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30 LUGLIO 2016 pag. 7

Armonie alsaziane

Alessandro Michelucci a.michelucci@fol.it di

una riscoperta che si è manifestata a più riprese. A Strasburgo è nata l’Association Marie Jaëll. Sempre in Francia, ma stavolta a Lione, è stato pubblicato il libro Marie Jaëll, un cerveau de philosophe et des doigts d’artiste, a cura di Laurent Hurpeau (Symétrie, 2004). Cora Irsen, una valida pianista tedesca, sta realizzando l’integrale delle sue composizioni per piano (ha già pubblicato tre dei quattro CD previsti). In questo fermento si inserisce a pieno titolo la pubblicazione di cui si diceva sopra. Si tratta di una scelta antologica intelligente, nella quale si alternano brani per piano e composizioni orchestrali eseguite da varie formazioni. In vari casi si tratta di prime registrazioni assolute. Fra gli autori dei testi spiccano la compositrice Florence Launay e Alban Ramaut, musicologo noto per i suoi studi sul romanticismo francese. Il volume contiene anche due brevi testi della musicista in questione. Meritano una lode sincera la cura editoriale e l’alto livello musicologico. Eseguiti da musicisti di ottimo livello, i dischi trovano nei testi il necessario complemento. La musica ha bisogno di essere spiegata e contestualizzata, anziché ridursi a un ammasso informe di suoni che vengono “scaricati” e inghiottiti dalle orecchie.

I

musicisti dimenticati o trascurati sono tanti. Se poi si tratta di donne, il numero raggiunge cifre altissime: in questo caso sono poche quelle che vengono ricordate. Fortunatamente ci sono diverse iniziative editoriali, piccole ma agguerrite, che svolgono un’opera preziosissima divulgando il vasto panorama musicale femminile. Una di queste è Palazzetto Bru Zane, un centro culturale dedito alla musica romantica francese, che ha sede nell’omonima villa veneziana. Recentemente questa casa editrice ha pubblicato un’elegante confezione dedicata alla compositrice alsaziana Marie Jaëll. Il volume con testo bilingue (francese e inglese) contiene tre CD. Ma trattandosi di una musicista poco nota in Italia è necessaria una digressione biografica. Marie Trautmann nasce nel 1846 a Steinseltz. Il padre è il sindaco del paese alsaziano, che durante la vita della musicista diventerà tedesco (1871) e poi ancora francese (1919). Sostenuta dalla madre, appassionata di musica, la piccola Marie comincia a prendere lezioni di piano a sei anni. Ne ha appena nove quando suona in pubblico per la prima volta. Quindi inizia un’attività concertistica regolare che la porta anche all’estero. Nel 1866, mentre studia al Conservatorio di Parigi, sposa Alfred Jaëll, già affermato come pianista. Molto più vecchio di lei, il marito è stato un allievo di Chopin. I due cominciano a suonare insieme, alternando interpretazioni di Beethoven, Liszt e Schumann a composizioni originali. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1881, la compositrice comincia a studiare con Liszt. Il grande musicista ungherese manifesta apertamente la propria ammirazione per lei: “[Marie Jaëll] ha il cervello di un filosofo e le mani di un’artista”. In effetti il suo impegno non rimane limitato alla musica tout court, ma investe anche la pedagogia e la tecnica pianistica. L’artista muore a Parigi nel 1925 lasciando una ricca varietà di composizioni: brani per piano, per orchestra, musica da camera, melodie… Negli ultimi vent’anni la compositrice alsaziana è stata oggetto di

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