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Mensile delle Associazioni di Volontariato

ATTUALITÀ

DOSSIER

Volontariato, cresce la fiducia

Diversamente cittadini PAG.

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Gennaio-Febbraio 2010 - Anno V- n. 37

PAG.

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EDITORIALE di Luigi Russo

Fermiamo i cecchini dei volontari

Poste Italiane s.p.a. - Sped. Abb. Postale - D.L. 353/2003 L. 27/02/2004-N.46 a.1-c.2-CNS LE

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erremoti e disastri naturali, cecità della burocrazia, illegalità nell’ambito ambientale, privatizzazioni selvagge, depuratori che sputano veleni, centrali nucleari e a biomasse, cementificatori del territorio, affaristi dei canili privati che speculano sulla vita degli animali per incassare i soldi dai comuni, carenza di sangue e di organi, e tanto altro ancora. I veri volontari salentini, 35.000 persone che danno intelligenza e mani e sangue e organi per costruire come possono il Bene Comune e una società solidale, devono combattere ogni giorno contro i maledetti demoni “naturali” o dell’ignoranza e dell’egoismo, pagando di persona, rimettendoci di tasca propria, a volte anche soldi e salute. Ma quei demoni non sono i soli nemici dei volontari. C’è un esercito di cecchini, maligni o ingenui non si sa, che tentano di uccidere cinicamente ogni giorno quell’oggetto strano che è “il volontario”: facendo passare l’idea che i volontari non sono perfetti, che sbagliano, che in fondo in fondo ci guadagnano nelle cose che fanno, che intascano soldi, o che comunque le loro azioni non portano a reali cambiamenti, oppure che sono pazzi. Insomma volontari “malandrini” o “inefficaci” o “folli”. La schiera di questi cecchini è ampia: ci sono sindaci, consigliati da legali che hanno letto qualche libro di diritto, che utilizzano le carte bollate e trascinano il volontario davanti al giudice per intimidirlo; ci sono finti giornalisti che fanno inchieste fantasiose (e non sanno neppure

La nuova Puglia Sociale Bari 17-18 febbraio 2010 II Conferenza Regionale delle Politiche Sociali Un utile momento di sintesi e di programmazione di nuovi percorsi di sviluppo. È all'insegna di questi due obiettivi che si svolge a Bari la seconda conferenza regionale delle politiche sociali, con un programma ricco di nomi e di contenuti. La Conferenza offre l’occasione di presentare e di discutere i principali risultati conseguiti nell’ultimo quinquennio, ma anche i laboratori attivati e i cantieri del cambiamen-

to del welfare pugliese che sono ancora aperti. L’obiettivo è quello di discutere sullo stato di attuazione del sistema integrato d'interventi e servizi sociali sul territorio regionale: un evento di rilievo che intende configurarsi come punto di arrivo del percorso svolto sinora, ma anche come nuovo punto di partenza per rilanciare l’obiettivo di realizzare una nuova Puglia Sociale.

PAROLE CHE CONTANO

Sempre diverso e tuttavia eguale Orazio

Segue a Pag. 14


Gennaio-Febbraio 2010

Modello EAS: aggiornamento e indicazioni

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opo la scadenza del 31 dicembre sono ancora tenute a compilare il modello le associazioni appena costituite e quelle che devono comunicare modifiche. La scadenza del 31 dicembre non archivia definitivamente l'obbligo di compilare il modello Eas. Sono ancora tenute a inviarlo all'Agenzia delle Entrate le associazioni appena costituite o che debbano comunicare delle modifiche. Il 31 dicembre è scaduto il termine per l'invio da parte di tutte le associazioni che usufruiscono delle agevolazioni fiscali previste dall'art.148 del Testo Unico Imposte sui Redditi, cioè le associazioni che ricevono quote sociali o corrispettivi da soci, senza considerare questo tipo di entrate come entrate commerciali e dunque senza pagare imposte dirette o Iva sugli introiti stessi. A questo punto, l'obbligo rimane per: - le associazioni di nuova costituzione, entro 60 giorni dalla data risultante dall'atto costitutivo (non da quella di autenticazione o registrazione dell'atto costitutivo e dello statuto); - le associazioni per le quali si verifica il cambiamento dei dati già trasmessi, ad eccezione di quelli riguardanti le dichiarazioni 20, 21, 33, 23, 24, 30 e 31(si tratta in sostanza dei dati di bilancio, del numero dei volontari e della durata delle raccolte fondi, che ovviamente cambiano di anno in anno). Le modifiche vanno comunicate entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui si sono verificate (es. se interviene una variazione nel corso del 2010 la comunicazione andrà effettuata entro il 31 marzo 2011); - le associazioni che perdono i requisiti per godere delle agevolazioni fiscali. Dovranno inviare il modello entro 60 giorni compilando l'apposita sezione. Le modalità di invio del modello rimangono invariate per cui l'associazione interessata dovrà rivolgersi ad un intermediario abilitato (commercialista, Caf...). Luca Dell'anna

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Libera il bene: la legalità conviene sempre Forte partecipazione al seminario sul bando regionale rivolto a comuni e province per il riuso dei beni confiscati. Le associazioni chiamate a stimolare le adesioni e a fare progetti.

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a legalità conviene sempre: è stata forte la partecipazione da parte delle associazioni del territorio al seminario che si è svolto il 20 gennaio a Lecce, organizzato dal Csv Salento e dall'associazione Libera. Al centro dell'iniziativa il bando della Regione Puglia "Libera il Bene", con cui si intende promuovere il riuso per scopi sociali di immobili e aziende confiscati alla criminalità organizzata rivolgendosi ai comuni e alle province destinatari di beni già iscritti nei rispettivi patrimoni immobiliari. Comuni e province, nel momento in cui intendono partecipare al bando – che scade il prossimo 30 marzo – devono aver individuato attraverso procedure di evidenza pubblica il soggetto gestore (e qui entrano in gioco le associazioni) con cui co-progettare gli interventi di recupero, riconversione e gestione di beni confiscati. A questi avvisi pubblici dunque – come è stato precisato al seminario da Luigi Lochi di Libera – possono partecipare i soggetti appartenenti alle categorie previste dalla Legge 109/'96 sull'uso sociale dei

beni confiscati: comunità, enti, associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti. “Tocca a noi coinvolgerci, far prevalere il noi, far sentire che la confisca offre opportunità” ha sottolineato Don Raffaele Bruno, presidente di Libera Puglia, che ha ripercorso la storia dei beni confiscati sul territorio regionale. Il Comune di Lecce, su un totale provinciale di 81 beni confiscati, conta 14 immobili iscritti al proprio patrimonio – come ha precisato Attilio Chimienti di Libera – ,19 immobili di titolarità del demanio, e 2 destinati ma non consegnati. In primo piano, quindi, il ruolo delle associazioni, della società civile sul territorio – con l'appoggio costante di Libera – nell'innescare processi di collaborazione, progetti e iniziative imprenditoriali, di inclusione sociale, e soprattutto nel fare pressione sui Comuni perchè acquiscano i beni che ancora non fanno parte del loro patrimonio. Sara Mannocci

Al via le attività 2010 del CSV Salento Approvato dal Co.Ge. Puglia il Piano di attività per il nuovo anno

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l via il Piano di attività 2010 del CSV Salento, realizzato mediante un percorso che ha visto una massiccia partecipazione delle organizzazioni di volontariato (odv) della provincia di Lecce. Nonostante le premesse non confortanti, considerata la notevole riduzione (circa 50%) delle entrate previste rispetto al biennio precedente, con notevole sforzo organizzativo e razionalizzazione delle risorse, sono state confermate molte delle attività previste nelle diverse aree, a partire dalla promozione del volontariato: il “Bando idee 2010” per il sostegno alle iniziative promozionali autonomamente organizzate da associazioni di volontariato; il “IV Forum provinciale del Volontariato”; i progetti per la promozione del volontariato nelle scuole elementari, medie e superiori. Sempre nell'ambito della promozione, così come nelle altre aree di attività, numerose sono le iniziative progettate direttamente dalle associazioni facenti parte delle Consulte

di settore che saranno realizzate in stretto contatto con le odv. Per ciò che riguarda la consulenza, è garantito un primo livello di informazione su problematiche di carattere generale, inerenti la costituzione e gestione di associazioni, l'iscrizione nel Registro Regionale del Volontariato, assistenza alla progettazione etc. Il secondo livello di consulenza, è garantito da professionisti convenzionati: consulenza fiscale, legale, servizio civile, progettazione grafica. Continuerà ad essere garantito l'utilizzo gratuito (secondo apposito regolamento) di gazebo, palco, impianto di amplificazione, pc portatile, videoproiettore, sedie, tavoli etc. di proprietà del CSV Salento. Per la realizzazione di attività formative si seguiranno due modalità: la prima attraverso appositi corsi di formazione, la seconda attraverso seminari delle durata di n. 3/4 ore. I corsi e seminari verteranno su tematiche di interesse generale per le odv (formazione di base) e su argomenti specifici (for-

mazione specialistica); in tal caso saranno progettati direttamente dalle Consulte di settore. Confermate tutte le attività dell'area informazione a partire dalla redazione, stampa e distribuzione della pubblicazione mensile “Volontariato Salento”, con un potenziamento delle inchieste giornalistiche; sono infatti previsti diversi dossier di approfondimento su varie tematiche: disabilità, ambiente, anziani ecc. Per ciò che concerne il cd. Bando perequazione per la progettazione sociale, nel 2010 il CSV Salento avrà un ruolo determinante per le attività di rendicontazione, monitoraggio ed erogazione dei fondi alle odv beneficiarie. Confermata infine la presenza territoriale, con sedi e sportelli che garantiscono una migliore e maggiore fruizione dei servizi da parte delle odv del territorio. Antonio Quarta


ASSOCIAZIONI

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Un cambiamento di prospettiva per una “solidarietà coordinata” Le riflessioni dal convegno promosso da Csv Salento, Comunità Emmanuel, Jesuit Social Network e Arcidiocesi di Lecce.

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isogna impostare una relazione tesa ad un'autentica solidarietà etico-sociale: così Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce, ha aperto il 14 gennaio, presso la Comunità Emmanuel di Lecce, il seminario “Dalla solidarietà frammentata alla solidarietà coordinata”, organizzato da CSV Salento, Comunità Emmanuel, Jesuit Social Network e Arcidiocesi di Lecce. La giornata si è concentrata sul mettere a fuoco la mappa della solidarietà e dei servizi sul territorio, prendendo le mosse da quelle che sono le fondamenta di una società civile coesa e orientata al bene comune, che vede nell'agire solidaristico una risposta alla crisi e all'individualismo. “La solidarietà di cui parliamo – ha precisato D'Ambrosio – non può intendersi come compassione, intenerimento, ma nell'accezione cristiana è una vera e propria virtù

morale, un impegno per il bene comune”. Occorre quindi un cambiamento di prospettiva, dal punto di vista sociale e culturale, “per transitare dalla solidarietà frammentata con cui tutti si trovano nelle realtà di oggi a dover fare i conti a quella coordinata – ha sottolineato Daniele Frigeri, segretario del Jesuit Social Network – basata sulla relazione di aiuto e sulla capacità di leggere e interpretare la realtà. La responsabilità della frammentazione, in termini di servizi sociali e di risposte offerte sul territorio, “si può attribuire innanzitutto al fallimento della legge 328/2000 – ha affermato Mario Calbi, un coautore del volume da cui ha preso spunto il seminario sullo stato di applicazione della normativa nelle regioni –. La legge era il sogno di una riforma nei servizi alla persona che non ha funzionato, anche perchè intervenuta dopo la

Sangue da cordone ombelicale, nasce la rete nazionale delle banche Istituita con decreto del ministero della Salute. Il Comitato Un cordone per la vita: “la direzione è quella giusta”.

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un risultato importante, che aspettavamo, e che chiaramente ci conforta facendoci capire che stiamo andando nella direzione giusta: così Alessia Ferreri, presidente del Comitato “Un cordone per la vita” di Lecce, ha commentato la nascita dell'Italian Cord Blood Network, rete nazionale delle banche per la conservazione del sangue da cordone ombelicale, istituita con decreto del ministero della Salute pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre scorso. L'art. 1 del decreto stabilisce che “la rete nazionale di banche per la conservazione del sangue da cordone ombelicale e' costituita dalle banche di sangue da cordone ombelicale gia' riconosciute idonee dalle regioni di appartenenza in base alle disposizioni vigenti in materia trasfusionale e all'accordo Stato-regioni del 10 luglio 2003, fatto salvo il regime autorizzativo e di accreditamento introdotto dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191". Le banche di sangue da cordone ombelicale di nuova istituzione saranno autorizzate e accreditate dalle regioni di appartenenza, tenendo conto dei requisiti minimi e delle linee guida stabilite sempre nel suddetto decreto legislativo del 2007. Il Centro nazionale sangue ha funzioni di controllo tecnicoscientifico (e in questo sarà supportato dalla Banca regionale lombarda) e coordinamento della rete. Le banche dovranno, tra le altre cose, promuovere la donazione e la raccolta del sangue da cordone; collaborare – un aspetto questo di fondamentale importanza – con le associazioni di volontariato per promuoverne la donazione solidaristica; garantire ai cittadini un'informazione sull'utilizzo scientificamente provato e clinicamente appropriato del sangue da cordone. Sono questi proprio i temi su cui da anni il Comitato leccese porta avanti con tenacia la propria battaglia, riuscendo a garantire l'istituzione in Puglia della banca del cordone ombelicale con i centri di prelievo e raccolta ad oggi attivi a Lecce presso l'ospedale Vito Fazzi e a Tricase presso l'ospedale Panìco. Sara Mannocci

modifica del Titolo V della Costituzione”. Un'altra ragione della solidarietà frammentata, ha aggiunto Calbi, “è legata allo sforzo della 328 di adeguarsi alla complessità della realtà, ma sapendo di avere a che fare con poteri confliggenti: le grandi difficoltà dei sistemi di welfare europei, l'introduzione dell'ideologia di mercato, la crisi tra centri e periferie”. Queste dunque le difficoltà di fondo, legate anche ai problemi di far interagire istituzioni e realtà del

terzo settore. “elemento positivo è che proprio la legge 328 e quella regionale di attuazione, qui in Puglia, ha spiegato Daniele Ferrocino, vicepresidente della Comunità Emmanuel – hanno consentito di iniziare a gettare le basi per una collaborazione tra istituzioni, e tra le istituzioni e il terzo settore che speriamo possa andare sempre più nel segno dell'integrazione tra interventi pubblici e del privato sociale”. Antonio Carbone

Anyway AccesSalento: accessibilità per tutti Da Principi attivi un progetto per rilevare e promuovere l'accessibilità della filiera turistica pugliese

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rganizzare le vacanze è sicuramente per tutti un momento felice in vista del relax e del divertimento che ci aspettano, ma non sempre questo vale per tutti, pensiamo ai limiti che questo mondo impone spesso ai diversamente abili. L’accessibilità dei luoghi non deve determinare la scelta della vacanza: si deve poter scegliere una meta o struttura turistica perchè piace e non perchè è l’unica accessibile. E’ questo il principio che ha ispirato la nascita di Anyway AccesSalento, vincitore di “Principi Attivi - Giovani idee per una Puglia migliore”. La particolarità di Acces-Salento sta nel suo DNA: è, infatti, un’equipe di “giovani diversamente abili” con specifiche competenze professionali. Il lavoro consiste nel rilevare il grado di accessibilità di tutta la filiera turistica territoriale, dai trasporti alla ricettività, alla ristorazione, alla cultura fino al tempo libero e ai servizi a tutto tondo. Ma non solo, il motore che muove Anyway AccesSalento è la promozione del concetto di accoglienza per tutti, che vuole così stimolare un cambiamento culturale che generi nuovi modelli organizzativi e gestionali prima ancora che strutturali. L’idea è quella di realizzare una ricerca sul territorio pugliese per individuare le strutture più accessibili e dare loro un marchio di accessibilità facilmente riconoscibile. Allo stesso tempo s’intende stimolare le strutture meno accessibili ad un radicale

cambiamento culturale con suggerimenti per rendere la propria struttura accessibile. Tutte le informazioni raccolte confluiranno in un database che sarà utilizzato per la realizzazione di un sito internet e una guida cartacea, in modo da costituire una mappa del territorio legata all’accessibilità. “Questa innovativa idea darà forma ad una crescita del turismo – spiega il Presidente dell’associazione Diomede Stabile - e consentirà al nostro territorio di distinguersi non solo per la sua bellezza geografica, ma anche per l’attenzione al turismo accessibile pronto ad accogliere tutti rispettando la dignità umana”. Diomede Stabile Per condividere gli obiettivi e le finalità del progetto “ Anyway AccesSalento” invia un sostegno a:

Con bollettino postale: C/C 97429021 causale Turismo Accessibile Con bonifico: ANYWAY ACCESSALENTO ABI: 07601 - CAB: 16000 C/C 97429021 causale Turismo Accessibile POSTE ITALIANE SPA Castrì di Lecce - Via Grassi, 48


AMBIENTE

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Ecco il software “scova-discariche” Nasce Dardos Control, programma in grado di rilevare via satellite aree di scarico abusivo di rifiuti abbandonati o a rischio ambientale

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primi test sono stati effettuati con successo in Toscana, Campania e Puglia. Nella nostra regione il test è avvenuto nella zona di Taranto. Il software messo a punto da DataGeo Srl è in grado di rilevare, da satellite, discariche abusive di rifiuti, scavi, coperture in eternit e quant’altro. Si tratta di un nuovo strumento di monitoraggio e controllo per la salvaguardia ambientale che, a partire da immagini satellitari, individua con accuratezza i siti su cui concentrare i controlli a terra, consentendo una efficace salvaguardia del territorio. “Con questo strumento è possibile persino contare alberi, auto o evidenziare aree incendiate” ha aggiunto Pietro Armienti, ordinario di Petrologia presso l’Università di Pisa, già presidente della Società Italiana di Mineralogia e Pietrologia, che insieme ad Alberto Tricoli, libero professionista nel settore ICT (Information, Communication, Technology) ha ideato il progetto. Ma come funziona questa specie di “geo-ecografo”? “Dardos Control – spiega Armienti - è un software di elaborazione cartografica che utilizza tecniche innovative di filtraggio di immagini satellitari e/o aeree ad

alta risoluzione, mettendo in evidenza con precisione le aree su cui sono stati depositati di recente materiali sparsi come rottami, manufatti e rifiuti abbandonati o a rischio ambientale. La caratteristica che rende unico Dardos Control – aggiunge Armienti - consiste nella logica di filtraggio e di elaborazione adottata, in quanto non utilizza gli spettri di emissione e quindi non comporta l’elaborazione di segnali associati a specifici inquinanti ma rileva la tessitura caratteristica di depositi, scavi e manufatti, in una immagine telerilevata da aereo o da satellite, con una tecnologia derivata da quella sviluppata per lo studio delle rocce. L’approccio attualmente prevalente, invece, implica un’elaborazione di segnali molto deboli, con riprese che integrano lunghe e costose serie temporali di immagini per cui il costo finale della mappatura è molto alto”. In termini tecnici qual è il guadagno che introduce? “Enorme. Le dico solo che con una sola immagine ci si ritrova a monitorare centinaia di chilometri quadrati”. L’obiettivo del progetto è ora quello di stringere contatti con amministrazioni pubbliche e imprese interessate al controllo

ed alla bonifica delle discariche, all’identificazione di aree in frana e delle caratteristiche tessiturali di manufatti e murature, fino al rilevamento sulla qualità delle strade. Un supporto che farebbe compiere un salto di qualità straordinario a un sistema di controllo ambientale molto spesso in affanno, uno strumento di conoscenza "approfondita" del territorio in grado di andare incontro alle recenti disposizioni sulla bonifica dei siti inquinati. I primi contatti nel Sud Italia sono stati intrapresi con le province di Taranto e Reggio Calabria. Silvana Sarli

Progetto Desertec, i paesi del Mediterraneo uniti con l’Europa per un’energia pulita In partenza il progetto che si propone di "catturare" i raggi solari nelle aree desertiche del Nord Africa e del Medio Oriente per trasformarli in energia elettrica

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iene dal Nord Europa il nuovo progetto “Europa unita dell’energia” . Discusso in una riunione preliminare a dicembre in Irlanda e poi nel vertice sul clima di Copenaghen, l’idea partirà da questo gennaio e arriverà a pieno regime in dieci anni con una spesa prevista di 30 miliardi di euro. L’ambizioso progetto prevede la produzione di elettricità pulita, ricavata dal sole, dal mare e dal vento. Ci saranno seimila chilometri di cavi, per la maggior parte sottomarini, che collegheranno in un'unica rete le pale eoliche di Gran Bretagna e Danimarca, le centrali a maree francesi, l’energia idroelettrica svedese e l’energia solare tedesca. Oltre a questi paesi, collaboreranno alla “Rete del mare del Nord” anche Belgio, Olanda, Lussemburgo e Irlanda. I nove paesi puntano alla produzione di 100 gigawatt di potenza elettrica, equivalente alla costruzione di un centinaio di centrali a carbone. L’idea vincente dei paesi del nord è stata quella di ragionare in gruppo: se ad esempio in Scozia mancasse il vento, le pale eoliche si muoverebbero in Olanda; allo stesso modo se la marea tardasse in Francia, si potrebbe far ricorso alle dighe dei fiordi scandinavi. Si riuscirà così a sconfiggere l’imprevedibilità degli elementi, producendo energia così costante e così vantaggiosa che il prezzo per chilometri di cavi posati su fondali gelati e burrascosi e i costi di mantenimento saranno comunque recuperati in breve tempo.

Inoltre, la Norvegia sarà utilizzata come “batteria”: quando l’energia prodotta sarà in eccesso, si utilizzerà per “ricaricare” gli impianti idroelettrici scandinavi, che la restituiranno quando necessario. A questa idea vuole rispondere “la Rete del Mediterraneo” con “Desertec”: un migliaio di centrali solari dislocate nel deserto del Sahara, collegate a cavi di alta tensione che vanno dal Marocco alla Giordania e raggiungono l’Europa passando per i fondali marini. Promotore del progetto è sempre la Germania, unico paese pronto ad investire sull’energia rinnovabile sia in Nord Europa che nel Sud e a puntare molto sul solare. L’idea vincente di questi progetti è credere che solo unendosi in rete si potrà raggiungere l’obiettivo di Copenhagen, 20% dell’energia derivante da fonti alternative entro il 2020, superando l’inquinamento ed i problemi economici ed ambientali collegati a carbone, petrolio e uranio. Sara Beaujeste D’Arpe

Ritorna l’incubo nucleare La Puglia tra le regioni candidate

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i renderanno noti solo dopo le elezioni di primavera i nomi dei siti in cui si costruiranno le nuove centrali nucleari. Si conoscono però i criteri per la scelta, che riguardano le caratteristiche ambientali - “popolazione e fattori socioeconomici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità” - e le caratteristiche tecniche - “sismo-tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il raffreddamento degli impianti, strategia dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante”. Noti anche i compensi da destinarsi ai territori: un beneficio economico annuale per Province e Comuni. Le imprese ed i cittadini avranno sconti sulla bolletta elettrica, sui rifiuti e sull’Irpef, Irpeg e Ici. Per la scelta delle aree, si è spesso parlato di una mappa del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro del 1979, che molti considerano superata visti i cambiamenti climatici e idrologici. La mappa segnala otto siti in Puglia, di cui cinque in Salento, al riparo dal pericolo sismico e con abbondante acqua per raffreddare i reattori. Sara Beaujeste D’arpe


AMBIENTE

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Aviofauna del Parco “Litorale di Ugento”

Lecce si prepara alla nuova raccolta differenziata Via i cassonetti, in primavera prenderà il via la raccolta porta a porta monomateriale

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l sistema della raccolta dei rifiuti cambierà anche nel capoluogo salentino e per Lecce sarà una piccola rivoluzione. Spariranno infatti in primavera i tradizionali cassonetti per dare posto alla raccolta differenziata porta a porta. L’Ufficio Ambiente del Comune sta lavorando al nuovo bando per l’affidamento del servizio poiché scadrà nel mese di aprile il contratto con le ditte Ecotecnica ed Axa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in città. “Nel nuovo bando sarà introdotta la raccolta porta a porta monomateriale in sostituzione di quella multimateriale”afferma il dirigente dell’Ufficio Ambiente e capo dell’Ufficio Unico dell’Ato Lecce1, Fernando Bonocuore – anche perché i costi per la separazione sono diventati altissimi. La nuova evoluzione della raccolta prevede quindi la differenziazione a monte di vetro, carta e cartone e plastica. Dalle strade saranno tolti tutti i cassonetti e dalla raccolta stradale si passerà alla raccolta degli addetti direttamente nelle case, nei pub, nei ristoranti, negli alberghi, cioè si andrà a prendere il rifiuto direttamente alla fonte, laddove viene prodotto”. Ogni famiglia leccese avrà i sacchetti monomateriale e delle apposite pattumiere con cui si prov-

vederà a differenziare i rifiuti alla fonte. “Saranno nominative e con codici a barre ha aggiunto Bonocuore. Per quanto riguarda la raccolta negli edifici con più abitazioni, ai palazzi con almeno quattro appartamenti saranno consegnate delle pattumelle condominiali. Saranno previste differenziazioni tra plastica, vetro, carta e cartone, mentre l’alluminio viene già raccolto con un sistema a parte. Ciò che non si potrà fare è la raccolta differenziata dell’umido per la mancanza di un impianto di compostaggio in tutto il Salento”. In questo frangente gli uffici stanno lavorando per perfezionare il progetto, in realtà si tratta di mettere a punto i dettagli, in attesa del finanziamento regionale. I finanziamenti in questione sono due, uno di circa un milione e l’altro di sette milioni di euro. Ciascuno dei tre Aro (Ambito di raccolta ottimale), in cui sono suddivisi i ventisette comuni dell’Ato avrà un proprio bando. La destinazione dei fondi è stata decisa direttamente dall’Ato, trasformata dallo scorso dicembre in un consorzio di comuni presieduto dall’assessore Garrisi, senza che si debba passare, come avveniva in passato, attraverso ogni singolo Consiglio comunale. Silvana Sarli

Sud Salento, la mobilitazione dei Comitati in difesa del territorio Al centro della contestazione l'impianto di un nuovo parco eolico ad Ugento, un impianto a biomasse a Presicce, un nuovo impianto di stoccaggio ad Acquarica

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ontinua nel Sud Salento la mobilitazione promossa dai Comitati Burgesi pulita (Presicce), Burgesi noscia (Acquarica del Capo), Io conto (Ugento), Varie mani (Presicce), Italia nostra (Provinciale), Cittadinanzattiva pugliese. Al centro delle iniziative la volontà di “affrontare l’indiscriminato fenomeno dell’assalto al territorio di impianti per fonti alternative e di riciclo di rifiuti, in particolare nel territorio del Sud Salento compreso tra Ugento, Acquarica e Presicce”, comunicano le associazioni e i comitati promotori della mobilitazione. Tre in particolare i progetti su cui viene manifestata contestazione: l’impianto di un nuovo Parco Eolico di 21 torri da 150 mt. di altezza nel territorio di Ugento, un impianto a biomasse di 1 Mw nel territorio di Presicce, un nuovo impianto di stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti speciali pericolosi, nel territorio di Acquarica del Capo. “Riteniamo che scelte così importanti vadano valutate tenendo conto della realtà territoriale salentina – scrivono i comitati –: il Salento ha una densità abitativa molto alta, le distanze tra un paese e l’altro, eccetto rari casi, sono minime ed in alcuni

casi inesistenti. Non possiamo certamente accettare che questa “corsa all’oro”, come l’ha definita recentemente il Tar Puglia, possa essere fatta senza un minimo di programmazione e razionalità della problematica. Siamo tutti d’accordo che le fonti rinnovabili devono essere il nostro futuro, e noi non siamo contrari. Perché allora non guardarci intorno e ragionare su scelte così importanti per il territorio prima di dare per scontato che una centrale a biomasse non abbia un suo peso ambientale sul territorio? Noi in qualità di cittadini responsabili, vogliamo e dobbiamo essere parte attiva nelle scelte che si faranno in questo senso perché il territorio e la salute è soprattutto nostra.

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l Centro di Educazione Ambientale "Posidonia" di Ugento istituito nel 2005, associazione di volontariato, è inserito nella Rete In.F.E.A. (Informazione, Formazione, Educazione Ambientale) della Regione Puglia. Costituisce un punto di riferimento in materia di educazione all'ambiente e allo sviluppo sostenibile per la cittadinanza, le scuole, gli Enti locali e le aziende che vogliono confrontare la propria competenza con i temi della sostenibilità. Promotore principale dell’istituzione del Parco Naturale Regionale “Litorale di Ugento” (con Legge Regionale 28 maggio 2007, n. 13), oggi svolge un ruolo di garante nella gestione della maggior parte dei servizi (didattica ambientale, escursionismo, turismo naturalistico) che il Parco stesso offre. La competenza e la professionalità degli esperti che ne fanno parte e l’apertura nei confronti della cittadinanza tutta, hanno reso possibile dare al Centro il ruolo di catalizzatore di idee, spesso elaborate e realizzate mediante progetti, manifestazioni, campagne e convegni. E’ di questi giorni la notizia della pubblicazione del libro “Passaggio a Sud-Ovest. L’avifauna acquatica del Parco Regionale Litorale di Ugento”, dell’autore Roberto Gennaio realizzato e curato dal CEA “Posidonia” con il supporto dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Ugento. Nato da un profondo amore per i luoghi dove la natura si manifesta senza la presenza devastante e oppressiva dell’uomo, il libro è accessibile a tutti, permette di immergersi in un ambiente ricco e stimolante, a tratti incontaminato, dove flora e fauna continuano a vivere nei loro semplici ritmi naturali. Una raccolta unica di immagini commentate che guida il lettore, verso la conoscenza e l’interpretazione di un ecosistema naturale, suggestivo e peculiare; una vera e propria chiave d’approccio con il territorio, un modo di accostarsi alla natura osservandola, percepirne il valore e l’importanza. Il libro è stato presentato sabato 6 febbraio nel Chiostro del Nuovo Museo Archeologico di Ugento in occasione dell’evento “Artigianato in Mostra” organizzato dal CEA Posidonia e dalla Confartigianato di Ugento con il supporto dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Ugento e della G&G Enterprise. Tale manifestazione, rientra tra gli eventi di promozione e valorizzazione del territorio organizzati nell’ambito del progetto “Viviamo il Parco” finanziato dalla Fondazione per il Sud, che utilizza risorse destinate al volontariato, ma che per effetto di un accordo tra fondazioni Bancarie, ACRI e CSV.Net vanno a finanziare progetti esemplari sul territorio, per la infrastrutturazione sociale e per lo sviluppo del territorio e della salvaguardia dell’ambiente. “La presenza di un volontariato così competente e attivo (a Ugento sono coinvolte oltre al CEA anche gli Scout, l’associazione Vigili del Fuoco in pensione, la protezione civile e altre associazioni) – dice il presidente del CSV Salento Luigi Russo – che si coniuga con altrettanta competenza e intuitività della locale amministrazione comunale, mettono a frutto un risultato importante per la qualificazione dell’intero territorio ugentino, generando nuove opportunità anche di lavoro per i giovani. Il volontariato, qui dimostra di non essere soltanto la riserva etica e morale e culturale, ma anche portatore di risorse economiche oltre che umane e tecniche. Questo volontariato va aiutato e favorito, mentre occorre lasciare morire quelle forme associative, soprattutto nell’ambito del tradizionale ambientalismo, colluso con i politicanti, abituato a incassare risorse di finanziamenti pubblici non trasparenti, che continua a pratica la calunnia per distruggere ogni nuova iniziativa”.


ATTUALITÀ

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Gennaio-Febbraio 2010

Volontariato e Chiesa: cresce la fiducia degli italiani A sostenerlo il 22° Rapporto Italia di Eurispes presentato a Roma lo scorso 29 gennaio

L'

esordio del 2010 porta un'importante novità nello scenario italiano. Se gli ultimi anni, soprattutto l'orizzonte politico era stato caratterizzato dalla scarsa fiducia che il popolo italiano esprimeva nei confronti delle istituzioni, primi fra tutti il governo nazionale e i partiti politici, è proprio il 2010 a segnare definitivamente l'inversione di tendenza. A sostenerlo il 22° Rapporto Italia redatto da Eurispes. L'atteggiamento e il giudizio dell'opinione pubblica in una delle 60 schede che compongono l'intero rapporto, danno ragione del cambiamento. Analizzando la serie storica dei dati relativi al grado di fiducia accordata dai cittadini alle Istituzioni emerge con chiarezza come questa abbia registrato un aumento importante passando dal 10,5% del 2009 al 39% del 2010, con uno scarto di ben 28,5 punti percentuali. Allo stesso tempo, la quota di cittadini che esprimono una diminuita fiducia nelle Istituzioni si attesta nel 2010 al 45,8% segnando rispetto all’anno precedente una flessione di dieci punti circa. Ma la vera novità è rappresentata dalla rivalutazione che gli ita-

liani riservano a due delle più importanti roccaforti dell'etica e della morale: la Chiesa e il volontariato. Secondo il rapporto Eurispes le associazioni di volontariato incrementano sensibilmente il grado di consenso (+10,8% rispetto al 2009), ben l'82,1% ha infatti dichiarato di essere fiducioso nei confronti delle organizzazioni di volontariato. Circa un terzo del campione si è detto abbastanza fiducioso nei confronti della Chiesa e più della metà nei confronti delle associazioni di volontariato, testimoniando di fatto una sostanziale disistima nei confronti degli ambienti legati al sistema di potere e una maggiore attenzione verso le organizzazioni ispirate da etiche e valori condivisi. “Non è un dato che ci meravi-

glia – commenta Luigi Russo presidente del CSV Salento. Negli ultimi anni abbiamo registrato un'attenzione crescente da parte dei cittadini nei confronti del

volontariato. In questo, un ruolo determinante lo hanno giocato proprio i Centri di Servizio che hanno contribuito a far crescere il volontariato autentico, epurato da qualsiasi forma di compromissione con altre realtà, e hanno contribuito a far crescere in spessore e qualità le attività delle piccole associazioni spesso accanto ai soggetti più fragili e a chi fa più fatica. Col tempo, questo lavoro sta portando a risultati apprezzabili e certamente sempre più il valore del volontariato si imporrà fra le energie pulite della cittadinanza sociale”.

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI DA PARTE DEGLI ITALIANI

Rapporto con le istituzioni

ISTITUZIONI

VALORI PERCENTUALI

VALORI PERCENTUALI

2009

2010

Associazioni di volontariato

71,3

82,1

Scuola

47,2

45,3

Chiesa

38,8

47,3

--

23

Altre confessioni religiose Sindacati

21,5

22

Pubblica Amministrazione

21,4

25,1

21

35,7

12,8

12,1

Associazione di imprenditori Partiti

Nasce ad Alessano la Scuola della Pace Un punto di riferimento per promuovere solidarietà e non violenza. Nasce ad Alessano per iniziativa della Fondazione Don Tonino Bello

U

n luogo in cui associazioni, nuove e vecchie generazioni, possano trovare un momento di aggregazione alla luce dei principi di solidarietà e accoglienza. Su questo proposito nasce la “Scuola della pace”, iniziativa promossa dalla Fondazione Don Tonino Bello di Alessano, da anni impegnata nella promozione di iniziative pastorali e sociali volte allo sviluppo di una cultura della pace e della solidarietà. La Scuola avrà sede in un edificio in Piazza Don Tonino Bello ad Alessano, acquistato e ristrutturato dalla Fondazione grazie ai contributi del 5 per mille e si farà promotrice di iniziative di formazione ed educazione alla pace, alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, al rispetto dei diritti umani, per la convivenza pacifica tra popoli e culture diverse, per una società senza xenofobia, razzismo

ed ogni altra violenza verso la persona umana ed il suo ambiente. Rapporto privilegiato sarà quello con il mondo scolastico, con l'obiettivo di creare una rete di istituti in tutta Italia che possa facilitare la diffusione dei principi di educazione alla pace, alla cooperazione e all'economia non violenta, anche tramite l'ausilio di un'apposita sala attrezzata per videoconferenze per l'abbattimento delle distanze geografiche. Sono molte infatti in tutta Italia le scuole, associazioni ed istituzioni che contattano la Fondazione chiedendo di presentare la figura di Don Tonino Bello. Ora la Scuola rappresenta la possibilità di andare incontro a questa esigenza, proprio utilizzando le tecnologie multimediali oggi a disposizione per diffondere testimonianze, attivare collaborazioni, sviluppare buone pratiche. L'intento della Scuola – inaugurata il 13 feb-

braio scorso e che vuole porsi come un centro studi capace di interagire nell'ambito di un Mediterraneo sotto il segno della non violenza – è anche quello di avviare una collaborazione con la Scuola della pace di Marzabotto, la più antica d'Italia. Molte le prospettive che la Scuola di Alessano ha di fronte. In progetto c'è anche l'avvio di un percorso comune con Libera e Pax Christi – associazioni

attive sui temi della pace e della solidarietà – da cui potrebbe partire la composizione di un tavolo che avrà come riferimento la Marcia Perugia-Assisi del maggio prossimo. Volontà della Scuola è anche costituire un Comitato scientifico attraverso cui saranno messe in atto le iniziative da svolgere nei prossimi mesi. Daria Caione


ATTUALITÀ

Gennaio-Febbraio 2010

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Giovani e global warming: una ricerca dice come stanno le cose Presentata a Bari, in anteprima mondiale, l'inchiesta condotta da Gallup Europe su 83.504 “under 30” di 139 Paesi. In Italia un giovane su tre non ha mai sentito parlare dei cambiamenti climatici

I

l Meeting mondiale dei giovani che si è svolto a Bari dal 19 al 21 gennaio ha focalizzato l'attenzione sui temi dei cambiamenti climatici che dovrebbero impegnare sempre di più l'agenda dei politici di tutto il mondo, ma che, molto più spesso, vengono affrontati anche con maggiore competenza proprio dai ragazzi più giovani. È la prima idea che viene fuori dall'indagine presentata in anteprima mondiale alla manifestazione del meeting. I giovani ne sanno molto di più dei loro genitori sugli effetti del global warming (riscaldamento climatico). A sostenerlo, i dati del focus su “Giovani e Global warming” condotto dalla società d’indagine Gallup Europe nell’ambito del Global poll: un grande sondaggio globale che monitora mille individui in ciascuno di circa 140 Paesi del mondo. Lo studio è stato realizzato intervistando in due anni, tra il 2008 e il 2009, 83.504 “under 30”

di 139 Paesi. Ai ragazzi sono state poste tre domande: se avevano mai sentito parlare del Global warming, se fosse un risultato delle attività umane e se fosse una grave minaccia. Il Paese al mondo con la più alta percentuale di ragazzi che ignorano la realtà dei cambiamenti climatici è la Liberia, con l’83% dei giovani intervistati che non ha mai sentito parlare del fenomeno, solo il 5% dei pochi informati che lo collega alle attività umane e appena un 15% che lo considera grave per il proprio futuro. I problemi della disinformazione sul tema e quindi del livello di consapevolezza dei cittadini, colpiscono ancora molti paesi. Tra i continenti certamente l'Africa dove mediamente la percentuale dei giovani disinformati si attesta intorno al 74%. Tra i Paesi emergenti, in India la percentuale degli under 30 che non hanno mai sentito parlare di riscaldamento globale è al 63%,

un quarto lo collega alle attività umane e solo 1 su tre che lo considera un pericolo per se’. Caratteristica la visione dei giovani cinesi che, mentre sono tra i più informati sul fenomeno (75%), sono anche fiduciosi sulle soluzioni e quindi con una scarsa percezione del pericolo. Punte alte di informazione anche tra i paesi asiatici, primo fra tutti la Thailandia dove solo il 4% dei giovani al di sotto dei 30 anni non ha mai sentito parlare dei cambiamenti climatici. Il cileni sono tra i ragazzi

Piano carceri: varato lo stato d’emergenza Interventi per costruire nuovi penitenziari e ampliare quelli esistenti. 2000 nuovi agenti penitenziari

Serenella Pascali

Finanziaria 2010, ancora tagli al sociale 117 milioni di euro in meno rispetto al 2009. Cancellato il Piano straordinario dei servizi socio educativi per la prima infanzia

I

l Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al piano carceri e alla dichiarazione dello stato di emergenza nei sovraffollati penitenziari italiani (64.990 detenuti contro una capienza regolamentare di 44.066 posti) fino al 31/12/2010. Il progetto prevede un piano di edilizia straordinaria, alcune norme di accompagnamento e 2.000 nuovi agenti penitenziari. La procedura di emergenza, che seguirà lo stesso schema usato per la ricostruzione per le case in Abruzzo, consentirà di snellire alcuni passaggi burocratici per giungere ad edificare 47 nuovi padiglioni nelle vecchie carceri entro l’anno e 18 nuovi istituti entro il 2012. Con ritmi di lavoro, per l'avvio dei nuovi cantieri di edilizia penitenziaria, simili a quelli de L'Aquila: 24 ore al giorno, spalmati in 3 turni da 8 ore, sistema che consente di realizzare in 20 giorni quello che di solito richiede 2 mesi. Per quanto riguarda, invece, i finanziamenti, questi verranno da 500 milioni di euro già stanziati in Finanziaria, da altrettanti 500 milioni presi dal bilancio del Ministero della Giustizia e da finanziamenti privati. “Un piano, quello predisposto dal governo - ha precisato il Ministro Angelino Alfano - che consentirà di far aggiungere 21.749 posti a quelli già

dell'America Latina più informati (79%), seguono i brasiliani, gli uruguayani e i colombiani. Sono invece proprio gli italiani tra i ragazzi europei più disinformati. Il 37% dei ragazzi ignora il fenomeno, il 43% ne coglie i legami con le attività umane e il 55% lo considera una minaccia. Ben altra la consapevolezza degli altri paesi europei dove il livello di conoscenza e di consapevolezza si attesta mediamente intorno al 96%.

L disponibili con gli attuali istituti carcerari”. Per quanto riguarda, invece, le cosiddette ''norme di accompagnamento'', queste consentiranno a chi ha avuto pene inferiori ad un anno di poter scontare le stesse ai domiciliari mentre verrà introdotta la cosiddetta ''messa alla prova'', per chi ha pene del massimo di tre anni, che consentirà la sospensione del processo se il condannato deciderà di voler svolgere lavori di pubblica utilità. ''Questa che ci accingiamo a compiere - è stato il commento del Guardasigilli - è una missione che non ha precedenti nella storia della Repubblica perchè si vuole risolvere il problema del sovraffollamento carcerario non ricorrendo all'ennesima amnistia o indulto ma volendo dare dignità a chi deve, comunque, scontare una pena''. Si.Sa.

a crisi che ancora colpisce le famiglie italiane non è servita a invertire la tendenza alla riduzione dei fondi destinati alle politiche sociali, già caratterizzante la finanziaria dello scorso anno. 117 milioni di euro in meno nella Finanziaria 2010, rispetto a quanto previsto nel 2009. Completamente cancellato il Piano straordinario servizi socio educativi per la prima infanzia, che negli anni ha garantito un incremento dell'offerta di asili nido in tutta Italia. Ridotto ulteriormente il Fondo nazionale per le politiche sociali, che registra circa 300 milioni in meno rispetto all'anno precedente, seppur compensati dall'istituzione del Fondo “federalista” per le attività di carattere sociale di pertinenza regionale. Arriva a 144 milioni di euro – rispetto ai 206 del 2008 – il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in affitto, con il quale gli enti locali aiutano i nuclei familiari più poveri a pagare il canone di locazione. Tale riduzione di risorse - seppur significativamente meno rilevante rispetto agli oltre 700 milioni di euro già tagliati nel 2009 rispetto alla Finanziaria 2008 – desta sconcerto nel contesto dell'attuale crisi economica che, anche secondo gli ultimi dati, colpisce la fasce sociali più deboli, traducendosi di fatto in una riduzione dei servizi sociali e in un aumento delle quote di partecipazione alla spesa da parte dell'utente. Daria Caione


DOSSIER

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Diversamente cittadini Intolleranza, razzismo, scarsa capacità di dialogo e di reale integrazione. Dove sta andando il nostro paese? Quali le politiche che promuovono inclusione e riconoscono una reale cittadinanza alle persone immigrate? Tra i respingimenti e i tentativi di costruire società solidali, l'immagine di un paese che fa fatica ad accettare la diversità e di piccole realtà locali e di una regione in totale controtendenza, che legifera e crea servizi per contrastare lo sfruttamento e ogni forma di sopraffazione e svilimento umano.

Puglia, una Regione che si fa avanti Una legge per l’accoglienza delle persone immigrate, il piano per l’immigrazione, tre “alberghi diffusi” e reti di prima assistenza per gli immigrati della Capitanata, centri interculturali, agenzie per l’intermediazione abitativa (ASIA), la lotta alla tratta e allo sfruttamento delle persone immigrate, sono tra le attività messe in campo dall’assessorato regionale alla solidarietà in favore delle persone immigrate

S

econdo il dossier CaritasMigrantes 2009, gli stranieri presenti in Puglia sono aumentati nel 2008 di quasi 4.000 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 73.800. L’aumento registrato è dovuto sia alle nuove nascite di figli da entrambi i genitori stranieri, che vengono considerati ancora stranieri dalla legge italiana, e all’emersione dal lavoro irregolare, grazie alle ultime regolarizzazioni. In una regione in cui il numero di immigrati è relativamente basso, ma in costante aumento, le comunità sono sempre più radicate e necessitano, dunque, sempre più di interventi attivi a favore dell’integrazione e dell’intercultura. Non si può dire che la Puglia non

abbia in questi anni lavorato per sostenere i diritti di tutti i cittadini, siano essi pugliesi o immigrati. Dalla legge per l’accoglienza delle persone immigrate, agli interventi costruiti ad hoc per la tutela dei loro diritti in terra di Puglia, numeri e atti che dicono di un impegno incessante in questa direzione. La grave situazione degli immigrati stagionali nella Capitanata – episodi di sfruttamento e schiavitù, pochi servizi di base per la mobilità, per l’igiene personale, per il vitto e per l’accoglienza abitativa, che lasciano il singolo immigrato o gruppi di connazionali alla mercè di un datore di lavoro, e sempre più lontano dalla rete formale di accoglienza e

di accesso anche ai servizi minimi essenziali per una vita dignitosa - che ha scatenato inchieste giornalistiche e interesse della collettività italiana, ha trovato nella Regione Puglia immediata e concreta risposta. Innanzitutto ai primi di luglio del 2007 è stato firmato un accordo tra Regione Puglia e comuni della Capitanata per la realizzazione di tre centri di accoglienza abitativa rivolti ai lavoratori stranieri immigrati (denominati “alberghi diffusi”). La realizzazione era già prevista nel piano regionale per l’immigrazione 2006 e ribadita nel regolamento attuativo della legge regionale 19 del 2006, il n. 4 del 2007. I tre ambiti territoriali di Foggia, San Severo e Cerignola sono quelli maggiormente interessati dall’accoglienza di persone straniere per effetto delle campagne stagionali di raccolta in agricoltura. Il finanziamento complessivo ha riguardato l’adeguamento di immobili pubblici, l’acquisto di moduli abitativi, l’infrastrutturazione dei campi, l’impiego di mediatori linguistici e culturali e di volontari, la fornitura di pasti, servizi igienico-sanitari, servizi di trasporto. Per due anni consecutivi, la giunta regionale pugliese ha stanziato i fondi per l'allestimento della rete di prima assistenza igienico-sanitaria per i lavoratori stagionali immigrati

Assessore Regionale alla Solidarietà Elena Gentile

nelle campagne del foggiano. Con i fondi sono state messi a punto 20 cisterne per la erogazione di acqua potabile e 60 bagni chimici, distribuiti in 20 postazioni dislocate nelle aree di maggiore concentrazione della presenza stagionale di lavoratori stranieri immigrati, che si spostano nei Segue a pag.9

Intolleranza e razzismo declinazioni dell'ignoranza Intervista ad Anna Cordella, responsabile dello sportello per i migranti dell’Union 3 A distanza di un anno dall’inaugurazione dello sportello, può fare un bilancio del lavoro svolto? Si può parlare sicuramente di un bilancio positivo. Siamo soddisfatti di ciò che è stato fatto fino ad oggi e a conferma di ciò giunge la notizia secondo cui in tutti i comuni dell’ambito di zona di Nardò, sarà aperto uno sportello permanente per l’immigrazione. Abbiamo lavorato molto per fornire informazioni anche con consulenze su bisogni specifici relativi a permessi di soggiorno, cittadinanza e ricongiungimento familiare. Abbiamo orientato i migranti in materia di lavoro e attivato procedure per l'ottenimento degli alloggi e a breve nascerà un’agenzia di intermediazione abitativa per i migranti. Purtroppo però, riscontriamo ancora la mancanza di mediatori linguistici.

Qual è il livello di integrazione dei migranti nel nostro territorio? Bisognerebbe interrogarsi sul concetto di integrazione che spesso viene confuso con quello di assimilazione e in Italia, è ancora lungi dall’essere individuato. L’integrazione stabilisce tra tutti i membri di una società, migranti inclusi, relazioni su base di uguaglianza, di reciprocità e di responsabilità. Un aspetto importante è la differenza di esigenze tra migranti già insediati stabilmente e quelli arrivati da poco. L’intera società è chiamata ad essere interculturale nelle leggi, negli uffici, nella mentalità. Pensa che possano accadere anche in Puglia episodi come quelli avvenuti negli ultimi giorni in Calabria? In Calabria ho visto l’esplosione di una feroce guerra tra poveri organizzata da una regia criminale. E’ umanamente impossibile chiamare accoglienza quelle condizioni e mi spaventa che

il ministro degli Interni creda che questi lavoratori non abbiano diritto a dignità umana ma abbiano abusato della tolleranza della legge. Nella vicenda di Rosarno la verità è stata manipolata: l’opinione pubblica è stata nutrita di immagini deformanti della realtà. In Puglia in questi anni si è programmata e pianificata una politica della migrazione che ha lavorato con l’unico obiettivo di ridare dignità e futuro ai migranti, si è lavorato non soltanto contro chi sfrutta illegalmente la manodopera straniera, ma anche promuovendo politiche di inclusione. Purtroppo il razzismo e l’intolleranza non si fermano a Rosarno, ma sono un male che colpisce lungo tutto lo stivale e che, difatti, ha nel nostro Paese perfino una rappresentanza politica nei palazzi romani ed europei. Continuo a pensare che l’intolleranza, il pregiudizio ed il razzismo siano declinazioni di un concetto più ampio e pericoloso: l’ignoranza. Laura Mangialardo


DOSSIER

Il papa: “Un immigrato è un essere umano”

C

’è un razzismo crescente nel nostro paese. Il popolo italico, in verità, non è mai stato campione di accoglienza, nonostante sia stato un grande paese di emigrazione: oltre 60 milioni gli oriundi italiani che oggi vivono in tutto il mondo. Da una parte, è vero, c’è un flusso continuo negli ultimi decenni, neanche tanto pervasivo (7-8% della popolazione) di persone di altre nazionalità che vengono in Italia, per sfuggire alla povertà e alla persecuzione. Dall’altra ci sono “i gran sacerdoti della paura”, esponenti pericolosissimi della politica e di certa informazione serva di quella politica, che soffiano sulla polveriera delle difficoltà di integrazione per incassare consenso o per aumentare le vendite e l’audience. L’immigrato, così diventa pericolo, insidia, oggetto da “respingere”, magari da mandare a morire in mare o nel deserto della Libia. E così, mentre a Rosarno scoppia l’ennesima guerra tra poveri, alimentata dalla criminalità e dai vari leghismi, deve intervenire papa Benedetto XVI, che nell’Angelus del 10 gennaio usa parole molto chiare: parlando del “caso della condizione dei migranti, che cer-

cano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza”, egli dà una indicazione di merito, prima che cristiana, elementarmente umana: “Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me”. L’associazione Pax Christi dà alcune indicazioni sostanziali rispetto a un progetto di vita pacificato: “Nella nonviolenza potremo ritrovare la strada per una giusta e civile convivialità delle differenze”, perché è evidente che l’esito finale è appunto la convivenza tra diversi non la guerra continua. Insomma, metodo e sostanza. L. R.

Gennaio-Febbraio 2010

Integrazione scolastica, in aumento le iscrizioni Prevalgono le iscrizioni nella scuola primaria mentre l'incremento si registra in quella secondaria “Quanto maggiore è la complessità sociale, tanto più pressante è l’esigenza di individuare e convalidare modelli di integrazione scolastica che sappiano sperimentare metodologie e buone prassi da diffondere e consolidare”. Con queste parole Lucrezia Stellacci, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, commenta la complessa situazione degli alunni immigrati in Puglia. “Il compito della scuola è di educare alla convivenza attraverso la conoscenza delle diverse identità culturali, a partire dalla propria, riconoscendone i punti di interazione e di integrazione con le altre, senza mai rinunciare al confronto”. La parola chiave è, quindi, educazione interculturale, che intende infatti favorire il confronto, il dialogo, il reciproco arricchimento anche alla luce di differenze. L’Ufficio scolastico regionale ogni anno, a giugno, raccoglie i dati provinciali sugli studenti stranieri e ogni cinque anni redige un rapporto statistico. Ogni Ufficio scolastico provinciale si occupa degli studenti immigrati tramite il Servizio per il supporto scolastico per le politiche

Segue da Pag.8 Puglia, una Regione che si fa avanti mesi estivi dalle altre regioni per lavorare nelle campagne di raccolta agricola tipiche della provincia foggiana. Forte anche il lavoro sul versante del contrasto allo sfruttamento delle persone immigrate. Per tre anni consecutivi è stato realizzato il progetto regionale “Le Città invisibili III” contro la tratta finanziato dal dipartimento delle pari opportunità e cofinanziato dalla regione. Si tratta di un progetto che è realizzato dagli enti autorizzati, in sinergia con molteplici soggetti, pubblici e privati. Al centro del progetto il consolidamento della sperimentazione di prassi che favoriscono l’emersione delle forme di riduzione in schiavitù, mediante processi di sensibilizzazione e consapevolezza sui fenomeni della tratta di persone e la pratica dell’accoglienza, fondata sia sull’ospitalità abitativa che su una rete di servizi di orientamento, consulenza, pronto intervento, mediazione, per rendere concretamente esigibile il diritto ad una vita dignitosa di tutte le persone a rischio di tratta o già vittime di riduzione in

schiavitù e servitù. Molte le attività previste dal progetto. Innanzitutto il potenziamento dell’accoglienza e dell’emersione della domanda di aiuto per consolidare un sistema di presenza diffusa sui territori incrementando i servizi ad hoc, già operativi: i drop in diffusi e le unità di strada. Importante anche la continuità del supporto ad alcuni sportelli informativi dei CIE e dei CARA, attraverso azioni di counselling. Prevista anche l’attivazione di case di accoglienza transitoria (tre mesi, prorogabili per altri tre) sia per uomini che per donne vittime di tratta, realizzando un sistema di accoglienze in piccoli gruppi-appartamento (da un minimo di tre ad un massimo di sei persone per casa). Parallelamente si attiveranno processi formativi, in una logica di ricerca-azione, di altri soggetti: le Asl, i Sindacati e alcune organizzazioni di categoria (in primis le associazioni dei produttori agricoli). Inoltre, nella logica della ricercaazione, proseguiranno, in continuità

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col 2008, i focus group e i workshop formativi anche con le Forze di Polizia e con il personale degli Enti che gestiscono i CARA ed i CIE, per attivare circoli virtuosi di attenzione al fenomeno della tratta e di avvio di percorsi di aiuto, orientamento e sostegno delle vittime. Nel corso dello scorso anno sono stati rifinanziati anche i tre centri interculturali (a Foggia, a Bari e a Lecce “Lecce Accoglie”). Con questa iniziativa, la Regione intende, con la partecipazione attiva dei Comuni e delle comunità locali coinvolte, far sì che il Centro Interculturale diventi luogo vero di animazione territoriale, di scambio culturale e di erogazione di attività di ascolto e di orientamento, oltre che di consulenza, per le persone immigrate e per i loro nuclei familiari, nell’ottica della costruzione e del rafforzamento di relazioni sociali basate sulla reciproca conoscenza e il reciproco rispetto, fra i cittadini pugliesi di vecchio e nuovo insediamento. Serenella Pascali

studentesche, che si interessa della rilevazione e del monitoraggio degli studenti e che dà inoltre sostegno e supporto agli alunni stranieri tramite i Centri Risorse Interculturali del Territorio (CRIT). I CRIT attivano corsi di lingua italiana per minori e adulti, corsi di madrelingua per non perdere la conoscenza della cultura di origine, brevi progetti di accoglienza e di supporto all’integrazione nella comunità scolastica, con la collaborazione di mediatori linguistici-culturali; formazione dei docenti sui temi dell’accoglienza e dell’intercultura. Nella provincia di Lecce ci sono CRIT a Lecce, a Gallipoli, a Tricase e a Galatina, ma nei prossimi mesi si effettuerà una nuova ripartizione in base al numero di alunni immigrati, presenti nel nostro territorio. Nell’anno scolastico 2008-2009, l’esito del monitoraggio ha rilevato 11.865 presenze di alunni stranieri, sui 663.148 che costituiscono la popolazione scolastica pugliese, l’1,7% del totale. Nella provincia di Lecce sono presenti 2.114 alunni, il 18% degli studenti immigrati in Puglia, così ripartiti: 344 nella scuola d’infanzia, 765 nella primaria, 414 nel primo grado, 346 nel secondo grado e 245 nelle scuole per adulti. Secondo il rapporto Caritas Migrantes Puglia 2009 “le iscrizioni di alunne e alunni stranieri nell’anno scolastico 2008/2009 sono state 11.534, registrando, quindi, un aumento rispetto all’anno scolastico precedente (10.589 iscrizioni). La percentuale maggiore di iscrizioni viene riscontrata nella provincia di Bari con il 44,6%. L’analisi dei dati riguardanti la distribuzione nei diversi ordini e gradi rileva un prevalere di iscrizioni nella scuola primaria, che raggiunge in valori assoluti la cifra di 4.436 iscritti. Un dato ancor più interessante, riguarda l’aumento di iscrizioni nella scuola secondaria di secondo grado, che passa da 2.217 a 2.491 alunni stranieri. Questa informazione risulta importante a livello locale, proprio poiché descrive un nuovo volto dell’immigrazione; un volto che cerca di decostruire gli stereotipi e i pregiudizi e inizia a interrogare un contesto, quale quello della scuola secondaria di secondo grado, che fino ad oggi non si era sentito fortemente coinvolto e tanto meno messo in discussione, così com’è avvenuto per la scuola primaria”.


GIOVANI

Gennaio-Febbraio 2010

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Dalla Puglia il via all’anno internazionale dei giovani Inaugurato a Bari il primo Meeting mondiale dei giovani che anticipa il vertice di Città del Messico. 1500 agenti di cambiamento che arrivano da 163 Paesi per ribadire l'importanza del contributo dei giovani per affrontare le sfide della sostenibilità. Vendola: “puntare tutto sulla fraternità, sulla solidarietà, sul cuore” “Il futuro non è finito”. È all’insegna di questo slogan che si è avviato lo scorso 19 gennaio a Bari il Meeting Mondiale dei Giovani. I numeri sono di tutto rilievo: 1500 diplomatici e volontari che si incontrano come agenti di cambiamento. Sono esperti di politica internazionale e giornalisti, attivisti e coordinatori di reti nazionali e internazionali. Imprenditori, autorità locali e leader indigeni. Arrivano da 163 Paesi, oltre tre quarti di tutti i Paesi del mondo. E tutti dicono la stessa cosa: è possibile costruire un futuro migliore, è possibile bloccare la tendenza alla distruzione e progettare un mondo sostenibile in una prospettiva di tempo altrettanto sostenibile. Tanti i temi in agenda per ribadire l'importanza del contributo dei giovani per affrontare le sfide della sostenibilità in tutti i suoi aspetti: economico, sociale ed ambientale. E la città di Bari, la regione Puglia non sono un caso. “La Puglia perché proprio qui abbiamo gustato l’emersione delle risorse e delle energie dei giovani e ne abbiamo sperimentato la potenza, con tante iniziative, prime fra tutte Bollenti Spiriti e Principi Attivi” ha detto in apertura il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. La sfida è davvero importante: riportare all’attenzione della politica una dimensione di ascolto sui grandi temi, da parte delle nuove generazioni. “Chi è diverso da me – continua Vendola – chi porta una differenza, mi porta un dono, non mi porta una minaccia. Questo è il punto che oggi dovremmo poter affermare. E siamo qui a testimoniare anche il senso di colpa della politica in generale, il senso di colpa di una politica che insegue i miti del giovanilismo ma non è capace di prendere fiato ed imparare ad ascoltare le domande, le sofferenze, le speranze del mondo giovanile. Alla politica il compito di aguzzare l’ingegno e recuperare la capacità di ascolto

nei confronti dei giovani troppo spesso prigionieri della prospettiva della precarietà, precari nella propria attività di acrobati della sopravvivenza, quella precarietà che uccide l’immagine del futuro. Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani che esprimono un diritto fondativo che è il diritto di immaginare che il futuro non sia la continuazione nevrotica del presente”. Giovani anche troppo spesso relegati nei cliché dominanti, come quello del Grande Fratello che Vendola definisce “una specie di pedagogia dell’individualismo più stupido e volgare” e che oggi reclamano una competenza e una capacità di dialogo con i vertici del mondo. Ai giovani del Meeting, quelli che ghermivano numerosissimi la sala dello spazio 7 della Fiera del Levante di Bari Vendola ha detto “siete la dimostrazione che le giovani generazioni non possono essere esiliate nella casa del Grande Fratello, perché voi nella vostra vita e nella vostra esperienza, nella passione per l’ambiente e per la pace, per i diritti umani e per le battaglie di libertà, avete voluto aprire le finestre della vostra casa, avete voluto affacciarvi e soccorrere chi inciampava e dire alla politica un mondo senza cuore, senza solidarietà, senza fraternità, è un mondo in cui non vale la pena di vivere, voi state costruendo un mondo nuovo”. Che alla politica spetti il compito di valorizzare la voce dei giovani e le loro istanze, è il punto di vista anche del ministro della gioventù Giorgia Meloni intervenuta in apertura del Meeting a Bari. “La globalizzazione – ha detto in apertura il ministro – non è la cura dei nostri mali ma non è neanche il nostro male, era, ed è, uno strumento che la politica può scegliere di utilizzare, ma l’unica cosa che la politica non può fare e che ha fatto era rinunciare al governo della globalizzazione”. Da questo “insegnamento”, per la Meloni, parte il Meeting, “per

rivendicare il predominio della politica sull’economia, per proclamare la necessità di governare i processi, e non rinunciare alla capacità di determinare il proprio futuro”. Il percorso va tracciato ed è certamente complesso e, per il ministro, non può non avviarsi da un presupposto fondamentale: la solidarietà. “Questa è la stagione della solidarietà, l’unica che possa fare la differenza, che consenta di porsi il problema non solo di sé ma del progetto che si rappresenta”. La tre giorni di Bari ha anticipato la celebrazione nell’estate prossima del 2010 come Anno dei giovani promosso dalle Nazioni Unite. Il Fifth World Youth Congress si terrà, infatti, dal 31 luglio al 13 agosto a Istanbul e la World Conference for Youth a Città del Messico dal 24 al 27 agosto. L’iniziativa è stata voluta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministero della Gioventù e dalla Regione Puglia insieme all’Agenzia Nazionale per i Giovani. Serenella Pascali

Francis Anyaegbu (Nigeria): “Siamo noi i leader del presente”

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arla l’executive director della organizzazione Youth In Transit: “Nel mio paese sono convinti che noi siamo i leader di domani ma io sono d’accordo con la linea del meeting, noi siamo i leader del presente” Sono stati scelti tra 3.963 richieste arrivate da 163 paesi di tutto il mondo. Sono i delegati che hanno partecipato al Meeting Mondiale dei Giovani. Unico criterio di selezione, essere promotori di azioni di cambiamento che, in primo luogo a livello locale, adottano approcci innovativi per stimolare progressi in campo politico, sociale, economico e culturale. Ed è questa l’esperienza di Francis Anyaegbu, 25 anni, senatore “verde” del Parlamento dei giovani. Per molti anni capogruppo al Senato del Parlamento dei giovani di Abuja, oggi è executive director della organizzazione Youth In Transit, dopo aver vinto una quantità impressio-

nante di premi per giovani africani emergenti. “Il mio impegno con le tematiche ambientali è cominciato al liceo perché ho partecipato alle attività della Croce Rossa della Nigeria e da quella iniziativa è nato il mio impegno perché sono stato eletto nel Parlamento dei giovani della Nigeria”. Da quella esperienza si apre la strada di Francis verso la battaglia dei diritti dei più piccoli e quindi inizia a comporre tutte quelle politiche di protezione, di advocacy, di promozione e di assistenza ai bambini. Lo stesso Francis racconta di avere le radici proprio là, in una di quelle comunità svantaggiate da cui è partito il suo impegno. L’esperienza a lui più nota, sin da piccolo, è stata proprio quella di vedere i giovani perdersi per la miseria nelle attività criminali e nella droga. “Sono stato ispirato dal pensiero di Gandhi – ci racconta Francis – che ha detto il

cambiamento comincia da te e quindi ho deciso di tirarmi fuori da quella situazione e di cogliere alcune opportunità di crescita con borse di studio e di dedicarmi a tutto questo”. Forte di questa motivazione e dell’esperienza già maturata, Francis si butta in ogni occasione che consenta di promuovere sviluppo per i ragazzi del suo paese, fondando poi una sua organizzazione, la Youth In Transit. “Il lavoro che facciamo in Youth In Transit è proprio quello di far capire ai giovani che sono in transizione e quindi che possono sollevarsi da quello spazio ed evolvere. Tutto il lavoro che facciamo è di formazione, di avviamento al lavoro di formazione professionale e soprattutto lavoriamo sulla loro autostima in modo che si sentano in grado di entrare in questo processo di cambiamento e di esserne fautori e protagonisti”. Il lavoro svolto in questi anni li ha resi visibili e li ha messi in contatto con tutti i net-

work che si occupano di giovani; soprattutto, li ha resi visibili nella stessa Nigeria dove sono stati attivati dei programmi ad hoc su crescita, sviluppo e formazione professionale, tecnologia, imprenditoria. Per tutta questa attività, per il suo impegno, Francis è stato riconosciuto come leader dei giovani nel suo paese e premiato. “Quello che voglio capire durante questo meeting e portare nel mio paese, è come si rafforza la partecipazione dei giovani nel processo di decisione. Nel mio paese sono convinti che noi siamo i leader di domani ma io sono d’accordo con la linea del meeting, noi siamo i leader del presente. Se non siamo responsabili delle scelte di oggi, non potremmo essere responsabili di quelle che qualcun altro avrà fatto per noi e che quindi ci porteranno da qualche altra parte domani: dunque è importante essere protagonisti del processo oggi”.


DISABILITÀ

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Nuove direzioni per il Comitato Italiano Paraolimpico

La Puglia vara la legge sulla non autosufficienza

Nella provincia di Lecce ancora tanto da fare. Intervista al delegato provinciale del Comitato Antonio Vernole

Mette a sistema una serie di interventi già sperimentati negli ultimi anni. Soprattutto consente di raccordare e integrare le politiche per razionalizzare la spesa e potenziare i servizi territoriali e domiciliari

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livello nazionale in questo periodo ci sono profondi rinnovamenti che interessano l’organizzazione del CIP, Comitato Italiano Paraolimpico. Per avere chiarimenti sulle novità nell’organizzazione del CIP, ci siamo rivolti ad Antonio Vernole, tecnico fondatore e presidente per due mandati, ora delegato provinciale del Comitato a Lecce. Da dove nasce l’idea del CIP? L’idea venne in un centro riabilitativo Inail all’inizio degli anni ‘60. Si fondò l’Anspi (Associazione Nazionale Sport Paraplegici Italiani) nel ‘72, poi la FISH (Federazione Italiano Sport Handicappati) riconosciuta dal Coni nel ’81. Pochi anni dopo la FISD (Federazione Italiano Sport Disabili) è entrata effettivamente a farne parte del Coni. Nel 2003 divenne CIP, una delle quarantadue Federazioni del Coni, che oggi si occupa delle Paraolimpiadi e di agonistica ad alto livello. L’idea era quella che lo sport poteva essere usato sicuramente come terapia, ma anche per aiutare le persone disabili e quelle svantaggiate ad uscire dall’isolamento e dall’emarginazione. La pratica sportiva avrebbe permesso loro di rendersi più indipendenti, di vivere con gli altri, provando tutte le emozioni collegate allo sport. Che ne pensa dell’apertura di sezioni paraolimpiche nelle Federazioni Sportive Nazionali?

È sicuramente un’ottima cosa, un modo di stare insieme. L’obiettivo del CIP è quello di far uscire dall’isolamento i più svantaggiati. Che c’è di meglio che fare sport insieme? L’obiettivo da qui a quattro anni è raggiungere tutte le Federazioni Nazionali possibili. Il CIP ha scelto di affidare all’esterno compiti e competenze entro confini ben precisi: così devono essere lette le deleghe alle Federazioni Olimpiche. Qual è la situazione nella nostra provincia? Per statuto uno degli obiettivi del CIP è promuovere la pratica agonistica, amatoriale e ludico-motoria di sportivi con disabilità, garantendo le massime condizioni di uguaglianza e pari opportunità su tutto il territorio nazionale. Quando sono arrivato a Lecce ero molto fiducioso su come avrei potuto cambiare la situazione. Si è fatto subito un progetto di monitoraggio e si sono costituite altre otto Associazioni Sportive. Ma la situazione non è cambiata. Lecce è molto indietro: i ragazzi fanno sport solo come terapia e non per fare gruppo, per socializzare. Ad eccezione del basket in carrozzina e in parte del nuoto, utilizzato però come riabilitazione, gli altri sport non esistono. Oltre un ritardo culturale sull’importanza che il Coni può assumere sul territorio, vi è una carenza di impianti e, ancor più grave, di attrezzature. Sara Beaujeste D’Arpe

Formazione subacquea per ragazzi non vedenti La porta avanti dal 2006 l'associazione “Albatros Progetto Paolo Pinto”. Formate circa quaranta persone

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nche l'associazione “Albatros Progetto Paolo Pinto” partecipa alla Fiera Internazionale della Subacquea, che si svolge a Bologna dal 12 al 15 febbraio, un'occasione importante attraverso cui l'associazione intende promuovere e diffondere quanto più possibile le proprie iniziative, promosse con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita di persone non vedenti e ipovedenti e favorire la loro integrazione sociale. In particolare l'associazione è impegnata nel promuovere una nuova metodologia didattica per l'insegnamento dell'immersione subacquea a persone non vedenti. Le attività dell'associazione si concentrano sia nel formare istruttori e guide per accompagnare sott'acqua persone non vedenti sia nel far diventare subacquei gli stessi ragazzi non

vedenti. Ad oggi i corsi, avviati nel 2006, hanno portato alla formazione di circa 40 persone, in età compresa tra i 15 e i 40 anni. La novità radicale di questa metodologia consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che – con un'adeguata formazione del corpo docente – riesce a soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” della persona non vedente e, al contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte sua. In pratica, si tratta di raggiungere l'obiettivo di considerare il non vedente non più solo trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista assoluto di sé stesso in immersione, con l'apporto del suo accompagnatore limitato al solo ruolo che il cane-guida ha nella vita di tutti i giorni. Sara Mannocci

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n Puglia, secondo l’Istat, sono 723.876 le persone anziane al 31 dicembre 2007, cioè il 19,7% della popolazione totale residente e di queste 340.000, cioè circa il 48%, sono i cosiddetti “grandi anziani”, cioè gli anziani ultrasettantacinquenni. Sempre secondo i dati Istat, le persone pugliesi con disabilità (tra i 6 e i 74 anni) sono circa 97.000. Inoltre in Puglia le persone che percepiscono servizi di assistenza continuativa (ADI, RSA, RSSA, riabilitazione) sono solo il 3,5 % degli anziani residenti contro il 7,9% del valore medio nazionale. Sono i dati da cui ha preso le mosse la legge per l’“Istituzione del fondo regionale per il sostegno delle persone non autosufficienti e i loro nuclei familiari” approvata ai primi di febbraio in Consiglio regionale. La norma che si compone di 11 articoli, consente di consolidare le politiche regionali per le non autosufficienze, di rafforzare la rete delle prestazioni sociali domiciliari, sanitarie e integrate, migliorare l’appropriatezza nel ricorso alle prestazioni residenziali e semiresidenziali, nonché alle prestazioni ospedaliere. La legge permette anche di mettere a sistema sul piano organizzativo, finanziario e gestionale, tutti gli interventi assicurati alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie negli ultimi anni. Tra questi, la creazione di punti per l’accesso unico integrato al sistema, con responsabilità condivise tra Comuni e Asl, la modalità di presa in carico delle persone non autosufficienti per la definizione di progetti di assistenza individualizzati, l’individuazione dei servizi e delle prestazioni che concorrono alla costruzione di percorsi assistenziali, l’introduzione di luoghi e strumenti per il monitoraggio e la valutazione delle politiche per le non autosufficienze. Elemento fondamentale della legge, la razionalizzazione della spesa per il conseguimento di risparmi e il successivo reinvestimento degli stessi nelle prestazioni di assistenza sanitaria e sociosanitaria territoriali. La legge, che non ha una dotazione finanziaria propria, gode di una confluenza di fondi: dalle risorse del fondo nazionale per la non autosufficienza, alle risorse del fondo regionale per gli assegni di cura, da una parte delle risorse del fondo sanitario regionale destinate ai servizi sociosanitari per le persone non autosufficienti, dalle risorse del fondo nazionale e del fondo globale socio assistenziale regionale destinate alla non autosufficienza, oltre che da eventuali altre risorse come, ad esempio, le quote premiali sull’ADI. “L’offerta di servizi, sia di carattere domiciliare sia di carattere residenziale sociosanitario, è fortemente carente su tutto il territorio regionale – spiega l’assessore regionale alla solidarietà sociale Elena Gentile. Da qui la necessità di concertare le risorse per accrescere l’offerta di prestazioni sociosanitarie a carattere domiciliare, semiresidenziale e residenziale, ma anche di accrescere il grado di appropriatezza delle prestazioni per le persone non autosufficienti, che attualmente drena una quota significativa di risorse verso l’assistenza ospedaliera”.


LEGALITÀ

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Beni confiscati alle mafie: intesa tra Csv Salento e associazione Libera Dall'accordo azioni per educare alla legalità e consentire un pronto utilizzo per scopi sociali dei beni confiscati

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ar crescere il comune senso di responsabilità civile, concorrendo in modo fattivo allo sviluppo della legalità: è questo uno degli obiettivi del protocollo d'intesa che ad inizio gennaio è stato siglato tra il Csv Salento e l'associazione Libera. L'accordo parte dalla considerazione che sia necessaria una campagna di sensibilizzazione ed educazione territoriale tesa a sviluppare competenze in materia di contrasto alla criminalità ed alla illegalità, collegate anche a fenomeni di devianza e disagio sociale. Un primo fondamentale impegno che segue all'accordo si concretizzerà nel realizzare una rete di azioni, relazioni e conoscenze per consentire un pronto utilizzo dei beni confiscati alle mafie a livello provinciale, coinvolgendo il volontariato – nello specifico ben 600 associazioni sul territorio – e la società civile. Se l’u-

tilizzo dei beni confiscati alle mafie è un indicatore di crescita di una comunità alternativa alle mafie e dunque la prova reale del processo di cambiamento in atto nelle terre di mafia e di quanto, gli enti locali e le istituzioni tutte, favoriscano la costruzione di capitale sociale e di senso civile sui propri territori, quello che si accingono a fare Csv Salento e associazione Libera risponde senza esitazioni ad un territorio che vuole rendere evidente il cambiamento nel segno della legali-

tà. La questione dell’utilizzo dei beni confiscati, quindi, non riguarda in modo esclusivo la parte dei cittadini che si occupano di legalità. Riguarda più in generale il tessuto culturale e sociale, di vita di tutta la cittadinanza. Per questo il protocollo d'intesa con Libera va nella direzione di azioni non solo per coinvolgere e sensibilizzare le associazioni di volontariato, ma anche per impostare percorsi di crescita condivisa e di

Immobili confiscati: 35 nel Comune di Lecce

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formazione, con l'obiettivo di educare alla legalità un territorio che spesso nelle più banali situazioni del vivere quotidiano rischia di mettere in atto modalità molto prossime all’illegalità o alla mafiosità. Da qui dunque l’esigenza, condivisa all’interno del protocollo, di promuovere corsi di formazione aperti alle associazioni di volontariato sui temi delle mafie e del loro contrasto, iniziative di sensibilizzazione - come occasioni pubbliche per dare impulso alla partecipazione a bandi pubblici e privati per l'educazione alla legalità e l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie – e di favorire la pubblicazione e/o la stampa sui propri bollettini cartacei ed on line di notizie tematiche. Ma l’attenzione che le due organizzazioni intendono rivolgere, non coinvolge solo gli associati o quanti sono vicini alle tematiche affrontate. Tra gli obiettivi del protocollo, infatti, c'è anche la produzione di materiali illustrativi sul tema dei beni confiscati in particolare diretti alle istituzioni e ai soggetti del terzo settore, con specifico riguardo alle associazioni di volontariato. L’iniziativa che parte in maniera sperimentale in Puglia con il Csv Salento coinvolgerà presto tutto il volontariato pugliese. Sara Mannocci

La “criminalità per bene”

I dati dell'Agenzia del Demanio. Sono 81 gli immobili sottratti alla criminalità nell'intera provincia

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econdo quanto risulta dai dati di competenza dell' Agenzia del Demanio i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata si possono distinguere in tre categorie: i beni destinati e consegnati sono quelli trasferiti ai Comuni di riferimento ed effettivamente iscritti ai relativi patrimoni immobiliari, quelli destinati ma non consegnati sono i beni che sono stati destinati da parte dell'Agenzia del Demanio a far parte del patrimonio dei Comuni di riferimento, infine i beni in gestione al demanio sono quelli che, dopo il provvedimento di confisca definitiva, diventano di titolarità del Demanio Al 30 giugno del 2009 erano 705 gli immobili confiscati alla criminalità organizzata sull'intero territorio pugliese, di cui 81 nella provincia di Lecce, 35 nel comune salentino. Di questi 81 risultano 41 quelli “destinati e

consegnati”. Il numero maggiore di questi beni, nell'area provinciale, risulta collocato nel Comune di Lecce, che conta 14 immobili iscritti al patrimonio. Segue Ugento con 8 immobili. Il Comune di Lecce conta anche 19 immobili di titolarità del demanio, e 2 destinati ma non consegnati. A livello della provincia di Lecce, oltre ai 41 beni destinati e consegnati, risultano 30 quelli in gestione al Demanio e 10 quelli destinati ma non consegnati. Per quanto riguarda le aziende confiscate, sono 41 nell'intera regione Puglia, 9 nella provincia di Lecce di cui 5 a Lecce, 3 a Racale e 1 a Squinzano. Delle 9 aziende a livello provinciale, 2 risultano in gestione al Demanio, 7 destinate da parte del Demanio a far parte del patrimonio dei Comuni di riferimento. Sara Mannocci

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el 1991 una bomba mediatica scoppiò tra i palazzi del potere nei paesi in provincia di Lecce. Sacra Corona Unita e politica avevano stretto un legame fatto di scambi di favore, voti, interessi economici. A distanza di quasi 20 anni, questa terra che non contiene in sé sicuramente una mentalità mafiosa, conserva però uno dei suoi aspetti: il non voler vedere. Una piccola Italia, fatta di spaccio di droga, di appalti truccati, di imprenditori mafiosi arrivati agli alti livelli della politica.Dai dati raccolti nel rapporto 2008 della DIA, Dipartimento Investigativo Antimafia, emergono soprattutto l’estorsione e i danni che da essa derivano, come incendi e distruzioni di attività imprenditoriali,

ma anche interessi della criminalità legati alla droga e all’usura. Il Salento ha goduto ancora una volta della sua posizione geografica sfruttandola anche per i nuovi risvolti criminali con lo spaccio internazionale di hashish, marijuana, cocaina, sfruttamento dei migranti, soprattutto delle donne per la prostituzione. Quello che però, spaventa più di ogni altra cosa è quella forma aggravata di omertà che domina non tanto la cittadinanza ma chi dovrebbe esserne a guida. La collusione tra le amministrazioni e la criminalità resta, infatti, il dato inquietante e che viene fuori certamente non dal sistema mediatico ma da dati di fatto. Laura Mangialardo


POVERTÀ

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Contro la crisi un fondo per il microcredito Sarà operativo da Pasqua il progetto promosso dalla diocesi di Ugento-S.Maria di Leuca. Il fondo sarà attivo per sostenere nuove iniziative imprenditoriali

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ormai evidente che la grave crisi internazionale che da un anno e mezzo sta mettendo in ginocchio soprattutto il mondo del lavoro, ha riflessi ancora più drammatici per le regioni del Sud e, in particolare in Puglia, per il territorio del Capo di Leuca. La vicenda dell’Adelchi, l’azienda del calzaturiero di Tricase, con circa 500 dipendenti alle soglie ormai del licenziamento, dopo anni di ammortizzatori sociali, dimostra come la globalizzazione dei mercati crei

convenienze ed opportunità nuove che gli imprenditori sfruttano a loro modo, senza tenere conto dei vincoli sociali e dei destini umani e professionali di tante persone. In questo delicato momento economico, la diocesi di UgentoS.Maria di Leuca, attraverso l’Ufficio della Pastorale Sociale e del lavoro e la Caritas, segue con grande attenzione l’evolversi delle vicende e cerca, nel suo piccolo, di stimolare le istituzioni e le forze sociali a trovare soluzioni alle diverse crisi in atto. Considerando che quest’anno pastorale diocesano è dedicato all’approfondimento della dottrina sociale della Chiesa, a cominciare dal periodo quaresimale, mons. Vito De Grisantis, vescovo di Ugento, metterà a disposizione un fondo per il microcredito per il sostegno alla creazione di nuove iniziative imprenditoriali da parte di giovani o di adulti che hanno perso una precedente occupazione. L’esperienza messa in cantiere dalla diocesi nasce dal progetto Policoro (un progetto della Cei per l’occupazione giovanile) che si sviluppa in Puglia, Basilicata, Campania, Calabria. “Il fondo parte da una somma iniziale messa a disposizione dalla stessa diocesi, dall’Ambito territoriale di Gagliano del Capo e da alcuni istituti bancari, in specifico Banca Popolare Pugliese e Banca Prossima – sottolinea don Lucio Ciardo – e e sarà incrementato da una specifica raccolta di fondi che a partire dai prossimi giorni interesserà tutte le

parrocchie della diocesi. Questa iniziativa è già presente nel territorio di Andria come progetto Barnaba, che fino a questo momento ha dato buoni frutti Il progetto sarà operativo dunque già dal periodo pasquale (per informazioni tel. 0833531072). Questa iniziativa si affian-

ca a quella del “Prestito della Speranza”, attivata dalla Conferenza Episcopale Italiana, come risposta all’emergenza economica ed alle difficoltà delle famiglie in cui il padre o la madre ha perso un lavoro in conseguenza della crisi. Sara Mannocci

Il microcredito, strumento contro la povertà Si deve al “banchiere dei poveri” Yunus la diffusione dello strumento finanziario. Alla base non garanzie reddituali ma relazione e fiducia

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a diffusione in epoca moderna dello strumento finanziario del microcredito è da attribuire a Mohammed Yunus “il banchiere dei poveri”, nonchè Professore di Economia dell'Università di Chittagong, in Bangladesh, insignito del premio Nobel per la Pace. Yunus fu capace di trovare una soluzione alla condizione di non bancabilità di molti sui connazionali che versavano in condizioni di estrema povertà, spesso dovuta a calamità naturali. Ci riuscì dando loro la possibilità di prendere a prestito piccole somme di denaro (da qui la parola micro) per avviare o sviluppare un'attività di lavoro imprenditoriale. Yunus fondò nel 1976 la Grameen Bank (Banca di Villaggio) per superare l'approccio tradizionale che le banche utilizzano per erogare credito, basato sulle garanzie reddituali,

patrimoniali e finanziarie. Il successo del microcredito si basa sulla responsabilità della persona che viene finanziata e sul processo di relazione e di fiducia che si costruisce tra le parti. Inizialmente il microcredito veniva erogato a fronte di una garanzia solidale prestata dal gruppo cui apparteneva il beneficiario. Tutto il gruppo era obbligato nei confronti del prestatore. Ora a questa dinamica viene spesso affiancata l'offerta di credito individuale che non prevede la partecipazione di un' intero gruppo. Il microcredito oggi si sta sviluppando anche nei paesi cosiddetti sviluppati che hanno imparato la lezione di Yunus e hanno avviato l'importazione di tale pratica, invertendo il tipico flusso NordSud su cui si basa la cooperazione allo sviluppo.

La cultura del dono, strumento per affrontare la povertà Ad Alessano una riflessione sul Banco Opere di Carità di Puglia in attesa della raccolta alimentare di marzo

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reare e rafforzare reti di solidarietà sul territorio, capaci di ascoltare famiglie in condizioni di bisogno. Questo l'obiettivo primario che porta avanti il Banco delle Opere di Carità di Puglia, costituito ufficialmente come tale circa un anno fa. “Sono circa 26mila le persone a cui cerchiamo di andare incontro attraverso gli enti caritativi che aderiscono al Banco – dice don Lucio Ciardo, parroco di Tiggiano –. Supportiamo anche i Comuni che ci chiedono aiuto nell'affrontare la povertà alimentare”. Proprio il lavoro svolto negli anni prima della costituzione ufficiale del Banco di Puglia - attraverso le Caritas, gli istituti di suore, le aziende agroalimentari e i piccoli mercati, e anche le Banche popolari pugliesi – sarà al centro del

convegno “Lotta alla povertà con la cultura del dono”, in programma per il 18 febbraio ad Alessano. Un appuntamento importante che servirà anche a promuovere la raccolta alimentare del prossimo 6 marzo. “Sul territorio sono andate crescendo via via una cultura e una sensibilità che hanno permesso di raggiungere ottimi risultati – precisa don Ciardo. Va sottolineato il progressivo coinvolgimento delle aziende agroalimentari, sono già sette-otto quelle che sostengono mensilmente il Banco. Si tratta di mettere a disposizione prodotti invenduti prossimi alla scadenza ma non ancora scaduti e quindi perfettamente utilizzabili, che altrimenti spesso non farebbero altro che finire in discarica. Ci tengo a sottolineare

anche l'importanza dell'impegno dei volontari durante le giornate delle raccolte. Anche per questa edizione di marzo ci sarà una rete di supermercati aderenti all'iniziativa presso cui i cittadini potranno fare la spesa e donare prodotti”. La sede centrale e di riferimento per la Puglia del Banco è ad Alessano (nella sede acquisita grazie al Vescovo De Grisantis attraverso i fondi dell'8 per mille per le opere di carità), a Squinzano, in via Stazione 16, si trova invece un altro deposito-centro distribuzione. Per contatti: 0833-714105, www.bancodelleoperedicarita.it, puglia@bancodelleoperedicarita.it. Sara Mannocci


SALUTE

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Mala sanità o mala comunicazione? Tante professionalità, poca organizzazione: il quadro sulla sanità pugliese nelle parole di Anna Maria De Filippi, responsabile regionale del Tribunale del Malato La situazione italiana riguardo la sanità non è rosea, ma quella dei pugliesi e dei salentini com’è? Se il Tribunale del malato esiste, un motivo c’è. Il primo bene comune è la salute però intorno ad esso si sono sviluppati interessi di lobby, di partiti, di categorie. Non metterei tutto nel calderone della malasanità perché nel mezzo c’è una sanità che funziona bene. Per esempio, il Presidente Vendola ha favorito la partecipazione civica a partire dal Piano sanitario regionale partecipato, al PAL , all’Audit Civico con ruolo attivo delle associazioni di tutela. Tuttavia ci ritroviamo ad avere una sanità gestita da un enorme esercito di generali ma senza nemmeno un soldato. Molto spesso si fa ricorso alle cliniche private o a viaggi nel nord Italia per ricevere cure migliori, è necessario o il servizio sanitario pubblico pugliese è efficiente ma vittima di una cattiva comunicazione? Spesso questi viaggi non sono giustificati. Quello che però fa più rabbia è che nei nostri ospedali pugliesi e salentini ci sono grosse professionalità che non hanno nulla da invidiare al nord Italia, ma mancano un’adeguata orga-

nizzazione sanitaria e strumenti. Ci sono medici che non sono messi nella condizione di lavorare adeguatamente. Ritengo che ci sia non solo una cattiva comunicazione, dal momento che manca un’adeguata informazione sui servizi sanitari erogati dalle nostre ASL, ma un’ assenza assoluta della carta dei servizi, disorganizzazione diffusa forse perché nel torbido ognuno può pescare il proprio tornaconto. Quali sono le maggiori richieste che giungono al Tribunale per i diritti del malato? Molte lamentele riguardano i malati psichiatrici e i diversamente abili anche per la carenza di cure riabilitative, le pensioni di invalidità come per i malati di SLA, tetraspastici, paraplegici che subiscono enormi disagi e sono vittime del caos gestito da dirigenti che vengono lautamente pagati con i nostri soldi. Quello che manca a volte è l’umanizzazione che non comporta costi aggiuntivi per la sanità, ma darebbe luce al lavoro egregio di tanti operatori sanitari che operano senza agevolazioni di partito. I nemici dei cittadini continuano ad essere la mancanza di una cultura

Una casa di accoglienza per i familiari degli ammalati Acquistato dalla diocesi di Ugento un ex albergo per accogliere e sostenere i parenti dei malati

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i è trasformato in una casa di accoglienza per i familiari dei malati lungodegenti l'albergo Stella d'Oro di Tricase. E' stata la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca a volere fortemente che l'albergo- ristorante situato a pochi metri dall'ospedale “Cardinale Giovanni Panico” diventasse un luogo in cui accogliere i familiari non residenti di pazienti costretti a degenze protratte sopratutto per il trapianto di midollo osseo o per cure oncologiche. Con i fondi dell'otto per mille destinati alla carità, la diocesi ha acquistato la struttura ribattezzandola “Casa Orizzonti di Accoglienza”, operativa dal 13 gennaio scorso, al fine di offrire accoglienza, conforto e speranza ai familiari degli ammalati. "E’ un’opera grande di carità e direi anche di tenerezza – dice il vescovo mons. Vito de Grisantis, promotore dell’iniziativa – nei confronti di famiglie, quelle degli ammalati, che vivono la gravità del momento in cui la sofferenza bussa alle porte e, naturalmente, anche al portafoglio. E la Chiesa, che è Madre premurosa, non può non

venire incontro a questi bisogni". Ancora una volta, il vescovo di Ugento si è mostrato attento alle esigenze della propria terra e pronto ad intervenire con azioni concrete di solidarietà. I familiari dei malati saranno ospitati in stanze da uno a tre letti, completamente arredate, ci sarà anche l’ uso cucina e un salone per le riunioni. Gli stessi potranno usufruire della struttura dando un minimo contributo giornaliero, solo se possono, che sarà utilizzato unicamente per la gestione. La struttura è affidata ai volontari dell'associazione Orizzonti di Accoglienza, nata nel 2006 per volontà dell'Associazione Volontari Ospedalieri di Tricase, della Caritas diocesana e della Pia Fondazione Cardinale G. Panico proprio con l'obiettivo di venire incontro a tutti coloro che, a causa della malattia dei propri cari, sono costretti a trascorrere dei periodi lunghi lontani dalle proprie case. L'associazione ha potuto operare sinora in un appartamento preso in affitto nei pressi dell'ospedale, ospitando in questi anni circa 571 persone. “L'appartamento preso in affitto – sot-

della sicurezza e la disorganizzazione. Il cittadino malato non può essere vittima degli effetti di conflitti professionali e organizzativi. Crede che il cittadino abbia consapevolezza dei propri diritti o nutra una forma di rassegnazione nei confronti dei soprusi subiti? Oggi più di ieri il cittadino è consapevole di avere diritti e doveri che vanno rispettati: spesso egli diventa vittima del cattivo funzionamento dei servizi e allora si ribella. Occorre mettere in campo strategie e azioni per migliorare i percorsi sanitari, come è avvenuto al V. Fazzi di Lecce con il progetto sull'accoglienza sanitaria” ideato e promosso da Cittadinanzattiva – TDM e finanziato

dall’ASL LE, grazie alla sensibilità del direttore generale dr. Guido Scoditti. Per il progetto operano 3 collaboratrici di Cittadinanzattiva, di cui una diversamente abile, e nel 2009 sono state soddisfatte 15.333 richieste di informazioni e 8.443 accompagnamenti di utenti. Un altro segno tangibile del processo di umanizzazione intrapreso dall’ASL LE, grazie al direttore generale dr. Scoditti, è stata la realizzazione, a costi zero, del progetto “Chi ha meno può dare di più” i cui protagonisti sono un gruppo di ragazzi down che dal 1° ottobre 2009 hanno ripreso il loro lavoro da volontari. Laura Mangialardo

tolinea Don Giuseppe Martella Parroco della Parrocchia “Cristo Re” in Marina di Leuca e consigliere dell'associazione - contava soltanto 10 posti letto, troppo pochi per le richieste che ci giungevano. Da questo momento, grazie all'iniziativa della diocesi saremo in grado di rispondere in maniera più puntuale ai bisogni delle tante famiglie che giungono a Tricase a causa della malattia di un proprio caro e portare un aiuto a tante persone che vivono nella sofferenza”. Valentina Valente

Segue da Pag.1

Fermiamo i cecchini dei volontari

fare i conti) su campagne effettuate da volontari ambientalisti in collaborazione con le istituzioni, e invece di prendersela con chi inquina se la prendono con i volontari, che hanno la sola colpa di “fare”; ci sono finti volontari, che mettono in giro calunnie sperando così di rimanere da soli a mettere le mani – come hanno sempre fatto – sulle poche risorse che le Istituzioni ancora mettono a disposizione (conosciamo volti e nomi di questi sciacalli). Certo, non lo nascondiamo, ci sono anche volontari che nel loro agire sbagliano, spesso in buona fede, e vanno puniti. Come ci sono medici che fanno

cattive diagnosi e fanno morire i pazienti o che intascano parcelle esorbitanti; ci sono ingegneri che fanno male i calcoli, o archeologi che non capiscono un fico secco del patrimonio salentino, o i soliti politici che intascano tangenti, o uomini delle forze dell’ordine che ricattano. C’è bisogno di una ribellione morale contro il cinismo, l’ignoranza e l’egoismo. Oltre l’80% degli italiani, come emerge dall’ultimo rapporto Eurispes, si fidano del volontariato. Non permetteremo ai cinici, agli ignoranti, agli ingordi di scalfire il valore del volontariato e dei veri volontari.


GIOVANI

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Servizio Civile Nazionale: ecco il nuovo bando Piccola guida alla redazione dei progetti

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n estremo ritardo, rispetto la tradizione consolidata negli anni precedenti, l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC) apre i termini per la presentazione dei progetti di Servizio Civile che andranno a realizzarsi a partire dalla fine del 2010. Il testo di riferimento per la scrittura dei progetti è il prontuario presentato approvato il 4 novembre 2009. Fermo restando che il CSV Salento come ogni anno offre un servizio di consulenza per la redazione dei progetti, a seguire si evidenziano alcuni elementi fondamentali per impostare la redazione di progetti competitivi per l'approvazione: L'idea Il progetto di Servizio Civile propone un'ente che decide di intervenire in un dato contesto, per offrire un servizio alla comunità, in genere per affrontare alcune situazioni problematiche, mobilitando il proprio personale e con il supporto dei volontari in SCN Il progetto, quindi, non lo realizzano i volontari del SCN, ma lo fa l'associazione! Le attività per raggiungere gli obiettivi devono essere equamente commisurate fra compiti che spettano al personale dell'associazione e compiti che spettano al volontario. Il volontario non può assumere compiti che per i quali l'assoociazione non dispone già di proprio personale. In altre parole, il progetto proposto

dovrebbe potersi realizzare anche senza la presenza dei volontari e i volontari possono unicamente incrementare la potenzialità degli obiettivi raggiungibili. Sicuramente la vostra associazione può offrire ai volontari un'esperienza importante e ha le conoscenze e gli strumenti migliori per realizzare il progetto, ma tutto questo chi valuta non lo sa! Non basta saper fare, bisogna anche convincere di saper fare. E per convincere bisogna saper tradurre bene su carta le vostre potenzialità. Chi siete è importante ma non fondamentale: l'associazione deve esser descritta mediante poche importanti notizie. Non servono curriculum chilometrici. Perchè è importante realizzare quello che voi proponete? Fondamentale è la descrizione della situazione su cui volete intervenire, ma ricordate, chi valuta i progetti, deve leggerne almeno altri 300! Fornire informazioni sintetiche e dimostrabili (citando le fonti). Se il vostro progetto si svolgerà sul territorio del vostro comune, non servono dati che parlano della provincia, o peggio ancora della situazione nazionale. Cosa potete realizzare effettivamente? Non serve sbalordire con obiettivi eclatanti. Nessuno chiede alla vostra associazione di risolvere i problemi della società. Indicare obiet-

Disputa tra figli

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er i genitori avere in casa due figli in fase adolescenziale e doversi relazionare continuamente con loro non è un’impresa facile. Per quanto madri e padri si attrezzino preventivamente per impedire o cercare di controllare le continue rivendicazioni attraverso l’offerta di pari opportunità, i litigi continuano ad imperversare. Essi infatti vanno via via connotandosi sempre di più come un campo di battaglia dove si evidenziano, quindi si misurano in maniera sempre più oggettiva, l’attenzione che il genitore riserva a ciascuno dei figli, l’amore che dimostra verso l’uno o l’altro, la fiducia che ha riposto nel più piccolo o nel più grande. Il più grande dei due figli ritiene quasi sempre ingiusto che il fratello ottenga con grande facilità ciò che a lui è costato “lacrime e sangue”. Il più piccolo invece ritiene, quasi sempre, che i genitori prestino molta più attenzione al primogenito che a lui. Insomma sono entrambi scon-

tenti fino al momento in cui trovano un terreno comune per allearsi contro i due genitori. Ed alla fine madre e padre, esausti ma non convinti, cedono e concedono. L’importante è riuscire a zittire i due giovani. Magari si possono tentare dei baratti in cambio del sì, come ad esempio ordinare la cameretta, mettere un po’ d’ordine nel garage, essere più puntuali a cena, non aspettare la notte per fare i compiti, aiutare la madre a portare le pesanti borse della spesa, cose che ovviamente i due fratelli prometteranno e dimenticheranno nello stesso istante. Non scorderanno però di fare un patto di ferro tra loro per uscire e rientrare a casa insieme, pur sapendo che il tempo fuori casa lo passeranno ognuno con i suoi amici. Così facendo la rivalità continua anche fuori casa. In realtà questa competizione ha esiti positivi se i due fratelli la usano come palestra relazionale, mentre può avere esiti negativi se essa si basa su un irrisolto desiderio di avere più atten-

tivi realistici fa guadagnare punteggio nella valutazione di coerenza Le persone Il progetto lo realizza l'associazione con il supporto dei volontari e non i volontari per conto dell'associazione. Bisogna quindi dimostrare che l'associazione è in grado di proporre attivamente nella realizzazione delle attività, personale con competenze adeguate ai compiti che si devono svolgere per raggiungere l'obiettivo e da cui, i volontari che li supportano, possano imparare a fare. Gli strumenti e le attività I volontari ci mettono l'impegno. L'ente ci deve mettere tutto quello che serve perchè i volontari possano imparare a fare e possano lavorare nel rispetto delle condizioni di sicurezza, con i supporti strumentali adeguati ed esclusivamente per i compiti che si propone loro di eseguire. Non ci sono attività migliori o peggiori, ma attività che si possono o non si possono fare. Proporre attività che non sono compatibili con i fini del Servizio Civile pensando di far svolgere poi compiti diversi, non solo è moralmente scorretto, ma è anche un reato perseguibile dallo Stato. Quando e cosa presentare: I progetti devono giungere alla Regione Puglia entro il 2 marzo 2010. Detta data non è da intendersi come data di spedizione del plico, ma come

zione da parte di mamma e papà. La rivalità tra fratelli assume quindi tinte drammatiche, cioè contrapposizioni estreme, solo quando alla base c’è la gelosia per l’attenzione, vera o presunta, che l’altro fratello riceva molto di più di quanto si è disposti a sopportare. La strada giusta per i genitori è accettare questo esame puntiglioso e sapere che forse è vero che si hanno delle preferenze. Ma che non si può farci nulla perché vengono da un mondo emotivo poco controllabile. Allora i figli impareranno che le differenze ci sono. Vanno tollerate e servono a crescere. Luigi Conte

data effettiva di acquisizione al protocollo. Possono consegnarsi a mezzo posta, corriere o brevi manu.Il formulario da compilare e l'elenco degli allegati relativi sono reperibili sul sito ufficiale dell'UNSC (www.serviziocivile.it). É fondamentale usare unicamente i format proposti nel prontuario. Fino all'anno scorso era possibile integrare dopo la scadenza, documenti mancanti o non correttamente compilati. In quest'edizione qualsiasi incompletezza è causa insindacabile di esclusione dalla valutazione. Luca Spagnolo

"Disegnami un diritto!"

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a Commissione Europea lancia la IV edizione del Concorso Eurogiovane per celebrare il ventesimo anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo. I giovani europei di età compresa tra i 10 e i 18 anni sono invitati a disegnare un poster che illustri uno dei diritti sanciti dalla Convenzione. “Disegnami un diritto” è lo slogan del concorso il cui obiettivo è di rendere i giovani cittadini dell'Europa più consapevoli dei propri diritti cosi che possano meglio difenderli. I candidati dovranno formare squadre composte da almeno 4 giovani e un adulto (quest'ultimo sarà il responsabile della squadra per tutta la durata del progetto). La squadra che parteciperà al concorso dovrà, nel modulo di partecipazione, spiegare per quale motivo si è scelto un diritto da illustrare nel poster e in che modo si cercherà di veicolarlo. Per visualizzare e stampare il regolamento e la modulistica necessaria per partecipare al concorso suddetto e per la compilazione del modulo di iscrizione, collegarsi al sito: www.europayouth.eu/regulation/i ndex_it.htm.

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Gennaio-Febbraio 2009 – Anno V - n.37 Iscritto al n. 916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Luigi Conte, Sara Mannocci, Sara D’Arpe, Daria Caione, Laura Mangialardo, Luca Spagnolo

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VOLONTARIATO

Gennaio-Febbraio 2010

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Bando perequazione, al via la fase esecutiva Con le risorse delle Fondazioni bancarie si realizzeranno progetti per 1,7 milioni di euro nella provincia di Lecce gestiti dalle associazioni di volontariato 50% su base provinciale ha tenuto conto del numero di abitanti e del numero di organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale del volontariato in ogni provincia. Il restante 50% dei circa 6milioni di euro, invece, ha finanziato i progetti, prevalentemente a carattere regionale, confluenti in un'unica graduatoria di merito regionale. Dei 23 progetti ammessi al finanziamento nell'area della provincia di Lecce quindici sono appartenenti alla fascia A (fino ad un importo di 25mila euro) e B (da 25mila a 80mila euro), otto alla fascia C (dagli 80mila fino a 200mila euro). L'iniziativa del bando perequazione è frutto di un protocollo d’intesa siglato il 5 ottobre 2005 da ACRI (Associazione Fondazioni Bancarie e Casse di Risparmio), Forum del Terzo Settore, Consulta nazionale del Volontariato, Convol (Conferenza Permanente dei Presidenti Associazioni e Federazioni Nazionali del Volontariato), CSVnet e Consulta nazionale dei Co.Ge. (i Comitati di gestione dei fondi speciali previsti dalla legge per il volontariato), per la ripartizione delle risorse provenienti dal cosiddetto “extra-accantonamento Visco”. Erano oltre 23milioni gli euro messi a disposizione dalle fondazioni PROGETTI FINANZIATI IN PROVINCIA DI LECCE bancarie, destinati a sostenere le associazioni non solo della Puglia ma SEDE CLASSE NOME PROGETTO ASSOCIAZIONE CAPOFILA anche di Abruzzo, Basilicata, Genitori e figli: Associazione Calabria, Campania, Molise e Sicilia. prematuraMente insieme “L'Abbraccio” LECCE B Risorse che ora saranno trasformate L'acrobata – azioni di sostegno Centro sociale

E'

finalmente partita la fase esecutiva del Bando perequazione per la progettazione sociale. Nell'area della provincia di Lecce sono stati ammessi al finanziamento 23 progetti e ora le associazioni di volontariato proponenti stanno firmando le convenzioni con il Csv Salento in modo da poter partire concretamente con le attività. Il Centro servizi continuerà su questa base ad essere al fianco delle associazioni per ogni necessità, e avrà una funzione di monitoraggio e controllo dell'evoluzione dei progetti. I fondi a disposizione per i 23 progetti dell'area della provincia di Lecce ammontano a circa 1milione e 700mila euro, una cifra considerevole sul totale dei quasi 6milioni di euro (5.769.053 per la precisione) che il bando metteva a disposizione delle organizzazioni di volontariato sull'intero territorio regionale. “Ora tocca alle associazioni dimostrare di saper spendere questi fondi”, ha sottolineato Antonio Carbone, presidente del Co.Ge Puglia. Il 50% delle risorse regionali è stato dunque ripartito tra le cinque province pugliesi, a finanziamento dei progetti rientranti nelle rispettive graduatorie di merito provinciali. E il criterio di ripartizione di questo

a favore di minori vulnerabili

di tutela minorile

LECCE

B

Terra di mare

Associazione Nuove Speranze

SAN CESARIO

B

Impazienti di crescere

Associazione Genitori oncoematologia pediatrica “Per un sorriso in più”

LECCE

B

Insieme: percorsi di recupero e sostegno

Associazione Icaro amici di AVSI

MAGLIE

B

Di corsa ... pizzicanto

Gruppo Volontariato Vincenziano Provinciale – Specchia

CASARANO

B

Associazione GAIA

CORSANO

B

Associazione delle famiglie per i diritti della famiglia

LECCE

B

Associazione Comitato genitori Istituto Comprensivo Polo 2

TRICASE

B

La cultura vien giocando

Associazione Tonga Soa

TIGGIANO

B

In arca la pace

Centro di solidarietà Beato Faà di Bruno

CASARANO

B

Associaizone Alberto Tuma

FELLINE

B

Associazione di volontariato Amani Lecce

LECCE

B

La tecnologia per conoscersi

Associaizone Nuovi Orizzonti

CALIMERA

B

Terra mia – volontariato attivo per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale dell'entroterra idruntino

Protezione civile di Palmariggi

PALMARIGGI

Le vie del sale Quando la devianza incontra la sofferenza Tricase città laboratorio: voci, memorie, percorsi di incontro generazionale e identità di luogo

Il sapere dei nonni – i percorsi della conoscenza Laboratorio di liuteria

Saper crescere Natura per tutti Emergenza TERRA Ri-esco

Sicuramente Eco Parco Art reat Contro gli incendi per il Salento Il treno della conoscenza Progetti Classe A fino a 25mila euro Progetti Classe B da 25mila a 80mila euro Progetti Classe C da 80mila a 200mila euro

B

IL SOLE

TAURISANO

C

Protezione civile La Forestal 1

UGENTO

C

Comunità Emmanuel

LECCE

C

Insieme per i disabili onlus

MONTESARDO

C

Associazione corsanese di volontariato per la Protezione civile “La Torre” onlus

CORSANO

C

ISCUB

LECCE

C

Associazione nazionale per i vigili del fuoco in congedo

TREPUZZI

C

AIPD

NARDO'

C

in azioni di sostegno e di coesione sociale, in base all'obiettivo di fondo del bando: finanziare interventi che facciano fronte a situazioni di povertà estrema, di emergenza ambientale, di carenza di servizi per minori, disabili, anziani, famiglie, stranieri, giovani e adolescenti. Il bando nasce infatti proprio per sostenere progetti che agiscano su ambiti di intervento individuati in base ad un'analisi dei bisogni e delle opportunità del territorio pugliese, condotta dal coordinamento dei Centri Servizi per il Volontariato della Regione Puglia: in primo piano sviluppo, qualificazione e innovazione dei servizi socio-sanitari e lotta all'esclusione sociale non in via sostitutiva dell'intervento pubblico, disagio minorile, rischio devianze ed educazione dei giovani, mediazione culturale e accoglienza-integrazione dei migranti, dei profughi e dei richiedenti asilo, e ancora cura e valorizzazione dei beni comuni, ambiente, beni culturali, tradizioni locali. Un aspetto fondamentale del bando è che i fondi vanno a sostenere progetti di associazioni di volontariato anche di piccola entità, purché coerenti con i bisogni del territorio e con gli obiettivi, favorendo tuttavia anche l’iniziativa di organizzazioni di dimensioni medie e piccole e la formazione di reti. Tutto è focalizzato al raggiungimento di uno scopo 'principe': promuovere una migliore infrastrutturazione sociale delle regioni centro-meridionali del Paese, individuata come leva strategica per il loro sviluppo. Sara Mannocci


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