Page 130

Altro valore, oggi irrinunciabile all’interno di un progetto di residenze sociali, è la flessibilità. Sull’argomento molti sono gli spunti lasciati non solo in campo teorico da maestri dell’architettura come Le Corbusier, Chenut, Habraken, Chereau, Rietveld. “Apportare nel progetto previsioni di modifiche, immaginare possibili scenari futuri o comunque partire dal presupposto che la casa sia la condizione meno statica, che deve seguire ed accogliere le evoluzioni continue della popolazione, dei suoi desideri e dei suoi bisogni. Si impone così l’esigenza di un nuovo metodo progettuale, meno consolidato e più propenso a configurarsi come un “work in progress” costantemente rimodellato secondo le suggestioni che le esigenze reali evocano. Il concetto di flessibilità diviene perciò il principio cardine alla base di ogni nuova soluzione progettuale che voglia mostrarsi efficace, declinandosi in tre differenti approcci: flessibilità progettuale, flessibilità d’uso e flessibilità nel tempo”. (PTCP, 2012) Declinare in pratica quella che Habraken chiama struttura alternativa per la residenza capace di assorbire le necessità di una società sempre più mutevole e diversificata: “Se desideriamo perciò che la società del futuro possa veramente identificarsi con la sua città, e mantenere altresì i suoi standards di confort, il compito che noi dobbiamo porci è pressochè unico: dobbiamo fare in modo che sia possibile creare quartieri in grado di invecchiare senza diventare obsoleti, in grado di assimilare le idee più recenti e di dimostrare tuttavia il senso della loro condizione storica” (Habraken, 1974) UNA SPERIMENTAZIONE IN CAMPO BOLOGNESE Il progetto di housing sociale all’inteno dei contenitori storici come i complessi conventuali, cerca di rispondere in maniera chiara ed esaustiva ai punti finora affrontati, all’interno della realtà bolognese. Si inserisce come risposta ad una chiara domanda presente sul territorio, come alternativa ad un’azione puramente pubblica che, come abbiamo visto, non è più perseguibile. Le tabelle rendono il quadro del disaglio sociale e delle condizioni in cui destano i programmi di welfare pubblico oggi. Il progetto integra con un singolo intervento i piani degli anni ’70 perseguiti dall’Arch. Pier Luigi Cervellati: il recupero del tessuto per l’edilizia sociale ed il piano sulle emergenze per i servizi sociali/culturali di supporto alla residenza. Lo fa declinando metodi e finalità ad una situazione odierna cambiata radicalmente che necessita di risposte capaci di adattarsi ad una mutevole società. I complessi conventuali, grazie alla loro posizione strategica, rispondono pienamente alle esigenze di localizzazone seguendo quel potenziale di comunità che è garanzia per una più sicura risposta sociale. Il progetto di architettura fornisce poi un metodo progettuale che risponde alle esigenze di flessibilità, reversibilità e di costi di costruzione, dimostrando l’alta competitività del progetto. L’analisi dell’architettura conventuale, nelle vocazioni d’uso, nella flessibilità e nella sinergia tra gli spazi, garantisce all’iniziativa un alto grado di replicabilità percorribile all’interno del centro storico; tutto ciò è coaudiuvato dal fondo immobiliare, che come flessibile strumento, è capace di attuare nuove politiche per una più efficente risposta all’abitare. sfratti emessi per famiglia nelle provincie dell’Emilia-Romagna (anno 2011)

fondi statali di carattere sociale (previsioni anno 2011)

124

Profile for Pietro Cesari

STILL-LIFE_Appendice  

Appendix volume regarding the five main topics of the STILL-LIFE project: 1. Monastery building system 2. Media news 3. Existing situation...

STILL-LIFE_Appendice  

Appendix volume regarding the five main topics of the STILL-LIFE project: 1. Monastery building system 2. Media news 3. Existing situation...

Profile for csrptr
Advertisement