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Settembre/ Dicembre N° 4 / 2016

Ci siamo

anche Noi CHE NE DITE SE IN QUESTO NATALE FACCIAMO UN BELL'ALBERO DENTRO IL NOSTRO CUORE E CI ATTACCHIAMO INVECE DEI REGALI I NOMI DI TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCIAMO. AMICI, PARENTI E COLLEGHI, LONTANI E VICINI, AMICI ANTICHI E NUOVI. QUELLI CHE VEDIAMO TUTTI I GIORNI E QUELLI CHE VEDIAMO DI RADO. UN ALBERO CON RADICI MOLTO PROFONDE, PERCHE' I LORO NOMI NON ESCANO MAI DAL NOSTRO CUORE. UN ALBERO CON UN'OMBRA MOLTO GRADEVOLE

AFFINCHE' L'AMICIZIA, IL RISPETTO, IL SENTIMENTO, SIANO VALORI IMPORTANTI PER TUTTI NOI E CI AIUTINO AD AFFRONTARE CON SERENITA' E PACE TUTTE LE SITUAZIONI DELLA V I T A.


Cari lettori, è trascorso un anno da quando i nostri ragazzi hanno iniziato questa entusiasmante avventura. In questo periodo, hanno continuato a scrivere per raccontarvi le loro emozioni, le loro esperienze di vita, le loro passioni! In questo numero troverete le rubriche di sempre, ma in occasione delle prossime feste natalizie, i ragazzi del C.S.R. di Viagrande, hanno voluto proporvi alcuni articoli inerenti le festività che ci accingiamo a vivere ed assaporare tutti insieme.

Pertanto, troverete ricette natalizie che potrete provare nelle vostre cucine e riscoprirete la tradizione del Presepe. Cogliamo l’occasione per augurare a voi tutti un sereno Natale e un felice Anno Nuovo!

Stefania Magrì – Dario Salanitro

MUSICA

14

IDEABILE

23

2

SPETTACOLO

15

RIDACCHIANDO

24

IO SONO

3

FAVOLANDO

16

PENSIERI E PAROLE

25

STORIE DI VITA

4

SPORT

17

NATURA E BENESSERE

6

TRADIZIONI NATALIZIE

18

EDITORIALE

1

ATTUALITA’

I CONSIGLI DI NONNO SARO 7

ART THERAPY

SCIENZA

10

COME GIOCAVAMO

21

CUCINA

11

DETTI E PROVERBI

22

Dario Salanitro - Stefania Magrì

Stefania Magrì

20

Dario Salanitro

Carmen Arena - Loredana Gallina - Giuseppa D’Anna - Cristina Barbaro


a cura di Vincenzo Di Grazia

Luana Arena

NOME E COGNOME

Valentina Costanzo

Single

STATO CIVILE

Coniugata

Gemelli

SEGNO ZODIACALE

Scorpione

Laurea in Psicologia Specializzata in Psicoterapia

FORMAZIONE

Laurea in Psicologia Specializzata in Psicoterapia

18

VOTO PIU’ BASSO

18

30 e lode

VOTO PIU’ ALTO

30 e lode

Attività sportiva

TEMPO LIBERO

Palestra

Acquagym

SPORT PREFERITO

Pallavolo

Dolci

PIATTO PREFERITO

Pasta alla norma

Praga

VIAGGIO PREFERITO

Africa

Non esiste

UOMO IDEALE

Alto, moro e occhi verdi

Mai avuto sbornie

PRIMA SBORNIA

A 17 anni in Spagna

Le ho fatte

PAZZIA PER AMORE

A Malta di nascosto

Pacata

PREGI

Simpatica

Poco paziente

DIFETTI

Testarda

Gandhi e Rogers

IL SUO MITO

Madre Teresa di Calcutta

Ulisse

PROGRAMMA PREFERITO

Il boss delle cerimonie

Uno, nessuno, e centomila (di Pirandello)

LIBRO PREFERITO

Il delfino (di S. Barbaren)

La vita è bella

FILM PREFERITO

Chi ha incastrato Roger Rabbit

Riscoprire la bellezza della vita

PROGETTI PER IL FUTURO

Un viaggio

La nascita di mio figlio

IL GIORNO PIU’ BELLO

Deve ancora arrivare

Vedere mio figlio realizzarsi ed essere felice

SOGNO NEL CASSETTO

Avere un centro con tantissimi animali

Ciao. Buona giornata.

UN SALUTO

Ciao. Viva l’empatia

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a cura di Vincenzo Sgroi e Cristina Barbaro ( Tnpee )

Non puoi pagare una multa? Allora ritinteggerai una parete. Cosi’ a Milano il baratto amministrativo permette ai cittadini che si trovano in condizione di “morosità incolpevole” di saldare i propri debiti (tributi, canoni e sanzioni) con l’amministrazione di appartenenza. Per ciascuna ora di lavoro prestata verrà riconosciuto al cittadino mororso il valore di 10 Euro; quindi per pagare una multa per un divieto di sosta sarà necessario lavorare almeno 4 ore. Palazzo Marino ha individuato i primi lavori nei quali applicare tale formula: la pulizia e lo sgombero di cantine, la tinteggiatura di locali e scale, la verniciatura delle recinzioni , la pulizia del verde pubblico etc. Chi non ha paura di rimboccarsi le maniche potrebbe pensare che tutto sommato sarebbe meglio sgomberare una cantina piuttosto che pagare la tassa sui rifiuti, ma al baratto amministrativo potranno partecipare soltanto coloro che dimostreranno l’impossibilità di pagare ( a causa della perdita o della riduzione delle capacità reddituale). Con questi lavori sarà possibile saldare i debiti maturati fino al 2013 e per un importo massimo di 1500 Euro. Tale formula nasce in sostanza per fare cassa, dal decreto salva Italia; e Milano è stata la prima grande città a seguirne le orme. Con il baratto non si diventa ovviamente dipendenti del comune, piuttosto possiamo dire schiavi, dal momento che un chilo di pane oggi costa 4,5 euro . Ma mi domando e domando a voi: il legislatore è mai entrato da un fornaio o ha mai pagato un operaio di tasca propria? Alla libertà non c’è prezzo ! Allora cosa fare ? Un condono? Un mutuo? Certo sono entrambe due strade percorribili in funzione del budget a disposizione. La Sicilia, ed ancora la città di Catania, cosa stanno facendo in un’epoca di dissesto finanziario?

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a cura di Laura Tortorici e Cristina Barbaro (Tnpee) Io mi chiamo Laura e sono una ragazza intelligente. Non posso parlare con la voce e quindi comunico con una tabella alfabetica. Ho 36 anni, vivo con i miei e sono figlia unica. A casa mi trattano ancora come una bambina, un po’ mi arrabbio perché vorrei fargli capire che sono cresciuta e che nonostante le mie limitazioni sono in grado di decidere se uscire, dove andare ecc. Quando mi confronto con i miei genitori è spesso difficile, ma alla fine riusciamo a trovare un accordo, anche se non sempre comprendono del tutto le mie intenzioni o le mie opinioni. In fondo, però, penso che questo accada in ogni famiglia… i figli sono sempre piccoli per i propri genitori. Adesso ho un’amica che mi fa parlare e sfogare e con lei mi sento molto meglio. Una volta c’era mia nonna e andavo da lei, ma ormai non c’è più e non posso più farlo, ma la penso sempre soprattutto il sabato perché quello era il giorno in cui guardavamo la TV. Vivo in casa anche con una badante. Adriana è il suo nome, e sta praticamente con me tutti i giorni e le notti; per lei è molto difficile usare la mia tabella e quindi comunichiamo poco. Quando trovo qualche amica che mi porta fuori sto benissimo, posso sfogarmi e mi sento libera dentro, riuscendo a stare serena senza il controllo dei miei genitori. A volte mi arrabbio ed ho capito che il modo migliore per calmarmi è starmene un po’ da sola, magari nella mia stanza. Se non conosco bene le persone sono un po’ in tensione, quindi a volte preferisco rimanere a casa tranquilla. Mi piace molto andare ad ascoltare la messa, e vorrei essere libera di andare in giro nei negozi per comprarmi ciò che più mi piace. Mi piacerebbe infatti ritrovare e risentire il profumo della naftalina come quando ero piccola, poter comprare una confezione di borotalco ed una crema per le mani Nivea. Vorrei ancora un vestito verde e un foulard con la lettera G, come l’iniziale della mia nonna che si chiamava Graziella. Infine, mi piacerebbe avere una collana con la croce del Signore da potere indossare sempre al collo. Vi ho raccontato come mi vedo ed ho creato un cartellone dei desideri nella speranza che un giorno possano avverarsi.

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a cura di Davide Caruso e Cristina Barbaro (Tnpee)

Questo articolo è stato scritto da Davide Caruso, un assistito del centro di Viagrande. Racconta di una uscita realizzata con il gruppo di CAA nel quale è inserito e nasce dal suo desiderio di volere puntualizzare pensieri e riflessioni sull’ esperienza vissuta. E stato scritto utilizzando il sistema di comunicazione di cui dispone, una tabella fatta di simboli PCS, immagini e parole, all’interno della quale egli sceglie di volta in volta le parole necessarie a formulare il suo pensiero. Non è in grado di sfogliarla in modo autonomo né di indicarne i simboli in modo diretto e va pertanto sostenuto nel processo espressivo da un partner comunicativo che ne fa una scansione assistita, prima delle pagine e poi, una volta individuata quella giusta, dei simboli contenuti al suo interno, affinchè Davide possa, attraverso i movimenti del capo e l’indicazione dello sguardo, effettuare la sua scelta.

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a cura di Vincenzo Di Mauro e Carmen Arena ( Logopedista )

Oggi vi parlerò del VEGETARIANESIMO un argomento oggi molto di moda , storicamente presente nel pensiero umano fin dagli albori .

Nelle scuole dell’antica Grecia ci si asteneva da tutte le carni perché erano considerate un ostacolo alla vigilanza della mente e alla purezza del pensiero. Tra le discipline orientali la religione dell’ Induismo, ad esempio, prescrive il vegetarianesimo e condanna l’uccisione degli animali. La storia del pensiero è ricca di grandi personalità che hanno apertamente condannato l’alimentazione carnivora e promosso in rispetto per gli animali. La storia è piena di vegetariani famosi: Leonardo da Vinci, Jean-Jacques Rousseau, grande illuminista francese, il Mahatma Gandhi, Albert Einstein. Già nel passato si è intuito che la scelta vegetariana fosse quella giusta per l’armonia del pianeta: oggi si hanno dati sufficienti per dimostrare che il consumo di carne ,oltre ad essere dannoso per la salute dell’uomo, è nocivo per l’equilibrio ambientale e per la sopravvivenza dell'umanità. Ma c'è un libro che mi è piaciuto molto su questo argomento, s’intitola “VERSO LA SCELTA VEGETARIANA”. E’ scritto dal prof. UMBERTO VERONESI medico oncologo di fama internazionale. Nel libro il prof Veronesi, vegetariano da sempre, spiega come un ‘alimentazione priva di carne permette all’organismo di rimanere in salute più a lungo, di non incorrere facilmente in malattie cardiovascolari e in tumori devastanti. Il TUMORE SI PREVIENE ANCHE A TAVOLA dice il Pr of. Ver onesi, utilizzando una dieta ricca di verdura, legumi ,frutta fresca, frutta secca ,spezie per condire e pesce. Per ulteriori approfondimenti vi rimando al libro. Volevo concludere questa rubrica dando l’addio al grande Professore che, proprio in questi giorni, ci ha lasciato.

MERRY CHRISTMAS BY VINCENZO

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a cura di Rosario D’Urso e Dario Salanitro ( Tnpee ) In questo numero del giornalino voglio proporvi alcune semplici idee per dare un tocco di particolarità alla cena di natale!

Fragole a forma di Babbo Natale decorate con della panna.

Arancia scavata ed utilizzata per creare un porta candela.

Pigna decorata, inserita in un vasetto ed utilizzata come segna posto.

Albero di natale fatto con i Kiwi

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a cura di Antonio Ursino e Carmen Arena ( Logopedista ) In questa rubrica vi parlerò del metodo Tomatis che prende nome da Alfred Tomatis Otorinolaringoiatra Francese

E’ un metodo AUDIO-PSICO- FONOLOGICO che rieduca la capacità di ascolto, migliora le funzioni dell’orecchio e la sua relazione con la voce; è un valido strumento per superare problemi psicomotori, di dislessia, apprendimento e attenzione, facilita la comunicazione, la motivazione e la chiarezza del pensiero. Ha un’azione positiva sulla creatività e l’apprendimento delle lingue; inoltre, può essere praticata come valido supporto per musicisti, cantanti e attori. Una buona capacità di ascolto permette un buon adattamento della persona alla realtà ed aiuta a comunicare con essa. Per effetto di una stimolazione acustica, prodotta da un’apparecchiatura elettronica chiamata “Orecchio Elettronico a Precessione” , si va a svolgere una sorta di ginnastica auricolare-acustica dei muscoli dell’orecchio medio. Questo strumento, messo a punto dal Prof. Alfred A. Tomatis, medico e creatore del metodo, è costituito da una basculla elettronica e da filtri che permettono di modificare l’informazione sonora e di stimolare in maniera permanente la capacità dell’orecchio di percepire ed analizzare accuratamente il suono. Per risvegliare e, intanto, rieducare all’ascolto, attraverso apposite cuffie dotate di trasduttori ossei, si utilizzano: - brani musicali di Mozart, particolarmente ricchi di suoni acuti e pertanto dinamizzante il sistema nervoso centrale; - i Canti Gregoriani che riequilibrano il sistema nervoso vegetativo; - la voce materna filtrata attraverso delle apposite “cuffie” collegate con l’orecchio elettronico. Nelle fasi più avanzate del percorso possono essere introdotte le cosiddette sedute “attive” grazie alle quali, la persona che legge o canta in auto-ascolto attiva il proprio controllo audio vocale.

Finalità del metodo • potenziare le capacità di analisi dei suoni dell’orecchio, ottenendo così una migliore performance vocale e strumentale; • aumentare il controllo del linguaggio, della voce parlata e cantata; • migliorare la concentrazione, l’attenzione e la memoria; • facilitare la comunicazione e l’espressione verbale; • incrementare l’apprendimento e creatività; • ottimizzare la ricarica energetica in casi di stress e iperaffaticabilità

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a cura di N. Torre, I. Strazzeri, A. Colella, V. Di Mauro G. Fiorenza e G. D’Anna (Logopedista) Nella nostra bella isola, per Natale, oltre a festeggiare la nascita di Cristo si festeggia la famiglia e le tradizioni culinarie che, nel bene e nel male, ci tengono ancora uniti! Guai a chi manca all’appello! Sulle tavole accuratamente apparecchiate per l’occasione, tante sono le leccornie; la tavola si imbandisce di piatti unici nel loro genere, più che altro per la grande varietà di ingredienti “Misculiati”. Oggi vorremmo condividere con voi un piatto “spettacolare” col sapore tipico della Sicilia: la

“scacciata”...

Cenni storici Il piatto nacque alla fine del XVII secolo come piatto base delle tavole contadine. In Sicilia la ricetta venne tramandata ed ampliata in base alle voci culinarie del tempo. Nelle tavole rurali del Regno di Sicilia e poi Due Sicilie si sviluppò questo piatto semplice a base di pane, verdure e carne spesso avanzi di una cena abbondante o di un pranzo ricorrente. Raggiunse il suo successo quando lo stesso Moncada, principe di Paternò, nel 1763, lo volle sulla sua tavola nei festeggiamenti natalizi. Questo prodotto tipico della zona etnea, viene preparato soprattutto durante le feste di Natale; solitamente farcito con le verdure del periodo quali cavolfiore, broccoli o segale, ne esistono anche altre varianti ad es. a base di salsiccia e patate o in quella classica con tuma, alici, olive, cipolle e pomodori ecc. La versione che vogliamo proporre, in questo articolo, è quella preparata dalle nostre nonne, tramandata, a loro volta, dalle loro nonne…

Preparazione: Unire la farina a 200 ml d’acqua in un recipiente in cui avrete precedentemente fatto sciogliere il lievito con lo zucchero. Attenzione quando aggiungerete il sale, non dovrà incontrarsi con il lievito altrimenti la pasta non crescerà. Ora aggiungete altra acqua e mescolate bene. Per finire, aggiungete i 2 cucchiai d’olio e altra acqua, se l’impasto non è ancora omogeneo e morbido. Impastate energicamente il tutto per almeno 15 minuti: si può fare con le mani oppure con un’impastatrice professionale. Una volta ottenuto un bel panetto liscio, metterlo a lievitare in un luogo caldo e asciutto, in un recipiente coperto da un canovaccio. Basterà almeno 1 ora e mezza di riposo. Ora che la pasta è cresciuta, stenderla, avendo cura di creare due rettangoli della stessa dimensione spessi almeno uno o due centimetri.

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Ingredienti per il ripieno Lavare circa 700 gr di broccoli e farli scolare Pulire la cipollina fresca e tagliarla piccola (un cm circa) Sbucciare tre patate grosse e tagliarle a fettine sottili (mezzo cm circa) 500 gr di carne di maiale condita con sale e pepe (o anche cinque nodi di salsiccia privata della pellicina, andrebbero bene) 700 gr di pomodori pelati 150 gr di auricchio piccante tagliato a fettine 150 di tuma tagliata a fettine 50 gr di pepato 50 gr grana a scaglie 5 olive nere tagliate in 4 2 acciughe (se piacciono) Sale, pepe Olio d’oliva

Per la farcitura: Stendere la pasta in forma di rettangolo su un pezzo di carta da forno, meglio se precedentemente spennellata con olio: l’olio ricadrà direttamente sulla pasta, conferendole, durante la cottura in forno, la giusta doratura. Il ripieno si farà a strati: Mettere per prima i broccoletti tagliati, poi la cipolla, la carne tritata, il pomodoro, i vari formaggi, le olive il sale e il pepe, si ultima con uno strato di patate altro sale e olio. Chiudere la farcitura con il secondo rettangolo di pane in pasta, avendo cura di sigillare ben bene i bordi, spennellandola ancora con dell’olio. Mettere la scacciata nel forno preriscaldato a 180°, cuocere per un’ora circa. Quando sarà ben dorata, sfornare e porre sopra un foglio di carta forno, avvolgerla in un plaid per 15 minuti ancora. Questo procedimento la renderà ancora più morbida e gustosa. Buon appetito!

Curiosità: “scacciata” o “schiacciata”? La parola scacciata è di origine castigliese popolano “scàu” e “ciata”, cioè sotto i piedi, ovvero molto pressata. Per tale motivo sarebbe più adatto il termine “schiacciata” e non “scacciata” termine quest’ultimo però più utilizzato nel dialetto siciliano. Dato l’aspetto e poiché riempito con ingredienti assunse anche il nomi di “impanata” cioè pane riempito a dovere!!

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a cura di Gina Laconeo e Carmen Arena ( Logopedista )

Buccellati siciliani dolce tipico natalizio

Ingredienti:

Per il ripieno:

1 Kg di farina 00 300 gr di strutto a temperatura ambiente 250 gr di zucchero 1 bustina di lievito per dolci 1 bustina di vanillina 15 gr di ammoniaca 250 ml circa di latte 1 tuorlo 1 pizzico di sale

300 gr di fichi secchi 300 gr tra mandorle e noci tostate 2 cucchiaini di cannella 200 gr di cioccolato fondente 50 gr di uva sultanina 2 cucchiaini di cacao amaro 125 di miele

Per la glassa: 200 gr di zucchero al velo 1 albume un pizzico di sale un cucchiaio di limone

Procedimento: Per la preparazione dei Buccellati è opportuno preparare un giorno prima la pasta frolla e il ripieno in quanto hanno bisogno di riposo in frigo. In una ciotola con acqua bollente immergete i fichi secchi lasciandoli rinvenire per 15 minuti. Nel frattempo preparate la pasta frolla: in una capiente ciotola o nella planetaria setacciate la farina con il lievito per dolci e la vanillina. Aggiungete lo strutto e lavorate velocemente per fare incorporare la farina. Unite il pizzico di sale e il tuorlo. Continuando a lavorare l’impasto aggiungete a filo il latte in cui avrete fatto sciogliere l’ammoniaca. Lavorate l’impasto fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio. Dividetelo in tre parti, formate dei panetti, coprite con pellicola trasparente e riponete in frigo a riposare per 1 ora o un’intero giorno. Scolate i fichi, eliminate il picciolo e con l’aiuto di un coltello grande ed affilato tritate finemente. Ai fichi aggiungete tutti gli ingredienti del ripieno, mescolate per fare incorporare il tutto coprite con pellicola e mette a riposare in frigo per 1 ora. Prendete un panetto e stendete la frolla fino ad ottenere uno strato sottile. Con l’aiuto di un bicchiere ricavate tanti cerchi, su ognuno di essi disponete un cucchiaino di ripieno e chiudete a mezza luna. Con un coltello affilato potete praticare dei tagli nella pasta per rendere ancora più caratteristica l’estetica del Buccellato siciliano. Un modo più semplice per comporre il biscotto è quello di stendere la frolla in un rettangolo, formate un salsicciotto con il ripieno e disponetelo al centro, ripiegate una estremità della pasta frolla, sigillate, arrotolate leggermente con le mani e con il coltello tagliate trasversalmente i biscotti. Preriscaldate il forno a 180C (forno ventilato) e infornate per 15-20 minuti e fino a completa doratura. Sfornate e fate raffreddare. Decorate a piacere con glassa o miele e codette colorate.

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a cura di Carmelo Sciuto e Giuseppa D’Anna ( Logopedista )

Ciao a tutti, sono Carmelo e vorrei condividere con voi la passione che ho per la musica.

Quando sono a casa è la musica che mi tiene compagnia, mi fa scordare i miei problemi e la mia mente vola fuori dal mio corpo in un’altra realtà. Ascoltando le parole di alcune canzoni, soprattutto dei miei cantanti preferiti, sogno proprio di vivere in prima persona la storia che canta l’artista: così divento protagonista assoluto di ciò che ascolto. È bello sognare… Io sono un romanticone e quindi le canzoni d’amore fanno parte di me. Uno degli artisti che più mi piace e di cui vorrei condividere con voi la sua storia è MAX PEZZALI. Il suo esordio risale al 1992 quando faceva parte di un gruppo di nome 883 con il chitarrista Mauro Repetto. Il loro primo successo fu l’album “Hanno ucciso l’uomo ragno” che in breve tempo raggiuse le 600 mila copie vendute, il primo posto nella hit parade e, per il ritmo allegro, divenne un tormentone da ballare in tutte le discoteche. L’anno seguente esce “Nord sud ovest est” disco che rafforza il successo del duo. Tuttavia, è a questo punto che Mauro Repetto decide di lasciare il progetto per tentare la fortuna all’estero. Intanto Max, rimasto solo, non rinuncia al marchio 883 e con esso pubblica nel ’95 il terzo album: “La donna, il sogno & il grande incubo”. Nonostante l’abbandono di Repetto, gli 883 continuano a stare sulla cresta dell’onda: la loro popolarità è alle stelle! Ma sarà dopo l’uscita di “Lovelife”, nel 2002, che Max Pezzali si staccherà per sempre dal marchio 883. “Il mondo insieme a te” del 2004 apre questa nuova fase del cantante. Seguiranno moltissimi altri successi che faranno sempre sold aut (tutto esaurito) nei palazzetti di tutta Italia. Max Pezzali è per me una persona di grande sensibilità e nonostante le difficoltà lavorative e di vita privata che ha dovuto affrontare nel corso della sua vita, ha avuto sempre la forza di andare avanti e scrivere nuove canzoni, ancora più belle, che facessero capire questi suoi momenti più duri. La canzone che in assoluto preferisco è “Due anime” contenuta nel suo ultimissimo album “Astronave max-new mission 2016”. E’ una canzone che parla dell’amore eterno. Max lancia un chiaro messaggio alle coppie: “L’amore va contro ogni pregiudizio: è la sfida di due anime sbagliate che l’amore unisce creando una barriera che non verrà scalfita neppure dalle continue pressioni del mondo esterno”.

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a cura di Giuseppe Evola e Stefania Magrì ( Logopedista )

Oggi vorrei parlarvi di una trasmissione televisiva che ha fatto la storia della domenica italiana: Domenica In!

La prima puntata andò in onda il 3 Ottobre 1976 e il primo conduttore fu Corrado che rimase alla guida della trasmissione fino all’edizione del 1978/79. Corrado fu colui che registrò gli ascolti più elevati in tutta la storia del programma (in media circa 15 milioni di telespettatori). In quegli anni, una delle rubriche di maggior successo presentate all’interno della trasmissione, fu Discoring. Mandata in onda per circa un decennio, fu ideata e condotta inizialmente da Gianni Boncompagni. Negli anni i conduttori cambiarono, ma non la formula del programma, che prevedeva l’esibizione di gruppi e cantanti italiani e internazionali (quasi sempre in playback) e la rassegna dei dischi più venduti. Dal 1979 al 1985, alla conduzione subentra Pippo Baudo che apportò molte novità introducendo nuove rubriche riguardanti la musica, il cinema, il teatro e i libri. In seguito, entrarono nel cast altri conduttori quali: Giucas Casella, Gigi Sabani, Memo Remigi ecc. Dopo di lui saranno molti i nomi celebri che si legheranno al contenitore, da Raffaella Carrà a Toto Cutugno, da Mino Damato a Mara Venier. Fu quest’ultima, dal 1993 al 1997, a condurre la trasmissione con un successo clamoroso in termini di auditel (12.500 spettatori) paragonabile alla prima edizione condotta da Corrado che le valse il titolo di “Signora della domenica”. Oggi, nel 2016, in occasione del 40° anno dalla messa in onda di Domenica In, torna alla conduzione del programma Pippo Baudo. Allo scrosciante applauso che lo accoglie in studio Baudo esordisce: “Non mi emozionate che lo sono già abbastanza! Sono qua per presentare Domenica In un programma che mi appartiene sentimentalmente e professionalmente”. Accanto a lui, Chiara Francini, attrice nota al pubblico televisivo per aver condotto la trasmissione “Colorado” accanto a Paolo Ruffini. Con la personalità che lo contraddistingue, Pippo Baudo ogni settimana presenta una trasmissione colma di cultura e ricca di ospiti e contenuti. Tre le donne intervistate finora: Giorgia, Milva e Amanda Lear. Tra tutte, quella che ho apprezzato di più è quella di Giorgia che stimo come cantante e che, tra l’altro, è stata scoperta proprio da “Super Pippo”! Purtroppo gli ascolti auditel non stanno premiando questa bella trasmissione. Mi auguro che cresca e che coinvolga una fascia di telespettatori maggiore perché sarebbe un vero peccato che venga interrotta! Quindi… “In bocca al lupo, Pippo! Non mollare mai!

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a cura del gruppo di C.A.A. (V. Di Mauro, G. Laconeo, A. Ursino)

In un piccolo villaggio messicano viveva una bambina di nome Altea. Giunse la notte di Natale e tutti andarono in chiesa con un piccolo dono per Gesù". Solo Altea rimase a casa perché non aveva nulla da donargli, quando all'improvviso le apparve un Angelo. "Perché sei così triste?" chiese l'Angelo alla bambina. "Perché non ho nulla da portare a Gesù!" rispose Altea.

Allora l'angelo le disse: "Tu hai una cosa molto importante da donare a Gesù: il tuo amore. Raccogli le frasche che crescono ai bordi della strada e portale in chiesa. Vedrai, il tuo dono sarà il più bello di tutti." Altea fece come le aveva detto l'Angelo, andò in chiesa e depose un mazzo di frasche davanti all'altare. Mentre la bambina pregava le frasche si trasformarono in una pianta meravigliosa con foglie verdi e rosse: era nata la Stella di Natale.

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a cura di Emilio Rizza e Salanitro Dario ( Tnpee ) In questo numero vorrei parlarvi di un grande atleta poco conosciuto e della vera reazione di A. Hitler alle sue prodezze sportive durante le olimpiadi di Berlino del 1936. Nell’ agosto del 1936 Jesse Owens vinse 4 medaglie d’oro alle olimpiadi di Berlino. All’epoca aveva 23 anni – nacque il 12 settembre 1913 – era figlio di un povero agricoltore nero del sud degli Stati Uniti e aveva nove fratelli. Secondo la leggenda, dopo la sua vittoria Adolf Hitler abbandonò lo stadio infuriato senza stringergli la mano. Owens vinse altre tre medaglie d’oro nel corso dei giochi, mettendo in imbarazzo i nazisti e le loro idee sulla superiorità della razza ariana. In realtà le cose andarono piuttosto diversamente. La storia delle Olimpiadi di Berlino Le Olimpiadi di Berlino del 1936 furono organizzate come una grande celebrazione del regime nazista. Il successo sportivo alle Olimpiadi sarebbe servito alla propaganda per confermare le tesi naziste sulla superiorità della razza ariana. Tra tutti i dieci atleti neri della squadra americana il migliore fu Jesse Owens, che il 3 agosto vinse la medaglia d’oro nei cento metri, il 4 agosto nel salto il lungo e il 5 agosto nei 200 metri. Infine, il 9 agosto vinse la sua quarta medaglia d’oro nella staffetta 4×100 metri. Era una gara a cui Owens non era nemmeno iscritto, ma partecipò dopo che la squadra americana decise di non far partecipare due atleti ebrei a causa delle pressioni dei nazisti. La reazione di Hitler Hitler in realtà non fu così infastidito dalle vittorie degli afroamericani. Albert Speer, che all’epoca era l’architetto più famoso della Germania ed era molto vicino al partito nazista, scrisse nelle sue memorie che Hitler liquidò la questione sostenendo che essendo gli afroamericani un popolo primitivo, avevano una costituzione fisica più robusta e più adatta alla corsa. Effettivamente il primo giorno delle Olimpiadi Hitler non strinse la mano a un atleta nero, ma in generale non si congratulò con nessun altro atleta che non fosse tedesco. Il Comitato Olimpico fece sapere a Hitler che questo comportamento non era consentito: la nazione ospitante – e i suoi leader – dovevano rimanere neutrali. Quindi o Hitler stringeva la mano a tutti gli atleti oppure non la stringeva a nessuno. Quando Owens vinse i 100 metri, il secondo giorno, Hitler aveva già preso la decisione di non stringere la mano a nessun atleta. Owens ricordò in varie interviste sui giornali dell’epoca che Hitler lasciò lo stadio prima dell’inizio della cerimonia di premiazione e qualche giorno dopo inviò in regalo ad Owens un suo ritratto firmato. Per diverso tempo dopo il suo ritorno a casa, Owens difese il modo con cui era stato trattato da Hitler e dalla Germania, soprattutto in confronto all’accoglienza che aveva ricevuto dai suo connazionali una volta tornato negli Stati Uniti, dove la segregazione razziale era ancora in vigore. Owens paragonò il fatto che Hitler gli avesse inviato un proprio ritratto autografato con il comportamento del presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, che non lo invitò alla Casa Bianca e non gli fece nemmeno una telefonata di congratulazioni. Owens raccontò in un’intervista: « Dopo tutte queste storie su Hitler e il suo affronto, quando sono tornato nel mio paese non potevo ancora sedermi nella parte anteriore degli autobus ed ero costretto a salire dalla parte posteriore. Non potevo vivere dove volevo. Allora qual’ è la differenza?».

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a cura di Davide Maiolino e Stefania Magrì ( Logopedista ) Il Natale è una festa molto sentita tra la popolazione cristiana. Tradizioni legate a questa festività, sono la preparazione dell’albero e del presepe. Quest’ultimo ha per me un grande significato perché annuncia la Natività del Signore come messaggio di rinascita. Quando ero piccolo, a casa lo preparavamo sempre, purtroppo ora non è più così e questo mi rattrista molto perché le tradizioni sono importanti e la loro perdita ci allontana sempre più dai valori familiari e cristiani. Curiosando in rete ho scoperto che il primo presepe cristiano della storia fu quello che San Francesco d’Assisi, il fondatore dell’ordine Francescano, realizzò nel Feudo di Giovanni Velìta nel 1223, a Greccio. Venne coinvolta tutta la cittadinanza per riprodurre nel cuore dell’Italia Centrale non tanto Betlemme del 1° secolo, quanto quell’atmosfera mistica unica costituita dalla Nascita di Nostro Signore. San Francesco coinvolse tutto il popolo di Greccio, nobili, soldati, contadini, pastori e tutti i suoi frati per realizzare il primo Presepe vivente, il cui scopo era quello di rendere tutto il popolo compartecipe della presenza di Dio sulla Terra. Passeranno pochi anni dal Natale del 1223, ed il primo pontefice francescano, papa Niccolò IV, commissionò al più celebrato artista e scultore fiorentino, Arnolfo di Cambio, la realizzazione di un gruppo scultoreo che rappresentasse il momento stesso della Nascita di Gesù per perpetuare, secondo gli insegnamenti di San Francesco di Assisi, quel culto della Natività che costituisce uno dei termini più alti e più belli della Fede cattolica. L’opera fu realizzata in due anni e conclusa nel 1292, quando venne collocata in Santa Maria Maggiore, dove era conservata la reliquia della Mangiatoia nella quale sarebbe nato Gesù. Da allora la tradizione del presepe assunse una centralità significativa nell’ambito delle celebrazioni del Natale, e, soprattutto in seguito al Concilio di Trento, questa usanza di riprodurre la scena della natività, iniziò a diffondersi tra le famiglie nobili cattoliche prima e poi, nel corso degli anni, in tutti i ceti popolari. Negli anni la rappresentazione del presepe arricchirà sempre di più il numero dei personaggi, aggiungendo alla classica rappresentazione della natività, anche le scene dell’annuncio degli angeli ai pastori, il corteo dei tre Re Magi, che rappresentano l’omaggio delle tre tradizioni esoteriche (quella caldeopersiana, quella indiana e quella etiope) a Cristo, gli zampognari, e varie altre figure che celano significati nascosti. In Italia le forme artistiche di realizzazione del presepe cambiano non solo da regione a regione, ma anche da provincia a provincia. Oltre al più celebrato presepe napoletano, il cui primato in bellezza e cura barocca dei particolari è indiscussa, vi è anche quello bolognese caratterizzato da figurini scolpiti o modellati per intero, quello genovese, con le statuine in ceramica, quello altoatesino, con le statuine scolpite in legno, quello siciliano, con statuine in ceramica e stoffa e quello leccese, nel quale alla tradizionale terracotta, iniziata all’inizio dell’ottocento, si affianca la tecnica della cartapesta. In Sicilia l’arte presepiale, pur risentendo degli influssi della scuola napoletana, si differenzia per l’incredibile varietà di stili e materiali impiegati. Nella mappa dei centri siciliani produttori di presepi Palermo, Messina, Trapani, Siracusa, Caltagirone, Acireale, Noto, Ragusa sono le città più note per i maestri

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Del 1494 è il gruppo marmoreo realizzato da Andrea Mancino, nella chiesa dell’Annunziata a Termini Imerese, considerato la prima opera presepiale siciliana

A San Bartolomeo a Scicli, è conservata un’opera di fattura napoletana che si fa risalire al 1576 anche se ha subìto nel tempo reiterati interventi di restauro, con pesanti rimaneggiamenti e consistenti integrazioni.

In Sicilia la ricchezza e la ricercatezza nei gusti e nello stile erano date soprattutto dalla lavorazione a bulino delle pietre più pregiate, con le quali erano eseguite le piccole e splendide Sacre Famiglie, oggi in gran parte conservate presso il Museo Pepoli di Trapani.

Un discorso a parte merita la produzione dei presepi in cera, particolarmente ricca nella regione iblea, che può vantare una storica e ancora fiorente apicoltura. La ceroplastica, attività praticata fin dal medioevo all’interno dei monasteri e dei conventi, diventò a partire dal secolo XVIII specializzazione dei cirari, che sfruttarono la versatilità e la duttilità della materia per eseguire ex voto, modellare santi e bambinelli e plasmare piccole Natività. Alle soglie dell’Ottocento il presepe comincia ad assumere connotati e caratteri popolari, diventa oggetto domestico rituale, entra anche nelle case delle famiglie meno abbienti, sia in città che nelle campagne. L’utilizzo popolare del presepio si deve soprattutto all’utilizzo della terracotta. La ceramica popolare ebbe infatti in quegli anni forte sviluppo e con essa l’arte dei figurinai, ovvero degli artigiani che dall’argilla modellata ricavavano le statuine da presepe. L’introduzione degli stampi di gesso nel ciclo di lavorazione fu poi determinante per abbassare i costi e incrementare la produzione in serie delle figurine in terracotta. Da questo fatto tecnico e da questo preciso momento può farsi cominciare la storia del presepe popolare con le sue alterne vicende che continuano fino ai nostri giorni. Caltagirone occupa nella storia del presepe popolare un posto di primissimo piano. Qui l’arte della ceramica, che può vantare un’antichissima tradizione, ha conosciuto uno straordinario sviluppo raggiungendo esiti di estrema raffinatezza. La mia curiosità mi ha portato a scoprire tutti i tipi di presepi di cui vi ho parlato. E voi? Come lo realizzate nelle vostre case? Se vi fa piacere, scrivetemi e soddisfate la mia curiosità. Buon Natale a tutti!

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a cura di Di Mauro Vincenzo e Carmen Arena ( Logopedista )

I nostri amici animali ci danno una… zampa!

Con il termine PET THERAPY, s’intende una terapia “dolce” basata sull’interazione UOMOANIMALE, che integra e rafforza le terapie tradizionali e può essere impiegata su pazienti affetti da patologie differenti con obiettivi di miglioramento comportamentale fisico, cognitivo psicosociale e psicologico-emotivo. La PET THERAPY è una CO-TERAPIA che affianca la terapia tradizionale in corso. Lo scopo della P.T. è di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure riabilitative, soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra una collaborazione spontanea. La presenza di un animale, permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e stabilire un canale di comunicazione paziente-animale-medico, per stimolare la partecipazione attiva del paziente. Fondamentale è individuare l’animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali alle capacità psico-fisiche e all’analisi delle patologie specifiche . Gli animali coinvolti nella P.T. sono: CANI, GATTI, CONIGLI, UCCELLI, CAVALLI (IPPOTERAPIA), ASINI (ONOTERAPIA), DELFINI (DELFINOTERAPIA), RAPACI (FALCONERIA). I miei animali preferiti sono i cani COCHER SPANIEL e DALMATA, ma anche i Cavalli, i Delfini e i Falchi.

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a cura di Salvatore Bonaccorso e Dario Salanitro ( Tnpee )

In questo articolo vi parlerò di due giochi siciliani che facevo da bambino: i cincu petri e a megghiu visula. Purtroppo di questi giochi non se ne fanno più e mi preme parlarne perché ritengo giusto che anche i bambini di oggi conoscano i vecchi giochi di una volta.

IL GIOCO DELLE CINQUE PIETRE Si gioca adoperando cinque pietruzze, preferibilmente di forma arrotondata. Lo scopo del gioco è totalizzare il numero di punti stabiliti in partenza dai giocatori. Inizia la partita la persona sorteggiata. Quando il giocatore corrente commette un errore, cede la mano al giocatore successivo. Il gioco si sviluppa in cinque passi. Primo passo: si lanciano le pietr e su un piano, si pr ende una pietra in mano e, lanciandola in alto, con la stessa mano, si raccoglie una pietra, e poi si afferra la pietra lanciata, tale da avere in mano due pietre. Tenendo la seconda pietra in mano, si lancia la prima pietra in aria e si raccoglie una terza pietra, e poi una quarta pietra. Secondo passo: si lanciano le pietr e su un piano, si prende una pietra in mano e, lanciandola in alto, con la stessa mano, si raccolgono, tenendole in mano, a due a due, le rimanenti pietre. Terzo passo: si lanciano le pietr e su un piano, si pr ende una pietra in mano e, lanciandola in alto, con la stessa mano, si raccoglie una pietra. Si lancia la prima pietra, tenendo in mano la seconda, e si raccolgono, tutti in una volta, le rimanenti tre pietre. Quarto passo: si lanciano le pietr e su un piano, si prende una pietra in mano, e si tenta di raccogliere in un colpo solo le quattro pietre a terra e la quinta in aria (senza lasciarla cadere a terra). Quinto passo: si lanciano le pietr e su un piano, si prende una pietra in mano e, lanciandola in alto, con la stessa mano si tenta di far passare, una alla volta, le altre pietre sotto il ponte formato da pollice e indice dell'altra mano, il ponte si posiziona una sola volta e non lo si può orientare di nuovo durante il tentativo, (il tutto senza far cadere a terra la pietra lanciata in aria). Sesto passo: si pr endono in mano le cinque pietr e le si lancia facendole ricadere sul dorso della mano. L'obiettivo è di riuscire a prendere tutte e cinque le pietre. Fine del gioco!

A MEGGHIU VISULA Quannu li strati nun jerunu aspartati, ma jerunu fatti chî bàsuli di petra làvica, li carusi jucàvanu a megghiu visula. Ognunu metti li soddi pi fari lu premiu dô jocu. Ogni carusu pigghia na munita e la jetta nta l'aria, circannu, quannu casca ‘n terra, di fàrila agghicari ntô centru di la visula (mattunella) comu sa va rittu prima. Doppu u primu, macari l’àutri carusi jèttanu ognunu la propia munita. Cuje ca nzerta o s’avvicina cchiù assai ô centru di la visula, joca pi primu je appoi tutti l’àutri a secunnu l’òrdini. Appoi veni fatta a musura a cù sa vvicinatu chi soddi ô centru dâ visula, picchì di chissa dipenni cu joca pi primu (lu jocu veru e propiu nun è ancora accuminciatu). U primu carusu pigghia tutti i soddi di lu premiu, li metti tutti una supra a l’àutra, tutti cô stissu versu (tutti testa o tutti cruci), e li jetta tutti nta l’aria : li soddi ca càscanu ‘n terra e ammustrunu a testa, venunu vinciuti dô primu jucaturi, mentri l’àutri vèninu jittati nta l’aria dô secunnu jucaturi e accussì 'nzichitanza finu a quannu finìsciunu tutti i soddi.

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a cura di V. Di Mauro, A. Torre, C. Sciuto, A. Colella G. Fiorenza e Giuseppa D’Anna ( Logopedista )

QUANNU SI CUNTA E' NENTI (Quando si racconta è niente. E' il commento che si usa fare dopo qualche incidente o disavventura, che per fortuna, non hanno avuto gravi conseguenze).

VA FATTI MONACU! (Vai a farti frate. E' un modo elegante per mandare "a quel paese" qualcuno. Infatti, piu' audace e maleducata sarebbe stata l'espressione "Vaffanculu", oggi molto in voga tra i giovani).

BEDDA PUMATA PI LI CADDI! (Bella pomata per i calli! E' una espressione ironica per definire un cattivo soggetto. Tale modo di esprimersi ha origine dai numerosi venditori ambulanti che vendevano "miracolosi prodotti" per eliminare i calli, ma che alla prova dei fatti si rivelavano veri e propri imbrogli).

IRISINNI UNNI PERSI I SCARPI U SIGNURI (Andare dove ha perduto le scarpe il Signore. Vuol significare piu' precisamente, andare molto lontano, possibilmente in posti impensabili che potrebbero essere causa di rischi).

PICCHI' DUI NUN FANNU TRI' (Perché due non fanno tre. E' una risposta un po’ comica e ironica che si dà alla domanda: "picchì?", quando non si ha intenzione o non si sa cosa rispondere).

DINTRA COMU ‘NA JADDINA E FORA COMU ‘NA REGINA (Spesso la donna dentro le mura domestiche non cura la bellezza, l’eleganza ed il proprio aspetto fisico, ma quando esce fuori di casa si trucca e si veste con accuratezza).

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a cura di Giuseppe Cavellaro e Loredana Gallina ( Tnpee )

Supporto per pittura di oggetti concavi ( barattoli, vasi, bottiglie)

La volta scorsa vi abbiamo parlato del Porta Bevande. Oggi, vi presentiamo il “Supporto per pittura di oggetti concavi”. Questo ausilio è stato realizzato con un mattone in legno con un foro centrale nel quale è stato inserito un pezzo di manico di scopa. Tale ausilio è nato dall’esigenza di facilitare le attività di pittura e rendere i nostri ragazzi più autonomi.

Di seguito la scheda tecnica per poterlo realizzare: 1 mattone in legno ( larghezza: 20 cm, altezza: 7 cm , profondità: 12,5 cm) 1 pezzo di manico di scopa ( altezza: 19 cm totale di cui 12 sporgente e 7 inserito nel mattone)

Le misure del manico possono variare in base all’oggetto da pitturare.

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a cura di Salvatore Bonaccorso e Dario Salanitro ( Tnpee )

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Natale

Natale è famiglia Natale è gioia Natale è coccole Natale è vacanza Natale è speranza Natale è confortare Natale è stare con chi ti fa stare bene Caro Natale allontana la malinconia e porta solo tanta allegria!!!

Noi Disabili dobbiamo ringraziare coloro che hanno creato il C.S.R. perché abbiamo bisogno di assistenza. Grazie a tutti i psicologi, dottori, terapisti, infermieri, ausiliari e servizio sociale. Il personale deve capire che deve aiutarci pensando che siamo, uomini e pertanto, desideriamo amicizia, affetto e non solo assistenza materiale . Antonio Gesualdo

Caro amore mio, tu sei nel mio cuore, che è pieno di lacrime d’amore. Tu sei nella mia anima, che è piena di dolcezza e gioia per te. Quando sei vicino a me, la mia vita è bella, la gioia mia è insieme a te. Io voglio bene solo a te, perché sei cara e bella dolce come la luna. Il mio cuore è innamorato di te voglio vivere sempre con te il mio miracolo d’amore. Rosario D’Urso

Alla mia stella di Natale, che illumina i miei giorni, che mi rende felice in ogni istante, auguri stellari amore mio! Il Natale è arrivato, pace e felicità ci donerà, pochi regali ci porterà ma contenti a tutti ci farà. Pochi soldi in tasca avremo ma un pensiero dolce e sincero a te e alla tua famiglia arriverà. Giuseppe Giardina

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Auguro un Buon Natale a tutti i terapisti del C.S.R. di Viagrande e un grazie particolare alle terapiste che ci hanno coinvolto all’ idea del Giornalino. Carmelo Sciuto

Giornalino settembre dicembre  
Giornalino settembre dicembre  
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