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Editoriale

Il giusto verso Lato A. Sentite come si pronuncia e suona bene. “A” prima lettera dell’alfabeto, prima vocale, con lei si sposano il maggior numero di consonanti nel nostro idioma. Nello sport è la prima serie, la più importante, la più conosciuta, la più ambita. In aritmetica è l’insieme principale, il più significativo. Nell’amata musica del vinile e delle cassette è il lato che raccoglie i brani più importanti, di maggiore intensità. Nel lato A di una cartolina vi è raffigurata l’immagine, il luogo di provenienza, il messaggio che si vuol mandare, l’emozione del momento. Sembra proprio che l’importanza del mondo sia nel lato A. Lato B. Minore, un gradino sotto, il rovescio della medaglia, forse il “dietro” di ogni cosa che c’è, certamente non degno di attenzione. A meno che... Lato B. Secondario, ma forse di maggior spessore. Un’immagine che non arriva immediata, ma se osservata e capita può essere un’emozione, una seconda vita, un nuovo corso generativo, un lato da approfondire e sviluppare con nuove idee. E se domani e sottolineo se... si scoprisse che in alcune delle nostre opere artistiche, la maggiore attenzione del maestro fosse rivolta al lato B? Quanti capitoli ci sarebbero nuovamente da scrivere? Utopia pura? Forse... La nostra cultura, le nostre tradizioni, le nostre opere, i nostri costumi. Questo è il nostro patrimonio, ricchezza che dobbiamo tutelare e preservare. Certo è che la conoscenza del passato è importante, ci spiega il presente, anello di congiunzione fra quello che è stato e quello che sarà. Sì cari lettori... Il giusto verso. In questa società a cosa diamo la priorità? Cos’è importante per noi? Cosa è per noi il lato A o il lato B? Da che parte ci mettiamo e viviamo questo mondo? Davanti ad una realizzazione che sia quadro o scultura, opera o natura, come ci rapportiamo? Che messaggio percepiamo? Quale utilizzo ne facciamo? Forse non ha importanza se guardiamo da destra o da sinistra, da davanti o da dietro, se facciamo informazione o cultura (forse commerciale ma di sana natura), fondamentale è vivere nel rispetto del prossimo in questo mondo preso in prestito dai nostri nipoti...


Parliamo di...

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o l o c a t t e p S Le tter atu Libri in fiera Illusioni e colpe di una generazione... Piacere perduto o ritrovato? La vendetta A misura di cuore Bariona o il figlio del tuono Arrivederci all’edizione 2009 Un’estate spettacolare! Un musicista sanminiatese... Professione soprano

Moda, tecnologia e arte Pitti Immagine Summer Fashion Creatività a tavola Ancora a tavola sulla spiaggia Dove dominano le curve Con carismi a scuola di economia “Pelle di Toscana”: un evento a Parigi Cosa sono i voucher formativi? La chimica va in tv

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Venezia 65, il ruggito del leone Rourke Carlo Lizzani Il cinema e la medicina... Politica e scaramanzia Il fiore d’oro del tramonto Architettura e contemporaneità Francesco Sani: un abitante del tempo La storia di un mito Accessibilità dei contenuti internet

Eventi

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Art Around Booking a Book Show Reel

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La carrozzeria industriale La qualità acustica degli edifici Agire subito per non pentirsi in futuro Creare valore rispettando l’ambiente Pelle in rosa What people want

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Le Vetrine

Siena e il governo dei nove La piccola Gerusalemme Quattro passi sul monte pisano Ospitalità a cinque stelle Casale al Controni Cesare Pavese 79° Premio Viareggio Repaci Una festa della cultura Riscoprire l’arte di ascoltare

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Economia

Territorio

Sommario

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Società

Arte

Sciavolino L’altra faccia dell’anima Pisa e i Lorena Il sacro e il profano L’anima a nudo Scart: il lato bello e utile del rifiuto Un personaggio e una penna Una donna vestita di sole Bettina e le altre...

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Tempo di fiere... Da Caino a Montemarano 38a Mostra Mercato del tartufo di S. Miniato Sport L’aquilegia, il fiore dai mille segreti Dentro l’immagine

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Stampa: Bandecchi & Vivaldi s.n.c.- Pontedera (Pi)

ISSN 1973-3658 Reality numero 49 - settembre 2008 Reg. Trl. Pisa n. 21 del 25.10.1998 Responsabile: Margherita Casazza dal 19.11.2007

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Enzo Sciavolino. Teatro della scultura

di Nicola Micieli

CENNI BIOGRAFICI

Per Enzo Sciavolino la scultura è stata sempre un luogo concreto della parola, della presenza, del coinvolgimento: un visibile parlare, una provocatoria animazione contigua all’azione drammatica

Enzo Sciavolino, nato a Valledolmo, in Sicilia, nel 1937, a sedici anni è a Torino dove studia al Liceo Artistico ed avvia il suo percorso di scultore sin qui mai interrotto. Negli anni Sessanta mette a fuoco il proprio mondo poetico, al cui centro sta l’uomo con la sua conflittuale storia riepilogata in Uno spazio per vivere e ulteriormente indagata nei successivi cicli di tagliente valenza critica. Alla metà degli anni Settanta realizza La Questione, opera capitale che sotto specie di apparecchiatura scenica, mette in campo personaggi e situazioni calati nel vivo dell’attualità politica e culturale del tempo. Dialogando con Althusser e Klossowski intorno all’utopia rivoluzionaria, nasce l’idea di un viaggio attraverso l’acqua, il sangue, il legno, il marmo, il corpo, la cenere dell’illusione degli anni Settanta, tra Che Guevara e Pasolini in fiore. Da qui il ciclo Discorso sui materiali del far scultura per interposto Marat, composita metafora dell’artista e dell’atto creativo rispetto alla Storia. In questi ultimi anni il suo interesse ha preso direzioni diverse: alla ricerca della memoria, dei propri sogni, non in senso nostalgico, ma proustiano, nel bisogno incontenibile di cogliere la “leggerezza dell’essere”. L’intera sua vicenda di scultore e di grafico è stata ricostruita lo scorso anno, a cura di Nicola Micieli, alla Cavallerizza Reale di Torino, in una grande mostra antologica voluta dalla Regione Piemonte per festeggiare i settanta anni dell’artista.

Del lungo percorso artistico di Enzo Sciavolino ha reso conto recentemente la mostra di ampio periplo promossa dalla Regione Piemonte a Torino, quasi a suggello del suo intimo rapporto con la città del lavoro e della cultura. A Torino Sciavolino approdò giovanissimo, nel 1953, vi si formò e si scoprì uomo e artista metropolitano, avendo della sua terra conservato l’impronta mediterranea, e un senso di umanità ancora informato all’etica del rispetto della persona nel circolo comunitario. Per questo egli si è dimostrato fortemente sensibile alle contraddizioni della modernità e disposto a farne una critica, rappresentando per circa un trentennio le incrinature strutturali, i segnali di crisi culturale e sociale del suo tempo. Ha anzi usato il tono perentorio e la tagliente sintesi formale della denuncia, consegnata a marchingegni claustrofobici e inquisitori, di fatto assimilando la scultura a un vero e proprio “teatro della crudeltà” che copre, in pratica, gli interi anni Settanta e sfocia nei due grandi momenti scultorei La Questione e Discorso sui materiali del far scultura per interposto Marat. Queste opere che riassumono in modo emblematico la crisi di identità e di funzione della sinistra italiana al guado dei plumbei anni Settanta, sono per Sciavolino le pagine di una autobiografia inquieta nella quale si riconosce il clima di un’epoca e il profilo parabolico, tra illusione e disincanto, di un’intera generazione. Per Enzo Sciavolino la scultura è stata sempre luogo concreto della parola, della presenza, del coinvolgimento: un visibile parlare, una provocatoria animazione contigua all’azione drammatica. Un parlamento in forma di teatro plastico. Nella vocazione a una scultura in cui convergono l’immagine e la parola, nella quale la presenza e anche l’urgenza della storia sovente assumono l’intonazione popolare e simbolica del mito, si manifesta la sicilianità di Enzo Sciavolino. È l’onda lunga di una tradizione che va dai classici a Pirandello a Sciascia a Consolo, e che come scultura, nel corso degli anni Sessanta e Settanta, Sciaolino ha


Enzo Sciavolino per Reality


Venezia, 1995


Fuggente simmetria, 1990 interpretato con forme linguistiche assai vicine al teatro della crudeltà di Arthaud e una logica performativa da Living Theatre. Con gli anni Ottanta matura una più intensa concentrazione lirica, sino all’evocazione dell’innocenza come utopia consegnata al sogno e alla leggerezza dell’immaginario. Anche nel senso della dimensione mitica, rilevata e argomentata da due scrittori di ampio respiro mediterraneo, quali Tahar Ben Jelloun e Vincenzo Consolo. Dai quali si evince come Sciavolino abbia inteso il mito quale recupero del senso profondo delle cose in un tempo sempre più disancorato dai radicali antropologici della cultura. A questa esigenza primaria rimandano i grandi legni, i marmi e i bronzi dei cicli Il tempo e la memoria o della perdita dell’infanzia (1981-1990), Frammenti. Incontenibile leggerezza (1990-1996) e Il circo degli angeli (1997-2007), opere di diverso registro espressivo rispetto ai precedenti cicli caratterizzati da un acuto sentimento anche politico del tempo, ma che di quelli raccolgono e sviluppano poeticamente i temi di fondo confermando la concezione “teatrale” dello spazio, inteso quale luogo d’azione. Il tempo e la memoria è un modo di fare storia affidandosi non più a referenti documentari, ma alla drammaticità e ambiguità evocativa ed espressiva di oggetti, forme, figure ormai assimilati alla


Angelus Novus, 1989-1999, particolare

funzione magica ed evocativa delle reliquie e dei simulacri metaforici. Basti l’esempio del Gramsci (1987), un’opera di spiritualizzata intensità, dalla materia prosciugata, resa pura essenza e fervore interiore, o dell’Angelus Novus, creatura alata portatrice di una bellezza estraniante, pervasa del fascino sottile del tempo che consuma l’essere nel suo fluire. I Frammenti in marmo candido, talora parzialmente dipinto, sono momenti della quotidianità esemplati sui frammenti di scavo del mondo classico. Dai frammenti scaturisce il ciclo Incontenibile leggerezza (1991-1992), una poetica scalata della tenerezza e della grazia a un cielo ancora possibile, da assegnare ai fanciulli e ai poeti, che ne riconoscono la voce nel proprio cuore. Dichiarava Sciavolino nel 1993: «Propongo frammenti di storie, di natura, di realtà che sono porzioni di sogni, di memoria nella battaglia per la verità, che è poi la poesia». Nelle opere sino al presente Sciavolino non ha mai cessato di tentare la via della favola e dell’apologo mediante immagini di incantata semplicità. Nel trittico della “leggerezza” un putto alato scala una corda ancorata al cielo; un bimbo cavalca una scopa stregata; una bimba fa l’altalena, con sul capo un cielo di fronde gemmate. Più oltre la scena si popola di altri putti, eroi in sedicesimo: qui un auriga classico guida un destriero a dondolo; là cavalca un ippogrifo con portamento regale o fa bilanciere su una corda tirata tra due aerei trampolini, sulla vertigine del vuoto. Altrove si assiste ad altre acrobazie e sfilate e apparizioni e viaggi, nel circo della terra o sulle onde del mare, che Sciavolino ha raccolto in bacili di bronzo o sezionato nel marmo delle sue isole-stele, dove ognuno di noi vorrebbe approdare per nuovamente conoscersi e conoscere. Credo non sia un caso che proprio in questa sua matura stagione, e con i protagonisti delle sue favole intorno agli idilli delle creature nel candore dell’Eden ritrovato della poesia, Sciavolino abbia creato alcune importanti opere collocate all’aperto e quali luoghi di sosta e di incontro della gente.

L’albero di Irene, 1992


Il commendator Filippo, 2004

L’albero di Irene, 1992, particolare


Mostre

L’altra faccia dell’anima, ritratti di Giovanni Fattori G

TEXT Ilaria Duranti

Certamente si tratta di un’esposizione dal taglio inedito, che per una volta esula dallo stereotipo del pittore interprete di soggetti militari e di battaglie. Fattori si rivela un grande ritrattista, grande quanto nel rappresentare la società del proprio tempo. Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni, dalla fase accademica, al serrato confronto con Giovanni Boldini negli anni Sessanta, per arrivare alla produzione degli anni Ottanta e seguente, quando al senso dei valori plastici e formali, aggiunge una spiccata soggettività interpretativa. Basato su un nucleo di granApre il 28 ottobre a Palazzo de eccellenza del quale fanno parte alcune icone della ritratPitti a Firenze la mostra tistica di tutti i tempi – La cuArgia, I fidanzati, Ritratto dedicata ai ritratti di Fattori gina della prima moglie, Testo di buttero, Il bersagliere, Signore in giardino e il celebre AutoriQuesta città e i Macchiaioli restatratto del 1894... no un binomio inscindibile: fu moSi vuole mostrare l’importanza di Fatvimento pittorico rivoluzionario tori, quale figura centrale del rinnocome innovativo fu il suo esponenvamento di questo genere pittorico te principale, Giovanni Fattori, che nell’arte moderna italiana. E si rileva portò l’arte all’aperto e alla vita, la sua influenza sulla produzione dei fuori dalle stanze chiuse e polveropittori di seconda generazione macse, creando quella nuova e particochiaiola, che benché non fossero lare pittura “di macchia”. suoi allievi diretti, riconoscevano in Come afferma Cristina Acidini, solui un caposcuola. printendente per il polo museale Questa esposizione ci regalerà un fiorentino, il genio di Fattori e il Fattori tutto da scoprire e ce lo rimovimento dei Macchiaioli, restavelerà come attento scrutatore delno tutt’altro che provinciali, ma la propria epoca. sono bensì riconosciuti oltre i conI dipinti, i disegni e le incisioni di fini territoriali della Toscana. Giovanni Fattori sono parte dell’aniLe celebrazioni fattoriane programmo toscano, ma non solo, in quanmate a Firenze culmineranno proto il maestro è stato anche il cantoprio con la mostra “L’altra faccia re dell’Italia post unitaria e al pari dell’anima. Ritratti di Giovanni Fatdell’Inno di Mameli, ogni italiano tori”, presentata nella Galleria d’Arpuò ritrovarvi un po’ delle proprie te Moderna di Palazzo Pitti. radici. iovanni Fattori nasce a Livorno nel 1825 da Giuseppe e Lucia Nannetti. Ancora bambino lavora presso il banco d’affari gestito dal fratellastro Rinaldo, dove impara a leggere e a scrivere. Studia con Giuseppe Baldini a Livorno e nel 1846 si trasferisce a Firenze, dove prima è allievo di Giuseppe Bezzuoli e in seguito si iscrive all’Accademia di Belle Arti. A cento anni dalla morte, avvenuta il 30 agosto 1908, proprio all’interno della stessa Accademia, dove fu sia allievo che maestro, Firenze rende omaggio a Fattori attraverso una serie di eventi e manifestazioni.

Reality


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Sono inoltre da segnalare alcune altre importanti esposizioni in corso o che si terranno a breve in Italia: Firenze, Accademia delle Belle Arti, 18 settembre - 15 novembre 2008 “I luoghi di Giovanni Fattori” Firenze, Museo Alinari, 4 dicembre 2008 – 14 febbraio 2009 “I Macchiaioli e la fotografia”, un confronto tra scatti rarissimi con dipinti di Signorini, Fattori, Borrani Firenze, il 13 e 14 novembre 2008, il convegno “Effetto luce”, sulle tecniche di restauro dei dipinti dell’ 800 Perugia, Palazzo Baldeschi al Corso, 15 settembre 2008 – 18 gennaio 2009 “Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis” Montecatini Terme, 18 settembre 2008 – 30 dicembre 2009 “Boldini. Mon amour “

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Mostre

Pisa e i Lorena L’

TEXT Margherita Casazza

evento, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Regione Toscana, è organizzato dalla Provincia di Pisa, dalla Fondazione Cassa di Risparmio, dall’Università di Pisa, dalla Soprintendenza BAPPSAE di Pisa e Livorno, dalla Società Storica Pisana e dal Comune di Pisa, con la prestigiosa collaborazione dell’Archivio di Stato e della Galleria Nazionale di Praga.

Pisa apre il Palazzo Reale ad una mostra dedicata ai sovrani nel giardino d’Europa; Pisa e i Lorena Una mostra dal taglio storico territoriale con valore internazionale corredata da testimonianze anche artistiche basata sull’integrazione dei documenti. La mostra intende ricostruire gli aspetti e la portata del lungo periodo di governo lorenese (1737-1859) in una delle realtà politiche e culturali

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più importanti del Granducato. L’esposizione Curata da Romano Paolo Coppini raccoglie dipinti, sculture, disegni, stampe, abiti, strumenti scientifici, materiale cartografico e documentario proveniente da prestigiose collezioni pubbliche e private italiane ed estere. La vita e il gusto della corte, la vasta opera riformatrice di un sovrano illuminato come Pietro Leopoldo, la circolazione dei grandi motivi culturali in confini sempre più allargati, i rapporti con le istituzioni e la moderna politica del territorio, sono i temi che raccontano il divenire di una città e di una provincia in un lungo periodo che, attraverso lumi e restaurazioni, si conclude alle soglie dell’Unità con la presa di coscienza di una identità nazionale italiana. Pietro Leopoldo, figlio di Francesco Stefano e Maria Teresa, rimase a Firenze per circa vent’anni prima di

succedere al fratello Giuseppe sul trono imperiale. Egli divenne per la sua opera un modello quasi mitico di sovrano illuminato e riformatore, creatore di un esemplare buon governo e promotore dello sviluppo economico e civile del Granducato. Il cuore della


mostra è rappresentato dal Progetto di Costituzione di Pietro Leopoldo. ”...Nelle Cause Criminali, e nel Giudizio dei Delitti e nella condanna dei Rei non dovrà intervenire in modo alcuno l’autorità predetta (Sovrano), ma dovranno puramente e con sana, e costante intelligenza osservarsi le Leggi, e specialmente in tutte le sue parti la Riforma e la nuova Legge Criminale colla data in Pisa de’30 novembre 1786, poiché la sicurezza personale dei sudditi nelli Stati di Toscana non deve essere esposta in modo alcuno a verun atto di arbitrio, ma protetta dall’autorità e soggetta unicamente alle Leggi e conservarla in benefizio universale, mediante la punizione di chi l’offende con delitti”. Così suonava l’articolo concernente la legislazione penale nel “Progetto di Costituzione per la Toscana” del 1787 conservato presso l’Archivio di Praga. Una pubblicazione delle leggi leopoldine del 30 novembre 1786 - che abolivano la tortura e la pena di morte - rappresentò il primo passo verso quel progetto di costituzione scritta e mai attuata a causa delle vicende politiche. Il progetto di costituzione e la legge criminale meritarono anche la riconoscenza di Wolfgang Amadeus Mozart, che in occasione della cerimonia di incoronazione a Praga avrebbe giubilato la generosità del sovrano illuminato musicando il testo metastasiano La clemenza di Tito, che vede l’impera-

tore romano perdonare chi congiurò contro di lui, preferendo essere amato piuttosto che temuto. La sezione dedicata al territorio e alle sue trasformazioni, raccoglie un prezioso nucleo di mappe e piante dell’Archivio Nazionale di Praga riguardanti diocesi e vicariati della provincia di Pisa e delle quattro tenute granducali, cabrei di palazzi e delle diverse possessioni. La politica e la cultura del territorio, si possono vedere attraverso gli interventi lorenesi in importanti realtà come i Bagni di San Giuliano, la Macchia di San Rossore, la Valdera e le grandi opere di bonifica, testimone ne sono alcuni documenti pittorici, come l’Inondazione del Serchio del “pittore di corte” Giovanni Signorini dopo l’alluvione del Serchio del 1843. Suggestiva la sala dedicata alla spedizione letteraria franco-toscana in Egitto e in Nubia, sostenuta da Leopoldo II e realizzata tra il 1828 e il 1829 sotto la conduzione di Jean-François Champollion e di Ippolito Rosellini, professore nell’Università di Pisa. Proprio la centralità dell’ateneo pisano nella vita cittadina si presentava in quel periodo particolarmente attivo che ospitò la Prima Riunione degli Scienziati Italiani documentata attraverso le splendide tavole della “Grande Anatomia” di Paolo Mascagni, i repertori botanici e le carte geologiche, strumenti scientifici legati all’insegnamento della fisica.


Mostre

Il sacro e il profano U

TEXT Gloria Nobile

na mostra, di circa cento opere, delle quali settanta dipinti a olio, trenta disegni, sette sculture e una serie di acqueforti. Lavori, questi, tutti caratterizzati da una colta ironia, da un sarcasmo a volte dissacratorio, da una fervida fantasia inventiva e da una altissima maestria tecnica. Un evento di grande importanza culturale il cui allestimento è stato curato dal figlio Giovanni, anche lui pittore, e Philippe Daverio per la presentazione critica delle opere. Pittore figurativo di grandissimo talento che raggiunse una fama internazionale e precorse gran parte delle correnti pittoriche contempo-

Villa Bertelli a Forte dei Marmi inaugura rendendo omaggio a Riccardo Tommasi Ferroni ranee alla riscoperta della figurazione classica. Riccardo Tommasi Ferroni è uno dei massimi esponenti della figurazione internazionale contemporanea. Il suo aulico linguaggio espressivo e l’elevata maestria tecnica, sono doti difficilmente riscontrabili in altri Maestri di questa seconda metà di secolo. Alla luce degli odierni orientamenti artistici, egli rappresenta un caso - quasi unico - di artista che ha precorso con un anticipo di circa vent’anni, quel ritorno al figurativo, affermatosi in Italia solo a partire dai primi anni ottanta, e destinato ad esitare nella “vera” In questa pagina: Gatto romano, 1984; Metamorfosi barocca di una lamborghini, 1967; Natura morta con angelo e rosa, 1995; Abramo e Isacco, 1983. Nella pagina seguente: Veduta di Castel Sant’Angelo, 1966. Sotto: l’artista Riccardo Tommasi Ferroni

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avanguardia dei nostri tempi. La formazione umanistica è ben evidente nelle sue opere: soggetti mitologici, alternati a temi letterari classici, - trasposti in una dimensione paradossale e immaginaria in cui la cronaca convive con la storia, l’antico col moderno, il tragico con l’ironico, il sacro col profano -, originano un personale linguaggio stilistico saturo di citazioni colte.

Riccardo Tommasi Ferroni Nato a Pietrasanta il 4 dicembre 1934 il padre Leone Tommasi scultore gli trasmette la passione per il disegno, che ben presto diverrà una vocazione approfondita attraverso lo studio e il recupero del passato. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica si laurea in Lettere e filosofia a Firenze e frequenta anche l’accademia di Belle Arti. dopo un periodo di formazione in Toscana si sposta a Roma per perfezionare la sua arte e tale spostamento determinerà una svolta importante per le sue opere; vedranno la luce molte delle sue opere più belle. Nel ‘65 sarà presente alla IX Quadriennale di Roma e si ripeterà anche nel ‘72 e nel ‘86 parteciperà anche alla Biennale d’Arte Contemporanea di Parigi. Nell’autunno del 1998 lo vide coinvolto in un fatto di cronaca che assunse risonanza mondiale. Mario Pedretti, curatore di una mostra su Leonardo e ritenuto uno dei massimi esperti dell’opera di Leonardo attribuì al maestro di Vinci, un disegno giovanile di Tommasi Ferroni(Cavallo impennato con cavaliere nudo). Muore nella sua casa di Pieve di Camaiore il 19 febbraio 2000 a soli 66 anni.


Mostre

L’anima a nudo TEXT Carla Cavicchini

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os’è la magia? Incantesimo, fascino, meraviglia, qualcosa che va al di là anche della fantasia, atmosfera fatata, dolce quale una carezza, racchiusa in mille tele capaci di comunicare con lo spettatore, tant’è vivo e sentito il disegno. Il nudo non ha confine. Spazia, ondula, offre la sua eroticità a chi lo osserva, mescolando le donne, tante donne, caste, pure, oppure lussuriose, peccaminose, dotate tuttavia di quella leggerezza cristallina che armonizza tutto, stabilendo quel sottile gioco interattivo tra il Maestro e la sua modella. E’ labile il confine tra sacro e profano: se da un lato l’ebbrezza e l’esaltazione sopraffanno cogli nei primi cento anni del Rinascimenocchi felini di ‘Isanza’ che, altezzosa to: tra il ‘400 – ‘500 nella città gigliata, nel suo bel pareo beve senza troppa le rappresentazioni di uomini nudi in voglia al suo bicchiere, d’altro canto battaglia erano moltissime, eludendo appare il busto marmoreo di Cristina, difese morali nonché religiose” che, genuflessa, spande quel senso di Sono varie le tecniche usate dall’artireligiosità nell’ambiente. sta: “sulla carta finisce ciò che vuoi” Energia pura. E’ quella che si respira – osserva – e quindi spazia verso varie presso la mostra “L’anima a nudo” miscele quali olio, acquarelli, matita, del pittore francese, naturalizzato itanonché la delicatezza del ‘sumi-e‘, liano, Alain Bonnefoit in quel di San tecnica orientale che...non perdona! Gimignano, città delle torri, che rac“E’ un metodo giapponese – racconcoglie una buona parte dei lavori del ta - che, grazie al delicatissimo inchiomaestro presstro di china, so la Galleria permette Energia pura quella che si non d’Arte Modi ‘ritornarci’, derna e Conrespira alla mostra di Alain poiché la carta temporanea subito, Bonnefoit a San Gimignano ‘beve’ “Raffaele De espandendosi Grada”. Ecil tratto immecellenti le parole del critico Maurizio diatamente”. Ogni paese conserva il Vanni che pone l’accento sulla creaproprio fascino – prosegue – ed è beltività, ‘dotata’ nelle sue larghe sfaclo calarsi ogni volta in culture nuove. cettature, di più realtà, quale linea C’è pure molta grafica, e Bonnefoit d’espansione. Questi afferma che dice la ‘gomma’ (per cancellare n.d.a.) la comunicazione artistica del braè bandita dal suo studio:”meglio fare vo parigino s’avvale di molte forze, la ‘palla’...eppoi gettare! Ricordo che vigorie, che interagiscono tra loro. il granito da me lungamente lavoraPone poi parallelismi tra l’importanza to anche in Belgio, bisognava moche i Greci davano al fisico umano e dellarlo subito, poiché faceva presto pensiero filosofico, quale simbolo di ad ‘indurire! Il marmo in confronto è compiutezza umana.”Pensiamo inoltenero! Sapete che Modigliani prentre alla rigogliosa fioritura del ‘nudo’ deva le ‘soglie’ per le sue opere?

Reality


M L’esposizione prosegue con “Luisa – Rosa” qual’olio su lino, come del resto ‘Aliza’. E se ‘ Marta’ appare dolce e casta, affiora il movimento sexy di ‘Jess’,’ Yoko’, ‘Nitta’, poiché l’Oriente è maestra nella sottile arte della seduzione. Alain col nudo nutre un binomio inscindibile fatto di tocchi puri, eleganti, casti, come l’erotismo che seduto, t’invita a seguirlo. “L’erotic è una forma di classe; può esserlo anche una linea che si snoda sinuosamente presentando una femminilità eccelsa ed unica. Quando le gambe delle donne si aprono, non sono certamente io a chiederlo! E’ la modella che ‘sente’ come muoversi, appoggiarsi, e quindi offrirsi alla tela. E’ basilare lasciarle vivere, ‘primeattrici’ del quadro. Nel mio atelier parliamo, beviamo tè, sfogliamo libri, riviste, eppoi quando la ‘lei’ si riposa, si rilassa, ecco apparir quella scintilla che muove le mie mani sulla tela” “Non voglio professioniste – prosegue – hanno pose accademiche troppo scontate... molte di loro lavorano nel campo dell’arte, sono attrici, cantanti, ma anche semplici studentesse che, col ‘passaparola’, vengono qui per farsi ritrarre”. Preferisce la femminilità in sboccio, quella dei seni “a punta”, oppure quella più morbida e matura? “Mah... entrambe, sia adolescenti che trentenni. Però... quest’ultime hanno quella pienezza che colgo volentieri. Nella pittura non esiste una regola precisa. E’ il tratto che guida, una sorta di tracciato che può iniziare dagli occhi, scende ai capelli, fianchi, glutei... Matisse diceva di prendere un filo piombato, farlo librare ed osservarlo. Mah... forse l’ho fatto anch’io per trarne ispirazione, ma io cerco il movimento, l’arabesque! Vede queste mezze figure? Sono volute, e non perché non c’era posto nella tela! Io amo la duttilità corporea, la plasticità in ognuna di loro, diversa l’una dall’altra.Questo è fondamentale!” In un lampo appaiono alla mia mente le pellicole francesi: scarne, essenziali, nitide. Di poche, pochissime parole, eppur dense di sguardi come quelli di Juliette Binoche, dove lo spettatore fa’ suo il film, interpretandolo secondo le proprie sensazioni. Maestro, cos’è la donna? “Non si può rispondere in un minu-

Nella pagina precedente: in alto Alain Bonnefoit, sotto Isaura, 2005. In questa pagina, in alto, Ilaria, 1999, particolare e in basso Nu pelotonné, 1981, particolare

to cos’è una donna! E’ universo talmente grande, intimo, delicato, profondo, che le parole difficilmente la rappresentano. Ognuno di noi vede, osserva, intuisce... eppoi trasforma! Io alla parola ‘donna’ aggiungerei anche amore in quanto il sentimento addolcisce, illumina, conferisce quell’allure così particolare...

“Da racchiudere in una cornice e di getto usare il pennello per ‘costruire’ sguardi languidi e felini, seni morbidi e succosi quali colline toscane così amate da Bonnefoit, e natiche prorompenti che l’Oriente individua quale segno di buona salute. E... le gambe? Quelle regolano la vita ‘cherie’, una sorta di bussola che... spogliano l’anima! Reality


Mostre

Q

: il lato bello e utile del rifiuto

uella del riuso e del riciclo è una tematica di estrema attualità, un progetto ecologico originale e intelligente, utilizzando esclusivamente materiali recuperati all’interno delle aziende del Gruppo Ecolevante, con la collaborazione, ormai consolidata, dei docenti e degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Ecco allora la sedia realizzata con una finestra, il divanetto costruito con i carrelli del supermercato, I’appendiabiti fatto con la marmitta di un camion, Ie lampade che prendono forma grazie ai distanziali dei lavori in corso e barattoli di pomodori pelati, oggetti che nascono dagli scarti di materia usata, da oggetti buttati, ma capaci di una nuova seconda vita, ancora più affascinante della prima. L’esposizione potrà sicuramente attrarre e incuriosire un vasto pubblico e rappresentare un momento di confronto su un argomento attuale e delicato, nonché per riflettere sulla nostra civiltà dei consumi di oggetti fatti in serie; infine, permetterà naturalmente di apprezzare oggetti unici nati dal post-consumo e dalla fantasia e creatività di tante persone. Oggetti e componenti d’arredo che hanno fatto parlare di noi, che hanno contribuito a farci conoscere a far capire qual’è la filosofia aziendale del Gruppo Ecolevante: dare il meglio, ricercare il massimo per arrivare all’arte. ‘Arte’ che, nella nostra attività quotidiana e in base alla filosofia aziendale. Ridare vita a un rifiuto, o meglio a qualcosa che è diventato inutile e di conseguenza ci se ne voglia o ci se ne debba disfare: è una sfida che coinvolge I’intera nostra societa, che non si può per-

ANGELA NOCENTINI Guanti da lavoro difettati

Alchimie FRANCESCA DELLA VALLE SIMONA PIAZZINI Con i fili di ferro delle grucce è stata realizzata la struttura della lampada, rivestita poi con i fili più fini, successivamente sono stati inseriti i pezzi di vetro e le biglie. Tutti i materiali sono stati scelti fra i rifiuti dell’impianto di selezione e possono avere varie provenienze.

Goccia VITTORIA LAPOLLA é stato assemblato il pannello con il manubrio della Vespa. Il pannello multistrato a forma di goccia rivestito di tessere a specchio proviene dalla demolizione di un bar, il manubrio da una Vespa rottamata. Innescando la marcia si accende e spegne la lampada.

Osé MAURIZIO GIANI Sono stati inseriti tre faretti alogeni nella base del supporto di controllo smagliature di un calzificio. Il supporto di controllo proviene dalla demolizione di un calzificio, i tre faretti dalla demolizione di uno stand fieristico


M Scart e un’iniziativa che offre la possibilita di vedere tutte Ie opere frutto della collaborazione fra il Gruppo Ecolevante e I’Accademia delle Belle Arti di Firenze

Twist GRUPPO FREESHOUT Due ammortizzatori di una Renault 4 sono stati fissati alla marmitta di un camion sfruttando i propri fori di aggancio. Successivamente, sono stati saldati i pomi dei cambi di varie vetture. Tutti i componenti provengono da un autodemolitore

126 rouge GRUPPO FREESHOUT Le due porte dell’auto sono state unite fissandole alle barre del portaopacchi e agli ammortizzatori; il piano di cristallo è stato appoggiato sulle medesime barre. Alzando il vetro dei finestrini si regola in altezza il piano della scrivania. Tutti i componenti derivano da un autodemolitore

Tram LUCA BUZZICHELLI ROBERTO MEDORI Utilizzando tre pezzi di tubi idraulici è stato fissato il sedile dell’autobus sulle ruote del trattore. Il sedile proviene dalla rottamazione di un autobus del Comune di Pisa, le ruote del trattore sono materiale di scarto di un gommaio, i tubi idraulici sono residuati di un cantiere edile

mettere semplicemente di distruggere i rifiuti senza averne sfruttato la residua ricchezza. Ogni oggetto ha una storia, una vita, un proprietario, un uso. Al momento in cui tutto ciò finisce è forse possibile pulirlo, tagliarlo, saldarlo, inchiodarlo, incollarlo, dipingerlo, cucirlo, assemblarlo, guardarlo in un’altra forma, immaginarne un’altra destinazione, metterlo in condizione di avere un’altra vita e raccontare un’altra storia. Essere in grado di fare tutto ciò è un lavoro duro e difficile, ma quando ci si riesce, come nel caso dei nostri oggetti e complementi di arredo qui esposti o, come meno nobilmente, nel caso di tante materie prime che recuperiamo giornalmente nei nostri impianti restituendole a nuova vita e a nuova ricchezza, la soddisfazione è grande. Riteniamo che sia stata una scelta giusta, I’espressione di un’azienda che vuole guardare oltre, attenta all’avanguardia, moderna, intelligente, divertente: che in meno di venti anni di attività si è posta ai vertici dello scenario nazionale delle aziende che operano nel complesso settore dell’ecologia, e che oggi opera anche con molti paesi europei. In dieci anni di stand e installazioni progettati e costruiti in azienda con la preziosa collaborazione dei meccanici della nostra officina, abbiamo sempre ottenuto successi, con la grande soddisfazione di essere riusciti a raggiungere il nostro obiettivo. Essere riusciti a esporre tutti gli oggetti frutto di idee e di lavoro, correttamente catalogati e caratterizzati con un nome, aver brevemente tracciato la storia che li accompagna, aver evidenziato il loro autore: tutto ciò mette in risalto il fascino e I’esclusività di ogni singola opera d’arte e ci rende orgogliosi al tempo stesso. II nostro augurio è che questa mostra sia un contributo a stimolare la sensibilità al recupero e al rispetto dell’ambiente che ci circonda. (tratto dal catalogo Scart, useful and beautiful sides of waste. Testi di Maurizio Giani)

MARZIA CELLERINI Collant


Eventi

Un personaggio e una penna S

TEXT Gloria Nobile

ono state le figlie Bice e Carla, visibilmente commosse, a togliere l’ultimo velo alla scultura in acciaio, una grande penna omaggio al grande giornalista e scrittore Enzo Biagi. E’ stato questo l’ultimo atto di una cerimonia toccante, promossa dalle amministrazioni di Fucecchio e Santa Croce sull’Arno che a Biagi, non solo hanno dedicato la scultura in acciaio realizzata dal maestro Marco Puccinelli, ma hanno pure intitolato una piazza, di fronte alla nuova piscina, sul confine tra i due comuni e tra le province di Pisa e di Firenze. “Siamo veramente grate – hanno detto Bice e Carla Biagi (accompagnate a Fucecchio dalla segretaria storica del padre, Pierangela Bozzi) – ai due comuni e al maestro Puccinelli che hanno voluto ricordare la figura di nostro padre con questa splendida opera e con l’intitolazione di una piazza. Sarebbe veramente contento di sapere che un’opera a lui dedicata porta con se il significato della pace, lui che sempre rifuggiva dalla violenza e dalla sopraffazione e che tanto amava la libertà. Nostro padre era legato a questa terra, e non mancava mai di ricordare quanto fosse orgoglioso del fatto che il Comune di Fucecchio gli avesse conferito la cittadinanza onoraria”. Parole cariche di significato, nel ricordare la figura di Enzo Biagi, sono state anche quelle pronunciate dall’Assessore alla Cultura della Regione Toscana Paolo Cocchi e dal Presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni. Lo scultore e pittore Marco Puccinelli ha sottolineato come la scelta dell’acciaio sia stata tutt’altro che casuale. “Eterno, inossidabile – ha detto – come il pensiero di Enzo Biagi. Io, un piccolo maestro d’arte, dedico quest’opera ad un grande maestro di vita”.

Reality


www.marcopuccinelli.com

Padre Pio, donato al convento francescanodi San Romano, Montopoli, Pisa. Ricordo del Giubileo 2000, intonaco su tavola.

telefono Cell. 348.7492940

L’ARTISTA:

Marco Puccinelli

Nato a Fucecchio (Firenze) il 10 Agosto 1954 dove vive. Diplomato Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte di Lucca nel ‘72 in scultura, allievo di Vitaliano De Angelis e di Antonio Rossi. Nei suoi 36 anni di attività ha realizzato opere di ogni genere, spaziando dalla pittura alla scultura ricevendo premi e riconoscimenti importanti. Alcune delle sue opere sono a Fucecchio, altre sono sparse all’interno di collezioni private in Svizzera, Francia, Germania, Paesi Arabi, Canada, Stati Uniti e in alcuni nazioni dell’Africa. Molti critici hanno scritto su di lui, si sono interessati a lui diversi quotidiani, periodici e riviste d’arte oltre a radio e televisioni nazionali ed estere. “Un uomo e un artista dalla mente aperta, innamorato della libertà e suo servitore fedele. E’ dotato di un istinto primordiale che lo porta a manipolare abilmente la materia e a destreggiarsi nei colori con la stessa armonia della natura. Si osserva nella sua originale tecnica voglia di comunicare l’amore per la vita e la delusione per la cultura contemporanea spesso asettica e infeconda o addirittura disumana. La sua arte parla il linguaggio di un contemporaneo che vuol comunicare valori antichi e sempre nuovi, che si sono perduti ma di cui il mondo sente nostalgia: l’amore, la pace, la giustizia, la libertà. Il suo aspetto da saggio orientale con la fluida barba e i capelli lunghi svelano anche esteriormente la sua natura riflessiva, i suoi occhi vividi manifestano un cuore semplice e generoso”. (Don Andrea Cristiani Fondatore del Movimento Shalom).

Corri, 1995, intonaco su timbra-cartellini

11 settembre, intonaco su tela, donato all’Ambasciata americana

Verso la distruzione, 1995, intonaco su indicatore stradale

Ieri e oggi, 1995, intonaco su tela

Ascolta, 1994, intonaco su Vecchio Juke Box


Una donna vestita di sole TEXT Sara Taglialagamba

el cielo apparve poi un semistiche, il privilegio singolare della gno grandioso: una donna rivelazione dell’Immacolata Concevestita di sole, con la luna zione di Maria. Tra i primi teologi sotto i suoi piedi e sul suo capo che appoggiarono apertamente il una corona di dodici stelle” (Apodogma vi furono il benedettino Pacalisse 12,1-2) E’ questa frase, scasio Radberto e Sant’Anselmo, dolce e potente al tempo stesso, ma fu Eadmero, monaco di Canche fissa l’immagine dell’Immaterbury e discepolo di Sant’Anselcolata Concezione, alla quale mo, che nel 1128 scrisse il primo l’arte avrebbe attinto per molti trattato sull’Immacolata Conceziosecoli. Il dogma dell’Immacolata ne. Si accesero a seguito di queste Concezione, per il quale Maria è posizioni fervidi dibattiti teologici rimasta immune dal peccato orifino al 1477, quando papa Sisto IV ginale fin dal suo concepimento, concesse il suo beneplacito ad una tuttavia, sarà proclamato soltanto Messa della Concezione: dobbiamo l’8 dicembre 1854 da papa Pio IX aspettare fino al 1695 perché Innocon la Bolla Ineffabilis Deus che cenzo XII approvi un’altra Messa chiude la lunga disputa teologidella Concezione e il 1708 perché ca che in con papa CleOccidente mente IX la Tota Pulchra: l’Immacolata festa divenga aveva coinvolto in parprecetto. Concezione nelle immagini di ticolare gli Un ulteriore ordini menimpulso alla dei grandi maestri dicanti dei celebrazione francescani dell’Immacofavorevoli e dei domenicani conlata Concezione avvenne nel 1830 trari al dogma. Invece in Oriente con le apparizioni della Vergine a la festività della Nascita di MaCaterina Labouré, che promosse la ria venne celebrata a partire dal diffusione della Medaglia MiracoloVI secolo: da qui fu introdotta in sa con l’invocazione: “O Maria, conItalia Meridionale per poi passare cepita senza peccato, pregate per successivamente in Europa a senoi che ricorriamo a voi”, ma sarà guito della conquista normanna. nel 1858 a Lourdes che, a sugello di Già Sant’Agostino nel suo De naquanto la Chiesa aveva proclamato tura et gratia aveva sottolineato con la bolla di papa Pio IX, la Verche, nonostante l’asserzione di gine si presentò con queste parole San Paolo per cui tutti gli uomini “Io sono l’Immacolata Conceziosono macchiati dal Peccato Origine”. Il percorso della fede fu acnale perché discendenti da Adacompagnato nei vari secoli da quelmo, affermava che la pietà polo artistico: in Italia una delle prime polare imponeva di riconoscere opere dedicate all’Immacolata è Maria senza peccato. Infatti la cequella del pittore Carlo Crivelli, firlebrazione dell’Immacolata ebbe mata e datata 1492. Commissionata da prima una dimensione marcaper la Chiesa di San Francesco alla tamente popolare e Santa Croce Pergola, la pala mostra la Vergine sull’Arno fu uno dei primi luoghi circondata da simboli derivati dala celebrare la ricorrenza dell’8 dila Bibbia: la purezza della Vergine, cembre grazie a Santa Cristiana oltre al cartiglio recante l’iscrizione che ricevette, tra le grandi grazie “ut inmente dei ab initio concepta Reality


R

fui ita et facta sum”1 , è simbolizzata dal candido giglio immerso nel vaso di cristallo e dai festoni di frutta che, emblema della fertilità, alludono al Mistero dell’Incarnazione. Le immagini dell’Immacolata ricevono un forte impulso tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, in particolar modo in Spagna. Oltre al Libro dei Proverbi, sarà il Cantico dei Cantici a fissare l’iconografia dell’Immacolata Tota Pulchra (4,7 “Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia”). Gli attributi ricorrenti sono il giglio (2,1-2 “Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli. Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle”), la torre (4,4 “Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza”), il giardino e la fontana (4,12 “Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata”; 4,15 “Fontana che irrora i giardini, pozzo d`acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano”). A questi attributi si uniscono quelli dedicati delle Litanie, approvate con decreto pontificio da Sisto V nel 1584. Torre di Davide, Porta del Cielo, Arca dell’Alleanza, Specchio della Santità Divina, Sede della Sapienza, Tempio dello Spirito Santo, Tabernacolo dell’Eterna Gloria, Rosa Mistica, Torre di Davide, Torre d’Avorio, Casa d’Oro, Stella del Mattino: sono questi gli attributi che iniziano a costellare i dipinti della Vergine, raffigurata sulla falce della luna, vittoriosa sopra il serpente e coronata dal diadema delle dodici stelle. Come gemme luminose questi attributi costellano il cielo della Rivelazione, popolandolo di segni cristallizzati, immateriali e tangibili, nei dipinti di Velasquez, Zurbaran, El Greco e Murillo. E’ questa abbondanza di simboli che circonda la Tota Pulchra e fissa l’immagine teologica dell’Immacolata Concezione: da un lato manifesto di una complessa e sofisticata dottrina teologica che vedeva schierarsi in una serrata disputa i più grandi teologi di tutti i tempi, dall’altro l’immagine tenera e più accessibile della Mamma Celeste, rifugio sicuro per ogni credente.

Nella pagina a fianco: Carlo Crivelli, L’Immacolata Concezione, 1492, National Gallery, Londra, Tempera su tavola,194.3 x 93.3 cm. - Francisco de Zurbarán, The Immaculate Conception, 1630-35, Museo del Prado, Madrid, Olio su tela, 139 x 104 cm. In alto in questa pagina: El Greco, The Immaculate Conception, 1605-10, Thyssen-Bornemisza Collection, Madrid, Olio su tela, 108 x 82 cm. - Bartolomè Esteban Murillo, Immaculate of Crescent Moon, Museo del Prado, Madrid, Olio su tela, 206 X 144 cm. Sopra: Pieter Paul Rubens, The Immaculate Conception, circa1628, Museo del Prado, Madrid, Olio su tela, 198 x 137 cm. - Diego Velásquez, The Immaculate Conception, circa 1618, National Gallery, Londra, Olio su tela, 135 x 101.6 cm. 1 Tratta dal Libro dei Proverbi 8,22-35: “Il Signore mi ha creato all`inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d`allora. Dall`eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d`acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull`abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell`abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell`uomo. Ora, figli, ascoltatemi: beati quelli che seguono le mie vie! Ascoltate l`esortazione e siate saggi, non trascuratela! Beato l`uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte, per custodire attentamente la soglia”.

Reality


Arte

Bettina e le altre: il mistero delle donne di Pontassieve

TEXT Paolo Pianigiani/ PHOTO Alena Fialová

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a quando il Palazzo Sansoni Trombetta è diventato la sede del Comune di Pontassieve, tutti quelli che si son trovati di fronte agli affreschi di Ferdinando Folchi, che raccontano storie di sette donne famose, si sono chiesti: ma chi saranno mai queste signore? Fino ad oggi solo una è stata individuata, Lucrezia Mazzanti: è ritratta mentre si getta dal ponte dell’Incisa, per non cedere alle brame degli imperiali, ai tempi dell’assedio di Firenze (1529). E le altre? Si era attribuito ad una delle figure femminili, quella con il bambino in collo, il nome di Chinzica dei Sismondi, l’eroina pisana che avvertì i cittadini dell’arrivo dei turchi. Ma era un errore. Il vero nome di questa coraggiosa mamma era Bettina Tommasi, e la sua città era Ancona. Alcuni anni per la maggior gloria della famiglia “Dall’Illmo Sig. Gio Battista Tromfa, mi interessai una prima volta di Trombetta, ricchi banchieri che probetta, per le pitture fatte a buonquesti affreschi, per rafforzare l’ipovenivano da Corfù, e che in qualche fresco nel salone del suo Palazzo in tesi di attribuzione di altri dipinti del modo dava anche l’indicazione delPontassieve in N° 8 gran quadri e Folchi, di carattere sacro, presenti la data del ciclo di pitture: quella rappresentanti fatti gloriosi compiunella Collegiata di Empoli, sul sofdell’Unità d’Italia e, con ogni probati da Donne Italiane cioè, la Mazzanfitto della Cappella del Crocifisso. bilità, quella di Firenze capitale. ti, La Anconitana, L’Aldobrandini, La Pubblicai un articolo proprio qui su Sicurana, La Chita Tessitrice Reality, limitandomi però ad un Fiorentina, la Bellisandra Maesame stilistico e formale delle Dal libriccino dei conti La Luisa Strozzi, e l’arpitture, senza scendere nei detdel Folchi arrivano importanti raviglia, me Trombetta avente ai lati le tagli. Mancava assolutamente figure di Italia, e Grecia. qualsiasi riferimento bibliograindizi per svelare fico e, in assenza dei documenle identità delle eroine (Lire) 1.250,00” ti, i pochi che avevano provato ad approfondire lo studio A districar di molto le nebbie è arriEd ecco facilitato, almeno nella iconografico, si erano fermati alla vato il libriccino dei conti del Folchi, gran parte, il percorso verso la desuperficie. Si capiva che le donne che si è ritrovato fra i manoscritti delfinizione dei personaggi femminili, raffigurate dovevano aver compiuto la Biblioteca degli Uffizi. Con scruche qui di seguito sono elencati, qualche azione coraggiosa, da mepolo e la sua bella calligrafia, Ferdicompleti di riferimenti ai testi, che ritare d’essere ricordate e celebrate nando ci ha lasciato annotate tutte sicuramente Ferdinando Folchi per sempre: ma chi fossero e cosa le sue pitture, con la descrizione e le ebbe sotto mano al momento di avessero fatto, rimaneva un mistero. somme incassate. Alla data del 7 Dieseguire i disegni e i cartoni degli Di certo c’era la rappresentazione cembre 1864 ecco precisato che... affreschi. dell’Italia e della Grecia, raffigurate

Reality


Le donne di Pontassieve

La Mazzanti Ne L’Assedio di Firenze, opera che dette la fama a Francesco Domenico Guerrazzi, viene dedicato un intero capitolo a questa signora. Durante le prime fasi dell’assedio del 1529, Lucrezia fu fatta prigioniera dagli imperiali. Era bellissima e ci fu subito la disputa fra i tanti che volevano approfittare di lei. Lucrezia fece finta di voler contentare tutti, convincendo i giovanotti a rimandare la decisione alla sera, al campo. Ma attraversando il ponte all’Incisa, si buttò di sotto, affogando, fra il dispiacere interessato, è immaginabile, di tutti i presenti.

La Anconitana Siamo nel 1174, ad Ancona. Ce lo conferma l’Arco di Traiano, che compare sullo sfondo e che ancora oggi è presente nella zona del porto. La città era assediata dall’Arcivescovo di Magonza, che comandava le armate di Federico Barbarossa, alleato dei veneziani. La città, dopo un lungo assedio, era stremata e affamata. Sulle mura è di guardia il soldato Peppo, qui raffigurato ridotto al lumicino dalla fame; viene avvicinato da Bettina Tommasi, la giovane moglie di un dottore, che in un gesto estremo e generoso, sta per offrigli il seno per una poppata rigeneratrice. Ma è sufficiente il gesto: subito Peppo si slancerà contro gli assedianti, pieno di nuove energie, facendo strage di nemici e rimanendo a sua volta ucciso. Il libro che parla di questa vicenda è L’Assedio di Ancona, scritto da Giuseppe Cannonieri e pubblicato a Firenze nel 1848.

La Aldobrandini Si tratta di Giulia, la figlia di Salvestro Aldobrandini, personaggio che ebbe un qualche ruolo nell’assedio di Firenze. Fu lui a parlare durante l’assemblea-farsa, che si tenne per ratificare in piazza l’accettazione da parte del popolo fiorentino, dei patti imposti dal Papa Clemente VII e da Carlo V. In pratica la resa senza condizioni. Alcuni anni dopo, ad Urbino, durante un ricevimento, Giulia rifiutò, con male parole, l’invito al ballo rivoltole da Fabrizio Maramaldo, l’uccisore di Francesco Ferrucci a Gavinana. Ecco come andò: “quella corte, piena sempre di gentilezza, faceva un ballo; sul quale trovòssi il feroce Fabbrizio; e vedutavi una bella giovane, che dovette più delle altre piacergli, a quella con militar baldanza presentandosi, la richiese di ballare con lui. Ma quella rispose, no. - Perché non volete? - Ne io, né altra donna d‘Italia che non sia del tutto svergognata, farà mai veruna cortesia all‘assassino di Ferrucci. - Di che il rodomonte restò mutolo e confuso, e la bella giovane da tutti manifestamente lodata”. (Da: Storia dei Conti e Duchi d’Urbino, di Filippo Ugolini, Tipografia Grazzini, Giannini e C., Firenze 1859).

La Sicurana Si tratta di Caterina Sigurana di Nizza, che si distinse per aver ammazzato un giannizzero turco e avergli sottratto la bandiera, che questi aveva piantato sul bastione della città. I fatti avvennero durante l’assedio portato dai Francesi, alleati dei Turchi, che si svolse nell’estate del 1543. La bandiera dipinta è infatti quella francese, con i gigli d’oro su fondo azzurro. Da notare che i libri del tempo riportano come la Caterina fosse proprio brutta, una specie di virago, tanto è vero che il suo soprannome era “La Maufaccia”, la Malfatta. Ma il Folchi, da gran gentiluomo, le rende giustizia e la gratifica di un bel lifting pittorico. L’evento si riferisce ai tempi quando la città era piemontese, quindi italiana. Anche Garibaldi, suo concittadino, la citò come Realityesempio di coraggio in alcuni suoi discorsi da senatore.


La Ghita Tessitrice Fiorentina E’ il dipinto di maggior respiro e con il maggior numero di personaggi ritratti e chiaramente individuabili. Siamo anche in questo caso ai tempi dell’assedio di Firenze; in Palazzo Vecchio i principali artefici della difesa della Repubblica ricevono la visita di Ghita, una tessitrice di seta del popolo di San Frediano. La coraggiosa madre, che ha appena visto morire il proprio marito, Bindo del Tovaglia, in difesa della città, è venuta a offrire in sostituzione il figlio Ciapo, poco più che un ragazzo. E’ anche questo un episodio ricavato dall’Assedio del Guerrazzi, dove i protagonisti vengono rappresentati dal Folchi con dettagli presi dal testo. Ecco Michelangelo che disegna il ritratto di Ghita, che utilizzerà in un suo dipinto oggi conservato a Pitti, Le tre Parche. Ecco il gonfaloniere Francesco Carducci, pallidissimo in volto, proprio come lo descrive il libro, e lo storico Iacopo Nardi, che prende appunti in diretta.

Bellisandra Maraviglia E’ la celebre eroina veneziana che, caduta prigioniera durante le presa di Cipro, fece saltare la nave turca che la conduceva, insieme ad altre sventurate, in qualche harem in Anatolia a soddisfare le voglie dell’emiro a cui erano destinate. Ho anche ritrovato la fonte iconografica, quasi uguale fin nei particolari, alla quale si è ispirato il Folchi: una stampa dal libro di Giuseppe Gatteri, Venezia, tip. Giuseppe Grimaldo, 1860.

Luisa Strozzi Nobile fiorentina, viene rappresentata nell’atto violento (la poltrona rovesciata in terra lo testimonia), di rifiutarsi al duca Alessandro, che durante un ricevimento le aveva direttamente proposto un incontro fra le lenzuola. Ne parla il libro Luisa Strozzi di Giovanni Rosini, edito a Firenze nel 1850 dall’editore Le Monnier. Era il passatempo preferito dal duca: approfittare del potere per facili conquiste femminili. Sarà proprio una di queste avventure, finita male, che lo porterà alla rovina, per mano di Lorenzino de’ Medici, suo stretto parente.

Risolto finalmente il mistero, resta nell’aria una considerazione di chiusura: adesso che tutto è chiaro, fin nei dettagli delle storie, le sette signore avranno ancora il fascino che avevano prima, quando nessuno sapeva chi fossero? Io mi auguro di sì. I misteri femminili, se non vengono prima o poi svelati, sono una disperazione per la curiosità degli uomini! Reality


Caterina e Maria De Medici: donne al potere Il ritorno a Firenze di due regine di Francia 24 ottobre 2008 8 febbraio 2009 PALAZZO STROZZI Piazza Strozzi Tel. 055 2776461 www.palazzostrozzi.org

BRESCIA

Giovanni Bellini

18 ottobre 2008 25 gennaio 2009 MUSEO DI SANTA GIULIA Tel. 0422 3095

Una grande retrospettiva per un grande maestro rinascimentale: buona parte della produzione artistica belliniana sotto i riflettori del grande pubblico. Tele a soggetto sacro, profano e mitologico evidenziano le caratteristiche di quella che è diventata l’importante scuola veneta tra spinte innovative, richiami ad Antonello da Messina, Donatello e la lezione metafisica di Piero della Francesca. Fautore delle rappresentazioni 30 settembre 2008 - 11 gennaio 2009 paesaggistiche, della SCUDERIE DEL QUIRINALE figura umana, dei Tel. 06 39967500 sentimenti, dipinti www.scuderiequirinale.it con sfumature delicate emananti una morbida luce e con rappresentazioni vegetali, l’artista ha realizzato grandi tele d’altare di cui la mostra riserva selezionati capolavori.

ROMA

Van Gogh Disegni e dipinti

tutta l’arte intorno a te

ART AROUND FERRARA

Questa mostra parla del potere dell’immagine e di come le immagini di donne potenti furono usate dalle due Medici, per legittimare il loro ruolo in un periodo in cui le donne in posizioni del genere erano rare. Tra le numerose curiosità figura un tessuto di seta che mostra Maria vestita da Diana, dea della caccia.

FIRENZE

Un invito allettante per gli amanti del genio olandese. Un Van Gogh inedito con i suoi schizzi, impressioni, bozzetti e disegni preparatori: è questo quanto offre la grande mostra bresciana, evidenziante l’essenza dei suoi capolavori che il maestro trasferiva nelle sue stupende tele. L’evento ripercorre l’intera vita evocativa di Van Gogh, con particolare attenzione al prolifico periodo olandese. Le opere in esposizione provengono dal Kröller- Müller Museum di Otterlo.

Turner e l’Italia Una completa retrospettiva illustra le innovazioni portate da Turner in ambito pittorico, superando la centralità della prospettiva e restituendo dignità alle meraviglie della natura e del paesaggio. La mostra celebra il grande amore che il maestro d’oltremanica avuto nei riguardi dell’Italia, attraverso le superbe vedute di Roma e delle Alpi, intrise di luce e colore, sino alle rappresentazioni di Venezia nelle quali aria, acqua e palazzi diventano un tutt’uno armonioso e raggiante.

16 novembre 2008 22 febbraio 2009 PALAZZO DEI DIAMANTI Tel. 0532 203064


Il cioccolato Dai Maya al XX secolo

ALBA

PERUGIA

Una grande mostra dedicata al cioccolato, passione tra le più diffuse e contagiose. Ciò che la mostra racconta è la storia di un’avventura che comincia molto lontano nel tempo e nello spazio, nella giungla equatoriale, fra la popolazione Maya. E’ qui che dai semi della pianta del cacao si comincia a ricavare il “cacahuatl”, la bevanda degli dei. L’esposizione prosegue, nelle sezioni successive, con il racconto dell’evoluzione e dei cambiamenti che hanno accompagnato la lavorazione e la consumazione del cioccolato dal 1700 al XX secolo.

19 ottobre 2008 18 gennaio 2009 FONDAZIONE FERRERO Via Vivaro, 49 Fax 055.2388764 www.fondazioneferrero.it www.studioesseci.net

Da Corot a Picasso e da Fattori a De Pisis

CORTONA

Palazzo Baldeschi al Corso, degna cornice di una mostra che mette a confronto due importanti collezioni: capolavori impressionisti e avanguardie europee, quali Monet a Picasso provenienti dalla Philips Collection di Washington, e alcuni mostri sacri della pittura italiana, quali Fattori a De Pisis della Collezione Ricci Oddi di Piacenza. La Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, ancora una volta, si propone quale centro propulsore per la diffusione dell’arte e della cultura nella bella terra d’Umbria.

6 settembre 2008 - 11 gennaio 2009 MAEC - MUSEO DELL’ACCADEMIA ETRUSCA E DELLA CITTÀ DI CORTONA Piazza Signorelli Tel. 0575 637235 info@cortonamaec.org - www.cortonamaec.org

15 settembre 2008 15 gennaio 2009 PALAZZO BALDESCHI AL CORSO Tel.199199111 www.fondazionecrpg.it

Capolavori etruschi dall’Ermitage Orgoglioso del proprio illustre passato, il Museo Etrusco di Cortona espone crateri, lucerne, bronzetti, terracotte di squisita fattura storicoartistica provenienti dall’Ermitage. Il fascino di questa ridente cittadina toscana consiste proprio nel sapere infondere il tempo della storia e la storia del tempo e, forte del proprio passato millenario, propone al pubblico delle grandi occasioni preziosi corredi funebri, superbi oggetti cesellati, eteree figure dipinte su vasellame, ritornati in patria per far riflettere, capire e ammirare la storia dell’uomo e di Cortona.

la vetrina di Reality


Territorio

Siena e il Governo dei Nove A

TEXT Tamara Frediani

mbrogio Lorenzetti dipinse tra il 1338 e il 1340 un ciclo di affreschi nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico di Siena, noto con il titolo convenzionale di “Buono e Cattivo Governo”. All’artista, uno dei maggiori rappresentanti della Scuola Senese, con questo lavoro fu commissionato dal governo cittadino non solo un’opera d’arte, ma un vero e proprio manifesto politico. Il Governo dei Nove, la magistratura che dette l’incarico a Lorenzetti, resse la città dal 1287 al 1355, regalando alla città il suo momento di massimo splendore. Dopo anni di lotte intestine tra

cittadina di crescere economicamente e culturalmente. Fu possibile con questo regime dare un consolidamento al sistema politico, organizzato attraverso l’ordinamento comunale ed ogni

L’assetto archittettonico e artistico che notiamo anche oggi camminando per la città risale infatti quasi interamente a questo periodo, durante il quale Siena, fu un enorme cantiere aperto, frequentato da artisti come Nicola Pisano, Simone Martini, Giovanni Pisano, Duccio di Buoninsegna. Due delle molte opere realizzate ci aiutano a capire come lo spazio pubblico fosse posto a servizio dell’ideologia civica e valorizzato ed usato per dare coesione all’identità comunale. Fino a quasi tutto il XIII secolo Piazza del Campo fu la sede di fiere e mercati; ma con l’inizio dei lavori per il Palazzo

sforzo venne compiuto per dare maggior coesione alla comunità senese. Venne elaborato un sistema di valori che pose alla base la concordia, la giustizia, quel “Buon Governo” richiamato difatti nell’affresco di Lorenzetti e ben presto assunto al centro dell’ideologia dalla società cittadina trecentesca. La maggiore stabilità politica permise di iniziare e di portare a compimento numerosissime opere pubbliche.

Comunale fu decisa anche una risistemazione della piazza che lo avrebbe ospitato. Così nel 1327 iniziarono i lavori di pavimentazione, che non a caso videro l’intero spazio del Campo a forma di conchiglia, diviso in nove spicchi, proprio in onore del Buon Governo della città retta dal Governo dei Nove. Un’altra opera importantissima per la città e soprattutto per l’organizzazione comunale di Siena fu la costruzione del Palazzo Pubblico. Divenne necessario nel tempo avere uno spazio laico, una sede neutrale per il potere civile. I lavori furono compiuti tra il 1298 e il 1310; all’interno le due sale principali raccolgono le opere dei maggiori ar-

guelfi e ghibellini e di battaglie senza fine con Firenze, la rivale più agguerrita, durante questo governo regnò una sostanziale pace che permise alla

Gli splendori artistici di una delle cittadine toscane più affascinanti

Bibliografia: A.K. Isaacs, Le altre Toscane: Gli Stati non fiorentini della Toscana, Editori Laterza. Foto da Le gandi città d’arte italiane, ed. Electa


tisti trecenteschi della Scuola Senese. Nella Sala del Mappamondo, il salone nel quale si riuniva il Consiglio della Repubblica è possibile ammirare la Maestà, il capolavoro del maestro Simone Martini; mentre nella stanza accanto, la Sala della Pace o del Governo dei Nove, è presente il ciclo di affreschi sul Buono e Cattivo Governo di Ambrogio

a rimanere indipendente, in balia di signori e comunità nemiche, fino a quando nel 1355 il Governo dei Nove non più in grado di controllare il proprio territorio fu cacciato. Siena, rimase comunque una delle cittadine toscane più im-

Lorenzetti. Questo splendore artistico ed economico subì un duro colpo con la crisi del Trecento. La città fece fatica

portanti anche durante il Rinascimento e nei secoli successivi; ancora oggi uno dei centri più affascinanti e suggestivi

d’Italia , protagonista con le sue diciassette contrade di una vivacità cittadina che ha radici lontane nel tempo.

Reality


Itinerari

La piccola Gerusalemme L

TEXT&PHOTO Serena Marzini

a fondazione di Pitigliano avviene ad opera dei romani Petilio e Celiano, da cui ne deriverebbe il nome. Nel dispiegare incessante di tornanti e stradine della ss 74 in direzione Manciano arrivando dalla via aurelia, si avverte inaspettatamente il fermarsi del tempo, che volge all’indietro per molti anni. Il frinire delle cicale invita alla conciliazione, alla pace dei sensi. Nel dolce scandire dei minuti so che posso volare, e pronuncio questa pazza ma libera idea ogniqualvolta sento un battito d’ala, godendomi il rumore sonnecchiante dei sassi che ciottolano sulla strada, la sinfonia degli uccelli, il profumo dorato della macchia mediterranea. E’ lontano ogni tipo di stress, il traffico caotico della

Scopriamo insieme Pitigliano in provincia di Grosseto città. Forse è vicina l’età dell’oro quando l’uomo viveva in perfetta simbiosi con la natura. All’improvviso in corrispondenza della curva di fronte alla chiesa della Madonna delle Grazie, qualcosa di irreale si apre alla vista: uno sperone di roccia tufacea che emerge protendendosi verso l’alto quasi a schiacciare il cielo: il borgo di Pitigliano, paragonato ad una piccola Gerusalemme per la presenza operosa di una fiorita comunità ebraica in benevola convivenza con i cristiani. Gli Ebrei hanno lasciato tracce indelebili sul territorio come il cimitero, la Sinagoga costruita nel 1598, recentemente restaurata e corredata da un’arca santa e la Tevà (il pulpito). Sotto il tempio, nel cuore della rupe del tufo, sono stati ricavati una macelleria, la can-

Reality

tina Kasher, il forno degli azzimi. Al tempo degli etruschi Pitigliano era attraversata da una fitta maglia di gallerie sotterranee che si intersecavano sviluppandosi in tutte le direzioni passando sotto ogni abitazione del borgo e collegandosi con le cantine. Gli antichi scavavano la roccia vulcanica facilmente lavorabile, deponendo nel grembo oggetti e ricordi che rimasero intatti circondati da un’aurea sacra e difesi dai perigli esterni. Ebrei ed Etruschi vissero come dentro a uno scrigno dando vita a cunicoli, tombe, “vie cave”, le cosiddette vie di comunicazione, stalle, oratori rupestri. Pitigliano fu anche terra di dominio di due nobili famiglie: gli Aldobrandeschi e gli Orsini. Il medievale Palazzo Orsini è oggi uno dei monumenti più importanti, esso fu

ristrutturato per Niccolò III,celebre capitano della casata, dall’architetto Antonio da Sangallo il Giovane secondo la scuola rinascimentale. Il palazzo è coronato da una merlatura di stampo militare e presenta sulla sinistra del fronte principale un bastione semi-ottagonale preposto a difesa in caso di assedio bellico, mentre all’ingresso si osserva un raffinato loggiato sostenuto da archi. Sul pilastro alla base della rampa che porta all’ingresso dell’edificio si può ammirare lo stemma degli Orsini. All’interno si biforcano due scalinate: quella di destra conduce al Cassero, mentre quella di sinistra preannuncia il cortile interno, in cui è ubicato un pozzo esagonale abbellito da specchi sapientemente lavorati. Il palazzo è oggi la sede vescovile della Dioce-


I si di Pitigliano, Sovana e Orbetello, e vi si trova il museo diocesano e un’esposizione di reperti etruschi. Nelle vicinanze del Palazzo vi è una piazza in cui spicca la fontana medicea a cinque archi, preceduta da un acquedotto del 600 che oltrepassa l’antico fossato con un maestoso arco in tufo. La piazza è il fulcro di partenza da cui si dipartono tre vie parallele: Via Mignoli, Via Roma e Via Zuccarelli costituite da un pittoresco patrimonio di vicoli, scalinate, loggette, decorazioni. L’arteria principale sbocca in un’altra piazza dove si scorge la Cattedrale, con facciata di tipico aspetto barocco, ingrandita con lavori di rifacimento eseguiti nel 700, periodo in cui sono attribuibili le decorazioni degli altari, mentre dell’ originaria facciata rinascimentale resta soltanto il portale d’ingresso. Di lato al Duomo si erge la torre campanaria. Proseguendo dalla Cattedrale lungo via Gen. Orsini si raggiunge la Chiesa di Santa Maria, forse la più antica di Pitigliano (XII secolo), restaurata fra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo con facciata cinquecentesca al cui interno figurano affreschi di scuola senese. Oltre la chiesa si arriva alla Porta di Sovana, terrazza panoramica sulle case di Pitigliano e sito scenogra-

fico in cui è possibile riconoscere parti delle mura etrusche. Ma Pitigliano si presta anche a sfondo delle vicende amorose dell’ultima contessa della maremma del secolo XIII, Margherita Aldobrandeschi, partecipe delle lotte contro Siena, Orvieto e Papa Bonifacio VIII e moglie di cinque mariti. Il suo destino tormentato s’intreccia con quello della celebre gentildonna senese ricordata nel canto V del Purgatorio, Pia dei Tolomei. Sembra che suo marito, Nello di Margiante Pannocchieschi, fosse innamorato della contessa di Pitigliano e Sovana e che avrebbe ucciso la consorte gettandola dalla finestra del Castel di Pietra in Maremma, per intrecciare una turbinosa relazione con la donna di cui si era invaghito. La loro passione si consumò tra il 1290 e il 1295 nel feudo di Pereta. E questa è soltanto una goccia di storia che appartiene ad un passato, rendendo affascinante il presente delle torri fatate e severe, come fossero bastioni di memorie e d’ardimenti. Pitigliano è testimone di una maremma merlata e guerresca. Non resta che avventurarsi e scoprirlo. Suggerimento per il pernottamento: Il tufo rosa

Alcune immagini del paese

Reality


Quattro passi sul monte pisano I

TEXT&PHOTO Giuliano Valdes l Monte Pisano, la “montagna” di Pisa per eccellenza, fa da sfondo naturale ai più suggestivi scorci della Città della Torre. In un ambito territoriale ristretto e ben delimitato si ritrovano ampie varietà di colture, di specie arboree, di aree boscate e di rocce, in un contesto pa-

Queste montagne offrono spazi e silenzi per ritrovare sé stessi esaggistico assai variegato. L’offerta culturale del Monte è strettamente connessa alla sua storia, che vi ha lasciato i segni indelebili del passato: castellieri, rocche, borghi medievali, torri d’avvistamento, badie, santuari, conventi, pievi romaniche, romitori, grotte e ville nobiliari. In questo straordinario crogiolo di natura, storia ed ambiente si inseriscono i segni del tempo e degli antichi mestieri, che ci raccontano di antiche storie, costumi, usi, e consuetudini: dai frantoi ai metati, ai molini ad acqua. Oggi, queste montagne, per la verità poco più che colline, offrono spazi e silenzi per ritrovare sé stessi: sarà la volta buona per incamminarsi lungo i sentieri del Club Alpino, tra la macchia mediterranea e le pinete, fin dove crescono i castagni, riposando nelle verdi distese ai margini del bosco, o raggiungere gli austeri spalti della Verruca, fiera ed inespuReality

gnabile, oggi come nel suo glorioso passato, senza trascurare una visita alla Certosa di Pisa (Calci) con i suoi tesori architettonici e museali. Infinite sono le opportunità che la montagna “di casa” dei Pisani offre sotto un aspetto più prettamente turistico: una fitta rete di sentieri, segnalati dal Club Alpino Italiano, conduce gli escursionisti ed i camminatori alla scoperta delle sue meraviglie (mentre i rocciatori hanno a disposizione le palestre di roccia di Vecchiano); gli amanti della Mountain bike possono percorrere le strade forestali e le mulattiere, che ben si prestano anche alla pratica del turismo equestre, mentre i deltaplanisti e i patiti del paragliding possono cimentarsi

nell’esplorazione dall’alto del territorio. Per chi voglia solamente riposarsi, l’agriturismo è ormai una realtà di qualità in tutta l’area del Monte Pisano, mentre svariati sono gli appuntamenti dedicati alla cultura, all’enogastronomia, allo sport e alla natura. Ultima, ma non per questo meno importante, la Strada dell’Olio dei Monti Pisani si svolge lungo l’intero perimetro del Monte, quasi una sottolineatura della purezza dell’ambiente, della bellezza dei luoghi, della ricchezza del patrimonio culturale. L’olio extravergine, oltre a costituire uno dei prodotti della terra più apprezzati dagli intenditori, ne diviene icona stessa di una terra antica, fertile, nobile e generosa.


Bibliografia e cartografia “Guida al Monte Pisano – Percorsi tra natura, storia e cultura” Felici Editore, Pisa 2007 “Monte Pisano tra natura e storia” – Carta degli itinerari escursionistici 1:25.000 C.A.I. Sezione di Pisa (Editing StudioFelici Editore, Pisa) In alto: Caprona, la Pieve di Santa Giulia, gioiello del pedemonte pisano; la Torretta degli Upezzinghi a Caprona si leva sul culmine di un precipizio; Ripafratta, veduta del Serchio sullo sfondo della Rocca; Calci, il Torrente Zambra; la Verruca da Prato Ceragiola In basso nella pagina precedente: Panorama di Montemagno. In basso in questa pagina: Segnaletica del C.A.I. sul Monte Pisano; Corliano, la scenografica imponenza della Villa Agostini Venerosi della Seta.


Territorio

Ospitalità a cinque stelle U

TEXT&PHOTO Giampaolo Russo

na dinastia toscana, quella dei Fabbricotti, da sempre molto attiva sulla costa toscana, da Carrara fino a Livorno, e un architetto, Enrico Azzati, furono gli artefici, alla fine dell’Ottocento, della realizzazione di una struttura, l’Hotel Palazzo, destinata ad accogliere la ricca borghesia italiana che transitava dalla città labronica, da sempre importante scalo marittimo e commerciale. Dalla data dell’inau-

Riaperto a Livorno il Grand Hotel Palazzo, lo storico albergo che ha ospitato negli ultimi cento anni i Reali italiani, Guglielmo Marconi e Pietro Mascagni gurazione, nel 1884, sono trascorsi ben 124 anni durante i quali l’albergo ha ospitato i Reali d’Italia Umberto I e la Regina Margherita di Savoia, il Premio Nobel Guglielmo Marconi, Tazio Nuvolari, Gabriele d’Annunzio e il musicista Pietro Mascagni, a cui è intitolata la terrazza antistante l’hotel. Oggi, dopo innumerevoli cambi di gestione e anni di abbandono, l’hotel Palazzo riprende vita nuova grazie all’importante progetto di ristrutturazione promosso dall’imprenditore Andrea Bulgarella, siciliano di nascita ma da molti anni pienamente integrato nel tessuto produttivo e imprenditoriale toscano tanto da aver realizzato importanti alberghi nella provincia pisana, tra cui l’Accademia Palace 4 stelle, il Complesso San Rossore 5 stelle, il complesso residenziale Parco delle Torri e dei Frati Bigi, il Centro direzionale di Cisanello, e molti altri in tutta Italia. L’investimento complessivo per il Grand Hotel Palazzo promosso dall’ingegnere Bulgarella si aggira intorno ai 40 milioni di euro. Sono stati necessari 4 anni di lavori per riportare la pregeReality

Veduta esterna del Grand Hotel Palazzo, l’ing. Andrea Bulgarella, la Hall dell’albergo, i fiati dell’Istituto Mascagni, varie vedute interne dell’albergo.


vole struttura architettonica, grazie al lavoro del progettista architetto Luca Tosi, che si è basato su documenti d’epoca e su un dipinto del 1885 di Luca Gioli, agli antichi fasti, con in più tutti i comfort di un albergo di categoria lusso, situato sul lungomare di Livorno. Le camere oggi sono 123 (97 doppie, 7 suites, 17 junior suites, 8 penthouse suites e una suite reale), due ristoranti, uno dei quali sul roof garden dove c’è anche la piscina con vista mozzafiato sul mare e il solarium, 6 sale riunioni - 3 delle quali con vista mare - illuminate da luce naturale, capaci di ospitare complessivamente fino a 400 persone. Ogni sala dispone delle più moderne attrezzature audiovisive. All’inaugurazione, alla presenza del Sindaco, delle autorità e cinquecento ospiti vip, si è esibita l’orchestra dei fiati dell’Istituto Mascagni che ha suonato arie di celebri film, mentre sulla facciata dell’hotel e nei saloni interni venivano proiettati alcuni spezzoni di film legati alla storia dell’edificio, che grazie al coraggio e la tenacia imprenditoriale della famiglia Bulgarella, è tornato all’antico splendore.


Casale al Controni

Un gioiello avvolto di natura

Dimorare o semplicemente ritrovarsi a casa propria in un fascino oltre tempo di Patrizia Bonistalli A pochi passi da Orentano, ai piedi del bosco delle Cerbaie sorge “Casale al Controni”, un’antica casa colonica ristrutturata raffinatamente ed adibita a Bed & Breakfast, avuta origine lungo un itinerario intriso di storica sacralità: la Via Francigena. Riservatamente affacciato agli ulivi ed alle acacie selvatiche, il Casale scandisce con antica possanza la sua posizione assolutamente privilegiata per chi desidera trascorrere un periodo confortevole nel cuore di una natura molteplice e trionfante di vita e di silenzi, trapunta di sentieri che si dischiudono tra boschi, argini, terreni erbosi, pittoreschi borghi, a due passi dal nostro circondario. Equivalente, per dignitosa eleganza degli arredi ed accurata presenza delle stanze, agli alberghi di primissima categoria, il complesso colonico decanta la prerogativa di un’ospitalità sostanziale tipicamente toscana, nel rispetto delle più autentiche tradizioni ed in sintonia con le esigenze più individuali e semplici. La casa si svela piacevolmente agli occhi ed alla curiosità: un B&B dove ogni camera è singolare, con un nome proprio, accessori preziosi e decori inconsueti, un colore disteso e luminoso ed un tema personalizzato, un bagno rigorosamente in tinta e decorato da preziose ceramiche di Vietri e da porcellane di classe. La ristrutturazione sapiente ed il rinnovo geniale di tutti gli ambienti avviene sui resti di un rudere enorme, di cui era rimasto solo il piano terra e alcunché del primo piano dove abitavano coloro che curavano le terre. Dal lungo, abile ed appassionato rinvenimento architettonico della casa fluisce il germoglio di un gusto raffinato nonché di un irrefrenabile recupero del bello: compimento di una scommessa di vita e di lavoro da parte di una donna brillante, sostenuta in questo impegno dal marito di medesima indole. Si è trattato di risvegliare la vita sopita in una grande dimora, senza mai congedarsi dalla memoria: i giochi dei bambini nella corte; le voci riecheggianti sulle pareti di un celeste tenue, abbellite dai decori intorno alla porta; i passi vivaci lungo il cotto definito dai battiscopa dipinti; la sorpresa di ogni nuovo giorno oltre gli scurini interni a porte e finestre con gli stuoini che si arrotolano su se stessi come quelli di una volta, l’intimità raccontata di fronte ai camini in pietra serena. Avvolto nel profumo inebriante di lavanda, il Casale si onora della fragranza della campagna che permea tutto il bel parterre antistante: adornato con un tocco eccezionale rispetto al rigore dei giardini toscani, il parco si fonde in un aggraziato scompiglio di piante e fiori. Le aiuole richiamano quelle dell’alta Normandia, con i sassi di fiume che cercano di contenere l’irrompere di fiorellini tutti diversi, colorati, frutto di semine accurate. Lungo il sentiero antistante punteggiato di bianchi delimitatori in ghisa olandesi, primeggiano principesche le rose: graziosamente sparse nei colori, dall’albicocca all’arancio, al rosa, molte sono ibride, dai petali un po’ scomposti ma eleganti e dalle infinite sfumature, con sembianze di farfalle in un giardino cosparso di giochi che invita a essere calpestato dai bambi-


le rose

il melograno

ORENTANO di Valerio Vallini

È per popolazione il secondo centro del Comune di Castelfranco (Pisa). Si ha notizie (Paolo Morelli Le istituzioni ecclesiastiche in Le Cerbaie la natura e la storia, Pacini Editore, 2004) di una Villa de Orentano cioè villaggio di Orentano fin dal secolo XI. Il villaggio - scrive Morelli - era sottoposto alla signoria dell’abate di Sesto, un monastero situato sulla sponda opposta del lago di Bientina. Alberto Malvolti in Le Cerbaie fra crisi e ricolonizzazione, Erba d’Arno 1993, riconduce la causa prima dello spopolamento di quelle zone ivi compreso Orentano, alla scellerata guerra fra Firenze e Pisa per la conquista di Lucca (1340-1370). Naturalmente la peste nera nel 1348 ebbe la sua nefasta parte in quel degrado. Morelli aggiunge che nel XV secolo Orientano si spopolò fino a scomparire e il suo territorio fu acquisito dalle comunità di Castelfranco e Santa Croce. Nel secolo successivo cominciò una progressiva ricolonizzazione favorita (secondo un’altra fonte anonima), da uno “Statuto dei Poderi di Cerbaia del 1538” adottato congiuntamente dai due Comuni della zona. Questa rinascita demografica ed economica portò nel 1578 alla ricostruzione della chiesa parrocchiale. La divisione del territorio di Orientano fra Santa Croce e Castelfranco è rimasta inalterata fino al 1912 allorché con decreto del re d’Italia venne accolta la petizione degli abitanti di Orentano volta a stare riuniti sotto il Comune di Castelfranco. Nel 1925 Orentano, con altri comuni già fiorentini, passò sotto l’amminstrazione provinciale di Pisa.

le ginestre

ni, mentre gli adulti assaporano delizie al barbecue, rilassanti ai bianchi tavoli in marmo. La primavera regna sovrana durante il corso dell’anno: la posizione a sud permette di catturare tutti gli ultimi raggi di sole, il porticato ombreggia piacevolmente in estate, mentre il vento come un puntuale soffio di Provenza ogni pomeriggio rinfresca l’aria. Affacciandosi appena dall’ombra del grande porticato antistante, travolgente per chiunque è il richiamo a penetrare in tanta gentilezza degli arredi ed a sentirsi parte per qualche giorno del calore ben composto delle forme. Il Touring Club Italiano ha insignito il Casale del “Premio Stanze più Belle d’Italia” ed. 2006/07/08, un fiore all’occhiello, per un B&B che in quattro anni è diventato fulcro di attenzioni da parte di una clientela che si riconferma di anno in anno, nonché punto di riferimento per una clientela business e altresì per coloro che vogliono trascorrere un fine settimana all’insegna della cultura, della poesia, l’ occasione di una festa di compleanno, di un anniversario o di una cerimonia. Casale al Controni preserva il nome dei vecchi proprietari, come ad averne voluto rifiorire le potenzialità recondite della personalità con delicato riguardo. Rinascendo dai suoi resti e riaffacciandosi in tutta la sua possanza, il casale ha risvegliato il sogno di offrire un’ospitalità genuina che stemperi i ritmi frenetici e schiuda gli occhi all’ammirazione incondizionata del incantevole patrimonio storico paesaggistico di casa nostra.

Casale al Controni Chambres d’Hôtes Bed&Breakfast info@casalealcontroni.it www.casalealcontroni.it Via della Repubblica 132 D Orentano (PI) Tel: +39 (0)583/238883 Fax: +39 (0)583/1929042 cell.: +39 349 3296104


Lo scaffale dei poeti

Cesare Pavese:

TEXT Valerio Vallini / PHOTO Poesia, anno III, n.31

l’insanabile dolore di un uomo solo

Vita e opere

N

acque a Santo Stefano Belbo, un paesino delle Langhe in provincia di Cuneo, il 9 settembre del 1908. Ben presto la famiglia si trasferì a Torino, ma le colline del suo paese rimarranno per sempre impresse nella sua mente e si fonderanno con l’idea mitica dell’infanzia e della nostalgia. Compiuti i primi studi entrò nel ginnasio- liceo D’Azeglio dove ebbe professore di italiano e latino Augusto Monti. Laureatosi giovanissimo, a 22 anni, con una tesi su Walt Whitman, firmò nel 1932 una perfetta traduzione del Moby Dick di Melville. Dal 1931 al 1936 scrisse la prima stesura di Lavorare stanca, che rappresentano, in un clima di imperante tardo ermetismo, un esempio notevole di poesia-racconto. In quegli anni, nel 1935, fu confinato a Brancaleone Calabro per antifascismo a causa di lettere destinate ad una misteriosa “donna dalla voce rauca” che Pavese accettò di farsele indirizzare. Il rapporto con le poche donne della sua vita fu uno dei punti dolenti della sua personalità, una negatività che contribuì al crescere di quel “vizio assurdo” che fu la continua compulsività dell’idea del suicidio fino al tragico epilogo dell’agosto del 1950. Verrà la morte e

Reality

avrà i tuoi occhi sono state pubblicate nel volume postumo nel 1951 insieme a La terra e la morte del 1945. Figura notevole di scrittore e narratore: basti qui ricordare Paesi tuoi del 1941, Feria d’Agosto del 1947, Prima che il gallo canti e La bella estate del 1949, La luna e i falò del 1950.

Nota critica

Cosa resta a cento anni dalla nascita (9 settembre 1908) della poesia di Cesare Pavese? Lavorare stanca, uscita nella generale indifferenza nel 1936, era stata salutata con entusiasmo da Massimo Mila che scrisse: “Quando Pavese ci lesse I mari del Sud (1930) [prima parte di Lavorare stanca], tra noi ci fu chi fece seriamente il nome di Omero. La fase della confessione individuale era superata di slancio pervenendo all’estremo opposto di una oggettivazione narrativa, nella quale la poesia si popolava di personaggi, paesi, e figure: poesia di dimensione epica, dunque.” Si inneggiava allora a quella poesia scoperta da Pavese nella letteratura americana – chiaro il riferimento all’ Antologia di Spoon River, il tributo dovuto al blank verse di W. Whitman – come una “scoperta di un antico fondo etnico subnazionale”. Bortolo Pento parlò a proposito di Lavorare stanca, di un Pavese che “aveva scoperto per la poesia italiana la possibilità di rinnovarsi – nell’imperante clima ermetico - con l’introduzione della poesia racconto, della poesia oggettiva. Per lui Pavese fu innovatore perfino sul terreno delle forme metriche con quel suo verso lungo di tredici e talora sedici sillabe.” Negli ultimi anni Settanta e Novanta del Novecento, il giudizio critico ha ridimensionato la “leggenda” di Pavese poeta, anzi per certe poesie come in Verrà la morte ed avrà o tuoi occhi il giudizio è stato spietato: “elementari e scialbi versicoli” dirà Giovanni Raboni. Per me, “si parva licet”, anche questi versi sono investiti dal proprio “insanabile dolore di uomo solo”, hanno una cantabilità di soave lirismo e amara constatazione del nulla “/...I tuoi occhi/ saranno una vana parola,/ un grido taciuto, un silenzio./... Vincenzo Mengaldo nella sua antologia “I poeti italiani del Novecento”, afferma che la poesia pavesiana ha ricevuto attenzioni anche superiori ai suoi meriti dopo la morte dell’autore, un po’di riflesso dall’interesse per l’opera narrativa e per l’eccezionalità della sua figura culturale. A me, la poesia-racconto di Pavese (scoperta purtroppo tardissimo, negli anni Settanta) fece l’effetto di liberarmi dai vincoli delle forme chiuse, di darmi una libertà espressiva spaccando gli steccati fra prosa e poesia. Fu


I mari del Sud (1930)

un bene? Fu un male? Non lo so. Avrò scoperto l’ombrello, ma certamente quell’inizio dei Mari del Sud “Camminiamo una sera sul fianco di un colle,/ in silenzio. Nell’ombra del tardo crepuscolo/ mio cugino è un gigante vestito di bianco,/...” mi aprì orizzonti sconosciuti e nuove modalità espressive. Di quella raccolta Lavorare stanca, mi piacque l’autobiografismo in Antenati “/ Stupefatto del mondo mi giunse un’età/ che tiravo dei pugni nell’aria e piangevo da solo./... Mi piacquero i silenzi e le vedute in Gente spaesata “/ Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare./ Alla sera, che l’acqua si stende slavata/ e sfumata nel nulla, l’amico la fissa/ e io fisso l’amico e non parla nessuno./...Un po’ meno ho apprezzato nel Il dio caprone, e Luna d’agosto, le escursioni in un mondo contadino profondo e mitologico e (forzatamente?) animalesco. Mitologia, leggenda, un che di torbido e sensuale, come in Donne appassionate, si fondono in un notturno lunare e vibrante. A rileggerlo oggi, risento le stesse emozioni, le stesse libertà espressive di quegli anni Settanta. Certamente non so scindere i suoi versi dalla sua prosa. Gli uni e l’altra mi affascinano, ma qui in Lavorare stanca, la poesiaracconto assume anche valenze di andamento filmico come in questi Pensieri di Deola: “Deola passa il mattino seduta al caffè/ e nessuno la guarda. A quest’ora in città corron tutti/ sotto il sole ancor fresco dell’alba. Non cerca nessuno/ neanche Deola, ma fuma pacata e respira il mattino.” Ci vedo una Deola/ Pavese tranquilla e staccata dall’angustia e l’angoscia del sesso, dalla dominante e imprendibile figura della donna, un Pavese pacato, lontano da quel “vizio assurdo”. Molti versi di Pavese, come Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi ebbero fortuna in quel dopoguerra anche perché legati alla sua “leggenda” di intellettuale problematico, quel “vizio assurdo” - che era poi una pulsione al suicidio -, l’antifascista, il comunista “eretico”, einaudiano. Io lessi e rileggo in quei versi e in quelle prose, la solitudine di un uomo, la sua impotenza a vivere la vita.

Camminiamo una sera sul fianco di un colle, in silenzio. Nell’ombra del tardo crepuscolo mio cugino è un gigante vestito di bianco, che si muove pacato, abbronzato nel volto, taciturno. Tacere è la nostra virtù. Qualche nostro antenato dev’ essere stato ben solo - un grand’ uomo tra idioti o un povero folle – per insegnare ai suoi tanto silenzio. Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto se salivo con lui: dalla vetta si scorge nelle notti serene il riflesso del faro lontano, di Torino. « Tu che abiti a Torino...» mi ha detto «... ma hai ragione. La vita va vissuta lontano dal paese: si profitta e si gode e poi, quando si torna, come me a quarant’anni, si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono». Tutto questo mi ha detto e non parla italiano, ma adopera lento il dialetto, che, come le pietre di questo stesso colle, è scabro tanto che vent’anni di idiomi e di oceani diversi non gliel’hanno scalfito. E cammina per l’erta con lo sguardo raccolto che ho visto, bambino, usare ai contadini un poco stanchi. [...]

Lalla Romano fu amica e collaboratrice di Pavese all’Einaudi

Paesaggio II La collina biancheggia alle stelle, di terra scoperta; si vedrebbero i ladri, lassù. Tra le ripe del fondo i filari son tutti nell’ombra. Lassù che ce n’è e che è terra di chi non patisce, non sale nessuno: qui nell’umidità, con la scusa di andare a tartufi, entran dentro alla vigna e saccheggiano le uve. Il mio vecchio ha trovato due graspi buttati tra le piante e stanotte borbotta. La vigna è già scarsa: giorno e notte nell’umidità, non ci viene che foglie. Tra le piante si vedono al cielo le terre scoperte che di giorno gli rubano il sole. Lassù brucia il sole tutto il giorno e la terra è calcina: si vede anche al buio. Là non vengono foglie, la forza va tutta nell’uva. Pensieri di Deola Deola passa il mattino seduta al caffè e nessuno la guarda. A quest’ora in città corron tutti sotto il sole ancor fresco dell’alba. Non cerca nessuno neanche Deola, ma fuma pacata e respira il mattino. Fin che è stata in pensione, ha dovuto dormire a quest’ora per rifarsi le forze: la stuoia sul letto la sporcavano con le scarpacce soldati e operai, i clienti che fiaccan la schiena. Ma, sole, è diverso: si può fare un lavoro più fine, con poca fatica. Il signore di ieri, svegliandola presto, l’ha baciata e condotta (mi fermerei, cara, a Torino con te, se potessi) con sé alla stazione a augurargli buon viaggio. [...]

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi Verrà la morte e avrà i tuoi occhi – questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosi li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti. 22 marzo 1950

Costance Dowling, la donna che pavese amò per ultima


i c a p é R o i g g e r a i V o i m e r P ° 79

Letteratura

I VINCITOR IONE DELL’EDIZ 2008 arrativa: Sezione N Francesca E SANVITAL autunno L’inizio è in (Einaudi) esia: Sezione Po Eugenio RIBUS DE SIGNO 76-2007) Poesie (19 (Garzanti) ggistica: Sezione Sa Miguel GOTOR . Lettere Aldo Moro nia dalla prigio (Einaudi)

Reality


Letteratura

Una festa della cultura L

TEXT Giulio Panzani

a cultura, la solidarietà, l’imprenditoria, sono state le protagoniste della sesta edizione del premio nazionale “Il Delfino” la cui cerimonia conclusiva si è tenuta nella storica cornice di Villa Bondi, a Marina di Pisa, il 20 settembre scorso. Una festa della poesia e della narrativa che si sono “legate”, come ogni anno, ad altre importanti componenti sociali in questa manifestazione promossa dalla Pro Loco del Litorale Pisano che vuole dimostrare, fra le altre cose, come la parola scritta non rappresenti uno spazio a sé, nel contesto sociale, ma sia comunque in rapporto con la realtà nella quale gli

La VI edizione del Premio Delfino di Marina di Pisa premia il Presidente della Stella Maris autori vivono ed operano. Cosi’, sul palcoscenico della premiazione, si sono avvicendati l’avvocato Giuliano Maffei, presidente della Stella Maris di Calambrone, che ha parlato dell’impegno a favore dei bambini sofferenti e disagiati ai quali sono rivolte le cure della fondazione che celebra, nel 2008, il suo cinquantesimo, l’attore Giorgio Ariani, premiato anche per la sua carriera di doppiatore di Oliver Hardy in non meno di trenta film, Elio Panchetti, noto imprenditore la cui attività ha consistentemente promosso il litorale e –sia pure soltanto citato, per la sua forte presenza nel mondo dell’arte- il Sovrintendente ai Beni Culturali di Pisa, architetto Guglielmo Malchiodi. La commissione giudicatrice de Il Delfino, presieduta dal responsabile della Pro Loco Ledo Mangini e coordinata, anche organizzativamente, dagli stilisti Giuseppe e Serena TamburiReality


ni peraltro promotori anche del premio “La Risacca”, era formata dai giornalisti Margherita Casazza, direttrice di Reality, Nicla Morletti, Paolo Briganti, Giulio Panzani e dagli scrittori Roberto Triggiani e Valeria Serofilli che hanno esaminato le numerose opere pervenute, sia nella sezione a tema libero dell’inedito e dell’edito che in quella ispirata al mare cui tradizionalmente si riferisce l’iniziativa della Pro Loco. In quest’ultima è stato premiato un libro edito da Marsilio e scritto a quattro mani da Franco Giliberto e Giuliano Piovan, “Alla larga da Venezia”, mentre per la narrativa inedita sono state premiate, nell’ordine, Silvia Chiaffarelli Vancini, Laura Tonti Parravicini ex aequo con Emma Mazzuca e infine Paola Fantin. Per la poesia inedita il primo premio è andato a Sylvana Tenaglia, seguita da Luciano Davini e Isabella Carlotta Poli mentre per il verso edito un premio speciale è stato assegnato a Laura Vinella. Per la sezione giovani, invece, un riconoscimento è andato a Martina Boschi. Ospite e coordinatrice della premiazione la giornalista Rai Betty Barsantini che recentemente era stata premiata a sua volta, in Versilia, al “Viareggio Carnevale” della Capit, con la targa d’argento della Regione Toscana. Al tavolo della presidenza si sono avvicendati Alessandro Nundini, Luigi Zucchelli, Gianpaolo Volpi, Mauro Billi e Riccardo Gherarducci. Al termine, un incontro informale intorno alla piscina della villa, per parlare del significato dei concorsi che, spesso soltanto autocelebrativi, trovano invece –come ne Il Delfino- un loro momento di promozione della parola e dei suoi contenuti quali “custodi” anche di una civiltà, qual è quella cristiana, nella quale non possono non riconoscersi anche i non credenti e che è necessario attestare fortemente in questo particolare momento storico di confronto fra culture diverse che l’immigrazione comporta e che dev’essere l’elemento di mediazione per una coesistenza che sia in grado di far crescere, appunto proprio intellettualmente, la società.


Letteratura

Riscoprire l’arte di ascoltare S

TEXT Kirilla

I PROTAGONISTI

pesso si dimentica quanto sia bello ascoltare qualcuno che racconta storie! Ricordate quando vi sedevate sulle ginocchia di vostro nonno che con calma vi narrava della sua gioventù, o vi leggeva un passo di un vecchio libro ingiallito? Un’esperienza indimenticabile. Ripensandola oggi, nel traffico, mentre apettate il verde del semaforo, il cuore si strugge ancora una volta, un’emozione liquida si annida sui vostri occhi.

Il Centro Toscano Edizioni ha provato a ricreare quell’atmosfera organizzando due reading con l’indispensabile aiuto dei suoi collaboratori. Anche adesso, da adulti, possiamo lasciarci andare. La prima prova a Marina di Pisa presso Villa Bondi in un’ambiente unico e antico. Il relatore della serata era Paolo Pianigiani. L’altra serata a Livorno presso i Bottini dell’Olio all’interno della manifestazione “Effetto Venezia”. Il rela-

tore di questa serata è stato Valerio Vallini. Due eventi che hanno segnato l’estate riportandoci un pò indietro nel tempo, quando ascoltare era un piacere insostituibile...

GRAZIANO BELLINI

FRANCO DONATINI

Vive a Querce (Fucecchio - Fi). Ha iniziato a scrivere all’età di 17 anni rinnovando costantemente questa sua passione scrivendo poesie, racconti e canzoni, spesso dal contenuto neoralista. Nel 2007 pubblica Due libertà.

Lavora nella Ricerca di Enel, come esperto di energie alternative. Docente di Energia Geotermica. Autore di molte pubblicazioni scientifiche, nel 2008 pubblica il suo primo romanzo In Viaggio.

ALESSANDRA CASALTOLI

FRANCESCO CIAPONI

PAOLA PISANI PAGANELLI

SERENA MARZINI

MASSIMILIANO ANTONUCCI

ELETTRA SQUILLONI

Studiosa e appassionata di letteratura italiana del ‘900, insegnante di scuola primaria, corrispondente di riviste di cultura e letteratura. Pubblica nel 2006 una breve raccolta di racconti e poesie dal titolo Fogli sparsi.

Vive a Pisa dove ha insegnato Letteratura italiana e latina. Scrittrice e ricercatrice di memorie, ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui A Marina sul trammino. Fatti, personaggi, costume del Litorale pisano dal 1866 al 1960.

Nato a Taranto il 04/01/1970, risiede a Pisa. Laureato in Giurisprudenza. Nel 2002 pubblica la sua prima raccolta poetica Mastini davanti alle porte del Regno. Nel 2005 pubblica la sua seconda raccolta Non sono versi di Giuda.

Nato a Pontedera il 12/07/1978. Si laurea nel 2005 in Scienze Biblioteconomiche e Bibliografiche. Dalla sua tesi ricava un libro dal titolo Underground: ascesa e declino di un’altra editoria.

Nata a Poggibonsi il 21/08/1974. Laureata in Lettere moderne all’università di Siena nel 2001. Pubblica nel 2005 un romanzo dal titolo Bambole di vetro.

Nata il 10/06/1987 è studentessa alla facoltà di Medicina Veterinaria a Pisa. Nel 2008 pubblica Sogno di un’acrobata, la prima raccolta delle sue poesie, con casa Reality editrice Cte.


Photographia di Marco Bonucci

Studio Fotografico: Matrimoni Interni Foto per cataloghi Still life Via della Libertà 12 - Santa Croce sull’Arno - Pisa tel. 0571-367485 - cell. 335-7686739 mail:marco.bonucci@tin.it


Libri

Libri in fiera D

TEXT Kirilla

a venerdì 25 a domenica 27 luglio il Centro Toscano Edizioni ha partecipato alla prima MostraMercato del Libro della Costa Etrusca organizzata da Manidistrega con la collaborazione dell’APT Costa degli Etruschi, della Società Cala de’ Medici Servizi e con il Patrocinio della Provincia di Livorno, del Comune di Rosignano Marittimo, della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Livorno, della Camera di Commercio di Livorno e del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio. La manifestazione si è svolta presso il porto turistico di Cala de’ Medici. L’incontro con il pubblico dei lettori è per una casa editrice un momento importante

Pisa Book Festival Il Centro Toscano Edizioni partecipa al PisaBook Festival dal 10 al 12 ottobre a Pisa presso l’Area Expo-Pisa, zona Ospedaletto. Immersa nel verde della campagna toscana, a cinque minuti dal centro di Pisa e ad un passo dalla superstrada FI-PI-LI. Il PisaBook Festival è la fiera del libro più importante in Toscana e una delle più importanti d’Italia, riferimento per l’editoria indipendente. Una grande vetrina delle novità editoriali e luogo privilegiato d’incontro tra le diverse figure professionali del mondo del libro, veramente un appuntamento da non perdere! Potete trovarci all’interno del padiglione B presso lo stand numero 065. Inoltre domenica 12 ottobre alle ore 10 nella sala conferenze blu presenteremo le nostre pubblicazioni. Venite a trovarci!

di confronto con i gusti e le esigenze di ognuno. Sabato 26 si è svolta una tavola rotonda con presentazione di libri sul tema “Donne che scrivono e si raccontano” coordinata da Carla Cecchini della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Livorno in cui è stata presentata al pubblico anche la rivista Reality. Domenica 27 invece ancora una tavola rotonda dal tema “Il Viaggio: turismo, avventura, migrazione, conoscenza” coordinata da Monica Felli dell’Azienda Promozione Turistica Costa degli Etruschi. Il porto turistico di Rosignano è stato un’incantevole contorno per l’evento che ha raccolto numerosi turisti e cittadini. Reality


Libri

Illusioni e colpe di una generazione fortunata TEXT Alessandra Casaltoli

L’

ufficio del Prof. Santagata, al terzo piano di Palazzo Ricci, sede della Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa, ha due finestre che, data la stagione e l’ora canicolare in cui lo vado a trovare, sono spalancate, ma celate da persiane che riverberano una luce stemperata e

Marco Santagata ci parla del suo nuovo libro ombrosa. Salendo le scale, avvicinandomi alla porta socchiusa, ho ricordato con nostalgia gli anni in cui, ancora studentessa, percorrevo quei corridoi in attesa di un ricevimento o di un appello d’esame. Gli studenti, si sa, talvolta scelgono il corso da seguire in base alla facilità con cui riescono a reperire appunti da altri studenti, alla possibilità di farsi prestare i libri di testo e risparmiare, alle dritte e agli aiuti insomma, che riescono ad avere. Così anch’io detti i miei esami di letteratura italiana ‘ereditando’ materiali ed appunti di un’amica e non ebbi occasione di conoscere gli studi, di assistere alle lezioni, di frequentare questa persona che oggi ho il piacere di conoscere e intervistare. Marco Santagata (Premio Campiello 2003 con Il maestro dei santi pallidi) è una persona capace di comunicare perché ha tanto da insegnare: non solo nozioni, soprattutto emozioni. E’ quello che accade al lettore dei suoi romanzi, in cui spesso il presente è vissuto con nostalgia e il passato ricordato con una punta di amarezza per la consapevolezza acquisita della perdita. Tutt’altro che epici, ma eroici tanto quanto i paladini dei poemi che per i suoi studi Santagata conosce a fondo, i personaggi che crea, ci spingono a riflettere sulla caducità degli sforzi umani, sulla speranza della possibi-

Reality

lità che pur non potendo recuperare il tempo passato, non tutto infine, sia andato perso. E’ più piacevole scrivere o insegnare? Non credo si possano fare delle graduatorie. Insegnare è piacevole, distensivo. Ma scrittura e insegnamento regalano due tipi di gratificazione completamente diverse, seppure ugualmente intense. Scrivere non è sempre piacevole. Spesso è faticoso, anche doloroso talvolta. Eppure, una volta iniziata a percorrere questa strada, anche di quella fatica e di quel dolore non se ne può più fare a meno. E con quale spirito dunque si insegna ad apprezzare questa forma d’arte? Nell’insegnamento, la saggistica letteraria non è più tra le discipline primarie, è in crisi in tutto l’occidente, non solo in Italia. Il pubblico non ha più la mediazione del critico, quindi il lettore si trova direttamen-

te a contatto con il libro senza che gli siano forniti strumenti che lo aiutino nella scelta e nella comprensione. Probabilmente è un male, ma il sistema culturale occidentale si è orientato a marginalizzare i discorsi sulla letteratura proprio in un momento in cui invece questa, sta conoscendo un grande interesse di pubblico. L’insegnamento non può non tenere conto di tale situazione, nel senso che un buon insegnante oggi, deve tramandare alcune cose del passato, bisogna capire che esiste anche un fenomeno storico, legato alla letteratura e questo fenomeno storico va conosciuto. Contemporaneamente bisogna far capire che l’essenza della letteratura sta da un’altra parte, non nella sua storia ma nella sua attualità. Il suo romanzo L’amore in sé, è stato presentato all’Università di Bologna da un suo concittadino celebre: Vasco Rossi. Un caso dettato da logiche di marketing o un messaggio, un segno di continuità tra poesia e musica, tra mondo accademico e realtà giovanili? Non ci sono state tante implicazioni economiche in questo evento. Certo, la presenza di un cantante come Vasco da un punto di vista promozionale era importante ma è stato più un gesto di amicizia da parte sua, dato che a quella presentazione c’erano molti amici, nostri compaesani. Natalia Ginzburg scrisse che la letteratura è una di quelle cose di cui non si ha la percezione immediata e pratica dell’utilità, eppure non se ne può fare a meno. Con quale spirito oggi, in un’epoca in cui tutto è misurato in base al profitto, si continua a insegnare letteratura e si continua a scrivere? Il bello della letteratura è la sua inutilità. E proprio per questo è utile.


In un’epoca in cui tutto si misura con il metro del valore monetario, un’attività ‘inutile’ che non rientra all’interno di questa logica, è un’attività che già per questo ha valore. Inutili sono anche i discorsi sulla letteratura, su quello che procura frequentandola, sui benefici, gli effetti. Sono discorsi vuoti. La letteratura, come ogni altra forma d’arte cerca di procurare quello che viene chiamato piacere estetico, che emerge dalla possibilità di identificarsi con ciò che si legge. Il piacere estetico è prima un bisogno, poi un effetto. In questo senso la letteratura va incontro a uno dei bisogni primari dell’uomo. E’ pur vero che la letteratura rientra in un discorso culturale più ampio, è vero che può anche educare al rispetto, può servire a conoscersi meglio, ma questo viene dopo. Il dato primario e la funzione essenziale della letteratura è quella di procurare piacere. In Voglio una vita come la mia, è scritto: “E siamo arrivati a noi, i nati fra il 1946 e il ‘50 [...]. Noi siamo i frontalieri della storia”. E ancora in Papà non era comunista, riferendosi a suo figlio: “Mi dispiace per te, caro ingegnere, ma tu non sei il nuovo. Sei l’ultima scheggia che sta per staccarsi dal tronco del passato. Tu puoi ancora ricordare, e questa memoria è quella che ti frega”. Con queste affermazioni sembra quasi voler negare alle generazioni successive, l’autonomia del cambiamento. Come voler relegare ‘i tagliati fuori’ in una passività sedata da eventi minori, che non potranno mai competere con quelli che sono stati gli ideali e le rivoluzioni della vostra generazione ‘eletta’. No, è il contrario. In quest’ultimo romanzo il messaggio è che le generazioni successive non hanno potuto custodire la fortuna che è toccata alla mia, poiché questa non ha lasciato molto da custodire. Noi, i nati fra il 1946 e il ‘50, abbiamo potuto godere, per varie circostanze storiche, di privilegi che le generazioni precedenti non avevano avuto. Il benessere venuto tutto insieme, l’equilibrio della pace garantita, ci hanno fatti illudere in Italia, che saremmo stati capaci di costruire qualcosa di speciale sulla base di questi privilegi. Una società perfetta. Poi nel tempo, ci siamo resi conto, e questo è il fondo molto amaro del libro, che non ne siamo stati capaci e che abbiamo sciupato anche quello che c’era di bene.


Società

Piacere perduto o ritrovato? TEXT Letizia Quaglierini

S

embra che oggi i computer siano diventati così popolari che molte persone li preferiscano ad un buon libro. Per molti addirittura la lettura è considerata più un obbligo che un piacere. Ma forse non è proprio così. In questi ultimi mesi grande interesse si è incentrato su due titoli in vetta sia nelle classifiche di vendita che nelle recensioni della critica. Due libri, scritti da due scrittori giovanissimi; “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery e “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Due libri che, a mio avviso, riescono a far provare, in maniera quasi sensuale, il piacere di leggere. Incontrare un buon libro è come incontrare un buon insegnante. Leggere è un privilegio esclusivo degli esseri umani: nessun’altra creatura vivente possiede la stessa capacità. Leggere è come fare un’escursione. Si può viaggiare in ogni direzione e conoscere luoghi nuovi e nuove persone. Leggere trascende il tempo. I libri ci trasportano in altri paesi, in altre epoche, in altre emozioni, dove possiamo incontrare personaggi che possono aiutarci a trovare le risposte ai nostri quesiti esistenziali. Un buon libro dà un piacere unico. Non abbiamo bisogno di niente e nessuno; siamo noi con il nostro libro, senza interferenze, senza dipendenze, padroni del nostro star bene. La lettura apre infinite strade verso i tesori dello spirito umano e ci aiuta a riflettere seriamente sulle cose. Italo Calvino affermava che niente eguaglia il piacere di entrare in quell’universo straordinario che è un romanzo, perdersi e ritrovarsi, perdersi per ritrovarsi nei suoi labirinti. Chi ne ha un’esperienza intensa, paragona la lettura a tutte le cose piacevoli o esaltanti della vita: mangiare, viaggiare, amare, sognare a occhi aperti. Forse, come scrive Marcel Proust, non ci sono giorni

Reality

della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare ad un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l’ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco mentre il sole sopra di noi diminuiva di intensità nel cielo blu, la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non avevamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto. La parola lettura evoca atmosfere ed emozioni, ricordi e suggestioni. Possiamo immaginare il fuoco acceso in remote sere d’inverno e bimbi avvinti da vicende di draghi e principesse. Ci possiamo insinuare in atavici saloni dove soavi castellane si sdilinquono pervase dalla fatal passione di Paolo e Francesca. Possiamo entrare in punta di piedi in una solenne biblioteca dove volumi e volumi preziosi nella veste e nel contenuto, ci attendono allineati in pregiati scaffali per offrirci l’anima dell’umanità. L’atto del leggere ha ispirato capo-

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lavori di pittura come la donna di Jan Vermeer che legge una lettera inviatale dal marito lontano o come l’Arlesienne di Van Gogh, dal cui atteggiamento distaccato si ricava l’impressione che la lettura sia un procedimento sufficiente a se stesso. Voglio concludere con un consiglio: la prossima volta che vi sembrerà che le cose vi girino storte, acquistate un libro: forse vi troverete le risposte che cercate.


Racconto

La vendetta

“S

TEXT Donatella Fabbri

andro, sbrigati è tardi!” “Un momento, aspetta, non esiste che venga alla partita senza la mia sciarpa viola, senza quella non si vince! Non la trovo, ah eccola, arrivo!

Quella domenica 11 maggio 2008, la fiorentina aveva vinto con il Parma... Sandro scende le scale di corsa, fa i gradini due a due, trafelato. Luigi lo guarda: il “suo” Sandro ha 16 anni, il gel sui capelli spettinati, i jeans bassi in vita, chè ha sempre voglia di andar lì e tirarglieli su, come faceva quando era piccolo. Gli sale da dentro, ancora, un moto di tenerezza. Quella domenica, 11 Maggio 2008, la Fiorentina aveva vinto 3 a 1 con il Parma. Erano tornati a casa felici, sudati, senza voce. “Ma guarda se ci si deve ridurre in queste condizioni per una partita di calcio!“ Cristina li aveva rimproverati, con un sorriso. Era stata l’ultima domenica felice, insieme. Il sabato successivo, all’una di notte, quella telefonata: “Casa Antonini? Qui è l’ospedale di Careggi, hanno appena ricoverato Alessandro Antonini, venite subito...” Non ricorda le parole precise, sa che si sono precipitati ma troppo tardi. Sandro, il loro bambino, era già passato dal coma alla morte. “Sig. Antonini, mi creda, capisco il suo dolore e la sua incredulità - Claudia Tosi, l’ispettrice di polizia che si occupa del caso, ha gli occhi sinceri e la voce partecipe - guardi che, purtroppo, capita che ragazzi bravi, studiosi, con una famiglia unita, assolutamente non tossici abituali, si trovino, una sera, con gli amici in discoteca e poi... è difficile capire. Forse la voglia di essere all’altezza di quelli più grandi che hanno già provato senza conseguenze, il voler diReality

mostrare a se stessi di avere il coraggio di sperimentare... succede più spesso di quanto si possa immaginare. Non dovete colpevolizzarvi pensando di non essere stati dei buoni genitori: vostro figlio è stato più sfortunato di altri, magari proprio perchè era la prima volta. Maledetti questi avvoltoi che girano intorno alle discoteche e vendono veleno, anche ai minorenni...” “Ma com’è possibile... almeno dovete trovarlo, questo assassino, punirlo come merita. Anch’io chiederò, domanderò agli amici di Sandro, quelli che erano con lui. Devono sapere chi gliel’ha venduta”. “Sig. Antonini, mi raccomando. Non provo nemmeno a scoraggiarla, tanto lo farebbe lo stesso, però non si esponga, non prenda iniziative, è gente pericolosa. Può darsi che gli amici di Sandro siano più disposti a parlare con lei che con la polizia ma, nel caso venisse a sapere qualcosa d’importante, ecco, guardi, questo è il mio biglietto da visita, c’è il numero del cellulare, mi chiami subito e valuteremo insieme il da farsi. Pensi a sua moglie, ha bisogno di lei, le stia vicino, non si

metta nei guai per fare il giustiziere”. Michele, il miglior amico di Sandro: Luigi lo affronta, volano anche un paio di ceffoni, l’ispettrice Tosi non approverebbe ma lui non è un poliziotto, è un padre distrutto e pieno di rabbia. Vuole sapere chi è lo spacciatore, il responsabile della morte di suo figlio. Michele era con lui, quel maledetto sabato, lo sa di sicuro. E infatti lo porta lì, allo Yellow Club, glielo indica, mentre continua, tranquillamente, a vendere la sua merce letale. La mattina dopo, chiede a Paolo, il socio con cui gestisce il negozio di ottica, tempo per riprendersi, non se la sente di tornare subito al lavoro. Poi, diventa l’ombra di Codino, l’ha chiamato così, nella sua mente, perchè il verme porta i capelli legati in un codino striminzito. Dopo quattro giorni di appostamenti, una notte, Codino è rientrato a casa da solo. Strada deserta, nessun passante, spazio per parcheggiare nel punto giusto. Luigi scende dall’auto, aspetta che l’altro si chini per infilare la chiave nella serratura del portone. Un colpo alla nuca, non troppo forte, solo per stordirlo. Mette il corpo nel portaba-


R gagli, non sa neppure come ci riesce, gli lega mani e piedi, lo imbavaglia perchè non vuole sentire la sua voce quando riprenderà conoscenza. Un’ultima occhiata in giro: raccoglie le chiavi di Codino - erano cadute a terra - tutto è silenzio, nessuno ha visto. Ora, veloce, verso Rignano sull’Arno, alla casa di campagna: si sentono dei rumori provenire da dietro, Codino deve essersi ripreso. Farlo scendere non è impresa facile, si divincola, inciampa. Luigi allenta la corda che gli blocca i piedi perchè riesca a camminare. Finalmente, sono in cantina. E’ il momento di parlare, Codino deve capire bene perchè sono lì: “Ascoltami, verme schifoso. Io sono il padre di Alessandro... ma che te lo dico a fare, tu nemmeno lo sai come si chiamava quel ragazzino di 16 anni che è morto una settimana fa, ucciso dalla merda che gli hai venduto. Ora ti chiarisco la situazione in cui ti trovi: questa casa è isolata, la cantina non ha finestre ma ci sono le prese d’aria, non c’è acqua, non c’è cibo, c’è una bella porta robusta con due chiavistelli esterni, anche se riuscissi a slegarti non c’è modo di uscire. Addio.”

L’ultima immagine che Luigi vede, prima di spegnere la luce - tanto a che gli serve? - sono due occhi in un pozzo di disperazione. Sale sull’auto e riparte, verso Firenze. Non è un mostro, vuole solo regalare all’assassino di Sandro qualche ora di puro terrore che non possa dimenticare. Telefonerà all’ispettrice Tosi, torneranno, insieme, per liberarlo e, Luigi lo spera, per raccogliere una qualche confessione che possa incriminarlo. Certo, lo sa, è stato un sequestro di persona, è pronto a pagare. L’importante è assicurare alla giustizia quel venditore di morte. È arrivato, ferma l’auto davanti a casa sua, in una mano il biglietto da visita dell’ispettrice Tosi, nell’altra il cellulare. Riflette un attimo. Prima, un’occhiata in camera. Povera Cristina, forse nemmeno si è accorta che è stato fuori tutta la notte, da quando Sandro non c’è più si imbottisce di sonniferi e piomba in un sonno pesante e innaturale. Mentre sale le scale, una fitta tremenda lo trafigge alla spalla destra, cade sulle ginocchia, un’altra fitta, non ha fiato per chiedere aiuto: il buio gli chiude gli occhi, fuori sta sorgendo il sole.

Reality


Riflessioni

A misura di cuore C

TEXT Alessia Biagi

i sono periodi, nella vita, che riescono a cambiarti più di interi decenni, che erano rotolati magari come tante palline, tutte uguali, riuscite solo ad aumentare la tua età anagrafica. Questi periodi non sono mai lunghi, settimane, al massimo mesi, che però ti scavano, ti rivoltano e ti dicono chi sei: credo di poter affermare, che questi due mesi estivi siano stati per me uno di quei “periodi”. Quello che ho vissuto rimane qualcosa di indescrivibile, oltre che personale, e credo che poco interessi ai nostri lettori il fatto che, con mio marito, abbia condiviso un’esperienza di fede all’interno del Rinnovamento

Ci sono periodi nella vita di ognuno che ti scavano, ti rivoltano e ti dicono chi sei... nello Spirito, o che stia aspettando da poco il mio terzo figlio. Ognuno ha il suo personale periodo, ed è proprio questa riflessione che mi ha sconvolto; ognuno ha il SUO, per ognuno c’è un periodo che scava e rivolta, per ognuno c’è un incontro che cambia la prospettiva. Oggi non voglio parlare di una bellissima esperienza che ho fatto, non voglio condividere qualcosa di bello che mi è accaduto, per intrattenere chi magari questa estate si è annoiato, non voglio che pensiate che alcuni hanno una vita da raccontare e altri no. Oggi vi lancio un invito, anzi ve lo grido, ma non dico venite ad ascoltare, vi grido ANDATE! C’è un incontro che aspetta ogni uomo, ma che non tutti gli uomini fanno, è l’incontro con una persona vivente che non ha consigli da dare, non propone una filosofia né una morale, ma porta in sé un fatto inconfutabile: la sua resurrezione dai morti.

Se ancora noi ci illudiamo di aderire ad una delle religioni esistenti nel mondo, significa che non abbiamo ancora avuto quell’incontro, significa che ancora non conosciamo Gesù. Quello che noi professiamo non è una religione, è un fatto avvenuto, un fatto che ha rinnovato tutto, che ha cambiato la storia, il Cristianesimo prima di essere qualsiasi altra cosa è un avvenimento: Gesù è risorto e vive. Ma anche se vive, abbiamo comunque due scelte davanti: possiamo incontrarlo di persona, oppure possiamo continuare a lasciarcelo raccontare da altri, possiamo accontentarci della descrizione degli incontri altrui e prendere tutto per buono. Non sono certo qui a giudicare nessuno, di questo surrogato di fede mi sono cibata per tanti anni e

anche con soddisfazione (così pensavo), mi sono accontentata delle esperienze degli altri, sono stata alla finestra pensando addirittura che da lì si vedesse e si vivesse tutto meglio. Non c’è una formula particolare o un itinerario da seguire, basta decidere, nell’intimo, accettare l’incontro. E questa è la parte più bella, ognuno avrà il suo incontro, personale, unico, irripetibile nei modi e nei tempi, non c’è bravura né intelligenza, non c’è costo né numero chiuso: avverrà a misura di cuore. Dio non può essere raccontato, non è una storia, è la vita, e la vita per essere tale va vissuta, non fatevi raccontare cose su Dio, uscite ad incontrarlo, e le parole di Giobbe potranno essere anche le nostre:” Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono.” Reality


novità editoriali assolutamente da possedere

Edizioni: CTEdizioni

ROMANZO Un tuffo all’indietro

Edizioni: Marsilio

Franco Giliberto Giuliano Piovan Alla larga da Venezia

POESIA

La poeta Elettra è una fanciulla del secolo passato e una giovane donna di questo. La sua poesia è un Giano Bifronte: biografica avvolta nell’osservazione del mondo, quindi un tentativo di dare e nello stesso tempo di trovare un’individualità anche se il titolo della sua raccolta di poesie la definisce “un’acrobata”. Ma anche una “sognatrice”. La sua poesia sfugge alla rima, come usa oggi, e ogni linea è, in genere, un “percorso” a sé, su cui domina l’amore.

Pellegrino Snichelotto Le grandi beffe

Edizioni: La Versiliana Editrice

NARRATIVA

booking a book

Elettra Squilloni Sogno di un’acrobata

Le grandi beffe è un rapido excursus storico – didattico su guerre e rivoluzioni, inframmezzato da divagazioni semiserie dell’autore. In ogni evento il lettore vedrà sottolineata la beffa sottintesa o risultante dallo svolgersi dei fatti e dal dipanarsi del filo del destino di ogni essere implicato nelle vicende.

nella Venezia del ’400 un viaggio per mare verso le Fiandre. La Gemma Quirina, nave con sessantotto marinai, carica di vino e spezie, non giunge a destinazione, ma va alla deriva nell’oceano in pieno inverno. Giliberto e Piovan danno voce alle gesta di un grande nobile veneziano con un racconto rispettoso della realtà dei fatti ma insieme intenso e divertente.


Francesco Mallegni - Paola Pisani Paganelli Ranieri - Il santo dell’acqua Edizioni: Felici Editore

L’autrice, conscia della difficoltà del lettore di porsi di fronte ad un testo di ricerca storico-agiografica per esperienza di una lunga carriera nella scuola come insegnante di storia, latino e letteratura, rende la materia non solo piacevole, soprattutto vivace, divertente interessante. Un volume erudito e allo stesso tempo scherzoso, intrigante, interessante questa ricerca sulla vita e sulle opere del Santo Patrono pisano, che fa ricredere sui tradizionali metodi scolastico-accademici di insegnamento. Un testo ‘rivoluzionario’. Buona lettura e... buon divertimento.

STORIA

Gianni Cameri Una donna in carriera

ROMANZO

Edizioni: La Versiliana Editrice

Una coppia in crisi per motivi che escono dallo schema abituale: non è il marito, infatti, che ignora la moglie perché professionalmente troppo impegnato, ma lei “donna in carriera” tanto ambiziosa da trascurarlo per mettersi in gioco, senza scrupoli, usando tutte le sue doti pur di riuscire nell’arrampicata sociale. Il romanzo propone scenari di incompatibilità e situazioni critiche, svelando stati d’animo al limite della nevrosi, ma illustra e giustifica anche comportamenti inusuali, prospettando soluzioni possibili. Alle tensioni della vita di coppia fanno da sfondo le esperienze, passioni e avventure, che il protagonista vive in luoghi straordinari e magici, che lo proiettano in una dimensione parallela al quotidiano tormento esistenziale.

NATURA

Associazione Gruppi Micologici Toscani Io sto con i funghi Un libro rivolto ai neofiti per soddisfare la loro curiosità sulle varie specie di funghi che si trovano nei vari territori. Può anche essere utilizzato come guida di consultazione con testi facilmente comprensivi e belle immagini di funghi. Il libro è suddiviso in diversi capitoli in maniera semplice ma rigorosa i vari temi inerenti alla Micologia. Curato sia nei testi che nelle foto dall’Associazione Gruppi Micologici Toscani. Uno spazio viene dedicato alle problematiche inerenti all’intossicazione.

la vetrina di Reality


Dramma

Bariona o il figlio del tuono È

TEXT Valerio Vallini / PHOTO Foto Elle

intrigante la tentazione di leggere questo Bariona o il figlio del tuono di J.P.Sartre, come un’allegoria della speranza della vittoria contro il nazismo. Il luogo dove viene rappresentata la storia è il campo di prigionia di Treviri dove Sartre fu rinchiuso nel 1940.

... Al di sopra e contro ogni disperazione, la speranza di libertà... Attori sono gli stessi compagni di prigionia. La realtà del campo di concentramento è accentuata grazie all’abile scenografia di Piero Guicciardini che racchiude attori e spettatori dentro un reticolato con alte torri di guardia dalle quali lacerano improvvisi allarmi e “Actung”. Altro suggerimento non casuale è l’identità romani/ nazisti ambedue occupanti. Gli uni della Galilea e del popolo ebraico, gli altri della Francia sconfitta e collaborazionista. Il finale, infine, va oltre la volontà di immolarsi per la salvezza di Gesù, riconosciuto il vero Messia, e suggerisce piuttosto,

Reality

con il ritmo di una marcia guerresca, uno scontro con Erode/Hitler. In un tale contesto la disperata determinazione di Bariona di non dare figli al romano occupante (e quindi per metafora al tedesco), appare nei primi quadri del dramma il tema dominante e sordo all’imminente evento del Natale, alla venuta del Cristo, anzi fieramente avverso ad un Messia che è tutto

l’opposto dell’atteso Messia liberatore del popolo dalla dominazione romana. Poi, lentamente, il personaggio Bariona comprende il senso della storia, non da spiegazioni razionali, ma da fatti, epifanie, emozioni, partecipazioni ai dolori e agli affetti. “Pensa allo sguardo di Giuseppe – suona la voce dell’angelo.” “Cristo è venuto per mostrarci come sia necessario servirci della sofferenza.è il suggerimento di Baldassarre” Come non vedere in questo Bariona il Sartre esistenzialista e ateo e tuttavia umanista? In questo suo “trastullo di Natale”, come lo chiama rivolgendosi ai prigionieri e prigionieri/attori, l’arte, la capacità mimetica dell’autore e attore di teatro che ci ha dato teatro di altissimo livello come Morti senza tomba, Le mani sporche, Il diavolo e il buon Dio, I sequestrati di Altona, tanto per citare alcuni titoli, riesce ad offrire pagine di intensa commozione e di partecipazione al mistero del Cristo, alla psicologia della Vergine, al valore alto della vita. Partecipazione che non significa certamente accettazione del messaggio cristiano come è stato interpretato da certa stampa con titoli “Sartre, l’ateo che decise di inchinarsi a Gesù” o “L’ateo che scoprì la speranza”.


Contro queste interpretazioni, questi tentativi di ascrivere Sartre al “Teatro del cielo”, stanno non solo le dichiarazioni dell’autore che recitano testualmente: “A vedermi scrivere un mistero, alcuni avranno potuto vedere che attraversassi una crisi spirituale. No! Un medesimo rifiuto del nazismo mi legava ai preti prigionieri del campo”; sta soprattutto la sua intera opera filosofica e letteraria dal Muro, a La nausea, L’essere e il nulla, Parole e soprattutto L’esistenzialismo è un umanesimo. Tuttavia credo che il personaggio: “Bariona”, con la sua metamorfosi da freddo e determinato infanticida, a difensore estremo del bambino Gesù, e il mistero della Natività, abbiano preso la mano all’autore, lo abbiano, per coinvolgimento, precipitato in un clima mistico. Approdo che ci ha regalato pagine di poesia e di calda umanità e partecipazione al dolore dell’uomo. Ci ha indicato, al di sopra e contro ogni disperazione, la speranza di libertà per la quale anche la vita può essere un valore da sacrificare. Ma la storia, il messaggio, il testo, sarebbero poca cosa se non fossero, in un lavoro teatrale, sorretti dalle scene, i costumi, le musiche, il ritmo della rappresentazione, la bravura degli attori dal possente Bariona (Sebastiano Lo Monaco) – granitico interprete lo ha definito Magda Poli, alla risoluta e appassionata Sara (Maria Rosaria Carli), all’ironico e astuto Lelio (Massimiliano Vado), a Simone Pastore (Giuseppe Calcagno), a Jèrèvah-Viandante-Stregone (Alkis Zanis), ad Alessandro Casula, Amedeo D’Amico, Rosario Petix, Mirko Rizzotto, Massimiliano Sozzi. Qui, a San Miniato, in una piazza del duomo che ha visto innumerevoli capolavori, questo Bariona, ha avvinto gli spettatori dalle prime alle ultime battute. La regia di Roberto Guicciardini ha interpretato il testo senza tradirlo, anzi arricchendolo e movimentando l’andamento narrativo con invenzioni efficaci non ultima l’irruzione della danzatrice a mimare il realismo e la carnalità di una maternità – quella di Maria -troppo spesso edulcorata e sottaciuta.

Foto Valerio Vallini


Spettacolo

Arrivederci all’edizione 2009 S

TEXT Andrea Berti

i è chiusa con numeri da capogiro l’ultima edizione del Festival di Marina di Pietrasanta promosso dalla Fondazione La Versiliana guidata dal Presidente Massimiliano Simoni e dal Comune della “Città Nobile”, socio fondatore assieme alla Banca della Versilia e della Lunigiana. Dal teatro al Caffè, passando per il boom della Versiliana dei Piccoli alla buona performance delle passeggiate nel Parco e alla rivelazione “Voci nel Pineto” (lettura di poesie) è un Festival in controtendenza, il più lungo di sempre che proprio per la sua eccezionale durata (oltre 60 giorni: mai era durato tanto) ha dimostrato, sia per presen-

Si è chiusa con numeri da capogiro la 29a edizione del Festival La Versiliana di Marina di Pietrasanta ze sia per incassi, di attraversare interamente il mese di luglio e agosto (escludendo l’anteprima del tour nazionale di Francesco De Gregori il 20 agosto) senza manifestare cedimenti negli score in un momento storico di difficoltà generale per il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. 40 mila spettatori a teatro (quasi 10 mila in più dell’edizione 2007) per un incasso complessivo che ha sfiorato il milione di euro (+30%), 48 mila al Caffè in 59 appuntamenti a cui hanno partecipato 185 ospiti mentre sono stati poco più di 19 mila i bambini alla Versiliana dei Piccoli. E’ un Festival “in forma” quello versiliese grazie alla formula popolare che ha abbinato eventi, incontri e attività di nicchia ad eventi di richiamo di massa come nel caso dell’offerta musicale particolarmente ricca in questa edizione, dei musical e della lettura Reality

di poesie. 10 i sold out, 8 le prime nazionali in programma per un cartellone di prosa pensato per palati fini ma anche per chi cerca il puro intrattenimento o la semplice serata “alternativa” grazie ad un’offerta nazional-popolare che ha, e i numeri lo confermano, accontentato tutti. Chi cercava la prosa, genere difficile in ogni teatro italiano, e ancor di più “estivo, ha trovato la straordinaria qualità artistico-interpretativa degli shakspiriani e inossidabili “Amleto” interpretato da Alessandro Preziosi, il colossal “Il Sogno di una notte di mezza estate” di Puck-Albertazzi assieme a Serena Autieri, Giampiero Ingrassia e Enrico Brignano co-prodotto dalla Fondazione, “Le Allegre Comari di Windosor” con la francoitaliana Corinne Clery, l’elegiaco reading di “Spoon River” in esclusiva nazionale con Mariangela Melato e

Michele Placido. Per gli amanti della danza c’è stato solo l’imbarazzo della scelta. Classica con “Il Lago dei Cigni” messo in scena dal balletto russo “La Classique” abbinato all’orchestra dal vivo, “La Haute de Cavaliere” e “Paquita”, e “Serata di Danza” con l’etoile Raffaele Paganini. Moderna con “Tralaria”, la tre giorni dei “Momix” da “quasi” tutto esaurito, e “La Traviata”. E di matrice popolare con il flamenco e la doppia versione di tango. Non è mancata l’operetta. La piccola lirica non tradisce mai e caratterizza, da sempre, il cartellone con tre spettacoli (Cin ci la, La Vedova Allegra e Il Paese dei Campanelli). A fianco del rigore della prosa, del balletto e dell’operetta la porzione più popolare del Festival teatrale con le commedie brillanti di Marco Columbro e Mariangela D’Abbraccio “Romantic Comedy”, Carlo


S

L’attore Vittorio Viviani, interprete de Le Allegre Comari di Windosor insieme al direttore di Reality

incontri al caffe’

Delle Piane e Sabina Negri Calderoli “Ho perso la faccia”, l’esperimento riuscito di “Duse-D’Annunzio” e gli spettacoli comici di Cochi e Renato, Teo Teocoli, e l’one man show di Marco Travaglio. Ma sarà una stagione da ricordare, oltre che per i numeri, per la prima edizione del premio dedicato alla figura del direttore artistico Franco Martini scomparso alla vigilia della scorsa edizione. Nel “suo” teatro sono stati premiati di fronte ai rappresentanti del “teatro” che conta in Italia, con un premio che porta il suo nome, Alessandro Preziosi, Saverio Marconi e Elio Schiavone. Infine, non dimentichiamo il concerto di Zucchero allo Stadio dei Pini, “l’evento dell’estate in Versilia” a cui la Fondazione ha contribuito all’organizzazione in collaborazione con il Comune di Viareggio. Un bilancio quindi estremamente positivo per la Fondazione affiancata anche da partner del calibro della Fondazione Cassa Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca oltre naturalmente a molti sponsor: una task force capace di costruire, negli ultimi anni, una rassegna che non ha paragoni in Italia grazie a quel Parco, magico, dove si può intravede, tra pini e fronde, lo spirito di Gabriele D’Annunzio.


Teatro

Un supercast per il Teatro del Silenzio di Lajatico, lo splendido anfiteatro naturale immerso nella campagna pisana voluto da Andrea Bocelli che, una sola volta all’anno, apre le sue porte per ospitare i grandi nomi della musica internazionale in uno spettacolo unico ed irripetibile. A rendere ancora più speciale la terza edizione del Teatro del Silenzio organizzato dalla Four One Music & Events, un parterre di star: il premio Oscar Nicola Piovani, che ha diretto l’Orchestra Sinfonietta di Roma, Noa e Roberto Bolle. Al centro del laghetto del Teatro del Silenzio, come ogni anno, un’opera d’arte che caratterizza la scenografia: dopo Igor Mitoray e Arnaldo Pomodoro è stata la volta del Cavallo di Mario Ceroli.

FESTIVAL 11 LUNE

TEATRO DEL SILENZIO

Un’estate spettacolare!

Reality

Clorinne Clery, Vittorio Viviani, Arnoldo Foà, Paolo Hendel, Paolino Ruffini, Alessandro Haber, Antonio Salines e Oreste Lionello. Sono stati alcuni dei protagonisti di “11Lune” il festival che ha animato l’estate 2008 di Peccioli (Pisa). Andrea Buscemi è il direttore artistico della rassegna. Il programma estivo è iniziato con lo spettacolo “Metafora sulla libertà” monologoconfessione di Dino Carlesi. Poi venti appuntamenti tra prime nazionali teatrali, “Jazz en plein air”, un’esecuzione di Verdi del Quartetto d’Archi della Scala, la poesia, la comicità toscanissima, due serate dedicate a Giacomo Puccini e alcune mostre d’arte. Gli eventi sono stati promossi dalla Fondazione Peccioliper e dal Comune di Peccioli che insieme hanno proposto un calendario estivo per tutti i gusti, dai cultori della lirica e della classica agli amanti del teatro, anche fuori dai tradizionali palcoscenici toscani. Gli spettacoli hanno avuto come palcoscenico l’Anfiteatro Fonte Mazzola, una cornice assai suggestiva, che dopo il collaudo dello scorso anno, è tornata ad accogliere eventi culturali di carattere nazionale con una capienza di oltre mille spettatori.


GUASCONE TEATRO

Dopo aver festeggiato dieci anni di vita, ecco l’undicesimo atto del primo esperimento internazionale di vita godereccia, ovvero il festival Utopia del Buongusto di Teatro Guascone (Pontedera - Pisa), un pieno di serate a base di cene e Teatro. Utopia del Buongusto è un viaggio teatral-gastronomico per aie, frantoi, cortili e sagrati, sempre pronto a sedurre il pubblico con cibi ancora un pò più buoni e spettacoli ancora un pò più belli. Una promessa per chi ha incontrato solo adesso la manifestazione diretta da Andrea Kaemmerle. Utopia si propone ancora come la più grande rete regionale di Teatro all’aperto, più che un evento raro, una buona abitudine normale e semplice. Filo conduttore delle serate di Utopia del Buongusto è stata la comicità, una scelta di viaggio attraverso il mondo del ridere più o meno a denti stretti che ha toccato una ventina di comuni toscani: Capannoli, Peccioli, Terricciola, Palaia, Casciana Terme, Montopoli Valdarno, Lari, Vicopisano, Pontedera, Bientina, Cascina, Crespina, Santa Maria a Monte, Montecatini Val di Cecina, Pomarance, Livorno, Montelupo Fiorentino, Reggello, Terranuova


Musica

Un musicista sanminiatese emulo di Leoncavallo

S

e l’inno normalmente “suonato” dal Corpo Militare Cri nelle cerimonie e nei concerti è stato composto, a suo tempo, dal grande musicista Ruggero Leoncavallo, pochi sanno che ad adattarne certe partiture è stato, invece, piu’ recentemente, un altro musicista - questa volta fucecchiese di Cappiano, che ora vive a

Autore della marcia d’ordinanza del corpo intitolata La Condivisione S.Miniato - e cioè il professor Mauro Rosi. Ma non solo, perché il maestro Rosi è anche l’autore della Marcia d’Ordinanza del Corpo, intitolata “La Condivisione”, adottata ufficialmente nel 2005. Il nome e soprattutto l’impegno professionale di Rosi, dunque, affiancati a quello di Leoncavallo, nel particolare ambito musicale qual’è quello delle note militari, sono già storia. Cosi’ come lo è quello della Banda Militare del Corpo che il maestro Rosi dirige fin dalla sua costituzione a Firenze, nel 2000, per iniziativa dell’VIII Centro di Mobilitazione e del suo comandante, tenente colonnello Giampiero Alessandro. Ereditando le tradizioni del Corpo Bandistico Generale della Cri costituito a Roma nel 1871, la Banda che ha sede –dicevamo- a Firenze accompagna cerimo-

TEXT Giulio Panzani

nie, manifestazioni, servizi istituzionali di particolare rilievo dell’Ente anche per la capacità di saper rappresentare attraverso la musica –come sottolinea lo stesso tenente colonnello Alessandro- un’immagine del Corpo Militare Cri impegnato nell’ambito del sociale e degli interventi umanitari nei vari paesi del mondo. Rosi, diplomato al Conservatorio di Firenze, ha diretto la Banda anche nei suoi diversi concerti tenuti in diverse città toscane ma anche a Roma, Milano, Genova, Trieste, Savona, Assisi, Perugia, Benevento, Albenga, Lucca oltre che al Teatro dell’Opera di Sanremo. Quest’anno la Banda ha preso parte, sfilando di fronte al Capo dello Stato e alle altre massime autorità, alla Festa della Repubblica del 2 giugno ed è stata presentata in diretta dalla rete nazionale Rai come “la novità della parata 2008” ai Fori Imperiali. Certo: il privilegio, per questa nostra terra, di ospitare un musicista di cosi’ elevato profilo come Rosi, non fa dimenticare che il Corpo Militare Cri non è solo musica. Anzi. Proprio a Firenze, dove ha sede il Centro di Mobilitazione, l’VIII, che è fra i piu’ accreditati per il suo impegno e la sua operatività, si trova –fra l’altro- un Nucleo Sanitario di Pronto Impiego che rappresenta, nel contesto delle diverse formazioni in dotazione al Corpo, l’unità piu’ snella e flessibile nonché capace di essere utilizzata rapidamente con una ristretta aliquota di personale, materiali ed automezzi, sia per esigenze di carattere militare che di protezione civile consentendo –come si legge in un opuscolo informativo dell’organo ausiliario delle Forze Armate dello Stato- una medicalizzazione delle zone avanzate in attesa dello spiegamento –se necessario- di formazioni sanitarie piu’ articolate o dell’attuazione delle piu’ idonee procedure per la gestione dell’evento su cui si è reso necessario operare. Il Corpo Militare Cri, discendente da quelle “Squadriglie

di soccorso” istituite dall’allora Ministero della Guerra il 1 giugno 1866 e impiegate per la prima volta poco dopo, nella seconda battaglia risorgimentale di Custoza dove ebbero il “battesimo del fuoco”, è certo uno dei fiori all’occhiello della moderna struttura sanitaria delle Forze Armate Italiane che proprio da questo furono rappresentate, dopo il secondo conflitto mondiale, con un ospedale da campo, quando il nuovo Esercito fu chiamato a fianco della forza multinazionale delle Nazioni Unite in Corea, dal 1951 al 1955. Perfettamente addestrato al caricamento e al trasporto dei materiali, oltre che allo spiegamento dei suoi moduli sanitari e alla messa in atto dei collegamenti radio e telefonici, il Corpo Militare si è contraddistinto, nella sua capacità operativa, nelle missioni in Iraq, in Bosnia, in Kosovo, in Albania, in Pakistan, nello Sri Lanka, in Eritrea, in Congo, negli Emirati Arabi ed in tutte le altre realtà nelle quali si sia reso necessario un intervento umaniReality


Lirica

Professione soprano

D

TEXT Francesca Lombardi

al Teatro Vittorio Emanuele di Messina al Teatro dell’Opera di Nizza, fino ad arrivare all’Arena di Verona, passando per il Goldoni di Livorno e il San Carlo di Napoli. Sono solo alcuni dei numerosi teatri in cui si è esibita in vent’anni di carriera Maria Cioppi, soprano pontederese ormai

Maria Cioppi, cittadina pontederese, è arrivata alla musica quasi per caso: oggi è una cantante affermata

in breve... BIOGRAFIA

nota non solo in Italia ma anche nel mondo grazie alle sue partecipazioni in numerose opere liriche. “Madama Butterfly” di Puccini, “La Traviata” di Verdi, “Don Giovanni” di Mozart e molte altre: nominarle tutte è davvero

musica, dei suoi esordi, della sua carriera e delle aspettative per il futuro. Signora Cioppi come è arrivata al mondo del canto? È stato un caso, da piccola non avrei mai immaginato di intraprendere questa professione. Praticavo ginnastica a livello agonistico e pensavo che questa sarebbe stata la mia strada”. Invece cosa è successo? Alcune amiche verso i 16 anni mi convinsero ad iscrivermi insieme a loro ad una scuola di musica a Cascina e da lì è iniziato tutto. Una professoressa della scuola superiore, sentendomi interpretare l’Ave Maria di Schu-

un infortunio alle corde vocali mi costrinse ad uno stop di alcuni mesi nei quali mi trovai di fronte ad un bivio: continuare a cantare oppure no. Cosa la spinse a proseguire? Mia madre contattò il tenore Carlo

Luogo di nascita: Pisa Ha studiato con: Kate Gamberucci Lafferty Diplomata presso: Conservatorio Paganini di Genova Teatri: Opera di Roma, Vittorio Emanuele di Messina, Comunale di Bologna, Nazionale di Zagabria, Teatro dell’Opera di Nizza, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Regio di Torino, ecc. Ruoli interpretati: Kate in Madama Butterfly, Musetta nella Bohème, l’Amante nel Tabarro, Violetta nella Traviata, Nedda nei Pagliacci, Giannetta nell’Elisir d’amore, Susanna nelle Nozze di Figaro, Alice in Falstaff, Lauretta in Gianni Schicchi, Micaela e Frasquita in Carmen, Anna in Nabucco, la Sacerdotessa in Aida, Lisa nella Sonnambula, Donna Elvira in Don Giovanni, Bersi in Andrea Chénier, Stella nel Les Contes d’Hoffmann, Pedro in Don Quichotte

impossibile. L’elenco completo delle sue esibizioni sui vari palcoscenici italiani e del mondo è racchiuso nel suo ricco curriculum vitae che lei stessa ci consegna nel salotto della sua casa nel centro di Pontedera. Una chiacchierata di due ore, in cui Maria si racconta. Ci parla del suo primo contatto con la Reality

bert, rimase colpita e mi consigliò di dedicarmi seriamente al canto, così come sosteneva anche la nonna materna, detta nonna Nanni”. E lei ha seguito il loro consiglio... Sì, cominciai a studiare con una insegnante e fui ammessa al Conservatorio di Lucca anche se, in seguito,

Bergonzi spiegandogli tutti i miei dubbi. Bergonzi mi convocò e mi scelse per entrare a far parte della sua accademia a Busseto, patria di Giuseppe Verdi. Quasi un segno del destino... Da lì in poi non ho più abbandonato la musica, mi sono diplomata al


Conservatorio di Genova e nel 1989, appena un mese dopo il diploma, ho debuttato come solista in “Suor Angelica” di Giacomo Puccini al Festival Pucciniano di Torre del Lago, che sin da piccola frequentavo come spettatrice. Qual è stato il ruolo più difficile? Sicuramente interpretare Violetta ne “La Traviata” di Verdi quando sono stata scelta nel 1996 dal maestro Leo Nucci. Mi ricordo che non ho dormito per 6 mesi al solo pensiero e un mese prima del debutto al Teatro Comunale di Casalmaggiore mi sono ammalata di laringite. Comunque alla fine tutto andò bene anche se decisi che non avrei più accettato quel ruolo. Lei ha partecipato anche alla “Madama Butterfly” sotto la direzione di Placido Domingo. Come è andata? L’opera venne rappresentata, nell’ambito del suo centenario, nel 2004 al Festival Pucciniano di Torre del Lago e, anche se rivestivo un ruolo minore, lavorare con il maestro Domingo mi ha dato una grande emozione. Cosa si prova ad esibirsi all’Arena di Verona? Sono arrivata all’Arena nel 2006 interpretando Frasquita nella “Carmen” di Bizet per la regia di Franco Zeffirelli. Vedere le candeline accese degli spettatori appena prima dell’inizio, come è usanza a Verona, mi ha commosso profondamente. Qual è il suo compositore preferito? Adoro Giacomo Puccini, probabilmente perché, essendo anche lui toscano, ha un modo di sentire e vedere la realtà simile al mio. Progetti per il futuro? Sono in un momento di passaggio, sto studiando per poter affrontare nuovi ruoli, diversi rispetto al mio attuale repertorio. Insieme al tenore Luca Casalin sto perfezionando la cosiddetta “lama della voce”, una

tonalità che mi permetterà di affrontare nuove opere e personaggi, come ad esempio la principessa Turandot nell’omonima opera di Puccini. Chi vuole ringraziare? Sicuramente la mia famiglia che mi sostiene, primo tra tutti mio marito che mi sta accanto, mi incita e viene a trovarmi il fine settimana quando sono fuori in tournée.


Cinema

Venezia 65, il ruggito del “Leone” Rourke

W

TEXT&PHOTO Andrea Cianferoni

in Wenders, presidente della Giuria della 65 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nell’annunciare durante la serata di chiusura il Leone d’Oro per la migliore opera, andato al film “The Wrestler” dell’americano Darren Aro-

Leone d’oro al film “The Wrestler” ell’americano Aronofsky, Coppa Volpi a Silvio Orlando nofsky, ha voluto indirizzarsi al protagonista Mickey Rourke “per la sua interpretazione mozzafiato che ci ha colpito il cuore”, dichiarando anche che se il regolamento l’avesse consentito, la Coppa Volpi, attribuita al nostro Silvio Orlando, protagonista del film di Pupi Avati “Il papà di Giovanna”, sarebbe andata all’attore americano. Wenders ha voluto poi precisare che non intendeva, con questa dichiarazio-

Reality


Nelle foto: la Coppa Volpi a Silvio Orlando, Mickey Rourke, Riccardo Scamarcio e Valeria Golino, Alessandro Gassman, Stefania Sandrelli, Guglielmo Giovanelli Marconi, Gabriel Garko, Ezio Greggio. Qui a fianco: il Direttore Marco Muller e il Presidente Biennale Paolo Baratta, Anne Hathaway, Tiziana di Roma ed Enrico Pastura al party Rachel Getting Married

ne, togliere valore al premio di Orlando, ma semplicemente “considerare l’idea di cambiare il regolamento che vieta sovrapposizioni”. Nel film di Aronofsky, Rourke è una specie di Rocky del wrestling, alle prese con il suo ultimo incontro e con i problemi di una carriera tramontata. Un ruolo che si adatta perfettamente all’attore che ricordiamo come superbo interprete di “Nove settimane e mezzo”, “Brivido caldo” e “Orchidea Selvaggia” e che durante questi ultimi quindici anni è stato tormentato da problemi legati all’abuso di alcol e droghe. Silvio Orlando, dicevamo, è stato premiato per il ruolo da protagonista nell’ultimo film di Pupi Avati, una commedia drammatica e attuale, nonostante sia ambientata nel 1938: il ruolo di un padre, che resta vicino alla figlia assassina. La Coppa Volpi per la migliore interprete femminile è andata alla francese Dominique Blanc, protagonista di “L’Autre”, storia di una quarantasettenne tornata single perché vuole vivere «la propria vita. “Paper Soldier”, il film del russo Aleksei German jr., si è aggiudicato il

Leone d’argento per la migliore regia. Al film etiope “Teza” di Haile Gerima invece il Premio Speciale della Giuria. Il film si è aggiudicato anche l’Osella per la miglior sceneggiatura. “Teza” è la storia di uno studente etiope che ha compiuto quasi l’intero curriculum dei suoi studi in Germania e che fa ritorno in Etiopia per conseguire il dottorato, con in cuore la speranza di poter essere d’aiuto alla sua nazione grazie alle conoscenze maturate all’estero. Il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente è stato assegnato a Jennifer Lawrence per il film statunitense “The Burning Plain” di Guillermo Arriaga, splendida interprete della figlia abbandonata dal personaggio interpretato da Charlize Teron. Un melodramma d’amore e di morte, passioni e ossessioni. E all’unanimità la Giuria del Premio “Luigi De Laurentiis” per la Miglior Opera Prima è andato a “Pranzo di Ferragosto” di Gianni Di Gregorio, presentato nella Settimana Internazionale della Critica. Tra gli eventi da ricordare di questa 65 Mostra, il Leone d’Oro alla carriera ad Erman-

no Olmi, già vincitore nel 1988 del Leone d’Oro per il miglior film con la “La Leggenda del Santo Bevitore” festeggiato all’aeroporto Nicelli del Lido di Venezia con una cena di gala e musica con la sapiente regia di Sandro Dal Prà della Eta Beta Produzioni; il mega party al Museo Guggenheim di Venezia per il film documentario “Valentino, The Last Emperor” del giornalista americano Matt Tyrnauer, storia dell’avventura imprenditoriale nel mondo dorato dell’alta moda di Valentino Clemente Ludovico Garavani, in arte Valentino, e del socio storico Giancarlo Giammetti; il charity-dinner ai Granai della Giudecca, organizzato da Manuele e Michele Malenotti finalizzato alla raccolta fondi per “Not in our Watch”, organizzazione pro Darfur fondata da George Clooney e Brad Pitt, i quali il giorno successivo hanno presenziato alla serata di apertura della Mostra con il film, fuori concorso, “Burn After Reading” dei fratelli Coen, dal 19 settembre nelle sale italiane.

Reality


Interviste

Carlo Lizzani C

TEXT&PHOTO Carla Cavicchini

i sono persone che non cambiano mai. Chissà perché! Il pensiero mi prende mentre ascolto il grande regista Carlo Lizzani, uno degli esponenti più intimi, vivaci, perspicaci del Neorealismo, mentre rievoca ‘fette’ di vita intense, farcite di mille interessi quali cinema, storia, politica, gli amati viaggi... Lo osservo nella sua altezza, sempre così asciutto... con voce pacata ed estremamente cordiale. Elegante nei modi, continua a conservare quell’aria da nobiluomo molto english! Ed ha una memoria fervida e viva mentre stavolta si appresta a parlare del suo ultimo film, “Hotel Meina”, che racconta la prima strage di ebrei italiani. All’armistizio del 1943 tra l’Italia e

Manifesti e locandine fanno rivivere la storia del cinema gli alleati qualcosa si rompe: gli ospiti di “razza inferiore” vengono trucidati sotto gli ordini d’un comando tedesco. Emerge mentre lo racconta una riflessione e una considerazione particolare sulla memoria delle vittime. Ugo Di Tullio presidente della Mediateca, più tardi racconta che gli archivi video grazie al dono della “Shoah Foundation di Steven Spielbeg”, sono cresciuti di ben 50 interviste ad ebrei toscani sopravvissuti. Lizzani è senza dubbio uno dei più importanti cineasti italiani, nonché soggettista e sceneggiatore. Come non ricordare “Cronache di poveri amanti” del ’54 riportato tra l’altro circa 15 anni fa’ seppur con attori nuovi al ‘Fabbricone’ di Prato, eppoi “Achtung Banditi”, “Mussolini ultimo atto”, “il Processo di Verona” e tanti tanti altri ancora... Siamo alla “Galleria Antichità Via dei Fossi” a Firenze per la mostra: ”Carlo Lizzani. Sessant’anni di cinema” curata dal prof. Pier Marco De Santi e prodotta dal Centro Multimediale del Cinema. I saloni sono completamente tappezzati da Reality

manifesti e locandine dei suoi principali film, più di 80 quadri, appunti di lavoro, copioni, documenti originali quali sceneggiature autografe, foto di scena, ed altro ancora. Un’attività multiforme che porta sul tavolo anche la presentazione del suo libro: ”Il mio lungo viaggio nel secolo breve”. Ci guardiamo attorno per l’operato d’intensissimo lavoro. Secondo noi la parte del leone la fanno locandine e manifesti dove appaiono le più grandi star. In “Mussolini ultimo atto” vediamo Franco Nero, Rod Steiger, Lisa Gastoni, Lino Capolicchio. Ecco Silvana Mangano col turbante mentre ascolta Lizzani:dopo, al telefono, è più ieratica. Per “Riso amaro” Lizzani collaborò col regista, De Santis, e quindi riecco la Mangano esplodere in tutta la sua bellezza di ‘mondina’ mentre sullo sfondo Gasman appare cinico coll’espressione beffarda da vera canaglia. Intenso il manifesto de ‘Hotel Meina’ coll’ufficiale in prima fila e gli ebrei, donne, giovinette, fanciulli smarriti. Straziante il manifesto per ‘Il gobbo’ con Anna Maria Ferrero, Pasolini, Bernard Blier. Ed ecco apparir di nuovo la Ferrero con Jean Sorel per ‘L’oro di Roma’. Più in la una foto dei regista col capo dello Stato, Napolitano. Che chicca! Un giovanissimo Dario Fo (sempre dentone) accanto alla vampissima e biondissima Franca Rame col suo rossetto scarlatto. Giovane e dolce ‘Esterina’, protagonista Carla Gravina. Ecco Stefania Sandrelli: magra, col visetto a triangolino ro-

vesciato, e quegli occhietti a taglio che parlano da soli. Seguono Michele Placido, Giuliana De Sio in ’Pazza’, la Vitti accanto a Lizzani durante il ritiro d’un premio. ‘Celluloide’ ha in primis i volti della Falchi, Lina Sastri, Massimo Ghini, Giancarlo Giannini. Una fotografia da vero e proprio cult: Rossellini che con affettuosa dedica...”A Carlo... etc”. Appare ‘Achtung Banditi’ e quindi il grande amore per la storia da parte di Lizzani; gli interpreti erano la Lollo nazionale con Andrea Checchi. Piacevolissima la foto del nostro mattatore (Gasman stavolta ce lo conceda!) sempre snello ed elegante seduto su una specie di gru con le telecamere di prima e le ‘pizze’ sopra che ‘ruotano’. Silenzio! E’ il momento del ‘ciak’! Ruota molto interesse attorno a lui, ed egli racconta che registi di grande calibro quali Fellini, Antonioni, furono in grado di cogliere le contraddizioni ancor prima della guerra.“Anche i grandi cineasti ed altri del settore erano la forza del periodo poiché collaboravano insieme; se prima Guttuso, tanto per portare un esempio, appoggiava gli altri assistenti unendo appunto dipinti alla scrittura, oggi è diverso, c’è scollamento,... senza scambi e differenze, si va incontro inesorabilmente all’indebolimento. Per fare ‘Celluloide’ - prosegue mamma mia quanto ho penato! Non invece con “Hotel Meina” grazie anche a Ida Di Benedetto che l’ha prodotto con la sua casa ‘Titania’. Squi-


tieri... si, Inizialmente era sua l’idea, poi sono nati però dei disaccordi sulla sceneggiatura e quindi l’ho diretto io, riscrivendolo abbondantemente, con tutta la stima, reciproca, tra Pasquale Squitieri e me” “Un film sulla mia vita? Mah... mi lascerebbe perplesso, è difficile, ognuno vede le cose a modo proprio”. Aumenta la curiosità: Lizzani non si trova tutti giorni. “Oggigiorno noto che Comencini fa’ film di buon spessore, Antonioni quando raccontò il presente non fu capito...chissà, il passato è più facile. La tv d’oggigiorno non è da demonizzare se viene accompagnata da una buona narrativa: potrebbe far di più, è vero...fui io a portare in televisione ‘Alexanderplatz’ e lo dico con un pizzico d’orgoglio, quanto agli insuccessi sono da mettere in conto, ci sono film che non lievitano, però è pur vero che “Lo svitato” fu bocciato ed oggi è dappertutto, idem con “La vita agra”. Avanzo chiedendo un confronto tra i grandi attori odierni e quelli d’un tempo, il suo pensiero sui ‘cinepanettone’, sugli amati tragitti,...itinerari: ”Le grandi attrici, attori, son tutti uguali, ho lavorato con tanti e tanti ancora, la Masina, Mastroianni, ma è cambiato il tipo di cinema.Giannini è semplicemente straordinario, anche Margherita Buy... ma forse non ci sono più i colossi come la Magnani: non mi sembra! Quanto ai film natalizi se i produttori li utilizzassero per poi alternarli e con i proventi fare qualche tentativo coraggioso, esplorativo, andrebbe meglio, ma nutro seri dubbi. Rispondendo alla sua ultima domanda le dico che sin da bambino coltivavo in me queste cose così istintive: m’incantavo davanti alle carte geografiche, mappamondi... Salgari mi faceva sognare, adoravo Jack London, la conoscenza del mondo mi appassionava. Più tardi mi colpirono le letture di Lorenzo da Ponte, librettista di Mozar che, facendo spettacolo, andava alla corte di Vienna ritrovandosi poi anche in mezzo alla Rivoluzione (Francese). Andava a Londra, New York, fu il fondatore dell’Italian Over House. Si, un mondo che mi ha affascinato tantissimo sino a farne materia documentaristica”. Maestro, da piccolo... “Si, ho già capito. Volevo fare lo scrittore, anzi più tardi lo sceneggiatore poiché seguiva molto il filone di chi scriveva, tipo seguire il regista De Santis sul set...cambiare le battute. Ho fatto l’aiuto regista con lui, anche con Rossellini, e proprio loro mi hanno spinto in questa direzione. Pensavo di non farcela fisicamente in quanto il lavoro era massacrante ma...” Evidentemente la fatica produce frutti. E che frutti!


COMMEDIA

Solo il meglio del cinema

show reel

The women

Regia: Diane English Distribuzione: BIM Data di uscita: 17 ottobre 2008 Quando una donna newyorkese, scopre il tradimento del marito, insieme alle sue amiche mette in atto una contromossa...

Tropic Thunder

AZIONE

Regia: Ben Stiller Distribuzione: UIP Data di uscita: 24 Ottobre 2008

ANIMAZIONE

In seguito ad una serie di avvenimenti non previsti, cinque attori che stavano girando un costosissimo film di guerra, si trovano costretti a diventare i soldati che stavano interpretando; la realtà però è di gran lunga più dura della finzione...

Madagascar 2 - Via dall’isola Regia: Eric Darnell, Tom McGrath Distribuzione: UIP Data di uscita: 19 Dicembre 2008 Il seguito del primo “Madagascar”, con i fantastici protagonisti, ospiti dello Zoo del Central Park, alle prese con i vari problemi delle città moderne...


AZIONE Quantum of Solace

Regia: Marc Forster Distribuzione: Sony Pictures Data di uscita: 7 Novembre 2008 007 é ferito nell’orgoglio dopo che é stato tradito da Vesper, la donna che amava. La sua nuova missione inizia così col difficile compito per Bond di non farne una vendetta personale. Dopo aver scoperto che un’organizzazione segreta ricattava Vesper, e che un conto bancario collega un agente M16 corrotto ad Haiti, Bond grazie all’aiuto di Camille, una donna assettata di vendetta, fa la conoscenza di Dominic Greene, uomo d’affari facente parte dell’organizzazione...

Regia: David Yates Distribuzione: Warner Bros Data di uscita: 21 Novembre 2008

FANTASTICO

Harry Potter e il principe mezzosangue

Harry Potter sta iniziando ormai il suo sesto anno alla scuola di Hogwarts, quando scopre un libro che riporta una misteriosa dicitura “...questo libro é di proprietà del Principe Mezzosangue...”. Il libro gli sarà utile per imparare ulteriori cose riguardo Lord Voldemort...

Never Back Down

AZIONE

Regia: Jeff Wadlow Distribuzione: Medusa Data di uscita: 28 Novembre 2008 Trasferitosi da poco in un nuovo liceo, un ragazzo “difficile” abituato ad essere una star sportiva nella scuola precedente, trova parecchi ostacoli nel suo inserimento. Quando durante una festa, verrà sfidato in un combattimento e subirà un’umiliazione pubblica, decide di allenarsi rivolgendosi ad un esperto del settore che diventerà poi la sua guida. Entrerà così in mondo fatto di combattimenti sotterranei...

la vetrina di Reality


Curiosità

Il cinema e la medicina “Cancer Movies”

I

TEXT Brunella Brotini

l mondo della celluloide ha sempre attinto a piene mani a tutto ciò che a che fare con il medico e la sua vita, ma ultimamente si è creato proprio un filone in cui il cinema affronta il cancro e la fine della vita con tutto il corredo di emozioni, dolore e rimpianti che ciò comporta. I critici fanno risalire l’origine del genere”cancer movies” al film “Tramonto” (1939) con Bette Davis: storia di una giovane ereditiera affetta da tumore al cer-

vello; il medico si innamora di lei e non le dice la verità sul suo stato di malattia che peraltro non viene mai menzionata: l’unica nota visibile della operazione subita al cranio è una cuffia poggiata sui capelli. Nel 1952 con “Vivere”, il registra Kurosowa fa un potente affresco della malattia evidenziando la solitudine, l’angoscia esistenziale, l’ac-

Reality

canimento del malato di cancro. Nel 1958 con “La gatta sul tetto che scotta” il regista Brooks mette in risalto i conflitti familiari, sempre stati latenti, che si scatenano dopo la diagnosi infausta per il capofamiglia. Si menziona l’uso della morfina contro il dolore. Il film “Love Story” del 1970 mette l’accento invece sugli aspetti più commoventi e lacrimevoli della malattia, che qui è la leucemia, mai menzionata. Non si vede eppure

il momento della morte della protagonista. Dello steso periodo è “Anonimo veneziano”. Bisogna arrivare agli anni ‘80 per registrare un cambiamento di mentalità e di approccio alla malattia, ora non più solo menzionata di sfuggita o addirittura negata: se ne parla insieme al medico, sia degli effetti collaterali della chemioterapia che della prognosi infausta che degli antidolorifici somministrati al di fuori degli schemi prefissati. Viene rappresentato il momento della morte in tutta la sua reale drammaticità: così come si filmano le cose belle della vita, ora si fa uguale con la morte: ciò avviene nel film “Voglia di tenerezza” con Shirley MacLaine e Debra Winger. In “Scelta d’amore” si affrontano con levità gli


effetti collaterali della chemioterapia: il protagonista abbandona la cura ufficiale per cure alternative a base di erbe e diete particolari, ma la prognosi è infausta e l’uso di morfina e’ massiccio. Rimarchevole l’abbandono delle

sigarette da parte del protagonista. Infine “Non è mai troppo tardi “( 2007) con Jack Nicholson e Morgan Freeman tratta la storia di due malati terminali che decidono di togliersi tutti gli sfizi che non si sono mai potuti togliere da giovani: è un affresco leggero e scanzonato di una realtà dura, amara, dolorosa che cerca di passare un messaggio di resistenza, di opposizione al male, del genere “mi spezzo, ma non mi piego”. Grande assente in questa carrellata di films è la figura di Dio, di un Essere Superiore a cui rivolgersi nel momento del dolore, mentre invece è proprio questo che succede nella realtà di tutti i giorni. Bibliografia: Medicina e Dintorni


Curiosità

Politica e scaramanzia S

TEXT Luciano Gianfranceschi

aranno anche le elezioni della scaramanzia, quelle del prossimo presidente americano, il 4 novembre? Il candidato democratico BaracK Obama – quello nero, come si dice in Italia – si affida anche ad amuleti e porta fortuna, per ingraziarsi la sorte. Si tratta, come vediamo nella foto, di una piccola aquila che gli è stata donata da un pellerossa, un dio-scimmia tutto d’oro, una pietra della fortuna, una catenina con simboli cristiani.

Per vincere le elezioni americane del prossimo novembre, il candidato Barack Obama ricorre anche agli amuleti? E’ un venditore di sogni, l’uomo politico, oppure ha un modo particolare di assicurare agli Stati Uniti d’America un futuro migliore nell’economia? Dovrà vedersela con il senatore John Sidney McCain (sposato con Cindy Lou Hensley dell’omonima famiglia Hensley che controlla la distribuzione della birra in America). Tornando al leader afro-americano, è stato lui stesso a rivelare di essere alquanto scaramantico e tenere sempre con sé una serie di oggetti

Reality

che definisce “prodigiosi”. E che non abbandona mai, specialmente nelle occasioni critiche; come quando per la corsa alla Casa Bianca ha dovuto misurarsi con la collega di partito Hillary Clinton. La donna c’è già stata in quella Casa, come first lady del marito Bill; quei locali li conosce bene. Anzi, si dice che potrebbe averli infestati con l’evocazione dei fantasmi: cosa che ha fatto avvalendosi di una sensitiva esperta (in verità non troppo, se sul posto sono poi rimaste le larve che tuttora fan-

no paura). Il nome della sensitiva è Jean Houston; a rivelare il caso, nell’anno 1996, fu il giornalista Bob Woodward (ovvero colui che con un collega scoprì lo scandalo Watergate: che fece scalpore nel mondo, perché portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon nel 1974). Insomma, un giornalista attendibile, autorevole; tuttavia fioccarono prontamente autorevoli smentite sulle presenze occulte alla Casa Bianca. Di Illary Clinton – a proposito delle evocazioni di 12 anni fa – si è appreso qualche altro dettaglio: avrebbe consultato medianicamente alla Casa Bianca – per chissà quale motivo - la first lady Eleanor Roosevelt, e i due Kennedy morti di morte violenta (John presidente, Bob candidato; entrambi assassinati in pubblico). Ma recentemente a ribadire che ci


si sente - nella residenza più sorvegliata d’America, gli aerei non possono nemmeno sorvolarla - è Jenna Bush, figlia del presidente in carica George. A causa delle larve delle precedenti evocazioni? Fatto sta che la ragazza s’è spaventata più volte, di notte. “Ho sentito musica d’opera provenire dal mio caminetto”, racconta. E a suonare era un organo. “Quando l’ho detto alla mia sorella gemella Barbara, non voleva crederci – insiste Jenna -. Ma poi la musica è tornata a farsi sentire, anche se era degli anni Cinquanta: quest’altra volta eravamo in camera insieme, lei ed io, in procinto di andare a letto: non abbiamo dormito tutta la notte”. Pare che oltre alla musica, chi è sensitivo avverta sul posto anche inquietanti presenze. Ciò perché – stando ad una esoterista – a deformare la forza evocativa circolante – nel 1996, al tempo di Hillary - sarebbe stato lo Studio Ovale presidenziale: determinando la perdita di controllo umana. Non si sa davvero cosa pensare, ma sicuramente non si tratta di un’americanata. In Italia l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, esperta del mondo occulto, ha raccontato - nel libro Il risorgimento esoterico – che “la moda dell’occultismo luciferino è sicuramente potenziata dalla New Age con la sua fede nel mondo magico, con la pretesa di evocare le potenze misteriche che popolano il cosmo, buone o cattive che siano. Di fronte a questa mania che cresce, l’ironia non è più sufficiente e le comunicazioni di massa non fanno che legittimare tali forme di occultismo”. La Gatto Trocchi ha anche documentato che la storia d’Italia è intrisa di occulto. E non tanto per la leggenda di Romolo e Remo, ma perché i Savoia accoglievano i maghi da tutta Europa. In particolare la prima regina d’Italia (1878) Margherita di Savoia praticava l’occultismo; esempio contagioso per il popolo, dapprima a Torino e poi anche a Roma. E i suoi contemporanei? Trocchi ha svelato che Giuseppe Garibaldi (1807-1882), eroe dei due mondi oltre che nell’impresa dei Mille, era maestro massone, nonché presidente onorario di una società di occultismo. E anche Giuseppe Mazzini, fautore delle società segrete della Carboneria e della Giovane italia, era appassionato di esoterismo. Venendo ai tempi recenti, l’antropologa – dopo il volume La storia esoterica d’Italia, da Mazzini ai giorni nostri – ha aggiunto, in televisione che di giorno un severo fantasma soprannominato il Frate di Montecitorio schiaffeggia i deputati che dicono le parolacce nei saloni della Camera. Mentre il venerdì notte nel salone Transatlantico avvengono sedute spiritiche. “Sono certa dei fatti, ma non posso svelare nomi”, affermò poco prima di suicidarsi nel 2005. Sarebbe bene chiarire come e perché, in case e palazzi - simbolo delle istituzioni - avvengano fatti del genere: non certamente per seria ricerca. Ma d’altronde, che c’è da meravigliarsi? Statisticamente, un italiano su tre sostiene di affidarsi a qualche gesto scaramantico: dunque anche qualche centinaio di parlamentari (tra i 630 deputati, 315 senatori, e alcuni “Senatore a vita” senatori di diritto a vita). Nella pagina precedente: amuleti di Barack Obama.


Curiosità

Il fiore d’oro del tramonto T

TEXT Patrizia Bonistalli

ra i fiori d’autunno spuntano i crisantemi, biondi, violacei o dai candidi petali e dall’acre essenza. Appartenenti alla famiglia delle Compositae o Asteraceae (la più comune è la spontanea margherita), la loro ricca molteplicità di erbacee perenni ed autunnali include alcune varietà che fioriscono anche in estate. In Italia, per la sincronia della sua fioritura con la consacrazione del culto dei Defunti, il crisantemo è tra i più consueti simboli ad offrirsi adagiato sul gelido dei marmi. In effetti, il suo nome significa fiore di luce, di vita, dal greco Chrysanthemum. Il botanico svedese Linnaeus ne ha coniato l’appellativo di “fiore d’oro”, unendo le parole chrysós (oro) e ánthe-

Araldo di luminosità che si fa fiore muto sulla quiete silenziosa delle cose mon (fiore). Proveniente da varie parti del Mondo, in Oriente come nei Paesi anglosassoni rappresenta la felicità, la lunga vita e la pace. Negli Stati Uniti tale fiore evoca liete reminiscenze di festeggiamenti familiari e scolastici, ed incontra il favore di un pubblico numeroso nel corso di estese esibizioni floreali nei parchi di Pennsylvania e Florida. In Inghilterra è prescelto tra i doni floreali con cui presentarsi in occasione delle nascite. La Grecia, che gli ha dato

Foto Alena Fialová

il nome, lo sceglie come omaggio nelle feste primaverili e ne fa ornamento delle case come dei tumuli. In Corea ed in Cina è il fiore delle cerimonie nuziali e degli anniversari, e lo si coltiva fin da tempi antichissimi. In Giappone, la sua sagoma espansa e radiosa lo erge ha simbolo del sole, al punto che il crisantemo stilizzato a sedici petali diviene emblema della famiglia imperiale: lo stesso Imperatore ne decanta la sua leggiadria aprendo al popolo i giardini della Reggia, per farne ammirare le ultime varietà; inoltre, conformandosi ad una ritualità tradizionale cinese, un apposito banchetto viene dedicato all’usanza di bere sakè con petali di crisantemo. Nel XVII secolo il crisantemo raggiunge l’Europa: germoglio di una vera e propria rarità, viene dapprima introdotto nelle colture in Olanda ed alla fine del ‘700 entra in Francia da dove si propaga verso gli altri Paesi. In Italia, la prima notizia di fioriture di crisantemi è prerogativa dell’orto botanico di Pavia. Le coltivazioni si effondono, varietà diverse si sprigionano spiccatamente ed assumono rilevanza secondo la cultura e la società che li accoglie: periodicamente, si svolgono iniziative stagionali e mostre dedicate al crisantemo nell’ambito di rassegne che vantano

produzioni cospicue di migliaia di fiori. Allo stato attuale conosciamo il crisantemo nelle più svariate manifestazioni; la corolla raggiunge grandezze pregevoli, ed i colori si distribuiscono sfumati dal bianco al giallo fino al rosso ed al violetto. Dalla natura spunta gentile quando il giorno è più breve, e si concede come motivo decorativo di scandito splendore prestandosi a composizioni di gioiose varietà. Fiore ornamentale finemente screziato da colorazioni dissolte, oltre alle ikebane ed ai giardini, ad alloggiarne la sua gentile bellezza è l’arte. In musica, il catalogo da camera di Giacomo Puccini annovera l’elegia “Crisantemi” nell’atto finale della sua Manon Lescaut. In pittura, a tal soggetto si dedica Monet in più di uno dei suoi dipinti, Degas ne riassume l’enigmatico in “Donna con crisantemi”, e proseguendo ancora fino al secolo scorso, lo troviamo in opere di Morandi, Warhol e molti altri, ove continua ad imprimersi irreprensibile come il giglio e soave dispensatore di enigmatica quiete.


Architettura e Contemporaneità TEXT Stefania Catastini

“... L’architettura nasce da un tentativo di esprimere un idea.” Incontro con AND STUDIO Parlare di architettura significa dare risposte concrete alle esigenze della qualità della vita? L’architettura non si identifica con il costruire ma è naturalmente anche un fatto culturale, espressione dell’epoca che la produce e interpretazione della contemporaneità. All’architettura della città è strettamente legata la qualità della vita e questa è una considerazione determinante che porta ad ampliare il concetto di spazio pubblico, comprendendovi non solo lo studio di spazi a funzione pubblica (piazze, strade) ma anche quelle architetture che per dimensioni, caratteristiche o intenti progettuali influiscono sulla configurazione urbana. L’architettura in fondo è ciò che è la città, l’insieme degli edifici ma anche delle interazioni che si creano tra di essi. Credo quindi che la progettazione dello spazio pubblico sia un tema fondamentale per la crescita di un architetto. Architettura quindi come interpretazione del mondo contemporaneo? Si, i cambiamenti si riflettono sempre sulle azioni dell’uomo e sui prodotti della sua cultura, dell’arte, alla letteratura, all’architettura, l’uomo accetta o nega le nuove situazioni, le frantuma e le interpreta ma non le può ignorare, soprattutto ora che le informazioni viaggiano in tempo reale. Questo è un concetto in cui credo e alla cui realizzazione ho cercato di non sottrarmi al momento di affrontare i progetti. Non si può in questo senso, quindi, ignorare le più interessanti idee di architettura a livello internazionale; se l’architettura è un linguaggio ed è una crescita culturale continua, è importante capire le problematiche che si pongono e coglierne il significato. L’ Architettura quindi da dove nasce? L’architettura quando è significativa non nasce da altre architetture ma da concetti che si trovano a monte, da un tentativo di esprimere un’idea, un concetto che detta poi le linee del progetto. Con questo non mi riferisco solo a un idea astratta (un impostazione teorica che trova poi la sua declinazione nell’edificio costruito) ma anche a qualche cosa che può essere suggerito dal luogo, insito nel contesto urbano, o suggerito dalla memoria che magari una preesistenza può esprimere. La luce particolare di un luogo, l’illuminazione e il dinamismo di una strada trafficata vista nella notte, e ancora, i materiali che cambiano colore con sotto la luce radente del crepuscolo, diventano temi di progetto, che fondano l’edificio con l’atmosfera che lo circonda, lo legano con aspetti significativi e suggestivi del luogo anche quando il contesto circostante è degradato o non presenta particolare interesse. Il tentativo è quello di portare avanti un percorso personale, che non significa volere sviluppare i propri progetti in modo del tutto indipendente; sono innegabili le l’influenza di alcuni fenomeni dell’arte o dell’architettura. Nelle Architetture di And studio quali sono i rapporti tra interno ed esterno? Partendo dall’idea che ogni progetto sottende un concetto, ho cercato spesso di sviluppare il rapporto tra interno e l’esterno dell’edificio, cercando una continuità più che una frattura e una sorta di ambiguità per riflettere su come il concetto di interno non è determinato tanto dalla presenza di pareti o di una copertura ma dal tipo di spazi che si progettano.


Progetti AND STUDIO s.r.l. Engineering & Contracting architetto Andrea Mannocci

E’ la continuità, il concetto che sta alla base dell’Architettura di Casa Giari? Casa Giari è stata realizzata in una zona collinare della Toscana in un luogo di particolare pregio ambientale che offre viste panoramiche di grande fascino. Questa piccola costruzione s’inserisce nel contesto ambientale, in modo “naturale”, quasi non rivela la propria presenza. Prima di pensare al tipo d’intervento da progettare, è stato eseguito, uno studio sul paesaggio e l’obiettivo è stato quello di capire il territorio, di inserire il progetto nell’ambiente, rispettandolo. L’idea della dissoluzione nel paesaggio dell’architettura esistente, che si nasconde nel verde sono stati gli elementi ispiratori del progetto per l’ampliamento dell’abitazione e la realizzazione della piccola dependance. In questa’idea di leggerezza e di armonico rapporto con il contesto, i materiali tradizionali come la pietra e l’intonaco trovano una nuova interpretazione accanto a materiali come il vetro e l’acciaio corten. Con quale criterio vengono scelti materiali in alcuni casi così diversi tra loro? I materiali che usiamo concorrono a sviluppare l’idea che è alla base del progetto e del nostro modo di intendere l’architettura; fanno cioè parte del tema che affrontiamo; posso dire comunque che si tratta in genere di materiali “forti”, che non nascondono la propria essenza, e il modo peculiare di ognuno di reagire al tempo e alle intemperie. Credo che la poesia di una architettura si possa trovare anche nell’accostamento di due materie diverse, antitetiche o simili, in continuità o in contrasto stridente. Il tentativo di “dissolvenza” dell’architettura nel contesto si ritrova anche nel progetto della banca Unipol di Massa, in che modo? L’idea progettuale trova fondamento nella volontà di non sovrastare il rumore della periferia ma nel tentativo di abbassare i toni, di creare uno spazio che per il rigore e la pulizia formale porta con sé l’idea del silenzio. In questo senso la scelta dei colori e degli elementi del prospetto non rispecchia una scelta arbitraria e facilmente modificabile, ma è piuttosto il risultato di una ricerca personale che si interroga sul significato di un segno nel tessuto urbano, sulla qualità architettonica, sulla coerenza di una impostazione progettuale. Il progetto non si impone con forme e toni stravaganti ma viene percepito nel caos della periferia proprio per la semplicità e il carattere astratto in un certo senso “assoluto” che i colori primari degli elementi in aggetto, uniti al fondo scuro, conferiscono all’insieme. Tutto il complesso si dissolve di notte, quando il colore dell’intonaco è assorbito dal buio e, uniche a denunciare la presenza dell’edificio, rimangono le luci evanescenti filtrate e riflesse dai cristalli. 1-5: Progetto di ristrutturazione per Unipol Banca _ Massa (MS) 6-8: Progetto di ampliamento di una abitazione privata in campagna _ Vicopisano (PI) 6-8: F.Lli Fegatilli (S.R.L.) Via L.Da Vinci, 56036 Palaia


Design

Francesco Sani: un abitante del tempo

TENSO è un sistema di controsoffittature e partizionamento per ambienti realizzato con strisce di tessuto, tenute in tensione da un sistema di mandi e rimandi e bloccate alle pareti, al soffitto e al pavimento di ogni tipo di ambiente interno o esterno. Il sistema Tenso può essere utilizzato come supporto per proiezioni o per la stampa di grafiche personalizzate sia in interno che in esterno.

projectVIVAEVEGETA

Prodotta in acciaio o in ferro verniciato, VIVAEVEGETA è una lampada da esterno e da interno che può essere utilizzata come vaso luminoso. Può contenere diversi tipi di piante creando ogni volta differenti effetti di luce e di ombra.

projectGONG

Realizzata con una struttura in metallo che sorregge due diffusori in metacrilato stampato. GONG è proposta in quattro dimensioni ed in undici diverse finiture e Reality può essere utilizzata come lampada da terra, da tavolo, da parete, come plafone e come sospensione.

S

TEXT Maurizio De Santis/ PHOTO Luca Palatresi

i è conclusa il 22 settembre la fiera Abitare il Tempo che per cinque giorni ha trasformato Verona nella capitale mondiale del design. Da ben 23 anni è la manifestazione più esclusiva per l’arredamento d’interni, un evento che riunisce tutte le categorie merceologiche al più alto livello, facendo coesistere perfettamente tradizione ed avanguardia, classico e contemporaneo. Spazi fieristici a misura d’uomo, appositamente studiati ed allestiti in modo da creare un ambiente raffinato ed elegante che conta più di 750 espositori italiani ed esteri. A Verona si raccoglie un pubblico sempre più internazionale di operatori attenti e qualificati, che ogni anno, sempre più numerosi visitano la fiera. Il mondo dell’abitare è un mondo che evolve e si raffina e all’interno della fiera, proseguendo il discorso cominciato nella scorsa edizione, uno spazio è dedicato al settore Contract e prende forma nella mostraevento “Linking People”, un primo momento di riflessione operativa per affrontare il tema del Contract in senso più ampio, esteso alle nuove espressioni del mercato immobiliare del made in Italy che stanno sviluppandosi sul territorio secondo diverse modalità imprenditoriali e molteplici soluzioni progettuali. Linking People, vuole rappresentare una vera e propria dichiarazione di intenti per originare un attivo osservatorio sulle presenti e future opere legate

BIOGRAFIA

projectTENSO

Francesco Sani, classe 1978, nasce a Fucecchio, dove ancora oggi risiede e lavora. Si laurea in Architettura alla Facoltà di Architettura di Firenze nel 2003 con una tesi in restauro dal titolo “La casa colonica sulle colline delle Cerbaie nel Comune di Fucecchio”, tesi che gli permette di vincere una borsa di studio essa in palio dal Rotary International. Dal 1999 al 2005 ha fatto parte di un’associazione culturale con sede a Firenze affiliata all’ Unesco che si occupa di rilevare e restaurare monumenti in stato di abbandono in tutte le parti del mondo. Nel 2001 frequenta un corso di alta specializzazione in architettura bioclimatica ed è iscritto all’Istituto Nazionale di Bioarchitettura. Nel 2002 collabora con aziende Toscane nello sviluppo di nuovi materiali per l’edilizia. Nel 2003 fonda un’agenzia


alla dimensione Contract, all’interno del quale scoprire nuovi stimoli per il fare metropolitano intelligente. Tra i designer presenti, tutti bravissimi e affermati, abbiamo conosciuto Francesco Sani ed è stata una vera sorpresa scoprire i suoi natali. Francesco infatti è nato e risiede a Fucecchio (Firenze). All’interno della fiera dell’abitare e delle tendenze in cui si presentano i “concept living” del futuro, presenta, in uno spazio da lui allestito uno dei suoi ultimi prodotti realizzati: il sistema TENSO. Un innovativo sistema costruttivo che utilizza strisce di tessuto tenute in tensione per realizzare o suddividere spazi, e per creare supporti sui quali applicare stampe pubblicitarie di grandissimo formato. La grande versatilità e novità del sistema hanno fatto si che tutto un intero spazio della fiera fosse stato realizzato, con la consulenza di Francesco Sani, utilizzando proprio il sistema TENSO. La passione è ciò che ci stimola, nella vita e nel lavoro. É la passione che rende grandi i nostri progetti. Tutto questo lo sa bene il nostro giovane architetto e designer, un’artista a 360° che ha fatto della sua passione un’attività di successo. Eclettico e versatile, Francesco, dopo una laurea in Architettura con specializzazione in restauro, si è cimentato nei settori del design e della comunicazione. In occasione dell’Adunata del Contemporaneo, svoltasi il 6 settembre a Bassano del Grappa (VI) Francesco Sani ha presentato in uno scenario suggestivo come il famoso ponte di Bassano, all’interno di un giardino artificiale da lui pensato, le sue ormai famose lampade per esterni VIVAEVEGETA vincitrici di riconoscimenti internazionali. Nella stesso mese è stato invitato a presentare i suoi lavori in occasione di Open Arch, iniziativa realizzata dalla Fondazione Professione Architetto, che si è svolta in varie location all’interno della città di Firenze. Come si può evincere già dal nome, questa iniziativa ha avuto lo scopo di “aprire” i codici ed i linguaggi dell’architettura moderna in modo da avvicinare la città e chi la abita al linguaggio ed al lavoro dell’Architetto, al giorno d’oggi sempre più vario. Nelle creazioni di Francesco Sani la funzionalità è d’obbligo, ma è la cura dei dettagli, dei materiali, dei rivestimenti e la loro sorprendente e carismatica originalità e semplicità che li rende sempre capaci di regalare grandi emozioni.

di comunicazione, pubblicità e design: la KEY image+marketing tra i più quotati studi della Toscana si occupa principalmente di campagne pubblicitarie nel settore della moda. Nel 2004 fonda lo studio Francesco Sani ARCHITETTO e da quella data lavora come architetto progettando architetture ed interni negli ambiti del privato e del pubblico soprattutto show-room, negozi, locali e spazi espositivi. Lavora poi come designer freelance di prodotti industriali specialmente nel campo dell’arredamento e dell’illuminazione ed alcuni suoi lavori sono stati selezionati e pubblicati su libri e riviste e sono stati esposti a Firenze, Milano, Londra e Verona. Nel 2007 frequenta un corso di specializzazione in Interior Design presso il Consorzio Politecnico di Milano. Da quest’anno è docente del corso di Interior Design degli Istituti Callegari di Milano, istituto facente parte dell’Accademia del Lusso. Oggi si occupa di architettura, di interior design, di product design e di comunicazione, attività apparentemente lontane tra loro, ma che spesso fanno parte di uno stesso percorso di ricerca progettuale.


Orologi

La storia di un mito I

TEXT Roberto Tarabella

l panorama orologiero svizzero offre da sempre, un’ampia scelta di prestigiosi segnatempo. Creati con i più elevati standard produttivi. La gamma di marchi, modelli è vasta e variegata. Ma da sempre primeggia su tutti un logo, la famigerata corona a cinque punte. Parliamo della casa coronata, parliamo di Rolex. Nelle varie tappe il suo successo, si sussegue in un crescendo in’arre-

Un Rolex è per sempre...

stabile. Ripercorriamole insieme. 1905 nasce Rolex SA ed’è trà le prime case a dare un’importante contributo nel passaggio dell’orologio dal taschino al polso. Da qui alla vera svolta il passo è breve, è infatti il 1926 che vede la naReality

sciata della cassa Oyster “ostrica” realizzata da un unico monoblocco di metallo, che garantisce una vera tenuta impermeabile, grazie al serraggio a vite. A completamento di tutto ciò, l’importante brevetto della corona per la rimessa all’ora e caricamento, anch’essa a vite. Così nasce la vera cassaforte a protezione del movimento, da infiltrazioni di polvere, aria, umidità. Il lancio pubblicitario. Nel 1927 la giovane stenografa Mercedes Gleitze, effettua a nuoto un’ardua impresa, la traversata della manica. Al suo polso un Rolex Oyster, che al termine verrà testato e risulterà completamente stagno. 1931 Rolex perfeziona il dispositivo di ricarica automatica. Nasce l’Oyster Perpetual. Altro storico e fondamentale passaggio questo, Rolex è tra le prime a produrre un’orologio da polso preciso, automatico, impermeabile. In crescente ascesa di consensi nel 1945, la il marchio è già da tempo una grande realtà. Quest’anno vede la comparsa del primo Date Just, il cronometro da polso con datario,

un’importante innovazione contraddistingue il modello, il cambio automatico della funzione data. E’ forse l’orologio simbolo della maison, che condensa e caratterizza tutt’oggi, lo spirito tecnico ed innovativo di casa Rolex, in una parola la sua filosofia di produzione che dal 1953, si attesta ed impone con la nascita del mitico Submariner, pre-


sentato al grande pubblico in quell’anno. La referenza oggi ricercatissima dai collezionisti è la 6204. Da quel momento in poi, il mondo dell’orologeria non sarà più lo stesso, e Rolex si specializzerà sempre più nello studio, ricerca e realizzazione di orologi tecnici, professionali. Da questa esperienza nasceranno modelli quali i Turn-o-graph, il Milgauss, il GMT Master, gli Explorer, tutti segnatempo speciali, dedicati ognuno ad assolvere a specifiche funzioni a seconda dei settori ed esigenze, per i quali furono appositamente creati. Saranno molte le spedizioni ed esplorazioni, che vedranno come protagonista al polso di questi temerari, un orologio Rolex.

Dalla prima scalata del Monte Everest nel 1953 agli 11 km di profondità con pressione superiore ad una tonnellata per cm2 un Rolex Oyster “prototipo” all’esterno del batiscafo Trieste, correva l’anno 1960. protagonisti di questo storico evento il prof. Jacques Piccare ed un tenente della Marina Militare USA. In questi e negli anni successivi Rolex saranno adottati per usi specifici e tecnici dalla Comex Compagnia specializzata in immersioni subacquee, come varie Marine Militari nel mondo. Una per tutte la Royal Navy od i modelli GMT Master commissionati dalla Pan Am Compagnia Aerea Americana per i suoi piloti. Questo un breve riassunto di questo glorioso marchio che ebbe come fondatore Hans Wilsdorf. Rolex è divenuto da tempo un vero e proprio must, un simbolo di prestigio e successo, per tutti coloro che lo indossano. Molta storia e tappe importanti sono ancora da percorre di questa avvincente saga. Nel prossimo articolo assisteremo alla nascita di un altro vero e proprio mito, il Cosmograph Daytona...


Reality

Accessibilità dei contenuti internet TEXT Sandro Succi - www.genioweb.com

A

ccessibilità di un sito internet significa erogare dei contenuti che saranno fruibili da tutti. Tale argomento potrebbe suonare banale, ma di fatto non lo è fino al punto che in merito a questo lo stato italiano ha emanato una legge (Legge n. 4 del 9 gennaio 2004, detta anche Legge Stanca, da disposizioni per l’accesso agli strumenti informatici è costituita da 12 articoli ed è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale il 17 gennaio 2004).

La legge Stanca: un primo passo verso una più ampia strategia dell’inclusione Le disposizioni dettate da tale legge prendono sicuramente spunto da quanto a livello internazionale è stato scritto da parte del consorzio W3C (W3C = World Wide Web Consortuim, il consorzio responsabile per la definizione degli standard di internet) e infatti, su questo argomento, esistono svariate direttive (le WCAG, le ATAG, le UAAG e le XAG). Senza entrare in meriti troppo tecnici sull’argomento, che potranno essere approfonditi da ciascuno a piacimento cercando in rete materiale relativo a quanto sopra, lo scopo di questo articolo è quello di porre l’attenzione sull’argomento dell’accessibilità di un sito, argomento purtroppo poco conosciuto dall’utenza e anche scarsamente diffuso dagli operatori di settore. La legge stanca, intitolata come ‘Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici’ ha i seguenti obiettivi: 1. La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti Reality

informatici e telematici. 2. È tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione. Il titolo della legge potrebbe quindi trarre in inganno perché appare riduttivo rispetto al primo obiettivo della legge stessa. Vorrei qui sotto riportare parte di un articolo pubblicato sul sito www.publiaccesso.gov.it È importante notare che, anche se la legge fa riferimento a “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, in realtà viene promossa una cultura dell’attenzione verso tutte le categorie deboli, tra le quali la più numerosa e gravida di implicazioni socio-

economiche è quella degli anziani. In altre parole il tema dell’accessibilità non riguarda solo i disabili, ma segmenti ben più vasti della popolazione per i quali l’esclusione dalla moderna società tecnologica può tradursi in concreta emarginazione che, nelle sue forme più gravi, si configura come indice di democrazia imperfetta. È quanto mai errato interpretare questa legge come un atto di “buonismo” verso concittadini più deboli: essa va invece letta come un primo passo verso una più ampia strategia dell’inclusione che, per gli aspetti etici, economici e sociali, rappresenta la miglior soluzione per una società organizzata che voglia definirsi civile. Nel prossimo numero parleremo di come curare un sito web dal punto di vista dell’accessibilità


Eventi

Moda, tecnologia e arte

U

n virtuoso connubio tra moda, tecnologia e arte contemporanea, in una location magica come quella offerta da Piazza De’ Rucellai, a Firenze. È qui che Brooks Brothers, storico marchio di abbigliamento americano, ha scelto di celebrare il suo 190° anno di vita con un evento in collaborazione con Bang & Olufsen organizzando una serata dedicata non solo alla moda ma anche all’arte, esponendo per l’occasione una scultura dedicata all’11 settembre, opera, completamente in acciaio, che sarà portata e donata all’America per le celebrazioni, a Madison Avenue in New York, creata dall’artista Helidon Xhixha, noto scultore albanese. Una serata magica che ha visto centinaia di persone affluire nella piazza per assistere all’evento. Una cornice suggestiva per un evento che ha creato un alleanza tra moda, tecnologia e arte divenendo per Firenze momento di incontro fra gli invitati e la città.

HELIDON XHIXHA

Figlio d’ arte trascorre la sua infanzia nello studio del padre Sali dal quale eredita una forte passione per le FINE ARTS ma soprattutto per la SCULTURA. Dopo aver frequentato l’Accademia delle belle arti di Tirana decide di trasferirsi in Italia. Nel 1998, grazie a una borsa di studio, ha la possibilità di frequentare per tre mesi la Kingston University di Londra e migliorare così le sue tecniche di incisione, scultura e fotografia. Nel febbraio del 1999, dopo quattro anni di duro lavoro e studio si laurea all’Accademia delle belle arti di Milano (nota come BRERA). Conosciuto nell’ambito accademico per il suo stile, sperimenta e realizza sculture in acciaio inox con una tecnica innovativa. Apprezzato sia dalla critica, che dai collezionisti, utilizza delle tecniche innovative sulla materia ed in particolare sull’acciaio.

Reality


Eventi

Pitti Immagine Summer Fashion N

TEXT Carmelo De Luca

onostante le difficoltà del settore moda, causa la crisi economica dei mercati finanziari, bayers e stampa promuovono Pitti Immagine, infatti l’edizione estiva si è distinta per innovazione, tecnologia e qualità dei manufatti presentati agli addetti, ma passiamo al palcoscenico degli eventi che hanno caratterizzato le giornate

L’edizione estiva si è distinta per innovazione, tecnologia e qualità fiorentine. La kermesse di Pitti Immagine-Uomo è nota per il brulicare di sfilate, mostre, cocktail, dinner-gala, non a caso la città e i dintorni diventano palcoscenico di manifestazioni esclusive e, sovente, capita di incontrare colleghi della stampa o invitati che tuonano “Ho tre inviti ...tutti alle ore 18!”; “Ho un cocktail alle ore 20 e una cena alle ore 20.30... cosa faccio?”.Ospite d’onore della nuova edizione è stata la nuovissi-

Sopra: Signori Cavalieri e Isabella Ferrari. A destra in alto: evento Corneliani. Sotto: evento I Pincopallino

ma collezione di Diane Von Fustemberg: straordinario l’evento tenutosi negli aristocratici Giardini Torrigiani. Il Museo Stibbert ha fatto da sfondo all’eccentrica new collection del geniale Walter Van Beirendock. Corneliani, marchio storico della moda che conta, ha entusiasmato una utenza in espansione. Ciò è frutto di una linea curata, attenta alla qualità dei tessuti, alle esigenze dei clienti. Indossare un capo Corneliani rappresenta uno status-symbol ma anche una portabilità a passo con i tempi. Una mostra con gli scatti delle più importanti collezioni, presso il sontuoso Palazzo Capponi all’Annunziata, e un convivio nei rinnovati giardini di Palazzo della Gherardesca, sede del lussuosissimo Four Seasons Hotel, hanno caratterizzato i festeggiamenti dei 50 anni della Maison. E ancora la Fortezza da Basso, locations ultra moderne, palazzi e giardini storici, tenute di campagna, hotel a 5 stelle hanno resistito al fitto calendario con la giovanissima sfilata di Cycle presso la Tenuta di Capezzana e quella di Messagerie, il sempre gettonato Sweet Years Party, i “Mari dell’Uomo “ di Folco Quilici al MNAF, il modaiolo Flower Party di Roy Roger’s, l’inaugurazione della boutique Ballantyne e tanto altro. Passiamo ora a Pitti Immagine Bimbo, tempio nel dettare mode e tendenze, caratterizzato da tante sfilate per le mini fashion week e tre importanti eventi che hanno animato la dolce Firenze. A tal riguardo la Stazione Leopolda è stata tirata a lucido per ospitare la

raffinata cena di gala de I Pinco Pallino e celebrare la nuova collezione S/S 2009. I signori Cavalleri hanno colpito nuovamente nel segno: la moda della Maison è sempre fresca, portabile, attenta alle esigenze dei bimbi, ironica ma dotata di una classe e di una cura da rendere unici i capi della Griffe. Allegro e vivace lo show- sfilata de Il Gufo presso i giardini di Villa Corsini al Prato. Uno stile sempre giovane, cura delle rifiniture, colori pastello vivaci o sobri per le grandi occasioni e una innata cortesia dei produttori rappresentano la forza del marchio e della nuova collezione. I 40 anni di Monnalisa sono stati caratterizzati dalla sensibilità verso l’arte con la donazione di un contributo al restauro del Cortile dell’Ammannati, in Palazzo Pitti, ma anche dalla presentazione di una collezione innovativa, divertente, capace di soddisfare i gusti dei piccoli e delle loro mamme. Reality


Creatività a tavola Una splendida festa di compleanno quella di Maria Patrizia Fantozzi che ha voluto riunire la propria famiglia e gli amici in una location di loro proprietà: l’albergo Vedute a Fucecchio (Fi), luogo immerso fra boschi e cieli stellati. Sotto il gazebo, avvolto da tende fruscianti a bordo piscina, si sono riuniti tutti gli ospiti. Paolo e Patrizia con il nipote Matteo che gestisce Alcuni ospiti della sedirettamente il ristorante Il Cavaliere, la cui cucina, rata. La signora Macurata da chef di alta qualità, soddisfa tutte le richieria Patrizia Fantozzi ste della clientela, con un’attenzione particolare alle con il fratello Paolo cene d’affari e al turista che può conoscere ed ape il nipote Matteo. La madre di Maria Patrizia, la signora Gabriella Fantozzi

Alcuni ospiti presenti: il prof. Del Prato (dietologo), il prof. Bandettini (odontoiatra), il prof. Calderazzi (cardiologo), il dott. Pancani (odontoiatra). La pittrice Rogai e esponenti del mondo dell’imprenditoria toscana

prezzare la cucina toscana. L’allegro arcobaleno di portate ha affascinato i commensali, sia dal punto di vista estetico che per l’armonia dei sapori. Una musica di sottofondo ha rallegrato la serata e tutti si sono riuniti intorno alla festeggiata cantando “tanti auguri”. (Margherita Casazza)

Gli chef e il signor Matteo Fantozzi. Alcuni piatti preparati per l’occasione. Sotto: gli ospiti della serata


Eventi

Ancora “A tavola sulla spiaggia” A

TEXT Margherita Casazza

nche questa XVI edizione del concorso ideato da Gianni Mercatali nel 1993 si è svolta a Forte dei Marmi. Uno show sulle `sabbie nobili’ del Forte al quale hanno partecipato concorrenti che con i loro piatti si sono contesi il Premio Castiglion del Bosco, intitolato all’ ultima realizzazione esclusiva della famiglia Ferragamo vicino a Montalcino. Scopo della manifestazione è promuovere tutti i migliori “giacimenti gastronomici” della nostra penisola attraverso un prestigioso cooking show nel quale

hanno preso parte noti concorrenti: il risotto alla milanese, Giuseppe Ferrajoli pittore Adriano Pompa (figlio d’ arte di si è aggiudicato il premio per la cetgoGaetano Pompa), il giornalista Andrea ria dei secondi con uno squisito coniPesciarelli (caporedattore economia e glio in porchetta con prugne caramelpolitica del TG5), il marchese Giuseplate, infine Andrea Pesciarelli ha vinto il pe Ferrajoli, premio della Elisabetta Leocategoria dolci Il piatto vincitore pardi Dittajuti con un’ottima (della famiglia torta al meè stato servito dell’omonilone. Il primo alle Olimpiadi di Pechino mo poeta), la premio assoContessa Lauluto Castiglion ra Ferrari Aggradi (nipote del celebre del Bosco della famiglia Ferragamo, ministro), Paolo Ziliani, Viviana Galati, è stato vinto del Sindaco di PietrasanMarzia Boddi (editore di Radio Cuore), ta Massimo Mallengni con il pollo del Cristina Martini Farnesi (editore di LucValdarno ai profumi toscani . ca), Anna Pini (interior designer), Toni La giuria, presieduta da Beppe BigazBrancatisano ed il Sindaco del Comune zi, era composta da ristoratori stellati di Pietrasanta Massimo Mallegni. e noti produttori di vino e dalla stamPer la categoria antipasto, la vincitrice pa qualificata, insieme per ‘scoprire’ il è stata Viviana Galati con panzanella menù dell’estate 2008. croccante di gamberi con pesto al baAnche quest’ anno, è stato riconfermasilico, per i primi, la Contessa Laura Ferto il Patrocinio della Regione Toscana e rari Aggradi con le gustose frittelle di del Comune di Forte dei Marmi. Reality


Eventi

Dove dominano le curve... TEXT Kirilla / PHOTO Foto Fischio

I

l 27 luglio scorso a Forcoli (Pisa) davanti ad un folto pubblico si è svolta la ventesima edizione di Miss Cicciona che ha visto vincitori Susanna Finetti con 156 Kg e Stefano Ben di Bologna con 242 kg.

Spettacolo e divertemento per una serata all’insegna dell’allegria La serata, condotta magistralmente da Giancarlo Magalli, ha visto sul palco un frizzante Alessandro Paci e un sempre brillantissimo Massimo Ceccherini. Le fasce sono andate a: Miss cinema: Siana Walker (Inghilterra), Miss trop model: Cristina Sangiorgi (Ferrara), Miss bellezza: Marilena Amato (Trapani), Miss eleganza: Annalisa Savino (Mantova), Miss dolcezza: Emanuela Lombardo (Caserta), Miss volto: Chiara Villani (Torino), Miss calendario: Concetta Lazzaro (Catania), Miss simpatia: Sara Bottoni (Roma), Miss cubista: Patti Nadia (Roma), Miss sorriso: Katerine-Insignares (Massa). Le fasce degli uomini sono state invece divise equamente tra Rossano Nastro di Torino e Stefano Ben di Bologna.

Reality


Economia

Con Carismi a scuola di economia

IO E L’ECONOMIA

studenti con una corretta informazione sul risparmio e sull’economia. Si tratta dei due progetti «Io e l’economia» e «PattiChiari con l’economia», rispettivamente sviluppati Il Prof. Caruso, preside dell’ITC Cattaneo e il Prof. Citi, per le Scuole Medie e per preside dell’Istituto Comprensivo Leonardo Da Vinci le Scuole Superiori, che renti. Un bel vantaggio perché consente prevedono un programma didattico di ai nostri ragazzi, non solo di partecipare circa 20 giornate di formazione per ciaad un corso ben fatto e ben studiato, ma scun progetto. Un intervento formativo di “gareggiare” confrontandosi a livello completo, studiato ed organizzato nei nazionale con tutte le altre scuole che minimi dettagli dal Consorzio PattiChiaadotteranno il progetto. ri a livello nazionale che CARISMI – per Infatti il modulo “PattiChiari con l’econol’anno scolastico 2008-2009 - ha promia” - indirizzato ai ragazzi delle scuole posto all’Istituto Comprensivo Leonarsuperiori – prevede la partecipazione al do da Vinci di Castelfranco di Sotto e concorso «Sviluppa la tua idea imprendiall’Istituto Cattaneo di San Miniato. toriale» che impegnerà gli studenti nello Il Professor Cini, Preside della Scuola Mesviluppo di un progetto di impresa fino dia Leonardo da Vinci ed il Professor Caalla definizione del business plan e, quinruso, Preside dell’ITC Cattaneo, insieme di, del piano di lancio dell’azienda. Non al corpo insegnanti delle due scuole hanun’impresa qualunque ma un’impresa no accolto la proposta di CARISMI con che abbia valore locale per il territorio e vero entusiasmo, chiedendo di partire già che veicoli finalità ed interessi sociali che da Ottobre 2008 con il coinvolgimento di aiutano la collettività a crescere e ad otte8 classi per l’Istituto Cattaneo e 4 per il nere vantaggi e benefici concreti. Leonardo da Vinci, per un totale di oltre Un’idea che, con l’aiuto di CARISMI e 150 ragazzi interessati. delle aziende locali che vorranno parteLa Banca, proponendo la partecipaziocipare, potrebbe anche diventare realtà ne dei due istituti scolastici locali, ha offrendo così ai giovani talenti del nostro apportato una novità nell’iter ordinario territorio l’opportunità di sprigionare la secondo il quale è il Consorzio che, aupropria creatività mettendola a frutto in tonomamente, seleziona le scuole tra un progetto che, chissà, potrebbe divenquelle presenti nelle principali province tare il progetto della propria vita. italiane proponendole alle banche ade-

Io e l’economia è il programma didattico, proposto dal Consorzio Patti Chiari in collaborazione con Junior Achievement Italia, rivolto agli studenti delle classi II e III della Scuola Secondaria di I grado (scuole medie inferiori). Questo progetto ha il duplice obiettivo di insegnare ai ragazzi la gestione responsabile del proprio denaro e orientare le loro scelte professionali e scolastiche attraverso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle proprie capacità ed attitudini professionali. Il programma didattico si caratterizza per la presenza in aula, a fianco del docente, di un esperto d’azienda messo a disposizione dalle Banche aderenti al Consorzio Patti Chiari – in questo caso CARISMI che aderisce a PattiChiari ed è certificata su tutte le iniziative finora proposte.

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www.carismi.it

PATTICHIARI CON L’ECONOMIA

L

a scuola è appena iniziata con tutte le speranze e le incertezze di ogni nuovo anno. I ragazzi hanno ripreso la normale attività quotidiana, gli insegnanti sono alle prese con le novità della riforma Gelmini ed i genitori sono divisi sulla validità e sull’efficacia dei cambiamenti proposti, dal maestro unico al voto in condotta. In questo clima di “familiare scompiglio” si inserisce un’importante novità proveniente dal mondo delle banche ed in particolare di CARISMI, la banca che nell’interland di San Miniato è conosciuta come «LA BANCA», storicamente presente e da sempre elemento di sostegno, non solo dell’economia, ma anche dello sviluppo sociale e culturale del nostro territorio. “CARISMI punterà sempre più sui giovani e sul mondo delle famiglie per confermare e consolidare questo importante ruolo di motore e propulsione della cultura e della formazione locale, linfa vitale per la crescita economica e sociale della nostra regione”. Questo è l’impegno che il Direttore della Banca, Piergiorgio Giuliani, ha promosso ed ha fortemente voluto anche tra i principali indirizzi del nuovo Piano Industriale. CARISMI si farà infatti promotrice, in due istituti scolastici della zona, dell’iniziativa che il Consorzio PattiChiari - costituito nel 2003 dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) per rendere più trasparente il rapporto tra banche e clienti - rivolge al mondo della Scuola per raggiungere gli

Patti Chiari con l’economia è un progetto didattico sviluppato dal Consorzio Patti Chiari per avvicinare i ragazzi delle classi IV e V delle scuole superiori alla cultura dell’economia, fornendo gli strumenti più adatti per effettuare scelte consapevoli all’interno del sistema economico-finanziario. Questo progetto prevede come parte integrante del programma didattico un concorso intitolato “Sviluppa la tua idea imprenditoriale” che vuole introdurre i giovani ai temi dell’economia e della banca attraverso la realizzazione di un business plan per la creazione di una impresa. L’impresa ‘progettata’ dai partecipanti dovrà avere caratteristiche ben precise quali: essere radicata nel territorio di riferimento della scuola (quartiere, città), avere un valore anche di tipo sociale, sfruttare al meglio le opportunità offerte dal sistema bancario traendo vantaggio dai benefici derivanti da un uso intelligente degli strumenti finanziari. Il pacchetto didattico introduce le nozioni basilari per facilitare una reale conoscenza delle regole economiche e offrire ai ragazzi una preparazione adeguata per integrarsi e partecipare attivamente alla realtà sociale, culturale e professionale ed economica che li circonda.


Industria

“Pelle di Toscana”: un evento a Parigi

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TEXT&PHOTO Graziano Bellini

ercoledi 24 Settembre 2008, a due passi dai mitici Champs Elysées, ha avuto luogo un party organizzato dall’Associazione Conciatori di Santa Croce Sull’Arno e dal Consorzio Conciatori di Ponte A Egola con il contributo della Camera di Commercio di Pisa a sostegno dei conciatori che hanno esposto a Parigi sotto il marchio “Pelle di Toscana”, con l’intento di mettere in evidenza le concerie del comprensorio al cospetto del mondo della moda internazionale presente in quei giorni nella Ville Lumière. La serata si è svolta nel lounge del locale

La Camera di Commercio di Pisa a fianco degli imprenditori conciari in occasione della fiera “Le Cuir a Paris” “Music Hall”, interamente riservato in esclusiva per questo evento, alla presenza degli imprenditori conciari, delle istituzioni, degli addetti ai lavori e della migliore clientela selezionata dalle concerie stesse. “Le aziende del distretto conciario pisano sono imprese di altissima qualità - ha dichiarato alla nostra rivista la Dott.ssa Cristiana Bruni, Segretario Generale della Cciaa - che hanno saputo riorganizzarsi in anni di difficile congiuntura mondiale, coniugando ricerca artigianale, innovazione, rispetto per l’ambiente, sperimentazione e produzione locale. Per questo la Camera di Commercio di Pisa è contenta di affiancare gli imprenditori del proprio territorio nelle fiere estere in cui possono esprimere il meglio del loro operato”. “Un plauso alla Camera di Commercio - ha replicato a sua volta Alessandro Francioni, presidente dell’Associazione Conciatori, a nome di tutti gli imprenditori conciari - che ci supporta finanziando iniziative come questa, finalizzate a mettere in evidenza il nome delle concerie del Reality

nostro comprensorio nel mondo. Una piacevole serata come questa ci dà la possibilità di continuare un rapporto informale con la nostra clientela anche al di fuori della fiera stessa, potendo cosi mantenere e migliorare i contatti umani e i rapporti di stima tra le persone che intervengono nella filiera commerciale”. E in effetti l’atmosfera che si è respirata al Music Hall è stata veramente cordiale ed informale e tutti i presenti si sono dichiarati contenti di aver passato una cosi splendida serata allietata dalla musica dal vivo e dalla ottima qualità del menù.


I

Nelle foto alcuni momenti della serata. Fra i presenti Alessandro Francioni in qualità di presidente dell’Associazione Conciatori di S. Croce presenta la rivista Reality a Simona Simoni di Toscana Promozione, Cristiana Bruni e Manuela Ceccarelli della Cciaa di Pisa, Piero Maccanti, Attilio Gronchi Presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola, Cristiana Bruni Segretario Generale della Cciaa di Pisa

Reality


Formazione

Cosa sono i voucher formativi? I

TEXT Francesca Ciampalini - Carla Sabatini

voucher Formativi sono dei “buoni di spesa” emessi solitamente dalle pubbliche Amministrazioni (Regioni e Province) che consentono la partecipazione a percorsi di formazione erogati dagli organismi di formazione accreditati e dalle Università.

Le Regioni parlano sempre di più di “voucher formativi”, cosa sono e dove informarsi? I voucher sono stati introdotti in alcune regioni italiane a partire dal 1998 grazie alla normativa europea che ha consentito di orientare alcune risorse comunitarie e nazionali verso percorsi di formazione individuale scelti direttamente dai singoli destinatari in base alle proprie esigenze e fabbisogni. I voucher sono infatti finalizzati a sostenere la realizzazione dei progetti formativi dei singoli individui al fine di soddisfarne le esigenze di aggiornamento ed ampliamento di conoscenze e competenze professionali. La caratteristica fondamentale di tali finanziamenti agli interventi personalizzati consiste proprio nel fatto che viene riconosciuto il diritto soggettivo alla formazione esclusivamente in base alle proprie necessità. Grazie ai voucher i singoli individui interessati a frequentare un corso di formazione a pagamento possono richiedere il finanziamento o cofinanziamento alla Regione o Provincia di residenza/domicilio, tramite bandi regionali o provinciali. Le informazioni relative ai bandi per richieste di voucher sono reperibili presso le Regioni, Province e Comuni. Sul nostro comprensorio Fo.Ri.Um. sc in qualità di Agenzia Formativa accreditata dalla Regione Toscana in collaborazione con Netaccess in qualità di Test Center Reality

ECDL accreditato da A.I.C.A. Associazione Italiana Calcolo Automatico ha elaborato un catalogo per la riqualificazione individuale. Sono infatti disponibili percorsi formativi, min 44 max 150 ore, rispondenti alle esigenze di sviluppo professionale dei lavoratori. I corsi spaziano dalla semplice alfabetizzazione sia in ambito informatico che della lingua inglese all’aggiornamento e al consolidamento dei livelli più avanzati. La formazione continua costituisce uno degli strumenti fondamentali per sviluppare il peso e la qualità della “forza lavoro” nel nostro paese e per venire incontro alle esigenze dei lavoratori i corsi si svolgono anche in orario serale 1° gruppo 18.30-20.30 - 2° gruppo 20.30-22.30 con frequenza bisettimanale lun-

mer oppure mar-gio. Alcuni percorsi prevedono il rilascio della Patente Europea del Computer e della Qualità . Sia i corsi che gli esami (ove previsti) sono tenuti mensilmente presso la Netaccess Soluzioni Informatiche di Santa Croce sull’Arno. Per gli interessati è stato istituito un servizio per avere tutte le informazioni riguardo alla possibilità di accedere a tale opportunità nonché di assistenza alla compilazione dei moduli da inviare all’Ente erogatore: Fo.ri.um. in via del Bosco , 264/f Santa Croce sull’Arno Tel 0571/360069 www.forium.it - info@forium.it Netaccess in via Pacinotti, 2 Santa Croce sull’Arno Tel 0571/366980 www.netaccess.it - info@netaccess.it


Industria

La chimica va in TV I

I Gruppo Biokimica ha realizzato una serie di undici puntate. andate in onda su TVR Teleitalia, riguardanti il mondo della conceria in cui sono stati affrontati vari aspetti della produzione conciaria: dalla presentazione dei prodotd chimici piu utilizzati in conceria all’esposizione di diverse tecniche per la creazione di sva-

Una scelta moderna per evidenziare tecnologia e ricerca nel settore riati articoli.Questa esperienza ha posto i tecnici del gruppo di fronte ad un modo completamente nuovo di esporre le proprie idee ed esperienze; bisogna ricordare, infatti, che l’intento della trasmissione non e stato quello di insegnare o impartire lezioni sull’argomento

ma semplicemente di divulgare le proprie conoscenze a favore dei telespettatori. Abbiamo rivolto alcune domande al dott. Antonuccio Cepparone, chimico che ha partecipato alle trasmissioni.

TEXT Margherita Casazza

Perchè questa scelta di fare una trasmissione? II nuovo mezzo di comunicazione, nuovo per questo settore si intende, ha posto non poche difficoltà ai vari interlocutori soprattutto nella necessita di sintetizzare concetti ed esperienze molto complesse e variegate. Solitamente gli interlocutori abituali interagiscono con i tecnici potendo visionare un pellame o un prodotto chimico. II mezzo televisivo aumenta Ie distanze fisiche e quindi non aiuta ad apprezzare al meglio un “manufatto”; di contro, permette di interagire simultaneamente con tante persone tra Ie piu svariate. A chi è indirizzata ? La trasmissione e certamente indirizzata agli addetti ai lavori ma si e cercato di utilizzare un linguaggio piu semplice possibile per trasmettere alcune idee anche a chi non conosce abbastanza la conceria e la chimica. Speriamo, infatti, che questa serie di appuntamenti sia servita anche per rivalutare il nostro settore agli occhi di chi ci vede solo come inquinatori ed invece a scoperto che per realizzare la pelle, che poi costituirà una borsa o una scarpa, c’e bisogno di tecnologia, ricerca, esperienza e capacità non comuni finalizzate anche a preservare l’ambiente in cui tutti viviamo.

la conceria e quanto sia difficile poterlo presentare in sole undici puntate. E stato necessario, purtroppo, tralasciare molti particolari e sfumature che, molto probabilmente, sarebbero stati ben apprezzati dagli addetti ai lavori, ma avremmo rischiato di diventare troppo noiosi nei confronti di chi non conosce questo settore. Questa trasmissione sarà l’unica o l’inizio di una serie ? Questa e stata una prima esperienza ma credo che, ora che abbiamo acquistato piu confidenza con questo modo di porsi alla gente, possa esserci un seguito probabilmente strutturato in modo diverso e piu accattivante, forse piu mirato su tematiche particolari o di interesse tecnico.

Che sensazioni ha avuto? Coordinare tutto questo progetto mi ha fatto riscoprire, in effetti, cio che molte volte si da per scontato nel lavoro di ogni giomo: quanto sia complesso e vasto il mondo delReality


Industria

TEXT/ PHOTO

I

La Carrozzeria Industriale per Truck, Van & Bus: un’azienda diversa

l Gruppo Valiani con sede in Santa Croce sull’Arno è una solida ed affermata realtà che opera nel settore automotive dei Truck, Van e Bus. Il legame con Santa Croce sull’Arno inizia negli anni 50 quando il paese mostrava una forte espansione trainato dal settore conciario che presentava grosse potenzialità di sviluppo. In questi anni circolavano molti motocarri e piccoli veicoli e fu proprio in quegli anni, che con l’apertura di un’autofficina per la riparazione di autovetture, ebbe inizio la storia imprenditoriale della famiglia Valiani legata da sempre al settore del veicolo industriale. Un rapporto che continua tutt’oggi e che va sempre più rafforzandosi. Il Gruppo Valiani nato come ditta individuale che svolgeva attività di officina meccanica per autovetture con il passare del tempo si è trasformato in un gruppo di Società specializzato nel veicolo industriale, commerciale e bus ed oggi è una realtà affermata del

Reality

settore automotive. In particolare uno dei punti di forza del Gruppo Valiani è il reparto di carrozzeria e carpenteria che tramite la Società Valiani Carrozzerie Industriali S.r.l. svolge attività di carrozzeria industriale, carpenteria metallica, attività di soccorso, nonché la gestione dei sinistri. La Valiani Carrozzerie Industriali S.r.l. è oggi un importante realtà nel settore della carrozzeria industriale con una superficie di oltre 4.000 mq dotata di moderne attrezzature specifiche per i veicoli industriali, commerciali e bus come l’impianto di sabbiatura, il sistema di raddrizzatura dei telai e delle cabine, il sistema di allineamento degli assi, il forno di verniciatura e anche di un reparto dedicato alla carpenteria metallica per la lavorazione e la costruzione di allestimenti in ferro, in acciaio inox, in alluminio ed in lega speciale come cassoni, centine, furgonature, ribaltabili e scarrabili. Numerosi sono poi anche gli altri

servizi che la Società Valiani Carrozzerie Industriali S.r.l. è in grado di offrire e tra questi la carrozzeria rapida che consente piccole e veloci lavorazioni e riparazioni di carrozzeria e di allestimento con tempi e costi contenuti, il magazzino ricambi per allestimenti dove poter trovare materiale a norma A.D.R., ferro, alluminio e acciaio inox su misura ed in particolare ricambi e materiali di carrozzeria come lamierati Iveco e MercedesBenz e materiale specifico per allestimenti, il reparto gru idrauliche ovvero il montaggio di gru idrauliche, il loro collaudo di primo impianto ed il loro collaudo annuale nonché la riparazione. Altro importante servizio è il ripristino assicurativo dove il cliente in caso di sinistro avrà la possibilità di affidare la gestione completa del sinistro alla Società Valiani Carrozzerie Industriali S.r.l., partendo dal soccorso e recupero 24 ore su 24 ore con carroattrezzi e autogrù di qualsiasi portata e tonnellaggio per l’intera area


I

della Toscana alla riparazione del Veicolo, con verifica delle condizioni assicurative, dal preventivo alla trattativa con il perito assicurativo, dalla richiesta del giusto risarcimento alla assistenza nella fase liquidativa, e questo grazie anche alle numerose convenzioni stipulate con alcune delle più importanti compagnie assicurative italiane. La Valiani Carrozzerie Industriali S.r.l. rappresenta quindi un’azienda

diversa nata e cresciuta nel distretto conciario dove oggi è fortemente radicata e con il quale mantiene molti legami non solo di natura territoriale ed economici ma anche di intenti, ovvero quello di continuare a crescere puntando su una qualità e una personalizzazione del prodotto/servizio per riuscire a soddisfare e fidelizzare un cliente sempre più esigente all’interno di un mercato sempre più complesso.

Per maggiori informazioni sui nostri servizi contattateci al seguente numero telefonico 0571 3889625 o inviate una e-mail al seguente indirizzo: marketing@ gruppovaliani.it

Reality


Ambiente

La qualità acustica degli edifici “U

TEXT Federico Ghimenti - Tecnico Competente in Acustica – Delta Consulting s.r.l.

“Una sonora melodia che scaturisce da una radio può essere piacevole per una famiglia che vive in un appartamento, ma è fastidiosa per i vicini che vorrebbero dormire; non è desiderata, è rumore. Per definizione, il rumore è suono indesiderato1”. Una mera definizione di rumore non è possibile, ma è generalmente accettato che mentre il suono sia una connotazione di gradevolezza, il rumore sia portatore di fastidio, di disturbo. Il benessere acustico all’interno di un edificio rappresenta un aspetto di estrema importanza nella vita quotidiana, al pari del benessere termoigrometrico, visivo e della qualità dell’aria. Il crescente incremento del livello di rumorosità all’interno degli ambienti abitativi prodotto da sorgenti di rumore interne od esterne all’edificio ha indotto lo sviluppo di strumenti legislativi e normativi tesi a fornire prescrizioni, limiti, metodologie di analisi e di calcolo che consentano di raggiungere l’obiettivo di ottenere ambienti maggiormente silenziosi. Il campo di azione dei vari strumenti normativi oggi in vigore riguarda i diversi aspetti che concorrono alla valutazione di un problema acustico all’interno di un edificio: a) la pianificazione dell’edificio; b) la limitazione della emissione sonora delle sorgenti di rumore; c) la progettazione acustica dell’edificio. Il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici e i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro elementi in opera, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore; gli ambienti abitativi sono distinti nelle categorie indicate nella tabella A allegata al decreto e riportata qui sotto.

Nella Tabella B nella quale sono elencati i valori dei requisiti acustici passivi degli edifici.

Dove: Potere fonoisolante apparente [dB] Indice di valutazione dell’isolamento acustico di facciata normalizzato rispetto al tempo di riverberazione (EN ISO 717-1) [dB] Indice di valutazione del livello di pres• L’n,w sione sonora di calpestio normalizzato, in opera (EN ISO 717-2) [dB] Nei fatti, un’abitazione che non risponde ai limiti fissati dalla legge ha un valore inferiore rispetto alla cifra pattuita. E così, man mano che questa consapevolezza si diffonde, aumenta il ricorso ai tribunali. Gran parte dei tribunali italiani si stanno uniformando nelle sentenze riguardo al rumore; è prassi diffusa di rifondere l’acquirente con una somma molto elevata, pari al 20% del prezzo pagato per l’appartamento2. La Delta Consulting s.r.l. offre la consulenza in merito sia ai progettisti edili e civili, Ingegneri e Architetti, sia ai costruttori, sia agli acquirenti: dalla progettazione acustica dell’edificio fino al collaudo e alla verifica in opera. • •

R’ D2m,nT,w

C. Harris, Handbook of Noise Control Da “Il Sole 24 ore” del 05 luglio 2008

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TABELLA A - Classificazione degli ambienti abitativi

Reality


© www.ctedizioni.it

DELTA CONSULTING S.r.l. Via Puccioni, 4 - 56029 Santa Croce sull’Arno (Pi) Tel. 0571.34503 - Fax 0571.34504 www.consultingdelta.it


Ambiente

Agire subito per non pentirsi in futuro

TEXT Mauro Manzi

N

ei prossimi anni, per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera che hanno impatti devastanti sul clima e per compensare le riduzioni di disponibilità, che faranno aumentare notevolmente i prezzi energetici, l’umanità dovrà utilizzare una quantità inferiore di combustibili fossili(petrolio, metano e carbone). Entro il 2012 in base al Protocollo di Kyoto l’Italia dovrà ridurre le proprie emissioni di gas climalteranti del 6, 5% rispetto al 1990, mentre per rispettare i limiti stabiliti dalla U.E. al 2020 dovrà ridurre le proprie emissioni del 20%, risparmiare energia per il 20% e utilizzare fonti rinnovabili di energia per il 20%. Entro il 2050 si ipotizzano riduzioni delle emissioni di un buon

Il futuro è nelle nostre mani: nuove tecnologie per il risparmio energetico 70%! Questi risultati li potremmo ottenere solamente se tutta la società prenderà coscienza della gravità del problema e cambierà il modo di vita e di lavoro a tutti i livelli. Il Risparmio energetico, l’Efficienza energetica e l’utilizzo sempre più esteso di fonti rinnovabili di energia(sole, vento, forza idrica, geotermia, biomasse ecc...) dovranno rappresentare gli obiettivi prioritari che le forze politiche, i soggetti economici e tutti i cittadini dovranno porsi con decisione. Occorrerà una presa di coscienza collettiva ed un vero e proprio cambiamento culturale che si otterrà anche con iniziative come quelle prese recentemente dall’ASSAAssociazione Lavorazioni c/Terzi. Il 20 e 21 settembre, organizzato dall’ASSA, con il contributo della Fondazione CRSM e l’ausilio tecnico logistico delle tensostrutture del Comune di S.Croce s/Arno, si è svolto presso il Centro Parrocchiale Giovanni XXIII° il Convegno con annessa Mostra denominato “Energia” tra Risparmio, Efficienza e Reality

Rinnovabili. Quale futuro? Il Convegno, patrocinato dalle Amministrazioni locali, dalla Provincia di Pisa e dalla Regione Toscana, è stato il 1° del suo genere nel nostro distretto e, seguito da una folta presenza di tecnici, politici e persone comuni, ha affrontato tutte le tematiche energetiche nel corso di 9 relazioni tenute da eminenti esperti in materia e si è concluso con una Tavola Rotonda a cui hanno partecipato il Sindaco di S.Croce s/Arno, il Vicesindaco di San Miniato, rappresentanti dell’Arpat, dell’Enea, l’Assessore all’Ambiente dell’Amministrazione provinciale di Pisa ed il Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale della Toscana. Per precedenti impegni contestuali ed improrogabili l’Assesso-

re Regionale all’Ambiente competente nel settore energetico è intervenuto tra i relatori non potendo partecipare alla Tavola Rotonda finale. Alla Mostra hanno partecipato 21 aziende espositrici di materiali, impianti, attrezzature e veicoli funzionali al raggiungimento del risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia nei settori Residenziale, Terziario, Industriale e dei Trasporti. Obiettivo del Convegno è stato quello di chiarire ai partecipanti le cause che rendono urgenti, attuali e necessarie la predisposizione e l’attuazione di rimedi per superare in un futuro prossimo l’uso dei combustibili fossili. Obiettivo della Mostra è stato quello di evidenziare ai visitatori materiali, impianti e attrezzature funzionali


al raggiungimento di sensibili risparmi energetici e utilizzo di fonti rinnovabili di energia nei settori trattati nel Convegno. Tale impostazione della manifestazione è stata molto apprezzata dai partecipanti al convegno che hanno potuto rendersi conto immediatamente dei risultati raggiunti dalla tecnologia attraverso la visita dei vari stand;analogo gradimento lo hanno avuto anche i soli visitatori che, pur non avendo assistito alle esposizioni del Convegno, hanno potuto vedere con i propri occhi le possibilità offerte dalla tecnica per ottenere maggiore efficienza energetica e produrre energia in maniera diffusa sul territorio mediante l’utilizzazione di impianti a fonti rinnovabili. Da segnalare l’intervento di Günther Gantioler del TBZ di Bolzano che ha illustrato nei dettagli le caratteristiche dell’edificio passivo inaugurato l’anno scorso dall’ASSA, definendolo come il 1° esempio a livello mondiale di un edificio con caratteristiche termiche molto spinte costruito in una zona caratterizzata da clima caldo-umido che sta dando, in termini di risparmio ed efficienza energetica, risultati davvero sorprendenti. Sulla base dei consumi energetici effettivi riscontrati a compimento del 1° anno di utilizzazione è stato rilevato un miglioramento degli indici energetici estivi ed invernali di progetto che hanno consentito al Passivhaus Institut di emettere la certificazione di Edificio Passivo con il rispetto dei seguenti parametri, tenuto conto dei consu-

Fabbisogno Energetico Utile per Riscaldamento:

5 Kwh/mq*a

Fabbisogno Energetico Utile per Raffrescamento:

3 Kwh/mq*a

Tenuta all’aria:

0, 4 all’ora

Consumo totale di energia primaria per tutti gli usi:

108 Kwh/mq*a

mi di tutti gli utenti: Tale certificazione è stata consegnata ufficialmente al Presidente dell’ASSA tra gli applausi generali dell’intera platea a conferma della rilevanza del risultato raggiunto. Particolare risonanza tra i visitatori ha avuto anche l’esposizione di un furgone a trazione elettrica con batterie al sodiocloruro di nickel del peso complessivo t. 3, 5 utilizzato per le consegne di merci all’interno della città di Firenze dalla ditta Bassi. Tale veicolo con autonomia di circa Km 120, con opportune agevolazioni pubbliche all’acquisto, potrebbe essere utilizzato anche dalle lavorazioni c/terzi nel trasporto delle pelli tra conceria e terzista, con indubbi vantaggi in termini di miglioramento della salubrità dell’aria, di una riduzione del rumore stradale e di una sensibile riduzione del consumo energetico proprio della motorizzazione elettrica rispetto alla motorizzazione a combustione interna. La Tavola Rotonda è servita per ribadire ai presenti la necessità di effettuare nelle lavorazioni c/terzi del settore conciario che noi rappresentiamo diagnosi energetiche che consentano miglioramenti dell’efficienza energetica e utilizzo, dove possibile, di fonti rinnovabili di energia, in grado di consentire la “sostenibilità” del settore contestualmente al mantenimento della redditività delle imprese.


Industria

Creare valore rispettando l’ambiente

U

TEXT Angela Colombini / PHOTO Luca Palatresi na tradizione che dura dal 1957, un mestiere tramandato di padre in figlio, la costanza di un prodotto di qualità nel tempo. La conceria Settebello Spa, con sede a Santa Croce sull’Arno, produce pellame al cromo per calzature, pelletteria e piccola pelletteria. Nata dalla visione imprenditoriale di Silvano e Lido Brogi, nel corso degli anni il progetto industriale Settebello ha preso forma fino a divenire una importante realtà nel mondo conciario. Il nome, mantenuto con orgoglio negli anni, è dovuto

Il treno Settebello partendo dalla tradizione punta al futuro all’omonimo treno, vanto del Made in Italy, utilizzato dai fondatori nei loro primi viaggi d’affari. Oggi come allora due fratelli, Marco e Antonella Brogi, conducono la Conceria Settebello attraverso un percorso di sviluppo e di crescita continua fondato su un solido principio: si può trarre beneficio per tutti solo ricordandosi

Reality

che senza una squadra compatta e unita non può esistere conceria e che non si crea valore se si distrugge l’ambiente che ci circonda. La Conceria Settebello ha impostato negli anni una politica che ha permesso di aumentare la capacità produttiva e di ampliare la gamma degli articoli presentati ad un mercato sempre più esigente. In un settore così maturo dove la qualità è ormai una prerogativa imprescindibile, Settebello ha sentito l’esigenza di affiancare alle riconosciute peculiarità dei suoi prodotti anche altri valori. Ecco quindi che armi vincenti sono rappresentate dal supporto e l’assistenza, la collaborazione e la continua propositività data al cliente da parte di una equipe di elevata competenza tecnica e imprenditoriale.


I A tutto questo si aggiungono accurate analisi del budget, una attenta pianificazione della produzione, un’ efficace controllo di gestione per il monitoraggio e la rintracciabilità del prodotto. Sono questi gli elementi che hanno generato un rapporto di fiducia con la clientela da cui è scaturita la sua fedeltà nel tempo. Marco Brogi, Presidente ed Amministratore Delegato della conceria Settebello, ci tiene a sottolineare che il vero valore aggiunto della propria azienda sono le persone e che verso la loro valorizzazione sono concentrate le attività e le iniziative future dell’azienda. “Lavorare in Settebello significa condividere una mentalità, un metodo dove disponibilità, collaborazione e rispetto degli altri e dell’ambiente che ti circonda sono alla base. Posso contare su un team giovane e versatile composto da 40 persone, dove ad un pool di 10 dipendenti quadri, vero motore dell’azienda, si aggiunge la preziosa dedizione di una forza lavoro estremamente professionale. Una squadra che gioca unita puntando verso lo stesso obiettivo: creare pellami di qualità rispettando l’ambiente.” La Conceria Settebello crede fortemente che il rispetto per l’ambiente sia un dovere per chi vuole fare impresa. Per questo è stata tra le prime aziende del settore ad ottenere riconoscimenti importanti quali la certificazione di qualità UNI EN ISO 9000:2001 (nel 1998 con il certificato n°41), la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001/96 (nel 2002 con il certificato n° 13) e la più recente certificazione EMAS, ottenuta nel 2007 come terza azienda del settore in Italia. Inoltre, la Conceria Settebello ha avviato importanti collaborazioni con laboratori di analisi e di ricerca, volte ad individuare nuove tipologie produttive a minore impatto ambientale. Il nuovo stabilimento, costruito nel 2006 con la consulenza di tecnici professionisti, è stato realizzato con impianti produttivi innovativi che permettono, attraverso un co-generatore, un notevole risparmio energetico: elettrico e termico. Questi e altri gli investimenti effettuati negli anni da una azienda che ha avviato un percorso che oggi tocca anche la tappa della comunicazione, con lo scopo di far conoscere le prerogative di una conceria che ha sposato specializzazione e Made in Italy. In occasione di LINEAPELLE, 28-30 ottobre, saranno presentati il nuovo logo aziendale, il nuovo stand ed i vari strumenti pubblicitari realizzati dall’azienda. Settebello Spa non ha mancato di puntare su elementi innovativi, inserendo in un piano di comunicazione multicanale l’utilizzo di strumenti pubblicitari di nuova generazione quali i banner digitali sul sito della fiera LINEAPELLE, risultando la prima azienda del settore ha sfruttare un mezzo sempre più importante come il web. Il progetto ovviamente non si ferma qua: ufficio stampa, campagne di comunicazione mirate e collaborazioni con Istituti Professionali ed Università finalizzate alla formazione di nuove figure da inserire in una azienda dove il capitale umano è considerato una risorsa primaria. Sempre in occasione di LINEAPELLE sarà presenta-

ta la collezione autunno-inverno 2009-10 dove le linee guida sono rappresentate da pellami naturali il cui look risulta sportivo e casual. Ne sono traduzione originali tipologie di nabuk ed articoli naturali che, grazie ad una lavorazione del pellame con oli e cere speciali, assumono caratteristiche che le rendono particolarmente gradevoli al tatto oltre ad esaltarne lucentezza e profondità del colore. Inoltre non mancheranno le nuove linee dell’articolo “Venezia”, divenuto negli anni un cult tra le proposte dell’azienda. Tutto questo per confermare che il treno Settebello parte dalla tradizione, attraversa con attenzione il presente e prosegue puntando al futuro. Reality


Tecnologia

Quando il cliente è una “firma” I

l cliente tradizionale della Conceria sta cambiando, non tanto per l’utilizzo finale della pelle, quanto per la natura del cliente; questo non è più solo chi produce il manufatto, ma anche e sempre più la “FIRMA”, che sviluppa l’idea, crea il campione e poi lo vende tramite la Sua rete di agenti.

L’ultima evoluzione è l’utilizzo del mondo web: pubblicare documenti ai quali i clienti possono accedere con una password La produzione viene demandata a terzi approvvigionandoli con il materiale che la stessa ordina o fa ordinare alla Conceria; se poi si considera che la ditta che produce ed effettivamente utilizza la pelle può essere fuori dall’Italia, spesso in Asia, aumentano le procedure informatiche da gestire, se spedizione e fatturazione fanno carico alla Conceria stessa. Tutto questo sta producendo un profondo cambiamento nel suo sistema informativo in quanto il rapporto con le “Firme” è molto più dinamico e la Conceria deve essere in grado di scambiare con loro ed in maniera automatica tutta una serie di informazioni che vanno dall’acquisizione dell’ordine, la sua produzione nella varie fasi, fino alla sua spedizione finale. Inoltre tutto il ciclo di lavorazione per chi produce per il settore moda è molto più frastagliato per la va-

riabilità degli articoli e dei colori e generalmente più complesso e qualitativamente superiore dovendo rispettare degli standard di qualità elevati in tempi di consegna sempre più ristretti. L’ultima evoluzione, per snellire il sistema di comunicazione fra Conceria e Cliente, a maggior ragione se questo è una “FIRMA”, è quello di utilizzare il mondo web; in pratica la Conceria per evitare un aumento del lavoro al personale interno usa il proprio sito internet per pubblicare tutta una serie di informazioni commerciali, quali fatture, stato degli

ordini, listini ecc. alle quali il Cliente accede con una propria password. Con lo stesso sistema il Cliente può immettere i propri ordini ricevendone conferma per e-mail una volta che sono stati processati dalla conceria. A tutte queste esigenze già risponde il software della SUED, Business Partner IBM, sviluppato in anni di collaborazione con le concerie del comprensorio Toscano e referenziato in più di cento installazioni, sia in ambiente iSeries/i5 IBM, che personal computer integrato con AD-HOC Revolution, software gestionale della Zucchetti.

0571.32132 - www.sued.it Reality


Industria

Pelle in rosa TEXT Francesco Turchi

i

ldrin o B a n e l E

ai confini o limitate n o s ” e rt fe i quattro se le “tras ambino d l b a n la u o o u c H s « te delle nazionali: ggio dalla sso le da a s e s p a s n p e e il m a o c in giro ezz Per questo voro è stato prati e ci sono anni e m h c li ti g n a ti la rt a l o e in p ili con mondo d volta term compatib ere più im fi a o n n U o « e s ir : n u o o c g n ti se onna o, te automa a sul percorso da er il mond . Difficile per una d p l a d lt con i» ce iato studi, la s rti impegn li impegni familiari le. Ho iniz e ra c tu a , n a c e n rm e alla ba e essendo nvivere g è stata pe lla posta o far co orativi: «E’ vero ch a v e re v a a d n e a rt pa o basso: particolari quelli lav rio è molt , non ho e. D’altra e ia ll re h c o c la n b , o to c le ti le ta l re o prenen re de «Il setto i le donne scrive eo sperim anistica, la figlia ’ora prima patto c g n li g u o n e : u ir fa c i s to n u nta ficoltà a zione um sempre a i alcuni an ccupano freque la prepara se non ci fosse dif i un giorno di ferie, più rosa d a nte e si o v ta e tale da o ig i il n n d o ri s pre te Bold ente in modo derm a m n il ro b o le n v a E b . ie la z » protagonis ro il ti ’a p a zi ia asell tti più svari ’ammi- tanto che rtunità di entrare n he organiz agi a causa della m no c E . re e degli aspe i di esperienza nell reare dis ho bisog ritti a Lett sca- stata l’oppo lustr ». non c nonostante questo Nuova To mi sarei isc , le a a ri ta vanta tre li sto e n c ig e n m m o a c fa fond za. E ... Per que della ifficol- da di n è te d e e a s , n ta tt e i io e h z d v e a ic a e c tr g s m i ala nis cre ina onn tipo comunque uò incontr n chiare d p ni, Elena aiuto di n e n to i b e s a d h e a c li u h g q à d e o lt a e v d na gate diffico sare inistrati eguire la isfazioni le passi all’interno Col pas capisco le redini amm vora nel s la le o p e re h m e c tà e sodd i d te a n m n il ri n ca che pre n I suoi p re una do non signifi bo Giam- fino a nda: «Co b ie r to a z e s b ’a e p ll l u e a e di lavoro. q ri d d a a aschiliM ess a guidati , Elena contabili settore m famiglia. cenze nec n s u o a n z è o n c a o dell’aziend io Mauro Innocenti n ri le ro tutti i ncia isci llo z certa pad pegnate a ma quello co dopo es- acquis a i s im n e u e n m li n i n n h o piero e da o le c c po ci sono d e anche se». Mam : «Ma muoversi i nel 1993, se, sta: ci compre l settore: ri linguistico e le it li ha moss d g l lao d n e n (i o c li re rn la l p o a te o all’in il passo de a scu elli, im mata ci son v re li lo a to e ri ip ra n e d a c te i p n io e rs z o im h c e re s in deve anc ndo gue che ho esco), si rivelano p precisa – io e Elena nche qua h d c A n . te in realtà – A ta e . iu » e c s re s nte cre nelle fie i vacanza, france praticame sede che i periodi d in e n . , ia » s la ia , o e u m s c s ta è casa andavo a nda: ques ie z a in o veniv

Paola Panzani

«Quello concia rio è un settore maschilista. ho Ma c’è spazio pe sempre sosten r le donne: l’im uto che un gior portante è po calarsi nella gius no, avrei gior tuto lavorare ne ta mentalità e tir no potrebbe ve ll’azienda del are fuori il M carattere». Prop nire qui, ma nel babbo». po a in quel mom rio quello che frattemè bene che si facc en to no era giusto così: n manca am a Paola Panzan ia le ossa altro ministrare il To «Ad servirà pe i, che da alcuni ve: gli re r llo an ca ni siede dent pire tante cose dietro la scrivan c’era una dipe . Poi, se vorrà, e bravissima e n- qui troverà ia del Cuoificio poi c’è un altro Torello di to le Ponte a Egola, porte aperte». aspet- privat : quando lavori dopo aver accu Lavoro e vita a, ovvero croce nell’azienda di mulato una i lunga esperienz e delizia soprat fa m pr ig ob lia a, sempre nel le , m i, pe e r tutto ta le lv donne, impegn olta anche il la settore amministrativo-co voro, te li pr ate nella diffici porti a casa. O ntabile, in altre le es a imgg di i sono costretta far conciliare gl aziende della zona del Cuo i “affari” domes tutto molto pi a fare e fam io: «Mio padre ù tici ili in ar fre i con quelli lavo è uno dei ra tta rispetto ad soci del cuoific rativi: «Far conc ». Così Paola de allo- liare i te io, ma per una ici m se pi sc di dare il via alla degli uni con le elta mia, gave una volta cons esigenze degli sua altri non eguito il diplom tta altrove: «Ini è zia se a i di m da niera, decisi di pre semplice. M ragio- San Ro un tacchificio di andare a lavora a con l’aiuto mano, una ditta dei familiari e fa re altrove. ch Ero cosciente de pi ut cendo qualche to st o gr an e contava 25 dipe de, può fare l fatto che non sa rinuncia, si . Chi sta accant ndenti: ci sono pevo fare pe niente, che avev o a una donna rimasta lavora r quasi dieci an o bisogno di im che , ch ni; quindi ho la e sia il marito, il parare par- un tendo da zero vorato in danz convivente o il a commerciale e preferivo farm at fio, a Po deve in qualch i la gavetta en nte a Egola, pe in altre aziende, e modo adegua trare, tre anni fa r poi e darle anche per non rs i , un al a ris Cuoificio Torello mano, altrimen chiare di Un mettere in diffi ». ti tutto diventa percorso che po coltà mio padr pi ù di ffi ci e le tre ne ». bb i ti coi soci: non rappor- anch e essere seguito e dal figlio 22en era una scelta Guardandosi al definitiva e zia ne di Paola: «H le spalle, Paol a ini- rimpian to a lavorare in a non ha un’azienda qui ti e sottolinea vicina: un «Q con soddisfazio uesto lavoro m ne: i piace molto, anche se

Reality


i due-tre egli ultim nte le N « : e n io e z continua ostantem ento evolve in mbiano c a i rm s C fe « e : h n o c u im voro rticoli: c’è to tantiss a ia li b g , m ti a a c . anni è , i merc l pezzo» ercadel cliente dovere di stare a gate al m el le il esigenze à lt o o m c fi ia if d –n e abb uotidiane – il cuoio da suola na q continuo le re a d di sfi dotto usa di u Cercando nale: Il nostro pro nche a ca no e ha a , a rz fo io z nta ssu to interna a perso ta on ha giovato a ne h i n n a li g nti che n corso de concorre lutare il prodotto. a valoriztr ” a rr “gue r sva n sia stato perao fa n r e io p o u to an nostro c saria un’o finito solt passato il mente era neces in empio e h c ni: per es ubbabil Credo io ro rz p o : p a z ro n asta are alla p i iù vaste p zato abb nale di p tturato da destin io z dott o m ro ul fa itte di pro inis d zione p e le ll a e tu d n perce etti era e anche con una ecipazion nnini), come in eff rt a p la enti ha n blicità co e per esempio i ta e dei paesi emerg vero om sion anto chimici (c he l’esplo ione: ma è altrett c ro e v È z . loro che a zialmente più difficile la situ evano già fatta co ravviv ra l’a . Per sop er reso anco na fetta di danno ualismo» id to p iv o d u b in l’ a n gno: «Tan una giare e che u g g e in m l’ ri o p ri fatto necessa erta, con avevano Elena – è ndo l’off a o c nche d ifi n o rs c e e iv od eria». E a tt m e a vere – s ll ti e s p , a io ll a che il semp edamento mai male: « Visto olo rr fare un e ’a ll a d he va on fa un artic gamma c n tocco di rosa n suola – è a d o di io o u u , – il c o svilupp ll ta e n n u in questo p to i u d contrib dotto nostro pro i piace dare il mio , m standard icoli». rt a questi

negli anni è diventato molto più difficile, complice la burocrazia che complica la vita soprattutto alle piccole realtà come la nostra»; semmai a preocc uparla è il futuro: «Questo settor e è in seria difficoltà per una serie di concause che tutti conosc iamo; e sinceramente gua rdando avanti sono un po’ pessim ista». Ma intanto mette tut ta la sua grinta al servizio del Cuoifi cio Torello e tiene quotidiana mente i contatti con clienti e fornito ri: «La nostra è una piccola azienda; lavoriamo quasi esclusivame nte per il mercato interno , in particolare con le Marche e il Veneto. Cerchiamo di restare a galla, ma le difficoltà sono not evoli: il prezzo dei prodotti chimici aumenta costantemente, poi ci sono i costi della dep urazione e tutto il resto... E’ l’insieme di questi fattori che mi fa temere per il futuro».


Affari

What people want TEXT Sergio Matteoni - Silvia Fergosti

“F

ino a quando non si identifica e non si conosce esattamente l’ammontare del profitto da un determinato cliente non è possibile sapere quanto tempo, quanto sforzo e quanto denaro è possibile investire per acquisire quel cliente” J.Abraham, Getting everything you can out of you’ve got. La scena si svolge a New York negli anni 90... un affermato dirigente pubblicitario sta testando creme di bellezza da donna davanti allo specchio... Nel film “What women want” (Regia di Nancy Meyers, USA, anno 2000) l’attore Mel Gibson impersona un responsabile di una campagna pubblicitaria per prodotti di cura del corpo destinati al target femminile. Decide quindi di provare collant, creme per il viso, rossetti, e prodotti per la depilazione per capire cosa “possano volere le donne da questi prodotti”. La mancanza di informazioni su questo target lo porta all’utilizzo di sistemi poco convenzionali per la progettazione della campagna pubblicitaria. In questo caso l’orientamen-

to al cliente, indubbiamente presente, manca di un elemento essenziale: la disponibilità e l’utilizzo di informazioni sulle sue aspettative e preferenze. Adesso la scena si sposta a Washington, siamo nel 2054 ... Jon Anderton è a capo di una squadra di polizia speciale, che riesce ad arrestare i colpevoli, prima che commettano i loro crimini, grazie all’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia... Nel film “Minority report” (Regia di Steven Spielberg, Dreamworks Pictures, USA, 2002), Tom Cruise impersona il detective responsabile della squadra. Entra in un punto vendita di abbigliamento e, superata la porta d’ingresso, uno scanner legge la retina e richiama tutti i dati che lo riguardano pertanto un addetto lo saluta chiamandolo per nome e gli dà il benvenuto nel negozio. Subito dopo entra un secondo cliente, e lo stesso addetto lo riconosce, chiedendogli se può proporre un altro articolo, simile a quelli acquistati in precedenza. In questo caso, la conoscenza del cliente è approfondita, accurata, sicuramente coadiuvata dalla tecnologia e dall’utilizzo di metodi scientifici e la personalizzazione del rapporto con il cliente è massima. Tutte quelle azioni, strumenti, tecniche di comunicazione, domande ed informazioni che transitano tra il cliente ed il fornitore sono riassunte nell’acronimo CRM che significa Customer Relationship Management (Gestione delle relazioni con il cliente). Nel mondo del reale, il CRM non rap-

presenta ancora una forma di marketing 1 ad 1 così evoluta come nel film “Minority Report”, ma le imprese hanno ormai abbandonato o stanno sempre più abbandonando il marketing di massa, per adottare, ciascuna con i propri tempi e modalità, una politica cliente-centrica. Le applicazioni di orientamento al cliente o di cliente-centrismo sono infatti sempre più diffuse e ciascuno di noi come consumatore, utente e manager ne è sempre più coinvolto. Le applicazioni di CRM ci coinvolgono in sempre più settori ed in una molteplicità di situazioni con modalità di contatto molto variegate. Se ciascuno di noi quindi è coinvolto ogni giorno nel CRM, in qualità di cliente, lo è anche, in modo esattamente identico ma speculare, in qualità di “fornitore” come soggetto che lavora in una azienda. Se è vero che il CRM in se è un modo di lavorare, un sistema di vita aziendale che deve coinvolgere ogni singola persona che compone i reparti chiave dell’azienda stessa, è sicuramente altrettanto vero che una componente essenziale di esso è la tecnologia che acquisisce i dati, li coadiuva e li rende fruibili in maniera efficace ed efficiente. Questo è il primo articolo di una rubrica ideata per diffondere una nuova cultura aziendale basata su strategie di relazioni modellate sul cliente supportate da avanzate tecnologie informatiche proprie dell’esperienza e dalle competenze commerciali delle grandi multinazionali.

Reality


Tempo di fiere... M

TEXT Andreas Quirici

ai come in questo momento servono risposte concrete da parte degli operatori del settore. In altre parole, servono ordinativi per le imprese del settore moda di pelli conciate dalle aziende del Comprensorio del cuoio, in modo da offrire spunti positivi a un comparto che sta navigando a vista, in un periodo di contrazione dei consumi e di grosse incertezze sui mercati finanziari inter-

In un quadro economico diffice gli errori non sono ammessi nazionali. Eppure, la pelle toscana ha riscosso un ottimo interesse ad Anteprima (Milano) e a Le Cuir a Paris (nella capitale francese). Stilisti e compratori hanno dimostrato di tenere in grande considerazione gli articoli provenienti dalle concerie del Granducato, ma, appunto, adesso servono ordinativi per dare nuovo slancio all’intera economia del Comprensorio del cuoio. “Ad Anteprima c’è stato un ottimo interesse per i prodotti in pelle toscani – ha detto il direttore di Assoconciatori Piero Maccanti – e questo è senza dubbio un elemento di valutazione da non sottovalutare, in un momento in cui la crisi dei consumi e le varie situazioni finanziarie internazionali rendono difficile l’attività legata a beni non di prima necessità come quelli del comparto moda. Le aziende del Comprensorio del cuoio hanno ricevute numerose richieste di campionature dei prodotti che hanno esposto nei loro stand, ma occorrerà effettuare una verifica di quanto concreto sia tutto questo interesse”. Ad Anteprima le concerie hanno presentato le anticipazioni per le collezioni autunno/inverno 2009-2010. Una stagione, quella invernale, in cui la pelle è da sempre assoluta protagonista nella scelta dei materiali per la realizzazione dei capi

di abbigliamento, degli accessori e delle calzature. Da qui l’ottimismo degli imprenditori conciari di invertire la rotta di un andamento non positivo registrato negli ultimi mesi. Ma le valutazioni positive potrebbero arrivare anche dalle vendite al dettaglio degli Stati Uniti. “La voce che circola è quella di una ripresa dei consumi in America – riprende Maccanti – e questo potrebbe davvero dare un impulso decisivo all’attività delle imprese di moda statunitensi, da sempre locomotiva per il nostro comparto”. Anche da Parigi notizie confortanti sull’esito della manifestazione Le Cuir a Paris. Un’affluenza importante di visitatori, con una crescita complessiva dell’intera rassegna in termini di numeri di aziende espositrici, di spazi e di qualità della pelle inserita nelle varie collezioni. Parigi è sinonimo di moda francese con i rappresentanti dei nomi più importanti di questo Paese che si sono interessati agli articoli in pelle provenienti dal Comprensorio del cuoio. Tante campionature, numerose richieste di ulteriori verifiche sui prodotti, ma anche tanta attesa di verificare quanto, nelle prossime settimane, tutto questo interesse si tramuterà in azioni concrete. Servono ordinativi per dire se una fiera è andata bene o meno e i prossimi giorni saranno importanti proprio per capire come andrà la prossima stagione produttiva. In attesa, naturalmente, di avvicinarsi all’appuntamento con Lineapelle (in programma dal 28 al 30 ottobre alla fiera di Bologna), in cui saranno presenti tutti i migliori operatori

del settore. “Siamo in una fase delicata – dice Alessandro Francioni, presidente dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno – perché mai come adesso ci troviamo di fronte a un quadro economico difficile, in cui le scelte fatte in azienda da proporre ai compratori devono essere ponderate, ma giuste. Sbagliare mossa significa compromettere la stagione, in un momento in cui gli errori non sono ammessi. Parlare di concretezza è quanto mai opportuno. In questi casi è sinonimo di ordinativi, anche se Milano e Parigi servono in funzione di Lineapelle e delle settimane che la precedono. Si presentano le collezioni e poi si raccolgono le intenzioni dei compratori, magari affinando i particolari per incontrare le necessità dei clienti. Ormai le concerie sono veri e propri partner delle aziende di moda ed è in questo periodo che si decidono le strategie. E’ indubbio che si avverta un momento di non facile soluzione, ma la certezza è che il nostro settore non sta vivendo una crisi strutturale, ma congiunturale e che coinvolge tutti i comparti produttivi. Ed è proprio in virtù di questo che, nel momento in cui l’economia ripartirà e i consumi ricominceranno a salire, saremo i primi a riprendere la normale produzione”. Reality


5

Sensi

di Margot

Dove sono stato per tutto questo tempo? Nascosto nella nebbia

o sotto il tavolo di casa tua...

Ovunque volgerò il mio sguardo

i miei passi saranno giĂ lĂ  ad attendermi


Piaceri di palato


Da Caino a Montemerano

di Claudio Mollo

ietre e mattoni fissati con abili incastri, a dar vita al piccolo borgo di Montemerano, colorato e vivo di antiche storie maremmane, come quelle dei briganti di un tempo, come il vino che si beveva da Caino, all’osteria; oggi trasformata in uno dei più noti ristoranti italiani. Dalla Maremma più profonda la grande ristorazione si fonde alle emozioni di un passato fatto di cucina tradizionale, schietta e saporosa. Qui Valeria Piccini, chef e proprietaria, insieme al marito Maurizio Menichetti, del ristorante Da Caino, ha tanto da raccontare con la sua cucina considerata una fra le migliori in Italia. I suoi piatti sono bellissimi mix di tradizione e innovazione, che danno origine ad arditi accostamenti, dove il gusto fa il protagonista principale. Il ristorante è collocato in un ambiente raccolto, intimo e invitante, con luci soffuse ed arredi eleganti. L’accoglienza e il servizio sono gli altri fiori all’occhiello di Caino. “Un tempo – racconta Valeria – questa era un’osteria per merende, dove si mangiavano salsicce e fagioli, trippa, carni alla brace, acciughe sotto pesto; insomma la classica cucina maremmana. Poi pian piano e grazie anche alla lungimiranza di mia suocera che mi lasciava campo libero, è avvenuto il passaggio gentile e quasi naturale, dalla tradizione più radicata alla mia grande passione: la voglia di ripetermi poche volte in cucina, cercando costantemente nuovi pretesti per inventare e divertirmi fra i fornelli. E’ una cosa che avrete sentito chissà quante volte, ma i miei spunti prendono vita proprio dai ricordi di cucina della mia nonna e della mia mamma, a me utilissimi per arrivare poi alle interpretazioni che oggi propongo nel mio ristorante. Ho avuto la fortuna di conoscere i sapori più schietti e imprimerli dentro di me in modo viscerale e la mia grande passione per la cucina, nasce da un’altrettanta grande passione nello stare a tavola e apprezzare il cibo. Due condizioni, per me, indivisibili”. La domanda rivolta alle attuali correnti gastronomiche è d’obbligo, anche se la risposta potremmo darla per scontata visto il back-ground di Valeria Piccini, ma è comunque interessante vedere, pur essendo cresciuta immersa nella tradizione, quanto valore dia al nuovo. “Adoro l’evoluzione e l’innovazione, che devono però passare prima attraverso le basi di una cucina che abbia delle buone radici. Quando penso ad un nuovo piatto, prima ragiono sui sapori che vorrei avesse, poi, con calma gli costruisco intorno l’abito. Quindi, sempre prima il gusto e poi l’immagine! Chi viene da Caino, deve sì vedere un bel piatto, ma deve soprattutto sentire e capire che cosa sta mangiando”. Quanta parte ha la tecnica nella cucina di Valeria? La tecnica, in cucina, soprattutto se si vogliono raggiungere certi risultati è indispensabile e deve essere utilizzata soltanto per valorizzare la materia prima.


Piaceri di palato

Spesso la tecnica si esaspera a scapito del gusto, spesso si fa soltanto spettacolo, ma una “bella” cucina è una cosa, il solo spettacolo, invece, è tutto un altro affare. Significa stare più attenti alla forma che al gusto. Quindi il territorio rappresenta per voi una vera e propria miniera a cielo aperto? “Proprio così; la ricchezza delle nostre pietanze è rappresentata dalla nostra campagna, infatti se si osserva bene, sul menu ci sono carni alternative, come animali da cortile, quasi niente manzo e tante verdure. Quasi tutto quello che si mangia arriva dalle vicine campagne, ricche soprattutto di vino e olio. Proprio l’olio, ad esempio, è il nostro ed è di ottima qualità. Fagioli, ceci e patate arrivano da Sorano e poi formaggi, vino e tantissimi altri prodotti. Tutti accarezzati e arricchiti dal tufo, terra di cui questa zona è ricca, che sembra proprio conferire ai prodotti, peculiarità che giocano favorevolmente su gusti e sapori dei frutti che riesce ad offrire; vino compreso”. Una cucina in continuo movimento è anche frutto di continui contatti e confronti. “Si è vero, il confronto è indispensabile se si vuole crescere e i contatti necessari per ampliare sempre più le proprie conoscenze. Abbiamo molti contatti in Francia e

soprattutto in Spagna, paese che ha con il nostro molte assonanze. Molti scambi con altri colleghi e molti sono stati i viaggi fatti in giro per conoscere e capire”. Quale è il cliente tipo di Caino, chi viene da voi che cosa si aspetta di trovare? In tutti questi anni siamo cresciuti con il consenso di una clientela molto eterogenea: affezionati, clienti toscani e non, turisti italiani e stranieri. Un po’ di tutto, insomma. Molti i consensi, senza i quali non ci sarebbe mai stato successo per i nostri piatti e noi siamo cresciuti con il consenso di una clientela esigente e molto spesso preparata, che si aspettava di

trovare del buon cibo, un’atmosfera tranquilla, rilassante e tanta cordialità. E poi, in fondo, la ricetta è semplice: cercare di non deludere mai le aspettative di chi viene nel cuore della Maremma per conoscerla; anche attraverso il sapore di un piatto”. Ristorante Da Caino Via Canonica, 3 - 58014 Montemerano (GR) - Italy Tel: +39 0564 602817 Fax: +39 0564 602807 e-mail: info@dacaino.it - home: www.dacaino.it


XXXVIII MOSTRA MERCATO DEL TARTUFO BIANCO DI SAN MINIATO

Il Tartufo Bianco di San Miniato Nome scientifico: Tuber Magnatum Pico Territorio d’origine: Colline Sanminiatesi, un’area di 32 Comuni che si estende da San Miniato a Volterra, dalla Valdelsa alla Valdera, dalla Valdarno alla Valdegola, all’interno della quale sono compresi ventuno comuni della provincia di Pisa ed undici della provincia di Firenze Periodo di raccolta: Da settembre a dicembre Produzione: Diverse centinaia di quintali l’anno, pari a circa 1⁄4 della produzione nazionale e quindi mondiale Record: Nel 1954 venne trovato in Valdegola un tartufo record di kg 2,540 e regalato al presidente degli Stati Uniti Eisenhower, cosa che ha fatto inserire il tartufo di San Miniato nel Guinness dei primati

15/16 - 22/23 - 29/30 NOVEMBRE 2008 Orario: dalle ore 09,00 alle ore 18,30 Dove: San Miniato – Pisa Centro storico e piazze attigue Servizio navetta per accesso al centro storico di San Miniato Informazioni: Ufficio Turismo - Via Vittime del Duomo 6 Tel 0571.42745 – uff.tur@cittadisanminiato.it www.cittadisanminiato.it

Nasce il packaging per il Tartufo Bianco di San Miniato Per la prima volta il Tartufo Bianco di San Miniato ha il suo packaging, un “contenitore ad hoc“ che è stato fortemente voluto da San Miniato Promozione, dall’Associazione Tartufai delle colline sanmniatesi e da tutti i commercianti del territorio. Per raggiungere la soluzione definitiva sono stati coinvolti gli studenti di Disegno Industriale dell’Università di Firenze – coordinati dalla Professoressa Elisabetta Cianfanelli - impegnati in un lavoro di ricerca e di analisi delle testimonianze storiche del territorio ma soprattutto delle esperienze dei tartufai, dei distributori, degli esperti di questo prodotto. Alla fine l’obiettivo è stato raggiunto con la creazione di un contenitore utile alla

conservazione ed al trasporto del Tuber Magnutum Pico in grado di valorizzare l’identità tipica ed aprire nuove strade alle sinergie tra design e territorio. Il packaging per il Tartufo Bianco di San Miniato è un esempio di confezione alimentare capace di rispondere ai requisiti prestazionali richiesti da un prodotto così pregiato, soprattutto è in grado di preservare le preziose caratteristiche organolettiche del tubero. Il lancio del nuovo packaging è il primo della serie di eventi legati alla XXXVIII edizione della Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato che si terrà il prossimo novembre.


CUOIOPELLI CAPPIANO R.: AL VIA LA STAGIONE 2008/2009

La nuova stagione vede un cambio all’interno della societa nel CDA con un Consigliere in più per poter crescere nel Territorio. L’obbiettivo che ci si pone è quello di restare nella seconda divisione con l’acquisto di nuovi giocatori. La media dell’età dei calciatori è di 22 anni. I nuovi acquisti provengono da società di serie A con la prima esperienza da professionista. L’intento della squadra è di coltivare un buon vivaio di giocatori attraverso anche sette squadre giovanili che si allenano sui campi di Santa Croce sull’Arno, Ponte a Cappiano e Romaiano (il cui prato sintetico è stato realizzato dalla ditta Limonta, specializzata in questo settore, sponsor ufficiale insieme a Videtta Costruzioni e Transitaly) L’allenatore per la terza stagione consecutiva è Agostino Iacobelli. La direzione sportiva è affidata a Stefano Tognozzi.


LUPI. SI RIPARTE! di Andrea Costanzo

Andrea Costanzo, addetto stampa, il Presidente Agostino Pantani e il mitico Lemar (Marco Lepri), addetto stampa

Si riparte. I “Lupi” sono di nuovo ai nastri di partenza della loro ennesima stagione nell’eccellenza della pallavolo italiana, ancora una volta ben piazzati tra le trenta società più serie, competitive ed organizzate d’Italia. Già questa, con i tempi che corrono, è una cosa da non sottovalutare: molte realtà ben più attrezzate di Santa Croce sull’Arno sono infatti sparite o stanno irrimediabilmente affondando, sommerse da una crisi che finisce per attanagliare anche lo sport. Ma qua, in questo territorio dove la pallavolo è sempre stata fertile, tanto da trasformare Santa Croce nel caposaldo e punto di riferimento principe del volley toscano, si continua ad andare avanti, con impegno, dedizione e passione. Prosegue innanzitutto il progetto iniziato lo scorso anno: anche quest’anno, infatti, tanti atleti e ragazzi toscani fanno parte di un gruppo dove spicca il nome di Marco Falaschi, santacrocese doc, a cui finalmente è stata affidata la regia della squadra. Per i “Lupi” che lo hanno cresciuto, ma anche per tutta Santa Croce, questo deve essere un vanto, così come i tanti ragazzi che sono passati in club blasonati dopo essere nati e maturati pallavolisticamente nel sempre più florido vivaio biancorosso. Di nuovo oltre a De Paula, un opposto brasiliano di cui si parla un gran bene e che già si sta facendo valere, c’è l’allenatore Giandomenico Dalù, tipo sanguigno e gran conoscitore di volley: Santa Croce lo ha già adottato, come sempre ha fatto con i tanti atleti e tecnici che sono passati negli anni in questo lembo di Toscana, dove la pallavolo e i “Lupi” hanno radici forti e sono ormai un patrimonio e un segno distintivo per tutta una città.


SCUDERIA SANTA CROCE - AUTO DA CORSA STORICHE di Valerio Vallini

Nel settembre di questo 2008 è stata ufficialmente presentata, al pubblico e agli sportivi, nel parco di Villa Pacchiani, la “SCUDERIA SANTA CROCE associazione sportiva dilettantistica” con la finalità dello “sviluppo e della diffusione di attività sportiva connessa agli sport motoristici, gestione di ogni forma di attività agonistica, svolgimento di attività didattica per l’avvio, l’aggiornamento e il perfezionamento nello svolgimento della pratica sportiva.” L’associazione costituita il 18 febbraio del 2008 ha visto in Moreno Sedanetti, pilota distintosi in numerosi Rally e, dal 2000, in cronoscalate in tutta Italia, il fondatore insieme a Giannoni Renzo (presidente), Melai Marco (segretario), Sguerri Luca (tesoriere), e i consiglieri Giani Fabiano, Natalini Fabio, Pecchioli Daniele. La SCUDERIA, una squadra quasi tutta santacrocese, comprende oltre ai suddetti piloti-fondatori, anche Filippo Francioni, Toni Di Napoli, Turani Mario, Enrico Lazzeroni. La SCUDERIA è il felice approdo di anni di passione e di esperienza a partire dagli anni Settanta con i vari Rally di Brescia, Padova, Livorno [Liburna], del Ciocco in Garfagnana, San Marino, Fettunta in S.Casciana Val di Pesa e molti altri. Dal 2000 Moreno Sedanetti iniziò le Cronoscalate fra le quali si ricordano quelle di Pieve di S. Stefano, Passo dello Spino, Salita di Castello di Radicondoli, Coppa del Chianti Classico in Castellina in Chianti, Coppa della Consuma.


FINALE REGIONALE CAMPIONATO HIFI-CAR DRIV&SOUND e NAZIONALI CAR AUDIO

La tappa di Santa Croce sull’Arno (Pisa) è stata organizzata dai responsabili di zona, associati Driv&sound, Decibel di Via del Bosco e Digital Melody di via Prov.le Francesca Nord. Il Driv&Sound è un consorzio di installatori hifi-car che organizza manifestazioni nel settore in Toscana. Quest’anno è stato preso un accordo con il circuito nazionli car audio, per dare una valenza nazionale al campionato toscano, facendo accedere le auto arrivate nei primi posti nei trofei regionali, direttamente alla finale nazionale che si terrà a Rimini nella primavera 2009 in concomitanza del “MY SPECIAL CAR” la manifestazione italiana per eccellenza. Non si intende Gare, come corse di automobili, ma bensì di HIFI CAR, quindi alta fedeltà acustica all’interno dell’abitacolo delle auto.

Il Presidente Driv&Sound Santo Pingitore


PRIMO RADUNO VESPA CLUB CASTELFRANCO DI SOTTO

Riccardo Banti e Lucio Schenk

Il Vespa Club Castelfranco di sotto è stato costituito nel febbraio del 2007 da Banti Riccardo. Nell’arco di un anno siamo riusciti a tesserare circa settanta appassionati. La decisione di costituire il Club è stata pesa al fine di Condividere la grande passione per “LA VESPA” e per il mondo che gli ruota attorno, organizzare raduni intesi come una sorta di musei itìneranti per le strade della nostra bella Toscana, conoscere nuovi amici con cui condividere gli stessi interessi. La grande passione per la vespa per molti di noi è nata in quanto quest’ultima ha segnato un’epoca nella quale abbiamo vissuto le prime esperienze di libertà. E questo sentimento di euforia si è ripresentato il 14 settembre, nel giorno del nostro primo raduno che, nonostante l’incerta situazione meteorologica, ha inaspettatamente visto l’affluenza di un centinaio di appassionati vespisti, con i quali abbiamo trascorso una giornata memorabile per il nostro club.


Foto Alena Fialová

L’aquilegia, il fiore dai mille segreti

di Paolo Pianigiani

Sembra quasi che con la sua forma strana, i suoi colori così particolari, se le sia un po’ cercate, le tante leggende che le sono nate intorno. A partire dal nome, che richiama sia un contenitore d’acqua (dal latino “aquilegium”), sia la regina dei rapaci, l’aquila (forse per i suoi corni che somigliano ad artigli). Ricorda inoltre il cappellino degli gnomi, i dispettosi abitanti dei boschi, non sempre benevoli con gli uomini. Una leggenda medievale, che ci riporta ai tempi dei longobardi, su nell’alta Italia, a Monza, racconta di una principessa, Teodagne, andata in sposa a un principe indegno di lei, Rutibando. Le altre nobildonne, per riportare giustizia, avevano deciso di ucciderlo; ma la moglie, da santa donna qual’era, si oppose. Si decise allora, come male minore, di trasformare per incantamento Rutibando nel fiore dell’aquilegia, attraverso le pratiche di uno stregone, che aveva dimora in una caverna nei pressi del lago di Como. E’ per questo che, in ricordo del pessimo marito, l’aquilegia ha ancora oggi un aspetto sinistro, uncinato di corna, simboli diabolici e di perdizione. Nessun innamorato offrirebbe questo fiore all’amata, anche perché nel linguaggio dei fiori esprime il capriccio, la lussuria più sfrenata, l’egoismo e l’ipocrisia. Come dice il poeta Paolo Mantegazza, l’aquilegia è un «Fiore buffo, grottesco, ricco di corna, che non sarà accarezzato da donna alcuna, colto da nessun innamorato, così come volle un potente mago». Nel mondo dell’arte è stato rappresentato come fiore pieno di significati allegorici, come per esempio del “Giardino delle Delizie” di Bosch. E in un quadro del Pisanello, oggi al Louvre, la sua presenza sullo sfondo ha contribuito a risolvere il nome segreto del personaggio rappresentato, che con ogni probabilità è la bellissima Ginevra d’Este. Sul fondo sono dipinti fiori di garofano, che indicano il matrimonio, e fiori di aquilegia, che sono simbolo dell’amore tradito. Ginevra era andata in sposa giovanissima a Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, e morì a soli 21 anni, forse avvelenata dal marito, che nel frattempo si era invaghito di un’altra. Il quadro si trova al Louvre ed è stato a lungo ritenuto un ritratto di principessa ignota. Il vaso che appare sulla veste è il simbolo della famiglia d’Este. Il ginepro, rappresentato sul tessuto, richiama il suo nome. La meravigliosa bellezza del volto, intriso di tristezza, ricorda anche il nome che in Francia si dà a questo fiore: Dame honteuse, oppure Ancolie, che riporta direttamente al significato di “Malinconia”. Ma, nonostante tutto, l’aquilegia ha un fascino immenso, sia per la sua rarità allo stato selvatico, che per il mistero che la sua forma particolare si porta dietro: il più grande dei misteri, quello legato all’amore e ai suoi segreti più oscuri.


Foto Alena Fialovรก


Reality 49  

Reality è un magazine trimestrale che parla di te e del tuo territorio: la Toscana, terra ricca di arte e cultura! Vogliamo trasmettervi il...