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C

Lorena Crisafulli

Drunch. New life-style targato Usa

N

on è l’happy hour, entrato a pieno diritto

11. Non è la merenda dei bambini del pomeriggio.

nelle abitudini sociali ed alimentari degli ita-

Non è l’happy hour. Ma allora che cos’è? A metà

liani. Tradizione d’origine anglosassone,

tra dinner e brunch, quel che si sa per adesso da fonti

“l’ora felice” si svolge tra tavole imbandite di cibi di

indiscrete è che sia tanto per cambiare d’importa-

ogni genere che accolgono decine di clienti, dalle

zione Usa, New York per l’esattezza, e che si svolga ri-

19 in poi in pub e wine bar. Soluzione a prezzo fisso,

gorosamente la domenica dalle 18 in poi. Il brunch

normalmente tra i 7 e i 10 euro, insieme ad una qual-

è usanza ormai obsoleta, se si è alla moda è d’ob-

siasi bevanda a scelta, rappresenta un modo facile

bligo praticare il drunch! Si è diffuso a macchia d’olio

e veloce per risparmiare denaro e mangiare di tutto.

a Parigi ed anche in Gran Bretagna. Da noi in Italia

Famoso a Milano, in espansione nella capitale, an-

tarda ad arrivare, ma siamo certi che non ci faremo

cora poco di moda nel meridione, l’espressione

scappare l’occasione di accogliere entro i confini

happy hour fa ormai parte del gergo comune.

nazionali l’ennesima “americanata”. I francesi lo

Ma la moda cambia in fretta, lo si sa, e non si è an-

chiamano anche “slunch”, da souper (cenare) e

cora entrati ne “l’happy hour style” che da oltreo-

lunch (pranzo). Sciovinisti per natura non perdono

ceano ci propongono un altro rito dal nome

l’opportunità di nazionalizzare tutto, pure questo rito

ambiguo, ma che promette bene. Il suo nome è

che con la tradizione francese ha ben poco o nulla

“drunch”. Non è l’aperitivo di arachidi e crodino delle

a che vedere. Ma anche con quella italiana.

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