Page 1

#1 MARZO 2013

UNINSIDE Dentro l’università. Dentro uno spazio abbandonato dove i saperi diventano i mezzi di una fabbrica della precarietà. Contro la crisi. Contro il meccanismo che con banche e tasse trasforma gli atenei in altari dell’indebitamento. Fuori dall’università, perchè saperi liberi e critici proiettino sogni e desideri su tutta la metropoli...


L’UNIVERSITÀ DELLA CRISI TRA INGOVERNABILITÀ E AUSTERITY... La confusione è grande sotto il cielo. Il teatrino, sempre più simile ad un circo, si spinge ormai ben oltre la scadenza elettorale lasciando la scena all'ingovernabilità. Ingovernabilità sulla quale sono molte le analisi che si possono fare e che sicuramente trae origine da molti fattori; in questo ambito ci basta sottolineare quello che ci sembra più attuale ed evidente: a noi pare che il voto sia una chiara spia da un lato della crisi della rappresentanza politica in senso tradizionale e di una voglia di cambiamento radicale e netto che ancora deve capire come esprimersi efficaciemente, dall'altro di un rifiuto netto alle politiche di austerity targate Europa. Ci riferiamo chiaramente al successo del Movimento 5 Stelle, al costante aumento dell'astensionismo e, paradossalmente, alla rimonta del solito, furbo, Berlusconi, che ha impostato la propria campagna elettorale discostandosi da tutto ciò che fino a poche settimane prima il suo partito votava in parlamento. Dall'altra parte il risultato deludente di PD (che con un'altra impresa riesce a non ottenere una maggioranza sufficiente a governare) e Monti...insomma...del fronte “rigorista”. In questo scenario sul quale non vogliamo dilungarci, ma dal quale è difficile prescindere, abbiamo deciso, in quanto studenti universitari, di focalizzarci sul ruolo sociale, in continua ridefinizione, dell'università in Italia. Quell'università che, uscita malconcia da una raffica di attacchi giunti sotto forma di riforme (letali Gelmini e Tremonti, più pulito ma altrettanto dannoso Profumo) si definisce sempre più come luogo di riproduzione di una forza lavoro flessibile, precaria, immediatamente sfruttabile. In altri termini si delinea, per dirla con una frase fatta, come “fabbrica della precarietà”. Non solo, in continuità con gli studenti delle scuole superiori, anche lo studente universitario è sempre meno ascrivibile ad una categoria ma fa sempre più parte di un'unica generazione compiutamente precaria nello studio, nel lavoro, nella quotidianità, nell'esistenza. Una generazione che non conosce confine tra lavori occasionali e studio, tra università e metropoli. L'università è anche ormai integralmente polo di accumulazione finanziaria e di indebitamento, entrando a svolgere un ruolo sempre più ingombrante nel meccanismo del sistema-crisi-debito con l'introduzione giunta a compimento delle banche sia come sponsor veri e propri, sia come tramite obbligatorio per il pagamento delle altissime tasse. Proprio questo punto ci porta ai dati del Consiglio Universitario Nazionale il quale scopre che sempre meno giovani possono permettersi gli studi universitari, rivelando in realtà un altro processo ben giustificato dallo stato di eccezione dovuto alla crisi: quello per cui il ruolo dell'università torna pian piano ad essere quello di formazione di una classe dirigente. E' proprio qui che andavano a parare anche tutti i discorsi sulla meritocrazia sfornati dal ministro uscente Profumo. Niente più scolarizzazione di massa, niente più erasmus, niente più borse di studio...addio! Del resto, servono sacrifici... Ma non inauguriamo questo nostro progetto cartaceo portando solo cattive notizie... Crediamo infatti che il collasso sempre più evidente di un sistema politico e sociale, insieme ad un'università costretta ad aprirsi allo spazio urbano entrando in contatto con una serie di altre contraddizioni del sistema economico neoliberista, che abbandona territori interi togliendo welfare, servizi, reddito...portino con sé i germi di un nuovo modo di concepire la socialità, la vita in comune ed i rapporti sociali. Questa convinzione soffia forte da tutta l'area mediterranea, dagli indignados spagnoli alle piazze insorgenti greche, passando per i movimenti anti-casta della Slovenia. Dal Nord Africa fino oltre oceano al movimento Occupy nel cuore del sistema finanziario...In ognuno di questi movimenti un ruolo centrale è quello degli studenti universitari...questo perchè contano su di noi per ricreare e riprodurre un sistema ingiusto e corrotto. A noi la scelta...


CI VOLEVA PROPRIO IL CUN

Ebbene sì, ci voleva il Cun (Consiglio Universitario Nazionale) per scoprire che il sistema universtario italiano è in crisi. Ma siamo sicuri che non bastasse guardarsi semplicemente attorno, senza nemmeno dover fare un grande sforzo, per accorgersene? È esperienza quotidiana vedere quanto i costi delle rate siano lievitati e i redditi delle famiglie, al contrario, diminuiti; scoprire che sempre più corsi vengono accorpati, se non addirittura eliminati; venire a sapere di non poter più accedere a una borsa di studio cui fino all’anno scorso si aveva diritto; dover fare i conti con il costo della vita, l’affitto, le rate, i libri, con la difficoltà di trovare un lavoro, in nero e sottopagato. Diciamocelo, non ci stupisce più di tanto venire a sapere che sempre meno ragazzi ripongono in una carriera universitaria le loro speranze per una futura, sicura e gratificante professione. In un contesto politico come quello in cui ci troviamo, di imposizione dall’alto delle politiche d’austerity, del resto, i continui attacchi al mondo dell’istruzione e della ricerca sono la pillola da ingoiare per salvare l’Italia dalla crisi. O almeno, questo è quello che vogliono farci credere. Questi i dati rilasciati dal Cun nella prima settimana di febbraio riassunti in poche righe: diminuzione degli immatricolati del 17% negli ultimi dieci anni (58.000 iscritti in meno), riduzione del corpo docente del 22% dal 2006 a oggi, taglio inarrestabile del finanziamento ordinario, delle borse di studio e dei fondi della ricerca. A rischio chiusura alcuni fra i principali atenei italiani (11 su 55 atenei pubblici in default). I migliori atenei per garantire la qualità dell’insegnamento diventano i più costosi e la forbice fra chi può e chi non può permettersi l’accesso al sapere si divarica sempre più, trasformando l’università pubblica in un’università d’élite, in un vero e proprio lusso. Appare evidente come oggi l’università italiana, saccheggiata in nome del merito, della serietà e del rigore, produca meno laurati, dottori di ricerca e docenti di qualsiasi altro paese sviluppato. Il ceto politico italiano, a differenza del resto dei paesi europei (e non solo), non ha mai ritenuto valesse la pena investire nell’università, figuriamoci in periodo di crisi. A regnare sovrano è il diktat del Bologna Process: privatizzazioni, tagli e aziendalizzazione. Un vero paradosso se si pensa che i governi del nostro paese sono sempre stati colonizzati da professori universitari. Ma cosa ne sarà dell’univesità in questa instabile situazione governativa post-elettorale? Niente è sicuro, solo una cosa: il nostro futuro non sarà certo roseo. In questo periodo di ingovernabilità e non rappresentanza non è più possibile restare a guardare. Il nostro futuro lo conquistiamo costruendo percorsi di mobilitazione capaci di mettere in discussione le politiche del governo e della Troika; rivendicando un accesso più ampio alle borse di studio; creando una realtà alternativa attraverso saperi che useremo come arma in tempo di crisi; costruendo dal basso un controsapere che scardini i meccanismi di indottrinamento; autorganizzando tempi e spazi all’interno dell’università.

I TAGLI ALL’UNIVERSITÀ, NON DIAMO I NUMERI!

Strutture fatiscenti, burocrazia soffocante, programmi scadenti, ma soprattutto mancanza di fondi. Lo Stato ha predisposto che nel 2013 siano erogati per l’Università pubblica 6.5 MLD di Euro (circa il 13% in meno rispetto ai 7,5 MLD del 2008). Un taglio netto e progressivo che nei prossimi mesi potrebbe acuirsi ancor di più, visto che a subire la scure dei tagli nei prossimi mesi saranno anche il Fondo per il Diritto allo Studio (da 151 MLN del 2008 ai 77 del 2013) e il Fondo per gli alloggi e gli studentati (da 31 MLN del 2008 ai 18,6 del 2013). Nel frattempo però i fondi per le Università private sono aumentati. Sarà un caso, ma in alcune di queste Università insegnano o ricoprono incarichi di prestigio, membri del Governo tecnico Monti. La cifra, per quanto “trascurabile” (circa 11 MLN, da 79 a 90), rappresenta un grave esempio di come la dismissione dell’Università pubblica a favore di quella Privata, sia uno degli obiettivi che perseguono da anni i nostri Governanti, di entrambi gli schieramenti politici. Ma come hanno giustificato i tagli? Un “Eh, c’è la crisi!” è stata la risposta banale di partiti ed Istituzioni, che appare ancor più ignobile, perché contemporaneamente all’aumento delle rette universitarie, in alcuni casi anche con rincari del 75% in 5 anni, abbiamo visto l’aumento dei fondi per un’opera inutile e dannosa come la TAV Torino-Lione, quantificabili in oltre 2 MLD di Euro (un cm di TAV costa 1200 Euro). Ma non si vuole entrare nel merito della questione, quello che preme è quantificare il danno a cui siamo quotidianamente soggetti in quanto studenti universitari. Oltre ai soldi della TAV, sono stati messi a bilancio quest’anno 12 MLD di Euro, MILIARDI!! per l’acquisto di caccia multiruolo F-35. L’ennesima prova di come chi governa è più interessato a delle “utilissime” forniture militari piuttosto che al futuro di intere generazioni di studenti: siamo assieme all’Estonia il Paese che ha tagliato di più sull’istruzione tra i 34 dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), e siamo assieme ad altri 6 Paesi gli unici che non aumenteranno i fondi per la ricerca e l’Università. Paesi come la Germania, la Francia, gli USA, notoriamente comunisti, hanno al contrario capito che investire è l’unico modo per garantire un futuro e una speranza ai giovani, futuro a cui abbiamo tutti diritto e che siamo ben decisi a difendere.

FONDI PER G E GLI STU

FOND L’UNIVERSIT

FONDI PER ALLO S


LA BANCA CHE CONTAMINA L’UNIVERSITÀ

Quotidianamente, tutti gli studenti universitari devono fare i conti con lo spettro che si aggira nelle loro facoltà: la finanza. L’esempio più lampante dell’ingerenza delle banche all’ interno della vita universitaria è il pagamento delle altissime tasse: esse devono essere versate esclusivamente agli istituti di credito associati agli atenei. Da questo piccolo rito della sussunzione può e deve scaturire un’ampia quanto amara riflessione dalle evidenti conclusioni: in maniera subdola l’attività finanziaria si insinua nella quotidianità di tutti gli studenti universitari e dei loro docenti. Infatti, tale versamento, non è altro che la rappresentazione materiale del comportamento del mondo finanziario che tenta di prender piede in quello universitario cercando di celare tale aspirazione rimanendo ai margini, ma imponendosi al contempo grazie alla sempre maggiore legittimazione legislativa ottenuta con il beneplacito dei tanti governi italiani succedutesi negli ultimi anni, primo fra tutti il governo Monti, che con la legge Profumo regola il finanziamento alle università (e al mondo della formazione tutto). Essa prevede dei cofinanziamenti da parte di soggetti privati; i quali, non è difficile dedurre, saranno molto allettati all’idea di poter manipolare il mondo della formazione imponendo i loro diktat e sfornando una generazione incapace di pensiero critico. L’aumento delle tasse universitarie, inoltre, non può che essere letto se non nell’ottica di creare un’università, appunto, d’élite accessibile solo ai pochi fortunati e predestinati e relegare il resto degli studenti e della popolazione a un ruolo marginale all’interno dei saperi e dunque della società. Per concludere la veloce panoramica sull’influenza che gli istituti di credito stanno acquisendo all’interno delle università italiane, è necessario prendere in esame la criminale idea di introdurre il prestito d’onore (già in vigore negli U.S.A. nonché oggetto di critica negli stessi) che dovrebbe agevolare gli studi ai meno abbienti, ovviamente meritevoli cioè non scomodi al sistema, ma che peserà come macigno sulle spalle degli stessi. Un laureato, infatti, accumulerà un debito così alto che non potrà mai estinguere nell’arco della sua esistenza. Ecco che si delinea il piano di un sistema economico ormai in crisi: creare una generazione compiutamente precaria ed indebitata fino all’osso disposta a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere e condannata ad un’omicida flessibilità lavorativa.

GLI ALLOGGI UDENTATI 2008 31 MLN

2013 18,6 MLN

DI PER TÀ PUBBLICA 2008 7.5 MLD

2013 6.5 MLD

IL DIRITTO STUDIO 2008 151 MLN

2013 77 MLN

UNIVERSITÀ E METROPOLI. LOTTE CHE ATTRAVERSANO IL CONFINE...

In questo periodo di grande confusione post-elettorale e promesse di ogni tipo i problemi continuano e uno di questi, l’emergenza abitativa, si fa sempre più endemico. Emergenza che non riguarda solo i ceti meno abbienti o i lavoratori in senso classico, magari appena licenziati: sempre più colpiti ovunque sono anche gli universitari, in primo luogo i fuori sede, che si ritrovano a pagare affitti altissimi oltre che a subire l’aumento costante del costo della vita dato dalle misure economiche di austerity determinate dalle logiche neoliberiste del mercato. A fronte di questo aumento di costi vi è il declino sempre più incisivo del welfare universitario sempre più smantellato dalle “riforme”, sarebbe meglio dire attacchi, di Gelmini e Profumo. Il tramonto dell’università statale comporta anche la riduzione degli alloggi destinati agli studenti fuori sede con bassi redditi, generando di fatto l’esclusione dal diritto allo studio, diritto sempre più smantellato anche dalla riduzione dell’accessibilità alle borse. In una città dove il numero dei fuori sede è in aumento il problema dell’alloggio diventa sempre più dirimente anche nella vita di uno studente e di questo ne approfittano gli affittuari che già si sfregano le mani pensando all’aumento dei prezzi. Alle speculazioni si contrappone la necessità di riprendersi spazi collettivi all’interno delle facoltà ma sopratutto all’esterno come ci insegnano esperienze quali gli studentati occupati: la Verdi 15 di Torino, Anomalia a Palermo, che non si limitano ad accogliere decine e decine di studenti esclusi dalla possibilità di alloggio garantito ma diventano anche luoghi di condivisione dentro e contro lo spazio metropolitano in cui si sperimentano nuove forme sociali e di vita, di cooperazione ed autogestione, all’interno del sistema neoliberista giunto al capolinea. Un problema, quello dell’alloggio, che crediamo evidenzi nitidamente come non si possano più separare i bisogni degli studenti da quelli di tutta una generazione precaria (lavoratori, studenti-lavoratori, studenti medi, disoccupati, giovani in genere) inserita completamente, nella propria quotidianità, nel ciclo di valorizzazione capitalista, che riesce a trarre profitto da ogni ambito della nostra esistenza.Per questo, per una reale trasformazione sociale, la necessità è, oltre le differenze di “ruolo” sociale, saper creare spazi ed esperienze di condivisione alternativa e differente, partecipate da soggetti differenti, nelle città governate dalla crisi e dall’austerità, per rivendicare il diritto e l’accessibilità ai saperi liberi, come la conquista di un reddito e di una casa per tutte e tutti.


Ogni Mercoledì in onda dalle 14.30 alle 15.15 sulle frequenze di Radio Onda d’Urto 99.6 - 99.7 Mhz!!

STAY TUNED, STAY REBEL! Seguici su

LINK UTILI www.radiondadurto.org www.infoaut.org www.notav.info www.contropiano.org

COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO BRESCIA

UNINSIDE #1  

Dentro l’università. Dentro uno spazio abbandonato dove i saperi diventano i mezzi di una fabbrica della precarietà. Contro la crisi. Contro...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you