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ANNO 1

N 2

Cucsando

Il mensile di cucslegend.net

Capitan Agostino di Gianluca Guarnieri IL PAGEGELLONE di Luigi D’Acunto

MONDO ULTRAS Andare allo stadio... CHE ODISSEA

UNA VITA DA ROMANO FEBBRAIO GIALLOROSSO dI Laura Meli Totti e Ranieri: due facce della stessa medaglia.

Il resoconto di Luigi D’Acunto


Tutti i lunedi e venerdi dalle 21.00 con Roberto Molinari e Renato Bacci SULLE FREQUENZE DI CUCSLEGEND.NET


Cucsando

FEBBRAIO

2010

In questo numero... L’editoriale

di Roberto Molinari

4

Capitan Agosuino

di Gianluca Guarnieri

5

Mondo Ultras

di Alessandro Pirrone

7

CUCS LEGEND GROUP

Una vita da romano

di Laura Meli

9

DIRETTORE GENERALE

Febbraio giallorosso

di Luigi D’Acounto

10

Il pagellone

dii Luigi D’Acunto

13

Scenografie e dintorni

di Renato Bacci

14

EDITORE

Roberto Molinari

Roberto Molinari DIRETTORE RESPONSABILE

Mauro Penna VICE DIRETTORE

Luigi D‟Acunto

Ricordando...

ART DIRECTOR

Cucs Legend Group CAPO REDATTORE

Gianluca Guarnieri REDAZIONE Roberto Molinari, Mauro Penna, Gianluca Guarnieri David Birtolo, Luigi D‟Acunto, Alessandro Pirrone, Cristiano Martinali Laura Meli, Renato Bacci TELEFONO REDAZIONE

06.95.55.77.63 E-MAIL cucsando@cucslegend.net

...i primi anni del CUCS... Il primo muretto.


Cucsando di Roberto Molinari

C’era una volta una “vecchia signora” che vinceva truffando tra aiutini e aiutoni; un giorno gli venne affibbiato il nome di Rubentus. Ma un giorno venne colta sul fatto e venne condannata lievemente dando un contentino a chi aveva subito per anni e magari voleva che la stessa condanna fosse piu pesante. C’era una volta un “Moragg(tt)i”, ladro signore che si ispirava ad Arsenio Lupen. Lui si che ancora è a piede libero ma ancora per pocco perchè le magagne alla fine verranno fuori. Si porto a casa 5 scudetti consecutivi di cui uno di cartone datogli dalla “vecchia signora”. C’era una volta una squadra che vinceva tutto ma annebbiata dopo parecchi anni dall’avvento di Arsenio Lupin. Tra cugini non ci si tocca magari ci si scanna e allora, dal quel “milan-lab” che ha sfornato coppe e coppette, riecco spuntare il “truffatore” d’eccellenza. Ha pensato bene di aggiustarsi il campionato e di avere non aiutini, non aiutoni, ma veri e propri “regali”. Ora il “milan-lad (roni) è in piena attivita, ricambiando il potere dalla sua parte. C’erano una volta Bettega, Moratti, Galliani con giullari e servi al seguito. Ora ci sono piu di prima con appoggi esterni del grande “burattinaio”. Tra cani non ci si mozzica ma ci si divide la torta!!!


Cucsando

Capitan Agostino di Gianluca Guarnieri

"Anno dopo anno . Corriamo sullo stesso vecchio terreno. E cosa abbiamo trovato? Le solite vecchie paure . Vorrei che fossi qui“ “Wish You Were Here" Pink Floyd 1975 (Waters-Gilmour)

e se fosse stato possibile avrebbe calciato lui tutti i 5 calci di rigore, per la tranquillità del "maestro" svedese in panchina. Quel numero 10 era Agostino Di Bartolomei. Strana la storia della A.S. Roma, squadra legata al suo popolo in maniera viscerale e religiosa, andando ben oltre il semplice legame "Tifoso-Club", quasi fosse un culto di forza dogmatica, e con uomini simbolo e bandiera così forti da creare invidia da parte di chi non ha nulla da contrapporre. Agostino Di Bartolomei è uno di quelli; un capitano con la "C" maiuscola, un leader silenzioso, lontano anni luce dalla figura attuale del calciatore, sempre più rockstar e sempre meno atleta. Agostino Di Bartolomei, uomo profondo e di letture eleganti, un uomo che sapeva discernere di politica e

L'uomo con la maglia numero 10 prese la palla e si avvicinò al dischetto. Apparentemente sembrava estraneo a tutto ciò che lo circondava e in modo particolare allo strano clown che si parava di fronte, un baffuto saltellante Bruce Grobelaar. L'uomo con il numero 10 e la fascia da Capitano lo ignorò totalmente e si concentrò esclusivamente sulla sua missione, ovvero quella di trasformare il suo penalty. L'emozione era forte, fortissima ma quel ragazzo non la fece trasparire e dal suo piede destro scagliò un'autentica folgore che andò ad insaccarsi imparabilmente nella rete sotto la Curva Sud. Sappiamo tutti come andò a finire, in quella triste serata, serata che cambiò senza dubbio la storia della A.S. Roma, e sappiamo chi era quel numero 10; quel 10 era il Capitano della Roma

filosofia, di Arte e cultura senza battere ciglio, un uomo senza le banalità del mondo del calcio, ricettacolo di vanità ed isterismi. "Ago" come era chiamato da tutti era un centrocampista classico, di grande visione di gioco ed eleganza, dotato di una rara potenza di tiro e di una precisione millimetrica, che nel calcio di quei lontani anni '70 balzò immediatamente allo sguardo e all'attenzione di molti tecnici.


Cucsando Cucsando Chi ne fece suo esecutore in campo fu Nils Liedholm, che comprese immediatamente la forza di questo taciturno ragazzo di Tor Marancia, quartiere popolare a sud di Roma, dandogli le chiavi del suo centrocampo al posto del "traditore" Cordova, passato per dispetto alla Lazio ." Dibba" lo ripagò alla grande dimostrandosi più maturo dei suoi 20 anni o poco più, segnando goal a ripetizione (per un centrocampista) in una squadra giallorossa impelagata nella lotta per non retrocedere. Sembravano ancora tempi cupi, ma all'indomani di una salvezza disperata in un Roma-Atalanta per cuori forti la società passo da Gaetano Anzalone a Dino Viola, e il destino fino ad allora scarso di soddisfazioni mutò. Torno il "Barone" da Milano dove era andato a vincere lo scudetto della "Stella" e la Roma cominciò ad ingranare e a vincere con un nuovo modo di stare in campo, ovvero a "zona", vera e propria rivoluzione nell'asfittico panorama del calcio italiano. "Ago" venne affiancato da tanti campioni e quel centrocampo divenne stellare con i vari Falcao, Ancelotti, Bruno Conti come tante gemme in uno scrigno. Vennero tanti trionfi, uno scudetto meraviglioso e qualche dolore, e quello più grande in quel 30 maggio 1984 che segnò la vita di molti di noi. Sono passati più di 25 anni da quel giorno di maggio e quasi 15 dallo stesso giorno del mese, dove il capitano di Tor Marancia ci salutò definitivamente, in doloroso mattino assolato, che piegò di dolore il suo popolo che tanto lo aveva amato ed apprezzato. Quel popolo che continua tutt'oggi ad amarlo ed a tramandarne le proprie gesta, con bandiere a sua

sventolanti in quella Curva Sud da lui tanto amata e ricordata nel suo biglietto, commiato definitivo dalla sua umana esistenza. Non è stato cancellato e d'altronde non sarebbe stato possibilie. A lui si sono ispirati cineasti, si sono prodotti documentari e libri. In fin dei conti lui è sempre stato "l'uomo in più" e artisti come Francesco De Gregori lo hanno usato come modello per uno dei suoi capolavori indiscussi, nella struggente "Leva calcistica della classe '68". Ago ci manca, come mancano i suoi silenzi, la sua mancanza di banalità che si troverebbe male nell'attuale mondo del calcio, sempre più privo di umanità e ricco di imbarazzanti atteggiamenti. Lui di atteggiamenti ne aveva ben altri, come quello di rivolgersi al direttore di gara con le braccia riposte dietro la schiena, segno di rispetto e di educazione, come solo i grandi Capitani di un tempo che fu. Per ricordarlo ci viene in mente una canzone, un vero capolavoro: "Wish you were Here" dei Pink Floyd. Una struggente ballata acustica dedicata a Syd Barrett, geniale membro del gruppo inglese, persosi nei sentieri impervi della sua anima. Rappresenta la sofferenza per il distacco e par la separazione, per l'assenza di una presenza importante nella nostra vita. Sicuramente a lui, sarebbe piaciuta. Wish You were Here, Capitan Agostino Di Bartolomei.


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Mondo Ultras di Alessandro Pirrone ANDARE ALLO STADIO… CHE ODISSEA! Negli ultimi anni gli spettatori che popolano gli stadi italiani sono andati via via diminuendo. Dalle ultime cifre sembra che rispetto a soli sette anni fa ci sia stata una flessione del 35%. Il confronto con la metà degli anni „90 risulta addirittura imbarazzante. Tra le cause che giornalisti e benpensanti vari (molti dei quali non hanno mai messo piede in una curva ) hanno individuato per tentare di spiegare questa desertificazione degli spalti in Italia,il problema dell‟ordine pubblico, anzi, dell‟incapacità di mantenerlo, ricopre un ruolo di primo piano. Per cercare di arginare l‟escalation di violenza i vari governi, che da una decina di anni a questa parte si sono incaricati di risolvere questo annoso problema,si sono prodotti in una serie di provvedimenti sempre più restrittivi al fine di limitare il più possibile ogni atto violento. Prima Amato, poi Maroni si sono distinti nel promulgare sempre più cervellotici decreti e leggi, approvati sempre in seguito a fatti eccezionali, come ad esempio l‟omicidio Raciti e l‟assassinio Sandri, tanto per citare i più recenti e clamorosi, cavalcando l‟onda emozionale dell‟opinione pubblica e guadagnare punti agli occhi di quest‟ultima. Si è proceduto così alle limitazioni nella vendita dei tagliandi. Ora non è più

possibile comprare un biglietto al botteghino dello stadio. La vendita spesso è affidata o al circuito Lottomatica, o a istituti bancari convenzionati con le singole società. Per acquistare il biglietto è necessario presentare un documento d‟identità o la fotocopia di documenti di terzi, sempre che non sia limitata la vendita di un tagliando alla volta direttamente all‟utilizzatore. Tutto questo, ci spiegò il ministro Maroni, per ottenere i biglietti nominali, intestati ad una sola persona, la cui identificazione e localizzazione all‟interno degli impianti sarebbe stata assicurata, salvo poi (aggiungiamo noi) chiudere spesso interi settori e spostare paganti e abbonati in altre zone dello stadio in occasione ad esempio di invasioni di massa di tifosi ospiti oppure, al contrario, quando il pubblico risulta scarso (risparmiando sul numero e sul costo degli steward per quell‟incontro). Sono state aggiunte barriere di “prefiltraggio” per avere molteplici livelli


Cucsando di controllo su tagliandi e documenti, favorendo così la formazioni di resse ai cancelli che i club si guardano bene dall‟aprire prima dovendo svolgere un lavoro triplo. Una volta passato il tornello, si procede alla perquisizione di rito. Bottigliette con o senza tappo, accendini, borghetti (non vuole essere pubblicità occulta!), rotoli di nastro adesivo, tutto viene sequestrato in quanto potenziali oggetti di offesa ( armi pericolosissime, soprattutto per le casse dei bar dello stadio che si sentono autorizzati a praticare prezzi spropositati pure per l‟acqua). Le bandiere di piccola dimensione passano a meno che non presentino sigle o simboli particolari, discorso che vale anche per gli stendardi. Il resto del materiale , vale a dire bandieroni, striscioni, ma anche coriandoli e rotoli di carta, tutto dev‟essere autorizzato dalla questura e dal club,previa richiesta che non può essere inoltrata con

seguire la squadra dal vivo, fidando magari di una giornata di sole, di una partita diventata importante ai fini della classifica o semplicemente preso da un‟improvvisa voglia di calcio da vivere sugli spalti, sbatte inesorabilmente contro un muro fatto di lungaggini burocratiche e normative assurde che scoraggia anche i più entusiasti e sani tifosi dal prendere moglie e figli e dirigersi allo stadio. E mentre le politiche repressive che

un preavviso inferiore ai 5 giorni. Quello che invece resta fuori senza appello sono fumogeni, torce, megafoni. A nulla valgono richieste firmate e controfirmate, anzi, chi viene sorpreso dalle telecamere a circuito chiuso (che hanno trasformato lo stadio, all‟insaputa di molti, in un autentico Grande Fratello) si becca una diffida che va dai 3 ai 5 anni con obbligo di firma ad ogni evento sportivo legato al club. Risultato? Il Ministero degli Interni sventola ai quattro venti risultati eccellenti con un 30% in meno di atti delittuosi nei nostri impianti rispetto a 3 anni fa, senza tuttavia specificare che le partite in cui vengono vietati i trasferimenti dei tifosi ospiti, che notoriamente rappresentano il momento più a rischio relativo all‟evento partita, sono quadruplicate. Come dire “ Ci sono meno incidenti sulle autostrade! (un quarto le abbiamo chiuse al traffico)”. La realtà è ben diversa. Ormai il tifoso medio che si recava allo stadio, talmente virtuoso da non aver mai ricevuto neanche una multa per divieto di sosta, incontra una serie di ostacoli per poter continuare a seguire la propria squadra allo stadio di casa (figuriamoci in trasferta!), senza avere neanche la possibilità di scegliere all‟ultimo momento di sedersi su un seggiolino, anziché in poltrona davanti alla TV. Lo spontaneismo tipico di chi vuole guardano in maniera ipocrita al modello inglese come alla salvazione da tutti i mali (solo 3 settimane fa in Inghilterra è morto un tifoso del Blackburn Rovers durante gli scontri contro sostenitori dello Stoke City ! )non stanno sortendo gli effetti sperati, gli stadi italiani registrano un pauroso calo delle presenze, in controtendenza rispetto alla media europea, dove spagnoli, inglesi, francesi e tedeschi sono tornati ad assiepare le gradinate dei loro impianti.


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Una vita da romano di Laura Meli Totti e Ranieri: due facce della stessa medaglia. L‟immagine della Roma il primo, lo spirito testaccino l‟altro. Due persone apparentemente così diverse, unite in realtà dallo stesso destino. Il capitano punzecchiato a destra e a manca, da chi davanti a lui dovrebbe solo tacere. Il confronto dialettico che lo ha visto protagonista contro l‟allenatore del Catania (di cui volutamente evito di scrivere il nome, perché, come lui stesso direbbe, sto solo dando un parere tecnico e già definirlo allenatore mi sembra eccessivo) è solo l’ultimo episodio di un continuo attacco verbale che chi è romano subisce da anni. Lo sa bene anche Mister Ranieri, inviso ai più semplicemente perché anche quando era alla guida dell’odiata vecchia signora non ha mai nascosto il suo amore per la Città Eterna. No, lo sanno tutti e due che essere romani corrisponde a beccarsi delle frecciate gratuite da chi non sa per salire agli onori della cronaca, dovete prendervela nemmeno cosa vuol dire Roma: con qualche simbolo della squadra capitolina. Una dalla storia alla passione. Avete volta l’allenatore, una volta il Capitano, un’altra ancora notato che per guadagnarsi un lo stadio. Sì, perché diciamocelo chiaramente: non si po’ d’attenzione dai media, si può sentire “L’Olimpico di Torino”; pure ai nomi ci si debba sempre e per forza attacca per sfiorare quella bellezza che solo l’ombra parlare della squadra del Colosseo può regalare. giallorossa? Ne è l’esempio RADIO CUCS LEGEND – PALINSESTO lampante Josè Mourinho, che LUNEDI ha cominciato dal delirante 21.00 - MOMENTI DI CURVA - R. Molinari e R. Bacci 22.00 - BUONANOTTE ROMA – Cristiano Murano “Zeru tituli” di poco tempo MARTEDI addietro, per arrivare al fatidico 21.00 - SPAZIO ULTRAS – Alessandro Onorati “La Roma è furba” di pochissimi 22.00 - SOTTO CANESTRO – David Birtolo e Muaro Penna giorni fa. È furba sì, caro tecnico MERCOLEDI 21.00 - SOLO RUGBY – Davide Libertucci portoghese: perché invece di 22.00 – BUONANOTTE ROMA – Cristiano Murano perdere tempo davanti alle GIOVEDI telecamere, risponde sul campo 21.00 PIU FORTE RAGAZZI – Alessandro Pirrone ad ogni accusa; perché non ha VENERDI bisogno di mostrare i polsi 21.00 - MOMENTI DI CURVA - R. Molinari e R. Bacci 22.00 – BUONANOTTE ROMA – Cristiano Murano come i “carcerati” in diretta SABATO televisiva; perché non si piange TUTTE LE REPLICHE DEI PROGRAMMI addosso per avere un po’ di DOMENICA considerazione. Siete voi che ROMA IN CAMPO – Radiocronaca della partita


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Febbraio giallorosso di Luigi D’Acunto Petti d‟acciaio, Astuzia e Core…..Beh è con questo pezzo dello stornelletto a noi caro, Campo Testaccio, che voglio trascinarvi nell‟intenso mese di Febbraio…un mese che si può racchiudere in questa frase per molti aspetti…Perché quella di Febbraio è stata una ROMA con “PETTI D‟ACCIAIO” quelli che sono serviti nel vincere partite ostiche e insidiose come le due casalinghe contro Udinese e Palermo…ma è stata anche una ROMA tutta “ASTUZIA E CORE” come ha saputo dimostrare in una partita difficilissima e piena di insidie, parlo di Firenze, e perché no l gara casalinga contro un buon Catania. Il mese si apre alla grande per i testaccini di mister Ranieri, la squadra infatti, forte della rimonta contro il Siena firmata Okaka, il quale saluta i suoi colori dignitosamente (tutto ciò che non ha fatto Cicinho), è carica a mille per affrontare il proseguo della stagione che ci mette subito di fronte alla prima sfida di Coppa Italia tra ROMA e Udinese..Ottima la prova dei GialloRossi che siglano un risultato ben speranzoso in vista della finale unica poprio nella Capitale. Ma questo è stato anche il mese dei primi sbalzi dopo la lunga strisci positiva durata fino alla trasferta di Firenze dove una ROMA non brillantissima si è trovata ad affrontare una gara difficilissima contro i viola di Prandelli….ma una ROMA tutta cuore e soprattutto DIFESA, la vera arma in più di questo periodo vincente, addirittura riesce ad uscire dal campo con i tre punti grazie al gol di Vucinic, uomo più prolifico e più decisivo del mese. Quella di Firenze è stata senz‟altro la vittoria più importante e più significativa

del mese, la vittoria che conferma quanto di buono questa squadra può fare. E tra voci e vocette di popolo, dalla Sicilia erutta l‟Etna, l‟Etna di Zamparini prima e Mihailovic poi…oggetto di discussione come al solito, Francesco Totti; tutti sappiamo come tanti dirigenti, allenatori o calciatori che siano aspettano le vigilie di Roma per procurarsi un posto sui giornali, e quale miglior tramite se non quello di un campione immenso come il nostro Totti. Beh, in ogni caso si va avanti e il Capitano è stato bravo a scaricare le giuste tensioni, e per la gioia del nostro popolo…ASFARTATE e rase al suolo le due siciliane, a pagare le pene dell‟inferno è toccato prima al Palermo sconfitto all‟Olimpico con un sonoro 4-1, e poi la vittoria di misura ai danni del Catania. Insomma si potrebbe quasi parlare di un mese perfetto, con una ROMA coperta in tutti i reparti e competitiva nonostante qualche infortunio di troppo e scusate se assenze come Totti e Toni sono troppo, una ROMA capace di poter lottare su più fronti..ma approposito di fronti, non dimentico qualcosa? Si, purtroppo si cari amici cucsiani e dal cuore sangue e oro come il mio, perché sarebbe bello non


ci è stata molto vicina…anzì. Sono bastati dieci minuti complessivi da dividersi per due e distribuirsi tra la gara di andata e quella di ritorno col Panathinaikos, perché due errori a partita hanno contribuito al‟uscita dai sedicesimi di finale di questa nostra avventura europea. All‟andata sembrava tutto perfetto, una perla di Vucinic e il rigore del “Pek” (assente influente della gara di ritorno) mettono a disposizione un risultato più che favorevole ma, l‟infortunio di Julio Sergio ha avuto una ricaduta sul match…sono bastati cinque minuti di distrazione per subire una clamorosa rimonta…ancor più increduli siamo rimasti quando il vantaggio di Riise all‟Olimpico è un mattone facilmente abbattibile dall‟arbitro che decreta un rigore totalmente assurdo e illogico…che aimè, dà morale ai greci per rimontare e ripetere lo stesso risultato dell‟andata. Sarà vero che non bisogna sempre parlare di episodi, ma sappiamo benissimo che sono influenti e fanno la differenza…ancor più non possiamo star zitti se dinanzi a tanto scempio c‟è la conpartecipazione dei famosissimi e pessimi “giudici d‟area”…li definirei semplicemente inutili. Quindi questo fine mese lo si può definire come un mix tra

gioia e conferme importanti ma allo stesso tempo rammarico per dieci minuti di black out su ben cento ottanta complessivi, dispiace a tutti perché l‟Europa League era uno degli obbiettivi da raggiungere per potenzialità…ma il calcio ci insegna che è fatto così, a volte non è uguale per tutti. Bisogna però applaudire comunque una squadra che mostra tanta voglia di proporre calcio e ambizione ai propri tifosi, il curvone si è solamente ristretto ma, non si è affatto chiuso…la strada verso la gloria è ancora lunga e tortuosa e questa ROMA merita di arrivare al traguardo…comunque sia Febbraio GialloRosso racconta di una potenziale finale di Coppa Italia da poter centrare ,tenendo presente la stella che potrebbe proclamarci sceriffi, un campionato che bisogna ora più che mai tenere a bada per evitare contraccolpi negativi, e poi racconta del rammarico da portarsi sulle spalle non tanto come sconfitta ma, come insegnamento futuro…in ogni caso posso veramente dedurre che in quella maledetta notte europea si è vista una ROMA “PETTI D‟ACCIAIO” ma, questa volta colpisce tutt‟altro aspetto…questa volta quei petti d‟acciaio servono per affrontare sfrontatamente e senza paura di cadere questo piccolo errore di percorso, per il resto NIENTE E‟ PERDUTO FINO A CHE CI SARAI TU, ROMA NOSTRA!


Ristorante familiare - Forno a legna - Bisteccheria Martedi e venerdi pesce fresco Sale per banchetti con affitto della piscina Per chi si presenta a nome di Radio Cucs Legend sconto del 20% Via di Torre di Pratolungo, 19 – Casal Monastero Per informazioni e prenotazioni 06.41409246


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Il pagellone

di Luigi D’acunto I N

AN D

O UT

CICINHO 0 :Merita tutto il dissenzo possibile dopo le parole dette in Brasile a danni nostri, qui a Roma è stato venerato e lui ci beffeggia come se fosse stato in carcere…ma mostra anche una tale continuità nel baciare tutte le maglie in cui approda..ottimo esempio di calciatore-mercenario. (PIETOSO) OKAKA 7: Scenario totalmente opposto è il caso di Stefano, che dopo aver già firmato per il Fulham…saluta il nostro pubblico con un gol decisivo al 89‟ esultando sotto la Sud, proprio come sognava da bambino essendo Romano e Romanista come tutti noi…giocatore che più volte ha manifestato amore per questi colori ma, che purtroppo non è stato capito fino in fondo..un ragazzo di cuore che di certo apprezzeremo sempre, augurandogli Buona Fortuna! (UN PEZZO DI ROMA

JULIO SERGIO 7 : Inizio mese perfetto per lui, si è mostrato ancor più reattivo di come si è fatto conoscere, mettendo su carta la sua partita perfetta della stagione…quella di Firenze; parate di tutti i gusti dalle più angolate a quelle più ravvicinate, piccolo ma abile il nostro portiere rivelazione; peccato per quell‟infortunio riscontrato ad Atene che dovrà tenerlo fermo per almeno 10 giorni. (GATTONE) DONI 5 : Subentra ad Atene per sostituire Julio Sergio, ma purtroppo non sembra aver poi tanta fame di riscatto…meglio la prova casalinga con il Catania, dove caricato dall‟affetto del pubblico contribuisce alla vittoria giallorossa. (RITORNO DI FIAMMA) CASSETTI 6,5: Beh, cosa dire …dopo il Derby è davvero mutato il nostro Marco, stabilendo una serie di partite positive costanti, che spingesse molto lo si sapeva, ma adesso lo fa mantenendo sigillata la sua fascia, merito del grande lavoro tattico fatto con Ranieri.

MOTTA 6 : Dopo tanta panchina eccolo ritornare pian piano quel giovane dalla grinta di un leone, la sua ottima prova in Coppa Italia gli permette di avere spazio in campionato questo mese, si comporta molto bene soprattutto in fase di copertura...lo si vede spingere un po‟ di meno forse per maggiore prudenza. (JOLLY)

JUAN 8: Tanto discusso ad inizio stagione per le sue poche presenze, ma quando gioca…alzo le mani, e da un po‟ che ha trovato continuità in questa stagione, mettendo a segno prestazioni mastodontiche, è stato lui il Re della difesa in questo Febbraio regalando tral‟altro interventi difensivi molto tecnici ma soprattutto puntuali…ricordando quel gioco difensivo così tanto brasiliano come lo faceva il grande Aldair..in totale da una grossa mano ad una difesa ultimamente un po‟ stanca. (MONUMENTALE)


Cucsando MEXES 6,5 : Sta anche lui pian piano riprendendosi il posto, facendo concorrenza a due statue lì dietro come Juan e Burdisso, perfetti quest‟anno..sigilla il doppio vantaggio in Coppa Italia…e riesce a dividersi qualche partita con Juan..e sembra rivedersi il vecchio Rugantino, si vede che ha tanta voglia di riprendersi la sua ROMA, adesso starà al nostro Claudio…(AFFAMATO) BURDISSO 6,5: Dopo una stagione ad altissimi livelli si nota in lui qualche sbalzo di ritmo, mantiene sempre quell‟attenzione costante in campo, è tra i primi ad alzare la linea difensiva..a volte sembra De Rossi per incitamento ma, si vede in lui un po‟ di affaticamento per le troppe partite giocate, non brillantissima la partita ad Atene, farebbe bene Ranieri ad alternarlo con Mexes, nonostante tutto merita una sufficienza. (GUERRIERO)

RIISE 7,5 : Se non è il migliore del mese beh, poco ci manca…ormai questo “Roscio” di ferro è come un treno Freccia Rossa per l‟appunto, che viaggia a 200 Km/h e non

si ferma più…un carro armato che sovrasta i suoi nemici su quella fascia sinistra…un cane rabbioso che fa la guardia al suo reparto..ed anche un pirotecnico venditore di fuochi, perché ne ha da regalare a tutti, intendo ovviamente i suoi gol.(ESPLOSIVO) DE ROSSI 7,5: Prove degne dell‟amore che abbiamo per questo giocatore le sue, per lui ogni mese è lo stesso perché ha un rendimento prestazioni e minuti giocati che è pazzesco! La sua continuità è ormai una costante, e scusate il gioco di parole..perchè di parole per lui ormai non ne ho…sembra vedere un ultrà in campo..CUORE E PASSIONE gli ingredienti che anche questo mese ha messo a nostra disposizione, difendendo con le unghie e con i denti la sofferta vittoria a Firenze e l‟ultima col Catania in casa. (GLADIATORE) PIZARRO 7,5 : Stesso voto di Danielino anche per lui, il perché è semplice l‟uno sembra il

reciproco dell‟altro..la coppia è il punto di forza della nostra attuale ROMA, con lui c‟è stata fluidità e più alternative di gioco, il suo vasto repertorio artistico facilità la manovra offensiva, sembra un pittore esperto che sa anche tamponare qualche buco per le varie zone del campo. (INDISPENSABILE) BRIGHI 7: Bravo, serio e umile come sempre il nostro Matteo…anche sta volta ha dimostrato di saper accettare le scelte del Mister e mettersi a disposizione per dare il massimo quando serve…festeggia in anticipo di un giorno il suo splendido compleanno segnando una doppietta nella sfida casalinga col Palermo.(ARMASEGRETA) TADDEI 6,5 : Che dire , se la ROMA sta viaggiando a 1000 lo deve anche ai suoi tanti ritorni, un altro è proprio quello di Rodrigo, Febbraio è stato il suo miglior mese della stagione in quanto a prestazioni, continuità, corsa ed anche quella versatilità che non vedevamo più da un po‟…la sua ottime le prestazioni in Campionato dove avrebbe meritato


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anche il GIOIA)

gol.(TODA

PERROTTA 6: Dopo tanta corsa si è dovuto fermare un po‟ il nostro motorino…gioca in coppa e a Firenze abbastanza bene anche ma, poi un affaticamento muscolare lo ha dovuto fermare. ( UNA FERRARI AI BOX)

MENEZ 5 : Sembra essersi perso per strada e non ritrovarla più…la ROMA cresce e lui purtroppo cala, è un peccato se si consideri il suo vasto repertorio di talento…si vede qualche suo spiraglio solamente contro il Catania, il mio è un 5 di fiducia, ma non so quanto possa durare ancora. (OPACO) CERCI 6,5: Un fine mese che fa ben sperare il suo…Ranieri gli concede spazio soprattutto per merito suo…corre ,suda e si sacrifica..tra i migliori con il Catania e quasidecisivo ad Atene. (VOLENTEROSO)

BAPTISTA 5,5: Mezzo punto in più per il gol contro il palermo, il 1 in questo campionato per lui…e dopo tanti fischi sta ritornando la pace con la tifoseria…apprezzabbile il suo spirito di sacrfificio ultimamente. Beh uno sforzo in più lo sta facendo ma, siamo ancora lontani da quella che chiamavamo “Bestia”.(AL LAVORO) TOTTI 6: Come nel caso di Perrotta almeno il 6 non riesco a non darglielo perché il momento che sta attraversando il Capitano è delicato…le sue condizioni fisiche sono sotto gli occhi di tutti, non avrebbe potuto proprio giocare questo mese..ma bisogna premiare il suo sforzo nello stringere i denti e dare una mano in Coppa, a Firenze e in casa col Palermo.(ROBOCAP) VUCINIC 8,5: Il migliore. Lo meriterebbe anche Juan ma, credo sia giusto darlo a lui che è stato praticamente l‟uomo del mese..decisivo in tutto e per tutto partendo dai gol segnati, più pesanti che mai come: il vantaggio in Tim Cup, il gol decisivo per la vittoria a Firenze, la perla ad Atene ed il gol altrettanto

decisivo in casa contro il Catania. Perfetto anche in fase difensiva sacrificandosi moltissimo per la squadra e offrendo prestazioni solide e incisive, il suo è un gioco fatto di spettacolo e concretezza..poi se parte non li prendono più, è in un ottimo periodo atletico.(VU-CINICO)


di Francesco Ottaviani Studio Tatuaggi e Piercing – Via Aversa, 54 Roma – Zona Largo Preneste Tel. 3472302141 SITO: http.//ilmagodeglianelli.info E-MAIL: ilmagodeglianelli@libero.it


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Scenografie e dintorni di Renato “Renatino” Bacci

Apro il dizionario della lingua italiana ed alla voce “scenografia” leggo: “l'arte di dipingere e di realizzare le scene; l'insieme degli elementi che costituiscono l'ambiente scenico”. Ma per noi del Commando Ultrà ha sempre significato altro. Un mix di passione, amore, fantasia, orgoglio, perseveranza, fatica, coordinamento, soddisfazione e chi più ne ha, più ne metta. Per noi, soprattutto, è stato sinonimo di “regalo”, Il regalo che si fa alla propria amata per dimostrargli il proprio amore, fedeltà e gratitudine. Ma con in più l‟implicito (ma non troppo) invito ad “applicarsi” al meglio nella relazione.. Ma anche sinonimo di “sfida”, soprattutto con noi stessi. Una perenne sfida alla ricerca della novità, del “mai proposto mai” ma realizzabile, con un occhio ai materiali, due ai progetti, tre al

budget e cento alla segretezza. Sempre con la spada di Damocle sul capo del poco, pochissimo tempo a disposizione e del non poter fallire per nessuna ragione al mondo..NESSUNA! E questo indipendentemente se parliamo di scenografie legate ai derby o meno. In ogni caso la parola fallimento non era contemplata. In queste pagine ci proponiamo l‟obbiettivo di farvi entrare in varie scenografie, per cercare di trasmettervi quello che vivevamo in quel periodo e soprattutto le emozioni che ci guidavano e stimolavano, dal momento della scelta, passando per la realizzazione, fino all‟ultimo step della presentazione allo stadio. E‟ così che a grandi linee una scenografia può essere scomposta, appunto: Idea, realizzazione e presentazione. Detto così sembra facile, e se si eccettuano quelle poche decine di


Cucsando persone che partecipavano fattivamente alle varie fasi, sono sicuro che lo era per la stragrande maggioranza dei fruitori. Ma vi posso assicurare, che al pari della parola fallimento, anche la parola facile non è mai stata contemplata. Il primo grande scoglio da superare era.. che cosa fare. Trovare l‟idea con la “I” maiuscola, quella che ti lasciava a bocca aperta, che ti faceva stropicciare gli occhi. Quella che doveva trovare il gradimento di tutti (proprio tutti!). Che non fosse già stata proposta da nessuno, in nessuno stadio dello scibile conosciuto. Che non costasse una cifra improponibile, che fosse realizzabile, che fosse d‟effetto..che..che..e mille altri che ancora. Lavoro che diventava sempre più complicato, ogni anno di più..Materiali, idee, originalità..come le miniere d‟oro del Klondike, prima o poi finiscono con l‟esaurirsi. Ore ed ore di interminabili, fitti colloqui passati ad analizzare e vagliare proposte. Prendere in considerazione questo e quello, scartare, recuperare e poi scartare di nuovo. Fino ad arrivare a lei..l‟idea.. E come in tutte le cose, finita la teoria ecco la pratica. La realizzazione.

Abilità, resistenza alla fatica, velocità e cosa più difficile, capacità di mantenere il segreto. Questi erano gli ingredienti base per una buona realizzazione. Un lavoro per molti ma non per tutti. Per chi era disposto a fare nottate, a lottare contro il tempo e soprattutto a farlo in silenzio. Nottate e nottate, passate a cucire, incollare, tagliare, verniciare, assemblare. Ma nello stesso tempo a cementare amicizie e rafforzare rapporti. Senza sosta, senza più la percezione de giorno e della notte, come in un unico in-

interminabile turno di lavoro. Roba da far rabbrividire anche gli infaticabili cinesi. In quei frenetici momenti, tra battute e risa, preoccupazione e scetticismo, la domanda più gettonata (tutto sommato spesso retorica) che ognuno faceva a se stesso, era sempre la stessa: “ce la faremo questa volta?”. Malgrado l‟esperienza accumulata negli anni, e la


Cucsando consapevolezza che quel giorno, a quell‟ora, lo spettacolo ci sarebbe stato, il tarlo del dubbio spesso si faceva strada anche nelle teste dei più ottimisti quando la clessidra del tempo, inesorabilmente, ci diceva che non c‟era più tempo ormai. Fino a che, ormai giunti all‟ultimo secondo utile, come per magia tutto era miracolosamente pronto. D‟incanto quello che per giorni era stato solo il progetto nella testa di pochi, diveniva reale, palpabile e visibile a tutti. Anche perché, spesso si lavorava a blocchi, seguendo direttive di chi aveva in testa il tutto, senza sapere cosa in realtà

si stesse facendo. La preoccupazione dei primi giorni lasciava il posto alla soddisfazione ed alla consapevolezza di avercela fatta per l‟ennesima volta. I volti fino a quel momento tesi, finalmente apparivano distesi, solcati da inequivocabili sorrisi. Tutto era finalmente pronto, ma.. Ora ci aspettava l‟ultimo stadio..e non era solo un gioco di parole. L‟ultimo stadio..allo stadio. La presentazione, la messa in scena. Quello che avevamo immaginato, progettato su carta o peggio ancora nelle cellule cerebrali di qualcuno, ora “doveva”

prendere forma. Senza se e senza ma. Doveva, punto. Un unico tentativo, senza possibilità di replica. Si cominciava sempre prestissimo. Di buon mattino eravamo già nello stadio a sistemare il contorno di cartoncini, plastica o simili. A distribuire incarichi, compiti e ad istruire la gente sul da farsi o come comportarsi. A preparare quella che doveva essere necessariamente una macchina perfetta. Come quando devi difendere un risultato importante, per alcuni il tempo sembrava non passare mai, mentre per altri, al contrario,


Cucsando

sembrava volare, come quando il risultato lo devi ribaltare. Diversi stati emotivi di una stessa partita, ugualmente importante. Tra volti tesi e facce sorridenti, tra sguardi corrucciati e grasse risa, andavamo incontro al nostro destino consapevoli solo del fatto che in 5/7 minuti al massimo tutto si sarebbe compiuto. Ma, almeno nelle teste di chi aveva organizzato il tutto, eravamo altresì sicuri di essere pronti, di aver fatto ancora una volta quello che doveva essere fatto. Che un‟altra sfida con noi stessi stava per essere vinta fieri di aver spostato l‟asticella un tacca più su. Ora bisognava farlo vedere a chi aveva riposto in noi la sua fiducia e di mostrare finalmente il nostro regalo alla nostra

amata. Il momento sicuramente più emozionante. Quando, all‟entrata in campo della nostra Roma, vedevamo salire e materializzarsi la nostra creatura, in quei pochi istanti, il pensiero correva come in flashback a tutto ciò che quella scenografia era stata, dal momento del suo concepimento al suo primo vagito. In migliaia di fotogrammi, ci scorrevano davanti agli occhi tutti i momenti vissuti in quel periodo di lavoro. E più scorrevano, e più saliva intensa la gioia nel vederla finalmente “viva”, fino ad esplodere in un urlo liberatorio abbracciando il vicino, spesso sconosciuto, di turno. Si può mettere su carta più o meno tutto. Dai metri di stoffa, ai chili di

vernice. Dalle migliaia di cartoncini alle centinaia di fumogeni. Quello che sarà difficile fare, sarà trascrivere ciò che il cuore e la testa ci dicevano in quei momenti. Dar corpo alle emozioni di quei giorni. Sarà come mettervi in mano un elettroencefalogramma e darvene la trascrizione. Non sarà facile, ma state tranquilli che ci proveremo. Per me, personalmente, sarà come tornare indietro nel tempo e ricordare quegli istanti che hanno segnato a tinte forti la mia vita. Emozioni che pagherei col sangue per poterle rivivere. Sarà come aprire l‟album dei ricordi e renderlo pubblico affinchè tutto non vada perduto..come lacrime nella pioggia.


CUCSANDO FEBBRAIO 2010