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Da non saltare

30 LUGLIO 2016 pag. 3

fotografiche, che rimangono il vero risultato tangibile dell’azione artistica stessa. A tale scopo programmano e costruiscono eventi e messe in scena potenzialmente adatti alla realizzazione delle immagini fotografiche desiderate. Al limite di questa tendenza ricreano delle immagini simili a quelle che hanno storicamente condizionato il nostro passato, immagini storiche riviste e reinterpretate, ora in chiave dissacratoria, ora in chiave simbolica o celebrativa. Al contrario di queste tendenze, si realizzano immagini povere di contenuti visivi qualificanti, dei veri e propri punti di vista perfettamente calibrati sul concetto di vuoto e di assenza. Quando questa assenza viene compensata da presenze accidentali, costituite da persone o da cose, queste vengono messe al centro dell’immagine con lo scopo evidente di suggerire altro, non in chiave meccanicamente simbolica, ma evocativa di potenzialità espressive latenti che l’osservatore è tenuto a sviluppare per proprio conto. Altri artisti privilegiano fotograficamente la propria intimità, mettendo a nudo spaccati della propria esistenza, e realizzando grazie alla registrazione fotografica quella unità fra vita ed arte che da sempre è il massimo desiderio di chi pratica l’arte per se stessa. Ma a fronte degli artisti fotografi autobiografici ed autoreferenziali, un numero maggiore di artisti esplicitano, attraverso la scelta dei temi e dei momenti della ripresa, il loro rapporto con il mondo, nella ricostruzione attraverso le immagini di tipo “non giornalistico” degli eventi quotidiani, dai più banali ai più drammatici. Attraverso la selezione visiva il mondo viene destrutturato e rimontato in chiave individuale, quasi un invito al pubblico a mettere in atto processi analoghi, allo scopo di sovvertire la percezione del reale così come viene imposta dai media, uno stimolo alla autodeterminazione del racconto del mondo mediante meccanismi autonomi di elaborazione soggettiva. Attraverso questi processi gli artisti fotografi accorciano, magari inconsapevolmente, la distanza che hanno voluto intenzionalmente frapporre fra se stessi ed i fotografi artisti della generazione che li ha preceduti.

Cultura commestibile 181  
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