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Cult Primo Piano __ Ottobre ‘09

Bianca il senatore William Howard Taft. La rete

sidenza Bush e ha dato una forte impronta allo

che Obama ha saputo tessere appare così

stesso programma elettorale di Mc Cain. Ed ha

ben più solida e consistente di quelle “create

trovato, da sempre, una formidabile grancassa

a tavolino” in passato da Howard Dean e poi

nei grandi network televisivi, che come la Fox,

da John Kerry. Molte delle caratteristiche di

avevano esplicitamente appoggiato il candi-

questa rete, come la compattezza, l’enfasi

dato repubblicano. L’enfasi ostentata nell’uti-

sull’impegno individuale e la visione del bene

lizzo di parole come “paura”, “terrorismo”,

comune fanno pensare alla struttura sociale

“guerra”, “sicurezza” e “armi di distruzione di

dei movimenti pacifisti e per i diritti civili, che

massa”, ha certamente determinato una rea-

negli anni ’60 hanno contribuito a fare del-

zione di stanchezza nell’opinione pubblica

l’America un paese più libero e più aperto.

americana e, con essa, la voglia di girare pa-

Obama ed il suo staff hanno compreso l’impor-

gina. Ma ciò che più conta è che non è stata

tanza di queste reti di relazioni

efficace nel determinare gli

quali

portanti

orientamenti di voto degli ame-

della società, e hanno vinto

ricani. A posteriori, si potrebbe

infrastrutture

semplicemente

persino immaginare che

hanno saputo “leggere” la

nella corsa alla nomination

loro struttura latente, senza

democratica, Hillary Clin-

perché

costruirle ex novo nel laboratorio di uno spin doctor o sugli schermi di qualche cyber freak. Il candidato presidente ha saputo sfruttare l’enorme potenziale di questi network, intercettando i veri bisogni e le vere attese degli elettori. Obama è stato capace di lanciare un messaggio di

Obama e’ stato capace di lanciare un messaggio di profondo cambiamento, fondato su valori immediatamente percepiti come autentici

ton abbia pagato la sua difficoltà a sganciarsi da una strategia troppo mediacentrica, e a differenziarsi da McCain evitando di sfidarlo sul terreno della guerra e della paura, che per tradizione sono più vicini alla sensibilità politica dell’elettorato

repubbli-

cano. Non appare felice, da questo punto di vista,

profondo cambiamento,

l’insistito riferimento della

fondato su valori immedia-

senatrice dello stato di

tamente percepiti come

New York al suo futuro

autentici, con un approc-

ruolo di “comandante in

cio comunicativo che è ap-

capo” dell’esercito americano.

parso ragionevole senza essere paternalista, caratterizzandosi per una inedita

Obama ha avuto più coraggio, e ha puntato

concretezza nella formulazione delle “issues”

più in alto, puntando direttamente al cuore

della campagna. Un’economia più vicina al la-

degli americani attraverso una strategia di-

voro che alle banche, un sistema sanitario più

versa, che non si fonda soltanto su brevi spot

giusto ed accessibile per tutti, una maggior tu-

pubblicitari e soundbites ad effetto, ma sulla

tela dei diritti civili. Quello di Obama è un mes-

possibilità per l’elettore di fondare la sua scelta

saggio di speranza che si contrappone

su un ragionamento più ampio ed articolato,

radicalmente alla “politica della paura” che,

allungando per esempio la durata dei suoi spot

quasi per definizione, si rivolge ad una platea

per fornire al pubblico non solo slogan ma

televisiva di individui in una posizione di struttu-

anche argomenti di discussione spendibili in fa-

rale passività ed isolamento.

miglia, con i vicini, con i compagni di scuola e di lavoro. Questi “messaggi appiccicosi” si sono

Questa spavalda fiducia nel potere della

diffusi lungo le connessioni di questa enorme

paura ha caratterizzato gli otto anni della pre-

rete di reti che è la società americana, attra-

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