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ANNO 3 N° 3 Luglio/Dicembre

CSV Magazine Informazione e attualitĂ del Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro

2009

Assemblea nazionale del volontariato Presentata la graduatoria regionale del Bando di Perequazione Piani di Zona e volontariato


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2009 Periodico di informazione del CSV Catanzaro, Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro. Registrazione Tribunale di Catanzaro N° 8 del 10 settembre 2007 Anno 3 - numero 3 - luglio/dicembre 2009 Direttore Editoriale: Caterina Salerno Direttore Responsabile: Benedetta Garofalo Gruppo di lavoro redazionale: Maria Bombara Pietro Caroleo Maria Cittadino Carlo Crucitti Giulia Menniti Giuseppe Merante Stefano Morena Hanno collaborato a questo numero: Pietro Caroleo, Promidea Fondazione Città Solidale Gabriella De Luca, Terra di Confine Carlo Laganà, Banco Alimentare Mani Tese Associazione Cropanese Guido Memo, CSVnet Francesca Migliarese, associazione ADA Giovanna Vecchio, associazione L’Arca Fotografie: Carlo Crucitti, Benedetta Garofalo, Promidea “Terra di Confine”, Associazione “L’Arca”, Associazione cropanese “Mani Tese” Progetto Grafico e impaginazione: Studio Pingitore.it - Catanzaro Stampa: Abramo Printing & Logistics S.p.A. Catanzaro Editore: CSV Catanzaro Direzione e Redazione: CSV Catanzaro, Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro. Via Fontana Vecchia 88100 Catanzaro Tel. (+39) 0961.794607-794522 Fax (+39) 0961.480168 redazione@csvcatanzaro.it www.csvcatanzaro.it La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo di: Fondazione Cariplo Fondazione Compagnia di S. Paolo Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Roma Fondazione Carical Istituto Banco di Napoli Ente Banca Nazionale delle Comunicazioni attraverso la ripartizione assegnata dal Co.Ge. Comitato di Gestione Fondo Speciale per il volontariato della Calabria La collaborazione si intende aperta a tutti e a titolo gratuito - Dattiloscritti, manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non verranno restituiti - I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati al CSV Catanzaro. I contributi devono pervenire in formato elettronico in tempo utile alla pubblicazione e comunque prima della chiusura in stampa. Per ulteriori dettagli contattare la redazione via e-mail: redazione@csvcatanzaro.it o contattare il referente al n. 335.7808186.

In questo numero: 3

EDITORIALE Per una rappresentanza comune

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PRIMO PIANO Il volontariato è la linfa vitale della società

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BANDO PEREQUAZIONE Presentata la graduatoria regionale

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VOLONTARIATO E TERRITORIO Protagonisti nella definizione dei Piani di Zona

14

IL CONVEGNO In attesa di una legge regionale sull’emigrazione

16

ANGOLO DELLE ASSOCIAZIONI La provincia di Catanzaro continuerà ad avere il suo Banco Alimentare

17

Volontari per un giorno

18

Yoga, incontri formativi e sorrisi “a domicilio” per gli assistiti dell’ADA

19

Una biblioteca per far crescere la comunità

21

Leggere per guardare le cose in modo diverso

22

RIFLESSIONI Conoscere la storia del popolo Rom per renderne efficace l’integrazione

25

INIZIATIVE La Fondazione “Città Solidale” ha aperto un centro antiviolenza per le donne

26

PROGETTO FQTS Il ruolo del volontariato nel meridione

28

CONSULENZA Un istituto giuridico pensato per i più deboli

29

Due seminari per “sbrogliare la matassa” del modello EAS

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RECENSIONI

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Servizi del CSV di Catanzaro

Foto di copertina, Benedetta Garofalo

Il CSV Catanzaro aderisce a:

Senza la sensibilità dello Studio Pingitore, che ha curato gratuitamente la grafica e l’impaginazione, e della Abramo Printing & Logistics S.p.A., che ha sostenuto i costi di stampa, questo numero di CSV Magazine non sarebbe stato pubblicato. Grazie.

Comitato di Gestione dei Fondi Speciali per il Volontariato (L. 266/91) Regione Calabria


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Per una rappresentanza comune

Q

uesto numero del CSV Magazine è stato da noi fortemente voluto perché riteniamo importante, nonostante la crisi economica e le prospettive non certamente rosee, continuare a dare voce alle associazioni e, al contempo, testimoniare la nostra volontà di sostenere i percorsi di crescita del volontariato e del terzo settore.

Il 2009 non è stato privo di difficoltà. Abbiamo però lavorato per raggiungere importanti obiettivi: uno su tutti, l’avere celermente concluso, assieme al Coordinamento regionale dei CSV e al Comitato di Gestione, il percorso di valutazione dei progetti finanziati con il Fondo Perequativo per la Progettazione Sociale, che consentirà a 42 associazioni calabresi (tra le quali 9 della nostra provincia) di realizzare azioni innovative a beneficio dei soggetti più deboli. Ma i problemi rimangono, e anche per il 2010 saremo obbligati, a causa della riduzione delle risorse a noi destinate, a contenere le attività del Centro Servizi. Occorre, però, individuare le priorità per il Volontariato, e conoscere le esigenze delle associazioni in modo da prevedere attività puntuali per essere sempre più efficaci. E perché il CSV continui ad avere vitalità, è fondamentale la collaborazione delle associazioni. Altro tema importante, emerso con forza nell’incontro sui “Piani di Zona”, è quello della Rappresentanza. Nel corso del 2009 la base sociale del Centro si è ampliata in maniera significativa, raggiungendo il numero di 95 associati. Ciò è segno di un forte desiderio di partecipazione al quale però, ancora oggi, non corrisponde una altrettanto evidente espressione di rappresentatività del volontariato. Tant’è che, nei processi di costruzione dei Piani di Zona, il volontariato, quando non è completamente ignorato, è presente con singole associazioni che rappresentano solo se stesse. Riteniamo, quindi, che sia obiettivo prioritario del CSV

accompagnare il Volontariato nella costruzione di adeguati livelli di rappresentanza. L’approvazione, da parte della Regione Calabria, del Piano Sociale e, conseguentemente, l’avvio della concertazione per programmare, su base locale, le attività dei Piani di Zona, comporta che il volontariato sia attrezzato a partecipare alla pianificazione dei servizi del territorio. L’azione delle nostre associazioni non può certo concretizzarsi soltanto nella fase di realizzazione di interventi definiti da altri, che non siano stati condivisi nella fase della programmazione. Il CSV si propone, perciò, di dare seguito alla riflessione già avviata, utilizzando uno strumento importante che ci viene dall’esperienza di CSVnet : la Carta della Rappresentanza. Concludo il mio intervento con le parole che il Presidente della Repubblica ha utilizzato, nel corso dell’udienza del 5 dicembre a Roma con i rappresentanti del volontariato, alla quale ho avuto l’onore di partecipare. Il Presidente ha ricordato come la politica non guarda con sufficiente attenzione al volontariato e alle espressioni di cittadinanza che con il loro impegno favoriscono la coesione sociale, aggiungendo che dovrebbe costituire ragione di orgoglio e di conforto per il nostro paese la loro capacità di produrre ricchezza ... Parole, queste, che da una parte ci riempiono di soddisfazione, ma dall’altra aumentano il nostro livello di responsabilità, facendoci sentire parte in causa per la costruzione di un Paese sempre più moderno e attento ai bisogni dei cittadini. Questo è il mio augurio: essere attori sempre più responsabili per la costruzione di una società più giusta. Buon lavoro e buon anno a tutti. Avv. Caterina Salerno Presidente CSV Catanzaro


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primo piano

Il volontariato è la linfa vitale della società Anche il Presidente della Repubblica, all’Assemblea di Roma, ha definito il volontariato una risorsa fondamentale Giorgio Napolitano incontra una delegazione degli enti promotori dell’Assemblea

Tanti sono stati gli spunti che i rappresentanti istituzionali del volontariato e del terzo settore hanno fornito e ricevuto nel corso dell’Assemblea nazionale del Volontariato, tenutasi a Roma il 4 e 5 dicembre. Rinsaldati nello spirito e nella motivazione all’ascolto delle parole incisive e condivisibili del Capo dello Stato, i relatori hanno approntato i loro discorsi sulla scorta di esperienze vissute “sul campo”, che convergono sull’esigenza di far crescere ancora di più il mondo della solidarietà per rendere a sua volta più matura e consapevole la società civile. Ed anche il volontariato della provincia di Catanzaro era presente all’evento con una sua delegazione – composta dal presidente e dal direttore del CSV di Catanzaro, Caterina Salerno e Stefano Morena, da Carlo Crucitti, in qualità di presidente dell’associazione “Usabile”, dal presidente di “Iassfi”, Pietro Romeo, accompagnato da alcuni volontari, da Mihaela Mihai, presidente di “Multicolore”, e da Renato Nunnari, presidente di “Sincronia”. Di seguito il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

...I

l volontariato rappresenta per il nostro paese una risorsa fon damentale sotto il profilo economico, per le attività e i servizi offerti, che svolgono un indispensabile compito di integrazione e talvolta di supplenza dell'azione pubblica. Ma esso rappresenta pure una fondamentale risorsa sotto il profilo dell'etica civile e anche oltre. Il volontariato produce, certo, beni materiali di aiuto e di sostegno al disa-

gio, alla malattia, alla disabilità, alla dipendenza. Ma, proprio per la capacità di superare i confini di una solidarietà spontanea, familiare e amicale, esso produce pure beni immateriali, comportamenti virtuosi, esempi e modelli degni di essere imitati. L'opera dei volontari giova a chi la riceve. Aiuta a fronteggiare situazioni difficili, traumi di diversa natura, aiuta a uscire da condizioni di isolamento. Offre stru-

menti di crescita, sostegni che consentono di fare meglio, di essere migliori studenti, migliori lavoratori, migliori cittadini. Vorrei osservare, però, che l'attività volontaria arricchisce anche chi la svolge, innanzitutto perché è moralmente appagante, e poi perché integra il tempo dedicato al lavoro, allo svago, alla cura dei propri cari. E giova anche per ragioni pratiche: come una occasione di vita attiva per gli anziani che hanno cessato l'attività lavorativa, così come una passerella verso il lavoro per gli studenti che acquisiscono in questo modo relazioni ed esperienze fruttuose. Per chi vive il volontariato all'interno di prospettive religiose o etico-politiche, infine, esso vuole essere anche un contributo a un disegno, a un processo di miglioramento della società. Attenzione. I mezzi di comunicazione e noi stessi che lavoriamo nelle istituzioni siamo spesso troppo assorbiti dai comportamenti litigiosi, o comunque poco cooperativi, che caratterizzano la nostra società politica, e non guardiamo con sufficiente attenzione alle espressioni della nostra società civile, in particolare


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primo piano a quelle forme di aggregazione e associazione volontarie che sono capaci di favorire la coesione sociale. Dovrebbe costituire, invece, ragione di orgoglio e di conforto per il nostro paese la loro capacità di produrre ricchezza sia materiale sia morale, il loro vero e proprio potenziale di innovazione. È con soddisfazione che possiamo registrare negli ultimi anni una crescita proprio di questo associazionismo volontario. Conforta pure il fatto che, sebbene permanga in generale un forte divario tra Nord e Sud, in quest'ambito almeno il divario nell'ultimo anno si sia ridotto. E ciò è vero anche sul piano delle risorse: in questo ambito le misure perequative introdotte grazie agli accordi tra le fondazioni di origine bancaria e le organizzazioni rappresentative hanno segnato certo un importante mutamento di rotta. La riduzione di questo divario Nord Sud è un segnale tanto più importante perché - come è stato ricordato - dove c'è volontariato c'è spirito civico, fiducia negli altri, solidarietà. Dove cresce il volontariato, cresce il capitale sociale, cresce la correttezza e la ricchezza delle relazioni interpersonali, il rispetto di regole condivise.

L’intervento di Marco Granelli, di CSVnet, all’assemblea presso l’Università “Roma III”

postula "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale", dell'art. 4, che sancisce il dovere del cittadino "di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che con-

come attività sociale meritevole di protezione costituzionale, sia dal punto di vista delle modalità del suo esercizio, sia per il suo specifico contenuto. La legge ordinaria, poi, favorisce fiscalmente e finanziariamente le organizza-

corra al progresso materiale o spirituale della società", dell'art.18, dove è protetto il diritto dei cittadini "di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale". Il volontariato può dunque considerarsi

zioni di volontariato, sia attraverso favorevoli regimi fiscali sui contributi privati ad esse destinati, sia attraverso l'obbligo imposto alle fondazioni bancarie di destinare, attraverso i Fondi speciali, una significativa quota del proprio reddito ai Centri di servizio per il volontariato,

E il capitale sociale - come si è sottolineato anche oggi - costituisce un fattore essenziale dello sviluppo economico. Esso si forma anche attraverso la costruzione di reti, perciò dobbiamo apprezzare lo stimolo a costituire, e la capacità di costruire, vere e proprie reti di associazioni volontarie. Anzi, sulla strada della cooperazione tra associazioni bisognerebbe fare ulteriori passi avanti. Infatti, il nostro non è solo un paese di piccole imprese, è anche un paese di piccole associazioni di volontariato, perciò ancora più utile e meritoria è l'attività di coordinamento e prestazione di servizi svolta dai gruppi promotori di questo incontro. Il volontariato deve mostrarsi capace di sinergie al proprio interno, ma ha a sua volta bisogno di contesti normativi e operativi favorevoli. Alcuni articoli della nostra Costituzione sollecitano in effetti proprio l'attività volontaria. Essi funzionano, per così dire, da culla costituzionale del volontariato una volta che li si combini tra loro. Si tratta dell'art. 2, là dove dice che la Repubblica


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primo piano

Mihaela Mihai, Pietro Romeo e Renato Nunnari all’Assemblea

sia attraverso il funzionamento del 5 per mille di cui oggi il Ministro Sacconi ha garantito l'effettività, non solo nell'immediato ma anche in prospettiva, e lo ha fatto con motivazioni e con parole d'impegno che ho molto apprezzato. Infine le stesse amministrazioni pubbliche delegando compiti importanti al volontariato ne promuovono le attività. Ma in un periodo di crisi economica e di ristrettezza delle finanze pubbliche c'è il rischio di vedere estinguersi anche progetti importanti. Progetti tuttavia - voglio sottolinearlo - che sono comunque sempre e solo integrativi dell'azione pubblica. L'attività volontaria gratuita, quella più ampia del terzo settore, e i vari flussi di finanziamento privato e pubblico a essa diretti, non possono infatti esimere il settore pubblico dal dovere di svolgere in prima persona i propri compiti nei vari campi di azione che vanno dal welfare all'istruzione, dalla ricerca alla tutela del patrimonio naturale e artistico. Non si possono solo o principalmente delegare

al privato sociale compiti di soddisfacimento dei bisogni o dei diritti che la Repubblica nel suo insieme è chiamata a garantire. E non è solo questa la parte che chi governa è chiamato a fare. Occorre non solo non togliere ossigeno al mondo del volontariato garantendo le risorse ad esso destinate, ma bisogna anche alleggerirlo da gravami burocratici che consumano troppo tempo e preziose energie, come spesso lamentano le stesse organizzazioni. E, sullo sfondo, è necessario che procedano le iniziative di legge presentate da parlamentari di tutti gli schieramenti, volte a stimolare la revisione di un quadro normativo diventato eccessivamente complesso e spesso confuso. Vorrei concludere questo intervento con un invito ai giovani. Non sono ancora abbastanza tra loro quelli che si dedicano al volontariato - e temo che ciò possa essere il riflesso di tessuti sociali sfilacciati, e comunque poco coesi, con i

quali dobbiamo seriamente fare i conti. Comunque questa - come ho già detto deve essere considerata un'attività non solo moralmente appagante ma anche preziosa come apertura verso il mondo del lavoro. Sappiamo che troppi giovani sono dominati dall'incertezza del futuro, dalla difficoltà di trovare un lavoro qualificato e remunerativo. Ma penso che molti - se avessero potuto ascoltare le testimonianze, le esperienze, le motivazioni, tutte così belle - che noi abbiamo ascoltato qui, comprenderebbero quel che il volontariato può dare a ciascuno di loro e prenderebbero con fiducia questa strada. Il volontariato guardi a sua volta con fiducia ai giovani. E convinciamoci noi tutti che il volontariato - come ha detto il ministro Sacconi - non è un ambito accessorio della nostra convivenza, ma ne è linfa vitale, e costituisce aggiungo un elemento distintivo della qualità della nostra democrazia e del nostro vivere sociale. Ecco in sintesi quello che Emma Cavallaro, presidente della Convol, ha dichiarato nel corso dell’udienza davanti al presidente Napolitano: Significativo in questi anni è stato il contributo delle Fondazioni di origine bancaria che hanno sostenuto nel Paese numerose iniziative e progetti del volontariato e hanno messo a disposizione le risorse per i Centri di Servizio per il volontariato. Si tratta ora di evitare che il patrimonio di servizi e di competenze dei Centri di Servizio per il volontariato sia messo in dubbio a causa della crisi economica e quindi occorre garantire una continuità di risorse adeguate, continuare a qualificarlo migliorandone l’efficacia e l’efficienza,sistemi di governo democratico da parte del volontariato, e i sistemi di controllo da parte di chi mette le risorse. Caro Presidente, alla vigilia della Giornata internazionale del Volontariato, noi tutti vogliamo affidarLe il nostro sogno-impegno: la costruzione di una società accogliente, di un Paese che non discrimina nessuno per colore della pelle, cultura o fede religiosa, un


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primo piano

Paese dove nel rispetto delle leggi si possa convivere pacificamente, lo faccio affidandomi a parole non mie: “Non c’è in una intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perchè l’altro caduto, cingendoci il collo, possa rialzarsi”, e a quel punto possiamo credere che chi si è chinato e l’altro rialzatosi potranno fare strada insieme, andando ancora oltre, verso una realtà liberata da cui nessuno sarà escluso. Sono parole di Luigi Pintor e sarebbe difficile trovarne di migliori per definire il significato ed il valore del volontariato. Carlo Borgomeo, della Presidente Fondazione per il Sud, riallacciandosi ad uno dei temi toccati anche dal Presidente della Repubblica Napolitano, ha evidenziato che "il divario Nord Sud sta avendo segnali di vitalità importante anche se nel Sud sono più pericolosi i tentativi da parte della Pubblica di farne una stampella". Nel suo intervento il Vice Presidente dell'Acri Antonio Miglio ha affermato "Vogliamo proseguire la collaborazione con il volontariato e il terzo settore perché li consideriamo partner strategici". Nel presentare il documento conclusivo, approvato poi all'unanimità dall'Assemblea, Marco Granelli, presidente di CSVnet ha affermato "I CSV costituiscono un sistema diffuso e strutturato per la

sua qualificazione ed è necessario che le loro risorse non siano messe in dubbio dalla crisi garantendo risorse adeguate e una loro diffusione sul territorio anche con strumenti efficacia efficienza e innovazione, come previsto dall'art.15 legge 266". Il "Documento Conclusivo" redatto,

bilizzazione del 5 x mille, l'istituzione del registro nazionale delle ODV, il consolidamento del servizio civile; la possibilità di di svolgere il proprio ruolo propositivo in tutte le politiche pubbliche; il rafforzamento del fondo per le politiche sociali e per gli altri fondi specifici tra cui quello

I partecipanti all’incontro

assume interamente l'intervento del Presidente della Repubblica, esprime una forte richiesta di continuare il processo interno ed esterno avviato ed individua le priorità del lavoro comune del volontariato. Tra i punti che esso affronta: il processo di armonizzazione e semplificazione normativa, che prevede tra l'altro la sta-

per la non autosufficienza; l'avvio di interventi per l'integrazione delle persone disabili; l'impegno per il raggiungimento degli obiettivi del millennio; un deciso cambiamento della parte "immigrazione" del decreto Sicurezza e una politica di integrazione che riconosca il diritto di asilo e di cittadinanza.


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bando perequazione

Presentata la graduatoria regionale

L

a Commissione regionale per la Perequazione sociale, costituita appositamente per la gestione dei fondi per il volontariato in Calabria, ha concluso il suo lavoro. Infatti, grazie all’opera della Commissione di valutazione appositamente istituita, ha provveduto a selezionare, fra i 212 progetti presentati a livello regionale dalle associazioni di volontariato che hanno aderito al Bando di Perequazione, i 42 ammessi a finanziamento. Ora spetta alle associazioni che compaiono in graduatoria mettere in pratica ciò che hanno dichiarato di voler fare sulla carta. "Le associazioni dei nostri territori si sono confrontate con un bando per nulla facile, che prevede l'assegnazione di risorse importanti per il volontariato dell'intera regione, pari a tre milioni e 200mila euro - ha dichiarato Caterina Salerno, responsabile del Coordinamento della Commissione regionale per la Perequazione, nel corso della conferenza stampa al Centro di Aggregazione Giovanile di Catanzaro che ha preceduto la pubblicazione on line dell'esito del Bando sui siti dei cinque Centri di Servizio calabresi - Lo stanziamento assegnato è in realtà di tre milioni e 114mila euro: abbiamo chiesto anche l'assegnazione dell'importo

residuo ad altri progetti, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Oggi, comunque, celebriamo una giornata importante per il volontariato calabrese e per i Centri di Servizio. Il nostro auspicio è che l'attività delle associazioni che hanno presentato i progetti selezionati possa andare avanti in maniera celere". Con i fondi di perequazione accantonati per consentire alle regioni del Sud di

dotarsi di una migliore "infrastrutturazione sociale" (ventitrè milioni di euro in tutto, di cui più di tre solo alla Calabria) - attraverso il protocollo d'intesa siglato nel 2005 dall'Associazione Fondazioni Bancarie e dalle Casse di Risparmio, dal Forum del Terzo Settore, dalla Consulta del Volontariato, dalla Convol, dal Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio (CSVnet) e dalla Consulta nazionale dei Comitati di Gestione dei fondi speciali per il volontariato - il meridione, a detta dell'onorevole Egidio Chiarella, presidente del Comitato di Gestione regionale, ottiene, così, "giustizia". "Il Bando rappresenta una goccia d'acqua importante che va ad aggiungersi al Piano sociale approvato dalla Regione ed al Piano della povertà - ha proseguito Chiarella nel corso della conferenza stampa, alla quale hanno aderito alcuni rappresentanti delle associazioni partecipanti e dei CSV calabresi - I tre punti essenziali del Bando di Perequazione hanno riguardato, in particolare, il potenziamento del welfare e il rafforzamento delle condizioni di legalità e sicurezza e del rapporto tra la Pubblica Amministrazione ed i cittadini. Laddove c'è disagio sociale, quindi, il Bando si è proposto di intervenire, cercando di recepire le esigenze


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bando perequazione

Caterina Salerno ed Egidio Chiarella

del territorio". Facendo leva sulla frammentazione delle organizzazioni di volontariato, che spesso aumentano di numero ma assistono alla continua perdita di soci al loro interno, il Bando ha cercato di promuovere la "rete" tra le associazioni, indicando nella "partnership" un requisito premiante ai fini del punteggio. "La mia speranza è che nel 2010 possa esserci un altro bando che vada a rafforzare questa parte della società - ha concluso Egidio Chiarella - Un nuovo modo di fare "welfare" è possibile, ad iniziare da una rivoluzione culturale che rimedi alle carenze di natura aggregativa. Senza dimenticare l'impegno dei Centri di Servizio, volto ad attuare una politica di promozione della solidarietà sul territorio". I fondi, pertanto, saranno così ripartiti: alla provincia di Reggio Calabria saranno assegnati 887mila euro per i quindici progetti approvati tra i 56 presentati; a Catanzaro 862mila euro, che andranno a finanziare i nove progetti selezionati tra i 42 presentati; a Cosenza 772mila euro saranno destinati agli undici progetti che hanno passato la selezione tra i 67 presentati. Crotone avrà 416mila

I direttori del CSV di Crotone e Catanzaro, Filippo Sestito e Stefano Morena

euro per cinque progetti, su un totale di ventiquattro presentati, mentre Vibo Valentia 176mila euro per due progetti, su un totale di ventitrè. Per prendere visione delle graduatorie

basterà collegarsi al sito www.perequazionecalabria.org o al sito del proprio CSV di riferimento. Ufficio stampa CSV Catanzaro


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bando perequazione Elenco dei progetti ammessi e finanziati

Provincia di Catanzaro complessivamente assegnati € 862.549,26 CODICE

TITOLO

BENEFICIARIO

IMPORTO ASSEGNATO

PUNTEGGIO CONSEGUITO

001-17

LA RETE DELLA SOLIDARIETÀ

Associazione SPAZIO APERTO

€ 149.335,38

86,50

001-41

"A PIÙ VOCI: Una rete per la prevenzione"

Associazione USABILE

€ 159.900,00

82,88

001-32

Anziani - Soli+Sani

ADA Ass. per i Diritti degli Anziani Territoriale di Catanzaro

€ 138.140,00

81,88

001-02

PROGETTO M.A.D.E, Mediazione, Advocacy, Diritti ed Empowerment

LILA Calabria

€ 63.261,60

79,50

001-21

LE VIE DELL'ABILITAZIONE

Associazione Angologiro

€ 140.520,00

78,00

001-25

Il Caffè delle Arti

Centro Calabrese di Solidarietà

€ 63.995,78

77,85

001-04

D.O.R.A. (Donne Organizzate X Relazione di Advocacy)

Mago Merlino

€ 63.576,58

77,69

001-29

MERIDIANI E PARALLELI - Progetto per la sperimentazione di un laboratorio di colture biologiche condotto da persone disabili

L'ALVEARE

€ 63.830,00

77,44

001-13

C'era una volta... la ceramica andreolese. Recupero di tradizioni e cultura.

Gruppo Archeologico Paolo Orsi

€ 19.989,92

76,63

TOTALE ASSEGNATO

€ 862.549,26

Provincia di Cosenza complessivamente assegnati € 772.560,22 CODICE

TITOLO

BENEFICIARIO

IMPORTO ASSEGNATO

PUNTEGGIO CONSEGUITO

002-10

D-DAYS (Donation Days)

AVAS Presila

€ 158.400,00

83,81

002-02

DI.DO.NE. Nella matafora del crocevia

Associazione Radio 180

€ 144.499,00

83,38

002-39

Io cresco, grazie mamma

Associazione ABIO

€ 63.880,00

76,53

002-38

CostellAzioni

Associazione Go'el

€ 59.683,60

75,20

002-18

MuseAmo

Ass. Europea Solidarietà e Sviluppo

8.209,52

73,50

002-44

Diogene: conoscere per proteggere

Legambiente Rossano

€ 63.500,00

72,85

002-19

Ricomincio da qui

Associazione Liberamente

€ 60.100,00

72,19

002-63

Educazione alla cittadinanza-Promozione della Legalità. Prevenzione nella scuola e rieducazione nel centro di accoglienza l'Ulivo

Associazione Gianfrancesco Serio

€ 56.940,00

72,08

002-21

Una rete per le donne

Centro contro la violenza alle donne R. Lanzino

€ 41.550,00

71,75

002-61

La cultura del legno dalla musica alla tecnologia

Ass. AUSER Paola

€ 59.286,25

71,75

002-54

Nuovi orizzonti

A.Di.Fa

€ 56.511,85

70,91

TOTALE ASSEGNATO

€ 772.560,22


CSV M 11 Provincia di Crotone complessivamente assegnati € 416.388,40 CODICE

TITOLO

BENEFICIARIO

IMPORTO ASSEGNATO

PUNTEGGIO CONSEGUITO

003-02

Terra dove andare

A. Maslow

€ 154.360,00

80,88

003-11

Pratiche di cittadinanza attiva, tutela dell'ambiente e ciclo dei rifiuti

Associazione di volontariato "L'Iride"

€ 101.474,40

79,13

003-10

Anziani in movimento

A.D.A. Torre Melissa

€ 63.644,00

76,63

003-04

E-laborando "Insieme per crescere"

A.F.O.M.A. - Sasso nello stagno Onlus

€ 47.650,00

74,25

003-05

Tra Neto e Lese: conoscenza e consapevolezza dell'identità storica e culturale. Dal monachesimo italo-greco alle fondazioni florensi. Il monastero della Madonna della Calabria. La badia di Santa Maria di Cabria.

Associazione Culturale e Centro Studi Cornelio Pelusio Parisio

€ 49.260,00

69,31

TOTALE ASSEGNATO

€ 461.388,40

Provincia di Reggio Calabria complessivamente assegnati € 887.050,06 CODICE

TITOLO

BENEFICIARIO

IMPORTO ASSEGNATO

PUNTEGGIO CONSEGUITO

004-34

Terza età protagonista in rete

Nuova solidarietà

€ 159.995,00

81,41

004-24

Bambini contesi

Centro Comunitario Agape

€ 19.997,00

78,56

004-49

Performance di rete

Centro Reggino di Solidarietà

€ 159.999,72

78,23

004-33

Promozione e tutela dei diritti di cittadinanza

Giovani domani

€ 159.988,00

77,54

004-22

Parole e note

AGI 2000

€ 19.815,24

76,13

004-18

Socializzaz. e lavoro per l'inclusione sociale

Armonia

€ 63.987,00

74,06

004-05

Se ognuno fa qualcosa...

Don Pino Puglisi

€ 19.991,00

73,88

004-37

Calacheo

Scuba point

€ 59.500,00

73,15

004-10

La terra per noi

Circolo Tennis Crucitti

€ 19.975,00

71,63

004-26

In, noout!

En Funky

€ 19.959,50

70,56

004-47

Radiobimbi@TV

Evelita

€ 63.269,00

69,64

004-28

Partecip-azione

Don Milani

€ 63.269,00

69,73

004-02

Un mondo a colori

PGS Don Bosco S. Alessio

€ 19.900,00

68,25

004-35

Lo spazio di un'emozione

Y.M.C.A.

€ 16.697,60

67,78

004-07

Il ceppo e il mantello

Compagnia delle stelle

€ 20.000,00

67,56

TOTALE ASSEGNATO

€ 887.050,06

Provincia di Vibo Valentia complessivamente assegnati € 176.308,40 CODICE

TITOLO

BENEFICIARIO

IMPORTO ASSEGNATO

PUNTEGGIO CONSEGUITO

005-11

Centro socio-riabilitativo (CSR) Insieme

Alzheimer Italia Calabria Onlus

€ 158.978,40

77,71

005-21

Nessuno escluso

Associazione di Volontariato Centro di Solidarietà Don Mottola

€ 17.330,00

64,19

TOTALE ASSEGNATO

€ 176.308,40

PROSPETTO DI RIEPILOGO PER CLASSE DI PROGETTO Classe

nr. progetti

importo assegnato

%

A

11

6,48 36,19

B

19

€ 201.864,78 € 1.127.401,66

C

12

€ 1.785.589,90

57,32

Totale

42

€ 3.114.856,34

100,00


CSV M 12 Benedetta Garofalo Addetta stampa CSV Catanzaro

volontariato e territorio

Protagonisti nella definizione dei Piani di Zona

Stefano Morena, Caterina Salerno e Cesare Nisticò

A

nche gli enti territoriali calabresi si accingono a predisporre i loro “Piani di Zona”, all’indomani dell’approvazione del Piano Sociale da parte della Regione. Il Piano di zona è difatti ritenuto il “piano regolatore” del funzionamento dei servizi alle persone, attraverso il quale lo sviluppo della comunità locale è reso possibile. Esso contestualizza le finalità e gli obiettivi definiti nel Piano Sociale Regionale in alcune aree ritenute strategiche, con riferimento alle esigenze e ai bisogni locali. Questi obiettivi comportano a livello locale l'adozione di atti, l'effettuazione di scelte, la predisposizione di strumenti, l'avvio di rapporti interistituzionali, che, puntualmente, nelle forme,

Dal seminario organizzato dal CSV è emersa la volontà di creare una Rappresentanza

nelle modalità e nei tempi definiti dalla Regione, si configureranno come specifici Piani di Zona. I Piani che danno la priorità alle problematiche degli anziani, dei disabili e dell’età evolutiva - sono la risposta strategica all’esigenza di superare le cultura assistenziale di erogazione di prestazioni e di promuovere una politica positiva di servizi, fra loro integrati, a favore della comunità. E prima di passare alla fase propedeutica di analisi dei bisogni, di lettura delle risorse e di individuazione dei soggetti che, a diverso titolo, sono interessati a questa programmazione (a cui segue la seconda fase, in cui vengono messi a punto i contenuti del Piano, e la terza, in cui si avvia e sperimenta la sua gestione unitaria ed integrata, all'interno degli ambiti per la gestione dei servizi sociali), è necessario incontrarsi e interrogarsi sul da farsi, al fine di partecipare attivamente alla programmazione. È quanto hanno fatto le associazioni di volontariato e le rappresentanze del Terzo Settore del comprensorio catanzarese, che hanno risposto alla chiamata del Centro Servizi per prendere parte all’incontro (tenutosi presso il Centro Congressi “Le Palme” di Catanzaro nel mese di novembre scorso) che ha inteso “suggellare” la loro scesa in campo nell’elaborazione del piano distrettuale. Dal seminario, infatti, è emersa l’esigenza che il Volontariato cominci a far sentire la sua “voce” nel processo di crescita, in termini di servizi, che il Piano


CSV M 13

volontariato e territorio menti a pioggia, dall’altra il presidente del CSV Caterina Salerno ha posto l’accento sui tentativi di darsi delle rappresentanze, da parte del Volontariato, che sono sempre falliti nel nostro territorio perché, probabilmente, all’interno dell’associazionismo hanno avuto la meglio le logiche di conflittualità e non di unione. Tuttavia, ha proseguito il presidente, il CSV non è titolato a rappresentare le associazioni al tavolo della concertazione – nonostante da più parti si sia contestualmente levata tale richiesta – né può sopperire alle carenze degli enti pubblici. Ma è giusto che, trovandosi a stretto rapporto con le persone più indigenti, il Volontariato debba essere tenuto in debita considerazione, anche per evitare che i fondi previsti vengano completamente assorbiti dal settore sanitario. Nel piano di intervento, infatti, l’integrazione socio-sanitaria va di pari passo con il coinvolgimento del Terzo Settore e con la programmazione che

intende realizzare. Anche perché i soldi devoluti al distretto di Catanzaro da parte della Regione saranno tanti, due milioni e mezzo di euro circa: I fondi distribuiti ai comuni serviranno a realizzare il piano distrettuale che richiama i Piani di Zona, già contemplati nella legge regionale 23/03 – ha dichiarato Cesare Nisticò, del dipartimento regionale alle Politiche Sociali, invitato all’incontro – In netta corrispondenza con quanto enunciato nell’articolo 1 della

suddetta legge, le organizzazioni saranno coinvolte nella fase di programmazione e di gestione dei servizi inclusi nei Piani di Zona. E gli amministratori locali non potranno non tenere in considerazione il contenuto delle direttive regionali riguardo al coinvolgimento di tutto il Terzo Settore. E se da una parte il dirigente Nisticò ha insistito sulla svolta epocale segnata dal Piano Sociale, che ha messo fine alla consuetudine regionale dei finanzia-

rileva le esigenze della popolazione: A tale scopo, per il ruolo svolto dalle associazioni, che si è caratterizzato negli anni in un rapporto sostanziale con i territori, è fondamentale che vi sia la disponibilità del Volontariato e del Terzo settore in genere a collaborare, facendo leva sul proprio bagaglio di conoscenze e competenze nella definizione delle priorità di intervento - ha commentato il direttore del CSV Stefano Morena. L’occasione, però, resta storica, ed il Volontariato, ha assicurato il presidente Salerno, saprà coglierla. Presto, comunque, sarà fissato un altro incontro con le associazioni per definire la questione della Rappresentanza.


CSV M 14 Pietro Caroleo Componente direttivo CSV Catanzaro

il convegno

In attesa di una legge regionale sull’emigrazione

L

1 e il 2 dicembre scorsi si è tenuta a Cosenza la I Conferenza Regionale sull’Immigrazione organizzata dal settore Politiche Sociali della Regione Calabria, a cui hanno partecipato le principali organizzazioni del terzo settore che si occupano di migranti in Calabria. Alla conferenza hanno portato la propria testimonianza anche rappresentanti di altre regioni italiane e alcuni rappresentanti del Ministero del Lavoro spagnolo. La conferenza “migranti” costituisce il primo momento di confronto sulle politiche di accoglienza e di integrazione nei confronti dei cittadini stranieri promosso dall’Ente regionale calabrese in un territorio che nel 2008 ha registrato la presenza di quasi 60.000 cittadini stranieri residenti. Sotto la regia del dott. Giuseppe Altomare, moderatore delle attività, sono iniziati i lavori con una piccola manifestazione che ha coinvolto dieci minori di diverse nazionalità residenti

nella provincia di Cosenza. L’attività è proseguita con i saluti dell’assessore provinciale alle politiche sociali, Maria Matta, in rappresentanza dell’On. Mario Oliverio. Subito dopo è intervenuto l’assessore regionale Mario Mariolo, in rappresentanza del presidente della Giunta regionale Agazio Loiero. È toccato alla dottoressa Marinella Marino, Dirigente Generale Dipartimento 10 e Autorità Gestione Por Calabria Fse, illustrare le politiche regionali a favore dei migranti in relazione alla nuova programmazione 2007-2013 dei fondi comunitari, mentre monsignore Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone - Santa Severina, ha fatto leva sul valore etico dell’accoglienza, e Matteo Vitiello, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, ha delineato la mondializzazione dei flussi migratori e le dinamiche dei sistemi migratori. Giorgio Alessandrini, presidente Onc-Cnel, ha incentrato il

proprio intervento sulla condizione di quei bambini che avevano dato inizio alla manifestazione, sottolineando che si tratta di minori che ormai parlano italiano e fanno fatica a ricordare la propria lingua di origine, e che, nonostante tutto, vengono relegati dalla legislazione italiana nella condizione di apolidi in quanto figli di genitori stranieri e potranno ottenere la nazionalità italiana solo al compimento della maggiore età. I lavori sono proseguiti con l’intervento di Giuseppe Morelli, funzionario della Fondazione Field, che ha presentato un’indagine sugli immigrati e il lavoro in Calabria commissionata dalla regione. L’ultimo degli interventi previsti per la mattinata è stato quello di Antonella De Donato, responsabile legale del Consiglio Italiano per i Rifugiati, che ha relazionato sulla legislazione europea dei richiedenti asilo e sulle ripercussioni del provvedimento dei respingimenti in Italia. Si sono poi susseguiti due testimonianze, la prima di Farid Safi Aftab, rifugiato afgano, sulla condizione di vita dei richiedenti asilo e dell’atteggiamento italiano e soprattutto greco di estrema durezza nei loro confronti. Successivamente è intervenuto Cissokho Soungoutouba, presidente della Fai, che ha parlato della condizione del migrante in Calabria e della necessità di mettere in campo politiche maggiormente inclusive. Nel pomeriggio l’intera sessione, presieduta dal dottore Enzo Caserta, è stata incentrata sulle politiche di sostegno ai richiedenti asilo, ai rifugiati e ai titolari di permesso umanitario. Il primo intervento è stato quello di Vito Samà, funzionario del Settore Politiche Sociali della regione Calabria e vero animatore di tutta l’iniziativa, e si è incentrato sulla Legge regionale n. 18 del 12 giugno di quest’anno in materia di Richiedenti asilo e rifugiati. Si tratta di una normativa molto importante, non tanto per i numeri in verità assai modesti (in Calabria, infatti, risiedono non più di 300 tra richiedenti asilo e rifugiati),


CSV M

15

il convegno quanto per il nesso forte che Nella nostra regione la presenpone tra politiche di sviluppo za del mediatore culturale, locale e pratiche di accogliencome figura professionale za ed inclusione. Pino Piero De specializzata, prima del 2004 Lucia Lumeno, componente del era pressoché inesistente. tavolo di coordinamento sui Con il progetto “Interlabrichiedenti asilo e rifugiati della Laboratorio per la Mediazione Regione Calabria, ha poi illuCulturale” ha preso avvio la strato la situazione dei progetti prima organica esperienza di di accoglienza “Sprar” in mediazione linguistico culturale Calabria. Lo Sprar è il sistema di in Calabria. Il progetto InterLab protezione per richiedenti asilo ha consentito ai mediatori di e rifugiati del Ministero degli sostenere i cittadini stranieri, Interni. In Calabria sono presenpresso le principali aziende ti strutture afferenti lo Sprar ad ospedaliere regionali, negli istiAcri, Cosenza, Isola Capo tuti scolastici con il maggior L’assessore regionale Mario Maiolo tra i relatori del convegno Rizzuto, Carfizzi, Lamezia numero di bambini stranieri, nei Terme, Badolato e Riace. consultori e nei centri per l’imÈ stata poi la volta di Mimì Lucano, sinpiego, al fine di informarli, accompagnarriqualificazione professionale e sull’acdaco del comune di Riace, la cui recenli, decodificare le richieste e adattare, ove compagnamento al lavoro per immigrate storia di accoglienza è stata ispiratripossibile, le modalità di risposta della ti. Per quanto riguarda la figura del ce del cortometraggio “Il Volo” realizzapubblica amministrazione, in una logica mediatore linguistico culturale, il direttoto dal regista tedesco Wim Wenders. di mediazione tra persone e istituzioni, re di Promidea Piero Caroleo - che ha Daniela Di Capua, direttrice del Servizio con linguaggi e codici culturali diversi e relazionato sul progetto regionale di Centrale dello Sprar ha, invece, relaziospesso non facilmente compatibili. mediazione interculturale Interlab - Ronato sulla situazione e le prospettive del Dai lavori di gruppo, che si sono svolti berto Sandri, dirigente della Provincia sistema di protezione dei richiedenti nel pomeriggio, si è evidenziata la autonoma di Trento, Rita Porru, dirigenasilo e dei rifugiati in Italia necessità di definire ruoli, compiti e funte di Tecnostruttura e Carla Martoglio, L’intervento di Francesco Ataguile, zioni nel mediatore, nonché i percorsi funzionaria della Regione Piemonte, Direttore Generale Dipartimento famiglia formativi e di accreditamento alla prohanno concordato sull’obiettivo della e politiche sociali della Regione Siciliana, fessione. In generale, si può dire che mediazione linguistico-culturale, che è ha fatto il punto sulle politiche di quella dalla I Conferenza Regionale sull’Imquello di prevenire eventuali conflitti regione in materia di richiedenti asilo e migrazione sia venuta l’indicazione a sociali di natura interculturale. Nel dibatrifugiati. Hanno fatto seguito gli intervennon considerare più gli immigrati soltantito sono intervenuti, tra gli altri, Maria ti dei partners spagnoli, María Hernández to come oggetto di politiche frammentateresa Terrieri del Codos di Napoli, Encabo, del Centro Tecnico per rifugiati rie e contraddittorie o, peggio, riducenKhalid Elsheikh coordinatore del progetVallecas di Madrid, e Visi Martínez do il fenomeno migratorio esclusivato Interlab e Valentin Munanga Muguza Blasco, del Centro Tecnico per rifugiati mente ad un problema di sicurezza, ma copresidente dell’Anolf di Reggio Mielata di Valencia. L’assessore Mario di pensare al cittadino straniero come a Calabria. La mediazione ha anche la Maiolo ha infine messo in evidenza come un soggetto attivo delle nostre moderne finalità di contrastare fenomeni di emarla Regione Calabria guardi alle politiche società, portatore di istanze e bisogni, a ginazione, favorendo l’esercizio dei diritinclusive a sostegno dei migranti. cui è indispensabile prestare attenzione. ti sociali e l’accesso alle opportunità. Durante la seconda giornata di lavoro, Alla luce di queste considerazioni, ritenCon il temine di “mediazione” ci si riferipresieduta da Alessandra Celi, l’accesgo che una politica inclusiva a sostegno sce ad una specifica strategia di inteso all’alloggio e la mediazione linguistidei migranti non possa poggiare esclugrazione che vede protagonista una co-culturale hanno focalizzato l’attensivamente sulla figura del Mediatore figura, il mediatore, il quale, in virtù della zione dei presenti: riguardo al problema Linguistico Culturale. Troppo complesse conoscenza di entrambi i contesti linguidell’alloggio, Maria Rosaria Mossuto, sono le problematiche che sorreggono stico-culturali, quello dell’immigrato e dirigente del Comune di Cosenza, e un attenta politica dell’accoglienza, perquello del Paese ospitante, svolge un Alessandro Gordano, dell’Associazione ciò vi è la necessità di una legge regioruolo di interfaccia tra le due parti. Da La Kasbah, hanno illustrato un percorso nale sull’immigrazione. Una legge che, un punto di vista strettamente operativo progettuale realizzato nella loro città nel solco della norma approvata il 12 vengono individuate tre possibili aree di finalizzato alla creazione di una Agenzia giugno di quest’anno sui richiedenti intervento del mediatore linguistico culper la Casa. A questo progetto ha dato asilo, riconosca i migranti come risorsa turale: quello di facilitatore nell’accesso un suo valido contributo anche l’assoper la promozione dello sviluppo locale ai servizi; di risolutore di conflitti latenti o ciazione di Volontariato Fai, mettendo a e dia diritto di cittadinanza a questi sogpalesi, concreti o potenziali tra i cittadidisposizione propri volontari ed operagetti, mettendo in campo dei meccanini stranieri e la società ospitante; di tori. Erjio Zeqo, rappresentante del smi che si contrappongono ai processi agente di cambiamento attraverso attiCentro di Formazione Professionale “L. di marginalizzazione ed esclusione. vità di mainstreaming nei confronti dei Einaudi” di Bolzano, si è invece sofferdecisori politici, sia a livello territoriale mato sui percorsi di formazione, sulla che a livello più ampio.


CSV M 16 Benedetta Garofalo Addetta stampa CSV Catanzaro

angolo delle associazioni La provincia di Catanzaro continuerà ad avere il suo Banco Alimentare

I

risultati della colletta alimentare del 28 novembre scorso premiano l’impegno delle più di ottanta associazioni di volontariato convenzionate con la sede provinciale del Banco Alimentare. Con i quattromila prodotti in più raccolti dai numerosi volontari dislocati nei vari supermercati della provincia, l’aumento registrato nel 2009 nel catanzarese (ben 32mila chili di derrate raccolti, grazie al coinvolgimento di quattrocentocinquanta volontari) si pone, infatti, in controtendenza rispetto alla stabilità dei dati pervenuti dal resto d’Italia. E per “onorare” la fatica di un giorno che salva tante famiglie del comprensorio dai morsi della fame - sebbene l’appuntamento al Banco per la raccolta e la distribuzione alle famiglie sia fissato mensilmente - molti volontari

All’indomani della giornata nazionale della Colletta si è discusso della sopravvivenza del Banco hanno incontrato le istituzioni per discutere del futuro del Banco in provincia. Il fitto del capannone di via degli Angioini a Catanzaro Sala, infatti, non può più essere corrisposto, com’è avvenuto per più di un anno, dal Centro Servizi al Volontariato, a seguito della crisi economica che ha investito le fondazioni bancarie, “finanziatrici” per legge dei Centri di Servizio. Ed è per questo che il diret-

Carlo Laganà, don Biagio Maimone, Caterina Salerno, Wanda Ferro e Gianni Romeo

tore regionale del Banco Gianni Romeo, il responsabile provinciale Carlo Laganà ed il presidente del CSV di Catanzaro Caterina Salerno hanno richiesto l’intervento delle istituzioni. Quest’ultima, inoltre, ha approfittato dell’occasione per confidare nella mobilitazione del volontariato affinché il pericolo della chiusura del Banco nel territorio provinciale venga scongiurato, visto che finora il Banco si è retto proprio sull’impegno dei volontari. Ed anche don Biagio Maimone, in rappresentanza dell’arcivescovo Ciliberti, ha fatto appello alla generosità di ognuno al fine di mantenere una struttura che è un “luogo d’amore” per l’assistenza accordata a venticinquemila persone indigenti. Dal canto loro, nonostante le perplessità avanzate a più riprese dai volontari presenti all’incontro in merito all’interessamento da parte delle istituzioni, sia il presidente della Provincia Wanda Ferro (che ha ricordato come il trasferimento delle deleghe dalla Regione alla Provincia, in cui si ritrovano altresì inclusi i fondi per il sociale, sia avvenuto al momento solo sulla carta) che l’assessore comunale alle Politiche Sociali Sabatino Nicola Ventura hanno dato rassicurazioni: il comprensorio catanzarese continuerà ad avere il suo Banco Alimentare, magari in un’altra sede, possibilmente di proprietà comunale o provinciale. E in attesa di trovarla, entrambi si sono impegnati a ripartirsi le spese dell’affitto assieme al CSV.


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angolo delle associazioni Volontari per un giorno

D

odici anni fa, l’ultimo sabato di novembre, ci siamo ritrovati in sette davanti ad un piccolo supermercato di Lamezia Terme, quattro adulti e tre ragazzi, per fare la prima colletta alimentare di tutta la provincia di Catanzaro. Non è stato niente di eclatante, ma alla sera, anche se avevamo raccolto poco, più di trecento chili di beni, ci siamo sentiti stanchi e contenti. È un gesto che negli anni ha avuto un crescendo irrefrenabile. Siamo ora arrivati alla tredicesima edizione ed abbiamo fatto molta strada. Abbiamo coinvolto nella sola provincia di Catanzaro circa ottanta enti, tra parrocchie ed associazioni di volontariato, ed oltre settecento volontari, riuscendo a coprire più di settanta punti vendita. Abbiamo contattato migliaia e migliaia di persone e raccolto oltre trentatremila chili di alimenti da distribuire a famiglie in difficoltà. Ma perché centinaia di persone si fanno coinvolgere in questa avventura che dura un giorno?

Carlo Laganà, “pioniere” dell’impegno del Banco Alimentare nella provincia di Catanzaro, racconta come ha iniziato. la mia compagna di banco presso il supermercato, ed appena arrivate abbiamo fatto conoscenza con il signor Lucio, responsabile della colletta in quel punto vendita, e con altri collaboratori molto simpatici che ci hanno messo subito a nostro agio. Abbiamo riso, chiacchierato e lavorato insieme. La mattinata è trascorsa velocemente. È stata un’espe-

andato alla colletta alimentare per aiutare le persone in difficoltà. Mi sono divertito con dei miei amici che non vedevo da tanto. Mi è rimasto impresso che molte persone rifiutavano di fare la colletta alimentare e non capivano che bastava anche comprare un kg di pasta, un litro di latte per aiutare i più poveri … Tommaso, del Liceo Classico di Lamezia Terme: Ho vissuto la giornata della colletta alimentare non solo come un ritrovo con gli amici di GS, ma come una conferenza in cui io venivo per raccontare di alcune esperienze di vita a cui assisto ogni giorno con la mia compagnia di chierichetti ,per rendere la gente partecipe delle difficoltà dei poveri. Lo scopo della colletta alimentare, dal mio punto di vista, è quello di proporre alla persona la carità come cosa abituale, in cui le azioni iniziano a fruttificare da subito…

Marialuce, studentessa universitaria: Volevo far conoscere a tutti la stoLo abbiamo chiesto ria della colletta. ad alcuni volontari. Poi mi sono distratta, non stavo Paolo: È stato belAlcune studentesse dell’Istituto “De Nobili” con Giulia Menniti e Licia Aquino pensando più a lissimo, abbiamo dell’associazione “Acquamarina” niente ed a nessucoinvolto i ragazzi rienza davvero unica, tanto che ho no, mi importava solo di dare tutta me che dovranno fare la Cresima quest’ lasciato un mio recapito in caso organizstessa in quello che stavo facendo, ed anno. I loro genitori sono passati a saluzino altre iniziative come questa che aiuimprovvisamente mi sono accorta che tarci, tutti hanno partecipato con doni tano ad allargare i propri orizzonti ed a avevo omesso il punto più importante: generosi, alcuni si sono anche fermati pensare a chi è meno fortunato di noi … per chi faccio tutto ciò? La risposta è ad aiutarci… arrivata alla fine della serata. Ero esausta quando mi sono sentita chiamare da una Una studentessa: Mi sono recata con Riccardo di Lamezia Terme: Sono


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angolo delle associazioni signora della cassa: mi sono avvicinata sperando che non mi chiedesse di aiutarla. Lei mi ha sorpreso dicendomi che tutte quelle cose le aveva comprate per donarle alla nostra iniziativa. L’ho ringraziata e lei mi ha risposto: “Non devi ringraziare me, ma il Buon Dio che consente tutto ciò, io non ho molti soldi ma vivo da sola e posso permettermi di aiutarvi”. Con la partecipazione al momento della colletta, alcune studentesse dell’Istituto Magistrale “De Nobili” di Catanzaro hanno iniziato attivamente a prendere parte al percorso di promozione della cultura del volontariato che il CSV di Catanzaro ha avviato all’interno delle scuole. Il loro aiuto si è rivelato prezioso per i responsabili delle varie associazioni che si sono trovate ad affiancare: Abbiamo partecipato con entusiasmo alla giornata nazionale della colletta alimentare presso diversi supermercati della città. Per noi è stata un’esperienza positiva, nuova e coinvolgente poiché ci

Yoga, incontri formativi e sorrisi “a domicilio” per gli assistiti dell’ADA

Parte delle derrate raccolte nel giorno della Colletta

ha permesso di collaborare a vantaggio di famiglie più sfortunate… Crediamo che queste iniziative dovrebbero essere organizzate più spesso.

Si, in tutto ciò c’è qualcosa che forse non è ancora chiaro, lo intuiamo, ma quasi ci sfugge. Perchè mai devo mettermi a fare qualcosa che non mi fa guadagnare nulla, perché dedicare un pomeriggio o un’intera giornata a racco-

L

a programmazione del nuovo anno sociale dell’associazione “Ada” (Associazione per i Diritti degli Anziani) di Catanzaro si arricchisce di momenti dedicati alla socializzazione, all’attività motoria, alla cultura ed alla formazione. Il corso di attività motoria, in particolare, è articolato in maniera diversa rispetto al precedente anno, visto che la scelta degli anziani è ricaduta su una disciplina che eleva la qualità della vita: lo yoga. Gli esercizi che gli assistiti eseguono due volte a settimana costituiscono un notevole ausilio per migliorare la qualità del sonno, lenire il dolore, ridurre i sintomi della stanchezza ed evitare contratture muscolari e vizi di postura. Essi apportano, altresì, benefici alla respirazione ed all’intero sistema endocrino. Il 17 novembre scorso, inoltre, il dottore Franco Caglioti ha accolto il nostro invito e ci ha resi edotti in merito all’influenza suina e a come prevenirla. Il modo in cui è stato affrontato l’argomento di

gliere beni per persone che non conosco ed a cui non devo nulla? Il perché, e mi ha aiutato a capirlo un sacerdote bergamasco, risiede comunque nell’uomo, che è strutturato per amare perché è amato. La risposta che si cerca di dare al bisogno degli altri non è che un riflesso di un proprio bisogno, è legato a qualcosa di cui sentiamo la mancanza, perché la generosità di per sè fa stare forse un po’ meglio, ma non riempie la nostra vita e soprattutto non la cambia. Il vero cambiamento è riconoscere quello che sta all’origine della carità, è riconoscere Cristo, presente qui ed ora, perché la carità è la modalità con cui Dio si fa incontro a noi aprendo la percezione del nostro vero bisogno. E allora non volontari per un giorno ma volontari per tutta la vita. Carlo Laganà Responsabile prov. del Banco Alimentare

grande attualità ha raccolto consensi tra gli anziani, che hanno potuto così rassicurarsi e sciogliere ogni dubbio e perplessità. Il nostro programma include, come sempre, l’assistenza a domicilio agli anziani che vivono nella più completa solitudine. Oltre ai volontari, anche i soci anziani autosufficienti si sono offerti di dare un sorriso ed un sostegno morale ai coetanei in difficoltà. E ciò basta a rendere il nostro impegno - volto a far stare bene sia fisicamente che moralmente i propri assistiti - ancora più entusiasmante. Francesca Migliarese Pres. Ass. “Ada” Catanzaro


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angolo delle associazioni

Una biblioteca per far crescere la comunità

L

a Libera Associazione Culturale “L’A.R.C.A.” di Montepaone promuove e realizza le proprie finalità statutarie su un territorio dal quale emergono, prioritariamente, bisogni di integrazione sociale e lavorativa e domande di comunicazione e informazione. Condividendo le direttive contenute nel Manifesto Unesco sulle biblioteche di pubblica lettura (grazie al cofinanziamento ottenuto dal CSV di Catanzaro, attraverso la Progettazione Sociale del 2007, e dal Comune di Montepaone), con la realizzazione della Biblioteca Civica “Cesare Pirrò”, L’A.R.C.A. ha inteso offrire alla comunità di Montepaone l’opportunità di un luogo fisico organizzato e funzionalmente strutturato, quale spazio dinamico di transizione, ovvero laboratorio in cui le generazioni si documentano, si confrontano, si incontrano, sperimentano nuovi modi di essere, aprendosi, anche, alle culture altre, e condividendo percorsi di crescita comuni. Dove i servizi e gli spazi di transizione mancano, è la comunità che, quasi sostituendosi alle Istituzioni, si promuove per fare emergere bisogni e stimolare soluzioni. Montepaone è un paese spaccato in tre: il centro storico, le frazioni, la marina. Tre blocchi granitici che necessitano di strategie d’intervento innovative orientate a stimolare azioni di interscambio e confronto. Non bastano le manifestazioni estive che richiamano presenze dai paesi limitrofi; non bastano le ricorrenze religiose che richiamano anche gli emigranti; non bastano gli eventi per innescare meccanismi di reciprocità e socialità. I ritmi del quotidiano allontanano le generazioni sacrificando le relazioni interpersonali, l’interscambio di conoscenze e competenze, il dialogo. Gli anziani si sentono sempre più soli e inutili; i giovani sono sempre più annoiati, privi di interessi e di iniziativa. Ed è paradossale rilevare che, se da un lato le nuove tecnologie facilitano la comunicazione, pur virtuale, e veicolano più velocemente e capillarmente informazioni e messaggi diversificati, dall’altra

la disponibilità di maggior tempo che esse sembrano “regalare” contrasta con modelli comportamentali sempre più orientati all’individualismo, all’economicità dei codici verbali, che diventano sempre più ristretti, alla povertà dei processi relazionali. La biblioteca, allora, diventa il pretesto per mantenere e possibilmente migliorare la relazione tra i cittadini assicurando agli stessi un accesso libero e paritario all’informazione e alla conoscenza,

combattendo ogni ostacolo alla diffusione della cultura e allo sviluppo di processi socializzanti che favoriscono la formazione di una coscienza critica costruttiva all’interno della comunità che, in tal senso, partecipa alle scelte di politica sociale e si autopropone per migliorare la qualità dei servizi offerti, imparando da esperienze positive e di successo. L’ambito territoriale, in questa fase, per così dire, sperimentale dell’intervento, è


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angolo delle associazioni

circoscritto al Comune di Montepaone, anche se non si escludono azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento delle popolazioni dei territori limitrofi. Ad un’analisi di dettaglio, tale area evidenzia un deficit di ricambio generazionale, con evidente senilizzazione della popolazione, ed emergenze ambientali, culturali e sociali di notevole importanza. Pur presentandosi con bassa marginalità, è caratterizzato da una povertà di reti relazionali che incide pesantemente sugli equilibri tra zona interna e zona costiera. Sul versante del lavoro, un elemento non trascurabile è la presenza di forza lavoro di origine extracomunitaria, spesso irregolare, che assolve il ruolo di manodopera non qualificata. Forme di disagio e di emarginazione sociale vanno ad interessare fasce sempre più ampie di giovani e donne che, pur se in possesso di requisiti professionali di rilievo, difficilmente riescono a trovare occasioni di lavoro stabile e sicuro. In tale contesto, l’idea di realizzare la Biblioteca Civica nel cuore del centro storico di Montepaone, utilizzando i locali di Palazzo Cesare Pirrò, nasce proprio allo scopo di creare un polo di interesse che stimoli la vivacità e l’intrapresa comune e sia strumento per riequilibrare le relazioni tra centro storico, marina, frazioni, territori limitrofi, anche con l’obiettivo di far vivere e rivivere le aree interne e dare dignità a patrimoni e saperi che rischiano di essere mortificati. La creazione della biblioteca civica,

nello specifico, risponde alla necessità di rendere pubblica la lettura, l'informazione e la documentazione, adottando criteri di imparzialità e pluralismo nei confronti delle diverse opinioni. I cittadini, beneficiari del progetto, potranno coltivare interessi diversi fruendo dei servizi di cui è articolata la biblioteca che è aperta a tutti e i cui servizi sono gratuiti. Il progetto è stato realizzato nell’arco temporale che va dal 20 ottobre 2008 al 20 dicembre 2009, e ha richiesto l’impiego di dodici volontari e tre unità a incarico retribuito. Il patrimonio documentale, raccolto “porta a porta” e attentamente censito, è stato allocato nella libreria a parete costruita ad hoc, in legno e su misura, e negli armadi disponibili. L’organizzazione vera e propria della Biblioteca, con offerta di orari di accesso flessibili, sviluppo di nuovi servizi, anche attraverso l’uso delle tecnologie multimediali, è in itinere, in quanto il servizio andrà a regime da qui ad un anno essendo Palazzo Cesare Pirrò (la sede che ospita la Biblioteca) in riqualificazione totale. Ad oggi sono attivi, anche se in fase pilota, i servizi di prestito bibliotecario, documentazione, consultazione on-line, workshop. Al progetto “La Biblioteca Civica Cesare Pirrò - uno spazio da vivere, un laboratorio in cui educare la mente” abbiamo inteso assegnato il valore di progetto pilota proprio perché

rappresenta un’iniziativa attraverso la quale vogliamo sperimentare nuove modalità di approccio ai problemi dell’isolamento e dell’esclusione sociale e anche del recupero e della riqualificazione di spazi inutilizzati, se non addirittura destinati all’incuria e all’abbandono. La Biblioteca cosi concepita è suscettibile di necessari miglioramenti infrastrutturali e funzionali al fine di garantire alla collettività un servizio accessibile, duraturo e di qualità, utilizzando risorse aggiuntive rese disponibili da ulteriori bandi. Oggi siamo testimoni di una modalità di approccio ai problemi di tipo interattivo, nel senso che abbiamo trovato e sperimentato una soluzione condivisa e realizzabile per aggredire le criticità ed essere attori partecipi del destino della nostra comunità. Sicuramente non vogliamo fermarci qui. Il nostro impegno, infatti, è quello di sviluppare modalità operative d’interazione costante con le altre associazioni, i cittadini, le istituzioni, incrementare i contatti con potenziali nuovi utenti e nuovi volontari, e dare maggiore visibilità alla nostra azione di volontariato per l’ottimale diffusione del nostro messaggio di solidarietà e responsabilità civile. Giovanna Vecchio Presidente Associazione L’Arca


CSV M 21

angolo delle associazioni

Leggere per guardare le cose in modo diverso

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iù volte si è sottolineato, da più parti, quanto il volontariato sia e possa diventare sempre più uno strumento per promuovere uno stile di vita basato sull’impegno civico e sulla cittadinanza solidale. Riuscire a divulgare questo messaggio e questi valori, soprattutto fra i giovani, contribuisce a farli avvicinare a questo tipo di realtà. Il progetto “Un Libro per Amico”, che l’associazione “Mani Tese” - Gruppo di Volontariato Cropanese ha portato avanti nel corso di quest’anno, ha inteso ampliare l’offerta di iniziative educative e formative indispensabili per una sana crescita dei nostri ragazzi.. Il progetto, rivolto agli studenti dai cinque ai sedici anni - approvato dal CSV di Catanzaro, in partenariato con il

Comune di Cropani, il Nucleo Operativo dei Rangers ed il Gal Valle del Crocchio - ha previsto una lettura “partecipata” all’interno della quale i ragazzi sono stati direttamente coinvolti in un’esperienza non comune. “Leggiamo la Natura”, “Leggiamo il Nostro Cuore” , “Leggiamo il Nostro Mondo: Dipingiamo la Nostra Terra; “Noi, Ragazzi del Decoupage”; “Vita, Ritmo e Percussioni”; “Le Avventure di Pinocchio;” sono state le letture prescelte che hanno permesso di guidare i ragazzi verso l’osservazione e la comprensione del mondo che li circonda, rendendoli maggiormente consapevoli e rispettosi dei bisogni degli altri e dell’ambiente in cui vivono. Il progetto, inoltre, ha fornito loro l’occasione per

divertirsi e “liberare” un’elevata quantità di energia positiva, riuscendo a creare un contesto di collaborazione, e a rinsaldare il senso di appartenenza e la fiducia nelle persone. Questo è quanto sottolineato con soddisfazione dal presidente dell’associazione Cropanese, Luigi La Porta, in occasione dell’incontro per la conclusione del progetto, che si è tenuto alla presenza del “volontario senior” Franco Colosimo e del sindaco di Cropani Bruno Colosimo, oltre che dei numerosi giovani che non hanno voluto mancare all’appuntamento per sottolineare quanto l’iniziativa sia servita a stimolare la loro capacità di guardare le cose in modo diverso.


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riflessioni

Conoscere la storia del popolo Rom per renderne efficace l’integrazione

Maria Gabriella De Luca, di “Terra di Confine”, si sofferma sulla necessità di rivedere il processo di scolarizzazione

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rima di entrare nel vivo dell’argomento vorrei che ricordassimo che il popolo rom presente sul nostro territorio non è un popolo di stranieri ma ha una sua storia, essendo arrivato nell’Italia centro-meridionale, e quindi anche in Calabria, intorno al 1400, dove oggi vive in maniera stanziale da circa cinquant’anni. Oggi i Rom sono cittadini italiani da molte genera-

zioni, sono iscritti alle anagrafe, votano, mandano i loro figli a scuola, eppure continuano a rappresentare un corpo estraneo all’interno della nostra città. Ulteriore puntualizzazione che richiede di essere messa in atto è che a distanza di secoli, o se vogliamo di soltanto cinquant’anni, le problematiche delle cosiddette comunità storiche, vengono affrontate sempre a livello di emergenza sociale, e molto spesso, soprattutto negli ultimi anni, come problema d’ordine pubblico. All’interno di una riflessione sulle strategie di integrazione dell’etnia rom nella società maggioritaria, il discorso sulla scuola, sul suo ruolo e la sua funzione, acquista una rilevanza indiscutibile. Il mondo degli zingari oggi rischia la ghettizzazione fisica, sia socialmente che economicamente, perché dotato di scarse risorse spendibili sul mercato;

mentre quelle poche che gli zingari possiedono o sono in gran parte obsolete, come l’attività artigianale nella lavorazione dei metalli, o ostacolate in tutti i modi da regole – autorizzazioni, licenze, albi, patenti – a loro spesso inaccessibili. Inoltre, in questi ultimi decenni le comunità rom, in maniera particolare i giovani, vivono una profonda crisi, determinata dall’assunzione acritica dei modelli di vita e di consumo proposti dal contatto marginale con la nostra cultura, che li sta portando a distaccarsi dai modelli e dalle regole sociali di appartenenza. Crisi che non trova sbocco, perché continuano a vivere chiusi nei loro accampamenti come in delle riserve, o nei ghetti dei quartieri suburbani, a sposarsi ancora giovanissimi, a ripetere in maniera coatta la vita dei loro genitori perché non hanno alternativa.La scolarizzazione, da intendersi come innalzamento dei livelli di istruzione e formazione professionale, svolge pertanto un ruolo essenziale nel rimuovere alcuni degli ostacoli all’avvio dei processi d’integrazione. Però, se non si vuole confondere l’integrazione con l’assimilazione, i contenuti e le finalità della scolarizzazione vanno adeguatamente meditati.Due sono le esigenze da contemperare: una è quella di fornire ai bambini zingari le strumentalità di base che possono permettere una scolarizzazione che abbia un minimo di contenuti, e che consenta loro di non farsi sommergere o emarginare dalla complessità del mondo contemporaneo. L’altra esigenza è quella di rispettare la loro cultura, il loro stile di vita. Ma non come mero esercizio retorico né con astratti proclami, quanto attraverso comportamenti concreti, con atti dai quali risulti inequivocabilmente che la cultura rom è si diversa ma è meritevole dello stesso rispetto e considerazione della nostra. Nell’accoglienza, ma anche nell’impostazione generale dei contenuti didattici vanno calati i principi della pedagogia interculturale. In tal modo ci si pone sulla buona strada per conseguire due


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riflessioni

do che ancor prima non fossero psicorisultati: primo, ridurre sensibilmente il adulti di domani avranno sperimentato logicamente attrezzati a rimanere per un rischio che i bambini zingari si sentano l’insuccesso scolastico e i danni che da periodo così lungo in territorio “nemiespressione di una cultura inferiore, esso ne derivano. C’è però un’altra facco”), da qualche anno, nelle scuole emarginata e disprezzata, e quindi che cia della medaglia: quella che riguarda i catanzaresi in cui si è riusciti a stabilire assumano un atteggiamento di reaziocontenuti dell’apprendimento, le strateun dialogo, i bambini rom incominciano ne aggressiva o di intimidita insicurezza gie di insegnamento e i metodi pedagoa frequentare in età giusta. Ciò sta a perché “si autopercepiscono” come gici che debbono adattarsi alle particoinadeguati o non all’altezlari esigenze dei bambini za. Chi ha lavorato nella rom, pena l’insuccesso scuola insieme ai bambini dell’intero processo. Una zingari si è trovato tante delle cause dell’insuccesvolte a sentire discorsi in so scolastico individuata cui le maestre sostengono da tutte le scuole è quella che sono loro (i bambini dell’irregolarità della frerom) a isolarsi, ad autoequenza, ma questa da sola non basta a spiegare marginarsi, e che addirited a giustificare l’insuctura sono loro ad emargicesso stesso. Le condinare gli altri, e sanno zioni di partenza dei bamquanto sia difficile far capire e far accettare il bini zingari non sono perché di tutto questo.Il uguali a quelle dei loro secondo risultato dovrebcoetanei: sfogliando un be essere dato dalla diffutesto scolastico con un sione tra le nuove generabambino che frequenta la zioni di italiani della conprima o la seconda elesapevolezza del pari valomentare, e chiedendogli re di ogni diversità, siano di assegnare un nome agli esse etniche, linguistiche, oggetti raffigurati ci si La “Scuola Arcobaleno” nell’accampamento di via Lucrezia della Valle a Catanzaro di stili di vita e via dicenrende conto che nella do. La pedagogia interculmaggior parte dei casi sa significare un’attenuazione della diffiturale entra a pieno titolo nell’impostaassegnare un nome a quello che vede, denza, una maggiore fiducia nella utilità zione generale della scuola alla fine ma spesso non è il nome convenzionadella scuola e in definitiva una tendenza degli anni ’80: il Ministero della Pubblica le, perché pronunciato in un dialetto ad accettare l’integrazione. Nella scuola Istruzione incomincia ad emanare circostretto o in un italiano storpiato. Per anni media però gli abbandoni sono ancora lari, come quella n. 301 del 1989 in cui nella città di Catanzaro abbiamo sperielevatissimi e pochissimi sono gli iscritti si concretizza l’apertura all’approccio mentato progetti di supporto e di affianalla scuola superiore. La scuola, infatti, camento all’interno della scuola, e queinterculturale. Negli anni ’90 nascono in non ha dato risposte positive riguardo sto ha sicuramente migliorato la situaItalia le prime esperienze di mediatori “al dopo”, e i ragazzi, anche quelli che zione, ma ha creato altresì delle fratture culturali di etnia rom da adibire a compiriescono a concludere la scuola dell’obfra noi operatrici e le maestre, che spesti di mediazione nelle scuole. Queste bligo, si ritrovano fuori senza alcuna so vivevano la nostra presenza come esperienze restano comunque episodialternativa lavorativa. Quelli invece che una minaccia al loro ruolo, cosicché la che ed isolate. Ma negli ultimi anni, graabbandonano prima di concludere si mancanza di apertura da parte della zie all’impegno di molte realtà associatirendono conto della loro inadeguatezza, scuola ha pregiudicato il processo di ve, in Italia e anche in Calabria, qualcoe il divario fra “loro” e gli “altri”, se non cambiamento. La scuola da sola non è sa è migliorato rispetto alla scolarizzaviene arginato in tempo, cresce in in grado di accogliere le istanze pedazione dei bambini rom. Si riscontra, maniera esponenziale e diventa autogogiche che accompagnano i bambini infatti, una maggiore apertura nei riguarmaticamente “disagio”. Se le generaziorom, le classi sono spesso troppo di della scuola da parte delle famiglie ni precedenti, quelle mai andate a scuonumerose, e accanto ai bambini rom rom, tanto che, se fino qualche anno fa la, potevano pensare che la scuola esistono tante altre “categorie” di bamnon mandavano i propri figli a scuola avrebbe cambiato la propria vita, gli bini che presentano problematiche loro. prima dei sette/otto anni di età (ritenen-


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riflessioni Il cammino da intraprendere che porti alla risoluzione delle questioni relative alla scolarizzazione dei bambini rom deve necessariamente essere condiviso da tutte le parti coinvolte, altrimenti chi ne fa le spese sono tutti i bambini, non solo quelli rom. Il successo della scolarizzazione deve essere misurato e perseguito in termini di capacità tecniche, cioè puntando innanzitutto all’acquisizione da parte loro della strumentalità di base (leggere, scrivere, calcolare). Il successo sul piano dell’integrazione relazionale, ancorché utile ed importante, soprattutto al fine di farli sentire accettati, non è sufficiente. Qui da noi nella scuola si parla ancora di accoglienza dei bambini zingari, benché ormai la scolarizzazione venga sperimentata da decenni, e dietro questo falso buonismo chiamato accoglienza spesso passano logiche di esclusione non palesate ma ancor più pericolose. A questo proposito riteniamo urgente mettere in atto corsi di formazione per le insegnanti, corsi che prevedano l’informazione e la corretta conoscenza della cultura rom in maniera non accademica. La battaglia della scolarizzazione dei bambini zingari non può essere combattuta su un solo versante. E’ quanto mai necessaria la collaborazione e il coordinamento dei diversi soggetti coinvolti: la Regione, la Provincia, il Comune, il CSA, il servizio di trasporto Scuolabus, le assistenti sociali circoscrizionali, il Tribunale dei Minori, la Questura, il Consultorio Materno Infantile, le associazioni che lavorano sul territorio che rappresentano il momento di contatto reale con le comunità rom, e che riescono a garantire la mediazione sociale e l’incontro tra le due culture. La frequenza scolastica è ostacolata da una serie di fattori molto banali e sui quali l’azione di contrasto può essere molto efficace perché richiede dei semplici interventi. Molto spesso i bambini non frequentano semplicemente perché non si sono svegliati o nessuno li ha sollecitati ad alzarsi. Tra gli operatori costituisce esperienza costante andare la mattina a bussare alle case e trovare tutta la famiglia addormentata: la perdita di scuola per i propri figli non vale la rinuncia a mezz’ora di sonno. Anche lo scarso impegno profuso per convincere i figli, molte volte riluttanti come tutti i bambini del mondo, appare significativo dello scarso livello d’importanza attribuito alla scuola. Nella comunità rom di via

Lucrezia della Valle, sedici anni fa, prima del nostro arrivo, nessun bambino andava a scuola. Quando abbiamo deciso di regolarizzare le iscrizioni di questi bambini, abbiamo trovato una situazione alquanto inusuale: molti di loro, benché non avessero mai frequentato, risultavano iscritti in più scuole, e non solo a causa dell’ignoranza dei genitori analfabeti, ma anche per gli interessi delle scuole nella formazione delle classi e nell’accesso a progettazioni specifiche come quelle delle scuole a rischio. Oggi, grazie alla pratica del servizio-sveglia, siamo riusciti a rendere possibile la frequenza quasi regolare di tutti i bambini, e non solo quella: il servizio-sveglia include, infatti, anche il rapporto quotidiano con le famiglie, intervenire e pacificare le situazioni che si creano all’interno della scuola che spesso provocano liti all’interno della comunità, portare la scuola all’interno della comunità e la comunità all’interno della scuola. Un’altra causa della scarsa frequenza dei bambini rom è da addebitarsi alla salute: contrariamente a quanto ritiene l’opinione corrente, indotta a pensare, che, data la vita disagiata che conducono, i bambini zingari siano più temprati contro le intemperie e più resistenti alle malattie, la loro salute è cagionevole. Le malattie più ricorrenti sono le bronchiti che spesso diventano croniche, le otiti anche gravi, le sinusiti, le malattie epidermiche dovute alla vita all’aperto, e carie diffuse ai denti. A queste malattie di origine organica, ultimamente si sono aggiunte quelle psicologiche: i bambini, infatti, vengono trattati con psicofarmaci perché hanno “paura della scuola”, e questa paura viene utilizzata anche in maniera strumentale dai genitori, che hanno imparato dalla scuola che i giorni di assenza giustificati da certificato medico non sono “punibili”. Inoltre, c’è sempre la speranza di riuscire a fare avere ai propri figli la pensione per malattia. Una pratica molto comune in questi ultimi anni è quella della richiesta dell’insegnante di sostegno, a cui ricorre la famiglia per accedere alla pensione. Ma è utilizzata anche dalla scuola, che delega all’insegnante di sostegno l’intera scolarizzazione del bambino, sebbene le insegnanti non siano spesso adeguatamente preparate ad accogliere le istanze educative che presenta un bambino rom. Moltissimi bambini rom vengono stigmatizzati con una diagnosi di lieve ritardo mentale in modo

da poter accedere all’insegnamento di sostegno. Diagnosi uguale per tutti, che predetermina il destino di molti bambini, tant’è che, se un domani dovessero arrivare alla scuola superiore, non avrebbero diritto al diploma ma semplicemente ad un attestato. In una scuola, come la nostra, che proclama ai quattro venti di rispettare la diversità, considerandola anzi una risorsa e un valore, ogni cultura altra da quella maggioritaria ha diritto al rispetto e quindi alla conservazione e valorizzazione. D’altra parte, le culture, ogni cultura, non sono delle realtà statiche, fissate una volta per tutte. Al contrario, tutte le culture, nel corso della storia, si sono modificate, adattandosi alle circostanze in una incessante interazione dialettica con l’ambiente circostante e le altre culture. Per evitare quello che possiamo definire un “etnocidio”, ossia la morte di una cultura senza neanche averla conosciuta, e per evitare che il popolo rom perda quelle che sono le sue radici culturali, è necessario concertare progettazioni a breve, medio e lungo termine, che prevedano interventi di promozione e informazione sulla storia e la cultura zingara all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, che permettano il superamento degli stereotipi e dei pregiudizi. A lungo termine bisognerà pensare alla creazione di supporti didattici, dei veri e propri testi in cui venga raccontata la storia di questo popolo, da adottare obbligatoriamente nelle scuole. Inoltre, si ha necessità di una ricerca a livello regionale per censire la presenza dei bambini e dei ragazzi rom nella scuola, con dati suddivisi per province, che evidenzi la reale scolarizzazione di questi minori e che preveda le possibilità di intervento per modificare l’attuale tendenza.

Maria Gabriella De Luca Presidente dell’Associazione “Terra di Confine” Onlus Sezione AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi) di Catanzaro


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iniziative “... E lei sognava un amore profondo...”

La Fondazione “Città Solidale” ha aperto un centro antiviolenza per le donne

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ipristinare l’inviolabilità riconquistando la propria libertà e dignità è uno degli obiettivi che si pone di raggiungere il “Centro Aiuto Donna” (centro antiviolenza) attivo dal 26 novembre a Catanzaro e a Borgia. Il progetto, gestito dalla Fondazione Onlus Città Solidale, presieduta da padre Piero Puglisi, è stato finanziato dalla Regione Calabria e dal Comune di Catanzaro, al fine di dare una risposta positiva ad un fenomeno tanto discusso e finora poco affrontato sul campo. Era necessario, infatti, che anche Catanzaro, “la città del silenzio”, denunciasse concretamente questa immoralità, perché la violenza, in tutte le sue forme, rappresenta un’offesa ai diritti umani. Si parla di delinquenza, di omicidi, di razzismo, considerando il problema della violenza alle donne come episodi marginali, forse perché si crede che le situazioni di forte debolezza psicologica non appartengano alla nostra città o almeno non più. La figura del padre padrone, ad esempio, che caratterizzava l’epoca della famiglia patriarcale, oggi, più di ieri, è una forte piaga sociale. L’uomo maschio utilizza la violenza come lo strumento efficace per ridurre il senso di frustrazione e di inferiorità che ha sempre nutrito nei confronti della donna. E poi, nonostante i media non

facciano altro che informarci di cronache di violenza, si rimane solo degli ascoltatori passivi. Si ha la concezione che fatti come quelli accaduti negli ultimi giorni, per citare uno dei centodiciotto casi accertati (persino una donna di settanta anni ha subìto uno stupro), appartengano solo a quelle cosiddette “grandi metropoli” dove la matrice di tutto è la trasgressione… Bisogna rendersi conto, invece, che la violenza non ha una connotazione ben definita. Non guarda in faccia niente. Non ha età, né luogo, né razza. Ed è per questo che, finalmente, anche nel nostro piccolo capoluogo, è arrivato il momento di prendere il controllo in mano intervenendo concretamente rispetto a tale realtà. Il Centro Aiuto Donna, grazie alla professionalità di operatrici sociali, cercherà di offrire sostegno a quelle donne “coraggiose” (italiane e straniere) e ai loro figli, sottraendoli alle situazioni di

rischio e offrendo loro la possibilità di accoglienza residenziale in una struttura protetta. Il Centro cercherà di sensibilizzare il territorio provinciale sul tema della violenza alle donne attraverso iniziative pubbliche. Infine, ma non meno importante, saranno attivate occasioni di aggregazione e di confronto tra le donne che si rivolgono al Centro, elaborando dei percorsi individualizzati successivi a dei colloqui preliminari per rafforzare la fiducia di ciascun soggetto. Lo sportello è momentaneamente operativo in via XX settembre, 28 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 13 e il lunedì e il mercoledì dalle ore 15 alle ore 18. Inoltre, nei giorni di martedì e giovedì, dalle ore 10 alle ore 12, un’operatrice sarà disponibile presso la sede di Roccelletta di Borgia in via Martiri Melissa, 4. Nei giorni in cui il centro rimarrà chiuso, e comunque in qualsiasi momento di emergenza e necessità, sarà possibile telefonare al seguente numero verde: 800979656.


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Guido Memo Consulente CSVnet

progetto Fqts

Il ruolo del volontariato nel meridione L’ obiettivo del progetto è stato quello di realizzare, per un numero significativo (trecento circa) di responsabili di organizzazioni e reti del TS (Terzo Settore), un percorso di formazione e di elaborazione collettiva sul ruolo del TS in Meridione, mettendo a fuoco le caratteristiche che esso oggi ha, l’idea che ha di sé e del contesto che lo circonda. Il 65% dei partecipanti agli incontri provenivano dalle organizzazioni di volontariato, ed è sul volontariato che mi soffermerò in particolare. Il volontariato organizzato è il frutto più durevole della spinta al rinnovamento, alla partecipazione e all’atteggiamento di assunzione in prima persona di responsabilità nei confronti del bene comune, oltre la “delega”, che ha caratterizzato la società italiana tra la fine degli anni ’60 e ’80 («il volontariato è figlio del ’68 e del Concilio Vaticano II», L. Tavazza). Un soggetto che, nonostante lo stallo e l’evolversi della crisi istituzionale e politica italiana, ha continuato a crescere, ad allargarsi dalla cittadinanza attiva all’economia solidale (TS), rinnovando antiche forme di aggregazione sociale e producendone di nuove nell’interesse generale.

La crescita del volontariato in meridione I dati ci dicono che il TS in Italia è in continua crescita, gli occupati nel non profit sono passati da 277.896 a 488.523 tra il 1991 e il 2001, con un incremento del 75,8%. Oltre il 90% degli enti non profit, 202.059 su 221.412 nel ’99, sono costituiti da associazioni, prevalentemente non riconosciute (140.746 contro le 61.313 riconosciute), cioè senza personalità giuridica, sia perché sono giovani, sia perché i fini sono di carattere relazionale, di cittadinanza attiva, di creazione di relazioni e legami di comunità. I volontari nel non profit erano nel ’99 oltre tre milioni (3.221.185): di essi il 94,4% erano attivi nelle sole associazioni, e non nelle fondazioni o nelle cooperative. Anche se il volontariato è elemento caratterizzante

dell’intero TS, esso è presente soprattutto nelle Odv e nelle Aps (associazioni di promozione sociale).

Quanto al Mezzogiorno, c’è un tessuto associativo a maglie più larghe (29,7 associazioni ogni 10.000 abitanti, contro il 43/44% del resto d’Italia nel ‘99), dato che coincide con quello più recente dell’indagine Istat multiscopo, che rileva come le persone di 14 anni e più che hanno partecipato a riunioni o attività di volontariato, si attestino al Nord intorno al 13%, e al 7,4% al Sud (2003). Le uniche regioni del Mezzogiorno che hanno organizzazioni di TS paragonabili a quelle delle altre regioni italiane sono l’Abruzzo, la Basilicata e la Sardegna. Se guardiamo all'ultima indagine Istat del 2003, le Odv iscritte nei registri regionali impegnavano 825.955 volontari, che costituiscono una parte dei volontari italiani attivi nell'associazionismo e nel terzo settore, (a presidio di derive economicistiche e della natura non mercantile di coloro che agiscono "non per profitto", attenti ai bisogni e ai valori dell'uomo, alla qualità della vita e dell'ambiente), ovvero il 21,6% dei 3.221.185 volontari censiti a fine 1999 tra gli enti non profit. Quanto al rapporto tra Mezzogiorno e il resto d’Italia, nel meridione le Odv sono di dimensione più piccola, e nel 2003, rispetto alla propria popolazione, erano meno della metà che nel resto d’Italia (2,1 ogni 10.000 abitanti, contro 4,5). Tra il 1995 e il 2003 le Odv sono cresciute in Italia del 152%, in meridione del 263,1%, nel resto d’Italia del 133,3%. Nel meridione, inoltre, le Odv hanno meno dipendenti, specie a tempo pieno, mentre il numero dei collaboratori è leggermente sopra la media nazionale. I religiosi e i giovani in servizio civile sono, invece, nettamente sopra la media nazionale.

La lunga marcia attraverso le istituzioni: sussidiarietà, un’altra forma di Stato La copiosa produzione legislativa che

ha fatto seguito allo sviluppo del volontariato e del TS (attraverso la legge sul volontariato internazionale del ’66, quella sull’obiezione di coscienza del ’72, le leggi sul volontariato di protezione civile, le leggi 266/91, la 381/91 sulle cooperative sociali, la 383/00 sulle Aps, la 285/97 e la 328/00 nel campo sociale e la modifica costituzionale dell’u.c. dell’art. 118 sulla sussidiarietà orizzontale) ha dato luogo a un‘altra forma di Stato, un’altra organizzazione della vita pubblica. Mediante l’azione delle organizzazioni dei lavoratori e dei partiti politici democratici di massa del ‘900, ai diritti politici del cittadino si sono aggiunti i diritti sociali, anche se siamo ancora lontani da una loro piena attuazione.

Tutto questo ha portato lo Stato a farsi carico di una serie di interventi e servizi (scuola, sanità, servizi sociali, sostegno alle aree svantaggiate e al meridione in particolare). Ma lo Stato era storicamente nato per altri fini: essenzialmente per l’amministrazione della giustizia e la difesa nazionale, che presuppongono il monopolio della forza nelle garanzie della legge. Quello Stato ha così nel tempo mostrato i sui limiti e così lo “Stato a un certo punto è diventato il problema, non lo strumento di soluzione dei problemi sociali ed economici”, come efficacemente le politiche neoliberiste hanno sostenuto facendo più danni di quelle precedenti, perché hanno lasciato che il mercato, il denaro e non la persona diventasse la misura di tutto. Il volontariato e il TS sono la correzione di quel tipo di intervento statale, che apre prospettive democratiche di intervento pubblico nuove, non affidate all’intervento pesante e autoritario dello Stato, alla sua forza di imporsi erga omnes, ma al buon senso, al senso della misura, alla sensibilità della società, delle persone che si auto-organizzano. Il volontariato e il TS non si impongono, curano i rapporti e le relazioni tra le persone, perseguono gli interessi generali non esercitando la forza, ma rivolgendosi alla coscienza dei cittadini. Volontariato e TS sono la forma storica


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progetto Fqts attraverso la quale rilanciare un intervento pubblico per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 2 Cost.).

Volontariato, TS e crisi politico/istituzionale Mentre il volontariato e il TS lentamente sono cresciuti e stanno crescendo, è entrata in crisi la vita politica e istituzionale del nostro paese. Il mancato rinnovamento dei partiti politici democratici di massa, l’essere stati travolti dal blocco della democrazia Italiana prima e da “tangentopoli” poi, hanno portato ad affidare alle sole leggi elettorali il rinnovamento del sistema politico e istituzionale, dimenticando che le associazioni dei cittadini, i sindacati e i partiti politici sono “la democrazia che si organizza”. Con il loro indebolimento abbiamo visto il nostro Paese scivolare in questi anni verso forme di governo di carattere mediatico e populistico/plebiscitarie, sempre più scomposte e urlate, dove i mezzi di comunicazione, di destra o di sinistra, si sono sostituiti ai cittadini attivi nei partiti. Il governo politico di uno Stato è anche, e necessariamente, mediazione dei diversi interessi in campo, che danno luogo a conflitti positivi se governati e regolati dalle istituzioni, ma distruttivi se manca la regolazione istituzionale, e gli interessi particolari e corporativi si manifestano senza freni. Regolazione che si può attuare quando i diversi interessi in campo hanno a cuore gli interessi generali, il bene comune, ed è per questo che occorre disporre di culture politiche e quadri capaci di mediare a livello alto nell’interesse generale del paese. In questo quadro non è compito del volontariato e del TS di sostituirsi ai partiti, ma essi costituiscono un tessuto essenziale di tenuta sociale, di attenzione ai problemi, di formazione di competenze tese al bene comune. Ciò è però possibile se c’è anche una crescita della cultura dei volontari e del TS, ovvero un’elaborazione di proposte e strategie di intervento a partire dalla sua esperienza sociale.

Esiste ancora oggi “questione meridionale”? Dalla fine dell’intervento speciale, avviatosi negli anni ’50 e conclusosi all’inizio degli anni ’90, lo Stato italiano non ha più una specifica politica per il nostro

meridione. A metà degli anni ’90, con il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, viene varata la nuova programmazione, con la creazione anche del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo, che riguarda tutte le aree meno sviluppate del Paese e, ovviamente, il Sud: si tratta di indirizzi di politica economica importanti e innovativi, che però tra cambi di ministri e di governi, non verranno mantenuti. Ogni impostazione di questo tipo è caduta in discredito, anzi, la cosiddetta questione settentrionale, da un lato, è la concreta contestazione della questione meridionale e la testimonianza del discredito che essa ha subito, ma dall’altro documenta la perdita di memoria storica a livello diffuso. La questione meridionale può essere compresa in un contesto di storia di lungo periodo del nostro Paese. Il meridione è l’area di più lunga storia di civiltà d’Italia, che porta dentro di sé tracce rilevanti di quell’antico spirito civico (la cultura del dono e dell’accoglienza, una concezione più umana della vita), e problematiche di sviluppo economico e sociale, già presenti prima della formazione dello stato unitario. L’unità d’Italia non ha risolto tale dualismo, anzi, il Nord e in parte il Centro venivano considerati la sede delle attività industriali e i centri di comando economico-finanziario, mentre il Sud rimaneva prevalentemente agricolo, e con una prevalenza economica e sociale della realtà del latifondo. In queste condizioni il meridione dall’Unità fornisce risorse umane, che vengono utilizzate altrove. Attraverso questo meccanismo il Sud ha contribuito allo sviluppo del Paese: ha difatti contribuito più alla modernizzazione del Nord che alla propria, le energie migliori se ne sono sempre andate a costruire il nuovo altrove, mentre al Sud forme di culturali e sociali del passato continuavano ad avere un ruolo rilevante. Questa mancata innovazione sociale è alla base anche delle varie mafie, che sono oggi diventate un fenomeno criminoso, ma che un tempo facevano parte dei legali meccanismi di potere e governo locale, «Questa convivenza di modernizzazione apparente e di residuati socio-culturali del passato è il terreno comune di coltura dell’assistenzialismo, della corruzione e della piccola e grande criminalità» . Anche se molte cose si sono mosse in questi anni in meridione, ed anche se il reddito pro capite è cresciuto di quattro volte dagli anni ’50 come al Nord, i dati più recenti ci dicono che il divario tra Nord e Sud è ancora tutto lì. Anzi, sem-

bra tornare ad ampliarsi, e non sappiamo quanto le “politiche federaliste” incideranno su un’area del paese dove i bilanci di una parte delle regioni vede un 75% di risorse provenire dall’esterno della regione stessa. Del resto, il rapporto Svimez ci ricorda come i giovani meridionali scolarizzati continuino ad emigrare come i loro padri, anche se il miglioramento delle comunicazioni e la precarietà lavorativa hanno creato “i pendolari di lungo periodo”, prima quasi assenti, con una composizione della forza lavoro che per il 50% è qualificata. Dopo un primo “meridionalismo”, di denuncia dell’arretratezza meridionale funzionale al modello di sviluppo dominante nel Nord Italia, e che ha lasciato il Mezzogiorno in uno stato di arretratezza e disgregazione sociale, e dopo un secondo meridionalismo avviato alla costituzione della Repubblica, caratterizzato da una riforma agraria parziale e dall’impegno pubblico straordinario che puntava all’introduzione dall’esterno di un’infrastrutturazione materiale, il progetto Fqts (Formazione Quadri Terzo Settore) ha guardato a un terzo meridionalismo, che vuole avere come protagonista il Terzo Settore. Ovvero un soggetto sociale e politico che può essere capace di spingere in avanti processi di innovazione autonomi, che partano dalle comunità e dalle organizzazioni dell’economia solidale e della cittadinanza attiva, a iniziare dal mondo delle virtù civiche presenti nel nostro meridione, che deve trovare voce e consapevolezza di sé. Ma per far questo bisogna entrare nel merito delle cose, non adagiandosi in una generica obsolescenza della questione meridionale, come del resto i dati delle erogazioni delle fondazioni di origine bancaria dimostrano.


CSV M 28 Giuseppe Merante Referente Area Consulenza CSV Catanzaro

consulenza

Un istituto giuridico pensato per i più deboli uando si parla di trust si fa riferimento ad un istituto giuridico innovativo per la legislazione italiana, che permette la protezione o destinazione di un patrimonio per un dato scopo, al fine di ottenere un’adeguata tutela dell’erede. Tale analisi, indirizzata principalmente alle persone che sentono ed affrontano il pensiero del “Dopo di noi”, non è la soluzione ma un elemento importante da prendere in considerazione.

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Il trust è un istituto giuridico di provenienza anglosassone utilizzato per gli scopi più svariati, non ultimo quello della tutela di minori e di persone prive in tutto o in parte di autonomia, anche per il tempo in cui vengano a mancare genitori o parenti che possano occuparsi di loro. Sebbene l’ordinamento italiano non contempli tale istituto (allo stato attuale sono stati presentati alcuni progetti di legge per la regolamentazione del trust, anche se già esiste una corposa normativa fiscale in materia), con l’entrata in vigore, il 1° Gennaio 1992, della convenzione dell’Aja del 5 luglio 1985 (che riconosce la possibilità per gli stati membri dell’Unione Europea che hanno ratificato la Convenzione, tra cui l’Italia, di applicare gli istituti giuridici validi negli altri paesi dell’Unione) vengono di fatto dettate le regole in base alle quali un trust può trovare validità ed esecuzione anche in un ordinamento “estraneo”. Ovviamente, prima di ricorrere a tale forma ed al fine di ottenere un’adeguata tutela dell’erede, occorre fare una disamina di eventuali incompatibilità con la legislazione italiana, ad esempio in materia di quota legittima. La struttura del trust è simile a quella di un negozio fiduciario, e in tale istituto entrano in gioco tre soggetti, il trustee, il settlor, il protector. Con il trust, ad un dato soggetto, denominato trustee (fiduciario), sono attribuiti i diritti e i

poteri di un vero e proprio proprietario per la gestione di un patrimonio che gli è trasmesso da un altro soggetto, denominato settlor (o disponente) per uno scopo prestabilito, purché lecito e non contrario all’ordine pubblico, nell’interesse di uno o più beneficiari o per un fine specifico. Il disponente nomina un altro soggetto ovvero il protector (o guardiano/supervisore), che opera accanto al trustee, con la funzione di vigilare sulla realizzazione dello scopo del trust. Egli, persona o ente di fiducia, controlla l’operato del fiduciario e può essere titolare di poteri più o meno incidenti sulle scelte di quest’ultimo. Può prestare il consenso, rimuovere il trustee, sostituirlo, operare delle verifiche e agire nei confronti dello stesso, ma non può sostituirsi al trustee nell'amministrazione diretta dei beni in trust. In alcuni casi egli è preposto alla cura e alla tutela del soggetto incapace. Vediamo, in pratica, come funziona ed in particolare quali sono le garanzie di tale istituto giuridico. In primo luogo è da osservare come i beni in trust passino in proprietà dal disponente al trustee, ma siano vincolati ad uno scopo che quest’ultimo ha il compito di realizzare. Infatti, la persona o l’ente di fiducia del disponente, pur acquistando la titolarità di detti beni, nell’esercizio dei suoi poteri decisionali in ordine alle scelte economiche da adottare, non può comunque operare al di fuori dei limiti di assistenza e cura del soggetto disabile, rispondendo personalmente e illimitatamente per ogni obbligazione assunta. Il reddito prodotto e qualsiasi altra utilità vengono destinati all’interesse esclusivo del soggetto che si vuole tutelare, al fine di garantirgli l’assistenza morale ed economica di cui necessita, e l’eventuale eccedenza può essere accumulata o reinvestita nel rispetto dello scopo del trust. Altro aspetto giuridico fondamentale è

la cosiddetta segregazione patrimoniale, per effetto della quale i beni in trust vanno a costituire un patrimonio separato rispetto ai beni che compongono il patrimonio del disponente, del trustee e dei beneficiari. Ciò vuol dire che qualunque vicenda personale e patrimoniale che colpisca queste figure non travolge mai i beni in trust. La costituzione di un patrimonio separato evita che i beni in trust possano essere aggrediti dai creditori personali del trustee, del disponente e dei beneficiari ed evita che i beni in trust, in caso di loro fallimento, possano essere ricompresi nella massa attiva fallimentare. I beni in trust risultano, quindi, sottoposti ad un vincolo di destinazione (sono destinati al raggiungimento dello scopo prefissato dal disponente nell’atto istitutivo) e ad un ulteriore vincolo di separazione (cioè giuridicamente separati sia dal patrimonio residuo del disponente sia da quello del trustee). Per quanto concerne la durata, solitamente questa è legata alla vita del soggetto debole, alla morte del quale il trustee provvederà a trasferire i beni in trust ai beneficiari finali indicati nell’atto di trust, quali fratelli o sorelle o un ente. Per aver diritto ad un compenso per i servizi resi, nell’atto istitutivo del trust occorre poi inserire una clausola nella quale si dichiara che il trustee potrà addebitare i costi da questi ragionevolmente sostenuti. In pratica, la determinazione di un compenso ragionevole è lasciata alla volontà delle parti interessate. Inoltre, se si vuole utilizzare il trust a tutela di una persona priva di autonomia occorrerà delineare in maniera puntuale lo scopo, le modalità di assistenza, nonché i poteri del fiduciario e le modalità di una sua eventuale sostituzione. L’atto istitutivo del trust riveste, infatti, un’importanza fondamentale, in quanto le responsabilità del fiduciario risultano essere strettamente connesse proprio alle previsioni di tale atto.


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consulenza Un esempio di costituzione di trust è il caso di un’associazione riconosciuta che riceve in trust, per venti anni, un bene immobile con l’obbligo di adibirlo ad attività di assistenza a favore di soggetti portatori di handicap. Nella prassi sono numerosi i casi in cui i genitori di un soggetto disabile ricorrono a questo istituto, al fine di garantire al figlio la soddisfazione di ogni necessità (morale, economica, medica) attraverso la costituzione di un patrimonio le cui utilità saranno impiegate unicamente nel suo interesse. Per completezza si segnala che i trust, nell’interesse di soggetti disabili, possono essere istituiti anche nel caso in cui questi siano interessati da un provvedimento di amministrazione di sostegno, interdizione o inabilitazione.

Certo non so se riuscirò a garantire la passeggiata giornaliera o il gelato al bar o qualsiasi altro momento che è un atto di vita quotidiana, ma posso solo cercare di fare del mio meglio ora per il dopo.

Giuseppe Merante, Claudio Tassoni e Lino Pignataro

Due seminari per “sbrogliare la matassa” del modello EAS Il Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro e l’Acli di Catanzaro, in netta corrispondenza con l’accordo sancito a livello nazionale tra i due enti, sono “corsi ai ripari” per far sì che la data del 31 dicembre, per la compilazione e l’invio telematico del modello “Eas” all’Agenzia delle Entrate, fosse rispettata da parte delle organizzazioni di volontariato. I due seminari a Catanzaro e a Lamezia Terme – tenuti dal responsabile amministrativo del CSV Pasquale Pignataro, dal consulente del CSV Giuseppe Merante (che è intervenuto al secondo dei due appuntamenti, al Grand Hotel di Lamezia) e dal direttore del Caf Acli di Catanzaro Claudio Tassoni – erano, appunto, destinati allo scopo. E traendo spunto dalle osservazioni e dai tanti interrogativi che i rappresentanti delle associazioni hanno posto in ciascuno dei due incontri, gli esperti hanno “rivoltato come un calzino” le sei parti di cui si compone il modello e non si sono risparmiati nel fornire spiegazioni sul nuovo “onere” che vincola le associazioni. All’apporto tecnico si è, inoltre, aggiunto l’augurio di

“buon lavoro” del direttore del CSV, Stefano Morena, e del presidente provinciale dell’Acli, Luciano Raso: la compilazione del modello, infatti, ha richiesto un dispiego di forze provenienti da mondi diversi, ma comunque accomunate dall’essere di supporto agli enti associativi interessati con la messa a disposizione della propria piattaforma telematica. Senza una guida qualificata, capace di interpretare i vari commi dell’articolo 30 del decreto “anticrisi” n.185/08 (nei quali si rinviene l’obbligo della compilazione del modello), è facile che i volontari, destinatari del provvedimento, entrino in confusione. L’onere, invero, non grava su tutti gli enti associativi, ma solo su quelli che svolgono attività commerciale e che non sono ancora iscritti nel registro regionale (questo vale solo per il volontariato, naturalmente). D’altronde, avendo come scopo quello di acquisire informazioni sul mondo associativo onde contrastare l’uso distorto dello strumento associazionistico, la compilazione del modello si ritiene superflua per chi ha già provveduto ad iscriversi. Sono, invece, esonerati dall’invio del modello “Eas” le Pro Loco a determinate condizioni, le Onlus d’opzione, le associazioni dilettantistiche e sportive che sono iscritte nel registro del CONI e non svolgono attività commerciale, gli enti non aventi natura associativa (quali le fondazioni) e gli enti di diritto pubblico. D’altra parte, le associazioni di promozione sociale, le associazioni sportive che svolgono attività commerciale non marginale (ovvero non occasionale), le associazioni religiose, i movimenti e i partiti politici saranno tenuti alla compilazione in forma semplificata. Con la perdita delle agevolazioni fiscali e, di conseguenza, dello “status” di associazione, è punito l’ente associativo “distratto”: “fatale”, dunque, potrebbe rivelarsi l’errore del mancato invio.


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recensioni Teresina. Una storia vera Autore: Palumbo Gianguido Editore: Ediesse Genere: problemi e servizi sociali Argomento: violenza Collana: Storia e memoria Data pubblicazione: novembre 2008 Prezzo: euro 10,00 ISBN: 8823013062 ISBN-13: 9788823013063 Questo bellissimo romanzo/reportage è, come tutte le storie narrate da Gianguido Palumbo, una storia vera. Il libro racconta la vita di una donna veneziana, Teresina appunto, nata povera e morta, altrettanto povera, all’età di cinquantasette anni, dopo ripetute violenze. Orfana, prostituta, alcolista, un po’ artista come spesso amava definirsi, madre di un solo figlio e moglie, insieme per convenienza e affetto, di un ex pugile in libertà vigilata. “Teresina” è la storia di una donna vitale e ironica, intelligente e passionale, ripetutamente picchiata dal marito e dal figlio, fino alla morte, dovuta ad una fatale combinazione della cirrosi epatica con le percosse familiari su un corpo ormai incapace di reagire, contrariamente al suo animo. Teresina è infatti un personaggio eccezionale, in grado di vivere le sofferenze andando alla ricerca della loro causa. La sua forza, la capacità di innamorarsi, di scegliere di essere madre anche a costo di impensabili sacrifici, la sua ironia e la sua intelligenza sono testimonianza tutt’oggi, come afferma Palumbo: “di un eroismo femminile che disorienta”. Solo una parete separava la protagonista dal futuro narratore della sua storia. Conoscere Teresina e la sua forza indescrivibile diventa per l’autore palermitano il punto di partenza di una lunga riflessione che diventerà perno della sua vita, fino alla costituzione dell’Associazione “Maschile Plurale”, che prevede, tra gli altri l‘obiettivo di una partecipazione attiva e consapevole anche del “genere maschile” al processo di lotta alla violenza contro le donne. Recensione a cura di Gemma Coglitore

Malesseri metropolitani Storie vere di persone senza dimora Editore: edizioni la meridiana Collana: paceinsieme Autore: A. F. Scardigno Pagine: 64 Anno: 2009 Prezzo: euro 12.00 ISBN: 978-88-6153-112-3 Secondo un’antica credenza popolare il clochard è colui che ha scelto di vivere per strada come forma di libertà. L’immaginario però si frantuma nel momento in cui la persona senza dimora comincia a raccontarsi: un sé spezzato e fratturato da un evento critico, come la perdita di un lavoro stabile, o da eventi normali che scatenano circuiti a catena: perdere la casa perché la rata (magari doppia) del mutuo non aspetta, perdere la moglie e i genitori o l’intera famiglia che non fa più da rete di protezione sociale, perdere gli amici che combattono anch’essi per dare un senso al moto perpetuo della propria vita. L’uomo e la donna senza dimora oggi non sono solo sulle panchine di una stazione, ma spesso girano con un curriculum formato europeo salvato sulla pen drive. Non quindi la povertà estrema, ma piuttosto una condizione d’impoverimento a cascata da cui, se non hai una rete di sostegno, ne esci con le ossa rotte. Questo libro dà voce a vissuti, a emozioni di persone che hanno scelto di raccontarsi. L’affresco descrive non solo una società indifferente verso le spirali dell’emarginazione ma anche la facilità con cui è sempre più facile per ciascuno scivolare in queste condizioni. Ogni storia ha un nome fittizio, mentre non lo è affatto il racconto. Quello è vero, come la vita.


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servizi del CSV di Catanzaro www.csvcatanzaro.it

TUTTI I SERVIZI SONO GRATUITI STRUMENTI Sono a disposizione delle OdV, su prenotazione: Saletta riunioni capienza 10/15 posti, utilizzabile dal lunedì al venerdì. Postazione informatica (computer, stampante, scanner) Telefono/fax - Fotocopiatrice Attrezzature lavagna luminosa - pc portatile - videoproiettore - schermo portatile - lavagna a fogli mobili registratore digitale - videocamera - macchina fotografica digitale - impianto di amplificazione COMUNICAZIONE Il CSV Catanzaro promuove la comunicazione delle OdV attraverso: Spazio sul proprio sito internet - Newsletter settimanale Redazione di articoli, organizzazione di conferenze stampa Sostegno alla produzione di materiali promozionali (grafica, stampa) Documentazione Banca dati - Biblioteca emeroteca - Manuali e pubblicazioni PROMOZIONE Il CSV promuove la cittadinanza attiva attraverso: Spazio volontariato - Scuola e Volontariato - Volontariato e territorio Reclutamento volontari - Servizio Civile Nazionale CONSULENZE Il CSV offre, previo appuntamento da fissare chiamando la segreteria almeno 2 giorni prima: Consulenza giuridico-legale martedì/giovedì ore 15,00 – 17,00 Consulenza amministrativo-gestionale martedì ore 9,00 – 10,30 Consulenza progettazione sociale mercoledì/giovedì ore 10,00 – 12,30 Consulenza amministrativa-fiscale venerdì ore 15,30 – 18,30 FORMAZIONE Percorsi formativi organizzati direttamente dal CSV Laboratori formativi organizzati direttamente dal CSV Corsi di formazione organizzati dalle associazioni di volontariato Seminari/Workshop tematici Sedi e Sportelli: Catanzaro via Fontana Vecchia s.n.c. - 88100 Tel. 0961.794607-794522 - Fax 0961.480168 www.csvcatanzaro.it - info@csvcatanzaro.it dal lunedì al venerdì - Mattina: 9.00 - 12.30 - Pomeriggio: 16.00 - 18.00 Cropani c/o GAL Valle del Crocchio, c.da Pedecandela - 88051 Tel. 0961.965615 - altojonio@csvcatanzaro.it Mattina dal lunedì al venerdì 9.00 - 13.00 - martedì e giovedì pomeriggio 15.00 - 18.00 Lamezia Terme Piazza Salvo D’Acquisto - 88046 - tel. fax 0968.25079 - lamezia@csvcatanzaro.it dal lunedì al venerdì 9.00 - 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00 Soverato Prossima apertura


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CSV Magazine Anno III n° 3  

Trimestrale del Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro

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