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UniversitĂ degli studi di Ferrara Corso di Laurea Magistrale in Architettura Anno accademico 2012/2013 Primo Relatore | Prof. Nicola Marzot Secondo Relatore | Prof. Giuseppe Saponaro Correlatori | Prof.ssa Laura Gabrielli Prof. Vittorino Belpoliti Correlatore estrno | Ing. Michele Pasqui Laureandi Pietro Cesari Giacomo Quercia


STILLLIFE Strategie per la riattivazione e la valorizzazione del patrimonio architettonico pubblico Il caso pilota dell’ex convento di San Procolo a Bologna


Bologna. ex ospedale dei Bastardini in stato di abbandono


Bologna. ex convento di San Procolo in stato di abbandono


Bologna. ex convento di San Procolo in stato di abbandono


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Abstract

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Introduzione

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CAPITOLO 1 Bologna. Il sistema conventuale

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Storia - 1000 - 1796 - 1973

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Istantanea - 2014, rischi e opportunità - 10 conventi

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CAPITOLO 2 Ex Convento di San Procolo

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Un caso pilota Analisi -Storia -Architettura e vocazioni d’uso Appunti -Riciclare città: appunti per una nuova forma di riuso -Precisione vs Indeterminatezza

Strategia -Nuovi dispositivi urbani -Sviluppo per fasi fase 0_riattivazione fase 1_valorizzazione

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Progetto -Ri-vivere: uso temporaneo -Ri-abitare: social housing -Il progetto architettonico

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Bilancio,risultati e linee guida

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CAPITOLO 3 Visione. Rigenerare il centro storico

-La rigenerazione continua

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CONCLUSIONI

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BIBLIOGRAFIA

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RINGRAZIAMENTI


INDICE


Still-life è la proposta di un metodo innovativo di gestione del patrimonio architettonico storico. Il metodo nasce e si sviluppa in un momento storico in cui, per la congiuntura economica, una cospicua parte di questo patrimonio versa in situazioni di semi abbandono o degrado, rappresentando un grande rischio per i tessuti storici. Il sistema conventuale bolognese viene scelto come campo di sperimentazione.


Still life: natura morta Still: calmo, quieto, immobile, fermo Life: vita


ABST RACT

I conventi sono stati i punti nevralgici del tessuto urbano bolognese e nel corso dei secoli c’è stata una tendenza al riuso, che li ha investiti del ruolo di veri e propri motori della trasformazione urbana. La situazione odierna, vede alcuni di questi congelati come metastasi nell’organismo in continua mutazione che è la trama urbana. L’obbiettivo della tesi è la costruzione di un metodo in grado di recuperare la vocazione originaria dei conventi quali motori non più della crescità bensì della rigenerazione Come gli organismi di un paesaggio i conventi devono tornare ad essere sensibili, capaci di accogliere rapidamente le trasformazioni urbane e di aggiornare in base a queste le proprie destinazioni d’uso. Il paesaggio è resiliente, è veloce ad accogliere i cambiamenti e a tradurli in ricchezza, rigenerandosi continuamente. La crisi può limitare le risorse ma difficilmente può eliminare i bisogni che anzi si acuiscono e sfociano in nuove forme di risposta. Il metodo propone una strategia innovativa, in grado di immaginare nuove reti di interessi in cui inserire la valorizzazione dei conventi. Mettendo in campo strumenti che permettono alla pubblica amministrazione di gestire la riattivazione e l’uso di questi immobili in sinergia con investitori privati, la strategia prevede di scandire l’intervento in due fasi. Si è scelto il convento di San Procolo come caso studio sul quale testare un nuovo approccio al riuso replicabile, dal punto di vista metodologico, sugli altri conventi analizzati. Con interventi di architettura parassita ci aspettiamo di contrastare e arginare il degrado che sta caratterizzando questi luoghi.Più si riuscirà a mantenere invariata la struttura originaria più facile sarà riscriverla di volta in volta, prefigurando per queste architetture un continuo aggiornamento in grado di arrestare l’usura che le caratterizza. Un’ usura non solo degli usi, più facilmente sostituibili, ma soprattutto dei significati e dei valori che i conventi possono e devono continuare a trasmettere. Estendendo l’approccio al sistema è possibile immaginare una rete di recuperi suffragata da risultati di ordine economico. In questo modo si crea la visione di un centro storico poroso, un organismo resiliente in cui i conventi diventano le cellule di un nuovo metabolismo, tornando ad essere la struttura fissa sulla quale far ruotare il processo di rigenerazione continuo.

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INT RODUZ IONE

Nella congiuntura economica attuale una cospicua parte del patrimonio architettonico storico versa in situazioni di semi abbandono o degrado, rappresentando un grande rischio per i tessuti storici. Si vengono a creare delle interruzioni nella trama urbana continua dei centri storici, avvisaglie di un processo di incuria e abbandono che potrebbe coinvolgere il resto del tessuto. Questo patrimonio è molto spesso nelle mani delle amministrazioni pubbliche e, in queste condizioni, da risorsa si trasforma in peso generando politiche sbagliate di valorizzazione. Le amministrazioni i questo momento si muovono in una logica binaria: vendere o mantenere la situazione inveriata. Still- life si inserisce sul confine tra le due strade e, dilatandolo, ricerca un margine ricco di opportunità e spunti per la creazione di un metodo altrnativo per la gestione del patrimonio storico pubblico. Il sistema conventuale bolognese viene scelto come campo di sperimentazione. I conventi a Bologna sono da sempre stati i cardini dello sviluppo e della trasformazione urbana. Nel medioevo sono stati i veri e propri motori di creazione del tessuto; sul finire del 1700, durante la repubblica Cisalpina, diventano i luoghi del potere militare; intorno agli anni ’70 del 1900 sono investiti da un ambizioso programma di recupero dell’intero centro storico che li riconosce come i cardini del sistema, centri di quartiere e di partecipazione alla vita pubblica. Si è effettuata una mappatura dell’intero sistema conventuale bolognese dalla quale emergono importanti informazioni per quanto riguarda la proprietà e lo stato di utilizzo attuale. Dei 77 conventi catalogati sono stati individuati dieci immobili - nove di proprietà pubblica ed uno privato - svalorizzati dalle funzioni ospitate, in parziale o completo abbandono, e quindi di interesse per una sperimentazione di recupero che ne preveda una riappropriazione da parte della città e li riporti al loro ruolo di motori di trasformazione urbana, non più di crescita ma di rigenerazione.

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I conventi in questione, seppur appartenenti ad ordini monastici differenti, presentano simile morfologia e stessa localizzazione urbanistica, si è dunque scelto l’ex Convento di San Procolo come caso studio sul quale testare un nuovo approccio al riuso capace di generare prospettive di riattivazione e valorizzazione. Dalla sperimentazione ci aspettiamo di ricavare linee guida e strategie da poter poi replicare, con i dovuti aggiustamenti, sugli altri elementi del sistema. Il Convento di San Procolo è un caso emblematico. Presenta una storia di riuso in linea con quella delineata per l’intero sistema che lo ha visto intraprendere diversi cicli di vita nel corso della sua storia. Da convento è stato trasformato in caserma per le truppe francesi e poi in ospedale. La funzione ospedaliera è rimasta attiva fino al 1996, da quella data il convento è chiuso e versa in condizioni di degrado. Nel 2005 la proprietà è passata dalla Provincia di Bologna ad un privato, tuttavia la situazione non è cambiata e la riapertura del complesso sembra ancora lontana. Il primo passo del metodo proposto consiste in un’attenta analisi dell’architettura, volta a rileggere le strutture morfologiche storiche, ove presenti, e ad analizzare il livello di degrado e superfetazione presente. In questo modo sarà possibile stilare una lista di funzioni congrue che potranno essere insediate, primo passo per scongiurare la situazione attuale di stasi. La pratica di riuso deve essere orientata dalla consapevolezza che più si riuscirà a mantenere invariata la struttura originaria più facile sarà riscriverla di volta in volta, prefigurando per queste architetture un continuo aggiornamento. Per far si che si giunga al riuso del convento in tutte le sue parti, si è ipotizzata una strategia complessa ed efficace, capace di disegnare lo scenario nel quale inserire la valorizzazione del convento. Si è trattato di immaginare delle nuove reti di inte-

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resse per il convento di San Procolo. La crisi economica perdurante ha fortemente rallentato i processi di trasformazione della città ma nelle situazioni di crisi, come quella odierna, spesso si generano dei modi di agire nuovi, si trovano opportunità dove prima non si osava cercare. Nascono così dei nuovi dispositivi urbani materiali o impalpabili. Una nuvola di fatti, più o meno silenziosi, alcuni istituzionalizzati altri innescati dal basso e ancora non riconosciuti ci restituisce l’immagine di una città che sta trovando strade altre. La crisi può limitare le risorse ma difficilmente può eliminare i bisogni che anzi si acuiscono e sfociano in nuove forme di risposta. L’aspetto innovativo della proposta sta nel considerare strategici questi fenomeni. Nel saperli ascoltare, nel cercare di capirne le logiche per riuscire ad intercettare tutte le forze potenziali che potrebbero essere coinvolte nel processo di valorizzazione del bene. La strategia messa in campo si divide in due fasi: una fase di riattivazione e una fase di valorizzazione. Le due fasi sono fortemente legate tra loro, dalla buona gestione della prima dipende l’esito della seconda. La congiuntura economica attuale impone strategie di recupero innovative e soprattutto dispositivi che sappiano lavorare anche in una situazione di stallo come quella odierna. Tutto ciò ci ha spinto a considerare l’attuale fase di transizione non più solo come una tratto, tra ciò che era e ciò che sarà, ma come un intervallo di tempo a se stante nel quale dover investire. Lo strumento individuato per questa fase è quello dell’uso temporaneo. Una sperimentazione fatta sul campo, Bologna Water Design 2013, ci ha permesso di ricostruire l’iter organizzativo e l’architettura gestionale di tale strumento, facendoci rendere conto della grande opportunità che questo rappresenta. L’uso temporaneo si è dimostrato uno strumento molto funzionale, leggero e adattabile. Riesce a produrre grandi risultati con bassi investimenti e produce progetti aperti e partecipati. Per questo

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nella nostra proposta diventa strumento di progetto fondamentale. Per la fase di valorizzazione si è ipotizzato un mix funzionale sintesi dell’analisi delle vocazioni d’uso e degli interessi odierne a livello urbano. L’architettura conventuale nasce per ospitare diverse funzioni. Il convento era una sorta di organismo autosufficiente con spazi per l’abitare, per il lavoro, per lo studio, la preghiera e per la vita collettiva. Nel tempo questi complessi sono stati utilizzati sempre più in modo monofunzionale. Oggi dobbiamo tornare a vederli come organismi, formati da diversi spazi. Solo così si potrà immaginare un mix funzionale in grado di ricolonizzarli. Il mix funzionale ipotizzato si compone di una funzione stabile e di altre funzioni che possono ruotare nel tempo entrando in sinergia tra loro. La funzione stabile va a colonizzare la parte di convento dove è assente una lettura unitaria. Si tratta della corte di servizio, uno spazio presente in tutti i conventi, nato e sviluppatosi per processi di superfetazione continua. Le altre funzioni riempono gli spazi consolidati del convento secondo schemi dettati dall’analisi delle vocazioni d’uso. In questo modo si può ipotizzare una rotazione continua delle funzioni intorno ad un presidio fisso: il social housing. Per la fase di valorizzazione si è ipotizzato lo strumento economico del fondo immobiliare, in grado di prefigurare scenari di partenariato pubblico privato, assicurando garanzie sul tipo di operazione. A questo punto la sperimentazione si sposta sul progetto architettonico del social housing nella corte di servizio. Il social housing in edifici storici può presentare dei limiti dal punto di vista economico ma potrebbe avere enormi vantaggi dal punto di vista sociale e di risposta all’utenza. L’housing si rivolge ad una fascia media e fluida che presenta cittadini stabili ma anche city user o studenti, il centro storico sembra essere l’habitat ideale per questa popolazione.

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Dunque l’housing si configura come quella funzione stabile del mix capace di fornire presidio continuativo all’interno dei conventi. L’architettura di ricolonizzazione deve essere indipendente e completamente reversibile. Si tratta di strutture di “aggiornamento” in grado di avvicinare l’architettura storica all’uso contemporaneo. La scelta delle tecnologie e dei sistemi messi in atto ha dimostrato la possibilità di intervenire in questa direzione sull’architettura conventuale. Estendendo l’approccio al sistema è possibile immaginare una rete di recuperi suffragata anche da risultati di ordine economico. La sperimentazione si sofferma sulla fattibilità economica dell’operazione, ipotizzando una struttura di fondo immobiliare che comprende i dieci conventi selezionati. Un’ipotesi, puramente teorica, ci riporta dei rendimenti che potrebbero attirare investitori istituzionali a forte partecipazione pubblica, garantendo il respiro pubblico dell’operazione. In questo modo si crea la visione di un centro storico poroso, un organismo resiliente. I conventi diventano le cellule di questo nuovo metabolismo e tornano finalmente ad essere i motori della trasformazione della città. In questa situazione non abbiamo bisogno di congelarli , ma di farli investire dalla sfera sociale. Solo così potranno diventare la struttura fissa sulla quale far ruotare la rigenerazione continua del centro storico , contenitori da ricolonizzare con un processo aperto e partecipato.

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BOLOGNA

IL S I S T E M A C O N V E N T U A L E

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CAP I TO LO 1

Bologna. Il sistema conventuale

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L’importanza e l’estensione del sistema conventuale bolognese è un tema che ricorre sovente negli scritti dei viaggiatori stranieri, sempre colpiti da questa caratteristica di Bologna. Ad oggi non esiste uno studio che raffronti la situazione della città emiliana con altre realtà tuttavia non è errato ritenere che il sistema conventuale di Bologna fosse più esteso di altri, essendo quest’ultima la seconda città dello Stato Pontificio. Secondo lo sudio del Bellettini, la presenza di un notevole numero di religiosi costituisce una caratteristica costante della vita della città per tutto il periodo storico che precede i noti provvedimenti napoleonici di soppressione e confisca dei beni ecclesistici (Comune di Bologna, 1970). Queste emergenze architettoniche sono state da sempre nodi strutturali per lo sviluppo, la vita e il controllo della città.

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C AP I TO LO 1

Bologna. Il sistema conventuale

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STORIA

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STORIA

Medioevo

Motori di crescita

Da un’analisi della dinamica storico morfologica delle aggregazioni di espansione urbana, si può dedurre che il centro storico di Bologna si è rinnovato nel tempo, “allargandosi” secondo uno schema urbano radiale comune alla maggior parte delle città di origine romana, poste sulla via Emilia, occupando territori sempre nuovi secondo un preciso schema di sviluppo. Ma vale la considerazione che, sulla base di tale impianto, i capisaldi architettonici dell’espansione urbana dei secoli XIII – XIV – XV – XVI – XVII coincisero prioritariamente con i grandi organismi conventuali. (Cervellati, 1977) I conventi furono nodi di permeabilità del territorio insediandosi sui prolungamenti degli assi principali del sistema viario cittadino e contribuendo all’espansione demografica e fisica di Bologna come veri poli aggregativi. I vari complessi detenevano infatti grandi appezzamenti di terreno dentro e fuori la seconda cerchia di mura, spesso dono di nobili famiglie patrizie o dello Stato Pontificio Avviando politiche di locazione per enfiteusi, hanno appoggiato e controllato l’espansione dei borghi non solo da un punto di vista distributivo, ma anche architettonico e sociale. Erano infatti prescritte, in accordo con l’apparato amministarivo comunale, precise regole edilizie di larghezza del fronte, di profondità e altezza degli spazi porticati semipubblici, di utilizzo di tecniche e materiali costruttivi. A questo poi si aggiunge la politica anti speculativa, che incentivava contratti di locazione a determinati ceti sociali quali artigiani e operai. (Fanti 1983, Pini 1977) La posizione territoriale, fa quindi del convento “contenitore” un centro di vita pubblica essenziale: strutture di vita religiosa ma anche e soprattuto di scambio sociale, culturale (prime sedi dello Studio bolognese, della Universitas) e di lavoro. Da qua la denominazione “contenitore” per la sua concezione pluri-funzionale di scambio con il territorio.

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1796 16


STORIA

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STORIA

Repubblica Cisalpina Nodi di controllo

Il 19 giugno 1796, i francesi, guidati da Napoleone, occupano la città che entra a far parte prima della Repubblica Cispadana, poi Cisalpina, infine del Regno Italico. L’anno seguente si procede alla soppressione di tutte le comunità religiose con meno di quindici componenti e appartenenti a ordini che abbiano già una sede in città. I beni ecclesiastici sono incamerati dallo Stato e quindi venduti a privati o utilizzati direttamente dall’amministrazione pubblica. Il contenitore smette di esistere nella sua concezione originaria di assistenza alla vita sociale, per diventare centro impermeabile agli scambi con la realtà di quartiere o, come nei casi più significativi, caserma militare di controllo e di pattuglia. L’edificio diventa simbolo autoritario dell’invasore, ancor più odiato quando con la restaurazione dei poteri, l’impero austriaco usa la struttura come appoggio logistico di controllo alle insurrezzioni.

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1973 20


STORIA

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STORIA

Piano dei servizi sociali e culturali Centri di partecipazione

Con la formazione del nuovo Stato Italiano la maggior parte dei servizi pubblici è stata assolta grazie all’uso dei grandi conventi demanializzati. Un importante intervento, nei fini e nei risultati, è stato portato avanti dalla PA negli anni ‘70. Il piano urbanistico è attuato attraverso una politica dei servizi e dei consumi sociali a supporto e completamento della politica della casa, anch’ essa degli stessi anni. Il programma prevedeva il recupero del patrimonio architettonico-monumentale, in vista della sua destinazione a servizi pubblici a livello urbano e di quartiere con finalità sociali e culturali. Un intervento che ha prodotto una ricucitura essenziale all’interno del tessuto consolidato, riaprendo ad un uso collettivo e partecipativo, emergenze così importanti per l’equilibrio socio-economico della città. L’ambizioso piano vide ottimi risultati dove ci fu la possibilità di operare. Solo 6 sui 22 conventi previsti vennero valorizzati.

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2014 24


ISTANTANEA

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61 - S. GIUSEPPE DI GALLIERA 62 - S. MARIA NUOVA 63 - S. MICHELE IN BOSCO 64 - S.s. ANNUNZIATA 65 - S.S. NABORRE E FELICE 66 - S.s. SALVATORE

CAP I TO LO 1

67 - S. AGNESE 68 - S. PROCOLO 69 - S. MARIA DEI SERVI 70 - S. GIOVANNI IN MONTE 71 - CELESTINI 72 - S. MARGHERITA 73 - S. ORSOLA 74 - S. GIOVANNI BATTISTA 75 - S. DOMENICO

Bologna. Il sist ema conventual e 76 - CORPUS DOMINI 77 - S. FRANCESCO

2014, rischi ed opportunità

La situazione odierna non presenta grandi mutamenti rispetto a quel frenetico 1973-75. Un censimento del comparto conventuale (vedi scheda I) ha permesso di dare un quadro dello stato conservativo in cui versa ogni singolo complesso. Una macro distinzione tra proprietà pubblica e privata restituisce significativi risultati: molti edifici religiosi venduti a privati sono stati per la maggior parte scorporati, pesantemente rimaneggiati e spesso demoliti. Sorte diversa è toccata agli immobili in mano pubblica, di più grandi dimensioni, che hanno preservato in molti casi la loro struttura morfologica originaria, subendo però gravi compromissioni dettate da un uso incongruo degli spazi, o lasciati in totale se non parziale abbandono con conseguente lento irreversibile degrado. La gestione pubblica di questo patrimonio risulta molto complicata in questo momento di crisi economica e lo espone a diversi rischi. La crisi economica attuale sta colpendo le città italiane e i modi di amministrarle. Le città risultano bloccate. Da una parte si ha una popolazione che vede la sua capacità di spesa limitata per la contrazione dei redditi che provoca un inevitabile peggioramento delle condizioni di vita. Dall’altra le amministrazioni locali vedono le loro casse impoverite dai continui tagli imposti a livello nazionale e finiscono per avere sempre meno risorse per la gestione delle rispettive città. In una situazione del genere sarebbe auspicabile,

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ISTANTANEA

da parte delle amministrazioni, una politica di espansione dei servizi in soccorso di una popolazione sempre più in affanno ma questo non avviene in una fase di contrazione come quella attuale. Tutto ciò porta le amministrazioni locali ad attuare scelte sbagliate, frutto di decisioni occasionali che esulano da una programmazione a lungo termine che sarebbe auspicabile in questo periodo storico. Una tra le principali scelte opinabili è quella di vendere il proprio patrimonio immobiliare (palazzi, aree, abitazioni, uffici, ecc.). “Fare cassa” è l’obiettivo e la parola d’ordine dietro la politica della vendita del patrimonio pubblico. Sarebbero molti i punti da obiettare a questa politica, ne citeremo due su tutti. In primo luogo una considerazione di carattere economico. In una situazione di crisi è difficile se non impossibile vendere bene. Le cronache ci parlano di continue aste deserte per questi immobili con conseguente svalutazione dei prezzi di vendita. Dunque sarebbe il caso di parlare di svendita più che di vendita. La seconda considerazione è di ordine strategico per la gestione della città. Infatti il privato che acquista lo fa solo se l’operazione è vantaggiosa e dunque se potrà poi disporre come vorrà del bene acquistato. Dunque insieme alla vendita spesso si concedono, secondo i casi, aumenti di volumetria e cambiamenti di destinazione d’uso. Tutto ciò avviene fuori dal controllo che la pubblica amministrazione dovrebbe esercitare sulla città e quest’ultima in questo modo rinuncia alla gestione e pianificazione dell’utilizzo del proprio patrimonio. Proprio e di tutti giacché bene pubblico.

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ISTANTANEA

Il patrimonio immobiliare sembra dunque un peso di cui alleggerirsi cercando di avere delle entrate sicure ed immediate. Ci si alleggerisce del problema per incapacità di pianificazione ed impossibilità di valorizzazione, dovuta al particolare momento economico, privando la città di una possibile risorsa futura. Questo non vuol dire che non possano esserci edifici suscettibili di essere venduti a ragion veduta, ma è chiaro che la fase di crisi non può costituire una fase positiva per la vendita. Tutto ciò denuncia un’assenza di pianificazione in alcuni ambiti o temi della città da parte della pubblica amministrazione che si trova a seguire politiche basate sull’occasionalità. Si rischia in questo modo che la crisi possa spazzare via parte dello “stock di capitale fisso” accumulato dalla città sia nella sua dimensione fisica e spaziale, sia nella sua dimensione sociale e relazionale. Come afferma il Prof. Gianfranco Franz in un recente articolo: “l’accumulazione di questo stock di capitale fisso, pubblico e privato, insieme al livello di capitale sociale e culturale, rappresenta la ricchezza di una città, accumulata in decenni e secoli, ma la cui rotazione e rigenerazione non può conoscere soste, pena una rapida obsolescenza, quindi un progressivo depauperamento e la decadenza”. La considerazione del Professor Franz sembra rispecchiare la condizione di molte amministrazioni locali incapaci di valorizzare, recuperare e rigenerare il proprio patrimonio immobiliare, un patrimonio ancora visibile ma spesso obsoleto, invecchiato, senza manutenzione e spesso inutilizzabile. Occorre quindi trovare degli strumenti in grado di affrontare il problema e capaci di farlo nell’immediato poiché in molti casi troppo tempo è già passato e il declino ormai è iniziato.

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ISTANTANEA

10 conventi Dei 77 conventi catalogati sono stati individuati dieci immobili - nove di proprietà pubblica ed uno privato - svalorizzati dalle funzioni che ospitano, in parziale o completo abbandono, e quindi di interesse per una sperimentazione di recupero che ne preveda una riappropriazione da parte della città. Il sistema dei dieci conventi individuati evidenzia una grande opportunità non colta dalla pubblica amministrazione bolognese. I conventi in questione, seppur appartenenti ad ordini monastici differenti, presentano simile morfologia e stessa localizzazione urbanistica, si è dunque scelto l’Ex convento di San Procolo come caso studio sul quale testare un nuovo approccio al riuso capace di generare prospettive di riattivazione e valorizzazione. Dalla sperimentazione ci aspettiamo di ricavare linee guida e strategie da poter poi replicare, con i dovuti aggiustamenti, sugli altri elementi del sistema.

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01 ex ospedale dei Bastardini

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

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metĂ XIII secolo pubblica - Provincia di Bologna Dismesso 5 318 mq


ISTANTANEA 10 conventi

02 San Omobono

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

inizio XVI secolo pubblica - Demanio dello Stato. Apportato al Fondo Fiv-Extra di CDP Dismesso - Ex caserma Masini 6 298 mq

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03 S.S Narborre e Felice

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

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XI secolo pubblica - Demanio di Stato Ospedale Militare 14 208 mq


ISTANTANEA 10 conventi

04 S.S. Salvatore

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

metĂ XV secolo pubblica - Demanio dello Stato. Convento (piccola parte), Caserma, Dipartimento Polizia Scientifica di Bologna 10 985 mq

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Bologna. Il sistema conventuale

05 S. Agnese

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

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metĂ XIII secolo pubblica - Demanio di Stato Caserma militare Minghetti 10 736 mq


ISTANTANEA 10 conventi

06 S. Procolo

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

metĂ XI secolo privata Dismesso, ospita temporaneamente scuola materna e asilo comunale 8 955 mq

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Bologna. Il sistema conventuale

07 S. Giovanni Battista dei Celestini

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

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inizio XIV secolo pubblica - Demanio di Stato Archivio di Stato 7 574 mq


ISTANTANEA 10 conventi

08 S. Domenico

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

metĂ XII secolo pubblica - Demanio di Stato Convento, Caserma Carabinieri, Uffici Giudiziari Tribunale Civile 24 474 mq

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Bologna. Il sistema conventuale

09 Corpus Domini

Fondazione: ProprietĂ : Funzioni ospitate: Superficie Utile:

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XIV secolo pubblica - Demanio di Stato Convento, Caserma militare Cialdini 10 509 mq


ISTANTANEA 10 conventi

10 S. Francesco

Fondazione: Proprietà: Funzioni ospitate: Superficie Utile:

prima metà XII secolo pubblica - Demanio di Stato Convento, Uffici Agenzia del Demanio, Agenzia del Territorio 15 974 mq

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EX CONVENTO DI SAN PROCOLO

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C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

STORIA 1796

1075

CONVENTO

CASERMA

1996

OSPEDALE

2000

DISMISSIONE

Ex convento di San Procolo La scelta del caso pilota

L’ex convento di San Procolo, oggi quasi totalmente dismesso, è un caso emblematico nel contesto bolognese. Si tratta di una storia aperta da ormai 20 anni, che ha acceso varie discussioni pubbliche sulla sua sorte, su un suo possibile riuso e sulle più generali condizioni in cui desta il patrimonio storico architettonico in città. (vedi scheda) Il complesso si trova lungo via Massimo d’Azeglio, una delle più importanti stade della città storica, che collega Piazza Maggiore ai colli, verso meridione. Percorsa e scansionata da nord a sud, la via racconta bene la situazione di questo brano di città: una prima zona pedonale ad alta frequantazione, il “salotto buono” di Bologna, grandi e piccoli negozi e qualche attrazione turistica. All’altezza di Via Farini, la strada diventa carrabile. Grandi palazzi, molti uffici, farmacie, minimarket, tanti bar. Da destinazione prevalentemente terziaria la strada assume un carattere direzionale influenzato dal Tribunale e dalle sue tre sedi. Molto di quel tessuto residenziale tradizionale, dimora in passato di un più diversificato tessuto sociale, è oggi occupato per lo più da uffici e studi giudiziari. La frequentazione si spegne quasi totalmente all’altezza dell’ ex convento di San Procolo e dell’ex Ospedale dei Bastardini: 80 metri dove sia nel fronte di destra che di sinistra non vi sono funzioni, né attrazioni. Due straordinarie facciate cinquecentesche a chiudere splendidi spazi e ampi giardini, legati da una storia comune, e che insieme hanno subito la stessa sorte di dismissione.

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ABBANDONO


UN CASO PIL OTA

CRISI ECONOMICA riuso occupazione temporaneo illegale 2006

ipotesi trasferimento uffici tribunale SCARTATA

2008

2009

2010

avvio procedure di alienazione e valorizzazione ipotesi hotel

acquisto da parte di un privato con procedura ad asta pubblica. sistemazione temporanea scuola materna

2014

persiste la situazione di stallo e semi-abbandono del convento

Più avanti la strada riprende vita grazie alla presenza di scuole pubbliche e private e all’accesibilità non più limitata del traffico. La situazione di stallo dei due immobili deriva da una comune vicenda di gestione pubblica con finalità di alienazione e valorizzazione degli stessi: l’ex complesso di San Procolo, di proprietà della Provincia di Bologna, è passato nel 2010 alla società privata Hydra Immobiliare di cui fa capo l’Ing. Romano Volta. Meglio conosciuto come ex-Maternità, ha visto nascere metà dei bolognesi fino al 1997 quando le strutture di ginecologia e ostetrica iniziano il trasferimento nelle più moderne sale dell’Ospedale Maggiore. Da allora il complesso è rimasto per lungo tempo in abbandono, ospitando solo in piccola parte l’asilo e scuola materna comunale “il Padiglione”. L’immobilismo è stato interrotto con la vendita per 17 Mln 1000 € e la previsione di valorizzazione e recupero con destinazione ricettivoalberghiera all’anno 2013. Obbligo contrattuale la permanenza della scuola materna nel giardino del complesso, in apposita nuova struttura da realizzare. Ad oggi la situazione vede partiti i lavori di costruzione del nuovo plesso scolastico, una volta terminati questi potranno iniziare i restauri all’interno dell’edificio conventuale. La destinazione d’uso però non è stata ancora confermata. In ballo c’è la sistemazione di uffici del tribunale, che ha riacceso vecchie polemiche sulla sistemazione di uffici pubblici, con relative neces-

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C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

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UN CASO PIL OTA

sità spaziali, in complessi storici vincolanti e vincolati. La storia di alienazione e valorizzazione dell’immobile ha visto in parallelo quello dell’edificio prospicente: l’ex Ospedale dei Bastardini o degli Innocenti. Anch’ esso rientrava nella politica di “far cassa” della PA. Non ha però subito stessa “positiva” sorte. Ad oggi numerose sono le aste andate deserte nonostante un radicale abbassamento del valore di vendita. Ad unire i due complessi non sono solo le vicende storiche e burocratiche, ma una nuovo processo di riuso. I magnifici locali di questi due contenitori hanno visto un utilizzo temporaneo, organizzato da diversi attori, pubblici e privati che ha coinvolto cittadini e imprese ed ha potuto misurare la partecipazione e l’attaccamento della città a queste due straordinarie architetture. L’iniziativa è partita nel settembre 2012 con il riutilizzo dell’ex Ospedale dei Bastardini, ed ha visto una virtuosa partecipazione tra pubblico e privato. Entrambi hanno trovato nell’uso temporaneo i propri interessi: la Provincia ha ritagliato una vetrina ad hoc per attrarre possibili compratori. Mosca & Partners, privato organizzatore, ha testato con successo, in territorio bolognese, la kermesse fieristica nel centro storico, ritagliandosi così un nuovo campo d’azione. Nel Settembre 2013, “Bologna Water Design”, l’evento-off del Cersaie da loro organizzato, si è ampliato, investendo anche locali e chiostri del complesso di San Procolo. Il complesso monastico ha mostrando la versatilità dei suoi spazi e contribuito ad un crescente successo di partecipazione. L’ex convento di San Procolo si presenta come caso ideale sul quale far partire la sperimentazione.

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Ex convento di San Procolo

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ANAL ISI Storia

Storia

Il complesso conventuale nasce presso un antico luogo di culto dedicato a San Procolo dove si era insediata nel secolo XI una comunità monastica di benedettini. Diviene ben presto uno dei più ricchi ed importanti monasteri di Bologna, anche grazie al suo rapporto con le scuole di diritto. Presso San Procolo ebbe la sua più antica sede l’Universitas degli scolari legisti e presso la chiesa benedettina ebbero sepoltura i maestri di legge Bulgaro e Martino, discepoli di Irnerio. Il convento viene rinnovato e ampliato a partire dal 1550 circa, raggiungendo nel corso del XVI e XVII secolo l’attuale configurazione. Il monastero oltre ad essere centro di riferimento per la cultura Bolognese, divenne anche un importante centro economico per la città. Nel corso delle epoche successive il complesso ha subito diverse modifiche ed adeguamenti connessi alle mutate destinazioni d’uso. Trasformato in caserma per le truppe urbane dopo la soppressione napoleonica del 1796, veniva riconvertito in Ospedale degli Esposti fino all’anno 1860, quindi in sede dell’Asilo di Maternità e successivamente dell’Ospedale della Maternità fino alla dismissione e alla chiusura avvenuta nel 1996.

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ANAL ISI

Architettura e vocazioni d’uso

Architettura e vocazioni d’uso Il convento di San Procolo rappresenta un esempio importante di architettura monastica. Il fatto che sia stato riutilizzato per varie funzioni ha garantito la sua conservazione come complesso unitario nel tempo e questo ci permette di poterne apprezzare la qualità architettonica ancora oggi. Il complesso presenta le caratteristiche tipiche dell’architettura benedettina e monastica in generale. Il piano terra, a forte vocazione collettiva, è organizzato intorno ai chiostri. Questi sono serviti da una spina di distribuzione centrale che collega la Via D’Azeglio agli orti retrostanti e rende indipendenti gli spazi dei chiostri. Si delinea in questo modo la prima caratteristica fondamentale dei complessi monastici ovvero la loro vocazione alla multifunzionalità. Il convento nasce per ospitare le varie funzioni della vita del monaco sull’intero arco della giornata e si configura quindi, sin dalle origini, come un contenitore unitario in grado di tenere insieme e organizzare funzioni indipendenti e sinergiche tra loro. Un’architettura flessibile ma complessa, con una sinergia tra le parti che si dilata “ per coinvolgere non soltanto gli “spazi architettonici chiusi”, ma lo spazio urbanistico che l’organismo tipologico inviluppa e complessivamente riverbera all’esterno” (Cervellati, 1977).

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Ex convento di San Procolo

A piano terra si svolgevano le funzioni collettive organizzate intorno ai chiostri e servite dagli spazi di deambulazione che creano una scansione spaziale molto interessante che vede lo spazio di deambulazione come elemento filtro tra l’interno e l’esterno. Molti degli ambienti caratteristici del piano terra sono ancora leggibili in San Procolo: il refettorio, la sagrestia e la piccola cappella per le preghiere collettive, la sala capitolare e gli ambienti di minor pregio che dovevano con molta probabilità ospitare i laboratori, la farmacia, l’erboristeria e le stalle. Il primo piano presenta una vocazione più privata e raccolta ed è organizzato intorno al sistema distributivo delle maniche che servono le celle. Questo sistema è ancora ben leggibile oggi seppur la scansione delle celle sia stata spesso alterata nel periodo dell’ospedale. Altra caratteristica fondamentale è la presenza della corte di servizio. A differenza degli altri chiostri, frutto di un architettura unitaria che presenta le caratteristiche formali e d’immagine del periodo in cui è stata concepita e realizzata, la corte di servizio nasce e si sviluppa nel tempo per superfetazione continua. Tale processo di aggiunta fa si che sia impossibile risalire ad una lettura unitaria di questo spazio e proprio per questo motivo le maggiori manomissioni si sono concentrate in questo ambiente. A differenza delle altre parti, in cui le superfetazioni riscontrate sono molto leggere e quasi

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ANAL ISI

Architettura e vocazioni d’uso

mai vanno ad intaccare la struttura originaria, nella corte di servizio di San Procolo il sistema strutturale è stato fortemente manomesso soprattutto nel periodo dell’ospedale che ha visto in questa corte una zona di espansione incontrollata. Da una prima accurata analisi dunque il complesso di San Procolo risulta in buono stato di conservazione per i sistemi monumentali più importanti (i tre chiostri e le maniche) mentre diversa è la situazione della corte di servizio dove sono presenti manomissioni importanti che vanno a limitare la lettura delle spazialità originali. E‘ evidente dunque la necessità di un diverso approccio progettuale da tenere nei vari ambienti. Questa differenza si nota anche internamente, ed è confermata dalla ricerca archivistica fino ad oggi mai svolta. (vedi scheda tecnica) Non sorprende che la stessa Soprintendenza ai Beni Architettonici, nei vari decreti di vincolo e alienazione non citi neanche una volta la corte di servizio, andando però ad apporre un vincolo di interesse storico-architettonico indistintamente a tutto il fabbricato.

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ANAL ISI

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SISTEMA DIDI PARTI SISTEMA PARTI INDIPENDENTI INDIPENDENTI

PARTI NTI

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MIX FUNZIONALE MIX FUNZIONALE

MIX FUNZIONALE MIX FUNZIONALE

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CHIOSTRO DEL REFETTORIO

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CHIOSTRO DELLA SAGRESTIA

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CHIOSTRO DEL CAPITOLO

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ANAL ISI

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CORTE DI SERVIZIO

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MANICA MONUMENTALE E CELLE

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ANAL ISI

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La sezione appunti precede la parte di progetto e non vuole in nessun modo porsi come trattazione completa dei temi enunciati. Si tratta piÚ che altro di appunti presi durante la preparazione del lavoro e si è deciso di inserirli poichè rispecchiano fortemente l’attegiamento tenuto in fase progettuale.

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APPUNT I

Riciclare città: appunti per una nuova forma di riuso

Riciclare città:

appunti per una nuova forma di riuso Più si riuscirà a mantenere invariata la struttura originaria più facile sarà riscriverla di volta in volta, prefigurando per queste architetture un continuo aggiornamento, un continuo passaggio di fase che possa scongiurare la pericolosissima situazione di stallo in cui versano oggi. D’altronde il riuso è una pratica antica che ha in moti casi assicurato la trasmissione fino ai giorni nostri della maggior parte dei resti antichi. Si badi che non si sta parlando di conservazione della pura architettura bensì della capacità delle società, avvicendatesi nel tempo, di riutilizzare gli edifici del passato preservando in questo modo non solo gli aspetti materiali ma soprattutto i caratteri simbolici. La pratica del riuso diventa così molto interessante e si configura come strumento in grado di preservare nel tempo l’architettura. Non si tratta tuttavia di una pratica solo architettonica e anzi forse per apprezzarne la forza e le potenzialità sono utili dei paralleli con il mondo dell’arte. E’ in questo campo che si sono prodotti i riusi critici più interessanti, capaci di sprigionare un’enorme forza creativa. Basti pensare alla “Gioconda coi baffi” di Duchamp o alle lattine Campbell di Warhol. Ma il

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riuso non è sempre stato un atto critico bensi a volte frutto di semplice necessità, e ha scaturito in questi casi risultati sorprendenti. E‘ il caso dei dischi di musica “occidentale” stampati su vecchie radiografie nella Russia degli anni 60 e 70 dove la musica jazz e rock che veniva da occidente era proibita. Per superare il divieto i russi avevano inventato un meccanismo semplice ed efficace trasportando le macchine per stampare i vinili negli ospedali e stampando su vecchie radiografie, con il risultato sorprendente di avere i dischi dei Rolling Stones o di Jimi Hendrix sovrascritti a lastre di crani spaccati e ossa artritiche. Dunque l’esempio di un riuso che involontariamente produce un’opera d’ arte a più livelli. Il riuso appare quindi come una pratica in grado di tenere insieme memoria e innovazione radicale, una “specie di forma omeopatica della modernità, capace di assorbire il passato, il contesto, le identità preesistenti senza imitarle e senza lasciarsene sopraffare”.

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APPUNT I

Riciclare città: appunti per una nuova forma di riuso

Il riuso in architettura Numerosi sono gli esempi di riuso in architettura. Fin troppo ovvia è la citazione del Palazzo di Diocleziano a Spalato, divenuto centro cittadino dopo essere stato a lungo una reggia fortificata. Stessa sorte è toccata alle arene di Arles e Nimes e ancor più spettacolare è il caso dei grandi recinti sacri di Giove a Baalbeck e di Baal a Palmira, scampati alla caduta della città cui appartenevano poiché invasi nei secoli da villaggi che tra le mura possenti e dentro i templi scoperchiati hanno ricavato piazze e spazi simbolici. Il riuso non ha riguardato esclusivamente edifici o luoghi di rappresentanza ma è riuscito a volte a trovare nuovo significato ad architetture specialistiche. E’ il caso di alcuni brandelli di acquedotti romani che pur perdendo in molti casi ogni funzione idraulica, sono entrati a far parte dell’immagine del paesaggio, assumendo una funzione identitaria fondamentale. Molto interessante è il caso di Pont du Gard in Provenza, un ponte costruito ai piedi di un maestoso acquedotto romano. Qui la nuova funzione ha permesso la manutenzione continua del bene assicurandone la persistenza

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nel tempo. Analogo è il caso di alcune strade romane, in particolare per la Via Recta di Damasco o la strada colonnata di Aleppo che, una volta coperta, si trasforma in uno dei più affascinanti suq del Medio Oriente. Queste sono solo alcune delle tante esperienze tratte “da epoche in cui l’ammirazione per il passato non portava ancora all’imbalsamazione delle sue testimonianze”. Questa pratica non si interrompe con il consolidamento del mondo moderno, basti pensare a come “palazzi, castelli o complessi religiosi, abbiano offerto una “prima accoglienza”, nel corso del XIX secolo, ai musei, alle scuole, agli ospedali, ai municipi che hanno contribuito alla creazione di una nuova immagine della città”. O ancora alle tante infrastrutture militari dell’arco alpino che sono state riutilizzate come rifugi, sentieri, percorsi diventando gli avamposti di un rilancio economico basato sul turismo.

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APPUNT I

Riciclare città: appunti per una nuova forma di riuso

Sebbene sia più visibile nei tempi lunghi dell’antichità, la pratica del riuso è stata intrapresa anche nella contemporaneità. Il progetto per la scuola le Fresnoy di Bernard Tschumi rappresenta un’esperienza di riuso molto lucida e molto interessane da analizzare per capire le logiche che dovrebbero sottendere a questa pratica. Le Fresnoy è un centro per le arti multimediali realizzato in un luogo in cui insistono gli edifici di un vecchio centro ricreativo degli anni venti. Per far spazio alla nuova costruzione si prevedeva di demolire le strutture esistenti; la decisione di Tschumi di conservare i vecchi manufatti è legata alle eccezionali dimensioni degli spazi, tali da non essere ricostruiti con il budget a disposizione. L’obiettivo dunque diventa quello di sviluppare un nuovo modello di centro combinando vecchio e nuovo, sviluppo e produzione, pratica artistica ed esposizione pubblica. Per preservare gli edifici esistenti, il progetto li ripara con una nuova grande copertura ultra-tecnologica che contiene tutte le canalizzazioni necessarie alla climatizzazione. Come involucri tecnicamente autonomi, i nuovi

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servizi sono ospitati nei volumi esistenti, rendendo così possibile immettere nuovi spazi fluidi. Le diverse aree comprendono spazi espositivi, servizi per la produzione artistica, una biblioteca, un cinema, un ristorante e appartamenti per studenti, che rendono il vecchio complesso un luogo di spettacolo. Altro approccio interessante è quello tenuto dai progettisti francesi Lacaton&Vassal per il progetto di recupero del Palais de Tokyo come nuovo museo di arte contemporanea a Parigi. La proposta prevede di spostare l’attenzione dal contenitore, il palazzo da recuperare, al contento. Il contenitore viene visto come un grande vuoto da ricolonizzare e per far questo vengono realizzate solo le opere di adeguamento quali scale, servizi e collegamenti necessari a rendere fruibile l’edificio. Il resto del budget sarà speso nell’organizzazione delle mostre, lasciando che sia l’arte contemporanea a ridisegnare lo spazio. L’architettura storica diventa dunque la struttura per l’improvvisazione rendendo il nuovo Palais de Tokyo uno dei luoghi di sperimentazione artistica più all’avanguardia in Europa. Le esperienze analizzate gettano una nuova luce

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APPUNT I

Riciclare città: appunti per una nuova forma di riuso

sulla pratica del riuso e delineano un approccio molto interessante da applicare sull’architettura storica. In tutti i casi analizzati le tracce del passato sono state riutilizzate e reinterpretate per soddisfare esigenze contestuali al periodo in cui si attua il riuso. Questo è stato fatto in molti casi utilizzando un intervento architettonico parassitario, qualcosa di nuovo, quasi sempre un’aggiunta rispettosa e indipendente che ha permesso il nuovo utilizzo. Da notare inoltre che l’aspetto economico è spesso il motore di questo tipo di approccio. Si tratta di applicare all’architettura una filosofia tipica delle economie di sussistenza “abituate ad immaginare la continua trasformazione e adattamento nel tempo di ogni modesta risorsa”. Solo in questo modo non ci sarà mai declino per l’architettura storica.

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Precisione vs Indeterminatezza Progettare. Una nuova sensibilità per portare l’indeterminato e il non risolto nel progetto. RiRi-utilizzare, ri-occupare, ri-abitare spazi luoghi e architetture. Una nuova attitudine modifica dall’interno realtà fortemente consolidate dove solo l’inerzia sembra prevalere. Fascia grigia. Tra il non più e il non ancora, aspettiamo, aspettiamo, a s p e t t i a m o “Pensare i limiti come uno spessore non come un tratto” Temporaneo [in difesa dei valori della temporaneità], il temporaneo è immediato, fluido, leggero, economico e irriverente. Innesca processi a lungo termine, accende scenari e provoca visioni. Il temporaneo sollecita la realtà, la spinge alla trasformazione. Il progetto come un non finito, sbozzato (solo accennato) e pronto a scartare, prendere altre strade altre direzioni impreviste. Il non finito come ricchezza. L’architettura del non finito è in continua trasformazione. Il miglior progetto è quello capace di controllare l’imperfezione e tramite questa produrre continui aggiustamenti.

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APPUNT I

Precisione vs Indeterminatezza

In situazioni statiche e bloccate c’è bisogno dell’ altro. Altre strade, altri attori, altri processi, altri modi. il progetto è una struttura aperta, capace di accogliere l’imprevisto. E’ il luogo dell’invenzione possibile, della situazione attiva. “L’evoluzione di un sistema in condizioni di dipendenza biologica non obbedisce a un programma o a un calendario prefissato, ma alle necessità di adattamento all’ambiente”. “La priorità di un sistema biologico non è ottenere un risultato ma organizzare per se delle possibilità d’esistenza” “L’incostanza dei sistemi biologici è una garanzia di resistenza nel tempo” “L’evoluzione costante presenta rischi di crisi; l’evoluzione incostante si dispiega senza soluzione di continuità, attraverso recuperi successivi”. Tempo abbandonare definitivamente e radicalmente l’idea di eternità. Architettura in continua mutazione ed evoluzione, come un paesaggio. Il paesaggio è intelligente. Il paesaggio è predisposto a reinventarsi costantemente. Rischio il progetto deve correre il rischio di ascoltare la realtà. Dallo strumento al dispositivo. lo strumento è autoreferenziale, codificato. Utilizzare nuovi dispositivi per leggere e interpretare la realtà e nuovi dispositivi per gestire il processo. Il dispositivo genera reti e innesca nuovi scenari.

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Improvvisazione come tattica Il progetto come continuo e rigoroso esercizio per imparare ad improvvisare meglio, con rapidità e precisione. Interessi non bisogni Analisi e valutazione degli interessi in campo come parte fondamentale del progetto. Non si tratta di bisogni o desideri ma di interessi che possono convergere (gli interessi) sul progetto e trovare sintesi in esso (nel progetto). Gli interessi in una città non sono solo economici, ci sono interessi culturali, interessi sociali, interessi politici e via dicendo. Il progetto come risultato del gioco di connessioni che si instaurano (o potrebbero instaurarsi) tra gli interessi e le energie presenti nel luogo in cui il progetto si inserisce. Adattabilità non flessibilità adattabilità come la capacità di una struttura aperta di adattarsi al cambiamento. opposto di adattabile è flessibile, quando prevediamo il futuro. “basta smontare quel pannello”. tanto poi il pannello non lo smonta nessuno. La flessibilità è ingombrante e non ammette l’imprevisto: è paradossalmente la soluzione più rigida. Precisione precisione come naturale conseguenza dell’adattabilità. Il progetto come struttura aperta e processo in divenire evolve per aggiunte, per continui aggiornamenti.

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APPUNT I

Precisione vs Indeterminatezza

Un approccio artigiano al progetto permette di superare l’ostacolo per tentativi incrementali. Ogni tentativo produce ricchezza ed esperienza. Basta partire subito. Partiamo!

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ST RAT EGIA

Per far si che si giunga al riuso del convento in tutte le sue parti, si deve mettere in campo una strategia complessa ed efficace, che dovrà essere capace di disegnare lo scenario nel quale inserire la valorizzazione del convento. Si tratta di immaginare delle nuove reti relazionali per il convento di San Procolo che possa in questo modo tornare a ricoprire il ruolo di motore della trasformazione urbana. La crisi economica perdurante ha fortemente rallentato i processi di trasformazione della città ma nelle situazioni di crisi, come quella odierna, spesso si generano dei modi di agire nuovi, si trovano opportunità dove prima non si osava cercare. Nascono così dei nuovi dispositivi urbani materiali o impalpabili. Una nuvola di fatti, più o meno silenziosi, alcuni istituzionalizzati altri innescati dal basso e ancora non riconosciuti ci restituisce l’immagine di una città che sta trovando strade altre. La crisi può limitare le risorse ma difficilmente può eliminare i bisogni che anzi si acuiscono e sfociano in nuove forme di risposta.

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Bolognina

San Donato

Bologna Fiere

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Malpighi

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ST RAT EGIA Eataly F.I.CO.

San Vitale

riuso temporaneo

BOLOGNA FIERE 28 manifestazioni all’anno espositori 2011: 13.337 visitatori professionali 2011: 1.715.304

Bologna Water Design 2012 - 2013 Cersaie ex Ospedale degli Innocenti ex Convento di San Procolo

Artcity Bologna 2013 - 2014 Artefiera gallerie e luoghi d’arte centro storico

EATALY F.I.CO. progetto, apertura 2015 80.000 mq 6.000.000 visitatori previsti all’anno

possibilità di utilizzo strumento riattivazioni per lanci promozionali

COESIA GROUP progetto, apertura 2015 80.000 mq 6.000.000 visitatori previsti all’anno

Foto / Industria 2013 Biennale di fotografia industriale palazzi del centro storico

occupazione attiva occupazione terminata

PLANIMETRIE CULTURALI

Mazzini

associazione di cittadini attiva dal 2004 con il programma di “bonifiche culturali” di luoghi abbandonati

GRUPPI SPONTANEI

Senza Filtro occupazione e gestione degli spazi abbandonati in accordo con la pubblica amministrazione, il proprietario e il quartiere

Occupazioni illegali di edifici e spazi abbandonati per diversi motivi: -protesta -carenza abitazioni -carenza spazi aggregativi

restauro

CARISBO fondazione bancaria

RIATTIVAZIONE

occupazione attiva occupazione terminata

Genus Bononiae percorso culturale, artistico e museale articolato in edifici nel centro storico restaurati e recuperati

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ST RAT EGIA

Nuovi dispositivi urbani

Nuovi dispositivi urbani la cura degli spazi abbandonati

Nella storia bolognese ci sono diverse esperienze di occupazione illegale di spazi abbandonati, per lo più legate al mondo della protesta giovanile e della cultura underground. Da un analisi della situazione si evince però un mutamento nel tempo di queste forme di occupazione temporanea di spazi abbandonati. Si potrebbe dividere la storia in tre capitoli. Il primo si svolge tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli 80. In Italia e anche a Bologna siamo in un periodo di forte protesta da parte di gruppi politici autonomi e collettivi studenteschi. In questo periodo le occupazioni illegali degli spazi abbandonati si concentrano per lo più in centro storico. Il secondo capitolo è ambientato negli anni 90 e vede la nascita dei centri sociali autogestiti. Queste occupazioni sono profondamente diverse da quelle degli anni 70 per vari motivi: sparisce la matrice politico-ideologica e il minimo comune denominatore diventa uno stile di vita radicalmente alternativo e la sperimentazione musicale; i luoghi occupati non sono più in centro storico ma nella prima cerchia di periferia all’interno di fabbriche dismesse. I centri sociali diventano vere e proprie comunità che ospitano studenti, gruppi di giovani alternativi e gruppi di immigrati che trovano un primo appoggio in questi luoghi. Nei primi anni del 2000 si assiste ad una dura repressione di queste realtà, ad opera principalmente della giunta Cofferati, volta a debellare fenomeni di degrado sociale e microcriminalità.

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Nuovi dispositivi urbani

L’ultimo capitolo di questa storia è ancora in corso di scrittura e vede delle importanti evoluzioni dal lato delle istituzioni ma soprattutto da parte degli occupanti che perseguono obiettivi di rigenerazione delle aree dismesse. In alcuni casi queste realtà vengono appoggiate dalle istituzioni e riconosciute come forma di presidio e cura delle aree abbandonate. E’ il caso dell’associazione Planimetrie Culturali, attiva a Bologna dal 2005, che ha come obiettivo quello di rigenerare temporaneamente aree dismesse attraverso azioni definite “bonifiche culturali”. Ad oggi l’associazione sta gestendo lo spazio Senza Filtro - Centro di smistamento delle arti differenti, un vero e proprio centro culturale indipendente che occupa una superficie di 12.000 mq in via Stalingrado e offre spazi per lo sport, la musica, il teatro e la danza. L’aspetto innovativo di questa esperienza sta nella bravura di Planimetrie Culturali nel gestire il processo e nel porsi come vera e propria risorsa per l’amministrazione, il quartiere e il proprietario dello stabile sfitto. La loro azione infatti assicura un costante presidio del luogo che potrebbe altrimenti essere investito da fenomeni di degrado sociale. Questa esperienza delinea un nuovo modo di agire che si basa sulla sussidiarietà. La pubblica amministrazione o i proprietari degli immobili sfitti, non riuscendo in alcun modo a valorizzarli in questo momento di crisi, si appoggiano a dei soggetti terzi che si occupano della gestione ricevendo in cambio spazi a canoni di affitto molto bassi garantendo, però, presidio e manutenzione dei luoghi.

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ST RAT EGIA

Nuovi dispositivi urbani

C’è poi un’altra realtà molto interessante e molto recente che riguarda il riuso temporaneo di alcuni edifici del centro storico. Questo fenomeno nel settembre del 2013 ha coinvolto anche l’ex convento di San Procolo all’interno del quale è stata organizzata la terza edizione di Bologna Water Design (vedi scheda tecnica), evento off del Cersaie, una delle esposizioni di punta del quartiere fieristico bolognese. Questa realtà è stata analizzata in profondità e si è rivelata come opportunità da perseguire, in grado di innescare reti di rapporti altamente strategici per il recupero del convento, prefigurando tra l’altro uno scenario estendibile all’intero sistema dei conventi. I dati delle tre edizioni ci dicono infatti che il fenomeno è in crescita e che l’ente Fiera comincia a scorgere una grande opportunità dietro a queste pratiche che le permettono di innovare il format di esposizione garantendo un maggior rapporto con la città e con il suo centro storico. La Fiera d’altronde non è l’unico attore che ha intrapreso questo tipo di percorso. Sempre nel 2013, nel mese di ottobre, il gruppo Coesia, un gruppo di aziende con base a Bologna, ha organizzato una biennale di fotografia proprio all’interno di alcuni palazzi del centro storico. Sembra delinearsi dunque un’ atteggiamento ben preciso, che si è tenuto sia nel caso portato avanti dall’ente fiera sia in questo: si riconosce agli immobili del centro storico, ancor meglio se abbandonati e chiusi da tempo alla cittadinanza, un forte potere simbolico. Per questi gruppi e non solo per loro, anche la Pubblica Amministrazione comincia a rendersene conto, riaprire temporaneamente un edificio dismesso in centro storico porta grandissimo consenso e visibilità.

L’aspetto innovativo della proposta sta nel considerare strategici questi fenomeni. Nel saperli ascoltare, nel cercare di capirne le logiche per cercare di intercettare tutte le forze potenziali che potrebbero essere coinvolte nel processo di valorizzazione del bene.

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C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

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ST RAT EGIA

Uno sviluppo per fasi

Sviluppo per fasi

riattivazione e valorizzazione

La strategia messa in campo si divide in due fasi: la fase di riattivazione che noi chiameremo fase zero e la fase di valorizzazione che chiameremo fase uno. Le due fasi sono fortemente legate e anzi si potrebbe dire che dalla buona gestione della fase zero dipenda l’esito della fase uno. La congiuntura economica attuale impone delle strategie di recupero innovative. E soprattutto dei dispositivi che sappiano lavorare anche in una situazione di stallo come quella odierna. Molti conventi in questo momento sono un peso per chi li possiede, soggetti pubblici o privati che siano. Non producono reddito e sono soggetti ad un degrado fisico causato dall’abbandono e dall’incuria. Occorre trovare uno strumento per governare questa fase di stasi e utilizzarla a vantaggio dell’operazione. La crisi attuale ha prodotto un allungamento della fase di transizione, quella fase in cui l’edificio si trova tra il “non più” e il “non ancora”, chiuso al pubblico e in attesa di una valorizzazione. Tutto ciò ci spinge a considerare la fase di transizione non più solo come una linea ma come un intervallo di tempo a se stante nel quale dover investire. Dunque si ritiene strategico ipotizzare una fase di riattivazione del bene che possa partire subito, in attesa che una migliore congiuntura economica permetta la valorizzazione vera e propria.

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FASE ZERO

FASE UNO

GESTIONE

GESTIONE

RIATTIVAZIONE

VALORIZZAZIONE

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STRUMENTI

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FASE ZERO

USO TEMPORANEO

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manutenzione consenso

PROGETTO

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FASE UNO


ST RAT EGIA

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Uno sviluppo per fasi

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E ANEO

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Fase zero. riattivazione

Fase zero riattivazione

La fase di riattivazione acquista una straordinaria importanza strategica. Sarà necessario curare scrupolosamente questa fase transitoria e delicata per farla fruttare al massimo. Il progettista in questa fase assume un ruolo fondamentale: è chiamato a progettare il processo. Si occuperà della gestione di questo momento cercando di creare e inventare il maggior numero di connessioni possibili tra soggetti che potrebbero essere interessati all’investimento. Si possono usare vari programmi che vanno dagli eventi, alle mostre ai congressi. Tutto deve essere curato con l’intento di far scoprire la qualità e le potenzialità del bene, prefigurando le sinergie che un domani potrebbero attivarlo definitivamente e gestirlo. Si tratta di una fase molto fluida ed imprevedibile e trae la sua forza proprio da questi aspetti. L’architettura di riappropriazione è mantenuta sul minimo necessario, gli investimenti sono bassi e molto flessibili. L’architettura del passato diventa maestosa scenografia per un flusso di nuove potenzialità che un giorno, presto o tardi, si formalizzeranno in un progetto stabile. Quello che conta in questa fase è non pensare troppo all’obiettivo futuro rischiando di sottovalutare il presente. Si deve essere aperti a tutte le opportunità, con la convinzione che più il bene sarà aperto alla comunità, di fruitori e possibili investitori, maggiore sarà le possibilità e la qualità del recupero. Per far questo bisogna saper guardare con occhi diversi alla fase temporanea e smettere di considerarla semplicemente come il lasso di tempo d’attesa tra ciò che era ieri e ciò che sarà domani. Que-

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Ex convento di San Procolo

sta finestra temporale caratterizzata da incertezza e indecisione si è ormai dilatata a tal punto da dover essere considerata come un intervallo a se stante sul quale investire. Viene in mente un parallelo con il mondo dell’educazione per cercare una metafora che possa esprimere meglio tale concetto. In questo campo la concezione dell’infanzia sta molto cambiando, si tenta di capirne le logiche smettendo di analizzarle con gli occhi dell’adulto. Il bambino viene considerato tale e non uomo in potenza. Questo comporta un cambio radicale di prospettiva che permette di capire le logiche intrinseche dell’infanzia e di valorizzarle al massimo con l’educazione. L’infanzia è considerata dunque come una fase a se stante e non solo come la fase di preparazione alla fase adulta. Stesso atteggiamento dovrebbe tenersi nei confronti dei beni pubblici dismessi per valorizzare al massimo la fase di uso temporaneo della quale, in questa congiuntura economica, spesso non vediamo la fine. Lo strumento utilizzato è quello dell’uso temporaneo che prevede investimenti molto bassi e discreti ritorni economici. In questa fase si devono applicare alla città e all’architettura le regole del paesaggio. Il paesaggio è resiliente, sa invecchiare e rigenerarsi continuamente. Dunque gli spazi devono essere attrezzati per poter accogliere il maggior numero di eventi possibili, il convento deve essere trasformato in un organismo resiliente capace di accogliere il cambiamento e di tradurlo in ricchezza. Gli attori coinvolti in questa fase possono essere sintetizzati secondo il seguente schema: da una parte i proprietari degli immobili da valorizzare, dall’altra uno o più soggetti alla ricerca di spazi in centro storico e nel mezzo una

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ST RAT EGIA

Fase zero. riattivazione

figura che faccia da tramite tra gli attori, facendo incontrare i loro interessi e curando l’architettura e la gestione dell’uso temporaneo. La fase appena descritta risulta fondamentale in una situazione di crisi economica come quella attuale con benefici importanti per i proprietari sia pubblici che privati. Dall’affitto temporaneo degli spazi si possono recuperare quei soldi utili alla manutenzione continua del bene, limitandone così il decadimento ; inoltre il presidio, più o meno stabile, dei luoghi abbandonati scongiura atti di occupazione e vandalismo. In ultimo, riaprire e tenere aperti questi luoghi, vuol dire tenerli attivi nell’immaginario collettivo della città permettendo che si crei un forte movimento di partecipazione e di condivisione dietro al progetto di recupero, utile e fondamentale nella ricerca degli investitori e che in qualche modo può garantire la riuscita del progetto in termini di utilizzo futuro da parte dei cittadini e degli utenti. Per non parlare poi della grande operazione di consenso e di immagine che potrebbe mettere in atto una pubblica amministrazione che decidesse di riaprire i suoi “tesori nascosti” periodicamente, permettendo alla città di riscoprirli e di riappropriarsene in quanto beni pubblici. Inoltre questo approccio garantisce la possibilità di creare nuove economie a margine dell’operazione. La gestione dell’uso temporaneo richiede la presenza di nuove figure professionali dotatate di forte interdisciplinarietà e capaci di mediare su tutti i campi del processo.

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CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

S PAZIO PUBBLIC O lo spazio pubblico viene usato come elemento connettivo

R I- CO N NE TTER E una spina di distribuzione centrale serve i quattro chiostri e collega la città al nuovo giardino urbano riconquistato.

N UO V E P IA ZZE le funzioni si organizzano intorno ai chiostri. La morfologia conventuale permette di avere spazi indipendenti e con forte identità. Lo spazio pubblico ricolonizza il convento regalando alla città quattro nuove piazze.

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l’intervento di valorizzazione ipotizza un mix funzionale, sintesi delle vocazioni d’uso degli spazi e degli interessi odierni. Si tratta di funzioni stabili, housing sociale, e di funzioni che possono ruotare. Le funzioni ipotizzate sono pensate in sinergia tra loro capaci quindi di influensarsi positivamente.


ST RAT EGIA

Fase uno. valorizzazione

Fase uno

valorizzazione

La fase uno potrà essere avviata nel momento in cui si saranno raccolti tutti gli investitori necessari a far partire il progetto di valorizzazione. Questa fase porterà al riuso complessivo del convento che ospiterà funzioni congrue con le vocazioni d’uso degli spazi. Dunque si ipotizza un mix funzionale che è sintesi dell’analisi delle vocazioni d’uso e dell’analisi delle necessità odierne riscontrate in città. In questa fase si sono analizzate le possibili funzioni dividendole in funzioni stabili e funzioni che possono cambiare nel tempo. In questo modo si dovrebbe scongiurare la pericolosa fase di stallo in cui versa il complesso oggi. La funzione stabile ipotizzata è l’housing sociale, una funzione a “struttura aperta” che per sua natura è molto legata alle reti sociali e dovrebbe saper evolvere con esse. Le altre funzioni potranno invece ruotare nel tempo sempre però rispettando le vocazioni d’uso e dunque sfruttando al massimo le potenzialità offerte dall’architettura conventuale senza lasciare traccia evidente della loro permanenza nel convento. Come detto in precedenza il mix funzionale ipotizzato rispecchia la vocazione d’uso degli spazi. Lo spazio a piano terra, un tempo spazio della condivisione dove i monaci svolgevano le funzioni collettive, viene reinterpretato generando un nuovo sistema di piazze urbane nel quale lo spazio pubblico si pone come elemento connettivo tra la città e il parco interno. La spina di distribuzione centrale

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permette di rendere i chiostri indipendenti e di caratterizzarli con funzioni differenti: il chiostro del capitolo ospiterà un ristorante; il chiostro del refettorio avrà prevalentemente funzioni commerciali, mentre quello della sagrestia, più raccolto, ospiterà uffici e spazi del lavoro. Il cortile di servizio sarà ricolonizzato dalle residenze dell’housing sociale.A questo piano sono presenti anche il refettorio, riutilizzato come grande sala conferenza per congressi e la cappella che diventerà sala riunioni e conferenza per gli uffici. Al piano superiore si è scelta la funzione dell’albergo per riutilizzare il sistema monumentale delle maniche mentre gli altri spazi ospitano uffici e residenze. Il mix funzionale scelto rispecchia le necessità della Bologna di oggi ed è stato calibrato per offrire una serie di funzioni che possano entrare in sinergia tra loro influenzandosi positivamente. La fase di valorizzazione è gestita tramite uno strumento economico-finanziario in grado di tenere insieme il soggetto pubblico e i soggetti privati, prefigurando uno scenario di partenariato considerato fondamentale per la buona riuscita dell’operazione. Lo strumento ipotizzato è quello del fondo immobiliare ad apporto pubblico – privato, con durata ventennale, capace di produrre un rendimento minimo che richiami investitori istituzionali. In questo modo l’operazione, portata avanti in primo piano dall’amministrazione pubblica, riuscirebbe ad assumere quei caratteri imprenditoriali tipici dell’investimento privato, e tanto auspicati per una nuova ge-

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ST RAT EGIA

Fase uno. valorizzazione

stione delle risorse pubbliche in grado di generare risposte politico sociali. Più si riuscirà a mantenere invariata la struttura originaria più facile sarà riscriverla di volta in volta, prefigurando per queste architetture un continuo aggiornamento in grado di scongiurare la situazione di stallo in cui versano oggi. Ci aspettiamo in questo modo di contrastare e arginare quell’usura che sta caratterizzando questi luoghi. Un’ usura non solo degli usi, più facilmente sostituibili, ma soprattutto dei significati e dei valori che questi luoghi possono e devono continuare a trasmettere.

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PROGET TO

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PROGET TO

Ri-vivere: uso temporaneo

Uso temporaneo progettare l’incertezza

La sperimentazione sull’uso temporaneo nasce da un’esperienza fatta sul campo che ci ha permesso di ricostruire l’architettura organizzativa e di gestione di tale pratica. L’opportunità si è presentata in maniera fortuita nel settembre del 2013 in occasione dell’evento Bologna Water Design 2013 (vedi scheda tecnica) che ha coinvolto l’Ex ospedale dei Bastardini e solo in parte l’Ex Convento di San Procolo. Oltre a permetterci di ricostruire l’iter organizzativo e fornirci un profilo degli attori coinvolti, informazioni sulle quali è stata costruita la sperimentazione, l’esperienza di BWD 2013 ha messo in luce la grande potenzialità del riuso temporaneo di edifici storici del centro storico. Come detto in precedenza, il ruolo simbolico e identitatario che questi edifici ricoprono assicura una grande partecipazione della collettività e dei media e riesce a catalizzare gli interessi dei molti attori coinvolti. Per il periodo di riattivazione, l’edificio si è trasformato in una grande vetrina partecipata. L’evento è stato organizzato da una società milanese, MoscaPartners, che è riuscita a far incontrare gli interessi della pubblica amministrazione, proprietaria dei Bastardini, di Romano Volta, proprietario di San Procolo e dell’ente Fiera, impegnato in quei giorni ad ospitare l’annuale appuntamento del Cersaie. La logica di gestione è quella fieristica: MoscaPartners prende in affitto gli edifici per un periodo sufficiente ad allestirli poi affitta i singoli ambienti alle aziende interessate che istallano i propri stand.

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Abbandono

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PROGET TO

Ri-vivere: uso temporaneo

Ri-utilizzo

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Abbandono

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PROGET TO

Ri-vivere: uso temporaneo

Ri-utilizzo

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Abbandono

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Ri-vivere: uso temporaneo

Ri-utilizzo

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PROGET TO

Ri-vivere: uso temporaneo

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costi ricavi flessibilità reversibilità presidio consenso visibilità

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POTENZILITA’

CONTEMPORANEITA’ il sistema dei chiostri indipendenti consente l’organizzazione di più eventi in contemporanea

CHIOSTRI

METEO la varietà degli spazi conventuali chiusi, coperti e scoperti permette l’utilizzo in qualsiasi condizione metereologica

SICUREZZA il chiostro è facilmente raggiungibile in caso di incendio.

MANICHE

ESPOSITIVO il sistema manica-cella soddisfa perfettamente esigenze di tipo espositivo

STRATEGIA

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PROGET TO

Ri-vivere: uso temporaneo

Analizzando questo iter appare chiara la potenzialità offerta dall’architettura conventuale nell’ospitare questo genere di iniziative: la distribuzione su chiostri indipendenti assicura la possibilità di poter organizzare eventi in contemporanea senza che questi vadano ad influensarsi vicendevolmente; gli spazi di deambulazione dei chiostri assicurano spazi coperti dove ripararsi in caso di pioggia; i molti ambienti frammentati permettono di dare ospitalità a numerose attori; lo spazio delle maniche si presta perfettamente per un utilizzo di tipo espositivo. Se a livello morfologico distributivo non si riscontrano grandi problemi, diversa è la questione di attrezzabilità degli spazi del convento. L’esperienza BWD 2013 ha messo in luce anche i maggiori punti critici e quegli aspetti da migliorare. I problemi maggiori si presentano nel momento i cui gli spazi devono ricevere le minime dotazioni per ospitare gli stand, nello specifico gli impianti elettrici. Non si può nascondere che questo tipo di utilizzo, caratterizzato da tempi molto limitati e serrati per l’organizzazione, espone l’architettura storica a rischi di manomissione e degrado. Lo sforzo progettuale da compiere in questo senso è dotare il convento di una infrastruttura minima che permetta di consegnare il complesso pronto all’uso, evitando in questo modo qualsiasi tipo

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RI-VIVERE

USO TEMPORANEO

Bologna Water Design 2013

RIATTIVAZIONE FASE ZERO cersaie

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PROGET TO

Ri-vivere: uso temporaneo

di interferenza tra l’architettura storica e i suoi ospiti temporanei. Le spese da sostenere in questo senso sono limitate e prevedendo una riattivazione per parti e spalmata nel tempo, si riuscirà a minimizzarne l’impatto a vantaggio di introiti sempre maggiori. In questo modo l’architettura del convento diventa una sorta di scenografia monumentale, una quinta che fa da sfondo alle istallazioni temporanee dettando con la propria struttura la scansione degli spazi. Fornendo la struttura per l’improvvisazione. L’edificio si comporta come un paesaggio, come un organismo resiliente in grado di accogliere l’imprevisto e tradurlo in ricchezza e il progetto diventa un processo aperto, una sorta di non finito. In questo processo l’architettura del convento viene svelata progressivamente e l’incompiutezza si trasforma in valore aggiunto alla città. Posti i principi dell’architettura di riattivazione siamo in grado di programmare un calendario di eventi che potrebbero colonizzare il convento immaginando l’uso temporaneo come una sorta di disturbo benefico, un onda sonora fatta di accenti e di riverberi, in grado di riportare la vita all’interno di San Procolo.

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MANICHE

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ESPOSITIVO il sistema manica-cella soddisfa perfettamente esigenze di tipodi espositivo convento San

ricolonizzazione per fasi degli spazi conventuali sull’asse via D’Azeglio/orti

Procolo

STRUMENTI

STRATEGIA

SALVAGUARDIA gli spazi vengono attrezzati con allacci e impianti elettrici per poter ricevere gli eventi evitando rischi di manomissione da parte degli occupanti

ricolonizzazione per fasi degli spazi conventuali sull’asse via D’Azeglio/orti

STRUMENTI

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STRUTTURA E IMPROVVISAZIONE l’edificio è pronto all’uso l’architettura storica diventa monumentale scenografia pronta ad accogliere l’uso temporaneo

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gli spazi del convento vengono ricolonizzati e attrezzati per fasi, evento dopo evento. Con questo processo si aumenta lo spazio affitabile e i costi iniziali sono ammortizzati

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SALVAGUARDIA gli spazi vengono attrezzati con allacci e impianti elettrici per poter ricevere gli eventi evitando rischi di manomissione dauso parte temporaneo Ri-vivere: degli occupanti

PROGET TO

STRUTTURA E IMPROVVISAZIONE l’edificio è pronto all’uso l’architettura storica diventa monumentale scenografia pronta ad accogliere l’uso temporaneo

FASE UNO

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2174 mq 3 chiostri 2 sale conferenze 1 bar 20 spazi espositivi

24 % massima

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PROGET TO

Ri-abitare: social housing

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PROGET TO

Ri-abitare: social housing

Social housing la funzione stabile

La funzione dell’housing viene introdotta quale funzione stabile. Sia per un suo beneficio a livello di presidio fisso su tutto l’arco della giornata ma soprattutto per la sua vicinanza alle reti sociali e quindi la sua teorica persistenza e continua evoluzione nel tempo. Diventerebbe dunque una sorta di funzione “cuscinetto”, un presidio fisso in grado di evolvere nel tempo garantendo una continua occupazione del convento. Perché fare social housing in centro storico? La sperimentazione parte da esperienze pregresse portate avanti da alcuni degli attori di rifermento per il social housing in Italia (vedi scheda tecnica) e si inserisce in una tradizione consolidata a Bologna che ha visto il fiorire degli studi sul centro storico di Pierluigi Cervellati e la redazione del Peep del 1974 che prevedeva il recupero dei tessuti del centro storico ad uso rasidenziale ed in particolare residenze sociali.

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PROGET TO

Il progetto architettonico

Vincoli e opportunità progettuali Come detto in precedenza l’housing interessa la corte di servizio. Questa zona del convento presenta un architettura di frammenti, frutto di una logica di continua superfetazione nel tempo e presenta anche le maggiori manomissioni, compiute soprattutto dall’ospedale, ultima funzione ospitata nel convento. Inoltre è l’unica zona che presenta altezze di interpiano non monumentali e quindi consone alla pratica dell’housing. La corte ci presenta una serie di vincoli e una serie di opportunità che diventano lo spunto progettuale principale, in grado di delineare e suggerire la linea da tenere nell’intervento. Da un’attenta lettura dello stato di fatto incrociata con disegni storici si è scoperta, sul lato di via d’Azeglio, la presenza di un loggiato distributivo coperto con volte a crociera. Il loggiato in questione un tempo svolgeva la funzione di distribuzione longitudinale dall’ingresso fino alle cucine e trasversale, costeggiando il cortile scoperto. Oggi la funzione di distribuzione trasversale è fortemente limitata dalla presenza di un blocco a doppio piano addossato al loggiato, costruito nei primi anni del ‘900. Il loggiato è stato dunque imposto come vincolo o invariante di progetto e la superfetazione come opportunità, da demolire per liberare il loggiato, ma da preservare in quanto sagoma e dunque ulteriore volume disponibile.

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CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

V IN C OL I E S T R AT EGIA PROGETTUALE S TATO DI FATTO

PR OGE T T O

il loggiato di distribuzione ha perso la sua funzione originaria ed è coperto dalla superfetazione.

il vincolo imposto dalla facciata monumentale, che p viene aggirato arretrando il filo degli appartamenti. I ad illuminare direttamente tutti gli ambienti interni. la sagoma della superfetazione permette di recuper

la superfetazione viene demolita e sostituita con un blocco vetrato. Un filtro permeabile che ospita i servizi collettivi e permette il collegamento fisico e visivo con lo spazio aperto.

PROGETTO

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SOTTRARRE/ AGGIUNGERE

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il vincolo imposto dalla facciata monumentale, che presenta solo 4 aperture, viene aggirato arretrando il filo degli appartamenti. In questo modo si riescono ad illuminare direttamente tutti gli ambienti interni. la sagoma della superfetazione permette di recuperare il volume sottratto.

il corpo aggiunto è strutturalmente indipendente. Consente la risalita, la distribuzione degli impianti e ospita i sistemi di ombreggiam Si tratta di una struttura reversibile che non intaccala fabbrica storica.

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il vincolo imposto dalla facciata monumentale, che presenta solo 4 aperture, viene aggirato arretrando il filo degli appartamenti. In questo modo si riescono ad illuminare direttamente tutti gli ambienti interni. la sagoma della superfetazione permette di recuperare il volume sottratto.

il corpo aggiunto è strutturalmente indipendente. Consente la risalita, la distribuzione degli impianti e ospita i sistemi di ombreggiamento. Si tratta di una struttura reversibile che non intaccala fabbrica storica.

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il corpo aggiunto è strutturalmente indipendente. Consente la risalita, la distribuzione degli impianti e ospita i sistemi di ombreggiamento. Si tratta di una struttura reversibile che non intaccala fabbrica storica.

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SOT TRARRE/ AGG I UNGERE

L IBERARE

Il loggiato è imposto come elemento da mantenere e valorizzare. La superfetazione viene demolita, e il suo ingombro diventa il limite del nuovo intervento.

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PROGET TO

Il progetto architettonico

Altro vincolo importante è dato dalla facciata monumentale di via D’Azeglio. A differenza della facciata di via Tovaglie, fortemente manomessa nel tempo e resa molto permeabile, la facciata monumentale presenta solo 4 aperture per piano limitando molto la possibilità di affaccio e illuminazione. In questo caso si è aggirato il vincolo sfruttando l’opportunità della presenza del blocco aggiunto a piano terra che trasforma la profondità del braccio di via D’Azeglio, portandola da un “blocco doppio” ad un “blocco triplo”. Dato questo quadro di opportunità il vincolo ci da la possibilità di trovare un’interessante soluzione per portare aria e luce agli appartamenti che affacciano su via D’azeglio. Il filo interno di questi alloggi viene arretrato, lasciando spazio ad un vero e proprio volume vuoto, uno spazio di rispetto tra la fabbrica antica e l’intervento contemporaneo che permette areazione e illuminazione. Dunque in sintesi l’intervento prevede l’aggiunta di una nuova struttura indipendente e leggera, che permette il riuso della fabbrica storica portando tutti gli elementi di distribuzione e tutti gli impianti. Una nuova struttura che aggiorna l’architettura storica adattandola, in maniera reversibile, all’utilizzo contemporaneo.

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CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

I N T E RV E N T I S UL L A S T R U TTU R A BLOCCO REFETTORIO

BLOCCO VIA TOVAGLIE

piano terra e piano primo: - eliminazione della struttura portante esistente e dei collegamenti verticali - realizzazione di una controparete interna provvista di sistemi di oscuramento. All’interno di questa si posizionano i cavedii per gli impianti - nuovo sistema di controllo acustico appeso al nuovo solaio in legno lamellare. quest’ultimo tramite nastri d’acciaio incrociati si aggancia alle 4 pareti portanti, irrigidendo la struttura e rispondendo alle esigenze di natura antisismica

piano terra: - creazione di nuovo piano primo attraverso l’installazione di nuove travi in corrispondenza del sistema portante a portali esistente. piano secondo: - aggiunta di travi e pilastri al nuovo piano secondo: continuazione dei portali sottostanti. piano terzo: - creazione del solaio - nuovi muri divisori ad “affogare” le capriate esistenti

piano secondo: - creazione di nuove pareti divisorie

generali: - creazione di un nuovo sistema di distribuzione a ballatoio - eliminazione e creazione di aperture sul fronte del ballatoio

- creazione di due nuove aperture sul chiostro del refettorio - creazione di nuovi soppalchi - creazione di un nuovo ballatoio esterno per la distribuzione degli alloggi

EFETTORIO

BLOCCO VIA TOVAGLIE

BLOCCO VIA D’AZEGLIO

iano primo: della struttura portante esistente enti verticali di una controparete interna emi di oscuramento. All’interno sizionano i cavedii per gli impianti a di controllo acustico appeso al legno lamellare. quest’ultimo acciaio incrociati si aggancia alle i, irrigidendo la struttura e e esigenze di natura antisismica

piano terra: - creazione di nuovo piano primo attraverso l’installazione di nuove travi in corrispondenza del sistema portante a portali esistente.

piano terra: - eliminazione del volume incongruo - liberazione del colonnato pre-esistente - creazione di soppalchi negli alloggi su via D’Azeglio

piano secondo: - aggiunta di travi e pilastri al nuovo piano secondo: continuazione dei portali sottostanti. piano terzo: - creazione del solaio - nuovi muri divisori ad “affogare” le capriate esistenti

o: uove pareti divisorie

generali: - creazione di un nuovo sistema di distribuzione a ballatoio - eliminazione e creazione di aperture sul fronte del ballatoio

ue nuove aperture sul chiostro

uovi soppalchi n nuovo ballatoio esterno per la egli alloggi

BLOCCO VIA TOVAGLIE

BLOCCO VIA D’AZEGLIO

piano terra: - creazione di nuovo piano primo attraverso l’installazione di nuove travi in corrispondenza del sistema portante a portali esistente.

piano terra: - eliminazione del volume incongruo - liberazione del colonnato pre-esistente - creazione di soppalchi negli alloggi su via D’Azeglio

piano secondo: - aggiunta di travi e pilastri al nuovo piano secondo: continuazione dei portali sottostanti. piano terzo: - creazione del solaio - nuovi muri divisori ad “affogare” le capriate esistenti generali: - creazione di un nuovo sistema di distribuzione a ballatoio - eliminazione e creazione di aperture sul fronte del ballatoio

126

piano primo - nuovo sistema strutturale interno. Ottimizzazione della distribuzione dei carichi eliminando una struttura esistente incongrua e pericolosa piano secondo (sottotetto) - nuovi muri divisori ad “affogare” le capriate esistenti - nuovo sistema strutturale interno nel volume più alto generali: - creazione in sedime della nuova struttura indipendente

piano primo - nuovo sistema strutturale interno. Ottimizzazione della distribuzione dei carichi eliminando una struttura esistente incongrua e pericolosa piano secondo (sottotetto) - nuovi muri divisori ad “affogare” le capriate esistenti - nuovo sistema strutturale interno nel volume più alto generali: - creazione in sedime della nuova struttura indipendente


PROGET TO

Il progetto architettonico

Interventi sulla struttura A livello strutturale si è provveduto a delle opere di adeguamento strutturale. Si tratta di opere migliorative dello schema strutturale, riportandolo a quello originario. La riscoperta del loggiato ci permette di recuperare gli allineamenti della struttura storica che erano stati stravolti dai lavori portati avanti durante il periodo dell’ospedale.

127


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

128


PROGET TO

Il progetto architettonico

Social housing, consistenze e mix sociale Fare social housing in centro storico riutilizzando un edificio storico può comportare dei rischi dal punto di vista economico ma può avere grande riscontro dal punto di vista sociale. La struttura del centro storico presenta il più alto livello di potenziale di comunità risulta essere dunque la struttura più adatta per accogliere le fasce di popolazione più debole. In questo modo il centro può diventare dimora per un’utenza in grado di riattivare e rigenerare i tessuti. Si pensi agli studenti che arrivano in città per studiare o ai lavoratori che transitano temporaneamente in città, o ancora ai giovani che potrebbero aver bisogno di spazi per abitare ma anche per lavorare e avviare nuove imprese (home working), o ancora agli anziani soli, alle giovani coppie e alle famiglie di immigrati. La società odierna si presenta molto più variegata rispetto a quella di ieri e la situazione abitativa di Bologna (vedi scheda tecnica) ci presenta un quadro con ampi margini di miglioramento.

129


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

ANTICO / NUOVO

elemento aggiunto: -spazio ďŹ ltro come elemento di connessione ďŹ sica e visiva tra le parti -elemento di risalita e distribuzione

FLUSSI

A

il loggiato come elemento di distribuzione principale del piano terra e il sistema degli elementi di risalita

130


PROGET TO

Il progetto architettonico C

B

+ 0,00

+ 5,86

+ 0,16

02 + 0,50

+ 0,00

+ 0,32

+ 0,00 + 0,32

+ 0,50

A

02

A

+ 1,10

+ 0,50

02

05

+ 0,50

C B

PIANTA PIANO TERRA SCALA 1:100

0

2

10 m

+ 13,00

+ 10,30 + 9,86

+ 9,60

+ 5,86

+ 3,20

+ 3,10

+ 1,10

+ 0,50

+ 0,32

+ 0,39

S EZIONE A SCALA 1:100

- 3,40

131


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

ANTICO / NUOVO

elemento aggiunto: -zona giorno appartamenti -taglio per aggirare il vincolo della facciata -elemento di risalita e distribuzione

FLUSSI

il sistema degli elementi di risalita e di distribuzione

PRIVATO / PUBBLICO 132


PR OG ET TO

C

B

Il p ro ge tto a rch itetto nico

+ 5,86

A

07 + 5,86

A

07

06 06 + 5,86

C B

PIANTA PIANO PRIMO SCALA 1:100

0

2

10 m

+ 14,12

+ 11,42

+ 9,86

+ 8,56

+ 5,86

+ 5,86

+ 3,10

+ 0,50

+ 0,32

+ 0,16

SEZIONE C SCALA 1:100

- 3,40

133


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

ANTICO / NUOVO

elemento aggiunto: -spazio ďŹ ltro come elemento di connessione ďŹ sica e visiva tra le parti -elemento di risalita e distribuzione

FLUSSI

il sistema degli elementi di risalita e di distribuzione

134


PROGET TO

C

+ 10,60

Il progetto architettonico

B

+ 11,42

+ 11,42

03

03

A

01

A

03

01

+ 9,86

+ 10,30

01

04

+ 9,60

01 01 01 04

01 01

+ 9,60

01

+ 10,30

+ 9,86

03

C B

PIANTA PIANO SECOND O SCALA 1:100

0

2

10 m

+ 14,12

+ 11,42

+ 9,60

+ 9,86

+ 8,56

+ 5,86

+ 5,86

+ 3,10

+ 0,16

+ 0,00

+ 0,50

S E Z IONE B SCALA 1:100

- 3,40

135


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

Tipologie Il progetto di housing è guidato dall’ intenzione di dare ospitalità ad una nuova comunità di persone in un clima di mutuo soccorso e solidarietà sociale. Questo si rispecchia nelle tipologie che abbiamo messo in campo e in una serie di servizi più o meno pubblici che sono stati inseriti e delineano sia un quadro di condivisione tra gli abitanti che uno scenario di apertura alla città. Le tipologie disegnate sono una sintesi tra le opportunità del fabbricato, l’analisi della possibile utenza e l’analisi di pratiche odierne di social housing. Il principio che ci ha guidato nella progettazione degli alloggi è quello dell’adattabilità. Adattabile significa capace di accogliere il cambiamento e di adattarsi ad esso. Questo ci sembra un approccio più interessante da perseguire rispetto ad una logica flessibile che avrebbe previsto l’introduzione di dispositivi “duri” in grado di mutare la conformazione dell’alloggio. Nell’approccio flessibile si ha la pretesa di poter prevedere il futuro mentre in quello adattabile si lascia aperta la possibilità di cambiamento in futuro, si lascia più libertà all’utente di modificare l’alloggio secondo le sue esigenze. Lo stratagemma per ottenere questo tipo

136


PROGET TO

Il progetto architettonico

di risultato è quello di prevedere all’interno degli appartamenti il cosiddetto “spazio jolly” cioè uno spazio non fortemente caratterizzato che può essere utilizzato in vari modi a seconda delle esigenze. Questo ci permette di ibridare il concetto di abitazione e prevedere al suo interno degli spazi che possono accogliere altre funzioni adattandosi alle necessità di una società sempre più fluida. Nascono così tipologie che permettono di istallare postazioni di lavoro in casa (homeworking) o spazi dove accogliere i bambini della nuova comunità (mamme di giorno) ecc. Immaginare dei poli di housing del genere all’interno del tessuto storico e consolidato della città permette di immaginare una continua rigenerazione dei tessuti, pronti ad intercettare i flussi in transito in città che trovano accoglienze e si mescolano con la popolazione locale rivitalizzandola e trovandone beneficio in termini di accoglienza.

137


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

01 21,1 mq

camera singola bagno privato utenza: studente

138

CONFIGURAZIONE BASE camera

21,5

mq

servizi

3,6

mq


PROGET TO

CONFIGURAZIONE BASE

Tipologie

camera

21,5

mq

servizi

3,6

mq

SEZIONE

SEZIONE

139

SEZIO


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

02 52,7 mq

duplex utenza: city user giovane coppia

140

CONFIGURAZIONE BASE zona giorno

28,7

mq

zona notte

20,2

mq

servizi

3,8

mq


zona giorno

28,7

zona notte

20,2

servizi

3,8

PROGET TO Tipologie

SEZIONE

SEZIONE

141


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

03 71,1 mq

duplex utenza: city user giovane coppia

142

CONFIGURAZIONE BASE zona giorno

47,5

mq

zona notte

19,7

mq

servizi

3,9

mq


PROGET TO

CONFIGURAZIONE TipologieBASE zona giorno

47,5

m

zona notte

19,7

m

servizi

3,9

m

SEZIONE

143


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

04 76,8 mq

T1 possibilitĂ aggiunta camera home working utenza: giovane coppia

144

CONFIGURAZIONE BASE zona giorno

44,2

mq

zona notte

25,4

mq

servizi

7,2

mq


PROGET TO

CONFIGURAZIONE BASE

CASA +1

Tipologie

zona giorno

44,2

zona notte

25,4

mq

servizi

7,2

mq

mq

CASA / UFFICIO zona giorno

26,3

mq

zona giorno

26,3

mq

zona notte

43,3

mq

zona notte

25,4

mq

servizi

7,2

mq

servizi

7,2

mq

ufďŹ cio

17,9

mq

145


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

05 98,4 mq

T2 possibilitĂ nursery condominiale home working convivenza utenza: giovani coppie anziani soli famiglia standard

146

CONFIGURAZIONE BASE zona giorno

41,7

mq

zona notte

38

mq

servizi

18,7

mq


CONFIGURAZIONE BASE

PROGET TO

zona giorno

41,7

m

zona notte

38

m

servizi

18,7

m

Tipologie

CASA / ASILO

CASA / UFFICIO

CONVIVENZA

zona giorno

55,7

mq

zona giorno

41,7

mq

zona giorno

41,7

mq

zona notte

19,2

mq

zona notte

19,2

mq

zona notte

19,2

mq

servizi

23,5

mq

servizi

8,7

mq

servizi

8,7

mq

asilo

32,3

mq

ufďŹ cio

18,8

mq

zona notte

18,8

mq

servizi

10

mq

servizi

10

mq

147


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

06 121 mq + 21,5

CONFIGURAZIONE BASE zona giorno

43,2

mq

zona notte

60,2

mq

servizi

18,3

mq

ospite

21,5

mq

CONFIGURAZIONE BASE

T3 possibilità home working nursery condominiale ospitalità utenza: famiglie numerose famiglie solidali

148


PROGET TO CONFIGURAZION

1,5 mq

Tipologie

z

z

s

o

CONFIGURAZION

CASA / UFFICIO

CASA / UFFICIO

CASA / ASILO zona giorno

43,2

mq

zona giorno

62,4

mq

zona notte

37,2

mq

zona notte

37,2

mq

servizi

18,3

mq

servizi

18,3

mq

ufficio

19,2

mq

ufficio

19,2

mq

ospite

21,5

mq

ospite

21,5

mq

CASA +1

CASA / OSPITE

149


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

07 127,6 mq

T2 possibilitĂ aggiunta camera home working ospitalitĂ  utenza: giovane coppia famiglie numerose famiglie solidali

150

CONFIGURAZIONE BASE zona giorno

55,7

mq

zona notte

30,8

mq

servizi

15

mq

terrazzi

26

mq


PROGET TO Tipologie

CONFIGURAZIONE BASE

CASA / UFFICIO

CASA +1

zona giorno

55,7

mq

zona notte

30,8

mq

servizi

15

mq

terrazzi

26

mq

CASA / OSPITE

zona giorno

41,5

mq

zona giorno

41,5

mq

zona giorno

40,7

mq

zona notte

30,8

mq

zona notte

45

mq

zona notte

45,8

mq

servizi

15

mq

servizi

15

mq

servizi

15

mq

ufďŹ cio

14,2

mq

terrazzi

26

mq

terrazzi

26

mq

terrazzi

26

mq

151


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

E F F IC IE N AT ME N TO E N E R G E T IC O

STRUTTURA

PERMEABILITA’

BUFFER VOLUME

l’utilizzo dell’acciaio come materiale strutturale permette di raggiungere la necessaria rigidità della struttura agendo sul nodo, ed evitando controventaenti. Questo garantisce l’alta permeabilità del volume prevista da progetto

Il corpo esposto a nord assume funzione di cuscinetto termico tra la temperatura interna agli alloggi e quella esterna. La facciata apribile trasparente non incide negativamente sulla luminosità degli alloggi permettendo la ventilazione nei mesi estivi

C A N T IE R E

Ti Tx Te

VELOCITA’ ED EFFICENTAME

SISTEMA DI COLLEGAMENTO VERTICALE

CONTROLLO IRRAGGIAMENTO SOLARE

I volumi aggiunti sono anche intesi come elementi di distribuzione verticale ed orizzontale. Soluzioni di questo tipo evitano stravolgimenti ed interventi invasivi al fabbricato pre-esistente

un sistema di oscuramento esterno permette il controllo dell’irraggiamento solare all’interno degli alloggi e dello spazio comune

le condizioni del contesto e la scarsa ac di cantiere. Il progetto privilegia infatti l’u opera e delle lavorazioni, oltresì evitand

COSTI DI COSTR

IMPIANTI ELETTR

26,5

LEGGEREZZA

DISTRIBUZIONE IMPIANTI

Il peso dell’acciaio permette di intervenire senza gravare pericolosamente su un fragile equilibrio statico presistente

il volume ospita al piano terreno il collettore da dove arriva e partono le condotte idrauliche di ogni singolo aloggio. La risalita ai piani alti è facilitata seguendo la struttura verticale ed orizzontale

IMPIANTI TERMOMECCANI

13,9%

1230 €/mq costo c

E F F I C I E N AT M E N TO E N E R GE T I C O

C A N T IE R E

BUFFER VOLUME Il corpo esposto a nord assume funzione di cuscinetto termico tra la temperatura interna agli alloggi e quella esterna. La facciata apribile trasparente non incide negativamente sulla luminosità degli alloggi permettendo la ventilazione nei mesi estivi

Ti Tx Te

VELOCITA’ ED EFFICENTAMENTO DI CANTIERE

CONTROLLO IRRAGGIAMENTO SOLARE un sistema di oscuramento esterno permette il controllo dell’irraggiamento solare all’interno degli alloggi e dello spazio comune

le condizioni del contesto e la scarsa accessibilità obbligano a fare scelte progettuali che incidano positivamente sulla gestione di cantiere. Il progetto privilegia infatti l’utilizzo di tecnologie a secco e prefabbricate per aumentare la velocità della posa in opera e delle lavorazioni, oltresì evitando necessità di automezzi e macchinari ingombranti

C O S T I D I C O S T R U Z IO N E OPERE DI RECUPERO

14,3%

26,5%

costo totale di progetto 3 340 380 €

DISTRIBUZIONE IMPIANTI il volume ospita al piano terreno il collettore da dove arriva e partono le condotte idrauliche di ogni singolo aloggio. La risalita ai piani alti è facilitata seguendo la struttura verticale ed orizzontale

1,2%

OPERE STRUTTURALI

IMPIANTI ELETTRICI

1120 €/mq 2986 mq SUL IMPIANTI TERMOMECCANICI

13,9%

OPERE CIVILI

37,3%

1230 €/mq costo comprensivo di un 10% di opere in variante sull’esistente

152


PROGET TO

Materiali e tecnologie

Materiali e tecnologie La scelta dei materiali e delle tecnologie messe in campo deriva da una sintesi di aspetti compositivi, di costo e di tempi di realizzazione. I nuovi fabbricati sono stati progettati tenendo conto di parametri strutturali, energetici, di cantiere e di costo. Si è scelto di utilizzare una struttura puntiforme in acciaio per : rispondere a scelte progettuali di distribuzione esterna degli alloggi, evitando un intervento invasivo sul fabbricato esistente garantire permeabilità secondo progetto, riuscendo con un’alta rigidità nei nodi strutturali ad evitare controventamenti. Intervenire in maniera “leggera” con una struttura che non stravolga un fragile equilibrio statico presistente I due volumi assumono un ruolo di efficientamento energetico, garzie anche all’utilizzo del vetro come materiale di rivestimento: Il corpo esposto a nord assume funzione di cuscinetto termico tra la temperatura interna agli alloggi e quella esterna. La facciata apribile trasparente non incide negativamente sulla luminosità degli alloggi permettendo la ventilazione nei mesi estivi Il corpo rivolto a levante presenta un sistema di oscuramento esterno a scomparsa, per il controllo dell’irraggimento solare all’interno degli alloggi e dello spazio comune. Risponde inoltre alla distribuzione degli impianti, evitando lavori

153


CAP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

CA N TI ER E

VELOCITA’ ED EFFICENTAMENTO DI CANTIERE le condizioni del contesto e la scarsa accessibilità obbligano a fare scelte progettuali che incidano positivamente sulla gestione di cantiere. Il progetto privilegia infatti l’utilizzo di tecnologie a secco e prefabbricate per aumentare la velocità della posa in opera e delle lavorazioni, oltresì evitando necessità di automezzi e macchinari ingombranti

C OSTI D I C OSTR U ZI ON E OPERE DI RECUPERO

1,2%

OPERE STRUTTURALI

14,3%

IMPIANTI ELETTRICI

26,5%

costo totale di progetto 3 340 380 €

1120 €/mq 2986 mq SUL IMPIANTI TERMOMECCANICI

13,9%

OPERE CIVILI

37,3%

1230 €/mq costo comprensivo di un 10% di opere in variante sull’esistente

154


PROGET TO

Materiali e tecnologie

all’interno del fabbricato esistente. Il volume ospita infatti al piano terreno il collettore da dove arriva e partono le condotte idrauliche di ogni singolo alloggio. La salita ai piani alti è facilitata seguendo la struttura verticale ed orizzontale. le condizioni del contesto e la scarsa accessibilità obbligano a fare scelte progettuali che incidano positivamente sulla gestione e l’efficienza di cantiere. Il progetto privilegia infatti l’utilizzo di tecnologie a secco e prefabbricate per aumentare la velocità della posa in opera e delle lavorazioni, oltresì evitando necessità di automezzi e macchinari ingombranti Un progetto di housing sociale deve infine portare alla definizione di costi di costruzione contenuti per garantire la fattibilità di un investimento di per sé poco redditizio. La difficolta aumenta nel caso di un intervento su edificio esistente, più oneroso di una nuova costruzione. Basandosi su risultati di riferimento del bando Housing Contest per nuove costruzioni (costo in media al mq1200€), un computo metrico estimativo di massima porta al risultato di 1120 €/mq al quale si somma un 10 % in più di spese per opere in variante sull’esistente. Il risultato di 1230€/mq dimostra un’ ottima competitività del progetto.

155


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo

Bilancio

risultati e linee guida

Il metodo finora descritto e applicato come verifica al caso studio, ci consente di fare un bilancio dei risultati ottenuti e di fare una sintesi delle linee guida che sono state ricavate attraverso la sperimentazione.

156


BIL ANCIO

Risultati e linee guida Rispetto La vocazione d’uso è l’elemento fondamentale per immaginare il futuro dei complessi conventuali. Dall’attenta rilettura dell’architettura storica, dei suoi spazi e dei suoi valori nasce un’ ipotesi di riuso congruo che sarà in grado di mettere in valore l’architettura e di esaltare le nuove funzioni introdotte.

Creatività, territorio e sinergie Il nuovo approccio strategico prevede un sostanziale cambio di prospettiva sulla situazione. La strategia ha cercato di individuare gli interessi in campo sul territorio bolognese considerando i conventi quali risorse e punto di incontro di questi interessi. Questo approccio porta a sostituire il concetto di necessità o bisogno con il concetto di interesse. Dall’incontro degli interessi nascono nuove reti all’interno delle quali inserire il progetto di valorizzazione. Mix funzionale L’architettura conventuale nasce per ospitare diverse funzioni. Era una sorta di organismo autosufficiente con spazi per l’abitare, per il lavoro, per lo studio, la preghiera e per la vita collettiva. Nel tempo questi complessi sono stati utilizzati sempre più in modo monofunzionale. Oggi dobbiamo tornare a vederli come organismi, formati di diversi spazi. Solo così si potrà immaginare un mix funzionale in grado di ricolonizzarli. Il mix è sintesi tra l’analisi delle vocazioni d’uso e degli interessi odierni. Processo per fasi La fase di transizione che stiamo vivendo non è più un “tratto” tra quello che era e quello che sarà ma ha un suo spessore, si deve saper lavorare e investire su questa fase per preparare il terreno alla fase successiva di valorizzazione. Temporaneo L’uso temporaneo si è dimostrato uno strumento molto funzionale, leggero e adattabile. Riesce a produrre grandi risultati con bassi investimenti e produce progetti aperti e partecipati. In una parola: temporanei. Punti critici riscontrati: assenza di figure professionali capaci di gestire tali processi, soprattutto all’interno delle amministrazioni pubbliche; limiti normativi e assenza di normative ad hoc sull’uso temporaneo. Pubblico-privato La gestione e valorizzazione di questo patrimonio non può spettare esclusivamente al pubblico, incapace di affrontare il problema per

157


C AP I TO LO 2

Ex convento di San Procolo carenza strutturale di fondi, ma allo stesso tempo non può essere lasciata nelle mani dei privati. Questi luoghi devono mantenere la loro vocazione pubblica, in quanto beni pubblici. Dunque si è riscontrata la necessità di strumenti economici che assecondino scenari di partenariato pubblico-privato per una giusta valorizzazione di questo patrimonio. Fondo immobiliare Lo strumento del fondo immobiliare sembra essere lo strumento più adatto per questo tipo di operazione, capace di far incontrare gli interessi di privati e di soggetti istituzionali con grande disponibilità economica e forte partecipazione pubblica. Housing sociale L’housing sociale si è dimostrata una funzione con grande potenzialità. La sua architettura permette di colonizzare e ridare significato alla parte meno di pregio del convento: la corte di servizio, nata e sviluppatasi nel tempo per continue aggiunte e superfetazioni. La corte di servizio è presente in tutti i conventi. L’housing sociale in edifici storici presenta dei limiti dal punto di vista economico (aumenta la rischiosità dell’operazione con conseguente lievitazione dei costi d’ intervenendo) ma potrebbe avere enormi vantaggi dal punto di vista sociale e di risposta all’utenza. L’housing si rivolge ad una fascia media e fluida che presenta cittadini stabili ma anche city user o studenti, il centro storico sembra essere l’habitat ideale per questa popolazione. Dunque l’housing si configura come quella funzione stabile del mix capace di fornire presidio stabile all’interno dei conventi. Non ultimo l’housing sociale è in grado di attrarre gli investitori istituzionali che garantirebbero il respiro pubblico dell’operazione. Architettura parassita L’architettura di ricolonizzazione deve essere indipendente e completamente reversibile. Si tratta di strutture di “aggiornamento” in grado di avvicinare l’architettura storica all’uso contemporaneo.

158


BIL ANCIO

Risultati e linee guida

159


3 160


VISIONI

RI-GENERARE IL CENTRO STORICO

161


C AP I TO LO 3

Visioni. Rigenerare il centro storico

162


IL CENT RO STORICO La rigenerazione continua

163


C AP I TO LO 3

Visioni. Rigenerare il centro storico

IPOTESI DI FATTIBILITA’ - FONDO “BENE COMUNE”

fase di innesco

relazione funzionale

FONDO IMMOBILIARE AD APPORTO PUBBLICO-PRIVATO

20 DURATA

10

ottimizzazion e economica dell’immobile

IMMOBILI

ANNI

sa per scommes locale a identità

una nuov

20° anno apporto immobili EX OSPEDALE DEI BASTARDINI

capitale raccolto inizio fondo

fine fondo

7,1%

S. OMOBONO 6,1%

S. S. NABORRE E FELICE 6,5%

S. s. SALVATORE 6,6%

S. AGNESE

S. PROCOLO

6,0%

5,2%

CELESTINI 7,8%

S. DOMENICO 5,8%

CORPUS DOMINI 6,5%

SAN FRANCESCO 7%

164

possibiltà di prolungamento del fondo

FINALITA’ DI INVESTIMENTO

artis beni ico pero stor recuvalore dal

mantenimento della proprietà pubblica rispo

ste polit ico

socia li

housing sociale+ricettivo 7,1%

tico

6,5%

RENDIMENTO COMPLESSIVO

rendimento di partenza -1%

5/6%

6,6% 6,0%

6,5%

Cassa

housing sociale+ res mercato

Deposit i e Pre fondo stiti FIA

5,2% 7,8% 5,8%

7%

housing sociale

residenze mercato

6,1%

inv

ri estito

priva

ti

POSSIBILI SOGGETTI INTERESSATI

ioni fondaz ie locali bancar

casse di previdenza socia

le


IL CENT RO STORICO La rigenerazione continua

Il centro storico

la rigenerazione continua

A questo punto siamo in grado di riportare l’attenzione sul centro storico e sul sistema dei dieci conventi delineati in fase di analisi. L’approccio proposto potrebbe essere applicato, con i dovuti adattamenti, a ciascun caso. In questa fase è stata l’architettura del fondo immobiliare ipotizzato che ci ha guidato. Si è proceduto con una sperimentazione puramente teorica e si è costruita un’ipotesi di fondo immobiliare che prendesse al suo interno i 10 conventi e si sono ipotizzati mix funzionali analoghi a quello del caso studio. Il progetto prevede quindi l’istituzione di un fondo immobiliare ad apporto pubblico-privato della durata di 20 anni. Dei 10 immobili 9 vengono apportatati dalla P.A. che esige, nella strutturazione dello strumento, di mantenere la proprietà considerata bene pubblico. Si prevede così non solo l’ottimizzazione economica degli immobili ma anche risposte di politica culturale e sociale, recuperando con interventi di carattere pubblico beni di così alto pregio storico-architettonico e creando una nuova immagine della città, poggiante su punti fermi della storia e dell’identità cittadina. Il Business Plan ha portato ad un rendimento complessivo del fondo intorno al 5/6% (vedi scheda). Sebbene il risultato, in uno scenario comunque sperimentale, non sia tale da risultare interessante per la eventuale partecipazione di privati nell’iniziativa, esso potrebbe esser tale da rendere invece possibile il coinvolgimento di soggetti istituzionali che abbiano delle finalità di natura sociale oltre che economica, come Cassa

165


C AP I TO LO 3

Visioni. Rigenerare il centro storico

Depositi e Prestiti, Fondazioni Bancarie legate al territorio e Casse di previdenza. Non si esclude poi, una volta che la valorizzazione sia andata a regime, la possibilità di subentrare da parte di nuovi investitori privati, oltre che istituzionali, ad alleviare il peso dell’iniziativa pubblica. Lo strumento del fondo permette in definitiva di creare le condizioni per un’iniziativa flessibile, capace anche di ripromuoversi nel tempo e, sinergicamente con lo strumento di innesco/ riattivazione, di autoalimentarsi. Con i risultati ottenuti, le strategie formalizzate e gli strumenti elencati, siamo in grado di immaginare processi di rigenerazione continua dei complessi conventuali. Siamo in grado di immaginare una pratica di riuso continuativa senza interruzioni che permetta di scongiurare la condizione di abbandono o semi abbandono in cui versano le 10 strutture conventuali selezionate. L’housing sociale sembra in grado di garantire un’occupazione continuativa del bene, le altre funzioni possono ruotare seguendo le indicazioni delle vocazioni d’uso degli spazi. In questo scenario l’uso temporaneo diventa funzione strategica e fondamentale, è in grado di occupare i tempi morti e i tempi lunghi della trasformazione. Diventa una funzione cuscinetto in grado di riempire di significato di volta in volta gli spazi lasciati vuoti dalle funzioni in rotazione.

166


IL CENT RO STORICO La rigenerazione continua

167


C AP I TO LO 3

Visioni. Rigenerare il centro storico

La ricerca svolta ci ha permesso di osservare la città da un’ottica nuova. La città deve essere vista come una risorsa da preservare nel tempo, la pianificazione deve farsi carico di questo aspetto e programmare dei dispositivi che garantiscano la rigenerazione continua dei tessuti e delle sue parti. Si arriva a pensare alla città come qualcosa che si può riciclare e quindi rinnovare limitando la perdita di energia accumulata. Questo approccio ci ha portato a considerare i ritmi, i cicli di vita e le metamorfosi del sistema conventuale bolognese e di conseguenza della città stessa. Si è potuto constatare che la città si comporta come un organismo e non segue percorsi biologici immodificabili, “ma ha la capacità di rigenerarsi al suo interno, di superare un ciclo di vita e di declino reinterpretando se stessa”. E’ in questo aspetto che risiede la forza di autoconservazione della città. Still-life ha ricercato degli strumenti e degli approcci che potessero sbloccare una situazione di stasi, una di quelle situazioni in cui un ciclo di vita sta finendo o è già finito e la rinascita è rallentata dal contesto. Il metodo proposto ha la forza di saper ascoltare i movimenti naturali dell’organismo urbano, quelle forze latenti e quelle pulsioni nascoste che non hanno ancora trovato sfogo e di incanalarle mettendole a servizio della rigenerazione.

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61 - S. GIUSEPPE DI GALLIERA 62 - S. MARIA NUOVA 63 - S. MICHELE IN BOSCO 64 - S.s. ANNUNZIATA 65 - S.S. NABORRE E FELICE 66 - S.s. SALVATORE 67 - S. AGNESE 68 - S. PROCOLO 69 - S. MARIA DEI SERVI 70 - S. GIOVANNI IN MONTE 71 - CELESTINI

IL CENT RO STORICO 72 - S. MARGHERITA 73 - S. ORSOLA 74 - S. GIOVANNI BATTISTA 75 - S. DOMENICO 76 - CORPUS DOMINI 77 - S. FRANCESCO

La rigenerazione continua

In questo nuovo scenario i conventi tornerebbero ad essere il motore della trasformazione della città. Diventerebbero i punti recettori di un sistema in grado di attrarre e accogliere flussi d’interessi esterni e allo stesso tempo i punti d’interfaccia tra la città e il territorio. Le cellule di un organismo resiliente e poroso capace di rigenerarsi dal suo interno, un organismo intelligente e predisposto a reinventarsi costantemente.

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CONCL USIONI

Il lavoro pone l’accento sulla necessità di sviluppare un approccio fortemente interdisciplinare e strategico che l’architetto deve saper padroneggiare. Questo tipo di approccio porta a controllare processi complessi tipici della realtà contemporanea e a definire un orizzonte da perseguire, guardando oltre il campo di interesse di ciascuna disciplina. Deve essere chiaro l’obbiettivo e l’idea di città che si vuole creare. Tutte le discipline, dalla tecnologia, alla finanza, dalla progettazione all’urbanistica, devono concorrere alla creazione di quell’idea e al raggiungimento di quell’obbiettivo. Per superare la crisi e far si che le città ne escano rafforzate c’è bisogno di una grande regia in grado di orientare gli sforzi delle varie discipline e incanalarne le forze per il raggiungimento dell’orizzonte prefissato. Questo approccio interdisciplinare, maturato all’interno del laboratorio di sintesi finale coordinato dal Prof. Marzot, ha caratterizzato sin dall’inizio il lavoro di tesi. Siamo consapevoli di non aver trattato tutte le tematiche in maniera esaustiva e che molte fasi del lavoro meriterebbero approfondimenti ulteriori e mirati. Pensiamo tuttavia di aver prodotto un’ immagine veritiera e realistica di una possibile città del futuro, di aver lanciato una visione e un orizzonte verso cui tendere.

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BIBL IOGRAF IA •

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STORTO G., Le società di trasformazione urbana : contesto legislativo, caratteri, profili giuridici, problem

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Un ringraziamento a tutta la squadra del laboratorio di sintesi finale: al Prof. Nicola Marzot per averci fatto capire che la realtà è un’altra cosa al Prof. Giuseppe Saponaro per il rigore e il metodo in particolare alla Prof.ssa Gabrielli al Prof. Vittorino Belpoliti Un sentito ringraziamento alle figure esterne chi ci hanno seguito e ci hanno permesso di approfondire gli aspetti che fanno di questa tesi non solo un progetto sperimentale: Grazie all’Ing. Michele Pasqui, per la grande disponibilità, il grande entusiasmo e il prezioso supporto Grazie all’Ing. Pirani per le consultazioni in materia tecnologica e strutturale Grazie a Valentina, Riccardo e Giacomo di Miro Architetti, a Nicola Castelli e Mosca & Partners per averci dato la possibilità di vivere sul campo e approfondire l’evento Bologna Water Design A Fabrica Immobiliare, al Dott. Doglio per l’opportunità, ed in particolare al Dott. Del Buono per averci seguito con pazienza e professionalità nella formulazione economico finanziaria del fondo immobiliare.

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RINGRAZIAMENTI Pietro Un grande grazie alla famiglia, per pazienza e supporto. Infine un caloroso grazie agli amici. A tutti e in particolare.

Giacomo Grazie a mio padre e mia madre per avermi sempre lasciato scegliere e per aver permesso che io concludessi questo percorso senza preoccupazioni, come sempre. Ne è valsa la pena. Grazie a Cesa che quella volta si è stufato di parlare, è partito e ci ha sempre creduto. Gradeeee! Grazie a Moro, perso alla “casema-mazzoni scuola-tambroni” e ritrovato su un pioppo tra Piacenza e Reggio Emilia. Grazie a Sara per aver sempre ascoltato e per il titolo. Grazie a Francesca e Gabriele per i preziosi consigli. Grazie a Vicio, coinquilino di sempre e chef sopraffino, per i pranzi, le cene, l’aiuto e il continuo confronto. Grazie a Clelia per il sostegno incondizionato. Grazie a Pellico, Tibi e Tonno compagni di viaggio e di avventure.

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Profile for Pietro Cesari

STILL-LIFE  

The research aims to prove an innovative method to design and manage historical architectural assets. Starting from the analysis of the urba...

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