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30 LUGLIO 2016 pag. 12

Fiori invernali da New York a Siena

Luisa Moradei moradeiluisa@gmail.com di

È una sfida accostarsi alla bellezza vertiginosa di Siena” e Francesco Clemente, dopo l’esperienza del drappellone per il Palio dell’Assunta del 2012, rilancia la sfida con una raffinata mostra nel complesso museale di Santa Maria della Scala: Fiori d’inverno a New York. Solo dieci opere, di grande formato, selezionate dal curatore Max Seidel per un’esposizione specifica, concepita come un “concerto di musica da camera storico-artistica”. Le dieci tele inedite sono state realizzate a New York a partire dal 2010 e sono suddivise in due cicli distinti. La produzione artistica di Clemente è spesso cadenzata da una conformazione ciclica egli infatti esegue i suoi lavori in gruppi che considera “come delle costellazioni”. La serie che dà il titolo alla mostra è costituita da cinque opere che hanno impegnato l’artista dal 2010 al 2016 e la cui genesi prende spunto da un mazzo di fiori che la moglie Alba aveva portato a casa un giorno d’inverno. I fiori, vengono fotografati e poi proiettati sulla tela, l’elaborazione pittorica fa il resto: riduce la durezza dei contorni fotografici e restituisce la fluidità di osservazione, tutto questo però richiede una lunga gestazione. Ce ne parla in maniera pacata spiegando che il suo interesse non si rivolge all’immagine ipnotica, fissata e definitiva ma “all’immaginario dell’universo sempre nuovo; il mio modo di procedere non consiste nel ripetere sempre la stessa opera ma nel ricominciare ogni volta da zero”, da qui l’esigenza di variazioni sul tema che si traducono in quadri “via via sostituiti”. Con una dichiarazione spiritosa ed autoironica Clemente si definisce pittore “alla giornata” nel senso che spesso riesce a realizzare un lavoro in un giorno - ma precisa che l’esecuzione di questo ciclo si è protratta per diversi anni proprio per il carattere emblematico del tema, i fiori d’inverno: fiori che appaiono “in contrasto con l’andamento più ovvio delle stagioni”. Aggiunge che la scelta del tema è stata suggerita dalla sua età anagrafica e dal suo spirito, i fiori infatti “esemplificano il contrasto tra vitalità ed età che fa parte della nostra esperienza”. Questo ciclo rappresenta quindi

una sintesi giocata sui timbri di profondità e ravvicinamento che vanificano la necessità del fondo; i fiori si materializzano grazie a un colore denso e fluido insieme, comunque misterioso, frutto di un’accurata selezione di pigmenti di origine vegetale. Come spiega lo stesso Clemente, “la tecnica di queste opere non è la pittura ad olio, si tratta di pigmenti di colore ed altri materiali poco ortodossi, come l’ossido di rame, lo stesso che viene usato nei vigneti per

proteggere l’uva, oppure la terra di quercia, che è una tinta vegetale che veniva utilizzata per disegnare già nel Rinascimento”. Sono presenti in mostra anche le opere della serie intitolata “l’Albero della vita” che rappresenta la summa del linguaggio adottato dall’artista fin dai suoi esordi e che da un punto di vista iconografico attinge liberamente dalle fonti più svariate come la mitologia classica, la storia e la letteratura orientali e l’imma-

Le architetture di  Pasquale Comegna

Berlino

ginario contemporaneo. Un linguaggio variegato che si nutre e si sviluppa in particolare nelle tradizioni contemplative dell’India, dove l’artista vive per buona parte dell’anno, ma che al tempo stesso lascia l’osservatore libero di proiettarsi dove crede e di trovare nei simboli e negli ideogrammi personali riferimenti culturali. La mostra, promossa dal Comune di Siena e realizzata in collaborazione con Opera Gruppo-Civita, chiuderà il 2 ottobre.

Cultura commestibile 181  
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