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dossier

Registro Volontariato: nuove linee guida

Aprile 2013 - Anno VIII - n.65

speciale

Povera Italia

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INVESTIAMO SUL CAPITALE SOCIALE

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nnovazione sociale e welfare di comunità. Sono questi i temi che orientano il nuovo programma regionale di promozione della cittadinanza attiva PugliaCapitaleSociale, approvato dall’Assessorato al Welfare della Regione Puglia. Un programma che stanzia 560 mila euro per sostenere le iniziative di solidarietà sociale realizzate sul territorio dalle organizzazioni di volontariato in rete con comuni, imprese, cooperative, associazioni e organizzazioni sindacali. “C’è un’idea di welfare, un’idea di comunità, in questo programma regionale - afferma l’Assessore regionale al Welfare Elena Gentile - che stimola la costruzione di relazioni fiduciarie, la condivisione, la reciprocità, quei valori che sostanziano le pratiche di solidarietà della cittadinanza attiva. È un messaggio forte che vogliamo dare proprio nel momento in cui siamo alle prese con la preparazione del nuovo Piano regionale delle politiche sociali”. Il programma regionale, realizzato con la collaborazione dei Centri di Servizio per il Volontariato, finanzia iniziative e progetti fino a un massimo di 20 mila

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Editoriale

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euro e intende promuovere innovazione sociale nei servizi sociali e sociosanitari territoriali attraverso il coinvolgimento dei cittadini, cui è chiesto un contributo di idee, di partecipazione, di impegno per migliorare il sistema di welfare. “È anche una sfida culturale - conclude l’Assessore Gentile - che proponiamo al mondo dei servizi, perché produrre socialità oggi vuol dire anche essere in grado di coinvolgere le famiglie, le associazioni e persino le imprese, nella

ricerca di risposte nuove alle trasformazioni della nostra società.” PugliaCapitaleSociale è una delle iniziative della Regione Puglia approvate in occasione dell’Anno Europeo dei Cittadini, l’iniziativa dell’Unione che punta a valorizzare il tema della cittadinanza europea promuovendo iniziative di sensibilizzazione delle popolazioni dei Paesi membri riguardo ai diritti e alle responsabilità connessi all’esercizio consapevole della cittadinanza. Informazioni presso il Centro Servizi Volontariato Salento.

I MERCOLEDÌ DEL VOLONTARIATO

ell’ambito delle attività di promozione del volontariato, il CSV Salento in collaborazione con l’Università del Salento realizza il progetto “I Mercoledì del volontariato – Festival della letteratura sociale” con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare gli studenti universitari ad alcune questioni di interesse comune e avvicinarli al volontariato. Per un mese, ogni mercoledì, il CSV Salento organizzerà presso alcune facoltà dell’Università del Salento, la

presentazione di un libro e relativo dibattito con l’autore e con le organizzazioni di volontariato che si occupano del tema trattato nel libro. Sarà questa un’occasione per affrontare tematiche legate al mondo del volontariato utilizzando una metodologia adatta ai giovani. Agli incontri potranno partecipare tutte le organizzazioni di volontariato interessate, portando il proprio materiale promozionale ed intervenendo nel dibattito. Info allo 0832/392640 e www.csvsalento.it.

le parole che contano

“La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino” da “Alla finestra la speranza”, DON TONINO BELLO

di Luigi RUSSO

NUOVO PATTO TRA I CSV ITALIANI

entiamo tutti la delicatezza del momento storico tra crisi della politica e dell’economia e della cultura. Inevitabilmente tutto ciò incide anche sul nostro sistema, quello dei CSV e, vorrei dire, anche sull’intero Terzo settore. Sono anni, in realtà, che viviamo un po’ tutti sotto la spada di Damocle di una possibile – e spesso minacciata - riduzione delle risorse a disposizione dei CSV, e dunque del volontariato italiano, 4 milioni di cittadini attivi e responsabili, decisamente impegnati – come pochi altri nel nostro paese – alla costruzione e difesa dei “beni comuni”; sono anni che tentiamo di ridefinire il nostro modello organizzativo, rendendo efficienti i nostri bilanci, razionalizzando e qualificando le nostre spese, dando più forza ai Coordinamenti regionali, rafforzando i nostri rapporti con il territorio, con le Istituzioni, oltre che con le organizzazioni di volontariato con le quali il nostro rapporto va a gonfie vele. A Lecce dal 24-26 maggio 2013, in occasione della Assemblea nazionale dei CSV, scopriremo le carte e chiederemo a tutti i soggetti interessati allo sviluppo del nostro sistema (CSV, ACRI, CoGe, Istituzioni, Imprese) se hanno intenzione di credere nella felice intuizione di chi ha scritto la legge 266, se hanno veramente intenzione di continuare a sostenere l’unica entità, il volontariato, che riscuote la fiducia della quasi totalità dei cittadini italiani. Chiederemo un “nuovo patto”, trasparente, non tanto per i CSV, ma l’intero Paese. Noi CSV sul tavolo metteremo non il nostro orgoglio, non la difesa dei nostri privilegi (che non abbiamo e non abbiamo mai avuto…) ma la nostra voglia di cambiare e di crescere; però “cambiare e crescere insieme”. I CSV, occorre ricordarlo, sono espressione del volontariato, un mondo che per definizione “non è fermo”, apre novità, apre nuovi scenari, è un “giacimento generativo”. Un mondo che conosce bene le regole della democrazia e della trasparenza. Il volontariato “muove” l’Italia.


CSVS INFORMA

AD OTTOBRE IL NUOVO BANDO RETI

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Ricco di spunti l’incontro del 10 aprile a Bari tra la rete dei Csv della Puglia le assciazioni di volontariato e il presidente della Fondazione con il Sud, in vista della presentazione di un nuovo bando

a rete dei Csv della Puglia e le associazioni di volontariato insieme lo scorso 10 aprile a Bari in un incontro con il presidente della “Fondazione con il Sud” Carlo Borgomeo e con il presidente di CSVnet, Stefano Tabò, per valutare i progetti già avviati e per proporre nuovi spunti e nuove azioni. L’incontro dal titolo “Reti Solidali: esperienze e buone prassi verso un futuro sostenibile”, è stata anche occasione per conoscere le nuove linee strategiche che caratterizzerano il nuovo bando per il sostegno alle reti di volontariato, che sarà pubblicato ad ottobre. Incontro ricco di stimoli, sia per le associazioni che hanno partecipato, ma soprattutto per il presidente della Fondazione che ha ringraziato tutti dicendo: “Vado via con delle proposte interessanti e con dei suggerimenti che possono solo migliorare il lavoro della Fondazione”. Si è parlato della possibilità o meno di rifinanziare i progetti buoni; del modo per attuare tutte le proposte valide ma che non sono arrivate a finanziamento; di reti e di innovatività, che non significa essere tecnologici ma riuscire ad incrociare pubblico e privato in modo diverso, meettendo in piedi un sistema in grado di reggere. Si è avanzata la proprosta di individuare alcuni settori sui quali intervenire, come ad esempio la povertà. Tutto tenendo ben presente che non è il progetto a dover essere vincente, ma il programma, ossia le attività, la capacità di un’associazione nell’entrare nel tessuto sociale e in qualche modo modificarlo. Magari riuscendo, come ha proposto qualcuno a “Creare delle reti di reti”, sulle quali la Fondazione può, anzi deve, scommettere. «L’incontro ha una finalizzazione precisa: ragionare sulla preparazione

Carlo Borgomeo, Stefano Tabò e Luigi Russo

del terzo bando dedicato esclusivamente alle associazioni di volontariato - ha ripetuto il presidente Borgomeo -. Il bando avrà valenza biennale e verrà presentato ad ottobre. Io sono qui per raccoglere le informazioni dal territorio». Lavorare al fianco delle associazioni è il modo di fare della Fondazione, il presidente ha voluto sottolineare il concetto. Il saluto di benvenuto ai relatori è stato dato da Luigi Russo, presidente del Csv Puglia, che dato una breve riflessione sull’importanza dei Csv e dell’operato fatto nel corso degli anni grazie anche all’aiuto della Fondazione. «Da quando esiste il Csv - ha commentato Russo - abbiamo avuto una crescita in qualità e quantità e le risorse che sono arrivate hanno consolidato il lavoro svolto. Quello che va notato, inoltre, è la crescitache la rete del volontariato nello sviluppo della sua soggettività politica, la sua capacità di dialogo con gli enti e le imprese. E Le cifre che abbiamo registrato non sono assolutamente da prendere sottogamba: in Puglia

ci sono 2100 organizzazioni di volontariato qualificate. In una regione del Sud, dove il volontariato è considerato un settore terzo, sono cifre importanti». Prima di entrare nel vivo dell’incontro è stato Antonio Quarta, referente regionale per i CSV Pugliesi del Bando reti 2010, a prendere la parola e ad esporre i risultati dei focus group realizzati nel mese di dicembre 2012 con le organizzazioni di volontariato beneficiarie. Punto di partenza per valutare aspetti positivi e negativi da migliorare in preparazione del prossimo bando. «Le tematiche affrontate negli incontri sono state: lavoro in rete, riconoscimento e sostenibilità. Abbiamo riscontrato tanti punti di forza su questi temi, ma anche delle criticità - ha spiegato il direttore -. Di sicuro tra gli aspetti positivi si conta la creazione di progettazione sociale in rete; l’inserimento dei giovani nel volontariato; la maggiore credibilità da parte delle istituzioni. I punti di debolezza dipendono dal numero di

partner con cui si lavora; dalla difficoltà spesso riscontrata nel tener “ferma la rete”, a causa spesso della troppa autoreferenzialità di alcune associazioni o dell’individualismo di alcuni esponenti». A conclusione del focus le proposte delle associazioni riguardavano la necessità di sostenere nel tempo i progetti più validi e la richiesta di maggiore vicinanza della Fondazione. «Gli incontri centrati sul bando reti ci sta permettendo di entrare in contatto con tutte le sei regioni interessate dalla Fondazione - ha dichiarato il presidente del Csv net, Stefano Tabò -. Occorre dare atto come primo approccio che la Fondazione adotta un metodo che parla di un modo di essere, il farsi sollecitare dalle proposte e sintomo di una logica finalizzata a raggiungere gli obiettivi ed è quello che interessa. Noi del Csv siamo responsabili in una prospettiva condivisa, un’esperienza unica in Europa, che permette di incrementare il senso di appartenenza al territorio, e il senso di autosufficienza». Il ruolo dei Csv è essenziale nell’attuazione del bando. Il dato è riconoscuto da tutti. «La coesione sociale determina lo sviluppo economico - ha concluso il presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo -. Noi della Fondazione ci teniamo molto al bando per il volontariato ecco perchè stiamo andando con i piedi di piombo e stiamo valutando tutto nel dettaglio. Facciamo leva sulle reti, sviluppando quelle locali; superare le difficoltà finanziarie, siamo pronti ad esaminare le modalità tutte per non mettere in difficoltà le associazioni.E soprattutto, terza questione, vogliamo trovare un equilibrio tra la valutazione delle attività e del soggetto proponente». Ilaria Lia

5 PER MILLE 2013, INDICAZIONI PER LE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO

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nche per il 2013, le Organizzazioni di Volontariato iscritte nel Registro Generale del Volontariato tenuto dalla Regione Puglia potranno beneficiare del 5 per mille da parte dei contribuenti. A tal fine, due sono le azioni che le OdV devono compiere, facendo ben attenzione a rispettare gli adempimenti, i requisiti sostanziali e i termini temporali. Innanzitutto, devono iscriversi entro il 7 maggio p.v. in un apposito elenco tenuto dall’Agenzia delle Entrate, inviando solo per via telematica una autodichiarazione a firma del rappresentante legale dell’ente con la quale confermare il possesso dei requisiti soggettivi, che per le OdV è rappresentato dall’avvenuta iscrizione nel Registro di cui sopra. Come ogni anno, il CSV Salento è a disposizione delle Odv per effettuare gratuitamente tale iscrizione per via telematica, basterà contattare gli uffici territoriali e compilare una breve scheda dati. Una prima versione dell’elenco dei soggetti che potranno beneficiare del 5 per mille sarà pubblicata sul sito www.agenziaentrate.it a partire dal 14 maggio. Entro il 20 maggio, il rappresentante legale dell’ente o suo delegato potrà far

correggere eventuali errori di iscrizione nell’elenco, rivolgendosi direttamente alla Direzione Regionale delle Entrate di competenza. L’elenco definitivo sarà pubblicato sullo stesso sito entro il 27 maggio. Infine, entro il 1 luglio 2013, il rappresentante legale dell’ente dovrà inviare – pena l’esclusione dall’elenco del 5 per mille – alla propria Direzione Regionale delle Entrate una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà redatta come richiesto dall’Agenzia delle Entrate alla quale bisogna allegare fotocopia di documento di identità del sottoscrittore. Quest’ultimo adempimento potrà essere effettuato tramite raccomandata a/r oppure – novità di quest’anno – tramite posta elettronica certificata. Il contribuente, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi, potrà pertanto apporre la propria firma nello spazio attinente l’opzione prescelta (nel caso delle OdV, l’opzione è quello relativo alle ONLUS), e – se ha individuato l’ente che intende beneficiare – dovrà riportarne il relativo codice fiscale. Luca Dell’Anna


CSVS INFORMA

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IN STAZIONE LA SOLIDARIETÀ HA TROVATO I SUOI BINARI

rotocollo d’intesa tra Ferrovie dello Stato Italiane, Rete Ferroviaria Italiana e CSVnet, Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, per sviluppare azioni innovative di sostegno sociale su tutto il territorio nazionale. Il documento è stato firmato lo scorso 14 marzo a Roma. Il progetto si chiama “Volontariato in stazione” interesserà gli spazi di circa 1700 stazioni impresenziate, (non è più necessaria la presenza fisica di personale ferroviario, in quanto gestite a distanza da sistemi tecnologici), che diverranno, grazie all’accordo, spazi fruibili d’incontro e promozione del volontariato. In sinergia e per tramite dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), la cui base sociale rappresenta più del 50% del volontariato nazionale, il patrimonio immobiliare costituito dalle stazioni impresenziate sarà così a disposizione per realizzare iniziative solidali diversificate, come progetti d’inclusione sociale per soggetti a rischio, attività di protezione civile, azioni finalizzate alla valorizzazione delle peculiarità storiche, culturali, ambientali del territorio e molto altro. Un “Comitato di Valutazione”, composto dai referenti di ciascuna delle tre parti, si occuperà di approvare i progetti e definire condizioni e modalità di realizzazione. L’accordo, della durata di quattro anni, con possibilità di rinnovo, è già attivo a Napoli dove si stanno definendo le condizioni per la concessione degli spazi della stazione di Napoli Gianturco al CSV di Napoli perché vi trasferisca la sede. «Siamo lieti di rappresentare la “stazione di par-

tenza” – afferma il Presidente del CSV Napoli Giuseppe De Stefano - di quest’esperienza. L’utilizzo degli spazi ci permetterà, una volta siglato l’accordo e completata la ristrutturazione, di poter ammortizzare i costi di struttura che in un contesto di crisi rappresentano un risparmio non marginale. Allo stesso modo – conclude De Stefano – la messa in funzione della sede permetterà di riqualificare e valorizzare lo spazio a beneficio di cittadini e viaggiatori». «Ringraziamo Ferrovie dello Stato Italiane per l’attenzione e la sensibilità dimostrata in modo così significativo per la nostra rete e per tutto il mondo del volontariato - dichiara Stefano Tabò – presidente di CSVnet -. L’apertura del volontariato a percorsi strutturati di collaborazione non solo genera nuove potenzialità operative ma stimola le nostre associazioni ad attivare ulteriori sinergie tra di loro, con le pubbliche istituzioni e con le realtà produttive del nostro paese. Ciò non può che migliorare la portata e la qualità delle azioni che il volontariato mette in campo ogni

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giorno per soddisfare i bisogni crescenti e complessi delle nostre comunità». La firma dell’accordo è stata ufficializzata nell’ambito del convegno conclusivo del progetto finanziato dalla Commissione europea, DG Occupazione,innovazione e affari sociali “Work in Stations”, promosso da Fer-

rovie dello Stato Italiane, assieme alle Ferrovie francesi e belghe, per il reintegro nel mondo del lavoro delle persone senza fissa dimora che gravitano nelle stazioni. Ilaria Lia

A BREVE IL NUOVO BANDO PER IL SERVIZIO CIVILE

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“I fondi ci sono e si sta studiando il modo per renderlo accessibile ai giovani stranieri”

fondi per il Servizio civile ci sono, a breve verrà pubblicato il nuovo bando. Dal ministero rassicurazioni sulla salute dell’Istituto del Servizio civile. Dopo uno screzio tra il ministro Andrea Riccardi e la Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, pare che tutto stia procedendo per il verso giusto. Il ministro Riccardi, con delega al Servizio Civile, aveva annunciato, nel giugno 2012, di aver trovato dei finanziamenti, 50 milioni di euro, da aggiungere ai fondi ordinari per garantire la sostenibilità del servizio civile

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per gli anni 2013 e 2014. All’annuncio non è seguito nulla e per non creare dei ritardi sull’avvio dei progetti, o addirittura di far saltare l’intero Istituto del Servizio civile, con una nota il presidente della Cnesc, Primo Di Biasio, si è rivolto al ministro, sollecitandolo nella risposta. “Non conosciamo né le risorse di cui dispone il Servizio Civile per il 2013, né quanti posti saranno messi a bando, né quali progetti potranno essere avviati”. La risposta dal ministero non si è fatta attendere: “Capisco le preoccupazioni della Cnesc perché il Servizio civile

è stato molto maltrattato dal passato governo” – ha affermato Mario Morcone, capo di Gabinetto del ministro, che poi ha precisato la provenienza dei fondi e come sono stati assegnati. “Trenta milioni recuperati dal fondo di solidarietà per le vittime di mafia, estorsione e usura (fondo di 300 milioni di euro a disposizione del Commissario antiracket) – ha proseguito - i restanti 20 milioni provengono dal fondo Mecenati del dipartimento della Gioventù per i progetti di imprenditoria giovanile”.

Per il nuovo bando si sta studiando il modo per renderlo compatibile con la sentenza della Corte d’appello, che ha bocciato il requisito di cittadinanza italiana, anche se manca una certezza normativa. Inoltre non si esclude che si possa attingere anche dai 14,5 milioni di euro avanzati dal Fondo Mecenate, grazie all’accorpamento in un’unica struttura del Dipartimento della gioventù e dell’Unsc, Ufficio nazionale servizio civile. L.C.

AL VIA A TIGGIANO I CORSI REALIZZATI DAL CSV SALENTO

artiranno ad aprile i corsi di formazione Organizzati e gestiti dal Centro Servizi Volontariato Salento per il Lug (Laboratori Urbani Giovanili) di Tiggiano. Il Csv, quale partner attivo del lug ha pensato di organizzare due percorsi formativi utili a tutti coloro che desiderano orientarsi nel variegato mondo del terzo settore. Un modo, questo, per stimolare e sensibilizzare al terzo settore e, in particolare al volontariato. Due corsi appunto Il primo “Orientarsi Fra gli Enti no Profit”, è pensato per chi è intenzionato a impegnarsi in una attività senza fini di lucro e sente il bisogno di conoscere quali sono le diverse forme giuridiche presenti nel no profit. Il corso tenterà di rispondere a diversi quesi-

ti: “Quale la forma giuridica che fa al caso nostro?; Quali sono i costi di avvio? Quali sono le differenze sostanziali fra le vari organizzazioni non profit..?” Il corso avrà una durata di 18 ore, strutturato in incontri da 3 ore ciascuno, all’interno dei quali saranno approfondite varie tematiche: La Normativa del terzo settore. Differenza fra Odv; Associazioni di promozione sociale (Aps), organizzazioni non governative (Ong), cooperative sociali; costituire un ente no profit (primi passi, elementi fiscali e contabili); raccolta fondi, approfondimento sulla tenuta della contabilità. Il percorso inizierà il giorno 17 aprile. La progettazione sociale sarà il tema del secondo percorso formativo che prenderà avvio nel mese di maggio.

Il tema della progettazione sociale è di fondamentale importanza per ogni ente no profit. E’ noto infatti che si lavora ormai sempre per progetti, siano essi piccoli o grandi. Per questo motivo il CSV insiste molto nel proporre e fornire strumenti utili a rafforzare e codificare le competenze necessarie a questo tipo di lavoro. Anche questo percorso avrà la durata di 18 ore, durante il quale saranno affrontati i temi tipici della progettazione (analisi del contesto, finalità, ciclo del progetto, progettazione partecipata...) in modalità teorica e laboratoriale. Entrambi i percorsi saranno realizzati a Tiggiano,in piazza Castello, 23, sede Lug e sede territoriale CSVS. Maria Grazia Taliani


ASSOCIAZIONI

“NON SI CRIMINALIZZINO I MENDICANTI!”

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Ciniero: “Non serve criminalizzare i mendicanti. Cittadini e istituzioni devono collaborare per affrontare la situazione”

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Prima di dichiarare guerra, è sempre meglio cercare il dialogo con tutti i soggetti coinvolti, per capire le cause e trovare delle soluzioni condivise»- questo il commento di Antonio Ciniero della Rete antirazzista Lecce alla notizia pubblicata su un quotidiano che vede un gruppo di cittadini impegnati a raccogliere le firme contro i mendicanti. I frequentatori di piazza Partigiani a Lecce infastiditi della presenza “costante e invadente di mendicanti (soprattutto Rom) ogni giorno, a tutte le ore del giorno” - come si legge nell’articolo -, hanno paura che la situazione possa degenerare e che possano verificarsi episodi di violenza e per questo stanno predisponendo una raccolta di firme, propedeutica ad un esposto, per chiedere a tutte le autorità che hanno competenza in materia di intervenire per riportare sicurezza”. Comprende la posizione dei cittadini, Ciniero: «Reazioni così avengono ogni volta che ci sono Rom sul quartiere». Anche se ammette che il discorso è molto più complesso, perché entrano in gioco culture diverse, situazioni particolari e vuoti, in campo sociale, da colmare. «Tutte le ordinanze contro il fenomeno, adottate da sindaci bipartisan, hanno lo stesso obiettivo: criminalizzare il mendicante. Accentuando così il pregiudizio e

aumentando la distanza tra chi chiede e chi dona - afferma Ciniero - nessuno cerca invece di prevenire il problema, individuandone l’origine e cercando di sapere come vivono queste persone, quali sono le loro condizioni abitative, come stanno i minori. Ci vorrebbe un approccio inclusivo». L’esperto, non fa del mendicare una questione legata alla nazionalità, e fa riferimento alla situazione economica attuale, che spinge anche le stesse famiglie italiane a chiedere aiuto. La Caritas ne è testimone. «Chiedere l’elemosina - continua - è un problema sociale mentre le istituzioni lo criminalizzano. Nella cultura occidentale un mendicante è visto come una persona senza dignità. Ma è solo un problema di percezione dell’atto, chi chiede pubblicamente indispone chi da». «Il problema va affrontato in modo diverso e il fatto che ci siano dei cittadini pronti a raccogliere le firme è la tara di quello che è lo sfilacciamento sociale. Dispiace sapere che nella percezione comune i Rom fanno la parte dei più pericolosi. Prima di intraprendere qualsiasi azione è sempre meglio parlare: cittadini e istituzioni devono incontrarsi, confrontarsi e affrontare insieme la situazione. Nessuno ha risposte efficaci e preconfezionate».

SALVIAMO PORTO MIGGIANO!

LE NUOVE FRONTIERE DELLA CELIACHIA

Far rientrare l’area di Porto Miggiano nel Parco naturale regionale “Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase” la proposta che verrà a breve formalizzata dal Comitato Tutela Porto Miggiano ed Ecodem

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e due organizzazioni chiedono che si possa modificare la Legge Regionale n. 30 del 26 ottobre 2006 istitutiva del “Parco naturale regionale Costa Otranto - S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase” per tutelare l’ambiente, il paesaggio e la cultura del Salento. Nel testo del comunicato stampa si legge che la proposta è stata avanzata “Dopo i recenti e prevedibili sviluppi delle indagini della Procura di Lecce sui lavori di consolidamento del costone a Santa Cesarea Terme (Le), in località Porto Miggiano”. Da tempo ormai gli ambientalisti cercano di intervenire per salvaguardare uno degli ambienti più caratteristici della costa salentina. L’area in questione adesso è sotto sequestro per l’ipotesi di concorso in deturpamento delle bellezze naturali, questo “conferma la crisi dei modelli reconfezionati di sviluppo turistico, di bassa qualità ed alto impatto ambientale, basati sullo sfruttamento intensivo delle matrici ambientali e dei beni culturali e paesaggistici”. Questa considerazione ha spinto le due associazioni a guardare in prospettiva e tutelare quella parte del territorio che è ancora intatta lanciando la proposta di modifica della Legge istitutiva dell’area protetta allargando l’area d’interesse e facendo così rientrare anche la zona di Porto Miggiano. Nel comunicato diramato dalle associazioni si continua a leggere: “Estenderne i confini a quei comparti che non furono ricompresi in fase istitutiva, su cui è al lavoro un gruppo di giuristi coordinato dal professore Nicola Grasso dell’Università del Sa-

lento e composto dagli avvocati Mario Tagliaferro, responsabile di Ecodem Puglia per la Provincia di Lecce, ed Anna Baglivo, giurista ambientale in forza agli Ecologisti democratici, sostenuti dal continuo scambio e confronto con il Comitato di tutela per Porto Miggiano”. Nello specifico si parla dei comparti, già individuati dal Pug del Comune di Santa Cesarea Terme, “che vanno da località Porto Miggiano fino a Villaggio Paradiso, e già oggetto di attenzioni da parte di imprenditori del cemento come, ad esempio, il Comparto 13S in zona C4 (Nuove zone di espansione turistica in S. Cesarea Terme – Insediamenti turistici alberghieri e residenziali) per cui è pendente giudizio innanzi ai giudici amministrativi, il Comparto 14S anch’esso piano di iniziativa privata per cui è già stato elaborato il piano di lottizzazione, nonché tutta l’area compresa nel Comparto 26S in zona C5 (Nuova espansione turistica lungo la fascia costiera) di proprietà di un società immobiliare e già oggetto di un concorso internazionale di architettura”. Il comunicato chiude così: “La riperimetrazione del territorio e l’allargamento delle norme di salvaguardia risultano di cruciale importanza per la tutela del paesaggio costiero, troppo spesso aggredito dalla costruzione di mega villaggi turistici del tutto incompatibili con la struttura del nostro territorio, con le sue tradizioni e con la rete “albergo diffuso” che può garantire economie anche per i piccoli borghi dell’entroterra, veri gioielli tutti da scoprire a pochissimi chilometri dalla spiaggia”.

13 e 14 aprile a Castellaneta Marina l’Assemblea regionale di AIC e il convegno scientifico

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i è svolta tra sabato 13 e domenica 14 aprile, nella splendida cornice di Castellaneta Marina, l’Assemblea regionale dell’AIC, l’associazione italiana celiachia che conta in Puglia quasi 5mila soci, a testimonianza della rilevanza che la malattia ha nella nostra regione. L’Associazione Italiana Celiachia, Puglia Onlus, da oltre 30 anni, si occupa di promuovere l’assistenza alle persone affette da celiachia, una intolleranza permanente al glutine (sostanza proteica contenuta in alcuni cereali: frumento, orzo, segale, farro, kamut, spelta, triticale). Importanti e, qualche volta, irreversibili sono le malattie determinate da una diagnosi tardiva: osteoporosi, infertilità, aborti ripetuti, bassa statura, diabete mellito, tiroide autoimmune, e, nei casi estremi, linfoma intestinale. Le diagnosi precoci e una migliore qualità di vita sono, pertanto, l’obiettivo primario dell’Associazione, attraverso una diffusa e precisa informazione sulla celiachia svolta a favore della classe medica, farmacisti, operatori della ristorazione, istituti alberghieri e, in genere, in tutta l’opinione pubblica. Recenti studi hanno dimostrato che l’incidenza della celiachia nella nostra popolazione ha il rapporto di 1:100, per un totale di oltre 600.000 persone in Italia. In Puglia ce ne sono almeno 40.000. Anche se ad oggi – per inefficienze nel sistema di diagnosi – i casi ufficiali ammontano a oltre 135.000. Solo nella nostra regione sono stati diagnosticati oltre 9.700 soggetti. In Italia, quindi, su 6 celiaci, 1 risulta diagnosticato e 5, purtroppo, non sanno di essere celiaci. Molto, quindi, è il lavoro da fare per la divulgazione della conoscenza della patologia che, come è notorio, è su base genetica ed è permanente. Nella due giorni, oltre ai lavori di rielezione della compagine sociale, il focus del convegno scientifico dal titolo “Le nuove frontiere della celiachia” è stato nell’esame dell’alimentazione, dal punto di vista della cura, con uno sguardo attento agli alimenti naturalmente privi di glutine. Tutto l’orientamento scientifico e medico attuali sostanzia la necessità di abbandonare gli alimenti deprivati dal glutine per privilegiare quegli alimenti che ne sono privi naturalmente. La due giorni tarantina ha visto una massiccia presenza di partecipanti sia ai momenti assembleari moderati dal Presidente Regionale dell’Associazione Italiana Celiachia, Michele Calabrese e dal Presidente del Collegio dei Probiviri di AIC Puglia Luigi Russo, sia durante il convegno scientifico. Luigi Conte


ASSOCIAZIONI

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di Ilaria LIA

FIDAS LECCE – VICENZA, UN SODALIZIO LUNGO TRENT’ANNI L

a cultura del dono annienta le distanze, anzi, riesce addirittura a rafforzare i legami: l’esempio è dato dal gemellaggio Fidas Lecce - Fidas Vicenza, una forte amicizia che dura da trent’anni, alimentata dalla stima di sempre e dalla voglia di dare il proprio contributo per la solidarietà. Sono ancora vivi i ricordi di quando nel 1983 una folta delegazione di vicentini, in tutto 750, ha preso il treno e ha raggiunto Lecce, per conoscere e stringere profonda amicizia con i colleghi donatori salentini. Esperienza prima e unica in Italia. Quest’anno si celebrano i trent’anni e si è rinnovata la voglia di condividere ancora l’esperienza del dono e dello stare insieme. Una delegazione di 66 paesi vicentini ha raggiunto il Salento a partire dal 5 aprile ed è rimasto per due giorni, durante i quali sono stati organizzati incontri e manifestazioni, per saldare ancora di più il rapporto con i donatori di tutta la provincia di Lecce. «Nonostante la distanza - afferma il presidente della Fidas provinciale Lecce, Italo Gatto - siamo accomunati dal grande spirito della solidarietà, che ci permette di fare grandi cose. E pensare che è nata quasi per caso. La presidente di allora aveva voluto invitare i vicentini,

come segno di riconoscimento per quello che stavano facendo: la Fidas Vicenza era nata prima di noi, avevano all’attivo molte donazioni, erano presenti sul territorio». L’arrivo in Salento per i vicentini si è avuto la sera del 5 aprile, dopo il saluto con l’associazione padrona di casa, gli ospiti sono stati accolti nelle varie strutture alberghiere della provincia. Il sabato, 6 aprile, si è avuta una donazione di sangue collettiva presso le sedi delle sezioni

Fidas leccesi. Domenica 7 aprile è stata la giornata più importante: alle 9 si è avuto il raduno di tutti i donatori a Gallipoli presso il grande parcheggio Cappuccini per poi sfilare lungo corso Italia e corso Roma fino ad arrivare poi in piazza Aldo Moro per assistere alla celebrazione della Santa messa . Un momento di confronto e di scambi di esperienze è avvenuto poi durante un incontro che ha visto tra i protagonisti: Francesco Errico, sindaco di Gallipoli; Antonio Gabellone, presi-

“NON PIÙ SOLI NEL DOLORE”

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L’Ant approva la nuova campagna di comunicazione sulla terapia del dolore. “Necessaria per far conoscere la legge a medici e cittadini”

gni giorno ci sono persone che soffrono e con loro i familiari. I modi per intervenire ci sono ma sono ancora poco conosciuti, ecco perchè la campagna di sensibilizzazione a favore delle cure palliative è stata salutata con approvazione soprattutto dai volontati Ant, associazione nazionale tumori, che da anni sono al fianco dei malati terminali e delle loro famiglie per dare sollievo negli ultimi preiodi di vita. «Siamo stati i precursori del servizio di assistenza a domicilio - afferma il presidente dell’associazione Ant di Leverano, Francesco S. Ratta - e siamo molto contenti che si possa sensibilizzare alle cure dolci. Noi da anni diamo supporto ai malati terminali che ci vengono assegnati dalle Asl, con il nostro aiuto cerchiamo di consentire una buona vita residua ai malati, cosa che si può fare solo attraverso le cure palliative, somministrate dai medici specialistici coinvolti, coadiuvati dall’assistenza degli infermieri». Il logo è una casa, formata da parole scritte in diversi colori a richiamare un ideale abbraccio di umanità nelle cure a domicilio e negli hospice. Lo slogan scelto è “Non più soli nel dolore” e vuole sottolineare la rete che interviene, su più fronti, a sostegno del malato. La Campagna ha l’obiettivo di informare i cittadini, sia sulla recente legge 38/2010, ancora poco conosciuta dai cittadini, come dagli stessi operatori sanitari. Il testo garantisce e tutela l’accesso all’assistenza per i malati di malattie terminali, sia sui servizi e cure presenti nel territorio di residenza. A Lecce un hospice per le cure palliative si trova a San Cesareo. «La campagna di comunicazione è necessaria - continua il presidente - prima di tutto per i medici, che non tutti conoscono l’esistenza di tali cure e poi per tutti, in generale. La campagna mi auguro serva anche a far comprendere la professionalità con cui vengono assistite le persone: è il medico

specialista sotto una prescirzione molto attena a dare le cure, che si fanno ad infusone per tutta la giornata, in modo tale che il paziente non abbia picchi di benessere alternati a dolori insopportabili; poi va detto che il nostro aiuto è importnte anche per le famiglie, affiché non subiscano traumi psicologici nel vedere soffrire i propri congiunti». Il servizio che i volontari dell’Ant svolgono tutela l’anonimato del paziente. «Noi che viviamo a contatto con le storie di sofferenza - conclude Ratta - sappiamo che questa è l’unica via che si possa seguire». La campagna informativa sulle cure palliative consiste in uno spot, una locandina ed un opuscolo informativo che illustrano le norme d’avanguardia nell’accesso alle cure e alle terapie nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, assicurando il rispetto della dignità, il bisogno di salute e l’appropriatezza in ogni fase della malattia. Il messaggio che si vuol far passare è sul valore delle cure palliative, che sono un mix di “calore umano e scienza medica” si è cercato di trasmettere un approccio rassicurante, parlando di vita, di sostegno, di continuità delle cure e di dignità. L’immagine della casa, porta i concetti di famiglia, rifugio, quotidianità, valori positivi, che rimandano ad una visione di malattia e di sofferenze vissute e sopportate con dignità. Spot, manifesto e opuscolo sono distribuiti alle Regioni e sono anche scaricabili dal portale del Ministero in formato elettronico, con esecutivi a diversificati per essere personalizzati. Presto ci potrebbe essere la possibilità per i cittadini d’interrogare direttamente il portale del Ministero per ottenere informazioni dettagliate sulle strutture più idonee presenti sul territorio di riferimento e ad avere un numero telefonico per ricevere tutte le informazioni.

dente della Provincia di Lecce; Mariano Morbin, presidente Fidas provinciale Vicenza; Italo Gatto, presidente Fidas provinciale Lecce; Aldo Ozino, presidente Fidas nazionale. I vicentini hanno avuto modo nel pomeriggio di conoscere le bellezze del territorio e la gastronomia: ogni sezione Fidas ospitante, infatti, ha organizzato degli eventi per il tempo libero, prima di arrivare poi al momento conclusivo, la serata in onore degli ospiti a Nardò, nella “Villa Tabor”, in località Cenate. Il lunedì i vicentini hanno lasciato il Salento, pronti poi a ricambiare la cortesia. «Ma non sarò più io a prendere parte della manifestazione - annuncia il presidente Italo Gatto -, dopo tanti anni passati al servizio dell’associazione è giusto che ci sia un ricambio, che qualcun altro prenda il mio posto. La Fidas Lecce è cresciuta tanto da quel lontano 1983, ora è presente in tanti comuni della provincia, siamo l’associazione più grande con 12500 donazioni (dato ultimo al 31/12/2012). Mi fa piacere pensare che anche io, pur con tutti i miei limiti, sia riuscito a dare un contributo all’associazione. Metto a disposizione tutta la mia esperienza, spero di riuscirla a trasferirla a chi verrà dopo di me».

ARCI-BIBLIOTECA DI SARAJEVO NEL COMITATO NAZIONALE DEI BENI COMUNI

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’Arci-Biblioteca di Sarajevo, aderisce al Comitato nazionale dei Beni Comuni e con una lettera pubblica ha invitato le Istituzioni a difendere il territorio e il paesaggio con opportune iniziative legislative e con un controllo costante sugli interventi che si reputano necessari. L’associazione, sempre attiva sulle questioni ambientali, ha presentato nei mesi scorsi una denuncia-esposto per i lavori di messa in sicurezza del costone a Porto Miggiano e si è schierata contro la decisione di urbanizzare a Maglie l’area delle Franite. “Sarebbe necessario che le nostre città si dotassero di cinture verdi, come previsto dal Piano Regionale della Puglia, per bloccare lo sviluppo edilizio oltre ogni limite, coniugando esigenze abitative e tutela del territorio, così come le nuove strade o l’adeguamento di quelle già esistenti non devono essere invasive per l’ambiente - conclude la missiva -. I beni comuni meritano rispetto e non possono essere danneggiati per interessi di pochi”.


ASSOCIAZIONI

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di Lara ESPOSITO

STORIE TERRAGNE DI CIBO E TERRITORIO

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Edito dall’associazione In alto a sinistra, un libro-oggetto su 6 coltivatori “gastro-ribelli”

ono storie di vita, di legami con la terra, di radici e resistenze. Sono le “Storie terragne” raccontate dalle parole di Maira Marzioni e dai disegni di Gianluca Costantini, raccolte nell’omonimo libro-oggetto curato da Francesco Maggiore (Big Sur). Protagonisti dei racconti, 5 coltivatori e una coltivatrice che hanno scelto di curare e coltivare la terra nel pieno rispetto dei suoi ritmi, della sua fertilità e dei sapori autentici. Si tratta di storie tanto intime quanto politiche, in un momento in cui la necessità di mangiare sano si incaglia tra le dispendiose maglie delle certificazioni biologiche, diventate inaccessibili per chi produce fuori dai grossi circuiti economici. “Storie terragne” contiene traccia degli esperimenti di tipografia e calcografia impropria: timbri autoprodotti, orme di cibo e di elementi vegetali e caratteri tipografici originari, “radiciosi”, come le storie che vanno a raccontare. I racconti di Marzioni hanno trovato forma scenica in “Terragno. Teatro

delle storie senza previa cottura”, performance realizzata grazie alla recitazione dell’attore calabrese Francesco Aiello. Un “monologo di pancia” accompagnato dalla scrittura segnica di Costantini che dà forma su un telo

bianco e sul corpo dell’attore alle storie, in una suggestione improvvisata di parole e immagini. La performance è arricchita dai ritratti sonori di Silvia Liuti e Michele Piombetti, cantante e chitarrista marchigiani che hanno

avviato una ricerca di musiche da semenzaio: un repertorio che riporta le facce delle storie terragne a un terreno ancestrale, ai bordi di un mediterraneo legato alla terra, al dolore, all’amore. Il libro edito dalle Libere edizioni dell’associazione “In alto a sinistra” è il frutto di un percorso di ricerca e messa in rete dei produttori “gastroribelli” realizzato in collaborazione con altre realtà attive sul territorio, tra cui il Gas Lecce, un gruppo di persone che attraverso la spesa settimanale collettiva sostiene piccoli produttori e trasformatori biologici che lavorano nel rispetto della terra e del lavoro. Per aderire è possibile inviare una mail a ordini.gaslecce@gmail.com. Ogni settimana la consegna avviene il venerdì dalle 18.30 alle 20 negli spazi delle Manifatture Knos in via Vecchia Frigole 34 a Lecce. Le “Storie Terragne”, inoltre, possono essere ordinate direttamente scrivendo una mail a ass.inaltoasinistra@libero.it, saranno consegnate a mano o spedite.

A LECCE LO SPORT DIVENTA STRUMENTO DI WELFARE

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Un progetto promosso dall’US Acli e Amis onlus per l’inclusione sociale

’inclusione sociale sposa lo sport quale canale privilegiato di dialogo e incontro grazie al progetto “Presente/i per il futuro. Il protagonismo dei giovani per un’accoglienza del e nel territorio attraverso lo sport”, iniziativa promossa dall’Unione Sportiva Acli in collaborazione con l’associazione Amis Onlus - Associazione Mediatori Interculturali Salento. Il progetto finanziato dal finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è finalizzato all’inclusione sociale attraverso lo sport, quale terreno privilegiato dai giovani. Un modo diverso per ascoltarli, stimolare e sostenere la loro voglia di scendere in campo da protagonisti. Le azioni del progetto sono rivolte in particolare a cittadini italiani e immigrati accolti nei Centri di Accoglienza. «Lo sport – spiega Luigi De Donno, presidente dell’Us Acli Puglia – va considerato

come strumento di welfare e di cittadinanza attiva, in quanto capace di porre al centro le persone ed i territori, di spingere alla crescita dei valori ad esso collegati. Il fair play, la non violenza, la lotta al razzismo e la lotta al doping contribuiscono allo sviluppo del paese. La nostra sfida sarà di far crescere e sviluppare una cultura d’impresa etica dello sport anche attraverso piccoli esempi». Il progetto mira, inoltre, a creare opportunità di collaborazione e partenariato con gli enti locali e le organizzazioni del terzo settore, creando nuove relazioni sociali e promuovendo una partecipazione territoriale attiva. Il prossimo 27 aprile, inoltre, presso il Palasport Don Bosco di Lecce si terrà una giornata di festa unendo sport, musica e cibo. Dalle 15 in poi si potrà partecipare al torneo di calcetto, in vista del quale gli allenamenti sono iniziati già da

un mese. «Lavorando da anni nel coinvolgimento attivo delle comunità di immigrati presenti in città – commenta Rosi Leo Imperiale, presidente di Amis – abbiamo accolto con entusiasmo l’iniziativa dell’Unione Sportiva Acli - Comitato provinciale di Lecce sposando pienamente gli obiettivi del progetto e le motivazioni che sono alla base della sua ideazione». A seguire, si potranno gustare i piatti tipici preparati dalle comunità del Kenia, Marocco, Cuba, Costa D’Avorio e Rom e si potrà danzare con la musica dei Mijikenda Troupe. La partecipazione è gratuita. «La responsabilità sociale dello sport – conclude De Donno – rappresenta uno degli spunti per andare oltre la crisi. Il mondo sportivo deve farsi carico di una fase storica complicata e critica, sia sul versante economico che su quello sociale».

IN RETE PER IL TERRITORIO E L’INCLUSIONE

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Finanziato dalla Fondazione CONILSUD un progetto che coinvolge 7 associazioni salentine

a cultura della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale si costruisce in rete. È da questo presupposto che nasce R.E.T.I. – Rifiuti ed Ecologia per il Territorio e l’Inclusione, progetto finanziato dalla Fondazione CONILSUD e ideato e realizzato da 7 associazioni salentine coordinate da CulturAmbiente onlus. Protagonisti dell’iniziativa, 100 bambini dai 7 agli 11 anni della sede distaccata di via Carrara dell’Istituto comprensivo “Stomeo Zimbalo” di Lecce chiamati a scoprire come si gestiscono i rifiuti, capirne le problematiche e realizzare modelli e azioni concrete di riutilizzo grazie agli interventi educativi ed esperienziali delle associazioni “Nuova Messapia”, OIPA Italia onlus - Organizzazione Internazionale Protezione Animali, AttentaMente, A.N.P.A.N.A. Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, EMS - Ente Modelli Sostenibili e A.S.T.S.M. - Associazione Salentina Tutela Salute Mentale e CulturAmbiente onlus, capofila della rete. Partner del progetto, l’azienda AXA. Ospite d’eccezione di questo speciale percorso “Vera la Compostiera”, un macchinario unico in Puglia per la trasformazione del rifiuto umido in prezioso compost utilizzato per concimare l’orto didattico curato dagli stessi bambini. Per le sue caratteristiche di innovazione tec-

nologica, il processo di rivalutazione del rifiuto attivato viene seguito passo passo dai ricercatori di Enea - Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile per tastarne il funzionamento. Un percorso educativo inedito, quindi, quello attivato con il progetto R.E.T.I., che mira alla promozione di buone prassi per la sostenibilità ambientale e l’inclusione di persone con disagio mentale. Parte del compost prodotto, infatti, sarà utilizzato per la realizzazione di gadget in collaborazione con 15 utenti dell’Associazione Salentina Tutela Salute Mentale di Lecce che collaboreranno anche alla cura e alla gestione del rifiuto umido. A fine progetto, inoltre, ci sarà l’Ecoday, una giornata di festa all’insegna della tutela dell’ambiente durante la quale verranno presentati i primi risultati dell’iniziativa. Le attività di formazione sul campo del progetto R.E.T.I. puntano, inoltre, a sensibilizzare i “futuri cittadini” alla tutela dell’ambiente attraverso la diffusione di buone pratiche di riduzione e riutilizzo del rifiuto umido. Durante i laboratori attivati a scuola, infatti, i bambini hanno imparato a costruire e utilizzare correttamente le compostiere domestiche, portandole nelle proprie case.


ASSOCIAZIONI

LIBERA LECCE, UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI «

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Investire nei terreni confiscati e supportare i campi estivi: ecco le richieste

Non bisogna stancarsi mai di pensare che il cambiamento è possibile». È con queste parole che la referente di Libera Lecce Marisa Capone racconta il percorso di promozione del libro “Nostra madre Renata Fonte”, graphic novel di Ilaria Ferramosca e illustrato da Gian Marco Francisco. Si tratta di un prezioso racconto ispirato alla storia dell’assessore alla Cultura ed alla Pubblica istruzione del comune di Nardò assassinata nel 1984 proprio per tutelare la meravigliosa zona di Santa Maria al Bagno, oggi minacciata dalla speculazione edilizia. «Porto Selvaggio è una delle meraviglie del nostro territorio – continua Capone – e bisogna continuare a guardare al lavoro di Renata Fonte che lo ha amato profondamente per continuare a tutelarlo». Un lavoro di diffusione della cultura della legalità che Libera Lecce porta avanti da tempo attraverso iniziative mirate soprattutto ai giovani. Dopo la partecipata manifestazione a Lecce dello scorso 21 marzo in occasione della XVII Giornata della Memoria

e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, partirà il prossimo anno scolastico un percorso educativo all’interno degli istituti scolastici di Nardò. Lavori in corso, inoltre, per la nuova edizione di “E!state Liberi!”, i campi di volontariato rivolti alle nuove generazioni nei terreni

confiscati alle mafie. Quest’anno l’auspicio è quello di valorizzare il più possibile la presenza dei giovani pugliesi: «La gran parte dei ragazzi che hanno partecipato ai campi in questi anni – spiega Capone – vengono da regioni “benestanti”, in cui vengono investite le giuste risorse. Un

investimento possibile grazie alla collaborazione attiva delle Arci, delle sezioni Libera e delle istituzioni. Ci auguriamo che presto questa possibilità sia offerta anche ai ragazzi pugliesi». Da tre anni, inoltre, nei terreni confiscati alle mafie nelle zone tra Torchiarolo, Mesagne e San Pietro Vernotico è attiva la cooperativa “Terre di Puglia”. Le zone confiscate nel Salento, però, sono molte di più, oltre 50. Un numero destinato ad aumentare visti gli arresti degli ultimi mesi. «Il vero problema – commenta ancora Capone – è che la gran parte dei nostri Comuni vivono il possesso dei beni confiscati quasi come un peso. Spesso si tratta di strutture che hanno bisogno di interventi di ristrutturazione e questo diventa un deterrente per la loro riqualificazione. Solo i Comuni di Ugento e Taurisano – conclude la referente di Libera Lecce – hanno investito in questa causa ma sarebbe necessario l’impegno di tutti per costruire un nuovo senso di legalità». Lara Esposito

A SCUOLA DI VOLONTARIATO, E DI VITA

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L’associazione C.A.Sa promuove una nuova edizione dell’Hdemia del volontariato, aperta a giovani fino a 35 anni. Vicino ai bambini in ospedale e giovani disabili

una vera e propria scuola di vita - ricca di esperienze di contatto con realtà diverse dalla propria – l’“Hdemia del volontariato” promossa a Lecce dall’associazione C.A.Sa - Comunità animatori salesiani e a cui stanno partecipando undici persone, uomini e donne, di età compresa fino ai 35 anni. Il corso, il secondo di quest’anno, è aperto a studenti universitari e non interessati a fare concrete esperienze di volontariato in diversi contesti, con i bambini negli ospedali, attraverso spazi di gioco in città, insieme ai giovani con disabilità mentale dell’associazione presso le case di riposo per anziani. La formazione di base all’attività volontaria e il tirocinio, per complessive trenta ore, avvieranno i partecipanti universitari all’animazione nella pediatria dell’ospedale di Lecce, un contatto con i piccoli pazienti che prevede anche un rito quotidiano della buonanotte con il racconto di una storia. I giovani non universitari si dedicheranno anche ai piccoli degli ospedali di Copertino, Galatina, e nella provincia di Bari. I partecipanti al corso poi saranno coinvolti nell’animazione di Fantaroa, che da tempo ormai porta nelle città – a Lecce, Bari e Santeramo in Colle – storie con i burattini, giochi, laboratori creativi. Un’ulteriore esperienza fortemente significativa sarà quella presso due

case di riposo di Lecce. Chi ha partecipato al corso potrà passare del tempo insieme ai giovani disabili dell’associazione C.A.Sa creando esperienze di amicizia con le anziane ospiti delle case di riposo, dando vita a balli, canti, storie, momenti di vita capaci di creare legami e dare senso alla propria esperienza. L’Hdemia del volontariato è solo una delle attività promosse dall’associazione C.A.Sa, che continua a portare avanti con successo il laboratorio creativo artigianale Div.ergo, arricchito ora dalla presenza di due nuovi ragazzi con disabilità e nuovi volontari. Si è allargata anche la produzione di manufatti, a cui si è aggiunta infatti la lavorazione del cuoio e quindi il settore della legatoria, con la produzione e la rilegatura di quaderni da mettere in vendita. Gli artisti di Div.ergo hanno anche da poco concluso l’esperienza di studio dei maestri Pennac e Gaudì – da cui trarre preziose ispirazioni per i propri lavori – e si accosteranno ora alla conoscenza di Magritte. E’ in programma inoltre nei prossimi mesi un viaggio con l’associazione a Barcellona. Un’esperienza che continua a fiorire e dare buoni frutti, dunque, quella del laboratorio Div.ergo, che questa estate resterà aperto fino al 15 di agosto. Sara Mannocci

UNA MANO TESA, CONTRO LA CRISI

La rete degli sportelli antiracket-usura di Lecce, Brindisi e Taranto lavora sul territorio a sostegno di imprenditori e famiglie. Centrale favorire l’accesso al credito

“La crisi ha sicuramente peggiorato la situazione, soprattutto per quanto riguarda la realtà delle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto principale del territorio”. Così Maria Antonietta Gualtieri, coordinatrice degli sportelli antiracket-usura di Lecce, Brindisi e Taranto fotografa il contesto attuale sul fronte di un problema che in condizioni di difficoltà economica ha reso ancora più difficile la vita di molti imprenditori e di nuclei familiari. A dare un supporto concreto c’è però la rete degli sportelli antiracket-usura, realtà ormai fortemente consolidata che vede Lecce come capofila, più sensibilizzata rispetto a Taranto e Brindisi – nati successivamente – sul fronte delle iniziative e dei risultati raggiunti in termini di denunce e di assistenza. “C’è comunque ancora molto sommerso su cui lavorare – sottolinea Gualtieri –. Anche su Ta-

ranto il lavoro si è avviato bene, ora è il momento delle campagne di sensibilizzazione e delle riunioni con gli imprenditori e le associazioni di categoria, su Brindisi abbiamo riscontrato molte vittime che in passato avevano già sporto denuncia senza avere la giusta assistenza”. Fondamentale la presenza sul territorio delle associazioni antiracket – presenti oltre che a Lecce, a Brindisi, Taranto, Gallipoli e a breve Nardò - che fungono da vedette e sentinelle per gli sportelli. La Federazione Antiracket Antimafia Puglia è nata proprio per certificare con il marchio “Antiracket Salento” le associazioni che si lasciano guidare dal sistema antiracket del territorio. Un sistema che prevede in ogni sportello uno staff di professionisti tra cui un ufficio legale, assistenza tecnica, commercialisti e psichiatri per le persone vittime di estorsione o usura. Gli imprenditori e i

nuclei familiari che si rivolgono agli sportelli possono godere di un’assistenza completa che comincia con la valutazione delle pratiche e si sviluppa attraverso l’istruzione della documentazione di accesso al Fondo di Solidarietà del Ministero dell’Interno, l’assistenza per la redazione dell’atto di denuncia e la costituzione di parte civile, il tutoraggio nella fase di start up e restart up d’impresa, l’attività di prevenzione e informazione. “Accanto agli imprenditori, anche le famiglie in questa fase critica sono particolarmente esposte – prosegue la coordinatrice degli sportelli -, si trovano in uno stato di sovraindebitamento e si rivolgono a noi per l’accesso al credito e il riconsolidamento del debito. Certamente favorire l’accesso al credito può prevenire il dramma dell’usura”. Sa.Ma.


DOSSIER

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LINEE GUIDA E NUOVE PROCEDURE, LA PUGLIA SI INNOVA

U

na sala gremita di associazioni e responsabili comunali quella che in maniera partecipe e attenta ha assistito all’incontro di presentazione delle nuove Linee guida regionali per l’iscrizione al Registro generale delle associazioni di volontariato lo scorso 3 aprile a Lecce. Il seminario informativo è stato organizzato dal Centro Servizi Volontariato Salento, in collaborazione con l’assessorato regionale al Welfare. Secondo le nuove regole l’iscrizione al registro regionale del volontariato avverrà on line, il progetto sperimentale durerà circa tre mesi, durante i quali l’iscrizione in cartaceo potrà ancora affiancare quella telematica prima di essere archiviata del tutto se i risultati saranno positivi. “Non è un vezzo di innovazione spiega la dirigente regionale del Servizio Benessere sociale Francesca Zampano, invitata per illustrare le nuove Linee guida - ma vincolo per la corretta gestione amministrativa”. In effetti, i vantaggi del registro on line sono tanti: Aggiornamenti in tempo reale, snellimento delle procedure burocratiche, data base completi e consultabili da tutti, valorizzazione delle associazioni che svolgono il vero volontariato. Ad aprire i lavori, il presidente del Centro servizio volontariato Salento, Luigi Russo, che ha tracciato in breve il processo di innovazione realizzato dalle associazioni di volontariato all’interno dei Csv. “Sul territorio contiamo circa 2mila associazioni ‘pure’ di volontariato e di queste più della metà sono iscritte al Registro regionale, che è un mezzo importante per l’emersione dell’illegalità o dell’inefficienza ma anche per fruire di contributi pubblici - ha affermato il presidente – grazie anche al lavoro del Csv Salento. Dal 2005, abbiamo combattuto con determinazione le associazioni che si proclamano di volontariato ma fanno tutt’altro, come ad esempio le organizzazioni che chiedono soldi con il porta a porta”. La guida presentata ha un pregio su tutti, sottolinea Russo, “quella di definire con precisione le associazioni di volontariato e di stabilire i reali obiettivi”. Più tecnico e descrittivo l’intervento di Francesca Zampano, primo di una serie di seminari provinciali tutti tesi all’addestramento del personale preposto all’utilizzo della piattaforma on line. Dopo un breve excursus sulle leggi che hanno portato alla nascita della guida, è entrata nel vivo parlando delle procedure infor-

matizzate d’iscrizione al registro, che fondamentalmente non cambia, ma viene tramutata in forma telematica. “L’associazione che intende iscriversi redige la domanda corredata da tutta la documentazione attestante i requisiti richiesti direttamente sul portale. Il Comune viene raggiunto direttamente dal sistema informatico per avviare l’istruttoria. Nell’arco di massimo 90 giorni, dopo aver verificato la sussistenza dei requisiti, il Comune, sempre seguendo una procedura on line, invia l’istanza alla Regione che provvede all’iscrizione”. In realtà i vantaggi offerti da questa procedura sono davvero molteplici: “Stiamo affrontando una fase delicata- continua Zampano - la prima operazione che stiamo già svolgendo è quella dell’aggiornamento dei data base esistente”. Decisamente nuova è soprattutto la tempistica: “Avvieremo una sperimentazione della procedura a cavallo tra maggio e settembre. Durante l’avvio della fase sperimentale coesisterà la possibilità di iscrizione on line e quella tradizionale. Tuttavia siamo fiduciosi e riteniamo che i Comuni in breve tempo siano autonomi nella gestione della procedura che è assimilabile ad un’altra, già operante da tempo in Puglia, quella delle autorizzazioni al funzionamento di strutture e servizi”. Ma di cosa occorre dotarsi per procedere nell’iscrizione? “Dell’iscrizione all’Agenzia delle entrate, del codice fiscale dell’organizzazione e poi della pec (preferibilmente) continua la dirigente - per il resto, le attività istruttorie non cambiano, si accorciano solo i tempi: modifiche in tempo reale, data base aggiornati, snellimento procedure e documentazione consultabile. Questo per la Regione significa avere una mappa precisa del capitale sociale sul territorio”. Nell’ultima parte dell’incontro è intervenuto Luca Dell’Anna, responsabile settore consulenza e formazione CSV Salento che grazie alla sua esperienza nel settore ha elencato le varie criticità riscontrate durante l’iscrizione al Registro dalle associazioni nel corso degli anni, sia nella frequente ambiguità degli statuti, sia in rapporto alla eterogeneità delle richieste da parte dei Comuni incaricati. Anche rispetto a questo ultimo aspetto le procedure appena introdotte dalla Regione forniscono una risposta certa e non opinabile.

a cura di Serenella PASCALI e Luigi RUSS

LINEE GUIDA PER L’ISCRIZIONE NEL REGIST

LA PUGLIA SI I

La Regione Puglia ha varato la nuova Guida per l’iscrizion Organizzazioni di volontariato. Le procedure sono completame Lo scorso 3 aprile il CSV Salento ha organizzato un seminario per di Francesca Zampano, dirigente del Servizio Benessere e Pari

N

LINEE GUIDA, COSA SONO E A C

ove capitoli riprendono in un documento dettagliato gli elementi essenziali dell’iscrizione al registro regionale del volontariato appena varate dal Servizio regionale Benessere e pari opportunità dell’Assessorato al Welfare. Le Linee guida entrano nel merito di alcune questioni da sempre critiche nell’iter di iscrizione e istruttorio. Quali sono i requisiti da valutare ai fini dell’iscrizione? Quali le differenze tra le OdV e le altre forme associative? Come si compone un bilancio e quali sono gli obblighi al fine del permanere nel Registro regionale? Sono queste alcune delle risposte che è possibile trovare nelle pagine delle Linee guida appena trovate. Il documento entra nel merito anche dei controlli sulle organizzazioni di volontariato e della cancellazione dal Registro.

“ La guida – spiega Francesca Zampano dirigente regionale del Servizio benesser sociale e pari opportunità – è organizzat come un manuale a disposizione degli ent responsabili dell’accertamento dei requisit e delle relative modifiche, delle organiz zazioni di volontariato per l’iscrizione o i permanere dell’iscrizione nel Registro re gionale delle OdV”. “La prima parte – spie ga ancora Francesca Zampano – è relativ ai requisiti che gli enti devono posseder per ottenere l’iscrizione, la seconda riguar da gli ulteriori elementi di valutazione e l terza, infine, concerne la tenuta dei registri Particolare attenzione è dedicata al tem dei controlli, alle procedure di revisione de registri e di cancellazione delle organizza zioni”.


DOSSIER

UN’OPPORTUNITÀ PER IL VOLONTARIATO Intervista a Francesca Zampano, dirigente del Servizio Benessere sociale

SO

e Pari opportunità della Regione Puglia

TRO DEL VOLONTARIATO

INNOVA

ne al Registro generale delle ente nuove con l’accesso on line. r presentare la Guida alla presenza opportunità della Regione Puglia

CHE SERVONO

o, re ta ti ti zil eeva re rla i. ma ei a-

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“Si tratta di un atto particolarmente importante, quello della pubblicazione delle Linee Guida - è il commento di Luigi Russo, Presidente del CSV Salento e vicepresidente dell’Osservatorio regionale del volontariato - che consolida un processo di regolarizzazione e normalizzazione delle associazioni pugliesi ormai sempre più attente ai temi della legalità e della efficienza gestionale. Nei prossimi mesi un ulteriore passo avanti sarà l’avvio della procedura on line di iscrizione al Registro Regionale, con l’assistenza dei CSV Pugliesi, che renderà più puntuale ed efficiente il percorso, facilmente monitorabile, svincolandolo dalla soggettività e dalle inefficienze delle burocrazie che in questi anni non sono mancati, particolarmente in alcuni comuni pugliesi.”.

Che cosa significa per le organizzazioni di volontariato essere iscritte al registro regionale del volontariato e quali sono i vantaggi dell’iscrizione? La legge quadro sul volontariato ha previsto l’opportunità per le organizzazioni di volontariato di iscriversi nel Registro Generale delle organizzazioni di volontariato. Il fatto che si tratti di un’opportunità la dice lunga sul senso di questa procedura, che è sì una procedura amministrativa, ma che ha una serie di risvolti sia dal punto di vista culturale, sia dal punto di vista strettamente amministrativo. L’iscrizione è subordinata al rispetto di una serie di requisiti formali e sostanziali e richiede anche la presentazione di apposita istanza che la Regione Puglia, a differenza di altre Regioni, ha normato attraverso il passaggio dagli uffici dei Servizi Sociali Comunali, precisamente dal Comune in cui ha sede legale l’associazione. Esistono quindi una serie di passaggi amministrativi che probabilmente nel corso di questi anni hanno scoraggiato la volontà di iscriversi da parte di molte associazioni. Siamo coscienti del fatto che, a fronte delle circa 1600 organizzazioni di volontariato iscritte nel Registro Regionale, la mappa del capitale sociale e quindi delle organizzazioni presenti, attive e operative su tutto il territorio della Regione Puglia è decisamente più significativa. I vantaggi dell’iscrizione sono puntuali e molto concreti: in primis le organizzazioni iscritte sono riconosciute onlus di diritto, in secondo luogo possono partecipare e quindi rispondere a bandi per ottenere finanziamenti sia a livello regionale ma anche a livello nazionale; possono acquistare beni mobili registrati o beni immobili, accettare donazioni, quindi compiere una serie di operazioni giuridicamente rilevanti anche se prive della personalità giurdica e ricevere una serie di benefici fiscali non di poco conto. Esiste però un vantaggio ulteriore che, a mio avviso, è di valore superiore rispetto a quelli concreti effettivamente ottenibili attraverso la procedura di iscrizione, quello di rendere disponibile in maniera trasparente al territorio in cui si opera, ma anche al di fuori del proprio territorio, l’attività prevalente, gli interessi, il fatto di poter diventare un punto di riferimento anche per chi non è direttamente a contatto con la realtà associativa che è operativa nel territorio di riferimento. L’iscrizione rende dunque trasparente l’attività svolta, arricchisce il contesto culturale complessivo di una regione, del patrimonio che offre il volontariato in particolar modo attraverso gli organismi associativi e dichiara in maniera aperta, puntuale e rigorosa la finalità propria di un’organizzazione di volontariato. Da questo punto di vista va sollecitato, stimolato e anche accompagnato questo processo di messa a disposizione della propria attività a favore di tutti anche attraverso la presenza all’interno di un elenco ordinatamente e correttamente gestito.

Quali sono gli obblighi per le organizzazioni di volontariato? Gli obblighi sono quelli che derivano dalla legge in particolare dalla Legge Quadro del Volontariato, perché ogni regione l’ha recepita ma senza stravolgere gli indirizzi. Gli obblighi aggiuntivi sono: la trasmissione entro il 30 aprile di ogni anno al Comune nel quale si ha la propria sede legale di una comunicazione inerente il permanere dei requisiti che danno diritto all’iscrizione e l’obbligo assicurativo nei confronti degli aderenti volontari. In realtà si tratta appunto di due obblighi se vogliamo scontati, relativi, per cui l’unico possibile limite potrebbe consistere nella difficoltà ad interfacciarsi con le Amministrazioni, gli Enti locali, la tempistica nella gestione dei procedimenti amministrativi e il timore di incappare in una burocrazia che poco si combina con lo spirito dell’attività volontaria. Quali le principali novità nella procedura per l’iscrizione al registro regionale del volontariato? L’introduzione delle procedure informatizzate che ci accinagiamo a sperimentare e che necessiteranno di una prima fase di rodaggio potrebbe agevolare l’iter burocratico, semplificandolo, snellendolo, riducendo i tempi di gestione del processo amministrativo e consentendo ai legali rappresentanti delle organizzazioni di volontariato di aggiornare online, in tempo reale, il Registro generale tenuto dal Servizio Politiche di Benessere Sociale della Regione Puglia. Le principali novità riguardano appunto l’avvio di questa fase sperimentale che passerà innanzitutto attraverso una ricognizione puntuale di tutte le organizzazioni attive sul territorio e i loro ambiti principali di interesse, perchè l’obiettivo principale è quello di costruire la mappa del capitale sociale regionale. Le procedure amministrative non cambiano in sostanza. In questa fase, attraverso l’introduzione dei registri online, potremo puntare su un’informazione diffusa che dia anche le conoscenze, le competenze giuste agli operatori pubblici, quindi agli amministrativi degli uffici dei servizi sociali territoriali ai quali, in qualche caso, sfugge l’iter amministrativo del procedimento funzionale all’iscrizione e alle stesse odv che attraverso la condivisione delle informazioni e della conoscenza potrebbero toccare con mano la semplicità di una procedura a frontre di un valore aggiunto enorme che ci potrebbe ritornare da un registro ricco, aggiornato, il più possibile rispondente alla realtà territoriale. Concludo dicendo che dal punto di vista sostanziale, purtroppo non ancora formale, la Regione Puglia non ha nulla da inviare a Regioni che hanno registri decisamente ricchi, che restituiscono il senso di un territorio che partecipa, che si impegna e che ha voglia di dichiararlo e di dimostrarlo anche in maniera formale. Valentina Valente

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POVERTÀ A cura di Serenella PASCALI e Luigi RUSSO

POVERA ITALIA

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Il Paese scivola in una spirale di povertà con conseguenze sociali davvero drammatiche. Viaggio attraverso gli ultimi studi con il commento di sociologi nazionali e regionali

econdo le ultime rilevazioni dell’Eurispes, 7 italiani su 10 hanno visto peggiorare la situazione economica personale (per il 40,2% di molto, per il 33,3% in parte), il 60,6%, 3 su 5, è costretto a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese; il 62,8% ha grandi difficoltà ad affrontare la quarta (quando non la terza) settimana; il 79,2% non riesce a risparmiare, questo vuol dire che solo 1 su 5 riesce a mettere qualcosa da parte. La perdita del proprio potere d’acquisto è inve-

ce una realtà per il 73,4% degli italiani che nel corso dell’ultimo anno ne hanno constatato una diminuzione (il 31% molto, il 42,4% abbastanza). Un Paese sempre più povero e impoverito che non riesce a far fronte neanche psicologicamente alle difficoltà del sopravvivere al quotidiano. Il bollettino di guerra, che denota una nuova categoria sociale fotografata persino dall’Istat, parla di 133 suicidi per motivi economici solo nei primi otto mesi del 2012. Quali le cause?

La disoccupazione in primis e il calo del potere d’acquisto, cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali, durante la crisi è crollato, scendendo del 5% tra il 2007 e il 2011. E questo soprattutto a causa alla pressione fiscale che ha raggiunto il 52% aumentando di 1,5% in un solo anno. Tutto questo ha contribuito in maniera determinante a quello che oggi vari studiosi ed esperti definiscono l’impoverimento dell’Italia.

LA SFIDA DEL GIORNO PER GIORNO

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Intervista a Raffaela Saso, sociologa e psicologa, ricercatrice dell’Istituto nazionale di ricerca Eurispes

o studio di Eurispes pubblicato di recente mostra il volto di un Paese che come sottolinea il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara «non cresce, mentre le diseguaglianze, che si erano attenuate negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, sono in aumento e possono tradursi in fenomeni di povertà. Il restringimento del perimetro dell’intervento pubblico rende la situazione sempre più contrastante. Il fatto che ai problemi economici si sommino quelli di natura sociale ha conseguenze in termini di maggiore instabilità a tutti i livelli. Mentre la politica è in stallo rimane aperta e irrisolta la vera sfida per portare l’Italia fuori dalla crisi, contemperando l’efficienza economica con la coesione sociale, tenendo presente che, se l’eccesso di Welfare può rallentare la crescita, il suo progressivo smantellamento produce danni ancora peggiori e spesso imprevedibili». Avete definito questa situazione “sindrome del day by day”. Di cosa si tratta? In piena sindrome del day by day. Il reddito netto medio per famiglia nel lungo periodo tende progressivamente a ridursi. La debolezza dei consumi e la continua riduzione del potere d’acquisto delle famiglie sono ormai un dato acclarato. Ciò è testimoniato anche dalla contrazione delle “attività finanziarie delle famiglie” monitorata ed elaborata dalle banche. La sindrome della quarta settimana e la difficoltà di far quadrare i conti e arrivare con il proprio reddito alla fine del mese hanno rappresentato a partire dai primi anni del Duemila, il primo sintomo di una crisi complessa e spesso sottovalutata che l’Eurispes, per primo, ha segnalato. L’escalation di un andamento economico costantemente negativo ha acuito le caratteristiche di questo fenomeno che si è tradotto nella difficoltà reale delle famiglie ad affrontare la terza settimana. Tutti i segnali e i dati indicano che oggi si è innescato un ulteriore meccanismo negativo e si può ormai parlare di una condizione che spinge le famiglie alla

“sindrome del day by day”, a vivere alla giornata insomma, senza alcuna previsione per un futuro, anche solo a breve termine, e con la consapevolezza di doversi barcamenare nel quotidiano. Dunque ci vanno di mezzo anche i beni di prima necessità… Pane raffermo e 10 euro di benzina. Spesso un solo pasto al giorno, si sopravvivere alla giornata. Si tagliano non solo le spese superflue, ma si inizia a limitare fortemente le uscite per beni primari come quelli alimentari, di vestiario, di trasporto e per la salute. Questa è di certo una delle indicazioni più preoccupanti della situazione economica italiana. Sono molti gli escamotage messi in atto dagli italiani “presi” da questa sindrome per la quale il risparmio non è più una componente delle spese da sostenere mensilmente, ma diventa l’arte di districarsi nelle piccole ristrettezze quotidiane. Dal punto di vista alimentare, è in aumento il numero di quanti risparmiano recandosi ai discount, ma anche ai mercati rionali dopo mezzogiorno, quando in chiusura i prodotti vengono svenduti. Gli stessi supermercati rispondono alle “nuove esigenze” del mercato con offerte anticrisi come l’acquisto scontato di prodotti in scadenza. Benzinai e panettieri sono alcuni dei “supervisori” del tasso di sofferenza delle famiglie e vedono attuata questa nuova strategia di consumo. Non il pieno per l’auto, ma un rifornimento con piccole somme dai 5 ai 10 euro per non privarsi del contante. Meno sprechi e più risparmio significa anche acquistare mezzo filone piuttosto che uno intero o attendere il tardo pomeriggio quando il prezzo cala. Ancora più estrema un’idea che alcune realtà in Italia stanno già sperimentando, ossia la panetteria che vende il prodotto del giorno precedente (con i dovuti suggerimenti per “rinfrescarlo”) ad un prezzo fortemente calmierato.


POVERTÀ Sembra di rievocare uno stile di vita da dopoguerra È così: ritorna uno stile di vita da dopoguerra per quanti si trovano in condizioni di grave indigenza o a rischio di povertà costretti a dover rinunciare ad un pasto, passando da due a uno al giorno, eliminando dalla propria dieta gli alimenti più costosi come carne o pesce. La stessa Caritas, dal suo osservatorio privilegiato, segnala la sempre maggiore e preoccupante presenza di italiani che siedono ai tavoli delle mense per i poveri. La sindrome del day by day spinge a comportamenti e stili di consumo dettati dalla necessità di arrivare a fine giornata senza previsioni di miglioramento per il giorno successivo. Insomma “oggi è così, domani si vedrà”. Un circolo vizioso: indebitamento, insolvenze, vendita dei propri beni e rischio usura. Negli ultimi tre anni, circa un terzo degli italiani hanno chiesto un prestito alle banche indebitandosi (35,7%). Le categorie più bisognose di aiuti finanziari sono quelle con contratti a tempo determinato (atipico o subordinato), in particolare il popolo delle partite Iva (44,2%), contro il 35,2% dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato. Ben il 62,3% dei prestiti è stato chiesto per pagare debiti pregressi e il 44,4% invece per saldare altri prestiti precedentemente contratti con altre banche o finanziare, ma che evidentemente i contraenti non sono riusciti a saldare. In parallelo, le stime di Bankitalia indicano che le sofferenze bancarie a fine 2012 ammontano ad un importo di 125 miliardi di euro (lordi), con un tasso di crescita sui 12 mesi aumentato al 17,5%. Difficile anche la situazione abitativa delle famiglie: la difficoltà di far fronte alle rate del muto per la casa si somma all’aumento del costo degli affitti e alla conseguente morosità. I pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono cresciuti, nel periodo tra il 2008 e il 2011, del 75% circa. Appare evidente come la spirale che si innesca è sintomatica della crisi che l’Italia sta affrontando e che attanaglia i cittadini in una condizione di disagio profondo dalla quale sembra non vi sia altra via d’uscita se non quella di alimentare l’indebitamento. Nella continua ricerca di liquidità cui sono costrette le famiglie spicca anche l’affermarsi di fenomeni socio-economici da non sottovalutare e da monitorare costantemente. Primo fra tutti appare in vertiginoso aumento il fenomeno dei compro oro. Un chiaro segnale di affanno dei cittadini che nel corso dell’ultimo anno si sono rivolti ad un “compro oro” nel 28,1% dei casi, con una vera e propria impennata rispetto all’8,5% registrato l’anno precedente. Nel 26,8% dei casi invece si ricorre a lavori informali, in nero, per arrotondare svolgendo servizi presso conoscenti (assistenza ad anziani, sartoria, baby-sitter, vendita di oggetti autoprodotti, pulizie, giardinaggio). Aumenta in parallelo il rischio di cadere nelle maglie dell’usura. Molti ormai ammettono di aver chiesto denaro in prestito a privati (non parenti o amici) non potendo accedere a prestiti bancari: 14,4% più del doppio rispetto al 6,3% rilevato

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un anno fa. Redditi insufficienti. La mancanza di benessere fa crescere il sommerso. Per potercela fare e vivere dignitosamente una famiglia di quattro persone ha bisogno di almeno 2.500 euro al mese. I calcoli dell’Eurispes si basano su una famiglia tipo (idealmente composta da due adulti e due bambini) che risparmia su tutto ma non fa mancare nulla ai figli e conduce un’esistenza quasi spartana ma dignitosa. Quasi la metà dei contribuenti nel 2011 ha dichiarato un reddito mediano annuale complessivo inferiore a 15.700 euro. Eppure, la sola spesa alimentare per una famiglia tipo è pari in media a 825 euro mese. Per le altre voci di spesa, i costi da sostenere sono mediamente 890 euro al mese per la casa e 240 euro per l’abbigliamento. I redditi di una famiglia tipo non sono sufficienti a fare fronte alle spese necessarie per condurre una vita dignitosa. Questo è uno dei fattori che spinge un numero sempre maggiore di persone a cercare risorse aggiuntive attraverso soprattutto un doppio lavoro o ad accettare lavori completamente in nero. È il caso di almeno il 35% dei lavoratori dipendenti ormai costretto ad effettuare altri lavori per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese. Accanto a ciò, occorre rilevare che l’economia sommersa svolge, in molti casi, in Italia la funzione di ammortizzatore sociale ed ha prodotto per il 2011 un volume stimato di 540 miliardi, pari a circa il 35% del Pil ufficiale. «A seguito di una serie di meccanismi – secondo Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – legati alla congiuntura internazionale e alle scelte della politica, è concreto oggi il pericolo di poter entrare in quella che Fisher descrisse come la “deflazione da debito”: il fenomeno consiste nel fatto che non si riesce più a pagare i debiti mentre il valore di ciò che si è acquistato in precedenza crolla riducendo il valore patrimoniale. La conseguenza è che svendendo tutti nello stesso momento, anche il debito aumenta in termini reali portando ad un ciclo negativo. Alla fine della catena di effetti e meccanismi, i beni passano di mano dai debitori ai creditori. I creditori in questo caso sono le banche che, come si sa, erogano credito nell’esercizio della loro attività. I debitori siamo noi, famiglie, imprese, lavoratori». Gli indicatori tradizionali di povertà relativa e assoluta, da soli, non sono più sufficienti a fotografare la realtà e a confrontarla con quella di altri paesi, soprattutto dopo la crisi. Il nuovo indicatore comunitario si chiama “povertà persistente” e descrive la percentuale di popolazione a rischio di povertà combinando tre indicatori (rischio povertà, deprivazione materiale ed esclusione dal mercato del lavoro) e prendendo in considerazione non solo il reddito ma anche la deprivazione materiale e l’esclusione dal mercato del lavoro . Nel 2010 i “poveri persistenti” erano 10,3 milioni, il 70% dei 14,7 milioni di italiani a rischio di povertà. Anche il numero delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, secondo la nuova misurazione, risulta estremamente elevato: 14,7%, pari al 24,5% della popolazione italiana. Stessa tendenza per la deprivazione materiale che raggiunge un tasso del 6,9% rispetto ad una media Ue15 del 5,3%.

PRATICARE L’UNIVERSALISMO SELETTIVO

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Intervista ad Emanuele Pepe sociologo dell’Osservatorio politiche sociali della Regione Puglia

ual è la situazione delle povertà in Italia e nel contesto regionale in particolare? Si tratta di una vera e propria emergenza sociale che negli ultimi anni sta crescendo a ritmi non più sostenibili e che va affrontata a tutti i livelli istituzionali. I dati ufficiali Istat ci dicono di un Paese dove oltre 3milioni di famiglie sono in stato di povertà assoluta e quindi sotto la soglia minima che significa povertà alimentare, difficoltà ad arrivare alla fine del mese e ad acquistare i beni cosiddetti essenziali. Dato che aumenta se consideriamo la povertà relativa dove la percentuale raggiunge l’11% a livello nazionale con sperequazioni fortissime, sia a livello territoriale, pensate che al sud Italia l’incidenza arriva al 23%, che significa che una famiglia su 4 è in stato di povertà relativa, contro il 5% del nord. Ed è una sperequazione anche intergenerazionale, se si pensa che un minore su 4 è ormai a rischio di povertà. Questo, ad ulteriore testimonianza di come il nostro sistema di welfare sia troppo sbilanciato verso il previdenziale, verso la protezione delle fasce più alte della nostra popolazione, pensiamo alle pensioni a sostegno del reddito delle persone anziane e non a misure di sostegno per famiglie e minori. Infatti le categorie che continuano ad essere più fragili da questo punto di vista sono le donne sole con figli, le famiglie numerose con molti figli minori, i cassintegrati, i disoccupati. In Puglia, abbiamo provato lo scorso anno a realizzare nell’ambito delle attività dell’Osservatorio regionale delle politiche sociali, un’indagine approfondita che ci desse il polso della situazione. I dati, del novembre 2012, ci parlano di una situazione ancora più grave se pensiamo che il 29% delle famiglie pugliesi risultano essere nella povertà relativa, mentre il 20% sono povere in senso assoluto. Aumenta anche in

Puglia l’area del rischio con una particolare attenzione per chi perde il lavoro, per le famiglie monoreddito, e per i cassintegrati. C’è anche una forte sperequazione della distribuzione della ricchezza: gli ultimi dati della Banca d’Italia ci parla di un 15% di persone che detengono il 46% della ricchezza. La Regione Puglia si accinge a costruire il terzo Piano regionale delle politiche sociali. È prevista un’area dedicata al contrasto delle povertà? Stiamo osservando con molta attenzione le varie proposte a livello nazionale di istituzione di un reddito di cittadinanza o di un reddito minimo di inserimento. La Puglia ha cercato di agire su più fronti cercando di attuare una strategia generale che offra ai cittadini servizi e non mere erogazioni in denaro. Nella scorsa programmazione dei piani sociali di zona (2010-2012) erano riservati per 130 milioni di euro di meri contributi economici ad integrazione del reddito, solo una piccola quota di essi sono destinati ad inserimenti lavorativi. Su questo fronte, abbiamo cercato di agire in tre modi: stiamo cercando di orientare fortemente un intero asse del Fondo sociale europeo 2014-2020 proprio verso l’inserimento attivo di lavoro di categorie svantaggiate (disabili, detenuti, disoccupati, donne sole con figli etc.) in un’ottica che non sia di mero trasferimento monetario (come ad esempio fa la social card a livello nazionale) ma con misure di attivazione delle risorse personali e familiari dei soggetti fragili. Abbiamo agito anche attuando, d’altra parte, l’applicazione dell’Isee, per quanto ancora non si tratti di quello riformato, cercando così di dare il segnale dell’attuazione di un vero universalismo selettivo che a livello nazionale ancora latita. Infine, abbiamo provato ad agire sul fronte del disagio abitativo con un programma regionale di sostegno all’edilizia popolare.


VOLONTARIATO

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FORMARSI PER NON DEFORMARE

l volontario sociale fa tanto: con passione, molte volte per scelta, altre per bisogno. Si aiuta per aiutare, certo, e anche per aiutarsi, animati da buone intenzioni che non sono sempre limpide. Inoltre, si fa del volontariato non sempre con la giusta consapevolezza sul da farsi. Basta fare i volontari, dunque, per garantire successo alla propria buona volontà? Le associazioni di volontariato investono sufficienti risorse in formazione, analisi motivazionale, ricerca? Le prime ragioni del desiderio di fare per gli altri dovrebbero condurre a comprendere quanto sia bello fare con gli altri. Facendo si impara, imparando si fa: con qualcuno e in molti. Torna così in questione un argomento spesso sottovalutato dai direttivi di alcune associazioni. Essere dei buoni operatori di primo soccorso, essere dei buoni ambientalisti,

essere dei buoni cittadini richiede studio, applicazione, conoscenza di sé e delle proprie attitudini psicologiche; richiede, insomma, formazione continua. Il tema sarebbe da collocare in un più ampio dibattito sulle forme dell’associazionismo e del volontariato. Quali e quante sono le forme della formazione? Alludiamo alla formazione tecnica specifica (ad esempio, alle pratiche di primo soccorso) o anche alle competenze immateriali concernenti: 1. la comunicazione efficace; 2. lo sviluppo delle attitudini relazionali individuali; 3. la gestione dei conflitti interpersonali; 4. l’integrazione dei saperi tecnici e delle sapienze dialogiche? Inoltre, è possibile escludere dai processi formativi ordinari, spesso destinati ai volontari, i dirigenti delle associazioni, di fatto legittimando la sola formazione degli “operatori semplici”?

Un ambientalista bravo ad analizzare la qualità delle acque è tanto più efficace se è in grado di comunicare bene le proprie ricerche. I conflitti, che alterano perfino l’equilibrio di certe associazioni pacifiste, possono essere occasione di crescita per chi, mentre predica pace, non è in grado di ascoltare i propri collaboratori. Più in generale, il dato emergente dalla osservazione (micro-sociale) dell’assetto di non poche associazioni porta a concludere che troppo spesso si assiste, anche nel terzo settore, alla riproduzione delle medesime distorsioni presenti nei luoghi sociali oggetto delle critiche del volontariato. Nei fatti, il volontariato non è sempre più virtuoso della politica, del sindacato, delle istituzioni. Dunque, se non sorprende il fatto di non vedere praticata la “comunicazione ecologica” in una Prefettura, sorprende che le

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“buone pratiche” non siano patrimonio condiviso di tutte le associazioni impegnate nella promozione di diritti spesso più evocati che assunti in carico. Quante sono le associazioni che praticano la rotazione delle cariche direttive? In quali, e quante, associazioni le riunioni sono condotte da un facilitatore della comunicazione? Quante donne sono attualmente presenti nei direttivi delle associazioni della provincia di Lecce? Le riunioni delle associazioni si fanno seduti in cerchio o qualcuno usa la cattedra mentre altri fanno le fotocopie? In breve, l’associazionismo salentino è impegnato a darsi un assetto innovativo e democratico, investendo non solo in didattica di contenuto ma anche in didattica di metodo? Il problema è aperto. Le soluzioni sono non meno dischiuse. Giovanni Bongo

MONSIGNOR NERVO E IL VOLONTARIATO

Monsignor Giovani Nervo se ne è andato il 21 marzo, primo giorno di primavera, primo giorno di nuova stagione, se ne è andato verso la sua nuova stagione

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rimo presidente della Caritas Italiana, combattente, padre, con Luciano Tavazza, del moderno volontariato italiano. Le sue riflessioni sono state oggetto di studio, di dibattito. Nel 2008 Nervo scrisse un libro dal titolo provocatorio “Ha un futuro il volontariato?” Il testo, ancora attuale, analizza in particolare alcuni punti. Perchè essere volontari? Secondo Nervo, per due no e sei si…Il primo no: per fare i tappabuchi. Cioè non si fa volontariato per sostituire le inadempienze delle istituzioni. “I servizi fondamentali alla persona sono un Diritto dei cittadini, fanno parte, sosteneva Nervo, di

quei diritti inviolabili dell’uomo che la Costituzione riconosce e garantisce”. Secondo No: essere volontari per diminuire i costi dei servizi. E’ bene che il volontariato supporti, dia il suo contributo alle Istituzioni, ma a patto che questo contributo serva a migliorare i servizi, non a ridurre i costi. “E’ certo che il lavoro del volontariato ha un valore economico, ma questo valore non deve essere usato per ridurre i costi ma, appunto, per migliorare il servizio”. Veniamo ora ai sei sì: “Perché essere volontari?”. Primo sì: per affermare i valori dell’uomo, questo sia nella pratica, quando ci si mette al servizio di una persona, sia nelle azioni “politiche”. Secondo sì: “per portare nei servizi alla persona un supplemento di anima”. È importante sottolineare la parola “supplemento”, ciò a significare che “l’attenzione personalizzata del volontariato porta realmente al servizio un supplemento d’anima, che ovviamente non è e non deve essere solo del volontariato, ma il volontariato può dare questa integrazione ai servizi”. Terzo sì: riprendiamoci il ruolo dell’essere volontari per rispondere con prontezza a bisogni emergenti non ancora presenti nella coscienza pubblica, nella destinazione di risorse. Questo è il ruolo più antico e specifico del volontariato: essere anticipatore. Quarto sì: “essere volontari per stimolare le istituzioni a rispondere adeguatamente ai bisogni dei

cittadini, sia con la formulazione delle leggi nazionali e regionali, sia con l’attuazione dei servizi, sia con il buon funzionamento delle istituzioni e dei servizi”. Quinto sì: essere volontari per diffondere la cultura della solidarietà. Secondo Nervo, parlare molto di una cosa è esemplificativo del fatto che c’è un problema... si parla molto di ricchezza e povertà, significa che le famiglie sono sempre più povere, si parla da anni di acqua, o di cambiamenti climatici segno che occorre affrontare dei problemi. Lo stesso, secondo Nervo, si parla spesso di solidarietà. “Un grande obiettivo del volontariato dovrebbe essere quello di ricostruire nella nuova situazione sociale una forte rete di solidarietà di base. In che modo? Coltivando tutti i rapporti interpersonali nella famiglia, nel vicinato, nel lavoro, nella scuola. Questa forma di solidarietà potrebbe anche ridurre il bisogno dei servizi organizzati”. Sesto sì: forse il più vero, il più autentico ma nel contempo il più difficile da mettere in pratica. “Essere volontari per trasferire e vivere nei normali rapporti di lavoro pagato i valori appresi e vissuti nell’esperienza di volontariato”. “La prima più fondamentale forma di solidarietà non è il volontariato ma il compimento pieno e corretto del proprio lavoro per cui si è pagati, ed è fondamentale e nobile obiettivo del volontariato proporsi e far crescere la cultura della solidarietà in tutta l’attività umana e nell’esercizio delle professioni che forniscono servizi alla persona”. Non si è solidali solo quando si indossa la giacca del volontario. La solidarietà è stile di vita... così semplice e così altrettanto complesso da attuare. Le parole, gli scritti di Monsignor Nervo dovrebbero essere riprese spesso nelle occasioni formative e di riflessione del e sul volontariato... a ricordo delle origini, degli scopi della cultura della solidarietà. Maria Grazia Taliani


AMBIENTE

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GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, DUE PROPOSTE PER L’ACCESSIBILITÀ

arantire l’acqua per tutti: questo l’auspicio della giornata dell’acqua celebrata lo scorso 22 marzo. L’aumento della popolazione mondiale impone delle decisioni per ridurre lo spreco di acqua e razionalizzarne il consumo, per evitare che la maggior parte della popolazione mondiale rimanga senza. Secondo i dati forniti nel dossier “Quale cooperazione per l’acqua come diritto umano, bene comune” del Cicma, il Comitato italiano per il contratto mondiale sull’acqua, più di 1/6 della popolazione mondiale, circa 894 milioni di persone, non hanno ancora accesso all’acqua potabile e 2,5 miliardi di persone non hanno ancora accesso ai servizi igienico-sanitari. Solo il 63% degli Stati nel mondo ha migliorato i livelli di accesso ai servizi igienico-sanitari. Secondo una proiezione, questa percentuale sarà soltanto pari al 67% entro il 2015: ben al di sotto della soglia del

75% previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. “L’accesso all’acqua non può essere delegata alle regole del mercato o a quelle identificate dai portatori di interesse” - affermano dal Cicma, e per l’occasione lanciano le proposte: due azioni che la comunità internazionale - le reti dei

movimenti dell’acqua e le ong di cooperazione - devono impegnarsi a raggiungere nel corso del 2013. La prima è rafforzare i processi di concretizzazione del diritto all’acqua nei diversi paesi, sottraendola ai privati e riaffermando la responsabilità/dovere degli Stati a formulare strategie efficaci per garan-

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tire il diritto all’acqua ai cittadini. La seconda è l’urgenza di sottrarre le politiche e il potere di controllo dell’acqua ai portatori di interesse e alle imprese multinazionali, che puntano a costruire le “borse dell’acqua”. Dopo il riconoscimento della risorsa come diritto umano è necessario affidare la gestione delle politiche idriche ad una autorità mondiale dell’acqua, sotto l’egida delle Nazioni unite. Anche l’Unicef ha esortato i Governi, la societa’ civile e i cittadini a ricordare che la causa di mortalità in molti Paesi è proprio la mancanza di accesso alle fonti d’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Si stima che nel mondo 2.000 bambini sotto i cinque anni di età muoiono ogni giorno per malattie diarroiche. Il 90% delle morti di bambini (circa 1.800) avvengono a causa di malattie diarroiche direttamente legate ad acqua contaminata, mancanza di servizi igienico-sanitari o inadeguata igiene.

SI AI DIRITTI, NO AI RICATTI!

T

È lo slogan del primo maggio di Taranto. Riondino: “è l’unica città in cui ha senso parlare di lavoro”

aranto è lo specchio di un’Italia e di un Sud in piena crisi, che ha svenduto diritti e bellezza annebbiata dal sogno di un posto di lavoro sicuro e del tanto sognato sviluppo industriale. Una città sotto ricatto, divisa tra tutela della salute e il rischio di perdere l’unico lavoro ad oggi possibile, quello nell’acciaieria più grande d’Europa, l’Ilva. Ed è proprio da qui che parte il Primo maggio “alternativo” a quello ormai imbellettato di Roma. Una giornata di confronto nella città dei due mari promossa dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti con il supporto di numerosi associazioni e realtà che operano a tutela del territorio, della salute e dei diritti. A fare da traino mediatico all’iniziativa, l’impegno dell’attore Michele Riondino, tarantino doc, meglio conosciuto come il giovane Montalbano che da anni supporta la battaglia per la

rinascita di uno dei territori più inquinati d’Europa. «Taranto è l’unica città in cui oggi abbia senso parlare di lavoro»: è con queste parole che Riondino, in profondo dissenso con i partiti e soprattutto con i sindacati, ha presentato il programma della prossima festa dei lavoratori cui hanno aderito, tra gli altri, Francesco Baccini, Fiorella Mannoia, Luca Barbarossa, Pierpaolo Capovilla, Daniele Sepe, Riccardo Sinigallia, Fido Guido ed Elio Germano e le sue Bestie Rare. Presentatore d’eccezione, Andrea Rivera. Una giornata di confronto, politica dal basso e di musica cui sono invitate tutte le realtà dei “sud” di questo paese che lottano dal basso ed in modo autorganizzato per l’ambiente, la salute, il lavoro, il reddito, la cultura e la riappropriazione di tutti i diritti negati. «Vogliamo dare un segnale forte: ripartire da qui per ribaltare le sorti di un siste-

ma che continua a stuprare il territorio – spiegano dal Comitato dei Liberi e Pensanti – disseminando veleni che provocano danni irreversibili alla salute ed all’ambiente, facendo leva sul ricatto occupazionale. Taranto vanta, suo malgrado, circa il 40% di disoccupati, precarietà diffusa, devastazione sociale, gli effetti di una colonizzazione industriale e militare. Svilupperemo la tematica attraverso musica, dibattiti, laboratori e giochi per bambini, proiezioni, installazioni, autoproduzioni artigianali e altro». L’evento si terrà a partire dalle ore 10 nell’area del Parco Archeologico di Solito – Corvisea, una delle poche aree verdi della città, ricca di importanti testimonianze storiche e archeologiche come i resti del circuito murario di età greca che proteggeva i quartieri orientali della città. Lara Esposito

COMUNI RINNOVABILI 2013: LE ECCELLENZE NEL RISPARMIO ENERGETICO

È

stato presentato a Roma il rapporto annuale “Comuni Rinnovabili 2013” di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e Sorgenia, sullo sviluppo e la diffusione delle tecnologie rinnovabili in Italia. Nel nostro paese ci sono oltre 600mila impianti da fonti rinnovabili diffusi nel 98% dei Comuni italiani, che compongono un articolato sistema di generazione che nel 2012 ha garantito il 28,2 % dei consumi elettrici e il 13% di quelli complessivi del nostro Paese. Numeri in forte e costante crescita, tanto per il numero di impianti, quanto per la produzione di energia da tutte le fonti pulite. Sono 27 i Comuni 100% rinnovabili, quelli che rappresentano oggi il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale. In queste realtà, un mix di impianti diversi, da rinnovabili e impianti a biomasse coprono interamente i fabbisogni elettrici e termici dei cittadini residenti. La classifica premia la capacità di sviluppare il mix più efficace delle diverse fonti e non la produzione assoluta, perché la prospettiva più lungimirante e vantaggiosa per i territori è rispondere alla domanda di energia valorizzando le risorse rinnovabili presenti. Sono 2400 i Comuni 100% rinnovabili per l’energia elettrica, ossia quelli dove si produce più energia di quanta ne consumino le famiglie residenti. I Comuni del solare

sono 7.937, un numero in crescita che evidenzia come con il sole si produca oggi energia nel 97% dei Comuni; 296 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico; 343 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano fonti rinnovabili, come biomasse “vere” (di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere territoriali) o fonti geotermiche, attraverso cui riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento. Diminuiscono le importazioni di petrolio e di gas da usare nelle centrali e si riducono le emissioni di CO2, con vantaggi per il clima ma anche economici perché l’Italia ha recuperato così larga parte del debito per il mancato rispetto degli obiettivi di Kyoto. Fondamentale è poi, in un periodo di crisi economica, la crescita degli occupati nel settore. “Altro che fermarsi ora per via della crisi – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente e responsabile energia di Legambiente – Proprio i Comuni rinnovabili ci insegnano che il futuro è già qui e che l’innovazione non si deve fermare. Solo in questa prospettiva è realmente possibile ridurre la spesa energetica delle famiglie e delle imprese in un Paese altrimenti condannato a rimanere in balia dei prezzi delle risorse che importa dall’estero”. Alice Mi


DIRITTI

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GIOCARSELA MALE

iocarsela. Giocare sporco. Giocare pulito. Giocare per vincere. Giocare per il gusto di giocare. Infine, essere vinti dal gioco che avvince. Il gioco inchioda. Il giocatore bada più al processo che all’esito. Come il saggio camminatore desertico; e come il giocatore di Dostoevskij che nel “rien ne va plus” trova che nulla si può fare per vincere, se non scommettendo per il gusto di farlo d’azzardo in azzardo. Poi l’azzardo diventa abitudine. Poi lo Stato consiglia la lotteria più conveniente e, anche, di giocare responsabilmente. Che vorrà dire? Giocarsi lo stipendio solo in parte? Giocarsi la pensione solo a metà? Sognare la vincita e ad ogni piccola vittoria effimera giocarsela di nuovo per vincere di più senza mai vincere abbastanza per guadagnarci su? Il gioco è una dipendenza. Parliamo del gioco compulsivo, non della mosca cieca o del calcio sociale fatto sui campi polverosi di un quartiere troppo grande e troppo squassato. Parliamo del gioco fatto per danaro, per scommessa, per abuso di fiducia nel caso e nel caos. Il gioco manda in rovina famiglie, economie, relazioni. Il gioco è droga. Peggio, è comportamento non riconducibile a sostanza. È il gioco di quel tipo che se la gioca, consuma il salario, chiede il prestito, consuma il prestito, si sente in colpa, promette a sé

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stesso di non farlo più e poi lo fa ancora, come ogni buon compulsivo sa fare. Se ne parla poco, del gioco d’azzardo. Se ne parla confusamente; e il volontariato sociale potrebbe fare di più per aiutare chi gioca, ovvero chi ciondola da un bar a una opaca sala scommesse. Come venirne fuori, dal gioco, dalla sindrome, dalla dipendenza, dalla sciagura? In primo luogo collocando la questione nell’opportuno contesto: si gioca perché si vuole un piacere; poi analizzando l’assetto sociale esistente; poi ammettendo che il danaro, “generatore simbolico” assoluto di ogni valore odierno, è per troppi l’unico scopo degno di nota in una intera vita passato alla ricerca del proprio tempo perduto. Poi comprendendo che si gioca per mettere a tacere la disperazione che mangia l’essere. Si gioca per mille ragioni da capire, analizzare, risolvere. In Italia si sono spesi, per il gioco d’azzardo, 14,3 miliardi di euro nell’anno 2000 e 85 miliardi di euro nel 2012 (fonte, La Repubblica): intere finanziarie, tagli alle scuole e alla ricerca, ospedali chiusi e servizi sociali smarriti. Il volontariato è chiamato a farsene un problema; per non giocarsi anche la soluzione. Giovanni Bongo

IL CODICE DEONTOLOGICO PER LA LOTTA AI PREGIUDIZI

a lotta ai pregiudizi e all’esclusione sociale delle persone condannate a pene intra o extra murarie passa anche dalla corretta informazione. Quando si scrivono notizie concernenti cittadini privati della libertà o ex-detenuti, spesso i giornalisti commettono alcuni errori di comunicazione, ignorando cosa prevedono le leggi che regolano questa materia. Le misure alternative al carcere o la concessione di alcuni benefici da parte del giudice, ad esempio, non devono suscitare allarme nell’opinione pubblica, poiché sono previsti dalla legge e non sono equivalenti della libertà piuttosto dei passi fondamentali nel percorso del reinserimento sociale. Così come bisogna fare attenzione ai termini usati per riferirsi a chi ha finito di scontare la propria pena: un ex-detenuto non è un “delinquente” ma un normale cittadino. Per richiamare i giornalisti alla responsabilità e al rispetto delle regole etiche, il 15 marzo scorso

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è stata presentata nel carcere di Regina Coeli, la “Carta delle pene e del carcere”, codice deontologico dedicato a chi scrive di imputati, condannati, detenuti e del mondo carcerario in genere. La Carta è stata sottoscritta dagli Ordini dei giornalisti della Lombardia, del Veneto, della Toscana, dell’Emilia Romagna, della Basilicata, della Liguria, della Sardegna e della Sicilia. Il passo successivo sarà l’approvazione da parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine. Tra le regole previste dal codice quella del diritto all’oblio. “Una volta scontata la pena – si legge nella Carta – l’ex detenuto che cerca di ritrovare un posto nella società non può essere indeterminatamente esposto all’attenzione dei media che continuano a ricordare ai vicini di casa, al datore di lavoro, all’insegnante dei figli e ai loro compagni di scuola il suo passato”. E ancora, garantire al cittadino privato della libertà, di cui si

sono occupate le cronache, la stessa completezza di informazione, qualora sia prosciolto; tutelare il condannato che sceglie di parlare con i giornalisti, adoperandosi perché non sia identificato con il reato commesso, ma con il percorso che sta facendo. Viene sottolineata l’opportunità che l’informazione sia il più possibile approfondita, in modo da assicurare un approccio alla “questione criminale” che non si limiti all’eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca - con inchieste, speciali, dibattiti - la condizione del detenuto e le sue possibilità di reinserimento sociale. Un’ultima importante raccomandazione è promuovere la diffusione di racconti di esperienze positive e di reinserimento sociale, che diano il senso della possibilità, per un ex detenuto, di riprogettare la propria vita, nella legalità. Alice Mi

A SCUOLA “ASSENTE INGIUSTIFICATO”

Quanto fa: scuola meno barriere più servizi? Tutti presenti!”. Questo è lo slogan della campagna nazionale “Assente Ingiustificato”, promossa dall’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) e da Cittadinanzattiva. La situazione delle scuole italiane è già di per sé difficile, a causa soprattutto della fatiscenza di alcune strutture ormai vecchie e trascurate e dell’insufficienza dei servizi offerti. Queste carenze vanno ad aggiungersi alla mancanza di attrezzature e servizi dedicati agli studenti con disabilità che sono impossibilitati a frequentare la scuola con regolarità. Questi 200mila studenti devono lottare contro un trasporto inadeguato e pressoché assente, la carenza del personale ausiliario e degli insegnanti di sostegno, oltre che le insormontabili barriere architettoniche. Tale situazione costringe gli alunni ad assentarsi spesso da scuola e a vivere una situazione di isolamento sociale e psicologico all’interno delle strutture scolastiche. La campagna “Assente Ingiustificato” mette in atto una serie di azioni volte a garantire il diritto allo studio e la qualità della vita degli studenti, a partire dalla rilevazione prima e dall’abbattimento poi di barriere architettoniche e

non solo, all’interno di un rilevante numero di edifici scolastici in tutta Italia. Il lavoro si articola in tre fasi distinte. La prima, terminata nel mese di marzo, è stata dedicata alla raccolta fondi; la seconda fase, iniziata a gennaio e che durerà fino a maggio, è quella della realizzazione del monitoraggio, che sarà realizzato su un campione di edifici scolastici, pari all’1% (434 scuole) del totale, di tutte le regioni. Oltre a rilevare gli aspetti legati alla sicurezza strutturale, alla manutenzione, all’igiene degli edifici scolastici, l’indagine avrà anche l’obiettivo di evidenziare quelli più legati alla vita degli studenti con disabilità: le condizioni esterne all’edificio, la presenza di barriere architettoniche, di attrezzature motorie e arredi adeguati, di strumenti tecnologici specifici, le modalità di somministrazione dei farmaci, le caratteristiche dei bagni per disabili, ecc. Tra novembre e dicembre si procederà alla terza ed ultima fase, quella in cui saranno messi in atto gli interventi di abbattimento delle barriere individuate o di altre modifiche strutturali. Inoltre, verranno donate alle scuole attrezzature e ausili informatici, software e sussidi specifici per l’apprendimento, arredi adatti, come ad esempio banchi ergonomici o sedie speciali con braccioli. Alice Mi


WELFARE

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BES, IN PUGLIA URGONO MISURE DI RICONNESSIONE SOCIALE

l Cnel e l’Istat hanno dato vita ad una interessante iniziativa per misurare il benessere equo e sostenibile dei nostri territori: uno studio che prova per la prima volta in Italia a dare attuazione operativa al dibattito internazionale sul cosiddetto “superamento del Pil”. Da più parti ormai, nelle varie comunità scientifiche, ci si sta chiedendo se i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di diseguaglianza e sostenibilità. Il Comitato di indirizzo delle due organizzazioni ha così identificato 12 dimensioni per la misura del benessere in Italia, costruite su 134 indicatori di elevata qualità statistica. Una di queste dimensioni riguarda le “relazioni sociali” che, in quanto risorse aggiuntive rispetto alle dotazioni di capitale economico e culturale individuale (sulla scorta degli studi di Bourdieu e Coleman), contempla anche indicatori di calcolo delle risorse (umane e materiali) che assicurano sostegno e protezione agli individui, in cui le relazioni generano utilità (non solo in termini monetari) essendo improntate a principi di reciprocità, solidarietà, valori ideali, etici o religiosi. Si tratta di una dimensione di particolare rilievo per il nostro Paese che tuttavia non

è esente da difficoltà di misurazione legate alla distinzione presente in letteratura tra capitale sociale di tipo “bridging” (relazioni di persone diverse per estrazione e contesto sociale accomunate da idee o movimenti) e di tipo “bonding” (legame tra persone simili per via etnica o parentale). Tenendo conto di questa complessità si è comunque tentato di selezionare indicatori che consentissero comunque di dar conto di questo aspetto fondamentale della vita associata, quali gli aiuti gratuiti dati (persone di 14 anni e più che nelle ultime quattro settimane hanno fornito aiuti gratuiti a persone non conviventi); partecipazione sociale (persone di 14 anni e più che negli ultimi 12 mesi hanno svolto almeno una attività di partecipazione sociale); attività di volontariato (persone di 14 anni e più che negli ultimi 12 mesi hanno svolto attività gratuita per associazioni o gruppi di volontariato); finanziamento delle associazioni (persone di 14 anni e più che negli ultimi 12 mesi hanno finanziato associazioni); organizzazioni non profit (quota di organizzazioni non profit per 10.000 abitanti). I dati così costruiti ci restituiscono una fotografia alquanto allarmante, in particolare se riferita alla Puglia: - Al 31 dicembre 2009 il 30,4% degli italiani ha fornito aiuti gratuiti nell’ultimo

mese (in Puglia il 25,6%, al Sud il 25,5%) - Al 31.12.2012 il 23,5% degli italiani aderisce e/o partecipa ad associazioni (dieci anni fa erano il 24,2%), in Puglia il 18,1% (erano il 22,3% nel 2002), al Sud il 17,9% (18,8% dieci anni prima) - Sempre al 31.12.2012, svolge attività di volontariato il 9,7% della popolazione, in crescita dall’8,0% del 2002, mentre in Puglia continua a scendere (dal 5,7% di dieci anni fa al 5,0% del 2012). Il Sud registra invece un lieve aumento, passando dal 5,3% di dieci anni fa al 6,0% del 2012 - In Puglia anche il finanziamento spontaneo alle associazioni è più basso nel 2012 (8,7% contro il 14,7% nazionale), frutto anche di una presenza sul territorio meno radicata (se in Italia nel 2001 risultano circa 41 non profit ogni diecimila residenti, in Puglia sono 30,2) 29

Partecipazione sociale

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Una regione dunque, la nostra, che vede sempre di più sfaldarsi il proprio capitale sociale, già inferiore al livello nazionale, proprio quando il catalogo dei bisogni si sta allargando drammaticamente a nuove categorie sociali e nuovi bisogni emergenti. Non a caso infatti anche il grado di fiducia nel prossimo è più basso che nel resto del Paese (in Puglia solo il 14,3% dichiara di avere fiducia negli altri contro il 20,0% degli italiani). Si tratta di tendenze che vanno assolutamente invertite con azioni mirate ed efficaci di riconnessione sociale del tessuto comunitario secondo valori di reciprocità e di solidarietà. Emanuele Pepe

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Mezzogiorno

Italia

WELFARE, L’ITALIA SPENDE MENO E PEGGIO DI ALTRI PAESI

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Presentata pochi giorni fa a Milano una ricerca del CERGAS-Bocconi che fa il punto sul tema e mette a confronto la spesa di quattro grandi Paesi europei

a anni, ormai, chi lavora in prima linea per costruire un modello di welfare efficace nel nostro Paese si trova a dover combattere con un mare di pregiudizi. Ancor più nel momento di crisi che stiamo vivendo, gli operatori di welfare devono lottare contro chi crede che occorra tagliare la spesa pubblica per evitare la corsa verso il baratro per la nostra economia e per il sistema-Paese tutto. Chi, invece, prova a costruire comunità inclusive e solidali ed un efficace sistema di welfare locale sa bene che proprio in tempo di crisi aumenta la necessità di investire energie e risorse per politiche di inclusione sociale, contrasto e prevenzione del disagio e della povertà. Diversamente da quanto si è portati a pensare, infatti, di fronte alla crisi che stiamo vivendo stanno meglio Paesi dove la spesa pubblica in materia di welfare è maggiore e più qualificata, piuttosto che quelli (come la nostra Italia) dove, si spende poco e male per garantire una migliore qualità della vita ai cittadini. Cosa c’è di nuovo? Quale la novità su un aspetto noto da tempo, almeno per gli addetti ai lavori? La nostra convinzione ora risulta suffragata da autorevoli studi. Per dirla più seccamente, ora possiamo affermare di avere le prove.

A fine marzo i ricercatori del Cergas dell’Università Bocconi di Milano (a convegno con lo SPI-CGIL) hanno presentato uno studio di notevole interesse che, confrontando il sistema di welfare italiano con quello di Gran Bretagna, Germania e Francia, ci dice due cose essenziali: 1) l’Italia fa registrare l’investimento più “debole” in termini di spesa pubblica destinata al sistema di welfare; 2) il sistema di welfare italiano mostra molte ombre anche in termini di qualità ed efficacia degli interventi posti in essere. Ma veniamo alle prove (per restare alla metafora), ai numeri della ricerca appunto. Anzitutto la spesa per interventi di welfare. Se rapportata in termini percentuali al PIL nazionale in Italia si registra un modesto 27,1%, meglio della Gran Bretagna (26,3%), ma peggio di Francia (32,7%) e Germania (28,4%). Rispetto alla spesa pubblica nel suo complesso, ogni 100euro in Italia se ne spendono 53,6 in materia di welfare (58,5 euro in Francia, 63,3 euro in Germania e 50,6 euro nel Regno Unito). Passando al dato sulla spesa pro-capite in materia di welfare (e dando il giusto peso alla dimensione del singolo Paese), l’Italia mostra il valore più basso fra quelli rilevati:

7,055 euro all’anno per ogni cittadino in spesa previdenziale e sociosanitaria (il dato è di 10.011 euro in Francia, 9.008 euro in Germania e 7.303 euro in Gran Bretagna). Se poi dalle cifre complessive passiamo all’analisi della composizione della spesa il quadro per l’Italia diventa ancora più critico: accanto alla debolezza di investimenti, si registra una strutturazione particolarmente “ingessata” del sistema, che risulta eccessivamente spostato sul versante previdenziale e poco incline all’attuazione di interventi mirati in ri-

sposta ai bisogni reali dei cittadini. Il 53% della spesa sociale del nostro Paese, infatti, è assorbita dall’elefantiaco sistema previdenziale (per gli altri Paesi i valori vanno dal 35% al 42%) a fronte, per esempio, di un’incidenza molto bassa dei servizi reali (3% per minori e famiglie - fino all’11% negli altri Paesi – 7% per invalidità e non autosufficienza – 13% per gli altri Paesi - ed addirittura solo 0,1% in politiche per l’accesso alla casa – solo 6 euro per abitante – a fronte di valori più alti nel resto d’Europa). Emanuele Università

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Aprile 2013 - Anno VIII - n.65 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo

Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Ilaria Lia, Luigi Conte, Sara Beaujeste D’Arpe. Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel. 0832.392640 - Fax 0832.391232 - Direttore: 335.6458557

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65 - VS Aprile 2013  

Volontariato Salento - mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce

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