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Gennaio / Aprile N째 2 / 2016

Ci siamo

anche Noi


Cari lettori, eccoci giunti al secondo numero di “Ci siamo anche noi”, il giornalino dei ragazzi del C.S.R. di Viagrande. Forti dell’entusiasmo della prima uscita, in questo numero, ognuno dei nostri giovani giornalisti in erba, ha dato il proprio contributo, fornendo spunti, idee e pareri che hanno dato vita a nuove rubriche e consolidato quelle precedenti. Accomunati dal desiderio di condividere le loro passioni, ma anche di creare un ponte con le famiglie e il mondo esterno, il loro unico obiettivo è divertirsi e creare qualcosa insieme. Vi auguriamo buona lettura e aspettiamo con entusiasmo un vostro riscontro. Scriveteci a cisiamoanchenoicsr@gmail.com Stefania Magrì - Dario Salanitro

CUCINA INTERNAZIONALE 1

SPORT 14

DETTI E PROVERBI 25

DOLCE SALATO 3

MUSICA 16

PENSIERI E PAROLE 26

SCIENZA 4

MUSICOTERAPIA 17

EVENTI 28

NATURA E BENESSERE 7

IO SONO 19

I CONSIGLI DI NONNO SARO 8

FAVOLANDO 20

ATTUALITA’ 9

SPORTABILE 21

TELEVISIONE 10

SPORT 22

STORIE DI VITA 12

IL FATTO! 24

Dario Salanitro - Stefania Magrì

Stefania Magrì

Dario Salanitro

Carmen Arena - Loredana Gallina - Valentina Costanzo - Cristina Barbaro Graziella Zitelli - Giuseppa D’Anna - Luciano Grimaldi


La cucina Danese

a cura di Gina Laconeo e Carmen Arena (Logopedista)

Cucina dal latino classico culina-cocina, cioè quella zona o stanza della casa adibita alla preparazione del cibo. Gastronomia dal greco gaster-stomaco e nomos-regola, è l’arte della buona cucina, della buona tavola ed è anche l’espressione tipica e tradizionale di ogni popolo. La cucina è quel luogo magnifico che accomuna tutti i popoli, di qualsiasi razza, etnia e colore. La gastronomia è l’espressione di un amore per la terra che va ben oltre la semplice necessità di sfamarsi. Per questo vogliamo cominciare con voi un viaggio nella cucina internazionale per scoprire le tradizioni culinarie di molti popoli simili e diversi da noi.

La cucina danese è molto delicata, decisamente fantasiosa e discretamente calorica, con l'abbondante colazione decisamente robusta per i gusti italiani, costituita da formaggi, salumi, frutta fresca ma anche da burro, uova e fette di pane. Difficilmente troverete del semplice caffè o del cappuccino, se non in uno degli hotel che offre colazioni continentali. La gastronomia danese è naturalmente “figlia” della cucina scandinava in generale ma ha dalla sua qualche caratteristica che la rende differente da quelle delle vicine altre nazioni scandinave. Ovviamente il pesce è in testa alle classifiche dei consumi, ma in Danimarca anche la carne è molto apprezzata. Anche le zuppe sono uno dei piatti forti in questo freddo paese, complice anche un discreto utilizzo di cereali. Da citare la zuppa d’anguille, la Alesuppe, o la Frugtsuppe, una zuppa di frutta preparata con frutta mista, ossia prugne secche, mele, albicocche, e servita sia come primo piatto caldo o come dessert una volta messa in frigorifero. Valide anche le proposte nei secondi piatti, con degli abbinamenti decisamente insoliti per i gusti gastronomici italiani. Un esempio fra tutti è nella pancetta affumicata con cipolle e mele fritte… Per i palati forti suggeriamo il Fiskefars, una pastella di pesce macinato con burro, farina e panna, servita in accompagnamento con delle patate bollite e le Frikadeller, le polpette di carne di manzo fritte nel burro. Se invece volete pranzare leggero troverete un'ottima alternativa nel merluzzo bollito o in qualche altro pesce come i filetti di platessa o lo sgombro. Il contorno per eccellenza è rappresentato dalle patate (da provare le Brunede Kartofler, delle patate bollite e quindi zuccherate) oppure una insalata di mele e barbabietole miste con della salsa di rafano. Nelle salse i danesi non si fanno mancare nulla. Da provare la sennepssauce med fløde, una salsa a base di uova con l’aggiunta di senape, aceto e panna montata fredda. Molto apprezzate anche le tartine, le Smørrebrød, preparate in diverse fantasie e servite per il pranzo: ne esistono oltre 200 tipi e vengono servite, partendo dal pane di segale e burro, con formaggio, uova, gamberetti e decine di altri ingredienti. Parlando di formaggi occorre sicuramente citare il Maribo, un formaggio paragonabile all'emmenthal, il

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Danablu, simile al gorgonzola e l'Havarti, spalmato solitamente sulle tartine. E' sicuramente nei dolci che la Danimarca ci offre il meglio della sua cultura gastronomica: partendo dal Krasenkage ( una torta a strati di sfoglia e frutta) passiamo per la Bondepige Med Slør, dove su uno strato di pane e zucchero viene versata una crema di mele e dei gustosissimi pezzi di cioccolato. Servita fredda, con una dose di panna montata, diventa una vera e propria bomba di gusto. Nel periodo natalizio troviamo l'Helling Tre Konger Kage, che potremmo tradurre come dolce del destino, un dolce semplice basato sulla frutta candita. La particolarità del dolce risiede nell'oggetto che viene nascosto all'interno, come una moneta, un anello oppure un ditale, segno quest'ultimo che le future nozze saranno rinviate! Dolci natalizi tipici sono anche i Kleiner, a base di farina, burro uova e limone, il tutto rigorosamente impastato e fritto, e i Pebbernøder, gustosi biscotti rotondi aromatizzati dalla cannella, zenzero. Ricordiamo inoltre i Nisser dei gustosi biscottini di marzapane a forma di animale.

Ricetta danese: Rødkål (Cavolo rosso in agrodolce) Ingredienti 1 Cavolo rosso 2 Mele 20g di burro Zucchero q.b. Acqua 1/4 tazza di aceto 1/2 tazza di marmellata di ribes rosso

Procedimento

Sale e pepe

Rimuovi le foglie esterne, più dure, del cavolo ed affettalo molto finemente. Sbuccia le mele e sciogli il burro in un padellino. Inizia ora ad aggiungere il cavolo a poco a poco, fermandoti ogni tanto per grattare le mele ed aggiungerle nella padella. Lascia cuocere il tutto, mescolando continuamente. Aggiungi ora l'aceto, dell'acqua, sale e pepe a piacere e lascia bollire il tutto, coprendo la pentola con un coperchio, per 2-3 ore, fino a quando il cavolo diverrà molto tenero. Mescola di tanto in tanto e, se necessario, aggiungi un po' di acqua calda per evitare che si bruci.

Quando il cavolo è diventato tenero, aggiungi la marmellata di ribes rosso. Il cavolo dovrebbe così ottenere il caratteristico sapore agro-dolce. Se necessario, aggiungi più zucchero o aceto, un po’ alla volta. Servi il piatto come contorno per piatti di carne.

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a cura di I. Strazzeri, R. Famoso, A. Amato, A. Spampinato, A. Colella e Giuseppa D’Anna (Logopedista)

Rotolo al limone

Rotolo al Limone

Crema

3 uova 140 gr di zucchero

400 millilitri di latte

70 gr di farina 00

Due limoni

30 gr di amido di mais

70 gr di farina

50 milligrammi di latte

Scorza di limone

1\2 bustina di lievito per dolci

120 gr di zucchero

1 bustina di vanillina

Procedimento per il rotolo Montare le chiare a neve (e metterle da parte) Lavorare i tuorli con lo zucchero per 5 minuti Aggiungere il latte, la vanillina, le farine, il lievito e infine gli albumi Versare il composto in una teglia rettangolare e cuocere a 180° per 15 minuti Una volta cotto rovesciare la teglia su un canovaccio,

Procedimento per la crema In un pentolino grattugiare la scorza dei limoni nel latte Aggiungerlo gradualmente alla farina miscelata con lo zucchero Aggiungere pure il succo dei limoni Accendere la fiamma e miscelare fino al raggiungimento della consistenza della crema Lasciare raffreddare

staccare la carta forno e arrotolare il composto fino a farlo raffreddare Poi srotolarlo e farcire con la crema al limone, arrotolare di nuovo e spolverare con zucchero a velo

Spinacine Golose Ingredienti: 250 di pollo 100 spinaci un uovo pan grattato qb sale e pepe qb

Procedimento Lessate gli spinaci, strizzare e tagliare grossolanamente; frullare i petti di pollo anch’essi lessati precedentemente, amalgamare il pollo con l’uovo e un po’ di sale. Aggiungere gli spinaci, pan grattato e formare delle polpette leggermente appiattite, cospargerle con del pangrattato e cuocerle in forno caldo a 180° per trenta minuti circa. Buon appetito!

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a cura di Antonio Ursino e Carmen Arena (Logopedista)

Il sole ed i pianeti Struttura Il Sole è una sfera di gas incandescenti che produce continuamente energia. Il suo nucleo ha temperature e densità elevatissime, per cui i nuclei di idrogeno si fondono insieme formando elio. Queste reazioni liberano un'enorme energia, che attraversa la zona di radiazione e di convezione, giunge alla superficie (fotosfera) oltrepassa l'atmosfera solare (cromosfera) e si libera nello spazio. Generalità Il principale corpo celeste del sistema solare è il Sole, una stella della sequenza principale di classe spettrale G2 V (nana gialla), contenente il 99,86% di tutta la massa conosciuta nel sistema solare. Giove e Saturno, i due pianeti più massicci che orbitano attorno al Sole, costituiscono più del 90% della massa restante. La maggior parte dei grandi oggetti in orbita intorno al Sole sono in un piano simile a quello dell'orbita terrestre, chiamata eclittica. Tipicamente, il piano di orbita dei pianeti è molto vicino a quello dell'eclittica mentre le comete e gli oggetti della cintura di Kuiper hanno un angolo significativamente maggiore rispetto al nostro. Tutti i pianeti e la maggior parte degli altri oggetti orbitano nello stesso senso della rotazione del Sole, in senso antiorario dal punto di vista di un osservatore situato al di sopra del polo nord solare. Certi oggetti orbitano in un senso orario, come la cometa di Halley. Le traiettorie degli oggetti che gravitano intorno al sole seguono le leggi di Keplero. Sono approssimativamente delle ellissi di cui uno dei fuochi è il Sole. Le orbite dei pianeti sono quasi circolari mentre quelle dei corpi più pic-

coli presentano una maggiore eccentricità e possono risultare molto ellittiche. La distanza di un corpo dal Sole varia durante la sua rivoluzione. Il punto più vicino al sole dell'orbita di un corpo si chiama perielio, mentre il più lontano è l'afelio. Il sistema solare è diviso in due zone distinte, il sistema solare interno include i quattro pianeti tellurici e la cintura di asteroidi. Il resto del sistema viene considerato sistema solare esterno. La maggioranza dei pianeti del sistema solare possiede il loro proprio sistema secondario. I corpi planetari in rotazione intorno a un pianeta sono chiamati satelliti naturali. La maggior parte delle più grandi lune compiono la propria rivoluzione su un'orbita sincrona, presentando sempre la stessa faccia al pianeta intorno alla quale orbitano. I quattro pianeti più grandi hanno anche degli anelli planetari. Il nuovo planetoide, conosciuto inizialmente come 2003 UB313 e successivamente ribattezzato Eris, fu identificato come l'oggetto più distante in orbita intorno al Sole. Sono stati successivamente riconosciuti pianeti nani più distanti di Plutone, come Makemake e Haumea.

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Il nuovo planetoide, conosciuto inizialmente come 2003 UB313 e successivamente ribattezzato Eris, fu identificato come l'oggetto più distante in orbita intorno al Sole. Sono stati successivamente riconosciuti pianeti nani più distanti di Plutone, come Makemake e Haumea. Spesso i pianeti si distinguono in interni ed esterni, a seconda della posizione rispetto alla Terra, o in rocciosi e gassosi, a seconda della struttura. Il tempo impiegato da un pianeta per compiere un giro attorno al proprio asse è detto giorno, mentre il periodo che impiega un pianeta per compiere una rivoluzione completa intorno al Sole è detto anno. I pianeti compiono la loro rivoluzione intorno al Sole percorrendo orbite che sono quasi complanari con l'orbita terrestre (piano dell'eclittica); sia il moto di rivoluzione che quello di rotazione si svolgono inoltre in senso antiorario a partire da ovest (a eccezione di Venere e Urano). L'inclinazione degli assi di rotazione rispetto al piano orbitale, in tutti i pianeti, non si discosta molto dalla perpendicolare, a eccezione di Urano, che ruota coricato sul piano dell'orbita. Il moto che i pianeti svolgono intorno al Sole segue tre leggi empiriche fondamentali note sin dal XVII secolo, e denominate leggi di Keplero.

Scervelliamoci..

a cura di Salvatore Bonaccorso e Dario Salanitro (Tnpee)

Un carabiniere telefona all'ufficio informazioni dell'aeroporto: "Quanto tempo impiega il volo Bologna-Roma?" La centralinista: "Un attimo..." E il carabiniere: "Grazie!" e riattacca. Perchè durante i temporali i carabinieri sorridono? Perchè credono che i lampi siano i flash dei fotografi!! Una mucca dice ad un'altra mucca: "cos'hai?" e l'altra: "sono preoccupata per il morbo della mucca pazza...e tu? Non sei preoccupata?" e lei: "io? No! Tanto sono un cavallo!!

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INTO THE WILD

I CENTO PASSI

STORIA D’ INVERNO

CONFUSI E FELICI

LE DUE VIE DEL DESTINO

COME TI ROVINO LE VACANZE MARIGOLD HOTEL VITA DI PI

JERSEY BOYS

SAMBA

LE VACANZE DEL PICCOLO NICOLAS

IL PEGGIOR NATALE DELLA MIA VITA

Scelto per voi…

a cura di Cappello Sofia e Dario Salanitro (Tnpee)

Il cammino per Santiago Un medico californiano, alla notizia della morte del figlio sui Pirenei si reca in Francia per farlo cremare. Successivamente, dopo aver messo le ceneri nello zaino, si mette in viaggio lungo il Cammino di Santiago, per portare a termine il pellegrinaggio intrapreso dal figlio.

Un film semplicemente splendido! A me è piaciuto tantissimo, un film da vedere assolutamente!!

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Martin Sheen è Tom un medico americano che arriva in Francia per recuperare i resti del figlio morto in una tempesta sui Pirenei mentre percorreva il Cammino di Santiago. Spinto dal desiderio di poter stare ancora un po' di tempo accanto al figlio, cercando di dare un senso a questa perdita, Tom decide di continuare lo storico pellegrinaggio, lasciandosi alle spalle la sua vita in California. Con lo zaino del figlio ed una guida, s'incammina per gli 800 km del pellegrinaggio ma presto scopre che non sarà solo durante questo cammino, incontrerà altri pellegrini, provenienti da tutto il mondo, e uniti dal desiderio di comprendere il profondo significato delle proprie vite. Le privazioni che Tom dovrà affrontare durante il cammino gli permetteranno di comprendere la differenza tra "la vita che si vive e quella che si sceglie di vivere".


a cura di Vincenzo Di Mauro e Carmen Arena (Logopedista) Oggi nella rubrica “naturalmente” vi parlerò dell’aloe, pianta considerata una vera farmacia naturale, che medici e naturopati usano per curare tantissime malattie.

L'Aloe Vera, è una pianta conosciuta fin dall'antichità per le sue proprietà curative. Il gel estratto dalle sue foglie è lenitivo e cicatrizzante. Dall'aloe viene ricavato anche uno speciale succo, ritenuto utile per migliorare la digestione e facilitare la depurazione dell'organismo. Le diverse varietà di Aloe vengono assegnate alla famiglia delle Aloaceae o delle Liliaceae e prediligono i climi caldi e secchi, come le piante grasse. Esistono numerose varietà di aloe in natura.

Aloe Vera o Aloe Barbadensis E' la varietà di aloe più nota e maggiormente utilizzata per via delle sue proprietà benefiche. Dall'Aloe Vera si ottengono estratti naturali in polvere o in forma gelatinosa. In questo caso si parla solitamente di Aloe Barbadensis o di Aloe Barbadensis Miller per identificare l'Aloe Vera. Si differenzia dall'Aloe Arborescens per via della maggiore dimensione delle foglie. La si può coltivare facilmente in vaso.

Aloe Arborescens L'Aloe Arborescens ha foglie più piccole rispetto all'Aloe Vera. Si utilizza sia come pianta ornamentale che come pianta medicinale, soprattutto per il suo potere disintossicante. Le sue proprietà benefiche sono conosciute fin dalle epoche antiche, tanto che anche Cristoforo Colombo l'avrebbe citata negli scritti dedicati ai suoi viaggi. E' originaria dell'Africa settentrionale ed è ormai diffusa in tutto il mondo, soprattutto nelle zone costiere.

Aloe Chinensis L'Aloe Chinensis è una varietà dell'Aloe Vera particolarmente pregiata. Il suo costo sarebbe decisamente più elevato. Tale aspetto concorre a limitarne l'utilizzo a favore della più comune Aloe Barbadensis. Si tratta di un rimedio considerato molto importante nella medicina cinese, per via della sua ricchezza di sali minerali come magnesio, calcio e potassio. La si riconosce per i fiori arancioni e per le marcate spine di colore bianco presenti sulle foglie.

Aloe Ferox L'Aloe Ferox ha fiori che presentano numerose sfumature di arancio e che compaiono in primavera. Si tratta di una pianta originaria dell'Africa meridionale e tipica del clima mediterraneo. Richiede una coltivazione in pieno sole. Dalle sue foglie viene ricavato il "Bitter Aloes", o "aloe amaro", un succo di colore giallo che si trova immediatamente al di sotto della loro superficie e che pare abbia un potente effetto purgativo. Il gel presente nella parte più interna delle foglie ha proprietà simili all'Aloe Vera.

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a cura di Rosario D’Urso e Dario Salanitro (Tnpee)

Macchie sulle mani: come attenuarle? Applicando un po’ di gel di aloe vera ogni giorno farete sì che la pelle si rigeneri gradualmente. Questo succo naturale permette di trattare la pelle delle mani, di prendersene cura, di tonificarla e di attenuarne le macchie. Si tratta del rimedio migliore e più utile nella vita di tutti i giorni. Protegge anche dal sole ed evita l’invecchiamento prematuro delle mani. Un altro consiglio tanto meraviglioso quanto efficace. Di sicuro avete in casa dell’aceto di mele! In questo caso è utile per aiutare ad attenuare le macchie sulle mani. Che cosa dovete fare? Molto semplice: prendete un cucchiaio di aceto di mele e mescolatelo con uno della crema idratante che usate di solito per le mani. Massaggiate per 10-15 minuti e lasciate agire tutta la notte. È molto pratico per eliminare le macchie sulle mani.

Incredibili proprietà dell’aceto di mele L’aceto di mele è un prodotto facile da trovare in qualsiasi supermercato, anche se è bene sceglierne uno di buona qualità, possibilmente biologico. Non si utilizza solo per condire le insalate, ma anche come trattamento medico per alcuni problemi. Proprio per questo è bene sceglierne uno di buona qualità. Una volta che lo avrete comprato, il modo migliore per poter beneficiare di tutte le sue proprietà sarà quello di diluirne un cucchiaio (20 ml) in un bicchiere d’acqua (200 ml), prima del pranzo e della cena. Ripetete questo procedimento per 10 giorni , smettete per una settimana e poi ricominciate. Ricordate di non superare mai questi limiti. Solamente due cucchiai al giorno! Eccovi un elenco di tutto ciò che un semplice bicchiere di acqua con un cucchiaio di aceto di mele può fare per il vostro corpo:    

Disintossica il colon e l’intestino, e vi permette di digerire al meglio. Questo prodotto è infatti un tonico naturale, che vi aiuterà ad assorbire in modo adeguato i nutrienti degli alimenti ed eviterà la possibile formazione di gas intestinali e la classica pesantezza tipica della digestione. Depura l’organismo, aiuta ad eliminare le tossine e ad equilibrare l’alcalinità. Migliora il funzionamento del sistema linfatico e permette al sangue di fluire bene. L’aceto di mele è ottimo per ridurre l’ipertensione ed abbassare i livelli di trigliceridi.

Benefici dell’aceto di mele assunto prima dei pasti Uno dei benefici più conosciuti dell’aceto di mele è quello di favorire la perdita di peso. Deve essere considerato come una sorta di “integratore”, che può aiutarci a perdere qualche chilo, sempre se si segue una dieta equilibrata e si pratica attività fisica. 

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I nutrizionisti affermano che questo prodotto aiuta ad accelerare il metabolismo. Essendo ricco di vitamina B6 e lecitina, inoltre, permette di bruciare i grassi e si prende cura del nostro organismo.


a cura di Salvatore Bonaccorso e Dario Salanitro (Tnpee)

I nuovi vizi capitali Cari lettori vi suggerisco di leggere questo mio articolo tratto dal libro di Umberto Galimberti” I nuovi vizi capitali”. L’autore mette in risalto come alcuni dei nuovi vizi capitali stiano influendo sulla nostra vita e non solo! Leggendo questo articolo, penso che oggi i valori di una volta non esistano più e che siamo contornati sempre più da una società amorfa. Buona riflessione! Vi presento ora una sintesi di riflessione sui nuovi vizi  CONSUMISMO – La produzione economica attraverso la pubblicità usa i consumatori come alleati, per garantire la mortalità dei prodotti e consentire alla produzione di sopravvivere. Il principio dell’usa e getta, si riflette nelle relazioni tra le persone (amicizia, matrimonio, collaborazioni, ecc.) Le tendenze sono collettive e l’individuo teme di opporre resistenza, perché rischia l’esclusione sociale.  CONFORMISMO – Omologazione. L’individuo perde di vista la propria coscienza per ridursi ad essere, al massimo, coscienzioso nell’esecuzione del suo lavoro. Dunque i lavoratori assumono indifferenza nei confronti dello scopo che persegue una determinata attività, diventando sempre più irresponsabili. E’ un fare senza senso, non dissimile dalla risposta agli stimoli dell’animale. Anche il linguaggio diventa funzionale a qualcosa e sa nascondere l’afasia dell’anima. “Miseria psicologica della massa!” (Freud) L’autenticità, la specificità della propria identità, appare in una società omologata, come una patologia sospetta.  SPUDORATEZZA – Il pudore potrebbe essere l’unico modo per preservare la propria identità e soggettività. Mancando il pudore al quale si è rinunciato per conformismo, emerge la necessità superficiale della pubblicità dell’immagine. Se l’individuo non appare, non c’è. Un tempo si diceva “l’abito non fa il monaco”. Oggi apparire sembra diventato così necessario che alcuni giovani più fragili, per apparire, per dimostrare che “ci sono” compiono azioni indegne. Oppure, deprivati di ogni dignità, incapaci di sopportare la solitudine, scelgono il suicidio.  SESSOMANIA- La pubblicità che reclamizza le merci, è diventata la vera proprietaria del corpo femminile che è messo in scena. La donna, puro e semplice oggetto travestito. Immagine quasi irreale, irriducibilmente ridotta a oggetto e che perciò volatilizza il desiderio di chi la osserva. Oggi è la donna che, per questo, fa paura all’uomo, ma domani potrebbe capitare anche all’uomo di venire strumentalizzato così.  SOCIOPATIA – Apatia morale. Mancanza di responsabilità. Indolenza, pigrizia, inerzia, indifferenza emotiva, rassegnazione depressiva, demotivazione. Il nostro caotico e frenetico modo di vivere ha bruciato gli spazi di riflessione, della comunicazione, ha inaridito il sentimento e diventa sempre più difficile per l’uomo d’oggi sentire cos’è bene e cos’è male.  DINIEGO – Rimuovere, come meccanismo di difesa, la conoscenza della sofferenza altrui. Immoralità collettiva. Ci si difende con il discredito di chi turba la propria tranquillità, oppure con il giustificazionismo sollecito verso errori oggettivi, per evitare di compromettersi e intervenire. Il diniego fa usare espressioni che camuffano la verità, riformulando i fatti secondo il comodo di chi sempre afferma “Non è compito mio”. Da questa insensibilità, mancanza di compassione e fraternità, la solitudine di tutti.  VUOTO – Ragazzi estranei in casa loro. Speranza delusa di reperire un senso, incomunicabilità. Inutile gridare aiuto. Nessuno raccoglie il messaggio. Subentra o la freddezza razionale, per cui appare che tutto vada bene, o l’ottimismo egocentrico, scelto dai virtuosi dell’irresponsabilità, che prendono la vita come una disarticolata avventura; oppure l’inerzia, con l’unica preoccupazione di procurarsi una grande quantità di tempo libero per riempirlo del nulla. L’unico tentativo, cercare nel “branco” quel residuo di conforto affettivo di cui ogni persona sente la sete.

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a cura di Giuseppe Evola e Stefania Magrì (Logopedista)

Storia del quiz televisivo Nel 1° numero di “Ci siamo anche noi” vi ho parlato di come è nato il quiz, oggi invece voglio parlarvi del programma televisivo che per me rappresenta la storia del quiz, mi riferisco al mitico Lascia o raddoppia? e a colui che è stato uno dei più grandi conduttori della tv italiana: Mike Bongiorno.

Lascia o raddoppia? E’ il titolo di uno dei più famosi programmi televisivi a quiz della Rai. Condotto da Mike Bongiorno, va in onda a partire dal 26 novembre 1955. I concorrenti che partecipano al gioco si presentano come esperti di un particolare argomento, uno alla volta e giocano individualmente. Agli inizi l'argomento deve essere scelto tra quelli proposti da numerosi monitor presenti in studio; successivamente i monitor vengono eliminati ed i concorrenti sono liberi di presentarsi su qualunque materia. Nel corso della prima serata il concorrente deve rispondere obbligatoriamente ad otto domande, nel tempo massimo di trenta secondi per ciascuna. Il montepremi iniziale è di 2.500 lire. Ad ogni risposta esatta il montepremi raddoppia, ma alla prima risposta errata il concorrente è eliminato; in questo caso, se aveva risposto esattamente almeno alle prime cinque domande, porta a casa un gettone di consolazione del valore di 40.000 lire. Se il concorrente risponde esattamente a tutte le otto domande, raggiungendo così la quota di 320.000 lire, ha diritto a ritornare la settimana successiva. Al ritorno del concorrente in trasmissione, accompagnato dalla valletta, il conduttore inizia porgendogli la fatidica domanda: Lascia o raddoppia? Se il concorrente "lasciava" intascava la somma vinta fino a quel momento, altrimenti lo si isolava acusticamente facendolo entrare in una cabina e gli si faceva indossare una cuffia, attraverso la quale poteva sentire la sola voce del conduttore, che gli parlava da un apposito microfono collegato con un filo alla cuffia stessa. Successivamente, gli veniva posta una domanda. Il concorrente aveva un minuto di tempo per rispondere, scandito da un apposito orologio meccanico e da una musica di sottofondo eseguita da archi molto carica di suspence. Se rispondeva esattamente il suo montepremi raddoppiava e tornava la settimana successiva per ripetere la prassi qui descritta, ma se il concorrente sbagliava la risposta perdeva tutto il suo montepremi, era eliminato dal gioco e vinceva come premio di consolazione un'autovettura Fiat 600. Di raddoppio in raddoppio, il premio massimo che il concorrente può vincere è di 5.120.000 lire. Esclusivamente per la domanda finale il concorrente ha diritto a portare un esperto in cabina con sé. La domanda finale è multipla, in genere composta di tre sottodomande. In caso di risposta esatta il concorrente intasca il premio massimo (passando così alla storia del quiz), in caso di risposta errata, il concorrente porta a casa come premio di consolazione un'autovettura Fiat 1200. Questo programma è stato molto importante dal punto di vista linguistico proprio in ragione del modo di esprimersi dei diversi concorrenti ed è stato il precursore delle storie da talk show e della tv verità. E colui che contribuì al suo grande successo fu Mike Bongiorno: Figlio di padre italo-americano e di madre torinese, il re del quiz nasce a New York come Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, il 26 maggio 1924. E' giovanissimo quando si trasferisce in Italia: frequenta il ginnasio e il liceo a Torino.

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Durante la Seconda guerra mondiale interrompe gli studi e si unisce alle formazioni partigiane in montagna. Arrestato dai nazisti, trascorre sette mesi nel carcere milanese di San Vittore; successivamente conosce gli orrori dei campi di concentramento tedeschi da cui si salva grazie ad uno scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Germania. Dopo aver condotto negli USA nel 1946 il programma radiofonico "Voci e volti dall'Italia", si stabilisce definitivamente nel Belpaese nel 1953, chiamato a sperimentare la neonata Televisione con il programma "Arrivi e partenze". Il programma va in onda il 3 gennaio 1954 alle 14.30: è il primo giorno di trasmissioni della televisione italiana. Il programma che incorona Mike Bongiorno come icona televisiva è sicuramente "Lascia o raddoppia?", primo grande quiz della storia della TV italiana. Da allora Mike Bongiorno ha inanellato una serie incredibile di successi tra cui ricordiamo "Campanile Sera" (1960), "Caccia al numero" (1962), "La fiera dei sogni" (1963-65), "Giochi in famiglia" (1966-67), "Ieri e oggi" (1976), "Scommettiamo" (1977), "Flash" (1980). Uno dei programmi più importanti di Mike Bongiorno è "Rischiatutto" (1970-1974), in cui vengono introdotti in TV l'elettronica e gli effetti speciali. Nel 1977 conosce Silvio Berlusconi. Il noto imprenditore capisce che è giunto il momento di creare in Italia la TV privata; per avere successo chiama i più grandi personaggi della TV fino a quel momento: Corrado Mantoni, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Mike Bongiorno. Mike già conosce le regole del marketing e il modello americano ed è il primo a portare gli sponsor nelle sue trasmissioni su TeleMilano (la futura Canale 5). Si apre un nuovo capitolo della storia di Mike Bongiorno e, per certi aspetti, dell'Italia intera: i successi si chiamano "I sogni nel cassetto" (1980), "Bis" (1981), "Superflash" (1982-1985), "Pentatlon" (1985 -1986), "Parole d'oro" (1987), "TeleMike" (1987-1992) e "C'era una volta il Festival" (1989-1990). Dal 1989 ha condotto con grande successo "La ruota della fortuna", game show di provenienza americana, arrivando a stabilire lo strabiliante record di 3200 puntate. Nella sua lunghissima carriera, Mike Bongiorno vanta anche la presentazione di ben undici edizioni del Festival di Sanremo, l'evento televisivo più importante in Italia. Nel 1991 presenta la prima edizione del varietà "Bravo Bravissimo", giunto oggi alla decima edizione, dal quale prende spunto il nuovo programma "Bravo Bravissimo Club", ideato dai suoi figli. La sua ultima fatica è la conduzione del nuovo programma di Rete 4 "Genius". Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito nel 2004 l'onorificenza di "Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica" al neo ottantenne Mike. Nel 2009, scaduto il contratto con Mediaset, firma per lavorare all'emittente Sky. Il giorno 8 settembre 2009, mentre era a Montecarlo, la vita di Mike Bongiorno viene stroncata da un improvviso infarto. Il 25 gennaio 2011 alcuni ignoti trafugano la salma del presentatore dal cimitero di Dagnente (Arona, Varese). Dopo molte settimane, numerosi arresti e interrogatori di persone che chiedevano un riscatto, che sono poi risultate tutte mitomani, il feretro viene ritrovato, ancora intatto, l'8 dicembre dello stesso anno nei pressi di Vittuone, vicino a Milano. I motivi e i responsabili restano ignoti. Al fine di evitare un ulteriore trafugamento, la salma è stata poi cremata nel cimitero monumentale di Torino su decisione della moglie Daniela, in accordo con i figli: le ceneri sono state disperse nelle valli del Cervino in Valle d'Aosta. E con questo vi saluto e vi do appuntamento al prossimo numero di “Ci siamo anche noi”

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a cura di Emilio Rizza e Dario Salanitro (Tnpee) In questo numero del giornalino vi voglio parlare dell’Unitalsi e farvi conoscere brevemente la storia di questa splendida associazione che si occupa nell’organizzazione dei pellegrinaggi. In seguito vi racconterò una mia esperienza vissuta a Maggio del 2015 in viaggio verso il santuario di Lourdes.

L’Unitalsi L’Unitalsi è un’Associazione di fedeli, uomini e donne, sani e ammalati senza distinzione di età, cultura, posizione economica, sociale e professionale, a carattere nazionale, con sede in Roma, oggi articolata, per necessità organizzative, in 19 Sezioni, 2 Delegazioni estere (Malta e Repubblica di San Marino), e 280 Sottosezioni, oltre a parecchi gruppi locali che operano rispettivamente in campo regionale e diocesano con il carisma iniziale di accompagnare gli ammalati al Santuario di Lourdes. Successivamente altri santuari mariani di riferimento unitalsiano, con pellegrinaggi coordinati dalla Presidenza Nazionale, sono quelli internazionali di Fatima, Banneux, Terra Santa e, in campo nazionale, quelli di Loreto, Siracusa e San Giovanni Rotondo; inoltre le Sezioni e le Sottosezioni organizzano propri pellegrinaggi nei santuari mariani delle regioni d’appartenenza.

Nascita dell’Unitalsi Ideatore dell’Unitalsi è un giovane ammalato romano di ventitré anni, Giovanni Battista Tomassi, nato il 29.11.1880, figlio dell’amministratore dei Principi Barberini, affetto da una forma artritica acuta e irreversibile e in carrozzella da quasi dieci anni; è molto sofferente nel corpo, ma soprattutto è molto tormentato nello spirito per la sua ribellione a Dio e alla Chiesa. Avendo saputo dell’organizzazione di un pellegrinaggio a Lourdes, il Tomassi chiede di parteciparvi con l’intenzione ben precisa, se non avesse ottenuto la guarigione, di compiere uno scandalo, un gesto di clamorosa sfida e bestemmia: suicidarsi ai piedi della Madonna. Siamo alla fine di agosto 1903; Giovanni Battista Tomassi è carico di rabbia per la malattia che lo tormenta, è nutrito di anticlericalismo e viene descritto da un altro partecipante, il Prof. Carlo Costantini, che poi nel 1909 viene nominato Vice Presidente dell’Associazione, come un giovane dallo sguardo truce: “Il suo sguardo così fiero, direi sprezzante, gli alienava quella naturale e profonda simpatia che ogni anima cristiana sente verso l’infelice”. Non è pensabile, per il suo tormento spirituale, che il Tomassi, recandosi a Lourdes, avesse in tasca una corona del rosario; è invece portò con sé una pistola per attuare il suo gesto disperato. Accadde però che, giunto alla Grotta dove l’Immacolata era apparsa a Santa Bernadette, viene colpito dalla presenza dei volontari che aiutano i malati ad entrare nella Grotta per pregare e percepisce appieno che la condivisione amorevole dei volontari dava conforto, speranza e serenità ai Sofferenti. Per tutti i giorni del pellegrinaggio è smarrito, sconvolto, taciturno e pensieroso; non ottiene il miracolo, non attua il proposito di suicidarsi, ma alla stazione di Lourdes, al momento del rientro, chiede di parlare con il direttore spirituale del pellegrinaggio, il Vescovo Mons. Radini Tedeschi, al quale con totale serenità, consegnando la pistola, dice: “Ha vinto la Madonna. Tenga, non mi serve più! La Vergine ha guarito il mio spirito”. Ed aggiunge: “Se Lourdes ha fatto bene a me, farà bene a tanti altri .

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Manifesta così al Vescovo e al giovane sacerdote che lo accompagna, Don Angelo Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII, l’idea di fondare una specifica associazione. L’incontro con la Grotta di Lourdes provoca un profondo cambiamento in Tomassi che non ottiene la guarigione del corpo, ma certamente quella dell’anima ed è un uomo nuovo. Si era accesa in lui la luce della Fede? Sicuramente! La sua conversione è provata da una cartolina, datata 29.08.1903 e indirizzata alle sorelle, sulla quale, oltre ai saluti, scrive: “Pregate!” Una sola parola che nella semplicità del messaggio racchiude la storia, il mistero di una istantanea, imprevedibile e sbalorditiva conversione.

La mia esperienza A gennaio del 2015, durante il funerale dalla morte di mio padre, venne a trovarmi il mio amico Rosario. Non lo vedevo da tanto tempo. All’uscita dalla chiesa lui si avvicinò per salutarmi. Io, preso dall’emozione, gli dissi solamente queste parole: testa di legno, testa di legno! Quelle parole scaturirono perché lui si era allontanato dall’Unitalsi. Dopo qualche settimana ci siamo sentiti per telefono e io gli dissi che desideravo fare un viaggio a Lourdes. Mi rispose che se non ci fosse stato nessuno ad accompagnarmi si sarebbe offerto lui come accompagnatore. Il 3 maggio del 2015 cominciò il nostro pellegrinaggio verso Lourdes. Una mattina mentre facevamo colazione, Rosario mi fece questa proposta: vuoi venire con me sopra all’Incoronata? Io, subito, acconsentii! Mentre salivamo per andare all’Incoronata recitavamo il rosario, ogni tanto facevamo qualche breve sosta per riposarci e fare qualche bella foto ricordo. Arrivati in cima siamo andati a pregare nella chiesa dell’Incoronata. Lungo la via del ritorno, alla fine della discesa, ci siamo fermati in una panchina per riposarci. Ad un certo punto, all’improvviso, Rosario scoppiò a piangere come un bambino dicendomi: non mi allontanerò più dall’Unitalsi! Grazie, grazie Emilio! Questo momento, così intenso ed intimo, mi colpì particolarmente lasciandomi un’emozione indescrivibile che ancora oggi porto nel mio cuore!

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a cura di Antonio Ursino e Carmen Arena (Logopedista)

La Storia del Motocross… Le prime apparizioni del cross si sono avute in Inghilterra con gare chiamate "scrambles" derivate dal trial, anch'esso molto popolare in Gran Bretagna. La prima gara di scramble di cui ci è pervenuta notizia si tenne a Camberley, nel Surrey nel 1924. I motociclisti europei importarono sul continente questo tipo di gare, apportando modifiche come l'accorciamento della pista e l'aumento del numero di giri oltre all'aggiunta di alcuni ostacoli artificiali come i salti. Durante gli anni trenta questo sport crebbe in popolarità, soprattutto in Inghilterra dove team ufficiali come quelli della BSA, Norton e AJS si sfidavano nelle gare. Le moto da sterrato di quell'epoca differivano poco da quelle utilizzate per l'impiego stradale. Le competizioni furono notevolmente utili per l' evoluzione tecnica dei motocicli. Nei primi anni trenta i telai rigidi lasciarono posto alle sospensioni, il forcellone posteriore fece la sua comparsa nei primi anni cinquanta. Il periodo del dopoguerra fu dominato dalla BSA che era diventata la più grande azienda produttrice di motocicli del mondo. I piloti BSA dominarono le competizioni internazionali degli anni cinquanta. Nel 1952 la FIM, l'organo di governo del motociclismo internazionale, creò un campionato individuale europeo di categoria 500 cm³, questo campionato dal 1957 divenne campionato del mondo. Nel 1962 alla "500" venne affiancata una seconda categoria di 250 cm³. Nel 1962 venne creato il campionato mondiale 250 cm³. In questo contesto divennero famose alcune aziende che equipaggiavano le loro motociclette con motori a due tempi, infatti aziende come la svedese Husqvarna, la cecoslovacca CZ e la britannica Greeves divennero popolari per la leggerezza dei loro prodotti. Durante gli anni sessanta i progressi nel campo dei motori due tempi fece si che i più pesanti motori quattro tempi fossero relegati in competizioni separate. Piloti provenienti dal Belgio e dalla Svezia cominciarono a dominare nel cross in questo periodo. Durante gli ultimi anni sessanta le aziende giapponesi cominciarono a lottare con le più blasonate aziende europee per la supremazia in questo sport. La nipponica Suzuki vinse il primo campionato del mondo della 250 nell'anno 1970, il primo campionato che andava a finire nel palmares di un'azienda del sol levante alla voce "motocross". Nel 1975 fu affiancato alla 250 e alla 500 anche la classe con motori da un ottavo di litro. Il motocross cominciò a crescere di popolarità negli Stati Uniti. I piloti europei continuarono a dominare in tutti anni gli anni settanta, tuttavia negli anni ottanta cominciarono a fare la loro comparsa sulla scena internazionale e a vincere dei piloti statunitensi.

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Durante i primi anni ottanta le aziende giapponesi furono promotrici di un vero e proprio "boom tecnologico". Le tipiche moto due tempi raffreddate ad aria con i bi-ammortizzatori sul posteriore furono sostituiti dalle moto raffreddate a liquido con il mono-ammortizzatore. Durante gli anni novanta le sempre più restrittive norme riguardo le moto a miscela costrinsero le aziende a sviluppare delle moto con motore 4 tempi. All'inizio del nuovo millennio tutte le maggiori aziende cominciarono a gareggiare con delle moto con questo motore e i marchi europei, come Husqvarna, Husaberg e KTM tornarono nuovamente al titolo iridato.

Recentemente si sono formate delle nuove branche di questo sport come il Supercross, l'Arenacross, il Freestyle in cui vengono valutate le acrobazie dei piloti e il Supermotard, molto popolare ora, in cui le moto da sterrato, gommate da strada e con gli adeguati accorgimenti tecnici gareggiano nei kartodromi. Inoltre sono diventate popolari anche le gare "vintage" in cui solitamente corrono le moto antecedenti al 1975.

Il problema dei 9 punti

a cura di Salvatore Bonaccorso

Devi tracciare non più di quattro segmenti di linea per coprire tutti i 9 punti, ma senza mai staccare la penna dal foglio.

Adesso, traccia fino a quattro segmenti di linea, in modo da toccare tutti i punti. Mi raccomando però, c’è una sola regola del tutto fondamentale: nel tracciare le linee non devi mai staccare la penna dal foglio. Pronto e Buon divertimento!

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a cura di Domenico Mirabella e Loredana Gallina (Tnpee)

Come vi avevo anticipato nello scorso numero di “Ci siamo anche Noi”, oggi vi parlerò del BLUES… Il termine blues deriva dall’inglese “to feel blue”, sentirsi malinconico. Il blues è nato e si è sviluppato in seguito alla schiavitù delle comunità nere, nelle regioni del sud degli Stati Uniti; è da considerarsi la manifestazione profana di un sentimento, e di un dolore, che ha avuto un lungo, inesorabile tracciato umano e civile, e ha ritrovato nella parola poetica prima, nel canto e nell'accompagnamento in una seconda fase, la sua ampia e angosciosa possibilità di espressione. La data di nascita dell'incontro tra l'espressione poetica e musicale va collocata verso il 1870, il che significa aspra denuncia di una vasta comunità di neri che trova all'improvviso la forza e il coraggio di esprimere la propria angoscia in un lamento di dolore, che si traduce talvolta in un impetuoso inno di guerra, in un grido provocato dalla miseria, dal vuoto che è inconsciamente alle proprie spalle. Accadde dopo il XVIII secolo che alcuni negrieri, possessori di colonie sulle coste dell'Africa, avviarono il trasporto di neri da vendere nei territori dell'America dove era richiesta mano d'opera a basso costo e questa era "offerta" dal mercato degli uomini di colore. Si sviluppa così la grande migrazione forzata. Questo fenomeno non ha solo carattere economico poiché nel momento in cui verso il 1776 apparvero sui giornali i primi annunzi pubblicitari che offrivano schiavi il problema assunse anche sembianze politiche. Pur essendo schiavi, i neri insediati nel territorio della Louisiana godevano di libertà maggiore di quanto non accadesse per coloro che erano giunti nei possedimenti inglesi e puritani. Questo spiega perché i primi blues, nei loro modi di espressione nacquero a New Orleans e nei dintorni sulle rive del Missisipi dove potevano continuare ad esprimere la loro spiritualità, le loro usanze e i loro costumi. Nel canto blues, comunque, persiste ancora la tristezza e il dolore quotidiano che si tramuta in speranza di miglioria e si esprime originariamente con canti accompagnati dal solo battito delle mani e non dalla musica, conservando sempre il caratteristico aspetto di poesia capace di esprimere una condizione di desolato rammarico e di aspra nostalgia. I blues cantano argomenti più disparati che nascono proprio dalla situazione di schiavitù che è la base dell'ispirazione. Da una collezione selezionata da B.B. King, l'indiscutibile Re del blues, e Carlos Tena, uno dei grandi esperti di questo genere musicale, nasce "I maestri del Blues", la migliore e più ambiziosa collezione che sia mai stata realizzata sul blues. In essa sono riuniti non solo i migliori autori, ma anche le migliori registrazioni, quelle realizzate nei momenti più felici e di massima ispirazione della carriera di questi autori. Sperando che vi sia piaciuto, vi do appuntamento al prossimo numero di “Ci siamo anche noi”

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a cura di Vincenzo Di Mauro e Carmen Arena (Logopedista)

L’Arpaterapia La ricerca sull’Arpaterapia nasce dall’interesse di Vincenzo per la musica e dalla sua curiosità per questo strano e poco conosciuto strumento. L’articolo mette in luce come il suono dell’Arpa riesca ad aiutare persone, di varie età e patologie, a migliorare il proprio stato di salute psico-fisico.

In generale il Musicologo è uno storico, più che un filosofo, che accentra gli studi attorno alla documentazione che trova ed accumula. Se la musica esprime ciò che non si dice con le parole, il tentativo in gran parte della Musicoterapia è di rivelare il messaggio che le vibrazioni sonore hanno trasmesso (anche inconsapevolmente) sin dalle loro origini. Attraverso l’esposizione obbiettiva dei fatti, integrata dall’intuito, ci potremmo chiedere “che cosa è, come è formata, che cosa vuol dire, a ciascuno di noi la musica. Molto stimolante è la concezione della forza della musica oltre ogni spazio, che si estranea da idee pessimiste che predominano nella sua visione del mondo e che fanno intravedere un lume di speranza, forse inconsciamente accordatogli dall’ascolto continuo di musica in occasioni e momenti ripetitivi come il dopo cena. Ogni individuo “sente”. In America la concezione del “sentire” è tradotta col verbo “feel” da qui la parola feeling. Sentire in senso di emozione, coinvolgimento, interiorità. La musica ha questo potere. Può entrare in ognuno di noi, produrre effetti diversi, speciali, irripetibili e unici. Che possono anche modificarsi con l’andare del tempo conservando i valori iniziali. La musica suonata con l’Arpa apporta un piacere particolare stimolando attraverso le onde acustiche fantasia e creatività. Anche nel campo della riabilitazione l’avvicinamento a questo strumento può giovare non solo con l’ascolto ma anche provando l’emozione di accarezzare le corde e producendo quelle armonie che così sembrano ancora più vicine. Nel caso dell’arpa entrano in gioco le vibrazioni emesse dalle lunghe corde dello strumento. Vibrazioni che sembrano muovere l’anima e il corpo, che raggiungono il sentire dell’individuo in modo da esercitare un massaggio interiore, in particolar modo sugli anziani. Pare che le corde dell’Arpa vibrino con lo stesso principio della voce umana e raggiungano così il sentire emotivo della persona creando un benefico effetto interiore e uno stato di calma e rilassamento. Ecco quindi il benefico risultato del rapporto musicale con bambini difficili, donne in gravidanza, malati terminali, tossicodipendenti e anziani.” Secondo alcune ricerche americane, pare che certi piccoli movimenti del nostro fisico (come spostarsi i capelli, gesticolare e tamburellare con le dita) portino il nostro metabolismo a funzionare in modo continuativo “sforzandosi” di fare in modo inconscio dei piccoli movimenti “contro natura” svegliando così certi punti del nostro organismo. Geniale è il coinvolgimento della mente in ogni rapporto musicoterapeutico. In primo luogo ogni gesto è comandato dal cervello, in modo volontario. A ciò si associa l’ascolto del suono che costringe il movimento ad essere effettuato in quel preciso istante: la mente dipende dalla musica. Ma qual è lo scopo dell’ascolto dell’Arpaterapia? Dall’esperienza effettuata con varie casistiche di pazienti, si è visto che ascoltare il suono dell’arpa aiuta a: contrastare ansia,

depressione, senso di solitudine e isolamento Sollecitare le memorie in soggetti con grave deficit cognitivo Integrare il trattamento del dolore cronico Stabilizzare i ritmi cardiaco e respiratorio Quando i sentimenti vengono trattenuti o repressi per anni il diaframma (muscolo che controlla il processo respiratorio) può irrigidirsi e comportarsi come un coperchio.

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I sentimenti repressi, di collera o di dolore probabilmente sono stati accumulati in anni di controllo delle emozioni che non sono mai state proposte né espresse. In questo caso la respirazione è sicuramente superficiale e in qualche misura limitata. Gli anziani sono sicuramente i soggetti che portano con sé la storia della propria vita e nella maggior parte di casi vivono nell’incapacità di esternare i propri sentimenti. Questo porta a situazioni di ansia, cattivo umore, mancanza di serenità quindi inappetenza, crisi depressive e quanto segue”. “La Musica è base fondamentale di tutto. Un individuo anziano tramite una seduta terapeutica con una respirazione regolare trae sicuramente beneficio, rilassamento e giovamento per il prolungarsi dei giorni. E’ essenziale la terapia di gruppo dove si alternano gli esercizi di respirazione e ascolto con canti e semplice ascolto di musiche adatte e letture di poesie”.

In basso: “Le nuove frontiere della medicina. L’Arpaterapia” un articolo tratto dalla rivista “Chi”, Milano: Mondadori XIII (2005)

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a cura di Nunzio Pennisi e Cristina Barbaro (Tnpee)

Quando ero piccolo... Quando ero piccolo stavo a casa con mia mamma, mio fratello Renato e mia sorella Laura. Lei faceva la pasta e le polpette con il sugo. Mio papà Salvatore prendeva la macchina, una 128 blu, e mi accompagnava a scuola. Metteva nel portabagagli la mia sedia, poi accendeva la radio, tirava il freno a mano, metteva in moto e montava l’antenna. Così andavo a scuola. Poi di fronte casa mia passava il pulmino che mi riportava a casa. Quando ero piccolo mi piaceva ascoltare i Dick Dick con il mangiadischi grigio che era nel salone. Io non lo sapevo usare, perciò mio fratello lo accendeva e mi metteva i dischi. Mi buttavo sul divano o sulla poltrona e mi riposavo. Poi mio fratello veniva e mi lavava la faccia. Mamma mia era professoressa di francese; quando stava bene cantava mentre lavava i panni, ma quando aveva il mal di gola no. A volte a casa nostra venivano a trovarci i nostri parenti. A scuola imparavo a fare i numeri e le letterine. La mia maestra si chiamava Sig.ra Pezzano e non ci rimproverava mai. Prima era a Potenza, ma poi è finita nella mia scuola di Catania in via Librino. La mia classe era grande, eravamo maschi e femmine, circa 20 ma eravamo seduti divisi. Un compagno si chiamava Marco ed una Letizia. Erano un poco biricchini ma mi volevano bene: uno mi portava la borsa, e un altro ci metteva dentro i libri. Ricordo che c’era una terrazza dove la maestra mi portava per giocare a palla. Nella mia classe non avevamo la lavagna e la maestra ci scriveva le letterine nei nostri quaderni, mentre nella scuola di mia mamma la lavagna c’era. I miei compagni di classe mi facevano i disegni, come le margherite o le macchine e a me piaceva molto colorarli. Poi la maestra per la ricreazione usciva e mi comprava la brioche. Una cosa che non mi piaceva della scuola è che non mi hanno mai insegnato a leggere, a scrivere un poco si, ma a leggere mai. Mi piaceva tanto scrivere, se sbagliavo una letterina prendevo la gomma e la cancellavo e se vedevo che ancora era brutta riprendevo la gomma e ne facevo un’altra più bella. Le mie compagne giocavano a fare le casette invece a me piaceva giocare con le macchinine e con il camion che avevo trovato nell’uovo di Pasqua. A volte quando finivo la scuola andavo in ufficio di papà e lui mi dava un foglio bianco dove metteva tanti timbri che io dovevo colorare e mi divertivo. Dopo tornavo a casa e la sera a volte uscivo per fare le passeggiate.

Ricetta Coniglio alla Cacciatora di Nunzio Pennisi Premessa: Alla nonna di Maria Paola piace tanto Patty Pravo e se tu la vedi sa cucinare bene, sa fare proprio tutto. Lei mi ha insegnato a cucinare il coniglio e l’agnello alla cacciatora: Si fanno a pezzetti le olive bianche, i capperi e la cipolla tagliata piccolina, che gli dà il sapore. Poi si mette una goccia di sale e l’olio nella pentola, e pure una goccina di pepe nero e la si mette sul fuoco a cuocere. Poi si aggiunge la carne e si fa continuare a cuocere ed all’ultimo si aggiunge il pomodoro, quando la carne è già cotta, così diventa pronto in sughetto. E’ una ricetta facile, facile ed è buona.

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a cura di Antonio Ursino e Carmen Arena (Logopedista) Andersen Hans Christian fu un illustre autore danese di fiabe dell’ottocento. Rielaborò fiabe tradizionali nordiche infondendo uno spirito ottimista. Tra le sue fiabe più famose ricordiamo la sirenetta, il brutto anatroccolo, la piccola fiammiferaia e la regina delle nevi. Fu il più grande poeta e romanziere che si rivolse direttamente a i bambini con fiabe profonde e sognanti, ma cariche di vitalità e umanità. Per questo è stato chiamato lo “Shakespeare dei bambini”.

La teiera C'era una teiera orgogliosa, orgogliosa della sua porcellana, del suo lungo beccuccio, del suo largo manico. Aveva qualcosa davanti e qualcosa dietro, il beccuccio davanti e il manico dietro, e parlava sempre di quelli, ma non parlava mai del coperchio che era scheggiato; quello era una mancanza, e delle proprie mancanze non si parla volentieri non lo fanno nemmeno gli altri. Le tazze, la zuccheriera e il bricco del latte, tutto il servizio da tè avrebbe certamente ricordato il coperchio rotto più che non quel manico e quello splendido beccuccio; la teiera lo sapeva bene. "Li conosco!" diceva tra sé. "Conosco anche la mia mancanza e la riconosco, in questo sta la mia modestia, la mia umiltà; tutti abbiamo difetti, ma abbiamo anche pregi. Le tazze hanno un manico, la zuccheriera ha un coperchio, io ho ricevuto entrambe e una cosa in più, che gli altri non hanno, ho ricevuto un beccuccio che mi rende regina del tavolo da tè. La zuccheriera, il bricco del latte si vantano di essere le ancelle del buon sapore, ma io sono colei che distribuisce, che domina, io spargo la benedizione tra l'umanità assetata; dentro di me le foglie cinesi trasformano l'acqua bollente senza sapore." Tutto questo la teiera l'aveva detto nella sua tranquilla gioventù. Ma ora stava sul tavolo apparecchiato, e venne sollevata dalla mano più curata ma; la mano più curata era maldestra, così la teiera cadde, il beccuccio si ruppe e pure il manico, per non parlare del coperchio di cui abbiamo già detto fin troppo. La teiera rimase svenuta sul pavimento e l'acqua bollente uscì fuori. Fu un brutto colpo, ma la cosa peggiore fu che tutti risero, risero di lei e non della mano maldestra. "Quello me lo ricorderò sempre!" diceva la teiera quando ripensava alla vita trascorsa. "Venni chiamata invalida, messa in un angolo e il giorno dopo regalata a una donna che mendicava; caddi in miseria, rimasi stupefatta e incerta sul da farsi, ma proprio in quello stato cominciò la mia vita migliore: si è una cosa e si diventa un'altra. Dentro di me fu messa della terra e questo per una teiera significa essere seppellita, ma nella terra fu posto un bulbo; chi lo fece, chi lo donò, lo ignoro, ma accadde, e fu una ricompensa per quelle foglie cinesi e per quell'acqua bollente, una ricompensa per il manico e il beccuccio rotti. Il bulbo rimase nella terra, rimase dentro di me, divenne il mio cuore, il mio cuore vivente: uno così non l'avevo mai avuto prima. C'era vita in me, c'era nuova forza, energia, il polso batteva! Il bulbo gettò le gemme che stavano per scoppiare a causa dei pensieri e dei sentimenti; poi sbocciarono in tanti fiori; io li vidi, li portai, dimenticai me stessa nella loro bellezza. È meraviglioso dimenticare se stessi per un altro! Quelli non mi dissero grazie, non pensarono affatto a me, vennero ammirati e lodati, io ne ero felicissima, come non potevano essere neanche loro stessi. Un giorno sentii dire che il bulbo meritava un vaso migliore. Mi ruppero a metà e mi fece molto male, ma il fiore ebbe un vaso migliore e io venni gettata nel cortile e mi trovo lì come un vecchio coccio, ma ho i ricordi, che non perderò mai."

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a cura di Rosanna Famoso (atleta) e Graziella Zitelli (psicologa)

Sport occasione di condivisione! Nel 2007 la Commissione delle Comunità europee ha presentato il Libro Bianco sullo Sport, mettendone in risalto il ruolo sociale considerandolo una sfera dell’attività umana che interessa in modo particolare i cittadini dell’Unione Europea ed ha un potenziale enorme di riunire e raggiungere tutti, indipendentemente dall’età, dall’origine sociale o dalla condizione psico-fisica. Proprio l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda almeno 30 minuti di attività motoria al dì per gli adulti e 60 minuti per i bambini. Ecco che nel concetto di “inclusione sociale”, anche le persone con difficoltà hanno diritto di usufruire di questa raccomandazione! Quindi attraverso lo SPORT, si ha l’occasione di far conoscere le illimitate potenzialità che le persone disabili hanno, tutto questo spesso solo con piccoli accorgimenti da mettere in atto quotidianamente dalla società, affinché si possano creare condizioni affascinanti e motivanti. Se lo slogan “LA DISABILITA’ NON E’ UN MONDO A PARTE, MA SEMPLICEMENTE UNA PARTE DEL MONDO!” è anche un obiettivo, dobbiamo agire in questa direzione in modo preciso. Attraverso lo sport quindi, si vuole apportare ad una valorizzazione delle ACCESSIBILITA’ e dei concetti di INCLUSIONE, aiutando la società ad avvicinarsi a modelli concretamente veri di una cultura del “PER TUTTI” Non solo. Anche questo è riabilitazione! Infatti, lo sport migliora l’adattamento funzionale del soggetto, accresce il benessere psicologico e allevia la disabilità del ragazzo nel proprio contesto ambientale. Inoltre contribuisce al miglioramento della qualità della vita e del livello di autosufficienza e, perché no, negli stadi in cui la gravità della patologia è di entità lieve o moderata ne ritarda (sebbene in parte) la progressione. Tutti benefici portano il soggetto ad avere una buona motivazione al fare. L’efficacia dell’intervento sportivo naturalmente dipende da un’accurata fase di valutazione preliminare orientata alla persona e all’ambiente in cui vive il potenziale atleta, nella sua complessità. Ciò richiede professionalità e un buon lavoro di equipe. Non ultimo l’apporto di rafforzare l’autostima e favorire la generalizzazione delle nuove strategie nel contesto di vita personale, sociale e relazionale. Presso le nostre sedi siciliane del CSR abbiamo diverse realtà impegnate in ambito sportivo. Dedicheremo questo articolo all’atleta Rosanna Famoso, pluripremiata nel lancio della clava all’interno della sezione atletica leggera. D: da quanto tempo svolgi questo sport? Hai sempre fatto atletica leggera? R: ho iniziato questo sport nel 1989 a Ragusa, oggi mi alleno a Catania presso il Campo Scuola di Picanello. Da allora non ho mai cambiato disciplina. Mi alleno 3 volte a settimana, è faticoso per me e per la mia famiglia che mi segue ma a me piace molto allenarmi e soprattutto gareggiare. D: quale gara ti ha emozionato di più? R: una gara di qualche anno fa, una sfida nazionale….mi batteva il cuore forte, forte perché era una gara importante e poi quel giorno c’era molta gente sugli spalti ma dopo un poco di emozione mi sono concentrata e ho vinto la gara. D:complimenti! Che vuol dire “concentrarsi durante la gara“

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R: prima mi emoziono guardo tutti…poi cerco di pensare e vedere solo l’obiettivo, metto tutta la forza nelle braccia e lancio la clava. D: hai mai pensato di smettere? R: no, mai. Anzi cerco di fare sempre di più. D: fare sport a questi livelli, porta inevitabilmente a vivere anche la vita di associazione, potrebbe essere occasione per stringere nuove amicizie? R: certamente! Infatti è bello anche per questo. Ci si vede e confronta sia durante l’allenamento sia durante le gare o in trasferta. Si esce di più e ci sono molte più occasioni ricreative. D: consiglieresti ad altre persone che vivono situazioni di disagio questo sport? R: si il lancio della clava o qualunque altro sport, purchè ci si diverta!

a cura di Angelo Micci e Luciano Grimaldi (Tnpee) Da quando sono nato ho tifato per il Catania perché è stata sempre la mia squadra del cuore. Anche se al momento attuale non è in una posizione ottimale, dobbiamo continuare a tifare per la nostra squadra e sperare che si possa risollevare e conquistare una posizione migliore!

Storia della tifoseria del Catania Il tifo organizzato catanese nasce nel 1979 attorno al gruppo organizzato della Falange d’Assalto Rossazzurra, che si posizionò nella Curva Nord, seguito dalla formazione di altri gruppi quali Onda d’Urto e Giovani Rossoazzurri (alla fine degli anni ottanta), posizionatisi nella Sud.

Negli anni ottanta rimane memorabile la trasferta organizzata per lo spareggio contro la Cremonese per la Serie A disputato nel giugno del 1983, dove 40.000 catanesi si recarono allo Stadio Olimpico di Roma. Nel 1991 alcuni ultras si spostarono dalla Nord alla Sud e fondarono il gruppo Primo Amore, poi ribattezzato Irriducibili, col quale si diede una sterzata alla tifoseria che da allora sarà sempre presente in qualunque trasferta di qualsiasi categoria.

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Alla fine degli anni novanta le nuove leve del tifo catanese cresciute negli anni del CND e della Serie C2 diedero vita al gruppo A Sostegno di una fede. In quegli anni la Curva Nord dello stadio catanese divenne una delle più calde e colorate d’Italia, contribuendo alle ritrovate fortune della squadra rossazzurra. Con questo nuovo gruppo fu notevole la sterzata politica in senso nazionalistico. Non sono mancati nel tempo incidenti con tifoserie avversarie, spesso dovuti alla presenza assidua di tifosi catanesi in tutte le trasferte, con i quali i vari gruppi ultras delle squadre di casa cercavano di “confrontarsi”. Vi sono stati episodi tragici come la morte del tifoso messinese Antonino Currò, e soprattutto la sera degli scontri di Catania, datata 2 febbraio 2007, in cui perse la vita l’ispettore Filippo Raciti dopo scontri tra ultras e forze dell’ordine. Dopo questo tragico evento, le misure di sicurezza dello stadio sono state radicalmente cambiate e il Massimino può ormai ritenersi uno degli stadi più sicuri d’Italia. Il Calcio Catania, o più semplicemente Catania, è una società calcistica italiana con sede nella città di Catania. Nella stagione 2015-2016 milita in Lega Pro. L'attuale società, fondata il 24 settembre 1946, ha stessi colori sociali e simboli, ma titolo sportivo e numero di matricola federale diversi rispetto a quelli dell'Associazione Fascista Calcio Catania fondata nel 1929 e sciolta nel 1943. La squadra fu promossa per la prima volta in Serie A nel 1954. I colori sociali del club siciliano sono il rosso e l'azzurro mentre il suo simbolo è rappresentato dall'elefante, simbolo anche di Catania. I soprannomi più noti del club, sono gli Etnei e i Rossazzurri. Dal 27 novembre 1937 disputa le partite interne presso lo stadio Angelo Massimino di Catania (20.266 posti). Gl i et nei hanno di sput at o 17 campionati italiani di massima serie, ottenendo come migliore piazzamento l'ottavo posto negli anni 1961, 1964, 1965 e 2013. Ha inoltre preso parte a 34 campionati di Serie B, 30 di Serie C, 1 di Serie D e 1 di eccellenza. Inoltre il Catania è al 12º posto nella classifica perpetua della Serie B e 22º posto su 65 nella classifica perpetua della Serie A, che tiene conto di tutte le squadre di calcio che hanno militato nella massima serie nazionale almeno una volta. Nella sua storia, il Catania ha vinto: un campionato di Serie B (nel 1953-1954), una Prima Divisione (nel 1933-1934), cinque campionati di Serie C (nel 19381939, 1942-1943,1947-1948, 1948-1949 e nel 1974-1975), un campionato di Serie C1 (nel 1979-1980), una Serie C2 (stagione 1998-1999) e una Serie D (nel 1994-1995). Vanta inoltre, una semifinale nella Coppa Italia edizione 20072008 e una finale di Coppa delle Alpi edizione1964.

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a cura di Carmelo Sciuto e Giuseppa D’Anna (Logopedista)

La normalità d’amare Tempo fa, guardando una puntata di “C’è posta per te” mi ha colpito la storia di un padre che in passato non aveva accettato l’omosessualità di suo figlio e lo rinnegava, tanto che la madre del ragazzo ha cacciato da casa il marito. Dopo anni di solitudine, il padre chiede l’aiuto di Maria De Filippi, vuole scusarsi per il suo comportamento e per le pesanti parole rivolte al figlio. Quest’ultimo lo perdona come uomo ma non come padre e insieme alla madre chiude la busta. Questa storia mi ha fatto molto riflettere perché l’amore secondo me si deve vivere come si vuole e con chi si vuole. Un atteggiamento rispettoso nei confronti degli altri, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, si esprime con la seguente frase:

«rispetto e stimo le persone così come sono». L’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e/o sessuale tra individui dello stesso sesso. Molte persone omosessuali nascondono i loro veri sentimenti a causa della paura della disapprovazione altrui e della violenza, anche se la condizione delle persone omosessuali sta lentamente migliorando, infatti nella maggioranza del pianeta, c’è una maggiore apertura e un allontanamento da quei vecchi pregiudizi che considerano l’omosessualità una malattia, sinonimo di immoralità e minaccia per la famiglia. Certo, la battaglia è ancora lunga e ci sono ancora tanti scogli da superare, come quello di ottenere gli stessi diritti civili degli eterosessuali, il matrimonio o l’adozione di figli da parte di coppie gay. In particolare, la società, seppure ancora non del tutto pronta ad accettare il matrimonio tra omosessuali è, tuttavia, disponibile a concedere alle unioni tra omosessuali gli stessi diritti di chi si sposa. Ma in Italia, nemmeno su questo punto si è riusciti a emanare una legge! Ebbene! Io non sono d’accordo!

Io penso che ognuno di noi dovrebbe essere libero di amare … perché “L’amore è come un fiore” che nasce spontaneamente nel giardino del cuore di tutti: indipendentemente dal sesso.

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a cura di Antonino Torre, Vito Di Mauro, Giuseppe Fiorenza Giuseppa D’Anna (Logopedista)

“Chiangi cà ti passa u piniari” (piangi che ti passa il dolore)

“E’ megghiu n’amicu cà ntintu parenti”

( è meglio un amico che un cattivo parente) “Amicu cu tutti e fidili cu nuddu”

(Amico con tutti e fedele con nessuno)

“Lu Signuri duna u pani a cu nun havi anghi”

(il Signore dà il pane a chi non ha i denti)

“La bona mugghieri è la prima ricchizza di la casa”

(una buona moglie è la prima ricchezza della casa)

“Cu arrobba pri mangiari nun fa piccatu”

(chi ruba per fame non fa peccato) “Cu è riccu di amici è poviru di vuai” (chi ha tanti amici è povero di guai)

“Adduma i fari prima di parrari”

(ragiona prima di parlare)

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L’ amicizia L amicizia è una cosa pura che viene dagli occhi e dal cuore. Il tempo la può allontanare , la può avvicinare o addirittura la può fare diventare amore. L’ amicizia ti fa crescere. L’ amicizia ti fa sognare, L’ amicizia ti fa rallegrare, cantare e vivere! Laura Asero

Un sorriso è quella cosa che nasce quando qualcuno ci tocca dolcemente il cuore... Un sorriso è scoprirvi cose tenere e brillanti, nelle piccole cose e nelle vostre piccole attenzioni, ogni giorno di più… Un sorriso è restare sorpresi da un gesto d'affetto inaspettato... Così unico, così sincero, così diverso dal resto del mondo... Giuseppe Giardina

Il tempo

Il tempo è capace di farti capire il cambiamento. Il tempo può farti allontanare e avvicinare dal cuore di un amico. Il tempo può fare nascere un amore. Il tempo è il cielo. II tempo è gioia e tristezza. Il tempo è forza. Io vorrei avere tempo!

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Laura Asero


Ciao ragazzi, oggi desidero rendervi partecipi del momento particolare che sto vivendo. Ormai mi conoscete da tanto tempo e a maggio si concluderà, con il mio pensionamento, un percorso che ho cominciato 41 anni fa. Tutto ciò che ho vissuto insieme a voi ha fatto in modo di creare un legame materno, che purtroppo non ho mai avuto. Con alcuni di voi sono cresciuta, ci siamo divertiti, abbiamo condiviso realtà improponibili per i tempi passati. Siamo usciti fuori dagli schemi comuni di un tempo, ed abbiamo esperito e conquistato insieme le prime forme di integrazione sociale verso nuove realtà, luoghi e persone. Ricordo le tante gite organizzate, il giubileo a Roma, il viaggio a Petralcina, Assisi e tante altre. In particolar modo ricordo la prima esperienza, avvenuta nel 1987 a Marina di Ragusa, durata 7 settimane presso i locali dell’Azione Cattolica, insieme alle vostre famiglie e coinvolgendo anche altri centri. Impossibile dimenticare la prima volta al Koala Maxi, una nota discoteca del luogo. Ragazzi in carrozzina che si divertivano e ballavano spensieratamente in discoteca. Utopia per quei tempi! Oggi, grazie al nuovo centro per le vacanze Kikki Village, la realtà è completamente diversa da allora e a pari passo con i tempi. Sorrido, ancora, pensando agli spettacoli teatrali che abbiamo fatto insieme diventando tutti attori per un giorno e suscitando e regalando emozioni e sorrisi alla folta platea di pubblico. E che dire delle mostre, allestite presso i centri commerciali, che hanno visto mettere in luce i vostri speciali lavori artigianali frutto anche dell’impegno e dell’entusiasmo offerto dalle vostre maestre di laboratorio. Grazie a voi in questi anni ho imparato tante cose, ma la più importante che mi porterò sempre nel cuore è che si può amare la vita e viverla serenamente nonostante non si abbiano tutte le abilità del nostro corpo.

Vi porterò sempre nel mio cuore Affettuosamente la vostra Anna

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LA DOMENICA DEL LETTORE

La prima domenica del mese dalle ore 16:00 alle ore 23:00, P.zza Federico di Svevia Catania - INGRESSO LIBERO

Hai una storia da raccontare o una poesia da pubblicare? Hai vinto una gara o hai qualcosa da segnalare?

SCRIVICI a “cisiamoanchenoicsr@gmail.com” Noi la pubblicheremo!

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N. 2 - Giornalino "La Chiocciola"  

Giornalino del C.S.R.

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