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N° 3 Giugno 2011

IL MENSILE

Pace a Voi

... WE LOVE

C

ari tutti, il precedente numero della nostra rivista, ha avuto come tema centrale la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Vogliamo aprire il nuovo numero, evidenziando i profondi legami che legano il nuovo beato alla nostra Comunita' e di conseguenza al nostro fondatore Moysés Louro de Azevedo e come abbiamo vissuto questo momento storico. Ma procediamo con ordine. Il 9 Luglio 1980, il fondatore della Comunità incontro'   Giovanni Paolo II, in occasione della Santa Messa inaugurale del X Congresso Eucaristico Nazionale che ebbe luogo a Fortaleza (Brasile). Si trattava del primo viaggio apostolico del Papa in Brasile.Nel preparare

l'incontro, l'allora Arcivescovo di Fortaleza cardinale Lorscheider, chiese ha Moyses di parlare a nome dei giovani della Diocesi, e di offrire un regalo al Papa a nome dei giovani. Moyses, imbarazzato per l'arduo impegno chiese consiglio al Cardinale circa la testimonianza e il regalo, la risposta fu: “Sei tu che gli farai il regalo,  scegli tu !”. Per fare la volontà di Dio, Moyses pregò molto e alla fine la shekinàh di Dio gli ispirò l'intervento e il  regalo. Moyses senti forte nel   cuore di offrire se stesso a Dio, ai piedi di “Pietro”, consegnando una lettera al Papa Giovanni Paolo II in cui offriva la sua vita a favore dell’evangelizzazione dei più lontani da Dio e dalla Chiesa, con particolare att enzione ai giovani. Durant e la

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Celebrazione Eucaristica, questa mozione dello Spirito divenne per Moysés il roveto ardente (Es 3,1-18) attraverso il quale la shekinàh riempi il cuore di Moysés, facendo fiorire   nel suo cuore il carisma della Comunità.   Esattamente due anni dopo, si inaugurava la prima paninotecacentro di evangelizzazione Shalom. Il nostro fondatore, e' stato sempre colpito dalla testimonianza di fede di Giovanni Paolo II, dalla sua capacità di comunicare il Vangelo incarnato in tutte le circostanze e gli eventi dell'uomo contemporaneo. Molto del carisma della nostra fondazione, si e' abbeverato al Magistero del nuovo beato. "Spalancate le porte a Cristo: Non abbiate paura di accogliere


Cristo e di accettare la sua potestà ! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera! Non abbiate paura ! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo ! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura ! Cristo sa cosa c'è dentro l'uomo. Solo lui lo sa ! Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. E' invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, si, di vita eterna !" Queste parole, questa forza, audacia e coerenza rimasero impresse nel cuore di Moysés e dei molti fratelli e sorelle che entravano nella Comunità Cattolica Shalom. Per tutti questi motivi,  la nostra Comunità ci teneva ad essere in piazza San Pietro per la sua beatificazione. Il venerdì prima della c e l e b r a z i o n e d i b e a t i fi c a z i o n e , p e r prepararci a questo evento storico, abbiamo realizzato uno spettacolo in omaggio al nostro amato Giovanni Paolo II, che si e' tenuto al Centro Giovanile Giovanni Paolo II di Roma, La Santa Messa del 1 maggio è stata commovente per molti aspetti, ma ciò che più ci ha colpito è stata la grande quantita' di popolo di Dio: bambini, giovani, adulti, anziani. Nei loro volti insieme alla st anchezza, si vedeva la gioia e la gratitudine al Padre per il dono di Giovanni Paolo II alla nostra generazione. La stessa sensazione l'abbiamo vissuta durante la veglia del sabato sera al Circo Massimo, organizzata dalla Diocesi di Roma. Altro momento forte l'abbiamo vissuto durante   la veglia "Notte Bianca", ponte verso il Grande giorno della Beatificazione, dove la Diocesi ci ha dato il servizio di animare la veglia  nel cortile della Basilica di S. Anastasia. Durante questa veglia abbiamo espresso la nostra piena koinonia con Giovanni Paolo II attraverso l'arte, preghiere e testimonianze. Avviandoci verso la conclusione, possiamo dire che da vivo Giovanni Paolo II ha segnato i giovani, di epoche differenti a scegliere Cristo come centro della loro vita. Da Papa giovane, ha colpito le nuove generazioni per il suo dinamismo. Come  Papa anziano, ha impressionato i giovani con la fine della sua vita e con il suo modo di vivere la malattia. A sei anni dalla sua morte, il beato Giovanni Paolo II incoraggia ancora i giovani, persino quelli che, forse, l'hanno conosciuto appena. Nei nostri cuori ancora risuonano le parole d'inizio pontificato: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo” è ancora viva nel cuore delle ultime due generazioni. Il Beato sapeva parlare   ai movimenti, ai gruppi ecclesiali e alle associazioni. Inoltre ha "visto" nelle aggregazioni ecclesiali laicali  una nuova “primavera dello Spirito”, in quanto nella Chiesa la dimensione carismatica è “coessenziale” a quella istituzionale. Papa Ratzinger   ha precisato il senso della festa in cui il suo predecessore è stato proclamato beato: un invito, in sostanza,

"alla conversione, ad aprire le porte a Cristo per cominciare a seguire le tracce del nuovo B e a t o " . I n o l t r e i l Pa p a p o l a c c o h a influenzato tutti i movimenti ecclesiali, portando alla luce i germi del Concilio Vaticano II, sgombrando il campo dalle mille interpretazioni, spesso riduttive. Lo ha fatto offrendo "i motivi adeguati che rendono ragionevole l'adesione a Cristo nel contesto culturale e sociale in cui noi cristiani ci troviamo a vivere, un contesto in cui tutto dice il contrario", testimoniando cosa diventa la vita dì un uomo che si lascia trasformare  da Cristo. I frutti evangelici di questi grande Papa sono testimoniati: 1)dal fatto che tanti uomini e donne hanno ritrovato l`interesse per Cristo e la sua Chiesa cristianesimo; 2)Nel donare alla Chiesa ai cristiani al mondo intero una nuova primavera dello Spirito Santo. Esperienza che le ideologie del secolo passato avevano umiliato con il loro materialismo ed edonismo. L'insieme di tutti questi frutti evangelici, ci ha visto testimoni e missionari di questo kairos,  tutto ciò ci rende profondamente riconoscenti verso il nuovo beato. La cultura contemporanea, con quasi tutti i mezzi di comunicazione, sempre più mette in discussione la   fiducia in Dio. Molti fratelli e sorelle ci testimoniamo quando sia difficile vivere da cristiani   sul lavoro, nei luoghi di studio, nellla famiglia. Si nella famiglia; da diversi decenni la famiglia cristiana subisce continui attacchi dalla societa' della comunicazione, ed essa nel processo educativo e' sola, mentre tante agenzie culturali acristiane o anticristiane "catechizzano" strappando dal cuore dei giovani il Dio di Gesu' Cristo. Grazie a Dio, nonostante tutto, sono tanti i giovani e gli adulti che cercano seriamente un senso per la propria vita, ma a causa di queste "catechesi" agnostiche e nichiliste (e spesso a cristiani che danno scandali impensabili) hanno difficolta'  a credere in un Dio che li ama personalmente. Questa cultura agnostica e nichilista e' entrata nel dna delle nostre generazioni, e per tanti, troppe prove della vita sono incomprensibili.  Se Dio esiste, perché il male è così potente? Se Dio esiste, ascolta le nostre preghiere e risponde a esse? La fede si presenta allora come il rischio della fiducia. Papa Benedetto XVI ha detto nella sua omelia: "Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica". È proprio vero e, ancora oggi, attraverso la testimonianza della sua fede incrollabile, Giovanni Paolo II invita i giovani a correre questo rischio della fiducia, a osare credere. Durante tutta la messa di domenica è stata presente nel mio cuore e nella mia memoria i fatti, parole, preghiere con cui il beato ha segnato la storia del cristianesimo e perché non dire dell’umanità. Grazie Beato Giovanni Paolo II. Noi ti amiamo.

a cura di Edie Bethlem


Attualità

Acqua: dono di Dio e bene comune Il problema acqua, come per altri beni comuni, nell’era della globalizzazione e della finananziarizzazione del capitalismo, va visto nel suo contesto planetario, associato al problema nord-sud, al corretto utilizzo delle risorse del pianeta, che non possono essere soggette, per principio, a speculazioni di carattere commerciale. a cura della redazione di Pace a Voi

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'acqua e' un bene troppo essenziale e vitale per aprire partite di una compra vendita di diritti al suo utilizzo e che non dovrebbe, in ogni caso, portare alla realizzazione di profitti a vantaggio di pochi. L’acqua, come l'aria che

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respiriamo non dove essere sottoposto alle logiche del capitalismo finanziario. Mentre oggi le guerre si stanno facendo in nome del petrolio, le prossime guerre si faranno in nome dell'acqua. Le motivazioni per schierarsi a favore del referendum sono molteplici, ma hanno un unico denominatore comune: ribadire che l’acqua è bene comune essenziale che dovrebbe restare di esclusiva pertinenza pubblica, evitando che su di esso agiscano pressioni e interessi privati o che certe nazioni (ricc he ed evolute) possano condizionare le altre (più povere). “L’acqua è un bene comune della famiglia umana” e ancora “l’acqua non è una realtà puramente economica”, ma anche “l’acqua ha destinazione universale” - si legge nel messaggio che la Chiesa Italiana ha lanciato in occasione della seconda Giornata per la Salvaguardia del Creato (1 settembre 2007). “L’acqua per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce e il suo uso deve essere razionale e solidale” - si legge nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa cattolica (n. 485). In base a questi principi, una societa' civile responsabile deve saper scegliere.

Perche' l'acqua e' un dono di Dio e' un bene comune 1) L’acqua è uno dei grandi doni della creazione, tramite i quali Dio dona la vita a tutte le sue creature. Non a caso, gran parte delle religioni dell’umanità vede in essa un segno della presenza del Mistero e un simbolo di purificazione e rinascita. Lo stesso tempo pasquale invita a vivere alla luce del Risor to, scoprendolo come “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv. 4, 14). 2) Noi stessi, come tanti altri esseri viventi, siamo fatti in gran parte d’acqua e dipendiamo dal suo continuo ciclo. L’acqua è quindi essenziale per la vita delle persone e l’accesso ad essa costituisce un “diritto universale inalienabile” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.485; cf. anche Caritas in Veritate n. 27). 3) “Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all'acqua” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.484), ma la fruizione di tale diritto è preclusa a un gran numero di esseri umani, ponendo un grave problema di giustizia. Un quarto della popolazione del pianeta, infatti, non ha accesso ad una

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quantità minima di acqua pulita, mentre oltre 2,5 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, determinando anche la diffusione di gravi malattie endemiche. 4) La campagna “Acqua, dono di Dio e bene comune”, una proposta cristiana al di sopra di ogni schieramento politico e ideologico, è un invito ad adottare stili di vita e compor tamenti c he tutelino questo prezioso bene comune, garantendone la disponibilità per tutti. Come cristiani dobbiamo costruire   percorsi pastorali, adatti al proprio territorio, che conducano i cristiani a riscoprire lo sguardo di Francesco, che chiamava l’acqua “sorella”, rinnovando così coerentemente le proprie pratiche.

ambientale è limitato anche perché non richiede né involucri in plastica, né trasporti inquinanti. In quelle situazioni in cui è assolutamente necessario l’uso dell’acqua minerale, andranno almeno preferite acque a chilometri zero (imbottigliate vicino a casa); si cerc herà poi di acquistare confezioni grandi e/o in vetro per ridurre la produzione di rifiuti. Un diritto da tutelare 8) La possibilità di usare l’acqua del rubinetto richiede necessariamente che ne sia garantita la qualità da parte delle diverse autorità a ciò preposte. Una puntuale vigilanza in tal senso è parte della pratica di custodia del creato cui sono chiamati i cristiani.

Stili di vita amici dell’acqua 5) L’acqua è un bene prezioso e la sua accessibilità è limitata; dobbiamo quindi imparare ad usarla con sobrietà e senza spreco. Tante sono le pratiche possibili: scegliere la doccia al posto del bagno, non lasciar il rubinetto aperto quando ci laviamo i denti o facciamo la barba, o ancora evitare le perdite, mettere sui rubinetti i riduttori di f lusso c he f anno r ispar miare acq ua miscelandola con l’aria. 6) Occorre attenzione anche nella scelta dei prodotti che mangiamo e che indossiamo, preferendo quelli che richiedono meno acqua per la produzione. Teniamo presente, ad esempio, che la produzione di carne esige molta acqua (un chilo di carne bovina comporta in media l’uso di 5.500 litri, mentre un chilo di carne di pollo ne richiede 3.900 litri) e che ci vogliono 10.000 litri d’acqua per produrre un paio di jeans e 2 mila per una maglietta di cotone. 7) È importante privilegiare l’uso dell’acqua del rubinetto, che è buona, controllata, comoda e costa poco. Il suo impatto

9) “L'acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale” La distribuzione dell’acqua ha dei costi, ma su di essa non si può fare profitto in quanto il diritto al suo uso si fonda sulla dignità della persona umana e non su logiche economiche (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.485). L’acqua è quindi un vero bene comune, che esige una gestione comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto. 10) Il diritto all’acqua deve dunque essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a bene economico. Sarà impor tante, quindi, par tecipare attivamente al dibattito legato al referendum sulla gestione dell’acqua, che mira a salvaguardarla come bene comune e diritto universale, evitando che diventi una merce privata o privatizzabile, ma ripubblicizzandola mediante una forma di

gestione pubblica e partecipata dei servizi idrici. Vivere l’acqua 11) “E mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che da frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni”. (Ap. 22, 1-2). Pasqua è tempo di vita nuova, nel quale siamo invitati a partecipare nello Spirito alla vita della nuova creazione. Contempliamo l’acqua – nella preghiera personale e comunitaria, come nelle pratiche - come un segno di quell’amore vivificante che Dio offre ad ognuno di noi ed alla famiglia umana.


Attualità

Nel linguaggio diplomatico dell'Onu sono i "Paesi meno sviluppati", con appena 900 dollari pro-capite all'anno. Erano 25 nel 1971, oggi sono 48, di cui 34 nell'Africa subsahariana. a cura della redazione di Pace a Voi A q u a ra n t ’ a n n i e s a t t i d a l l a p r i m a Conferenza indetta dalle Nazioni Unite sui Paesi meno sviluppati (Pma), dal 9 al 13 maggio la comunità internazionale si e' riunita ad Istanbul per verificare le politiche, le azioni e i risultati conseguiti. Pma: una definizione diplomatica per classificare quei Paesi il cui reddito procapite non supera i 900 dollari all’anno, ovvero un modo elegante per descrivere la nazioni più povere al mondo. Quando nel 1971 si tenne la prima della quattro conferenze sin qui convocate, i Pma erano 25. Oggi il loro numero è drammaticamente salito a 48, 34 dei quali

nella sola Africa sub sahariana, mentre solamente tre di essi – Botswana, Capo Verde e Maldive – sono riusciti ad uscire da questo agone della miseria. Già queste prime cifre la dicono lunga su quanto i Paesi ricchi hanno fatto nei confronti dei Pma. Se ad essi aggiungiamo che i circa 800 milioni di persone che vivono in questi Paesi rappresentano il 13 per cento della popolazione mondiale, ma solo l’1 per cento della ricchezza prodotta nel mondo; che il miliardo di persone che non hanno accesso all’acqua e soffrono la fame sono principalmente concentrati in essi; che le grandi pandemie quali Aids, tubercolosi e malaria colpiscono in percentuali da brivido i loro abitanti, è facile comprendere la sfida e la responsabilità che i 40 Capi di Stato, i 10 Vicepresidenti, i 94 ministri e i 47 direttori di agenzie internazionali convenuti a Istanbul si trovano ad affrontare in questi giorni. In questo contesto si possono capire le richieste avanzate dal Forum parallelo della società civile organizzat o in contemporanea alla Conferenza Onu: rendere più giuste le politiche commerciali; rimettere al centro le persone e dare alla vita dignitosa il primato sull’economia e la finanza; garantire l’accesso ai mercati dei prodotti di provenienza dai Pma; tutelare i

diritti umani delle loro popolazioni e porre fine allo sfruttamento delle risorse naturali che in quei Paesi abbondano. Ma, soprattutto, le Ong riunitesi a Istanbul stanno chiedendo a gran voce un sostegno concreto ai piccoli agricoltori di questi Paesi. Le economie dei Pma si fondano essenzialmente sul lavoro in agricoltura; la spesa dei loro cittadini è per il 50 per cento assorbita dall’acquisto di cibo e a fronte di ciò la Fao registra un incremento del 37 per cento dei prezzi delle derrate alimentari da marzo del 2010. Gli speculatori finanziari attenti solo ai loro egoismi hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi delle derrate alimentari facendo aumentare di altri 45 milioni le persone affamate che si aggiungono ai 995 milioni censiti alla fine dello scorso anno, mentre oggi i sostegni alla produzione agricola sono precipitati al 5 per cento contro il 18 per cento del 1980. Lotta alla corruzione, r e g o l e a i m e r c a t i e a l l a fi n a n z a internazionali, investimenti in agricoltura e in educazione dei giovani, risorse per la cooperazione, democrazia e buon governo dovrebbero essere gli assi portanti della dichiarazione finale che venerdì sarà adottata al termine della Conferenza. Sempre sperando che poi alle parole seguano fatti concreti.


Roma Cristiana Basilica di Santa Maria Maggiore

(prima parte)

a cura di Margherita Tabarro

U

na delle quattro Basiliche patriarcali di Roma, con San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano e San Paolo fuori le Mura ed è l’unica delle quattro ad aver conservato la struttura paleocristiana. E' detta anche Liberiana, perché si ritiene che sia stata costruita da Papa Liberio, nel punto indicatogli da una visione e da una miracolosa nevicata avvenuta nel 356. Una versione più realistica attribuisce la costruzione della basilica a papa Sisto III, all'indomani del concilio di Efeso (431), che rivendicò alla Madonna il titolo di Madre di Dio. La Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore è un autentico gioiello ricco di bellezze dal valore inestimabile. Da circa sedici secoli domina la città di Roma: tempio mariano per eccellenza e culla della civiltà artistica, rappresenta un punto di riferimento per i cives mundi che da ogni parte del globo giungono nella Città Eterna per gustare ciò che la Basilica offre attraverso la sua monumentale grandezza.Sola, tra le maggiori basiliche di Roma, a conservare le strutture originali del suo tempo, sia pure arricchite di aggiunte successive, presenta al suo interno alcune particolarità che la rendono unica: i mosaici della navata centrale e dell'Arco trionfale risalenti al V secolo d.C. realizzati durante il pontificato di Sisto III (432-440) e quelli dell'Abside la cui esecuzione fu affidata al frate francescano Jacopo Torriti per ordine di Papa Niccolò IV (1288-1292); il pavimento "cosmatesco" donato dai cavalieri Scoto Paparone e figlio nel 1288; il soffitto cassettonato in legno dorato disegnato da Giuliano San Gallo (1450); il Presepe del XIII sec.di Arnolfo da Cambio; le numerose cappelle (da quella Borghese a quella Sistina, dalla cappella Sforza a quella Cesi, da quella del Crocifisso a quella quasi scomparsa di San Michele); l'Altare maggiore opera di Ferdinando Fuga e successivamente arricchito dal genio di Valadier; infine, la Reliquia della Sacra Culla e il Battistero. Ogni colonna, ogni quadro, ogni scultura, ogni singolo tassello di questa Basilica compendiano storicità e sentimenti religiosi. Dal pellegrino devoto raccolto in preghiera al semplice appassionato di arte, emozionato dalle opere dei geni artistici, potranno gustare intimamente le emozioni che questo luogo così sacro offrirà loro. L'incontro con la Basilica liberiana, dal nome di Papa Liberio, è un'esperienza che arricchisce umanamente e spiritualmente: non è raro, infatti, cogliere i visitatori in atteggiamento di ammirazione verso la coinvolgente bellezza delle sue opere così come è d'altro canto visibile constatare la devozione di tutte quelle persone che di fronte all'immagine di Maria, qui venerata con il dolce titolo di "Salus Populi Romani", cercano conforto e sollievo. Il 5 agosto di ogni anno viene rievocato, attraverso una solenne Celebrazione, il "Miracolo della Nevicata": di fronte agli occhi commossi dei partecipanti una cascata di petali bianchi discende dal soffitto ammantando l'ipogeo e creando quasi un'unione ideale tra l'assemblea e la Madre di Dio. Il Santo Padre Giovanni Paolo II fin dall'inizio del suo pontificato ha voluto che una lampada ardesse giorno e notte sotto l'icona della Salus, a testimonianza della sua grande devozione per la Madonna. Lo stesso Papa, l'8 dicembre del 2001, ha inaugurato un'altra perla preziosa della Basilica: il Museo, luogo dove la modernità delle strutture e l'antichità dei capolavori esposti offrono al visitatore un "panorama" unico. I numerosi tesori in essa contenuti rendono S. Maria Maggiore un luogo dove arte e spiritualità si fondono in un connubio perfetto offrendo ai visitatori quelle emozioni uniche proprie delle grandi opere dell'uomo ispirate da Dio. LA FACCIATA Opera magnifica di Ferdinando Fuga (1741), esposta a mezzogiorno con portico a cinque aperture in basso e tre nella loggia superiore, copre i mosaici del XIII sec. dell'antica facciata.Incastonati come gemma preziosa in questa suggestiva cornice, essi rappresentano la nascita della Basilica con Maria Santissima, apparsa in sogno a Papa Liberio e al patrizio romano Giovanni, che ispira il luogo ove si sarebbe dovuto erigere il suo tempio. Lì un evento eccezionale avrebbe sancito la volontà divina: il 5 agosto del 358, infatti, una nevicata ricoprì il Colle Esquilino e sulla stessa neve il Papa tracciò il perimetro della futura Basilica.L'autore è Filippo Rusuti e i mosaici accolgono i visitatori in tutta la loro maestosità suscitando quelle emozioni che avvicinano l'uomo alla grandezza di Dio. Tale è la loro preziosità che vi si può accedere soltanto attraverso un'apposita visita guidata che tocca la sensibilità di coloro che ammirati contemplano questa opera d'arte. Sia per la Loggia che per la Facciata bisogna riconoscere al Fuga un gusto barocco e pittorico che, unito ad un

vivo senso spaziale, lo guidò in questo suo lavoro architettonico nel quale, ai cinque vani sottostanti che danno adito al portico, corrispondono i tre della Loggia superiore: un gioco di vuoti che allevia la pesantezza delle colonne profuse a grappoli, degli archi a tutto sesto, dei capitelli, dei frontoni, delle cornici, delle ghirlande, dei putti, delle statue che rappresentano S. Carlo, il B. Albergati, Santi Pontefici. Tra esse, quasi librata nel cielo, si erge quella della Vergine con il Bambino. Gli artisti che vi lavorarono furono il Lironi, il Bracci, il Maini, lo Slodtz, il Della Valle ed altri.La prima pietra di questa Facciata - che, lasciando intravedere il gioco policromo, lo scintillio della retrostante parete musiva, è quasi un tabernacolo, plasticamente sentito - fu posta da Benedetto XIV il 4 marzo 1741. I lavori di essa e dell'interno del tempio terminarono nel 1750. Su tutto il restauro, Papa Lambertini lasciò cadere una battuta sarcastica: "Si credette fossimo impresari di teatro perché sembra una sala da ballo". L'architettura dei due palazzi laterali sono: a destra del Ponzio (1605), a sinistra del Ferdinando Fuga (1743) costruito dopo 138 anni per uniformare la facciata della Basilica. I due angeli posti sul cancello centrale sono: la Verginità, opera del Maini, e l'Umiltà opera del Bracci

L'INTERNO La Basilica di Santa Maria Maggiore, situata sulla sommità del colle Esquilino, è una delle quattro Basiliche patriarcali di Roma ed è la sola che abbia conservato le strutture paleocristiane. Una nota tradizione vuole che sia stata la Vergine ad indicare ed ispirare la costruzione della sua dimora sull'Esquilino. Apparendo in sogno al patrizio Giovanni ed al papa Liberio, chiese la costruzione di una chiesa in suo onore, in un luogo che Essa avrebbe miracolosamente indicato. La mattina del 5 agosto, il colle Esquilino apparve ammantato di neve. Il papa tracciò il perimetro della nuova chiesa e Giovanni provvide al suo finanziamento. Di questa chiesa non ci resta nulla se non un passo del Liber Pontificalis dove si afferma che papa Liberio "Fecit basilicam nomini suo iuxta Macellum Liviae". Anche i recenti scavi effettuati sotto l'attuale basilica, pur portando alla luce importanti testimonianze archeologiche come lo stupendo calendario del II-III secolo d.C. e come i resti di mura romane parzialmente visibili visitando il museo, non ci hanno restituito nulla dell'antica costruzione. Il campanile, in stile romanico rinascimentale, si staglia per 75 metri ed è il più alto di Roma. É stato costruito da Gregorio XI al suo ritorno a Roma da Avignone e ospita alla sommità cinque campane. Una di esse, "la sperduta", ripete ogni sera alle ventuno, con suono inconfondibile, un richiamo per tutti i fedeli. Entrando nel portico, a destra, è situata la statua di Filippo IV di Spagna, benefattore della Basilica. Il bozzetto dell'opera, realizzata da Girolamo Lucenti nel XIII secolo, è di Gian Lorenzo Bernini. Al centro la grande porta di bronzo realizzata da Ludovico Pogliaghi nel 1949, con episodi della vita della Vergine, i profeti, gli Evangelisti e le quattro donne che


nell'Antico Testamento prefigurarono la Madonna. A sinistra la Porta Santa, benedetta da Giovanni Paolo II l'8 dicembre del 2001, portata a compimento dallo scultore Luigi Mattei e offerta alla basilica dall'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Al centro Cristo risorto, il modello è l'uomo della Sindone, che appare a Maria, rappresentata come la Salus Populi Romani. In alto a sinistra l'Annunciazione al pozzo, episodio tratto dai Vangeli apocrifi, a destra la Pentecoste. In basso nel lato sinistro, il Concilio di Efeso, che stabilì Maria quale THEOTÒKOS, a destra il Concilio Vaticano II che La volle Mater Ecclesiae. Lo stemma di Giovanni Paolo II e il suo motto sono rappresentati nella parte alta, mentre i due in basso appartengono al Cardinale Furno, che fu arciprete della Basilica, e all'Ordine del Santo Sepolcro. L'attuale basilica risale essenzialmente al V secolo d.C.. La sua costruzione è legata al Concilio di Efeso del 431 d.C. che proclamò Maria Theotòkos, Madre di Dio, e fu voluta e finanziata da Sisto III quale Vescovo di Roma. Entrando si prova una viva impressione nel vedere la sua vastità, lo splendore dei suoi marmi e la ricchezza della decorazione; l'effetto monumentale e grandioso è dovuto principalmente alla forma della struttura della basilica e all'armonia che regna nei principali elementi della sua architettura. Costruita secondo i canoni del "ritmo elegante" di Vitruvio, la basilica è divisa in tre navate da due file di preziose colonne sulle quali corre un'artistica trabeazione ora interrotta verso l'abside da due arcate realizzate per la costruzione della Cappella Sistina e Paolina. Tra i colonnati ed il soffitto, le pareti erano in origine traforate da ampie finestre delle quali se ne conservano solo metà essendo state murate le altre. Dove erano le finestre, oggi è possibile ammirare una serie di affreschi che rappresentano "Storie della vita di Maria". I mosaici della navata centrale riassumono quattro cicli di Storia Sacra i cui protagonisti sono Abramo, Giacobbe, Mosè e Giosuè e nel loro insieme, vogliono testimoniare la promessa di Dio al popolo ebraico di una terra e il suo aiuto per raggiungerla. Il racconto, che non segue un ordine cronologico, inizia sulla parete sinistra presso l'arco trionfale con il sacrificio incruento di Melchisedek, re-sacerdote. In questo riquadro è evidente l'influenza iconografica romana. Melchisedek , rappresentato nella posa dell'offerente, ed Abramo, in toga senatoria, ricordano il gruppo equestre del Marco Aurelio. I pannelli successivi illustrano episodi della vita di Abramo anteriori al primo riquadro. Poi inizia il racconto con Abramo, il personaggio più importante dell'Antico Testamento, colui al quale Dio promette una "nazione grande e potente"; con Giacobbe, a cui il Signore rinnova la promessa fatta ad Abramo; con Mosè che libererà il popolo dalla schiavitù in cui era nato rendendolo "popolo eletto"; con Giosuè che lo condurrà nella terra promessa. Il cammino si conclude con due pannelli, realizzati ad affresco al tempo dei restauri voluti dal Cardinal Pinelli, che rappresentano Davide che conduce l'Arca dell'Alleanza in Gerusalemme e il Tempio di Gerusalemme edificato da Salomone. È dalla stirpe di Davide che nascerà Cristo la cui infanzia è illustrata, attraverso episodi tratti dai Vangeli apocrifi, nell'arco trionfale.Nel 1995 Giovanni Hajnal realizzò una nuova vetrata nel rosone della facciata principale. In essa è raffigurata l'affermazione del Concilio Vaticano II, dove Maria, eccelsa figlia di Sion, è l'anello di congiunzione tra la Chiesa del Vecchio Testamento, rappresentata dal candelabro a sette braccia, e quella del Nuovo simboleggiata dal calice con l'Eucaristia. L'arco trionfale si compone di quattro registri: in alto da sinistra l'Annunciazione, in cui Maria è rappresentata vestita come una principessa romana, con in mano il fuso con cui tesse un velo di porpora destinato al tempio di cui era inserviente. Il racconto prosegue con l'annuncio a Giuseppe, l'adorazione dei Magi, la strage degli innocenti. In questo riquadro è da osservare la figura con il manto azzurro che dà le spalle alle altre donne: è Santa Elisabetta che fugge con S. Giovanni fra le braccia. A destra la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto, l'incontro della Sacra Famiglia con Afrodisio, governatore della città di Sotine. Secondo un Vangelo apocrifo, quando Gesù giunge fuggiasco a Sotine, in Egitto, i 365 idoli del capitolium cadono. Afrodisio atterrito dal prodigio e memore della fine del Faraone, va con il suo esercito incontro alla Sacra Famiglia e adora il Bambino riconoscendone la divinità. L'ultimo riquadro rappresenta i Magi al cospetto di Erode. Ai piedi dell'arco le due città di Betlemme a sinistra e Gerusalemme a destra. Se Betlemme è il luogo dove Gesù nasce e dove avviene la sua prima Epifania, Gerusalemme è la città dove Egli muore e risorge (c'è un legame con il tema apocalittico della sua definitiva venuta alla fine dei tempi, evidenziato dal trono vuoto al centro dell'arco, trono affiancato da Pietro e Paolo, il primo chiamato da Cristo a diffondere la "Buona notizia" fra gli ebrei, l'altro fra i Gentili, i pagani). Tutti insieme formeranno la Chiesa di cui Pietro è guida e Sisto III suo successore. In quanto tale e come "episcopus plebi Dei" spetta a lui condurre il popolo di Dio verso la Gerusalemme celeste. Nel XIII secolo Niccolò IV, primo Papa francescano, decise di abbattere l'abside originale e di costruire l'attuale arretrandola di qualche metro, ricavando così tra essa e l'arco un transetto per il coro. La decorazione dell'abside fu eseguita dal francescano Jacopo Torriti e i lavori furono pagati dai Cardinali Giacomo e Pietro Colonna.


Giornata Mondiale della Gioventù avrà una radio ufficiale Appello ai giovani e alle famiglie di Madrid a collaborare Il direttore esecutivo della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG, in spagnolo JMJ), Yago de la Cierva, ha comunicato che per la prima volta, ci sarà una radio ufficiale della Giornata di incontro dei giovani con il Papa. “Vogliamo che tutti i giovani siano molto vicini al Pontefice, e questo implica il sistema di accreditamento, di sicurezza…”, ha sottolineato. “E’ suonata la campana dell’ultimo giro, e siamo entrati in una fase organizzativa molto intensa: i sette dipartimenti si sono divisi in 16 aree di lavoro per arrivare anche ai minimi dettagli”. Secondo il direttore esecutivo della GMG, le priorità dell’organizzazione al momento attuale sono molto diverse. Ha chiesto a chi si vuole iscrivere di farlo al più presto per ottenere un’assistenza migliore e permettere di disegnare la rete di servizi necessaria per accogliere tutti coloro che parteciperanno alla Giornata. C’è anche bisogno di volontari, soprattutto madrileni, e che molte famiglie di Madrid accolgano in casa propria i giovani della GMG, perché molti possano sentirsi “non come a casa, ma a casa”. De la Cierva ha anche spiegato l’ampia opera di diffusione della Giornata in Spagna e nel mondo, rimarcando in particolare il progetto unomasuno.org, un’iniziativa nata con il desiderio di fare una proposta ai giovani universitari. “Che messaggio possiamo proporre dalla GMG? La solidarietà”, ha spiegato Fernando Sols, responsabile dei volontari della Comunicazione. “Nelle università di tutta la Spagna i volontari della GMG hanno fatto proprio il motto ‘Compi un’azione solidale, un solo giorno’, e la risposta è stata davvero positiva”, ha aggiunto Sols. Secondo dati dell’organizzazione, si è arrivati a trasmettere questo messaggio a 20.000 universitari, dei quali circa 5.000 hanno già partecipato ad attività solidali con varie ONG spagnole. Radio JMJ e Madrid 11 TV I pellegrini che andranno a Madrid potranno essere informati in varie lingue attraverso Radio JMJ (radio.madrid11.com), un progetto a cui collaborano Radio Maria e 98.3 Radio Universidad de Navarra. “E’ la prima volta che c’è una radio ufficiale della Giornata Mondiale”, ha spiegato Esteban Munilla, direttore di Radio Maria. “L’emittente si pone come un servizio al pellegrino, come il mezzo più semplice ed economico per orientare tutti con informazioni utili e per poter seguire gli atti”. I principi su cui si baserà Radio JMJ sono professionalità, spirito di servizio e lo spirito giovane proprio della GMG, hanno detto gli organizzatori.

Radio Maria collabora apportando le sue strutture e le sue frequenze (96.9 FM e 90.7 FM). L’Università di Navarra offrirà professionisti e volontari. Oltre alla radio, ci sarà una WebTV (tv.madrid11.com) pensata in particolare per tutti quei giovani che non potranno andare a Madrid, perché possano seguire la GMG con tutti i dettagli. “Sono previste sei ore quotidiane di programmazione dal 16 agosto, inclusi gli atti presieduti dal Papa e le principali catechesi e attività culturali. Questi programmi verranno diffusi nuovamente in orario notturno per l’Asia e l’America”, ha spiegato Loreto Corredoira, di Madrid 11 TV. Il programma “100% Natural”, che farà da contesto a tutte le attività sostenibili della Giornata, lancerà un nuovo spot. Con questo, si dà il via libera a una serie di azioni di consapevolezza ecologica che verranno implementate nei prossimi mesi. “Nelle reti sociali inizia un concorso in nove lingue, in cui i fans di Facebook uniranno la cura dell’ambiente al messaggio cristiano”, ha affermato Eva Latonda, direttrice di Ambientación Ciudadana. A meno di 100 giorni dalla GMG, gli organizzatori hanno anche invitato a “compiere uno sprint nella preparazione spirituale personale”. Per favorire questo obiettivo, la casa editrice Romana ha pubblicato un libro (“¡No tengáis miedo!”) in cui si raccolgono i messaggi di tutte le Giornate Mondiali, inclusa quella di Madrid. Nel prologo, monsignor César Franco, coordinatore generale della GMG e Vescovo ausiliare di Madrid, dice: “Tutti i messaggi si centrano sul nucleo della fede cristiana, ma offrono anche criteri per vivere la fede nelle circostanze che i giovani di ogni generazione devono affrontare”. “Ogni messaggio lancia sfide ai giovani… Ciascuno è un modo particolare di riformulare il ‘Non abbiate paura!’ con cui Giovanni Paolo II salutò il mondo intero all’inizio del suo pontificato, e che Benedetto XVI ha ripreso”, ha indicato Carmen Magallón, presidente delle edizioni Romana. “Saldi nella fede con Maria” è il titolo di una nuova campagna che promuove la recita del rosario ogni sabato fino ad agosto, pregando la Madonna per il successo spirituale della GMG. “Siamo convinti dell’importanza del rosario tra i giovani. Insegna loro a entrare in raccoglimento per qualche minuto nel ritmo frenetico della giornata e a dedicare un po’ di tempo per essere più vicini a Dio”, ha commentato padre James Phalan, direttore di Holy Rosary International e responsabile di questo progetto. E’ un’associazione internazionale con sede negli Stati Uniti, che ha donato le sette tonnellate di rosari destinate agli zaini dei pellegrini. Per saperne di più, www.firmesenlafe.org. Per ulteriori informazioni, www.oficinadeprensajmj2011.com


Andiamo a Madrid! Questa estate, la Comunità Shalom ti invita a fare unʼesperienza diversa da tutte le altre:

il viaggio alla GMG di Madrid! Un percorso di 2 settimane, dal 9 al 23 agosto 2011, ci condurrà allʼincontro con il Santo Padre nella capitale spagnola. Prima, il nostro cammino ci condurrà in Provenza-Costa Azzurra, a Tolone e in Andalusia, nella bellissima Granada, città dellʼAlhambra. E per finire, sul luogo della Celebrazione di chiusura della GMG il 21 agosto, parteciperemo tutti a una sorprendente Festa Brasileira!

Vieni insieme a noi! Informazioni:

389.0581387 06.86329582

Programma

Prezzo: 600 € compreso: viaggio, iscrizione alla prejornada e iscrizione alla GMG.

9

dal 16 al 21 Agosto

Agosto Martedì

Al mattino, partenza in pullman da Roma. Arrivo in serata a Tolone (Francia). Alloggio messo a disposizione dalla diocesi di Tolone.

10

Agosto Mercoledì

Visita della città di Tolone

11

Agosto Giovedì

Al mattino, partenza per Granada (Spagna). Accoglienza e alloggio messo a disposizione dalla diocesi di Granada.

dal

12 al 14

Agosto

Giorni nelle Diocesi a Granada: visita della città, con il famoso palazzo dell’Alhambra. Spettacoli artistici e concerti musicali, animazione liturgica. Nella serata di domenica 14 agosto, Veglia di preghiera.

15

Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Il gruppo Shalom seguirà il programma elaborato dal Comitato Organizzatore, partecipando agli eventi del Festival Culturale organizzati dalla Comunità (concerti di Davidson Silva, Alto Louvor; spettacolo teatrale Canto das I r i a s ) . L a d o m e n i c a 21 a g o s t o , partecipazione alla Festa Brasileira nel luogo .

22

23 Agosto Lunedì

Al mattino, partenza per Madrid. Alloggio messo a disposizione dal Comitato Organizzatore

Agosto Lunedì

Soggiorno a Tolone (Francia), con possibilità di trascorrere la giornata in spiaggia

Agosto Martedì

Al mattino, partenza per Roma e arrivo in serata.


Narni Ritiro della Comunità Cattolica Shalom di Roma a Narni: le testimonianze. a cura della redazione di Pace a Voi

U

no storico borgo medievale immerso nei boschi dell' Umbria, un invito alla contemplazione e all'ascolto della voce di Dio, nel silenzio che lasciaspazio alla bellezza delle meraviglie della natura. San Francesco passò dilì 800 anni fa, dimorando nel luogo del Sacro Speco.Dal 13 al 15 maggio la Comunità Shalom di Roma ha vissuto a Narni unaindimenticabile esperienza di preghiera e meditazione personale ecomunitaria. Usando una parola rinnovamento offerta da Dio, attraverso la discesa del suo Spirito.Un "nuovo" per i membri del gruppo di preghiera "Shekinah", che è natonell'esperienza del ritiro; un "nuovo" per i membri del gruppo di preghiera "Kairos", che hanno sentito sempre più viva la chiamata alla conversione, nel passaggio a una nuova fase della Via della Pace. Ogni momento della giornata è stato accompagnato dalla presenza amorevoledei membri della Comunità, fratelli e formatori di un popolo c he c hiede al Signore di rafforzarsi giorno per giorno nell'umiltà,nell'amicizia fraterna. Alcuni dei partecipanti, nonche protagonisti di questa meravigliosa esperienza ci hanno ad arricchire la nostra vita.

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TESTIMONIANZE

Edie Bethlem Cari fratelli tutti, volevo mettere in comunione la mia esperienza nel ritiro di Narni. La prima esperienza che voglio comunicarvi è quella della gioia cristiana. Voi tutti sapete che ilSignore  ha affidato  all'Opera Shalom, la  missione evangelizzatrice nella città di Roma, sede di Pietro. Voi sieti il frutto del Suo mandato missionario e una risposta dello Spirito al popolo che vive a Roma e che "aspetta la manifestazione dei figli di Dio" (cfr. Rm. 8, ). L'Opera Shalom è il mezzo concreto per testimoniare la presenza del Regno di Dio è far presente il nostro carisma evangelizzatore attraverso l'itinerario spirituale "Via della Pace" (cfr. Lc. 1, ). Il Signore della Pace ha donato alla nostra comunità  , tre gruppi di preghiera che camminano secondo il carisma Shalom in questa città, due di adulti e uno di bambini. L'itinerario spirituale "Via della Pace" è  la prima fase di un  percorso formativo permanente. Alla fine di ogni periodo formativo i membri del gruppo di preghiera fanno un ritiro per il passaggio ad una fase successiva. Provvidenzialmente, ognuno dei tre gruppi di preghiera era alla conclusione del loro percorso, uno alla

fase filotea (amicizia) e gli altri due davano il primo passo alla fase  kerigma (annuncio) , ed erano pronti per il ritiro. Come "pastori" di questi gruppi, invece di fare tre ritiri, abbiamo pensato  di creare un unico momento di fraternità condivisa che durasse l'intero ritiro. Come  avete vissuto,   ci sono state occasioni di fraternità tra i membri dei diversi  gruppi di preghiera,  momenti comunitar i di preghiera insieme alla Comunità di vita, momenti di semplice convivialità umana.Abbiamo sperimentato quello che dice il salmista(133): "Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! È come olio prezioso versato sul capo,che scende sulla barba, la barba di Aronne,che scende sull’orlo della sua veste. È come la rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion. Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre". Questo è quello che ho provato durante la santa Messa, le lodi,  pasti  ecc. Il fine settimana 14 e 15 maggio segna un momento forte per la nostra missione di Roma. La comunità riunita nella preghiera non poteva avere altro frutto che vivere una forte esperienza con la persona di Cristo Risorto, che soffia su di noi il Suo Spirito e di seguito ci invia in missione (cfr. Gv. 20, 19ss).

Le a%vità  missionarie  della  Comunità  Ca3olica  Shalom    sono  realizzate   grazie  al  lavoro  di  volontari  e    sono  finanziate  tramite  so3oscrizioni,   contribu<,  donazioni,    sia  pubbliche  che  private.  

IBAN: IT02P0335901600100000008000    


Vi voglio testimoniare quanti sono stati forti i momenti di preghiera  insieme,  le vostre testimonianze erano  parole nuove  che ringraziavano  e  glorificavano Dio. Altrettanta gioia  mi  veniva dal vedere  i vostr i  volti c he mano a mano c he trascorreva il ritiro assumevano un aspetto rinnovato. I vostri  sorrisi,  il vostro  sguardo, le vostre  parole, i vostri  gesti, erano testimoni veraci  dell'azione di Dio nella vostra vita. Grazie alla nostra docilità,   Lui prendeva il suo posto nella nostra vita e ci sentivamo tutti nuove creature, ciascuno al suo modo ma nel cuore di questa famiglia che si chiama Shalom. Grazie Signore perchè compi grandi cose nella vita dei tuoi piccoli servi, grazie  perchè ci conduci nella tua santa provvidenza, grazie per il si di ciascuno dei miei fratelli di comunità, grazie ai membri del gruppo "Kairos", del gruppo "Shekinah" e del gruppo "Abbà" per accogliere la chiamata di amore di Dio per la vostra vita. Dio ci benedica.

Vitalba Morelli Pace a voi! Shalom! Mi chiamo Vitalba, sono una ragazza di 27 anni, laureanda in Storia dell’Arte che ormai da più di due anni fa parte di un gruppo di preghiera della Comunità Cattolica Shalom. Rendo Gloria a Dio per avermi donato la Comunità in questo periodo della mia vita nel quale, per motivi di studio, ho dovuto lasciare la mia regione d’origine, la Puglia, per venire a vivere a Roma. Nella Comunità ho trovato una grande Famiglia dove ho compreso un po’ cosa hanno potuto provare i neofiti della primissima comunità cristiana, c he dopo aver sentito la testimonianza degli apostoli e aver ricevuto lo Spirito Santo, iniziavano a vivere con “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32), uniti dall’Amore di Cristo e dalla presenza materna di Maria. In questi due anni, i missionari della Comunità e ogni persona che fa parte dell’opera Shalom sono stati un grande di Dio, ognuno di loro è per me l’Amore di Dio che si fa nuovamente carne per

dimostrarmi quotidianamente il Suo infinito e tenero Amore. Questo mese, durante il ritiro annuale del gruppo, il responsabile di Comunità, mi ha chiesto se potevo fare una catechesi per un nuovo gruppo di preghiera nato da qualche mese. Con grande gioia, ma anche con tanta paura ho detto il mio “Eccomi”. Sentivo di dover proclamare la grandezza delle opere che Dio ha fatto nella mia vita e condividere con loro il mio percorso e la mia gioia di seguire Gesù. Ho dovuto lottare un po’ contro le mie paure, contro la balbuzia che mi sopraggiunge nei momenti di ansia, ma grazie alla preghiera di fronte a Gesù Eucarestia e alla voglia di fidarmi di Lui e del Suo Amore che tutto vince, ho superato alla grande la sfida, sì perché con Cristo sappiamo di essere vincitori ancor prima di iniziare ogni nostra battaglia, perché Lui su quella croce ha già vinto tutto: “Tutto è compiuto” (Gv 19,30), a noi tocca solo accettare Cristo, come nostro Signore e Liberatore, e assecondare i suggerimenti che la Sua Grazia ci dona. Nel Vangelo di oggi c’è scritto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”(Gv 14,21). Abbiamo la certezza, fratelli, che più impariamo ad amare Dio e il nostro prossimo, più l’Amore di Cristo si manifesterà a noi ed Egli Stesso sarà la nostra forza per affrontare ogni situazione della nostra vita perché “Tutto è possibile a Dio”(Lc 1,37). Con questa certezza nel cuore non mi resta altro che augurarvi un buon cammino cuore a cuore con Gesù! Dio ci strabenedica e Maria, nostra tenera Madre, guidi i nostri passi sulla Via dell’Amore.

Rita Demuro Posso dire di aver partecipato a vari ritiri spirituali con la Comunità  Shalom e di essere sempre tornata con grandi frutti per la mia vita. Questa volta però c'è stato qualcosa di più che ha caratterizzato la mia esperienza: il servizio per il regno di Dio. Servire i fratelli, dimenticandoti di se stessi è

una grazia immensa che riempie il cuore. Sono emozioni che non è facile esprimere con le parole perché solo il cuore può coglierle a pieno. Credo che, oggi per me, il servizio sia il punto di partenza di una nuova tappa che Dio mi sta chiedendo nel cammino spirituale con Lui. Cosa posso dire di questa esperienza: sicuramente che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.Dio non si fa mai battere in generosità quando, uscendo da noi stessi, ci apriamo all'amore per il prossimo e per i nostri fratelli. Il ritiro di Narni mi ha dato un nuovo gusto per la mia vita spirituale. E’ come se il Signore abbia messo nuova benzina nel mio serbatoio. Un nuovo soffio di Spirito Santo che ti spinge ad andare oltre te stesso per darti agli altri senza riserva. Il giorno della catechesi stavo “malaccio”. Ero imbottita di farmaci e sono certa che, se fossi stata a casa, mi sarei lamentata tutto il tempo senza riuscire a far nulla di utile. Al ritiro non è stato così: non ho dato ascolto neanche al mio corpo e non mi è costato poi così tanto. Vedere Shekinah assetato della parola di Dio curioso di scoprire cosa il Signore ha da dirgli, desideroso di fare un’esperienza viva con il suo Creatore - mi ha dato nuovo entusiasmo nel mio personale rapporto con Lui. La gioia più grande per me è stata scorgere nei volti di Valeria, Domenico, Roberto, Elena, Rossella, Laura e Anna le meraviglie che Dio ha fatto in questi giorni a Narni. Un tempo dedicato a Dio che riporta nuova gioia nei cuori e nei volti di chi lo cerca. E’lo stupore di chi ha “assaggiato” la presenza di Dio. Ecco non c’è gioia più grande di chi dà la vita per i propri amici: questa è la scuola di Gesù, questa è stata la mia scuola in questi giorni a Narni. Grazie a voi giovani, così assetati di Dio, io oggi sento ancora più forte la voce della mia chiamata alla santità, a servire Lui infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.


a cura di Tabarro Carmine

P

remetto, prima di entrare nello specifico del tema, vorrei soffermar mi brevemente sul termine ekklesia, che in italiano traduce con la parola “chiesa” e che in greco significa convocare”. Nel Nuovo Testamento è usata 115 volte, di cui solo 3 viene tradotta “assemblea”, mentre 112 “chiesa”.   Perchè questa precisazione? Perché è fondamentale per comprendere il senso del nostro riunirci. Una prima cosa da dire è che il termine ekklesia è diverso da gruppo o associazione. Difatti mentre con il termine gruppo o associazione indichiamo persone che hanno in comune interessi e valori e che si sono scelti liberamente tra di loro; il termine ekklesia ci dice che siamo stati “convocati”: noi questa sera siamo qui perché convocati dal Signore risorto, il quale ha dato la sua vita "per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi" (Gv 11,52).  In altre parole anche se non siamo pienamente convinti ci è dato un kairos, cioè un tempo favorevole per diventare "uno" in Cristo (cfr Gal 3,28), attraverso il dono dello Spirito. Questa unità si manifesta esteriormente quando chiamati da Cristo ci riuniamo prendendo sempre più viva coscienza del nostro essere cristiani e testimoniando al mondo di essere sale, luce e lievito (Mt 5,13-16). Quindi non siamo un gruppo di amici/che che hanno interessi comuni; siamo donne, uomini di culture diverse, di lingue e nazioni diverse" (Ap 5,9) che senza Cristo non ci saremmo mai scelti. Prego il Principe della Pace affinchè ci dia un tempo per digerire la differenza tra essere ekklesia e associazione o gruppo. Chiudo questa premessa con gli Atti degli apostoli che descrivono benissimo il dna dell'ekkesia: "erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (2,42 ). Questa premessa oltre a chiarire il senso del nostro essere insieme è anche un ponte per la catechesi di questa sera.

La breve riflessione sulla shekinâh non ha nessuna pretesa esaustiva, mi sono messo in preghiera davanti a Dio per chiedergli di farmi luce per prima a me su quando avrei dovuto dirvi. La metodologia seguita è quella della lectio divina, seguita da una riflessione antropologica esperienziale. Si tratta di brevi pennellate all’interno di un quadro molto più ricco e complesso. Inizierò con l'Antico Testamento per passare al Nuovo Testamento, per delineare alcuni tratti essenziali della shekinâh per poi, come detto passare alla dimensione antropologica esperenziale. Nell’Antico Testamento, la shekinâh è segno della Presenza di Dio e questa si manifesta con la nube sulla tenda del convegno (Es 40,35 ; Nm 9,18.22), nel roveto ardente (Es 3,1-10) o mentre guida Israele in cammino nel deserto (Nm 10,36). Sin dal primo primo verso della Bibbia abbiamo la presenza della Shekinâh: essa è pesente fin dal "in principio": Genesi 1,1: "In principio (beresit) Dio creò il cielo e la terra...") –, possiamo dire che la shekinâh è "presso Dio" ed è Dio. Letteralmente shekinâh possiamo tradurla come: residenza reale, divina presenza percepibile o anche santa ispirazione. Appare chiaro che ci troviamo dinanzi ad un termine polisemico molto ricco. Dalla radice ebr. Škn-dimorare-risiedere- dipende mškn,cioè tenda (della dimora del Nome di Yhwh, luogo della residenza divina) della testimonianza della presenza di Yhwh in mezzo al suo popolo, o Tenda dell’appuntamento con Yhwh. Percepita dagli israeliti come luogo della presenza del Dio vicino e santo, ovvero separato dalle realtà profane, è oggetto di santo timore da parte del popolo. Škynh è da intendersi anche come il segno visibile della presenza di Dio in modo specifico sull’Arca dell’Alleanza nel Santo dei Santi, della Tenda del Convegno o del I° Tempio di Gerusalemme. La Shekinah accompagnerà sempre il popolo ebraico nonostante il suo peccato, nel cammino fino alla distruzione del Tempio nel 9 di Av del 586 a.C.Più semplicemente possiamo dire che la  shekinâh è la  Presenza/dimora di Dio tra

gli uomini. La Shekinâh deriva da shakan abitare, da cui shekinâh  nome che indica l'azione Presenza JHWH nei luoghi e nei tempi dove vuole lasciarsi incontrare. Come sappiamo il Dio dell'At è un Dio che si coinvolge nelle sofferenze del suo popolo. Dio è accanto al suo popolo nel momento di protezione o di liberazione, porta con sé una sofferenza divina. Ogni volta che Israele è sofferente, la Shekinâh, Dio che abita in mezzo al popolo, soffre con loro e si fa loro compagna. Primo dato che possiamo dire è che nell'At la shekinâh è legata ad uno spazio tenda della riunione, arca dell'alleanza, il roveto ardente etc.   Davide decide di erigere un tempio nella capitale appena costituita, Gerusalemme, così da avere anche Dio come cittadino nel suo regno. Ma ecco la sorprendente risposta negativa del profeta Nathan:  il re non costruirà nessuna "casa" a Dio ma sarà il Signore a dare una "casa" a Davide:  "Te il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore" (II Samuele, 7, 11).Il figlio di Davide, Salomone, innalzerà un tempio che la Bibbia descrive con tanta enfasi. Eppure quando egli sta pronunziando la sua preghiera di consacrazione, gli sorge un dubbio:  "Ma è proprio vero che Dio può abitare sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito!" (1 Libro dei Re, 8, 27). Il tempio, allora, è solo l'ambito di un incontro personale e vitale (non per nulla si parla nella Bibbia di "tenda dell'incontro") che vede Dio chinarsi "dal luogo della sua dimora, dal cielo" della sua trascendenza verso il popolo che accorre nel santuario di Sion con la realtà della sua storia sofferta della quale si elencano i vari drammi. Nel cammino della storia della salvezza il concetto di  shekinâh si purificherà al punto che i profeti giungeranno al punto di minare le fondamenta religiose del tempio e del suo culto qualora esso si riduca a essere solo uno spazio magico-sacrale, dissociato dalla vita civile e religiosa, ossia dall'impegno etico-esistenziale, e affidato solo a una pratica meramente e ipocritamente rituale e spiritualistica. Ricordo tra i tanti passi profetici di analogo


tenore, quanto scrive il profeta Amos (VII a.C.): "Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni. Anche se voi mi offrite olocausti io non accetto i vostri doni. Le vittime grasse di pacificazione neppure le guardo. Lontano da me il frastuono dei vostri canti, il suono delle vostre arpe non riesco a sopportarlo! Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne!" (5, 21-24).

anche più esplicito: "Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo farò risorgere". E l'evangelista Giovanni annota:  "Egli parlava del tempio del suo corpo" (2, 19-21). Paolo andrà oltre e, scrivendo ai cristiani di Corinto, affermerà: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che l'avete da Dio?.. Glor ificat e, dunque, Dio nel vos tro corpo!” (I Cor 6, 19-20).

Ma è con Gesù Cristo che il baricentro si sposta dallo spazio al tempo. Ed è su questo aspetto che ora vorremmo fissare la nostra attenzione. Nell'ultima pagina neotestamentaria, Giovanni nella sua visione sulla nuova Gerusalemme scrive: "Non vidi in essa alcun tempio perché il Signore Dio Onnipotente e l'Agnello sono il suo tempio" (Apocalisse, 21, 22). Tra Dio e uomo non è più necessaria nessuna mediazione spaziale; l'incontro è ormai la reciprocità tra persone, che si innesta nella vita divina. Cristo, come ogni buon ebreo, ama il tempio di Gerusalemme, ma allo stesso tempo non esita a impugnare una sferza contro i mercanti che lo profanano con i loro commerci. Gesù frequenta le liturgie del Tempio, come fanno anche i suoi discepoli che si riserveranno persino un loro spazio nell'area del cosiddetto "Portico di Salomone". Eppure Gesù in quel meriggio assolato al pozzo di Giacobbe, davanti al monte Garizim, l u o g o s a c ro d e l l a c o m u n i t à d e i samaritani, non teme di dire alla donna che sta attingendo acqua:  "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre... È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Giovanni,4,21-24). Sempre sul tema della vorrei soffermarmi sul prologo di Gv, forse una delle più belle pagine del Nt: scrive l'evangelista che  il Logos, la shekinâh entra nella storia umana assumendone la condizione di fragilità: "La Shekinâh - Logos divenne carne e pose la sua tenda in mezzo a noi"(Gv 1,14). La shekinâh-Logos assume la sarx, la carne umana. Quel “venne ad abitare” nell'originale greco traduce eskènosen, che è alla radice dela parola skenè, “tenda”. Skenè è un verbo greco che richiama la t enda dell’arca dell’alleanza (come abbiamo visto), “skenoun” e contiene tre consona della parola ebraica “Shekinah” (”s-k-n”),  termine con cui il giudaismo definiva la “Presenza” divina nel tempio di Sion, come abbiamo già avuto occasione di ricordare. Quindi Giovanni ci vuol dire che con Gesù la shekinâh  “pose la sua tenda” in mezzo alle nostre case, in mezzo alle nostre vite. A questo punto possiamo riprendere il tema della “carne”. La “carne”, cioè l'umanità del Cristo, è – secondo Giovanni– la nuova shekinâh, la nuova tenda santa, il nuovo tempio in cui risiede e si manifesta la Presenza perfetta dell'Emmanuele, il Dio-con-noi. Gesù sarà

In ques t o cammino di svelament o aggiungiamo un'altra pennellata dalla lettera di Pietro: “Stringendovi a lui, pietra

viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, 5 anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo"; un santuario non materiale e spaziale, bensì esistenziale, un tempio nel tempo. Il tempio architettonico sarà, quindi, sempre necessario, ma dovrà avere in sé una funzione di simbolo:  non sarà più un elemento sacrale intangibile e magico, ma solo il segno necessario di una presenza divina nella storia e nella vita dell'umanità. Il tempio, quindi, non esclude la piazza della vita civile ma ne diviene sale, luce e lievito. Per questo, una volta raggiunta la pienezza della comunione tra divino e umano, il tempio nella Gerusalemme celeste, la città della speranza, si dissolverà e "Dio sarà tutto in tutti" (1 Corinzi, 15, 28). Altra figura biblica fondamentale della shekinâh è sicuramente Maria. Maria santuario della shekinâhAlta testimonianza della Shekinâh nel Nuovo Testamento l’abbiamo in Luca. L’evangelista della misericordia  utilizza il simbolismo

"nube / Spirito", sia nel racconto della trasfigurazione (Lc 9,34) sia nel racconto dell'annunciazione (Lc 1,35) Il grembo di Maria, tabernacolo di Dio e della sua Shekinâh. Nella tradizione viva della Chiesa, troviamo diversi spunti su Maria Nuova Arca dell'Alleanza. Soprattutto Luca ci è di guida per questa rilettura mariana del simbolismo connesso all’arca e della nuova shekinâh. L’annunciazione Lc 1,35 rilegge Es 40,34-35. In quest’ultimo brano leggiamo: La nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la dimora... La nube adombrava la tenda del convegno e la gloria del Signore riempiva la dimora. La nube che avvolgeva la tenda era il segno che all’int erno di essa dimorava la presenza del Signore. Analogamente in Lc 1,35 leggiamo: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. La visita di Maria a Elisabetta. Questa pagina è modellata visibilmente su 2 Sam 6, ove si narra il trasferimento dell’arca dell’alleanza da Baala di Giuda a Gerusalemme. Ecco alcune delle rassomiglianze che intercorrono tra i due racconti: a)Tutti e due gli episodi hanno luogo nella regione di Giuda (2Sam 6,1-2; Lc 1,39). b )Tu t t i e d u e i v i a g g i son o caratterizzati da manifestazioni di gioia: -del popolo e di Davide che danza (gr. skirtàn) davanti all’arca; di Elisabetta e di Giovanni Battista che sussulta di gioia (gr. skirtàn) nel seno materno. c) La presenza dell’arca in casa di Obed-Edom e l’ingresso di Maria in casa di Zaccaria sono motivo di benedizione (2Sam 6,11.12; Lc 1,41). d) Davide esclama: Come potrà venire da me l’arca del Signore? (2Sam 6,9); e Elisabetta: A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? (Lc 1,43). Dal confronto dei testi colpisce il parallelismo l’arca del Signore e la madre del mio Signore. Ormai la nuova arca è Maria. e) L’arca rimase in casa di Obel-Edom tre mesi (2Sam 6,11); Maria rimase in casa di Elisabetta circa tre mesi (Lc 1,56). Da quanto detto fin qui si deduce questo messaggio. Col suo sì all’annunciazione, Maria accoglie la proposta della nuova alleanza che Dio le rivela per mezzo dell’angelo Gabriele; di conseguenza, con Gesù in grembo ella appare come l’arca dove abita Dio, fatto uomo. Ricompaiono dunque attualizzati in Maria i concetti di alleanza e di arca, così strettamente collegati nella teologia dell’AT. Terminiamo la seconda parte della nostra riflessione con due testimonianze. La prima è un midrash ebraico medievale che ricorda i vari passaggi per trovare il luogo dove s'incontra veramente Dio: "Egli, Dio, è il Luogo di ogni luogo, / eppure questo


Luogo non ha luogo". La seconda testimonianza è legata alla figura di san Francesco ed è desunta dal capitolo 37 della Vita seconda di Tommaso da Celano, francescano abruzzese. Un frate dice a Francesco: "Non abbiamo più soldi per i poveri". Francesco risponde:  "Spoglia l'altare della Vergine e vendine gli arredi, se non potrai soddisfare diversamente le esigenze di chi ha bisogno". E subito dopo aggiunge:  "Credimi, alla Vergine sarà più caro che sia osservato il vangelo di suo Figlio e nudo il proprio altare, piuttosto che vedere l'altare ornato e disprezzato il Figlio nel figlio dell'uomo". Ci dobbiamo, dunque, soltanto spogliare del tempio e della sua bellezza? No, perché Francesco è convinto che Dio ci offrirà di nuovo il tempio, con tutti gli ornamenti:  "Il Signore manderà chi possa restituire alla Madre quanto ci ha dato in prestito per la Chiesa". La Shekinah nel mondo contemporaneo. Es 3,1-10 “Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spett acolo: perc hé il rovet o non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse. "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse : "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano”. Ancora oggi nella nostra generazione Dio si rivela alle donne e agli uomini del nostro tempo come con Mosè nel Roveto ardente. Ancora oggi Dio si umilia, kenosis, si abbassa per portare la sua Shekinàh in mezzo a noi. Attraverso questo cammino Dio ci vuole rivelare la sua shekinah. Dov’è la shekinah, il roveto ardente nella tua vita? Lo vedi, vedi la sua presenza, vedi il Roveto Ardente, nella semplicità, nella quotidianità della tua vita? Perché solo attraverso questo Roveto Ardente Jhwh, ci parla, ci chiama, si fa conoscere, attraverso fatti concreti, persone, eventi. Non vi è luogo, momento, in cui Egli non sia presente e non lo si possa trovare. Attenzione, come per diverse generazioni

Israele non vede più la shekinâh penso ai diversi tempi dell’esilio, così questo accade anche all’uomo contemporaneo. Ma questo non vuol dire, come credeva il popolo d’Israele che la shekinâh si era allontanata da loro, tutt’altro. La shekinâh, il roveto ardente era sempre con loro, ma Israele come noi non lo vediamo più, perché i nostri occhi sono attenti solo per gli idoli passeggeri. Ma come la storia di Abramo è la storia del r it or no, dunque di ques t o continuo riabbassarsi della shekinâh, della dimora della Gloria di Dio, al livello dell’uomo, così anche oggi la shekinâh vuol farsi di strada dell’uomo per costruire un rapporto fondato sull’agape; Dio vuole riabbassarsi di nuovo con ognuno di noi.Jhwh inizia il viaggio di Abramo verso la terra che gli indicherà, è il viaggio con cui Jhwh costruisce una relazione di fraternità. Grazie a questa relazione e alla Presenza di Dio, che

Perché la shekinàh entra nel profondo del nostro cuore, in quel mondo che è di Colui che lo ha creato, dove ogni intelligenza, ogni conoscenza, acquisisce parametri nuovi ed inediti nelle celate dimensioni del cuore. Come sperimentare la Shekinàh? C’è lo dice il Deuteronomio: "Se osservate diligentemente tutti questi comandamenti che io vi ordino di mettere in pratica, amando l'Eterno, il vostro Dio, camminando in tutte le sue vie e aderendo a lui". Aderire significa dimorare nel Roveto Ardente, togliersi i calzari del proprio io, spogliarsi totalmente, ricordare Dio ed il proprio amore per Lui sempre e in ogni tempo, tanto da non distaccare mai la propria mente da Lui. Quando camminiamo per la strada, quando ci riposiamo o quando lavoriamo, quando siamo nella gioia o nella sofferenza, li è la dimora della Shekinàh nell'amore. Perché Jhwh, l'inesprimibile, si rivela? Egli si abbassa per condividere la sofferenza di Israele, come afferma il salmo 91, contemporaneo al Primo Testamento: "Io sono con lui nella sofferenza". Fa comprendere, per risonanza, che Gesù Cristo entra nella storia del mondo come la Shekinàh, quando si identifica con coloro che soffrono e con coloro che sono perseguitati. La Shekinàh non si posa su Gesù Cristo. Il Primo Testamento, in accordo con la tradizione di Israele, indica come Gesù sia la stessa Shekinàh. Nel Vangelo di Giovanni lo si afferma quando è detto il Verbo, il "Separato", "dimora sotto la tenda", è la carne stessa di Gesù, Verbo di Dio fato Uomo. La Parola di Dio si è mondanizzata, ed è la presenza (skene/shekina) di Dio in mezzo a noi. Per un cristiano quindi la Presenza di Jhwh, la Shekinàh, è per eccellenza nell'umanità di Gesù Cristo.

Abramo arriva nella terra promessa, “questa è la terra”. La stessa esperienza Jhwh ci sta proponendo attraverso il cammino Shalom. In altre parole con questo cammino Dio ci vuol donare un “luogo” nel quale possiamo trovare o ritrovare il colloquio con Dio. Attraverso questo cammino e la vocazione che nasce dal nome della vostra comunità sarete educati all’ascolto di Dio, sarete educati dal suo fuoco visibile, attraverso la sua contemplazione e la sua azione. Ascolto, Contemplazione, Azione, tutto questo darà vita a questo rapporto di fraternità con la Shekinah di Dio, per opera dello Spirito Santo. Ascolterete Parole, Vivrete fatti ed eventi che si incideranno nella memoria e diverranno un diapason che consente di percepire le note false e le note vere. La realtà e l'illusione. Come Mosè il cristiano è chiamato e sente quanto Egli vuole, quando apre la Scrittura, quando si lascia attirare dal fuoco che brucia su ogni lettera. Come Mosè anche noi dobbiamo essere disponibili ad un mondo che sfugge ai nostri sensi.

Gesù Cristo, la Nuova e definitiva Shekinàh ha rivelato il Volto del Padre: vedere questo Volto è la tensione sottesa ad ogni esistenza cristiana, ad ogni vita spesa per agape nel celibato o nel matrimonio, che deve passare per le mani forate del Crocifisso. Come Mosè ogni cristiano è chiamato e sente quanto Egli vuole, quando apre la Scrittura, quando si lascia attirare dal fuoco che brucia su ogni lettera, in comunione orante con tutti credenti dispersi sulla terra. Corre il rischio del fuoco che arde e non si consuma ma sperimenta la vita trinitaria che il Roveto racchiude. Mirjam, la Santa, accolse il Roveto in sé, accolse il Fuoco trinitario e lo donò al mondo, come canta la tradizione ortodossa nel più antico inno mariano, l'Akatistos: "Ave roveto incombusto apparso a Mosè". Il cristiano attende e spera: procede alla luce di questo Roveto, di questo Nome: Gesù Cristo. Egli cammina nel buio della storia, rischiarato dalla fiamme del Nome, da "Colui che è", ed è il senso e il significato di ogni essere e di ogni esistere. Il cristiano, argilla, diventa fuoco divampante. Il cristiano, terra, risplende: santo, nel Santo, divenuto per amore "Dio con noi".


Festas Juninas      26  Giugno In Brasile il mese di giugno è segnato dalle

Festas Juninas Anche quest`anno la tradizione ha dato spazio al carisma e alla creatività di tutti i ragazzi della Comunità Cattolica Shalom, che animeranno il 26 giugno questa meravigliosa ricorrenza donandoci la loro consueta dose di contagiosa allegria.

Vi aspettiamo numerosi Via Costantino Maes 104, Roma

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Andiamo a Madrid! Questa estate, la Comunità Shalom ti invita a fare unʼesperienza diversa da tutte le altre:

il viaggio alla GMG di Madrid! Un percorso di 2 settimane, dal 9 al 23 agosto 2011, ci condurrà allʼincontro con il Santo Padre nella capitale spagnola. Prima, il nostro cammino ci condurrà in Provenza-Costa Azzurra, a Tolone e in Andalusia, nella bellissima Granada, città dellʼAlhambra. E per finire, sul luogo della Celebrazione di chiusura della GMG il 21 agosto, parteciperemo tutti a una sorprendente Festa Brasileira!

Vieni insieme a noi! Informazioni:

389.0581387 06.86329582

Programma

Prezzo: 600 € compreso: viaggio, inscrizione alla prejornada e iscrizione alla GMG.

9

dal 16 al 21 Agosto

Agosto Martedì

Al mattino, partenza in pullman da Roma. Arrivo in serata a Tolone (Francia). Alloggio messo a disposizione dalla diocesi di Tolone.

10

Agosto Mercoledì

Visita della città di Tolone

11

Agosto Giovedì

Al mattino, partenza per Granada (Spagna). Accoglienza e alloggio messo a disposizione dalla diocesi di Granada.

dal

12 al 14

Agosto

Giorni nelle Diocesi a Granada: visita della città, con il famoso palazzo dell’Alhambra. Spettacoli artistici e concerti musicali, animazione liturgica. Nella serata di domenica 14 agosto, Veglia di preghiera.

15

Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Il gruppo Shalom seguirà il programma elaborato dal Comitato Organizzatore, partecipando agli eventi del Festival Culturale organizzati dalla Comunità (concerti di Davidson Silva, Alto Louvor; spettacolo teatrale Canto das I r i a s ) . L a d o m e n i c a 21 a g o s t o , partecipazione alla Festa Brasileira nel luogo .

22

Soggiorno a Tolone (Francia), con possibilità di trascorrere la giornata in spiaggia

23 Agosto Lunedì

Agosto Lunedì

Agosto Martedì

Al mattino, partenza per Roma e arrivo in serata.

Al mattino, partenza per Madrid. Alloggio messo a disposizione dal Comitato Organizzatore

Missione di Roma

Pace a Voi  

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