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visite guidate

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Casa Hirta alle origini di Caserta

Di fondazione longobarda, risalente all’VIII secolo, deve il suo nome originario alla sua posizione arroccata sulle alture. Il borgo fu soggetto al principato di Capua e di Aversa, ed in seguito divenne sede vescovile. Casertavecchia, luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, e che con i suoi vicoli e le sue piazzette è pronta ad offrirci scorci memorabili. Questo borgo medievale sorge come un nido di torri, archi, bifore e comignoli, adagiato su un’altura dei monti Tifatini, carico di storia e di antiche leggende come quella degli "spiritelli", e delle fate benefiche dei monti circostanti. A ricordo ancora del suo splendido passato restano il Duomo ed il campanile in stile siculonormanno , i resti del castello longobardo e le strade dell'intero borgo.


le tappe

Duomo La chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, sorge in un borgo medioevale di origine longobarda posto sulla cima di un colle, a 401 metri sulle pendici dei Monti Tifatini. La chiesa episcopale venne costruita a partire dal 1113 per volontà del vescovo Rainulfo.

Il Castello L’edificio fu costruito probabilmente nel IX secolo, subito dopo la fondazione del borgo. Delle torri originarie resta il mastio cilindrico alto 30 m. Al suo interno vengono organizzate spesso mostre, spettacoli e rievocazioni storiche.

Il Borgo Con i suoi vicoli e le sue piazzette, offre scorci memorabili come la cappella dell’Addolorata, arricchita da frammenti di affreschi e tracce di arabeschi del 1600, di fronte alla quale troviamo la facciata di Casa Pisano, con portale loggiato e bifora, più avanti casa Ferraiuolo con le sue bifore e portale del XII secolo e casa Uzzi con l’antico cortile e loggia. Il borgo conserva l’antico aspetto storico, oltre ad offrire eccezionali punti panoramici sull’intera pianura di Caserta e sulla Reggia, col Vesuvio all’orizzonte.

La Chiesa dell’Annunziata Chiesa gotica di fine XIII secolo, con facciata sormontata da rosone e campanile arricchito da monofore e cupola a cuspide.

itinerario Cappella di San Rocco - Castello longobardo - Chiesa dell'Annunziata Duomo e Campanile - Casa delle Bifore - Passeggiata lungo le strade del Borgo Complesso Borbonico di San Leucio A poca distanza da Casertavecchia, addossato al monte San Leucio, sorge il complesso monumentale borbonico omonimo, dal grandissimo interesse storico e culturale, tanto da essere stato dichiarato insieme alla Reggia Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 1997.Fu progettato dall’architetto Collecini su commissione di re Ferdinando IV di Borbone, che voleva fondare una città ideale autosufficiente dal nome di Ferdinandopoli. Ancora oggi a san Leucio si producono sete pregiatissime, richieste anche dal Vaticano e dalla casa Bianca. La struttura presenta una sezione di archeologia medioevale, con una esposizione di macchinari ancora funzionanti per la produzione della seta, e una sezione che comprende la reale residenza dei Borbone con annessi giardini.


Napoli

nel cuore della cittĂ

Una passeggiata attraverso il centro storico di Napoli, tra i resti dell’antica città greca e le tracce dei sovrani angioini, passando per le tradizioni senza tempo di via san Gregorio Armeno.


le tappe

Chiesa del Gesù Nuovo La Chiesa del Gesù Nuovo (o Trinità Maggiore), consacrata nel 1601, è una chiesa monumentale sita nel cuore del centro storico di Napoli, nella piazza omonima, alla cui realizzazione hanno lavorato i più autorevoli artisti della scuola napoletana, tra cui Solimena, Corenzio, De Matteis, Stanzione, di Nardo, Lanfranco.

Complesso di Santa Chiara Il Complesso Monumentale di S. Chiara fu edificato tra il 1310 ed 1328 per volontà del re Roberto D’Angiò e di sua moglie, Sancia di Maiorca. Esso comprende la Chiesa gotica (Ostia Santa o Sacro Corpo di Cristo, poi Santa Chiara), il monastero ed il convento e fu innalzato allo scopo di realizzare una cittadella francescana per accogliere nel monastero le Clarisse e nel convento vicino i Frati Minori.

Chiesa di San Domenico S. Domenico Maggiore, una delle maggiori chiese di Napoli per ricchezza di opere d ’arte e memorie cittadine, sorge nel cuore del centro storico, sul limitare dei due decumani della città greca, tra una fitta serie di imponenti edifici e semplici case screpolate, tutti accomunati nel ricordare al visitatore il passato della Capitale del Mezzogiorno.

Passeggiata in Via dei Tribunali Via dei Tribunali si trova in pieno centro storico ed è una delle strade più folkloristiche di Napoli. Oggi questa via è meta turistica per eccellenza e non è un caso: è qui che si trova la cappella de Il Pio Monte della Misericordia che ospita un Caravaggio con il suo capolavoro “Le sette opere della Misericordia” e altre affascinanti opere di altri caravaggeschi.

Passeggiata in Via S. Gregorio Armeno Via San Gregorio Armeno è la celebre strada degli artigiani del presepe, famosa in tutto il mondo per le innumerevoli botteghe artigiane dedicate all’arte presepiale. La via e le botteghe possono essere visitate durante tutto l’anno ed il visitatore è così ricondotto ogni volta alla magica atmosfera natalizia. .


Reggia di Caserta la storia, gli aneddoti e le particolaritĂ della Reggia di Caserta, un bene protetto dall'Unesco come patrimonio dell'umanitĂ .


Visita Guidata alla Reggia di Caserta La Reggia di Caserta si presenta come un vero e proprio gioiello delle nostre terre. Dichiarata Patrimonio Mondiale dell’ Umanità dall’UNESCO, rappresenta una preziosa testimonianza storica eccezionalmente conservata. Fu voluta dal re Carlo di Borbone, come centro di una nuova capitale, ed in grado di rivaleggiare con la reggia di Versailles. La visita ci farà compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, con una trama che si dipanerà passo dopo passo, stanza dopo stanza. Percorreremo i luoghi che hanno ospitato i Re di Napoli ed anche, in tempi più moderni, le riprese dei celebri film Star Wars ed Angeli e Demoni. Ammireremo l’architettura, gli stucchi dorati, gli affreschi, le sculture che tanto affascinano visitatori da tutto il mondo, e tanto hanno da dire sulla nostra storia.

Tappe : Interno della Reggia (oppure anche giardini inglesi e parco all’italiana)


Capua e Santa Maria Capua Vetere Santa Maria Capua Vetere sorge sul luogo dell’antica Capua, chiamata altera Roma (l'altra Roma) da Cicerone nel I secolo a.C. . Dopo gli antichi fasti, la città mutò in un borgo contadino, che si sviluppava essenzialmente attorno alla preziosa basilica di Santa Maria Maggiore.


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Anfiteatro Campano Il secondo in ordine di grandezza tra tali tipi di monumenti nell’Italia antica dopo il Colosseo, fu innalzato tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. . Dopo la distruzione della città nell’841 d.C. ad opera dei Saraceni, venne trasformato in una fortezza. A partire dal periodo della dominazione sveva divenne cava di estrazione di materiali lapidei reimpiegati nella costruzione degli edifici della città e della vicina Capua moderna.

Museo Archeologico dell’antica Capua Raccoglie i materiali rimessi in luce nel corso degli scavi effettuati nella seconda metà del XX secolo in quello che fu il territorio di Capua.

Mitreo È un sacello dedicato al culto di Mitra, antica divinità di origine persiana: costituisce uno dei maggiori esempi tra i rari santuari mitraici con decorazione pittorica.

Situata in un’ansa del fiume Volturno, Capua occupa invece il sito dell’antico Casilinum. Fulcro originario della città è il ponte romano sul fiume: ricostruito nell’ultimo dopoguerra, il ponte si trova sul tracciato della via Consolare Appia. Nell’età sveva Federico II vi realizzò una porta turrita di cui rimangono imponenti ruderi.

Torri Federiciane

Duomo di Capua

Percorrendo la via Appia, spiccano nel tessuto edilizio moderno i ruderi della Porta di Capua, cioè le basi ottagonali delle torri federiciane edificate nel XIII secolo.

Fondato nel IX secolo e quasi distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, conserva qualche traccia del suo lungo passato.

Castello delle Pietre Fondato dai normanni nel 1062, deve il suo nome al fatto che per la sua costruzione vennero usate pietre provenienti dall'anfiteatro di Capua Antica.

Porta Napoli e Bastioni e mura difensive Le antiche mura vennero nei secoli più volte ricostruite o rafforzate, ma l'aspetto odierno caratterizzato da bastioni poligonali e cortine inclinate, costituisce uno dei più importanti esempi italiani di fortificazione alla moderna del XVI secolo.

Palazzo del Municipio e Castello Carlo V


Museo Campano e Palazzo Antignano Il Museo è ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo ed incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda nel sito di uno dei tre Seggi nobiliari della città. L'edificio vanta uno splendido portale durazzesco-catalano. II Museo è diviso in due reparti: Archeologico e Medievale, con annessa un'importante Biblioteca; occupa 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre grandi cortili, un vasto giardino.

A circa 4 km dal centro di Capua sorge S. Angelo in Formis. La basilica di questa frazione collinare di Capua fu eretta sull’antico tempio di Diana Tifatina: conserva un ciclo di affreschi dell’XI e XII secolo che costituiscono il maggior ciclo pittorico di questo periodo conservato nell’Italia meridionale.

Abbazia di Sant'Angelo in Formis La basilica di Sant'Angelo in Formis è tappa obbligata per gli studiosi dell'arte romanica per il vasto ciclo di affreschi conservati. Essi vi cercano lo stile, i colori, le assonanze o dissonanze con altri cicli, la tecnica ripetitrice o innovatrice, il "proprium" dell'artista campano ed il "proprium" di quello orientale, i richiami delle miniature, individuare le voci bizantine che di volta in volta si innestano sulla tessitura base della pittura campana o, viceversa, trovare le voci campane che di volta in volta si innestano sulla tessitura base della pittura orientale.


Museo di Capodimonte Il museo ospita le collezioni Farnese e borbonica che costituiscono i nuclei principali del patrimonio museale di Capodimonte. L'origine della raccolta Farnese si deve all'azione politica e alle scelte culturali di Alessandro Farnese (1468-1549), che, ancora prima di diventare papa col nome di Paolo III, aveva coltivato l'interesse per il collezionismo artistico e antiquario.


le tappe

Giardini e Bosco Testimonianza della passione per la caccia e per la botanica dei Borbone, il Bosco che circonda la Reggia di Capodimonte viene sistemato dall'architetto Ferdinando Sanfelice nel 1742. Si estende per centoventiquattro ettari, ricchi di piante secolari, di lecci, querce, castagni, olmi e tigli; vi si ammirano edifici storici come l'antica sede della fabbrica di porcellane, il Casino della Regina e l'Eremo dei Cappuccini.

Appartamento reale L'appartamento reale, che occupa buona parte del lato sud della reggia, si articola in fastosi ambienti monumentali (la Sala della Culla, il Salone delle Feste, il Salone Camuccini)e in piccoli intimi ambienti (il Salottino di Porcellana e la Camera da letto alla pompeiana). Completano il percorso la galleria delle porcellane, in cui sono esposti splendidi esemplari delle Reali Fabbriche di Capodimonte e di Napoli, l'armeria farnesiana e borbonica e le sale destinate all'esposizione della collezione de Ciccio in allestimento.

Galleria Farnese La raccolta origina dalla passione collezionistica di papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, coltivata già durante il suo cardinalato. Allestita al piano nobile del Museo di Capodimonte, occupa 23 sale, in successione cronologica e organizzate per "scuole", a cui si aggiunge l'insieme degli oggetti d'arte riuniti con un'impostazione da Wunderkammer.

Collezione Borgia

Galleria dell’800

Arti a napoli dal 200 al 700

La raccolta settecentesca del cardinale Stefano Borgia (17311804), erudito ed appassionato collezionista che aveva sfruttato la carica di segretario della Congregazione di Propaganda Fide per reperire un eterogeneo materiale artistico durante le missioni cattoliche riunito nel palazzo di Velletri, come in quello di Roma, costituendo un vero e proprio museo

Nella Galleria dell'800, sita al terzo piano del museo, sono esposte alcune testimonianze significative della produzione artistica maturata nell'Italia meridionale tra l'ultimo periodo borbonico e i primi decenni successivi all'Unità.

Il secondo piano del Museo di Capodimonte, accoglie opere provenienti per la maggior parte da importanti complessi religiosi di Napoli e della provincia e illustra, attraverso la successione di numerose sale, lo sviluppo dell’arte a Napoli tra il Duecento ed il Settecento.

Armeria Farnesiana e Borbonica L’Armeria, Istituita nel 1864 da Annibale Sacco, direttore della Real Casa Savoia, che trasferì nella reggia di Capodimonte le collezioni dell’Armeria Segreta di Ferdinando II, fino ad allora collocate precariamente in alcuni locali del palazzo Reale di Napoli, è situata al piano nobile del Museo in cinque sale (46-50) attigue all’Appartamento Storico, si compone sopratutto dei nuclei farnesiano e borbonico.


Pompei Situata a circa 30 km da Napoli e 20 Km da Sorrento è il monumento più visitato d’Italia. La visita guidata dura circa 2 ore. Durante il percorso si ammirano il grandioso Foro, con i suoi imponenti templi, negozi, botteghe artigianali, impianti termali, dimore patrizie, con affascinanti affreschi e mosaici e gli impressionanti calchi in gesso dei corpi delle vittime della tragica eruzione del 79 d.c. Una visita completa di tutta l’area archeologica dura circa 5ore.


Visita Guidata Pompei Un percorso alla scoperta delle domus pompeiane tra architettura, pittura e vita quotidiana che ci condurrà a percepire la complessità della società vissuta duemila anni fa all'ombra del Vesuvio. L’itinerario comprenderà la mostra permanente degli affreschi di Moregine nella Palestra Grande, la nuova esposizione dei calchi delle vittime dell’eruzione e le domus inaugurate di recente. In particolare, si visiteranno la Casa dell'Efebo (esempio di lusso dell'ultima fase di vita della città), la Fullonica di Stephanus (una casa trasformata in tintoria), la Casa di Paquius Proculus (caratterizzata da splendidi mosaici e pitture di III stile Pompeiano), la Casa del Criptoportico (nonostante le numerose trasformazioni, mostra l'eleganza e la finezza della domus tardo repubblicana). Oltre alle abitazioni recentemente aperte al pubblico si visiternno la Casa della Nave Europa (elegante casa ellenistica, trasformata in azienda agricola) e la suggestiva Casa del Menandro (esempio di domus aristocratica, una vera e propria villa in città) Si percorrerà la suggestiva via dell’abbondanza visitando case, botteghe, impianti termali fino a giungere al Foro.

Perché Pompei? Gli oltre 44 gli ettari di area scavata, costituiscono un sito archeologico che non ha pari al mondo dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO. Un viaggio d’istruzione a Pompei è un tour che condurrà i visitatori attraverso le strade, i monumenti, le attività commerciali, i luoghi pubblici e le case, di una città del passato giunta intatta sino a noi. Tra i principali punti d’interesse di una gita scolastica a Pompei vi sono: la Palestra Grande in cui gli antichi pompeiani svolgevano sport e attività fisiche per mantenersi in forma; il Foro, che era il cuore politico e amministrativo della città circondato da un portico e dominato dal Tempio di Giove; il Teatro Grande, che un tempo accoglieva circa 5.000 persone e che era il centro delle attività culturali; il Lupanare, una delle più antiche case chiuse della storia con i suoi dipinti erotici e i suoi graffiti con frasi licenziose; le Terme Pubbliche, quelle del Foro e quelle Stabiane, caratterizzate dall’alternarsi di ambienti a temperatura crescente: il frigidarium, il tepidarium e il calidarium; la Casa del Poeta Tragico, dove, oltre ai mosaici e ai dipinti oggi esposti al Museo Archeologico di Napoli è stato ritrovato il celebre mosaico raffigurante un cane da guardia che reca la scritta “Cave canem” (attenti al cane); la Casa del Chirurgo e le case del Fauno e dei Casti Amanti, eccezionali esempi architettonici dell’epoca; La Villa dei Misteri, una ricca abitazione a due piani perfettamente conservata, in cui sono visibili sia ambienti rustici, come il forno, le cucine ed il torchio, sia ambienti residenziali, come l’atrio, una veranda e le varie stanze in cui si svolgeva la vita dei suoi antichi proprietari. Un’escursione a Pompei, pertanto, è un tour attraverso luoghi che sembrano ancora animati dai rumori e dalle voci dei suoi antichi abitanti, immortalati per sempre nei suggestivi ed emozionanti calchi di gesso umani. Visibili in differenti punti della città, sono guide silenziose che condurranno gli studenti in un viaggio lungo 2000 anni.


Scavi di Ercolano La città vesuviana, scoperta casualmente nel 1709 durante gli scavi per la realizzazione di un pozzo, è uno dei siti archeologici più importanti al mondo dichiarato, assieme a Pompei, Stabiae ed Oplontis, patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.


Visita Guidata agli scavi di Ercolano Un viaggio d’istruzione ad Ercolano è un tour attraverso il tessuto urbano di una ricca città di 2000 anni fa, perfettamente conservata. All’interno delle sue case e delle sue attività commerciali, infatti, gli studenti potranno osservare gli oggetti di uso quotidiano degli antichi abitanti e scoprirne così usi e costumi. Rimarranno meravigliati osservando che sui banconi delle botteghe di generi alimentari, sono ancora disposte le giare contenenti il cibo destinato ai clienti, pronto da mangiare. Tra i principali punti d’interesse di una gita scolastica ad Ercolano vi sono: la Casa Sannitica, una delle abitazioni più antiche della città al cui interno è ancora visibile il soffitto a cassettoni decorato secondo gli affreschi dell’epoca; la Casa del Tramezzo in Legno, così chiamata per via di una sorta di porta pieghevole in legno che isola l’atrio dal tablino, preservandone l’intimità; la Casa del Bicentenario e la Casa dei Cervi, caratterizzate da ampi cortili e ricche decorazioni; la Casa dell’Albergo, affacciata sul mare, così chiamata poiché inizialmente fu erroneamente ritenuta un albergo. Ricca di decorazioni a mosaico ed affreschi, è la più grande casa di Ercolano finora rinvenuta, l’unica ad avere un quartiere termale; le Terme Suburbane e le Terme del Foro, frequentate sia da uomini che da donne; la Palestra, al cui interno vi è una vasta area alberata e al centro una piscina decorata con una fontana in bronzo; il Teatro di Ercolano, tipico impianto romano avente una capienza di oltre 2500 persone; Il Collegio degli Augustali, costruito tra il 27 ed il 14 a.C., al cui interno molto probabilmente si riuniva il collegio sacerdotale dei Sacerdoti di Augusto. L’escursione, infine, non potrà non concludersi al Mav, uno dei musei virtuali più famosi d’Italia che sorge nelle vicinanze del sito archeologico. Al suo interno, grazie agli incredibili e suggestivi filmati, gli studenti potranno osservare come dal vivo, gli splendori di Ercolano e Pompei negli anni dorati del loro massimo sviluppo, prima della fatidica eruzione del 79 d.C. che le seppellì per sempre.


Stabiae e Oplontis è un tour presso i resti di un’antica città romana corrispondente all’odierna Castellammare di Stabia, e le rovine una zona suburbana dell’antica Pompei corrispondente al centro della moderna Torre Annunziata.


Visita Guidata a Stabiae e Oplontis Un viaggio d’istruzione a Stabiae e Oplontis offre ai visitatori la possibilità di conoscere ulteriori aspetti dello stile di vita degli antichi romani. Infatti, a differenza di Ercolano e Pompei che erano vere e proprie città, tali siti, in virtù della loro splendida posizione geografica e del clima particolarmente mite che li caratterizza, erano essenzialmente luoghi di villeggiatura delle classi sociali più agiate. Di conseguenza ospitavano numerose ville residenziali, le cosiddette ville dell’otium, finemente decorate e abbellite con suppellettili di inestimabile valore. Le suggestive ville visitabili in occasione di un tour a Stabiae e Oplontis sono: Villa San Marco, abitazione risalente alla fine del I sec. a.C. che subì alcune trasformazioni in età successive. Il suo ingresso principale dava su un cortile porticato che permetteva l’accesso al tablino, all’atrio tetrastilo e quindi al quartiere termale. L’ambiente di rappresentanza della villa era estremamente sontuoso, così come testimoniato dalle pareti rivestite di marmo nella parte inferiore e di affreschi in quella superiore; Villa Arianna, così chiamata per la grande pittura raffigurante “Arianna abbandonata da Teseo” nella parete di fondo del triclinio. La villa, la cui area scavata si estende per circa 2500 mq, si compone di quattro nuclei: ambienti di servizio e termali, atrio e ambienti circostanti che risalgono all’età tardo-repubblicana, ambienti ai lati del triclinio estivo risalenti ad età neroniana e la grande palestra annessa alla villa risalente all’età flavia. Villa di Poppea così chiamata in quanto attribuita a Poppaea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone. Si tratta di una grandiosa e lussuosissima costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale, e in corso di restauro al momento dell’eruzione. I ricchi interni di questi edifici, caratterizzati da un eccezionale stato di conservazione, sono la vivida testimonianza non solo dell’alto tenore di vita che vi si svolgeva, ma anche del gusto particolarmente raffinato e ricercato di una committenza assai esigente.


Aversa

capitale normanna

Aversa fu fondata dai normanni nel 1030 a nord dell’abbandonata Atella. Dotata di mura per volere del condottiero normanno Rainulfo Drengot, fu la prima contea normanna indipendente in Italia. Dal 1053 fu sede vescovile ed ospitò prestigiose scuole grammaticali. Nel XIV secolo vi risiedette spesso la corte angioina, ed il suo castello fu teatro di episodi cruenti, come lo strangolamento di Andrea d’Ungheria (1345), primo marito di Giovanna I regina di Napoli.


le tappe

Duomo Costruito nell’XI secolo per volere del principe normanno Riccardo I, è stato sottoposto a numerosi rifacimenti, fino alla forma attuale barocca che interessa anche la facciata. Della costruzione originale restano la cupola arabo-normanna, unica nel suo genere, a pianta esterna ottagonale ed il deambulatorio che dal 2003 ospita il Museo Diocesano.

Torre campanaria L’attuale Torre Campanaria della Cattedrale di Aversa fu costruita nel 1499 quando, a seguito del terremoto del 1457, l’originale campanile, collocato lateralmente alla cupola del duomo, crollò. Esterna al complesso della Chiesa, ad essa collegata solo nel 1733 mediante la realizzazione di un ponte, la torre si sviluppa verticalmente per un’altezza complessiva di m. 45,43.

Museo Diocesano All’interno del Duomo duecentesco di Aversa, d’epoca normanno svevo, si colloca il museo diocesano che espone le opere d’arte provenienti della cattedrale. I capolavori custoditi oltre a descrivere e raccontare una cultura, quella normanna, determinante per la città durante XI-XII secolo, percorre gli sviluppi e mutamenti storici del luogo.

Castello Aragonese Il Castello, noto come “Aragonese”, oggi sede del Tribunale di Napoli Nord, fu costruito, nel suo nucleo centrale, da Ruggero II Altavilla sulle mura della Terza Cerchia, e rifatto da Alfonso d’Aragona. Nel ‘700 venne adibito a caserma di cavalleria ed ora ospita la scuola di formazione ed aggiornamento dell’amministrazione penitenziaria.

Chiesa di Santa Maria a Piazza La chiesa di Santa Maria a Piazza è la chiesa più antica di Aversa. Essa sorge presso quello che all'epoca era il luogo di incontro e scambio di mercanzie da parte di gente di provenienza diversa come ebrei, arabi, bizantini e longobardi.

Chiesa e monastero di San Francesco Fondato tra il 1230 e il 1235 dal ramo femminile della famiglia Rebursa, i cui fratelli furono giustiziati con Corradino di Svevia, il monastero nacque come casa dei Rebursa trasformata in clausura.Il complesso di S. Francesco ha subito vari interventi nel corso dei secoli, mentre il chiostro, che conserva bellissimi affreschi, rimane l’unica testimonianza dell’aspetto romanico originario.

San Lorenzo ad Septimum

Il Castello Normanno della Contea di Aversa Casaluce

Il Cenobio benedettino di S. Lorenzo con la sua grande e luminosa basilica, i due chiostri e quel che è rimasto del giardino appariva fino a pochi decenni fa in una posizione di splendido isolamento. Esso infatti era situato originariamente, al pari del complesso benedettino di San Biagio, al di fuori delle mura della città, assicurando la solitudine propria della regola benedettina.

Questo castello di età normanna custodisce per un periodo dell’anno il dipinto molto venerato della “Madonna di casaluce”, che si dice sia stato portato qui dai crociati di ritorno dalla Terrasanta. Ritenuta dipinta dall'evangelista San Luca, è conservato con le due idrie, tenute in gran venerazione perché in esse Gesù Cristo aveva trasformato l'acqua in vino alle nozze di Cana in Galilea.


Sulle tracce di Atella Fondata dagli Etruschi, Atella divenne sannita e poi romana. Sotto Augusto, diventò Municipium con ius suragi et ius honorum, e venne dotata di terme, foro, anďŹ teatro etc. Dopo la sua distruzione ad opera dei Vandali, degli Eruli e degli Ostrogoti, i suoi marmi residui furono impiegati nella costruzione di Aversa, la nuova Atella.


le tappe

Museo Archeologico dell’agro atellano Il Museo fa parte della rete dei musei dedicati al territorio infatti vi sono esposti i reperti provenienti dalla città di Atella, dalle necropoli e dal suo territorio. L'esposizione si articola su due piani: - al primo piano sono in mostra i reperti databili dall'età del bronzo all'età tardo antica provenienti dall'area urbana e dalle necropoli sparse sul territorio; - il secondo piano è dedicato a mostre temporanee di lunga durata, relative agli scavi condotti di recente nel territorio. Attualmente sono esposti i corredi di una piccola necropoli di età orientalizzante rinvenuta a Gricignano di Aversa.

Casale di Teverolaccio Di età aragonese: nel 1600 questo feudo aveva il più importante ruolo commerciale del Regno delle 2 Sicilie, perché vi si teneva il Mercato del Bestiame e del Formaggio, che fissava i prezzi di questi per tutta l’Italia meridionale. A dicembre vi si tiene un caratteristico Mercatino delle Feste, con grande successo di pubblico e numerose iniziative di intrattenimento.

È annesso anche un orto didattico e sociale


Museo Archeologico Nazionale Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei primi costituiti in Europa in un monumentale palazzo seicentesco tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, può vantare il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia. In esso sono esposti oltre tremila oggetti di valore esemplare in varie sezioni tematiche e conservati centinaia di migliaia di reperti databili dall’età preistorica alla tarda antichità, sia provenienti da vari siti antichi del Meridione, sia dall’acquisizione di rilevanti raccolte antiquarie, a partire dalla collezione Farnese appartenuta alla dinastia reale dei Borbone, fondatori del Museo.


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Collezione Farnese Ad Alessandro Farnese, divenuto poi Papa con il nome di Paolo III, e agli altri membri della sua famiglia, si deve la creazione di questa collezione. Lasciti, confische, acquisti e commerci permisero di racimolare un’ingente quantità di oggetti antichi e moderni, sculture, pitture e gemme per abbellire il Palazzo Farnese di Roma. Dopo la morte di tutti gli uomini della famiglia, questa preziosa raccolta passò nelle mani di Carlo di Borbone, grazie al lascito della madre Elisabetta Farnese. Divenuto Re di Napoli, nonostante il disaccordo del Papato, Carlo di Borbone trasferì l’intera collezione, dai palazzi romani al nascente Museo di Napoli.

Le sculture delle Terme di Caracalla Dopo gli scavi cominciati sotto il pontificato di Sisto IV, Paolo Farnese fu il promotore di nuovi scavi alle Terme di Caracalla, per portare alla luce materiali che abbellissero il proprio palazzo in Campo de’ Fiori a Roma. Col trasferimento a Napoli, molte opere sono state disperse nei vari musei d’Italia e del mondo. Al Museo Archeologico di Napoli restano comunque custodite numerose opere scultoree provenienti dalle Terme. I gruppi scultorei non appartengono tutti allo stesso periodo, formano un insieme eterogeneo ma organizzato armonicamente in base alla dimensioni, alla composizione e alle tematiche. Tra le diverse opere, le più celebri il Toro e l’Ercole.

Galleria degli Imperatori

Affreschi Pompeiani

Mosaici Pompeiani

Nucleo fondamentale del collezionismo rinascimentale, erano i ritratti degli Imperatori romani, espressione del potere assoluto all’epoca. I Farnese, avvalendosi della collaborazione del bibliotecario Orsini, riuscirono ad accaparrarsi diversi ritratti scultorei dei più celebri Imperatori. Le opere erano esposte nella Sala Grande e nella Sale degli Imperatori del Palazzo Farnese, ma con il trasferimento a Napoli, la collezione subì diversi restauri, preservando, comunque, la sua importanza. Tra le varie sculture, di grande interesse sono i colossali busti di Giulio Cesare e di Vespasiano e una statua di Alessandro Severo in nudità eroica.

Alcune sale del primo piano del Museo accolgono gli affreschi della collezione Pompeiana: si tratta di pitture staccate dalle ville e dalle case delle città sommerse dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Gli affreschi rappresentano una ricca testimonianza della pittura dell’età romana, e l’esposizione è organizzata secondo criteri non solo cronologici, ma anche tematici. I soggetti raffigurati spaziano, infatti, da scene di vita quotidiana a temi mitologici e religiosi a nature morte e paesaggi. Questa sezione presenta anche una pittura più “popolare” ma decisamente più pratica (insegne di botteghe, decorazione di taverne…).

Mentre i primi mosaici ritrovati tra le macerie di Pompei ed Ercolano furono accorpati agli affreschi, man mano che i ritrovamenti si facevano più cospicui le due r a c c o l te v e n n e r o s e p a r a te , assumendo la collocazione attuale. I mosaici, ora, sono racchiusi nell’ammezzato occidentale del Museo, divisi per tecnica e materia e testimoniano l’arte musiva tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. Tra i vari mosaici che rivestivano le colonne, le fontane e i pavimenti delle più sfarzose ville pompeiane, degno di nota è quello della Battaglia di Isso che raffigura la vittoria di Alessandro Magno su Dario.


le tappe

Gabinetto Segreto Vittima di vicende alterne, sottoposto a continui divieti e restrizioni, dall’aprile del 2000 il Gabinetto Segreto è stato definitivamente aperto al pubblico. Qui è raccolto tutto il materiale, tra sculture, dipinti ed oggetti vari, a sfondo prettamente erotico. In epoca romana pare che il simbolo fallico, unito al rumore, fosse efficace contro malocchi e malattie ed augurio di prosperità; ecco quindi tutta una serie di amuleti portati da uomini e donne o affissi nelle botteghe in cui il membro maschile predomina. Nonostante adesso non vi sia più nessun tipo di censura, è opportuno che i minori di 14 anni siano accompagnati da una persona adulta.

Villa dei Papiri Tra il 1750 e il 1764, grazie ad un articolato sistema di pozzi e cunicoli sotterranei, fu rinvenuta la Villa dei Papiri, una delle più ricche e sontuose ville romane. Nel Museo sono custoditi busti, statue e teste di bronzo provenienti dalla Villa. È possibile ammirare, per esempio, piccoli busti di filosofi e letterati, cinque statue raffiguranti le “danzatrici” (donne condannate a vita ad attingere l’acqua per aver ucciso gli sposi), due celebri statue in bronzo di corridori, nonché due papiri carbonizzati e srotolati ed alcune riproduzioni di papiri collocati nella Biblioteca Nazionale di Napoli, per essere studiati.

Collezione Egizia

Salone della Meridiana

Gemme della Collezione Farnese

La collezione Egizia del Museo Archeologico di Napoli, dopo quella dei Musei Vaticani e del Museo Egizio di Torino, è terza in Italia per ordine d’importanza. Costituitasi tra il secondo e terzo decennio dell’800, la raccolta contiene materiali rinvenuti dagli scavi della zona vesuviana e flegrea e provenienti da collezioni private. Nucleo principale della sezione è la collezione Borgia, ricca di oggetti e manoscritti provenienti dall’Egitto, seguita dalla collezione Picchianti, che comprende oggetti funerari ed accessori di uso quotidiano. Oltre a custodire impor tanti reper ti archeologici, la collezione ha un notevole valore storico.

Quest’enorme salone seicentesco si trova al primo piano del Museo. Per via della sua instabilità statica, nel corso del Seicento, non fu quasi mai aperto al pubblico, fino a quando il re Carlo di Borbone affidò i lavori di restauro all’architetto Giovanni Antonio Medrano. Il Medrano, per rafforzare la copertura del Salone, utilizzò l’escamotage del doppio tetto: un interno di travi sovrastate da un secondo ordine di capriate. Sulla volta si può ancora ammirare l’affresco di Pietro Bardellino che celebra il re Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina, come protettori delle arti.

Sempre alla Collezione Farnese a p p a r t i e n e l a m e r av i g l i o s a raccolta di gemme antiche e moderne. Più di duemila pezzi di altissima qualità artistica abbelliscono due sale al pianterreno del Museo. Le gemme provengono da altre collezioni private e dagli antichi centri della Campania, e tra esse le più antiche sono quelle del Pontefice veneziano Paolo II Barbo e di Lorenzo il Magnifico, risalenti al 400 e ricche di esemplari unici. La collezione venne ereditata da Carlo di Borbone, e dopo aver dimorato nel Palazzo Reale di Napoli prima e nel Museo di Capodimonte poi, è giunta nel Museo Archeologico napoletano nel 1817.


Maschio Angioino Castel Nuovo, detto anche Maschio Angioino, è uno dei castelli simbolo di Napoli. Costruito nel lontano XIII Secolo, è situato in Piazza Municipio, nei pressi di Palazzo San Giacomo, da dove, grazie alla sua imponenza e maestosità, domina incontrastato la scena. All'interno del Castello da visitare c'è il Museo Civico della città di Napoli che propone un itinerario tra la Cappella Palatina e i percorsi museali di varie sale del primo e del secondo piano. Da visitare ed ammirare anche l'Arco trionfale, la Sala dei Baroni e le Prigioni. Il Castello è inoltre sede della Società napoletana di storia patria e del Comitato di Napoli dell'istituto per la storia del Risorgimento Italiano.


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Cappella Palatina Il percorso museale inizia da questa cappella trecentesca che venne completamente affrescata con le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento da Giotto e i suoi allievi. La Cappella e la vicina sacrestia accolgono prestigiose sculture del Rinascimento napoletano, tra cui è da evidenziare il bellissimo Tabernacolo con la Madonna e il Bambino, capolavoro giovanile di Domenico Gagini, allievo di Donatello e di Brunelleschi. Sulla parete in fondo alla sacrestia spiccano le due Madonne con il Bambino del dalmata Francesco Laurana, uno dei più importanti esponenti della scultura napoletana quattrocentesca.

La sala dei Baroni Era la “Sala Mayor” del Castello angioino, desiderata da Roberto D’Angiò ed affrescata da Giotto verso il 1330, con le rappresentazioni degli uomini e delle donne più conosciuti dell’antichità: Ercole, Salomone, Sansone, Ettore, Paride, Achille, Alessandro, Cesare ed Enea. Questa sala maestosa è la più famosa del Castello e viene denominata “Sala dei Baroni” perché nel 1486 furono arrestati qui i baroni che avevano preso parte alla congiura contro Ferrante I d’Aragona che li aveva invitati per la celebrazione delle nozze di sua nipote con il figlio del conte di Sarno. La stanza è illuminata dalla luce che proviene dal balcone detto “Trionfale”, riprendendo uno dei due bassorilievi che si trovano sugli architravi, dove è raffigurato il Corteo trionfale di Alfonso.

La sala dell’armeria Negli ambienti che si trovano sotto la Sala dei Baroni sono state recuperate delle importanti testimonianze archeologiche di età romana, databili tra la fine del I secolo a. C. e la seconda metà del V secolo d. C. Questa sala si chiama così perché un tempo aveva proprio la funzione di armeria. Successivamente però questa zona fu adoperata come necropoli, infatti sono state rinvenute circa cinquanta sepolture sia adulti che di giovani di entrambi i sessi, con un modesto corredo funerario.

La Cappella del Purgatorio e di San Francesco Questa cappella fu realizzata intorno al 1580-81 grazie ai cambiamenti del Castello voluti dai viceré spagnoli. Possiamo probabilmente identificare quest’ambiente con la trecentesca cappella di San Martino Tours, un tempo abbellita con gli affreschi degli avvenimenti della vita del Santo. Un’antica testimonianza ci dice che in questa cappella venne sepolto Giovanni, fratello del rivoluzionario Masaniello, poiché proprio in questo luogo i condannati a morte ricevevano i sacramenti prima di essere uccisi.

Le prigioni del Maschio Angioino Su questo piano sono esibite opere prevalentemente di committenza religiosa come l’Adorazione dei Magi opera di Cardisco. Una delle poche pitture di carattere non sacro è la Natura morta con pesci, opera di Giuseppe Recco. Come non poter poi ammirare la tela del San Nicola in Gloria, dipinto da un giovanissimo Luca Giordano, e il dipinto della Madonna del Rosario con santi, opera di Mattia Preti nel suo ultimo periodo del soggiorno a Malta. Bellissimo anche il Miracolo di San Giovanni di Dio del 1691 ad opera di Francesco Solimena. Nel secondo piano sono esposte opere che vanno dal XVIII al XX secolo e nelle sale successive c’è una preziosa raccolta della pittura dell’Ottocento napoletano. Sono presenti due tele del grande Gioacchino Toma, eccellente pittore dell’Ottocento, e due sculture di Vincenzo Gemito.


Cimitero delle Fontanelle Il Cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore del Rione Sanità, tra via Foria e la collina di Capodimonte, ed è uno dei luoghi più suggestivi di Napoli. In questo ossario, che raccoglie oltre 40.000 resti, si può capire il rapporto che i napoletani hanno con la religione, la morte, i defunti, il destino, il lotto, la fortuna. Una visita al Cimitero delle Fontanelle racconta di Napoli e dei napoletani, ed aiuta a capire lo spirito di questo popolo molto più di tante parole.


Il cimitero dei poveri di Napoli Oggi il Cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore di Napoli ma quando i greci scelsero questo luogo per allestire la necropoli pagana, la zona si trovava appena fuori le porte di Napoli. Trasformata in seguito in cimitero cristiano, le cave di tufo presenti in questa zona furono utilizzate per dare una sepoltura a chi non aveva la possibilità economica di pagarsene una più dignitosa. L’utilizzo delle cave come deposito di cadaveri ebbe un notevole incremento in seguito ai trecentomila morti causati dalla peste, che scoppiò a Napoli nel 1656. Una pestilenza che generò uno scenario spaventoso, con cadaveri sparsi per la città, immondizia e malattie che si propagavano a grande velocità. L’utilizzo delle cave permise di togliere i morti dalla città e adottare le giuste misure per debellare la peste. Dal 1656 il Cimitero delle Fontanelle ha accolto le ossa delle tombe ritrovate nelle Chiese bonificate in seguito all’arrivo a Napoli di Gioacchino Murat e, successivamente, quelle derivanti dall’epidemia di colera del 1836. Ma secondo alcuni, oltre a questi cadaveri “ufficiali”, nella cava sono stati disposti anche i resti di persone abbienti che richiedevano di essere tumulate nelle Chiese. Di giorno si svolgeva il funerale, così come voleva il defunto e la notte i becchini trafugavano il corpo portandolo alla cava, per evitare l’af follamento.A causa del sistema fognario praticamente inesistente, in seguito ad un allagamento della cava, i resti furono riportati in superficie, dando vita ad uno spettacolo apocalittico spaventoso. Solo dopo questa sciagura si decise di dare alle ossa una disposizione, costruire un altare e riconoscere ufficialmente la cava come ossario.

Il culto delle Anime Pezzentelle Napoli ha una straordinaria varietà di modi per venerare il culto dei morti. L’attaccamento popolare al Cimitero delle Fontanelle, dove i fedeli si prendevano cura delle “anime pezzentelle” (anime povere), era così forte che nel 1969, l’allora Cardinale di Napoli, Corrado Ursi, ne decretò la chiusura per l’eccessiva paganità del culto. La cura dei teschi presenti nel Cimitero delle Fontanelle, infatti, ha davvero poco a che fare con il cattolicesimo e si va a collocare in quella strana miscela di sacro e profano che pervade tutta la tradizione napoletana. I devoti sceglievano un teschio, lo pulivano e costruivano un altarino con lumini e rosari. Iniziavano a pregare per l’anima prescelta che, attraverso il sogno, si manifestava.

Il teschio del Capitano, il più scelto dai devoti La devozione popolare nei confronti del Cimitero delle Fontanelle ha fatto nascere leggende la cui origine si è persa nella notte dei tempi. Il teschio più conosciuto della cava è quello del “Capitano”, un vera e propria star del Cimitero delle Fontanelle. Il teschio del Capitano è adagiato in una teca di vetro e, a differenza degli altri, è sempre perfettamente lucido, forse proprio in virtù dei vetri che lo proteggono dall’umidità. Ma per la gente di Napoli il “Capitano” è un anima pia, che ha aiutato tantissimi devoti.

Il Monacone e i Nobili Proseguendo nel Cimitero delle Fontanelle si incontra un altro “personaggio storico” del luogo. Si tratta della statua di San Vincenzo Ferrer, meglio conosciuto come “Il Monacone”. La statua è stata decapitata e al posto della testa è stato messo un teschio. “Il Monacone” è illuminato da un raggio di luce che entra dall’esterno, dando una connotazione ancora più sinistra alla statuae e al luogo.


Palazzo Reale

La reggia costruita per un re che non è mai arrivato. Il Palazzo Reale fu commissionato a Domenico Fontana nel 1600, che lo consegnò dopo solo due anni, anche se non completamente finito. Peccato però, che il capriccioso Re Filippo III cambiò idea senza avvisare: rimandò la sua visita a Napoli a data da destinarsi. Voi che siete più fortunati del Re, visitate l’Appartamento Reale, la Cappella Reale, i giardini e il Teatrino di corte. C’è molto altro da vedere e in questa pagina vi consigliamo le 10 cose da non perdere durante una visita al Palazzo Reale di Napoli.


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La Facciata del Palazzo

La sala diplomatica

I 169 metri della facciata sono tutti opera del Fontana, fatta eccezione per le arcate inferiori che nel Settecento, per dare maggiore stabilità all’edificio, furono chiuse dal Vanvitelli. Sopra l’ingresso principale, un balcone di parata ai cui lati gli stemmi reale e vicereale sovrastano quello dei Savoia. Le otto statue custodite nelle rispettive nicchie esterne raffigurano otto dei più importanti Re che sono saliti sul trono del Regno di Napoli. La varietà degli stili artistici è dovuta al fatto che ogni statua è frutto di uno scultore diverso, e tutte insieme raccontano un po’ di Napoli che a questi Re deve la sua storia.

Caratteristica della Sala Diplomatica è la volta: una serie di telai di legno uno accanto all’altro a formare un solaio, decorata da un affresco di Francesco De Mura raffigurante l’Allegoria delle virtù di Maria Amalia di Sassonia e Carlo di Borbone. Questa sala, detta anche Anticamera di Sua Maestà, era destinata ad accogliere il Corpo delle delegazioni diplomatiche. Le pareti, rivestite di lampasso rosso, sono arricchite da due arazzi che raffigurano le allegorie del Fuoco e dell’Aria e ancora mobili neo-barocchi ad arricchire la Sala.

Appartamento Storico del Palazzo di Napoli Dal 1919 l’Appartamento Reale è adibito a museo con il nome di Appartamento Storico, esso racchiude tutte le stanze ‘di etichetta’ al Piano nobile. Si tratta di sale usate all’epoca per cerimonie istituzionali e di rappresentanza. Sebbene molte camere e molti arredi, soprattutto quelli usati quotidianamente, siano andati persi, la sale più antiche sembrano non aver subito gli effetti del tempo: conservano ancora integro l’aspetto originario con statue, arazzi, mobili d’epoca e pitture. Le testimonianze storiche più importanti sono offerte dagli affreschi seicenteschi che esaltano la gloria e le vittorie degli spagnoli.

Sala del Trono Nella Sala del Trono il re accoglieva i suoi ospiti. Essa è riconoscibile, oltre che dalla presenza del trono stesso, dai ritratti, alle pareti, di personaggi realmente esistiti tra il Seicento e l’Ottocento. Il baldacchino di velluto rosso risale al Settecento, mentre il trono, con i leoni in stile impero sotto i braccioli, è databile intorno al 1850. Sul soffitto figure femminili avvolgono il simbolo dell’autorità regale: sono le personificazioni di tutte le province del Regno delle Due Sicilie, mentre, al centro, gli stemmi del cavallo e della Trinacria a simboleggiare Napoli e la Sicilia. Di fronte al trono, un ritratto di Ferdinando I: il re che è stato più a lungo sul trono di Napoli.

Sala dei fiamminghi Un soffitto con il dipinto di Tancredi che rimanda Costanza all’Imperatore Arrigo VI accerchiato dagli stemmi delle province meridionali, sovrasta la Sala dei Fiamminghi. Chiamata così perché custodisce una serie di dipinti del Seicento olandese che furono acquistati dalla Galleria Reale del Palazzo di Francavilla a Chiaia per il re Ferdinando IV di Borbone. Una fioriera con le vedute delle Ville Imperiali Russe fa da sostegno all’uccelliera di bronzo e porcellana posta al centro della Sala, in più, sulla console, l’orologio musicale di Charles Clay risalente ai primi anni del Settecento.

Il teatrino di corte Dato che, per questioni di decoro, i viceré non potevano recarsi a teatro, nel 1768 Ferdinando Fuga allestì un teatrino di corte nella Gran Sala. Nonostante i danni subiti dopo la guerra, il Teatro conserva ancora la struttura architettonica originaria e le dodici statue in gesso e cartapesta, raffiguranti le nove Muse, Minerva, Apollo e Mercurio. Furono messe in scena rappresentazioni di opere buffe che destavano negli spettatori ammirazione ed entusiasmo. Due porte di legno, opera di un decoratore anonimo, intarsiate con motivi vegetali, animali e fantastici, accompagnano i visitatori nella sala successiva.

I Giardini Reali I Giardini Reali sono l’area verde del Palazzo sin dal XIII secolo. Nell’Ottocento il botanico Federico Corrado impiantandovi lecci, magnolie, piante rare ed altri tipi di vegetali, conferì al giardino uno stile “all’inglese” che lo rese meta ambita dai visitatori. Sempre all’Ottocento risale la cancellata in ferro dorato che introduce nel viale contornato dalla statue dei Palafrenieri


Pozzuoli Macellum o Tempio di Serapide AnďŹ teatro Flavio Il Vulcano Solfatara Antro della Sibilla e Acropoli di Cuma


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Il Tempio di Serapide - Macellum Il Tempio di Serapide non è un tempio! E’ vero che ha delle colonne romane e che al centro dell’area sembra esserci un piccolo altarino, ma fidatevi, non è un tempio. E’ in realtà un “macellum”, l’antico mercato puteolano all’interno del quale, durante gli scavi, fu trovata un statua del dio Serapide che indusse gli esperti ad una cattiva interpretazione dell’utilizzo della struttura. Il Tempio di Serapide è anche il “misuratore” dell’attività bradisismica di Pozzuoli. La base del tempio, infatti, è collegata con dei sotterranei naturali al mare: quando il bradisismo si trova in fase passiva, la città scende leggermente sotto il livello del mare, e la pavimentazione del tempio scompare sotto diversi centimetri d’acqua, rendendo il Tempio di Serapide ancora più bello.

Anfiteatro Flavio L’Anfiteatro Flavio fu voluto dall’Imperatore Vespasiano e al suo interno si svolgevano spettacoli teatrali, concerti musicali e l’immancabile lotta dei gladiatori. Alcune fonti raccontano anche di vere e proprie battaglie navali, possibili grazie ad un meccanismo che consentiva di allagare la parte bassa dell’arena. Durante il Medioevo l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli è rimasto sepolto dai detriti vulcanici che hanno conservato intatti i suoi sotterranei. Durante la visita potrete vedere i sistemi di catene e carrucole utilizzati per portare dai sotterranei all’arena le gabbie delle fiere contro cui lottavano i gladiatori.

Il Vulcano Solfatara Il Vulcano Solfatara è senz’altro il più interessante vulcano dei Campi Flegrei, un comprensorio a nord di Napoli costituito da circa 40 antichi vulcani. Con un’estensione di circa 33 ettari, esso è un’oasi naturalistica che offre gli spunti per una interessante passeggiata con la presenza, oltre che dei noti fenomeni vulcanici, quali le fumarole, le mofete ed i vulcanetti di fango, anche di zone boschive e di zone di macchia mediterranea nonché di alcune singolarità naturali, geologiche, botaniche e faunistiche. La Solfatara offre l’occasione per una tranquilla passeggiata in un’area ricca di verde naturale, al riparo dagli abituali rumori della città.

Il Vulcano Solfatara L’Acropoli di Cuma raccoglie i resti della città antica che i greci costruirono sulle sponde flegree intorno al 740 A.C. Il parco archeologico espone diversi secoli di storia perfettamente conservati, ed è una preziosa testimonianza dell’organizzazione della città che si sviluppava fino alle sponde dell’Averno. La storia di Cuma racconta di una città dal grande potere, che ha saputo unire al commercio marittimo una florida attività legata alla terra. Cuma è riuscita a resistere ai continui attacchi delle popolazioni vicine molto più a lungo di Pozzuoli, perché posta più in alto e fortificata, come mostrano ancora oggi i resti. All’interno dell’Acropoli di Cuma si trova il suggestivo Antro della Sibilla, il mistico luogo in cui Enea incontrò la profetessa. La Sibilla Cumana era una sacerdotessa di Apollo che scriveva le sue profezie su foglie trascinate dal vento nella lunga galleria che collega la stanza della Sacerdotessa con l’ingresso. Il dio Apollo offrì alla Sibilla la possibilità di avverare un suo desiderio in cambio della sua devozione come Sacerdotessa. La Sibilla chiese di vivere tanti anni quanti granelli di sabbia riuscisse a contenere la sua mano, ma non chiedendo l’eterna giovinezza, il suo corpo fu costretto ad invecchiare inesorabilmente, fino a consumarsi completamente e a far rimanere nell’Antro soltanto la sua voce.


La Certosa di San Martino uno scrigno ricco di opere d’arte Il monastero fu fondato nel 1325 da Carlo duca di Calabria. L’edificio, concepito originariamente come una grandiosa costruzione gotica di cui oggi rimangono pochi elementi, fu radicalmente ristrutturato e ampliato a partire dalla fine del XVI secolo in stile tardomanierista e barocco. I lavori, inizialmente affidati a Giovanni Antonio Dosio, passarono dal 1618 a Giovan Giacomo di Conforto e dal 1623 a Cosimo Fanzago, che donò al complesso la propria impronta creativa avvalendosi anche della collaborazione dei maggiori artisti napoletani del tempo. Nel corso del XVIII secolo l’opera fu infine completata da Nicola Tagliacozzi Canale e da Domenico Antonio Vaccaro. Nel 1806 il monastero fu soppresso dai francesi. In seguito all’allontanamento dei certosini, le opere custodite nel complesso vennero acquisite dallo stato. Dal 1866 la Certosa ospita il Museo Nazionale di San Martino, dedicato alla storia di Napoli e dei regni meridionali. La chiesa, di tipico stampo barocco, è caratterizzata dalle decorazioni pittoriche di Solimena, Vaccaro, Luca Giordano, Ribera e dagli interventi architettonici e scultorei del Fanzago. Dalla sommità di San Martino i giardini della Certosa scendono lungo la collina del Vomero fino all`altezza di corso Vittorio Emanuele offrendo alla vista uno dei


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Il cortile monumentale Ubicato all’ingresso della Certosa il Cortile monumentale è uno spazio molto ampio dove si può ammirare lo sperone della sagoma stellare di Castel Sant’Elmo e la facciata della Chiesa. L’aspetto attuale di quest’ultima è frutto dell’intervento realizzato, alla fine del Cinquecento, dall’architetto Giovanni Antonio Dosio, cui seguì, agli inizi del secolo successivo.

La Chiesa Nel grande cortile si apre il pronao d'accesso alla chiesa, una sorta di 'museo' della pittura e della scultura napoletana dal Seicento al Settecento. Le cappelle, ai lati della navata, sono rivestite da preziose tarsie marmoree, particolarmente raffinate nella cappella dedicata a San Bruno, fondatore dell'Ordine certosino, opera di Cosimo Fanzago.

I sotterranei gotici I sotterranei costituiscono i suggestivi e imponenti ambienti delle fondamenta trecentesche della Certosa, una edificazione che iniziò nel maggio del 1325 per volere di Carlo, duca di Calabria, figlio del sovrano Roberto d’Angiò. Un’opera di ingegneria possente ed elegante, con una successione di pilastri e volte ogivali a sostegno dell’intera struttura certosina, nei lunghi corridoi e negli slarghi sono esposte le opere in marmo della Sezione di sculture ed epigrafi. Una raccolta che si è formata attraverso acquisti, lasciti, donazioni, cessioni e depositi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. L’esposizione comprende circa centocinquanta opere in marmo, distribuite nei vari ambienti secondo un ordine cronologico (dal medioevo al XVIII secolo) ma rispettando anche i contesti di provenienza.

La sezione Navale Nei vecchi ambienti completamente ricostruiti, occupati già dalla fine del secolo XIX dalle imbarcazioni reali in deposito dalla Regia Marina, la sezione navale ha il suo punto di forza, oltre che nell’importanza storica delle testimonianze che espone, proprio nel particolare aspetto dei due grandi ambienti che la compongono.

Farmacia-Speziera dei Monaci Inaugurata nella primavera del 2005, dopo complessi lavori di restauro la 'Farmacopea' o 'Spezieria' della Certosa. Di essa troviamo tracce nelle guide locali a partire dal 1692, per le cure mediche che venivano riservate non solo ai bisogni interni della comunità conventuale, come imponeva la Regola, ma anche al pubblico esterno. Nella volta della Farmacia, Paolo De Matteis eseguì, nel 1699, l'affresco con San Bruno che intercede presso la Vergine per l'umanità inferma, che, dopo i lavori di restauro, ha ritrovato l'originaria luce dorata.

Sezione Presepiale Il Museo Nazionale di San Martino costituisce la principale raccolta pubblica italiana dedicata al ‘presepe napoletano’, tipica produzione che ha raggiunto i più alti vertici di qualità tra Sette e Ottocento. La sezione presepiale, ubicata nella zona dove erano le cucine dell’antica Certosa, ruota intorno al grandioso presepe Cuciniello, ambientato in una finta grotta, e dotato di un impianto di illuminazione che simula l’alternarsi di alba, giorno pieno, tramonto e notte.

Androne delle carrozze L'androne collega il Chiostro dei Procuratori con i giardini della Certosa, prendendo la sua denominazione dalle carrozze che vi sono esposte. La più antica, la Carrozza della città, fu realizzata in legno dorato ed arricchita da dipinti e pregiati tessuti tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, su ordine del Tribunale di San Lorenzo, per trasportare gli Eletti della Città.

Chiostro dei Procuratori Il Chiostro dei Procuratori, realizzato alla fine del Cinquecento da Giovanni Antonio Dosio, presenta una elegante struttura in pure linee classiche con al centro un pozzo seicentesco decorato da mascheroni


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Breve introduzione a luoghi e monumenti da visitare

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