato Vittorio Sgarbi come curatore del Padiglione Italiano. Al di là della simpatia o meno per il personaggio e delle sue incommensurabili uscite piuttosto discutibili, ciò che più faceva a pugni con questa nomina è l’attività politica da esso svolta, con tutte le controversie collegate – fattore non molto apprezzato nell’ambiente –, ma soprattutto la sua formazione da storico e critico dell’arte e non

da curatore di arte contemporanea. Il programma presentato dal critico era parso alquanto bizzarro, quantomeno diverso da quanto solitamente viene fatto dai vari curatori di biennali: Sgarbi ha infatti chiesto a oltre 200 intellettuali di nominare un artista emergente da loro conosciuto e apprezzato. Il titolo del Padiglione – L’Arte non è Cosa Nostra - chiarisce meglio l’intento del curatore: un attacco ai critici e ai collezionisti che hanno contribuito fin troppo a far impazzire il mercato dell’arte, annullando ogni possibilità di visibilità ai giovani artisti emergenti e rendendo l’arte contemporanea un affare di nicchia, inaccessibile se non per una cerchia ristretta di addetti ai lavori e di ricchi snob. La volontà era quindi di dare una visione caleidoscopica della situazione artistica italiana, lasciando spazio ad artisti poco conosciuti e rivendicando il valore della pittura. Accusato di aver dato in appalto il suo ruolo, delegando a non specialisti il suo compito di scegliere gli artisti, Sgarbi risponde – con la pacatezza che lo contraddistingue – di aver voluto mettere in discussione proprio il principio auctoritas attribuito a critici e curatori, per scardinare un sistema autoreferenziale ridicolo e rivendicare l’appartenenza dell’arte alla gente. L’arte è di tutti insomma.

Non voglio dilungarmi troppo sulla questione dei vari colpi di scena che hanno accompagnato questa 54esima edizione: dimissioni, ritorni, spazi concessi e poi negati, artisti chiamati che rifiutano l’invito (e poi magari invece espongono zitti, zitti), pornostar, accuse di ignoranza alla Sovrintendenza … E chi più ne ha più ne metta. Voglio invece consigliarvi un giretto in laguna ed esprimere anche un parere positivo, alla faccia delle recensioni viperine dei miei illustri (e molto più conosciuti) colleghi, specialisti delle arti visive: magari il Padiglione Italiano è davvero una bulimica accozzaglia di opere di un mix di artisti, alcuni sconosciutissimi, altri affermati da tempo (che sembrano quindi in contrasto con la volontà dichiarata da Sgarbi), tra cui troviamo addirittura un Piero Della Francesca (bravo chi lo scova).

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GO SGARB! Sgarbi ha scardinato una pratica curatoriale che ormai rischia l’autoimpiccagione per noia, forse con dei criteri un po’ bizzarri e non proprio professionali, che però hanno centrato il bersaglio. Da anni non si parlava tanto della Biennale di Venezia e già nei giorni dell’inaugurazione è stato registrato un record di presenze e non servono i numeri a dircelo: i Giardini e l’Arsenale sono stati fagocitati da migliaia di piedi instancabili e curiosi e le code davanti a vari padiglioni facevano invidia a quelle degli Uffizi (mi preme raccomandarvi la visita al Padiglione della Germania, tra l’altro vincitore del Leone d’oro). Insomma la biennale è sulla bocca di tutti, nel bene e nel male … Non è forse questo che l’arte deve e vuole fare?

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COLLEZIONI ARMANI JEANS REPLAY WOOLRICH ESKIMO BOMBOOGIE US POLO JECKERSON 9.2 KANGRA HARMONT AND BLAINE DONDUP D&G INTIMO MARITHE FRANCOIS GIRBAUD MASNADA PEUTEREY COAST + WEBER + AHAUS ODD MOLLY KONTATTO LEROCK NOLITA BARBOUR

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MARTIN PARR

ABBRONZATURA: consigli degli esperti

1 conoscere il proprio fototipo, 2 andare in vacanza già un po’ abbronzati, magari sottoporsi prima a qualche lampada, 3 evitare il sole nelle ore centrali del giorno. Tra le 11 e le 15 il sole pesta troppo, 4 indossare cappello e occhiali da sole, rinfrescarsi ogni tanto con acqua dolce, 5 per evitare scottature proteggersi con una crema protettiva adatta al proprio fototipo e al luogo in cui vi trovate, 6 applicare la protezione solare abbondantemente su tutto il corpo e riapplicala regolarmente soprattutto dopo i bagni.

Martin Parr (Epsom, 23 maggio 1952) è un fotoreporter britannico. Da sempre i suoi progetti fotografici criticano la società moderna, il consumismo, il cibo e il turismo. Nonostante gli inizi come fotografo in bianco e nero, inizia nel 1984 a lavorare a colori, suo punto di forza. Infatti, l’uso di foto dai colori molto saturi che enfatizzano il lato buffo e umoristico nei suoi lavori, sono ormai un marchio di fabbrica. Nel 1994 diventa fotografo dell’agenzia Magnum Photos. (fonte: wikipedia.org)

ph: Martin Parr

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Artista, non artista, o come dice lui: contadino, postino, spione, scrittore, impostore. Di certo quello che non manca a Alexander Mangiacorda è la voglia di esercitare un giudizio critico e di provare a forzare alcune barriere culturali. Ci siamo incontrati qualche giorno fa sulla Strada del vino per una chiacchierata senza limiti sull’arte e sulle cose che lo interessano di più.

Alexander Mangiacorda di Denis Isaia

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iao Alexander, senti rompiamo subito gli indugi, chi è Alexander Mangiacorda? Il nome che mi sono dato per quest’inter-

vista. Perché senti l’esigenza di nasconderti? Onestamente, è un modo per tutelare la mia inadeguatezza rispetto a come girano le cose. Se dicessi: buongiorno, il mio nome è Alexander Mangiacorda e sono un artista, che fa questo e quello, dovrei prendere l’arte come una professione. Il nostro è un mondo polifonico ed io faccio difficoltà a stare in un solo ruolo. Credo che sia un tema e un dramma che avvicina molti giovani, ma che io voglio vivere fino in fondo. L’arte è lo spazio che più di altri accetta queste contraddizioni, quando voglio essere un’artista trovo sempre un amico divertito che mi impresta il suo nome, altrimenti faccio il contadino, lo scrittore, lo spione, il postino o l’impostore. Ti pagano per questo? Quando faccio il contadino o il postino, si. Però in un ambito ristretto ti conosciamo... Diciamo che è una complicità da cui non sono riuscito a sfuggire.... devo dirti la verità, potrei uscire allo scoperto solo come parte di un collettivo. Allontanarsi dall’autorialità ti permette di difendere i progetti. Dovremmo incominciare a pensare i progetti d’arte al di là dei meccanismi che regolano l’economia stessa dell’arte. Con tutto il rispetto, non credi di rischiare di finire veramente a fare il contadino? Tutt’al più il mezzadro... ma c’è molto peggio... se posso dirlo in maniera drammatica, sto provando a farmi carico della retorica irresponsabile con cui hanno cresciuto la mia generazione. Proviamo ad approfondire... Siamo stati cresciuti nella retorica della libertà. Credo che fosse una battaglia religiosa. Purtroppo molti dei nostri genitori al posto di rifiutare veramente la felicità in differita proposta dalla religione, hanno cercato di spostare quel luogo mitico in terra. Senza capire che la felicità ha un ritmo lento, non è possibile coltivarla nella soddisfazione immediata e anche quando è

condita dalla fama stenta a fluire nel corpo che ne è graziato. Io credo che la felicità sia fatta di sapienza, accettazione, relazione, soddisfazione e quotidianità. Provare a portare il paradiso in terra ha generato una società ipercritica e mollacciona, incapace di misurare gli obiettivi e la portata morale delle sue azioni. Quanto penso alla tua pratica mi vengono sempre in mente quel gruppo di artisti che si definirono poliartisti, perché si sono occupati di molte cose differenti badando più alla poesia che all’oggetto... Giuseppe Chiari, Giovanni Fontana, Ugo Carrera, Julien Blaine... Si, anche se i nomi che hai citato tu sono molto legati alla poesia visiva e al connubbio arte e libertà espressiva, un po’ in stile Fluxus. Il loro grande merito è forse quello di aver stimolato un sottobosco di creatività che è rimasto tale, seppur molto attivo. Quello potrebbe essere anche un difetto... ma... se ognuno riesce a fare le sue cose in maniera creativa, ma senza sentire la necessità di chiamarle arte, a me pare che sia un buon punto di partenza. Non c’è il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca? Si, bisognerebbe essere piuttosto cauti ed equilibrati. Ti sei fatto un’idea sul come? I vertici della ricerca estetica, sono ancora nel sistema dell’arte, il problema è come evitare che si innamorino solo di se stessi e dei propri privilegi. L’arte ha avuto un canale preferenziale per entrare nella storia, è un processo per il quale dobbiamo ringraziare chi prima di noi ha fatto una grande fatica nel difendere la libertà creativa dell’artista e la possibilità di rendere l’esperienza estetica un valore. Però se oggi stiamo seduti su quelle conquiste, ci troveremo in pochi sulla cima della piramide a godere della nostra eccentricità. L’arte non può essere solo un oggetto, per di più da museo. All’arte dobbiamo e possiamo chiedere di più. Lo statuto dell’opera d’arte ha reso tutti gli artisti figli del paradiso. Forse se superiamo quel bivio che

rende noi «artisti» immuni a tutti i mali della storia riusciamo a guardare oltre. Mi fai un esempio? A me piace molto il lavoro che in Italia ha portato avanti Studio Azzurro, loro sono un’anomalia che probabilmente diventerà oggetto di studio. Ma ci sono diversi gruppi che si sono occupati di un’idea allargata di progettualità. Raccontami il tuo prossimo progetto. Sto cercando di mettere a fuoco alcune delle rivincite del ‘900. L’ascesa della Cina, l’unico paese comunista, ossia l’unico paese industriale e razionalmente organizzato che ha resistito al secolo, ci racconta una vittoria della modernità a cui non possiamo non guardare. È un’immagine difficile da affrontare perché evidenzia la sconfitta di alcune nostre certezze. Per questo oggi siamo incapaci di progettare a lungo termine. Mi sto chiedendo come sia possibile affrontare il futuro secondo una via che è propriamente nostra e che a mio avviso, dovrà necessariamente passare per delle forme ampie di solidarietà sociale. Ecco in questo periodo disegno grafici che ipotizzano la ridistribuzione delle risorse secondo una logica che sia soddisfacente e non punitiva. Un disegno politico? No, no, buone leggi, poco stato e tanta società mi è sempre sembrata la forma adatta.

igiornidimezzo.blogspot.com lasecondaluna.it


The Dreamers - Bernardo Bertolucci 2003

O NELLE MANI

L’ALBERO M’È PENETR AT

mani, L’albero m’è penetrato nelle braccia, La sua linfa m’è ascesa nelle oL’albero m’è cresciuto nel sen Profondo, e braccia. I rami spuntano da me com Sei albero, Sei muschio, nto Sei violette trascorse dal ve , Creatura - alta tanto - tu sei ndo. E tutto questo è follia al mo Ezra Pound


RUMORE

IN CUCINA d a l l a

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ph: Luigi Saggese

DI TACCHI 34


PERSONAGGI testo Dany Trentin

PER CHI ANCORA NON LA CONOSCESSE...

geishagourmet.com

Francesca è anche un’amica e così, dopo averle portato l’ultimo numero di D.V.°°mag, le chiedo di poterla intervistare e lei acconsente con gioia.

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rancesca Negri è la giornalista e scrittrice trentina che grazie al suo stile diretto e senza fronzoli, alle sue intuizioni e alla presa di posizioni diverse dai luoghi comuni preconfezionati sta conquistando sempre maggiori riconoscimenti. Esperta di vini e amante della buona cucina quanto nemica feroce del “cotto e mangiato”, Francesca è una food and wine writer nazionale, ma dirige anche tre riviste di edilizia e collabora con diversi magazine e quotidiani, ma non si ferma a questo: il suo curriculum prevede, tra le altre cose, anche la partecipazione come giurato a Miss Italia, a programmi radiofonici, la gestione di un suo blog personale, la pubblicazione di diversi libri. La sua ultima creazione è un romanzo dal rievocante titolo Sex and the Wine. «Leggere il tuo ultimo libro Sex and the Wine mi ha suggerito diverse domande, anche se mi rendo conto di aver automaticamente interpretato la protagonista Cleo come un tuo alter ego … È corretto farlo, oppure prendi le distanze dal personaggio?» «Credo che tutti i personaggi che escono dalla penna di uno scrittore siano almeno in parte il loro alter ego o comunque racchiudano un pizzico dell’anima di chi li ha inventati.» «Arriva subito un esempio: Cleo afferma che la sua filosofia si basa sul pensiero che “si può sempre migliorare”. Mi sembra di ritrovare in questa frase la grinta che ti contraddistingue, o sbaglio? » «Personalmente, una volta raggiunto un traguardo non riesco a fare a meno di fissarne uno nuovo, spesso più ambi-

zioso. E in generale penso che nella vita non si è mai “arrivati”, in niente: né sul lavoro, né nei rapporti personali. Sì, c’è sempre spazio per essere migliori: una consapevolezza che non deve mettere ansia ma solo voglia di vivere ogni giorno con intensità.» «Nel libro racconti (o meglio Cleo racconta) di aver fatto tuo l’appello di Edmondo Ravelli - severo critico enoga-

stronomico italiano - alle “tre t”. Ci vuoi spiegare cosa significa e a cosa è dovuto questo appello?» «Terra, territorio, tradizione. Tre elementi che costituiscono l’anima fondamentale per la cucina e l’enologia, che sia trentina, italiana o internazionale.» «Nel romanzo non parli solo di cucina e di donne ma descrivi anche la professione del giornalista, professione che


ha due facce: considerata di prestigio e ben retribuita dalla gente comune, sotto retribuita e con una gavetta infinita per i giovani che la intraprendono. Cosa dovrebbe essere fatto dal tuo punto di vista per sbloccare la situazione? Cosa dovrebbe cambiare?» «Sono molte le cose da fare, ma la cosa che mi preme di più sottolineare è che con il sistema attuale sarà sempre più difficile riuscire ad avere un’informazione di qualità.» «Un’altra affermazione che mi è rimasta impressa è questa: “Nelle donne, autonomia e intelligenza sono doti ammirate quanto temute”. Credi che la donna indipendente e intraprendete spaventi ancora i più?» «Sì e non spaventa solo gli uomini, ma anche le donne. Spaventa quegli uomini che non riescono a sentirsi alla pari, spaventa quelle donne che non sono in grado di lottare per avere la stessa indipendenza e non hanno la forza, o spesso la voglia, di essere intraprendenti. Per questo capita spesso che siano le donne stesse a cadere in luoghi comuni come il fatto che se una ragazza si può permettere belle cose – vestiti, scarpe, auto, gioielli, viaggi, ristoranti – è solo per merito dei soldi di un uomo. Finché saremo schiavi di questi format preconfezionati la parità dei sessi non ci sarà mai.» «Per quel che ti riguarda qual è la dote che apprezzi maggiormente in una persona?» «La lealtà.» «La prima cosa che fai quando rientri a casa?» «Accendo la tv. » «Leggo dal libro: “Gli uomini quando invecchiano diventano affascinanti, le donne diventano vecchie e basta. Un po’ come il vino buono, che col tempo

matura, e quello cattivo, che col tempo diventa aceto”. Poi però citi una celebre frase di Marilyn Monroe, che dice: “I don’t mind living in a man’s world as long as I can be a woman in it”. Cosa ti piace dell’essere donna?» «Tutto dell’essere donna è fantastico, tranne la cellulite!» «Il tuo blog si chiama Geisha Gourmet : il riferimento alla cucina è lapalissiano, ci vuoi spiegar invece cosa significa per te essere una geisha?» «Sensualità e mistero. Una geisha è anzitutto questo, frutto di tutti gli anni di formazione che, prima di diventare “persona esperta delle arti” (e non prostituta), deve sostenere, a partire dai primi anni di vita. È l’assoluta totalità della geisha quella in cui mi riconosco (oltre ai Kimono che vestono e che anch’io amo indossare), la passione in quello che fa, l’amore che trasmette nei suoi gesti. L’amore che io trovo nella tavola, nella preparazione di

una cena per qualcuno, in un vino, in un prodotto artigianale… La Dedizione al servizio del Piacere (enogastronomico). Ecco perché Geisha Gourmet. E poi, la figura della geisha è nata quando la donna giapponese era relegata in casa come moglie e madre, sepolta nell’ignoranza: allora la geisha rappresentava invece la sua contrapposizione, la donna emancipata e colta, raffinata ed arguta. Nel mondo dell’enogastronomia le donne non hanno ancora lo spazio che meriterebbero, ma pian piano si stanno facendo strada. Sono le nuove geisha. Geisha Gourmet» «Il complimento più bello che hai ricevuto?» «In assoluto penso che sia quello che mi ha scritto una lettrice: dopo aver letto Sex and the Wine ha deciso di entrare in un istituto di cura per curarsi dall’anoressia. Mi scrive: “Per molto tempo mi sono sentita uno squalo chiuso in un pollaio. Poi ho letto il tuo libro, il blog... E la mia trasformazione ha preso finalmente corpo: in due mesi ho fatto la rivoluzione. Ho lasciato il lavoro, il ragazzo e la casa dove vivevamo da quattro anni, i rapporti con la moda e tutto il circondario… Stop. Grazie a te ho appreso cosa fosse il piacere di assaporare senza stare con il terrore di prendere un etto o con l’ansia di non essere perfetta. Iniziare a nutrirmi, a mangiare per godere, non per vivere... Non dover essere quello che vogliono gli altri ma quello che sono …”». «La vita è come un vigneto per Francesca Negri?» «Beh, certo! Mi sono addirittura sposata in mezzo alle vigne …».

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sc e c n a r F


la maison coloniale La Maison Coloniale punta sui legni naturali e certificati per la salvaguardia dell’ambiente

Da tutto il mondo arredamenti originali

...reinventando un nuovo mondo, au­tentico e prezioso La Maison Coloniale nasce 15 anni fa in Francia dal grup­po Roche Bobois e si propone sul mercato con collezioni etniche dal carattere de­ ciso e un piacere nuovo e uni­co, sempre al passo con i tempi e nel cuore delle attuali tendenze, questa nuova concezione sta orientando l’ar­redo e i mobili verso una maggiore diversità. L’obietti­ vo? Sedurre una clientela esigente in termini di origina­lità del design e di qualità dei materiali, offrirle prezzi accessibili e assecondare tutti i suoi desideri di arredo. Il tempo e l’evoluzione del mercato hanno portato poi ad un nuo­vo cam­ biamento. Lo stile coloniale ha lasciato il posto ad un design elegante e originale, progettato per adattarsi a tutti i tipi di interni contemporanei. La forza di La Maison Coloniale è lo sviluppo e il completamento degli arredamenti con soluzioni veramente uniche che rispecchiano il carattere del cliente. Un concept originale, frut­to dell’ associazione di divani confortevoli, prodotti totalmente in Italia e mobili esclusivi, realizzati

in varie parti del mondo da artigia­ni talentuosi. La Maison Coloniale è molto attenta all’origine dei legni che vengono utilizzati per la fabbrica­ zione dei mobili. La Maison Coloniale si prefigge lo scopo di preservare le ricchezze naturali e la salvaguardia dell’ecosistema, in collaborazione con i suoi forni­tori e sotto la tutela di organiz­ zazioni internazionali. Si privilegiano legni di sostituzione nonchè legni vecchi di recupero. Alcune colle­zioni in esclusiva a La Maison Coloniale, beneficiano dell’etichetta FSC (Forest stewardship council – associazione per la tutela delle foreste). La Missione del FSC é promuovere una gestione ambientale ade­guata, socialmente utile ed economicamente sostenibile delle fo­reste di tutto il pianeta. Un esempio è il teak di recupe­ ro proveniente da vecchi elementi di costruzione. Ogni mobile è sot­toposto ad un severo controllo di qualità prima di essere imballato. Le collezio­ ni evocano la loro origine e si compiacciono nel reinterpretarle.

di Santon Fabrizio & C. S.n.c. Viale Verona, 9 - 38100 Trento • Tel. 0461 390426 • trentomc@yahoo.it • lamaisonandco.com orari: 9-12, 15-19 dal martedì al sabato


La Mal’Ombra è la mitica osteria vicino al cinema Roma a Trento, ben conosciuta tra coloro che studiano a Lettere e fanno chiusura in biblioteca (quasi mezzanotte), per poi andare a bere qualcosa in questo piccolo e intimo locale. È così che anch’io ho conosciuto Andrea Massarelli, l’oste.

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’interno dell’osteria è completamente tappezzato di foto, di scritte, di opere, di articoli ritagliati, di libri. Se non hai niente da fare puoi andare lì anche da solo, senza annoiarti mai e il vino è super. Andrea sembra un po’ schivo, ma una volta gli ho chiesto di sono le fotografie alle pareti e da allora ho preso l’abitudine di andare lì da sola e fare due chiacchiere con lui. E ho scoperto che le foto sono sue. «Quando è iniziata la tua passione per la fotografia e per l’arte in generale? Tu non hai una formazione accademica, giusto?» «No assolutamente, la mia formazione è totalmente da autodidatta, da semplice curioso di quella che è l’immagine fotografica o artistica in generale: sta nel fare molta esperienza, leggere molti libri, fare molte fotografie e imparare molto dagli errori. La fotografia mi ha sempre affascinato: da ragazzino, avevo otto dieci anni, usavo le compatte e fotografavo a manetta. Ho sempre avuto il pallino della memoria e la memoria la fai soprattutto attraverso l’immagine. Via via ho iniziato a farle io le immagini, le foto, fino ad usare degli apparecchi più seri.» Andrea mi rabbocca il bicchiere con il fresco vino che stavamo bevendo, un misto di Chardonnay e Pinot Bianco. «Parlando dei grandi del passato, verso chi ti senti più debitore?» «Oh Madonna, ce ne sono tanti …» mentre parla si alza, prende i nostri bicchieri e ne svuota il contenuto nel lavandino, apre un’altra bottiglia (questa volta di un francese, La Rousse) e ritorna a sedersi vicino a me. «Sapeva di tappo» mi spiega, vedendo il mio sguardo interrogativo «per tornare alla tua domanda devo dire che sono sempre stato un animale molto curioso, famelico e verticalmente onnivoro e quindi ho cercato di vedere, capire, comprendere, imparare e studiare da quello che può essere un autore classico, come Michelangelo, a Lucio Fontana per carpire cosa la passione, l’energia possa far nascere. Da que-

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sti a Gardin, a Pistoletto, al trash … ecco il trash è una cosa che mi affascina, questa capacità di poter creare opere da un niente. Al colore ci sono arrivato molto tardi comunque: il mio primo quadro l’ho dipinto a trent’anni ed è stata una cosa magnifica perché non pensavo di poter dominare il colore. Da lì poi ho sviluppato una visione più astratta, più concettuale dell’arte e ho sempre continuato a fare foto.» «Ma quindi ti senti più pittore o più fotografo?» «Sono una persona che si esprime con diversi linguaggi. È un po’ come con la birra e il vino: c’è un momento in cui senti la voglia di emozionarti con un bel bicchiere di vino e altre volte invece che hai voglia di una buona birra, non sono due mondi così distanti.» «Cosa ti ispira, quali sono i tuoi soggetti preferiti?» «Dunque in fotografia lavoro prettamente con il teleobiettivo, quindi andando a catturare quello che solitamente l’occhio non vede. Soprattutto nel contesto urbano, perché parla dell’uomo nella maniera peggiore, o comunque in un modo che a volte sfugge, perché spesso ci guardiamo attorno senza guardare in alto e in basso. Possono essere delle grondaie, dei tombini, degli edifici in degrado, può anche non esserci la presenza umana ma in qualche modo parlano dell’uomo. Mi piace girare per le città e andare a fotografare angoli dimenticati. E tutto questo ritorna al discorso della memoria, di parlare del mio tempo e raccontare un qualcosa affinché non venga dimenticato. E soffermarmi su luoghi dimenticati è un ritornare alla memoria, che è importante per noi, è importante come testimonianza del lasciare, che può essere più o meno brutta, non sta a me giudicare cosa lascio però lascio un qualcosa del mio tempo e a volte può essere anche scomodo. Mi viene in mente la mia compagna che mi dice che sono l’unico fotografo che vede a Londra fotografare tombini invece che monumenti. Ma i tombini sono bellissimi, parlano della città in cui stai, è realtà, è un sociale anche quello. È un modo di guardare alla realtà in maniera differente per portare alla luce qualcosa che altrimenti si può dimenticare.»

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«La tua attrezzatura cosa prevede? Lavori a pellicola?» «Io lavoro a pellicola perché sono un nostalgico tradizionalista …» «Solo bianco e nero?» «Solo bianco e nero» «La città per eccellenza?» «Londra. Perché è una nobile decaduta» «Se chiudi gli occhi e pensi ad una delle tue immagini preferite, che sia un dipinto o una fotografia, cosa vedi?» «Il Cristo morto del Mantegna. È grandioso, è stupefacente, è puro genio pensando all’epoca in cui l’ha fatto, è come se fosse stato un extraterrestre sceso tra i Maya … Potrebbe benissimo essere un contemporaneo. Per la fotografia: Daido Moriyama: un macigno in bianco e nero che ti entra dentro. Quando l’ho visto ho pensato: è qui che devo arrivare, a questo. Questo è quello che voglio trasmettere.» «Credi che la tua origine umbra abbia inciso sul tuo modo di sentire?» «Appena posso torno in Umbria e cerco di ripartire verso le cinque e mezza sei, con grande rabbia di mia madre che vorrebbe che mi fermassi a cena, ma mi perderei lo spettacolo incredibile del cielo che cambia colore e delle luci che si accendono.» «Tu sei anche un maratoneta. C’è qualcosa che accomuna l’arte e la corsa?» «Certo che c’è, assolutamente: innanzitutto la disciplina, perché anche l’artista più degenerato ha una disciplina, che è il suo stile. È l’arte di concludere un lavoro, di concludere una gara, è un confronto con se stessi, un mettersi alla prova, un non lasciarsi andare per arrivare alla fine, al traguardo. È adrenalina, energia che prende, è passione: è un vivere tutto, anche le cose brutte, mai mollare. E la stessa cosa succede in gara: mai fermarsi, arrivi morto ma arrivi.» «Il tuo piatto preferito?» «Tagliatelle al ragù, con molto ragù e molto parmigiano. E naturalmente vino rosso.»


Osteria della Mal’Ombra Vineria la Mal’Ombra è un posto dove stare bene, è un crogiolo di incontri di diversi viaggi e viaggiatori

lunedì - sabato 8:00 - 14:00 15:00 - 1:00

chiuso la domenica

C.so 3 Novembre, 43 - 38122 Trento (TN) osteriadellamalombra.com 39

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testo Dany Trentin

ph: Dido Fontana

MAT TEO CHINCA RINI C

lasse 1988, origine valsuganotta, nato a Trento ma cresciuto a Villa Agnedo, giovane intraprendente e talentuoso, sicuro di quello che vuole: uno di quelli che puntano dritto l’obiettivo – nel suo caso sfondare nel mondo dello spettacolo – e vanno con decisione e determinazione verso la meta. La sua passione per l’arte e lo spettacolo inizia fin da piccolo grazie alla famiglia, tanto che il suo esordio teatrale risale all’anno 2000, quando a soli 12 anni interpreta un giovane ragazzo in una commedia brillante di Giacomo Dell’Antonia “I nipoti dolenti posero”. In seguito alla partecipazione in una commedia musicale, fiorisce la passione per la danza e inizia a cimentarsi nello stile jazz e contemporaneo. Successivamente per migliorare la sua formazione, frequenta la scuola del Teatro San Marco di Trento, improntata sul metodo Stanislavskij, che lo aiuta a collegare la recitazione ai suoi stati d’animo più profondi. Gli studi e l’amore per lo spettacolo lo portano poi a Roma, dove spazia dalla danza classica al tango argentino alla moda, studiando per diventare indossatore e lavorando come modello per eventi e servizi fotografici. I suoi interessi si ampliano sempre più e la sua de-

PERSONAGGI

terminazione famelica lo porta a confrontarsi anche con il mondo televisivo, cinematografico e pubblicitario. Per inseguire la passione per il teatro si trasferisce a Verona dove inizia a far parte della scuola del “Teatro Stabile”, con il quale si esibisce tra il 2009 e il 2011 e recitando nel frattempo anche con la compagnia “Figli delle stelle”, facendo propri ruoli diversi e poliedrici. Contemporaneamente, decide di avvicinarsi al ruolo di sceneggiatore e regista e realizza il cortometraggio amatoriale “Sciopero”, che approfondisce le tematiche dell’integrazione sociale e della convivenza universitaria. Tra collaborazioni con diverse agenzie di Milano e spettacoli di danza moderna e hip-hop, nel 2010 incontra il cast del “Cleriko Show” e ne rimane affascinato per simpatia e professionalità ed inizia così ad esibirsi al “Che sera stasera show” di Senôrita: il suo ruolo assume varie sfaccettature che vanno dal presentatore elegante e formale a quello spiritoso e carismatico, dal ballerino dinamico e divertente al predicatore attento alle regole e agli eccessi. Insomma una vera furia, eclettico e stravagante, professionale ed elegante … il suo nome? Matteo Chincarini.

«Potendo scegliere, con chi ti piacerebbe condividere il palco?» «Sarebbe una grandissima soddisfazione per me poter dividere la scena con Giovanna Mezzogiorno, un’attrice che reputo di grande intensità e professionalità.» «La prima cosa che pensi e che fai appena sveglio?» «Accendo la radio e apro l’agenda, sono molto distratto e spesso non ricordo gli impegni.» «Cinema Vs teatro. Spara.» «Sono due cose talmente differenti … per quanto mi riguarda, il cinema riesce a cogliere ogni sfumatura di espressività nella recitazione, diciamo che gioca più sul particolare ed è più impegnativo da quel punto di vista. Il teatro punta sulla presenza scenica, sulla postura e vocalità, l’emozione che dà un sipario che si apre, il profumo del legno del palcoscenico e il respiro del pubblico davanti a te non hanno prezzo. Se dovessi scegliere non avrei dubbi: teatro forever.» «Progetti per il prossimo futuro?» «Con il “Teatro Stabile” di Verona, con il quale collaboro da tre anni, ci sono dei progetti interessanti per la stagione 2011-2012. Inoltre sto organizzando con l’Università degli Studi di Verona un piccolo “Corto film festival” e continua la mia presenza come presentatore e ballerino al “Che sera stasera show”.» «Boxer o slip?» «Slip, sono più comodi e più sexy.» «Un personaggio televisivo che ti obbliga a cambiare canale?» «Ormai da quattro anni non guardo la Tv, diciamo che mi sono disintossicato e quindi ogni cosa mi fa venire voglia di spegnerla subito.» «Miglior attore italiano?» «Di tutti i tempi Marcello Mastroianni, ma se dovessi fare un nome tra gli attori del panoramico cinematografico attuale ho grandi aspettative per Elio Germano e Luca Argentero.» «Fatti una domanda alla quale ti piacerebbe rispondere.» «A chi vorresti dedicare questo premio?».


AlexanderLeeChang

MODA

di Antonella Reina

Eccentrico nell'uso del colore e casual nello stile, Alexander Lee Chang ha dato vita a una collezione perfetta da indossare nelle prossime giornate estive: originale, comoda, radiosa, divertente.

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ivere tra due culture differenti quali sono quella americana e quella giapponese, ha sicuramente influenzato lo stile di Alexander Lee Chang, designer di un brand innovativo seppur semplice e disinvolto. Nato a San Francisco da madre giapponese e padre cinese, Lee Chang è cresciuto sotto l'influenza della West Coast skateboard culture, per poi trasferirsi a Tokyo e fondare una label di abbigliamento in cui lo sport e l'estetica concettuale, tipicamente nipponica, creano uno strano quanto interessante sodalizio. armussola.blogspot.com 41 39

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Papà diggèi consiglia i magnifici 6

MUSICA

di Euj

Quintorigo English Garden 2011

Funeral Party Golden Age Of Nowhere 2011

Wild Beasts Smother 2011

Quintorigo gruppo italiano ormai di vecchia storia ma qui con un nuovo cantante (un signor cantante!!!) e un ritorno alle loro origini sonore. Disco rock jazz blues pop punk con spruzzate prog. Niente di eclatante dite? Beh ... per quelli che non lo sanno i nostri non usano strumenti convenzionali per il genere. Il tutto è suonato con viola, violoncello, contrabbasso, sax e vi assicuro che il risultato rende alla grande. Sentite Shepherd of the sheep e poi mi darete ragione sembra un attacco dei Nirvana. Canzoni come How Does It Feel mi fanno venire la pelle d’oca ancora dopo svariati ascolti in looppaggio. Comparsa d’eccezione in due episodi Juliette Lewis per impreziosire un “disco” super esaltante.

Volete mettere a riposare nel cassetto i vari Killer Strokes Arctic Franz Interpol etc? Con i Funeral Party non riuscirete a fargli “ il funerale”del tutto ma per un po’ potrete farlo ... Cd dritto per dritto punk danzereccio in levare ... pezzi che ti entrano in testa e che fanno partire le gambe ... Non ci sono pause si parte con New York City moves to the sound of L.A. Si passa per Finale (magari io mi ci fermo un paio di volte in più) il ritornello di Just because fino a Youth and poverty … e si finisce con il fiatone.

Quando calano le tenebre serali ogni tanto serve qualcosa di raffinato intimo sensuale. Ecco che arrivano in soccorso i Wild Beats ... loro mi fanno venire in mente molti abbinamenti musicali e i pensieri più riccorrenti vanno ad Antony e Kate Bush. Intrecci sonori ... sintetici ... minimalisti ... pulsioni ritmiche ... erotici e romantici ... Lion’s Share, Albatros, Plaything, Bed Of Nails a mio avviso i momenti migliori.

Danger Mouse & Daniele Luppi Rome 2011 L’atmosfera che si respira è quella di una colonna sonora di un film anni ‘60/’70 all’italiana. Un dichiarato omaggio a Morricone .Un disco d’altri tempi nostalgico che però “suona“ attualissimo pur usando sia le tecniche di registrazione sia gli strumenti sia gli stessi orchestrali dell’epoca . Per impreziosire qualcosa di già molto prezioso il duo ha pensato di avvalersi nelle parti cantate di Norah Jones e Jack White i quali si sono calati nel canovaccio sonoro in modo meraviglioso ... chissà se mi va ancora la cassetta del Il buono, il brutto e il cattivo ….

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Public Enemy It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back 1988 Predete malcolm X e i Clash frullate tutto insieme e avrete i P.E. Il gruppo rap più poSonic Youth Dirty 1992 litico degli anni 80 . I P.E. cercano di fare una Devo essere sincero rivoluzione e se non ci senza la pubblicità dei riuscirono nella parte nirvana non me li sarei politica ci riuscirono nella parte sonora. Un filati di striscio i sonic disco rap che però ammicca al rock o meglio il in quegli anni e in querock ha ammiccato ai P.E.. Le rime di Chuckie gli anni uscì Dirty.... D affiancato da Favor Flav si sciolgono veloci molti puristi dei Sonic su delle basi a dir poco rivoluzionarie per l’esu questo album storpoca, formate da dei grandi calderoni dove si cono il naso..ma per me fu come passare per Damasco...impossibile resistere, impossibile non mette tutto quello che viene a portata di scratch di loop e di campionamento: clacson, sirene, rimanere sconvolti ..canzoni di stile classico rumori di strada, mitra, tutto a riempire lo sparidipinte con casini sonori, disaccordi dilatati, unghie sulla lavagna è stato come mangiare una zio . Si parte a bomba con Bring the Noise poi c’è il mix Rap e acid music con don’t believe granita tutta in un fiato.. tutto sembra girare in the hype l’inizio di Terminator X to the Edge of modo imperfetto ma alla fine tutto combacia... Panic con il campione dei Queen si passa per la ci sono dei massi non da poco in questo vinile: la rabbiosa Drunken Butterfly e il suo fantastico metallara She Watch Channel Zero?! Al piano ritornello i love you i love you i love you what’s martellante in Black Steel in the Hour of Chaos il finale è straripante con Party for Your Right your name? Per non parlare di Youth Against Fascism l’iniziale 100% , Swimsuit Issue e il di- to Fight. Più di una volta ho avuto la tentazione sastro di Theresa’s Sound-World …uno squarcio di partire da casa con attaccata al collo la sveglia di ottone del comodino. nel cielo sonoro...uno squarcio supersonico.

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Giuseppe Calvino Giuseppe, che cos’è per te la musica? In tre parole: la mia vita. La musica fa parte di me, non potrei vivere senza. La tua formazione prevede un diploma al Conservatorio in saxofono, uno in percussioni e uno in strumentazione per banda. Cosa ti appartiene maggiormente? Sono tutti importanti. Nella mia professione, ma questo vale certamente anche per qualunque altra attività, tanto maggiori e approfondite saranno le competenze acquisite, tanto migliori saranno i risultati del proprio lavoro. Oltre a questi titoli statali riconosciuti, ho conseguito il Diploma Triennale in Direzione di Banda presso l’Istituto Superiore Europeo Bandistico (I.S.E.B.) di Trento, sotto la guida del M° Jan Cober (NL), uno dei più affermati direttori a livello internazionale, ed il Diploma Superiore Biennale, sempre presso lo stesso istituto. Inoltre, attualmente frequento il Biennio Specialistico in Nuove Tecnologie e Multimedialità presso il Conservatorio di Trento. Mi piace comporre e m’interesso di qualunque genere di composizione. Chi compone, inoltre, dovrebbe avere anche una buona conoscenza degli strumenti musicali. Questo permette di scrivere sempre, o quasi, in maniera appropriata, evitando la stesura di passaggi scomodi o di scarsa resa sonora. Negli ultimi anni, grazie alla reperibilità in banda, ho provato a suonare strumenti come il clarinetto, la tromba, il corno, il trombone, l’euphonium e il basso tuba. Certamente non sono diventato un virtuoso di questi strumenti, mi sono limitato ad imparare le posizioni e ad eseguire delle semplici melodie, ma questo studio piacevole e divertente mi ha permesso di conoscere meglio certe caratteristiche e peculiarità timbriche. Inoltre, dirigendo anche formazioni giovanili, capita frequentemente di dover suggerire la posizione di qualche nota nuova agli strumentisti. Non si finisce mai d’imparare ma, soprattutto, non voglio finire mai d’imparare. Che genere di musica componi? Mi piace studiare qualunque genere musicale, senza alcuna discriminazione. Ho composto dei semplici brani strumentali per i saggi dei miei allievi, delle composizioni più estese e complesse per banda, per orchestra e anche delle canzoni pop. Mi sono cimentato anche in trascrizioni e arrangiamenti di musiche di Mozart, Rossini e Gershwin. Il mio maestro, Daniele Carnevali, mi ha insegnato molto.

Limitando il discorso alla musica per banda, finora ho pubblicato tre composizioni, tutte per la casa editrice Scomegna di Torino. La prima, AFRICAN RITUAL, è una composizione descrittiva, un breve poema sinfonico per orchestra di fiati, caratterizzato da un forte impiego delle percussioni, da una scrittura estremamente ritmica e percussiva e dall’uso della modalità. Ho scritto poi una marcia facile e dal carattere allegro, intitolata NOTE DI GIOIA. L’armonia è semplice e tradizionale. La caratteristica di questa composizione è che, nel Trio, i musicisti sono chiamati a cantare un’orecchiabile melodia. Questa linea melodica può essere facilmente insegnata al pubblico prima dell’esecuzione, che potrà così partecipare cantando assieme ai musicisti. Il terzo lavoro pubblicato è una samba, PRAIA DO BRASIL. Basato su un’armonia di tipo jazzistico, questo brano è stato pensato per dare la possibilità di suonare

“Credo sia una grande fortuna poter fare della propria passione il proprio lavoro. Ed è con grande orgoglio che posso dire di fare il lavoro più bello del mondo.»

uno strumento a percussione a tutti, o quasi, i musicisti di uno strumento a fiato. Nella parte centrale, gli esecutori posano il loro strumento, e suonano percussioni come Agogó, Claves, Guiro, Triangolo e altre ancora, eseguendo dei ritmi di diversa difficoltà scritti per esteso nella Rhythm Chart. Scritta soprattutto per formazioni con una forte componente giovanile, questa composizione ha come finalità didattica il miglioramento del senso ritmico. Che musica ascolti in macchina? In macchina ascolto generalmente musica leggera: non mancano mai dei cd di Eric Clapton, i Queen o Vasco. Mi piace ascoltare anche colonne sonore, soprattutto le musiche di tre autentici colossi del genere, come Ennio Morricone, John Williams e Hans Zimmer, oltre a cd di musica jazz: John Coltrane, Chick Corea, Miles Davis, Charlie Parker, Sonny Rollins, Wayne Shorter e Cassandra Wilson, per citarne alcuni. Al momento dirigi la banda di Levico: quali abilità richiede questo lavoro e quali sono gli elementi su cui punti maggiormente per avere dei buoni risultati?

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PERSONAGGI

classe 1976, abita a Telve e vive di musica. Lo abbiamo intervistato per saperne un po’ di più della sua passione che è anche il suo lavoro.

La realtà bandistica trentina è composta interamente da bande amatoriali. Questo significa che la maggior parte dei componenti non ha un diploma di Conservatorio e nella banda si suona soprattutto per il piacere di fare musica. E’ ammirevole vedere come molti bandisti, dopo una dura giornata di lavoro e talvolta senza nemmeno cenare, trovino la passione e l’entusiasmo di partecipare con dedizione alle prove. Tenendo conto di questo, un buon direttore dovrà cercare di ottenere il meglio dai propri musicisti, stimolandoli a dare il massimo entro i loro limiti. Il maestro di una banda ha a che fare con persone prima che con bandisti, dovrà entrare in sintonia con loro, cercare di capire la loro psicologia. Solamente se si crea un gruppo in simbiosi e armonia si potranno conseguire risultati apprezzabili e motivanti. Un maestro, quindi, non dovrà solamente essere molto preparato musicalmente. Dovrà essere preparato anche a coltivare e valorizzare i rapporti umani, ed è questo ciò che cerco di fare quando lavoro con la mia banda. Ti esibisci anche come solista o ti stai concentrando solamente sulla tua attività di maestro? In questi ultimi anni mi sto concentrando quasi esclusivamente sulle mie attività di compositore e direttore. Continuo comunque a suonare in diverse formazioni, è sempre molto piacevole e gratificante fare dei concerti in qualità di strumentista. Le regole di vita musicale di Schumann suggeriscono rigore, disciplina, dedizione. Ti trovi d’accordo e quali sono le tue? Sono ancora estremamente valide e attuali.

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TARTARE di AVOCADO, GAMBERONI E FRUTTA testo Andrea Torelli

Una semplice ricetta che riassume il mio concetto di cucina: Italia, Oriente, materie prime al (quasi) naturale ed equilibrate fra loro. Un piatto colorato, fresco e dai profumi inebrianti. d a l l a

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i t t o d o r p i r o i l g i ! e m t i a e v t o a r s t U e h c i h c s f re

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cottare il pomodoro in acqua bollente e pelarlo. Nella stessa acqua sbianchire le code di gamberone per circa 20 secondi; gettare in acqua e ghiaccio e togliere il carapace. In un recipiente versare il succo di lime con poco sale e zucchero. Mondare le arance (al vivo: togliere anche la pellicina trasparente), la papaya e il pomodoro; tagliare tutto, anche i gamberoni, a cubetti macedonia (circa 5mm) e far sgocciolare i loro liquidi prima di riunire tutto nella bacinella. Per ultimo, tagliate alla stessa maniera anche l’avocado. Completare con olio extravergine, sale e pepe a proprio gusto. Tritare finemente l’erba cipollina e unire nel recipiente assieme ai pinoli. Mescolare delicatamente. Scolare eventuali succhi in eccesso. Se non si usa subito, coprire con pellicola trasparente e riporre in frigo.

CUCINA

Ingredienti per 4/6 persone Code di gamberone: 10 Avocados: 1 (maturo) Papaya: 1 (o mezzo melone) Arance: 2 Lime: 1 Pomodoro: 1 (grande maturo ma sodo) Ananas: mezzo (facoltativo) Erba cipollina: 4 ciuffi, più qualche punta

per guarnire

Pinoli: 1 cucchiaio, leggermente tostati Zenzero (fresco e tritato): 1 cucchiaio Aceto balsamico: 80ml Zucchero di canna: 2 cucchiai Olio evo: 1 cucchiaio Zucchero di canna, foglie di menta, sale e pepe qb.

Preparare lo sciroppo balsamico: unire lo zucchero e l’aceto balsamico, portare a bollore e far restringere fino a buona densità. Unirne metà alla frutta. Disporre la tartare in un piatto aiutandosi possibilmente con un coppapasta. Guarnire con i ciuffi di erba cipollina, fini zeste di lime e alcune gocce di sciroppo balsamico.

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ARCHITETTURA

GUARDANDO AVANTI

INNOVAZIONE, NATURA E TUTELA DEL PAESAGGIO

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aiting for the River è un ponte abitabile lungo 38m completo di camere da letto, living, zona pranzo all’aperto e un bagno, costruito dal gruppo olandese Observatorium nel 2010. Il progetto è stato realizzato in previsione della pulizia e rinaturalizzazione del fiume Emscher in Germania, le cui acque flueranno presto attraverso il paesaggio circostante. Come gli architetti stessi lo descrivono: “In dieci anni il fiume Emscher è divenuto un canale fognario tra le dighe, ma sarà nuovamente un fiume naturale”. Observatorium simboleggia l’attesa di tempi migliori e di un ambiente ancora migliore attraverso la costruzione di un ponte coperto per un fiume che non c’è ancora. Il progetto, realizzato in legno recuperato “ora siede sopra il deserto che sarà la sede del paesaggio pastorale tra dieci anni”.

Si potrebbe così prenotare un piccolo letto nel dormitorio e addormentarsi in previsione di un paesaggio a venire. È una specie di progetto temporalmente invertito: costruito in anticipo rispetto al paesaggio. (livemodern.com Creative Commons License)

Facili passeggiate alla scoperta del centro storico di Borgo... ...dei musei e delle chiese, Olle e dintorni con accompagnatore di territorio.

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er creare sinergia tra le persone che vengono a Borgo e partecipano all’escursione per poi, al rientro cenare nei locali del centro, proseguire nel Centro Storico con i negozi aperti e assistere agli spettacoli organizzati dai commercianti di Borgo.

ritrovo ore 17.30 presso la sede delll’ Apt di Borgo Valsugana, rientro previsto verso le 19.30 ca.

• giovedì 14 luglio • giovedì 21 luglio • giovedì 28 luglio • giovedì 4 agosto • giovedì 11 agosto

Chiesetta S.Rocco-centro storico Borgo-Castel Telvana-Corso Ausugum-museo della Grande Guerra; Olle-aspetti geologici della Val di Sella-fucina Tognolli-museo Montagna Donna; Chiesetta S.Rocco-centro storico Borgo-Castel Telvana-Corso Ausugum-museo della Grande Guerra; Sella: passeggiata al vivaio di S.Giorgio-visita al nuovo persorso natura; Olle-aspetti geologici della Val di Sella-fucina Tognolli-museo Montagna Donna. per informazioni e prenotazioni Azienda per il Turismo di Borgo Valsugana Piazza Degasperi, 20 • tel 0461-727740

Si consiglia abbigliamento sportivo. Prenotazione entro le ore 12 del giorno stesso. €5 a persona. Min. 5 persone. d a l l a

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Valsugana-Chula Vista

SCUOLA

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orgo Valsugana - New York – San Francisco – Santa Cruz – Los Angeles – San Diego Chula Vista – Borgo Valsugana

ricana: ciascun ragazzo è stato ospitato da un gemello americano, condividendo con lui ogni aspetto della vita quotidiana, dalla famiglia alla scuola. Naturalmente il tempo libero è stato dedicato a scoprire San Diego e i suoi dintorni. Il 27 febbraio i ragazzi sono ritornati nella nostra piccola Italia – questa almeno sembra essere la sensazione che si ha nel rientrare da un viaggio in America - ma l’esperienza non è finita qui: il 10 uesto è il pazzesco itinerario che un gruppo di studen- aprile sono arrivati a Borgo i ragazzi americani, ospiti dei loro ti dell’Istituto De Gasperi di Borgo ha percorso per un “gemelli” italiani per vivere l’esperienza complementare. progetto di gemellaggio volto all’approfondimento del Un viaggio indimenticabile e un’esperienza di vita unica per tema dell’immigrazione e di confronto fra la realtà valsuga- i giovani studenti della Valsugana e anche per gli insegnanti notta e quella di Chula Vista, sobborgo di San Diego dove la che li hanno accompagnati, vale a dire Erika Pallaoro - refemaggior parte degli studenti della Olympian High School sono rente del progetto - Enrico Dandrea e Michela Brandalise. immigrati messicani (siamo davvero a una manciata di miglia Viene quasi voglia di tornare a scuola – maturità a parte s’indal confine). tende – e pensate che per il prossimo anno scolastico si pro20 ragazzi sono stati selezionati tra le classi III e IV di tutto pone un gemellaggio con l’India (Kerala)! l’Istituto e il 13 febbraio sono partiti dall’aeroporto di Venezia per atterrare quasi 10 ore dopo a New York, la città dove più di mezzo secolo fa molti immigrati europei sbarcarono nella spe- COMMENTI DEI RAGAZZI ranza di realizzare l’American Dream. La prima settimana è stata una vera maratona nel tentativo di vedere il più possibile Lorenzo Santoni: A parer mio il gemellaggio è stata un esperienza fantastica, non è una cosa da tutti di una Terra, gli USA, che appartiene a tutti per immagini gra- i giorni avere l’occasione di conoscere nuove zie al cinema e che fa ancora sognare. Da una rapida occhiata persone, e vistare posti stupendi. Camilla: questa alla Grande Mela (Statua della Libertà e museo dell’Immigra- esperienza è stata molto importante e lascerà certamente un segno indelebile dentro di noi. Arianna zione d’obbligo) a San Francisco (con volo interno) per visitare Bassani: è lì che voglio vivere, è quello il mio – complice un ragazzo di Trento ormai trasferito da quasi 20 mondo e, se le persone a me più care potessero anni – nientepopodimenoche l’azienda Google, la cui gigan- vedere e sentire quello che ho visto e sentito io in quei giorni, ne sono certa, sarebbero d’accordo tesca sede si trova nella famosa Silicon Valley. Da San Fran- con me! Massimiliano Dorigato: un’ersperienza cisco a Santa Cruz, da Google a un parco di sequoie giganti. estremamente emozionante, ricca di opportunità Prima di arrivare a Chula Vista, non poteva mancare una tappa per conoscere nuove persone e per approfondire l’argomento dell’immigrazione. Secondo me è un’ a Los Angeles, tra Walk of Fame, Beverly Hills e Santa Monica. esperienza che ti cambia! Riferito al viaggio da Arrivati a destinazione è iniziata l’esperienza vera di vita ame- N.Y a San Francisco Mattia Bordato dice : 6 ore in

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aereo, in America, VOLANO! 

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IN MONTAGNA: ASINI E PROFESSORI


Nelle stanze in cui nacque De Gasperi oggi parte un viaggio alla scoperta delle origini di uno dei Padri dell’Italia repubblicana e dell’Europa unita

Museo Casa De Gasperi ORARIO DI APERTURA Estivo: 1 giugno-30 settembre da martedì a venerdì: 15.00 - 18.00 sabato e domenica: 10.00 - 12.00; 15.00 - 18.00 lunedì chiuso

segreteria.fdg@degasperitn.it

Invernale: 1 ottobre-31 maggio venerdì: 15.00 - 18.00 sabato: 10.00 - 12.00; 15.00 - 18.00 domenica: 15.00 - 18.00

www.degasperitn.it

Via Alcide De Gasperi ,1 • 38050 Pieve Tesino (TN) • Tel. 0461-594382


D.V.°° mag SPECIALE ESTATE  

cultura trimestrale senza imbarazzi

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