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Da non saltare

12 NOVEMBRE 2016 pag. 2

Simone Siliani s.siliani@tin.it di

Q

uando diversi anni fa conobbi per la prima volta Lara Vinca Masini, fu per me – giovane assessore regionale e certamente non legato ad alcun coté culturale – una esperienza straordinaria: mi trovavo di fronte ad un mito della critica dell’arte contemporanea; una che aveva organizzato fra le più importanti mostre internazionali e scritto saggi memorabili anche per chi, come me, non era un addetto ai lavori. Aveva curato e scritto libri fondamentali per la storia dell’arte italiana (includendo in questa l’architettura, l’urbanistica, il design oltre che tutte le arti visive) e aveva ricevuto così tanti riconoscimenti pubblici e partecipato a tante giurie e progetti artistici, che non si può neppure farne un elenco minimamente rappresentativo qui. Eppure, questo gigante della storia dell’arte, stava lì piccola donna fragile a discutere con me amabilmente nella sua incredibile casa in cui i libri avevano ormai invaso ogni anfratto, forno e fornelli della cucina compresi. Racconto questa storia, ora, perché è giusto dare conto di come talvolta la burocrazia ministeriale perda il senso della misura o, semplicemente, abbia perso quel po’ di competenza necessaria per svolgere il ruolo di guida della cultura italiana che spesso rivendica. Ecco, in pillole, la storia. Il Consiglio Regionale della Toscana, in data 3 giugno 2014 approva una mozione che impegna il Presidente della Giunta Regionale “ad attivarsi affinché venga applicato quanto previsto dalla legge n.440/1985 detta “Bacchelli” e riconosciuto il contributo vitalizio utile al suo sostentamento alla dottoressa Lara Vinca Masini”. Ho potuto seguire direttamente, lavorando al Gabinetto del Presidente, la preparazione del dossier con il quale il Presidente della Regione, ottemperando al mandato ricevuto dal Consiglio, fece richiesta al Ministero per i Beni e le Attività Culturali affinché a Lara Vinca Masini fosse accordato il sussidio previsto dalla Legge “Bacchelli”, cioè un importo massimo di 24.000 €

Una legge per

Lara

l’anno. Il DPCM 4.2.2010 che determina i criteri e le modalità per la concessione dei benefici economici previsti dalla legge, stabilisce che per assegnare il vitalizio a “cittadini italiani che abbiano illustrato la Patria attraverso meriti acquisiti nei campi delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro”, essi debbano essere “in possesso di documentazione che attesti la chiara fama ed i meriti acquisiti a livello nazionale ed internazionale” e “versare in uno stato di particolare necessità”. Abbiamo così predisposto il dossier per la richiesta composto dalla dichiarazione dei redditi della signora Lara Vinca Masini per attestare lo stato di necessità e un curriculum vitae che seppure sinteticamente potesse dar conto con quale attività Lara Vinca Masini avesse acquisito chiara fama e avesse acquisito meriti a livello nazionale e internazionale.

L’8 agosto 2014 viene inviato il dossier alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove ha sede la Commissione consultiva, istituita con il Decreto del Segretario Generale del 15.11.2013, che supporta gli uffici della Presidenza nell’attestare la “chiara fama” ed i “meriti acquisiti” delle persone proposte per il vitalizio. Passano un po’ di mesi – per la verità ben 14 – senza una risposta alla Presidenza della Regione, nonostante alcuni solleciti, fino a quando veniamo a sapere direttamente da Lara Vinca Masini che il Ministero aveva risposto a lei, che non aveva fatto alcuna richiesta, e non al Presidente della Regione che, invece, aveva avanzato la proposta. La risposta era purtroppo negativa. La lettera, a firma del coordinatore dell’ufficio dott. Tiziano Labriola, le comunicava apoditticamente che la Com-

missione “dopo aver ampiamente ed attentamente esaminato tutta la documentazione fornita, ha ritenuto che, nel Suo caso, non risulta comprovato il requisito della chiara fama”, motivo per cui il vitalizio non poteva essere concesso. Ora, qui vi sono due elementi che rilevano e pongono qualche intrigante interrogativo. Per quale imperscrutabile logica burocratica il Coordinatore niente di meno che dell’Ufficio del Segretario Generale del Dipartimento per le Politiche di gestione, promozione e sviluppo delle risorse umane e strumentali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (che solo per scriverlo ci vogliono tre righe della carta intestata), ha pensato di rispondere non al richiedente ma alla diretta interessata? Mica gli sarà passato per la mente che una lettera del genere avrebbe potuto offendere o deprimere una persona che ha dedicato l’intera sua lunga vita (Lara ha oggi 92 anni) all’arte contemporanea e che si vedeva negata da una oscura Commissione consultiva il senso stesso di tutto il suo lavoro, che il mondo le riconosce? E forse poteva anche riflettere, per un guizzo di umanità, che negare questa “chiara fama” avrebbe avuto l’effetto di negarle anche un minimo di tranquillità economica negli ultimi anni della sua

Cultura Commestibile 192  
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