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csv salento

Al via il censimento delle associazioni

Marzo 2012 - Anno VII - n.56

associazioni

Nasce un nuovo centro per malati di Alzheimer

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MA QUALE TERRORISMO? I volontari dicono la loro sul movimento No TAV

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UN DOSSIER COLLETTIVO SUI TAGLI AL WELFARE

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volontari non ci stanno ad essere accusati dall’opinione pubblica: troppe volte hanno pagato di tasca loro e non è più tempo di stare semplicemente ad ascoltare. E’ necessario restituire alla politica il suo

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vero valore, quello di governare i processi per accrescere i beni comuni e non per obbedire alle lobby o alle ideologie. Dossier a pp. 8-9

NASCE LA RETE DEI COMUNI PER I BENI COMUNI

er rimettere al centro dell’attenzione pubblica e politica la tutela dei Beni Comuni è nata dalla volontà di amministratori locali, associazioni, comitati e gruppi di cittadinanza attiva di ogni parte d’Italia la Rete dei Comuni per i Beni Comuni. Un movimento che parte dal basso e dal Sud di cui fanno parte, tra gli altri, Forum sull’acqua, No Tav, No Dal Molin, Chiaiano e anti-inceneritori, No Ponte, Teatro Valle, ma anche tante donne, lavoratori, giovani precari e immigrati. Tra i promotori e garanti di questa nuova rete i sindaci di Napoli, Bari,

Cagliari e il presidente della Regione Puglia. Bussola puntata sui Beni Comuni, categorie a vocazione sociale, indispensabili e insostituibili, funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali delle persone. Per promuoverli e tutelarli, la Rete ha prodotto un apposito manifesto. La necessità espressa è quella di realizzare una piattaforma politica condivisa su cui impegnarsi attraverso l’adozione di coerenti pratiche locali e l’apertura a vertenze nazionali, che lavori su obiettivi a pag. 11

CHE FINE HA FATTO LA PROTEZIONE CIVILE?

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n passato di glorie ma anche di scandali, di sperperi e nuovi tagli. E di quella che era la “benedetta Protezione Civile” è rimasto davvero ben poco. Quasi nulla, almeno nei vertici nazionali che, all’indomani del rimpallo di responsabilità sulla vicenda maltempo a Roma, denunciano lo stato di totale “calamità” in cui versa l’intero Dipartimento. a pag. 13

La tecnologia digitale per il volontariato e l’inclusione sociale

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romuovere l’importanza della tecnologia per il non profit quale strumento utile a supporto delle associazioni. Con questo intento, il Centro Servizi Volontariato Salento e BITeB – Banco Informatico, Tecnologico e Biomedico hanno organizzato “La tecnologia digitale per

il volontariato e l’inclusione sociale”, un momento di approfondimento e divulgazione sulle opportunità messe in campo dal BITeB per le associazioni non profit che si terrà mercoledì 21 marzo presso la sede centrale del CSV Salento in via Gentile 1 a Lecce a partire dalle 16,30.

e conseguenze del ridimensionamento progressivo dei fondi destinati al welfare in Italia iniziano a diventare tangibili nella vita delle persone. Tagli pesanti soprattutto agli enti locali (Comuni in primis) che andranno a colpire le persone più fragili ridimensionando l’accesso ai servizi sociali. Da mesi si denuncia e si discute dei risvolti di quello che è stato definito l’anno zero del welfare: a farlo soprattutto il Terzo Settore che da più parti si è fatto sentire sollecitando anche una risposta degli stessi enti locali interessati. A lungo termine, infatti, sarà necessario razionalizzare e riqualificare la spesa, ma nell’immediato le conseguenze dei tagli saranno inevitabili. Per questo motivo, il Forum Terzo settore ha lanciato una “chiamata alle armi” alla cittadinanza attiva tutta per denunciare questa difficile situazione e rilanciarla quale emergenza sociale nazionale per riattivare un’azione decisa da parte del Governo. Lo strumento utilizzato per questa sollevazione vuole essere la costruzione collettiva di un dossier di casi emblematici degli effetti dei tagli a partire dai servizi ridotti o tagliati, per eventualmente poter anche raccoglie testimonianze (es. interviste, lettere, etc.) delle persone/famiglie colpite. Le associazioni e i cittadini tutti sono invitati a segnalare a forum@forumterzosettore.it i casi e le situazioni più significativi.

di Luigi RUSSO


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IDEE E SERVIZI TIPOGRAFICI: DUE BANDI PER IL VOLONTARIATO DEL TERRITORIO

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90 i progetti delle Odv sostenuti dal CSV Salento e finalizzati alla promozione delle azioni volontarie

i è appena conclusa la presentazione delle proposte progettuali per il Bando di Idee e il Bando Servizi Tipografici. Sono state 90 le associazioni che hanno beneficiato del sostegno del CSV Salento e che, attraverso i suddetti bandi, hanno proposto idee, attività e progetti di promozione e divulgazione della cultura del dono da realizzare nella provincia di Lecce. Il CSV Salento, attraverso questi bandi rivolti alle Odv iscritte e non iscritte al registro regionale, sostiene e compartecipa alle iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della solidarietà. I bandi si inseriscono all’interno del percorso di promozione del volontariato, obiettivo prioritario del CSV Salento, che intende valorizzare la cultura del dono, renderla protagonista e diffondere attraverso i progetti realizzati in molteplici aree di intervento i valori della solidarietà e della cittadinanza attiva. «Attraverso i bandi – afferma Luigi Russo, Presidente del CSV Salento – ci prefiggiamo l’obiettivo di valorizzare le idee progettuali delle associazioni del territorio impegnate in ambiti diversi; idee concrete, innovative e ben radicate nelle realtà locali della nostra provincia». Dall’analisi dei bisogni delle Odv, realizzata dall’ufficio Ricerca del CSVS, emerge il bisogno urgente delle organizzazioni di volontariato salentine di coltivare e promuovere il senso e la cultura del volontariato, di “contaminare” il territorio. Al fine di sensibilizzare la cittadinanza, far conoscere il vero volto del

AL VIA L’INDAGINE SUL VOLONTARIATO SALENTINO Parte il censimento delle Odv del territorio curato dal CSV Salento

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stato appena avviato il secondo censimento delle Organizzazioni di volontariato che operano nella provincia di Lecce, indagine capillare finalizzata a conoscere in maniera dettagliata il fenomeno associazionistico del nostro territorio e a renderlo visibile. A tal fine è stata predisposta dall’Ufficio Ricerca del CSV Salento un’apposita scheda censuaria in cui inserire i dati anagrafici delle Odv, i settori di intervento, le attività e attraverso la quale indagarne bisogni e difficoltà. L’attività impegnerà per circa sei mesi le responsabili delle sedi territoriali e alcuni rilevatori appositamente formati che incontreranno le associazioni del territorio e raccoglieranno tutte le informazioni necessarie da inserire successivamente in un apposito database. «Abbiamo ritenuto indispensabile, dopo il censimento realizzato nel 2005 – afferma Luigi Russo, presidente del CSV Salento – aggiornare il database in nostro possesso; negli ultimi anni la società salentina sta dimostrando una grande capacità e voglia di farsi sentire e di portare nelle sedi decisionali il proprio punto di vista in materia di politiche sociali, sanitarie, territoriali attraverso la creazione sempre più frequente di movimenti di cittadini organizzati e motivati che, come CSV, intendiamo raggiungere». Il censimento, dunque, permetterà al CSV Salento di conoscere in maniera più dettagliata la realtà del volontariato locale, di migliorare l’offerta dei propri servizi e di fornire alle istituzioni e alla società civile un ricco patrimonio informativo di dati aggiornati sul mondo del non profit. Le associazioni che intendono partecipare al censimento possono scaricare l’apposita scheda dal sito www.csvsalento.it e inviarla per email all’indirizzo ricerca@csvsalento.it o via fax al numero 0832/391232. Valentina Valente

volontariato, far entrare nella quotidianità l’idea che dedicare parte del proprio tempo agli altri gratuitamente migliora la propria vita, è necessario promuovere le associazioni, sostenerle nella realizzazione delle proprie attività, aiutarle ad interfacciarsi con il territorio per poter trasmettere ai cittadini i valori e i contenuti delle azioni volontarie. In questo senso, il Bando di Idee e il Bando Servizi Tipografici sono degli strumenti utili per la realizzazione di attività che promuovano il volontariato sul territorio. Fino alla fine di agosto, le OdV ammesse per la prima tranche saranno impegnate in attività volte a sensibilizzare la cittadinanza, a far conoscere il vero volto del volontariato. Sotto l’aspetto dei contenuti, attraverso il Bando Servizi Tipografici le OdV ammesse realizzeranno dei prodotti tipografici (locandine, manifesti, brochure...) con l’obiettivo di comunicare, promuovere attività e iniziative e informare i cittadini; con il Bando di Idee saranno realizzati pubblicazioni, incontri, convegni, seminari, eventi comunicativi e manifestazioni nelle piazze o nei luoghi di ritrovo aperti alla cittadinanza, percorsi di sensibilizzazione e avviamento al volontariato rivolti a bambini, adolescenti e giovani in contesti scolastici ed extrascolastici. Valentina Valente

ELETTO IL CONSIGLIO DIRETTIVO DEL CSV SALENTO PER IL PROSSIMO TRIENNIO

Nell’assemblea dei soci del 9 gennaio 2012 è stato eletto il nuovo consiglio direttivo del CSV Salento per il prossimo triennio. Confermati all’unanimità Luigi Russo presidente, Daniele Ferrocino vice presidente, Luigi Conte tesoriere

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l CSV Salento rimette in moto, con vigore e nuove energie, la sua attività di governo con il rinnovo il 9 gennaio 2012 del suo Consiglio Direttivo. L’85% dei soci (1 solo contrario, 4 gli astenuti) ha votato a favore della lista “Solidarietà e partecipazione”, nella quale è confluita quasi tutta la precedente dirigenza, con l’aggiunta di nuove figure di alto valore umano e morale. Peraltro, il Consiglio Direttivo uscente ha goduto in questi tre anni passati della completa fiducia dei soci, viaggiando sempre con consensi altissimi, che hanno permesso l’approvazione dei piani di attività e i consuntivi quasi sempre all’unanimità: segno questo di una completa condivisione delle strategie, dei metodi, degli obiettivi messi in atto, e anche di un preciso riconoscimento dei soci nella loro dirigenza. Nella sua relazione di apertura dei lavori, il presidente Luigi Russo ha ripercorso la storia recente del CSV Salento, mostrando come in questi tre anni sia avvenuta una vera e propria rivoluzione silenziosa del volontariato salentino, per merito sia dei dirigenti e del personale, ma anche dei tanti soci collaborativi e attivi, che hanno sempre e solo avuto uno spirito di vero amore del volontariato, andando decisamente oltre i personali interessi e lavorando per i Beni Comuni. Si è data stabilità e professionalità allo staff dirigenziale e dei collaboratori, si è lavorato per accrescere le competenze amministrative e di mission da parte delle associazioni socie, si sono costruite reti settoriali e si sono consolidate le relazioni istituzionali, si è diventati abili a conoscere il quadro sociale e culturale di riferimento del mondo associativo, si sono attivati, in collaborazione con il Forum Terzo Settore, precisi percorsi di sviluppo della soggettività pubblica del volontariato salentino che comunque mantiene la sua autonomia e

specificità e indipendenza, sia rispetto alle altre aree del Terzo Settore (cooperazione e aps) sia rispetto alla politica. «Con orgoglio posso dire che oggi il CSV Salento è uscito fuori dalla marginalità non solo geografica o settoriale del passato recente – ha detto Russo – ed è diventato un punto di riferimento nel panorama provinciale, regionale e perfino nazionale, del volontariato, della cultura, della politica, per la sua competenza e creatività». Al nuovo direttivo il compito di gestire una qualificazione sempre puntuale dell’azione del volontariato nella nostra provincia in una fase storica complessa, che vede aprirsi una stagione di incertezze economiche che colpiscono il sistema bancario, finanziatore del sistema nazionale dei CSV. «Sapremo affrontare con fiducia queste difficoltà, sapendo che a noi tocca fare bene il nostro lavoro di sostegno dell’azione dei volontari e delle loro associazioni, ma anche di mettere in moto azioni di innovazione nella direzione della crescita della soggettività pubblica del volontariato, che non è solo una riserva etica e di manodopera e a volte di esclusiva risposta ai bisogni, ma anche portatore di una visione democratica e giusta della vita pubblica». Confermate all’unanimità le cariche sociali: Luigi Russo Presidente, Daniele Ferrocino vicepresidente, Luigi Conte Tesoriere. Fanno parte del Consiglio Direttivo, oltre alla presidenza, anche De Donno Luigi - US ACLI, 
De Razza Gregorio - FIDAS, 
Fedele Anna Maria Volontariato Vincenziano,
Foti Rocco - Associazione Nazionale Vigili del fuoco in congedo, Angelillis Luigi- Componente nominato dal Comitato di gestione regionale (Co.Ge.),
Schirinzi Luigi Tonga Soa,
Turco Cosimo Damiano - Associazione Volontari Ospedalieri.


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DAL MILLEPROROGHE NUOVE TARIFFE PER IL NON PROFIT

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Destinati 400milioni per il 5xmille del 2012

diventata ufficialmente la legge il 14/2012 il dl Milleproroghe, un calderone di articoli di natura multiforme contenente anche una serie di modifiche interessanti per il non profit. Novità innanzitutto sul tanto discusso fronte delle tariffe postali agevolate. Dall’1 aprile 2010, infatti, le organizzazioni senza fini di lucro sono state costrette a pagare per le loro spedizioni la tariffa piena (0,2830 euro). Con le nuove indicazioni legislative – che sicuramente non rappresentano una soluzione definitiva alla questione – le organizzazioni non profit possono iniziare a respirare: le tariffe postali, infatti, passano a quelle Roc (Registro degli Operatori di Comunicazione). L’articolo 21, infatti, prevede che le Onlus, le ong, le organizzazioni di promozione sociale, di volontariato, le fondazioni e associazioni aventi scopi religiosi, gli Enti ecclesiastici, le associazioni storiche per la difesa dell’ambiente e le associazioni dei profughi istriani, fiumani e dalmati se iscritti al Registro degli Operatori della Comunicazione (Roc) possano

accedere alle tariffe postali agevolate riservate agli editori iscritti al Roc, cioè quelle individuate dal decreto del Ministero dello sviluppo economico del 21 ottobre 2010. In pratica, fino al 31 dicembre 2013, alle organizzazioni non profit verranno riconosciute le stesse tariffe postali applicate al mondo profit. Si tratta comunque di un passo in avanti rispetto alla situazione attuale e secondo alcune stime si potrebbe risparmiare più della metà rispetto alla condizione attuale. Tra le novità assolute introdotte c’è l’inclusione tra le realtà non profit che possono accedere alle nuove tariffe delle associazioni d’arma e combattentistiche purché iscritte, ovviamente, al Roc. Nel Milleproroghe sono contenute anche significative novità anche per il 5 per mille. I fondi che non sono stati impegnati nel 2011, infatti, saranno prorogati al 2012. La Legge di stabilità (Legge n. 183 del novembre 2011), inoltre, ha confermato il tetto delle risorse destinate al 5 per mille nel 2012 che è pari a 400 milioni di euro (come da art. 11 della Legge di Stabilità).

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CAMBIA L’IMU PER IL NON PROFIT

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opo la fiducia posta al Senato, il Decreto liberalizzazioni trova la sua versione finale in attesa che la Camera lo approvi definitivamente entro il 24 marzo. L’articolo 19 bis pone l’accento sull’esenzione dell’imposta comunale sugli immobili degli enti non commerciali. In particolare, l’esenzione d’imposta viene mantenuta per quelli destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, e alle attività di culto. Prevista invece la tassazione Imu relativa alle porzioni dei locali che ospitano attività commerciali. Se l’immobile viene utilizzato sia per attività commerciali sia per attività non commerciali, l’esenzione si applica solo alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale; alla restante parte dell’immobile, se precisamente identificabile attraverso opportune modifiche catastali, si applica l’Imu.

PUBBLICATO IL SECONDO PRINCIPIO CONTABILE PER GLI ENTI NON PROFIT

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stato pubblicato il secondo principio contabile per gli enti non profit, frutto di un tavolo tecnico tra dottori commercialisti, Agenzia per il Terzo Settore e Oic che definisce le linee giuda per la contabilizzazione delle liberalità. La prima elaborazione di principi contabili dedicati risale a maggio 2011 e si pone l’obiettivo di definire tecniche di contabilizzazione condivise per agevolare la lettura dei bilanci e dei rendiconti degli enti non profit, rendendo comparabili le informazioni economico-finanziarie e accrescendo, così, l’accountability. Si tratta, in soldoni, delle donazioni e, nello specifico, degli atti che si definiscono in base all’arricchimento del beneficiario con corrispondente riduzione di ricchezza da parte di chi compie l’atto e in base allo spirito di liberalità, cioè un atto di generosità senza forma di costrizione.

MODIFICHE EAS, ULTIMA CHIAMATA

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Possibile anche sanare gli adempimenti pagando 258 euro grazie al Decreto semplificazioni

’è tempo fino al 31 marzo 2012 per apportare le integrazioni dovute al Modello Eas che le associazioni soggette all’obbligo devono presentare. In caso di modifiche, infatti, lo stesso deve essere nuovamente presentato se nel 2011 siano variati i dati precedentemente comunicati come nel caso di variazione dei membri del Consiglio Direttivo o se l’ente si è avvalso di personale dipendente mentre prima c’erano solo volontari. In tale evenienza devono essere inseriti tutti i dati richiesti nel modello, anche quelli non variati. Dal Decreto semplificazioni, in arrivo anche altre novità in merito proprio all’Eas. L’art 2, c 1 del Dl 16/12, infatti, sancisce che se si è in ritardo con un adempimento che concede agevolazioni fiscali

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e non è stato ancora contestato il mero inadempimento e se comunque si ha soggettivamente diritto – per le proprie caratteristiche – ad una agevolazione, si può sanare l’inadempimento pagando 258 euro di sanzione e provvedendo ad adempiere. Questa norma torna estremamente utile per gli Enti di tipo associativo (articoli 148 del TUIR e 4 del d.P.R. n. 633 del 1972) nel caso in cui questi non presentino il modello Eas nei termini indicati dalla legge. Con il comma 1 della presente disposizione, in presenza di alcuni presupposti di natura sostanziale, si intende salvaguardare la scelta operata dal contribuente che presenta la comunicazione ovvero assolve l’adempimento richiesto tardivamente ma, comunque, entro il termine di presentazione

ESTRATTI CONTO, AUMENTA L’ESENZIONE

’esenzione dall’imposta di bollo sugli estratti conto bancari e postali per le onlus aumenta da 73,80 euro a 100 all’anno. L’esenzione, infatti, in vigore dal 1998 è stata aumentata dalla manovra Salva-Italia in vigore dal primo gennaio e ne beneficiano le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali (legge 266/1991) e che non svolgono attività commerciali, le organizzazioni non governative riconosciute dal ministero degli Esteri (legge 49/1987) e le cooperative sociali (legge 381/1991)

iscritte nella specifica sottosezione loro riservata dell’Albo nazionale delle società cooperative. L’agevolazione è stata estesa anche alle federazioni e agli enti sportivi riconosciuti dal Coni, senza però essere applicabile alle società e associazioni sportive dilettantistiche (circolare delle Entrate 21/2003). Anche le Onlus parziali (enti ecclesiastici e associazioni di promozione sociale) usufruiscono dell’esenzione, ma limitatamente all’esercizio delle attività solidaristiche delle Onlus.

della prima dichiarazione utile e comunque prima che siano iniziate attività di accertamento di cui il contribuente stesso abbia avuto formale conoscenza. In tali ipotesi, tuttavia, è necessario provvedere al contestuale pagamento della sanzione prevista dall’articolo 11, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 nella misura minima prevista dalla disposizione (258 euro). La norma in esame, che in altre parole intende salvaguardare il contribuente in buona fede, è strutturata in modo tale da sanare quei soli comportamenti che non abbiano prodotto danni per l’erario, nemmeno in termini di pregiudizio all’attività di accertamento.

SEMINARIO SULLA TENUTA DELLA CONTABILITÀ DA PARTE DELLE ODV

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o scorso 28 febbraio, presso la sede del Csv Salento di Casarano in via Padova 2, si è tenuto il seminario formativo dal titolo “La redazione del rendiconto gestionale da parte delle Organizzazioni di Volontariato”, durante il quale è stato presentato il software ‘PiùPERMeno’ realizzato appositamente per i volontari della provincia di Lecce dallo staff del CSV Salento, al fine di sostenere gli stessi nella tenuta della contabilità e nella redazione del rendiconto gestionale di fine anno. Il docente, Luca Dell’Anna, ha eviden-

ziato con esempi pratici le numerose funzioni applicative e le varie opzioni di reportistica del software, tutte molto immediate e di facile utilizzo, anche per i non esperti. Gli oltre sessanta presenti hanno mostrato interesse e partecipazione per quello che rappresenta l’adempimento amministrativo principale per le Odv, chiedendo altri appuntamenti sullo stesso argomento. Il prossimo incontro, analogo a quello di Casarano, si terrà a Lecce il 13 aprile prossimo alle ore 17, presso la sede di via Gentile 1.


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DISABILITÀ, VENT’ANNI DI BATTAGLIE, CONQUISTE E INEFFICIENZE

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Un momento di riflessione e approfondimento sulla Legge quadro sulla disabilità organizzato dal Centro Servizi Volontariato Salento in collaborazione con l’associazione AnywayAccessSalento

A parte qualche piccola ruga, è ancora una gran bella donna»: con queste parole Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha definito la Legge 104/1992 a vent’anni dalla sua promulgazione in occasione del convegno “Legge 104/92: esperienze e problematiche a confronto” organizzato dal Centro Servizi Volontariato Salento in collaborazione con l’associazione “AnywayAccessSalento” che si è tenuto il 10 febbraio a Lecce. Un’occasione per fare il punto sullo stato di salute della Legge quadro sulla disabilità grazie ai preziosi contributi del già citato Nocera, uno dei principali punti di riferimento nazionali sulle questioni relative all’integrazione scolastica, di Giusy Sansonetti, assistente sociale del dipartimento di Riabilitazione ASL Lecce e Maria Teresa Calignano, coordinatrice AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Un convegno partecipato e animato da interventi e sollecitazioni. Ad aprire i lavori dopo i saluti istituzionali,

l’intervento del vicepresidente della Fish che ha sottolineato l’importanza di una legge che è diventata quello che è oggi grazie anche alle continue integrazioni degli ultimi vent’anni. Come tutte le leggi quadro, infatti, è un punto di riferimento che fissa le coordinate ma che va modellata e arricchita col tempo. Le conquiste

dell’inclusione scolastica, ad esempio, sono state apportate con la Legge 18/2009. Conquiste importanti, come il diritto ad avere un percorso di studi personalizzato basato sulle proprie effettive capacità definito un

piano di studi stilato da tutti gli insegnanti. «Il rischio – commenta Nocera – è che diventi una legge di routine, quando ha ancora numerose potenzialità inespresse». Su fronte diverso, l’intervento di Giusy Sansonetti che ha dato un quadro generale degli ambiti di intervento della Legge 104. Fondamentale il passaggio introdotto con la Legge 328/2000 del Sistema integrato di intervento e servizi sociali che ha segnato il passaggio dalla concezione del disabile quale portatore di un bisogno specialistico a quella di persona nella sua totalità. E se l’inclusione scolastica presenta ancora numerose crepe, la situazione è ancora per quella lavorativa. A sottolinearlo Maria Teresa Calignano: i numerosi articoli della 104 dedicati a questo rimangono ancora troppo spesso inespressi. Su questo è intervenuto anche Diego Petrelli in qualità di imprenditore disabile, sottolineando le innumerevoli difficoltà che deve affrontare chi decide di mettersi in proprio. Lara Esposito

PARTECIPAZIONE E RAPPRESENTANZA: LE SFIDE DEL TERZO SETTORE

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Nelle linee guida pubblicate dall’Agenzia per il Terzo settore l’auspicio di un coinvolgimento effettivo della solidarietà organizzata sul fronte delle decisioni pubbliche

n processo di continua crescita, che veda impegnati insieme istituzioni e soggetti della solidarietà organizzata. Può essere questa la frase che meglio spiega l’auspicio delle “Linee guida sulla definizione di criteri e modelli per la partecipazione del terzo settore alla determinazione delle politiche pubbliche a livello locale”, pubblicate dalla Agenzia per il Terzo settore. Un documento di assoluto rilievo, proprio perché ripercorre e consente di proseguire la storia della partecipazione e rappresentanza del terzo settore all’elaborazione delle scelte relative ai diritti civili e sociali delle persone. Una storia che ha assodato il ruolo del terzo settore come risorsa preziosa per la collettività, sia dal punto di vista della capacità di offrire risposte concrete ai bisogni sia per la capacita’ di diffondere beni relazionali. Favorire la diffusione di comportamenti virtuosi che da tempo

esistono e sono già fatti propri da molte istituzioni è obiettivo primario delle Linee guida, che non si propongono come un atto contenente una disciplina dotata di forza vincolante, ma pretendono di offrirsi come strumento che vincola in base alla bontà delle proprie indicazioni. «L’auspicato recepimento delle Linee guida da parte delle amministrazioni interessate – sottolinea il documento – potrà consentire di declinare al meglio il tema della responsabilità delle decisioni pubbliche che si vanno ad assumere, tema che spesso produce o atteggiamenti di estromissione dei soggetti del Terzo settore da parte dei soggetti pubblici, o pratiche di auto esclusione dai procedimenti partecipativi”. D’altronde è proprio qui che si gioca la grande sfida che da sempre coinvolge il volontariato, l’associazionismo, i soggetti della solidarietà organizzata: quel-

la di non fungere solo da tappabuchi per la gestione delle emergenze, a colmare le carenze di amministrazioni inefficienti. Promuovere la cultura e la pratica della trasparenza ad ogni livello è invece nello specifico l’obiettivo primario a cui l’Agenzia per il Terzo settore ha dedicato le Linee guida per la raccolta dei fondi – tema delicato – con l’intento di innalzare il livello qualitativo degli standard operativi delle organizzazioni, migliorare i rapporti di fiducia con i cittadini. Sempre in tema di raccolta fondi, l’Agenzia ha presentato anche Linee guida specifiche per le raccolte nei casi di emergenza umanitaria, un’attenzione motivata dal fatto che proprio nelle emergenze “le organizzazioni hanno il dovere di innalzare ulteriormente gli standard qualitativi e operativi e mantenere un rigore etico indiscutibile”. Sara Mannocci

TEMPI DI CRISI? I VOLONTARI AUMENTANO

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Secondo una ricerca Fvp e Cnv crescono le persone che si impegnano nelle associazioni. E, sottolinea Eurispes, tengono il consenso e la fiducia espressi dai cittadini

n tempi di crisi economica, universo del lavoro sempre più investito dalla precarietà, carenza di punti di riferimento sicuri, i valori del dono e della gratuita’ non passano in secondo piano. Diventano piuttosto elementi su cui reimpostare le proprie relazioni, se e’ vero che sono in crescita i cittadini che decidono di investire il proprio tempo e il proprio impegno in una associazione di volontariato. Il dato emerge dalla ricerca “Caratteri e tendenze delle organizzazioni di volontariato in Italia”, condotta dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione (Fvp) e dal Centro nazionale per il volontariato (Cnv) su circa

2mila associazioni. Il 57% del totale intervistato ha dichiarato di aver visto incrementare i propri volontari nel 2011, in modo più consistente nel settore internazionale e in quello dei beni culturali. E sostenere che il volontariato resiste alla crisi non sono solo parole: «anche in tempi di recessione – sottolinea la ricerca – si registra una tenuta delle fonti economiche derivanti dalla base associativa, dal radicamento territoriale e dal consenso sociale delle organizzazioni di volontariato». Sono i soci e i cittadini dunque che, più di altri soggetti, rappresentano coloro che nel 2011 hanno reso possibile la costituzio-

ne del patrimonio e la realizzazione delle attività delle Odv. Un elemento, questo, che evidenzia la forza del mondo della solidarietà organizzata, sia in riferimento ai volontari che lo vivono dall’interno, sia rispetto alla cittadinanza che ne usufruisce. A questo proposito non a caso anche il Rapporto Italia 2012, elaborato da Eurispes, sottolinea il forte consenso di cui continuano a godere le associazioni di volontariato, forte soprattutto se paragonato alla sfiducia nutrita invece nei confronti delle istituzioni. All’avvio di questo 2012 dunque, sottolinea Eurispes, circa il 77% dei cittadini ha dichiarato di apprezzare il ruolo del-

le associazioni, una percentuale che ha registrato in questi anni solo lievi flessioni in avanti o indietro: si va dal 71,3% del 2009 all’82,1% del 2010 al 79,9% del 2011. Certamente non mancano i punti critici, evidenzia l’indagine Fvp-Cnv, rintracciabili soprattutto da una crisi generazionale e da una disparità di genere, soprattutto ai vertici. Su cento soci attivi nelle odv del campione, infatti – sottolinea l’indagine – meno di 23 ha un’età inferiore ai 35 anni, e la presenza femminile è scarsa soprattutto ai livelli alti, se è vero che il presidente delle associazioni risulta maschio in due odv su tre, ovvero nel 66,3% dei casi. Sa.Ma.


SPECIALE SERVIZIO CIVILE

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UNA LENTA AGONIA

Viaggio attraverso la crisi che sta affrontando il Servizio civile nazionale, tra i continui tagli, gli annunci di fine imminente, l’inadeguatezza dei bandi e le ripercussioni sui volontari e sui progetti delle associazioni

UN COMPLEANNO SENZA GIOIA

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Oggi, 6 marzo, ricorre l’undicesimo anniversario dell’approvazione della legge che ha introdotto nel nostro ordinamento il Servizio civile nazionale. È con grande orgoglio che ringrazio le migliaia di giovani che hanno messo a disposizione della collettività un anno della loro vita e tutti coloro che hanno contribuito, con il loro impegno, ad accrescere e diffondere i principi fondamentali del servizio civile». È così che il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, con delega al Servizio civile nazionale, si esprime in un messaggio inviato ai giovani volontari in occasione dell’anniversario dell’istituzione del Servizio civile. Eppure, nonostante questo fondamentale riconoscimento, l’atmosfera che si respira nel mondo del Servizio civile è molto simile a quella di una veglia

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al capezzale di un congiunto in fin di vita. Più che un compleanno, sembra d’essere ad un’orazione funebre. Solo pochi giorni prima, infatti, lo stesso ministro, aveva dichiarato con molta franchezza che: «in cassa sono rimasti solo i soldi per far partire i ragazzi nel 2012. Se la situazione rimane questa, nel 2013 non ci potranno essere più partenze». L’attuale situazione non è certo un fulmine a ciel sereno. È dal 2007, infatti, che – nonostante l’impegno e gli allarmi delle rappresentanze degli enti e dei volontari, e un paio di proposte di riforma – si assiste ad un lento declino dell’impegno economico a favore del fondo nazionale che si è ridotto praticamente del 70% rispetto al picco del di 296milioni di euro 2006/07. Oggi, invece, non vi è neanche la certezza di riuscire a far partire tutti i volontari dell’ultimo bando.

BANDO 2011: STORIA DI STRAORDINARIA IMPROVVISAZIONE

’ultimo bando, forse ultimo non sono in senso cronologico, è diventato, suo malgrado, un bando “storico” per diverse ragioni. Innanzitutto potrebbe essere l’atto finale dell’istituzione Servizio civile, se non come estremo epilogo, almeno per come l’abbiamo conosciuta finora. Ma sono anche altre le ragioni che lo rendono un bando sui generis. Ha disorientato non poco, per esempio, lo scaglionamento delle partenze dei volontari, spalmato fino a ottobre 2012, con partenze mensili di gruppi di circa 2mila volontari. Una scelta che ha richiesto l’invenzione di un machiavellico sistema di prenotazioni, al fine di segmentare con trasparenza, i 18mila volontari. Un compito non facile per l’Ufficio Nazionale e gli enti, costretti a destreggiarsi fra ordini cronologici di invio mail, compensazione di partecipazioni finanziarie regionali, composizione esatta dei contingenti, comunicazioni e nulla osta alla produzione di documenti sul filo del rasoio e senza tempistiche preventivabili. Ma anche i volontari selezionati hanno in questo contesto la loro buona parte di disagio. È facilmente ipotizzabile, infatti, che con la chiusura del bando di selezione al 21 ottobre 2011, la maggior parte dei colloqui selettivi si siano conclusi entro i primi mesi del 2012 generando uno scollamento di diversi mesi fra la data di pubblicazione delle graduatorie e la partenza effettiva (fra l’altro, sconosciuta agli enti, fino ad un mese prima), tale da incentivare la possibilità di rinunce da parte dei selezionati. Ipotesi non così remota, visto che lo stesso Ufficio Nazionale ha già predisposto le linee guida per eventuali mini bandi integrativi di selezione. Lo scaglionamento crea antipatici grattacapi anche agli organismi di rappresentanza dei volontari. Ci si chiede infatti come sia possibile, eleggere i nuovi rappresentanti, se alla scadenza degli incarichi dei volontari attualmente in carica, sarà in servizio meno della metà del contingente totale. Ma non finisce qui. Un ulteriore difficoltà pende in capo agli enti di Servizio civile pugliesi. La Regione Puglia, infatti, aveva predisposto premialità di punteggio a quegli enti che avessero realizzato percorsi formativi congiunti, per i propri volontari. Le norme di realizzazione e rendicontazione della formazione infatti, nell’eventualità di partenze troppo distanziate, di progetti con percorsi formativi condivisi, costringerebbe, come minimo, a raddoppiare l’impegno delle risorse di docenza.

FERMI TUTTI! ARRIVA LO “STRANIERO”

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e tribolazioni per i 18mila volontari in attesa di partenza non sono tutte derivate, però, solo da una questione di finanze governative. Il 19 di gennaio 2012, infatti, il fiato di enti e ragazzi è stato tenuto sospeso dall’ordinanza n. 15243/11RG del 9/1/2012, del Tribunale di Milano – sez. lavoro. A seguito di un ricorso presentato da un giovane residente in Italia, ma con cittadinanza pakistana, il tribunale ha dichiarato discriminatoria la limitazione prevista dall’art. 3 del Bando per la selezione pubblicato il 20/09/2011, nella parte in cui chiede il possesso della cittadinanza italiana quale requisito di ammissione allo svolgimento del Servizio civile nazionale e ha ordinato di sospendere le procedure di selezione e di modificare il bando nella parte in cui richiede il requisito della cittadinanza consentendo l’accesso anche agli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia e di fissare un nuovo termine per la presentazione delle domande.

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Una decisione paradossale, visto che nel frattempo era già partito il primo scaglione di 2mila volontari. La situazione si è sbloccata il 26 gennaio, dopo che la corte d’Appello di Milano ha dichiarato incompetente alla questione il Giudice del Lavoro, essendo il SCN un istituto con regole proprie non configurabile come rapporto lavorativo, con la ripresa degli avvii secondo il precedente scaglionamento. Giorni di tensione quelli intercorsi fra la sospensione e la ripresa delle partenze, che hanno però evidenziato la grande maturità dei volontari coinvolti. Il fisiologico malcontento di chi ha temuto di veder vanificata la propria selezione e i propri progetti, si è orientata infatti, fin dall’inizio, verso una critica della attuale complessità all’acquisizione della cittadinanza, esprimendo di fatto solidarietà al giovane ricorrente e chiedendo più che altro, la scelta di altre vie, meno distruttive per affrontare la questione della cittadinanza.

I CAMBI AL VERTICE

’insediamento del nuovo Governo, ha anche determinato un cambio al vertice dell’Ufficio nazionale. Leonzio Borea lascia infatti il posto a Federico Fauttilli, che al suo insediamento ha dichiarato: «Il mio primo

obiettivo è quello di mettere a punto, sotto la guida del ministro Riccardi, una serie di iniziative utili ad aprire una nuova fase per il Servizio civile nazionale attraverso un percorso di ripensamento dell’intero sistema».

RELAZIONI SOLIDALI, IL PROGETTO DEL CSV SALENTO

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rende il via il 2 aprile 2012 il nuovo progetto di servizio civile del CSV Salento che impiegherà 12 volontari dislocati fra le sedi di Lecce, Scorrano e Tiggiano, in attività di promozione della cultura del volontariato e di incontro fra associazioni e cittadini che desiderano diventare volontari. Questi i 12 ragazzi selezionati: Carbone Francesca, Chiriacò Alice, Colaci Fabiola, Coppola Oriana, De Cagna Francesca, Orlando Errica, Paladini Anna Francesca, Perdicchia Emanula, Ragone Loreta, Riga Gessica Rita, Serafino Federica, Stefanizzi Annabella. Luca Spagnolo


ASSOCIAZIONI

NASCE UN NUOVO CENTRO DIURNO PER MALATI DI ALZHEIMER

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Si chiama Porte del Cuore, dalla collaborazione dell’associazione Alzheimer Lecce con la Comunità Emmanuel

’Alzheimer, forma più comune di demenza senile, oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. È uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali che implica serie difficoltà nel condurre le normali attività quotidiane. Per questo è nato il Centro diurno Porte del Cuore, situato presso “Le Sorgenti” della Comunità Emmanuel che ospita, per ora, un decina di persone affette da Alzheimer in forma lieve e moderata. Il progetto è nato dal partenariato tra la Comunità Emmanuel e l’associazione Alzheimer Lecce, finanziato dalla Regione Puglia con fondi europei. «Il Centro è nato dalla consapevolezza di una necessità territoriale di accoglienza, sulla base delle richieste dei familiari che hanno un malato in casa, con un impegno di assistenza molto gravoso» ci ha detto Roberto Nuzzo, dirigente del Centro. «Rientra nella programmazione regionale PO FESR 2007-2013 e abbiamo usato i fondi regionali per ristrutturare la sede, rendendola idonea ai nostri ospiti. Ora l’obiettivo è accreditare il Centro secondo l’ art. 6 “Centro diurno integrato per il supporto cognitivo e comportamentale ai soggetti affetti da demenza” del Regolamento Regionale del 10 febbraio 2010, n.7 in

modo che possa continuare a funzionare e divenire punto di riferimento territoriale». Renata Franchini, presidentessa dell’Associazione Alzheimer Lecce, ci ha accompagnati a visitare il Centro: «vista la particolarità della malattia, riteniamo sia

fondamentale che gli utenti abbiano un rapporto privilegiato con gli operatori, quasi di uno a due. Questo consente di differenziare anche le attività: ci sono quindi attività di gruppo, come la motricità, ma anche momenti dedicati al singolo per creare quella sensazione di complicità di cui siamo fieri». «Abbiamo chiamato i nostri laboratori “Battiti”», ha spiegato Roberto Nuzzo «intendendoli come ambienti

AL VIA I.S.H.A.

Un progetto di Sistemi integrati per l’handicap da autismo proposto dall’associazione di volontariato CUAMJ

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rende il via il progetto I.S.H.A. Sistemi integrati per l’handicap da autismo proposto dall’associazione di volontariato CUAMJ, Centro Universo Autismo Meridionale Jonico, con sede legale in Matino (Lecce). Il progetto è interamente finanziato dalla Regione Puglia (P.O. FESR PUGLIA 20072013, all’interno del Bando 2008). Partner ATS dell’iniziativa il Centro Servizi Volontariato Salento, l’Opera sacra Famiglia di Pordenone e IRCSS, associazione Oasi Maria S. S. onlus di Troina (Enna) mentre i componenti del partenariato di progetto sono il Comune di Taranto - Settore politiche sociali, l’Asl Ta/1 Taranto, l’Ares Puglia, l’Istituto Professionale di Stato “FS Cabrini” di Taranto e il Centro Servizi Volontariato di Taranto. I.S.H.A. nasce per realizzare innanzitutto interventi rivolti ai soggetti affetti da handicap psichico con sindrome autistica e a tutti coloro che per legami famigliari, per compiti istituzionali o per scelta volontaria si occupano della loro cura, assistenza ed educazione. Primo passo da compiere al fine di raggiungere l’obiettivo, sarà quello di realizzare un sistema di interazione e di comunicazione tra i diversi soggetti, pubblici e privati, che per legame familiare, per

compito istituzionale o per scelta volontaria sono coinvolti nel percorso di crescita di un soggetto affetto da disabilita psichica con sindrome Autistica eventualmente correlata a deficit intellettivo. Essa si configura come un’azione di sistema in quanto non si limita alla implementazione di una singola iniziativa progettuale, ma si propone di definire un quadro all’interno del quale i diversi soggetti possano intervenire, in funzione delle proprie competenze, secondo procedure ben definite e reciprocamente riconosciute. In questo ambito, le buone prassi oggetto di sperimentazione in Italia e all’estero, verranno esaminate con l’obiettivo di valutarne l’applicabilità ovvero le modalità di utilizzo all’interno del sistema in corso di definizione. Le tecnologie informatiche per la comunicazione, per la gestione e la trasmissione delle informazioni assumeranno un ruolo rilevante come strumento di supporto alle procedure. Un approccio, quindi, globale al trattamento che durerà 14 mesi. Le azioni programmate di formazione e i risultati del progetto saranno poi condivisi all’interno del portale www.progettoisha.it e presso il centro multimediale per la raccolta e diffusione dati inerente l’Autismo a Taranto.

distinti in cui avviene la relazione tra malato, operatore e volontario. Sono differenziati sulle esigenze del singolo, sulle sue caratteristiche e sul suo vissuto. Si propone quindi al malato una dimensione progettuale che lo renda protagonista in prima persona della sua vita al Centro». «Bisogna creare una cultura nuova nei confronti del malato: essere insieme a lui, condividere anche qualche momento di defaillance, creando quasi complicità»: è questo uno dei metodi adottati da Renata Franchini: «anche i famigliari, altrettanto bisognosi di supporto, necessitano di spazi propri; all’inizio decidono di fermarsi, partecipare ai laboratori, poi cerchiamo di spingerli verso attività diverse». Proprio per venire incontro alle esigenze di operatori e famigliari il Centro ha organizzato per il 21 di marzo un seminario di studio, “La parola al centro della relazione con il malato di Alzheimer”: la mattinata sarà riservata ad operatori multidisciplinari, mentre il pomeriggio sarà dedicato a volontari e famigliari. «Crediamo infatti, ha concluso la Franchini, che solo con una giusta formazione dei famigliari si possa intervenire nel processo di trattamento e cura globale del malato». Sara Beaujeste D’Arpe

PER UNA PASQUA DI SOLIDARIETÀ

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ome ogni anno ritornano puntuali le uova di Pasqua dell’Associazione Genitori Onco-Ematologia Pediatrica “Per un sorriso in più” onlus, che opera a supporto permanente e globale del Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale “V. Fazzi” di Lecce. La raccolta è stata realizzata nei giorni 12-13-14 marzo presso il “V. Fazzi” e 19-20-21 marzo al Polo Oncologico “Giovanni Paolo II” a Lecce. È l’occasione per regalare un dolce momento di solidarietà e contribuire a sostenere i progetti dell’associazione in favore dell’Oncoematologia Pediatrica del territorio. Quest’anno i fondi raccolti saranno destinati all’acquisto di un sistema di infusione automatizzata protetta per l’utilizzo in risonanza magnetica. Verrebbe così schermato il sistema infusionale dal forte campo magnetico con la garanzia nel contempo della qualità delle immagini. L’acquisizione di tale sistema, da collocare all’interno della sala di risonanza, consentirebbe di somministrare la corretta infusione dei farmaci per la sedazione ai piccoli pazienti che necessitano di esecuzione di risonanza magnetica. La campagna “Pasqua di Solidarietà” proseguirà in vari centri del Salento e presso la sede sociale di Via Pozzuolo 45 a Lecce.

PERCHÉ ABBANDONARLI? È

partita il primo marzo 2012 la Campagna straordinaria di sterilizzazione di massa “Perché abbandonarli? Per dire basta a questa inciviltà”, promossa dall’associazione di volontariato “Zampa Libera” con sede a Tiggiano presso la biblioteca nel Palazzo Comunale. L’associazione è attiva dal 2005 su 11 Comuni del territorio salentino e si batte per il ri-

conoscimento e quindi la tutela dei diritti degli animali. La campagna continuerà fino alla fine del mese, il 30 marzo. Per maggiori informazioni sulle adesioni è possibile rivolgersi ai volontari dell’associazione stessa: Vergine Raffaella (320 9617233), Vallo Noemi (3484497027), Eva Baglivo (3470830671) e Lalla Petracca (338 43 50 370).


ASSOCIAZIONI

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SICUREZZA STRADALE, SEGNALARE SI PUÒ

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Rilanciata dall’associazione Alla Conquista della Vita per le Vittime della strada di Nardò, la possibilità di segnalare pericolose situazioni di degrado. Si riapre il dibattito anche sull’introduzione del reato di omicidio stradale

n Italia ogni anno quasi 5000 persone perdono la vita in seguito a scontri stradali. Si può stimare che almeno un terzo di questi sia riconducibile alla fattispecie dell’”omicidio stradale”. La sicurezza stradale è da tempo al centro dell’attenzione di numerose associazioni salentine e non solo. La loro azione si snoda su due versanti paralleli: da una parte la necessaria prevenzione di situazioni di degrado e pericolosità e quindi la promozione della sicurezza stradale, dall’altro l’inasprimento delle pene per chi provoca un incidente stradale mortale. L’associazione “Alla Conquista della Vita”, per le Vittime della strada di Nardò in collaborazione con il Comitato per la Sicurezza Stradale “F. Paglierini” di Ferrara ha rilanciato un servizio di informazione per come ci si deve comportare nei casi di situazioni di degrado e mancanza di sicurezza stradale. I cittadini, infatti, posso utilizzare gli strumenti della denuncia e della

comunicazione per segnalare situazioni pericolose. Si può denunciare chi ha progettato male una strada, chi ha permesso di installare strutture di protezione e segnaletica stradale in violazione di legge e monitorando in maniera tempestiva il territorio che ci circonda e far si che gli enti preposti intervengano per rendere i luoghi segnalati sicuri e funzionali. L’invito è quello di segnalare i punti di pericolosità tramite raccomandata al sindaco del Comune interessato, al Prefetto, al direttore della Divisione VIII, al ministero dei Trasporti e per conoscenza Al Comitato per la Sicurezza Stradale “F. Paglierini” vic. V. Monti, 2 – 44034 Copparo (Fe). Nel caso di autostrade la comunicazione deve essere inviata anche all’amministratore delegato di Autostrada per l’Italia Spa e per le strade fuori dai centri abitati al Direttore centrale Anas Spa. Da tempo, inoltre, numerose associazioni tra cui l’associazione “Gruppi Uniti Tutela e Giustizia per le Vittime

della Strada” di Lecce, hanno attivato una petizione popolare per introdurre questo reato nel Codice della strada. La proposta di legge è stata predisposta attraverso un lavoro comune fra l’associazione “Lorenzo Guarnieri”, associazione “Gabriele Borgogni” di Firenze e l’associazione “Amici e sostenitori della polizia stradale” (A.S.A.P.S.) e il Comune di Firenze. La proposta si inserisce in quei casi di lesioni gravi o morte provocate da un guidatore di un veicolo che si pone alla guida in condizioni di ebbrezza (tasso alcol superiore a 0,8 g/l) e/o sotto l’effetto della droga. Su questo è intervenuto il ministro dei Trasporti Corrado Passera in commissione Trasporti della Camera parlando del Ddl delega di riforma del Codice della strada, auspicando l’introduzione di questo nuovo tipo di reato associandolo ai casi in cui si commette omicidio alla guida con un tasso alcolemico sopra l’1,5% o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

I GIOVEDÌ DELLA PREVENZIONE

Servizi sanitari gratuiti a Taviano grazie alle associazioni A.TA.DO.VO.S. e Arcobaleno

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ell’ambito di una serie di iniziative di prevenzione della salute, l’Associazione Tavianese Donatori Volontari di Sangue “Gianfranco Federico” e l’associazione di volontariato “Arcobaleno” di Taviano avvieranno dal 22 marzo il progetto “Giovedì della prevenzione”, stipulando delle convenzioni grazie alle quali garantire servizi sanitari gratuiti ai soci presso la sede dei Donatori di Sangue. Ogni primo giovedì del mese sarà possibile eseguire visite gratuite dell’udito, il secondo quelle della vista, il terzo i test Moc della densità ossea e il

quarto visite gratuite al seno per la prevenzione di tumori in collaborazione con la Lega Contro i Tumori. Data la gratuità del servizio è necessario prenotare la propria visita gratuita per tempo. Per informazioni e prenotazioni bisogna recarsi o telefonare presso la sede A.TA.DO.VO.S. dal lunedì al venerdì dalle ore 18.00 alle ore 20.00 oppure telefonare negli stessi orari al 0833.914478 oppure 348.8301628. Per rendere il servizio ancora più funzionale, è possibile prenotare online la propria visita grazie al sito www.donatoritaviano.org.

INSIEME DALL’ISOLAMENTO ALLA RINASCITA

A Otranto il XII convegno nazionale organizzato da Ama e Figli in Paradiso sui temi specifici del lutto e della perdita di una persona cara

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i terrà a Otranto il XII convegno nazionale “Insieme dall’isolamento alla rinascita” il 23-24 e 25 marzo. L’evento è stato promosso dal Coordinamento nazionale Gruppi di auto mutuo aiuto lutto e dall’associazione “Figli in Paradiso. Ali tra cielo e terra” di Otranto. Un ricchissimo weekend di interventi e testimonianze per favorire lo scambio di esperienze sui temi specifici del lutto e della perdita di una persona cara. Il convegno è stato organizzato grazie al patrocinio della Città di Otranto, A.I.Pa.S., Ordine degli Psicologi della Regione Puglia e CSV Salento. Il Comitato di coordinamento nazionale rappresenta in Italia i gruppi Ama (auto-mutuo-aiuto) e promuove ogni anno un momento di riflessione su questo tema così delicato. Il convegno è anche un’occasione per promuove e diffondere i gruppi Ama quale risorsa attiva nella struttura sociale di un territorio ed è rivolto a tutti coloro che operano in campo sociale e sanitario (infermieri, psicologi, assistenti sociali) e alle persone colpite dalla perdita di un proprio caro. Un convegno particolarmente ricco di contributi, con oltre 40 presenze tra relatori e moderatori e numerose testimonianze di chi è riuscito a “rigenerare” il dolore in attività di aiuto verso gli altri. In particolare, il pomeriggio di sabato 24 marzo vedrà la formazione di diversi gruppi di lavoro per affrontare insieme temi specifici legati all’elaborazione del lutto.

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ETILSTOP, UN PROGETTO PER LE SCUOLE

Sensibilizzare i giovani alla prevenzione dall’abuso di sostanze alcoliche

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l via “Etilstop”, progetto realizzato dall’assessorato all’Igiene del Comune di Lecce con la partecipazione dell’associazione di volontariato “Progetto Donna”. Il progetto ha come obiettivo la sensibilizzazione dei giovani alle problematiche legate all’abuso di sostanze alcoliche con l’intento di prevenire eventuali situazioni di disagio. L’intero percorso è stato curato dalla dottoressa Rita Sarinelli, esperto socio-psicologo, coordinato dalla presidenza e dalla segreteria dell’associazione e realizzato grazie alla collaborazione del dottor Alfredo Pagliaro in qualità di medico nutrizionista. “Etilstop” farà tappa in 7 Istituti scolastici leccesi con attività da gennaio ad aprile 2012, attraverso incontri informativi sotto forma di laboratori. Il programma si concluderà con la presentazione dei lavori sulla tematica “I giovani e l’alcol” prodotti dagli studenti coinvolti nel progetto in un momento di confronto tra giovani, scuola, famiglia e tutto il territorio in data da definire nel mese di maggio 2012.

SI RINNOVA IL CONSIGLIO PROVINCIALE DELLA FRATRES

o scorso 9 marzo presso la sede provinciale della Fratres di Zollino è stato ratificato il nuovo Consiglio direttivo della Fratres provinciale. Viene confermata al vertice dell’associazione, nell’ottica della continuità operativa e politica, Donatella Pinca, mentre si rinnova completamente lo staff direttivo. Vice presidente è Maurizio Pezzuto, amministratore Luciano De Pascali Metruccio, segretario Salvatore Catalano. Tre i consiglieri eletti: Ennemesia Cazzetta, Daniele Rosato e Daniele Merico. Nominato, parallelamente, anche il Collegio dei Revisori con Giovanni Toma (Presidente), Mario Rainò

(Vicepresidente) e Giuseppe Colizzi (Segretario). Proprio nei mesi scorsi l’associazione ha celebrato il suo trentesimo anno di attività, presentando i dati del monitoraggio annuale (nel 2010 i donatori Fratres in provincia di Lecce sono stati ben 11.048), con un’attenzione particolare ai donatori immigrati che nello scorso anno l’associazione provinciale ha registrato essere appena 14. Segnale di un settore nel quale investire, con la collaborazione di tutte le associazioni che, a vario titolo, si occupano di persone immigrate sul territorio.


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I VOLONTARI SUL MOVIMENTO NO TAV: “MA QUALE TERRORISMO?”

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ario Virano, commissario governativo sull’alta velocità, il 4 marzo ha dichiarato in TV che gli organizzatori del movimento NO TAV non sono vittime dei violenti, ma “usano” la violenza a loro piacimento per ottenere l’obiettivo di bloccare lo sviluppo! Lo stesso la pensano altri guru della politica e della cultura italiane. Su “La repubblica” l’anziano Eugenio Scalfaro prende in giro i “giovani che non amano la velocità” e li invita paternalisticamente a ripensare la loro lotta, perché in questo modo si fanno responsabili del mancato sviluppo del paese!!! Su “La Gazzetta del Mezzogiorno” l’anziano Giuseppe Giacovazzo in prima pagina il 3 marzo parla spregiativamente del movimento, e lo definisce addirittura “l’antipolitica della NO TAV ai confini del terrorismo”. Ma che cosa sta succedendo? Possibile che persone mature come Scalfaro, Giacovazzo, Virano siano caduti nella facile trappola della “criminalizzazione o banalizzazione” del movimento della NO TAV che contrasta come può un modello di sviluppo che massacra i beni comuni? Ma certo, lo sappiamo tutti che dentro gli scontri della Val Di Susa dei primi di marzo, propinatici dalla TV fino alla nausea, ci sono anche dei balordi che bruciano e sfasciano, e che desiderano semplicemente generare confusione e alimentare il livello della tensione. Come sappiamo bene, però, che dietro gli appalti ci possono essere – e lo conferma abbondantemente Roberto Saviano su “La Repubblica” del 6 marzo e tutta l’ “antimafia economica” - altri criminali con il colletto bianco, che non guardano in faccia a nessuno e sanno come agire e come fare lobby, anche in parlamento. Come sappiamo bene – e ce lo conferma la Corte dei Conti – che i costi delle ope-

razioni “Alta Velocità” cadono sempre sulla fiscalità nazionale italiana, mica sui privati come si sbandiera in giro. Ovviamente, la polizia e i carabinieri fanno il loro dovere e vanno rispettati: ci mancherebbe altro! Ma non viene in mente ai “criminalizzatori o banalizzatori del movimento” che quelle frange violente sono più utili a chi vuole trasformare il cantiere della TAV in un porto franco nel quale valgono solo le ragioni delle imprese appaltatrici, delle imprese, aldilà delle ragioni e del merito e degli interessi nazionali e locali? Sono forse tutti imbecilli i 360 docenti universitari di tutte le facoltà italiane che in un documento congiunto bocciano il progetto TEN-T n. 6 “sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali”? In questo movimento NO TAV, e in tutti gli altri simili, ci sono migliaia di cittadini e volontari, persone per bene, che stanno manifestando in ogni angolo dell’Italia, e anche in Puglia (sono gli stessi che si sono mobilitati per i referendum sull’acqua pubblica, contro le trivelle nell’Adriatico, contro gli scarichi dei depuratori in mare, contro la cementificazione selvaggia, contro il massacro degli alberi d’ulivo secolari, contro la trasformazione delle campagne pugliesi in tappeti di fotovoltaico, ecc.) perché non vogliono un sistema di sviluppo calato dall’alto, deciso dagli imprenditori, dal partito del cemento. Non sono terroristi. Non vanno in giro con il mitra o le bombe a mano sotto il giubbotto, come facevano i terroristi (più o meno conniventi con i servizi segreti…) al tempo di Aldo Moro o della Strage di Bologna. Vorrei spiegare, invece, perché come volontario non ci sto alle generalizzazioni dei “criminalizzatori e banalizzatori del movimento”. In Puglia, come in tutto il paese, negli ultimi anni è nato un movimento di cit-

LE OPERE CONTESTATE IN ITALIA

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e opere contestate in Italia nel corso del 2011 sono state 331. Non c’è solo la Tav. Rigassificatori, discariche, inceneritori, impianti eolici, tangenziali, centrali a biomasse e molto altro ancora. Rispetto al 2010 il numero di progetti di infrastrutture finito nel mirino delle proteste è aumentato del 3,4%. 163 sono i casi emersi nel solo 2011, mentre i restanti 168 esistono dal 2004. In generale, il 51% delle con-

testazioni emerge a fronte di progetti non ancora autorizzati e spesso allo stato di mere ipotesi. Tutto questo si spera vada nella direzione della creazione di Smart city, città come snodi di sostenibilità e innovazione, fondati su una reale condivisione delle scelte con i cittadini. L’opposizione come detto non risparmia nessun tipo di opera, ma a farla da padrona sono energia e rifiuti. Nel mirino sono finite pesantemen-

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tadini responsabili che, non trovando nei partiti di destra, di centro e di sinistra una sponda credibile, hanno deciso di procedere attraverso i comitati, a partire da centinaia di questioni locali soprattutto ambientali ed economiche , per tentare di limitare come possono l’impatto violento dello sviluppo che erode l’ambiente e il territorio. Situazioni diverse, problemi diversi, motivazioni diverse, che però hanno un unico esito: la piazza e la protesta. Questo accade perché la politica è sorda o “ignora” le ragioni dei cittadini-volontari, perché è chiusa nei palazzi, perché è sensibile solo alle lobby, e agisce spesso con autentiche e vigorose “torsioni della legalità” che la giustizia amministrativa e quella penale molto a fatica rilevano, spesso solo quando la frittata è fatta, quando si è giunti al cosiddetto “punto di non ritorno”. Andiamo a vedere, per esempio, cosa è successo sulla questione della S.S. 275 (Maglie-Leuca), e cosa succede in tante altre situazioni simili, dove “stranamente” prevale il punto di vista dei politici (corroborati dai tecnici e dalle imprese) e quasi mai quello delle associazioni e dei volontari e dei cittadini: anche se l’art. 118 della Costituzione parla del principio di Sussidiarietà, e riconosce ai cittadini e alle associazioni un ruolo decisivo e non marginale nella vita politica. Allora, e finisco, isoliamo i violenti e i corrotti e i corruttori, con lo stesso vigore. Solidarizziamo con le forze dell’Ordine. Ma non manchiamo di rispetto nei confronti dei cittadini volontari che pagano sempre e solo di tasca loro. E soprattutto restituiamo alla politica il suo vero valore, che è quello di governare i processi per accrescere i Beni Comuni, non per obbedire alle lobby o alle ideologie. Luigi Russo

te pure le rinnovabili, 156 afferiscono al comparto delle rinnovabili (47,1%), mentre nella classifica degli impianti più contestati il primo posto è occupato dalle centrali a biomassa (25,1%) e il secondo dagli impianti eolici (12,4%). I lavori legati allo smaltimento dei rifiuti oggetto di contestazione sono invece 31,4%, seguiti con un 4,8% dalle infrastrutture. Qualche dato anche sulla distribuzione geografica delle proteste. Al Nordest, tradizionale epicentro delle

mobilitazioni, si va affiancando il nuovo ruolo svolto dal Centro Italia che nel corso del 2011 ha visto fiorire ben 45 nuovi casi di contestazione. Un ruolo centrale stanno assumendo anche sindacati e associazioni di categoria. D’altra parte c’è una buona parte di Comuni ed enti locali che vedono, invece nella realizzazione di queste grandi opere, complice anche la crisi economica, un’opportunità di occupazione…il consumo del territorio per creare occupazione.


DOSSIER

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APPELLO PER UN RIPENSAMENTO DEL PROGETTO TAV IN VAL DI SUSA Al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Prof. Mario Monti Palazzo Chigi - ROMA Gennaio 2012 Oggetto: Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali. Onorevole Presidente, ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, ricercatori, docenti e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare. Sentiamo come nostro dovere riaffermare - e nel seguito di questa lettera, argomentare - che il progetto1 della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di generare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti. Diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri Nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane. Per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro. Assenza di vantaggi economici per il Paese Per quanto attiene gli aspetti finanziari, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’assenza di un effettivo ritorno del capitale investito. In particolare: 1. Non sono noti piani finanziari di sorta Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di “stop and go”. 2. Il ritorno finanziario appare trascurabile, anche con scenari molto ottimistici. Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali. 3. Ci sono opere con ritorni certamente più elevati: occorre valutare le priorità Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario “storico” sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie. 4. Il ruolo anticiclico di questo tipo di progetti sembra trascurabile. Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di

realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi. 5. Ci sono legittimi dubbi funzionali, e quindi economici, sul concetto di corridoio. I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni geometriche può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse. Bilancio energetico-ambientale nettamente negativo. Esiste una vasta letteratura scientifica nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all’effetto serra da parte dell’alta velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l’operatività delle infrastrutture (binari, viadotti, gallerie) nonché dai più elevati consumi elettrici per l’operatività dei treni, non adeguatamente compensati da flussi di traffico sottratti ad altre modalità. Non è pertanto in alcun modo ipotizzabile un minor contributo all’effetto serra, neanche rispetto al traffico autostradale di merci e passeggeri. Le affermazioni in tal senso sono basate sui soli consumi operativi (trascurando le infrastrutture) e su assunzioni di traffico crescente (prive di fondamento, a parte alcune tratte e orari di particolare importanza). Risorse sottratte al benessere del Paese Molto spesso in passato è stato sostenuto che alcuni grandi progetti tecnologici erano altamente remunerativi e assolutamente sicuri; la realtà ha purtroppo dimostrato il contrario. Gli investimenti per grandi opere non giustificate da una effettiva domanda, lungi dal creare occupazione e crescita, sottraggono capitali e risorse all’innovazione tecnologica, alla competitività delle piccole e medie imprese che sostengono il tessuto economico nazionale, alla creazione di nuove opportunità lavorative e alla diminuzione del carico fiscale. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con un costo totale del tunnel transfrontaliero di base e tratte nazionali, previsto intorno ai 20 miliardi di euro (e una prevedibile lievitazione fino a 30 miliardi e forse anche di più, per l’inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di Alta Velocità realizzati), penalizzerebbe l’economia italiana con un contributo al debito pubblico dello stesso ordine all’entità della stessa manovra economica che il Suo Governo ha messo in atto per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria che il Paese attraversa. è legittimo domandarsi come e a quali condizioni potranno essere reperite le ingenti risorse necessarie a questa faraonica opera, e quale sarà il ruolo del capitale pubblico. Alcune stime fanno pensare che grandi opere come TAV e ponte sullo stretto di Messina in realtà nascondano ingenti rischi per il rapporto debito/PIL del nostro Paese, costituendo sacche di debito nascosto, la cui copertura viene attribuita a capitale privato, di fatto garantito dall’intervento pubblico. Sostenibilità e democrazia La sostenibilità dell’economia e della vita sociale non si limita unicamente al patrimonio naturale che diamo in eredità alle generazioni future, ma coinvolge anche le conquiste economiche e le istituzioni sociali, l’espressione democratica della volontà dei cittadini e la risoluzione pacifica dei conflitti. In questo senso, l’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione ci sembra un’anomalia che Le chiediamo vivamente di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni trasparenti e documentabili, così come previsto dalla Convenzione di Århus2. Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell’opera. Non ci sembra privo di fondamento affermare che l’attuale congiuntura economica e finanziaria giustifichi ampiamente un eventuale ripensamento e consentirebbe al Paese di uscire con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali, anche per evitare di iniziare a realizzare un’opera che potrebbe essere completata solo assorbendo ingenti risorse da altri settori prioritari per la vita del Paese. Con viva cordialità e rispettosa attesa,

Sergio Ulgiati, Università Parthenope, Napoli Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana Marco Ponti, Politecnico di Milano


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ASSOCIAZIONI

NUOVA SEDE PER L’ASSOCIAZIONE MARCO 6.31

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Buona prassi del nostro territorio, tra integrazione e socializzazione

uando si entra nell’Associazione Marco 6.31 si respira subito aria di festa. Già all’esterno si possono incontrare degli utenti che, con cortesia e disponibilità, fanno gli onori di casa. All’interno c’è una grande sala che, di sera, è occupata da una cinquantina di persone: sono i volontari e le persone disabili, utenti del Centro. Al grande tavolo sono seduti i ragazzi occupati in varie attività, chiacchierando tra loro e con i volontari. Sul lato, c’è un altro tavolo occupato da signore anziane che cuciono, fanno la maglia o l’uncinetto, trascorrono il tempo in compagnia e aiutano gli altri. È infatti la vendita dei loro prodotti uno degli introiti principali del Centro, che insieme ai manufatti artigianali degli utenti stessi sono venduti durante le raccolte fondi. L’atmosfera è famigliare, informale e tutti appaiono allegri e ben disposti a fare nuove amicizie. Un contributo importante e determinante quello delle raccolte fondi che hanno permesso l’acquisto di un nuovo stabile a Surbo futura sede dell’associazione Marco 6.31. Sarà grande duecento quaranta metri

quadrati con un grande giardino da utilizzare durante la bella stagione. Ma non è ancora attiva e bisogna eliminare alcune barriere architettoniche per ottenere l’agibilità e renderla funzionale alle esigenze dei soci. Per ora l’associazione è in un edificio concesso dal Comune in comodato d’uso. Il centro è attivo fino a sera tutti i giorni della settimana, escluso il sabato che si utilizza per eventi ed attività all’esterno, come andare la cinema. «La mattina ci sono pochi utenti e le attività sono un po’ differenti. Per esempio oggi hanno cantato e ballato» ci ha raccontato Cinzia Conte, presidentessa dell’associazione e famigliare di uno degli utenti. «Nel pomeriggio gli utenti aumentano: sono infatti diciannove le persone, giovani e non più giovani, che frequentano stabilmente il Centro. Le attività predisposte sono molte, dalla realizzazione di oggetti o collane al collage con stoffe, dai laboratori di cucina o musica, al rinforzo di competenze apprese come scrivere, anche al computer, leggere e disegnare. I nostri ragazzi, quando sono in associazione, scelgono autonomamen-

MAI PIÙ SENZA 50 E 50

Ecco la proposta di legge di iniziativa popolare per garantire parità di accesso alle cariche elettive, tramite il principio della doppia preferenze e della inammissibilità delle liste che non prevedano una presenza paritaria dei due generi tra i candidati

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i chiama democrazia paritaria ed il principio alla base della proposta di legge di riforma del sistema elettorale regionale. Presentata in occasione della giornata internazionale della donna, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Norme per l’equilibrio di genere nell’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione” è promossa dall’Ufficio della Consigliera di Parità e dall’assessorato regionale al Welfare. La proposta di legge, unica in Italia,

prevede che in ogni lista per l’elezione al Consiglio regionale nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50%, pena la non ammissibilità della lista. Non solo. In tutti i programmi di comunicazione politica deve essere assicurata la presenza paritaria di candidate/i di entrambi i sessi, così come nei messaggi autogestiti, dove deve essere messa con pari evidenza la presenza di candidate/i di entrambi i sessi nella lista presentata dal soggetto politico che realizza il

te cosa fare e gli operatori e i volontari li supportano. Crediamo che questa autonomia renda le attività proposte più interessanti e che serva a sviluppare la capacità di scelta, nell’ambito di un progetto individualizzato e studiato su ogni utente». Negli anni, le attività svolte dal Centro sono state molte e i ragazzi hanno prodotto un documentario su come vedono il loro ingresso nel mondo lavoro. Questo prodotto audiovisivo è stato poi distribuito come allegato ad un libro prodotto in collaborazione con il CSV Salento. Molti sono anche i progetti sportivi studiati per i ragazzi, come la piscina e l’ippoterapia. «Il nostro prossimo obiettivo è avvicinarci alle famiglie di Surbo che hanno bisogno di aiuto», ci ha detto ancora la presidentessa. «Sono infatti ancora molti i disabili chiusi in casa che non conoscono l’opportunità che un centro può dare: stare insieme, socializzare, conoscere se stessi ed altri, sentirsi partecipi di un gruppo». Sara Beaujeste d’Arpe

messaggio. Inoltre, si possono esprimere uno o due voti di preferenza: se si esprimono due preferenze, queste non possono riferirsi a candidati/e dello stesso sesso. E se si esprimono due preferenze per candidate/i dello stesso sesso, la seconda preferenza è nulla. «Con questa legge stiamo cercando di destrutturare le categorie del pensiero maschile – ha detto la Consigliera regionale di parità Serenella Molendini – inaugurando una pratica politica nuova. C’è infatti tanto di più sotto il cielo, che le donne possono oggi permettersi di darsi un obiettivo paritario mettendo in atto la pratica della differenza». Per presentare la legge occorrono 15mila firme, «ma – è la certezza dell’assessore regionale al Welfare,

Elena Gentile – credo che dovremo raggiungere quota 50mila. Ce la faremo perché è un’occasione di discussione con il territorio e con i cittadini». A Lecce si è fatta promotrice della raccolta firme l’associazione Sui Generis che ha tra i fini statutari proprio quello di promuovere cittadinanza attiva e di contribuire ad uno sviluppo socio economico più equo, inclusivo e sostenibile, con particolare attenzione alla dimensione di genere. La raccolta firme – con le stesse modalità dei referendum - terminerà il 2 settembre 2012, ma tutti i moduli con firme autenticate e certificate devono essere consegnati al comitato promotore entro il 31 luglio 2012. Antonio Carbone

IL CASO S.S. 275. LA VERITÀ DEI VOLONTARI

Prossima pubblicazione dall’associazione SOS Costa Salento un’inchiesta che svela la storia, i numeri e le ricadute ambientali, economiche e storico/archeologiche del più grande investimento degli ultimi 20 anni nel Salento

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opo vent’anni di battaglie e contenziosi, a mantenere aperto il dibattito sull’opportunità del progetto di ammodernamento della strada statale 275 nei suoi ultimi 18 chilometri sono rimasti solo i volontari. Per dare voce alle motivazioni di una battaglia a tutela del paesaggio, del territorio e del ruolo della cittadinanza attiva, l’associazione “SOS Costa Salento” ha realizzato “Il caso S.S. 275. La verità dei volontari”, un’inchiesta in via di pubblicazione che analizza il modello di sviluppo delineato dal progetto di allargamento della strada statale 275 nel tratto da Montesano Salentino a Santa Maria di Leuca. L’idea nasce nelle discussioni della Consulta Ambiente del CSV Salento, formata da 21 comitati locali e associazioni ambientaliste di volontariato che agiscono in tutta la provincia di Lecce. L’obiettivo è molto semplice: svelare la storia del progetto, le questioni aperte, i costi in termini amministrativi/finanziari, ambientali e storico-archeologici. In una sola parola “divulgare” le informazioni, in modo che un pubblico sempre più ampio conosca i fatti, nonostante le mistificazioni. Un lavoro che racconta una vicenda, un territorio e un progetto, da più parti definito sovradimensionato, ponendo l’attenzione soprattutto su due aspetti, quello turistico e quello economico rispetto a un progetto, quello dell’ammodernamento della Maglie-Leuca, che comporta un consumo di territorio di circa 900 mila m² che sarà di 4 corsie fino a San Dana (frazione di Gagliano del Capo) e di 2 fino a Leuca. L’inchiesta valorizza, documentandolo, il punto di vista delle associazioni ambientaliste contrarie al progetto e che denunciano non solo numerose irregolarità nell’iter burocratico seguito per affidamento del progetto, ma soprattutto rivendicano un modello economico, turisti-

co e culturale che con la costruzione della cosiddetta autostrada del Basso Salento, andrebbe inesorabilmente distrutto. Un modello che valorizzi lo straordinario patrimonio archeologico e naturale di una delle zone più intoccate del Salento e potenzi il crescente settore turistico e agricolo. Un’apposita sezione raccoglie le numerose e ben documentate proposte alternative al progetto, smentendo il “luogo comune” che vede i volontari ambientalisti contrari a tutto ciò che si propone. L’inchiesta è corredata da un’appendice di interviste a testimoni privilegiati di questa vicenda, tra cui il regista e presidente della Cineteca di Bologna Giuseppe Bertolucci che da anni passa le sue vacanze a Diso.

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Marzo 2012 - Anno VII - n.56 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo

Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Luigi Conte, Sara Mannocci, Lara Esposito. Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel. 0832.392640 - Fax 0832.391232 - Direttore: 335.6458557

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BENI COMUNI

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA

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Dopo le aggressioni governative al voto del referendum di giugno 2011, il Forum sull’Acqua ha lanciato la Campagna di obbedienza civile il mio voto va rispettato. Alto il livello del confronto anche in Puglia

onostante lo schiacciante risultato del referendum sull’Acqua Bene Comune dello scorso giugno, la volontà popolare di pubblicizzare la gestione dell’acqua è rimasta solo sulla carta. A ribadirlo sono gli attivisti del comitato pugliese Acqua Bene Comune, denunciando le norme inserite nel decreto liberalizzazioni che renderebbero più complicata la gestione pubblica dell’acqua. Per difendere il valore della democrazia e della volontà popolare, ancor prima che della difesa dei Beni Comuni, è stata lanciata la campagna di Obbedienza Civile “Il mio voto va rispettato”, promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che invita a pagare le bollette applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”. In Puglia il Comitato “Acqua Bene Comune” chiederà ai cittadini di firmare una lettera di reclamo e di diffida indirizzata all’Acquedotto Pugliese. La lettera di reclamo riguarda le somme indebitamente riscosse dal 21/07/2011 (giorno di pubblicazione degli esiti referendari sulla Gazzetta Ufficiale) come remunerazione del capitale investito, oggetto specifico della richiesta di abrogazione di uno dei due quesiti referendari sull’acqua usciti vittoriosi dalle urne. La diffida, invece, chiede l’eliminazione dalla successiva bolletta della cifra corrispondente alla remunerazione del capitale, con riserva di agire in giudizio, in caso di inadempienza, al fine di richiedere la restituzione di quanto dovuto. I cittadini potranno sottoscrivere la lettera di reclamo e diffida anche recandosi direttamente presso gli sportelli del Comitato pugliese e delle Associazioni dei Consumatori che sostengono l’iniziativa. In Puglia, inoltre, la sfida di tanti cittadini e cittadine e associazioni che si riconoscono nel Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua si gioca anche a livello regionale. Con la Legge Regionale n. 11/2011 dal titolo Gestione del servizio idrico integrato - Costituzione dell’Azienda pubbli-

ca regionale “Acquedotto Pugliese (AQP)”, la Puglia ha tentato di dare applicazione ai principi referendari: un tentativo più volte definito formale e non sostanziale dai comitati stessi soprattutto per quanto riguarda il reale coinvolgimento di cittadini, parti sociali e movimenti alla redazione della legge. Per quanto riguarda le tariffe, inoltre, da un tavolo tecnico cui hanno partecipato la Regione, l’Autorità Idrica e l’Acquedotto è emersa la volontà di ridimensionarle in base al reddito. La decurtazione sarà applicata dal 2013 al 2017 con un investimento regionale di 110milioni da Fondi Ue e di Coesione (ex Fas). Dal 2018 il taglio delle tariffe ai più deboli sarà interamente compensato dal maggior ricavo derivante dall’incremento delle bollette ai più abbienti. Sono stati previsti tre differenti tipi di esenzione, prendendo a parametro il concetto della gratuità dell’acqua: 50 litri al giorno a persona. Le famiglie con un reddito Isee fino a 7.500 euro annui avranno diritto a due quote da 50 litri più un servizio per fogna e depurazione (legato alla quantità di acqua) pari a 36 metri cubi, quelle con almeno 4 figli e un reddito Isee inferiore ai 20mila euro annui a sei moduli da 50 litri ovvero 300 litri, più un servizio fogna e depurazione di 110 metri cubi e per le case con presenza di non autosufficienti e un reddito Isee inferiore agli 11.600 euro, infine, avranno a disposizione 150 litri e 55 metri cubi di servizi. «La revisione delle tariffe – commenta Maria Grazia Simmini del Comitato provinciale “Acqua Bene Comune” – non cambia la realtà dei fatti e cioè che l’Acquedotto Pugliese rimane una società per azioni. Fino a quando non ci sarà la volontà politica di ripubblicizzarlo davvero eliminando la remunerazione del capitale nelle tariffe, così come proposto dal Comitato Pugliese, tutte le disposizioni saranno solo fumo negli occhi. È una questione di diritto e non di carità – conclude – e questo è uno dei punti su cui ci battiamo da tempo». Lara Esposito

NASCE LA RETE DEI COMUNI PER I BENI COMUNI

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Associazioni, comitati, gruppi di cittadinanza attiva e amministratori locali insieme per lavorare per la loro tutela

er rimettere al centro dell’attenzione pubblica e politica la tutela dei Beni Comuni è nata dalla volontà di amministratori locali, associazioni, comitati e gruppi di cittadinanza attiva di ogni parte d’Italia la Rete dei Comuni per i Beni Comuni. Un movimento che parte dal basso e dal Sud di cui fanno parte, tra gli altri, Forum sull’acqua, No Tav, No Dal Molin, Chiaiano e anti-inceneritori, No Ponte, Teatro Valle, ma anche tante donne, lavoratori, giovani precari e immigrati. Tra i promotori e garanti di questa nuova rete i sindaci di Napoli, Bari, Cagliari e il presidente della Regione Puglia. Bussola puntata sui Beni Comuni, categorie a vocazione sociale, indispensabili e insostituibili, funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali delle persone. Per promuoverli e tutelarli, la Rete ha prodotto un apposito manifesto. La necessità espressa è

quella di realizzare una piattaforma politica condivisa su cui impegnarsi attraverso l’adozione di coerenti pratiche locali e l’apertura a vertenze nazionali, che lavori su obiettivi specifici al fine di promuovere i Beni Comuni e la democrazia partecipativa e per promuovere la stesura di una Carta Europea dei Beni Comuni. Tra gli obiettivi, primo fra tutti la piena attuazione della volontà referendaria espressa lo scorso 13 giugno attraverso una mobilitazione immediata contro l’art. 26 del Decreto Monti bis che riproduce, inasprendola, la legislazione abrogata dal referendum. Il manifesto, su questo, ribadisce la necessità di passare a pratiche concrete come la ripubblicizzazione per trasformare le Spa a capitale pubblico in Aziende Speciali Partecipate per i servizi pubblici e il sostegno alla campagna di obbedienza civile “Il mio voto va rispettato” promossa

dal Forum dei movimenti per l’acqua sull’eliminazione della “remunerazione del capitale investito” dalla tariffa idrica. Oltre alla questione referendaria, il manifesto sposa anche la necessità di opporsi alla morsa insostenibile del Patto di Stabilità interno sulla finanza locale che elimina gli spazi di autonomia e autogoverno dei Comuni stessi. Un’opposizione possibile solo attraverso una campagna di rottura collettiva, condivisa e coordinata a partire dalla discussione e dal voto dei bilanci di previsione per l’anno 2012. Una battaglia che si intreccia anche con quella contro il progetto di riforma costituzionale per l’inserimento del vincolo al pareggio di bilancio e con un processo costituente di un’Europa sociale, politica democratica e federativa che superi l’attuale gestione dell’Unione europea e della Bce. La pratica di tutela dei Beni Comu-

ni ingloba anche il lavoro, l’utilizzo degli immobili pubblici per esigenze abitative, sociali e culturali, il sostegno alla stampa indipendente quale strumento indispensabile di democrazia, il riconoscimento dei diritti delle persone immigrate attraverso la pratica della “cittadinanza municipale”, l’estensione dei nuovi diritti di cittadinanza digitale, la cultura e la conversione ecologica dei sistemi economici locali. Attenzione alta anche sulle questioni ambientali, quindi, con un invito a cessare la politica dell’incenerimento dei rifiuti per investire invece su cultura e prevenzione, riduzione e recupero, riuso e riciclaggio e azzeramento del consumo di territorio. Un manifesto coraggioso, quindi, che si propone sopra ogni altra cosa di sviluppare processi di democrazia partecipativa, incentivando tutti gli strumenti di democrazia diretta.


SALUTE

PRESENTATE LE NUOVE LINEE GUIDA SULL’AUTISMO

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Si scatenano le polemiche sulla bocciatura di tutti i rimedi psicoterapici esclusa la terapia cognitivo comportamentale. Una petizione per riapire il Tavolo di confronto

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o scorso 26 gennaio a Roma sono state presentate le nuove Linee guida sull’autismo, messe a punto dall’Istituto superiore di Sanità. Si tratta di uno strumento utile a far si che i risultati della ricerca scientifica possano essere trasferiti alla pratica clinica e, secondo il responsabile del progetto Alfonso Mele, rappresenta “un primo, indispensabile passo per garantire una risposta adeguata ai bisogni terapeutici delle persone autistiche”. Tuttavia, molte sono state le polemiche scatenate dalle linee guida, soprattutto riguardo alla bocciatura di tutti i modelli terapeutici per la cura della malattia ad eccezione dell’approccio cognitivo-comportamentale. Si tratta della cosiddetta ABA (Applied Behaviour Intervention - Analisi del Comportamento Applicata), cioè di programmi comportamentali intensivi, basati sull’uso dei principi della scienza del comportamento per la modifica di comportamenti socialmente significativi. Essi consistono nell’applicazione intensiva dei principi comportamentali per l’insegnamento di abilità sociali (linguaggio, gioco, comunicazione, socializzazione, autonomia personale, ecc.) e la correzione di comportamenti problematici (aggressività, autolesionismo, ossessioni, ecc.). Tutte le altre metodiche, da quelle che richiedono l’ausilio di strumenti comunicativi come i computer, alla comunicazione facilitata, le diete senza glutine, la musicoterapia, ma anche l’utilizzo di integratori alimentari, melatonina, ossigeno iperbarico e i trattamenti farmacologici, vengono sconsigliate perchè non esistono prove scientifiche della loro utilità.

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Associazioni, istituti e singoli cittadini, nonchè vari esponenti politici, si sono uniti in una denuncia unanime delle criticità riguardanti le raccomandazioni formulate. Tantissime le adesioni alla petizione per far riaprire un tavolo di confronto, nella quale si chiede a gran voce di rivedere il documento perchè non è condivisibile l’adozione della tecnica neo-comportamentale come unico strumento valido nella cura dell’autismo. «È doveroso – si legge sulla petizione – riaprire il dibattito per includere i recenti risultati della ricerca nell’ambito della psicologia evolutiva che pongono l’affettività alla base dello sviluppo cognitivo». Antonio Gallese, vicepresidente dell’Unione nazionale pediatri, accusa di “semplicismo” le linee guida. «I modelli unici raramente sono validi nell’approccio di qualunque disagio» commenta Rolando Ciofi, segretario generale del Movimento psicologi indipendenti. Per Luca Poma, presidente dell’associazione “Giù le mani dai bambini”, «nessuna linea guida valida può considerare tale patologia solo con un tipo di metodo. Un’unica strategia terapeutica rappresenta un segno di grande debolezza». Un’altra criticità emerge dall’indagine Censis “La dimensione nascosta della disabilità”: delle 5,2 ore settimanali richieste in media dagli interventi cognitivo-comportamentali, ben 3,2 sono state pagate privatamente dalle famiglie, contro le 2,0 erogate dal soggetto pubblico. Questo è un dato molto significativo giacché fa emergere gli alti costi della terapia cognitivocomportamentale che gravano soprattutto sulle famiglie.

UN VACCINO PER L’ALZHEIMER: LA SCOPERTA DI DUE ISTITUTI DI RICERCA NAPOLETANI

ono 10 anni che in tutto il mondo si sperimentano vaccini per prevenire il morbo di Alzheimer, ma i gravi effetti collaterali hanno finora impedito ogni utilizzo sull’uomo. Il rimedio tanto atteso potrebbe arrivare da due istituti napoletani del Centro Nazionale delle Ricerche: l’Istituto di genetica e biofisica (Igb-Cnr) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr). Il gruppo di lavoro, coordinato da Antonella Prisco, ricercatrice dell’IgbCnr, insieme a Piergiuseppe De Berardinis, primo ricercatore dell’Ibp-Cnr, ha messo a punto un vaccino, battez-

zato (1-11)E2, capace di impedire la formazione nel cervello delle placche che caratterizzano l’Alzheimer. Lo studio, che ha già ottenuto il brevetto italiano e chiesto il brevetto internazionale, è stato pubblicato sulla rivista “Immunology and Cell Biology”. Il morbo di Alzheimer è innescato dalla proteina beta amiloide, causa delle placche senili che provocano danni alla memoria e alle capacità cognitive. Da due nuovi studi, condotti dai ricercatori dell’università Columbia e Harvard, pare che la malattia si diffonda come un’infezione, passando da una

cellula cerebrale all’altra. I nuovi studi lasciano supporre che sia possibile fermare l’aggravarsi del morbo di Alzheimer evitando questa trasmissione da cellula a cellula, con un anticorpo che blocchi la proteina in questione. Il vaccino realizzato dai due istituti napoletani produce gli anticorpi contro il peptide beta amiloide. «Oltre a prevenire la formazione di questi aggregati o facilitarne la rimozione – spiega Antonella Prisco – il vaccino polarizza la risposta immunitaria verso la produzione di una citochina anti-infiammatoria, l’interleuchina-4, confermando le proprietà immuno-

logiche che speravamo di ottenere». «La sperimentazione – continua la responsabile del progetto – attualmente è nella fase pre-clinica che prevede la somministrazione del vaccino a topi normali (...). Il passo successivo sarà testare l’efficacia terapeutica e i possibili effetti collaterali in topi transgenici che sviluppano una patologia simile all’Alzheimer». «Sono molto ottimista – ha commentato la ricercatrice – rispetto all’efficacia delle qualità immunologiche del vaccino (...). Ma la sua applicazione nell’uomo avrà tempi ancora impossibili da prevedere».

MALATTIE RARE, PARTE LA CONSULTAZIONE PUBBLICA

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Attraverso il sito malatirari.it associazioni, pazienti, ricercatori e tutti coloro che vorranno potranno contribuire alla realizzazione di un Libro Bianco sul tema

iccoli/grandi esempi di sussidiarietà grazie al nuovo portale www.malatirari.it, il contenitore che accoglie il percorso di progettazione partecipata promosso dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Una vera e propria consultazione pubblica sul tema delle malattie rare con l’obiettivo di raccogliere da associazioni, pazienti, ricercatori e tutti coloro che vorranno contributi e spunti di riflessione sul tema. L’obiettivo è di realizzare insieme all’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e con la consulenza della società Cattaneo Zanetto & Co. un Libro Bianco sulle malattie rare che possa rappresentare un utile contributo alla definizione del Piano Nazionale che tutti i Paesi membri dell’Unione Europea sono chiamati a presentare entro il 2013. Il progetto ha preso il via lo scorso

autunno con una serie di interviste mirate grazie alle quali sono stati raccolti e razionalizzati punti di vista e opinioni di alcuni dei principali attori a livello nazionale e internazionale che si occupano di questo tema. L’apertura del nuovo portale rappresenta la seconda fase di questo percorso, quella della consultazione pubblica per definire insieme la traccia da seguire per un più efficace governo delle malattie rare. Una definizione, però, che rende giustizia alla sostanza di queste patologie: se ne contano circa 8mila al mondo e ogni settimana se ne scoprono 5 nuove. Non sono rare, infatti, le persone che ogni giorno devono affrontare una vita scandita da malattie così difficili da identificare e in Italia, secondo le stime più diffuse, si tratta di circa 2milioni di persone, la gran parte bambini. La vera questione aperta rimane ancora quella della

diagnosi e della scelta del percorso di cura perché non è sempre facile trovare centri di riferimento specializzati. A livello nazionale esiste il Registro delle malattie rare istituito presso l’Istituto superiore di sanità che ha censito ufficialmente 485 patologie. Le più frequenti sono quelle che agiscono sul sistema nervoso e sugli organi di senso, che rappresentano il 21,05% del totale. Al più si tratta di malattie per le quali sono previste esenzioni nel servizio sanitario nazionale. Il ministro della Salute Renato Banduzzi, inoltre, si è impegnato a inserirne altre 109 nella fase di aggiornamento dei Lea, i livelli essenziali di assistenza ma il numero indicato potrebbe essere ancora a ribasso in quanto si riferisce a una stima del 2008 e in questi anni la situazione è mutata ulteriormente.


SPECIALE PROTEZIONE CIVILE

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CHE FINE HA FATTO LA PROTEZIONE CIVILE?

n passato di glorie ma anche di scandali, di sperperi e nuovi tagli. E di quella che era la “benedetta Protezione Civile” è rimasto davvero ben poco. Quasi nulla, almeno nei vertici nazionali che, all’indomani del rimpallo di responsabilità sulla vicenda maltempo a Roma, denunciano lo stato di totale “calamità” in cui versa l’intero Dipartimento. Così, dall’essere esempio al mondo di efficienza e competenza, la Protezione civile in Italia nella stagione di un anno appena, è diventata una struttura che fa fatica, e non risponde alle emergenze in maniera tempestiva. Perché? Cosa è accaduto nell’arco di questo tempo? La denuncia che viene dal capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale Gabrielli, è chiara: non ci sono soldi, i fondi, grazie alla “cura Tremonti”, sono stati ridotti del

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10 per cento, quasi una legge della compensazione per gli sprechi della gestione Bertolaso, più di 10 miliardi in otto anni. Ma come la pensano i volontari della Protezione civile del Salento? Lo abbiamo chiesto a Rocco Foti, presidente provinciale dell’associazione nazionale Vigili del Fuoco in Congedo. «Senza dubbio a cascata si avverte lo stesso disagio che si percepisce a livello centrale – dice Rocco Foti. Inevitabilmente manca l’anello di congiunzione tra i vari enti preposti alla prevenzione e all’intervento nell’emergenza, cioè tra Dipartimento, Prefetture, Regioni, Province e Comuni e questo, ovviamente, ha una ricaduta anche localmente. Lo spiego meglio. Oltre che a livello istituzionale il fermo c’è anche nei confronti di quel variegato mondo della protezione civile che è fatto

del numero di segnalazioni antincendio) per il controllo del dissesto idrogeologico. La convenzione scadrà il prossimo 31 maggio ma, ad oggi non è dato sapere nulla sulla possibilità di un prosieguo. «Certo è che come volontari – conclude Foti – di fronte ad un’emergenza, pur in assenza o penuria di risorse, non deve mai venir meno l’impegno sociale, lo slancio che ci ha permesso finora di contenere molti danni, di salvare vite umane, anche quando le risorse non lo avrebbero permesso». Insomma, ora come non mai, occorre un nuovo slancio all’impegno volontario, vigoroso, che non impallidisca di fronte alle ristrettezze economiche e che possa farsi garante della tutela del nostro territorio, il patrimonio più grande di cui il Salento e l’Italia intera dispongono. Luigi Conte

LA SALUTE DEL VOLONTARIO: UNA LEGGE A TUTELA DELLA SICUREZZA NELLA PROTEZIONE CIVILE

rrivano importanti novità per il settore del volontariato italiano in particolare per le attività riguardanti la Protezione civile. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato in data 11 gennaio il provvedimento attuativo delle disposizioni in materia di tutela della salute e sicurezza dei volontari di Protezione civile. Attraverso questo provvedimento vengono riconosciuti i diritti alla sicurezza ed alla formazione dei volontari della Protezione civile, della Croce Rossa Italiana, del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e dei Vigili del Fuoco. Il provvedimento approvato dalla Conferenza è frutto di un percorso normativo avviato con il decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute nei luoghi di lavoro. In quell’atto, nella definizione di “lavoratore”, vengono inclusi anche i volontari impiegati nel settore della Protezione civile, aprendo la strada alla corretta tutela dei volontari i quali finora venivano considerati “come se fossero” dipendenti, o “quasi” impiegati con la conseguente difficoltà nel garantire loro la dovuta sicurezza. Lo stesso decreto legislativo ha inoltre delegato ad un accordo interministeriale la definizione delle attività a sostegno della sicurezza e la salute dei volontari della Protezione civile. La seconda tappa del percorso è rappresentata proprio dal decreto interministeriale di

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esclusivamente di volontari. È evidente che in misura proporzionale, una riduzione delle risorse economiche, può significare a livello locale, la riduzione delle parti economiche nelle convenzioni tra Comuni e Protezioni civili territoriali. In alcuni casi, in quei comuni in cui non vi è stata un’oculata spesa nel 2011, è già successo che le convenzioni con noi volontari non siano state rinnovate». Una situazione, insomma, che non fa ben sperare neanche per i nostri territori che, assieme ai cittadini, saranno i primi ad accusare il colpo dei ritardi e dei singhiozzi di comunicazione tra i vari enti preposti alla tutela del territorio. Per esempio, lo scorso anno la Regione Puglia aveva stretto una convenzione con 63 associazioni di protezione civile della provincia di Lecce per la campagna A.I.B. (Analisi comparativa

attuazione del 13 aprile 2011 che sancisce l’obbligo di sottoporre il “lavoratore volontario” ad un percorso di formazione, informazione e addestramento rispetto agli scenari di rischio di protezione civile ed ai compiti svolti. L’atto normativo interviene inoltre sul controllo sanitario generale, sulla sorveglianza sanitaria per quei volontari esposti agli agenti di rischio e sulla dotazione di dispositivi di protezione individuale. Il decreto interministeriale, nella sostanza affida il compito di adempimento delle attività di formazione e addestramento alle associazioni di volontariato e di formazione in materia sanitaria alle istituzioni pubbliche che coordinano le iniziative della Protezione civile. Il provvedimento di aprile rinviava ad una successiva intesa tra il Dipartimento della Protezione civile e le Regioni e Province autonome, terzo ed ultimo passaggio normativo, la definizione delle modalità nello svolgimento delle attività di sorveglianza sanitaria.

Attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro, i soggetti coinvolti nell’intesa hanno definito gli indirizzi comuni di intervento sull’intero territorio nazionale in particolare nella definizione degli scenari di rischio della Protezione civile; dello svolgimento delle attività di formazione, informazione ed addestramento dei volontari di protezione civile in materia di tutela della propria salute e sicurezza; l’individuazione degli accertamenti medici basilari finalizzati all’attività di controllo sanitario dei volontari. Si giunge così all’approvazione di questi indirizzi comuni da parte della Consulta dell’11 gennaio scorso. È stato un iter lungo ed articolato ma che ha portato al riconoscimento del volontario della Protezione civile quale figura fondamentale nelle attività di intervento e gestione delle emergenze nazionali e che lo equipara nei diritti e nelle tutele a tutti gli altri lavoratori.

PROTEZIONE CIVILE, ECCO LA NUOVA SEDE

l fine di ottimizzare le risorse e valorizzare al meglio la rete delle forze presenti sul territorio, è stata inaugurata all’interno della Prefettura di Lecce la nuova sala della Protezione civile, un centro operativo per il Comitato interforze fortemente voluto dal prefetto Giuliana Perrotta per pianificare insieme gli interventi necessari in caso

di emergenza. L’obiettivo è quello di rendere più efficace le attività sul territorio e per questo all’interno della nuova sede lavoreranno insieme per le decisioni prettamente tecniche le interforze che formano il Cis e quindi Vigili del fuoco, Guardia di Finanza, Protezione Civile, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia ed Esercito. Il

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coordinamento, quindi, organizzerà gli interventi in una sala apposita dove saranno messi a disposizione dispacci, bollettini meteo, ma anche le indicazioni sulle emergenze e gli interventi da effettuare. In una sala separata, invece, lavoreranno sulla programmazione i rappresentanti degli enti e delle forze dell’ordine interessati alla tutela del territorio.


CARCERE

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NELLE CARCERI SI FA SPAZIO, MA NEANCHE TROPPO

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Il Governa prova a svuotare le carceri italiane, ma i primi risultati sono minimi

na piccola boccata d’aria per le carceri e, soprattutto, per i detenuti italiani. Il Governo incassa la fiducia del parlamento sul decreto “Svuota carceri” che prevede la possibilità di ricorrere agli arresti domiciliari ed abbandonare le sovraffollate celle italiane per i detenuti arrestati in flagranza per reati minori e per coloro che hanno da scontare gli ultimi 18 mesi di pena residua. Nello specifico il testo innalza da dodici a diciotto mesi la parte di pena scontabile ai domiciliari, aumentando il numero di quanti già usufruivano della legge “sfolla carceri“ del 2010. Oltre a questo, il decreto prevede che nei casi di arresto in flagranza, il giu-

CONDANNATI SENZA DIGNITÀ E DIRITTI

dizio direttissimo debba essere tenuto entro e non oltre le 48 ore dall’arresto e viene inoltre sancito il divieto di mandare in carcere le persone arrestate per reati non gravi prima della convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo. In questi casi l’arrestato dovrà essere, di norma, custodito nelle celle di sicurezza delle questure. Il provvedimento prevede inoltre la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo del 2013. Secondo la redazione di “Ristretti Orizzonti” la legge “svuota carceri” finora ha rimesso in libertà 5.140 detenuti, mentre ad altri 6.245 sono stati concessi gli arresti domiciliari. Un risultato importante ma piuttosto irrisorio se si considera che il sovraffollamento delle carceri italiane riguarda 22mila persone.

L’amministrazione penitenziaria di Lecce dovrà risarcire quattro detenuti di Borgo San Nicola per sovraffollamento. E dalla Corte Europea arriva un’altra sanzione nei confronti dell’assistenza medica delle carceri italiane

L

’amministrazione penitenziaria di Lecce è stata di nuovo condannata a risarcire i suoi detenuti. Dopo la sentenza di settembre scorso che diede ragione a un detenuto che, nel carcere di Lecce, scontava la pena per furto aggravato, questa volta è toccato a quattro detenuti del carcere di Borgo San Nicola che hanno ottenuto un risarcimento per danni per la lesione della dignità e dei diritti. La motivazione è inequivocabile: il sovraffollamento della casa circondariale comporta una violazione dell’articolo 27 della Costituzione, nella parte in cui recita che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Il Tribunale di sorveglianza di Lecce, quindi, ha accolto parzialmente il ricorso dei detenuti rappresentati dall’avvocato Alessandro Stomeo e condanna lo Stato a pagare indennizzi che oscillano tra mille e 4mila euro. La forbice varia in funzione del tempo trascorso in condizioni inadeguate e in proporzione alle condizioni di disagio: ristrettezze di spazi, mancanza di atti-

vità sportive, risocializzanti, ricreative, di studio e lavoro. Nel carcere leccese la situazione ha ormai da tempo superato il limite tollerabile, con celle di dieci metri quadrati pensate per una persona e abitate da 4, contenenti un letto a castello a tre piani in cui l’ultima branda è a 50 centimetri dal soffitto. Il sovraffollamento è di circa il 120% con 1.377 detenuti a fronte della capienza di 660. Uno stato di cose esplosivo recentemente denunciato anche dalle detenute e messo nero su bianco in una lettera da una di loro, Lucia Bartolomeo che oltre all’insopportabile sovraffollamento ha posto l’attenzione sul freddo siberiano, le perdite d’acqua, le condizioni igieniche, la mancanza di carta igienica, di disinfettante. A raccontare ancora meglio l’insostenibile sofferenza di queste persone, il dato relativo all’uso di ansiolitici e depressivi, che tocca ormai il 90% dei detenuti. Ma le condanne non finiscono qui. La Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 7 febbraio 2012, infatti, ha sanzionato l’Italia in merito

alla gestione dell’assistenza medica all’interno delle carceri. Gli Stati, infatti, devono assicurare ai detenuti un trattamento che garantisca il pieno rispetto della dignità umana e nel caso di individui malati o affetti da disabilità motorie, devono mettere in campo trattamenti idonei a evitare che la salute peggiori. Se lo Stato non assicura cure mediche appropriate incorre in una violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo ed è responsabile di trattamenti disumani e degradanti. La sentenza arriva in seguito al ricorso di un detenuto nell’istituto penitenziario di Parma colpito da diverse patologie, che gli impedivano movimenti autonomi. Malgrado i ripetuti allarmi lanciati dai medici, secondo i quali l’assenza di terapie riabilitative avrebbe causato un peggioramento della salute del detenuto, nulla era stato fatto. Da qui la sanzione che obbliga le autorità nazionali a risarcire la vittima con un indennizzo di 10mila euro. Lara Esposito

UN PATTO DI SOLIDARIETÀ TRA CSV E UEPE REGIONALI

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avorisce la partecipazione attiva delle comunità al processo di recupero e di reinserimento delle persone detenute ed ex detenute, incrementando da un lato l’efficacia dell’azione istituzionale degli Uffici esecuzione penale esterna territoriali, dall’altro sperimentando nuove opportunità di messa in rete delle molteplici risorse di cui dispongono le associazioni di volontariato. Sono questi gli obiettivi principali di una largo coordinamento regionale stretto attorno ad un tavolo interistituzionale costituito da Uepe, Prap (Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria), Conferenza regionale volontariato Giustizia e CSV net Puglia, per supportare la realizzazione di programmi locali di intervento tesi a favorire il reintegro di persone con problemi di detenzione. Il programma, condiviso nelle sue parti generali in un incontro tenutosi presso il Prap di Bari lo scorso 24 febbraio, troverà poi attuazione in interventi programmati

su base territoriale da ciascun Uepe di concerto con i Centri di servizio al volontariato provinciali. «L’obiettivo – spiega Luigi Russo, presidente di CSV net Puglia e tra i primi sottoscrittori dell’iniziativa – è quello di calibrare le azioni, ponderandole ai bisogni di ciascun territorio, in modo da non disperdere le energie e realizzare in tempi brevi un piano di interventi realmente rispondenti alle necessità sociali di inclusione di ciascuna comunità. Alle associazioni di volontariato che aderiranno all’iniziativa, il compito di individuare attività e progetti per l’inserimento delle persone provenienti dal circuito penale». Prossimi passi sono la sottoscrizione del Protocollo operativo comune individuato e condiviso con il livello locale, l’attivazione di un percorso formativo individuato e condiviso con il livello locale, l’individuazione di criteri e modalità del monitoraggio locale e regionale. Antonio Carbone

LIBERI TUTTI DAGLI OPG

Quale futuro dopo la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari?

Il Governo ha approvato la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) a decorrere dal 31 marzo 2013 con un provvedimento contenuto nel Decreto legge “Svuota carceri”. Con la chiusura degli Opg, saranno le regioni e gli istituti sanitari locali a prendersi cura dei detenuti con problemi di salute mentale sebbene ancora non siano state definite le modalità. Un dettaglio non di poco conto, quello delle soluzioni, perché senza una giusta politica di cura e sostegno di tali detenuti il rischio forte è che si possano ricreare strutture e dinamiche figlie di un passato brutto e vergognoso, quello dei manicomi. Questo è quanto sostiene il comitato “Stop Opg” che se da un lato si dice soddisfatto per la decisione del Governo, dall’altro esprime la preoccupazione «che le strutture residenziali previste possano riprodurre situazioni simili ai vecchi ospedali psichiatrici. Mentre i manicomi sono stati aboliti proprio in quanto destinati a riprodurre – per la loro natura – disagio, sofferenza e devianza». La condizione nella quale versano i detenuti negli Opg è agghiacciante, come se non bastasse il degrado dal punto di vista sanitario, i detenuti molto spesso vengono trattenuti all’interno delle strutture per un periodo superiore a quello previsto dalla loro condanna, privandoli di fatto di ogni minimo diritto umano.


IMMIGRAZIONE

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ECCO IL PIANO ACCOGLIENZA MIGRANTI

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on il Decreto n. 119, la Puglia ha adottato un Piano di accoglienza per i migranti nord africani che definisce l’insieme delle attività da programmare per garantire il miglior livello di accoglienza dei migranti sul territorio della Regione Puglia, nell’ambito dell’emergenza Nord Africa ex OPCM 3933/11. Il piano si basa sull’esperienza maturata da aprile a ottobre 2010 e prova a fornire indirizzi operativi tenendo conto dei numerosi contributi pervenuti da parte dei vari soggetti istituzionali competenti in materia, nell’ambito della Cabina di Regia insediata dalla Regione Puglia. In particolare il piano intende operare un rafforzamento delle buone prassi registrate, una puntuale definizione delle modalità di scelta delle strutture da utilizzare per l’accoglienza nonché delle modalità di erogazione dei vari

servizi e criteri per distribuzione dei migranti sull’intero territorio regionale. Con il piano, si prova a tracciare un quadro di iniziative per affrontare in maniera efficace la fase futura dell’emergenza migranti caratterizzata dalla necessità di rafforzamento della integrazione dei migranti sul territorio regionale, oltre che dall’esigenza di integrare, sul piano meramente operativo, le azioni tra i diversi soggetti impegnati in Puglia nelle varie emergenze legate al flusso di migranti anche diverse dalla specifica emergenza Nord Africa. Il Piano prevede anche le modalità di primissima accoglienza dei migranti, mirando alla qualificazione delle stesse e all’efficacia dell’operato delle strutture tecnico operative impegnate. Antonio Carbone

IMMIGRAZIONE: UNA GUIDA PRATICA PER UNA CORRETTA COMUNICAZIONE

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na buona idea per insegnare a “comunicare” l’immigrazione in modo corretto e senza alimentare stereotipi. Sì, perchè il mondo dell’informazione italiano non sa parlare di immigrazione senza riferirsi a fatti di cronaca nera, oppure utilizzando termini discriminatori o, ancora, generando inutili quanto dannosi allarmismi. Come spiega il sottosegretario alle Politiche sociali Maria Cecilia Guerra, «nel 53% dei casi gli stranieri sono citati in riferimento ai casi di cronaca nera e giudiziaria e la comunità di appartenenza è sovente usata come minaccia. Spesso il problema non è solo di scelta ma di mancanza di conoscenza». Per ovviare a ciò, è stata creata una vera e propria gui-

da con tanto di glossario e buone pratiche di comunicazione: “Comunicare l’immigrazione: guida pratica per gli operatori dell’informazione”. Il manuale, proposto dal ministero del Lavoro e realizzato dalla Cooperativa Lai-momo e dal Centro Studi e Ricerche Idos, è rivolto agli operatori della comunicazione e verrà distribuito alle redazioni stampa, radio, tv e web nazionali e locali. Il libro, diviso in sei capitoli, descrive lo scenario migratorio in Italia, fornisce un quadro legislativo, fa una sintesi comparata dei vari aspetti dell’immigrazione nei ventisette Paesi membri dell’Unione Europea, analizza la rappresentazione fatta dal mondo dell’in-

GITANISTAN, LO STATO IMMAGINARIO DELLE FAMIGLIE ROM SALENTINE

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Ricostruzione delle famiglie ROM del Salento in un documentario

ono in corso le riprese del documentario “Gitanistan – Lo stato immaginario delle famiglie Rom-Salentine”, per la regia di Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giannotti, prodotto da Maxman Coop, con la casa di Produzione cinematografica FREIM e il Contributo dell’Apulia Film Commission. Abbiamo fatto una chiacchierata con i protagonisti del set. Il documentario parla di Rom in modo diverso. Non sono storie di sgombri, di furti e fittizi rapimenti, che un certo tipo di stampa e di politica utilizzano per fare dei rom il capro espiatorio di tutti i mali. Nel documentario si parla di un popolo invisibile, come recita la sinossi del film, ma invisibile soprattutto a causa dei nostri pregiudizi che imprigionano la libertà di pensiero. Ci spiega Cavallo, leader dei Mascarimirì e rom salentino: «Il lavoro è iniziato due anni e mezzo fa quando l’antropologo Antonio De Marco mi disse: “e nu facimu na cosa per la famiglia toa?”. Volevo dare ai miei famigliari un po’ di dignità. Il documentario ricostruirà in particolare le genealogie delle famiglie rom più importanti del Salento, Rinaldi, Barletta, Bevilacqua e Dolce, fermandosi sulla storia della famiglia Rinaldi e del suo patriarca Giuseppe Zeppu Rinaldi, det-

to Lu Zingaru, che segnò l’inizio del processo d’integrazione dell’intera comunità. È una comunità che si autodefinisce invisibile perché ormai da generazioni è totalmente integrata sul territorio pur mantenendo alcune usanze tipicamente rom, come l’arte del ferro, l’allevamento, il macello e la vendita di cavalli, le abilità artistiche e musicali». Interviene Gigi De Donno: «tra le collaborazioni, vorrei parlare della Freim, casa di produzione fondata nel 2007 da me e Vincenzo D’Arpe. È un contenitore di talenti che produce lavori di ottimo livello, soprattutto al nord. Inoltre colonna sonora del documentario sarà l’album dei Mascarimirì prodotta dall’etichetta musicale di Claudio Cavallo. È un album registrato come fosse un carrozzone rom in viaggio per l’Europa». Molti i talenti salentini del set: altre a Claudio Cavallo e a Pierluigi de Donno, impegnati alla regia, Vincenzo D’arpe produzione e aiuto regia, Alessandro Marti direttore della fotografia, Pierandrea Spedicati fonico di presa diretta. Sono tutti giovani salentini che, non avendo possibilità in Puglia, hanno portato il loro talento tra Bologna e Milano. Sara Beaujeste D’Arpe

formazione e le distorsioni dei media. Chiudono la guida, una rassegna delle storie positive di immigrati che arricchiscono l’Italia ed il Glossario. Si tratta di un’iniziativa importante e necessaria soprattutto alla luce della denuncia dell’Unar, Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, riguardo all’aumento esponenziale negli ultimi tre anni del numero di siti, blog e post oscurati e rimossi dalla Polizia Postale e delle segnalazioni di reato all’autorità giudiziaria per incitamento all’odio razziale. Nel 2011, a fronte di 1000 istruttorie, ben il 22,4% ha riguardato il settore dei media e di queste l’84% è stato relativo a fenomeni di xenofobia o razzismo su internet.

RESPINGIMENTI, LA CORTE EUROPEA CONDANNA L’ITALIA

Di portata storica la sentenza con cui Strasburgo ha condannato il nostro Paese per la violazione della Convenzione sui diritti umani nei respingimenti verso la Libia

Ciascun individuo ha diritto a non essere sottoposto a pratiche disumane”. Quella che può sembrare oggi l’affermazione di un diritto acquisito è stata ricordata e ribadita con forza dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, che ha condannato all’unanimità l’Italia per aver violato il diritto dei migranti a non essere sottoposti a tortura o trattamenti inumani e degradanti. Al centro la questione dei respingimenti verso la Libia, in particolare il caso delle circa duecento persone di nazionalità somala ed eritrea intercettate nel 2009 dalle autorità nazionali, trasbordate su imbarcazioni italiane e riaccompagnati in Libia contro la loro volontà. La gravità della vicenda - per cui dunque è stata imputata all’Italia la violazione della Convenzione sui diritti umani – sta nel fatto che i migranti siano stati respinti senza essere prima identificati, né ascoltati, né preventivamente informati circa la loro effettiva destinazione. I respingimenti – ha sottolineato il nostro Paese nelle proprie tesi difensive – sono stati in realtà frutto degli accordi bilaterali e del trattato di amicizia italo-libico siglati da Berlusconi e Gheddafi. Ma la Corte, rigettando tutte le tesi italiane, ha dato ragione ai respinti stabilendo che l’Italia ha di fatto violato il divieto alle espulsioni collettive e il diritto per le vittime di fare ricorso presso i tribunali nazionali. L’Italia dovrà quindi versare un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime, considerando due ricorsi non giudicati ammissibili. Al di là della effettiva condanna al risarcimento, la sentenza riveste un’importanza cruciale, con importanti implicazioni non solo in ambito nazionale: «Ora il Governo Monti dovrà prendere atto del provvedimento e rinegoziare il trattato con la Libia – ha sottolineato Anton Giulio Lana, uno dei due avvocati che ha presentato il ricorso contro lo Stato italiano -. Ma anche a livello internazionale si dovrà tener conto dell’impossibilità di procedere ancora con respingimenti collettivi». Sara Mannocci


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56 - VS Marzo 2012  

Volontariato Salento - mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce

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