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di Andrea Ponsi Prosegue la pubblicazione di una serie di brevi racconti di Andrea Ponsi tratti da una raccolta uscita negli Stati Uniti dal titolo Florence-a Map of Perceptions(University of Virginia Press, 2010). Gli scritti, affiancati a disegni ed acquarelli dell’autore, si concentrano sugli aspetti percettivi e sensoriali del paesaggio urbano alternando riflessioni estemporanee di tipo diaristico a considerazioni più generali sulla struttura fisica e concettuale della città. Muri

Cammino lungo una strada del centro. Alzo un braccio per sfiorare il muro al mio fianco. Percepisco con la punta del dito il caldo attrito sulla pietra porosa. Arrivo a un pluviale di rame. Un battito sordo e la mia mano é già oltre, posata su un intonaco a calce cosparso di granelli di “velo”. La corsa é interrotta da uno stipite freddo. Un breve contatto sulle scanalature e il salto sullo stipite opposto. Nel balzo ho appena toccato la porta di legno. Si avvicina un anello di ferro conficcato sul muro per assicurare i cavalli. Impossibile resistere alla tentazione di agganciarlo e lasciarlo cadere per sentire il suono metallico. Sto passando su lapidi in forte rilievo. Il palazzo é importante. Sono cuscini di pietra da carezze rotonde. Si avvicina un altro portone. Stacco la mano per saltare la placca di bronzo dei campanelli. Il portone é aperto e mi slancio in due metri di volo. All’atterraggio la pietra é più calda. E’ ancora sotto i raggi del sole. Un pò frastagliata, si squama. Il gelo invernale e la pietra serena non vanno d’accordo. Solo le resine acriliche possono fermare le scaglie. Non eccedo nella pressione e proseguo leggero. Uno stacco e di nuovo l’intonaco liscio. Contribuisco alla patina con la polvere del mio polpastrello. Sono alla fine del blocco di case. Mi preparo all’incontro con l’angolo acuto dello spigolo estremo. Come ogni buon limite é stato trattato come ornamento. Una semicolonna incastrata del diametro di pochi centimetri sale fino in cima al palazzo. Un tocco finale. Continuo il cammino e riprendo il naturale movimento del braccio.

10 24 GIUGNO 2017

Mappe di percezione La luce di striscio

Vi è un’ora precisa in cui conviene fermarsi a ammirare la facciata di Palazzo Vecchio. E’ il momento in cui i raggi solari la colpiscono di profilo mettendo in massima evidenza la trama dei suoi conci di pietra. In quei brevi minuti la facciata, evidenziata dall’ombre sulla sua superficie scabrosa, acquista una splendente tridimensionalità. Quell’ora precisa è esattamente intorno alle 12.30 di ogni giorno durante il periodo invernale, e un’ora più tardi, le 13.30, quando è in corso l’ora legale. Ciò accade per due ragioni. La facciata è rivolta a ovest per cui a mezzogiorno i raggi del sole, che in quel momento si trova perfettamente a sud, colpiscono la facciata di striscio. Questo evento si manifesta ogni singolo giorno , purchè non nuvoloso, alla stessa ora: d’inverno, d’estate, di primavera e di autunno. In estate il sole è più alto sull’orizzonte e in inverno più basso. Si potrebbe pensare che in inverno gli edifici addossati alla piazza della Signoria occultino i raggi del sole. Ma ciò non avviene. Infatti, e questa è la seconda ragione, gli Uffizi, con il loro andamento nord-sud, sembrano disegnati apposta per lasciare passare a mezzogiorno quei raggi del sole. Concepiti in pianta come una “U” allungata il cui lato aperto è quello rivolto al Palazzo Vecchio, gli Uffizi diventano una imbuto per i raggi del sole che esattamente alle 12.30 di ogni giorno , o alle 13,30 durante il periodo dell’ora legale, vanno a illuminare il lato meridionale di ogni singola pietra della facciata. Anche in altri casi si potrebbe definire quale è la migliore ora del giorno per ammirare una certa architettura. Si potrebbe stabilire un orario raffinato e speciale come se suggerito da un bravo allestitore di mostre che sa esattamente quale è la luce migliore per illuminare un prospetto, una guglia, una cupola, un loggiato o anche solo una statua. Sarebbe una “guida alle ore del giorno”. Vedo già un simbolo grafico associato ad ogni monumento: un piccolo sole splendente con accanto indicata l’ora più adatta per gustarsi la visita.

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Cultura commestibile 223  

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