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manca un numero alla vostra collezione? Potete trovare le nostre riviste: a Verona: Fancity, via fama Star Shop, via filippini Edicola Camera Beatrice, via Cesari, 51 Libreria Pagina Dodici, Corte Sgarzarie, 6 a Cerea: Edicola Pettene, via XXV aprile a Salizzole: Edicola Renoffio, piazza Castello a Desenzano Manicomix Via T. dal Molin 14 Desenzano del Garda, Italy, 25015 ordinandolo via mail su ordini@goldendistribution.it presso la vostra fumetteria di fiducia, ordinandola tramite la rivista “Anteprima” di Pan Distribuzione

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Cuore di ghiaccio Intervista a... Marco Nizzoli I soliti allarmismi Intervista a... Elena De’ Grimani Key: Episodio Due Recensioni Pop-Filosofiche O Graal, where art thou? La parola alla prof: Una storia del fumetto (s (sesta sestta par p parte) rte) Episodio S: Evil Walks Baldo Dog Mantissa Cyrano’s way of life Lemon

copertina: copert tin na: Studio Mantis Ma s

Ah, la Francia! Scrivo queste poche righe introduttive a Comics Factory 9 e ancora assaporo i sapori d’oltralpe. Parigi, dite voi? Naa. Angouleme? Forse il prossimo anno. La Guascogna, amici miei, la Guascogna! Sì perché ancora non si sono ancora spente le eco di questa parentesi estiva e già la Cyrano Comics si prepara per le incombenti manifestazione autunnali: ricominceranno i nostri corsi di fumetto, le presentazioni e gli incontri con amici e appassionati in genere, laboratori per bambini e adulti, ma anche importanti fiere del fumetto come Fumetti in TV a Treviso e Slowcomics, all’interno di Sloworld all’autodromo di Monza. I nomi che già avete conosciuto e imparato ad apprezzare sono impegnati nella realizzazione dei rispettivi fumetti monografici, altri impegnati in progetti che vedranno la luce con il nuovo anno. Insomma, un bel po’ di carne sul fuoco: ci servivano rinforzi. Ecco perché il numero che tenete tra le mani segnala l’ennesima svolta nel cammino del nostro gruppo. A partire dalla copertina, realizzata dagli amici dello Studio Mantis, che hanno realizzato uno spettacolare Cyrano samurai, così pregno di spirito guerriero da “affilare” perfino il titolo del nostro Comics Factory. Credete a me: fatevi un favore e andate a trovarli su mantistudio.blogspot.com. Nell’attesa che nuove sorprese animino le pagine della nostra rivista, comincerete a conoscere i nuovi guasconi che debuttano su questo numero: Laura a Putrino detta a Shirl fa subito bella mostra di sé su una sceneggiatura di Manfredo Occhionero o Occhione ero ello su “I soliti allarmismi”; Miky Righetti sfoggia un lungo tributo ai Cavalieri d dello Zodiaco, unendo alle manie di Nebbioso il suo inedito tocco da mangaka; angaka;; infine Nicola “Balmoral” Bernardelli si dimostra a suo agio con le oscure trame ttessute essute dall’altrettanto esordiente Sergio “Amor” Lingieri in “Mantissa”. Tutto o opere r prime, re usi da alle prove spesso anche per chi segue il nostro sito, ma dubito che rimarrete delusi dalle dei nostri guasconi. A rendere più succoso il piatto che state per addentare, altre nuove lev leve del ve d el nostro gruppo, che ci deliziano con lo stile che avete già saputo apprezzare are a e nei numeri Key ey” e y ,A nd ndy d passati: il dinamico duo Zeo/Nebbioso ci regala la seconda puntata dii “K “Key”, Andy oro or o Given e Bante, se ce ne fosse bisogno, ci danno nuova prova di tutta la lor loro lucida follia in due assurdi, quanto spassose storie e Nessie ci fa scoprire rire quanto n “Cuore “Cu Cuore Cu ore e il buon Isao sappia egregiamente vestire i panni dello sceneggiatore in di Ghiaccio”. ciuti ti d de el Ciliegina sulla torta, due golose interviste ad altrettanti nomi conosciuti del panorama fumettistico italiano: Elena De’ Grimani e Marco Nizzoli. C’è un bel po’ da divertirsi in questo numero di Comics Factory:: c cii p potete otete e cipa ato o, il n no sttro scommettere. Ma il divertimento non finisce qui. Come vi ho già anticipato, nostro orn ni. Vi Vi inv vito a gruppo sarà presente a diverse manifestazioni e fiere nei prossimi giorni. invito e le e nov ovità àc he seguire gli aggiornamenti sul nostro sito per venire a trovarci e scoprire novità che ervii: a g ran nde e alcuni di voi già attendono. Quanche anticipazione? Ok, non so resistervi: grande ap po otremm emm mo richiesta abbiamo ristampato il numero 3 di Comics Factory, che ora potremmo iù p olp lposso definire “Plus”, visto che è stato reso più polposo ici d ella a con f-nuovi fumetti e interviste inedite di ami amici della a. Pe er LLucca ucc ca Scuola internazionale di Comics di Padova. Per nog grafici rafific ci ttre re: Comics & Games, proporremo tre monografi tre: T-short del buon Bagi, il primo volume di Regia di A Ars rs Re egia giia di Enrico Bettanin e Nebbioso e il secondo dii V Vicky on ndo o d ic ick cky ck – Acido Acida della Suri. Non vorrei espormi troppo, sp porrmi tro oppo, ma i nostri autori scalpitano: chissà che non possiate he e n on n po osssiate trovare qualcuno di questi titoli già nelle ere del primo e fie re e de el p rimo autunno… Ok. Mi sono esposto fin troppo. Meglio lasciavi glio la ascia avi alla lettura di questo nuovo numero. Io torno rn no a ssognare ogn nare la mia Francia. Buon divertimento.

Vostro Cyrano.. Comics Factory n°9 Supplemento a Il Resto del Volontariato Periodico a cura di Fanzine Italiane Associazione di Promozione Sociale Registrato presso il Tribunale di Forlì n. 29/07 del 29/10/2007

Direttore Responsabile Gianluca Umiliacchi Direttore Editoriale Editoria ale Responsab Responsabile sab a ile ie Michele Avigo

Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, del materiale pubblicato senza l’autorizzazione dell’Editore. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori, dei quali si rispetta la libertà di giudizio, lasciandoli responsabili dei loro scritti. L’autore garantisce la paternità dei contenuti inviati all’Editore, manlevando quest’ultimo da ogni eventuale richiesta di risarcimento danni provenienti da terzi che dovessero rivendicare diritti su tali contenuti. Per informazioni:

1 email: info@cyranocomics.org www.cyranocomics.org


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INTERVISTA A... MARCO NIZZOLI A CURA DI MICHELE “ISAO” AVIGO

Tra i tuoi primi lavori ci sono anche alcuni numeri di Alan Ford e tavole introduttive per la riedizione di Kriminal. Cos’ha rappresentato, per te, Magnus e quanto ti ha aiutato conoscere la sua arte? Per Magnus ho avuto un vero e proprio innamoramento tra i 10 e i 16 anni, disegnare Alan Ford per me fu la realizzazione di un sogno.Nel frattempo però avevo scoperto altri tipi di fumetto come quello farncese e piano piano l’influenza di Magnus sul mio disegno si è affievolita fino quasi a scomparire.Se ne può trovare traccia ancora in Fondazione Babele nel personaggio di Squalo. Grazie alla collaborazione con la rivista erotica a fumetti “Selen” hai iniziato il tuo percorso fumettistico nel genere erotico. Cos’hai imparato da questa esperienza? Innanzitutto a scrivere storie, cosa che non avevo mai fatto e poi a disegnare bene la figura femminile. La ricerca della sensualit‡, nei tuoi fumetti, pare essere un tuo obiettivo primario. Ti va di svelarci qualche segreto per rendere sensuale un disegno? Non ci sono segreti, penso che siano caratteristiche che o si hanno o non si hanno, io ascolto molto la mia parte “femminile” per cui accentuo certe sensibilità che poi nel disegno saltano fuori.Manara,Pratt per farti un esempio trasmettono questa sensibilità che a mio avviso è quasi inesistente nei fumetti di supereroi.Il machismo è la negazione della sensualità. Da “Les Enfants du Crepusc_le” a “Le monde de l’Alef Thau - RÈsurrection” su testi di Alejandro Jodorowski, i tuoi fumetti riscuotono notevole successo in Francia. PerchÈ molti disegnatori scelgono, ancora oggi, di sperimentare un’esperienza oltralpe? Penso per il fatto che un artista non si possa fermare a disegnare tutta la vita le stesse cose, la Francia offre la possibilità di mettersi in gioco con progetti molto diversi fra loro e soprattutto tuoi, è una sfida che può dare soddisfazione ma anche deprimere se i risultati non sono all’altezza delle aspettative ma che vale la pena di tentare. Nelle illustrazioni che realizzi un ruolo importante lo riveste la colorazione. Quali sono le tecniche di cui ti servi quando colori un tuo disegno?

Per la colorazione delle tavole a fumetti uso il digitale, per le copertine sia il digitale che l’acquerello ma uso anche l’acrilico o l’olio. Per la Sergio Bonelli Editore hai realizzato alcuni numeri della serie “Napoleone”. Quali sono stati, secondo te, i punti di forza di questo personaggio a fumetti e quali invece i limiti? Napoleone mi piaceva molto per le digressioni oniriche che aprivano molti livelli di lettura della storia nonchè la possibilità di usare diversi ecamotage narrativi. forse la parte più debole era quella noir ma è una questione di gusti penso. Milo Manara Ë, da molti considerato, il grande maestro del fumetto erotico. Basandoti anche sulla tua esperienza, ti va di darci una tua opinione sull’arte di Manara? Che posso dire di un artista che è stato un mio punto di riferimento?Penso che sia l’ultimo autore di fumetto i cui disegni sono diventati un’icona.Mi piacerebbe che tornasse a disegnare storie come Un’estate indiana o El Gaucho però... “ESP”, su testi di La Neve, da poco raccolto da Comma22, ha rappresentato un capitolo importante del tuo lavoro, nelle sue varie genesi. » un titolo che riprenderesti in mano? Certo! Hai lavorato con diversi sceneggiatori, su serie diverse, in maniera pi_ o meno continuativa. Ti piacerebbe oggi affrontare su una storia totalmente tua, con lavoro simile, se vogliamo, al “Gea” di Enoch per Bonelli? Non penso di essere in grado ma forse un giorno lo farò. Il fatto è che a me piace discutere di un progetto con lo sceneggiatore,scambiarsi le idee,da solo mi annoierei. “ESP”, “Sim Baby”, ma molte altre delle tue produzioni, magari anche di differenti scrittori, affiancano sensualit‡ e fantasia visionaria. Cosa accomuna le due cose e a quale di questi aspetti non rinunceresti? A nessuna delle due.Sono inscindibili per quanto mi riguarda.I miei disegni non avrebbero senso senza di esse.

Marco, disegnatore classe 1968, è appena apparso nel Dylan Dog Color Fest n°5 con il fumetto “l’uomo che non c’è” su testi di Giovanni Gualdoni.

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INTERVISTA A... ELENA DE’ GRIMANI A CURA DI MICHELE “ISAO” AVIGO

Il grande pubblico ha iniziato a conoscerti quando ti sei proposta alla fiera di Lucca con Rigel, un fumetto da te interamente prodotto. Cosa serve, basandoti sulla tua esperienza personale, per emergere nel mondo delle nuvole parlanti?

MMORPG e con i giochi di ruolo?

La voglia di fare e di imparare, innanzi tutto. Forse anche un po’ di incoscienza. E sicuramente un minimo di sicurezza alle spalle. Bisogna voler rischiare ma anche avere la possibilità di farlo.

Nella tua bio sulle pagine di Rigel - Interlunium (Panini) ti definisci “assolutamente Dark-Goth”. Come vivi questo tuo lato oscuro nell’apparentemente assolata vita di tutti i giorni di una romana?

Spero di aver colto un pizzico della tua essenza artistica affermando che, dai tuoi lavori, traspare emotività. Ci sono dei trucchi che usi per creare atmosfere e per emozionare il lettore? Non uso nessun trucco in particolare, veramente. No, sul serio, non possiedo nemmeno la perizia tecnica probabilmente per poterlo fare. Sono una persona molto emotiva, mi piacerebbe farlo trasparire di meno (sia nella vita che nei fumetti) ma purtroppo pur avendo tentato con molto impegno di cambiare questo lato del mio carattere, o quantomeno a nasconderlo un po’, non riesco proprio a non farlo uscire fuori. Ho letto che non sei troppo contenta quando ti viene affibbiato l’appellativo, un po’ stretto, di disegnatrice di manga all’italiana. Che considerazione hai del fumetto giapponese? Nella produzione giapponese ci sono cose meravigliose e cose di cui si farebbe a meno, come in tutto il resto del mondo. Sono una lettrice assolutamente onnivora, completamente. Non mi definisco “autrice di manga” in quanto, pur con tutte le ispirazioni grafiche presenti nelle mie tavole, non faccio manga. Faccio fumetti e basta. Quali sono i vantaggi e quali le difficoltà del riuscire a lavorare per importanti realtà come Panini, Star Comics eccetera? I vantaggi sono ovvi: maggior esposizione e un team di professionisti alle spalle che rendono il lavoro piu’ definito e ti fanno sentire spalleggiato e “parte di qualcosa”. Gli svantaggi sono il non poter gestire liberamente tempi e modi, in quanto si deve costantemente (e giustamente) rendere conto a qualcuno.

Sono una giocatrice di ruolo, e anche di MMORPG. Ormai da 15 anni. E non ho intenzione di smettere.

Non mi sono definita io così, in effetti non amo le definizioni. Non saprei nemmeno come definirmi, onestamente. Ad ogni modo, sono considerata lunatica e cupa. In realtà chi mi conosce bene (e sono pochi) sa che ho anche io qualche lato molto solare. Se parliamo solo del punto di vista “estetico”, beh, sì, mi vesto prevalentemente di nero. Amo poi un certo tipo di musica, di letteratura, e di cinema. Da questo a dare una definizione... non saprei. Molti tuoi personaggi sono vampiri e teriantropi, abitanti della notte. Che rapporto hai con la letteratura di genere? Quali sono i tuoi autori preferiti e i titoli che consiglieresti? Sono sempre stata affascinata dalle creature della notte, e dagli shapeshifters. Ho unito le due categorie. Libri e fonti da citare ce ne sarebbero fin troppe: è stato scritto di tutto e di più su questo tipo di personaggi. Tornando indietro di pochi anni, devo ammettere di essermi fermata, come libri, ad Anne Rice (solo i primi tre libri delle Cronache: gli altri non mi sono piaciuti). Prima di lei, una marea di altri autori (credo sia sciocco ora mettermi ad elencare titoli che conosciamo tutti, no? anche chi non ama i vampiri saprà di cosa si parla se si cita “dracula”. E di altri testi, romanzi, racconti brevi o meno ce ne sono un’infinità). Dopo Anne Rice, praticamente nulla. Ho amato, quello sì, alcune interpretazioni cinematografiche, ad esempio “Dal Tramonto All’Alba”. Un altro film di vampiri che amo molto è “The Addiction”. Ma non è che se l’argomento trattato sono i vampiri, allora bevo di tutto. Anzi, sono piuttosto schizzinosa, devo dire.

Il gatto è una entità costantemente presente nei tuoi lavori. Oltre che nei fumetti, che posizione occupano gli animali nella tua vita? Lo so, sfondo una porta aperta... Potrei aprire una parentesi che occuperebbe mille pagine, quindi... mi limito a dirti che gli animali sono una delle colonne della mia vita. Ho dedicato a loro una fetta enorme della mia esistenza. Coi gatti in particolare condivido un amore profondo. Non potrei mai e poi mai fare a meno della loro presenza. Ora che sei mamma, com’è cambiato il tuo rapporto con il mondo delle nuvole parlanti? Come convinceresti un genitore a far leggere fumetti al proprio figlio? Ho sicuramente sfoltito e fatto una cernita dei lavori per i quali vale la pena e quali no. Sono cambiati canoni e criteri di scelta. Non mi impegno piu’ in nulla che non dia un riscontro immediato. Le priorità sono cambiate. PEr quel che riguarda il convincere un genitore a far leggere fumetti al figlio... non proverei mai a convincere nessuno. Un genitore che di base considera i fumetti come “non degni” è un genitore col quale non credo di poter avere alcun territorio di scambio o dialogo. Quando facevi i tuoi primi disegni utilizzavi la penna e non la matita. Ti va di raccontarci adesso quali sono i passaggi che portano alla realizzazione di una tua tavola finita? Continuo tutt’oggi a usare solo la penna, prevalentemente. Per quel che riguarda la realizzazione delle tavole, parlando dal punto di vista grafico, inizio con un layout molto abbozzato, che poi ricopio definendo al tavolo luminoso. In pratica, non faccio la fase “matite e chine”. Le mie “matite” sono comunque a penna leggera. Inchiostro direttamente.

Elena De’ Grimani, disegnatrice. Ha esordito a Lucca ‘98, a soli 23 anni, con il fumetto autoprodotto “Rigel”, poi editato da Panini Comics.

Hai progettato un fumetto incentrato sulla realtà virtuale e sui giochi di ruolo: Alterlife – Chadia. Che rapporto hai con il

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RECENSIONI POP FILOSOFICHE A CURA DI LUCA CREMONESI

Davvero? Ne siete così convinti? Si parla degli anni ’60, non c’erano internet, computer, videogame, la macchina, quando c’era, una per famiglia ed era la 500 (quella vecchia ben inteso), c’erano le strade sterrate in molti casi, niente tv color, niente dvd e vhs, pochi cinema, niente multisala, niente 3D, niente cellulare, famiglia monoreddito (quando andava bene), alfabetizzazione scarsa, niente “after and pre dinner”, niente “happy hours”, niente insomma e così via. Era davvero più facile? Pensiamoci bene prima di dire si. Parlo ovviamente per noi contemporanei… Eppure in quell’epoca dove a San Remo si cantava “Vola colomba bianca vola” e “Papaveri e papere”, dove la gonna lunga era d’obbligo e i riti scanditi da una forza superiore che, come dopo la caduta dell’Impero Romano nel 476 D.C. (Dopo Cristo, non il numero di un albo di Batman ovviamente), sembrava l’unico baluardo possibile all’arrivo dei barbari (che puntualmente, ogni decennio, si presentano alle porte della nostra società), eppure proprio in quell’epoca, appunto, nasceva in modo dirompente il “fattore K”, accompagnato dal fumetto erotico (rimando al sito della Cyrano), giallo, horror ecc… Il cinema “vomitava” fuori tutto il peggior “B-movie” della storia con pellicole western (si veda la monografia di Marco Giusti edita da Mondadori), horror (“La piccola cineteca degli orrori”, BUR), poliziottesche (“Italia odia”, Lindau), erotiche (“Il cinema erotico”, BUR). Di tutto di più insomma. Cosa succedesse, dunque, in quell’Italia dove tutto sembrava più facile? Che stava nascendo l’epoca contemporanea e cioè la civiltà dei consumi, come giustamente la chiamano tutti e in particolar modo Pier Paolo Pasolini (questo video è fondamentale http://www. youtube.com/watch?v=e6ki-p1eW2o). “Il Potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. E allora questa culturazione sta distruggendo in realtà l’italia, quello che posso dire è che questo potere della società dei consumi sta distruggendo l’italia e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che in fondo non ce ne siamo resi conto. È avvenuto tutto in questi ultimi 5, 6, 7, 10 anni. È stata una specie di incubo di cui abbiamo visto l’italia dietro di noi distruggersi distruggere sparire e adesso risvegliandoci da quest’incubo e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare”. Come uscirne, dunque? Come insegnava Pirandello: con ironia. C’erano due filoni di critica: quello “engagé” direbbero i francesi, e cioè quello impegnato sul modello dei grandi intellettuali, registi, letterati, giornalisti, insomma l’élite della cultura che in Italia ha sempre volato alto, sul modello del Dante del “Paradiso” (dimenticando che il Sommo titola la sua opera “Commedia” e parte dall’Inferno, il suo capolavoro…), oppure quello di stomaco e pancia, di amore e rabbia, di pochi mezzi e scarse possibilità. In altre parole, il modo “pop” contro - o in alternativa – al modo “engagé”. La cultura “pop” italiana degli anni ’60 denuncia la società che stava nascendo e quella che si stava imponendo. Kriminal, insomma, sarebbe oggi l’anti “Sex and the city”. Il problema è che oggi “Sex and the city” diventa cool, mentre il “pop” scompare perché diventa storicizzazione eccessiva (ecco il male dell’operazione di Tarantino con la sua rassegna a Venenzia 2005/2006). Queste storie, dunque, banali in alcuni casi e scontate, possono far sorridere, ma qui davvero il passato non è affatto una terra straniera, di sicuro non per noi italiani contemporanei. Nella speranza di una ristampa integrale, questo assaggio non è affatto indigesto…. anzi…

Kriminal collection Restiamo ancora nel passato, non perché il presente non riservi spunti di riflessione, ma semplicemente perchè ne vale davvero la pena. L’abitudine consolidata del “gadget” allegato ai quotidiani (pratica nata negli anni ’90 con le VHS) ha portato, negli ultimi 4 anni, alla riscoperta del comics. Le collane sono molte e tutte degne di essere acquistate (dolori per il portafogli insomma) perché complete e ricche di perle introvabili. Nei mesi di Giugno e Luglio la mondadori ha mandato in edicola una mini serie di 8 numeri con 16 storie di Kriminal, l’eroe noir nato dalla penna di Luciano Secchi (Max Bunker) e Roberto Raviola (Magnus) nel lontanissimo 1964 (ben 46 anni fa…). La storia del fumetto nero italiano è forse cosa risaputa. Riassumo brevemente. Nel 1962 nasce Diabolik (che ancora esce in edicola) per mano delle sorelle Giussani: si apre un varco, nasce un mondo. Il fattore “K” dilaga ed è un fiorire di personaggi noir, darK, erotiK, erotiK-darK, erotiknoir“K”-darK, nascono i cloni, i fratelli e i fratellastri: Diabolik, Kriminal, Satanik, Zakimort, Demoniak, Sadik, Killing e atnti altri senza la “K” nel nome, ma intrisi di “fattore K”. Vi rimando ai vari siti specializzati per l’affascinante storia del genere. Kriminal esce dall’agosto del 1964 (il primo numero) a novembre 1974, dieci anni dunque, per un totale di 419 albi (non è un refuso, sono davvero 419 volumi) di 128 pagine, formato pocket. Fate i calcoli: 419:10 = 42 albi all’anno. Si, la cadenza è mensile in origine, poi diventa quindicinale, poi settimanale: ogni sette giorni, dunque, un nuovo numero, 128 pagine di storia, disegno, matita, chine. Un lavoro immane, se considerate che Satanik, della stessa premiata ditta Magnus & Bunker, esce da dicembre 1964 a novembre 1974 per 231 numeri (ovvero 23 albi all’anno, quindicinale dunque). Qui si fa la storia insomma, alla faccia di chi non ha mai tempo per nulla e alibi per tutto (me la faccio e me la dico…). Non solo, qui nasce lo stile di Magnus: pulito, essenziale, senza grandi lavori sugli sfondi: ciò che conta è il personaggio, quello che accade, l’azione e la vicenda narrata. Julia e Nathan Never, per stare nel comics d’edicola e fare un esempio, rispettivamente di Berardi e Medda, Serra & Vigna, non potrebbero mai tenere quel ritmo. Eppure Magnus & Bunker ci riescono e hanno il tempo per creare nuovi personaggi (su tutti Alan Ford, ancora in edicola, e di cui la Mondadori, parallelamente a Kriminal, sta facendo uscire una collana con le prime 75 storie, quelle della premiata ditta in questione) e promuovere in italia il fumetto supereroistica made in U.S.A. Altri tempi direte, altra epoca. Era più facile, il pubblico era meno esigente, c’erano soldi e tempo libero.

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LA PAROLA ALLA PROF.

UNA STORIA DEL FUMETTO (PARTE 6) - DI MICHELA DE TOGNI

Cari lettori, con questa lezione si chiude il nostro excursus sulla storia della Nona Arte, come è ormai universalmente definito il fumetto. Siamo ormai arrivati agli anni Ottanta e Novanta, quando il fumetto americano di supereroi prima e quello giapponese poi, di grande successo in patria, esplodono sul mercato italiano, oltre che internazionale. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Marvel, imponente casa editrice americana (suoi sono i diritti delle storie di Spiderman, The Hulk, Iron Man, I Fantastici Quattro, X-Men), nel 1994 decide di riprendere in prima persona le testate già distribuite da editori locali creando la Marvel Italia, oggi indipendente dalla casa madre. Ma andiamo con ordine. Uno dei più grandi nomi del fumetto americano di questo periodo è, tra gli altri, Frank Miller, colui che è ricordato come un rivoluzionario del genere supereroistico, avendo praticamente ridisegnato la figura di Batman grazie al suo Il ritorno del cavaliere oscuro (1986) (fig.1), in cui l’Uomo pipistrello assume una fisionomia più cupa, decadente, oscura appunto, un eroe stropicciato e disilluso ma che non perde il desiderio di combattere contro il crimine dalle molte ed ambigue facce.

fig. 1 - Il ritorno del cavaliere oscuro (1986)

La sua graffiante epopea ambientata a Sin City (pubblicato a partire dal 1991), con i suoi bianchi e neri abbaglianti, con qualche spruzzo di colore ricco di simboli, ha conquistato Hollywood, come ha fatto anche il suo oscuro uomo mascherato. Nel frattempo, nel panorama anglosassone emergono grandi autori come il visionario Alan Moore: la sua figura è avvolta da un’aura di mistero e di soggezione, le sue storie sono affascinanti e complesse, diverse sue opere hanno avuto, oltre che il riconoscimento di critica e pubblico, anche un omaggio cinematografico: basti pensare a V for vendetta (1982-1985), Watchmen (1986-1987), From Hell (1991-1996). Inglese d’origine, anche se in realtà americano d’adozione, è Neil Gaiman, scrittore di successo (Coraline e Stardust sono stati anche un successo cinematografico) oltre che autore delle storie di The Sandman (1988), un fumetto estremamente originale, ricco di riflessioni sul ruolo del sogno e della fantasia, in un’epoca, quella attuale, in cui è sempre più difficile che venga attribuito loro il giusto valore. Dal fronte giapponese, invece, sono giunti i manga, che si sono diffusi con successo in tutto il mondo, portando innovazioni narrative e grafiche che hanno influenzato moltissimo la produzione occidentale. Le origini del fumetto in Giappone vengono fatte risalire all’era Meiji (1868-1911), il periodo in cui il Paese entra nella fase dello sviluppo industriale. Non a caso le prime vignette pubblicate sui quotidiani dell’epoca sono tutte legate ai progressi nel campo della tecnica. Tuttavia la nascita di questa tradizione grafica si perde nella notte dei tempi. Già tra VI e VII secolo d.C. si diffuse in Giappone la tecnica denominata emakimono; si trattava di lunghi rotoli di carta o di seta su cui venivano realizzati dipinti suddivisi in sequenze, racconti disegnati

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con tematiche per lo più legate a gesta guerriere. Il termine manga (“immagini capricciose”) venne utilizzato per la prima volta dal celebre pittore Katsushika Hokusai nel 1814, quando concluse il primo dei 15 rotoli che verranno poi conosciuti come “Hokusai manga”. In essi non sono presenti racconti, bensì una serie di caricature che costituiscono una specie di enciclopedia per immagini a volte descrittiva, a volte comica di tutti i caratteri somatici, ma anche psicologici, dei Giapponesi (fig. 2). I primi manga veri e propri, come i fumetti in Occidente, sono legati alla riproduzione a stampa, ed è solo nel periodo della rivoluzione industriale che vignette, caricature e brevi storielle cominciano ad avere una larga diffusione. Da ormai diversi decenni in Giappone l’industria del fumetto ha assunto dimensioni enormi. Se nel mondo occidentale esso viene spesso visto come un prodotto rivolto ad un pubblico giovane, in Giappone invece l’intera popolazione è affezionata lettrice di manga, senza distinzioni di età, livello sociale, istruzione, anche perché si tratta di un prodotto molto vario rivolto a diversi target. A livello narrativo, pertanto, si possono suddividere in diverse categorie: shonen manga (fumetti per ragazzi), caratterizzati da una particolare attenzione per l’aspetto grafico e il dinamismo dell’azione e da tematiche epiche, fantastiche, avventurose o horror (come I Cavalieri dello Zodiaco, di Masami Kurumada, o Devilman, di Go Nagai, solo per citarne alcuni); shojo manga (fumetti per ragazze), spesso d’ambientazione europea o storica, con tematiche d’amore o comunque drammatiche e personaggi dalla psicologia complessa (come Lady Oscar di Riyoko Ikeda); manga riguardanti il Jidaimono, ovvero l’Arte della Spada, di ambientazione storica, spesso medievale, con ricostruzioni accurate, totale mancanza di elementi grotteschi ed una assoluta fedeltà alle ferree regole del bushido, il codice d’onore dei samurai (un esempio è ben rappresentato da Vagabond, di Takehiko Inoue); per non parlare della serie dei grandi Robot (noto a tutti, anche grazie alla trasposizione animata, è Mazinga Z, ancora di Go Nagai); ma vi sono altri moltissimi manga, d’autore e popolari, che esplorano tutti i generi della narrativa e i diversi temi legati anche alla società attuale. Secondo le regole di scrittura in Giappone, la lettura dei manga avviene in maniera opposta a quella occidentale. La rilegatura, rispetto alle nostre pubblicazioni, risulta essere sulla destra e lo scorrere delle pagine sulla sinistra. Il senso di lettura è dall’alto al basso, da destra a sinistra, in un testo totalmente scritto come anche nei balloons. Oggi sul mercato italiano e internazionale esistono numerosi fumetti di vario genere (horror, avventura, fantascienza, poliziesco, noir, comico, psicologico, di satira sociale); in Italia esso ha conosciuto un periodo di crisi, anche di idee e di stimoli, tra gli anni Ottanta e Novanta, momento evidenziato da una diminuzione delle vendite delle riviste (il “Corriere dei Piccoli” è stato costretto a chiudere) e dal contemporaneo aumento del costo della carta, ma oggi il mercato del fumetto è in ripresa, in particolare quello delle graphic novels e del fumetto autoriale, pubblicato anche nelle librerie non specializzate. Anzi, si può dire che stiamo assistendo ad una sua seconda giovinezza, che vede l’affermarsi di nuovi autori, personaggi, storie, anche grazie alle contaminazioni e alle reciproche influenze tra generi e modelli grafici e narrativi, anche provenienti da altri media, che si stanno verificando nel mondo della letteratura disegnata a livello internazionale. Consapevole di non aver potuto essere esaustiva nel delineare con precisione la complessa storia del fumetto, che si intreccia inevitabilmente con la Storia vera e propria, spero di essere riuscita comunque a focalizzare le sue tappe più importanti, in un percorso che è tuttora in crescita e in evoluzione; si tratta, infatti, di un medium che, essendo un prodotto ormai maturo, nella sua fusione perfetta tra segno e parola, dona sempre più stimoli e sfide a scrittori e disegnatori e coinvolge il lettore almeno quanto letteratura, cinema, pittura (che spesso fonde in sé), nella sua continua esplorazione di universi fisici e psicologici. Per ora vi saluto, ma non è escluso che ci incontreremo ancora in queste pagine, per altre lezioni dedicate ad altri aspetti di questa magica arte che amiamo tutti così tanto. A presto! tutti i diritti delle immagini a corredo sono riservati ai legittimi proprietari


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Illustrazione di

di Elisa “Griet” Ferrari

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CYRANO’S WAY OF LIFE DI CURA DI MICHELE “ISAO” AVIGO

È un torrido pomeriggio d’un luglio insolitamente riarso. Sdraiato sul divano fisso, con lo sguardo assente, la televisione cercando di trovare qualcosa di buono, tra repliche di vecchi telefilm e varietà estivi per cerebro lesi. Dopo mezzora di zapping svogliato, il pollice non vuol più saperne di cambiar canali e spengo irritato lo schermo grattandomi la testa e maledicendo il canone rai. Ma che fare? Fuori fa troppo caldo per uscire a fare una passeggiata. Ho provato a mettere fuori la testa dalla porta ma un automobilista in groppa a un dromedario m’ha consigliato di rientrare per godere dell’ombrosità delle mura domestiche. Allora prendo foglio e matita ed incomincio ad abbozzare un disegno ma la mano e il braccio si appiccicano alla carta ed il risultato della mia fatica risulta sconsolante. Mi alzo e vado in bagno (il tempio delle idee) e, pensosamente assiso, decido che ci sono soltanto due soluzioni logiche: o mettere la testa nel congelatore oppure accendere il computer e scrivere qualcosa. Opto per la seconda soluzione. Ho da poco sentito Nebbioso che, per telefono, mi ha parlato dei prossimi impegni a cui la “Cyrano Factory Comics” dovrà presenziare, tra cui la sagra del broccolo bollito, la fiera della pesca al totano, la festa delle acciughe di Monterosso, la transumanza sulle malghe dell’Adamello Brenta, il raduno nazionale di Moto Guzzi Galletto e Falcone, l’international sudoku’s cup, il gay pride, l’inaugurazione del fun club “chi vuole Roberto Baggio come Presidente del Consiglio” e la premiazione del pirla che, leggendo sugli annunci: vendo mercedes euro 5, ne ha comprate dodici pensando che costassero davvero cinque euro. Perché non parlare quindi della Cyrano Comics. Una Cyrano’s way of life!

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La Cyrano Comics è una piccola associazione culturale, fondata tanto tempo fa in una galassia lontana, da un affiatato gruppo di amici che, ai centri commerciali, agli inutili aperitivi ammantati di conformismo ed agli psicofarmaci hanno preferito i fumetti. La nostra umile ma sincera formazione, plasmatasi nei dintorni di Verona, ci ha fatto aprire gli occhi sulla situazione di tanti giovani e talentuosi creatori di nuvole parlanti che, nonostante le apprezzabili doti, non riescono a mostrare i loro lavori compiuti. In una società che non premia la fantasia ma il cinismo e la sprezzante indifferenza non è sempre facile condividere i frutti di uno sforzo creativo. Le barriere, fisse, valgono più delle idee, che volano come il vento, ed i muri di cemento non si sfondano con la carta disegnata. Per questo abbiamo di deciso di sviluppare una realtà in cui far confluire le doti di tanti aspiranti fumettisti che, altrimenti, non avrebbero avuto modo di ottenere un po’ di visibilità. Siamo convinti che l’unione fa la forza e che personalità differenti valorizzano un gruppo. Ogni fissazione (zombie, ananas, cavalieri dello zodiaco, vampiri, fanciulle succinte, superman…) ci completa e ci aiuta a confrontarci con opinioni diverse ma sempre degne di considerazione. Lo so; mentre scrivo mi accorgo che il mio articolo sulla “Cyrano Comics” assomiglia sempre di più ad un tema scolastico del tipo: “Parlami delle tue passioni e dei tuoi amici”. In tutti gli articoli di giornale che, però, ho letto non sono mai riuscito a filtrare dal testo le stesse emozioni che mi da, invece, un vecchio diario o un tema delle medie ritrovato, dopo anni, in soffitta. Pertanto continuerò a scrivere non solo per informare ma per dire davvero quel che


sento. È bello sapere che c’è un posto dove altre persone si siedono allo stesso tavolo e cercano, insieme, di riportare in forma disegnata pensate, sogni, concetti, convinzioni. Ora, per entrare in discorsi prettamente venali, è piuttosto ovvio, che la vita del fumettista non garantisce lauti guadagni ma il supporto della Cyrano Comics ha permesso a molti di noi di toglierci qualche soddisfazione con la pubblicazione, cartacea o digitale, di alcuni lavori più o meno ambiziosi. Quello che avete tra le mani, mentre leggete le mie poche righe, è un esempio di come si possono raggiungere dignitosi risultati di realizzazione e di stampa sbagliando ed imparando dagli errori.

E poi, non smetterò mai di sottolinearlo, nonostante il diverso background di ognuno, è l’amicizia e l’affiatamento su cui davvero puntiamo per diversificarci da chi vuole soltanto spennare acerbi sceneggiatori e disegnatori senza curarsi dell’aspetto umano. Ci dedichiamo, in effetti senza eccessivo sforzo, anche ad altre attività: pizze, feste di compleanno, bevute, uscite al cinema…

Ora veniamo, però, ai tasti dolenti perchè gli amici “cyranidi” sono ben consapevoli che non s vive di soli confetti e, per scopiazzare si u una famosa battuta cinematografica, sanno c che la Cyrano Comics non è il Vietnam e ci sono d delle regole. I soci dell’associazione devono q quindi mettersi alla prova con scadenze, con ri richieste lavorative non sempre nelle corde del d disegnatore e con un pizzico di competizione q quando arrivano nuovi disegnatori, dotati magari d leonardesche virtù ma sempre bisognosi d’un di sa sano confronto e di buoni consigli. C Consigli che non mancano mai perché anche il d disegnatore migliore può imparare qualche cosa d dagli altri. F Forse il nostro modo di essere e di lavorare ri rispecchia l’attuale situazione dell’associazione c che cerca di muovere i primi passi nel vasto m mondo dell’editoria di letteratura disegnata. F Forse in futuro anche noi ci trasformeremo in un’ a apatica catena di montaggio che spersonalizza in favore delle leggi di mercato. Supposizioni che a appartengono ad un futuro che, sinceramente, non vorrei ma che mi fanno pensare a come è facile sbandare quando aumentano gli interessi in gioco. Intanto il presente mantiene ben saldi i suoi principi originali; quei principi che mi rendono fiero, quindi, di dichiararmi

born to be cyranide!

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Comics Factory n. 9