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— Siete tornati per dimostrare ancora una volta che la vostra “necessità vitale è di far capire che così non va qua”? (ride).. sì, diciamo di sì. Più che per dimostrarlo perchè, visto che è una necessità vitale, di tanto in tanto lo devi fare se no muori (ride)... Io dico sempre che più che un artista mi considero un depuratore, una sorta di marchingegno fatto di carne e di ossa che incamera veleni e li trasforma in musica e in energia positiva, diciamo. Questo processo di trasformazione è fondamentale per la mia sopravvivenza, che se non li caccio fuori sotto forma di parole e di suoni dopo un po' mi ammazzano.. per cui lo devo fare.. in questo senso è una necessità vitale. Coi 99 avevamo smesso di farlo ormai una decina di anni fa, fondamentalmente per problemi che riguardavano ciò che la 99 posse era diventata. Ehm.. mi sembrava che la maggior parte dei nostri messaggi non avesse più quel potere dirompente che avevano all'inizio, perchè negli anni il mercato aveva imparato a conoscerci, e aveva anche costruito una vera e propria nicchia all'interno della quale ci aveva piazzati, che invece di contribuire a fottere quel sistema che noi da sempre avevamo tentato di sconfiggere in qualche maniera lo rafforzava. Oggi ritorniamo semplicemente perchè a un certo punto ci siamo rincontrati in un contesto politico e abbiamo scoperto che dopo otto anni di separazione i motivi di contrasto erano finiti.. non solo, ma c'erano anche

un bel po' di energie positive da spendere. Per cui abbiamo ricominciato, senza un vero progetto di reunion, con il disco, i video e la campagna stampa e quant'altro.. abbiamo iniziato in sordina, con una serie di concerti nei nostri posti, ossia i centri sociali, che sono andati tutti veramente molto bene, talmente tanto bene che si è cominciata a diffondere la notizia anche sul web, e quindi abbiamo fatto, alla fine, un tour che è durato settantacinque date, quasi tutte sold out, al termine delle quali ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto “mo' è un momento di fare un bellu discu”, e l'abbiamo fatto.. e dopodiché eccoci qua, col tour di presentazione di quest'ultimo, che si chiama “cattivi guagliuni”. — E come si colloca quindi “cattivi gualiuni” all'interno del vostro percorso artistico? Siamo ripartiti da una domanda: se noi, oggi, invece di quaranta avessimo venti anni e dovessimo fare il nostro primo gruppo -c'abbiamo il culo che già c'abbiamo il nome, si chiama 99 posse-, che tipo di disco faremmo? E abbiamo pensato: un disco tipo “cattivi guagliuni”.. e l'abbiamo fatto. È l'ultimo passo.. è un disco che parla, per la prima volta probabilmente, alla prima persona singolare nella maggior parte dei casi – c'è molto di più l'io che il noi. Ehm.. e questo nasce dalla vita, dalla vita reale che noi stiamo vivendo. Tutto il periodo in cui nelle nostre canzoni si usava la prima persona plurale, era un tempo

CTRL magazine #29  
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Siamo tornati !

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