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Droga in Italia, tutto tace

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce

Gli italiani si fidano solo del volontariato

Poste Italiane s.p.a. - Sped. Abb. Postale - D.L. 353/2003 L. 27/02/2004-N.46 a.1-c.2-CNS LE

LUIGI RUSSO

La politica dei partiti sembra essere diventata soprattutto una questione di “tifoseria” da stadio, con le cornacchie che girano e cantano da una trasmissione televisiva all’altra, puntando sulle divisioni, sugli equivoci, perfino sulla diffamazione; il conflitto tra gli uomini della politica e la magistratura, con il contorno di veline e di raccomandazioni, apre uno scenario inquietante rispetto alla pubblica moralità; intercettazioni telefoniche a go-go, pubblicate sulle pagine dei giornali, che manifestano un livello di scurrilità, che non risparmia neppure il genere femminile; e poi ministri della giustizia che attaccano il sistema della giustizia, movimenti politici del nord che riprendono la cantilena della secessione e della rivoluzione, sordità sistemica agli appelli alla pacificazione nazionale del capo dello Stato. A questo si aggiunga la cura da cavallo che il governo Prodi ha fatto al paese, in quasi due anni durante i quali, certo, i conti sono stati messi a posto (dopo l’allegra finanza degli anni precedenti), ma egli ha perso il contatto con i cittadini, che si sentono sempre più vessati dalle tasse (ora le pagano quasi tutti). E, infine: peggiorano le condizioni economiche del paese, con solo il 40% delle famiglie che arrivano agevolmente con lo stipendio a fine mese, mentre l’altro 60% fa fatica e ricorre ai prestiti per comprare vestiti e alimenti. Tutto ciò che cosa poteva generare? Ce lo dice l’Eurispes nel suo annuale rapporto sulla situazione del paese, presentato a Roma il 25 gennaio: “I cittadini – ha detto il presidente Gian Maria Fara – hanno definitivamente perso fiducia nelle Istituzioni, dalle più vicine alle più lontane. Ma non è solo l’ex governo delle sinistre a non essere amato dagli italiani, con SEGUE A PAG. 16 SEGUE A PAG. 16

Gennaio-Febbraio 2008 - Anno III - n.18

SERENELLA PASCALI

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ilenzio. Assenza del livello politico, fatica degli operatori. È quello che si avverte quando si parla di droghe e di dipendenze nel nostro Paese. Qualche schiamazzo qua e là, legato alla scomoda emergenza delle overdose, alla novità da gestire per garantire la sicurezza sociale, qualche battaglia politica per decidere se “le stanze del consumo” sono anticamere del paradiso o camere a gas, sempre dal punto di vista di chi governa. È ovvio. Quanto basta per capire che i reietti, tra gli ultimi, sono proprio loro, i tossicodipendenti. Ma che fine ha fatto il buon proposito e l’impegno assunto nel programma politico dal nostro governo nazionale di modificare la legge Fini – Giovanardi? Come alcuni ricorderanno, nel programma dell’Unione si leggeva: "Educare, prevenire, curare. Non incarcerare. Per le tossicodipendenze non servono né il carcere né i ricoveri coatti. Lavoro, diritti e crescita cammina-

Laboratorio rudimentale

no insieme. Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla decriminalizzazione delle condotte legate al consumo (anche per fini terapeutici) e quindi dal superamento della normativa in vigore dal 1990. Occorre un reale contrasto dei traffici e la tolleranza zero verso i trafficanti. È necessario rilanciare il ruolo dei SerT e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono

Difendere la gratuità: il volontariato e la sua sfida

Solo conservando la sua vera identità l’azione volontaria potrà aiutare il non profit a mantenere i propri valori di partenza. Le riflessioni di Mons. Giovanni Nervo

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a sfida del volontariato oggi? Aiutare il non profit a conservare l’anima di solidarietà e giustizia sociale da cui è nato. E’ questa la riflessione di fondo a cui invita Mons. Giovanni Nervo nel suo nuovo volume “Ha un futuro il volontariato?”, pubblicato da Edizioni Dehoniane Bologna, e che nasce dall’incontro diretto con i temi cruciali dell’azione volontaria in occasione di incontri, seminari, dibattiti. Mons. Nervo,

fondatore della Caritas Italiana, portare di una conoscenza profonda di un fenomeno complesso ed in continua evoluzione, scava nella storia di questa realtà passando attraverso l’evoluzione dal volontariato alla cooperazione sociale, all’impresa sociale, all’economia sociale. Un’evoluzione che ha certamente anche degli aspetti positivi – come sottolinea SEGUE A PAG. 14

stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti, da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò SEGUE A PAG. 7

ALL’INTERNO

Csv.net Report 2006

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Dossier: minori e adolescenti Disabilità e disservizi

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“Comunità Speranza” per ex detenuti

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Gennaio-Febbraio 2008

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Assemblea dei soci del C.S.V.S: approvato piano di attività e bilancio M'ILLUMINO DI MENO 2008 Il 15 febbraio 2008 (vigilia dell'anniversario del protocollo di Kyoto) è la Giornata Internazionale del Risparmio Energetico, promossa per il quarto anno da Caterpillar, il noto programma di Radio2, a chiusura della campagna "M'illumino di meno" partita il 15 gennaio scorso. Il 15 febbraio sarà una nuova grande giornata di mobilitazione internazionale a cui possono aderire semplici cittadini, scuole, aziende, società sportive, istituzioni, associazioni, università, negozianti… uniti per diminuire i consumi e mostrare all'opinione pubblica come un altro utilizzo dell'energia sia possibile. Sul sito internet del programma www.caterueb.rai.it è possibile segnalare la propria adesione alla campagna patrocinata dal Ministero dell'Ambiente. ISTITUTO NAZIONALE PROMOZIONE SALUTE MIGRANTI E CONTRASTO MALATTIE DELLA POVERTÀ Inaugurato il 9 gennaio 2008 all’Istituto San Gallicano di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dei ministri alla Salute Livia Turco e alla Solidarietà Sociale Paolo Ferrero. L’Istituto intende promuovere un lavoro di rete fra diversi Centri di riferimento regionali che, a partire dal Lazio e poi dalla Puglia e dalla Sicilia sperimentino sul campo un percorso di ricerca, prevenzione, assistenza specializzata e formazione, nella consapevolezza che esiste ormai un indubbio rapporto fra l’espansione delle migrazioni nel mondo, la crescita della povertà in molti paesi, ed il livello di salute di una popolazione. BANDI/ FIABA PER UNA VITA SOLIDALE FIABA, Fondo Italiano Abbattimento Barriere architettoniche, intende destinare gli utili ricavati dalla Lotteria Nazionale "FIABA per un Vita Solidale" (affidatigli dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) per finanziare progetti innovativi di utilità sociale volti all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali sul territorio italiano. Possono partecipare gli enti senza scopo di lucro che svolgono attività coerenti con la missione di FIABA. Scadenza 10 marzo 2008. Tutti i dettagli del Bando sul sito www.csvsalento.it sezione Bandi. BANDI/VITA NELL’OASI 2008 La LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli organizza il Primo Premio Fotografico Nazionale. Per partecipare al concorso è necessario inviare una o più foto scattate nelle oasi e nelle riserve Lipu. Il concorso è suddiviso in 3 categorie, la partecipazione e' aperta a tutti, professionisti e dilettanti, nati dopo il 1990. PREMI: telescopi, binocoli e libri. I vincitori avranno, inoltre, la possibilità di partecipare al campionato italiano di fotografia naturalistica 2009. Scadenza 30 maggio 2008. Tutti i dettagli del Bando sul sito www.csvsalento.it sezione Bandi.

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unedì 10 dicembre 2007, l'assemblea dei soci del CSV Salento ha approvato il Piano attività e relativo bilancio di previsione per l'anno 2008. L'approvazione è stata unanime anche perché la redazione del piano è stata realizzata partendo dall'ascolto delle Associazioni socie e aderenti al CSV Salento nonché dei singoli volontari che usufruiscono dei servizi gratuiti. Il consiglio direttivo infatti ha cercato la massima condivisione del piano attività prima di presentarlo all'assemblea per l'approvazione. Ambiziosi gli obiettivi e numerosi i progetti e le attività previste nel 2008 a favore delle Organizzazioni di Volontariato e dei volontari della provincia di Lecce. Durante l'assemblea il Presidente Luigi Russo ha delineato le principali direttrici su cui si snoda il piano ed in particolare: • una continua ed attenta analisi dei bisogni delle Associazioni; • la “territorializzazione del CSVS” attraverso la piena funzionalità degli sportelli territoriali siti a Lecce, Casarano, Maglie, Tricase e Gallipoli, nonché la previsione di apertura di nuove sedi in particolare nel nord Salento e nel distretto di Martano; • una sempre maggiore qualificazione e stabilizzazione dei dipendenti e collaboratori del CSVS al fine di migliorarne la professionalità e la motivazione; • la conferma delle 9 Consulte di settore: - disabilità - donazioni - tutela della salute - devianze, dipendenze - terza età - diritti civili, immigrati, detenuti ed ex detenuti - cultura, sport, infanzia, adolescenza - tutela del territorio, dell'ambiente e del patrimonio storico-artistico - protezione civile Nell'ambito delle attività di promozione del volontariato è confermata la scelta di effettuare un grande investimento per contaminare la cultura salentina ai valori

del dono e della solidarietà contro la cultura egoistica e dell’indifferenza. Tali obiettivi saranno perseguiti attraverso progetti di intervento nelle scuole elementari, medie e superiori. Sarà realizzato inoltre, considerato il notevole successo della Prima edizione, il Forum del Volontariato 2008; sarà nuovamente pubblicato, il bando relativo alle iniziative promozionali autonomamente organizzate da associazioni di volontariato “Bando Patrocini con sostegno economico”. Sono ampliati gli ambiti di consulenza gratuita offerta dal CSVS con la possibilità di usufruirne sia on line attraverso il portale internet, sia direttamente presso le sedi territoriali. Il CSV Salento, in virtù dell'importanza strategica che la formazione riveste per accrescere competenze, capacità ed attitudini del volontariato, ritiene la formazione fondamentale nella logica di una progressiva e crescente autonomia delle associazioni. Numerosi i corsi di formazione ed i seminari programmati, dall'informatica di base a “come fondare e gestire una Odv”, a “come comunicare efficacemente” ecc. Nell'ambito delle attività di informazione e documentazione un ruolo importante sarà svolto dal Portale internet del CSVS per una serie di servizi che saranno implementati o migliorati: consulenza on line, formazione a distanza, webmail, realizzazione gratuita del proprio sito internet per le Odv. Grande spazio alle attività di informazione/documentazione come la stampa e distribuzione del mensile “Volontariato Salento” in un sempre maggiore numero di copie, il servizio di rassegna stampa quotidiana, la newsletter settimanale, l'ufficio stampa per le Associazioni, l'emeroteca e così via. Previste infine una serie di indagini e ricerche per comprendere sempre meglio il fenomeno del volontariato in Puglia e nel Salento ed il rapporto con le istituzioni, i mezzi di comunicazione ed altri interlocutori. Antonio Quarta

Prosegue il coinvolgimento attivo delle associazioni che aderiscono al CSVS Giovedì 31 gennaio il primo appuntamento a Tricase, il 5 febbraio a Casarano, il 6 febbraio a Lecce, il 12 febbraio a Maglie nelle nuove sedi degli sportelli. Obiettivo “promuovere una vita partecipativa più attenta e propositiva” “Un impegno convinto quello di chiamare ad una vita partecipativa più attenta e propositiva, parte integrante dell’attività del Centro Servizi Volontariato, che non può che accrescere i canali di comunicazione e moltiplicare e migliorare le reciproche attività” così commenta Luigi Russo, presidente del Centro Servizi Volontariato di Lecce, l’azione intrapresa all’inizio del 2008 per coinvolgere in maniera attiva tutti i soci che aderiscono al Centro, senza trascurare la territoriali-

tà. “La novità sta non solo in un metodo che riteniamo fondamentale per la crescita del Centro Servizi, che è quello partecipativo e concertativo, ma nel tentativo, fortemente voluto dal consiglio direttivo, di decentramento, in favore del potenziamento delle sedi periferiche per la valorizzazione dei territori, portatori di caratterizzazioni e peculiarità che solo in questo modo possono essere salvaguardate” continua Russo. È un chiaro disegno politico che non sottrae compe-

tenze a nessuno ma, attraverso la valorizzazione delle peculiarità di ciascuna associazione socia, mira ad amplificare l’azione del Centro Servizi sul territorio e a potenziare le attività delle stesse associazioni. “Una volta tanto è il centro che va verso le periferie, verso le fatiche quotidiane dei volontari, e questo – ne siamo convinti – non può che apportare crescita per tutti” conclude Luigi Russo. (SP)


Csv.net Report 2006

Gennaio-Febbraio 2008

LUIGI CONTE

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al convegno di presentazione del Report 2006 di Csv.net, che si è tenuto lo scorso 13 dicembre a Roma, è emerso come a dieci anni dalla loro nascita, i Centri di servizio per il volontariato mostrano un sensibile allargamento della loro base sociale; una diffusione capillare sul territorio; l'assunzione di crescenti responsabilità di governance sulle organizzazioni di volontariato. Se non si può ancora parlare di una piena capacità di rappresentanza, i Centri di servizio hanno comunque acquisito un ruolo politico di primo piano. E' un bilancio senza dubbio positivo quello che emerge dal report annuale CSV.net, utile soprattutto a definire le sfide che si profilano per il futuro del volontariato. “I centri di servizio, istituiti dalla legge 266 del 1991, sono un'esperienza in crescita e da salvaguardare. Ci aspettiamo che nella revisione della legge quadro sul volontariato siano previsti meccanismi di riequilibrio delle risorse tra i diversi centri italiani per permettere a tutte le organizzazioni di godere del sostegno e dei servizi offerti dai CSV". Sono parole di Marco Granelli, presidente di CSV.net, intervenuto al convegno. La forte evoluzione dei CSV italiani emerge chiaramente dal Report 2006: nel 2006, i 77 CSV italiani hanno erogato quasi 227.000 servizi a più di 100.000 utenti tra associazioni, gruppi informali di cittadini, singoli volontari, con un aumento percentuale, rispetto al 2005, pari al 30% circa. Le proposte di revisione della legge 266 del 1991 - attualmente al centro della discussione parlamentare - sono state formulate alla presenza di Mimmo Lucà, presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati di Commissione Affari Sociali. "Non è in corso uno stravolgimento - ha spiegato Lucà - dell'impianto normativo della 266 che si è confermata una buona legge e che va semplicemente attualizzata. Sono riconfermati gli aspetti ideali della gratuità e della volontarietà dell'azio-

ne solidale. Stiamo lavorando all'introduzione di miglioramenti che valorizzino la rete delle piccole e medie organizzazioni, che salvaguardino l'autonomia del volontariato e che promuovano la partecipazione dei giovani al mondo del volontariato". Al convegno ha preso parte anche Cristina De Luca, sottosegretario del Ministero alla Solidarietà sociale che

Marco Granelli presidente di CSV.net ha sottolineato la volontà dell'esecutivo di dare un contributo alla riforma in corso nel rispetto della sovranità del Parlamento. "Il Governo -ha sottolineato Cristina De Luca- vuole aiutare il volontariato ad affrontare anche alcune zone di ombra e criticità come la differenziazione del volontariato dal lavoro mal pagato e la capacità di lavoro in sinergia con gli enti locali". Sono intervenuti, inoltre, Maria Guidotti, portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, Lorenzo Di Napoli della Consulta dei Comitati di Gestione, Piergiorgio Licheri e Mauro Giannelli del Volontariato. In Italia sono 77 i Centri istituiti in tutte le Province italiane, tranne l’Alto Adige, con una copertura caratterizzata da una rete di punti di servizio diffusi su tutto il territorio e costituita da un insieme composito di strutture, articolate in sedi centrali e sportelli. In particolare, alla fine del 2006, erano presenti 408 punti di servizio, attraverso i quali accedere alla rete dei

servizi dei Centri; la copertura del territorio è stata forte. Per quanto riguarda il numero di organizzazioni di volontariato coperte da ogni sportello dei Centri si sta procedendo molto velocemente verso un rapporto cento a uno (per l’esattezza nel 2006 il rapporto in Italia è di 109 realtà di volontariato ogni sportello). I Centri di servizio non sono solo una forma istituzionale di supporto e di aiuto al volontariato, ma ormai ne sono sempre più una diretta espressione. In circa il 94% dei casi l’ente gestore è composto da una pluralità di associazioni di volontariato e solo in circa il 6% si è in presenza di una singola organizzazione. Il modello di gestione più diffuso, che interessa quasi la metà dei Centri (48,1%), si basa su di un mix di enti coinvolti, e non solo di organizzazioni di volontariato che comunque rimangono la maggioranza, proprio per favorire un maggiore radicamento dei CSV rispetto ai propri territori. Questa modalità di gestione si sta del resto diffondendo nel corso del tempo (nel 2002 incideva per il 37,7%). Il governo dei CSV è saldamente in mano alle organizzazioni di volontariato: fra i circa 9.430 soci del 2006, il 94% ha tale natura (si tratta quindi di oltre 8.800 organizzazioni di volontariato). Il 6% restante è composto da realtà di vario tipo (associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, altre forme di non profit, e, in alcuni casi, enti pubblici). Se si tiene presente che molti soci sono in realtà reti di organizzazioni, che quindi rappresentano al loro interno una molteplicità di realtà, si può stimare che in Italia nel 2006 quasi una organizzazione su due fra quelle presenti (46,4%) è socia, direttamente o indirettamente (tramite appunto l’appartenenza a reti), dei Centri. Se una carenza tipica del volontariato italiano in generale è la costruzione di reti orizzontali, visto che in genere prevalgono grandi reti verticali e poca partecipazione alle altre reti del Terzo Settore ed istituzionali (Forum, “piani di zona”, etc.), questo dato dimostra che i Centri stanno rappresentando oggi un’occasione importante per molte realtà di volonta-

SEDI CSVS

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riato di conoscersi e di collaborare assieme, a partire da interessi comuni e dall’azione su medesimi territori. La mole dei servizi erogati dai CSV per l’anno 2006 è stata complessivamente offerta a più di 100.000 utenti. Il 78% dei servizi è giunto ad organizzazioni, mentre il 21% è stato erogato a singoli cittadini, volontari utenti della formazione, cittadini destinatari di iniziative di conoscenza e promozione del volontariato, cittadini intenzionati a costituire associazioni di volontariato. I servizi per le organizzazioni sono stati rivolti per l’81% al volontariato, mentre i restanti servizi si suddividono fra associazioni di promozione sociale (12,3%), anche grazie a convenzioni con le Province, che in questo modo integrano le risorse economiche, altro non profit e realtà della società civile (5%) ed infine istituzioni (meno del 2%). Ai CSV si sono quindi rivolte nel 2006 35.000 organizzazioni e 68.000 utenti singoli; in particolare si tratta di circa 27.000 organizzazioni di volontariato, comprese quelle non iscritte ai registri. Considerando che le OdV risultano complessivamente pari a circa 46.000, si può affermare che il 58% delle organizzazioni esistenti ha utilizzato almeno una volta nel 2006 un CSV. Questo dato è molto verosimile e positivo. La riforma della 266/91, attualmente in atto, non può che partire dall’esperienza dei CSV italiani previsti dall’art. 15 della legge quadro sul volontariato. CSV.net ritiene che non sia opportuno modificare l’art. 15, ma sia necessario rivedere il Decreto Ministeriale che lo attua, a partire dalle seguenti “questioni aperte”: • l’integrazione e la perequazione dei fondi; la pluralità dei soci e l’ampliamento della base associativa per evidenziare il governo dei CSV da parte del volontariato; • l’innovazione dei servizi, con particolare attenzione al sostegno dei progetti delle associazioni; la programmazione triennale dei CSV e, in parallelo, la durata del mandato dei CoGe; • la definizione di un controllo non di merito dei Comitati di Gestione; l’autodeterminazione, da parte del volontariato, dei propri quattro rappresentanti nei CoGe; la facilitazione della riattivazione dei CoGe al momento della scadenza per evitare rallentamenti; l’ufficializzazione dei coordinamenti regionali dei CSV e di quello nazionale con funzioni di servizio per le organizzazioni regionali e nazionali.


L’Assessore Tedesco interviene sul Piano Regionale della Salute

Gennaio-Febbraio 2008

MIMINA SERGI

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lavori relativi ai vari incontri previsti nelle linee guida per il processo alla redazione del Piano della Salute con il contributo del cittadino, come da delibera di Giunta Regionale dell’11 luglio 2007, n. 1165 e pubblicata nel BUR Puglia n. 116 del 28.08.2007, si sono conclusi. Abbiamo incontrato l’Assessore alle Politiche della Salute, Alberto Tedesco, il quale sostiene che tutto il materiale dovrà essere valutato dalla Giunta subito dopo aver incontrato anche l’ANCI e le parti sociali. Successivamente il Piano passerà in Commissione. Inoltre si è praticata una forzatura allo Statuto perché si vuole far decidere la programmazione del suddetto Piano al Consiglio Regionale. Ciò richiede un po’ di tempo, ma si

può avere un docuTutto ciò porterà un mento finale più viciulteriore aumento no alle varie richieste delle tasse? ed esigenze. L’informazione su Assessore, cosa si questo argomento prevede per gli deve essere miglioraospedali pubblici, ta perché non è la prima volta che si privati ed per gli Enti Ecclesiastici? impongono delle tasse. Nel 2003 Nel Piano sono preerano indiscriminate visti due centri granL’Assessore alle Politiche e per tutte le fasce di di ustioni, uno al Policlinico di Bari e della Salute, Alberto Tedesco età e nel 2005 c’era un disavanzo eccesl’altro negli Ospedali Riuniti di Foggia. 459 milioni di sivo perché si era ripianato il defieuro saranno messi a disposizione cit del Piano Regionale. Dal 2005 per l’Ospedale Vito Fazzi, il in poi il disavanzo si è notevolPoliclinico di Bari, gli Ospedali mente ridotto e tutte le cifre sono Riuniti di Foggia, l’Ospedale nei Bilanci della Regione che sono Cardinale Panico di Tricase ed degli atti pubblici e quindi ufficiali. altri. Tutti hanno diritto agli inve- Cosa è previsto per il reperistimenti per avere su tutto il terri- mento di tutti questi milioni di torio migliori interventi e presta- euro? 450 milioni di euro saranno recuzioni.

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perati attraverso il reperimento di somme non spese, attraverso coofinanziamenti che poi saranno inseriti nelle apposite voci del Bilancio Regionale per finanziare l’art. 20 riguardante tali spese. E’ vero che si prevede la chiusura dei cosiddetti piccoli ospedali? Ogni Asl ha presentato la propria proposta per migliorare le prestazione di tutti gli ospedali di riferimento e quindi il tutto sarà valutato seguendo il procedimento che ho esposto prima. Sicuramente ci saranno delle modifiche nella gestione ed incentivazioni di reparti, ma questo non significa chiudere gli ospedali. Quando si prevede l’attuazione del Piano Regionale della Salute? Per la metà di febbraio penso che saranno completate le procedure di redazione del Piano alle quali seguirà l’attuazione.

Nel 2007 crescono le richieste di sangue. Perché?

Risponde a questo interrogativo Italo Gatto, componente del CBUS e consigliere del CSVS

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l 2007 si è concluso con un innalzamento delle richieste di sangue. Per fortuna non a causa di un aumento di incidenti. Italo Gatto è componente del CBUS (Comitato Buon Uso del Sangue) della A.s.l. di Lecce. Ci può chiarire questo dato? Una delle cause di questo innalzamento delle richieste di sangue è dovuta all’attività di Cardiochirurgia del “Vito Fazzi” di Lecce ed a quella del “Clinica Città di Lecce”. Nel 2007 si sono effettuati molti interventi al cuore e molti se ne faranno. Questi interventi sono programmati o sono di urgenza? La maggior parte sono programmati e quindi il paziente viene preparato all’intervento così pure la richiesta del sangue. Come avviene tale richiesta e che cosa si fa per gestire la risorsa sangue? La prassi è la seguente: il medico chiede al Centro Trasfusionale la quantità ed il gruppo sanguigno; il C.T. chiama i referenti delle Associazioni dei Donatori di Sangue; i donatori interpellati ed idonei si recano presso il Centro

Trasfusionale per donare il sangue. Si può chiedere il sangue ai parenti dei pazienti? Questo non è corretto per dei motivi molto semplici. I parenti sono sotto pressione per il momento che stanno vivendo e poi potrebbero non essere compatibili o idonei. I medici e paramedici dovrebbero dare informazioni sulla donazione del sangue che è volontaria e gratuita di modo ché, chi vorrà donare lo farà con piena e libera volontà e non perché c’è il parente che ha necessità. Inoltre, se il parente decide di effettuare la donazione per quella situazione è probabile che dopo non continui e quindi si avrebbe un donatore occasionale. Le Associazioni perseguono anche l’obiettivo di ridurre questa pratica occasionale, perché se si hanno donatori periodici si ha una maggiore sicurezza ed un maggior controllo. Alla notevole richiesta di sangue, che non deriva solo dalle due chirurgie, come sta rispondendo il territorio? Per quanto riguarda la città di Lecce (intesa come popolazione) non si riscontra un aumento forte del numero delle donazioni, mentre

Italo Gatto, componente del CBUS e consigliere del CSVS

per la provincia il dato ha un trend positivo. Le Associazioni si danno da fare e nuovi donatori hanno incominciato a donare nel 2007, mentre gli altri periodicamente donano. In questo modo i pazienti sono curati negli Ospedali della provincia e per i parenti si elimina lo stress dei lunghi viaggi della speranza e della lunga degenza fuori casa, con tutto quello che derivava da queste situazioni di disagio. Le Associazioni hanno cura di

gestire i propri donatori e cercare di promuovere la donazione. Chi opera negli ospedali che fa? Gestisce bene la risorsa Sangue? I donatori sono persone responsabili e i dirigenti delle Associazioni devono saper gestire questa risorsa umana, aggiornandosi sui vari modi della donazione, fornendo tutte le notizie utili avvalendosi dei corsi di formazione o di personale specifico e professionale, e diffondere la cultura del dono. I medici e paramedici dovrebbero, oltre a contribuire alla diffusione della donazione, saper gestire la risorsa Sangue. La programmazione degli interventi è importante, ma lo è anche il recupero delle emazie, pratica che nelle cardiochirurgie non avviene. Se per un intervento non sono utilizzate tutte le sacche di sangue richieste, si dovranno restituire al Centro Trasfusionale, il quale provvederà a destinarle ad altri interventi. Il Comitato Buon Uso del Sangue è un organo preposto affinché la risorsa Sangue sia gestita al meglio, ma ci dovrà essere un miglior dialogo e la corresponsabilità di tutti gli operatori del settore. Mi. Se.


Un tavolo tecnico per l’autismo

Gennaio-Febbraio 2008

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Il fenomeno è in aumento. Tre associazioni chiedono l’istituzione di un tavolo tecnico per dare il via al registro regionale, emanare le linee guida per interventi omogenei e monitorare il fenomeno. Il riscontro della Regione

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imostrano preoccupazione le tre associazioni del tarantino che poco tempo fa hanno chiesto alla Regione l’istituzione di un tavolo tecnico sull’autismo. La preoccupazione è legata ai dati che denuncerebbero un aumento considerevole del fenomeno sul nostro territorio regionale. L’iniziativa parte dall’associazione Cuamj, dall’associazione Autismo Taranto e dall’associazione Jonica Sindrome Artistica, che denunciano anche un aumento delle sindromi e delle patologie connesse all’autismo. Da qui la necessità di ottimizzare un piano strategico per la presa in carico globale delle persone affette da autismo e definirne i parametri strumentali, organizzativi, formativi e di ricerca scientifica sulle

cause scatenanti l’autismo. A questi bisogni risponderebbe la creazione di un registro regionale sull’autismo. Il registro – spiegano i responsabili delle tre associazioni - consentirebbe una rilevazione precisa dei dati clinici epidemiologici. “Tali dati – si spiega nella lettera inviata al presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola, e ai maggiori rappresentanti politici e tecnici della sanità pugliese – potranno essere utilizzati anche per un’analisi di processo e di verifica dei modelli organizzativi proposti”. Questo consentirebbe di assegnare particolare rilevanza sanitaria e sociale al disturbo autistico, giacché – come si sottolinea ancora nella lettera – mancano “modelli d’intervento condivisi e una rete di ser-

In arrivo 30 milioni di euro per la famiglia

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n cospicuo investimento quello che la Puglia ha destinato alle politiche per la famiglia. Si tratta di 30 milioni di euro per la realizzazione di servizi per le famiglie che devono fronteggiare numerose difficoltà. L’obiettivo è quello di sviluppare un nuovo modello di accesso ai servizi che tenga conto delle nuove emergenze sociali: dalle nuove povertà, all’incremento della fetta di popolazione in povertà relativa e alla progressiva disgregazione delle reti di assistenza informale, al bassissimo tasso di natalità e all’altissimo tasso di disoccupazione femminile, tra i più alti d’Italia. La vera novità, come sottolinea Elena Gentile, assessore regionale alla solidarietà sociale, è la promozione di “una strategia di intervento che sia in grado di assicurare elementi di valorizzazione delle famiglie pugliesi per produrre benefici diretti alle famiglie residenti nella nostra regione e, al tempo stesso, di ricercare un impatto più significativo delle politiche regionali a favore delle famiglie, sviluppando interventi sui nuclei familiari piuttosto che sulle singole situazioni di disagio. Il fulcro della strategia regionale è rappresentato, quindi, da una efficace sintesi tra sostegno alle famiglie, valorizzazione delle reti sociali, potenziamento dei servizi socio-sanitari, non emergenziali, distribuiti omogeneamente sul territorio pugliese.”

vizi assistenziali nella nostra Regione”. Insomma, un monitoraggio della malattia, una centralità del fenomeno patologico nelle politiche della salute pugliesi, risposte più vicine ai bisogni delle persone affette e delle loro famiglie sono le richieste urgenti portate all’attenzione del settore sanità dalle tre associazioni salentine. Senza trascurare che l’istituzione del tavolo tecnico e del Registro Regionale, comporterebbe anche la rilevazione epidemiologica e l’analisi dei processi assistenziali, l’organizzazione delle linee di indirizzo sui percorsi formativi e sulla ricerca, la realizzazione e l’applicazione delle linee guida per l’autismo, il monitoraggio sulle applicazioni delle stesse linee guida, la valuta-

zione sulla qualità dei servizi offerti e, infine, l’aggiornamento periodico delle linee guida. Non si fa attendere la risposta della Regione che, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera all’associazione Cuamj, in cui si comunica la disponibilità a collaborare all’istituzione del tavolo tecnico regionale. Nella lettera, a firma del direttore di area Antonio Battista dell’Ares (azienda regionale per la sanità), si ricorda che il tavolo tecnico ministeriale, istituito nel 2005, ha recentemente prodotto le linee guida nazionali, nei prossimi mesi all’esame delle regioni. Proprio da qui, dalla valutazione degli indirizzi nazionali, prenderà il via la collaborazione per l’istituzione del tavolo tecnico S.P. regionale.

Asili nido, servizi socioeducativi, riduzione dei costi per le famiglie numerose, potenziamento della rete consultoriale, qualificazione del lavoro delle assistenti familiari. Gentile: “valorizzare le famiglie come fattore di sviluppo”

L’incremento dei servizi per la prima attività ludico-ricreative). infanzia e per il supporto al lavoro di cura L’investimento prevede anche il potenziadelle famiglie e alla conciliazione dei tempi di mento della rete consultoriale attraverso provita e di lavoro, è tra i primi obiettivi delle getti coordinati e concertati con i distretti azioni programmate. Vi sono destinati 20 sociosanitari e con i Centri risorse. L’aspetto milioni di euro complessivapiù innovativo è rappresentato mente fra asili nido e servizi dalla realizzazione di progetti socioeducativi per la prima sperimentali per l’incrocio infanzia. Attualmente in domanda – offerta dei servizi di Puglia solo il 24% dei Cocura, anche per favorire l’emermuni ha attivato asili nido, sione del lavoro sommerso nei micro nidi, sezioni primaveservizi di cura, attraverso la cerra e altre strutture per l’intificazione delle competenze fanzia. La previsione è che delle assistenti familiari e la attraverso i nuovi servizi via creazione degli albi comunali sia un incremento di almeno delle assistenti familiari. 11 punti percentuali in più In corso di pubblicazione dei servizi pubblici nel settoanche l’avviso pubblico per il re della prima infanzia. finanziamento di progetti speriElena Gentile, Assessore Parallelamente dovrebbe mentali promossi dalle associainnalzarsi anche la percen- Regionale alla solidarietà sociale zioni di volontariato e dalle tuale dei bambini accolti nei associazioni di promozione soservizi socioeducativi. Si stima che, attraverso ciale impegnate nel sostegno alle famiglie. i nuovi bandi, si possano creare 9.000 posti L’obiettivo, anche in questo caso, è la valorizbambino in più, per allinearsi alla percentuale zazione delle risorse di solidarietà dalle famimedia italiana (12%, l’attuale si attesta sul glie e delle proprie associazioni di rappresen3,5%). tanza affinché si promuova il superamento di Prevista, in maniera sperimentale, anche la logiche di assistenzialismo verso forme di citriduzione, fino ad un massimo del 30%, dei tadinanza attiva delle famiglie. costi sopportati dalle famiglie numerose (con 4 o più figli) in alcuni servizi (trasporti, mense, S.P.


APPROFONDIMENTI

Gennaio-Febbraio 2008

L’invasione delle droghe sintetiche

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Rapporto Servizi antidroga 2007

L

e droghe sintetiche invadono il mercato italiano. A indicarlo è il boom di sequestri: +500%. Una crescita a tre cifre che segna un nuovo record: più di 30mila chili di droga e oltre 3,4 milioni di dosi sottratti al mercato negli ultimi dodici mesi. E' quanto emerge dalle anticipazioni che fa l'Adnkronos sul quadro 2007 del mercato nella relazione annuale della Direzione Centrale Servizi Antidroga del ministero dell'Interno. VECCHIE E NUOVE DROGHE Anfetamine ed ecstasy le droghe chimiche preferite. Tra i consumatori nuovi o 'nostalgici' l'eroina torna protagonista, mentre la cocaina mette d'accordo tutti e mantiene il suo primato. A incentivare il mercato ci pensano i prezzi stracciati: Napoli e' la città più conveniente con 20 euro per una dose di polvere bianca o eroina. Tra gli “effetti collaterali” una sempre maggiore spregiudicatezza nell'uso di “sostanze da taglio”, che sono spesso la causa delle morti per droga. Se hashish e marijuana perdono clienti, la globalizzazione incrementa il consumo delle sostanze etniche: khat, ketamina e shaboo. Trend positivo anche per il recupero di eroina che in dieci anni ha visto quadruplicare i risultati. Nel 1997 erano 476 i chili sottratti alle organizzazioni criminali oggi, invece, si sfiora quota 1.900. Un indice di attenzione da parte delle forze dell'ordine, ma anche un segnale: il surplus di oppiacei prodotto in Afghanistan si sta riversando sul mercato italiano ed europeo. Un traffico illegale gestito da diversi cartelli: dalle mafie nostrane alle organizzazioni albanesi o maghrebine. Il tutto senza escludere i produttori. Il mercato nazionale è alimentato quasi totalmente dalla cocaina colombiana: Ecuador, Spagna, Olanda e Argentina le rotte d'ingresso. Turchia e Albania, invece, il passepartout per l'eroina afgana. L'hashish arriva attraverso la Spagna o l'Olanda, quest’ultima pronta a garantire 'rifornimenti' anche di marijuana e droghe sintetiche. ANFETAMINE ED ECSTASY Nel 2007 anfetamine ed ecstasy hanno acquisito nuovi clienti, oltre il 6% secondo le ultime stime, e raggiunto quota 388mila dosi. Quasi 5.300 quelle invece di Lsd. Un mercato con alcune novità e qualche ritorno: più di un milione di compresse di diazepam, 1.478 chili di khat e oltre 2 chili di metadone sequestrati. Carichi di droghe sintetiche intercettati che, si sottolinea nella relazione della Dcsa "registrano incrementi consistenti. Si ritiene peraltro che

l'offerta di queste sostanze sia maggiore di quanto non dicano i sequestri. Si tratta di un traffico molto frammentato, spesso gestito da soggetti al di fuori dei circuiti macrocriminali, che mutano frequentemente e che rendono per questo più difficile l'individuazione dei flussi". ALLUCINOGENI Allucinogeni da laboratorio e stimolanti anfetaminici distribuiti da “trafficanti fai da te”. La conferma arriva da Sebastiano Vitali, dirigente superiore della Polizia di Stato, a capo del Servizio operazioni della Direzione centrale antidroga. "Difficile negare che chiunque possa andare in Olanda

a comprare della droga con una probabilità molto alta di farla franca". Incensurati insospettabili che si trasformano in corrieri o in consumatori-pusher, gruppi stranieri sempre più interessati a entrare in un mercato che promette guadagni facili. UN MERCATO CHE ATTRAVERSA TUTTA L’ITALIA Il mercato illecito attraversa tutta l'Italia. Tappa obbligata Milano e provincia: quasi un chilo di droga su tre passa da qui, se si leggono tabelle e statistiche. La Lombardia si conferma la regione dei sequestri con 9.480 chili: quasi il 32% della droga complessiva recuperata lo scorso anno. Seguono la

I 5 assi del Piano Nazionale di azione sulle droghe

A

tteso da sempre, sollecitato dall’Unione Europea, dal momento che l’Italia era l’unico Paese, assieme a Malta, a non averne uno. Si tratta del Piano Nazionale di lotta alle droghe che il Consiglio dei Ministri ha approvato, nell’attesa generale, il 29 novembre 2007. Un documento tutto nuovo, della durata di un anno, il 2008, con la programmazione di 66 azioni che si snocciolano su cinque assi portanti: coordinamento nazionale e interregionale; riduzione della domanda; riduzione dell'offerta; cooperazione internazionale; informazione, ricerca, valutazione. COORDINAMENTO – Si riattiverà il coordinamento tecnico tra le Regioni e verrà creato un coordinamento permanente tra le amministrazioni centrali, regionali e locali competenti. RIDUZIONE DOMANDA – Ogni Regione dovrà produrre il proprio piano pluriennale sulla droga. Si interverrà con la “prevenzione selettiva” negli spazi di divertimento, attraverso servizi rivolti ai consumatori. Mappatura dei servizi e dei consumi, Osservatorio sul disagio giovanile, definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza per le dipendenze patologiche, linee guida sulla riduzione del danno, sono tra le azioni di spicco. Di innovativo nel piano entra il gioco patologico e il doping considerati alla stregua delle sostanze per gli effetti di dipendenza che inducono. Il piano 2008 prevede accordi con le associazioni dei gestori di slot machine, per sensibilizzarli alle problematiche del gioco patologico e farli aderire a un codice di auto-regolamentazione: i locali che si adegueranno riceveranno un bollino di qualità, una sorta di certificazione che ne garantirebbe l’estraneità dalla patologia. Anche le palestre,

secondo un percorso simile, potranno dotarsi del marchio “palestra sicura” e libera dal doping. RIDUZIONE OFFERTA Previsti accordi di cooperazione transnazionali per la lotta al narcotraffico. Non mancano le curiosità: la modifica della legge attuale sulla droga (L. 309/90) per consentire la coltivazione della canapa sativa (la pianta da cui si ricava la fibra, non quella da cui si ottiene l'hashish) “a fini leciti” e la lotta al traffico di droghe via internet, anche attraverso una mirata revisione normativa. COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - Prevista l'assistenza finalizzata alla creazione di attività economiche alternative alle coltivazioni illegali (ad esempio l'aiuto ai contadini afghani per trasformare le colture di oppio). INFORMAZIONE–Un Sistema Informativo Nazionale Dipendenze (Sind), per la raccolta dati sui consumi. Il piano sperimenterà il Sistema di Allerta Rapido (Early Warning System) nazionale, in linea con quanto previsto in ambito europeo per la raccolta, la validazione e la diffusione delle informazioni fornite dagli operatori delle dipendenze, sulle nuove sostanze che compaiono sul mercato o su sostanze “tagliate” in modo da essere pericolose, sui nuovi stili e i nuovi fenomeni. Al più presto anche un numero verde sul doping. S.P.

Liguria (2.908 chili), la Sicilia (2.366) e la Campania (1.919). Fanalino di coda il Molise, la Valle d'Aosta e la Basilicata, rispettivamente con poco più di 6, 26 e 28 chili. LA SITUAZIONE PER REGIONE E' 'boom' di cocaina, eroina e droghe sintetiche in Lombardia, mentre Liguria e Sicilia si dividono il traffico di marijuana, hashish e cannabis. Sono 213.158 le pasticche di ecstasy sequestrate a Milano e province, a cui vanno aggiunte 24 dosi di anfetamine e 565 di Lsd, il potente allucinogene che 'impazza' in Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con 2.293 e 1.626 dosi sequestrate in dodici mesi. A guidare la classifica dei sequestri di eroina e cocaina e' ancora la Lombardia con 868 e 1.220 chili sottratti alle mani dei trafficanti. In Liguria l'hashish 'spadroneggia' con 2.610 chili recuperati, mentre in Sicilia “spopola” marijuana e cannabis: 1331 chili e quasi 1.434.500 di piante sequestrate. Cocaina nascosta in blocchi di marmo o intrisa negli abiti, eroina 'inserita' all'interno di computer, shaboo nascosto in oggetti di legno artigianali, cornici di quadri o nelle suole delle scarpe. Senza dimenticare i metodi più classici: doppifondi di valige, palle da tennis, vani dell'auto creati ad 'hoc', piccole imbarcazioni e bagagli a mano: solo a Malpensa ogni giorno sbarcano oltre tre chili di droga. Porti, aeroporti e strade: i corrieri non hanno mezzi di preferenza. Nel porto di Salerno sono stati recuperati in un solo colpo, nel febbraio scorso, 378,90 chili di cocaina. IN AUMENTO SEQUESTRI E CONSUMATORI Crescono i sequestri, ma aumentano i consumatori. Nel 2007 le persone segnalate sono state 34.570, con un aumento, rispetto allo scorso anno del 10,5%. Trend positivo anche per stranieri e minori. Le denunce hanno riguardato in 10.360 casi cittadini stranieri rispetto ai 9.544 del 2006 segnando un + 10,8%. Solo nel primo semestre gli stranieri segnalati in Italia, di cui 4.466 in stato di arresto, sono stati 5.382: il 31,1% del totale nazionale delle denunce per droga con un incremento del 20,8% rispetto allo stesso periodo del 2006. Più denunce per il reato di traffico illecito in 4.877 casi (18,8% in più rispetto al primo semestre del 2006) e di associazione finalizzata al traffico in 505 casi (+44,7%). Un dato indicativo di quanto gli stranieri siano sempre più coinvolti nel reato più grave di associazione, conservando allo stesso tempo un ruolo primario in quello dello spaccio.


APPROFONDIMENTI

Gli errori sulla droga in quattro “P”

I

n materia di lotta alle droghe, negli ultimi anni, si è diffusa in Italia la politica che mi piace definire delle “4P”: Proclami, Pochezza, Pusillanimità, Pigrizia. Non voglio soffermarmi sui tanti proclami che ci investono dai media provenienti dal mondo politico ed istituzionale, credo che il loro unico effetto sugli operatori del settore sia quello di aumentarne la rabbia e lo sconforto. Pochezza, anzitutto! Pochezza di risorse: tanto a livello nazionale quanto a livello di gran parte delle regioni italiane (cui la materia compete). Il riferimento è soprattutto alle risorse destinate agli interventi socio-sanitari, in quanto cospicui investimenti continuano ad essere effettuati sul fronte del controllo e della repressione. Questi ultimi, infatti, assorbono il 65% delle somme destinate alla lotta alle droghe, mentre gli interventi per il sostegno sociale, i servizi di prevenzione, di riduzione del danno, di cura e riabilitazione, tutti insieme, raggranellano a stento il 17% delle disponibilità. In media nelle regioni italiane si investe lo 0,8% del totale del Fondo Sanitario per i servizi di contrasto alle dipendenze, mentre la media UE è dell'1,5%. Non deve quindi sorprendere che nei servizi in questione, tanto pubblici che privati, a

conti fatti manchino oltre 15.000 operatori rispetto agli organici previsti dalle normative di riferimento; né può destare stupore il progressivo affermarsi di forme sempre più accentuate di precarietà. È qui che entra in gioco la Pusillanimità. Per elevare la qualità degli interventi, per realizzare almeno alcuni dei tanti proclami sulla lotta alle droghe e all'esclusione sociale, per dare dignità a migliaia di persone che vivono in condizioni sub-umane, serve il coraggio politico di riequilibrare le voci di spesa, di osare nella destinazione delle risorse, di cancellare

la vergogna delle “elemosine” che vengono elargite agli enti e alle strutture impegnati nell'assistenza socio-sanitaria. Ma ai nostri politici (ripeto, nazionali e regionali), questo coraggio manca. Il sistema viene abbandonato alla deriva e le poche e incerte risorse disponibili a stento riescono a mantenere in piedi i servizi ordinari, quelli storici e consolidati (i sert., le comunità terapeutiche più solide, gli interventi di prevenzione nelle scuole e poco altro). Così si va avanti facendo leva più che altro sulla Pigrizia. Si finge di credere che quel che i traballanti servizi pubblici e privati riescono a tenere in piedi sia una buona base su cui poter costruire “in futuro” (ossia quando finalmente, miracolosamente, si troveranno le risorse) degli interventi in linea con i proclami. Ma questa pigrizia finisce per causare un duplice danno. Anzitutto rende impossibile lavorare sulla prossimità, sulla limitazione dei rischi e la riduzione dei danni, sull'accesso facilitato alle cure e ai servizi, sulla conversione degli interventi per far fronte alle esigenze delle nuove fasce di consumatori. Così si continuano a procrastinare modelli di intervento sempre più desueti e destinati in maniera pressoché esclusiva ai tossicomani “storici” (in particolare eroinomani). Ma soprattutto si scava un abisso fra il mondo reale dei consumatori di sostanze, fra le innumerevoli nuove forme di consumo critico, abuso e dipendenza vera e propria e un sistema dei servizi

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efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi. Il decreto legge del governo sulle tossicodipendenze deve essere abrogato." (pp.186-187) Il disegno di legge per modificare la FiniGiovanardi è fermo al palo, da almeno sette mesi, senza fare mai ingresso nemmeno nel Consiglio dei Ministri. A far bene i conti, almeno finora, la legge ha vissuto più con il governo di Prodi (608 giorni) che con Berlusconi (138 giorni). Quindi manca poco, (venne approvata il 21 febbraio 2006) al secondo compleanno della legge nata come modifica al decreto per il corretto svolgimento delle olimpiadi invernali di Torino! Il "blocco", per l’ex Ministro Ferrero, è indice della "mancanza di quel minimo salto culturale necessario per affrontare scientificamente il tema", che in altri Paesi europei trova

Gennaio-Febbraio 2008

soluzione "a prescindere dal governo". Tre i punti del ddl: presa in carico da parte del servizio senza sanzioni amministrative, che "puniscono i consumatori vanificando l'aspetto della prevenzione; la reintroduzione delle tabelle che distinguono fra droghe pesanti e droghe leggere e tengano conto della pericolosità delle sostanze ("attualmente nella Fini-Giovanardi- ha detto Ferrero- nel determinare le quantità per distinguere fra consumo personale e spaccio sono stati usati dei moltiplicatori diversi", che finiscono per "premiare" la cocaina rispetto a sostanze meno pericolose); la messa a punto di politiche di riduzione del danno, come, ad esempio, la somministrazione controllata, che oltre ad avere effetti positivi in termini di riduzione della microcriminalità e spaccio "medicalizzerebbe il problema", evidenziandone la natura di "malattia".

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Daniele Ferrocino Comunità Emmanuel vecchio, stanco, privo di direttive, che fatica a sopravvivere e che certo non può riuscire a tenere il passo con le scelte continuamente cangianti degli stili di vita e dei modelli di consumo che si diffondono nella società. Qual è, dunque, il risultato della politica delle 4P? Intanto quella di non essere una vera e propria politica se al termine attribuiamo innanzitutto il significato etimologico di “arte di governare la società”. Non è possibile governare se non creando gli strumenti e i mezzi affinché il sistema, in risposta a problemi complessi e articolati, funzioni efficacemente. Diversamente, il risultato sono servizi sempre più poveri e sempre meno adeguati alle reali esigenze di una popolazione in continua, perenne evoluzione. Daniele Ferrocino

DROGA IN ITALIA, TUTTO TACE

Insomma, ancora una volta, ad avere la meglio è la paralisi. E chi ci rimette la pelle sono loro, i tossicodipendenti. Solo alcuni dati per avere la contezza del fenomeno: dal 1 gennaio 2008 sono morte per overdose 9 persone, sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine 474,7 kg di droghe leggere e 2.105,1 kg di droghe pesanti oltre a 267.455 di dosi sintetiche. Peraltro la Corte Costituzionale si è espressa contro la stessa legge, accogliendo, seppure in parte, alcune questioni di legittimità sollevate dalla Regione Umbria, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Liguria e Piemonte (sentenza n. 387/2007). Insomma urge un provvedimento serio che non abbia a che fare con schemi ideologici di parte e che si schieri, una volta per tutte, dalla parte di una società più giusta e inclusiva di tutti.


DOSSIER

Minori: ascoltare non è mai abbastanza Gennaio-Febbraio 2008

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L’esperienza ventennale di Telefono Azzurro nello sforzo di prevenire il disagio SARA MANNOCCI

C’

è qualcuno in ascolto? Questo si domanda la nuova campagna di Telefono Azzurro lanciata ad inizio gennaio per portare avanti l’impegno, assunto ormai vent’anni fa, di dare voce all’infanzia in difficoltà e per rilanciare un messaggio: sono l’ascolto e l’attenzione i punti di partenza per prevenire il disagio di bambini ed adolescenti. Ne abbiamo parlato con Barbara Forresi, da oltre sette anni psicologa di Telefono Azzurro. Dott.sa Forresi, quale realtà emerge dalla sua esperienza professionale? L’abuso e il maltrattamento nei confronti dei minori sono presenti ma ancora poco conosciuti. Nonostante ormai se ne parli molto, ci sono ancora molte situazioni nascoste perché in molti casi riguardano la vita familiare e rimanMIMINA SERGI

I

l termine bullismo descrive, in generale, un comportamento invadente, negativo e perpetrato nel tempo. Questa lunga catena di incidenti comprende la sottovalutazione e la critica triviale dell’individuo, o degli individui che ha come bersaglio. Caratteristica dei bersagli non è tanto il fatto di essere sottoposti o più giovani, quanto quello di essere, in qualche modo, più deboli. Il bullismo è un comportamento deliberatamente dannoso, continuato nel tempo, che rende difficile per le vittime la difesa. Si possono distinguere tre tipi di bullismo: quello fisico (picchiare, derubare), quello verbale (insultare, usare nomignoli), quello indiretto (escludere dal gruppo, spettegolare). I fatti di bullismo e violenza che hanno interessato anche le nostre scuole, talvolta enfatizzati dai media, configurano un quadro preoccupante. E’ necessario fornire alle scuole ulteriori risorse e strumenti che consentano di potenziare le azioni per valorizzare la persona, la crescita e lo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo studente, an-

gono chiuse in questo contesto. Penso soprattutto alle realtà di abuso fisico e psicologico, a cui si tende a fare meno attenzione rispetto all’abuso sessuale, che tende invece ad essere posto più in primo piano. Sicuramente c’è bisogno di maggiore ascolto. I bambini e gli adolescenti crescono molto in fretta. Pensa che un minore oggi faccia difficoltà a 'orientarsi' tra gli stimoli che riceve? Oggi i ragazzi hanno più opportunità, senza dubbio positive, rispetto ai loro coetanei di dieci anni fa, a questo si affiancano però nuovi rischi - internet, l’adescamento on line - e una maggiore distanza dagli adulti. I giovani da ‘pionieri’ rischiano di rimanere soli. Per questo sono necessarie attività che rendano i genitori e gli insegnanti capaci di stare al passo. Dall’VIII rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, presentato insieme ad Eurispes, emerge

la fragilità della famiglia odierna. E’ cambiato anche il modo di essere genitori, questo ha determinato una minore attenzione nel rapporto con i figli in molti ambiti importanti della loro crescita, tra cui le relazioni sentimentali, il futuro, le nuove tecnologie. C’è meno tempo e un minor ruolo di guida degli adulti. Non si tratta di “patologizzare” ogni cosa, ma l’ascolto è proprio la chiave per raccogliere i segnali di disagio prima che diventino più gravi. Il bullismo è stato spesso al centro delle cronache dell'anno appena trascorso. E' una spia delle difficoltà a dare significato alla propria vita? E’ un fenomeno complesso, che non nasce oggi e che vede un insieme di cause, dal temperamento di ogni persona alla famiglia, al contesto scolastico. C’è molto da fare per aiutare le vittime dei bulli, ma anche chi agisce in un certo modo probabilmente ha alle spalle

Bullismo… ancora! L’evoluzione dei principi nel modo di considerare un fenomeno complesso. Al centro il ruolo educativo dei genitori e dei docenti

che attraverso percorsi di apprendimento individualizzati e interconnessi con la realtà sociale del territorio, la cooperazione, la promozione della cultura della legalità e del benessere. Il bullismo costituisce un fenomeno estremamente complesso, non riducibile alla sola condotta di singoli ma riguardante il gruppo dei pari nel suo insieme. Tra i coetanei, infatti, il fenomeno spesso si diffonde grazie a dinamiche di gruppo, soprattutto in presenza di atteggiamenti di tacita accettazione delle prepotenze o di rinuncia a contrastare attivamente le sopraffazioni ai danni dei più deboli. Il bullismo troppo spesso viene confuso o omologato ad altre tipologie di comportamenti, dai quali va distinto, e che configurano dei veri e propri reati, come la discriminazione, la microcriminalità, il vandalismo, i furti. Il termine italiano "bullismo" è la traduzione

letterale di "bullying", parola inglese comunemente usata nella letteratura internazionale per caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari in contesto di gruppo. L'entrata in vigore dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti, il D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, ha consentito di superare un modello sanzionatorio di natura esclusivamente repressiva e punitiva, introducendo un nuovo sistema ispirato a questo principio educativo: il provvedimento disciplinare verso lo studente deve prevedere anche comportamenti attivi di natura "riparatoria - risarcitoria". Non solo punire, ma anche rendere consapevoli. Si afferma il principio innovativo per cui la sanzione inflitta, anziché orientarsi ad "espellere" lo studente dalla scuola, deve tendere sempre ad una sua responsabilizzazione all'interno della co-

percorsi difficili e non è solo punendo che si risolve il problema. Occorre un insieme di interventi. Qual è il percorso per aiutare un minore che ha vissuto esperienze difficili? Le linee d’ascolto del Telefono Azzurro sono la ‘sponda’ a cui appoggiarsi, il nostro lavoro poi a seconda dei casi procede in rete con tutti gli altri servizi del territorio e le istituzioni. Ma il nostro impegno è anche lavorare sulla formazione per gli insegnanti, nelle scuole con i genitori e con i ragazzi. Ci sforziamo di sensibilizzare, anche a livello politico, promuovere studi e ricerche per fare interventi tarati sulle caratteristiche oggettive dei problemi. Di strada dal 1987 né è stata fatta, ma il rischio oggi è ancora quello di lavorare solo sulle situazioni croniche e più gravi, senza avere risorse in termini di prevenzione. munità di cui è parte. In base ai principi sanciti dallo Statuto, e tradotti nella realtà scolastica autonoma dal regolamento di istituto, si deve puntare a condurre colui che ha violato i propri doveri non solo ad assumere consapevolezza del disvalore sociale della propria condotta contra legem, ma anche a comportarsi in modo tale da "riparare" il danno arrecato. La maggior parte degli studenti non è attivamente coinvolta nel bullismo, né come bulli, né come vittime. Sanno che è sbagliato, ma, a meno che non gli si chieda esplicitamente aiuto, o non li si convinca che hanno il dovere di agire, finiscono con l’essere testimoni silenziosi e, in questo modo, complici del fenomeno. "Ogni studente ha il diritto di frequentare una scuola sicura e la responsabilità di fermare il bullismo”. Inoltre occorre evitare i luoghi comuni secondo cui confrontarsi con il bullismo rende più forti, è un rito di passaggio, è parte della vita di ognuno di noi. Il bullismo appartiene allo stesso rango del razzismo, dell’assalto, dello stupro, dell’abuso, della molestia, della violenza. Causa traumi e danni SEGUE A PAG. 9


DOSSIER

Generazione Sms

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Bambini e adolescenti invasi da SMS a contenuto negativo. Come fronteggiare?

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n fenomeno inarrestabile, al limite della compulsione. Sono le catene di sms che imperversano sui cellulari di tutti, adulti e più piccini. Un giro commerciale incalcolabile nella sua portata, per l’indotto in termini di benefici economici che adduce alle multinazionali della telefonia, per le conseguenze, spesso dannose se non lesive, della crescita di bambini e adolescenti, per i contenuti che vi sono veicolati. L’idea risale ad un bel po’ di tempo fa, riproposta con strumenti tecnologici e immediatamente accessibili. Tutti ricorderanno le catene di Sant’Antonio, lettere scritte allo scopo di ottenere un aiuto ultraterreno in cambio di preghiere, devozioni ai santi e inducendo i destinatari a produrne a loro volta. Tra i metodi più in uso, i sistemi piramidali, che utilizzano la superstizione, il Segue da Pag.8

Bullismo...

psicologici di considerevole entità. Le vittime del bullismo non sanno come difendersi verbalmente. Il più delle volte sono proprio società, scuola e famiglia che non insegnano l’autodifesa verbale, emotiva, psicologica e fisica. Molti adulti non sanno da che parte iniziare, e poi c’è anche la violenza televisiva che non aiuta. Solo pochissimi tra noi sono violenti, ma è pur vero che essere testimoni di continue scene di violenza ci desensibilizza, e che questo diventa più preoccupante se riferito ai ragazzi la cui sensibilità dovrebbe essere invece esercitata e sollecitata. Serve una grande iniezione di autorevolezza. Quanto sono patetiche certe figure genitoriali che si dichiarano amiche dei propri figli e di alcuni docenti inesperti! Non c’è progetto educativo senza regole e senza l’autorevolezza necessaria a declinarle. Essere adulti implica credibilità, coerenza, buon senso, autorevolezza. Dobbiamo ricreare spazi per un dialogo educativo: oratori, scuole aperte di pomeriggio con attività interessanti, aule didattiche decentrate nel territorio, attività di volontariato.

pensiero magico e il malocchio per indurre la risposta e produrre profitti per chi è al vertice di queste catene. Si arriva persino alla minaccia di violenza fisica o di morte se si "rompe la catena" e ci si rifiuta di aderire alle condizioni poste dal messaggio telefonico. Una vera e propria induzione ad agire, in cui l’agito è, ovviamente, legato al prosieguo della catena, e, conseguentemente, all’aumento dei profitti per chi gestisce la catena. Il vero problema sta nella possibilità del ricevente di bloccare il flusso, senza incorrere nel pericoloso meccanismo di sentirsi “colpevoli” o minacciati per aver interrotto una catena. E qui interviene la capacità di discernimento e di logica critica, di reale decodifica di chi riceve i messaggi di testo. Tale capacità, com’è noto, abita alcune competenze, collegate soprattutto all’età e all’esperienza. Per questo motivo è da ritenersi pericoloso e critico ciò che sta accadendo, perché spesso i destinatari sono bambini con un’età media di 10/11 anni. Qualche esempio. “Addio disse, poi si buttò nel vuoto. Questa catena è per tutti quelli che ci credono. Inviala a 5 persone scrivendo la tua iniziale. Sì ritorno.” Ricevuto da G., anni 10, sul proprio telefonino. Ancora: “Ke ne pensi della vita? Scrivilo sotto e fallo girare…sì ritorno! Fa skifo!!! È una sola! È una tortura! Fa skifo! Era meglio non essere mai nati…!!! È una merda! Vorrei morire! È krudele! È piena di sofferenze!...” ricevuto da G., 10 anni, sul proprio telefonino. La media di ricezione di messaggi analoghi è di 3 al giorno. Nei periodi di promozione di sms gratuiti si raggiungono anche vette di 10 al giorno. Insomma una vera e propria “formazione” via cavo che non risparmia, di certo, di plasmare le coscienze dei più piccoli. La moltiplicazione dei canali di comunicazione, l’immediatezza dell’approccio ad essi, la pervasività, rendono sempre più difficile un contenimento e la possibilità di fornire una chiave di lettura differente da quella che viene veicolata. Se a

questo si aggiunge la scarsità di tempo, in termini qualitativi e quantitativi, che genitori, educatori, formatori, concedono alla relazione, alla formazione delle competenze relazionali e affettive di bambini e bambine, il gioco è veramente fatto! E una bambina di 10 anni che inizia a sperimentare, nelle dinamiche della vita, le cose belle e le sofferenze, con un “educatore portatile”, sempre disponibile e accessibile, come il telefonino, finisce per credere che la vita sia esattamente come viene aggettivata in quel messaggio di testo, priva di senso e crudele, anzi no, crudele con la “k”. Non solo. Probabilmente per la necessità di omologarsi, di non essere differente dai suoi coetanei, anche se in fondo non ci crede che la vita è quello, si atteggerà nel suo gruppo, mostrandosi solidale con chi crede che la vita non valga la pena di essere vissuta. La perversione sottesa a tutto ciò è veramente allarmante. Non saremmo distanti dalla realtà se ipotizzassimo che nessuno del gruppo di G., o pochissimi, crede realmente che la vita sia un bluff che non vale la pena di essere vissuto, ma tutti assumono, per necessità di omologazione, che è come dire di accettazione, l’atteggiamento di chi ci crede. Allora sorge spontanea la domanda: chi ha inviato per primo il messaggio di testo della catena? Purtroppo la risposta non è delle più semplici. Potrebbe darsi che a inviarla sia

stato un coetaneo, dibattuto, per i motivi più differenti, tra l’angoscia della morte e l’energia della vita; oppure ancora, un coetaneo, vittima del vuoto infinito che spesso abita i giovani del nostro tempo, come hanno dichiarato i ragazzi del cavalcavia che hanno ammazzato una giovane donna con il lancio di pietre, “per noia, perché quella sera non sapevamo cosa fare…”; oppure ad inviare quel messaggio, non è stato un coetaneo di G., ma un adulto, più adulti, con un chiaro disegno nichilista e di profitto… Fantalettura di un fenomeno che è quello che è? Non lo so, difficile arrivarci a capo. Quel che è certo è ciò che quotidianamente accade e che necessita, ora più che mai, di una presenza consapevole, attenta, testimoniale dell’adulto nella relazione con i bambini. Necessita della cura della relazione, necessita del tempo della cura. Del tempo reale, non quello “qualitativo” di cui gli adulti si son riempiti le bocche per tacitare le coscienze, ma del tempo fatto di minuti e ore, per stare accanto, per spiegare e per testimoniare cosa è la vita, cosa è la morte, al di là delle catene e delle finzioni dei videogames, per fornire gli strumenti di decodifica, per insegnare la bellezza della differenza, per svelare il mondo. “Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera…” (Guccini) S.P.


L’Integrazione Scolastica sotto attacco Le minacce arrivano dalle stesse Istituzioni

Le famiglie sono sul piede di guerra per la mancanza degli incontri con le Equipes delle Asl DONATO MELCARNE

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i risiamo. Cosa sta succedendo alla scuola italiana? Che fine sta facendo la legge sull’integrazione scolastica? Proviamo a rispondere con un paragone: l’integrazione scolastica è un po’ come una medicina che salva o aiuta molte persone e purtroppo, per effetti collaterali o errori umani, ne danneggia alcune. Infatti è evidente, stando a quanto denunciano le famiglie degli alunni diversamente abili della provincia di Lecce, che qualcosa non va. Anche questo anno scolastico ci sta riservando sorprese e problemi che si pensava ormai superati. E invece? Sembra quasi che si ripeta stancamente un rituale che si pensava ormai alle spalle. Infatti, scartato un problema eccone subito un altro che rischia di far saltare la pazienza e pacatezza dei genitori aderenti al Cadis (Coordinamento di 14 associazioni di disabili del Salento). Questa volta a far arrabbiare le famiglie degli alunni disabili che frequentano le scuole della Provincia di Lecce sono i ritardi e l’approssimazione relativi alla programmazione educativa e di crescita dei ragazzi. I genitori denunciano l’assenza o il ritardo delle Equipes multidisciplinari della Asl nella redazione dei vari protocolli (Diagnosi Funzionale – PDF - PEI), che sono gli indicatori indispensabili per un reale sviluppo educativo dell’alunno diversamente abile. Ebbene, molti genitori lamentano l’incompletezza di indicazioni significative che dovrebbero essere rilasciate per legge dalle Aziende Sanitarie Locali. Quale possa essere la qualità dell’integrazione scolastica specie in questi casi risulta pleonastico chiederselo. I Piani Educativi Individualizzati (PEI) poi, non sempre ci sono e, quando ci sono, ricordano più gli adempimenti burocratici che degli strumenti di lavoro, e la loro formulazione - richiesta dall’articolo 12, comma 5 della Legge 104/92 (vi dovrebbero partecipare tutti gli insegnanti, gli operatori socio-sanitari che seguono il caso e i genitori) solo in pochi casi, la legge è rispettata. In altre realtà, invece, il PEI è redatto dai soli docenti del Consiglio di Classe o addirittura dal solo docente per il sostegno.

Purtroppo la situazione, già "critica" secondo A.L., genitore di una bambina disabile, rischia di diventare peggiore. ''Così si uccidono culturalmente gli studenti disabili”, continua A.L., e si trasmette agli altri il messaggio che il compagno di classe è un peso per la collettività; come può un genitore impegnarsi affinché emergano le diverse abilità del proprio figlio quando sa di avere le Istituzioni contro perché rappresentiamo un peso economico? Dov'è la solidarietà, tanto proclamata nelle diverse conventions, verso i più deboli?”. Si sta verificando un forte ritardo in quasi tutti i Distretti Socio-Sanitari della Asl di Lecce nelle convocazioni e negli incontri tra Equipes, Docenti e Famiglie, tanto da rischiare di compromettere risultati faticosamente raggiunti nel corso degli anni. A tutt’oggi risulta infatti che, nonostante le richieste di convocazione, gli esperti della Asl non hanno partecipato a nessun incontro, o, dove è avvenuto, lo si è fatto con la presenza di una sola unità spesso non sufficiente a definire un serio protocollo operativo. Così non va. Non può andare, ribadiscono accorate le famiglie, che chiedono con forza l’applicazione di quanto previsto dal DPCM 185 del 2006 e dal Regolamento Regione Puglia n. 6 del 8 marzo 2007. E’ urgente, dunque, affrontare la questione delle sfasature relative alla tempistica ed alla qualità delle Equipes multidisciplinari in un’ottica più vasta dell’ integrazione, avvalendosi degli ampi spazi offerti dalla stessa legislazione, rafforzando la logica di “rete” inter ed intra istituzionale, così come previsto dall’art. 3 comma 3 del Dpcm sopra citato che sottolinea la necessità di accordi fra Regioni, Ufficio Scolastico Regionale, Asl, per coordinare i rispettivi interventi, ovviamente in funzione di una migliore qualità dell’integrazione scolastica. Questa norma riecheggia di fatto gli accordi di programma previsti dalla legge quadro 104/92, da utilizzare a livello provinciale o comunale e, comunque, a livello di Piani di zona, consolidando quello che le famiglie propongono da anni, e cioè, che la nuova frontiera dell’integrazione è il coordinamento di tutte le integrazioni.

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Prepensionamento, protesta pubblica a Roma e nuove proposte

"Le famiglie dei disabili gravi non sono una discarica sociale ma un’emergenza che non può più aspettare". È lo slogan della manifestazione nazionale del 31 gennaio scorso a Roma per sollecitare politici e società civile su un tema controverso: rivedere la proposta di legge in sei punti. “Da qualche tempo la proposta di legge per il prepensionamento non solo si è arenata in Parlamento, ma addirittura il suo testo ha conosciuto diverse manipolazioni in senso restrittivo, che ne hanno snaturato i contenuti proposti dal nostro movimento”. È quanto denuncia Simona Bellini presidente del coordinamento nazionale dei genitori dei disabili gravi e gravissimi. È per questo che il 31 gennaio a Roma si è tenuta una manifestazione pubblica, la seconda giornata nazionale dei disabili gravi e gravissimi, a cui hanno partecipato anche alcuni parlamentari, oltre ai singoli cittadini e ai familiari, agli operatori che si occupano di disabilità. Il corteo, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine che hanno messo a disposizione un jumbo bus privo di barriere architettoniche, si è regolarmente svolto nonostante le condizioni atmosferiche avverse. Nel frattempo, un permesso speciale della Questura di Roma, e il tempo divenuto più clemente, ha consentito di sfilare con tutti i partecipanti fino a Montecitorio. Lo slogan trascritto sullo striscione che ha seguito il corteo "le famiglie dei disabili gravi non sono una discarica sociale" è l’ennesimo grido di aiuto che i genitori si augurano non potrà rimanere inascoltato. A Montecitorio i genitori dei disabili gravi e gravissimi hanno incontrato alcuni parlamentari ai quali “abbiamo esposto il nostro sdegno di fronte ad una legge che aspetta da 13 anni: quella che prevede il prepensionamento di chi assiste disabili gravi e gravissimi” riporta Simona Bellini. Lo scopo era quello di dissipare la disinformazione dei parlamentari sulle richieste delle famiglie, disinformazione che ha portato all’elaborazione di una proposta di legge “assolutamente inaccettabile e che al momento della caduta del

Governo era bloccata in Commissione Bilancio” continua la Bellini. Sei i punti sintetizzati ai deputati allo scopo di risolvere le controverse questioni della proposta di legge: prevedere che la Legge sia riferita esclusivamente alla disabilità grave con necessità di assistenza continua, da verificare obbligatoriamente all’atto della domanda da parte del beneficiario; prevedere che il periodo di assistenza da parte del lavoratore debba essere calcolato dalla nascita in caso di handicap congenito e dall’evento invalidante in caso di handicap acquisito anche se la gravità dell’handicap è stata certificata in periodo successivo; Parametrare la maggiorazione della contribuzione agli anni effettivamente dedicati all’assistenza (con obbligo di convivenza certificata) con un minimo temporale (da individuare) per l’accesso al beneficio e maturazione del diritto nel tempo; considerare come unici interlocutori per l’elaborazione di una legge rivolta alle famiglie dei disabili gravi, solamente le famiglie stesse, escludendo dal tavolo di concertazione qualsiasi organismo estraneo ai bisogni reali delle famiglie; elaborare una norma che preveda un vantaggio reale (riferimento sia alla pensione di anzianità che di vecchiaia; abbassamento dell’età pensionabile; corresponsione di contributi retributivi e non figurativi); prevedere risorse sufficienti a garantire l’accesso al prepensionamento per tutti gli aventi diritto. S.P.


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Disabilità e disservizi

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E’ ancora scarsa la risposta delle istituzioni nei confronti dei disabili

La denuncia delle Associazioni in una lettera indirizzata ai vertici della Asl di Bari “Il peso della disabilità è un imprescindibile indicatore per una valutazione appropriata dello stato di salute di una popolazione e la disabilità peggiora le condizioni socio-economiche iniziali costituendo un problema rilevante non solo per il singolo ma per l’intera comunità”. E’ questo uno stralcio del contenuto di una lettera inviata nei giorni scorsi al Direttore Sanitario e al Direttore Amministrativo della Asl di Bari dai rappresentanti di 9 Associazioni che si occupano in vario modo di disabilità in provincia di Bari. La denuncia parte dalla amara constatazione che ai Disabili ed alle loro famiglie non è data la possibilità di realizzare un programma riabilitativo completo, spesso a causa della mancanza di adeguati piani e strumenti operativi. Le associazioni baresi non si fermano però solo alla denuncia ma chiedono altresì un tavolo di confronto con i verti-

ci della Asl dove discutere su quelli che potrebbero essere gli interventi utili a migliorare le condizioni di vita dei propri familiari, come per esempio l’elaborazione di un Protocollo d’intesa tra Asl, Scuola, Comuni per l’Integrazione Scolastica, l’attivazione presso i Distretti Socio Sanitari dell’A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata), la realizzazione di un efficace Servizio Pubblico di Riabilitazione mediante: la costituzione di una Equipe Medica Multifunzionale - Multidisciplinare (Medico Fisiatra, Neuropsichiatria, Neurologo, Psicologo, Tecnico della Riabilitazione, Assistente Sociale) che effettui valutazioni mediche prima, durante e dopo il Ciclo Terapeutico. Viene inoltre chiesta la collaborazione dei “Medici di Base” e “Pediatri di Libera scelta” per la compilazione di un Documento “Notizie Anagrafiche della Persona Disabile” al

Scuola negata ai figli degli immigrati

fine di monitorare il problema dell’Handicap (sia nel numero che nella sua diversità), ed organizzare meglio il Servizio di Riabilitazione (Prestazioni ex art. 26 Legge 833/78). Proposte vengono fatte anche riguardo al nuovo Piano Regionale della Salute che dovrà garantire il soddisfacimento dei bisogni riabilitativi a maggior rilievo sanitario, in continuità assistenziale con il momento acuto delle malattie che determinano le menomazioni e le disabilità; ricondurre ad omogeneità organizzativa ed erogativa le varie strutture che forniscono interventi sanitari di riabilitazione nell’ambito del territorio regionale; ottimizzare le risorse mediante la diversificazione dei livelli di assistenza e l’organizzazione della rete dei servizi socio-sanitari per la riabilitazione, con un percorso integrato socio-sanitario che implica una stretta connessione tra programmi di intervento sanitario di riabilitazione, finalizzati a trasformare tutte le risorse potenziali dell’individuo colpito da patologie disabilitanti in abilità funzionali, ed interventi di riabilitazione sociale orientati a sviluppare e rendere disponibili risorse e potenzialità ambientali al progetto

riabilitativo. Il principale obiettivo di questa lettera-denuncia sembra puntare ad un nuovo modello programmatico che deve guardare ai reali bisogni dei disabili. Il modello organizzativo delle attività di Riabilitazione dovrà pertanto fondarsi sui bisogni della persona con disabilità temporanea o permanente. Infatti i bisogni costituiscono il criterio guida per definire tipologie e caratteristiche delle risorse riabilitative da attivare e per valutare l’appropriatezza delle attività erogate. D.M.

reazioni politiche; anche se quello di Fioroni è un atto dovuto. Infatti, la Legge 62/2000 sulla parità scolastica prevede che le scuole non statali - come ad esempio quelle comunali di Milano per ottenere la parità scolastica e i relativi contributi finanziari, debbano sottoscrivere l'impegno ad accogliere alunni stranieri e alunni con disabilità, pena la perdita della parità ottenuta, qualora contravvengano ad una di queste condizioni che ne sono requisito essenziale. Dal canto suo il Comune di Milano si è difeso distinguendo fra allievi figli di stranieri regola-

ri, per i quali varrebbe la normativa citata, e figli di stranieri irregolari, per i quali invece tale normativa non si applicherebbe. Pertanto, in riferimento al diritto allo studio dei minori stranieri, non è legittimo discriminarli a causa delle condizioni sociali dei genitori, a meno che il Comune di Milano non intenda già considerarsi capoluogo della "Repubblica Padana" e non voglia tornare a distinguere legalmente - come avveniva prima della Costituzione Italiana - tra figli legittimi e "bastardi". L’augurio è che ciò non avvenga. D.M.

Fa molto discutere la delibera del sindaco di Milano di negare l’accesso alle scuole materne ai figli di immigrati non in regola.

S

i tratta della decisione del sindaco di Milano Letizia Moratti di negare l'accesso alle scuole materne comunali da parte dei figli stranieri di genitori non in regola con le leggi sull'immigrazione. Ma tutte le convenzioni internazionali sui diritti del fanciullo, sottoscritte dal nostro Stato e da tutte le sue istituzioni, Comune di Milano compreso, fanno leva giuridica sui diritti inalienabili dei fanciulli senza alcuna discriminazione per condizione di razza o condizioni personali o sociali. Il sindaco di Milano Letizia Moratti, mostrando in tal senso una spiccata sensibilità fem-

minile e materna, ha stabilito di negare l'accesso alle scuole materne comunali da parte dei bambini stranieri figli di genitori irregolari, da intendersi ovviamente tali non rispetto alla legislazione matrimoniale, ma alla legge sull’immigrazione. L'immediata reazione del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni è stata quella di comunicare che, se la delibera discriminatoria non fosse stata ritirata entro dieci giorni, il Ministero avrebbe sospeso l'erogazione dei contributi statali alle scuole paritarie per l'infanzia gestite dal Comune di Milano. Immediate le


Dalla Comunità Speranza, un’opportunità reale di inclusione

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Nasce “Villa Adriana” a pochi passi dalla casa circondariale della città. Obiettivo, facilitare il ritorno nell’ambiente sociale e lavorativo e supportare le famiglie dei detenuti. Santina Montanaro, coordinatrice della Comunità Speranza, ci racconta, nel dettaglio, la nascente esperienza.

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na casa interamente adibita all’uso di detenuti, ex detenuti e famiglie a qualche centinaio di metri da Borgo San Nicola, messa interamente a disposizione dal Comune di Lecce e realizzata dalla Comunità leccese Speranza. L’intento è meritorio di attenzione. Spesso accade che il passaggio dalla struttura chiusa, carceraria, all’ambiente esterno, nella comunità locale, sociale e lavorativa, sia denso di difficoltà anche in ordine alla possibilità, per gli ex detenuti, di fruire di un ambiente sano all’interno del quale progettare un nuovo modello di vita. Sono pochi, difatti, coloro che, una volta usciti dal carcere, dispongono di una rete di accoglienza, funzionale ad uno stile di vita diverso. È questo il primo obiettivo di Villa Adriana, gestita dalla Comunità Speranza, associazione di volontariato che da oltre un decennio si occupa di volontariato carcerario. Il progetto si chiama"A.S.I.L.O." (accoglienza, sostegno, inserimento, lavoro, opportunità) e un’accoglienza per brevi periodi non solo agli ex detenuti che, uscendo dal carcere, non hanno una dimora, ma anche ai detenuti che, usufruendo di permesso, avrebbero così la possibilità di farsi raggiungere dalla famiglia; la struttura, inoltre, potrà ospitare anche le famiglie che, venendo nel capoluogo salentino per un colloquio, non potrebbero permettersi i costi di un pernottamento. La casa per ex detenuti è uno spazio a 360 gradi, pensato per la socializzazione che faciliti con gradualità il reinserimento, tentando di superare la distanza tra "dentro" e "fuori"; per creare opportunità di lavoro con cooperative e laboratori artigianali; per progettare iniziative di mediazione tra autori del reato e le loro vittime; per realizzare incontri con le famiglie, cercando di ricostruire i rapporti spesso logorati dalla detenzione. Si prevede l’avvio delle attività entro il prossimo febbraio.

A lungo termine è previsto che la casa funzioni anche come vero e proprio centro di consulenza e supporto per questioni di carattere amministrativo, per l’alfabetizzazione informatica, la formazione professionale per l’avviamento al lavoro o formazione culturale per chi desidera proseguire o riprendere gli studi. Abbiamo incontrato Santina

rurale, denominata Villa Adriana, nella zona di borgo S. Nicola, in una posizione logistica favorevole, a poche centinaia di metri dalla Casa Circondariale di Lecce. Quali sono i servizi che a medio e a lungo termine proporrà la casa? Villa Adriana proporrà questi servizi: accoglienza temporanea di ex detenuti che, uscendo dal car-

Montinaro, coordinatrice dei servizi della Comunità Speranza, per entrare dentro le pieghe del progetto e capire come si svolgerà nel dettaglio. Com’è nata l’idea di una casa per ex detenuti? Quali le motivazioni e il lavoro svolto per conseguire questo traguardo? L’idea è nata da una reale esigenza e richiesta di ospitalità da parte di persone detenute che, uscendo in dimissione dal carcere, non avevano un riferimento alloggiativo. Le motivazioni sono le medesime che sottendono il volontariato in questo settore, quelle, cioè, di mirare al reinserimento sociale dei dimittendi dal carcere o di persone in misura alternativa, offrendo sostegno e accompagnandoli in questo percorso. Il lavoro è stato insistente presso le istituzioni locali per poter avere una struttura adeguata allo scopo: tra promesse alterne, abbiamo finalmente ottenuto, dall’Amministrazione comunale di Lecce, in comodato gratuito, l’ex scuola

cere, non hanno un immediato riferimento alloggiativi; accoglienza di detenuti che possono usufruire di permessi premio, con la possibilità di farsi raggiungere dai familiari; ospitalità delle famiglie, venute per il colloquio in carcere, che non possono permettersi un albergo. Il progetto A.S.I.L.O. (accoglienza, sostegno, inserimento, lavoro, opportunità) prevede uno sviluppo più ampio, con la creazione di una cooperativa sociale, laboratori artigianali, formazione professionale per avviamento al lavoro, spazio di socializzazione, che aiuti gradualmente al reinserimento e a superare lo scollamento tra dentro e fuori, incontri con le famiglie per ricucire i rapporti logorati dalla detenzione, progetti di mediazione tra vittima ed autore del reato. Per tutto questo occorreranno altri spazi: villa Adriana consente di iniziare il percorso con l’accoglienza e con due laboratori. La vostra associazione opera da 12 anni in questo settore. Tra

luci e ombre, qual è stato l’apporto fornito ai detenuti ed ex detenuti? L’apporto ai detenuti è, senza dubbio, quello più rilevante, concretizzandosi in: colloqui individuali di sostegno (da cui possono scaturire anche rapporti con la famiglia); distribuzione generi prima necessità agli indigenti; corso di aerobica presso la sezione femminile; corso di igiene e prevenzione; attività ricreative e culturali, tra cui la Befana ai figli dei carcerati, un momento di festa, all’interno della Casa Circondariale, cui partecipano le famiglie al completo (padri, madri, bambini), seduti accanto, in un clima di festa e di affetto e con la distribuzione di giocattoli (tutti nuovi!), reperiti grazie alla disponibilità di parrocchie della città e di privati cittadini; festa del papà, con la partecipazione delle famiglie. Sono due momenti particolarmente attesi perché costituiscono le uniche occasioni per rinsaldare i rapporti familiari (i colloqui settimanali si svolgono in sale affollate con divisori). Poi ancora il laboratorio editoriale, in cui lavorano circa 20 detenuti, producendo (redazione e stampa) un periodico bimestrale dal titolo Piano di Fuga, oltre a lavori di grafica (cartoline, calendari, poster) ad uso interno; la celebrazione della Giornata del Carcerato, come momento di preghiera e sensibilizzazione, celebrata anche nelle parrocchie della Diocesi di Lecce. All’esterno, l’associazione fa opera di sensibilizzazione e informazione sulle problematiche carcerarie, incontrando gruppi di vario genere, scuole… Ha promosso l’istituzione di un polo universitario all’interno del carcere Con gli ex detenuti i rapporti sono ridotti: solo chi ha reali esigenze di sostegno o di aiuto (anche economico) mantiene i rapporti con l’associazione. Serenella Pascali


Ambiente: che aria tira sul Salento?

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Un momento della conferenza dal titolo "Che aria tira?”. A sinistra il dott. Giuseppe Serravezza a destra l’Ing. Antonio De Giorgi

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he anche il Salento sia inquinato, ce lo immaginiamo tutti, ma che sia il più “cancerogeno” della Puglia? Ha riscosso grande successo e sensibile partecipazione la due giorni sull’ambiente organizzata dall’associazione culturale Nuova Messapia di Soleto, che ha delineato, dati alla mano, il quadro critico del notevole incremento di tumori nel territorio provinciale, con dei picchi evidenti in alcune aree, dove si registra un tasso molto elevato di neoplasie ai polmoni e alla vescica. Una video-conferenza del dott. Stefano Montanari della Nanodiagnostics di Modena, dal titolo "L’insidia delle polveri sottili e delle nanoparticelle" e proiettata nella sala comunale di Porta S. Vito, ha aperto il programma e introdotto la questione. Nel video, il dott. Montanari ha spiegato, con toni accessibili e divulgativi, i risultati ottenuti nel corso di una ricerca in collaborazione con nove centri scientifici europei e condotta dalla dott.ssa Gatti della Nanodiagnostics sullo studio delle micropolveri e delle nanoparticelle. Il dott. Montanari ha dimostrato come le nanoparticelle, prodotte da processi di combustione industriali (inceneritori, termovalorizzatori, centrali a carbone e a olio combustibile, cementifici, fonderie), possono essere la causa dell'insorgenza di patologie nell'uomo e negli animali quali neoplasie, infarto, malformazioni fetali e cancro. Ne sarebbe conferma l’illustrazione di una nuova realtà in provincia di Lecce scaturita da alcuni dati emersi da inchieste giornalistiche, pubblicate nel corso del 2007, che

collegano l'insorgenza e l'aumento di casi di neoplasie nell'area dell'ASL/LE 2 di Galatina ad alcune attività industriali presenti sul territorio delle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Realtà che è stata gridata a gran voce venerdì 18 gennaio nella palestra delle scuole elementari di Soleto in un’interessante conferenza pubblica, dal titolo "Che aria tira?”, che si è tenuta con l’intervento di esperti del settore e amministratori pubblici, tutti concordi nel sostenere che la soluzione sta nell’incentivazione della raccolta differenziata, anche se non basta. “Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale per combattere gli effetti malefici dell’aria”, ha esordito il dott. Elio Serra, Sindaco di Soleto. “Nonostante le scoperte e i progressi della medicina, oggi si muore di tumore di più di cent’anni fa”- ha sottolineato il Dott. Giuseppe Serravezza, primario di Oncologia all’ospedale “Ferrari” di Casarano e presidente provinciale del L.I.L.T. (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) -. Sappiamo benissimo cosa provocano le sostanze che bruciamo. Le particelle emesse da ogni prodotto bruciato provocano danni irreversibili. In provincia di Lecce i tumori maggiori sono quelli ai polmoni e alla vescica. Le leucemie sono in costante aumento”. “E’ necessario un sistema di monitoraggio integrato, basato sul posizionamento nel territorio di più centraline e a più livelli, e i cui dati confluiscano poi ad un unico centro di raccolta” ha spiegato l’Ing. Antonio De Giorgi, responsabile ambiente dell’associazione Grande

Salento. “La rivoluzione deve iniziare dalle scuole”, ha sostenuto Francesco Manni, presidente dell’associazione Nuova Messapia, indicando alcune soluzioni per ridurre i consumi energetici, “perché più consumiamo, più bruciamo”. L’ENERGIA CHE INQUINA Si produce un’enorme quantità di energia in Puglia, troppa e a un prezzo troppo caro, perché per produrla si brucia di tutto e quel tutto finisce nell’aria che respiriamo. Particelle velenosissime e subdole. E’ così che il Salento si è ammalato e i salentini muoiono. “Secondo i dati del Registro Tumori Jonico Salentino - ha precisato il dott. Giuseppe Serravezza - il tasso di mortalità per alcuni tipi di tumore nella provincia di Lecce è significativamente più alto rispetto a quello di Taranto e Brindisi”. In particolare, secondo un’analisi che mette a confronto le cause di morte nelle aree esaminate con i dati indicativi della Regione, è risultato che la zona con più alto tasso di mortalità per tumore al polmone è Otranto, seguita da Santa Cesarea Terme, Taranto, Brindisi e Lecce. Per i tumori alla vescica, le zone più “colpite” sono nell’ordine Castrignano del Capo, Ugento, Taranto e Brindisi. L’Ilva e Cerano, le “fonti” più inquinanti e capaci di giungere fino al Salento? Sì, anche, ma non solo. Serravezza ha chiesto di considerare i “mostri in casa, la Colacem di Galatina e la Copersalento di Maglie, ad esempio”, mentre il Prof. Nicola Sticchi, Presidente della Commissione sul-

l'ambiente risorse naturali e energetiche della Provincia di Lecce, ha sostenuto che “l’incidenza delle emissioni delle fabbriche salentine non giustifica l’inquinamento dell’aria”. Oggettiva quanto sconcertante la questione sottoposta da Serravezza a conclusione del convegno: “resta da capire come in uno stesso contesto ambientale, c’è chi si ammala e chi invece non ha problemi, così come anche un fumatore accanito talvolta non si ammali mai e chi, con poche sigarette o per il fumo passivo, sia colpito da tumore. La risposta è nella difesa individuale”. PUGLIA: “COLONIA ENERGETICA E SPECULAZIONI” “In Puglia si produce il 60% in più del fabbisogno di energia – ha dichiarato nell’incontro di Soleto il dott. Roberto Giua, responsabile dell’A.R.P.A. Puglia, inquinamento atmosferico - e la previsione entro il 2010 arriva al 300 per cento di produzione”. “La Puglia, ed in particolare il Salento, sta diventando una vera e propria Colonia energetica” ha commentato l’ing. Antonio De Giorgi, Energy manager dell’associazione Grande Salento. Che si spinge oltre aggiungendo: “Il (Piano Energetico P.E.A.R. Ambientale Regionale) è condizionato da interessi speculativi da parte dei fornitori di energia elettrica”. Un’accusa importante che tocca persino gli stessi organi preposti alla difesa e alla tutela dell’ambiente. Silvana Sarli


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La Guerra Santa della Cia secondo Claudio Fava

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n un scenario spesso confuso e incerto come quello attuale, in cui la ragione e il torto dipendono dall’impatto mediatico e spesso prescindono da una lettura oggettiva degli avvenimenti, un libro come quello di Claudio Fava si assume un compito importante. Un libro che restituisce dignità alla politica, senso alle parole, dignità agli uomini. Un libro sul rispetto delle regole. E non è un caso che Fava apra con un omaggio ad un italiano di cui essere fieri e che del rispetto delle regole ha fatto la sua principale ragione di vita, fin quando è stato in vita: Giovanni Falcone. Una storia che inizia a gennaio del 2006 nella stanza di Martin Schultz, il Presidente del PSE, e termina il 20 febbraio del 2007 con la relazione conclusiva della commissione d’inchiesta sulle carceri segrete della CIA e sulle extraordinary renditions, letteralmente “consegne straordinarie”, che proprio Claudio Fava in qualità di relatore tiene a Strasburgo. Per questa sua attività Fava è stato selezionato dall’Economist tra i cinquanta candidati che si contenderanno il premio di Europeo dell’anno, unico italiano presente nella lista assieme a gente del calibro di Sarkozy e Merkel. La scrittura di Fava ha un ritmo narrativo serrato e coinvolgente capace di trasformare situazioni complesse in scenari molto semplici da comprendere. Una commissione d’inchiesta da molti sottovalutata che invece alla fine riesce a portare a termine un lavoro imponente capace di coinvolgere tutti i paesi europei e perfino la Cia del presidente Bush, ma non la Polonia e purtroppo l’Italia. L’Italia è una protagonista importante di questo libro, dapprima con il caso Abu Omar e il coinvolgimento diretto di Nicolò Pollari, ex direttore del SISMI, e Pio Pompa, poi nel rapimento dell’ingegnere arabo Maher Arar, totalmente estraneo a qualsiasi coinvolgimento con la Jihad islamica e Al Qaeda eppure tenuto prigioniero e torturato per quasi un anno. "Dieci mesi e dieci giorni, corregge Arar. Poi comincia. Usavano un cavo elettrico lungo mezzo metro e largo cinque centimetri. Sapevano adoperarlo, il massimo della sofferenza senza lasciare troppi segni: i polsi, le

Claudio Fava e la copertina del libro “Quei bravi ragazzi”.

reni, le piante dei piedi…Il primo giorno mi riempirono di botte e basta. Il secondo giorno m’interrogarono per dodici ore. Il terzo giorno, per diciotto ore. Volevano che confessassi di essermi andato ad addestrare in Afghanistan. Io rispondevo che non sono mai stato in Afghanistan e il tipo che mi interrogava continuava a indicarmi una specie di sedia di metallo con un buco al centro e un filo elettrico collegato al muro: se continui a raccontare balle ti mettiamo a friggere lassù. Finché l’hanno fatto sul serio”. In questo caso siamo di fronte ad una doppia ingiustizia; gli interrogativi si pongono più pressanti nel caso di Abu Omar (che non era affatto innocente), laddove come ci dice Fava, “Il nostro compito è un altro: sapere se quegli uomini, colpevoli o meno, sono stati trattati come essere umani o come carne da macello. È per questo che siamo qui: il resto non conta”. Segue da Pag. 1

Ed è tutto qui il cuore del problema: si può sospendere il diritto, si possono sospendere le regole, ci può essere una terra di nessuno, anche in presenza di atroci delitti o di stragi? Quando si trova a Strasburgo in assemblea plenaria Fava non rinuncia ai suoi principi, a ciò in cui crede, a ciò per cui tante persone perbene sono morte, il senso di giustizia e il rispetto delle regole appunto:“Signor Presidente, onorevoli colleghi… nell’attacco alle due torri morirono, più o meno, in tremila. Quanti ne sono morti per mano della mafia in Sicilia in questi anni feroci. A New York, come a Palermo, a pagarla sono stati i migliori e i più sfortunati…Vorrei parlare di loro per ragionare su queste strane guerre, noi contro i Corleonesi, gli americani contro Al Qaeda. Perché alla fine ti assale la stessa oscena tentazione, il bisogno di farla finita una volta per tutte, di considerare tutti quei macellai per

DIFENDERE

Nervo – perché ha creato nuovi posti di lavoro, reti di servizi, ha coinvolto molti giovani in un momento in cui le associazioni di volontariato rischiano l’invecchiamento. Ma questo mondo “che ambiguamente si chiamava volontariato e che oggi si preferisce chiamare terzo settore – precisa Mons. Nervo – corre il rischio di perdere per strada i valori di condivisione con i più deboli, di servizio, di amore fraterno da cui è partito, e di perdere così progressivamente l’anima che lo ha ispirato”. Ecco il punto cruciale su cui Giovanni Nervo vuole concentrare l’attenzione, non solo dei volontari ma anche di chi ha il compito e la responsabilità di orientarli: se questi valori vengono a mancare, il non profit tenderà necessariamente a trasformarsi in profit e ad essere riassorbito dal mercato. Ed è in questa logica dunque che la sfida e il ruolo

ciò che sono stati: piccoli uomini capaci solo di sparare alle spalle o di trafficare con un telecomando a cento metri di distanza dal botto. Ed è lo stesso pensiero malato che alla fine della corsa ti porta a tollerare scorciatoie e processi sommari, a Palermo come a New York. Eppure a quella tentazione ci siamo sottratti. Anche noi che avevamo da seppellire i nostri morti. Non per bontà d’animo ma per necessità, per non diventare come loro, per non impastarci della loro stessa miseria. Quel prurito ce lo siamo fatti passare contando fino a cento, e poi ancora cento e altri cento ancora, fino a quando abbiamo capito che i macellai di Capaci o di via D’Amelio andavano trattati come tutti gli altri: dandogli avvocati, giurie, codici, giustizia, e che proprio questo li avrebbe puniti, li avrebbe ridotti a uomini tra gli uomini. Che per quella gente è la pena maggiore”. Così man mano che andiamo avanti nella lettura scopriamo come la Cia in spregio a tutte le regole del diritto occidentale, e con la connivenza colpevole di molti, ha rapito e torturato moltissime persone alcune delle quali, come ci racconta Fava, assolutamente innocenti. E di moltissime altre non si sa nemmeno che fine abbiano fatto. Un libro che si legge tutto d’un fiato, in una notte, e che ci lascia sgomenti. È però un libro che rappresenta anche una speranza, che ci fa credere che non tutto e non tutti sono uguali. Che c’è gente perbene che si batte per il rispetto delle regole e per un mondo migliore. Michela Santoro

LA GRATUITÀ: IL VOLONTARIATO E LA SUA SFIDA

cruciale che il volontariato viene ad assumere – far sì che il non profit mantenga la sua ispirazione di scelta degli ultimi – potrà essere vinta solo riuscendo a difendere la gratuità, quindi l’identità vera dell’azione volontaria. Non è un compito facile, ed ha il suo limite, ma anche la sua forza, nel fatto che “il volontariato può assumere soltanto servizi leggeri – spiega Mons. Nervo – basati soprattutto sulla relazionalità”, perché non si possono gestire gratuitamente servizi strutturati che richiedono continuità e professionalità. Si gioca qui, dunque, e nella capacità di resistere alla “tentazione dei soldi”, il futuro di quell’attività prestata in modo personale, spontaneo, gratuito, senza fini di lucro anche indiretto, e la cui identità “non è mai abbastanza sufficiente precisare”. Sara Mannocci


Gennaio-Febbraio 2008

CONOSCIAMO

LE ASSOCIAZIONI

Arti Terapie e Scienze Creative STEFANO CENTONZE

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'Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative è un'Associazione senza fini lucro che, per statuto, si occupa della diffusione delle Arti Terapie, della formazione degli operatori in Arti Terapie e della ricerca scientifica. Nato a Carmiano (LE) nel 2002 per iniziativa di un gruppo di professionisti - medici, psicologi ed esperti delle Arti Terapie - con la guida di Stefano Centonze, Musicoterapista e Presidente dell'Istituto, inizialmente opera come emanazione pugliese della Scuola di Arti Terapie e Psicoterapie Espressive di Roma, salvo acquisire già dal 2004 una propria identità ed autonomia. Oggi l'Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative è Associato alla SIPM - Società Italiana di Psicoterapia Medica , alla WFMT - World Federation of Music Therapy -, aderisce al MODAVI – Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiane - ed i suoi Corsi Triennali di Formazione in Musicoterapia, Danzaterapia, Dramma Teatro Terapia e Arteterapia Plastico Pittorica sono realizzati in Convenzione con il Conservatorio di Musica "Tito Schipa" di Lecce e riconosciuti dalla Provincia di Lecce – Assessorato alla Formazione Professionale. Inoltre, è sede di tirocinio per gli studenti del Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, in virtù di Convenzione con il Dipartimento di Scienze Pedagogiche dell’Università di Lecce, ed i suoi operatori svolgono sistematicamente attività clinica e di ricerca intorno agli ambiti multidisciplinari delle arti terapie in centri educativi, comunità residenziali terapeutico riabilitative, centri diurni per portatori di handicap, carceri e scuole, con utenze di vario genere. Le Arti Terapie, come il termine stesso suggerisce, sono l’uso delle Arti in una relazione d’aiuto che, per brevità e semplicità, viene definita Terapia. In altre parole, l’approccio con le Arti Terapie propone l’utilizzo, in un contesto di relazione, general-

mente ma non necessariamente orientato alla cura, di un canale di comunicazione non verbale, attraverso la riscoperta o la scoperta della creatività. Di esse, oggi, si fa larga applicazione per prevenire l’insorgere di comportamenti antisociali, per facilitare la socializzazione, per tentare il recupero di abilità perdute o per indurre modificazioni. Le Arti Terapie, infatti, operano una sintesi applicativa di studi che fanno riferimento a modelli convalidati e condivisi dalla comunità scientifica internazionale e che spaziano dalla terapia alla riabilitazione, dalla prevenzione agli interventi per la socializzazione, facendo riferimento a varie aree teoriche, relazionali e psicoanalitiche che utilizzano, al loro interno, in maniera sistematica, quelle che di solito definiamo arti. Ciò lascia intendere come la Musicoterapia, l’Arteterapia Plastico Pittorica, la Danzaterapia, e la Dramma Teatro Terapia, oggi associate e annoverate tra le Medicine cosiddette Olistiche, ovvero quelle che guardano all’essere umano non in funzione della patologia ma nella sua interezza, in quanto essere capace di provare emozioni, abbraccino un campo di azione molto vasto e siano facilmente applicabili a un vastissimo range di pazienti, inclusi quelli, in molti casi, refrattari alle terapie farmacologiche o psicoterapiche. Si parla, così, dei contesti sociali, per via delle possibilità d’aggregazione e d’integrazione che offre il messaggio artistico attraverso cui esse si esprimono, tra cui è bene non dimenticare la formazione, la scuola, i posti di lavoro, le carceri, per tutte le applicazioni che esse prevedono rispetto al miglioramento della conoscenza di sé, in area psicoeducativa, risocializzante e di riabilitazione psicosociale, ma anche a contesti sanitari, per le molteplici possibilità d’impiego che offrono in campo terapeutico, preventivo e riabilitativo. (www.stefanocentonze.splinder.com)

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Gennaio 2008 – Anno III - n.18 Iscritto al n. 916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo Redazione: Sergio De Cataldis, Valentina D’Amico, Serenella Pascali, Silvana Sarli, Luigi Conte, Donato Melcarne, Mimina Sergi, Michela Santoro, Sara Mannocci, Michele Rosafio

sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via don Luigi Sturzo 36 - Lecce Tel. 0832.392640 – Fax 0832.391232 – Direttore: 3356458557 Stampa: SERAFINO ARTI GRAFICHE - TRICASE Tel e Fax 0833 541866

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Nasce l’Annuario della Cultura Salentina

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ospesa, non senza qualche rimpianto, la bella e coraggiosa avventura del mensile Coolclub, l’Annuario della Cultura Salentina anno 2007 si propone come il nuovo progetto editoriale del piccolo collettivo redazionale di Coolclub.it. La passione per il nostro territorio a quanto pare è sempre la stessa, la voglia di veicolare eventi e fermenti, produzioni e materiali culturali indipendenti, di mettere in rete giovani e promettenti risorse artistiche. Tutto condensato in cento pagine a colori per raccontare il meglio di un anno di cultura e spettacolo in provincia di Lecce senza trascurare le realtà e gli avvenimenti più interessanti di Brindisi e Taranto. Ce ne parla con entusiasmo Osvaldo Piliego, direttore editoriale della testata: Come nasce l'idea di un annuario della cultura salentina? L'idea nasce dalla consapevolezza di aver svolto in questi anni, involontariamente per certi versi, una grande operazione di archivio. Questo tramite Coolclub.it, un mensile gratuito che per cinque anni e in circa cinquanta numeri ha raccontato tanto Salento. Interrotte le pubblicazioni del giornale, ci siamo guardati intorno e abbiamo scoperto di essere circondati da un sacco di materiale vivo di cui valeva la pena parlare. Un altro motivo è che credo fermamente che ci sia bisogno di produrre memoria, di catturare passaggi, di conservarli in qualche modo. Quali sono gli argomenti trattati e a chi si rivolge la pubblicazione? Gli argomenti sono cinque come le dita di una mano: musica, letteratura, cinema, teatro, eventi. Abbiamo volontariamente ricalcato le aree tematiche di cui si occupava Coolclub.it, e abbiamo trascurato consapevolmente discipline quali l’arte e la danza, per esempio, questo un po’ per difficoltà di indagine, un po’ perché è necessario porsi dei limiti quando si affronta un progetto comunque corposo come questo. La pubblicazione si rivolge a tutti. Abbiamo cercato di darle un taglio il più ampio possibile trattando fenome-

ni commerciali come realtà più di nicchia. In generale credo si rivolga a chi è curioso di scoprire che il Salento non si ferma all’immagine da cartolina che ci vendono per pochi mesi all’anno. Qual è lo stato della produzione culturale del territorio salentino negli ultimi anni? Direi febbrile, quasi sproporzionata rispetto all’accoglienza. Questo da sempre credo. Il Salento è una terra che ha sempre prodotto tantissimo e sempre ad altissimi livelli. In questi ultimi anni è aumentata sicuramente la visibilità delle nostre produzioni. Molti hanno deciso di investire nella creatività e nel talento dei salentini. È più vivace la tradizione o le proposte delle giovani generazioni? Parlare di vivacità è particolare, credo ci sia molto entusiasmo in generale. La tradizione ha bisogno di tempi più lunghi rispetto a delle urgenze che non sembrano dettate sempre dall’amore. Le nuove generazioni sono una continua sorpresa capace di abbattere anche l’ultima sensazione che questa terra sia la provincia di qualche impero. Quali sono stati gli eventi memorabili del 2007? Tantissimi in realtà, bisogna stabilire cosa determina la portata di un evento. A livello mediatico e di pubblico sicuramente la Notte della Taranta, ma ci sono stati un’infinità di piccoli festival in cui si è potuto assistere a spettacoli unici. E gli artisti che hanno suscitato maggiore interesse? Sicuramente i Negramaro per il successo. Personalmente adoro Creme, un’artista brindisino che con il suo primo album sta raccogliendo ottimi consensi dalla stampa specializzata. Quali sono sul territorio salentino i luoghi della cultura più vivaci e prolifici? Ho sempre pensato e penso tuttora che non esistano luoghi privilegiati. Basta una cantina dove provare con una band, un computer dove raccogliere i propri scritti e un’idea… le idee sono ovunque. Michela Santoro


Il Salento visto dal Web Nasce Salentowebtv, la prima tv locale su Internet, con uno sguardo rivolto al mondo del volontariato CRISTINA PAPPADA’*

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ome può il Salento comunicare con il resto del mondo, presentando il fermento che si sta sviluppando al web in tempo reale? La risposta è www.salentoweb.tv, una tv on demand, che nasce con lo scopo di far conoscere la realtà leccese e salentina, osservandone la quotidianità e presentandola ai turisti, ai curiosi e a tutti gli internauti che vivono, lavorano e passano il loro tempo nel contraddittorio mondo del web. Salentoweb.tv è un portale di video informazione che presenta più canali: dalla politica alla cronaca, dall’arte al turismo, fino ad arrivare a trattare gli sport meno seguiti dalle tv tradizionali, per accogliere tutti i profili possibili di utenti. Salentoweb.tv è presente , non solo nella quotidianità, ma anche nei grandi eventi. Eravamo alla Notte della Taranta 2007, durante il concerto di Melpignano; lo abbiamo mandato in diretta e grazie al web è stato visto anche in Germania, Svizzera e molto più in là. Abbiamo omaggiato le vigne salentine, seguendo le serate di “Novello in Festa” a Leveranno, mentre a Novoli, fra sacro e proSegue da Pag.1

Cacucci nuovo presidente della Conferenza Episcopale Pugliese

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L'Arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, è stato eletto nuovo presidente della Conferenza Episcopale Pugliese (C.E.P.), al termine della seduta ordinaria che si è conclusa nei giorni scorsi a San Giorgio Jonico. Al nuovo presidente gli auguri dei volontari e del CSV Salento.

Ciao Mugabe!

fano, abbiamo vissuto i “giorni del Fuoco e la festa di S. Antonio” con la focara. Ma Salentoweb.tv è anche cultura: abbiamo seguito le novità editoriali ed il fermento dei dibattiti letterari durante la “XIII Città del Libro” di Campi Salentina. La praticità della TV on demand è che si può scegliere! Le notizie non sfuggono, ma restano in archivio e possono essere visionate anche a distanza di anni. E’ un modo divertente per guardare al futuro, rimanendo legati al passato. Salentoweb.tv nasce per il Salento, con lo scopo di “catapultarlo” nel mondo, scegliendo una forma alternativa, giovane e pratica di promozione del territorio. *Resp. web marketing www.salentoweb.tv

Gli italiani si fidano solo del volontariato

una fiducia pari al 25%; stessa sorte tocca a tutto il Parlamento, quindi a tutto il sistema dei partiti, di destra e di sinistra, con un 25% di persone che ne hanno fiducia; la magistratura registra un buon 42%, ma negli ultimi anni questa fiducia si è dimezzata; la situazione della fiducia è significativamente buona solo nei confronti del presidente della Repubblica con un 58,2%”. E se si guarda al di fuori della politica, le cose non stanno molto meglio: la Chiesa, secondo l’Eurispes, oggi raggiunge soltanto un 49,7% di consensi, contro un 60% nel 2007. Decisamente positiva, invece, la posizione del volontariato, che si attesta a un

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ottimo 71,6% di consensi dei cittadini italiani, al primo posto assoluto, davanti ai carabinieri (57%), alla Polizia (51%): segno che la gente considera il dono, la solidarietà, la legalità e la democrazia, la cultura della responsabilità sociale elementi centrali della convivenza civile. Verrebbe da chiedersi se gli stessi volontari si rendono conto oggi dell’importanza di quello che fanno, per il “bene comune” di tutto il paese. Forse dovremmo imparare tutti a credere di più in quello che facciamo, e impegnarci a trasmettere soprattutto alle giovani generazioni, questi valori di cui siamo portatori.

Mugabe Were, il deputato kenyota ucciso a Nairobi, in piena guerra civile, viveva a Lecce dal '92 e faceva parte dell'associazione Mondo Azzurro, socia del Csv Salento.

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Lecce lo conoscevamo soprattutto per il suo impegno nel sociale. Mugabe, ucciso davanti al cancello della sua casa del Westland, una delle zone residenziali di Nairobi, viveva a Lecce dal 1992, insieme alla moglie Maria Palma e ai suoi tre figli. Tre bambini che adorava. Mugabe amava tutti i bambini e a loro ha sempre dedicato la sua attenzione e il suo impegno, sia nel volontariato che in politica. Nel Salento, con l'associazione "Mondo Azzurro" si occupava dei bambini emarginati, disabili, e del sostegno necessario a loro e alle famiglie. In Kenia, a Dandora, la popolosa frazione di Nairobi di cui Mugabe Were era sindaco, aveva aperto un orfanotrofio nel quale vivono 60 bambini ed altri 50 frequentano corsi di scuola elementare. "L'onorevole Were era stato formato nel centro per i giovani creato a Nairobi da padre Adelmo, un missionario comboniano, che ora si è ritirato in Etiopia come eremita - hanno riferito all'Agenzia di stampa vaticana Fides fonti della Chiesa locale dal Kenya -. Collaborava con padre Daniele Moschetti, sulla questione della discarica di Nairobi. La sua morte ha suscitato una profonda emozione tra le persone che lo conoscevano e ne apprezzavano il suo impegno sociale".

Da Lecce Mugabe Were era partito i primi dicembre per partecipare alla campagna elettorale per il partito di opposizione "Orange Democratic Movement" in cui è stato eletto, e doveva fare rientro tra giovedì e domenica prossimi. Mugabe Were potrebbe essere stato ucciso da chi ha interesse ad eliminare gli oppositori del presidente confermato, Mwai Kibaki, che parlano di elezioni truccate, e che vorrebbero invalidarle. Il Centro Servizi al Volontariato Salento ricorda con sincero affetto Mugabe. "La sua elevatezza morale, il suo altruismo sono un esempio per tutti coloro che, ogni giorno, mettono a disposizione il proprio impegno per gli altri" - afferma il presidente Luigi Russo che a nome di tutti i dipendenti e collaboratori del Csv esprime "solidarietà alla moglie, ai figli e all'associazione Mondo azzurro".

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Volontariato Salento - mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce

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