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Editoriale

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Cesenatico, nell’estate del 1998, sul palco della grande festa di piazza per la vittoria di Marco Pantani campeggia un’enorme tela. Raffigura un toro scalpitante su due ruote di bicicletta. A cavalcioni, è il Pirata in maglia gialla. Sembra sul punto di essere disarcionato e cadere nel vuoto, ma con una mano abbranca la coda di un’aquila che spiega le sue ali verso il cielo. PANTANIMACHIA è il titolo dell’opera, scritto a grandi caratteri ai piedi del disegno. È di un simbolismo naïf, di forte impatto visionario: non si sa se il tutto stia a celebrare l’assurgere del vincitore al cielo degli eroi o sia una premonizione circa la precarietà di ogni trionfo. Mitografia e dramma, allo stesso tempo. La PANTANIMACHIA l’ha dipinta Dario Fo, che a Cesenatico è, da oltre cinquant’anni, “cittadino d’adozione”; Dario Fo che, in quell’estate del 1998, si era entusiasmato per le imprese di Pantani al Tour de France. Quel dipinto ha avuto una strana storia. Dopo quella festa d’estate, scomparve per molti anni, senza che nessuno sapesse bene dove. Poi, dopo quasi dieci anni, e solo grazie alle tenaci ricerche della giornalista Rai Alessandra De Stefano, venne ritrovato in un magazzino, tra umidità e ragnatele. Ora la si può ammirare allo Spazio Pantani, il museo multimediale che dal 2006, per volere della famiglia e della Fondazione Pantani, mantiene viva la memoria del Pirata. Una memoria che, a dieci anni dalla sua scomparsa, è ben radicata nei cuori e nelle menti di chi, come noi, ha vissuto l’ascesa e la caduta del campione. Molte pagine di cycle! 4 sono dedicate a lui – ritratti, racconti, foto, disegni – perché il ciclismo è lo sport che più di ogni altro si nutre della propria storia. Come storia, del design e del costume, sono pure il ritratto della Graziella, la prima bicicletta pieghevole italiana, che compie cinquant’anni; e la piccola retrospettiva sulla sete nel ciclismo, con straordinarie foto prese dall’archivio Omega Fotocronache di Vito Liverani. Piacere degli occhi, oltre che del testo, per i servizi su Vienna ciclabile, la Herzroute in E-Bike, il Mortirolo – anche questo nel segno della memoria di Pantani – e la stravagante avventura in railbiking lungo le rotaie della Trochita in Patagonia. Buona lettura! Gino Cervi

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PORTFOLIO

Roberto Bettini

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ROBERTO BETTINI Roberto Bettini lavora da quarant’anni nel vivo delle corse ciclistiche. La sua prima foto la scatta, una domenica di settembre del 1974, a un giovane promettente con la maglia della S.C. Buscatese, che taglia per primo il traguardo in una gara dilettanti, al Parco di Monza. Si chiamava Giuseppe Saronni. Dopo una lunga gavetta tra i dilettanti, coi Mondiali su strada del 1985, sul circuito del Montello, passa a seguire il professionisti. Da allora sono non ha praticamente perso un Campionato del Mondo, un Giro d’Italia, una Parigi-Roubaix o un Giro di Lombardia. Ha fotografato le Olimpiadi di Atlanta e quelle

di Sydney, e innumerevoli tentativi di record dell’ora nei velodromi di tutto il mondo, dal Vigorelli al Messico, da Bordeaux a Stoccarda, da Colorado Sprins al Cile. Dopo molti anni di lavoro per l’agenzia Olympia, ha iniziato a collaborare con la “Gazzetta dello Sport”. Dal 2001 pubblica e dirige la rivista online Sprint Cycling Magazine (www.sprintcycling.it). A partire dal 2005 è affiancato nel lavoro di reporter in giro per il mondo delle corse dal figlio Luca. Il suo sito web, immenso archivio di memoria fotografica del ciclismo contemporaneo, è www.bettiniphoto.net.

Il tifo per Pantani era uno spettacolo nello spettacolo. La gente bivaccava per ore, per giorni, per veder spuntare dietro a un tornante la sua lucida pelata. Pasolini avrebbe potuto dire – come disse un tempo del calcio – che si trattava di una delle ultime “sacre rappresentazioni del nostro tempo”. Il portfolio che abbiamo scelto dall’archivio fotografico di Roberto Bettini è dedicato a coloro che aspettavano il Pirata e a quelli che continuano ancora oggi ad aspettarlo sulla strada.

1. Marco Pantani nella cronometro Sant’Arcangelo di Romagna-San Marino il 19 maggio 1997, nella terza tappa del Giro d’Italia del 1997. Pochi giorni dopo, il 24 maggio, nel corso della tappa Mondragone-Cava de’ Tirreni, lungo la discesa del valico del Chiunzi, una caduta, provocata da un gatto che attraversò la strada al gruppo, lo costrinse al ritiro dalla corsa. 2. Il Jolly Roger, il nero vessillo dei pirati, sventola col tricolore in attesa del passaggio di Pantani in una tappa di montagna.

3. 30 luglio 1998: Pantani Day a Cesenatico per festeggiare la duplice vittoria al Giro e al Tour. 4. 5 giugno 1998: Pantani sul podio a Mendrisio, al termine della 20a tappa del Giro che lo vedrà, di lì a due giorni, vincitore a Milano. Esattamente un anno dopo, il 5 giugno 1999, verrà sospeso dal Giro, dopo un controllo UCI, con l’accusa di valori ematici fuori norma. Da quel giorno, per il Pirata cominciò un’altra vita.

5, 6 e 7. Pantani firma autografi ai tifosi. 8. Pantani, in maglia verde di leader della classifica del Gran Premio della Montagna, in fuga con Beppe Guerini lungo i tornanti del Passo Sella, nel tappone dolomitico Asiago-Selva di Val Gardena (2 giugno 1998), 18a tappa del Giro d’Italia 1998. 9 e 10. Quelli che aspettavano e aspettano Pantani. Quelli che non dimenticano.

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cycle! / SOMMARIO 3. EDITORIALE di Gino Cervi 4. PORTFOLIO di Roberto Bettini 16. RAD, WALZER UND SECESSION Vienna, capitale di un futuro ciclabile, tra bike café, design e ciclofficine di Lorenzo Franzetti, foto di Guido P. Rubino 27. CYCLING CULTURE A VIENNA: LUOGHI DI TENDENZA E PUNTI DI RIFERIMENTO 28. LA BICI A VIENNA. INFORMAZIONI PRATICHE 31. LE CITTÀ PRENDONO VELO-CITY Intervista a Doretta Vicini, di Albano Marcarini

35. EPPUR SI PIEGA La Graziella compie 50 anni di Federico Del Prete 40. GRAZIELLISMI di Gino Cervi e Federico Del Prete

42. CHANGE & SMILE Otto giorni in E-Bike sull’Altopiano svizzero di Albano Marcarini, foto di Stefano Casati 55. COME FUNZIONA UN E-BIKE 56. HERZROUTE VADEMECUM 58. LE TAPPE 60. FLYER. UN ECO-DITTA

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62. MARCO PANTANI. 2004-2014 a cura di Gino Cervi, illustrazioni di Daniele Margara 65. MARCO CHE… di Marco Pastonesi 69. UNA BIGLIA di Paolo Maggioni 73. PANTANI DI TUTTI I COLORI di Myriam Nordemann 77. LE DISCESE ARDITE di Claudio Sanfilippo 83. NON HA VINTO IL GATTO di Antonio Gurrado 87. NEL CIELO DI SAN VALENTINO di Andrea Maietti 91. DIECI ANNI IN PICCHIATA Le scorribande di Marco Pantani, il Pirata di Claudio Gregori 94. LO SCALATORE ESISTENZIALE Intervista a Philippe Brunel di Gino Cervi 99. SUICIDATI DA TUTTI Il Pirata Pantani e il Corsaro Pasolini di Gianni D’Elia 101. LE ROSE DI PANTANI una poesia di Gianni D’Elia

103. COSA C’È DIETRO A UN ROMANZO Il backstage di Nel nome di Marco. di Michele Marziani 107. IL GIGANTE DELL’ACQUA E IL SOGNO IMPOSSIBILE Intervista ad Antonio Rossi di Lorenzo Franzetti 108. CANZONI PER MARCO di Gino Cervi 110. SEI LIBRI PER MARCO


112. TRENTATRÉ TORNANTI. Il temibile Mortirolo: storia, geografia e leggenda testo e foto di Albano Marcarini 118. GUIDA ALLA SALITA 120. LE CRONACHE DEL MORTIROLO

122. BORRACCE, SECCHI E FONTANE Piccola storia della sete nel ciclismo di Gino Cervi, foto Archivio Omega Fotocronache, illustrazioni di Albano Marcarini 135. LA SAGRA DELLA SETE di Alfonso Gatto 136. BERE SENZA MANI. LA RIVOLUZIONE CAMELBAK. INTERVISTA A MASSIMO FREGONESE

140. PASO DOBLE SULLA TROCHITA Railbiking in Patagonia tra binari, gauchos e armadilli di Albano Marcarini, foto di Peter Hoffman 150. DA ESQUEL A INGENIERO JACOBACCI: 402 KM 151. INTERVISTA A PETER HOFFMAN 154. RAILBIKING. ISTRUZIONI PER L’USO foto di Antonello Sica 155. RAILBIKING SUL WEB 156. FARE RAILBIKING IN ITALIA: UN’ESPERIENZA CLANDESTINA

In queste pagine: Foto di Alessandro Trovati Il disegno di copertina è di Daniele Margara

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RAD, WALZER UND SECESSION Vienna, capitale di un futuro ciclabile, tra bike cafĂŠ, design e ciclofficine di Lorenzo Franzetti, foto di Guido P. Rubino

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EPPUR SI PIEGA di Federico Del Prete

La Graziella compie 50 anni

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icicletta pieghevole per favorire il trasporto su autovetture”: questo il titolo del brevetto della Graziella datato 22 dicembre 1964, un prodotto che coniugava efficienza, design e un po’ di snobismo. L’origine di questo importante capitolo del costume e della storia industriale italiana è legato quindi a doppio filo con la motorizzazione di massa, l’effetto più vistoso del boom economico. Ai quei tempi la mobilità sostenibile non era neanche una curiosità intellettuale, nonostante di lì a poco iniziassero a levarsi i primi gridi di allarme su un paesaggio compromesso dalle grandi infrastrutture. L’uso della bicicletta, da protagonista della mobilità quotidiana, fu presto confinato nel tempo libero. L’automobile si era insinuata nei desideri degli italiani non solo come vettore di mobilità, ma anche come modello di consumo e garante di identità sociale. A sottolineare la dipendenza dal mondo dell’automobile la prima Graziella montava camere d’aria con valvola Schrader, quella che si gonfia dal benzinaio. Una volta piegata e riposta nella sua apposita sacca, la Graziella era più adatta a comodi bauli di auto di un certo tono, piuttosto che essere affastellata su stracolmi portapacchi simbolo degli esodi estivi in affollate utilitarie. I prodotti del design industriale di quegli anni sono rivolti alla classe media che può spendere, anche se per un solo articolo alla volta: devono quindi essere comunque portatili, pratici, come i televisori Brionvega che seguivano gli spostamenti della famiglia dalla residenza alla villeggiatura. A conti fatti, la specialità della Graziella non era tanto nell’essere pieghevole o pratica, quanto nell’essere riuscita, sfruttando l’inarrestabile traino della motorizzazione

di massa, a elevare a status symbol un veicolo che anno dopo anno perdeva visibilmente mercato. Oltre a vedere l’esordio della Graziella, il 1964 è stato infatti anche l’ultimo anno nel quale in Italia si sono vendute più biciclette che automobili prima del 2012, anno della riscossa delle due ruote come veicolo per la mobilità individuale: almeno nelle vendite. Il papà della Graziella: Rinaldo Donzelli La Graziella delle origini, un successo di portata globale, è una bici uscita dalla matita di Rinaldo Donzelli (1921-1984), grafico e designer brianzolo con una carriera punteggiata dall’impegno nelle due ruote. Amico e collaboratore di Bruno Munari, mostro sacro della grafica e del design made in Italy, Donzelli diventò presto art director, curando gli allestimenti fieristici e l’immagine dei negozi per Gilera e Guzzi. Nella carriera di Donzelli le due ruote a motore convivevano con il pedale, e nello stesso periodo ecco quindi arrivare anche incarichi simili per Bianchi e per la Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto, che sarà poi il produttore della Graziella. La particolarità del design della Graziella sta nella valorizzazione delle piccole dimensioni delle ruote, inizialmente da 16’’, in un insieme elegante e emotivamente compatibile con l’universo femminile, un target allora in espansione sia come potere d’acquisto sia nell’espressione di una inarrestabile emancipazione. Il nome della bici conferma questo obbiettivo; ma non deriva, come i più eruditi potrebbero supporre, dalla poesia Le due strade di Guido Gozzano (1907), dove una non più giovane Graziella va “senza cavalieri in bicicletta”. La nostra Graziella

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CHANGE &

SMILE di Albano Marcarini, foto di Stefano Casati

Otto giorni in E-bike sull’altopiano svizzero 43


FLYER. UNA ECO-DITTA In tutta Europa le ditte produttrici di biciclette, quando si cominciò a parlare di E-bike, si lanciarono a capofitto allargando i loro già ricchi cataloghi. Si trattava di coprire una fetta di nuovo mercato che, specie in Germania, stava dando ottimi risultati (in questo Paese, nel 2012, si è toccata la cifra di 380 mila modelli venduti sugli 800 mila dell’intera Europa). Il caso della svizzera Biketec, detentrice del marchio Flyer, è stato diverso. Oggi è la sola grande casa a produrre esclusivamente biciclette a pedalata assistita. Quindi un leader assoluto nel settore, ideatore nel 2003 della prima bicicletta a pedalata assistita dotata di una batteria Lithium-Ion, una vera rivoluzione per le sue alte capacità di efficenza. La Biketec ha una storia già adulta. Nel 2001 ereditò il know-how della BK Teck che produceva biciclette elettriche fin dal 1995, data certamente non sospetta poiché in quegli anni si pensava che queste biciclette fossero solo un capriccio ecologista o un necessario aiuto per pedalatori obesi della Terza Età. Lungi dal pensare che potessero essere una giusta risposta alla mobilità sostenibile. ”I primi passi furono dunque difficili – confessa Marlis Roggwiller, responsabile tecnica di Flyer – ma abbiamo avuto la fortuna di avere come direttore marketing e cofondatore dell’azienda, Kurt Schär…”

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Marlis ne parla come di una specie di guru e deve essere così perché pare difficile incontrarlo, sebbene mi garantiscano sia persona affabile e cordiale. Di fatto, grazie alla sua vocazione ecologista – è membro del partito liberale verde della Svizzera – l’azienda ha seguito una filosofia intelligente, destinata a coprire non solo fette sempre più ampie del mercato (oggi, nella sola Svizzera, copre il 60% delle vendite di E-bike) ma ad estendersi anche sul territorio con iniziative promozionali, largamente sponsorizzate, delle quali la Herzroute è forse la più nota e apprezzata. ”Una novità come una E-bike – sostiene Marlis – non si apprezza su un catalogo, ma occorre provarla di persona. Per questo abbiamo appoggiato l’idea della Herzroute e di altri piccoli circuiti turistici intorno alla nostra sede di Huttwil dove ognuno può testare gratis per un giorno intero i nostri modelli”. L’abito “verde” di Flyer si riconosce avvicinando l’officina di produzione. Inaugurata nel 2009, è un complesso proiettato nel futuro. Dall’esterno, il grande involucro metallico sfoggia linee aeronautiche e non poteva essere da meno chiamandosi “flyer”. Sulla copertura piana dell’edificio è installata una centrale foto-voltaica in grado di fornire energia alla fabbrica e di venderne un surplus all’esterno. Inoltre l’edificio capta il calore

dal sottosuolo e lo ridistribuisce all’interno degli ambienti. Una cisterna per il recupero delle acque pìovane alimenta le toilettes, la stazione di lavaggio delle bici e il sistema d’irrigazione del giardino. L’interno, dalla ampie superfici vetrate, ha moduli minimalisti e una rigorosa distribuzione di reparti e uffici, compresa l’enorme sala di esposizione, a metà fra il museo e lo showroom, affollata ogni giorno da centinaia di interessati visitatori. In bella vista è esposta la “Buffalo Red”, la prima bici elettrica prodotta nel 1993: in sostanza una batteria d’auto appesa a un telaio con un amperometro sul manubrio. Non è possibile acquistare biciclette in fabbrica per rispetto della rete dei rivenditori locali, ma è possibile testarle e configurarle secondo i propri desideri. Solo due volte l’anno si tiene un mercato in cui si vendono a prezzo ribassato i modelli usciti di produzione o quelli utilizzati per il noleggio sulla Herzroute. Al primo piano si studiano al computer i nuovi motori elettrici, sempre più performanti, in collaborazione con la giapponese Panasonic e con la tedesca Bosch. I nuovi telai in carbonio abbattono il fattore negativo del peso di queste biciclette. A Huttwil si assemblano circa 50 mila biciclette ogni anno: telai da Taiwan, pneumatici dalla Germania, batterie e motori dal Giappone.


I modelli in catalogo sono di gamma medio-alta – da 3000 a 6000 CHF (2500/4900 Euro) – secondo il concetto che sia solo la qualità delle componenti a garantire l’affidabilità nel tempo del prodotto. E questo è tanto più vero parlando di E-bike. Il modello di battaglia è la Serie C, entrata in produzione nel 2003, nel 2014 completamente

rinnovata. Mentre il modello, definito “ecoista”, il Vollblut, è una “bomba” con ruote da 27,5” che arriva a una velocità assistita di 45 km/h e una potenza di 500 W. Ma non mancano ovviamente le mountain-bike, i modelli sportivi, le pieghevoli, i modelli cargo e, addirittura, un tandem a pedalata assistita. Info: www.flyer.ch

il contabile del magazzino spedizioni di Flyer; la “Buffalo red”, la prima bicicletta di Flyer che funzionava con una batteria d’auto; la hall di accoglienza dello stabilimento. Nella pagina a fianco: lo stabilimento Flyer a Huttwil.

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MARCO PANTANI 2004-2014 a cura di Gino Cervi, illustrazioni di Daniele Margara, foto di Roberto Bettini e Alessandro Trovati 63


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DANIELE MARGARA Daniele Margara (qui sotto nella foto di Giuseppe Alongi), illustratore, è nato (1978) e vive a Vercelli. Ha fatto studi classici, fino alla laurea in lettere. Cresce e lavora nella nella vecchia bottega (1900) di timbri di famiglia. Si appassiona per la musica, lo skate, le biciclette e le ciclofficine. E ovviamente per il disegno: qui alcune illustrazioni tratte dal suo sito www.danielemargara.com.

MARCO PANTANI 2004-2014

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TRENTATRÉ

TORNANTI testo e foto di Albano Marcarini

Il temibile Mortirolo: storia, geografia e leggenda

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BORRACCE, SECCHI

E FONTANE di Gino Cervi, foto Archivio Omega Fotocronache

Piccola storia della sete nel ciclismo

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PASO DOBLE SULLA TROCHITA di Albano Marcarini, foto di Peter Hoffman

Railbiking in Patagonia tra vento, gauchos e armadilli 141


© cycle! 2014

Crediti iconografici

cycle! magazine numero quattro – febbraio 2014 In attesa di registrazione presso il Tribunale di Milano www.cyclemagazine.it

© Lorenzo De Simone, p. 2. © Roberto Bettini, pp. 4-12, 62-63, 106. © Stefano Casati, pp. 42-61. © Guido P. Rubino, pp. 16-26, 28-30, 31 a destra, 32. © Albano Marcarini, pp. 27, 112-120, 134, 150. © Doretta Vicini, p. 31, a sinistra. © Bottecchia Cicli s.r.l., pp. 34-38. © Andrea Cremaschi, p. 41, tre foto in basso a sinistra. © Daniele Margara, pp. 64, 68, 72, 81, 82, 86, 89. © Makoto Ayano, p. 76. . © Roberta Giavaldi, p. 80. © Alessandra Fuccillo, p. 85. © Giuseppe Alongi, p. 89 (foto grande). © Myriam Nordemann, p. 90. © Alessandro Trovati, pp. 14-15, 94, 98, 136, 138. © Nathan J. Gruber/PezCycling, p. 97, al centro. © Lello Bonaccorso/Rizzoli Lizard, p. 97, in basso. © Riccardo Guasco, p. 102. © Marco G. La Viola, p. 105, in basso. © Omega Fotocronache di Vito Liverani, pp. 122-128, 130-133, 135 a sinistra. © Presse Sports/L’Equipe, p. 129. © CamelBak, p. 137. © Peter Hoffman, pp. 138-149, 151-155. © Andrea Bruzzone, p. 156.

Direttore responsabile Albano Marcarini - direttore@cyclemagazine.it Redazione Gino Cervi Lorenzo Franzetti Guido P. Rubino redazione@cyclemagazine.it Segreteria di redazione Diana Quarti - segreteria@cyclemagazine.it Art director / photoeditor Francesco Dondina - artdirector@cyclemagazine.it Progetto grafico Dondina Associati, Milano Impaginazione Diana Quarti e Ambra Felten - grafica@cyclemagazine.it Hanno collaborato a questo numero: Roberto Bettini, fotografo (www.bettiniphoto.net); Philippe Brunel, giornalista e scrittore; Andrea Bruzzone; Stefano Casati, fotografo (www.stefanocasati.it); Gianni D’Elia, poeta e critico letterario; Federico Del Prete, scrittore; Lorenzo De Simone, fotografo (www.lorenzodesimone.com); Claudio Gregori, giornalista e scrittore; Antonio Gurrado, storico della filosofia, scrittore e blogger (antoniogurrado.blogspot.it); Peter Hofmann, railbiker; Vito Liverani, fotografo (www.omegafotocronache.it); Paolo Maggioni, giornalista; Andrea Maietti, scrittore; Daniele Margara, illustratore (www.danielemargara.com); Michele Marziani, scrittore (www.michelemarziani.org); Myriam Nordemann, counselor e scrittrice; Marco Pastonesi, giornalista e scrittore; Claudio Sanfilippo, musicista e scrittore (www.claudiosanfilippo.it); Antonello Sica; Alessandro Trovati, fotografo (www.alessandrotrovati.it). Redazione c/o Dondina Associati, via Ausonio 18, 20123 Milano, tel 02.89403880 - fax 02.89405748 redazione@cyclemagazine.it Pubblicità adv@cyclemagazine.it Edicicloeditore, via Cesare Beccaria 17, 30026 Portogruaro (VE), tel 0421.74475 Direttore editoriale Vittorio Anastasia Ufficio stampa Lorenza Stroppa www.ediciclo.it Stampato da XXXXX

ISBN ????

La foto di p. 13 è tratta da www.newsciclismo.com. Le foto di p. 39 e 40 (a sinistra) sono tratte da miticagraziella. wordpress.com. Le foto di p. 40 (a destra) sono tratte da www.thrillergraziella.com. La locandina di p. 41, in alto, è tratta da grazielliadi.blogspot.it. La foto di p. 41, a destra, è tratta da marinesinbici.blogspot.it. La foto di p. 67, in basso, è tratta da www.letteratura.rai.it La foto di p. 71 è tratta da caterpillar.blog.rai.it. La foto di p. 71, in alto, è tratta da favoleperimparare.wordpress.com. La foto di p. 93, in alto, è tratta da www.memorialvaletti.it. La foto di p. 97, in alto a destra, è tratta da www.teatrodellealbe.com. La foto di p. 101, in alto a destra, è tratta da passatopresente.blog.rai.it. Le foto di p. 109 sono tratte da cesaremonti.blogspot.it. La foto di p. 135, in basso a destra, è tratta da www.cattolicanews.it.

Grazie a: Austria Turismo (www.austria.info), Gianni Bertoli (www.giannibertoli.it), Silvio Cinquini, Roberto Dal Lago (www.pedalopolis.org), Antonio Dembech (miticagraziella.wordpress.com), Angelo Ferracuti, Paul Hasler, Paolo Marzoni, Nicole Perret, Michela Pizzi, Marlis Roggewiler, Marco Scognamiglio, Mariano Settembri, Antonello Sica, Svizzera Turismo (www.myswitzerland.com), Willy.

Tutti i diritti riservati. Testi, fotografi e, disegni contenuti in questo numero non possono essere riprodotti, neppure parzialmente, senza l’autorizzazione di cycle! magazine cycle! magazine è a disposizione degli eventuali aventi diritto per crediti fotografici non reperiti o non correttamente segnalati.

Cycle4  

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