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contenuti 3

Editoriale

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Hanno collaborato

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Primizie 2012

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A tavola dopo le feste: dieta purificante e trattamenti spa

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Da Enzo... la festa si improvvisa!

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Il vino, la terra, il made in Italy: i segreti del marchio Zonin

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Dopo le feste, torniamo alla natura...

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Merano WineFestival 2011

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Il sapore più antico

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La Leggenda dei Frati

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La magia di Manuel Astuto all’hotel Laurin

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Andorra: la fonte del benessere

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L’Italia a tavola: la pastasciutta

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Piccoli gourmet crescono

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La cucina etnica

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Accessori preziosi

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Eventi

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“Mbube” Breve storia di una musica africana

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Indice ricette

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Indirizzi

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Il vino, la terra, il made in Italy: i segreti del marchio Zonin Intervista con Francesco Zonin. In un’Italia di eccellenze, ma anche di immobilismi, questa azienda nata nel 1821, rappresenta il paradigma di cosa significa fare della tradizione uno strumento competitivo. di Fabiana bussola

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rima di arrivare in azienda è un susseguire di campagna, vigneti e strade che introducono nel paesaggio del Nordest italiano, tra piccole realtà e campi coltivati. Sembra incredibile che Gambellara, nella provincia vicentina, sia così fortemente connessa con gli Stati Uniti, in particolare con la Virginia, cui la unisce uno dei prodotti più tradizionali del 22

nostro paese: il vino. Un prodotto che nasce da un profondo sodalizio con la terra ed ha bisogno di essere amato e pensato, ancor prima di finire in bottiglia. «Viviamo in un bel Paese. Nonostante tutto». Il sospiro con cui Francesco Zonin accompagna la sua affermazione dice molto delle sfide che il mercato enologico internazionale, sempre più complesso e veloce, impone. Fa capire

che l’Italia di oggi, anche se non è una terra facile, resta comunque un Paese straordinario, da amare con i suoi difetti. A quella fatica espressa durante una impegnativa mattinata di lavoro, sembra rispondere lo sguardo serafico e solido dello zio Domenico, che nella sala riunioni si spande proprio come compete a un ritratto di famiglia: rassicurante, fiducioso, capace di infondere slancio al giovane vicepresidente,


diventato da qualche anno il nuovo volto del marchio Zonin. In un’Italia di eccellenze, ma anche di immobilismi, questa azienda nata nel 1821, rappresenta il paradigma di cosa significa fare della tradizione uno strumento competitivo. Dai tempi dello zio Domenico, che negli anni Venti del Novecento trasformò l’eredità vinicola di famiglia in business, molte cose sono cambiate. «Fino agli anni Cinquanta la

nostra era una delle poche aziende vitivinicole nazionali - racconta Francesco -. L’espansione all’estero è iniziata poco dopo l’arrivo di mio padre in azienda, nel 1967. Era stato un grande desiderio dello zio Domenico: siccome non aveva eredi, mentre mio padre era il primo di otto fratelli, riuscì a convincere mia nonna, che desiderava tanto avere un figlio avvocato, a fargli prendere il diploma in enologia. In seguito cucina gourmet

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papà si laureò in legge e realizzò anche il desiderio di nonna». L’ingresso di Gianni Zonin rappresentò lo sviluppo di un progetto pionieristico: portare la viticoltura negli Stati Uniti, sulle orme di un sogno irrealizzato. «La tenuta in Virginia ha un fascino particolare - continua il vicepresidente -. In quell’area inizialmente proprio un italiano cercò di sviluppare la viticoltura insieme a Thomas Jefferson, ma in seguito la guerra civile comportò la distruzione dei vigneti. Quando, nel 1976, mio padre arrivò a piantare Chardonnay e Cabernet c’erano solo due cantine: un pioniere a pieno titolo, se pensiamo che adesso le cantine sono trecento». Oltre al “sogno americano”, l’azienda veneta si è espansa in Friuli, Lombardia, Piemonte, Toscana, Puglia, Sicilia e porta all’estero il

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volto moderno del business enologico italiano. «Il mercato del vino oggi è globale e non c’è più una differenza netta tra prodotti italiani e francesi, tanto che in un drugstore americano con 15 dollari si possono acquistare Chianti classico o Merlot californiano. L’Australia, il Sudafrica, il Cile o l’Argentina contano per il 25 per cento degli scambi internazionali, per cui bisogna saper proporre qualcosa di diverso, di convincente. Il made in Italy in questo senso ci dà una mano». Già, ma come far comprendere ciò che noi italiani diamo per scontato, quella buona quota di tradizione che da sola dà valore a ogni singola bottiglia? «Il nostro stile di vita continua ad affascinare, soprattutto negli Stati Uniti. Basta viverlo una volta come turisti che poi, tornati a casa, si


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Nel cielo gastronomico altoatesino, nella cucina dell’hotel Laurin,brilla la magia di Manuel Astuto testo a cuRa deLLa Redazione foto di maRio Reggiani e caRLo quagLianeLLo

“Le Dolomiti sono la costruzione più bella del mondo…” (Le Corbusier, architetto) Dominata dal meraviglioso gruppo del Catinaccio, nel cuore di Bolzano, respiro alpino e calore italiano, dinamismo moderno e suggestioni storiche, questa è la realtà del Park Hotel Laurin. La Leggenda di Re LauRino e deL suo dono

In un castello fortificato sul Catinaccio, la splendida montagna che fa da scenario a Bolzano, e che si erge alle spalle del Laurin hotel, viveva re Laurino, che regnava su un popolo di nani, essendo lui stesso nano. Il suo orgoglio era un bellissimo giardino di rose rosse che curava con tanto amore. I fiori, protetti e legati tra loro da un prezioso filo di seta dorato, erano tutta la sua vita. Un giorno il piccolo grande re si innamorò di Similde, la bella principessa del vicino castello, tanto che decise di rapirla per portarla nel suo regno. Il fratello di lei disperato chiamò in aiuto il re dei Goti ed altri cavalieri per libe-

rare la fanciulla. Fu così che si arrivò ad una lotta impari tra il piccolo re ed i giganteschi invasori. Non ci furono speranze per Laurino che dovette soccombere alla forza del nemico, ma, prima di morire, riuscì ad esclamare: “che né alla luce del giorno, né nelle tenebre della notte, nessuno possa mai più godere dello splendore del mio giardino!”. Il povero re aveva però dimenticato di menzionare quel particolare momento in cui il giorno lascia il posto alla notte… il tramonto. E, secondo la leggenda, fu una vera fortuna. Infatti ancor oggi, in certi tramonti, il Catinaccio, chiamato in tedesco Rosengarten (giardino di rose) si incendia di stupende tonalità rosate. Un emozionante spettacolo!

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“Se qualcuno che abitasse nel sud, o ne venisse, potesse intendere l’incanto che io qui provo, mi giudicherebbe molto puerile (…) giunsi a Bolzano con un bel sole allegro, la vista di tutti quei volti di mercanti mi piacque. (…) tutto ciò che tenta di vegetare sulle montagne qui ha già maggior vigore e vitalità, il sole è caldo e si può credere nuovamente a un Dio…”. Johann Wolfgang Goethe nel suo “Viaggio in Italia” stoRia ed aRte aL LauRin. La stoRia…

La leggenda di re Laurino è raccontata nelle immagini affrescate che decorano, fin dai tempi della sua costruzione, le pareti del bar del Park Hotel Laurin e, sulla base del progetto di Marco Merulla, che si occupa delle relazioni che si instaurano tra il viaggiatore ed i luoghi del suo soggiorno, i personaggi della saga, 68

che fanno di questo spazio un luogo unico, sono ora raffigurati in un mazzo di carte che permettono all’ospite, portandole con se, di rubare un po’ della magia dell’ambiente per riviverla in altri momenti. L’hotel Laurin ha una storia unica ed affascinante. Costruito nel 1910, si è da subito imposto come icona rappresentativa dell’identità della città, mettendo in evidenza l’armoniosa fusione di internazionalità: a Bolzano l’incontro tra la cultura italiana e la cultura tedesca è diretto. Durante la prima guerra mondiale l’albergo fu prima quartier generale del comando supremo dell’armata austro–ungarica, poi delle forze armate italiane, mentre durante la seconda guerra l’edificio fu affittato dalla Commissione italiana per l’Opzione. Gli in-


genti danni arrecati dai due conflitti resero necessarie successive opere di restauro che furono però sempre volte a mantenere l’autenticità del suo carattere storico. Meta amata sia dai cittadini, che lo considerano luogo d’incontro per eccellenza, sia dai turisti, in questo secolo di vita, l’hotel è sempre stato fulcro della mondanità nazionale ed internazionale, agendo come salotto prediletto da personalità della politica, dell’economia, della cultura e dell’arte, che qui hanno trovato un ambiente caldo e riservato.

…e L’aRte

Il ruolo di centro avanguardistico per più generazioni di artisti dell’hotel Laurin, è frutto dell’amore e della passione per l’arte del proprietario, Franz Staffler, instancabile mecenate e promotore di creatività. Ma da sempre il Laurin ha avuto uno stretto rapporto con il mondo artistico e gli affreschi di Bruno Goldschmitt, che vestono le pareti del bar, ne sono un esempio. Con l’ultimo rinnovo della struttura, risalente agli anni ’90, venne acquistata una collezione di opere, circa duecento lavori su carta del ventesimo secolo, che spaziano, come tecnica, dall’acquarello al pastello, fino alla xilografia e alla litografia. Seguendo un itinerario che parte dallo stile liberty, sfiora l’impressionismo e l’espressionismo fino ad arrivare alla corrente conosciuta cucina gourmet

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con il nome di “Neue Sachlichkeit” (La nuova oggettività), si possono trovare opere di artisti locali ed internazionali, tra gli italiani sono senz’altro degni di nota Luigi Veronesi, Giacomo Manzù e Giuseppe Santomaso. La stretta relazione poi intessuta con le maggiori entità culturali del luogo, dal Museo d’Arte Moderna e contemporanea alla Facoltà di Design ed Arti, oltre alle programmazioni concertistiche e ai festival cittadini, suggeriscono il Park Hotel come tappa obbligata per chi visita la città.

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iL RistoRante deL PaRk hoteL LauRin

Svegliarsi e fare colazione, o pranzare e cenare in un’atmosfera, quasi rarefatta, che pare lontana dal rumore della quotidianità e che invita al relax , sotto le palme di un’elegante e storica sala mitteleuropea, a due passi dalla centrale Piazza Walther, è un sogno che può realizzarsi al Laurin Hotel. I suoi raffinati ambienti sono un esempio di equilibrio stile liberty con stucchi, pareti specchiate e mobili Jugendstil, uniti a pezzi di design ed arte contemporanea. Lo scricchiolio del pavimento in quercia è l’unico piccolo rumore che si percepisce, oltre a quello leggero dei piatti e bicchieri che si alternano sui tavoli, quando con eleganza e discrezione, il maitre sommelier Guido Demartis, insieme al suo staff, si avvicina agli ospiti per proporre le creazioni del mago della cucina, lo chef Manuel Astuto. Sono degustazioni molto particolari dove gli aromi del mare incontrano il sapore delle montagne altoatesine e questo anche perché, come dice con un’immagine molto cucina gourmet

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colorita ma molto concreta, lo scrittore meranese Joseph Zoderer, qui è come se si fosse nati “… tra le neve e le palme. I piedi nell’Adriatico, dietro la schiena una catena di montagne…”. E come giustamente rammenta Irene Meli, chiunque arrivi qui si accorgerà subito che, anche nel maso più sperduto della valle, troverà sia canederli che tagliatelle, burro di malga ma anche pomodori ed olio. I piatti che lo chef propone sono preparati con tecniche semplici, alla ricerca dei sapori autentici e vengono accompagnati da una accurata selezione di vini. Circa 500 le etichette che il maitre sommelier può presentare e consigliare ai migliori intenditori, dalle rare bottiglie di vino bianco invecchiato dell’azienda vitivinicola di Terlano, alle più innovative specialità biodinamiche. Il ristorante Laurin sostiene inoltre l’iniziativa “Fair Cooking”: la proposta culinaria si traduce così in una varietà di sapori e colori, dove a materie prime regionali si accostano specialità esotiche di grande qualità. Quinoa, cardamomo, zucchero di canna mascobado 74

sono solo alcuni degli ingredienti provenienti dal mercato equo solidale che Manuel usa nella sua cucina. Nei mesi estivi poi il ristorante si trasferisce all’ombra dei cedri, all’interno del meraviglioso parco dell’hotel, dove, in un’atmosfera quasi irreale e sospesa, gli ospiti, degustando fresche pietanze estive, possono stupirsi davanti agli spettacoli di show coking della brigata di cucina.


iL PRoget to faiR cooking Il progetto Fair Cooking è un progetto di partnership tra i ristoranti gourmet dell’Alto Adige e le 11 botteghe del mondo e vuole essere un ulteriore contributo alla divulgazione dei vantaggi inerenti al commercio equo e solidale. Le materie prime Fair Trade utilizzate per la

preparazione di pietanze dai ristoranti scelti, non sono solo eque, ma di altissima qualità. Utilizzando questi prodotti i ristoranti diventano partner Fair Cooking delle botteghe del mondo ed i loro nuovi piatti fair trade sono evidenziati sui menù. I criteri di selezione dei ristoranti e chef, come partner Fair

Cooking, sono la qualità e la volontà di utilizzare i prodotti Fair Trade. Questa iniziativa in primo luogo vuole raggiungere il gruppo target dei buongustai e dei consumatori attenti all’alta qualità degli ingredienti.

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manueL astuto

Manuel astuto: Due anIMe PeR una CuCIna Parlando dell’Alto Adige è stato scritto che in questa terra, crocevia di culture e lingue, vivono insieme tre diversi popoli: italiani, tedeschi e ladini e che questa terra di confine ha finalmente raggiunto una posizione speciale. Scrive a tal proposito Gabriele Crepaz “… i primi approcci sono avvenuti in cucina. Le contadine provarono a cucinare pasta e minestroni e le casalinghe italiane testarono speck e canederli. Ci si assaggiò… un nuovo gusto per la vita ed una nuova concezione del “noi” iniziò a salire dal vapore delle pentole…”. Manuel, ben conosce questa realtà e questa dualità che spesso caratterizza i popoli di confine, lui infatti riunisce in se, e trasferisce nei suoi piatti, tutto il colore e la passionalità della terra siciliana tipici del carattere paterno, e tutto il rigore e il sapore di montagna che gli vengono dalla mamma, altoatesina della Val Venosta: due anime per una sola cucina! gRande caRisma, RigoRe da maestRo e…tanta eneRgia!

Giovanissimo talento, sguardo vivace seppur magnetico e, a volte, pungente, apre con 76

alcune tappe della sua attività:

disinvoltura le porte della sua cucina, una vera “officina di lavoro” dove quindici ragazzi, altrettanto giovani, lavorano insieme a lui, seguendo le sue indicazioni, ma in grande autonomia. È una situazione molto veloce ed attiva di grande dinamismo, che rende subito l’idea di una non comune capacità di coordinamento. Sempre pronto allo scherzo sa rendere l’atmosfera giocosa, senza per ciò rinunciare alla “severità” dei processi e dei metodi, necessari perché ogni piatto diventi da puro cibo un’opera d’arte: “per scegliere un capo brigata - dice - ci posso mettere anche quattro o cinque mesi, devo trovare la persona giusta, al contrario posso metterci cinque minuti ad interrompere una collaborazione se qualcuno lavora con l’orologio alla mano… qui non ci sono tempi, non c’è Natale e non c’è Pasqua, ci sono solo tanta passione e tanto amore per il proprio lavoro”. Manuel sa che in cucina c’è bisogno della collaborazione e della concentrazione di tutti, è giusto cedere alla risata e alla battuta ma guai alla distrazione, che poi porta l’errore. Nulla infatti gli

organizzatore nel 2005 dell’evento culinario e dello show-cooking nella trasmissione in diretta “La domenica del villaggio” condotta da Davide Mengacci Organizzatore nel 2007 del buffet di apertura e della settimana gastronomica al Parlamento Europeo per l’orchestra giovanile europea a Bruxelles Nel 2010 ha curato la presentazione della cucina altoatesina nella trasmissione Melaverde di Rete4.

sfugge ha sempre tutto sotto controllo, ridendo, e con tono scherzoso, fa notare la presenza di un grande specchio, simile a quelli che si trovano agli incroci delle strade senza visibilità, e con occhio ammiccante dice “…mi serve per controllarli sempre, anche quando volto le spalle!”. L’essere a capo di un team così numeroso non lo spaventa certo e ha subito compreso come un vero “leader” sappia anche trasferire competenze ed esperienze, ed è ciò che lui fa costantemente con chi gli sta a fianco, insegnando ai suoi ragazzi “il mestiere” e coinvolgendoli in ogni attività e progetto. L’aver raggiunto importanti traguardi, pur


così giovane, non gli ha certo fatto perdere la semplicità, né l’umiltà di chi si è conquistato tutto da solo, cominciando a lavorare a quattordici anni. Infatti, tra pentole che bollono e chili di patate che vengono scolate, con grande “normalità”, al fianco di un giovanissimo aiuto, pulisce carciofi e taglia verdure mentre, come a tutti i ragazzi della sua età, il telefonino suona nella tasca. un Po’ deLLa sua cucina e deLLa sua fiLosofia

Se un giorno dovesse scrivere un libro non sarebbe certo un libro di ricette, vorrebbe parlare di ciò che sta dietro una ricetta, dell’uomo che

l’ha pensata e che l’ha creata, della fatica e della ricerca delle quali, ogni piatto che nasce, è solo l’espressione finale. Il piatto per Manuel prende vita nella mente, prende forma dall’idea e dal disegno che già immagina nella testa, inizia da un colore e poi si concretizza fino al punto in cui, la discussione con i collaboratori, non da il via alle “prove”. Sempre attento alla ricerca, non pare mai soddisfatto di se stesso anche se agisce con grande scrupolosità, sia nella preparazione del piatto che nella scelta delle materie prime, ogni ingrediente è selezionato con cura da lui che va, personalmente, a fare la spesa per poter

vedere i prodotti. La sua filosofia culinaria si ispira ai principi della cucina mediterranea naturale e genuina. Grande attenzione poi ai particolari e alla presentazione, “…in queste cose sono pignolo..” dice, ma nessuna guarnizione inutile o che non sia commestibile, non servono decorazioni o ghirigori l’importante è che ogni creazione sia una reinterpretazione armonica della tradizione e che sappia legarsi alle origini del territorio, unendo e fondendo anche anime diverse, come quella del Sud e quella del Nord che coesistono in lui.

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I piatti della nostra tradizione e del nostro territorio e l’originalità della cucina indiana “…tra la neve e le palme. I piedi nell’Adriatico, dietro la schiena una catena di montagne…”(J.Z.). Il dualismo nel menù gourmet di Manuel Astuto antipasti: pag. 80 : l’Alto Adige con influssi mediterranei : la nostra interpretazione della capasanta

primi piatti:

: cappelletti al grano arso con farcia di piccione, coscetta farcita ai fichi secchi su crema di sedano rapa, jus al pino mugo e sensazione alla mela cotogna : maltagliati in fondo di crostacei ed astice

secondi piatti:

: branzino dell’Atlantico su crema di broccoli e patate allo zafferano : filetto di manzo in crosta di tartufo nero su crema di pastinaca e patate Pont Neuf in manto di radicchio tardivo

dessert:

: trancio di arachidi su letto croccante e salato con gelato al caramello e sale e gelée alla melagrana : ravioli di ananas ripieni con mousse al cocco su zuppetta di frutto della passione

Dopo le elaborate preparazioni dei pranzi delle feste, qualche ricetta veloce a base di pasta, un elemento fondamentale della dieta mediterranea… pag. 122 pag. 123 pag. 123

: spaghetti alla chitarra con scampi al profumo di lime : tagliatelle ai funghi, pancetta croccante e zucchine : stricchetti al pesto di rucola e pinoli

…e ancora per purificare l’organismo spazio ai cereali ed ai legumi con… pag. 31 pag. 32 pag. 32 pag. 32 pag. 32 pag. 32 pag. 33

: polpettine di grano saraceno : il piatto magro : budino di polenta : mele, cavoli e lenticchie : peyla d’orzo : tortino di riso : tortino di fagioli

per chi poi non volesse proprio rinunciare a qualche piatto speciale… arriva dalla Spagna pag. 109

:lo stinco con le spugnole

pag. 137

: il rawas dorato in padella con salsa ispirata al “panch amrut”

e dall’India mentre sono legate alla nostra terra ed al nostro olio, le ricette per tanti deliziosi stuzzichini… pag. 47 pag. 53 pag. 53 144

: Olive in salamoia : Funghi sottolio : Pomodori secchi sottolio


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