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Lou Reed e Leopold Von Sacher-Masoch, poco in comune in apparenza. Il primo lo conoscete, è ormai un simpatico vecchietto dedito a collaborazioni musicali curiose, un tempo è stato però una specie di messia, inventore di melodie non melodiche, stili, attitudini, il tutto condito dalla più bella voce della storia della musica, niente di meno. Nel corso della sua vita ha avuto più esperienze sessuali, trasgressioni e perversioni di chiunque altro, per poi decidere di accasarsi nella maniera più classica. Il secondo è uno scrittore. E basta? No, è stato anche un cultore di un particolare tipo di parafilia che successivamente da lui prese il nome di “masochismo”. È proprio in seno a questa devianza che si inserisce il collegamento tra i due, Venus In Furs, magnifico brano firmato Velvet Underground che riprende Venus Im Pelz, opera profondamente autobiografica del Sacher-Masoch. Inutile soffermarsi su particolari del romanzo, rischiando di rivelare parte di una trama tutta da gustare autonomamente, perché lo spunto che ci serve lo abbiamo già, ossia la pelliccia. Della mia infanzia lecchese (ho avuto varie infanzie) ricordo con un misto di piacere e di inquietudine le gite al “museo” che non era altro che una manciata di stanze farcite di animali impagliati all’interno di un piccolo parco... Tralasciando la mummificazione ed eventuali pratiche attuate su umani: Lenin e gli scempi egizi per esempio, che trovo aberranti, credo che il concetto di tassidermia

porti con se un’ambivalenza molto interessante. Leggo da Wikipedia, as usual, che deriva dal greco e significa “mettere in ordine la pelle”, l’impressione che ne traggo però è che si tratti più di un conservare ostinatamente o un cercare di beffare esteriormente la morte. Ad ogni modo è sicuramente qualcosa di molto macabro e in quanto tale molto affascinante, da un certo punto di vista, tanto che gli animali impagliati e utilizzati come ornamento non costituiscono più un tabù, è ormai comune vederne di ogni tipo e razza nei luoghi più inaspettati. Devo ammettere che riescono anche un po’ a piacermi, probabilmente perché credo alla leggenda che vengano utilizzati solo esemplari già morti per cause altre… Da questo mi collego ad un fenomeno parallelo che a sua volta ci riporta all’introduzione… le pellicce vere, di ermellino o coniglio (pardon, lapin) che siano, sono drammaticamente passate di moda. Il senso di colpa instillato (a ragione!) con modi quanto meno volgari dalle varie associazioni animaliste nei decenni scorsi ha sortito i suoi effetti, invitando i seguaci di Gregor (documentatevi) ad accontentarsi di implorare le proprie Wanda avvolte in fascinose e quasi morbide… eco-pellicce.

A cura di Carlo Piantaritimiche

CTRL magazine #29  

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