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Nasce il Forum Terzo Settore della Provincia di Lecce

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Maggio 2012 - Anno VII - n.58

Welfare, è possibile un nuovo sistema? a pp. 8-9

“UN’ALLEANZA TRA LE FONDAZIONI E IL VOLONTARIATO” P

In una intervista all’emittente Mondoradio, il presidente di CSV Net Stefano Tabò interviene sulla crisi del nostro paese, e dice che tra Fondazioni e Volontariato deve nascere una vera “alleanza” per la costruzione dei Beni Comuni. Intanto dal 25 al 27 a Bologna i CSV si incontrano per discutere del loro futuro

residente, i volontari sono amati e coccolati nei momenti di crisi, nei momenti difficili del Paese, quando c’è un terremoto, quando c’è una emergenza sociale, quando c’è una emergenza educativa: tutti sono pronti a dire la loro “fede” verso i volontari. Ma quando cambia il vento dei volontari non ce ne occupiamo più. È questa una lettura corretta? La cosa vera è che il volontariato è sempre presente nelle trame della nostra vita sociale, del nostro Paese, dove si costruisce lo sviluppo autentico dei nostri territori. Spesso è una presenza silenziosa, quasi abitudinaria. Nei momenti di difficoltà, in cui ci s’interroga di fronte a delle emergenze o degli abissi (quello che ci capita in questo tempo è proprio un abisso, è qualcosa che toglie il fiato) naturalmente accade che al volontariato si fa grande affidamento. E di fronte a un abisso, che rileva un disorientamento, o il diniego del valore della vita umana che è passato attraverso la violenza verso il prossimo, tutti noi ricerchiamo delle risposte, dei valori, una speranza. La presenza del volontariato viene riscoperta come una delle componenti autentiche del tessuto sociale sano del nostro Paese. Certamente non un volontariato occasionale ma un volontariato che nell’emergenza sa farsi nuovamente parte attiva, concreta. Peraltro l’85% degli italiani ha fiducia nel volontariato mentre purtroppo ne ha pochissima nei confronti della politica (6%), degli imprenditori, delle ban-

Stefano Tabò, Presidente CSV Net

che. Ma è vero che il sistema dei CSV d’Italia, importante motore dello sviluppo dell’associazionismo volontario, che si regge con risorse provenienti dagli utili delle Fondazioni Bancarie, rischia di essere penalizzato se non annullato? Indubbiamente c’è uno stato di crisi che sta attraversando l’Italia, l’Europa e il mondo. Di questa crisi economica noi subiamo gli effetti per quanto riguarda le risorse e i ricavi delle Fondazioni Bancarie. Premetto che il sistema dei CSV deve in questo momento fare un vero e proprio salto di qualità, dopo tanti anni di esperienza, per diventare più efficaci ed efficienti. Ma dico anche che le Fondazioni bancarie devono fare da parte loro un salto di qualità per sostenere la

le parole che contano

“Gli uomini passano, le idee restano” Giovanni Falcone

presenza dei CSV: occorre passare da un adempimento di un obbligo di legge a un vero e proprio sostegno, a un vero investimento. Lo so che il momento è difficile, ma proprio per questo, e anche per il valore che il volontariato porta per l’intero tessuto sociale, occorre passare dalla pratica di un obbligo dettato da una norma al convincimento profondo dell’importanza dei CSV; occorre passare da un accordo a un’alleanza vera e propria che lega il mondo del volontariato e del Terzo Settore alle Fondazioni Bancarie e che fa entrare definitivamente il servizio e la presenza dei CSV nel mandato istituzionale delle Fondazioni Bancarie. Credo che questa sia la chiave di volta, dove ci si riconosce l’un l’altro e si vede nel sostegno del volontariato una risposta strategica per il nostro paese. Il volontariato è un giacimento di buone pratiche, di relazioni, di valori di cui il nostro Paese ha bisogno oggi più di ieri. Dunque o l’accordo si sposta su questi binari, su questi orizzonti di condivisione oppure la crisi prima o poi investirà pure il sistema

dei CSV, già fortemente ridimensionato, e attraverso il sistema dei CSV colpirà anche l’esercito di 4 milioni di volontari presenti in Italia. Io però ho fiducia nelle Fondazioni, penso che arriveremo a trovare insieme risposte concrete per dare stabilità all’intero sistema, perché nella stabilità si può pianificare e programmare risposte giuste e anche avviare i processi di cambiamento che il mondo dei CSV in questo momento di passaggio deve immaginare verso se stesso, per essere sempre maggiormente capace di corrispondere alle attese, alle esigenze, alle qualità che vengono richieste. Parliamo del sistema dei CSV in Puglia, che esiste da poco più di 5 anni. La recente ricerca della Regione Puglia sul volontariato ha registrato in questi ultimi anni un incremento numerico delle associazioni, dei volontari, della legalità e trasparenza, dell’efficacia, segno che i soldi delle Fondazioni hanno portato importanti frutti. Sì, questi sono effetti riscontrati in tutto il paese, e sicuramente sono da ascrivere al lavoro dei CSV. Proprio perché nella loro logica e nella loro istituzione non c’è l’attenzione ad un unica associazione o un singolo settore di volontariato ma il mandato è quello di sostenere la complessità, l’insieme delle organizzazione anche nella capacità di fare rete tra loro, con le istituzioni e le altre componenti sociali ed economiche. La sfida è quella di superare gli steccati storici che facevano vedere il nostro mondo in maniera un po’ segmentata e divisa. Uno dei ruoli del volontariato potrebbe essere anche quello di facilitare le relazioni tra le diverse componenti, perché la salute e la capacità di un paese di superare le difficoltà devono essere viste in maniera armonica, in maniera complessiva perché non ci si salva da soli. a cura di Luigi Russo


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AL VIA I LABORATORI DI CONDIVISIONE DEL CSV SALENTO Q uest’anno il CSV Salento propone ai volontari della provincia di Lecce una modalità formativa originale, di tipo residenziale, denominata “Formazione e laboratori di condivisione”. L’obiettivo è quello di offrire un ulteriore momento di partecipazione alle Organizzazioni di volontariato salentine, finalizzato all’incentivazione del lavoro in rete, ad una maggiore concertazione delle problematiche di tipo sociale, creando relazioni utili allo scambio di buone prassi e all’individuazione di obiettivi comuni, basati sui concreti fabbisogni del territorio. L’attività di formazione avrà come ulteriore obiettivo quello della qualificazione dei volontari, attraverso il potenziamento della loro capacità gestionale, relazionale e progettuale, all’interno delle rispettive organizzazioni di volontariato. Come al solito, si rivolge ai volontari delle Organizzazioni di Volontariato iscritte e non iscritte al Registro regionale del Volontariato e tratterà tematiche proprie del Terzo Settore e del Volontariato. Dal punto di vista metodologico, la proposta formativa si articolerà in due momenti, il primo di tipo seminariale, che si svolgerà il venerdì pomeriggio, con la relazione di un esperto del settore e un secondo momento di approfondimento, basato sul dossier “Visti da noi” pubblicato dal CSV Salento, durante il sabato mattina.

Le attività si concluderanno con un momento collegiale che consentirà di condividere i risultati delle attività realizzate e proporre nuove analisi e approfondimenti durante gli appuntamenti previsti dopo la pausa estiva. Gli appuntamenti al momento già programmati, si terranno il 22 e il 23 giugno p.v., presso il Complesso Formativo Residenziale “Oasi Tabor” di Santa Caterina, marina di Nardò, sull’argomento “I Beni comuni: tesori da gestire per lo sviluppo del territorio salentino”, a cura di Daniele Ferrocino e il 6 e il 7 luglio p.v. presso l’Albergo del Santuario Maris Stella di Santa Maria di Leuca, sull’argomento “La Sussidiarietà come fattore operativo di sviluppo del territorio”, a cura di Piero D’Argento. Il momento di approfondimento con il dossier “Visti da noi” sarà coordinato da Luigi Russo, per quanto riguarda l’appuntamento previsto in giugno e da Serenella Pascali, per quello previsto in luglio. Ciascuna iniziativa sarà aperta a circa 40 volontari che, a tal fine, dovranno presentare apposita richiesta di iscrizione alle varie iniziative. Per info: CSV Salento, tel 0832.392640. Luca Dell’Anna

NASCE IL FORUM DEL TERZO SETTORE DELLA PROVINCIA DI LECCE

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Un soggetto politico per interloquire con le istituzioni a livello locale ed “essere al servizio della popolazione e dei Beni Comuni”. Presto la costituzione dei Forum locali in ciascun distretto e l’istituzione di tavoli permanenti di confronto con Asl e Provincia

i è costituito il 9 maggio 2012, a Lecce presso la sede del CSV Salento in via Gentile 1, il Forum provinciale del Terzo Settore, dopo un lungo percorso di condivisione dei principi strutturali e organizzativi. Diverse le organizzazioni che ne fanno parte, tutte ispirate dalla consapevolezza della necessità di attuare meccanismi sussidiari rispetto al sistema e di superare le separatezze, le frammentazioni e l’autoreferenzialità delle singole entità che lo compongono, facendo del terzo settore provinciale un vero e proprio soggetto “politico” capace di interloquire a più livelli con soggetti istituzionali e non. Un soggetto “politico” che sappia leggere i bisogni del territorio ed operare concretamente per uno sviluppo di lunga durata, sostenibile, inclusivo, promotore di giustizia e di pace, capace di generare opportunità per la realtà odierna senza dimenticare il diritto delle generazioni future ad ereditare una società ed un territorio che possano ancora di configurarsi come una “comunità”. Da qui prende le mosse il programma politico del Forum leccese, che ha nominato i suoi rappresentanti nell’assemblea del 9 maggio. Ecco la composizione del Coordinamento Provinciale: Daniele Ferrocino (Comunità Emmanuel) Portavoce del Forum provinciale, Luigi Conte (Agesci) portavoce vicario, Luigi Russo (CSV Salento), Angela Leuzzi (Auser), Dona-

Csv Salento e componente to Melcarne (Luce e Sorrisi), del Forum - nella storia del Massimo Faggiano (AssociaSalento che le realtà del terzione Giovani Thalassemizo settore si danno una forma ci), Marco Colagiuri (Centro organizzativa compiuta che Sportivo Italiano), Antonio intende diventare un interloAnnesi (Comunità San Francutore continuo e pervasivo cesco), Lucio Ciardo (Banco nella costruzione delle politidelle Opere di Carità). che del territorio, della difesa “Per noi – spiega Daniele Fere della promozione dei Beni rocino, portavoce del Forum comuni. Immaginarsi che provinciale – le crisi più gravi cosa rappresenterà questa dinon sono i crolli della borsa, sponibilità nell’area dei diritti, la finanza che cala a picco, le dell’ambiente, della sanità: in differenze di spread, sono intutti questi settori troveranno vece i ragazzi che non hanno rappresentanza non solo gli prospettive di futuro, gli aninteressi delle lobby politiche ziani abbandonati, chi vive al ed economiche, ma anche dei margine perché ha più fragilicittadini organizzati o singoli, tà, l’ambiente che viene vio- Daniele Ferrocino, Portavoce Forum Provinciale lentato e consumato. Confidiamo nel fatto che unire che diventeranno soggetti propositivi e verificatori le nostre forze possa rappresentare un’arma in più per della qualità dei servizi”. essere al servizio della popolazione, del territorio e Diversi gli impegni che a breve e lungo termine il per rilanciare la necessità di rinsaldare i legami co- Forum assume per caratterizzare il suo apporto sul munitari. Solo così è affrontabile questa congiuntura territorio provinciale. Primo fra tutti, la costituzione dei Forum locali a livello di distretti socio-sanitari. davvero difficile”. Serenella Pascali “E’ la prima volta – dice Luigi Russo, presidente del

IL 2 GIUGNO È FESTA DI PACE, NON DI GUERRA

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Forti polemiche contro le costose parate militari in occasione della festa della Repubblica. E spunta la proposta di Don Tonio Dell’Olio di Pax Christi

l volto di una donna sorridente con in mano il Corriere che titola “È nata la Repubblica italiana”, questa è l’immagine simbolo del 2 giugno. Un’immagine di pace che rappresenta la forza e la voglia di donne e uomini di ricostruire il paese dalle macerie della guerra e del fascismo. I festeggiamenti della Repubblica sono divenuti nel tempo, però, vere e proprie parate militari, ricorrenze strumentali all’esibizione di muscoli e cannoni. Anche quest’anno la commemorazione ufficiale vuole in prima fila i carri

armati e non invece il terzo settore, il volontariato, persone e associazioni che impiegano la vita nella costruzione di legami umani e sociali, le vere fondamenta di un paese. Su questa ingiustizia si è espresso Don Tonio Dell’Olio di Pax Christi e responsabile di Libera: «Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive

della Repubblica». A queste parole fanno eco quelle di Sbilanciamoci, associazione del terzo settore per la quale «insistere nel voler festeggiare la Festa della Repubblica con una costosa parata militare nel pieno di una delle crisi economiche più gravi che sta attraversando il nostro Paese è una scelta profondamente sbagliata: uno schiaffo a chi perde il posto di lavoro e non arriva alla terza settimana del mese». Nel 2011 sono stati spesi 10milioni per l’organizzazione della parata militare del 2 giugno, una somma che avrebbe

avviato 1.700 giovani al servizio civile per attività di sostegno per migliaia persone in stato di bisogno. È giunto il momento di ricordarsi che la Repubblica è fondata sul lavoro, su quel lavoro che donne e uomini svolgono nelle fabbriche come nelle strade, negli ospedali come nelle mense dei poveri, una Repubblica che senza questa società civile sarebbe sicuramente più povera, e che senza spese militari sarebbe indubbiamente più ricca, economicamente e spiritualmente. Luigi Apollonio


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DISABILI PSICHICI, AL VIA UN BANDO PER IL SUD

l non profit meridionale 5milioni di euro da investire in servizi sociosanitari innovativi. A metterli a disposizione è la Fondazione con il Sud con un bando rivolto alle organizzazioni del volontariato e del terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il bando andrà a finanziare progetti per il sostegno a favore di disabili psichici, nell’ambito dello sviluppo, qualificazione e innovazione dei servizi socio-sanitari. Le iniziative dovranno essere sostenibili nel tempo, attraverso il coinvolgimento e la partecipazione delle istituzioni, delle strutture socio-sanitarie locali e delle famiglie dei destinatari degli interventi, nella ricerca di soluzioni integrate, efficaci e innovative. L’obiettivo del finanziamento della Fondazione con il Sud è quello di supportare l’avvio di nuovi servizi, la cui gestione potrà essere affidata ad organizzazioni create dai familiari dei disabili coinvolti nelle attività. Il bando si indirizza esclusivamente a partnership costituite da almeno tre soggetti, avente come organizzazione responsabile una realtà del terzo settore o del volontariato. I partner del progetto potranno appartenere, oltre che al mondo non profit, anche a quello delle istituzioni, dell’università, della ricerca e al mondo

economico. Potranno essere sostenuti interventi volti alla cura e al rafforzamento dell’autonomia delle persone con disabilità psichica, attraverso l’avvio di strutture di accoglienza, ma anche all’inclusione sociale ed economica, attraverso l’integrazione lavorativa dei disabili coinvolti. Lo scenario immaginato è quello in cui famiglie, settore pubblico e terzo settore collaborino con il sostegno della Fondazione con il Sud alla creazione di percorsi di riabilitazione adeguati, che possano offrire opportunità durevoli di integrazione e inclusione sociale e, infine, lavorative è quello che intreccia lo spinoso tema del “dopo di noi”, un argomento complesso che coinvolge delicatissimi aspetti emotivi, ma anche concreti problemi giuridici, economici, assistenziali e abitativi. Per promuovere un’efficace cultura della comunicazione sociale e favorire la condivisione con la comunità locale, la Fondazione invita a raccontare l’idea che si intende realizzare con un video di 2 minuti su YouTube, per permettere alla società civile di conoscere gli interventi che potranno essere avviati sul territorio. Il bando scade il 17 settembre 2012 ed è consultabile sul sito www.fondazioneperilsud.it.

FQTS PER UN NUOVO WELFARE

Tre giorni a Napoli per rilanciare le difficoltà del terzo settore meridionale e per ragionare insieme sul corretto utilizzo delle risorse del Piano Sociale per il Sud

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uasi 300 persone, tra dirigenti e responsabili di cooperative, associazioni e organizzazioni di volontariato, provenienti da sei regioni del Sud, si sono ritrovati a Napoli per il seminario di apertura del progetto FQTS per la formazione dei quadri del Terzo Settore promosso da Forum Terzo Settore,Consulta del Volontariato presso il Forum, CSVnet - Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato e ConVol, Conferenza Permanente Associazioni Federazioni e Reti del Volontariato. Al centro della tre giorni, che si è svolta a Napoli dall’11 al 13 maggio 2012, il tema della costruzione di reti fra i diversi soggetti del non profit; dell’impegno sociale e della responsabilità, valori alla base del terzo settore e del volontariato, che costituiscono nuovi modelli di partecipazione democratica dei cittadini per rispondere alla crisi che il nostro Paese sta attraversando. Questa terza annualità, che la Fondazione con il Sud ha deciso di rendere stabile assicurando il finanziamento, prende il via in coincidenza con l’approvazione del Piano Sociale per il Sud, presentato l’11 maggio dal Governo Monti, che stanzia 2,3 miliardi di euro per misure dedicate alla lotta alla povertà, al sostegno

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agli anziani e alla non autosufficienza, ai giovani e all’infanzia e per azioni a favore della legalità. “Il Piano – commentano i promotori del progetto - che ha un certo rilievo sotto il profilo economico, è stato realizzato nell’ottica di dare risposte in direzione della crescita del Sud. Tuttavia questa azione non rappresenta una soluzione definitiva alle situazioni di forte disagio che colpiscono i singoli individui e le organizzazioni di terzo settore che operano nei territori”. Infatti, le reti e le singole organizzazioni presenti alla tre giorni hanno fatto proprio e rilanciato il grido di sofferenza del terzo settore meridionale, schiacciato dai vergognosi ritardi nell’erogazione, da parte delle regioni e degli enti locali, delle risorse destinate ai servizi regolarmente prestati dopo la sottoscrizione di puntuali contratti. “A fronte di questo intervento governativo - continuano i promotori - il nostro primo impegno, come realtà coinvolte direttamente nel sostegno alla sua attuazione, deve essere quello di dare un contributo per utilizzare al meglio le risorse a disposizione. A partire dal progetto FQTS, che rappresenta un primo passo per porre le basi e mettere a sistema il nostro impegno, siamo in grado di proporre un nuovo modello

di welfare, sussidiario, in cui il ruolo del volontariato e del terzo settore non sia quello di tappabuchi dello Stato. Siamo infatti una risorsa da sempre a disposizione, in termini di valori e d’identità, di esperienza, relazionalità, di occupazionalità e di servizi, che dobbiamo riuscire a valorizzare nell’interlocuzione con il Governo, con le Regioni e con gli Enti locali”. La tre giorni ha visto gli interventi di tutti i rappresentanti delle organizzazioni che promuovono il percorso FQTS: Andrea Olivero, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore; Fausto Casini, Coordinatore della Consulta del Volontariato presso il Forum; Stefano Tabò, Presidente di CSVnet, ed Emma Cavallaro, Presidente della ConVol, Conferenza Permanente Associazioni Federazioni e Reti del Volontariato. Il percorso continua in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia con diversi laboratori che coinvolgeranno circa 160 partecipanti in attività regionali e interregionali, tutti i partecipanti alle due precedenti edizioni nella formazione continua e altre centinaia di soggetti di terzo settore, del privato sociale e profit, della pubblica amministrazione e dei corpi intermedi.

UNMoltiplicare ACCORDO TRA FISCO E TERZO SETTORE le energie per facilitare gli adempimenti tributari delle associazioni

ecolla in Puglia la collaborazione a tutto campo tra l’Agenzia delle Entrate e il Forum Regionale del Terzo Settore. Obiettivo del protocollo d’intesa siglato da Aldo Polito, direttore regionale delle Entrate, e Gianluca Budano, portavoce del Forum, è quello di moltiplicare le energie per facilitare gli adempimenti tributari da parte degli enti associativi e contrastare l’abuso dei meccanismi agevolativi. L’accordo tra Fisco e Terzo Settore punta, in particolare, ad assicurare assistenza alle organizzazioni impegnate nella compilazione e trasmissione del modello Eas per la comunicazione

dei dati rilevanti ai fini fiscali. La collaborazione riguarda anche tutte le altre fasi dell’adempimento e tocca, inoltre, le questioni interpretative collegate all’applicazione delle norme tributarie. Attività formativa, campagne di informazione e sensibilizzazione sul mondo del non profit completano il quadro delle iniziative comuni. Accanto agli strumenti per consolidare il rispetto delle regole, il protocollo d’intesa prevede, poi, lo scambio di informazioni sui comportamenti scorretti e il monitoraggio sull’erogazione e utilizzo dei fondi pubblici destinati a promuo-

vere il benessere sociale. Tutte le attività, infine, saranno coordinate mediante un tavolo tecnico permanente al quale parteciperanno rappresentanti del Fisco e delle associazioni. «Crediamo – ha dichiarato Aldo Polito – che il Terzo Settore svolga una rilevante attività di promozione della coesione sociale. Schierarsi al fianco delle organizzazioni che assistono le fasce deboli di popolazione o assumono la cura di beni e valori della collettività significa anche smascherare i soggetti che si nascondono dietro queste finalità per abusare della fiducia dei

contribuenti e sottrarre risorse alla collettività». Secondo Gianluca Budano «l’accordo siglato rappresenta un esempio positivo nella costruzione di relazioni sane tra privato sociale e pubblica amministrazione, utile a consolidare le esperienze di volontariato, associazionismo di promozione sociale ed impresa a vocazione sociale credibili, a servizio del territorio e orientate alla legalità. Questo protocollo è un buon servizio alla società pugliese, il cui approccio andrebbe imitato da altri soggetti istituzionali del territorio che speriamo si facciano contaminare».


SPECIALE CINQUE PER MILLE

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A cura di Lara Esposito

PROVE TECNICHE DI STABILIZZAZIONE

La notizia riportata da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera alla delega fiscale

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opo anni di tira e molla, l’agognata stabilizzazione del 5 per mille sembra essere alle porte. A riportare la notizia, un comunicato di Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri del 17 aprile che ha dato il via libera alla delega fiscale. Una decisione fondamentale sulle sorti di questo indispensabile strumento istituito nel 2006 e affidata alla semplice frase contenuta nel testo «verrà anche razionalizzato e stabilizzato l’istituto del 5 per mille». In questi 6 anni oltre 15milioni di italiani hanno significativamente contribuito al sostentamento degli innumerevoli servizi ed attività che le associazioni no profit gestiscono in favore dei cittadini più bisognosi e per il Bene Comune dell’Italia proprio grazie alla possibilità di destinare una parte della propria IRPEF al sociale. Da quel 17 aprile, però, regna il silenzio. Dopo le prime manifestazioni di giubilo e soddisfazione, sono tante le voci dissonanti con questo clima di entusiasmo creato intorno all’annuncio del Governo. Innanzitutto la modalità: la legge delega, infatti, dovrà seguire tutto

l’iter parlamentare per diventare effettivo, al termine del quale non ci sarà la stabilizzazione del 5 per mille ma una norma che prevede che il governo legiferi per rendere stabile il 5 per mille. In particolare, il passaggio relativo alla possibile stabilizzazione di uno degli strumenti privilegiati di finanziamento del mondo del non profit è riportato nell’articolo 4, c2 del disegno di legge delega e recita che «con i decreti legislativi di cui all’articolo 1 il Governo è delegato ad introdurre norme dirette a ridurre, eliminare o riformare le spese fiscali che appaiono, in tutto o in parte, ingiustificate o superate alla luce delle mutate esigenze sociali o economiche o che costituiscono una duplicazione, ferma restando la priorità di tutela della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, del patrimonio artistico e culturale, della ricerca e dell’ambiente. Con gli stessi decreti legislativi il Governo è altresì delegato a procedere, in funzione delle maggiori entrate ovvero delle minori spese realizzate con l’attuazione del presente articolo,

alla razionalizzazione e stabilizzazione dell’istituto del 5 per mille». Il nocciolo della questione è che, da quanto si legge, la stabilizzazione è sottoposta alle maggiori o minori spese previste nell’articolo stesso. In soldoni, il 5 per mille verrà stabilizzato solo se ci saranno risparmi dall’intero sistema e, contemporaneamente, nel testo non c’è nessun accenno alla definizione di un tetto di riferimento. L’annuncio della stabilizzazione è stato in ogni caso accolto con calore anche dal Forum Terzo Settore che ha però richiamato in una nota l’attenzione sulla natura stessa del 5 per mille, nato come strumento di sussidiarietà e che come tale deve rimanere, salvaguardando la libera scelta dei cittadini. Il rischio evidenziato dal Forum è quello di uno scivolone rispetto alla selezione e qualificazione della platea dei soggetti beneficiari attraverso la precisazione dei requisiti di accesso. Altro elemento contraddittorio rimane il tetto, sulla definizione del quale il Forum rimane fortemente contrario.

5 PER MILLE 2010, PUBBLICATI GLI ELENCHI

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Per il 2009 in molti casi manca la comunicazione dell’IBAN

l 4 maggio scorso, con un ritardo che supera l’anno solare, l’Agenzia delle Entrate ha finalmente pubblicato l’elenco degli enti ammessi e le relative scelte e importi riferiti al 5 per mille del 2010. Un sospiro di sollievo, quindi, per i soggetti che hanno avuto accesso al finanziamento, nonostante il termine fissato per la pubblicazione fosse fissato per il 31 marzo 2011. Qualche settimana fa è stato proprio il Forum Terzo Settore nazionale a denunciare l’inaccettabile ritardo con cui l’Agenzia delle Entrate rende noto ogni anno l’elenco dei beneficiari e i relativi riparti. Stessa cosa sarebbe dovuta accadere allo scadere del 31 marzo 2012 per i beneficiari e gli esclusi del cinque per mille 2011, di cui ancora non si ha notizia. Dagli elenchi pubblicati, il totale delle somme destinate ai

contribuenti è di 381milioni di euro. Un sostanziale calo rispetto all’anno precedente quando la cifra si aggirava sui 420milioni di euro. Un’anomalia difficilmente spiegabile se si considera che nel 2009 i contribuenti che scelsero di firmare il 5 per mille furono 15,4milioni e nel 2010 sono stati 16,1milioni. Un crollo dei redditi o delle entrate tributarie tale da spiegare questa sostanziale diminuzione, però, non sembra esserci stato in quanto la media dell’imposta netta (base di calcolo del 5 per mille) passa da 4.700 euro a 4.720 euro per le persone fisiche non titolari di partita IVA e da 8.440 a 8.390 euro per le persone titolari di partita IVA. È possibile, quindi, che i fondi per il 2010 fossero già stati tagliati o utilizzati per coprire anni scoperti. Il ministero del Lavoro e delle Poli-

tiche sociali e la Direzione generale Terzo Settore hanno inoltre inviato una comunicazione per chiarire alcuni aspetti relativi all’entrata in vigore delle nuove norme sui pagamenti per importi superiori ai 1.000 euro che coinvolgono anche l’erogazione del 5 per mille. Per il 2009, infatti, risultano non erogati oltre 2.700.000 euro a oltre 1.600 organizzazioni per mancata indicazione dell’IBAN. Le associazioni che non hanno un conto corrente bancario/postale devono comunicare il nome del legale rappresentante, i dati anagrafici, l’indirizzo e il C.F., oltre ai dati anagrafici dell’associazione al seguente indirizzo: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Direzione Generale Terzo Settore, Divisione I^, Via Fornovo 8, 00192 Roma.

CINQUE PER MILLE, ECCO I RIAMMESSI

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Disponibile l’elenco dei ripescati 2006,2007 e 2008 tra gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche

empi di pubblicazioni per l’Agenzia delle Entrate che ha divulgato sul proprio sito gli elenchi degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche riammessi al beneficio del cinque per mille per gli anni 2006, 2007 e 2008. Gli enti in questione sono stati riammessi a seguito delle proroghe, previste dall’articolo 1, comma 23-quaterdecies, del Dl n. 194/2009 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25/2010) e dall’articolo 2, comma 4-septiesdecies, del Dl n. 40/2010 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 73/2010) che hanno spostato i termini per l’integrazione documentale delle domande regolarmente presentate dai soggetti interessati e per la presentazione delle dichiarazioni sostitutive per le associazioni sportive

dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Coni. Tra i 4.936 riammessi ci sono la Caritas italiana (232mila euro), la Fondazione italiana sclerosi multipla Onlus (867mila euro), l’Associazione Villaggi Sos Italia (355.476 euro) e l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (141.335 euro) e la Fondazione Bettino Craxi, che otterrà poco più di 38mila euro. Un recupero che vale in tutto quasi 16milioni di euro: un milione per il 2006, 4,6milioni per il 2007 e oltre 10milioni per il 2008 (6,2milioni per gli enti del «volontariato» e 3,8milioni per le associazioni sportive). Nel caso del 2008, gli elenchi sono due, uno per le onlus e l’altro per le associazioni sportive, mentre per il 2006 e il 2007 l’elenco è unico. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili anche gli elenchi dei soggetti esclusi.

INTEGRAZIONI 2009-2011, C’È TEMPO FINO AL 31 MAGGIO

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’è tempo fino al 31 maggio per presentare i documenti integrativi alle domande di iscrizione per la partecipazione al riparto del contributo del cinque per mille per gli esercizi finanziari 2009, 2010 e 2011. La proroga è stata definita con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 aprile 2012 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 27 aprile 2012. Secondo l’articolo 2, per gli esercizi finanziari 2010 e 2011, i soggetti iscritti possono provvedere all’integrazione documentale con la proroga dei termini qualora siano in possesso dei requisiti richiesti per l’accesso al 5 per mille alla data rispettivamente del 7 maggio 2010 e del 7 maggio 2011 e abbiano presentato la domanda di iscrizione entro il termine rispettivamente del 30 giugno 2010 e del 30 giugno 2011. L’articolo 3 del decreto, inoltre, stabilisce che a decorrere dall’esercizio finanziario 2011, i termini di presentazione all’Agenzia delle Entrate delle domande di iscrizione per il riparto del cinque per mille e delle successive integrazioni documentali che scadono di sabato o di giorno festivo sono prorogati al primo giorno lavorativo successivo.


ASSOCIAZIONI

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LE RANDAGE CONTRO LA VIOLENZA SUGLI ANIMALI 830 firme raccolte e un progetto per il dog park nel quartiere Leuca a Lecce

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en 830 firme e una denuncia contro ignoti per sensibilizzare la città contro la violenza sugli animali. L’iniziativa è dell’associazione leccese “Le randage” che da anni si occupa di tutela degli animali ed è arrivata in seguito a una serie di atti di violenze che si verificano da tempo nel quartiere delle Giravolte di Lecce. Ultimo episodio, quello che ha portato l’associazione a sporgere denuncia contro ignoti alla Questura, quello dell’uccisione di una gattina incinta. Le volontarie hanno quindi organizzato un banchetto di raccolta firme proprio nel quartiere del centro storico e distribuito a chi si è avvicinato i moduli

da far firmare a parenti e conoscenti. Un modo per relazionarsi con chi da anni vive in questa piazzetta tanto bella quanto dimenticata, spesso segnata da situazioni difficili. «C’è stata una risposta molto interessata da parte degli abitanti della zona – ha commentato Sandra Del Bene – che hanno sollecitato maggiore attenzione e l’attivazione di telecamere per monitorare situazioni difficili come questa della violenza sugli animali». Le firme sono state consegnate al sindaco di Lecce Paolo Perrone giovedì 3 maggio. «Il nostro intento è quello di portare avanti iniziative di sensibilizzazione del genere – continua la presi-

dentessa Del Bene – che purtroppo non sono mai abbastanza e di sollecitare l’intervento delle istituzioni, spesso assenti. Noi vogliamo continuare a lavorare sulla questione culturale per favorire una corretta relazione tra uomini e animali». Ma le attività dell’associazione non si fermano qui. È partito il 13 maggio il progetto di costruzione di un dog park nella piazzetta Tafuro di Lecce nell’ambito del Piano di rigenerazione urbana del quartiere Leuca organizzato dall’associazione Laboratorio Urbano Aperto (Lua) e Manifatture Knos in collaborazione con il Comune di Lecce, Settore Pianificazione e Svi-

luppo del Territorio, Settore Programmazione e Strategie Territoriali. Un luogo verde dove portare i nostri amici cani e lasciarli liberi di scorrazzare e giocare con gli altri, rispetto al quale l’associazione ha già portato avanti una campagna di informazione e sensibilizzazione tra i bambini della scuola elementare del IV circolo. Al dog park si aggiunge anche il progetto di costruzione di una serie di cassette per i gatti randagi. Un’iniziativa che mira a riavvicinare gli abitanti del quartiere ai randagi, per creare con loro un rapporto di convivenza e rispetto reciproco. Lara Esposito

PARTECIPAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA A denunciarlo l’associazione animalista L’impronta di Monteroni

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on è tutto oro quello che luccica. La notizia della campagna di sensibilizzazione promossa dal Comune di Monteroni che prevede un contributo fino a 200 euro a chi adotti un cane sembra aver lasciato per strada un attore fondamentale, il volontariato. La notizia del contributo stanziato, infatti, è rimbalzata quale la pronta risposta da parte del Comune salentino alle richieste delle associazioni ambientaliste che, però, non ci stanno ad essere strumentalizzate e denunciano la totale mancanza di trasparenza nella gestione di questa iniziativa. Andiamo con ordine: da tempo l’associazione di volontariato “L’impronta” ha lanciato la campagna “No gabbie” per promuovere l’adozione dei cani. Per portare avanti l’iniziativa, l’associazione di Monteroni ha richiesto al Comune un’autorizzazione certificata per accedere nei canili di Neviano

e Casarano, le strutture convenzionate che ospitano i cani in attesa della riapertura del canile comunale, al fine di controllare la presenza dei microchip e realizzare le foto per promuovere una campagna di adozione sul web. Autorizzazione, quella richiesta al Comune, che però non è mai arrivata tanto che l’associazione animalista ha denunciato l’insopportabile silenzio da parte dell’Amministrazione in una lettera indirizzata al Prefetto di Lecce, la Direzione generale della Asl, la Commissione regionale randagismo e il Servizio veterinario regionale. «Si tratta di un problema di trasparenza – commenta Laila Manca della odv monteronese – e di riconoscimento del prezioso ruolo del volontariato. In questa vicenda, infatti, il Comune ha tenuto fuori le associazioni chiedendoci di stare la “nostro posto” e rispondendo con una campagna di adozione

pensata con una modalità che neanche condividiamo». Il timore dell’associazione, infatti, è che si possa speculare sull’adozione dei cani e che qualche malintenzionato possa decidere di incassare la somma stanziata dal Comune e poi abbandonare il povero animale. Altra cosa sarebbe stata, invece, la decisione di incentivare le adozioni offrendo servizi gratuiti. «Noi volontari vogliamo partecipare alle decisioni, non vogliamo stare “al nostro posto” – denuncia ancora Manca – perché noi non vogliamo lucrare sugli animali, ma pensare al bene della collettività. I privati non hanno interessi a promuovere le adozioni perché ogni cane significa una retta annuale. Noi volontari lavoriamo con passione e senza interesse e la pubblica amministrazione, invece di estrometterci dalle decisioni, dovrebbe approfittare di questo prezioso supporto».

ZAMPALIBERA A DIFESA DI ARTUS

L’odv salentina è parte civile nel caso di abbandono di un pastore tedesco affetto da displasia congenita dell’anca

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iventa un caso giudiziario la storia del cane Artus, che da un piccolo comune del basso Salento ha trovato una nuova vita a Berna, in Svizzera. Si è aperto presso il Tribunale di Tricase il procedimento penale che vede imputato il suo vecchio padrone «per aver abbandonato un animale domestico o comunque che abbia acquisito abitudini della cattività; in particolare per aver abbandonato il proprio cane pastore tedesco affetto da displasia congenita dell’anca sulla pubblica via». A costituirsi parte civile è stata l’associazione “ZampaLibera” che ha seguito tutta la vicenda del pastore tedesco fino a trovargli una nuova famiglia in Svizzera. Artus, infatti, che all’epoca dei fatti era ancora chiamato Raf ed era affetto da un difetto congenito di deambulazione, era stato adottato da cucciolo circa un anno prima ma la malattia e altre ragioni nel frattempo intervenute avevano spinto il suo

vecchio padrone a volersene disfare, spingendolo a contattare l’associazione “ZampaLibera” che da anni si occupa di protezione degli animali e tutela e valorizzazione della natura e

dell’ambiente. Nonostante l’odv avesse già lanciato via internet una campagna di adozione, il povero Artus è stato ritrovato abbandonato ed in cattive condizioni di salute nella piazza

del Comune di Andrano. Per evitargli il canile, i volontari salentini si sono adoperati per microchipparlo e trovargli un nuovo padrone, intercettando una laureanda in veterinaria presso l’Università di Zurigo disponibile ad effettuare l’intervento di correzione della displasia presso la sua università e a seguire tutta la successiva fase della degenza post-operatoria. Oggi Arthus, dopo essersi sottoposto con successo al delicato intervento, ha trovato una nuova padrona a Berna. Una storia che oggi continua in tribunale. «La battaglia che abbiamo intrapreso – dichiara la presidente Raffaela Vergine – più che essere di natura legale è innanzitutto culturale. L’augurio e l’impegno dell’associazione “ZampaLibera” sono rivolti alla maturazione del senso del rispetto degli animali, che non possono assolutamente essere considerati al pari di oggetti di cui liberarsi quando non sono più graditi». L.A.


ASSOCIAZIONI

MARCO 6.31, INSIEME OLTRE LE DIFFERENZE

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Forte partecipazione agli eventi che preparano la XII edizione della Festa del diversamente abile. Tavole rotonde, confronti tra famiglie, teatro

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i stanno svolgendo sul territorio, con entusiasmo e partecipazione di grandi e piccoli, i numerosi eventi che preparano la dodicesima edizione della “Festa del diversamente abile”, iniziativa ormai consolidata, promossa a Surbo dall’associazione Marco 6,31. Le diverse iniziative, avviate dal primo di maggio, sono in corso secondo un fitto calendario consultabile facilmente e con rapidità all’indirizzo www.marcoseitrentuno.it/festeggiamo. Gite in bicicletta, teatro e tavole rotonde hanno coinvolto l’intera cittadinanza nelle scorse settimane in attesa della vera e propria festa, in programma per le serate del 25, 26 e 27 maggio con tornei di calcetto, giochi in piazza, clown, stand gastronomici. “Siamo molto soddisfatti della risposta che stiamo ottenendo in

termini di partecipazione – sottolinea Elisa Capone, volontaria dell’associazione – ad esempio la commedia teatrale in vernacolo messa in scena ha registrato il tutto esaurito ad entrambe le presentazioni”. Molto positivo anche

il riscontro del progetto “Vi presento i miei”, giornata di condivisione e festa con le famiglie dell’associazione e del territorio, finanziata attraverso il bando di idee del Csv Salento. “Abbiamo messo a tavola ben 96 persone – continua

Capone – tra cui proprio anche famiglie esterne all’associazione, come era nelle nostre intenzioni”. E’ stata significativa anche la tavola rotonda con le associazioni di famiglie del territorio, aperta al confronto tra le diverse esperienze, un momento di condivisione che anche chi non era presente ha potuto seguire in diretta streaming attraverso Facebook. In attesa della Festa di fine maggio spazio anche al musical “Tu sei speciale”, realizzato interamente dal gruppo di quindici ragazzi dell’associazione , che portano in scena l’importanza del rispetto delle diversità e dell’abbattimento delle barriere mentali del pregiudizio. La musica, dunque, come il modo più diretto e intenso di comunicare un’emozione, un pensiero, un’idea. Sara Mannocci

SERVIZI POCO ACCESSIBILI, LISTE GIAMMARRUTO RICONFERMATO D’ATTESA, BARRIERE ARCHITETTONICHE PRESIDENTE DI “PER UN SORRISO IN PIÙ” Sono tra le criticità degli ospedali salentini emerse attraverso il rapporto 2011 del Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva

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ervizi poco accessibili all’utenza, lunghe liste d’attesa, barriere architettoniche, problematiche nel rapporto medico-paziente sono tra le criticità più diffuse tra le strutture ospedaliere salentine: è quanto emerso attraverso il lavoro capillare svolto nel corso del 2011 dai volontari di Cittadinanzattiva, e raccolto in un report elaborato in collaborazione con le sei sedi del Tribunale dei diritti del malato, di Lecce, Casarano, Copertino-Campi Salentina, Galatina, Gallipoli e Maglie. Nello specifico, il Tribunale che ha registrato il maggior numero di casi è stato quello di Lecce, con 122 segnalazioni, di cui 73 relative all’accessibilità, 41 relative all’adeguatezza e 8 alla fruibilità dei servizi di pubblica utilità. Delle 98 segnalazioni ricevute a Casarano, invece, 45 rientrano nell’ambito della carenza di accessibilità, 38 in quella di adeguatezza e 15 in quella di fruibilità. Tra le altre strutture, presso il Tribunale di Maglie - che comprende anche Scorrano e Poggiardo - sono

stati rilevati 93 casi, di cui 55 relativi alla difficoltà ad accedere ai servizi sanitari e classificati nell’ambito dell’accessibilità. Nel corso del 2011, inoltre, i volontari e le volontarie di Cittadinanzattiva presso l’ospedale Vito Fazzi di Lecce e, in via sperimentale presso il Francesco Ferrari di Casarano, hanno sviluppato il progetto “Accoglienza sanitaria e tutela dei diritti dei cittadini”, che prevede un servizio di accoglienza, informazione e accompagnamento di personale formato nei confronti dei pazienti. Al Vito Fazzi di Lecce sono state soddisfatte ben 13.071 richieste di informazioni e 4.284 accompagnamenti. All’ospedale di Casarano, dove il progetto è stato avviato a partire da gennaio 2011, la sperimentazione ha portato a 4.552 informazioni fornite e 1.004 accompagnamenti effettuati. Sulla base di questi risultati incoraggianti, dunque, il progetto è stato prorogato per il triennio 2012-2014 grazie ad uno specifico protocollo d’intesa siglato con la Asl.

Lo ha deciso l’assemblea dell’associazione Genitori Onco-Ematologia Pediatrica. Tra le sfide aperte l’attivazione del progetto “Scuola in ospedale”

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ontinua con il consueto impegno e determinazione l’attività dell’associazione Genitori OncoEmatologia Pediatrica “Per un sorriso in più” onlus, di cui Antonio Giammarruto è stato confermato presidente. L’associazione opera ininterrotamente da diversi anni a supporto dell’Oncoematologia Pediatrica all’Ospedale “V.Fazzi” di Lecce e a sostegno psicologico, sociale ed economico delle famiglie con bambini affetti da tumore o leucemia. L’assemblea, svoltasi presso la sede sociale il 21 aprile scorso, ha inoltre eletto nel Consiglio Direttivo Roberto Simonetti (Vice Pres.), Rita Masciullo (Tesoriere), Antonio Manca, Anna Lucia Sabetta (Consiglieri) e, nel Collegio dei Sindaci: Antonio Corrado (Presidente.), Antonio Marzo e Michela Rizzo. “Ci attende un futuro impegnativo ma entusiasmante – ha sottolineato Giammarruto nel ringraziare l’Assemblea per la fiducia riconfermata - dopo che in questi anni, fra mille ostacoli, abbiamo posto so-

lide premesse per lo sviluppo dell’oncoematologia pediatrica nel nostro territorio. Vi sono ancora alcuni nodi da sciogliere, primo fra tutti quello del completamento della pianta organica, ma il dialogo costruttivo instaurato con i nuovi dirigenti della sanità lascia ben sperare”. Giammarruto ha anche annunciato le iniziative in programma nei prossimi mesi: la donazione di un sistema di infusione automatizzato protetto per l’utilizzo in risonanza magnetica nucleare, l’attivazione del progetto “Scuola in Ospedale” e l’allestimento degli ulteriori nuovi spazi concessi ad un reparto in crescita, su cui sarà impostata la prossima campagna di Natale. “Desidero anche rivolgere un affettuoso ringraziamento –ha aggiunto Giammarruto - a tutti coloro che, avendo partecipato alle nostre campagne di solidarietà e alla destinazione del 5 per mille (codice fiscale: 93042210752), ci stanno consentendo di realizzare, per il nostro territorio, cose impensabili fino a pochi anni fa”.

AUTISMO, VERSO UN SISTEMA INTEGRATO DI SOSTEGNO

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Le priorità individuate dall’associazione Cuamj. In primo piano la necessità di redigere Linee guida a carattere regionale

ono più di 5mila, nella sola provincia di Lecce, le persone affette da autismo. Si tratta di storie molto spesso dimenticate che cerca di riportare al centro dell’attenzione l’associazione Cuamj-Centro universo autismo meridionale jonico, impegnata da tempo nello stimolare la costruzione di un sistema integrato di sostegno alle persone affette e alle loro famiglie. E proprio su questo obiettivo si è concentrata la celebrazione della V Giornata mondiale per l’Autismo, a Lecce nell’aprile scorso, in occasione della quale l’associazione Cuamj ha riportato all’evidenza le numerose priorità legate al proprio lavoro. In primo piano c’è la redazione di Linee guida a carattere regionale per l’assistenza alle persone affette

da autismo e disturbi dello spettro autistico dall’età evolutiva a quella involutiva. E per finanziare il meccanismo alla base dell’attivazione di norme e regole condivise in materia, l’associazione ha le idee chiare: accantonare lo 0,01 per cento delle somme in entrata nel bilancio annuale della Regione Puglia, per finanziare una rete integrata di servizi per l’autismo, sulla scorta dell’analoga esperienza in Sicilia. Secondo Cuamj occorrerebbe dare particolare sostegno alla possibilità di costituire un tavolo Stato-Regioni per un piano di indirizzo di rilevanza sanitaria e sociale al disturbo autistico, dal momento che mancano nella Regione Puglia modelli d’intervento condivisi e una rete di servizi assistenziali.


ASSOCIAZIONI

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RIFIUTO DELLA COMUNIONE AI DISABILI: “QUESTO NON È IL VANGELO!”

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Insieme per i disabili onlus denuncia il comportamento di un parroco ferrarese

dura la presa di posizione dell’associazione “Insieme per i disabili onlus” di Alessano in merito alla notizia di un parroco di Ferrara che si è rifiutato di dare la comunione a un disabile: «Apprendiamo dagli organi di stampa – commenta l’associazione salentina – che un parroco di Ferrara ha rifiutato di dare la comunione a un disabile, perché a suo parere “incapace di intendere e di volere”, o – come ha precisato dopo – perché intendeva solo “stimolarlo”

per vedere se ha capito di ricevere Gesù. Riteniamo assolutamente fuori luogo il comportamento di questo parroco, dal punto di vista pastorale ma anche umano, anche perché egli non alcun diritto-dovere di assurgere alla categoria del giudice che definisce dal punto di vista civile o spirituale il livello delle intenzioni e delle comprensioni. Evidentemente l’idea di Dio che egli ha è lontana dal Vangelo, nel quale è Cristo stesso che dice, invece, che chi lo cerca lo tro-

verà nei piccoli e negli ultimi; e i disabili sono piccoli, bisognosi dell’amore di Dio e della sua tenerezza. Auspichiamo che la Chiesa dimostri più attenzione rispetto a queste cadute di stile e di carica evangelica dei suoi pastori, anche perché rischiano di generare comportamenti discriminatori che nulla hanno a che fare con l’insegnamento cristiano e con l’autentica cultura umana». Luigi Russo

CRESCE LA PROTEZIONE CIVILE SALENTINA

Nuovi mezzi, nuove iscrizioni e formazione per associazioni di Aradeo, Gallipoli e Casarano

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rotezioni civili in fermento quelle attive nel territorio salentino. L’associazione “Vera Vito Pellegrino” di Aradeo ha infatti inaugurato un nuovo furgone che permetterà di superare alcune difficoltà relative agli interventi come l’impossibilità di trasportare tempestivamente tutte le attrezzature tecniche necessarie e i volontari tutti insieme sul luogo dell’intervento. Un mezzo che potenzierà l’azione dell’associazione attiva sul territorio da poco meno di 20 anni, acquistato grazie alla copertura del 75% da parte del Consiglio dei Ministri – dipartimento protezione civile, al contributo della Provincia e al supporto di alcuni sponsor. L’associazione subacquea di volontariato

“Paolo Pinto” di Gallipoli, invece, dopo anni di attività mirata, è stata iscritta nell’elenco regionale dei sodalizi aderenti alla Protezione civile, diventandone uno dei gruppi sommozzatori. Una conquista importante per un’organizzazione che da anni lavora per la salvaguardia dell’ambiente marino con numerose azioni di pulizia dei fondali marini circostanti alla città. Inoltre si è conclusa la formazione per i volontari della protezione civile A.v.e.r., Associazione volontari emergenze radio di Supersano che potranno finalmente intervenire per prestare il primo soccorso durante le manifestazioni pubbliche e per il trasporto di infermi. I soci, infatti, hanno acquisito l’attestato abilitante

del “Corso basico di Primo soccorso” curato dal Comitato di Crocerossa italiana di Casarano. Si è trattato di una formazione importante per i volontari A.v.e.r., durante la quale hanno potuto apprendere nozioni relative al concetto di gravità e urgenza, priorità di intervento in caso di molti infortunati, condotta del soccorritore, autoprotezione, esame dell’infortunato, attivazione del Servizio di Emergenza sanitaria e rianimazione cardio-polmonare. Numerose sono state anche le tecniche acquisite tra cui quella del massaggio cardiaco e quelle relative a ustioni, congelamenti, cute, ferite, apparato cardio-circolatorio e cardiopatie ischemiche (angina pectoris e infarto miocardio).

IN VOLO A SCOPRIRE LA THAILANDIA Un viaggio organizzato dall’Odv galatinese Italia-Thailandia friends per il mese di luglio

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itorna l’appuntamento con l’associazione di volontariato “Italia-Thailandia friends”. Anche quest’anno l’associazione di Galatina organizza dall’1 al 13 luglio un viaggio alla scoperta della Thailandia. La partenza è prevista da Brindisi con scalo a Roma per poi arrivare con la compagnia Thai a Bangkok. Un viaggio per conoscere le bellezze di una terra meravigliosa con tappe nelle spiagge di Pattaya, Hua hin e Cha-Am e alla città di Trat. Il viaggio mette a disposizione assistenti turistici, spostamento con pulmini e guide esperte.

CICLOSTOP A LECCE, IL PROGETTO DECOLLA Dopo l’avvio nel centro storico, fermate di manutenzione e riparazione per i ciclisti anche nei diversi quartieri della città G

rande successo a Lecce per il progetto “CicloStop ripara e via”, un percorso per la manutenzione e riparazione delle biciclette promosso dall’organizzazione Bicinema con le associazioni salentine Fiab e Cicloamici Lecce. Il progetto, che è stato inizialmente avviato nell’ambito del centro storico, ha previsto la creazione di fermate di manutenzione e riparazione per i ciclisti nelle principali sedi istituzionali ed attività commerciali della città, supportando così la campagna a sostegno della sicurezza dei ciclisti “Salva i ciclisti” lanciata in Gran Bretagna dal Times e che, attraverso internet, ha fatto il giro del mondo, arrivando anche in Italia. Le fermate sono caratterizzate da un adesivo di riconoscimento che segnala ai ciclisti la possibilità in quella sede di garantire autonomia alla propria bicicletta. Ogni fermata è rifornita dall’organizzazione Bicinema di adesivo che identifica la fermata e il sostegno a “Salva i ciclisti”, camere d’aria da sostituire in caso di foratura, pompa officina, kit completo per riparazione

ruote, foglio di istruzioni per la manutenzione e cambio della camera d’aria, rastrelliera per biciclette. La manutenzione viene svolta autonomamente dal ciclista, che si ferma nel luogo scelto e che vuole usufruire del servizio offerto. Il progetto è di ambito nazionale, e promuove la creazione di una rete di indirizzi per i

ciclisti della città, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza ad una maggiore attenzione verso la ciclabilità urbana, coniugando la sostenibilità ambientale attraverso la bicicletta con il cinema, l’arte, la scienza e più in generale con la cultura. A Lecce, dopo il successo della mappa delle fermate CicloStop nel centro storico, dunque, Bicinema continua l’impegno a sostegno di “Salva i Ciclisti” con una mappa completa dei quartieri della città. Il 12 maggio scorso, infatti, nel foyer del CineTeatro DB d’essai, capolinea delle fermate CicloStop, si è svolto il brindisi inaugurale del nuovo lavoro completato, alla presenza anche delle nuove istituzioni che hanno accolto una fermata nella propria sede: Tribunale Civile, Vigili del Fuoco, Questura di Lecce, Ospedale “V. Fazzi” Nuovo, Vecchio Fazzi, Ex Opis, Oncologico, Sede ASL - Lecce1 via Don Minzoni“, Comune di Lecce, Accademia delle Belle Arti, Conservatorio Musicale “T.Schipa”. Sara Mannocci

MAI PIÙ SENZA 50 E 50, PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME

Già raggiunte le 15mila firme necessarie per presentare la proposta. Sui Generis: “Vogliamo portarne quante più possibili”

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ono già state raggiunte a livello regionale le 15mila firme necessarie per presentare la proposta di legge “Norme per l’equilibrio di genere nell’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione”, promossa dall’Ufficio della Consigliera di Parità e dall’assessorato regionale al Welfare. La proposta di legge, portata avanti a Lecce dall’associazione di volontariato Sui Generis, prevede che in ogni lista per l’elezione al Consiglio regionale nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 50%, pena la non ammissibilità della lista. Inoltre in tutti i programmi di comunicazione politica deve essere assicurata la presenza paritaria di candidati di entrambi i sessi, così come nei messaggi autogestiti, dove deve essere messa con pari

evidenza la presenza di candidati di entrambi i sessi nella lista presentata dal soggetto politico che realizza il messaggio. Si potrebbero poi esprimere uno o due voti di preferenza: se si esprimono due preferenze, queste non possono riferirsi a candidati dello stesso sesso. E se si esprimono due preferenze per candidati dello stesso sesso, la seconda preferenza è nulla. “La raccolta prosegue fino a luglio – sottolinea Francesca Venuleo dell’associazione Sui Generis – perché il nostro obiettivo è proprio portare quante più firme possibili, al di là del minimo necessario. Per questo abbiamo girato in molti paesi sul territorio, per sensibilizzare e far conoscere in modo capillare la proposta”. S.M.


DOSSIER

VOLONTARIATO, IMPRESA, SOCIETÀ CIVILE E ISTITUZIONI PER LA COSTRUZIONE DEI BENI COMUNI

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WELFARE, È POSSIBILE Crisi delle risorse, crisi delle politiche. Il sistema d

ri-orientare le scelte a partire da paradigm Il ruolo del volontariato e del Terzo settore in ques in due momenti differenti a Molfetta d

A cura di Luigi Russo, Lara

Un momento del convegno “Il volontariato pugliese per i Beni Comuni”

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gni crisi implica la possibilità di ripensare il sistema in cui gli attori sociali di muovono. Un processo incerto e spesso doloroso, mirato alla costruzione di un modello nuovo, capace di rivitalizzare il sistema, riorganizzandolo alla luce dei suoi punti di forza e di debolezza. Delle sfide e prospettive del volontariato in un’ottica di crisi si è parlato il 5 maggio scorso a Molfetta durante il convegno dal titolo “Il ruolo del volontariato e della società civile per la costruzione dei Beni Comuni” organizzato in occasione del decennale della nascita del sistema dei Centri di Servizio al Volontariato pugliesi dal CSV Puglia Net. Una prospettiva nuova per i volontari, che incassano la crescente fiducia da parte dei cittadini che li considerano operatori attivi per la costruzione del Bene Comune. Una fiducia alimentata dall’impegno, la passione e il disinteresse con cui i volontari operano a sostegno della cultura del dono. «Il volontariato è soggetto attivo, talvolta scomodo – ha spiegato Anna Maria Candela, dirigente regionale del Servizio programmazione e integrazione sociosanitaria – e questa scomodità, questa pressione deve continuare a strutturarsi». L’immagine evocata è proprio quella della lobby americana che mette a sistema gli interessi diffusi per incidere sulle politiche e per fare questo è necessario confrontarsi con soggetti consapevoli ed efficaci nella loro rappresentanza. I volontari pugliesi, inoltre, sono in crescente aumento anche se sempre più spesso sono chiamati a tamponare un welfare ormai ridotto ai minimi termini e «quando non

ci sono i servizi – ha detto ancora la Candela – il volontariato che cresce è quello malato perché tradisce il sua mission di supporto ai servizi che funzionano». Da quanto è emerso coralmente durante il partecipato convegno, la nuova sfida non riguarda esclusivamente la costruzione delle politiche ma anche il rinnovamento del tessuto produttivo. «È necessaria – ha ribadito Luigi Russo, presidente del CSVPuglia Net – una nuova alleanza tra Terzo Settore, Impresa e Istituzioni per rimettere al centro la questione dei Beni Comuni». Uno scenario in cui le organizzazioni di volontariato riescano a investire risorse utili a strutturazioni senza perdere di vista la propria identità, quella della cultura del dono. È da qui che potrebbe nascere un’innovativa responsabilità sociale d’impresa, animata da spin-off tra odv e altre realtà del territorio per costruire insieme un sistema di imprese sociali. «Si aprono rischi e opportunità – spiega Daniele Ferrocino, del Forum Terzo Settore – in quanto, ad esempio, i capitali possono essere investiti in imprese che non inquinano. Cosa comporta questo per il volontariato? Rimane il dogma della non remunerazione?». Tanti gli interrogativi posti per una sfida impegnativa quanto entusiasmante, utile soprattutto a ricostruire un profilo di comunità che nella difficoltà riesce a fare sistema. «È necessario – ha commentato Elena Gentile, assessore regionale al Welfare – costruire percorsi più interessanti per dare gli strumenti per leggere in maniera intelligente il mercato, coinvolgendo il volontariato».

Un momento del convegno “Il volontariato pugliese per i Beni Comuni” - Molfetta, 5 maggio 2012

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i può ancora progettare politiche di welfare in risposta ai bisogni di cittadini e di cittadine nel nostro Paese e in Puglia all’indomani delle scelte scellerate operate dal governo Berlusconi e in parte confermate da quello attuale? A questi interrogativi tenta di fornire risposta il libro, fresco di stampa “Politiche sociali nella crisi”, una riflessione corale redatta a resoconto dell’interessante progetto di ricerca dell’Auser di Molfetta, finanziato dal bando Perequazione per la progettazione sociale 2008 e presentato a Molfetta lo scorso 14 maggio. Il caso pugliese è rappresentato come paradigma dei mutamenti intervenuti e non ancora maturati nel Mezzogiorno alla luce di quella che, a ragione, può definirsi la più avanzata tra le legislazioni regionali del sud Italia, applicative della legge quadro nazionale 328/2000. Un laboratorio insomma quello pugliese che, secondo Ugo Ascoli, professore di Sociologia nell’Università politecnica delle Marche, tra i principali ispiratori della legge di riordino del sistema socio assistenziale in Italia, dà il via ad un “grande processo innovatore, con una grande volontà di far decollare i servizi e in questo campo si registrano a tutt’oggi risultati di una certa rilevanza a partire dalla

LA PUGLIA,

forte determinazione di creare una allargata sul territorio, in grado di reg della costruzione di un nuovo welfar ricerca è condotta su 11 Ambiti terr Puglia e tesa ad analizzare in manier le fasi di concertazione e coprogetta redazione dei Piani sociali di zona, 2010-2012. Insomma la Puglia è un “caso” ch osservato con attenzione perché, so a sostenerlo, potrebbe assurgere a m costruzione di un nuovo welfare loca vergono le competenze dell’istituzio pezzi più consapevoli del Terzo Setto “In un quadro di questo tipo, di cr della democrazia politica – ha detto G che ha curato assieme ad Alessand il libro - così come era stata deline stra Costituzione, di cancellazione politica di programmazione a livell e istituzionale, non solo a livello n internazionale per i paesi del primo m parentemente un autentico miracolo istituzioni e pezzi importanti della s che si cimentano con forme di pro


DOSSIER

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Edi UN NUOVO SISTEMA? welfare si avvia verso una nuova fase che dovrà

mi forse nuovi, forse vecchi, rifondandoli. sta nuova sfida sono fondamentali. Se n’è parlato di cui vi diamo conto in questo dossier

a Esposito, Serenella Pascali

Guido Memo e l’assessore regionale Guglielmo Minervini durante il convegno “Politiche sociali nella crisi” - Molfetta, 14 maggio 2012

CONCERTAZIONE E COPROGETTAZIONE, I DUE ESEMPI SALENTINI

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el libro “Politiche sociali nella crisi” gli autori analizzano le modalità partecipative di 11 ambiti territoriali pugliesi. Tra questi, i due ambiti salentini di Lecce e Gagliano del Capo. In entrambi i casi, come nella maggior parte degli ambiti pugliesi analizzati dagli autori, le pratiche concertative attengono più alla necessità di esperire un atto amministrativo, voluto e deciso a livello centrale, regionale, che un’esperienza politica di reale progettazione partecipata, integrata a livello politico-istituzionale e di territorio. Ovviamente non mancano le differenze tra i due ambiti. Mentre Gagliano del Capo si avvia verso una partecipazione reale, nonostante le difficoltà create dalla particolare morfologia dell’ambito (si tratta di 15 piccoli comuni), Lecce fa più fatica, anche a causa della particolare conformazione (la città capoluogo assorbe due terzi della popolazione dell’intero Ambito costituito complessivamente da 10 comuni). In entrambi i casi è comune la volontà di creare con la collaborazione di tutti i soggetti, momenti di confronto costanti, occasioni di confronto che vadano oltre il Tavolo della Concertazione, che diano continuità di dialogo e condivisione degli obiettivi. Questa sembra sia la strada giusta per costruire una rete, composta da enti pubblici e privati, utile all’ottimizzazione delle politiche sociali.

, NUOVO MODELLO DI WELFARE LOCALE

a governance ggere la sfida re locale”. La ritoriali della ra innovativa azione per la , nel triennio

he può essere ono in molti modello nella ale in cui conone locale e i ore. risi profonda Guido Memo dro Lattarulo eata nella nodi qualsiasi lo economico nazionale, ma mondo, è apo che ci siano società civile ogrammazio-

ne dell’intervento pubblico, per di più puntando a forme di programmazione e amministrazione condivisa. Che in Puglia oggi, con i tagli alle spese sociali, con i diversi patti di stabilità, con le manovre e un governo centrale ostili, si cerchi di programmare le politiche sociali, si cerchi di far lavorare assieme comuni diversi, ci si incontri e scontri con OTS, che spesso hanno con una visione alquanto limitata delle cose, pare un miracolo. Pur nei limiti di un processo innovativo che richiede successivi aggiustamenti e crescita da parte dei soggetti istituzionali e della società civile impegnati, in realtà il Terzo settore, la cittadinanza attiva, la sussidiarietà orizzontale, sono state in questi anni la risposta democratica alla crisi dello stato sociale tradizionale, crisi che ha aperto il varco a una sorta di ritorno al passato: all’epoca liberale, sia nella personalizzazione della politica come nel comando del mercato. In maniera quasi sotterranea, nelle trincee e nelle casematte che rimanevano dello stato sociale, soprattutto nel campo dei servizi è andato avanti ed è cresciuto un processo diverso, che non elimina lo spazio pubblico, lo democratizza e lo apre alla partecipazione diretta dei cittadini. Certo ci sono molte

immaturità e limiti, sia dal lato delle istituzioni che della società civile. Certo c’è molta autoreferenzialità nelle OTS (ma in realtà non è la logica egemone del mercato, perché meravigliarsi che ci sia, sorprende che si lavori per ridurla). Certo si può discutere di democrazia partecipativa, alla fin fine diretta sempre dalle istituzioni, o di sussidiarietà orizzontale e cioè di autonoma iniziativa dei cittadini che si muovono nel perseguimento degli interessi generali con pari dignità delle istituzioni stesse. Si può discutere quanto l’applicazione della 328/00 in Puglia appartenga al paradigma della democrazia partecipativa o a quello della sussidiarietà, certo mi pare siamo molto più avanti di quelle forme consultive (osservatori e consulte nazionali e locali) che la legislazione del Terzo Settore ha introdotto a partire dall’inizio degli anni ’90. “Io credo – conclude Memo – venga dall’esperienza pugliese, dal lavoro da fare nel territorio, la possibilità di capire meglio i processi in atto e di dare un impulso positivo, fornendo consapevolezza ai soggetti coinvolti, riconoscendo e valutando le difficoltà, ma anche riflettendo sul come superarle, consapevoli dei risultati già conseguiti”.

“La Puglia – ha ricordato Guglielmo Minervini, assessore regionale ai trasporti e vie di comunicazione – non è un’isola felice, stiamo semplicemente meno indietro di prima e la divaricazione tra bisogni e servizi è meno accentuata. Il bilancio regionale complessivo è di 5 miliardi di euro, quelli non vincolati sono 700 milioni di euro. Se a questi si vanno a togliere quelli obbligati (stipendi etc.) raggiungiamo 80 milioni di euro. Di questi per la spesa sociale la Puglia investe 40 milioni, al netto dei fondi europei”. Una cifra, che risulta ragguardevole non solo in rapporto al passato, ma anche nelle proporzioni attuali del bilancio regionale. Ma allora quale sviluppo di welfare è possibile in uno scenario così frammentato e difficile, determinato dall’estensione illimitata di mercati sregolati, e caratterizzato da diseguaglianze sempre più grandi? È lo stesso Minervini a rispondere: “Non può esserci altra strada se non la ricostruzione di un nuovo senso di comunità a partire dalla riaffermazione della dinamica sociale. O cresce la dinamica della reciprocità o puntiamo tutto sulla grande sfida del rapporto con gli altri, o non abbiamo futuro. Questo significa ripensare ad una nuova prospettiva politica del welfare”.


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SPECIALE INNOVABILIA A cura di Serenella Pascali

INNOVABILIA, “IL VOLTO MODERNO DEL SUD”

Dal 17 al 19 maggio a Foggia si è tenuto il festival delle innovazioni tecnologiche per le persone con disabilità organizzato dall’assessorato regionale al Welfare. Tre giorni ricchi di appuntamenti all’insegna dello slogan “Zero barriere, pari opportunità”

Un momento dell’inaugurazione di Innovabilia a Foggia il 17 maggio 2012

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i è aperta il 19 maggio scorso a Foggia presso la Fiera, la seconda edizione di Innovabilia, festival delle innovazioni tecnologiche per le persone con disabilità organizzato dall’assessorato regionale al Welfare, in collaborazione con Arti, agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione e con l’Assessorato regionale allo sviluppo economico. Coniugare il tema delle diverse abilità con quello delle nuove tecnologie, progettare e realizzare efficaci politiche assistenziali e sociali con un’attenzione particolare alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo economico, stimolare la nascita di imprese e sviluppo economico al servizio di un mercato crescente di persone con diverse abilità e di anziani. Sono questi gli obiettivi principali della seconda edizione di InnovAbilia, il Festival. Tre giorni ricchi di appuntamenti,

tra convegni, workshop, stand e spettacoli all’insegna dello slogan “Zero barriere, pari opportunità”. “Innovabilia parla di diritti in un periodo terribile – ha detto in apertura la presidente dell’agenzia regionale per le innovazioni, Arti, Giuliana Grisorio Liuzzi. La Puglia appartiene a quella parte dell’Europa e del mondo che crede che non possa esistere civiltà senza affermazione dei diritti”. Negli anni la Puglia ha cercato di caratterizzarsi per la forte innovazione nei diritti e per il coinvolgimento del mondo dell’impresa in questa grande sfida. “Un modello quello pugliese – ha detto Elena Gentile, assessore regionale al Welfare - che è diventato un cantiere straordinario. Abbiamo voluto costruire una rete straordinaria: le associazioni di volontariato che sono qui, quelle cattoliche e laiche, le imprese pu-

ECCO LE BUONE PRATICHE REGIONALI

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i è aperta il 19 maggio scorso a Foggia presso la Fiera, la seconda edizione di Innovabilia, festival delle innovazioni tecnologiche per le persone con disabilità organizzato dall’assessorato regionale al Welfare, in collaborazione con Arti, agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione e con l’Assessorato regionale allo sviluppo economico. Coniugare il tema delle diverse abilità con quello delle nuove tecnologie, progettare e realizzare efficaci politiche assistenziali e sociali con un’attenzione particolare alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo economico, stimolare la nascita di imprese e sviluppo economico al servizio di un mercato crescente di persone con diverse abilità e di anziani. Sono questi gli obiettivi principali della seconda edizione di InnovAbilia, il Festival. Tre giorni ricchi di appuntamenti, tra convegni, workshop, stand e spettacoli all’insegna dello slogan “Zero barriere, pari opportunità”. “Innovabilia parla di diritti in un periodo terribile – ha detto in apertura la presidente dell’agenzia regionale per le innovazioni, Arti, Giuliana Grisorio

Liuzzi. La Puglia appartiene a quella parte dell’Europa e del mondo che crede che non possa esistere civiltà senza affermazione dei diritti”. Negli anni la Puglia ha cercato di caratterizzarsi per la forte innovazione nei diritti e per il coinvolgimento del mondo dell’impresa in questa grande sfida. “Un modello quello pugliese – ha detto Elena Gentile, assessore regionale al Welfare - che è diventato un cantiere straordinario. Abbiamo voluto costruire una rete straordinaria: le associazioni di volontariato che sono qui, quelle cattoliche e laiche, le imprese pugliesi, hanno svolto e svolgono nell’organizzazione dei servizi sociali e sociosanitari un lavoro importante che incontra qui in questa fiera i cittadini pugliesi e italiani. Oggi si concretizza il grande punto di valore tra progetto politico e il sistema di impresa che costruisce relazioni importanti con chi ogni giorno fa in modo di affermare la qualità dei servizi. Ora la sfida forte è costruire nel nostro sistema di impresa questo connubio. La sfida della demotica, secondo i dati recentemente pubblicati nel secondo rapporto non autosufficienza

gliesi, hanno svolto e svolgono nell’organizzazione dei servizi sociali e sociosanitari un lavoro importante che incontra qui in questa fiera i cittadini pugliesi e italiani. Oggi si concretizza il grande punto di valore tra progetto politico e il sistema di impresa che costruisce relazioni importanti con chi ogni giorno fa in modo di affermare la qualità dei servizi. Ora la sfida forte è costruire nel nostro sistema di impresa questo connubio. La sfida della demotica, secondo i dati recentemente pubblicati nel secondo rapporto non autosufficienza del ministero del lavoro e delle politiche sociali, consentirebbe un risparmio del 13% dei costi sul lavoro di cura”. “Quello di Innovabilia - ha detto il presidente della giunta regionale Nichi Vendola - è il volto moderno del sud d’Italia, un laboratorio di buone politiche pubbliche. E questo accade in un momento così drammatico: mentre è aumentata la ricchezza culturale che ci ha liberato da un modello pietistico in favore dell’affermazione dei diritti di tutti e di tutte, sta tornando la povertà degli impoveriti, una dimensione gigantesca della povertà. La povertà di chi aveva raggiunto alcuni obiettivi, il ceto medio ed ora è tagliato fuori. Incidere con un’eccessiva tassazione sul ceto medio, significa distruggere il welfare: piuttosto bisognerebbe alleggerire il ceto medio e investire di più nella spesa sociale perché il welfare e’ ossigeno per l’economia. I diritti fondamentali non si comprano con il bancomat”. Per questo secondo Vendola, è proprio la disabilità a restituire il volto più autentico delle politiche. “La disabilità - ha concluso Vendola - non è questione specialistica è piuttosto la cartina di tornasole per verificare tutte le politiche attive territoriali. Lavorare culturalmente e politicamente sulla disabilità significa illuminare l’agenda politica, così mentre cambia il vocabolario, devono cambiare le politiche concrete”.

del ministero del lavoro e delle politiche sociali, consentirebbe un risparmio del 13% dei costi sul lavoro di cura”. “Quello di Innovabilia - ha detto il presidente della giunta regionale Nichi Vendola - è il volto moderno del sud d’Italia, un laboratorio di buone politiche pubbliche. E questo accade in un momento così drammatico: mentre è aumentata la ricchezza culturale che ci ha liberato da un modello pietistico in favore dell’affermazione dei diritti di tutti e di tutte, sta tornando la povertà degli impoveriti, una dimensione gigantesca della povertà. La povertà di chi aveva raggiunto alcuni obiettivi, il ceto medio ed ora è tagliato fuori. Incidere con un’eccessi-

va tassazione sul ceto medio, significa distruggere il welfare: piuttosto bisognerebbe alleggerire il ceto medio e investire di più nella spesa sociale perché il welfare e’ ossigeno per l’economia. I diritti fondamentali non si comprano con il bancomat”. Per questo secondo Vendola, è proprio la disabilità a restituire il volto più autentico delle politiche. “La disabilità - ha concluso Vendola - non è questione specialistica è piuttosto la cartina di tornasole per verificare tutte le politiche attive territoriali. Lavorare culturalmente e politicamente sulla disabilità significa illuminare l’agenda politica, così mentre cambia il vocabolario, devono cambiare le politiche concrete”.

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Maggio 2012 - Anno VII - n.58 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Luigi Conte, Sara Mannocci, Lara Esposito. Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel. 0832.392640 - Fax 0832.391232 - Direttore: 335.6458557

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SPECIALE INNOVABILIA

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SAFE CONTROL: ASSISTENZA VIRTUALE PER 24 ORE AL GIORNO

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Tra i progetti presentati a Innovabilia, il prodotto Ict prevede l’allestimento di una centrale operativa alla quale affluiscono diversi satelliti periferici

endere virtualmente l’assistenza di 24 ore è l’obiettivo principale del Safe control, con la continuità assistenziale e la centralizzazione dei dati per aumentare l’efficacia e l’efficienza dell’assistenza domiciliare, puntando tutto sul lavoro di cura della persona anziana e non autosufficiente all’interno della propria abitazione. È questo l’impianto teorico che fa da sfondo al progetto Safe Control, finanziato dal bando Progetti Innovativi 2010 di Fondazione con il Sud con una dotazione finanziaria di 300 mila euro e promosso dalla Cooperativa Sociale Gea, dalla spin-off Best del Politecnico di Bari, dal Consorzio Leader e dalle Associazioni Anteas e Lo Specchio. L’idea innovativa di “Safe Control”, presentato durante Innovabilia, festival delle innovazioni tecnologiche per le persone con disabilità, in corso di svolgimento a Foggia, nasce grazie alla sinergia tra mondo dell’Università e della Ricerca con il tessuto della cooperazione sociale, nell’ambito del settore dell’assistenza domiciliare di anziani e soggetti non completamente autosufficienti. Tra gli obiettivi del progetto vi è l’implementazione e la sperimentazione di soluzioni tecnologiche in grado di fornire una risposta concreta a bisogni della popolazione della terza età attraverso l’implementazione di una serie di prodotti tecnologici profilati ed individualmente calibrati al fine di erogare un servizio innovativo per lo scenario pugliese e nazionale.

Il prodotto Ict prevede l’allestimento di una centrale operativa alla quale affluiscono diversi satelliti periferici costitutivi complementari della soluzione tecnologica. Le unità periferiche saranno costituite da apparecchi elettronici (smart box) di cui verranno dotati gli anziani beneficiari dell’iniziativa che potranno fruire di un’assistenza domiciliare 24 ore su 24. Le diverse dotazioni strumentali (sensori georeferenziali per malati di Alzheimer, sensori di rilevazione del battito cardiaco, etc.) saranno forniti a seguito di attività di diagnostica preventiva, volta a definire le diverse tipologie patologiche. Completeranno la dotazione tecnologica il rilevatore di temperatura, dei sensori di fumo, sensori anti intrusione da installare presso il domicilio etc. Tutti questi sensori miniaturizzati comunicheranno con una piccola apparecchiatura elettronica (smart box) che fungerà da concentratore di dati e continuamente in collegamento con la centrale operativa. Per ottenere tale obiettivo si intende mettere a punto la soluzione tecnologica più adatta al singolo soggetto, avviando così la successiva fase di sperimentazione. L’obiettivo conclusivo sarà quello di ottenere non soltanto un’apparecchiatura prima inesistente, ma altresì implementare un modello innovativo che si possa allargare anche alla rete di servizi pubblici (115, 118, vigili urbani etc) ed essere replicabile anche in altre regioni italiane. Il progetto, attualmente nella sua fase sperimentale,

verrà sperimentato a partire da giugno su un ristretto gruppo di persone anziane e da novembre partirà a regime per un anno fino a novembre 2013. “Si va verso una sostenuta e incentivata de-ospedalizzazione – ha detto Gianfranco Visicchio, presidente regionale di Federsolidarietà e Confcooperative – anche nel tentativo di rispondere alla necessaria razionalizzazione dei costi della sanità. Basti pensare che un anziano non autosufficiente in ospedale costa mediamente 600 euro al giorno, mentre con un’assistenza h24 tecnologicamente assistita e governata socialmente si arriva a risparmiare fino all’80%”. Del resto anche le recenti politiche del governo Monti vanno nella stessa direzione: “la spinta verso la domiciliarità è una scelta politica di senso dell’attuale governo Monti – ha ribadito Visicchio - che si sposa con la necessità di tenere bassa la spesa sanitaria”. Ed è proprio in questo segmento che si gioca il futuro dell’imprenditoria sociale per Visicchio: “Dal punto di vista dell’imprenditoria sociale o siamo in grado di tenere la sfida della tecnologia assistita con il monitoraggio delle persone anziane 24 ore su 24 o siamo in grado di governare queste tecnologie e di amministrarle attraverso processi competenti anche dal punto di vista sociale, o siamo fuori dal mercato del lavoro e il paradosso sarebbe davvero grande: essere messi alla porta dopo aver facilitato e promosso la domiciliarità nei nostri territori”.

DISABILITY MANAGER, UN FIGURA SEMPRE PIÙ APPREZZATA

A Innovabilia un seminario per fare il punto sulle esperienze operative finora realizzate e sui possibili ambiti di intervento per l’accessibilità e l’inclusione. Il ruolo di raccordo del disability manager fra le istituzioni, la società e le associazioni

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os’è il disability manager e quali sono i suoi ambiti di intervento? Se n’è parlato durante la seconda giornata di Innovabilia a Foggia, durante un seminario voluto dalla SIDiMa (Società Italiana dei Disability Manager), a poco più di un anno dalla sua fondazione, per fare il punto sulle esperienze operative finora realizzate e sui possibili, ulteriori ambiti di intervento per l’accessibilità e l’inclusione, nel segno di una figura - quella del disability manager, appunto - che si sta rivelando sempre più importante, con le sue competenze trasversali e il suo ruolo di “collante e raccordo” fra le istituzioni, la società e le associazioni. “Il nuovo approccio alla salute e alla disabilità – ha detto Rodolfo Dalla Mora, presidente della SIDiMa - contenuto nell’ICF e nella Convenzione ONU sui Diritti delle persone con disabilità, promuove l’implementazione di modelli di intervento centrati sull’integrazione e sulla multidisciplinarietà per l’autonomia e la partecipazione sociale delle persone con disabilità. In questo contesto si colloca la figura del disability manager che opera nelle diverse realtà sociali (Istituzioni, Soggetti profit, Ter-

Un momento del convegno “Il Disability Manager” - Innovabilia, 18 maggio 2012

zo Settore e Associazionismo), per il conseguimento di un più sano e funzionale rapporto tra la persona con disabilità e il suo contesto di vita”. La figura del disability manager ha un ruolo di raccordo competente tra

le figure a vario titolo interessate agli ambiti di applicazione della disabilità. Il seminario di Foggia ha fatto il punto su una delle regioni, la Puglia appunto, che prima di altre, ha creato un coordinamento regionale dei disa-

bility manager con una figura di riferimento regionale, Nicola Marzano, presidente della cooperativa Sphera di Bari. “Abbiamo già promosso la nostra figura presso i tre assessorati regionali competenti – ha spiegato Marzano in apertura – quello all’urbanistica, quello alla mobilità e quello al welfare e abbiamo raccolto un grosso consenso con la possibilità di aperture e sviluppi che già si intravedono”. “La figura del disability manager è un’evoluzione competente e specialistica del garante dei diritti delle persone con disabilità e il primo obiettivo della Si.Di.Ma. è proprio far sì che si applichi la convenzione Onu ratificata da tanti paesi e regioni anche in Italia”, ha spiegato Francesco Magistà, legale e presidente dell’associazione Con Loro di Conversano (Ba). Della necessità di utilizzare la figura del disability manager anche nell’ambito dell’inclusione delle persone con disabilità, utilizzando le nuove opportunità messe in campo dalle tecnologie assisitive è stato ribadito dalla sociologa Annalisa Lacalandra, disability manager che ha rilanciato le caratteristiche sistemiche della figura del disability manager.


SPECIALE IMMIGRAZIONE FESTIVAL CINEMA

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A cura di Alice Mi

L’IMMIGRAZIONE AL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO TRA RESPONSABILITA’ E SOSTEGNO

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Dal 17 al 21 aprile, presso il Multisala Massimo, si è svolta la XIII edizione del Festival del Cinema Europeo

gni anno vengono presentati circa 100 film provenienti da svariati Paesi Europei. Oltre al Concorso di lungometraggi, il festival offre delle sezioni di approfondimento su personaggi chiave del cinema italiano (Sergio Castellitto) e di quello europeo (Emir Kusturica) oltre che un focus sulla cinematografia di un Paese dell’area Euro-Mediterranea. La sezione “Cinema e realtà”, dedicata all’approfondimento di tematiche socialmente rilevanti, ha proposto una riflessione sui alcuni temi: “La dignità del lavoro”, “La permeabilità del mondo carcerario agli interventi esterni”, “Immigrazione: responsabilità e sostegno”. Nella giornata del 19 aprile, dedicata al tema dell’immigrazione, sono stati presentati tre mediometraggi, seguiti da un dibattito, in cui sono intervenuti tra gli

altri Don Raffaele Bruno (Associazione Libera), Yvan Sagnet (leader della rivolta dei lavoratori braccianti alla Masseria Boncuri, Nardò), Klodiana Cuka (Associazione Integra Onlus), Paolo Paticchio (Presidente dell’associazione “Terra del Fuoco-Mediterranea”), Piero Soldini (Responsabile politiche per l’immigrazione Cgil). “Life in Italy is ok” di Gianfranco Marino, è dedicato al lavoro dei poliambulatori di Palermo e Marghera e agli ambulatori mobili che prestano servizio nelle aree disagiate, grazie ad Emergency. “C.A.R.A. Italia” documentario del regista etiope ed ex rifugiato politico Dagmawi Yimer girato all’interno di un centro per richiedenti asilo poco fuori Roma, racconta l’attesa frustrante del riconoscimento dello status di rifugiato e

lo smarrimento dopo averlo ottenuto. Un’amara riflessione sulle politiche di integrazione e di accoglienza del nostro paese. Infine “L’altra città” di Filippo Cariglia e Cristian Sabatelli, dedicato al laboratorio sociale nato grazie al torneo antirazzista che si svolge all’exOpis, un tempo ospedale psichiatrico di Lecce, e intorno al quale ruotano le storie di alcuni immigrati che partecipano al torneo. Inoltre nel corso del festival, sempre riguardo al tema immigrazione, sono stati presentati “Benvenuti in Italia”, documentario corale realizzato da cinque giovani migranti, A. Amiri, H. Dera, H. Dilara, Z. M. Ali, D. Yimer, “Soltanto il mare” di Dagmawi Yimer, Giulio Cederna, Fabrizio Barraco, “Ferrhotel” di Mariangela Barbanente, “I nostri anni migliori” di Matteo Calore e Stefano Collizzolli.

“L’ALTRA CITTÀ”: LABORATORIO D’INTEGRAZIONE

Lo sport è come la scuola, è pedagogico: aiuta a crescere e a stare insieme”. In questa frase è racchiuso lo spirito ed il senso di ciò che il torneo antirazzista “Calcio senza confini” rappresenta e che viene raccontato nel mediometraggio di Cristian Sabatelli e Filippo Cariglia “L’altra città”. Una città “altra” perché diversa, più libera, più inclusiva. Una città dove gli “altri” non sono diversi da noi. Dove le differenze e i pregiudizi cadono. Dove i soldi non contano. Quel che conta è il rispetto per il prossimo, la condivisione di costumi e di storie che vengono da lontano, di esperienze e di passioni comuni, come quella per il calcio. Uno sport che diventa uno strumento, che al di là di ogni

parola permette di conoscersi, di confrontarsi, a volte legandosi, altre volte scontrandosi. Attorno al campo in terra battuta, “con buche, pietre e linee storte” ruotano le vite e le storie degli immigrati che partecipano al torneo. Partendo dal ragazzo senegalese che è in Italia per lavorare e, a differenza del padre per il quale esisteva “solo lavoro e casa, casa e lavoro”, manifesta la sua voglia di divertirsi, di conoscere nuova gente, in una parola di integrarsi. Touria, che da Casablanca è arrivata in Italia quando ancora era bambina e racconta come sia più facile inserirsi nel tessuto sociale se si arriva da piccoli, ma parla anche di tutte le difficoltà e le brutte esperienze vissute. Come quando al padre, duran-

te il periodo del Ramadan, mettevano di proposito pezzi di maiale nel piatto della mensa; o la terribile vicenda di un giovane incontrato all’interno del C.p.t. Regina Pacis, che fu picchiato, denudato, legato ad un palo e lasciato sotto la pioggia e al freddo per due notti, solo perché chiedeva una medicina per l’influenza.La storia di Malick, che giunto in Italia con il sogno di fare il calciatore ha dovuto scontrarsi con una realtà diversa. Insieme al cugino Kadim, in Italia da molti anni, è riuscito a realizzare un nuovo sogno, quello della musica, che diffondono in giro per il Salento e per l’Italia con il gruppo reggae Ghetto Eden. Ma anche le storie dei ragazzi del campo rom di Panareo che, anno dopo

anno sono diventati dei veri campioni, vincendo molte coppe in vari tornei italiani, ma che al contempo vivono la drammatica questione dei campi nomadi con la frequente minaccia degli sgomberi, da parte delle autorità. Il film è autoprodotto, ed è stato realizzato grazie all’associazione culturale indipendente Bfake e al contributo di tutte le realtà libere di Lecce. “L’altra città” è una testimonianza del fatto che la tanto auspicata integrazione e la fratellanza possono nascere spontaneamente, grazie alla condivisione di un’esperienza vissuta su un campo di calcio. Senza nessun tipo di finanziamento economico, senza sovrastrutture o regole imposte dall’alto.

IL CALCIO, LUOGO DI INTEGRAZIONE QUARANT’ANNI FA COME OGGI

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n grande ambiente, con i letti attaccati uno all’altro alle cui sponde laterali erano assicurati alcuni pazienti. Nessun comodino né armadietto. Nella stessa stanza, i tavoli dove venivano consumati i pasti. I bagni disposti in fila, senza pareti divisorie. Celle di isolamento, camicie di forza, per non parlare della pratica dell’elettroshock. Una struttura alienante, in cui i pazienti svuotati della propria personalità, vagavano nei reparti, senza il minimo d’igiene. Questo è un breve stralcio della realtà vissuta dalle persone affette da disagio psichico ricoverate presso l’Opis, Ospedale Psichiatrico Interprovinciale Salentino di Lecce, istituito ufficialmente nel 1931. L’Opis rispondeva alla richiesta di controllo e di tutela della pericolosità rappresentata dalle persone con problemi mentali. Dagli anni ’70 qualcosa iniziò a cambiare. Grazie ad una sensibilità diversa nei confronti del mondo della malattia mentale, si sperimentano i primi trattamenti di tipo ricreativo-sociale. Un campo di calcio divenne protagonista

dei nuovi metodi ricreativi. Fu costituita una squadra di cui fecero subito parte tre pazienti, mentre gli altri erano autorizzati a turno ad assistere alle par-

battuta è diventato l’anima del torneo “Calcio Senza Confini”, organizzato dall’associazione culturale Bfake e giunto alla sua quarta edizione. Si trat-

Un momento del torneo “Calcio senza confini”

tite. Il campetto diventò così simbolo di nuova vita e dell’integrazione sociale dei malati. Oggi, a distanza di quarant’anni da quel primo esperimento e dopo essere stato abbandonato in seguito alla chiusura dell’ormai ex-Opis (legge 180/1978), lo stesso campetto in terra

ta di un torneo di calcio multiculturale, in cui le squadre sono composte dalle comunità straniere presenti nel territorio, dai gruppi informali e dalle associazioni che si rifanno ai valori della cooperazione, dell’integrazione e del rispetto delle diversità. “Calcio Senza Confini” è molto più di un torneo, è

uno strumento di mediazione culturale che si pone l’obiettivo di promuovere l’inserimento sociale, trasmettendo valori come solidarietà e antirazzismo. Un progetto che ospita al suo interno vari momenti di aggregazione sociale, spaziando dalla musica all’arte. Da marzo a giugno, ogni sabato e domenica pomeriggio, buona musica, tanta gente e l’immancabile odore di carne arrostita fanno da contorno alle partite, rendendo l’ex-Opis un’alternativa vera e sincera per chi sceglie di vivere una città senza diseguaglianze e barriere sociali, nell’armonia e nel rispetto di tutti. “Calcio Senza Confini” è un ottimo esempio di recupero degli spazi urbani oltre che di riformulazione del senso del luogo: da spazio di reclusione ed esclusione della diversità dalla società, a luogo di inclusione e superamento di ogni pregiudizio e forma di razzismo. Un nuovo senso, che “L’altra città”, quella non unta da interessi e soldi (il progetto è completamente autofinanziato) ha saputo restituire ad un ex-manicomio.


WELFARE

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I PARTITI SOSTENGANO IL SOCIALE

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Appello di Don Ciotti ai partiti per rinunciare ai rimborsi di luglio. Dal Salento una petizione

i fa un gran parlare negli ultimi anni di crisi della politica, di delegittimazione dei partiti e di nascita di movimenti “antipolitici”, è da un lato quasi fisiologico che ciò accada in periodi di gravi crisi economiche come quelle che stiamo vivendo oggi, quando i cittadini sono sfiduciati, hanno paura del futuro e non hanno più la forza di credere nelle istituzioni. Dall’altro lato, però, cosa fanno le istituzioni politiche ed i partiti che governano il paese per acquisire legittimazione dalla popolazione stanca e impoverita? La risposta la si può rinvenire osservando la quantità di denaro pubblico che tutte le formazioni politiche ricevono sotto forma di “rimborsi elettorali”. Solo nel 2011 l’ammontare dei soldi destinati alle casse dei partiti è pari a circa 180 milioni (172 milioni per Camera, Senato, Europee e regionali cui vanno aggiunti

amministrazioni a statuto speciale e referendum), contando le voci accessorie si tocca quota 217,5 milioni. Una gran bella somma se si considera che i cittadini italiani si sono espressi contro ogni forma di finanziamento ai partiti nel referendum del 1993. Oggi l’argomento è tornato a far discutere proprio in concomitanza con una delle più gravi crisi economiche del secolo che ha portato ad una pesante riduzione della spesa per lo stato sociale. A rilanciare la questione il presidente di Libera, Don Ciotti, Associazioni nomi e numeri contro le mafie che in un’intervista a Repubblica ha proposto di chiedere alle formazioni politiche di rinunciare alla tranche di rimborsi pubblici prevista per luglio e che ammonta a 150 milioni di euro. «I soldi concessi sono troppi, vanno tagliati. Le forze politiche diano un segnale» con queste parole il

presidente di Libera lancia l’appello ai partiti politici italiani e chiede che quei soldi vengano destinati a progetti sociali. Una proposta subito accolta e sostenuta dalle associazioni del terzo settore e del volontariato. E proprio dal Salento è stata lanciata una raccolta firme per sollecitare i partiti a fare un gesto che, in questi tempi di crisi, dovrebbe rappresentare naturale, raccogliendo in pochi giorni oltre 4.100 firme. Ai tanti sacrifici chiesti in questi anni ai cittadini italiani non ha fatto seguito nessuna scelta di responsabilità da parte della politica che, se da un lato cerca (nelle parole) di scrollarsi di dosso l’etichetta di “casta” e di “privilegiati”, dall’altro non sembra fare gli sforzi necessari per riconquistare quella credibilità che va perdendo sempre più. Luigi Apollonio

FAMIGLIE, FINALMENTE IL PIANO NAZIONALE

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Si tratta di 80milioni per bambini e anziani

opo mesi di manovre pensate solo in base al saliscendi dello spread e al pareggio di bilancio, il Governo ha deciso finalmente di porre attenzione alle questioni sociali, in particolare alla famiglia. La prima novità riguarda l’utilizzo di risorse da destinarsi al finanziamento di servizi socio educativi per la prima infanzia e azioni in favore degli anziani e della famiglia, la seconda l’utilizzo delle risorse stanziate sul Fondo per le politiche della famiglia per l’anno 2012 e la terza riguarda il Piano nazionale per la famiglia. Quest’ultimo è il primo di cui l’Italia si dota, frutto di un lavoro iniziato nel novembre 2008 con la II Conferenza nazionale della famiglia a Milano. Si tratta di una dotazione finanziaria aggiuntiva, rispetto ai 25milioni già stanziati, di altri 56milioni di euro e potrebbe essere approvato «molto prima dell’estate» dal Consiglio dei ministri e adottato con un de-

creto del Presidente della Repubblica. In totale circa 80milioni di euro che verranno utilizzati soprattutto per asili nido, per aiutare i genitori a lavorare e tenere i loro bambini, e per gli an-

ni. I fondi saranno gestiti dai Comuni e rappresentano per il ministro della Cooperazione internazionale e per l’Integrazione Andrea Riccardi una prima «inversione di tendenza». Oltre

Il Ministro Andrea Riccardi

ziani non autosufficienti con il supporto dell’assistenza domiciliare. La notizia è arrivata in occasione della Conferenza Unificata dove sono state sancite le tre intese fra Stato e Regio-

alla prima infanzia e agli anziani, il testo prevede anche interventi in tema di pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro, il sostengo alle famiglie immigrate, i congedi parentali

(con il coinvolgimento dei nonni e estendendo l’età fino a 18 anni), politiche abitative per la famiglia, il lavoro di cura con particolare attenzione alla disabilità, i servizi consultoriali e altro ancora. In tema di equità fiscale, il Piano impegna il governo a porre attenzione alla famiglia nei provvedimenti in corso in tema di fiscalità generale, tributi locali e revisione dell’Isee. Il piano, infine, prevede anche un lavoro di monitoraggio qualitativo e quantitativo sugli interventi realizzati e sulle politiche familiari. «Ci siamo impegnati – ha affermato il ministro Riccardi – ad aprire gli armadi e tirare fuori tutto, abbiamo raschiato il fondo del barile, è stata una scelta di austerità». Non è certo una riforma strutturale, né una risposta adeguata alle richieste di chi da anni subisce tagli e indifferenza, ma è almeno un primo passo per ritornare a occuparsi della vita reale.

ECCO IL PIANO SOCIALE PER IL SUD

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2,3 miliardi di euro saranno destinati per progetti di inclusione sociale, giovani, sviluppo e innovazione in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia

mmontano a oltre 2,3 miliardi di euro i fondi che il governo è riuscito a racimolare grazie alla riprogrammazione di fondi comunicati che ora verranno impiegati al Sud per l’infanzia, gli anziani e per i giovani attraverso interventi a favore delle imprese e della cultura. È questo l’obiettivo del sesto Piano sociale per il Sud presentato dal governo a metà maggio. Un Piano che investirà le regioni Obiettivo Convergenza, cioè Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Nel dettaglio, il Piano prevede 845 milioni destinati a obiettivi di inclusione sociale. Tra questi, la cura dell’infanzia a cui sono destinati 400 milioni con cui si prevede di creare 18mila nuovi posti nido entro il 2015 e avvicinarsi all’obiettivo nazionale del 12% dei bambini presi in carico. Per quanto riguarda gli interventi per la cura degli anziani non auto-sufficienti, sono previsti 330 milioni puntando soprattutto sull’as-

sistenza domiciliare. La lotta alla dispersione scolastica, invece, vedrà interventi per 77 milioni, mentre il non profit per i giovani del mezzogiorno avrà circa 38 milioni, con cui verranno realizzati bandi di gara per la promozione di iniziative attuate dal Terzo settore. Il restante milione e mezzo, invece, sarà interamente devoluto alla crescita attraverso interventi per promuovere lo sviluppo delle imprese e la ricerca, la promozione dell’innovazione dal lato della domanda, la valorizzazione di aree di attrazione culturale e la riduzione dei tempi della giustizia. Circa 900 milioni verranno utilizzati per sostenere l’innovazione delle imprese e la crescita. Alla cultura verranno destinati circa 330 milioni di euro, per tutelare il patrimonio culturale del Mezzogiorno, razionalizzare la gestione dei progetti e rilanciare l’attrattività delle aree interessate. Anche la giustizia avrà la sua parte di fondi: 4,4 milio-

ni di euro da investire per la riduzione dei tempi della Giustizia civile nel Mezzogiorno attraverso l’attivazione del processo civile telematico. Altri 124 milioni saranno indirizzati ad interventi di efficienza energetica delle aree urbane e naturali. Gli altri interventi del Governo che non attingono alla riprogrammazione dei fondi comunitari sono quelli messi in campo dal Dipartimento per la famiglia, circa 117 milioni. Altro intervento riguarda infine la social card, che è in corso di definizione con un investimento di 50 milioni per i comuni con più di 250mila abitanti. Una “sperimentazione su basi nuove”, ha spiegato il ministro Fornero. “Non si tratta di un aiuto a fondo perso – ha concluso -, ma inserito all’interno di una serie di interventi fatti con i comuni per attivare le persone verso percorsi che possano rendere maggiore la loro capacità di guadagnare reddito”.


SALUTE

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AUTISMO E VACCINO, IL TRIBUNALE DENUNCIA LA CORRELAZIONE È il tribunale di Rimini che in una recente sentenza, dichiara la correlazione tra vaccino trivalente e autismo

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n collegamento tra vaccino trivalente (morbillo, parotite, rosolia) ed autismo? Se ne discute da tempo e sebbene gli scienziati siano certi della mancanza di correlazione a tal punto di ritirare dagli archivi della rivista “The Lancet” un articolo a tal riguardo pubblicato dal dott. Andrew Wakefield del 1998, di tutt’altro avviso sembra essere il Tribunale di Rimini, il quale ha appena riconosciuto tale associazione in riferimento al caso di un bambino italiano. Ed ha condannato il ministero della Salute. È un tema discusso da oltre dodici anni che, all’indomani della sentenza ha suscitato nuovamente sconcerto nei maggiori rappresentanti della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG); della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e della Società Italiana di Pediatria (SIP) riuniti nel Board Scientifico del Calendario Vaccinale per la Vita. Questi i fatti: Secondo i geni-

tori i sintomi dell’autismo nel loro figlio sarebbero insorti proprio a seguito dell’inoculazione. Addirittura il giorno stesso, come si legge nella sentenza. Tornato dall’Auls di Riccione, il 26 marzo 2004, il bambino avrebbe iniziato a manifestare sintomi preoccupanti (diarrea e nervosismo) mentre tra il 2004 e il 2005 sarebbero sopraggiunti segni di grave disagio psico-fisico fino al riconoscimento, il 31 agosto 2007, dell’invalidità totale e permanente al 100%. Che questo fosse riconducibile alle vaccinazioni praticate lo affermava già lo specialista Niglio nel giugno 2008 e a confermarlo arrivava, un anno dopo, anche lo specialista Montanari. Il legame, secondo i giudici è dunque “accertato”. Tanto da condannare il ministero della Salute a pagare l’indennizzo. Ora però l’intera comunità scientifica tema che possa accadere quello che successe in Inghilterra ai tempi della pubblicazione dell’articolo del dott. Wakefield: un calo drastico delle vaccinazioni in grado di far aumentare veloce-

PE(N)SA DIFFERENTE. FESTEGGIA IL TUO PESO NATURALE! Torna la manifestazione di prevenzione di anoressia e bulimia. Testimonial di quest’anno, Mary Garret

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arte dal Sud la prima manifestazione italiana che propone un approccio “soffice” ai temi dell’anoressia e della bulimia, unendo il rigore scientifico al mondo della cultura e dello spettacolo. Tre giornate di convegni, sit-in, cafè philo, mostre, performance di teatro, musica e danza per sensibilizzare sui temi dell’alimentazione salutare, del peso naturale, della bellezza autentica dal 14 al 16 giugno a Lecce. Testimonial d’eccezione della quinta edizione di “Pe(n) sa differente. Festeggia il tuo peso naturale!” è Mary Garrett, ex ballerina solista della Scala che ha denunciato in un libro diventato un caso editoriale “La verità, vi prego, sulla danza”, le sofferenze alle quali le ballerine sono costrette per conservare la forma fisica necessaria ad esibirsi con successo. E dall’Inghilterra, ospite speciale è Susan Ringwood presidente di B-EAT una delle più importanti associazioni a sostegno delle persone affette da disturbi dell’alimentazione e delle loro famiglie. “Pe(n)sa differente”, format unico nel suo genere, nasce

dalla necessità di formare, informare e sensibilizzare su anoressia, bulimia, patologie gravissime ma ancora poco conosciute che ogni anno generano più vittime degli incidenti stradali, e l’obesità. Anche quest’anno Pe(n)sa differente diventa centro di incontro e confronto dove esperti di fama nazionale e internazionale fanno il punto sullo stato dell’arte nella prevenzione, cura e riabilitazione dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità e si interrogano sulle cause e le terapie possibili, gli stili di vita e il disagio del corpo, le influenze mediatiche contemporanee e l’espressione integrata del sé attraverso le arti. È in particolare la danza, forma espressiva legata al corpo, uno dei temi ricorrenti della quinta edizione della manifestazione ideata e organizzata da onlus Salomé insieme al laboratorio Big Sur che cura anche la direzione artistica e la comunicazione, con il partenariato del Comune di Lecce e realizzata in collaborazione con Regione Puglia, ASL Lecce, Provincia di Lecce. Lara Esposito

mente i casi di contagio da morbillo e le sue complicanze. Dobbiamo ricordare che tra di esse figurano anche l’encefalite. Commentano così gli esperti del Board Scientifico: «Risulta anomalo il fatto che la citata sentenza possa ignorare le ragioni e le azioni della comunità scientifica nazionale ed internazionale che, tra l’altro, ha il diritto-dovere di tutelare tutti gli operatori al solo fine di far esercitare la professione con le dovute garanzie medico-legali. Purtroppo sentenze come quella appena emanata rischiano di avere il solo risultato di far perdere fiducia in uno strumento preventivo fondamentale per la salute dei bambini e di tutta la popolazione, con conseguente ri-emergenza di malattie gravi e talora anche mortali, come il morbillo, inducendo peraltro nei genitori di bambini affetti da una seria patologia come l’autismo, la falsa convinzione di aver trovato la ragione di tante sofferenze patite». Serenella Pascali

PUGLIA, DI CANCRO SI MUORE DI MENO?

Dal registro Tumori pugliese, si evince una minore incidenza rispetto ad altre zone d’Italia. Ma per Serravezza: “Sono dati non commentabili. Non vi è nulla di scientifico: bisogna vedere in che modo sono stati rilevati i dati e su quali parametri analizzati”

Una nota del governatore Nichi Vendola, apparsa ad aprile sui principali periodici regionali, indica la Puglia come la regione italiana con il tasso di mortalità grezzo, cioè non diviso per classe d’età, a causa di tumori più basso del paese. Nel 2008 infatti, la mortalità ha un valore del 83,7 su 1000 abitanti, rispetto ad una media nazionale di 94,6. Questi dati sono stati resi noti da Arpa Puglia e da Ares sulla base di indicatori provenienti dal data base dell’Istat “Health for all”. Le due agenzie Pugliesi hanno condotto la ricerca con il Registro Tumori Puglia, in collaborazione con l’Istituito Nazionale Tumori di Milano, su stime del carico di malattia neoplastica in Puglia fino al 2015. La Puglia ha anche un’aspettativa di vita alla nascita migliore rispetto alla media nazionale, soprattutto per il sesso maschile. Questi miglioramenti nella qualità della vita dei cittadini pugliesi si sono verificati negli ultimi anni: nel 2004 era al nono posto, nel 2009 al secondo. Giuseppe Serravezza, presidente della

LILT, Lega Italiana Lotta Tumori, e voce eminente dell’ambito scientifico e della ricerca sui tumori, da noi interpellato, così ha risposto: «Sono dati non commentabili, non vi è nulla di scientifico. Ci sarà stato qualche problema di interpretazione da parte della stampa. Bisogna vedere in che modo i dati sono stati rilevati e su quali parametri analizzati. Non è possibile che si passi, in pochi anni, dal nono posto al primo. Da quindici anni le nostre rilevazioni sono costanti e non ci sono varianti importanti sui dati del 2008. La mortalità per malattie neoplastiche non può mutare in così poco tempo». «Mi sembra invece importante sottolineare» ha detto Serravezza «che la provincia di Lecce ha tassi di mortalità superiori a quelli riscontrati nelle aree a rischio di Brindisi e Taranto, pur in assenza di insediamenti industriali importanti. Sappiamo che a Lecce ogni anno muoiono 250 persone in più rispetto ai dati medi della Puglia e sono dieci anni che cerchiamo una spiegazione scientifica». Sara Beaujeste D’Arpe

UN MORTO AL GIORNO PER IL CARBONE

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Greenpeace Italia annuncia protesta continua contra la centrale a carbone, Federico II di Brindisi

econdo il report di Greenpaece “Enel – Il carbone costa un morto al giorno”: «le morti premature associabili alla produzione di energia da fonti fossili di Enel per l’anno 2009 in Italia sono 460. I danni associati a queste stesse emissioni sono stimabili come prossimi ai 2,4 miliardi di euro. La produzione termoelettrica da carbone costituisce una percentuale preponderante di questi totali: a essa sono ascrivibili 366 morti premature (75%), per quell’anno, e danni per oltre 1,7 miliardi di euro (80%)». Questi dati sono nati da uno studio della Fondazione Somo per Greenpeace Italia, applicando i pa-

rametri dell’Agenzia Europea per l’Ambiente alle emissioni in atmosfera delle centrali della Enel. Nessun commento dell’azienda a questi allarmanti risultati. La ricerca non si limita alla situazione italiana, ma quantifica i morti in Europa ad almeno 1100 l’anno, considerando che di molte centrali dell’Est il dato non è rilevabile. Lo studio individua i venti impianti più inquinanti d’Europa e, in Italia, la centrale a carbone Federico II di Brindisi ha il primo posto. La protesta quindi continua. S.B.D.A.


SPECIALE NON AUTOSUFFICIENZA

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A BARI IL FORUM NAZIONALE SULLA NON AUTOSUFFICENZA

Nell’anno europeo dell’invecchiamento attivo si è tenuto a Bari il 18 e 19 aprile il IV Forum nazionale sulla non autosufficienza di Serenella Pascali

DISUGUAGLIANZE, DIRITTI E COESIONE SOCIALE e crescono le disuguaglianze, dimi- in secoli millenari - denuncia Vendola -

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L’assessore regionale Elena Gentile e Massimo Campedelli al convegno conclusivo del Forum Nazionale il 19 aprile 2012

CURE CONTINUATIVE, UN’ASSISTENZA CHE FA ACQUA

La distribuzione delle cure continuative e’ molto disomogenea. E l’assistenza ricade su ospedali e famiglie. I raffronti con Danimarca e Germania

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e cure continuative sono un aspetto centrale della non autosufficienza. È uno degli aspetti affrontati all’interno del IV Forum nazionale sulla non autosufficienza svoltosi a Bari il 18 e 19 aprile scorsi. Ma quante ne servono di cure continuative? Secondo Giuseppe Liotta, dell’Università Tor Vergata “il bisogno di assistenza varia dal 5 al 8% della popolazione”. La distribuzione delle cure continuative e’ molto disomogenea, con differenze importanti e con modelli e approcci diversi. Ma dunque, su chi ricade l’assistenza che non c’è? Secondo Liotta su famiglia, ospedali e abbandono. Quest’ultimo e’ tuttavia una situazione molto residuale, legata a situazioni di deprivazione sociale. Negli ospedali si sono ridotti notevolmente i posti letto e per questo i tassi di ospedalizzazione per gli ultra sessantacinquenni sono calati: grosse sono le differenze tra le regioni. Diversa ancora e’ la situazione tra tasso di ospedalizzazione atteso e quello reale. In alcuni casi rispondono alla domanda, in altre sono più bassi, in altre ancora sono più alti con eccessi di ricoveri che comunque rispondono ad una domanda di salute per la quale non sono disponibili altre soluzioni. Quali sono dunque le questioni aperte? Nel confronto tra Italia, Danimarca e Inghilterra, non mancano le differenze, spesso a svantaggio delle modalità di assistenza attuate dal nostro Paese. In Danimarca il rapporto tra residen-

ziale e domiciliare e’ di 1 a 6, in Inghilterra di 1 a 4 e in Italia di 1 a 1,50. Non va meglio nel numero complessivo di ore: in Danimarca le ore di assistenza domiciliare sono 300, 600 in Inghilterra, 110 (ma si tratta di una stima) in Italia. Dunque, come sostiene Liotta “assistiamo meno persone per meno ore”, il che significa che l’assistenza domiciliare assicurata dal sistema pubblico non si configura come servizio alla persona e per la conciliazione dei tempi di cura con i tempi di lavoro, né solleva efficacemente la famiglia dagli oneri economici sostenuti per acquistare prestazioni di cura sul mercato privato dei care giver informali (assistenti familiari o badanti). Anche le prospettive future, denunciano un sistema di welfare ancora piuttosto arretrato. Negli altri due paesi europei si sta tendendo sempre più a intensificare l’assistenza nei confronti di quelle persone che esprimono un bisogno maggiore, riducendo la platea, cioè esattamente il contrario di quello che sta accadendo in Italia, in cui si sta allargando sempre più la platea riducendo l’intensità delle prestazioni. Sul piano dell’intensità assistenziale di cura, ad esempio, molte sorprese giungono dai dati forniti da NNA – Network Non Autosuffiicenza, che riconoscono alle regioni del Mezzogiorno di assicurare maggiore intensità di cura, con le 40 ore annue di ADI assicurate in Puglia rispetto alle 18-20 in media di molte delle regioni settentrionali.

nuiscono diritti e dignità, salute e coesione sociale. Come reagire? Con questo interrogativo si è aperto stamani il IV Forum nazionale sulla non autosufficienza organizzato da Maggioli editore a Bari, presso Villa Romanazzi Carducci. E’ Massimo Campedelli a tentare una risposta in apertura: “La crisi - esordisce Campedelli - non ha ancora intaccato la sostanza dei servizi. Le non autosufficienze pongono problemi di giustizia minima e stanno provocando dei cambiamenti, in un momento di grave crisi. Il problema - continua Campedelli - non è solo l’aumentare delle disuguaglianze, ma il venir meno degli strumenti per fronteggiarle. Allora occorre conoscere le crisi per far fronte ad esse, occorre riappropriarsi del diritto alla ricerca nei servizi, rivendicando momenti, luoghi e spazi, recuperando la dimensione deontologica, e alleggerirsi, cioè togliere per cercare”. E’ un’analisi storica ma anche di denuncia quella fatta dal presidente della Giunta regionale pugliese Nichi Vendola: “E’ come se tutto quello che è accaduto

nella liberazione delle diversità e la lotta allo stigma si stesse frantumando sotto i nostri occhi. Siamo oggi prigionieri di un paradigma gigantesco della paura che è uno straordinario strumento di frantumazione dei corpi intermedi, di subordinazione sociale. Siamo il paese in cui il Fondo per la non autosufficienza è stato azzerato senza che questo abbia suscitato un enorme sciopero generale. Siamo di fronte al rischio che muoia l’Europa di welfare e una società senza welfare è una società sempre più povera perché solo guadagnando diritti si guadagna reddito. La mia preoccupazione è questa, che stia crepando il welfare e il suo inscindibile legame, diritti sociali e diritti di libertà”. La preoccupazione di Vendola e’ che venga meno, in un Paese in cui “il pareggio di bilancio diventa principio costituzionale, in uno Stato ragionieristico, il completamento dell’opera novecentesca di frantumazione definitiva del mondo dei normodotati. Per uscire dalla crisi, occorre - conclude Vendola - “riconoscerci tutti come portatori di fragilità”.

UNA NUOVA ASSISTENZA DOMICILIARE Tra i temi centrali della discussione, la necessità di reimpostare e rinnovare completamente l’assistenza domiciliare in Italia. Grande vitalità dimostrata dalle regioni del sud

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ra i temi centrali della discussione, la necessità di reimpostare e rinnovare completamente l’assistenza domiciliare in Italia, in molti casi si tratta di istituirla. Quello della domiciliarità non è solo un problema di risorse, come sottolineano esperti ed operatori, ma anche e soprattutto una questione di cultura. In questo senso sono proprio le regioni del sud Italia ad aver dimostrato una grande vitalità in termini anche di innovazione. Gli operatori riuniti nel forum concordano sulla necessità di un network che colleghi e metta in relazione le buone pratiche delle regioni. E questa è una delle tante prospettive nate all’interno del Forum nazionale. Critica la posizione dei tanti intervenuti, rispetto alle scelte più o meno recenti fatte dal governo centrale: uno Stato che sta ragionando non solo sulla sua capacità di salute ma di questa capacità anche in ragione della dimensione economica dell’utente, e’ uno Stato che probabilmente sta rivedendo il suo contratto sociale con i cittadini. Per Massimo Campedelli occorre soprattutto parlare di “giustiziabilità” dei diritti sociali, cioè della necessità di stabilire dei livelli essenziali nei diritti

sociali. Soprattutto - rincara Campedelli, riprendendo i temi posti all’evidenza dall’assessore regionale al welfare Elena Gentile - occorre riappropriarsi del coraggio, il vero bene comune che ci caratterizza, perché nasce e si alimenta nel noi”. Molte le questioni affrontate e rilanciate dall’assessore regionale al welfare Elena Gentile. “La revisione dei Lea e dei LEP per individuare chiaramente le responsabilità organizzative e finanziarie di ASL e Comuni per le prestazioni domiciliari, trovare una via d’uscita dal cappio che soffoca tutte le Regioni in Piano di Rientro che, paradossalmente, dovrebbero essere quelle che più investono in personale infermieristico, di riabilitazione, di assistenza alla persona per l’ADI e i servizi territoriali, ma che invece più delle altre regioni devono subire il blocco del turn over e le frizioni tipiche del processo di spostamento del personale dal sistema ospedaliero al sistema territoriale, ragionare su un sistema fiscale che incentivi l’emersione e l’accesso regolato ai servizi informali da parte delle famiglie” sono tra i temi rilanciati dalla Gentile e acquisiti come base di discussione per il forum di Bologna.


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58 - VS Maggio 2012  

Volontariato Salento - mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce

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