Page 1

csvs informa

Pubblicato il bando formazione 2014

Febbraio 2014 - Anno IX - n.71

randagismo

OTTO ISTANTANEE SULLA POVERTÀ IN PUGLIA

Russo: “Il poco welfare rimasto non riesce più a dare risposte adeguate”

Cave canem o cave hominem?

Editoriale

di Luigi RUSSO

IL VOLONTARIATO PUGLIESE E LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA

S

impoverimento, di disperazioni, di precarietà. Un nichilismo, alimentato da una cultura senza etica, mira a disintegrare i vincoli solidali e quelli delle responsabilità condivise. Per la prima volta, dopo la tragedia nazionale del fascismo, abbiamo sentito populisti vecchi e

C

ontrastare le povertà. Promuovere il Bene Comune e la cittadinanza attiva. Dalle analisi alle proposte è il tema del seminario dei Lions Clubs International che si è tenuto a Bari presso l’Hotel Sheraton lo scorso 23 febbraio. L’analisi della situa-

questione sociale e delle povertà, è stata presentata da Luigi Russo, che ha illustrato il “dossier Povertà” preparato per l’occasione dal Csv Salento. Secondo questo studio, sono otto le aree fortemente critiche sulle quali si segnalano emergenze severe dal punto di vista sociale: il disagio alimentare, che colpisce risorse per mangiare (il ricorso alle mense della carità per i poveri “estremi” raggiunge le 1.700 unità al giorno); la disoccupazione, che tocca 231.466 pugliesi, soprattutto donne e giovani; le famiglie che cascano nella trappola dell’usura e del gioco d’azzardo patologico; la povertà infantile e la dispersione scolastica; la deprivazione degli anziani e il precariato dei giovani; l’emergenza abitativa e gli

l’impossibilità di curarsi. “Tutti questi fenomeni – dice Russo – sono in decisa crescita e dimostrano innanzitutto che il termine povertà oggi fa fatica a comprendere tutta la complessità del fenomeno della miseria economica e culturale che colpisce strati sempre più ampi della società pugliese, compresa la cosiddetta classe media. E dimostra anche che le politiche (il poco welfare rimasto) non riescono più a dare adeguate risposte, perché le risposte non Terzo Settore, in particolare la grande rete delle 2100 associazioni volontariato e delle Caritas pugliesi, riesce a intercettare questi bisogni e a farsene carico, molto spesso in un’operazione di supplenza che ricorda altre epoche storiche, mettendo sul campo risorse materiali ma anche relazionali e di dono”. Le azioni del Terzo Settore, infatti, non si limitano alla logica puramente assistenziale (fondamentale in taluni casi) ma vanno ad incentivare la coesione sociale ed economica.

le parole che contano

Un fantasma si aggira per il paese: la sub-cultura del declino e della decadenza. Dobbiamo liberarci da questo nichilismo passivo che uccide il presente e il futuro. Gian Maria Fara

democrazia, e diffondono il “verbo” che solo il leader messianico può salvare il paese e il futuro. Mentre il paese sembrava scialacquare in maniera acritica i suoi valori fondativi, sintesi straordinaria delle culture politiche migliori che hanno trovato espressione nella bellissima Costituzione italiana, c’è stato chi in questi anni non ha smesso un attimo di pensare al valore della democrazia, praticandola nella sua storia quotidiana e diffondendola in tutti i processi di vicinato, nazionali e di mondialità. Mi riferisco in particolare al Volontariato, a quei 4,5 milioni di cittadini italiani, che non sono soltanto il “buon samaritano” che si prende cura dei feriti e delle ferite ai Beni Comuni, e che proprio in piena crisi etica e di prospettiva del paese sentono oggi il dovere di esprimere un impegno più cogente nella direzione della cultura democratica, per non permettere al paese di disintegrarsi. Non c’è nessun altro soggetto – come ci dice l’Eurispes nel suo 26° Rapporto sull’Italia – che gode di In questa particolare fase storica i volontari devono avere l’audacia di chiedere alla politica di investire di più in questo capitale straordinario, riconoscendo a questo punto il “ruolo politico” (non partitico!) del volontariato, come soggetto che deve entrare esplicitamente sempre più nelle politiche, quando si pensano, quando si costruLa Puglia in questi anni è stata Laboratorio di democrazia e di innovazione, e allora al governo regionale (e nazionale poi), dobbiamo chiedere, adesso, di effettuare una manutenzione della Legge 11/1994, per incardinarvi dentro il senso della “soggettività politica” del volontariato, oltre a quello tradizionale della “supplenza”. La prospettiva globale è la salvaguardia e l’accrescimento dei Beni comuni; il metodo è la democrazia partecipaMercato, Terzo Settore. Il 12 aprile 2014, nell’Assemblea regionale del volontariato che si terrà a Bari, l’Osservatorio Regionale del Volontariato presenterà una proposta di riforma, che sarà consegnata poi al Consiglio Regionale e presentata a tutti i pugliesi.


CSVS INFORMA

2

APERTE LE ADESIONI AL BANDO IDEE 2014 PRIMA SCADENZA Il CSV Salento stanzia 24.500 euro a sostegno delle iniziative delle Odv salentine È on line sul sito del CSV Salento (www.csvsalento.it) il “Bando Idee” 2014 prima scadenza promosso dal Centro Servizi Volontariato Salento e riservato alle Organizzazioni di volontariato del territorio, con l’obiettivo di supportare le associazioni nelle loro attività e rafforzare così la loro capacità di azione sul territorio. Il bando mira a sostenere e compartecipare i costi delle iniziative di promozione del volontariato e della cultura della solidarietà e di approfondimento di temi di interesse comune al mondo del volontariato organizzate dalle Odv iscritte e non iscritte al Registro regionale, aventi sede nella provincia di Lecce, e

È

dalle reti tra OdV e tra OdV ed altri soggetti pubblici e privati, purché soggetto capofila (soggetto responsabile) sia un’OdV che risponda alle avente sede nella provincia di Lecce. Il bando stanzia complessivamente 38.500 euro (24.500 per la prima scadenza e 14.000 per la seconda). Il bando prevede due termini di presentazione delle proposte progettuali, differenziati in base al periodo in cui l’Odv realizzerà l’iniziativa. La prima scadenza dal 3 febbraio fino alle ore 18 del 28 febbraio 2014 per le iniziative da realizzare dal 10 marzo 2014 al 30 settembre 2014. La seconda possibilità si avvia dal 1 settembre fino alle ore 18 del 20

secondo le indicazioni indicate sul bando, effettuate tramite: a) convegni, seminari, workshop o tavole rotonde presso le sedi delle Odv o altre sedi. Per questa attività, l’OdV proponente dovrà presentare i curricula dei relatori; b) eventi comunicativi e manifestazioni in luoghi pubblici, quali piazze o luoghi di ritrovo aperti alla cittadinanza; c) percorsi di sensibilizzazione e avviamento al volontariato nelle scuole di ogni ordine e grado; d) percorsi di sensibilizzazione e avviamento al volontariato rivolti a bambini, adolescenti e giovani in contesti extrascolastici.

PUBBLICATO IL BANDO FORMAZIONE 2014 C’è tempo fino al 31 marzo per partecipare al bando promosso dal CSV Salento

fissata al 31 marzo 2014 la prima scadenza del Bando Formazione che finanzia progetti delle OdV o di reti di associazioni che abbiano come capofila un’organizzazione di volontariato. I progetti dovranno avere come finalità la formazione dei volontari. La prima scadenza si avvia il 3 febbraio fino alle ore 18 del 31 marzo 2014 per le iniziative da realizzare dal 22 aprile al 31 luglio 2014. Saranno finanziati complessivamente 40 progetti, 20 per la prima scadenza e 20 per la successiva a valere su un fondo complessivo di 32mila euro. È prevista una quota di compartecipazione alle spese a carico dell’Odv proponente e/o capofila nella misura minima del 20% del costo complessivo della proposta. L’importo massimo finanziabile è di 800 euro lorde per ciascuna proposta formativa. La domanda di finanziamento scaricabile sul sito del CSV Salento www.csvsalento.it dovrà essere inviata (vale il timbro postale) entro e non oltre le ore 18 della scadenza prescelta, prevista dall’art. 1, tramite racco-

A

settembre per le proposte da realizzare dal 1° ottobre al 31 dicembre 2014. La richiesta dovrà essere inviata in busta chiusa recante i dati del mittente, a mezzo raccomandata a/r all’indirizzo: Centro Servizi Volontariato Salento via Gentile n° 1, 73100 Lecce. Farà fede il timbro dell’Ufficio Postale. Sulla busta occorre apporre la dicitura “Bando di idee per la promozione del volontariato 2014”. Il sostegno proposto dal CSV Salento con questo intervento può essere utilizzato per iniziative promozionali, della durata massima di 3 giornate, rivolte al mondo del volontariato o alla cittadinanza in generale,

mandata A.R. oppure corriere espresso al seguente indirizzo: Centro Servizi Volontariato Salento Via Gentile, 1 - 73100 Lecce. Sulla busta dovrà essere apposta la seguente dicitura: “Bando Formazione per il volontariato – anno 2014”. Alla domanda dovranno essere allegati: 1. progetto (redatto sull’apposita modulistica - Allegato B scaricabile qui sotto) in formato cartaceo; 2. dichiarazione ai sensi del dal D.P.R. 445/2000 (Allegato C scaricabile qui sotto); 3. copia dell’atto costitutivo e dello statuto regolarmente registrati presso l’Agenzia delle Entrate (per le Odv non iscritte all’Albo regionale del Volontariato, come da art. 2); 4. copia del documento d’identità del rappresentante legale dell’Odv proponente; 5. eventuali lettere di cofinanziamento da parte di enti o associazioni diversi dall’OdV proponente/capofila, come da art. 6; 6. lettere di partenariato in caso di partnership.

UN ASILO NIDO PER OGNI BAMBINO

l via la quarta edizione del bando “Un asilo nido per ogni bambino – Area del Mezzogiorno” promosso dalla Fondazione “aiutare i bambini” e dalla Fondazione con il Sud per selezionare nuovi asili nido o spazi gioco da sostenere nelle seguenti regioni del Sud Italia: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia. Il bando è aperto alle organizzazioni non profit costituite da almeno tre anni, che abbiano esperienza nella gestione di servizi per la prima infanzia, che abbiano sviluppato partnership con gli enti del territorio e che intendano potenziare o avviare un nuovo servizio nelle Regioni oggetto dell’intervento. Saranno privilegiati asili nido o spazi gioco che prevedano di riservare almeno il 25% dei posti disponibili a bambini appartenenti a famiglie in situazione di fragilità: famiglie in difficoltà economica, monoreddito, con problemi di integrazione, famiglie di immigrati o con molti figli. I servizi sostenuti dovranno inoltre prevedere un ruolo significativo e attivo del volontariato e dimostrare di avere una reale sostenibilità economica. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di un impegno pluriennale della Fonda-

zione “aiutare i bambini”, che attraverso la campagna “Un asilo nido per ogni bambino” ha l’obiettivo di far fronte alla carenza di strutture per la prima infanzia nel nostro Paese. Il contributo previsto per ciascun asilo nido o spazio gioco selezionato è di massimo 70mila euro in caso di start up di un nuovo servizio e di 30mila euro in caso di potenziamento di un servizio già esistente. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 31 marzo 2013. Considerato il forte afflusso di progetti pervenuti in risposta ai bandi promossi dalla Fondazione con il Sud (tra cui il Bando Volontariato 2013) e data la necessità da parte degli uffici “Attività istituzionali” di avviare contemporaneamente istruttoria e valutazione delle proposte di progetto, l’assistenza telefonica sarà garantita in determinate fasce orarie, diversificate per coprire le diverse esigenze dell’utenza di riferimento. Nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì sarà possibile chiedere informazioni dalle 9 alle 13, di martedì e giovedì dalle 14.30 alle 18. Nei giorni di scadenza del bando di riferimento, l’assistenza sarà invece garantita dalle 9 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.


CSVS INFORMA

NUOVE NORME SULLA DISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI

L

3

La Legge di stabilità aumenta controlli e garanzie sullo stato di conservazione e abbatte l’Iva

a Legge di stabilità n. 147 (commi 236 e 237) approvata lo scorso dicembre stringe le maglie per la distribuzione gratuita di prodotti alimentari. Dal 1° gennaio, infatti, aumentano i controlli e le garanzie: le Onlus operanti in questo campo, infatti, dovranno garantire “un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo” degli alimenti. Un’indicazione che coinvolge non solo le organizzazioni riconosciute non lucrative di utilità sociale coinvolte, ma anche gli operatori della ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica che cedono gli alimenti. Gli enti potranno, inoltre, predisporre dei “manuali nazionali di corretta prassi operativa” sulla conservazione del cibo, in linea con quanto prevede il regolamento Ce 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari (articolo 8). -

ne: in base all’articolo 133/1999 (articolo 6, comma 15) i prodotti alimentari non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o perché vicini alla scadenza, ceduti gratuitamente alle Onlus, enti pubblici, associazioni o fondazio-

rettamente a ritirare i beni alimentari presso le aziende donatrici. Fortunatamente è rimasta in piedi anche la legge 155 del 2003, quella “del uso di alimenti.

PROTEZIONE CIVILE, NUOVE REGOLE PER IL CONTROLLO SANITARIO

A

Una serie di azioni per accrescere la consapevolezza sulla salute e la cura personale del volontario La programmazione delle campagne di controllo sanitario, articolata su scala quinquennale, viene assicurata dalle Direzioni di Protezione civile delle regioni per i volontari appartenenti ad organizzazioni iscritte negli elenchi territoriali, e dalle strutture di coordinamento nazionale delle Odv iscritte nell’elenco centrale. Per migliorare gli aspetti organizzativi e ottimizzare l’impiego delle risorse, il controllo sanitario può essere disposto anche in occasione di attività esercitative o formative svolte dall’organizzazione, per cui

l via le nuove disposizioni per il controllo sanitario dei volontari di Protezione civile.

gennaio 2012, si tiene maggiormente conto della varietà delle attività svolte dalla Protezione civile e vengono individuate una serie di azioni per accrescere la consapevolezza rispetto alla salute e alla cura personale del volontario. Inoltre, rispetto al precedente, è più in linea con l’attuale gestione dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea) e maggiormente integrato nel complessivo percorso di tutela della salute del cittadino-volontario.

n.194/2001 (artt. 9-10). Il responsabile dell’organizzazione ha il compito di registrare la partecipazione di ciascun volontario all’attività di controllo sanitario. Le organizzazioni di volontariato devono attestare, requisiti, la partecipazione dei propri volontari alle attività di controllo sanitario programmate. Il mancato adempimento comporta la sospensione dell’or-

del Capo Dipartimento Franco Gabrielli.

IL 12 APRILE REGISTRO ON LINE DEL VOLONTARIATO, ASSEMBLEA REGIONALE AL VIA LA FORMAZIONE

I

l 10 febbraio scorso ha preso il via la sperimentazione della procedura on line dell’iscrizione al Registro generale del Volontariato. La procedura necessita, come ogni nuova sperimentazione, di adeguata formazione per consentire l’agevole inserimento dei dati e dei documenti richiesti. A portunità della Regione Puglia, ha programmato un calendario di giornate di formazione rivolte, inizialmente ai funzionari regionali, ai funzionari

comunali dell’istruttoria per l’iscrizione allo stesso Registro e ai CSV pugliesi.

marzo presso la sede di Lecce della Regione Puglia in viale Aldo Moro ed è destinato ai CSV e ai dipendenti delle sedi regionali delle province di Lecce-Brindisi-Taranto. Il 10 aprile, sempre nella stessa sede, riceveranno la formazione i dipendenti e i responsabili dei processi dei comuni delle tre province interessate.

CSVNET PUBBLICA IL TWEETBOOK

Il libro digitale raccoglie i commenti e le impressioni dei partecipanti alla Giornata del volontariato 2013

I

l sito di Csvnet ha pubblicato il tweetbook che racconta la Giornata internazionale del volontariato 2013, voluta dall’Onu e celebrata ogni anno il 5 dicembre. Si tratta di un “libro digitale” che raccoglie i tweet lanciati con l’hashtag #Giv2013: opinioni, commenti e impressioni di chi ha partecipato, di persona o attraverso i social network, all’evento organizzato al Teatro Ambra Jovinelli di Roma da Forum nazionale del terzo settore, Consulta del volontariato presso il forum, Convol, Csvnet, Centro Nazionale per il Volontariato, realizzato con la partecipazione della Fondazione CON IL SUD. Il tweetbook contiene anche i tweet di altre iniziative realizzate in Italia per celebrare la Giornata internazionale del volontariato e che hanno scelto di condividere lo stesso hashtag. È possibile scaricare il “libro” sulla pagina web dedicata all’iniziativa.

I

DEL VOLONTARIATO

mportante riunione dell’Osservatorio Regionale del Volontariato quella del 26 febbraio, alla pre senza dell’Assessore Regionale Elena Gentile. Tra le altre cose è stato deliberato di indire per il 12 aprile l’Assemblea regionale del Volontariato, chiamando a raccolta tutto il mondo associativo pugliese, sostanzialmente per fare il punto sull’attuazione del programma a distanza di due anni e mezzo, ma in particolare anche per avviare la fase di manutenzione della legge erente con l’attuale caratterizzazione del volontariato pugliese, così come è emerso dalla ricerca regionale Puglia. “Apriamo volentieri questo cantiere – ha detto l’assessore Elena Gentile, che è presidente dell’Osservatorio regionale del volontariato – e la Regione Pudi questa nuova soggettività del volontariato pugliese, per valorizzare le cose migliori che esistono, per sostenere le novità del volontariato, per escludere e mettere al bando le zone grigie che nulla hanno a che fare con il volontariato”. “I volontari non sono solo i samaritani della società pugliese – gli ha fatto eco il vicepresidente Luigi Russo –, non sono i soli delegati alla cura delle ferite degli esclusi e dei sofferenti perché qualche guru dell’economia ha deciso di fare arretrare il Welfare; oggi i volontari sono consapevoli di essere anche custodi dei valori democratici, ma devono essere messi in condizione di apportare il loro contributo alla costruzione delle politiche dei Beni Comuni, secondo il principio di sussidiarietà. La nuova legge regionale dovrà dare una spinta in questa direzione”.


ASSOCIAZIONI

SOS CLOWN ENTRA IN CARCERE

L

4

L’associazione di volontariato salentina ha attivato un corso di clownterapia per i detenuti di Lecce

un’associazione vicina alle persone che, in contesti come ospedali, casa circondariale, case di riposo, case famiglia, orfanotrofi, centri diurni e di accoglienza, e in qualunque luogo ci sia sofferenza, trasformi attraverso la risata e il buonumore le manifestazioni di disagio sociale e/o fisico. L’associazione si propone di diffondere e promuovere la clown terapia, ossia l’approccio terapeutico della risata e del buonumore, verso l’individuo che si trova in uno stato di disagio sociale e/o fisico. Per questo motivo tutte le sue attività sono finalizzate alla scoperta del sé degli altri, favorendo ogni tipo di comunicazione tra gli individui attraverso l’arte del dono di sé. “S.o.s. Clown” è già attiva da circa sette anni con il progetto “Naso Rosso in Corsia” presso l’Ospedale Delli Ponti di Scorrano presso l’U.O.C. di Pediatria e Neonatologia come base e in tutti gli altri reparti compreso il Pronto Soccorso e la Rianimazione e presso l’Ospedale Panico di Tricase, è presente anche in diverse realtà sociali come centri socio educativi e case protette per anziani, missioni sorriso come quella in Abruzzo, ecc. Per info sull’associazione contattare il numero 3270427637 o su facebook: associazione S.O.S. Clown.

’associazione di volontariato “S.O.S. Clown” ha inaugurato a gennaio 2014 un corso di clownterapia con i due clownterapeuti “Pallino” (Alberto Cucurachi) e “Spaghetto” (Andrea Chironi) per i detenuti della sezione aperta della Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce. L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione della stessa Casa Circondariale e dell’associazione Comunità Speranza Volontariato Carcerario. Gli obiettivi del clownterapeuta sono principalmente di due tipi: sociali ed educativo-psicologici. Sociali, in quanto il clown si propone di migliorare l’ambiente e la qualità di vita e di favorire la “riduzione del danno”, per le persone con dipendenze patologiche. Gli obiettivi educativo-psicologici, invece, consistono nell’infondere nei detenuti la volontà e la capacità di mettersi al servizio degli altri, diventando a loro volta clown “dentro”. Il clown, visto come gioco, meraviglia, immaginazione può esercitare un ruolo fondamentale nelle fasi di transizione e profondo cambiamento. “S.o.s. Clown” nasce nel 2008, per iniziativa di Alberto “Pallino” Cucurachi, che con la sua forte determinazione coinvolge e contagia altre persone nel creare

REATO DI CLANDESTINITÀ, QUALE SVOLTA?

L

Secondo alcune associazioni di volontariato salentine la sua abrogazione è solo uno specchietto per le allodole

’abrogazione del reato di clandestinità, contenuta all’interno del ddl sulla messa alla prova, passata in Senato con 195 voti a favore, 15 contrari e 36 astenuti, sembra essere solo uno specchietto per le allodole. È questa l’opinione di “Popoli e Culture onlus”, “Arcisolidarietà Salento onlus” e “Amis onlus”, tre associazioni salentine che si occupano di immigrazione sul territorio. I problemi, quelli seri, rimangono e una questione così complessa e delicata, che coinvolge la vita e di tante persone in cerca di un futuro migliore, non può essere risolta con una semplice modifica di legge. Facciamo un passo indietro. Nella giornata del 21 gennaio 2014, il Senato ha abrogato il reato di ingresso illecito (cioè di chi non ha titoli per farlo) in Italia dello straniero, trasformandolo in illecito amministrativo. Conservano rilievo penale, invece, tutte le altre condotte che violano provvedimenti amministrativi adottati in materia. Questo significa che restano reati tutte le altre fattispecie come quella, ad esempio, di aver ignorato l’obbligo di rimpatrio. Diventa reato la recidiva, cioè quando lo straniero espulso torna in Italia. «Certo un primo passo è stato fatto – interviene Maria Giovanna Mayo, presidente di “Popoli e Culture onlus” – ma c’è ancora tanto da fare visto che la Dichiarazione universale dei diritti umani prevede la libera circolazione delle persone. Il punto fon-

U

damentale è che arrivare in un altro Paese rimane ancora un illecito. Bisogna abolire anche il reato amministrativo – conclude – ma è necessario prendere atto di questo fenomeno sociale e dare una risposta concreta». Ancora più diretta Anna Caputo, presidente dell’associazione “Arcisolidarietà Salento onlus”: «Una questione di carattere sociale non può essere trattata in questi termini. L’inganno di questa modifica è che nasconde un’altra verità: chi viene in Italia in una situazione di indigenza, come può pagare un’ammenda amministrativa? Che la sanzione sia penale o amministrativa – continua Caputo – non cambia la questione. Basti pensare che, fortunatamente, la “Bossi – Fini” spesso è stata ignorata ma laddove è stata applicata ha provocato danni gravissimi, soprattutto da un punto di vista psicologico». «Si tratta solo di un contentino – chiosa Rosi Leo Imperiale, presidente di “Amis onlus” – per far passare l’idea che si sta affrontando il problema ma in realtà non cambia nulla. Rimane una grave violazione dei diritti umani e noi volontari questo lo vediamo ogni giorno. La strada è davvero molto lunga anche se, comunque, un primo, piccolo passo è stato fatto soprattutto rispetto a quello che è stato finora ma rimane ancora davvero troppo poco».

QUANTI AMICI HAI..?

na “creatura” di 10 anni che continua a sognare e volare alto!..sono i primi 10 anni di Facebook, compiuti lo scorso 4 febbraio. E per festeggiare, il fondatore del social network, Mark Zuckerberg, ha regalato agli affezionati iscritti “A Look Back” un video personalizzato che raccoglie i momenti più significativi della vita degli utenti su fb. Possiamo dire che i social network, fb in particolare, hanno rivoluzionato le nostre vite? Possiamo dire che attraverso di essi possiamo informarci, comunicare, conoscere, fare conoscere, trasmettere ecc...? Anche le associazioni sono state “contaminate” da questo virus? A quanto pare, in parte sì. Regna incontrastato, fra i social network, Facebook, perchè è semplice da usare e perchè, altrettanto semplicemente è possibile con pochi clic, promuovere, invitare ed eventi, chiedere aiuto, conoscere persone. Lara Maringo volontaria dell’associazione Marco 6.31 è entusiasta del riscontro della pagina fb “Gli

amici di marco 6.31”: “l’anno scorso per esempio, abbiamo sponsorizzato un evento che facciamo ogni anno, quasi esclusivamente attraverso fb, Abbiamo invitato a cliccare ‘mi piace’ sull’evento stimolando la partecipazione con un premio che abbiamo consegnato in occasione della festa. la nostra è una associazione giovane, attraverso fb ci seguono ragazzi che non vengono direttamente in associazione, ma ci conoscono, seguono i nostri contenuti” Dello stesso parere è Emanuele Gatto, presidente provinciale Fidas. L’associazione che conta 27 sezioni nella provincia di Lecce ha una certa dimestichezza con Facebook, infatti le donazioni ormai vengono tutte promosse tramite il social network “quasi tutte le 27 sezioni fidas hanno un profilo fb, molti potenziali donatori ci scrivono messaggi privati per sapere se possono donare, quali esami devono fare..”, insomma è un modo per trovare volontari. “promuviamo tutti i nostri eventi tramite

fb anche perchè ci da maggiori probabilità di raggiungere i giovani” Insomma, cercare volontari, promuovere eventi, attirare i giovani. Un modo di iteragire efficace. Le due testimonianze trovano conferma con quanto afferma Roberto Marmo che, insieme a Cristina Berna, hanno scritto tre anni fa il libro “Social network per il non profit”. Marmo, intervistato da Vita il 5 febbraio scorso sottolinea “Un famoso proverbio dice “l’unione fa la forza” e l’unione fa anche una bella società. Per realizzarla le persone devono parlarsi, organizzarsi, condividere, entrare in relazione: i social network, in questo senso, sono uno strumento in grado di essere usati facilmente da tutti. L’importante è non condannarli in quanto tali solo in seguito a casi di cronaca, delusioni ottenute, errori fatti o giudizi superficiali. Bisogna aumentare la consapevolezza delle potenzialità offerte per fare del bene e difendersi dal male”


ASSOCIAZIONI

IL GIARDINO DI ZOE

P

5

È possibile aderire alla rete del progetto promosso dall’associazione “Il Pane e le Rose Onlus” per sostenere le donne in situazione di disagio

artirà entro la prima metà del 2014 “Il giardino di Zoe” un percorso di solidarietà per le donne realizzato dall’associazione “Il Pane e le Rose Onlus” di Corsano, in partnership con l’associazione “Spazio Donna” di Presicce, il “Gruppo volontariato vincenziano provinciale” di Specchia, la cooperativa sociale “Terrarossa” di Tricase, la “Galatea Srl” di Alessano, il Comune e il Centro antiviolenza “Punto Rosa” di Specchia. L’iniziativa è stata finanziata dal bando regionale Puglia Capitale Sociale ed è rivolto alle donne vittime di violenza, donne che vivono una malattia fisico o mentale, donne con famiglie problematiche, donne escluse dal mercato del lavoro, donne anziane, donne immigrate, donne sole con figli, donne che vivono sentimenti negativi di frustrazione, noia e depressione, e donne in condizioni di disagio e povertà. Il percorso di solidarietà, che si svilupperà all’interno dei confini dell’Ambito Sociale Territoriale di Gagliano del Capo, vedrà l’operatività di un gruppo di lavoro interno formato da un’assistente sociale, da una psicologa, da una naturopata, da educatrici e volontari, in collaborazione con i Servizi sociali territoriali e con il Centro Servizi Volontariato Salento.

“Il Giardino di Zoe” vuole essere un percorso condiviso e partecipato tra associazioni, enti pubblici e privati, messi in rete per occuparsi dei diritti di questi esseri “speciali” che vivono situazioni di grave disagio. Un percorso dove la strategia generale è quella di intervenire non solo sullo specifico disagio, bensì sul contesto dove esso è presente o si potrebbe manifestare, agendo sulla comunità intera. L’iniziativa progettuale nasce dall’intuizione che Zoe è vita e la donna trova in sé le risposte perché queste sono fornite dalla vita stessa, dell’esempio di altre donne e dal rispetto che il mondo maschile ha per lei. E come avveniva nel passato, la donna potrebbe trovare benefici nel misurarsi con i ritmi della terra, all’aria aperta, a contatto con la natura, giovando dei poteri curativi di piante ed erbe e della ciclicità della vita stessa. Dunque, il ritorno alla terra e alla ruralità come l’unica alternativa di pensare concretamente al prendersi cura di sé e dove il “coltivare salute” possa essere una reale ipotesi di welfare attento ai bisogni di genere femminile. Nel concreto, il progetto si esplica in quattro filoni: Formazione dei volontari ed operatori coinvolti nel progetto; Attività di socializzazione in un contesto

agri-sociale: in questo filone, cuore del progetto, saranno coinvolte 20 donne con vario tipo di disagio in attività di campagna, nella masseria Galatea ad Alessano, e in attività di laboratorio aperte alle scolaresche e ai turisti etc, dove l’agricoltura promuove azioni terapeutiche, di prevenzione, di inclusione sociale e di ricreazione; Attività di empowerment femminile: questo filone favorirà lo sviluppo del potenziale e del protagonismo delle donne coinvolte, attraverso attività individuali di floriterapia, crescita interiore e rilassamento; lavoro di gruppo (gruppo di auto mutuo aiuto); un corso di autostima; Attività di animazione sul territorio: questo filone è teso a promuovere l’adesione e la partecipazione dei cittadini e delle associazioni del territorio all’iniziativa, attraverso la creazione di un G.A.S., di un concorso letterario femminile, di una mostra mercato dell’artigianato femminile, etc. Le associazioni, enti, aziende e cittadini che vogliono aderire alla rete, partecipare alla realizzazione del progetto o ricevere informazioni sull’iniziativa, possono contattare Angelita Giotta, assistente sociale e responsabile del progetto, al 3287482252 o all’email all’indirizzo giardinodizoe@gmail.com.

SIAMO TUTTI A PIEDI

N

L’associazione C. A. B. A. ribadisce il basso livello di accessibilità dei trasporti nel Salento. Nel frattempo l’UE boccia l’Italia

el Salento il livello di accessibilità per i disabili dei servizi di trasporto è rimasto al Medioevo. Tuona così Vincenzo Calamo, presidente dell’associazione C. A. B. A. - Comitato per l’abbattimento delle barriere architettoniche di Surbo a commento della bocciatura da parte dell’Ue in merito al ai diritti dei passeggeri disabili in Italia. «Se Lecce punta a diventare Capitale Europea della Cultura – continua Calamo – molte cose devono cambiare e non si tratta di una sfida impossibile, anzi. Basti pensare che il servizio della STP ha a disposizione 10 pullman muniti di pedana ma non ne funziona nemmeno una. Stessa condizione per il trasporto su SGM e sulleFerrovie Sud-Est che non prevedono nessun sistema di trasporto per persone disabili. Siamo tutti a piedi!». La denuncia si intreccia con il monito giunto dalla Commissione trasporto dell’UE che ha dato due mesi all’Italia per rispondere a 3 procedure d’infrazione con l’invio di lettere di messa in mora. Al centro della procedu-

ra, l’impossibilità per le persone disabili italiane di spostarsi da casa in tranquillità, in particolare perché gli autobus sono inavvicinabili. Le città dense di barriere architettoniche e le stazioni off limits perché mancano gli ascensori. «L’assenza di tutele significa che le persone disabili devono rinunciare al proprio diritto all’autonomia – insiste Calamo – e purtroppo le istituzioni ed è ancora ancora più grave se si pensa che Lecce è una città universitaria, e molti studenti disabili si trovano costretti a chiedere aiuto per compiere i piccoli gesti quotidiani». Per Bruxelles, inoltre, è senza tutela chi viaggia in nave o compra pacchetti vacanze, soprattutto in caso di fallimento dell’operatore turistico o di mancato rimborso. Il fondo nazionale preposto, infatti, non ha sufficienti risorse finanziarie e questo porta spesso a un allungamento dei tempi per i ricorsi dei consumatori.

OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI, RINVIATA LA CHIUSURA

L

Sulla questione interviene l’associazione Nuove Speranze di San Cesario

a chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari è una lotta di civiltà. Il presidente Napolitano li ha definiti un “autentico orrore indegno di un paese appena civile”. Nati alla fine degli anni ‘70 in sostituzione dei manicomi criminali come strutture finalizzate alla riabilitazione e al reinserimento sociale di persone affette da malattie psichiatriche, di fatto sono state reiterazioni dei vecchi manicomi. “Nascono – come chiarisce Luca Spagnolo, dell’associazione Nuove speranze di San Cesario - da un concetto vecchio: voler allontanare quanto più possibile la follia molesta, anche quella più inconsapevole, per la salvaguardia delle persone. Il malato deve essere, dunque, recluso, abbandonato, dimenticato. Questo perché al centro viene posta, anche nella psichiatria odierna, la colpa, l’espiazione, la sicurezza, e mai di pari passo la cura, la riabilitazione dell’internato. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale le ha giudicate strutture “inconcepibili” e che devono chiudere al “più presto”. Una conquista, per il nostro Paese e per tutte quelle associazioni di tutela dei disabili psichici. La chiusura degli Opg era prevista per Marzo 2013 ma le Regioni hanno ottenuto lo slittamento al 2017, perché non avrebbero completato i lavori di realizzazione delle Rems, le strutture residenziali speciali, alternative agli

Opg, dove eseguire le misure di sicurezza. “Sulla carta strutture più piccole, che salvaguardano la dimensione umana, ma è chiaro che non sarà così se non si ribalterà il punto di vista sulla contenzione, che in Italia è stata lo strumento principe degli interventi, a favore di percorsi farmacologici, psicoterapeutici e di educazione sociale, per permettere all’internato di riabilitarsi”, insiste Luca Spagnolo. Anche il Comitato StopOpg teme che le Rems altro non siano che Opg regionalizzati, con struttura e mandato tutto detentivo e non riabilitativo. Le nuove strutture, 43 in totale, saranno edificate (dovevano già esserlo) in quasi tutte le Regioni: ognuna avrà a disposizione 20 posti letto, per un finanziamento totale di 173,8 milioni di euro. Ma quali sono le alternative sanitarie a questi ultimi “residui dell’orrore manicomiale”? StopOpg ritiene necessaria la presa in carico delle persone internate da parte dei dipartimenti di salute mentale, gli unici in grado di assicurare progetti terapeutico - riabilitativi individuali. Infine c’è un problema relativo ai numeri. Nella relazione stilata dai ministeri si parla di 990 posti letto, mentre nel “X° Rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione” di Antigone non vi sarà nessuna riduzione della popolazione internata. P. Mel.


6

ASSOCIAZIONI

SERVIZI ALLA PERSONA, UN SETTORE CHE VUOLE CRESCERE Il vicepresidente dell’associazione “Alberto Tuma” di Alliste interviene sullo stato di salute del comparto «

Il settore dei servizi alla persona pugliese è ancora lontano da avere una programmazione strutturata. La programmazione regionale è iniziata nel 2006 ma siamo ancora lontani dall’avere un’organizzazione tale che ci permetta di fare la voce grossa». Con queste parole Riccardo Tuma, vicepresidente dell’associazione di Alliste (Le) “Alberto Tuma” interviene sullo stato di salute di un comparto che, seppure ancora “giovane”, ha tanta voglia di crescere. Un esempio, quello dell’associazione “Alberto Tuma” che grazie a una storia ventennale ha costruito impresa realizzando un centro diurno per disabili gestito dall’omonima cooperativa sociale. «Nel nostro lavoro veniamo costantemente ispirati dall’esperienza di volontariato che ci ha segnati – spiega Tuma – e questo significa che, ai nostri servizi a pagamento, si affiancano un serie di attività gratuite al servizio del territorio. La differenza tra profit e non profit nel nostro caso è davvero tangibile. Per crescere, però, il sistema dei servizi alla persona deve

essere curato sia da un punto di vista politico che organizzativo, migliorando la qualità e la rapidità delle informazioni e quindi del rapporto tra Servizi sociali, Ambiti territoriali e Regione». Una sfida, quella lanciata da Tuma, per «supportare il sistema e renderlo in grado di incidere anche sul potere politico, così come in altre regioni d’Italia, per farlo diventare un vero e proprio pilastro dell’economia considerando che, rispetto agli altri ambiti, è l’unico che continua a crescere per fatturazione e occupazione». Il sistema cooperativo e dell’imprenditoria sociale, secondo il rapporto “Cooperazione, non profit e imprenditoria sociale: economia e lavoro” realizzato da Unioncamere e Aiccon e relativo al 2012, fotografa un comparto capace di produrre ricchezza per oltre 66miliardi di euro, pari al 4,7% del reddito complessivo prodotto in Italia. Stimate in 77mila unità a fine 2013, le società cooperative contano un numero di occupati nel 2011 di oltre 1 milione e 200mila addet-

ti, con un aumento di oltre 220mila posti di lavoro rispetto al 200. Ed è proprio di questi giorni la polemica sollevata dall’Uneba – Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale, sulla destinazione dei fondi dell’Inali nel bando ISI 2013 per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Oltre 300milioni di euro a fondi perduto destinati agli iscritti alle Camere di Commercio nel registro imprese. Esclusi, quindi, fondazioni ed enti non profit che in molti casi gestiscono case di riposo o centri diurni. «Purtroppo il nostro sistema è spesso dimenticato – chiosa Tuma – e l’esempio lampante è quello dello spauracchio che ci ha accompagnato in tutto il 2013 sulla possibilità di aumento dell’Iva per le cooperative sociali dal 4 al 10%. Un’ingiustizia che, se avesse coinvolto sistemi più “forti” come quello bancario o delle imprese for profit, si sarebbe risolta in un mese. Noi abbiamo vissuto con questa angoscia per oltre un anno e il rischio è stato sventato solo dopo grandi battaglie».

SI RICONOSCA IL RUOLO DEL CAREGIVER!

Lo ribadisce l’associazione “Alzheimer Lecce” sottolineando che la questione è soprattutto culturale e sociale

«

Il riconoscimento dell’imprescindibile ruolo del care giver nella cura e assistenza alla persona affetta da Alzheimer è un problema culturale e sociale di grande rilevanza. Le associazioni Alzheimer si spendono da sempre per far comprendere quanto gravoso sia l’impegno del familiare e quanta incidenza abbia lo stress di chi assiste sulla propria condizione di salute e sulla qualità di vita dell’ammalato». Lo ribadisce Renata Franchini, presidente dell’associazione “Alzheimer” Lecce, impegnata da tempo in questa battaglia. L’Alzheimer, infatti, non rientra nei parametri della disabilità, nonostante il percorso della patologia diventi col tempo sempre più invalidante. «Il sostegno al familiare – continua Franchini – dovrebbe essere parte integrante del percorso di cura, unitamente alla sua formazione sugli aspetti sociosanitari, tecnici e sulla relazione e comunicazione efficace con il pro-

prio caro. È da rilevare che nelle fasi severe della malattia, proprio quando il bisogno di counseling diviene più accentuato, paradossalmente l’accesso ai servizi specifici si riduce e la famiglia percepisce un forte senso di solitudine e di abbandono». L’associazione ha avviato proprio nei giorni scorsi un percorso che si protrarrà nei prossimi mesi di formazione in sostegno alle famiglie che si prendono cura di un loro congiunto affetto da Alzheimer. E proprio nei giorni scorsi, la questione aperta del riconoscimento legale del caregiver è stata sollevata dal Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi. La richiesta è quella di mettere mano alla normativa per il riconoscimento giuridico dei caregiver familiari, riconoscendone il lavoro usurante, prevedendo la contribuzione figurativa per chi non ha mai lavorato ma ha svolto il lavoro di cura 24 ore su 24. I promotori non chiedono uno

stipendio, ma almeno le tutele riservate al lavoro volontario considerando che i caregiver familiari si ammalano a loro volt e soffrono, molto spesso, di patologie osteoarticolari che sono riconosciute a chi fa un lavoro usurante 8 ore al giorno ma non a loro che lavorano 24

ore al giorno. L’Italia è l’unica nazione in Europa che non ha riconosciuto ancora né alcuna tutela né alcun diritto al lavoro di cura svolto da un familiare nell’assistenza permanente, continuativa e globale di una persona con patologie e disabilità gravi o gravissime.

DOPPIA CERTIFICAZIONE PER LA FASE DI TRANSIZIONE

«

Lo chiede Tif - Transitalia famiglie di Lecce rilanciando la proposta della Rete di Conoscenza di Bari di duplicare il libretto universitario in fase di transizione di genere

Bisognerebbe predisporre una doppia certificazione, o almeno un’integrazione ai documenti esistenti, per venire incontro alle necessità di chi vive il percorso di transizione di genere, una fase che può durare anni». Sono le parole di Francesco De Trane, presidente dell’associazione di volontariato TIF – Transitalia famiglie di Lecce intervenuto sulla proposta della Rete della Conoscenza di Bari (Link) di adottare un doppio libretto universitario, uno con i dati registrati all’anagrafe e l’altro relativo alla nuova identità psicofisica. «Si tratta davvero di un’ottima iniziativa – spiega ancora De Trane – per mitigare l’imbarazzo di questa delicata fase e per arginare fenomeni di discriminazione che in un ambito come quello universitario purtroppo sono molto diffusi. Il rischio è ancora più alto nelle scuole superiori dove chi ha intrapreso – con l’autorizzazione dei genitori – un percorso di transizione, si trova nelle difficoltà di dover continuamente spiegare le motivazioni di questa discrasia tra documenti e aspetto fisico davanti agli altri compagni di classe».

L’iniziativa proposta a Bari è ora al vaglio del tavolo tecnico lgbt-qi istituito dal Comune per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali. Già in città come Padova, Torino e Pisa, la battaglia di Link è stata vinta. «Sarebbe necessario – continua De Trane – attivare un meccanismo di tutela simile anche per chi si affaccia nel mondo del lavoro. Si potrebbe inserire una nota nel documento di identità, da inserire quando la fase di transizione è ormai è avviata, per esempio dopo la relazione dello psicologo». Il processo di transizione di genere è una fase lunga e complessa da un punto di vista legale, fisico e psicologico. In Italia il percorso di transizione è legalmente possibile dal 1982, grazie alla legge 164 del 14 aprile che riconosce alle persone transessuali la loro condizione e ne riconosce il sesso di transizione. Dal 2012, grazie a una sentenza del Tribunale di Roma è possibile comunque ottenere il cambiamento dei dati anagrafici anche senza l’intervento chirurgico.


INNOVAZIONE SOCIALE

7

A cura di Lara ESPOSITO

IL CARCERE È IN TRASFORMAZIONE S

Due progetti al Borgo San Nicola per migliorare un luogo dimenticato

i respira aria di trasformazione all’interno della Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce. All’apertura delle celle nelle sezioni, si aggiungono due progetti per migliorare la qualità della vita in uno dei luoghi più dimenticati della città, entrambi coordinati da Paola Leone, regista e operatrice culturale di Factory Compagnia Transadriatica che da anni lavora tra le mura della sezione maschile di Borgo San Nicola. La trasformazione di sé - concetto chiave per un posto che dovrebbe mirare alla rieducazione - passa attraverso un lavoro collettivo sullo spazio grazie al progetto “G.A.P. la città come galleria d’arte partecipata” realizzato dall’associazione culturale “Laboratorio urbano aperto (LUA)” in collaborazione con “Sud Est/Manifatture Knos”, “Pepenero” e Ramdom” e finanziato dalla Fondazione con il Sud (Progetti Speciali e Innovativi 2010) con il contributo della Regione Puglia. Un’iniziativa molto ampia di interventi sul territorio che prevede anche la realizzazione di un laboratorio di progettazione partecipata all’interno delle attività dell’associazione “Sud Est” che punta a riattivare la capacità di “fare” dei detenuti della sezione aperta sperimentale (R2) - i cosiddetti “lavoranti”.

Grazie alla guida di due artisti, Maurizio Buttazzo e Roberto Dell’Orco, un gruppo di detenuti saranno chiamati a riappropriarsi di uno spazio da loro abitato quotidianamente attraverso la sua rigenerazione, lavorando insieme sul concetto di identità di quella che - nonostante tutto - è ad oggi la loro “casa”. Partendo dalla “barberia”, luogo di trasformazione personale per eccellenza, la sezione sarà

PROFIT E NO PROFIT A SOSTEGNO DEL TERRITORIO Tra le nuove realtà solidali nate in provincia di Lecce, la Fondazione di Comunità

C

’è un’attenzione nei confronti del sociale nella provincia di Lecce che viene da nuovi soggetti operanti sul territorio. Una tendenza che al Nord è già consolidata e che sta fiorendo negli ultimi tempi anche nel Mezzogiorno. Realtà in campo a sostegno delle persone più fragili come quella della Fondazione di comunità, presentata nel mese di febbraio, una rete di enti profit e non profit guidati dal supporto tecnico e propulsivo della Cisl di Lecce. Tra i soggetti in rete, For Life onlus, Fondazione Francesca Massa (espressione dell’Arcidiocesi di Lecce), Diocesi di Nardò-Gallipoli, Comunità Emmanuel, Anteas onlus Lecce, Banca di credito cooperativo di Leverano e Ortokinesis di Carmiano. Aderiranno presto anche la Fondazione De Grisantis, espressione della Diocesi di Ugento Santa Maria di Leuca e la Diocesi di Otranto. Un progetto che sposa l’idea della sussidiarietà offrendo alla collettività l’opportunità di investire nel proprio sviluppo e nelle proprie qualità attivando e mobilitando le risorse necessarie per realizzare progetti ed interventi sul territorio attraverso un sistema di donazioni e liberalità. Con un capitale sociale di 100milioni di euro, la Fondazione di Comunità di Lecce è la terza operante al Sud e mette insieme soggetti rappresentativi di una comunità locale per migliorare la qualità della vita della comunità stessa attivando energie e risorse e promuovendo la cultura della solidarietà, del dono e della responsabilità sociale. Un’iniziativa aperta a nuove adesioni a tutte le forze sociali presenti che permette a tutti di essere partecipi e protagonisti del destino di un territorio spesso in difficoltà. Anche le banche salentine sembrano muoversi nella stessa direzione. Sempre nel mese di febbraio, infatti, è nata la Fondazione Bcc di Terra d’Otranto, presieduta da Dino Mazzotta, un organismo a fini sociali che ha investito 2milioni di euro per la realizzazione di una residenza socio sanitaria assistenziale a Carmiano che accoglierà persone diversamente abili dai 18 ai 64 anni, fornendo loro assistenza diurna e notturna. È dello scorso novembre, infine, la nascita della Fondazione Banca Popolare Pugliese “Giorgio Primiceri”, nata per portare avanti iniziative e progetti di solidarietà. Al centro dell’attenzione della Fondazione, l’assistenza sociale e socio-sanitaria, la beneficenza, la promozione e la valorizzazione dei beni culturali, della ricerca scientifica e dell’istruzione.

oggetto di interventi di rivisitazione delle pareti, di ristrutturazione e di costruzione di oggetti di design con materiali di riuso per restituire ai detenuti un segno della loro presenza, una traccia di sé e del proprio passaggio da lasciare a chi verrà dopo. Un modo concreto per ricordarsi e ricordare che il carcere è un luogo di transizione e di cambiamento. Conta sull’esperienza di tre anni di attività, invece, il progetto di laboratorio/percorso teatrale “Io Ci Provo”, iniziativa realizzata con la collaborazione di Manifatture Knos, da quest’anno finanziata della Chiesa Valdese e patrocinata da Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese e Lecce 2019. È in piena attività il laboratorio con i detenuti-attori della sezione R1 della Casa Circondariale per mettere in scena il racconto “La Panne” del drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt. Da quest’anno inoltre per la prima volta si apre la collaborazione con la falegnameria del carcere per costruire parte delle scenografie. «Il nostro sogno - spiega Paola Leone - è quello di riuscire a riqualificare insieme ai detenuti l’area del teatro, trasformandola in uno spazio a disposizione non solo della compagnia del carcere, ma dell’intera città».

ORGANIZZARE LA SPERANZA Caritas Lecce punta a passare dall’assistenzialismo «

alla formazione e all’integrazione

Bisogna passare dall’assistenzialismo alla formazione e all’integrazione e provare a restituire alle persone più bisognose ciò che gli è stato tolto, non solo da un punto di vista materiale ma anche e soprattutto in termini di cultura e lavoro». È con queste parole che don Attilio Mesagne, responsabile della Caritas leccese, spiega il senso delle nuove attività promosse dalla Caritas di Lecce. “Scoprirsi attore di comunità” è un laboratorio teatrale organizzato dalla Casa della Carità-Caritas Diocesana di Lecce e da Cantieri Teatrali Koreja. L’iniziativa rientra in un percorso più ampio per «“riorganizzare la speranza” - si legge nel comunicato della Caritas – superando definitivamente il concetto di mero assistenzialismo, puntando sulla formazione e sull’integrazione, promuovendo incontri culturali e di preghiera, costituendo laboratori teatrali, corsi di pittura, fotografia e lingua». Diretto dagli attori dei Cantieri teatrali Koreja Fabio Zullino, Anna Chiara Ingrosso ed Emanuela Pisicchio, il laboratorio di teatro è rivolto agli ospiti della Casa della Carità e ai cittadini che vogliono fare un’esperienza di teatro e di dialogo interculturale presso la sede della Casa Emmaus nella parrocchia di Santa Maria dell’Idria a Lecce.

«Vogliamo provare a tradurre la carità in educazione e giustizia – spiega don Attilio Mesagne –anche perché ci sono ancora troppe pance piene e troppe pance vuote. La carità cristiana, invece, oggi va incarnata e, quindi, tradotta necessariamente in educazione alla verità, alla giustizia, alla libertà, all’accoglienza, alla solidarietà, all’interculturalità, alla mondialità e alla pace, soprattutto nei riguardi dei fratelli attanagliati da un estremo disagio corporale e spirituale». È stato firmato, inoltre, un protocollo d’intesa tra l’Istituto di istruzione secondaria superiore “L.G.M. Columella” di Lecce e la Caritas diocesana di Lecce mirato a promuovere una scuola più radicata nel sociale ed orientata verso una cultura educativa fondata sul principio della convivenza e il senso di solidarietà, il rispetto della persona e delle diversità. Gli studenti dell’istituto Alberghiero e di quello di Agraria, saranno coinvolti nel progetto di accoglienza che li impegnerà in un’attività volontaria all’interno della Casa della Carità. «L’intento è quello di radicare la scuola nelle fasce più deboli della popolazione proprio attraverso gli studenti – spiega ancora don Attilio – che saranno volontari nelle nostre mense, portando anche i prodotti tipici dei loro istituti».


RANDAGISMO

8

A cura di Pina MELCARNE

I

CAVE CANEM O CAVE HOMINEM?

volontari sempre più cani da guardia dei diritti di persone e animali. La metafora è quanto mai azzeccata se si pensa che questi volontari si occupano proprio della salute e del benessere psicofisico degli animali. Sono molteplici, infatti, i compiti delle associazioni, molto attive sul nostro territorio, che ogni giorno si spendono e spendono denaro, anche di tasca propria, per salvare cuccioli da morte certa, volontari che impegnano tutte le loro energie per risolvere il problema del randagismo, fenomeno molto diffuso in Italia e specialmente nel Meridione. A seguito di segnalazioni di cucciolate, come spiega Raffaela Vergine, dell’associazione Zampa Libera, si provvede a sterilizzare le cagne, somministrare ai randagi cure mediche, soccorrerli dagli incidenti, toglierli dai canili, farli adottare, e inoltre, compito a volte arduo, interfacciarsi continuamente con gli amministratori locali, molto spesso sordi nonostante le responsabilità che la legge assegna loro. Ogni Comune, a rigor di legge, dovrebbe avere un canile sanitario, come spiega Paola Gorgoni dell’associazione Nova Lara “basterebbero anche piccoli canili, con box da 10 posti appena, ma le amministrazioni preferiscono pagare i privati che non sempre li accudiscono con amore e dedizione”. La cronaca offre esempi raccapriccianti delle condizioni in cui

versano gli animali nei canili. Negli ultimi mesi sono stati tanti i casi di cronaca che hanno portato alla luce situazioni estreme, denunciate dai volontari, anche in Puglia, a Carovigno, Noha, Neviano, Modugno, Trani e Manduria, dove sono stati sequestrati canili a seguito di vergognose scoperte: microchip estrapolati da alcuni cani morti e piazzati in altri nati da cagne gravide rinchiuse nei canili, assistenza sanitaria e profilassi inesistente, sovraffollamento e condizioni igieniche spaventose. A Neviano, per citare un esempio nel Salento, i carabinieri hanno sequestrato un canile lager che “accoglieva” 200 cani (al posto dei 65 autorizzati) in condizioni raccapriccianti: denutriti, feriti, ammalati, alcuni di loro vivevano tra rifiuti, escrementi e carcasse di altri cani morti e per i quali il proprietario continuava a percepire i sussidi comunali da ben 3 Comuni diversi. Senza i dovuti controlli, purtroppo, queste truffe e altre ancora peggiori continuano a proliferare. Allora come fare ad arginare il problema se gli amministratori si trincerano dietro la mancanza di fondi e le associazioni non ce la fanno più a sostenere costi nel più completo disinteressamento di chi dovrebbe farsene carico? Qualcosa, finalmente, inizia a cambiare, grazie all’avvio di un percorso che vede protagonisti istituzione regionale e associazioni impegnate.

RANDAGISMO, LA STRETTA PER COMUNI E ASL È

da più di 20 anni che il randagismo si affronta sempre sull’onda dell’emergenza. Consci che ormai il problema sia diventato sistemico, strutturale, le associazioni pugliesi hanno chiesto e ottenuto l’attenzione dell’assessore regionale alle politiche della salute Elena Gentile, che le ha incontrate lo scorso 3 Febbraio, Dall’incontro le associazioni sono uscite molto soddisfatte. La Regione si è detta disponibile a integrare la legge regionale 12/95 sul randagismo nell’ottica di un inasprimento delle misure per chi non rispetta le regole. Sarà previsto, infatti, il commissariamento dei Comuni o delle Asl inadempienti e l’attivazione di un tavolo tecnico sulla questione randagismo. Un’occasione ghiotta, quella dell’incontro con l’assessore, per l’attivismo associativo, che ha messo sul tavolo tutte le inadempienze analizzate in anni e anni di lavoro “sul campo”: mancano i piani di prevenzione del problema con sterilizzazioni di massa sistematiche e continuative; le sterilizzazioni toccano solo il 20% dei casi e sono a macchia di leopardo (una lacuna che coinvolge sia i Comuni che le Asl); carenze sono state riscontrate anche nell’anagrafe regionale; in molti canili non esistono prestazioni dell’Asl; infine si sono sperperati finanziamenti regionali elargiti ad Asl e Comuni che non si sono mai dotati di precisi programmi di intervento, né provvedono a controlli ufficiali e continui in tutti i canili. Questa mancanza di controllo ufficiale ha alimentato il senso di onnipotenza di alcuni proprietari di canili privati, che impediscono le visite quotidiane dei volontari, arrivando talvolta a intimidirli e minacciarli. Un’ostruzione praticata con veemenza perché si temono perdite di sicuri (e facili) guadagni. Diffuso, inoltre, il fenomeno di associazioni che gestiscono canili abusivi convenzionati con i Comuni. In uno studio condotto da Raffaela Vergine di Zampa Libera, presentato a Bruxelles è emerso che i veterinari Asl ricevono un surplus di circa 50 euro per ogni sterilizzazione. Eppure il 20% di sterilizzazioni effettuate sono fin troppo poche. “Forse – si domanda Raffaela – sarebbe stato più opportuno affidarle a liberi professionisti”. Finora, insomma, a prevalere è stata la politica della deportazione dei cani nei canili, per il 70% dei casi gestiti da privati imprenditori; è ora di voltare pagina.

C

PER UN’AMICIZIA A QUATTRO ZAMPE

ompiti, responsabilità, sanzioni, lucro. Sono questi i termini che si utilizzano quando si parla di randagismo. Ma quello che realmente si rende necessario è un cambio di rotta, una presa di coscienza e di sensibilità da parte dei cittadini. Con ogni mezzo le associazioni che si occupano di protezione degli animali hanno cercato di incidere sul cambio culturale, dalle campagne contro le pellicce a quelle contro l’abbandono estivo degli animali domestici. Esistono, però, altri modi per risolvere la convivenza tra uomo e animali, qualora proprio non si avesse il tempo di accudirli. Esistono i dog park, strutture per il ricovero e la cura dei cani che, come spiegano i volontari dell’associazione Randage, “nascono da una precisa volontà dei proprietari dei cani e dagli abitanti di una determinata zona delle città. Sono luoghi che permettono agli animali un rifugio sicuro e protetto”. Ne esisteva uno anche a Lecce, e i volontari di Randage si sono battuti perché non chiudesse, a seguito delle lamentele dei proprietari che non sopportavano più i latrati dei cani e i maleodori che derivano dall’incuria del luogo. “La cattiva gestione è colpa sia del Comune sia dei frequentatori del parco; ci sono regole precise e

se il posto venisse tenuto bene, curato e pulito, non ci sarebbero più tutte queste contestazioni” - insiste l’associazione Randage – che denuncia anche lo stato di semiabbandono in cui versa un altro dog park, nei pressi dello stadio, una ricchezza, se solo il Comune lo gestisse in maniera efficiente. “Se la gente rispettasse norme e regole migliorerebbe il rapporto, pur difficile tra animale e uomo”, è questa la sentenza dei volontari. Troppo spesso si liquida il problema randagi con la giustizia fai da te: veleni, pistole, o proposte shock come quella di un amministratore pubblico pugliese, che propone l’eutanasia. Emblematici alcuni casi in cui privati cittadini vengono multati per maltrattamenti, o addirittura condannati, come è successo a San Donato, dove un cane è stato ucciso a sangue freddo perché oltrepassava la recinzione di una proprietà privata. L’antropocentrismo domina su tutto, ambiente e animali compresi. È necessario un ribaltamento di prospettiva, vera mission delle associazioni animaliste, che continuano a seminare in quei luoghi deputati all’educazione, alla formazione delle idee, alla responsabilizzazione dei futuri adulti: le scuole.

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Febbraio 2014 - Anno IX - n.71 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo

Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Lara Esposito, Maria Grazia Taliani, Pina Melcarne. Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel./Fax 0832.392640 - Direttore Responsabile: 335.6458557

www.csvsalento.it

stampa@csvsalento.it

Stampa: BLEVE PUBBLICITÀ - Tel e Fax 0833.532372

71 - VS Febbraio 2014  

Volontariato Salento - mensile delle associazioni di volonta...