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Marzo 2013 - Anno VIII - n.64

associazioni

Bando Formazione 2013

Informazione sanitaria sul web

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CRESCITA E COESIONE NEL FUTURO DELLE POLITICHE SOCIALI

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IL FUTURO DEI CSV PASSA DA LECCE N

L’assemblea nazionale dei CSV il 24-26 maggio

on si tratterà di un momento celebrativo. Un vero e proprio cantiere, quello dell’Assemblea nazionale dei CSV a Lecce dal 24 al 26 maggio 2013. Il documento “Il lungo passo” scritto dal presidente Stefano Tabò, su mandato del direttivo nazionale, tratta un tema dirimente: “CSV e CSV net: prospettive e strategie”. E’ stata adottata l’immagine del “lungo passo” per descrivere il cambiamento che il sistema dei CSV italiani devono realizzare; pertanto

il documento contiene la “direzione di marcia” e le convinzioni che accompagnano il procedere. Il futuro, secondo Tabò, deve radicarsi su valori, finalità, obiettivi che hanno strettamente a che fare con l’esperienza del mondo del volontariato. Ed ecco i nodi tematici: 1) L’identità “Possedere una identità chiara, condivisa e funzionale è un presupposto irrinunciabile per ogni verifica, revisione, programmazione”. 2) Il dimensionamento dei CSV in riferimento alle esigen-

ze reali del territorio e alle risorse disponibili. 3) I livelli decisionali, ossia l’opportunità di una cessione di sovranità dai CSV verso CSVnet. 4) Il perimetro. Domande alle quali occorrerà dare risposta: quali sono le ragioni perché CSV e CSVnet amplino il loro raggio di azione? E’ possibile accedere ad altri fondi? Si possono remunerare alcune attività svolte dai CSV? Vi deve essere necessariamente la totale gratuità dei servizi al volontariato?

le parole che contano

“Il fatto che si parli con tanta frequenza di nuovi diritti è il segno che la storia non si è fermata” Stefano Rodotà, “Il diritto di avere diritti”

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Editoriale

di Luigi RUSSO

LA POVERTÀ INCOMBE

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’è un tema che si sta imponendo nel nostro paese, e che coinvolge la società, la politica, la Chiesa: la povertà. Gli istituti di ricerca non fanno altro che sfornare cifre da capogiro: ormai si tratta di un esercito di persone che vivono nella precarietà (8 milioni) o perfino nella miseria (quasi 4 milioni); sono persone che hanno perso il lavoro, o che hanno in famiglia dei malati gravi, o sono famiglie con un solo genitore, soprattutto donne divorziate o separate. E la situazione sembra dover peggiorare nei prossimi mesi-anni per effetto della stagnazione dell’economia. E’ stupefacente pensare che in questo momento una parte importante della politica italiana continui a giocare una sorta di partita a poker sulle spalle del paese, con tatticismi e calcoli di convenienza strategica fuori luogo, comprensibili in campagna elettorale, ma non più adesso a bocce ferme; sentiamo ancora proclami del filone dell’antipolitica che dimostrano semplicemente che qualcuno sta prendendo tempo per posizionarsi al meglio nella divisione dei poteri. Ma siamo passati dalla repubblica dei corruttori alla repubblica dei giocatori d’azzardo? Ecco che cosa chiedono i poveri e le persone che fanno fatica in Italia: fare immediatamente un governo che dia stabilità al paese, rispettando quello che è stato l’esito elettorale; condividere tra le forze politiche un programma per contrastare, immediatamente e seriamente, la povertà con misure nel campo del reddito alle famiglie, della occupazione, dello sviluppo; poi fare una riforma elettorale; poi tutto il resto! La Regione Puglia ha iniziato il percorso per la costruzione del nuovo Piano Sociale Regionale, e ha chiesto ai volontari di portare il loro contributo, anche in vista della grande opportunità offerta dai fondi strutturali 2014-2020. Sono due le cose che chiederemo: migliorare il processo partecipativo “costringendo” i Comuni ad ascoltare realmente i cittadini e a progettare con loro e per i loro bisogni reali; investire quasi tutte le risorse per il contrasto delle povertà, con servizi concreti e sistemici che diano risposte non d’emergenza, evitando sprechi “burocratici”.


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SPECIALE ASSEMBLEA NAZIONALE CSV NET

Si svolgerà a Lecce dal 24 al 26 maggio. In questo speciale l’anticipazione dell’importante evento

Giacimenti generativi. Il Volontariato che muove” è il titolo della Conferenza Annuale di CSVnet, che si svolgerà a Lecce dal 24 al 26 maggio 2013. La Conferenza rappresenta un appuntamento centrale e rivolto esclusivamente a CSVnet e a tutta la rete dei CSV presenti in Italia, che hanno così la possibilità di dedicare due intere giornate all’incontro, al confronto e al dibattito sul volontariato, sui suoi problemi, sui suoi bisogni ma anche sui suoi valori e peculiarità. I temi che animeranno l’edizione 2013 saranno tanti. Oltre a quelli relativi alla fase economica recessiva, alla

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crisi del modello di sviluppo affermato, alla ricerca di riferimenti culturali alternativi, allo stato di indigenza di fasce di popolazione sempre più consistenti, i partecipanti si confronteranno anche sui valori che ispirano l’azione dei CSV e le conseguenti prospettive operative. “Sappiamo di avere l’esperienza, le capacità e le sensibilità adatte ad essere “portatori di intenzionalità” generative e ci consideriamo, all’interno del complesso sistema del volontariato, una preziosa risorsa per il nostro Paese. - si legge nella lettera d’indizione della Conferenza - Non a caso, in continuità con le riflessio-

ni di Cagliari e di Bologna abbiamo voluto intitolare la Conferenza 2013 “Giacimenti generativi - Il volontariato che muove” che efficacemente interpreta l’opera che i CSV perseguono. La Conferenza si colloca in un momento di profonda riflessione per CSVnet e, così come è stata pensata e preparata, possiede tutte le caratteristiche per costituire per tutti noi un passaggio significativo e qualificante. A Lecce intendiamo portare a conseguenza strumenti innovativi ma anche connetterci fortemente con i nodi che CSVnet si propone di risolvere”.

“IL LUNGO PASSO”

Csv net ha diffuso nei giorni scorsi il documento preparatorio dell’Assemblea nazionale

l documento, predisposto dal presidente di CSV net, Stefano Tabò, a seguito di mandato del Consiglio direttivo del 9 febbraio 2013, tratta un tema dirimente: “CSV e CSV net: prospettive e strategie”. E’ stata adottata l’immagine del “lungo passo” per descrivere il cambiamento che il sistema dei CSV italiani devono realizzare; pertanto il documento contiene la “direzione di marcia” e le convinzioni che accompagnano il procedere. Il documento si compone di tre parti, oltre le conclusioni e l’appendice. Parte prima: “la predisposizione”; CSV net si ritiene parte attiva imprescindibile della ricerca del futuro dei CSV. Futuro che deve radicarsi su valori, finalità, obiettivi che hanno strettamente a che fare con l’esperienza del mondo del volontariato. Attraverso la metafora del Palazzo di metallo di Fedora, nel documento si intende CSV net come una casa comune. La prima parte si conclude con l’affermazione che “CSV net ha previsto al centro della sua casa, un grande salone, dove si sta affinando un unico grande modello policromo. Un grande cantiere dunque, ma prima ancora una grande agorà a cui tutti devono partecipare con competenza, passione speranza, consapevoli del fatto che i CSV e CSV net sono da ritenersi una realtà perfettibile.

Parte seconda: “l’orientamento”; in questa parte viene concretizzato il passaggio per transitare dalla predisposizione ai nodi (terza parte) dove sono esplicitati gli elementi nodali per la definizione della strategia per il futuro dei Csv e CSVnet. Si tratta dunque di comprendere con rigore ed intelligenza, le realistiche condizioni in cui sarà possibile dare un futuro convincente alla nostra rete. Parte terza: “i nodi”. Si affrontano qui gli elementi nodali per poter definire una strategia per il futuro dei CSV e CSVnet. L’identità. Possedere una identità chiara, condivisa e funzionale è un presupposto irrinunciabile per ogni verifica, revisione, programmazione. E’ importante conoscere la storia, tutti i passi in avanti che si sono fatti, eventualmente fare auto critica ma non autolesionismo, cogliere a pieno l’importanza dei CSV e valorizzare la rete nazionale, proiettata in Europa e nel Mediterraneo. Il dimensionamento. Nel rispetto delle competenze del Co.Ge sull’argomento, come previsto dalla normativa vigente, si può affermare che non viene riconosciuto a priori un dimensionamento ideale per i CSV (occorre valutare la necessità dei territori); tuttavia occorre intervenire dove vi sono situazioni più critiche. Inoltre vi è la necessità di coordinarsi ed integrarsi con gli altri CSV

(dentro e fuori la propria regione) e soprattutto introdurre tra CSV della stessa regione forme di cooperazione. I livelli decisionali. Se la tendenza a condizionarsi reciprocamente è cresciuta nel tempo, lo scenario è caratterizzato da una fortissima differenziazione tra CSV. Oggi il clima sta cambiando: si chiede l’adozione di delibere da parte di CSV net che assumano un carattere prescrittivo; stiamo assistendo dunque a un nuovo modo di concepire i livelli di coordinamento. CSVnet è proposto non più solamente nella funzione di rappresentanza ma di garanzia. Ciò implica una cessione di sovranità dai CSV verso CSVnet. Il nodo è rappresentato dalla domanda fino a quale limite operare nel senso descritto. Il perimetro. Domande alle quali occorrerà dare risposta: quali sono le ragioni perché CSV e CSVnet amplino il loro raggio di azione? (es. servizi verso altri soggetti, oltre alle Odv costituite ai sensi della l. 266/91). E’ possibile accedere ad altri fondi? Si possono remunerare alcune attività svolte dai CSV? Vi deve essere necessariamente la totale gratuità dei servizi al volontariato? Alla luce di quanto sopra si può affermare che i prossimi mesi saranno caratterizzati da un dinamismo generalizzato perché si possa compiere un altro significativo passo nella storia dei CSV. Solo se ci muoviamo come sistema il tutto è possibile. A.Q.

I VOLONTARI, GENERATORI DI CAMBIAMENTO

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Intervista a Lugi Russo in previsione dell’assemblea nazionale dei Centri di servizio al volontariato che si terrà a Lecce dal 24 al 26 maggio prossimi

ono previsti circa duecento partecipanti, provenienti da tutta Italia, nella prossima assemblea nazionale dei Centri servizio volontariato, che quest’anno si terrà a Lecce dal 24 al 26 maggio. Mentre fervono i preparativi, Luigi Russo, presidente del Csv Salento anticipa in parte il programma e spiega l’importanza dell’incontro. Quali sono le istanze principali a cui si dovrà rispondere durante l’assemblea nazionale dei centri di servizio? “L’assemblea leccese servirà a fare il punto della situazione del volontariato e soprattutto a rilanciare l’impegno dei Csv nel volontariato italiano. La prima esigenza è sicuramente quella di porci fuori dalla trappola dell’emergenza continua nella quale viviamo, situazione tipica in Italia, che non ci permette di avere una prospettiva globale sull’economia, sulla politica e su tutto il resto, sacrificando l’investimento sulle cose importanti e puntando su ciò che invece non porta innovazione e cambiamento. Il secondo obiettivo da raggiungere è consentire al volontariato italiano di continuare ad esistere, senza ostacolarlo, e poter esprimersi a tutti i livelli territoriali dando un’impronta valoriale di tipo etico, solidale, comunitaria, responsabile alla politica e alla cultura e alla società. Il volontariato deve mantenere in piedi la cultura solidale, della responsabilità, della sussidiarietà, e chi rema contro, chi pensa di potersi appellare alla crisi per togliere energie e fiato ai volontari deve uscire allo scoperto. L’assemblea di Lecce continuerà, nel filone delle edizioni precedenti, a dimostrare come i volontari sono generatori di cambiamento, e non lavorano per mantenere lo status quo, non sono solo la rete dove cascano gli sfortunati ma i veri innovatori. L’ultima istanza alla quale si cercherà di rispondere nell’assemblea di Lecce è la definizione dei rapporti

tra politica, terzo settore e territorio, rappresentato dalle istituzioni. Il dialogo tra questi settori spesso è intermittente; inoltre le istituzioni hanno spesso dimostrato di non avere il polso della situazione del territorio che amministrano. Ecco perché puntiamo soprattutto al dialogo e al confronto con loro”. E’ già definito il programma degli incontri? “Sì, ormai è definito nei suoi ambiti principali. Il 24 maggio ci sarà l’apertura e l’inizio delle attività dei gruppi di lavoro: Promozione - Scuola e volontariato; progettazione sociale; ricerca, documentazione e banca dati; formazione; accompagnamento e consulenza; informazione e comunicazione; servizi logistici - servizi interni; reti ed animazione territoriale. Poi sarà presentato il Bando Reti 2013 da parte della Fondazione con il Sud; il 25 ci sarà il confronto con le istituzioni e il terzo giorno è dedicato alle conclusioni, riflessione sui dati raccolti dai gruppi di lavoro, che sicuramente porterà ad una consapevolezza: i Csv dovranno fare sistema, unico modo per cambiare il Paese”. L’assemblea è pubblica o è riservata ai soli interessati? “Principalmente è orientata ai Csv, e di conseguenza alle associazioni che ne condividono il percorso; ma anche alle istituzioni che sono state invitate, per consolidare con loro un dialogo proficuo. Unico momento pubblico è quello della presentazione del Bando reti 2013 da parte della Fondazione con il Sud, importante per far capire che le reti sono uno degli strumenti più efficaci per agire nei vari settori nei quali si sviluppano le azioni dei volontari”. Ilaria Lia


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PROGETTI DI FORMAZIONE, NUOVO BANDO DEL CSVS

o scorso 6 marzo è stato pubblicato il nuovo bando del CSV Salento diretto a promuovere la realizzazione di progetti di Formazione rivolti ai volontari delle Organizzazioni di Volontariato della provincia di Lecce. Hanno diritto a parteciparvi le singole OdV (iscritte e non al Registro regionale del Volontariato) e le reti partenariali di almeno tre soggetti, composte in maggioranza da Odv oltre ad eventuali altri soggetti pubblici e/o privati senza fini di lucro, purché il soggetto capofila e le altre Odv siano del tutto rispondenti alle caratteristiche previste dall’art. 3 della L. 266/1991. Saranno ammessi 10 progetti presentati da singole OdV proponenti, per un importo massimo di 1.000 euro per ciascuna proposta formativa e 15 progetti presentati da reti partenariali a maggioranza di OdV, per un importo massimo di 2mila euro per proposta formativa. Le iniziative formative dovranno prevedere la partecipazione gratuita dei volontari e potranno consistere in corsi di formazione della durata minima di 12 ore. È prevista una quota di compartecipazione alle spese a carico dell’Odv proponente e/o capofila pari a minimo il 20% del costo complessivo della proposta. La gestione amministrativa e contabile sarà a cura del CSV Salento, pertanto tutte le spese

per la realizzazione dell’iniziativa (escluse quelle relative al cofinanziamento a carico dell’OdV) saranno sostenute direttamente dal CSV Salento.

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Un’apposita commissione valuterà le proposte pervenute e procederà all’attribuzione del punteggio in base ai criteri previsti nel bando: incidenza concreta del progetto sul territorio e sul bisogno evidenziato; coerenza tra motivazioni, fabbisogni formativi, azioni, metodo ed organizzazione; innovazione dei contenuti e delle azioni individuate, le strategie utilizzate e la metodologia selezionata (la valenza innovativa del progetto sarà valutata rispetto al contesto territoriale, la tipologia di intervento rapportata all’attività ordinaria e la storia dell’Odv proponente e degli eventuali partner); presenza di una rete di collaborazione con altre OdV e/o enti pubblici o privati (partenariato), tenuto conto della coerenza territoriale e progettuale; individuazione del sistema di valutazione (gli elementi e i parametri che descrivono l’efficacia, la previsione dei risultati, le modalità di controllo e di monitoraggio, al fine di realizzare la valutazione finale del progetto); coerenza dei contenuti con il finanziamento richiesto, entità e qualità dell’eventuale cofinanziamento, ottimizzazione delle risorse, trasparenza e analisi del piano dei costi preventivo. Il termine per la presentazione dei progetti è fissato per le ore 18 del 12 aprile 2013 e i relativi plichi dovranno pervenire al CSV Salento esclusivamente tramite raccomandata A.R. oppure corriere espresso. Luca Dell’Anna

LA NUOVA EDIZIONE DEI SEMINARI FORMATIVI DEL CSV SALENTO

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Il CSV Salento organizza un corso di formazione rivolto alle OdV per acquisire conoscenze e competenze sul tema

er far fronte ai nuovi bisogni del territorio ai volontari vengono richieste specifiche competenze. L’agire volontario comporta l’acquisizione di conoscenze che variano dalle abilità tecniche/manuali (il saper fare) alle sempre più necessarie capacità comunicative e relazionali utili al rapporto interpersonale (sapere essere). In particolare, la dimensione della relazione d’aiuto, risulta essere delicata e importante nell’agire dei volontari. La gestione di tale relazione, ove esiste spesso una intensa dimensione del

dolore, non la si può dare per scontata. Le capacità relazionali, seppur in parte presenti nella scelta stessa dell’agire volontario, necessitano di competenze che mettono in gioco il proprio sé in relazione con l’altro. Il Centro Servizi Volontariato Salento ha organizzato una serie di seminari formativi, allo scopo di offrire i primi strumenti per affrontare al meglio la relazione in un’ottica di aiuto. Saranno realizzati 3 seminari formativi della durata di 6 ore ciascuno.

Si svilupperanno in due incontri da 3 ore e saranno affrontati i temi: la relazione d’aiuto; definizione e contenuto; le abilità del volontario: ascolto attivo, ascolto di sé, competenza comunicativa; mettersi in ascolto di …(la relazione d’aiuto in diversi ambiti – laboratorio). La docente sarà Suor Palmarita Guida. I primi incontri si sono svolti nella sede di Tiggiano, l’11 e il 13 marzo. I prossimi saranno a Lecce, presso la sede territoriale CSVS in via Sicilia, 21, il 18 e il 20 marzo; ore 18 -

20,30; presso lo sportello territoriale CSVS di Scorrano, via A. Diaz 32, il 25 e il 27 marzo dalle 18 alle 20,30; nella sede Comune di Racale, sala S. Sebastiano, via Fiume Marina,10, l’8 e il 10 aprile, dalle 18 alle 20,30. Per partecipare si deve compilare la scheda d’iscrizione scaricabile dal sito, indicare la sede prescelta e spedirla per posta o mail a: Centro Servizi Volontariato Salento, via Gentile 1 73100 Lecce; e-mail: segreteria@csvsalento.it. Tel: 0832/392640; fax: 0832/391232.

PARTECIPAZIONE E COMUNITÀ

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urante le tre giornate napoletane dall’1 al 3 marzo scorsi, in occasione dell’apertura della terza edizione della formazione quadri terzo settore (FQTS), i partecipanti hanno preso parte a gruppi di lavoro. Sabato pomeriggio 2 marzo, in particolare, l’attenzione è stata focalizzata sull’ascolto delle testimonianze di chi ha attivato processi di partecipazione alla vita comunitaria ed esperienze di economia solidale. Particolarmente significativa la testimonianza dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma. Il racconto, chiaro, del testimone presente ha messo in evidenza, pochi, semplici elementi, ma necessari alla buona riuscita di un progetto. La loro azione è stata lineare e complessa al contempo ma, ad ascoltarla, è sembrata così semplice da rimanere quasi smarriti. Perchè la semplicità, in realtà, sta in alcune parole chiave, in alcuni ingredienti senza i quali forse nulla può riuscire. Ma veniamo brevemente al progetto: un gruppo di ge-

Una riflessione all’apertura di Fqts a Napoli nitori di una scuola romana si uniscono e decidono di ripulire alcuni locali dismessi dell’istituto per avviare attività ricreative per i loro figli; un preside “illuminato” incoraggia i genitori che, come primo progetto propongono il “semplice” ripristino dei locali dismessi: siamo nel 2003. Oggi l’associazione conta un centinaio di soci, gestisce gli spazi in orario extra scolastico organizzando attività per i bambini e per gli adulti (laboratori, sport, corsi ecc...). L’associazione è divenuta nel tempo anche punto di riferimento per il quartiere. Ma quali allora gli ingredienti? Da dove sono partiti questi genitori? Certamente da un desiderio: offrire opportunità ai loro ragazzi, opportunità che all’epoca il quartiere non offriva. Non sono partiti quindi da un bando o da un “bisogno” di soldi. Hanno messo in prima fila il cuore... Cosa è accaduto poi? Un incontro con le persone giuste: una piccola magia ha fatto sì che il preside di quella scuola fosse “sensibile ed attento” e tutto è partito.

Quale è stata la carta vincente? Pensare in grande ma agire a piccoli passi, per raggiungere la vetta occorre fare un lungo percorso, faticoso, fermarsi, passare da valli, da boschi, insomma occorre camminare, passo dopo passo. Il primo piccolo passo è stata la manutenzione di un bene, un bene comune: alcuni locali della scuola e poi via via: hanno acquistato la fiducia di altri genitori e poi di altri ancora e sono arrivate anche le istituzioni. Ed ora i locali della scuola rimangono aperti fino alle 22.00. Il “desiderio” (o, se preferite, il cuore), l’”incontro”, i “pass” (piccoli ma tenaci e costanti), sono questi gli ingredienti giusti per realizzare i piccoli grandi sogni, i piccoli grandi progetti, ma soprattutto per ridare forma alla Comunità, per essere cittadini che, attraverso il “Fare” (altro ingrediente necessario), divengono esempi di cambiamento. Maria Grazia Taliani


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IMU E NO PROFIT: DUE RISOLUZIONI PER FUGARE I DUBBI SUL PAGAMENTO dubbi per il pagamento dell’Imu da parte di enti non commerciali si erano pro- rapporto rappresenta un tipo di contratto essenzialmente gratuito, non produce ric-

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tratti per mesi. Nello specifico, si doveva chiarire chi e come potesse rientrare nella categoria e di conseguenza come comportarsi per il pagamento della tassa sugli immobili. La risposta è arrivata: il ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato lo scorso 4 marzo 2013, due Risoluzioni (3 e 4) a cura del Dipartimento delle Finanze, Direzione Legislazione tributaria e federalismo fiscale, che riguardano rispettivamente il termine del 31 dicembre scorso per l’adeguamento degli statuti (più significativa); l’esenzione Imu per l’ente non commerciale che dà in comodato gratuito un immobile o una porzione di immobile ad altro ente non commerciale per lo svolgimento delle proprie attività in modalità non commerciali. Nella risoluzione 4, tenuto conto di alcune pronunce della Cassazione e della Corte costituzionale, vengono riportati i chiarimenti in merito all’applicabilità dell’imposta nel caso in cui un immobile posseduto da un ente non commerciale venga dato in comodato ad un altro ente non profit per lo svolgimento di attività esenti Imu. Il ministero delle Finanze garantisce l’esenzione nel caso del comodato, perchè il

chezza e capacità economica rilevante ai fini dell’imposizione fiscale. La condizione è che nel locale dato in comodato vengano svolte le attività individuate per usufruire dell’agevolazione. Neanche l’organizzazione che opera nell’immobile preso in comodato deve pagare l’Imu, perché non è soggetto passivo, ma deve “fornire all’ente non commerciale che gli ha concesso l’immobile tutti gli elementi necessari per consentirgli l’esatto adempimento degli obblighi tributari sia di carattere formale sia sostanziale”. La Risoluzione 3 stabilisce che il termine del 31.12.2012 per l’adeguamento degli statuti non deve più essere considerato perentorio e che quindi, le organizzazioni non profit, enti ecclesiastici compresi, potranno beneficiare dell’agevolazione anche se non hanno fatto in tempo ad adeguare lo statuto o il loro atto costitutivo secondo quanto previsto dai requisiti inerenti l’assenza di scopo di lucro. Inoltre, la Risoluzione 3 affronta anche alcune specifiche riguardanti l requisiti generali per lo svolgimento con modalità non commerciali delle attività istituzionali, contenute nel D.M. 200/12 art. 3, c. 1, lett. a, b, c (regolamento su IMU enti non commerciali).

ANNO EUROPEO DEI CITTADINI, AL VIA L’ALLEANZA ITALIANA

PRINCIPI ATTIVI, 173 IDEE PER UNA PUGLIA MIGLIORE

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n occasione del 2013 Anno Europeo dei Cittadini le principali organizzazioni e reti della società civile hanno creato l’Alleanza italiana AEC2013, con l’obiettivo di avanzare proposte mirate a valorizzare il tema della cittadinanza europea al centro dell’agenda politica dell’UE. L’Alleanza intende mobilitare in tutto il territorio nazionale, il maggior numero di persone, attraverso gli eventi e le azioni che saranno promossi e implementati nel corso dell’anno per valorizzare i processi di cittadinanza attiva. Al suo interno sono stati costituiti sette gruppi di lavoro tematici, relativi ad aree ritenute di fondamentale importanza quali: giovani cittadini, parità di genere, volontariato, dimensione socio economica, sviluppo sostenibile, prossimità e sussidiarietà, cultura e creatività. I gruppi rappresenteranno il vero motore di tutta l’Alleanza, essendo il luogo adibito al dibattito, alla ricerca, allo scambio e all’elaborazione delle proposte concrete finali. Ciascun gruppo sarà coordinato da un membro dell’Alleanza che lo rappresenterà nel Comitato di Pilotaggio. Il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, che vi ha già aderito, coordinerà il gruppo di lavoro dedicato al volontariato, il cui compito sarà quello di elaborare proposte concrete da presentare entro la fine dell’anno all’Unione Europea. La prima riunione del gruppo si è svolta lo scorso 11 marzo a Roma. Sono circa 50 le realtà che in Italia fanno già parte dell’Alleanza e tra queste figurano, insieme a CSVnet, anche altri enti tra cui: Acli, Anpas, Arci, Cipsi, Cittadinanzattiva, Fish, Focsiv, Labsus e Movi. Anche i CSV, insieme ad altre associazioni e organizzazioni possono aderire all’Alleanza Italiana entrando cosi a far parte di un’ampia rete italiana e contribuendo allo sviluppo di iniziative ed attività, grazie al sostegno, al favore e alla collaborazione delle altre numerose organizzazioni nel network dell’Alleanza. L’adesione garantisce ai membri dell’Alleanza di partecipare attivamente all’impegno istituzionale previsto dall’art.11 del Trattato di Lisbona, il quale sancisce l’avvio di un “dialogo aperto, trasparente e regolare” tra gli organi decisionali e la società civile. In tal senso, le associazioni potranno prender parte ai dibattiti pubblici ed influire, di conseguenza, sul processo decisionale nazionale ed europeo. Luigi Conte

AVVISO A CHI HA SBAGLIATO L’IBAN PER IL PAGAMENTO DEL 5 X MILLE

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ul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono stati pubblicati ed è possibile scaricare gli elenchi delle disposizioni di pagamento trasmesse alla Banca d’Italia per l’accreditamento delle posizioni non andate a buon fine, effettuati per le associazioni di volontariato, di promozione sociale e le altre onlus nel 2013 e relativi al cinque per mille dell’anno 2008 sono 41 soggetti e per i 193 soggetti del 2009. L’Agenzia delle Entrate chiede le coordinate IBAN corrette

Sono tutti i progetti ammessi al finanziamento con il Programma regionale che finanzia le idee più innovative nel campo della conoscenza, dello sviluppo del territorio e dell’inclusione sociale. Tra i progetti anche alcuni riguardanti il volontariato

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la graduatoria più attesa dai giovani pugliesi, quella pubblicata dalla Regione Puglia nella serata di ieri e che finanzia con poco più di 4,3 milioni di euro le idee giovanili innovative per contribuire alla costruzione di una Puglia migliore. Tre mesi di serrato lavoro della Commissione di valutazione che ha portato, a fronte dei 2.337 progetti ammessi alla valutazione di merito, al finanziamento dei primi 173 progetti. Ciascuno dei progetti è finanziato con 25mila euro con l’obiettivo di realizzare attività innovative nel campo della conoscenza, dello sviluppo del territorio, dell’inclusione sociale. Hanno presentato progetti giovani cittadini, italiani e stranieri residenti in Puglia, nati a partire dal 1 gennaio 1979 e di minimo 18 anni compiuti al momento di presentazione della domanda, organizzati in gruppi di lavoro informali composti da un minimo di 2 persone. La palma d’oro va alla realizzazione di un aereo senza pilota a lancio manuale per indagini ambientali mediante telecamera installata, avente endurance superiore a 75 minuti (limite dei velivoli della stessa classe in commercio) mediante utilizzo di un sistema di celle con ricarica solare. Tra i primi cinque, anche un progetto di giornalismo sociale che prevede la realizzazione di una testata giornalistica online che punta al miglioramento della vita cittadina attraverso la segnalazione di deficit strutturali, carenze tra i servizi offerti dalla e alla città e il malfunzionamento degli stessi. E poi un modello di mobilità

urbana ecosostenibile, la realizzazione di una linea di confezioni sartoriali innovative per piccoli degenti e per anziani inseriti in strutture residenziali e molto altro ancora. Tra i 173 giovani vincitori del bando Principi attivi, anche due idee che hanno immediate ricadute nel mondo del volontariato e che coinvolgono il volontariato del territorio locale e regionale. Il primo “Socialmente” mira a realizzare un portale web in cui le organizzazioni no-profit pugliesi potranno, anche con applicazioni mobile, promuovere i loro servizi, mettendo a sistema le risorse umane e culturali, creando un punto d’incontro e di scambio tra il mondo profit ed il no-profit (cause related marketing) ed avere inoltre la possibilità di ottenere gratuitamente un proprio sito web. “Sei ies” prevede invece la realizzazione di una campagna regionale per lo sviluppo del volontariato giovanile ed a sostegno delle associazioni di volontariato pugliesi. Il progetto prevede il coinvolgimento degli studenti delle scuole medie superiori e degli universitari attraverso l’organizzazione di trentacinque incontri formativi indirizzati. Il progetto prevede anche la realizzazione di un portale informativo e formativo per volontari ed operatori. In questi giorni l’assessorato regionale alle politiche giovanili è impegnato nella ricerca di fondi aggiuntivi che possano ammettere a finanziamento tante idee progettuali esaminate e che per insufficienza di fondi non sono state finanziate. Luigi Conte


ASSOCIAZIONI

CHIUDE IL CANILE SANITARIO DI LECCE N

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Dopo la denuncia dell’associazione Nuova Lara è intervenuto il Gip

on è stato certo un fulmine a ciel sereno il sequestro preventivo del canile sanitario di Lecce eseguito dal Corpo forestale dello Stato a fine febbraio. Da tempo l’associazione di volontariato “Nuova Lara” aveva denunciato la situazione all’interno della struttura che da luogo temporaneo di assistenza sanitaria si era trasformato in un parcheggio a lungo termine per i cani. Il tempo massimo di permanenza per gli animali bisognosi di cure di 60 giorni, infatti, era ormai una scadenza rispettata solo sulla carta. Le condizioni della struttura comunale sono state definite dal Gip come pericolose per la salute degli animali. Dopo il sequestro nel 2011 del canile-rifugio “Lovely”, i cani furono spostati proprio nel canile sanitario che ha accolto circa 160 animali rispetto ai 40 posti disponibili. L’associazione aveva denunciato la situazione con una diffida al Comune di Lecce, accogliendo dopo il sequestro di fine febbraio i quasi 160 cuccioli nel “Rifugio di Aura”, un luogo alle porte di Lecce ricco di spazi verdi

e pensato per rispondere ai bisogni dei migliori amici dell’uomo. Per i circa 400 esemplari rimasti senza casa, il Comune ha finalmente pubblicato un bando per la loro cura e gestione. «Siamo indubbiamente soddisfatti – commenta Paola Gorgoni, presidente dell’associazione “Nuova Lara” di

come si sono evolute le cose perché era una situazione che non lasciava il tempo di un bando. Nel nostro rifugio ora ci sono circa 140 cani, gli altri li abbiamo portati a casa pur di accudirli. La struttura del canile sanitario – continua Gorgoni – era troppo piena e inadeguata sia per i cani che per i vo-

lontari». Una situazione insostenibile, risolta solo grazie all’intervento della Procura. «Come volontari – prosegue Gorgoni – ci siamo sacrificati per anni perché consideriamo i cani della città come i nostri e non possiamo accettare che vengano affidati a strutture private gestite spesso in maniera inadeguata. Da noi, invece, vengono seguiti come in una famiglia». Un lavoro costante quello dell’associazione che ha portato nel 2012 a 160 adozioni, un risultato frutto di un percorso educativo specifico: i cani sono abituati al contatto con le persone, sanno stare al guinzaglio, sono pronti ad essere affidati. «Abbiamo costruito il “Rifugio di Aura” – conclude la presidente – proprio per dare continuità al lavoro svolto finora. Purtroppo esiste un problema di mentalità, oltre che di interesse economico. Noi volontari siamo felici se una cane trova una nuova famiglia e il nostro lavoro è proprio quello di agevolare questo passaggio». Lara Esposito

L’INFORMAZIONE SANITARIA SBARCA SUL WEB

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A breve online un portale promosso dall’associazione SOS per la vita

ante le novità che bollono in pentola tra le fila dell’associazione “Sos per la vita”. Sono ormai 21 gli sportelli di informazione sanitaria “Informare e prevenire” attivi sul territorio all’interno del progetto “Sos Sanità”: Otranto, Uggiano La Chiesa, Minervino, Poggiardo, San Cassiano, Surano, Maglie, Lecce, Squinzano, gli 11 comuni dell’Unione Ionica salentina e a breve anche Aradeo. «Il lavoro degli sportelli – spiega Rita Tarantino, presidente e fondatrice dell’associazione – sta riscuotendo un successo sorprendente e molti sindaci ci chiedono di fornire questo prezioso servizio nei loro comuni. I cittadini, se formati e sensibilizzati, diventano partner formidabili: sono dei piccoli esperti al servizio della comunità che riescono ad arrivare lì dove le istituzioni non arrivano». Gli sportelli offrono supporto e informazione ai cittadini accorciando considerevolmente la distanza che esiste con l’istituzione sanitaria, elaborando prenotazioni, sollecitando risposte, evidenziando problematiche e impegnandosi a risolvere le questioni più complicate. Un meccanismo che parte dal basso per accorciare le lunghe liste d’attesa gestito da semplici cittadini che vengono formati e informati per rispondere alle esigenze più disparate. Un capitale di informazioni che l’associazione ha scelto di condividere con tutti grazie al portale

www.sosperlavita.it che sarà attivo a fine mese. Per l’occasione sarà organizzata una conferenza stampa in cui verranno presentate due pubblicazioni realizzate in collaborazione con la Provincia di Lecce, una sullo screening senologico e una su quello del collo dell’utero. Sul portale, inoltre, saranno raccolte anche istanze e notizie lontane dalle questioni sanitarie in quanto ogni referente di sportello diventerà un vero e proprio cronista del proprio paese. E non è tutto. «Grazie alla collaborazione della Misericordia di Racale – continua Tarantino – il progetto “Informare e prevenire” è stato richiesto anche dal sindaco di Firenze». L’associazione, inoltre, realizza anche una serie di raccolte fondi per acquistare macchinari specifici al servizio della comunità come defibrillatori e apparecchi per l’elettrocardiogramma e i Comuni di Uggiano La Chiesa e Poggiardo hanno donato un dermatoscopio con cui si farà prevenzione nelle scuole. «Il progetto – conclude Tarantino – si ispira a una celebre frase del presidente John Fitzgerald Kennedy che dice “Non chiediamoci cosa l’America possa fare per i cittadini, ma cosa i cittadini possano fare per l’America”. I protagonisti, infatti, sono loro». L.E.

UN GRUPPO AUTO MUTUO AIUTO PER CONFRONTARSI SULLE DIFFICOLTÀ

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n luogo dove tutti possono incontrarsi, dove essere alla pari e soprattutto dare e ricevere dal confronto. Nasce da quest’idea il gruppo di automutuo aiuto promosso dall’associazione “Il Pane e le rose” e l’associazione Uildm, sezione Capo di Leuca, che ogni mese si incontra presso la sede del Csvs di Tiggiano. «Mi sono confrontata molto con i membri dell’associazione locale aderente all’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare - afferma Angelita Giotta, assistente sociale, dell’associazione “Il pane e le rose” - e ne è venuto fuori che era necessario creare uno spazio proprio per i genitori, dove potersi confrontare, ed essere sostenuti grazie all’aiuto di tutti. Si è creato uno spazio alternativo, informale dove genitori, familiari e gli stessi disabili possono ascoltarsi e affrontare i problemi insieme».

Da gennaio, il gruppo continua ad incontrarsi, una volta al mese, nella pratica dell’auto-mutuo aiuto e ogni volta raggiunge i propri ntenti: dare a persone che vivono in prima fila la disabilità di un proprio caro o congiunto, l’opportunità di condividere le esperienze, di aiutarsi e di mostrare l’uno all’altro come affrontare i problemi comuni. «Essere tra persone sconosciute, tra pari, aiuta ad esprimere e a condividere bisogni, sofferenze, conquiste e speranze. Ogni partecipante compie uno sforzo individuale (auto-aiuto) per rompere la solitudine e il silenzio con cui vive la disabilità di un proprio familiare, recuperando la ritualità della condivisione e della elaborazione comunitaria (mutuo-aiuto)». Sono le parole di Angelita Giotta, assistente sociale che ha fortemente voluto la nascita del gruppo. Ad affiancarla nell’impresa la collega Virginia Protopapa.

«Le persone che hanno un problema comune si riuniscono per aiutarsi reciprocamente; la partecipazione diretta contribuisce allo sviluppo della salute – continua Giotta -. I partecipanti smettono di essere solo dei portatori di disagio e diventano veri protagonisti di una rete, nella quale recuperare e valorizzare le risorse proprie ed altrui, la responsabilità sociale e il benessere della comunità». Anche se si vorrebbe maggiore partecipazione da parte delle istituzioni, la soddisfazione più grande raggiunta dalla promotrice è stata la capacità di creare il gruppo e di dare continuità agli incontri. Il prossimo appuntamento è per il 28 marzo alle 16,30, tutti possono partecipare. Per informazioni: Associazione Il Pane e le Rose Onlus Ilpane-elerose@virgilio.it Telefono: 328/7482252 Ilaria Lia


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ALZHEIMER: DARE VOCE ALLE EMOZIONI, ANCHE NEL SILENZIO

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Nel quaderno “Scrivo di te”, promosso dall’associazione Alzheimer Lecce, poesie e brani con cui le famiglie si aprono al racconto del vissuto con i propri cari

prire un varco, far emergere una cultura nuova che possa restituire dignità ai familiari così come alle persone malate. Nasce con questo spirito “Scrivo di te”, piccola e preziosa pubblicazione promossa dall’associazione Alzheimer Lecce con l’intenzione di dare voce alle famiglie, alle persone che quotidianamente si prendono cura del proprio caro colpito dalla malattia. “Abbiamo chiesto ai familiari di dedicare ai congiunti scritti, pensieri, esperienze di vita – afferma Renata Franchini, presidente dell’associazione – ci sono arrivati poesie e brani che descrivono una realtà interiore di grande sensibilità, e abbiamo pensato che fosse giusto raccoglierli in una pubblicazione”. Poesie dal cuore, recita il sottotitolo del quaderno, che vuole essere una delicata narrazione della malattia di Alzheimer attraverso le parole dei familiari curanti,

e si può richiedere all’associazione in cambio di una piccola offerta. “Non è facile per un familiare aprirsi – sottolinea Franchini – perché porta sempre una grande angoscia dentro, ma noi cerchiamo di agire anche in questo senso. Dalle poesie ricevute emerge una profonda empatia con il vissuto dei propri cari, una comprensione dei gesti e degli sguardi che mantiene il rapporto, che fa capire quanto le persone conservino la capacità di trasmettere emozioni

anche con il silenzio”. L’intenzione dell’associazione è far sì che questa esperienza non resti isolata, e che una volta all’anno possa nascere una pubblicazione con testimonianze, fotografie, contributi diversi dei familiari. L’obiettivo è sempre quello di far aggregare le famiglie, creare momenti di incontro per far partecipare i malati, e in questa logica è in progetto l’avvio di “Alzheimer Cafè”, come incontri periodici che consentano anche di avere contatti con personale

competente. Un’iniziativa che troverà spazio anche ad Alessano, mentre l’associazione amplierà il proprio raggio di azione anche nelle zone di Nardò e San Nicola, per sensibilizzare sempre più nuove famiglie e volontari. “Occorre inoltre continuare a lavorare di più con le istituzioni in una vera collaborazione, attivare corsi di informazione e formazione – continua la presidente dell’associazione -. Il centro diurno poi, attivato con fondi regionali, avrebbe bisogno per continuare ad esistere di un sostegno della Asl e dei servizi sociali, di una vera presa in carico che stenta ad arrivare. Confidiamo nella Regione che dovrebbe varare un piano relativo ai servizi, all’assistenza, compresa quella domiciliare molto carente, cercando di intervenire in modo omogeneo a livello territoriale”. Sara Mannocci

ACCANTO AL BISOGNO, PER UN SOSTEGNO VERO

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Più di 60mila tra Lecce e Brindisi le persone che il Banco Opere di Carità Puglia sosterrà in questo 2013. Don Ciardo: “Aiutateci con il vostro 5 per mille”

n tempi di crisi non accenna a diminuire, ma piuttosto continua a crescere il numero delle persone in condizioni di bisogno assistite dall’azione del Banco delle Opere di Carità Puglia, che in questo 2013 prevede di sostenere più di 60 mila persone nelle zone tra Lecce e Brindisi, attraverso le sedi di Alessano e Squinzano. Sono inoltre attivi in Puglia altri due punti di riferimento del Banco, uno su Foggia, dove accedono ai servizi quasi 11 mila persone, e uno su Bitonto, nella provincia di Bari, che va incontro al bisogno di circa 8 mila persone. “Sono più di 450, nelle zone di Lecce e Brindisi, gli enti caritativi convenzionati con noi a cui distribuiamo la merce raccolta attraverso i diversi canali – sottolinea Don Lucio Ciardo, presidente del Banco pugliese -, circa 30 nella zona di Bari e circa 80 in quella di Foggia. C’è l’impegno costante di molte Caritas

parrocchiali e va sottolineato che anche le Confraternite, che avevano perso il loro carisma, hanno riscoperto un nuovo impegno”. Un vero lavoro di rete sul territorio, quello del Banco, che ogni anno recupera generi - alimentari in maggioranza ma non solo - da donare agli enti attraverso la Comunità Europea, l’industria agro-alimentare, la grande distribuzione organizzata, la raccolta alimentare. “Grazie agli enti caritativi l’aiuto arriva alle persone compagne di viaggio da sempre – precisa Don Ciardo – ma già da diverso tempo si trovano in condizioni di bisogno anche le persone divorziate, in particolare gli uomini, le famiglie che si reggono su un solo stipendio e hanno bambini piccoli, le persone straniere che ora sono diventate molto più stabili sul territorio e chiedono una risposta”. Nell’ambito dei canali di approvvigionamento merce la Giornata

della raccolta alimentare è quella che più da vicino coinvolge il territorio intorno al bisogno, chiamando direttamente il cittadino ad acquistare merce non deperibile nei punti vendita aderenti all’iniziativa. Nel 2012 sono stati raccolti 480 mila kg di prodotto, “quest’anno circa 551mila – aggiunge Don Ciardo -, e hanno risposto più i piccoli che i grandi supermercati, con un’adesione di circa 660 punti vendita. Questo significa che le relazioni sul territorio, lo scambio tra le persone comincia a dare i propri frutti. Il nostro impegno continua chiedendo aiuto a tutti i cittadini che vogliano contribuire, ad esempio destinando il 5 per mille al Banco, e alle aziende che possono dare il loro apporto con alimenti e servizi. Se i cittadini riescono a star bene, se ne avvantaggia l’economia e l’intero territorio”. Sa.Ma.

AL VIA IL PROGETTO DI MOBILITA’ PER RAGAZZI SORDI

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Buone prassi a Lecce per l’Associazione WIP con ENS e AEEOS

ell’ambito del progetto “Youth4eu”, finanziato nel quadro del Programma Lifelong Learning – Leonardo Da Vinci Azione Mobilità – PLM People in the Labour Market, l’associazione Work in Progress, WIP, mette a disposizione trentasei borse di studio per svolgere tirocini formativi all’estero. Un’esperienza formativa importante che permette ai ragazzi di acquisire competenze specifiche nell’ambito della gestione di iniziative e progetti di cooperazione internazionale finanziati dalla Commissione Europea. I vincitori della borsa di studio sono affiancati da European Project Managers, esperti nel campo della progettazione e gestione di progetti Europei, di alcune tra le più importanti associazioni europee. I ragazzi saranno ospitati da ONG e associazioni del Terzo settore che lavorano con i principali programmi europei e con loro svilupperanno conoscenze, competenze e qualifiche nell’ambito del menagement delle organizzazioni e dell’europrogettazione. Competenze che potranno facilitare l’accesso al mercato del lavoro europeo. Tra i trentasei giovani della provincia, cinque ragazzi sordi risiederanno nella Repubblica Ceca per tre mesi. Sono rappresentanti del Comitato Giovani Sordi Italiani della provinciale di Lecce e di quello regionale, un’associazione culturale giovanile promossa all’interno dell’Ente Nazionale Sordi. Ad accoglierli

ci sarà un’associazione ceca che si occupa di promuovere il lavoro dei sordi e che ha servizi di interpretariato istantaneo nella Lingua dei Segni locale anche per via interinale. È molto attiva in tutta la Repubblica Ceca e aiuterà i nostri ragazzi a sviluppare competenze in gestione amministrativa e fiscale di un ente non-profit, pianificazione strategica, euro project management, fundraising, comunicazione e marketing, working group abilities e gestione delle risorse umane. Al ritorno, porteranno le competenze acquisite presso l’ENS, sezione di Lecce, e presso l’associazione AEEOS, entrambe partner del progetto e sedi di svolgimento di un tirocinio formativo della durata di due mesi. «Tutti i partecipanti saranno della provincia di Lecce così che, una volta tornati a casa, trasmettano e implementino le competenze professionali acquisite all’estero nelle varie realtà locali.» Ci ha detto Marzia Stenti, coordinatrice del Leonardo: «è una nuova metodologia di lavoro strettamente collegata ad una dimensione interculturale ed europea: si sviluppano nuovi partenariati e si incrementa la partecipazione a progetti internazionali. È la prima volta che si propone un tale tipo di progetto, ma siamo sicuri che diverrà una buona prassi anche a livello europeo». Sara Beaujeste D’Arpe


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MELQUÌADES, I “PICCOLI AMBASCIATORI DI PACE”

elquìades è un’associazione impegnata nell’ambito della cooperazione internazionale. Fondata nel 2010, da subito si accosta alla causa saharawi: “Il sostegno al popolo saharawi si declina attraverso varie attività umanitarie e politiche” spiega il presidente Boris Tremolizzo, “l’Italia non riconosce la Repubblica Democratica del Saharawi, noi ci impegniamo affinché questo popolo torni ad occupare le sue terre, dalle quali è stato cacciato dal 1975”. Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, avrebbe dovuto, secondo le risoluzioni ONU, esercitare il diritto all’autodeterminazione fin dal 1975, ma nello stesso anno l’invasione da parte del Marocco ha costretto la popolazione a fuggire verso l’Algeria dove vive da allora in campi di rifugiati nel deserto inospitale di Tindouf. Ad agosto, Melquìades ospiterà per il terzo anno consecutivo una tappa del programma di accoglienza estiva “Piccoli Ambasciatori di Pace”. Come spiega il rappresentante saharawi in Italia Omar Mih, “Si tratta di uno dei progetti più interessanti e consolidati, che vede

le associazioni italiane impegnate da quasi 25 anni. Ogni estate 400 bambini vengono ospitati da associazioni locali, enti e parrocchie. I bambini nati nei campi profughi del deserto hanno così la possibilità di seguire una dieta migliore e di ricevere cure mediche. Allo stesso tempo sono ambasciatori di pace: domani saranno i futuri residenti della Repubblica del Saharawi ed è importante che comprendano che il mondo non è solo campi di rifugiati e deserto”. “Con l’associazione Melquìades – continua l’“ambasciatore” Mih – si è consolidato un rapporto politico. Ogni anno speriamo che sia l’ultima volta che i bambini vengono in Italia, perché desideriamo più di ogni altra cosa che ritornino a vivere nelle proprie terre, a conoscere il proprio mare e tutte le bellezze che gli appartengono. Ecco perché affianco all’impegno umanitario è importante quello politico: risolvendo il conflitto saharawi si tornerà alla pace”. “Gli interventi di natura umanitaria – riprende il presidente Tremolizzo – non avvengono nello spirito della carità, ma con uno scopo di giustizia sociale: non intendiamo soccorrere le

vittime di un sistema ingiusto, ma cambiare quest’ultimo ponendo al centro la giustizia sociale”. Grazie alle sollecitazioni dell’associazione Melquìades, il 28 dicembre 2012 la provincia di Lecce ha approvato il Patto di Amicizia con la Wilaya (provincia dei campi profughi), cinque comuni salentini si sono gemellati con le province saharawi e a breve Omar Mih sarà insignito della cittadinanza onoraria nei comuni di Carpignano e Sannicola.

Le attività dell’Associazione si basano sull’autofinanziamento poiché “sarebbe ipocrita accettare un contributo in denaro dalle istituzioni del nostro paese che non riconoscono il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi” spiega Tremolizzo. Molteplici dunque le iniziative, come la vendita delle uova pasquali, il cui ricavato andrà a finanziare i costi dell’accoglienza estiva. Alice Mi

CORSO LIS IN CARCERE

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L’Associazione AEEOS organizza la prima attività formativa in Lingua dei Segni dei Sordi

’Associazione AEEOS, Associazione Europea Extraeuropea Operatori Specializzati, organizzerà ad aprile un corso di formazione della durata di trenta ore dedicato alle donne del Casa Circondariale di Borgo San Nicola a Lecce. Il corso è offerto gratuitamente dall’AEEOS in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Insegnanti Specializzati e l’Associazione Difesa Diritti e con il patrocinio dell’Università del Salento. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di frequenza. L’associazione A.E.E.O.S., che non ha scopi di lucro e rientra tra le Organizzazioni di Utilità Sociale (ONLUS), da diversi anni è impegnata in Puglia, promuovendo il benessere sociale e culturale della “persona”. Lavora per diffondere la conoscenza e la valorizzazione della lingua LIS (Lingua dei Segni Italiana) nel processo di apprendimento e di promozione globale delle persone Sorde per la loro inclusione sociale e il loro diritto ad accedere alla comunicazione, anche tramite la figura professionale dell’interprete LIS. Il corso sarà organizzato in dodici incontri della durata di due ore e mezzo

ciascuno e si insegneranno le basi della LIS. Questa tipologia di corsi è generalmente chiamata “di sensibilizzazione” in quanto serve a far conoscere le possibilità che la LIS offre e a sensibilizzare i corsisti sui problemi di comunicazione dei sordi. Il programma prevede l’insegnamento della dattilologia, cioè l’alfabeto manuale internazionale che serve per fare lo spelling delle parole, seguiranno poi lezioni pratiche su gruppi di parole essenziali e frasi di grammatica molto semplice. La Lingua LIS, nonostante da molti considerata e associata ad una semplice e limitata pantomima dove i segni tendono solo a replicare la realtà, è una vera e propria lingua: essa mira a rappresentare la realtà tramite simboli codificati, i segni, con una struttura ricca che cambia a secondo della regione di provenienza e delle classi sociali. I “segni”, quindi, usati dalle persone sorde non sono un semplice insieme di “gesti” o “mimi”, essi hanno una grammatica ben precisa, una propria sintassi, oltre che un ricco lessico. Sara Beaujeste D’Arpe

SOLIDARIETÀ SENZA CONFINI, LA STORIA DELLA PICCOLA IMANE

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a solidarietà rompe i confini geografici per aiutare i bambini in difficoltà. E’ quanto è successo nell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII a Bari grazie al supporto dell’associazione Sara di Copertino. Nei giorni scorsi è stata diagnosticata ad una piccola bambina immigrata una cardiopatia congenita sulla quale si è subito intervenuti chirurgicamente. L’associazione si è messa a disposizione della famiglia per rendere meno difficile la permanenza in Puglia. «Per noi è stata una splendida giornata - afferma Massimo Severino, responsabile dell’associazione Sara -. Una famiglia di extracomunitari è di passaggio nella nostra regione; la bimba di sei anni si

sente poco bene, viene portata al pronto soccorso dell’Ospedale di Bari: le viene diagnosticata una cardiopatia congenita e dopo aver consultato i direttori di cardiologia e cardiochirurgia si decide di procedere con un intervento». Intanto parte la macchina della solidarietà. «All’interno dell’ospedaletto (così è chiamato affettuosamente l’ospedale pediatrico) tutti fanno in modo che ai genitori della piccola diventi meno “pesante” la degenza - continua Severino -. Il post operatorio è positivo la piccola Imane è dimessa e lcon a famiglia rientra in Marocco». E Severino conclude: «Questi sono i reparti di “eccellenza” nei quali l’associazione “Sara” onlus famiglie

bambini cardiopatici di Copertino (Le) ha sempre creduto e che ha sostenuto. La nostra speranza è che i casi di bambini con patologie cardiache siano trattati con successo in Puglia riducendo i “viaggi della speranza”che inducono molti conterranei a lunghi ed estenuanti spostamenti verso gli ospedali del nodItalia, ritenuti (a torto) più efficienti e attrezzati». L’associazione ringrazia anche il direttore generale dottor Dattoli, i dottori Ugo Vairo e Paolo Annecchino per la loro disponibilità. Un ringraziamento particolare va alle associazioni di volontariato Bethesda e Vincenziane per la solidarietà; alla signora Annalisa Riefolo El Moudden per la traduzione dall’arabo all’Italiano.


DOSSIER

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LA NUOVA PROGRAMMAZIONE SOCIALE REGIONALE

La Commissione politiche sociali dà il via alla terza fase di programmazione regionale di welfare. Il terzo Piano regionale fornirà gli indirizzi per l’attuazione dei servizi nel triennio 2013-15

Questa giornata segna l’avvio formale della terza fase di programmazione sociale regionale”. Con queste parole ha preso il via la Commissione Regionale per le Politiche Sociali, riunitasi lo scorso 1° marzo a Bari presso la sede del Consiglio Regionale. La Commissione ha ricostruito il quadro di interventi effettuato nei due cicli di programmazione, volgendo lo sguardo all’anno in corso e alla futura programmazione, 2013-2015. Intanto per il 2013 sono riconfermati i fondi per i Piani Sociali di Zona, già assegnati a fine anno a valere sui residui di FNPS e FNA delle annualità 2010-2011, nonostante le incertezze per il futuro, i tagli al Fondo Sociale e le recenti minacce del Governo centrale di ulteriori tagli ai trasferimenti delle Regioni. “L’annualità 2013 - dice in apertura Anna Maria Candela, dirigente regionale del Servizio programmazione sociale e integrazione sociosanitaria sarà momento di transizione, considerata la situazione di attesa, da parte nostra, di indirizzi comunitari e nazionali, con riferimento da un lato al quadro di interventi della strategia Europa 2020 e dall’altro al quadro degli interventi a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (ex FAS) e del Piano di Azione e Coesione per i servizi di cura. La nostra azione, tuttavia, deve puntare ad evitare la frammentazione dei servizi, ricostruendo una filiera di servizi organizzata, capace di intercettare bisogni e offrire risposte. La novità del nuovo Piano regionale sarà quella di non avere fondi accantonati, come è stato nei precedenti cicli, ma programmare senza accumuli, proprio come fanno da sempre le altre Regioni del nord: questo significherà darsi uno scenario di programmazione triennale e alimentare annualmente il flusso finanziario per l’attuazione di questa programmazione. L’auspicio è che non si introducano fattori di incertezza per il welfare pugliese dal livello nazionale”. Di certo, oltre alle risorse ordinarie, si potrà contare sulle risorse straordinarie e aggiuntive per i servizi agli anziani e all’infanzia. “Abbiamo bisogno di fare scelte coraggiose per continuare la strada intrapresa - aggiunge la dirigente regionale del servizio benessere sociale e pari opportunità Francesca Zampano - e soprattutto gli Ambiti devono optare per scelte coraggiose. Il prossimo Piano regionale deve avere come prioritario un investimento sulla cultura dell’accoglienza che passa dalla crescita del capitale sociale e del capitale umano delle nostre comunità”. “Il 2013 ė una fase transitoria estremamente importante per delineare gli sce-

nari futuri e programmare con esattezza il triennio che ci attende - dice l’assessore regionale al Welfare Elena Gentile. Le risorse messe in campo, nonostante i tagli del governo Berlusconi prima e Monti dopo, non sono poche. L’impegno ė riuscire ad indirizzarle affinché, indipendentemente dalle finalizzazioni, possano concretamente dare copertura a tutti i servizi sociali del territorio regionale”. Insomma è del tutto evidente che l’obiettivo principale del terzo Piano sociale regionale sarà quello del consolidamento e della transizione verso nuovi scenari, alcuni dei quali ad oggi imponderabili e non prevedibili. La nuova programmazione consentirà anche la ricostruzione del quadro complessivo delle risorse disponibili per il terzo triennio, consolidando così la cadenza triennale del ciclo di programmazione. “È un momento importantissimo – ribadisce Elena Gentile – anche nell’ottica dell’orientamento degli Ambiti territoriali verso l’ottimale allocazione delle risorse per ridurre il rischio che alcune aree di intervento restino scoperte, a seguito delle priorità individuate a livello nazionale. In particolare l’area delle disabilità come quella della prevenzione del disagio minorile e del sostegno alle famiglie e alle responsabilità genitoriali richiederanno una attenzione specifica nei nuovi Piani sociali di Zona”.

CRESCITA E COESIONE DELLE POLITICHE S

Il 20 febbraio scorso la Commissione europea ha presentato i con l’obiettivo di sollecitare gli Stati membri ad inv e nell’innovazione sociale. Intanto la Puglia si prepa avviando le pratiche concertative del terzo Piano

A cura di Serenella PASCALI e Valentina VAL

IL DOCUMENTO EUROPEO, PRIORITÀ A CRESCITA E COESIONE SOCIALE

La Commissione Europea presenta il pacchetto Investimenti Sociali e invita gli Stati membri a met in cima alle priorità gli investimenti sociali e a modernizzare i propri sistemi di protezione socia

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a Commissione europea ha presentato lo scorso 20 febbraio il pacchetto Investimenti Sociali con l’obiettivo di sollecitare i Paesi dell’Ue ad investire nel settore sociale, a modernizzare i sistemi nazionali di welfare, per favorire la crescita e la coesione. Attraverso questa comunicazione, la Commissione ha fornito agli Stati membri orientamenti per attuare politiche sociali più efficienti ed efficaci, invitandoli ad utilizzare al meglio il sostegno finanziario dell’Ue, in particolare quello offerto dal Fondo Sociale Europeo. “Gli investimenti sociali sono fondamentali per emergere dalla crisi più forti, più coesi e più competitivi” - ha dichiarato László Andor, commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione - “Nel rispetto degli attuali vincoli di bilancio è opportuno che gli Stati membri rivolgano la loro attenzione al capitale umano e alla coesione sociale. Tale azione è di importanza decisiva per compiere

reali progressi verso il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. Investire oggi nel sociale – conclude Andor - ci aiuta a evitare che gli Stati membri sostengano costi finanziari e sociali molto più alti in futuro”. Sono gravissime e note le conseguenze sociali della crisi economico-finanaziaria in atto: aumento incontrollato della povertà e dell’esclusione sociale, pesanti restrizioni ai bilanci nazionali, livelli record di disoccupazione, soprattutto tra i giovani. A questo si aggiungono l’invecchiamento della popolazione e la contrazione del numero di persone in età lavorativa, che mettono ancor di più a dura prova la sostenibilità e l’adeguatezza dei Sistemi Sociali Nazionali. Attraverso il Pacchetto Investimenti Sociali, dunque, la Commissione europea fornisce un quadro integrato di interventi che possano aiutare gli Stati membri a fronteggiare le terribili conseguenze della

crisi economica sul sistema di w Tenendo in ovvia considerazione l ferenze sociali, economiche e di bi dei paesi membri, il pacchetto preve garantire che i sistemi di protezione le soddisfino i bisogni delle perso momenti critici della loro vita; sem care le politiche sociali e concentra coloro che ne hanno veramente bis fornendo loro un sostegno più effi e adeguato; perfezionare le strate inclusione attiva negli Stati membr venendo, ad esempio, l’abbandono stico, fornendo un’assistenza all’in e un’istruzione sostenibili e valide nendo formazione e aiuto nella ricer lavoro e facilitazioni in fatto di allo accessibilità dell’assistenza sanitari Per raggiungere questi obiettivi, la missione effettuerà un monitoraggio prestazioni dei sistemi previdenz ove necessario, rivolgerà Raccom zioni specifiche per ciascun Paese.


DOSSIER

ECCO TUTTE LE RISORSE DEL TERZO PIANO SOCIALE

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il pacchetto Investimenti sociali vestire nell’inclusione ara alla nuova stagione, o sociale regionale

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welfare. le difilancio ede di: sociaone nei mplifiarsi su sogno, iciente egie di ri, prescolanfanzia e, forrca del oggio e ia. a Como delle ziali e, manda-

Poche le risorse ordinarie ma si aggiungeranno i fondi straordinari dei programmi “Sviluppo e Coesione” e “Azione e Coesione”

a Regione Puglia, giova ricordarlo, è arrivata alla definizione del primo Piano sociale regionale, nel 2004, con tre anni di ritardo rispetto alla ridefinizione dei fondi nazionali e quindi rispetto alla legge quadro nazionale 328/2000. Questo ha consentito alla Giunta Vendola di mettere a valore un “tesoretto” considerevole di risorse non utilizzate, che ha consentito di dare ex ante la copertura finanziaria alle programmazioni triennali dei primi due cicli dei precedenti Piani sociali.” Non sarà più così per il terzo ciclo di programmazione, visto che il vecchio accumulo di risorse è stato gradualmente utilizzato in Puglia per compensare la riduzione dei fondi prodottasi a seguito dei taglio dei trasferimenti di FNPS da parte del Governo nazionale negli anni tra il 2008 e il 2012.

NEL FUTURO SOCIALI

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L’EUROPA AGLI STATI MEMBRI: INVESTIRE NELL’INFANZIA

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a comunicazione della Commissione europea è accompagnata da una Raccomandazione ufficiale dal titolo “Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale” che comprende un quadro integrato di interventi volti a migliorare la condizione dei bambini, a ridurre le disuguaglianze e a combattere la povertà e l’esclusione sociale. Nella raccomandazione sono elencati alcuni principi fondamentali ai quali ispirarsi per spezzare il circolo vizioso dell’emarginazione e della povertà e per costruire un’Europa che sia veramente inclusiva: favorire la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro; investire nei servizi di educazione e accoglienza per la prima infanzia; garantire un’istruzione inclusiva di grande qualità; migliorare la reattività dei sistemi sanitari nel rispondere alle esigenze dei minori svantaggiati; permettere ai minori di vivere e di crescere in un ambiente sicuro e sano.

Le risorse ordinarie su cui si potrà contare in fase di avvio per il 2013-2015 saranno quelle del fondo regionale (circa 16 milioni di euro), quelle del Fondo nazionale (circa 12 milioni di euro), quelle del Fondo nazionale per la non autosufficienza (circa 20 milioni di euro) a cui si vanno ad aggiungere le risorse ordinarie provenienti dai Bilanci comunali. “Occorrerà fornire indirizzi chiari e vincolanti – continua Anna Maria Candela – per evitare disinvestimenti da parte dei Comuni ed evitare dunque la contrazione della spesa sociale che negli ultimi anni è andata crescendo, sia pur moderatamente, in Puglia”. Alle risorse ordinarie si vanno a sommare anche i fondi straordinari del Fondo di sviluppo e coesione per gli obiettivi di servizio anziani (circa 14 milioni di

euro), per gli obiettivi di servizio prima infanzia (circa 20 milioni di euro), circa 50 milioni di euro del Fondo sviluppo e Coesione per l’APQ “Benessere e Salute”, i fondi del Piano di azione e coesione (circa 76 milioni di euro) per prima infanzia e anziani. “Le risorse aggiuntive – spiega ancora Anna Maria Candela insistono tutte, per effetto delle priorità delle politiche nazionali, sull’area degli Anziani (in particolare domiciliarità e centri diurni) e dell’infanzia (in particolare nidi e servizi integrativi) nell’ottica di conciliazione e qualità della vita. È in corso di definizione – conclude Anna Maria Candela - anche la Programmazione 2014-2020 che presidierà in particolare gli investimenti infrastrutturali, i percorsi di inclusione attiva per soggetti svantaggiati e il contrasto povertà”.

RICOSTRUIRE I VINCOLI SOLIDALI PER COMBATTERE LE FRAGILITÀ

Intervista a Luigi Russo, vicepresidente dell’Osservatorio regionale del volontariato sulle sfide del volontariato nella definizione del terzo Piano sociale regionale

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n processo importante quello che si sta avviando per la costruzione del nuovo piano sociale regionale? Questo è il primo piano sociale regionale che si ha dopo che si è consolidato l’Osservatorio Regionale per le Politiche Sociali e ci sono dati precisi, non sono più dati ISTAT, non sono più dati di letteratura ma sono dati puntuali sulla situazione della Puglia, quindi si può fare un vero Piano Regionale. Partirà in questi giorni una fase di ascolto che parte, con tempi abbastanza stretti, comunque prima dell’estate si vuole arrivare a costruirlo questo Piano Regionale, quindi c’è una fase di ascolto che interesserà tutte le realtà, soggetti, portatori di interesse rispetto alle politiche sociali compreso anche il mondo del volontariato e il Terzo Settore. In particolare, in provincia di Lecce, abbiamo previsto per il 18 marzo presso il CSVS, un incontro dove le associazioni potranno portare il loro punto di vista, rispetto questo tema del Piano Sociale Regionale. Quali sono le risorse messe in campo? Intanto bisogna dare atto alla Regione Puglia che ha fatto uno sforzo notevole a recuperare risorse per mettere in piedi il Piano Sociale Regionale 2013-2015. Si tratta di 270 milioni di Euro per il solo 2013 ed è un caso abbastanza singolare quello della Puglia perchè in Italia le cose sono andate molto, molto peggio perchè il governo Berlusconi e il governo Monti hanno fatto tagli decisi nei confronti delle Politiche Sociali. Qualcuno, per esempio, ipotizza anche quello di eliminare completamente l’assessorato alle Politiche Sociali, nelle Regioni e accorparli alla Sanità. E questo sarebbe un assurdo, un paradosso: le politiche sociali non sono tanto uno strumento di rispondere alle esigenze immediate di assistenza, ma sono anche una modalità

di costruzione del benessere. Quindi l’obiettivo delle politiche sociali deve essere anche quello di portare le persone all’inclusione sociale. E le sfide tematiche che il volontariato pugliese deve assumere? Innanzitutto per il mondo del volontariato c’è una cosa che interessa: il modello di partecipazione. Il Piano sociale regionale dovrebbe nascere con una partecipazione efficiente. Negli anni passati abbiamo avuto tentativi di realizzare fasi partecipative di ambiti territoriali, ma non c’è stato un grandissimo successo. Quindi il primo tema è proprio quello del metodo. Fare in modo che la partecipazione delle associazioni di volontariato e del terzo settore non sia finalizzata a una presenza formale per certificare un qualcosa, ma sia veramente efficace nei fatti, e quindi un modello partecipativo che metta insieme il principio della sussidiarietà, tutti devono portare il loro contributo. Per quanto riguarda gli aspetti tematici vi sono delle priorità. I piani sociali di zona dovrebbero essere orientati sempre di più a fornire risposte al preoccupante tema delle povertà. Se priorità è il tema della povertà, quindi se ognuno si rende conto che è sulla povertà che bisogna incidere, allora le risposte non possono essere soltanto quelle di assistenza, non possono essere soltanto quella di fornitura di pasti che sono necessarie per l’ emergenza, ma bisogna insistere sulla ricostruzione dei vincoli sociali, solidali di queste persone, quindi significa impegno per dare un reddito minimo alle persone, significa contratto della disoccupazione, significa micro credito, significa attivare delle politiche attive

COSTRUZIONE DEL PIANO, CI SONO ANCHE I CSV

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Anche l’Osservatorio supporta la definizione del terzo Piano sociale promuovendo l’ascolto territoriale delle organizzazioni di volontariato con i CSV

entrale la partecipazione del volontariato alla “fase d’ascolto” propedeutica alla costruzione del terzo Piano Sociale Regionale, avviata dalla Commissione regionale delle politiche sociali il 1 marzo: l’Osservatorio regionale organizzerà sei incontri provinciali, ai quali contribuiranno

i volontari dei territori attraverso i CSV, durante i quali si raccoglieranno idee, proposte, critiche in riferimento agli obiettivi e alle priorità della nuova programmazione. “Nella prossima riunione dell’Osservatorio programmata per il 21 marzo - dice Luigi Russo, vice presidente dell’Osservatorio

regionale del volontariato - si definirà un documento sintetico di quanto emerso nelle riunioni provinciali, che sarà il contributo del volontariato pugliese alla nuova programmazione sociale, sia in termini di contenuti e priorità, sia in termini di metodologia partecipativa”.


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DISABILITÀ

AMORE E DISABILITÀ, I SENTIMENTI NON HANNO BARRIERE A

more e disabilità, un tema che suscita sempre reazioni diverse e che nel giorno di San Valentino viene affrontato su più fronti. Cosa è che lega Marco ed Anna, lui 20enne disabile, di Roma e lei 17enne di Udine? Cosa fa stare insieme, contro tutti, Dorotea e Luca, diventato paraplegico dopo un incidente stradale? L’unica ragione è l’amore. Quel qualcosa che ancora è completamente sconosciuto all’uomo, nonostante in suo nome siano stati fatti ragionamenti, studi e si siano versati fiumi d’inchiostro. L’amore è rivoluzionario, non ha confini e soprattutto non ha barriere. E se fino a qualche tempo fa i disabili hanno subito discriminazioni anche nella possibilità di vivere appieno e di raccontare le proprie emozioni è arrivato il momento di riscattarsi. On line da circa un anno è anche il sito “Loveability”, creato da Maximiliano Ulivieri, che ha fatto della libertà di amare e di essere amati delle persone disabili la sua mission di vita. Nel sito si trovano storie, opinioni e testimonianze dei diretti interessati. Ulivieri è conosciuto grazie anche alla petizione che ha lanciato riguardo l’istituzione in Italia della figura dell’assistente sessuale per i disabili, assente nel nostro Paese ma presente in altre Nazioni europee.

«L’idea di creare Loveability mi è venuta dopo aver raccontato per anni le mie avventure sessuali e sentimentali all’interno del mio blog personale – ha raccontato Ulivieri a SuperAbile Magazine –. E mentre io condividevo le mie esperienze, molti mi scrivevano per confidarmi le proprie storie. Così ho deciso di realizzare un contenitore di testimonianze aperto, dove fosse possibile raccontarsi e confrontarsi». Degli amori dei disabli è difficile parlare, sembra più semplice non vedere o magari negare per paura di non sapere come comportarsi. Non è nemmeno facile la po-

sizione dei genitori, sia dei disabili che dei normodotati, entrambi presi dal senso di protezione, senza riuscire a capire quale sia il vero bene del figlio. La scommessa di Loveability è anche quella di sfatare un tabù di quelli duri a morire: «Voglio far capire a tutti quanta normalità ci sia nell’avere un rapporto sentimentale e sessuale con una persona disabile – spiega Ulivieri –. Sotto questo aspetto esiste una grande ignoranza, intesa nel senso letterale del termine: si ignora, cioè, che vivere con un partner con disabilità può essere diverso, ma ugualmente soddisfacente». Il cinema a volte può aiutare a sensibilizzare. L’ultimo film sul tema è di Ben Lewin “The session” dove il protagonista è un uomo disabile costretto a ricorrere a una “terapista sessuale” per liberarsi della sua verginità. «In Svizzera vengono organizzati corsi professionali per preparare gli addetti alla sexualassistenz. Si tratta di corsi di 600 ore tenuti da psicologi, medici, sessuologi – prosegue Ulivieri –. Da noi, invece, esiste un’associazione moralistica tra assistenza sessuale e prostituzione, ma sono due cose completamente diverse: questo tipo di corsi formano dei terapisti veri e propri». Ilaria Lia

A BARI IL FORUM SULLA NON AUTOSUFFICIENZA

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Si terrà a Bari a giugno 2013 la V edizione del Forum nazionale sulla non autosufficienza curato dalla Maggioli

l Forum sulla non autosufficienza - Strumenti, idee e soluzioni per il lavoro di cura e l’integrazione sociosanitaria è un evento organizzato dalla Maggioli Casa Editrice, con il patrocinio del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. E per la seconda volta, la V edizione del Forum farà tappa a Bari nelle giornate del 5 e 6 giugno 2013, con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Bari e del Comune di Bari. Il Forum è rivolto ad operatori, studiosi ed esperti del settore per sviluppare, discutere e progettare le politiche per

la “non autosufficienza” e gli interventi nella pratica quotidiana d’aiuto nei confronti delle persone che, per cause diverse, hanno perduto la loro autonomia fisica, psichica, cognitiva. È inoltre un momento di confronto sulle azioni di supporto e sollievo per chi si assume il pesante lavoro di cura. Nell’ambito del Forum sulla non autosufficienza vengono affrontate ed approfondite tutte le tematiche di maggiore attualità ed importanza, con un ricco programma di convegni e workshop curati dai più prestigiosi e qualificati esperti del settore. In

contemporanea un’area dedicata agli sponsor mostrerà le più innovative tecnologie, prodotti e strumentazioni disponibili per la “non autosufficienza”, e costituirà il naturale completamento dell’evento. Il programma, infatti, offre un ricco ventaglio di convegni e workshop con argomenti dedicati ai vari ambiti operativi, con materie interessanti, concrete e attuali che forniscono contributi, approfondimenti e soluzioni di immediata utilità nell’operare quotidiano. La sessione convegnista è strutturata in sezioni plenarie e workshop.

EMOZIONABILE.IT, TURISMO ACCESSIBILE A PORTATA DI CLICK

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aolo e Lucia, padre e figlia, hanno ideato un sito “ad intenso impatto emotivo” dove vengono segnalate tutte le attività che regalano emozioni forti ai disabili L’emozione è libera, non ha confini né barriere architettoniche. Da questo presupposto nasce il sito www. emozionabile.it Un portale nuovo che propone un altro tipo di turismo accessibile, quello dedicato alle emozioni: vengono raccolte, promosse ed organizzate attività “ad intenso impatto emotivo fruibili da persone disabili. Disabili, ma sicuramente abili all’emozione!” I fondatori, Paolo e Lucia, sono padre e figlia. Sul sito c’è una breve descrizione di loro: “Paolo, con qualche problema motorio dall’età di 3 anni: poliomelite durante l’ultima ondata di malattia degli anni 50. Lucia, consapevole che una persona disabile diviene “handicappata” spesso per disattenzione sociale più che per il problema in sé”. I due condividono diverse passioni e per caso è nata l’idea del sito. Come affermano sulla pagina di presentazione: “Navigando in internet su portali italiani e cercando informazioni su attività emozionanti accessibili alle

persone con disabilità”. Non trovando ciò che cercavano, hanno pensato di colmare da soli questa lacuna, ideando un portale che potesse puntare sulla sfera dell’accessibilità delle esperienze emotive, che potessero essere vissute da persone con disabilità. Nel sito vengono segnalate le esperienze che sono state vissute e che si vuole condividere, in base anche alle varie disabilità (difficoltà motoria, sedia a rotelle, uditiva, visiva, rappresentate da icone riconosciute).Ovviamente non mancano le informazioni che indicano l’accessibilità e la vivibilità dell’esperienza, con elementi dettagliati riguardanti l’attività e la Struttura che la organizza. Chiunque può proporre un’emozione, Il servizio offerto dal portale è gratuito per gli utenti che ne usufruiranno, mentre ai fornitori verrà richiesto un modesto contributo annuale per rendere visibili ciascuna delle loro attività. Lo scopo è riuscire ad abbattere ogni tipo di barriera fisica e psicologica legate alla disabilità e di “contribuire alla creazione di una nuova cultura in ambito ricreativo, affinché il disabile superi l’handicap attraverso la possibilità di trovare strutture atte ad accogliere le sue particolari esigenze”.

Le sezione plenaria tratta le novità e i temi emergenti legati alla “non autosufficienza” e all’integrazione socio-sanitaria, dando voce ai massimi esperti a livello nazionale. I Workshop di approfondimento permettono ad ogni partecipante, di spaziare tra argomenti molto diversi e danno la possibilità di approfondire le varie tematiche affrontandole da più prospettive. È possibile conoscere i dettagli nei prossimi mesi collegandosi al sito www.nonautosufficienza.it. Luigi Conte

NETABILITY, TROVARE LAVORO NON È MAI STATO COSÌ SEMPLICE

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arte a Galatina il progetto NetAbility, il primo servizio gratuito in provincia di Lecce, gestito dall’Istituto Immacolata, dedicato alle persone diversamente abili, agli invalidi appartenenti alle categorie protette in cerca d’impiego e ai datori di lavoro che intendono assumere secondo i principi della legge 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. Il servizio mira ad agevolare l’incontro di domanda e offerta del lavoro, tenendo conto e valorizzando le “diverse” abilità dei richiedenti. NetAbility offre servizi di orientamento attraverso colloqui individuali e di gruppo, fornisce anche supporto alle imprese nella selezione dei candidati e consulenza sui benefici fiscali. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia – Assessorato alla Solidarietà. Gli uffici del NetAbility sono a Galatina in via Scalfo n.5 dal lunedì al venerdì dal 9.30 alle 12.30, martedì e giovedì dalle 15.30 alle 18.30, chiamando al numero 0836 567190 e scrivendo a netability@istitutoimmacolata.org Visitando la pagina Facebook www.facebook.com/ progetto.netability si potranno conoscere le figure professionali ricercate al momento e chiedere un colloquio per consulenza ed orientamento.


AMBIENTE

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di Giovanni BONGO

GIARDINI NEL CAOS

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Piantiamola di lamentarci e piantiamo intenzioni, ortaggi, pazienza, presidio

arguerite Yourcenar, nel suo denso e necessario, Il tempo, grande scultore, segnala con preoccupazione quanto gli italiani stanno facendo al loro paesaggio già alla fine degli anni ’50 – e cita Stendhal, quando egli dice: “gli italiani non amano gli alberi”. Consumiamo, in Italia, più cemento che nel resto d’Europa. Politici senz’arte, e imprenditori senza ritegno, hanno coperto di cemento e asfalto due intere regioni come il Lazio e l’Abruzzo solo negli ultimi 15 anni: che ritmo! I comuni non piantano gli alberi dovuti ai loro nuovi nati, (la legge Rutelli è ampiamente disattesa). I giardini pubblici delle nostre irrisolte periferie sono spesso agglomerati di essenze sparse a caso tra “geometrie” in calcestruzzo. Eppure, noi italiani abbiamo inventato il giardino all’italiana.

Noi educammo al verde mezzo mondo: da Caserta, da Roma, da Firenze, da Napoli. Nella furia iconoclasta dell’immediato dopoguerra, volendo cancellare i segni del fascismo, la democrazia nascente fece tagliare gli “alberi del regime”: piantati lungo le vie provinciali e statali, secondo alcuni avrebbero arrecato danno alla sicurezza stradale. Feste dell’albero non se ne celebrano più. Eppure, privati cittadini, ragazze, ragazzi, giovani e non, negli ultimi anni hanno preso a cimentarsi in un’impresa virente: piantare alberi in aiuole mozze, dare acqua a fiori scordati, agghindare giardini in “non luoghi” futuristi. Il giardino unisce natura e cultura. La natura naturale non contempla i giardini. Il giardino è l’ordine umano portato nel caos originario. Il giardino è un processo di cura per il perturbante delle

cose – che fatte giardino non turbano più. Il giardino è una pagina letta tra le righe: un nonno col nipote a parlar di stelle, la mano dell’amata segnata dal pianto, il regalo aperto all’ombra di una fronda, il sorriso pudico dischiuso al sole. Il giardino è la pratica di una cittadinanza disposta a disseminarsi nello spazio. Come indicano le donne e gli uomini di Ortocircuito (http:// ortocircuito.blogspot.it/). A Bari Japigia, ad esempio, s’è data terra a una pratica idea: di portarsi dietro zappette semi libri e arbusti; di piantarla di lamentarsi; di piantare intenzioni, ortaggi, pazienza, presidio. È un suggerimento per il volontariato salentino. Le associazioni potrebbero piantarsi in giardino – dove secca è la terra e rude è il cemento: là spunterebbero bei fiori e nuovi propositi.

MANGIANDO IL TEMPO

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LUNA O L’ALTRA SPECIE?

apita di curare un orto. D’estate. Capita di pedalare sovrappensiero. Di sera. Capita di raggiungere il proprio giardino fruttuoso pensando un po’ a sé e un tanto ad altro. Si dà acqua ai pomodori, si tirano via le erbe gialle dalle zolle verdi. Capita, così, d’imbattersi in un corpo abbandonato come un sacco color corda; e di provare sgomento. Non è un corpo morto. È vivo. È timido. Teme. Ha fame. È il corpo di una bella cagna smunta e precaria, che vuole crederti ma ha paura, che vuole bere e mangiare ma chiede una carezza che non sai darle subito. Trovai Luna in un mezzo pomeriggio di mezza estate. Non le diedi un nome, per giorni. Per settimane cercai una soluzione. Chiamare un veterinario, per prima cosa, disposto a farle visita in pieno campo, certo. Portarle ogni giorno del cibo, per forza. Accertarsi che quell’orecchio macilento fosse segnato da un’otite e non da un morbo peggiore. Medicarla. Chiedersi se fosse il caso di mandarla in un canile, triste ospizio troppo spesso indegno di dignità, oppure se tenerla – ma come? Infine, con il sostegno della sede tiggianese del CSV, contattare le volontarie di Zampa Libera. Ci impegnammo. Scongiurammo il peggio. Ho continuato a curare Luna per mesi; fino alla deci-

sione di avviare un’adozione del cuore. Luna, la dolce femmina di pastore tedesco percossa da gentaglia ma ancora fiduciosa nella gente, mi ha visto arrivare ogni giorno, dall’estate all’autunno, per settimane. M’è venuta incontro ogni sera, caracollando felice, lieta del cibo ma ancor più per la compagnia di un’ora e per quelle carezze miste alle pratiche di cura della sua otite. Ha danzato ogni pomeriggio perché meno sola, un tanto al giorno, tra l’orto e la pajara, tra la luna e il sole. Luna, oggi, si chiama Frida. Così hanno voluto le volontarie di Zampa Libera. L’associazione animalista ha trovato una famiglia adottiva a questa cagna incolpevole. Pulita, “chippata”, sterilizzata, nutrita, è partita un venerdì d’autunno ma quasi inverno, in mia assenza, lontano dai miei occhi di custode momentaneo della sua fragilità. Avrei sofferto a vederla andar via. Ho sofferto comunque, ma sono lieto. La famiglia di Belluno che l’ha accolta è composta da vegetariani appassionati di orticoltura e animali. Da un orto all’altro, dal sud al nord, Frida, emigrante d’amore, testimonia di quel che possono fare i cittadini quando vedono il problema e cercano la soluzione. Partendo, talvolta, da una ciotola e da una carezza.

ibo è cultura. Cibo è relazione. Cibo è ciò di cui siamo fatti noi – e la materia dei nostri sogni. Il cibo è, anche, tempo. Il cibo prodotto, inteso in senso pienamente industriale, segnala la dominanza delle marche e dei marchi, variabili del ritmo industriale. Mangiare per esibire un ritmo è un compito performativo: cumulare nutrienti dopo i consigli per gli acquisti e prima di andare dal dietista. Eppure il cibo è gaiezza, agio, pensiero; non il segno di un vano potere sulla cronologia. Mangiare una bistecca nel 1950 era un lusso lento, discreto; l’attuale moda del fast food è un vanto orario. Tra le rivendicazioni dei difensori del cibo ve n’è una ineludibile: non sperperare i beni alimentari; ma dobbiamo prenderci del tempo. Perché il cibo è un bene temporale, da preservare lungo l’arco della sua storia. Il dato dei nostri giorni è che in un periodo di recessione economica come l’attuale il cibo è ancora oggetto di sperpero. Abbiamo sprecato 100.000 tonnellate di cibo nel solo 2012 (dati Coldiretti). Lo yogurt prossimo alla scadenza ma ancora buono è stato scansato dalle mani solerti dei commessi negli ipermercati? Il pane raffermo non è servito a preparare impasti il giorno dopo? Il cibo orario o è freschissimo o è perduto per sempre, rispondendo alla logica, tutta digitale, del tempo reale? Il nostro è un cibo senza sosta. Il pane di ieri, per citare il titolo di un bel libro di Enzo Bianchi, viene privato della sua essenziale materialità diacronica. Gli sprechi alimentari sono anche lo sperpero di un tempo senza sapore; oltre che il “combinato disposto” di fenomeni assai diversi. Vi sono le food losses, “le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola”; vi sono le food waste, “gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo”: questo ci segnalano gli esperti. Sulla seconda tipologia di spreco, e indirettamente sulla prima, abbiamo un potere decisionale chiarissimo. Possiamo preferire beni di stagione, freschi, locali. Possiamo far la spesa ogni giorno e prendere solo quel che serve. Possiamo, con semplicità forse ingenua, fare con gli spaghetti del giorno la frittata della sera: ecco il sapore di una intera giornata di equa presenza nel gusto.


AMBIENTE

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di Lara ESPOSITO

NELLE AIUOLE LAVORI IN CORSO

A Lecce laboratori gratuiti per bambini per progettare, costruire e reinventare la città

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Non insegnate ai bambini» cantava qualche anno fa Giorgio Gaber, ma imparate da loro, direbbe qualcun altro. È con questo spirito che dallo scorso autunno è attivo il progetto “Aiuole” delle Manifatture Knos di Lecce a cura di Fermenti Lattici, Ciclofficina Popolare Ruotando, Lab11, Ente Modelli Sostenibili, Big Sur e Sud Est. L’iniziativa fa parte del pro-

getto Spazi creativi, finanziato dalla Regione Puglia attraverso il programma Bollenti Spiriti. Fino a maggio 2013 adulti e bambini sono impegnati in attività di co-working per ripensare gli spazi urbani, in particolare quelli a ridosso delle Manifatture Knos, in modo da trasformarli in luoghi inclusivi e mirati a soddisfare le esigenze dei più piccoli. Si tratta di una serie

di incontri gratuiti rivolti a bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni chiamati a diventare architetti del verde e riplasmare insieme lo spazio circostante con un approccio ecologico e sostenibile attraverso un naturale processo di progettazione partecipata. A farla da padrone l’immaginazione: dopo una fase di ascolto confluita nella realizzazione del “Planning for Real”, un plastico in scala in cui ognuno illustra su una bandierina la propria proposta, i giovanissimi creativi hanno iniziato a costruire materialmente gli arredi necessari a trasformare le due grandi aiuole all’esterno delle Manifatture in un parco per bambini e in un’area ricreativa per adulti. E così via con casette di legno, panche e panchine, galeoni dei pirati, rifugi per uccelli, case sugli alberi e tutto ciò che la lunga lista stilata dagli stessi ragazzi prevede. Ma non solo. “Aiuole” offre anche una serie di laboratori tra cui “Favole rotonde” a cura da Fermenti Lattici,

“Gioconosciamo la Bicicletta” con la guida della Ciclofficina Ruotando e “A regola d’arte” sulla scultura curato da Lab 11. A raccontare il processo di costruzione del progetto, il Tg Aiuole, curato da Big Sur, laboratorio di immagini e visioni e realizzato interamente dai più piccoli. «Il nostro ruolo – spiega Francesco Maggiore, art director di Big Sur e curatore del laboratorio – è di coordinare la redazione dei bambini. Sono loro che scelgono gli argomenti da esporre, scrivono i testi, realizzano la sigla. Il video non è solo uno strumento di racconto ma anche di ascolto: i giovanissimi giornalisti, ad esempio, hanno realizzato una serie di servizi anche sulle storie nascoste dentro le aiuole, ispirandosi alla realtà e raccontandola attraverso l’immaginazione e la fantasia». I video sono consultabili sul canale Vimeo di Big Sur e sulle pagine facebook delle Manifatture Knos e di Fermenti Lattici.

IL LATO OSCURO DELLE RINNOVABILI

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Un film documentario prodotto dal basso racconta la situazione nel Salento

’esplosione della green economy nel Salento è da anni sotto la lente d’ingrandimento nazionale. Un fenomeno in espansione in tutte le sue contraddizioni su cui da tempo gli ambientalisti hanno posto l’attenzione denunciando pratiche di speculazione nascoste dal cosiddetto “greenwashing” e una crescente deturpazione del territorio. I grandi impianti di fotovoltaico a terra, infatti, sono stati oggetto di discussione non solo per l’invasione di terreni agricoli e per pratiche improprie di smaltimento ma anche per fenomeni di sfruttamento di manodopera, in particolare immigrata. A svelare il lato oscuro di alcuni meccanismi perversi della green economy, “Green Lies”, il nuovo documentario di SMK Videofactory in collaborazione con il CDCA - Centro di documentazione conflitti ambientali di Roma. Quattro le tappe di questo

percorso sviscerato attraverso l’analisi di una serie di case history sparse per l’Italia: eolico, biogas, geotermia e solare. «Il Salento – spiega Andrea Paco Mariani di SMK Videofactory – rappresenta un esempio interessante perché per il fotovoltaico esiste una storia di lunga data e sicuramente il livello quantitativo di impianti è emblematico. L’altro aspetto che ci ha spinto a raccontare lo stato delle cose nel Salento è la presenza di buone pratiche come quelle di Melpignano e Cutrofiano in cui si sta sperimentando un modello, più sostenibile e vicino ai bisogni del territorio». Un aspetto fondamentale questo, che abbraccia lo spirito dell’intero film: «il nostro intento – continua Mariani – non è quello di screditare la green economy, ma di svelarne i meccanismi perversi. Il punto non è solo “cosa” produci, ma anche “come” e oltre alla spe-

culazione un aspetto che accompagna ogni tappa realizzata finora è quella del gap decisionale che si crea rispetto alle volontà del territorio». Un approccio in totale sintonia con le battaglie portate avanti dal Forum Ambiente e Salute che ha collaborato attivamente alla realizzazione della tappa salentina del documentario. Per mantenere la totale indipendenza dal mercato cinematografico e dare visibilità a storie che altrimenti non sarebbero raccontate, “Grenn Lies” è una produzione dal basso. Il progetto, infatti, sarà finanziato grazie al contributo di coloro che sceglieranno di acquistare le quote messe a disposizione dalla produzione e diventare, così, sostenitori del film. Un meccanismo di autofinanziamento collettivo che lo rende una produzione condivisa. Per acquistare le quote e visionare l’anteprima del film: www.greenlies.it.

NASCE LA CASA DEI PELLEGRINI

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Lungo il tracciato della nuova Maglie-Leuca il presidio permanente del Comitato SOS 275

ono iniziati domenica 3 marzo i primi lavori lungo la nuova strada statale 275, proprio nel suo tratto finale, quello più controverso, da Montesano salentino a Santa Maria di Leuca. Niente asfalto, viadotti o rotatorie, però, ma solo guanti, rastrello, taglia erba e olio di gomito: i lavori sono quelli per la costruzione della Casa dei Pellegrini, un luogo pensato dagli attivisti del Comitato “SOS 275” per accogliere eventi culturali, iniziative e confronti e creare un’alternativa concreta alla colata di asfalto prevista con il progetto di ammodernamento dell’arteria che arriva a Finibus Terrae. L’intento è di rivitalizzare il territorio e piantare i semi di un modello diverso di sviluppo per quest’area attraverso la creazione di un luogo d’incontro e presidio permanente del Comitato. Per 6 anni, lo stabile presente sul tracciato del nuovo progetto all’altezza tra Lucugnano e Alessano e in prossimità della Chiesa del Confalone, è stato concesso in comodato gratuito da Attilio e Paola Martella agli ambientalisti. Un progetto interamente finanziato dal basso, quindi, quello che porterà alla rifioritura di questo antico rudere situato lungo l’antica via dei pellegrini, forse un luogo di riposo o una locanda, così come testimoniato dalle numerosi croci incise sui muri dai peregrini di passaggio,

diretti al santuario di Santa Maria di Leuca. Una storia antica documentata anche da diversi documenti storici del ‘600 che raccontano di questo luogo di ristoro e di accoglienza. Ad abbracciare il rudere, un magnifico giardino riportato alla luce proprio dai volontari che in queste settimane si stanno adoperando per rimetterlo a posto. A breve saranno organizzati due eventi all’interno della Casa dei pellegrini: il primo il lunedì di Pasquetta dell’1 aprile e il secondo il 22 dello stesso mese, in occasione della Festa della Terra in collaborazione con il Comune di Tricase. Gli appuntamenti sono destinati alla pace dell’anima, alla rilassatezza attiva e ad una raccolta fondi spensierata per poter ricostruire il tetto della locanda, riparare il forno per fare il pane o le pizze, pagare le spesse legali per i ricorsi. C’è anche un orto da piantare e le api da curare. Il vino e l’acqua come per ogni locanda che si rispetti verranno offerti a tutti i pellegrini. «Vogliamo mostrare a tutti – spiega Vito Lisi, portavoce del Comitato – cosa si perderebbe e come di luoghi sfigurati e senza identità ce ne siano sin troppi e non si può più insistere sul consumo di suolo per dar lavoro a tempo determinato distruggendo per sempre un lavoro a tempo indeterminato».


INFANZIA

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I DATI DEL MONITORAGGIO SUL PIANO NAZIONALE DELL’INFANZIA

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uali sono le condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia? Quali le criticità che mettono a rischio i servizi fondamentali da dare ai minori? Gli enti operanti sul territorio lavorano in modo sinergico ed efficace nella programmazione e attuazione di politiche per l’infanzia? Questi e altri ancora sono gli interrogativi che sono alla base delle 250 pagine che formano il rapporto di monitoraggio del Piano nazionale per l’infanzia. Il 21 gennaio 2011 (con decreto del Presidente della Repubblica) il terzo Piano biennale nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva. Nel piano erano state individuate quattro direttrici d’intervento, sulle quali sono state elaborate proposte di azioni coordinate: consolidare la rete integrata dei servizi e il contrasto all’esclusione sociale; rafforzare la tutela dei diritti; favorire la partecipazione per la costruzione di un patto intergenerazionale e, infine, promuovere l’interculturalità. Su queste ha lavorato l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza assieme al Centro nazionale monitorando il Piano attraverso questionari, in primo luogo, rivolti alle amministra-

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zioni centrali, alle regioni e ai garanti per l’infanzia e tutori regionali ed altre fonti (per il monitoraggio delle attività degli enti locali, ad esempio, è stata utilizzata anche la banca dati dei progetti realizzati dalle città riservatarie; mentre per alcune azioni riguardanti il tema dell’affido familiare e dell’inseri-

PROGETTO GIADA: LA ASL DI LECCE IN CAMPO CONTRO LA VIOLENZA SUI MINORI

opo la diffusione del dato sui 218 casi di violenza sui minori registrati in provincia di Lecce l’Asl di Lecce si è posta l’obiettivo di allargare ancora di più la rete di referenti sanitari includendo anche i medici generici e quelli della guardia medica. Le rilevazioni effettuate rientrano nel “Progetto Giada” partito nel Policlinico di Bari nel 2000 ed esteso a tutte la Asl pugliesi. Proprio le strutture mediche, chiamate in causa per prime, possono avere il polso della situazione riguardo la violenza subita dai bambini. Le violenze che i minori subiscono sono di diverso tipo: violenza assistita; sessuale; trascuratezza emozionale; maltrattamento fisico o psicologico. A destare maggiore preoccupazione sono i dati relativi agli autori degli abusi: nel 90% dei casi la violenza avviene nelle relazioni intrafamiliari; l’8% di abusi avviene da parte di parenti vicini al nucleo familiare e solo il 2% riguarda gli estranei. Inoltre sono in aumento i maltrattamenti da scuotimento, ossia quando i bimbi vengono ripetutamente e violentemente strattonati, che causano lesioni fisiche e danni psicologici. Se i dati riguardano i bambini in età pediatrica, per i più piccoli c’è un sommerso. Ecco perchè la Asl di Lecce ha deliberato il rafforzamento della rete sanitaria

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mento di minori in comunità di accoglienza la verifica ha tenuto conto anche dei risultati di indagini quantitative e qualitative promosse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel quadro delle attività di monitoraggio sullo stato di attuazione della legge 28 marzo 2001 n. 149).

Il monitoraggio, si legge nell’introduzione del rapporto, «rappresenta un momento di verifica di quanto il Piano abbia colto priorità e fenomeni attuali per l’infanzia e l’adolescenza, oggi, in Italia, e per il rilancio di nuove aree di intervento». Dai risultati ottenuti partono poi gli obiettivi da raggiungere: valorizzare i risultati raggiunti e gli interventi effettuati a livello nazionale, regionale e locale in relazione ai bisogni e ai fenomeni emergenti segnalati nel Piano di azione; rilevare dati quantitativi e qualitativi che permettano di avere indicazioni utili per un’analisi delle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza; identificare esperienze significative e aree di maggiore criticità in relazione alla diversa tipologia delle azioni individuate nel piano; dare un supporto alle attività decisionali, a qualsiasi livello le stesse siano collocate. Il monitoraggio ha rappresentato «un valido percorso da seguire per l’esame delle criticità che investono il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, l’individuazione dei punti di forza e la formulazione di proposte per le aree di interesse da porre al centro del futuro Piano di azione». Ilaria Lia

per la diagnosi precoce e la cura delle diverse forme di abuso dell’infanzia. «La Puglia è molto avanti nelle politiche di cura e prevenzione degli abusi – spiega la dottoressa Maria Grazia Foschimo Barbaro, psicologa al Policlinico Giovanni XXIII di Bari e promotrice del “Progetto Giada” –. L’avvio del progetto ha permesso di creare una rete di sorveglianza sanitaria, in tutte le Asl della Regione. Obiettivo: riuscire a comprendere il fenomeno prima che sia troppo tardi. Per far questo è stato necessario formare il personale referente che impegna diverse figure professionali. Spesso i bambini più piccoli non sono in grado di riconoscere la violenza come tale e quindi è molto importante che personale specializzato possa interpretare bene i segni comportamentali o, quando purtroppo accade, quelli fisici». La Asl di Lecce partirà subito con l’allargare ancora di più la rete di referenti sanitari includendo anche i medici generici e quelli della guardia medica; presto in ospedale ci sarà anche anche il facilitatore: un assistente sociale, in forze al consultorio familiare, che per alcune ore al mese deve essere presente in ospedale per facilitare l’integrazione tra ospedale e territorio.

RICERCA “PEDIATRICS”: TROPPA TV RENDE I BAMBINI AGGRESSIVI

asciare troppe ore i bambini davanti al televisore, si sa, non fa bene. I genitori sono consapevoli che la tv non può e non deve fungere da baby-sitter in loro assenza, ma la routine quotidiana spesso porta a dimenticare questa raccomandazione. Una ricerca pubblicata sulla rivista “Pediatrics”, aggiunge un ulteriore allarme che i genitori farebbero bene a non sottovalutare: l’eccessiva esposizione alla televisione porta ad un aumento dei comportamenti aggressivi nei più piccoli e i segni permangono anche in età adulta. Questa correlazione è emersa grazie ad uno studio neozelandese, di Bob Hancox dell’Università di Otago, che ha coinvolto circa mille tre bambini e adole-

scenti tra i 5 e i 15 anni. Come si legge nello studio “un consumo eccessivo di televisione sviluppa personalità aggressive e socialmente problematiche”. In particolare, chi ha trascorso complessivamente più ore davanti alla Tv, tende ad avere comportamenti anti-sociali e aggressivi in misura maggiore del 30% rispetto a chi ha guardato la tv per meno tempo. Gli effetti di questa esposizione prolungata sono tali che i comportamenti aggressivi possono permanere sia nel periodo adolescenziale che in età adulta. Il secondo lavoro pubblicato su “Pediatrics”, a cura di Dimitri Christakis, docente di pediatria alla University of Washington, dimostra come, quando i genitori selezionano accuratamente i programmi

che i figli possono vedere prediligendo contenuti didattici e pro-sociali, i bambini crescono meno aggressivi dei coetanei che hanno il controllo del telecomando. Fino ai 10 anni il bambino non è capace di valutare autonomamente e attivamente le immagini e le informazioni che gli vengono proposte, per questo è necessario prendere delle precauzioni che non si limitano alla sola quantità (che per i bambini da 5 a 10 anni non dovrebbe mai superare le due ore al giorno) ma anche alla qualità dei programmi. Gli adulti devono aiutare a selezionare i programmi più consoni all’età e ad interpretare ciò che si vede. Alice Mi


DIRITTI

EDUCARE, CONTRO LA VIOLENZA

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Sostenere i centri sul territorio, lavorare nelle scuole, coinvolgere gli uomini: i punti chiave dell’associazione Sui Generisi per contrastare la violenza alle donne

numeri sono di quelli che non solo fanno riflettere ma suscitano anche l’urgenza di misure e azioni più efficaci per riuscire a contenere il fenomeno. La violenza sulle donne in Italia continua ad essere una realtà purtroppo allarmante se si pensa che nel 2012 sono stati commessi 124 omicidi, e 47 sono stati i casi di femminicidi tentati e non riusciti. I dati, contenuti nel report “Femminicidi in Italia: i dati raccolti sulla stampa relativi al 2012”, curato dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, confermano ancora una volta come nella maggioranza dei casi (60% del totale) ad uccidere siano persone che avevano una relazione intima con la propria vittima, mariti o compagni, ex partner o parenti. E la casa, la famiglia, di per sé luoghi di rifugio, sicurezza, condivisione, si trasformano nei posti più pericolosi. Accanto agli eventi più estremi quali gli omicidi c’è poi l’ampio spettro di quella violenza - fisica, psicologica, verbale – che spesso si consuma periodicamente senza che la vittima riesca a denunciarla e provare a venirne fuori. “La crisi che attualmente stiamo vivendo non può che peggiorare questa realtà – sottolinea

Francesca Venuleo, vicepresidente dell’associazione Sui Generis -. Per molte donne diventa ancora più difficile pensare di affrancarsi da una situazione familiare di disagio”. Non a caso le donne che si trovano maggiormente a subire violenza sono quelle prive di autonomia economica e di una condizione di indipendenza lavorativa. Fin dalla sua costituzione, nel 2010, l’associazione Sui Generis ha avuto il tema della violenza di genere al centro della propria azione, e sono tre i punti

cardine considerati fondamentali nel portare avanti una prevenzione del fenomeno. In primo luogo rafforzare e sostenere le associazioni e i centri antiviolenza sul territorio, facendo sì che possano portare avanti la propria azione. “Un altro punto fondamenta-

le è il lavoro nelle scuole – continua Venuleo – come primo livello per iniziare a trasmettere il concetto di rapporto paritario. Abbiamo iniziato la nostra attività infatti proprio con il progetto ‘Violenza zero’, attraverso incontri con i più giovani, per cominciare a dare un’educazione capace di combattere gli stereotipi di genere e i modelli sessisti promossi anche attraverso la televisione. L’intenzione è quella di continuare a portare avanti il progetto”. E un ruolo fondamentale nella rieducazione ad un rapporto rispettoso con le donne lo hanno proprio gli uomini, terzo elemento chiave dell’azione di Sui Generis. “Occorre coinvolgere anche gli uomini come co-conduttori di questa battaglia – conclude la vicepresidente -. Non a caso di recente abbiamo promosso con il comune di San Cesareo l’iniziativa ‘Non una di più’, a cui hanno preso parte persone note e meno note del territorio. Il rischio, altrimenti, è quello di continuare a parlare sempre tra noi, tra donne sensibili al tema, sempre le stesse, invece di fare spazio a persone che normalmente non rimangono coinvolte”. Sara Mannocci

GAY, LA CORTE DI STRASBURGO DICE Sì ALLE ADOZIONI DEI FIGLI DEI PARTNER

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on una storica sentenza, il 19 febbraio scorso, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che le coppie omosessuali potranno adottare i figli del loro partner. La sentenza riguarda l’Austria, in quanto emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e il figlio di una di loro, ma i principi valgono per tutti gli Stati membri, a patto che nello Stato in questione la legge preveda la possibilità di adottare il figlio del partner anche alle coppie non sposate. In Austria è consentita l’adozione dei figli dei partner alle coppie eterosessuali non sposate. Quando una coppia di donne ha concluso un accordo di adozione per stabilire un legame legale tra il minore e la compagna della madre, ha dovuto scontrarsi con il rifiuto da parte

dei tribunali austriaci. Questo perché, in base a quanto previsto dalla legge austriaca, l’adozione da parte di un partner pone fine al legame con il genitore biologico dello stesso sesso. In pratica, l’adozione da parte della compagna della madre avrebbe interrotto il rapporto legale con la madre naturale del ragazzo. I giudici di Strasburgo hanno trovato infondato questo principio e hanno stabilito che, avendo il legislatore austriaco aperto l’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate eterosessuali, il medesimo diritto doveva essere rispettato per le coppie omosessuali, non sussistendo alcun motivo per un diverso trattamento tra le coppie non sposate eterosessuali e quelle omosessuali. Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha di-

scriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner. Paesi come l’Italia, che non consente l’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate, non viola la Convenzione europea se non garantisce la medesima possibilità alle coppie omosessuali. Nella sentenza è precisato che gli Stati non sono tenuti a cambiare la propria legislazione, né a garantire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. L’importante sentenza europea è stata seguita a ruota dalla Corte costituzionale federale tedesca, che ha rafforzato i diritti di adozione per le coppie omosessuali, permettendo l’adozione da parte di un membro di un’unione civile del figliastro o del figlio adottato dal proprio partner. Alice Mi

OLTRE 300 SEGNALAZIONI IN DUE ANNI, I DATI DELL’OSSERVATORIO OSCAD ’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) ha scriminazioni razziali, il 29 per cento l’orientamento sessuale, il 10 per cento

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reso noto il bilancio delle attività svolte in poco più di due anni dalla sua istituzione. Contro le discriminazioni ci sono state oltre 300 segnalazioni e 69 arresti e 157 persone deferite all’autorità giudiziaria in stato di libertà. Questi i dati aggiornati al 6 febbraio 2013: 329 segnalazioni di atti discriminatori, di cui meno della metà, 138, concernenti atti costituenti reato. Altre 133 segnalazioni riguardano situazioni già definite o trattate dalle Forze di polizia o dall’Unar e 58 sono invece le segnalazioni che riguardano il web. Dai dati forniti, emerge come delle 138 segnalazioni che riguardano atti discriminatori costituenti reato, sono 119 quelle che possono ritenersi concluse, “in quanto hanno già visto espletate tutte le attività di competenza delle Forze di Polizia” e che hanno causato l’arresto di 69 persone e il deferimento di altre 157. Nello specifico, su 138 segnalazioni, il 55,8 per cento ha riguardato di-

il credo religioso, il 3,6 per cento l’età ed infine il 2,2 per cento la disabilità. Delle 133 segnalazioni relative a fatti di altra natura, sono 64 i casi che non hanno richiesto trattazione, perché relativi a situazioni già definite. Sono 69 quelli trattati dalle Forze di polizia (54) o dall’Unar (15). Le 58 segnalazioni che riguardano siti internet o profili Facebook a contenuto discriminatorio sono state inoltrate alla Polizia Postale. Segnalati anche atti discriminatori per alcuni eventi sportivi, ciò ha spinto poi le Forze di polizia, di intesa con l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, ad approvare “un piano di interventi contro ogni discriminazione negli stadi, che, allo scopo di sensibilizzare le tifoserie, prevede una giornata nazionale contro le discriminazioni, un evento a favore della legalità, e campagne di diffusione di messaggi antidiscriminatori sul web”.


DIRITTI

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UN OSSERVATORIO EUROPEO PER PROMUOVERE I DIRITTI NELLE CARCERI

l tema delle carceri e della situazione dei detenuti è sempre molto attuale. Condizioni misere, suicidi, sovraffollamento, sono questi i principali nodi che si devono affrontare. Proprio per monitorare e per garantire la dignità ai detenuti è nato l’”Osservatorio europeo sulla detenzione carceraria”, sostenuto dalla Ue (nell’ambito del Criminal Justice Programme) e coordinato da Antigone. I Paesi coinvolti sono Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito. L’Osservatorio è diretto e supervisionato da Mauro Palma, ex presidente del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa.

Il totale dei detenuti nelle nazioni coinvolte è di quasi 400mila unità. I dati diffusi riguardano: i tassi di detenzione, indicanti il numero di persone detenute per ogni 100mila cittadini e che rappresentano la misura del ricorso al carcere in ciascun paese. I tassi di detenzione più alti si registrano in Lettonia e in Polonia, due nuove membri dell’Unione, in Europa meridionale in Spagna. In Italia e nella stessa Spagna, la popolazione detenuta è calata. «Le condizioni materiali di detenzione e la violazione dei diritti fondamentali delle persone private della libertà sono un serio problema in molti paesi dell’Unione Europea - spiega il coordi-

IO CI PROVO... DI NUOVO!

Intervista a Paola Leone, curatrice del laboratorio teatrale all’interno del carcere di Borgo San Nicola Ritorna per il secondo anno il laboratorio/percorso teatrale “Io ci provo. Dentro e Fuori dal carcere” rivolto ai detenuti della sezione maschile della Casa Circondariale di Borgo San Nicola di Lecce. Il progetto, in parte sostenuto dalla direzione della Casa Circondariale di Lecce e patrocinato dalla Provincia e dal Comune di Lecce, dal Teatro Pubblico Pugliese e dalla Regione Puglia prosegue grazie alla volontà della compagnia Factory nella persona della pedagoga teatrale Paola Leone, ideatrice e curatrice del progetto, e dei suoi collaboratori. Lo scorso anno il progetto si è concluso con lo spettacolo aperto “Io non sopporto niente e nessuno nemmeno Spoon River”. “Io ci provo” esce dal carcere. Come? Se è vero, come afferma un luogo comune molto spesso sottovalutato nelle sue implicazioni, che il carcere è lo specchio della società in cui viviamo, che il “dentro” non è altro che la riproduzione intensiva del “fuori”, allora la questione che si pone in tutta la sua radicalità è quella di ripensare il “dentro” per poter immaginare un altro “fuori”. “Io ci provo” è un’occasione per molti dei partecipanti di sperimentare qualcosa che non si è potuto sperimentare o semplicemente incontrare prima della permanenza nell’istituto penitenziario. Questo qualcosa molti lo chiamano cultura, ma probabilmente è un modo di interrogare il mondo e se stessi per individuare possibili vie di fuga, modalità di auto osservazione che permettano di guardare “dentro” e vedere il “fuori” da più punti di vista. Negli anni, sempre più spesso, mi

sono trovata di fronte a luoghi comuni come «in cella guardano la tv e hanno il riscaldamento!», quasi si trattasse di lussi concessi etc. Oggi, alla luce di tutto quello che stiamo vivendo in Italia, la sanzione da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo, i suicidi sempre più frequenti in molti istituti italiani ed anche nel carcere di Lecce, e non ultima la battaglia di Armando Punzo per la costruzione del teatro stabile a Volterra,ho ritenuto necessario ampliare il progetto, ecco perché “Io ci provo” esce dal carcere. Uscendo dal carcere, “Io ci provo” prova ad assolvere un compito informativo, conoscitivo e divulgativo su cosa realmente significa vivere, lavorare e fare teatro dietro le sbarre. In altri termini, dopo aver portato il “fuori” dentro, adesso mira a portare il “dentro” fuori, perché il ripensamento dell’individuo diventi il ripensamento di una comunità. Da questa idea nascono 5 incontri sul tema carcere con il sostegno delle Manifatture Knos di Lecce. Si tratta di incontri che accompagnano e integrano il progetto di teatro di cui mi faccio carico personalmente e che quest’anno metterà in scena ad aprile Ubu re. Gli incontri in programma, nella diversità delle prospettive adottate e dei temi trattati, metteranno al centro del discorso il carcere e le persone che ci vivono, con la consapevolezza che si tratta solo di un primo passo di un percorso da intraprendere insieme. I prossimi incontri sono la “Giornata mondiale del teatro Francesco Farina intervista Armando Punzo” il 27 mar-

natore Alessio Scandurra - l’Osservatorio intende fornire una migliore conoscenza di questi problemi, ma anche delle esperienze più virtuose di ciascun paese. Lo scopo è promuovere, nelle carceri di ogni paese europeo, il rispetto dei diritti fondamentali, così come chiesto dall’Europa stessa». Ogni nazione ha parametri diversi per determinare la capienza dei sistemi penitenziari. In Italia, ad esempio, ogni detenuto dovrebbe avere a disposizione 9 mq, in Lettonia solo 2,5 mq. Il bilancio fatto dall’Osservatorio, si basa su un valore medio. L’Italia e la Grecia sono i paesi con le carceri più affollate.

zo alle ore 18 e il “Laboratorio con Armando Punzo” dal 25 al 29 marzo. Qual è stata la risposta dei detenuti, della direzione della Casa Circondariale e delle Istituzioni locali a questo progetto? Devo dire che dal punto di vista della partecipazione molto buona, ma il progetto “Io ci provo” è costoso e adesso che si espande anche fuori lo diventa ancora di più, quindi abbiamo sempre bisogno di aiuto. Quest’anno è finanziato in parte dall’amministrazione penitenziaria, in parte dalla Provincia di Lecce e in parte dalla Regione Puglia, ma la fetta più grossa viene finanziata da Factory cioè da noi stessi e da tutte le persone che ci sono vicine e che lavorano gratuitamente per noi, penso ai professionisti che vengono a fare una lezione aperta durante il laboratorio e ai miei collaboratori. Per questo è aperta una raccolta fondi che ci aiuterà a mantenere e ad ampliare il progetto. Da questa esperienza potrebbe nascere una compagnia stabile all’interno del Carcere sulla scia dell’esperienza di Volterra? Volterra è un’esperienza unica in Ita-

Attenzione particolare si avrà per i minorenni detenuti, che sarà priorità per il Criminal Justice action plan della Commissione Europea. Le percentuali più elevate di minori si registrano in Grecia con il 4,7%. per quanto riguarda le donne la percentuale è compresa tra il 3% della Polonia ed il quasi 8% della Spagna. La mortalità in carcere è determinata dividendo il numero di detenuti presenti in un anno per il numero dei detenuti morti in carcere quell’anno. I dati cambiano molto da paese a paese: da una morte ogni 600 detenuti in Polonia ad una morte ogni 200 detenuti in Portogallo. Ilaria Lia

lia nata anche in tempi molti diversi da quelli che stiamo attraversando noi. Quello che di sicuro potrebbe nascere è un laboratorio permanente di teatro, o almeno «io ci provo». Ci racconti una storia particolare o un aneddoto dell’esperienza vissuta all’interno del carcere? Le storie , i volti e gli aneddoti sono tanti e cerco di tenerli dentro finché posso, come una cosa preziosa. Ti posso raccontare quello che stiamo vivendo ora non so se è un aneddoto per noi fa parte della nostra storia come gruppo teatrale. Uno dei protagonisti dello spettacolo avrà la scarcerazione prima dello spettacolo finale e lo so che può sembrare paradossale ma è un passaggio che sta vivendo molto male e insieme al gruppo stiamo attraversando questo momento difficile e stiamo cercando di trovare una soluzione. Non so bene come spiegarti ma questa è la magia del teatro. Come racconteresti il carcere a chi non l’ha mai visto? Lo porterei dentro con me, guardare e toccare.. Lara Esposito

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Marzo 2013 - Anno VIII - n.64 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo

Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Ilaria Lia, Luigi Conte, Sara Beaujeste D’Arpe. Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel. 0832.392640 - Fax 0832.391232 - Direttore: 335.6458557

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Volontariato Salento - mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce

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