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Dicembre 2015 Numero 1

Ci siamo

anche Noi


Cari lettori! I ragazzi del C.S.R. di Viagrande hanno il piacere di presentarvi il loro giornalino “CI SIAMO ANCHE NOI” con il quale vogliono rendervi partecipi dei loro interessi e delle attività, scelte da loro, che quotidianamente li impegnano. Tutto ciò che i nostri assistiti svolgono, sono frutto dell’entusiasmo che gli operatori mettono nello “stare con loro” e nel “fare con loro” affinchè, nonostante i loro limiti obiettivi, possano al meglio esternare le loro risorse; che si concretizzano in attività artistiche, culinarie ed interessi personali. Il titolo del giornalino, che gli assistiti hanno scelto, è una chiara rappresentazione del loro “ modo di essere” nel mondo come “soggetti attivi” dotati di quella “tendenza attualizzante”(Carl Rogers) presente in tutti gli esseri umani e che permette di autorealizzarsi. Il dirsi e dire alla società: “Ci siamo anche Noi” è frutto di un percorso terapeutico che ha portato a rinforzare la loro autostima e assertività. Auguriamo a tutti una piacevole lettura! La Psicologa Dott.ssa Arena Luana

Stefania Magrì

Dario Salanitro

Carmen Aren a

Cristina Barb

Loredana Gallina

aro

Valentina Costanzo Graziella Zitelli 1


a cura di Gina Laconeo Oggi con la mia Logopedista abbiamo parlato della Nutella che amo alla follia… vorrei proporvi la mia DOLCE ricerca, forse chissà potrà interessare anche voi!

L'origine della Nutella è legata al cioccolato Gianduia, che contiene pasta di nocciole. Il Gianduia prese piede in Piemonte nel momento in cui le tasse eccessive sull'importazione dei semi di cacao cominciarono a scoraggiare la diffusione del cioccolato convenzionale. Pietro Ferrero possedeva una pasticceria ad Alba, nelle Langhe, area nota per la produzione di nocciole. Nel 1946 vendette il primo lotto, costituito da 300 chili di "Pasta Giandujot". Si trattava di una pasta di cioccolato e nocciole, venduta in blocchi da taglio. Nel 1951 nasceva invece la Supercrema, conserva vegetale venduta in grandi barattoli. Nel 1963, Michele Ferrero, figlio di Pietro, decise di rinnovare la Supercrema, con l'intenzione di commercializzarla in tutta Europa. La composizione venne modificata, così come l'etichetta e il nome: la parola "Nutella" (basata sull'inglese "nut", "nocciola"), e il logo vennero registrati verso la fine dello stesso anno, restando immutati fino ad oggi. Il primo vaso di Nutella uscì dalla fabbrica di Alba il 30 aprile del 1964. Il prodotto ebbe successo istantaneo, rimane a tutt'oggi estremamente popolare e viene spesso citato in romanzi, canzoni e opere cinematografiche. Nel giugno del 2010 il Parlamento Europeo ha approvato una normativa in base alla quale tutti gli alimenti contenenti molti grassi e zuccheri devono inserire nella loro etichetta l'avviso del "miglior profilo nutrizionale"[1]. L'iniziativa, volta a combattere l'obesità offrendo più informazione ai consumatori, è stata criticata dal vicepresidente della Ferrero SpA Francesco Paolo Fulci, che ha creato il comitato "Giù le mani dalla Nutella" sostenuto dalla regione Piemonte e dal ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi, che ha invitato l'Unione Europea a non cadere nel "fondamentalismo nutrizionista"

Curiosità Nel 1964, durante i primi mesi della messa in vendita sul mercato della Nutella, il tappo del contenitore era di color rosso. È stato in seguito modificato in bianco per diminuire (anche se di poco) i costi di fabbricazione. Nel 1969 fu tentata una variazione: la Crema Kinder vitaminizzata. « A un certo punto si lavorò per far entrare nella linea di prodotti Kinder anche la Nutella. Il chimico Francesco Rivella fu incaricato di creare "Nutella Vitamin" in quanto si temeva che i concorrenti cercassero di immettere sul mercato una crema spalmabile prodotta con l'aggiunta di sostanze "adatte alla crescita", per invogliare le mamme all'acquisto. Ma questo prodotto non uscì mai dalle aree test. » Sin dagli esordi Ferrero ha adottato dei contenitori in vetro riutilizzabili come forma incentivante all'acquisto del prodotto. Una volta svuotato del suo contenuto il contenitore può essere utilizzato come bicchiere di casa. I bicchieri furono presto impreziositi con immagini multicolore e una forma caratteristica. L'uso di immagini serigrafiche stilizzate con temi astratti o legati alla natura è durata sino all'anno 1990, quando furono sostituite da immagini dei personaggi dell'animazione. La scelta di merchandising del prodotto a base di immagini a fumetti è ancora attuale per il formato 200g. In seguito alla campagna di

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Greenpeace Italia “Nutella salva la foresta", e alla raccolta di 10.000 firme, Ferrero ha aderito alla moratoria sull'espansione delle coltivazioni di palma da olio che distruggono le ultime foreste del Sud est asiatico. Durata sino all'anno 1990, quando furono sostituite da immagini dei personaggi dell'animazione. La scelta di merchandising del prodotto a base di immagini a fumetti è ancora attuale per il formato 200g. In seguito alla campagna di Greenpeace Italia “Nutella salva la foresta", e alla raccolta di 10.000 firme Ferrero ha aderito alla moratoria sull'espansione delle coltivazioni di palma da olio che distruggono le ultime foreste del Sud est asiatico. Come hai potuto scoprire, proprio quest’anno, la Nutella compie 50° anni!... Auguri Nutella… che mondo sarebbe senza nutella?!

Torta Rocher con crema al mascarpone e nutella Vi propongo ora, la ricetta di una gustosa torta alla nutella, se volete provarla, visitate il sito: La cucina del bradipo/torta rocher con crema mascarpone e nutella.

Buon appetito!!

La melanzana

a cura di Laura Asero

Proprietà e benefici La pianta della melanzana, nome scientifico Solanum Melongena, appartiene alla famiglia delle Solanaceae ed è originaria dell’India dove cresceva spontanea già più di 4.000 anni fa. In Italia la melanzana cominciò a diffondersi intorno al 400 d.C. ad opera degli arabi. Ad oggi l’Italia rappresenta uno dei maggiori paesi europei esportatore di tale ortaggio. La melanzana è un ortaggio tipicamente estivo, infatti, al di sotto dei 12°, la pianta smette di crescere; è un ortaggio che non può essere consumato crudo, in quanto, oltre ad avere un gusto non proprio gradevole, contiene una sostanza tossica il cui nome è solanina. Molte sono le varietà esistenti di questo ortaggio, che, oltre al colore si differenziano per la forma, ovale, tonda e bislunga. La melanzana è composta per il 92% da acqua, per il 3% da fibre alimentari, 1% proteine, carboidrati, ceneri e zuccheri. Grazie al suo alto contenuto di acqua, la melanzana è considerata innanzitutto depurativa dell’organismo, ed è quindi consigliata nei casi di gotta, arteriosclerosi e problemi di infiammazione alle vie urinarie; la buona presenza di potassio e di altri minerali le conferisce poi proprietà rimineralizzanti e ricostituenti. Le melanzane contengono inoltre alcune sostanze amare, presenti anche nelle foglie dei carciofi, che contribuiscono a stimolare la produzione di bile ed anche ad abbassare il tasso di colesterolo “cattivo” nel sangue.

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Curiosità sulla Melanzana La melanzana, una volta acquistata, si può conservare in frigorifero per circa una settimana, possibil- FAGOTTINI DI MELANZANA mente senza toglierle il picciolo che contribuisce a mantenere più a lungo la freschezza. Se sbollentate  Tagliare a fette sottili le melanzane in acqua possono anche essere conservate nel conge Tenere sotto sale grosso per due ore e arrostirle latore a fette. Prima di cucinarle, per togliere loro l’amaro e spur-  Soffriggere le zucchine a rondelle con olio e sale garle, vanno tagliate a fette e poi ricoperte con sale  Metterle in una ciotola, aggiungere mollica tostagrosso per almeno due ore. La melanzana non presenta controindicazioni, solo in caso di ipertensione è bene averne un consumo moderato.

ta, prosciutto a cubetti, scamorza affumicata e una spolverata di parmigiano e mescolare fino a formare un composto omogeneo

La melanzana è un ortaggio tipico delle zone tempe-  Disporre le melanzane in una teglia e riempirle rate, la sua semina è prevista mediamente nel mese una ad una con un cucchiaio di composto di zucdi marzo e giunge a maturazione nei mesi estivi, a- chine, arrotolarle e chiuderle con uno stuzzicadenti gosto in particolare.  Aggiungere un filo d’olio e una spolverata di par-

La melanzana è un frutto molto versatile e può quinmigiano di essere cucinata in svariati modi, fritta con impanatura, al vapore, al forno, alla griglia, in pentola a  Infornare a 180° per 15/20 min. e servire tiepide pressione, può essere impiegata in sughi per la pasta, conservata sott’olio; il piatto forse più famoso in cui si utilizzano le melanzane è appunto “melanzane” alla parmigiana. A causa del suo alto contenuto di potassio, l’assunzione di melanzana è consigliata nel mesi estivi dove l’alta sudorazione favorisce la perdita di sali minerali, potassio in particolare.

MINESTRONE SPECIALE: unite a metà cottura una mela a tocchetti ACQUA DI COTTURA DELLA PASTA: quando scolate la pasta non buttatela via, è ricca di amido e ottima per sgrassare i piatti da lavare prima di metterli nella lavastoviglie. ALBUMI: per mantenere più a lungo montati gli albumi, aggiungete verso la fine della preparazione qualche goccia di succo di limone POLPETTE: per creare delle polpette della stessa dimensione potete usare un porzionatore da gelato che bagnerete, tra una polpetta e l’altra, in una tazza colma di acqua fredda. Per mantenerle più compatte ed evitare che si sbriciolino aggiungere all’impasto un uovo sbattuto. NUOVA VITA ALLO SPUMANTE APERTO: se non avete finito la bottiglia di vino frizzante o di champagne, non è il caso di svuotarla nel lavandino nell’erronea convinzione che ormai le bollicine siano sparite definitivamente. Bastano infatti due acini di uva passa aggiunti alla bottiglia e gli zuccheri naturali che contengono faranno la magia.

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Sono Antonio Ursino, comunico con una tabella di simboli e mi diverto a fare ricerche con il Computer su vari argomenti. Oggi vorrei proporvi il SISTEMA SOLARE. Amo molto l’ASTRONOMIA, mi piace osservare il Cielo e qui a Viagrande è piu’ facile che altrove.

Il sistema solare è il sistema planetario costituito da una varietà di corpi celesti mantenuti in orbita dalla forza di gravità del Sole; vi appartiene anche la Terra. È costituito da otto pianeti, dai rispettivi satelliti naturali[1], da cinque pianeti nani e da miliardi di corpi minori. Quest'ultima categoria comprende gli asteroidi, in gran parte ripartiti fra due cinture asteroidali (la fascia principale e la fascia di Kuiper), le comete, le meteoroidi e la polvere interplanetaria. Il sistema solare è composto dal Sole, da quattro pianeti rocciosi interni, dalla fascia principale degli asteroidi, dai quattro giganti gassosi esterni, da cinque pianeti nani, dalla cintura di Kuiper, dal disco diffuso e dalla ipotetica nube di Oort, sede di gran parte delle comete. Il vento solare, un flusso di plasma generato dall'espansione continua della corona solare, permea l'intero sistema solare. Questo crea una bolla nel mezzo interstellare conosciuta come eliosfera, che si estende fino oltre alla metà del disco diffuso. In ordine di distanza dal Sole, gli otto pianeti sono: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. A metà 2008 cinque corpi del sistema solare sono stati classificati come pianeti nani: Cerere, situato nella fascia degli asteroidi, e altri quattro corpi situati al di là dell'orbita di Nettuno, ossia Plutone (in precedenza classificato come il nono pianeta), Haumea, Makemake, e Eris. Sei dei pianeti e tre dei pianeti nani hanno in orbita attorno a essi dei satelliti naturali; inoltre tutti i pianeti esterni sono circondati da anelli planetari, composti di polvere e altre particelle.

L’origine del sistema solare

Introduzione Le dimensioni del sistema solare sono difficilmente definibili; approssimativamente lo si può considerare come una sfera irregolare con un diametro di circa 80 UA. All'interno del sistema solare lo spazio tra un corpo celeste e un altro non è vuoto: esso è permeato dal cosiddetto mezzo interplanetario, comprendente pulviscolo, gas e particelle elementari. Il Sole ha una particolare importanza sia perché è l'unica stella, e quindi l'unica fonte di energia termica del sistema, sia perché ne rappresenta con ottima approssimazione il centro gravitazionale. La massa solare, infatti, costituisce circa il 99,9% della materia presente nel sistema. Il sistema solare si trova in un braccio della Via Lattea, poco lontano dal disco galattico, dal cui centro dista quasi 28 000 anni luce. Esso compie una rivoluzione all'interno della stessa Galassia, percorrendo un'orbita ellittica; dalla Terra, il moto sembra essere diretto verso una direzione apparente. La velocità di rivoluzione media è pari a circa 250. km/s, e per compiere una rivoluzione completa il sistema solare impiega circa 230 milioni di anni.

Si pensa che il Sole e i pianeti si siano formati da una nebulosa di gas interstellari in contrazione, circa 4,6 miliardi di anni fa. L'ipotesi di un'origine comune trova conferma nell'analisi di alcune regolarità di comportamento dei pianeti, che ruotano attorno al Sole muovendosi tutti nello stesso verso, a parte Venere ed Urano, e percorrendo orbite sostanzialmente complanari.

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Secondo le attuali teorie, la nebulosa primordiale aveva una temperatura molto bassa ed era costituita da idrogeno, elio, una grande varietà di elementi chimici più pesanti e polveri. Mentre il nucleo del proto-Sole si riscaldava fino a raggiungere le temperature necessarie per le reazioni termonucleari, nel disco circostante accrescevano alcuni corpi attraverso delle collisioni e attirando frammenti più piccoli presenti nello spazio circostante. Si sarebbero formati così i proto-pianeti, dai quali sarebbero derivati gli attuali pianeti, mentre il proto-Sole si trasformava in una stella gialla e stabile nube, sotto la spinta della forza gravitazionale, avrebbe cominciato a contrarsi. In pochi milioni di anni, nella zona centrale, la densità e la temperatura sarebbero aumentate e si sarebbe formato il proto-Sole. Contemporaneamente, la contrazione avrebbe causato un aumento della velocità di rotazione e della forza centrifuga del sistema. Così la nube si sarebbe appiattita, assumendo un aspetto simile a un disco rotante intorno al Sole. Il collasso gravitazionale della massa del proto-Sole avrebbe causato un incremento della temperatura nella zona più centrale. Nelle fasi finali del processo, un forte vento solare avrebbe trascinato verso le regioni più esterne tutti gli elementi leggeri, soprattutto l'idrogeno e l'elio. Se ti è piaciuto l’articolo,contattami per ulteriori informazioni.

Scervelliamoci…

a cura di Salvatore Bonaccorso

Tre amici stanno chiacchierando… – il primo: “lo sapete..mia moglie vuole due figli dopo aver visto Minnie e Topolino” – il secondo: “mia moglie invece vuole sette figli dopo aver visto Biancaneve ed i sette nani” – il terzo: “Ehm devo scappare, perché quando sono sceso mia moglie stava vedendo la carica dei 101″.

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Il cammino per Santiago L’atleta Whiplash Il discorso del Re La migliore offerta Supercondriaco Any day now Il mio nome e’ Mateusz

Scelto per voi…

a cura di Cappello Sofia

Un giorno della vita Basilicata 1964. A dodici anni Salvatore finisce in riformatorio a causa della sua divorante passione per il cinema. Una passione che lo spinge a raggiungere ogni giorno in bicicletta, insieme agli amici Alessio e Caterina, il paese vicino al suo per poter assistere ai film di una saletta di terza visione. Salvatore deve poi affrontare quotidianamente l’ostilità di suo padre, un contadino comunista che vede come fumo negli occhi la passione del figlio.

“ Un giorno della vita è una storia molto bella. Mi sono emozionata molto.

Un giorno,l’annuncio della vendita di un vecchio proiettore 16mm fa nascere in Salvatore l’idea di creare un piccolo cinema. Il progetto però ha una falla: la mancanza assoluta di denaro.

Una storia che racconta l’amore di un bambino per il cinema.

Salvatore acquista il proiettore sottraendo alle casse della locale sezione del Partito comunista i soldi raccolti tra i militanti per inviare una delegazione ai funerali di Togliatti.

Un film semplice ed una colonna sonora di un degno Morricone.

La felicità dei ragazzi dura poco: le faccende degli adulti, le beghe politiche del paese, andando a intrecciarsi con il loro ingenuo sogno,

Sicuramente un film da vedere! ”

portano alla scoperta del furto di Salvatore.

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a cura di Vincenzo Di Mauro In Giappone bonsai, uomo, natura e Dio sono strettamente correlati. Sono Vincenzo comunico con una Questo modo di pensare si rifà alla filosofia Zen in cui la spiritualità si tabella di simboli e mi diverto a esprime utilizzando mezzi estetici minimali. In tal senso l’intervento fare ricerche con il computer su dell’uomo sul bonsai è da intendersi come il tentativo di catturare la forvari argomenti. za della natura di alberi giganteschi per racchiuderla in piccole piante, Oggi vorrei proporvi una mia mantenendone la bellezza naturale. Il bonsai per gli orientali è in sostanza esercizio spirituale, simbolo vi- ricerca sui bonsai, sintesi di arte, botanica e filosofia orientale. vente dell’anima della persona che lo ha accudito. Per i neofiti, l’iter migliore per familiarizzare con questa filosofia è di iniziare proprio dal significato della parola bonsai che tradotta significa albero coltivato in vaso. Non si conosce con esattezza quando esso sia stato riconosciuto come forma d’arte, tuttavia pare che inizialmente fosse coltivato in Cina con il nome di pun-sai. Non esiste neppure una documentazione precisa che permette di ricostruire la storia del bonsai; vi sono, però, documenti tramandati sia dalla tradizione orale, sia da frammenti scritti e pittorici che risalgono a centinaia di anni fa. Vi è una leggenda cinese, ad esempio, del periodo Han (206 a.C. - 220 d.C.), in cui si narra che un uomo era dotato del potere di miniaturizzare paesaggi; in alcuni scritti è inoltre riportato che, durante la dinastia Tang (618-906 d.C.), Bambù e Pini venivano coltivati in vaso. STILI DI BONSAI Nell'arte del Bonsai gli stili che si sono mano a mano imposti nel tempo sono circa una trentina. Ognuno di essi riproduce un particolare tipo di portamento o una situazione particolare che trova una diretta rispondenza in natura. I maestri giapponesi, peraltro, sono soliti suddividerli in cinque stili principali, classificati in relazione alle diverse possibili angolature del tronco.

ERETTO FORMALE

ERETTO INFORMALE

INCLINATO

A CASCATA

E’ importante stabilire che i Bonsai sono alberi a tutti gli effetti, figurativi e soprattutto fisiologici e mal si adattano ai nostri appartamenti secchi e poco ventilati, quindi tanto più posizioneremo i nostri Bonsai all’esterno, maggiori risultati riusciremo ad ottenere. DEFINIZIONI “DA INTERNI” O DA ESTERNI I Bonsai si dividono grossomodo, in due gruppi: nel primo troviamo tutte le specie provenienti dalle fasce tropicali e sub tropicali che necessitano di temperature minime superiori agli 8/10° C e con alcuni accorgimenti possono ben sopportare la costrizione di vivere all’interno per il periodo invernale, nel secondo raggruppiamo tutte le specie autoctone e native in zone temperate; questi Bonsai vanno esclusivamente posizionati all’esterno o tutt’alpiù in verande fredde dove possano risentire dei cambiamenti climatici e quindi mantenere un ritmo fisiologico ideale. ANNAFFIATURA Non esiste una regola fissa riguardo la frequenza delle annaffiature, meglio toccare il terreno tutti i giorni e bagnarlo quando è asciutto superficialmente. Per immersione di alcuni secondi le piante contenute in vasi molto piccoli; per caduta (a pioggia) i vasi medio-grandi assicurarsi la completa umidificazione controllando la fuoriuscita dell’acqua dal foro di drenaggio. RINVASO Il Bonsai va rinvasato periodicamente ogni uno, due o più anni a seconda dell’età e la dimensione del vaso.

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La riscoperta della lentezza

a cura di Emilio Rizza

Chi può consentirsi il lusso della lentezza in un mondo dove tutti sembriamo costretti a correre? Nessuno, o quasi nessuno. Eppure il cervello che regola i nostri comportamenti ci è stato donato proprio come una macchina lenta, che ha bisogno dei suoi tempi e di una sequenza nella sua azione. Noi invece facciamo il contrario, e viviamo nell’incubo della lentezza che associamo alla perdita di tempo o, peggio, a una menomazione fisica e mentale. In un denso libriccino (Elogio della lentezza, edizioni Il Mulino), in libreria in questi giorni, il professore Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex direttore dell’Istituto di Neuroscienza del Cnr, prova a richiamarci all’ordine. Ci guida nell’esplorazione dei meccanismi cerebrali che inducono all’eccesiva velocità e ci rappresenta, con una certa dose di nostalgico pessimismo, i vantaggi del pensiero lento, di un pensiero che assecondi i tempi naturali della macchina, il cervello appunto. «Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione» scrive Maffei. E aggiunge: «La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l’uso degli strumenti digitali, può comportare soluzioni sbagliate, danni all’educazione e perfino al vivere civile». Immaginate una corsa di mezzofondisti. All’improvviso tutti accelerano all’impazzata, come se potessero immediatamente tagliare il traguardo, e uno solo resta indietro, isolato nel suo sgomento: quelli che corrono senza freni siamo noi, con la nostra velocità fuori dalla portata del nostro organismo umano; chi finisce in fondo è il cervello, che continua a funzionare con i suoi tempi. Il mare, le stelle, il sole, le nuvole, il silenzio, il tempo…. ma veramente noi conosciamo ciò che ci circonda? Proviamo a fermarci un attimo e ascoltare e vedere ciò che ci circonda, abbandoniamo il tempo e sicuramente vedremmo tutto diversamente!

. Dunque la riscoperta delle lentezza, seguendo il ragionamento di Maffei, potrebbe essere una buona terapia contro gli effetti dello stress digitale, dove tutto viene comunicato in tempi record attraverso e-mail, sms. È come se una macchina naturale, il cervello, riuscisse a fare da argine alle macchine artificiali, quelle che gonfiano la potenza del web. E considerando che soltanto nell’ultimo anno, per stare dietro al pressante uso di questi strumenti, abbiamo perso un’ora di sonno, forse è utile ricordarci che l’uomo non è programmato per essere troppo veloce. Anzi. Se il corpo, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha bisogno di almeno 5mila passi, lenti, al giorno, la mente rischia il buio nel sovrapporsi di decisioni troppo rapide e noi rischiamo di fare le scelte sbagliate. Ricordate il vecchio proverbio popolare? Respira, prima di parlare. E nell’attimo del respiro c’è il riconoscimento del valore della lentezza che, allo stesso tempo, riesce a farci ascoltare le ragioni degli altri prima di esporre le nostre. Solo questo ritmo, non sottoposto alla pressione di continui strappi, porta al vero dialogo ed a una vera ricerca di reciproca conoscenza.

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La lentezza espressa attraverso l’uso fisiologico di una macchina lenta, il cervello, sviluppa la creatività. Si potrebbe sfogliare a lungo l’interminabile album di geni del pensiero, dagli scienziati ai letterati, immersi, anche con la loro apparente, precaria fisicità, nel vigore propulsivo del pensiero lento. Lo scrittore Luis Sepùlveda, autore di una straordinaria favola intitolata Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, arriva perfino ad attribuire alla lentezza il valore di un comportamento di rottura, di un gesto rivoluzionario. «È una nuova forma di resistenza, in un mondo dove tutto è troppo veloce. E dove il potere più grande è quello di decidere che cosa fare del proprio tempo» dice Sepùlveda. Forse proprio per il fatto di essere diventata merce rara, la lentezza negli ultimi anni ha sollecitato diversi libri, dibattiti, incontri. Esiste la giornata mondiale della lentezza, 13 maggio, ed è molto attiva in Italia l’associazione Vivere con lentezza (www.vivereconlentezza.it) che promuove questo stile di vita in contrapposizione con i ritmi frenetici della nostra agenda quotidiana. E’ stata creata da Bruno Contigiani, un personaggio singolare per formazione e storia professionale: ha studiato in uno dei templi della velocità in versione accademica (la Bocconi), ha lavorato in aziende dove certo la lentezza non è prevista (dall’Ibm alla Telecom), e poi ha deciso di dedicarsi alla sua nuova missione. Diffondere il piacere, il senso della lentezza. Tra le cose di cui parla l’associazione ci sono anche alcuni comandamenti che possono essere utili nel tentativo di affrontare, con piccoli gesti, la battaglia del gigante Davide (la velocità) contro Golia. Per esempio: se fate la fila, in un supermercato, davanti a uno sportello di banca, in un locale pubblico, non cedete alla tentazione della rabbiosa insofferenza, e approfittatene piuttosto per fare una nuova conoscenza, o ascoltare una storia. Non inzeppate l’agenda di impegni, così come non provate a fare sempre più cose contemporaneamente. E non dite mai: Non ho tempo. Anche perché non è vero, e la lentezza è molto più di una possibilità come ci ricorda il funzionamento del nostro cervello. Lento dalla nascita. STORIA DI UNA LUMACA CHE SCOPRI’ L’IMPORTANZA DELLA LENTEZZA di Sepulveda Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo.

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Storia del quiz televisivo

a cura di Giuseppe Evola

Il quiz nasce in America verso la seconda metà degli anni Quaranta e successivamente invade altri Paesi, tra cui l’Italia, dove però ha subito profondi adattamenti, a causa anche di alcuni cambiamenti che si sono verificati nel linguaggio stesso della televisione. Il giovedì era sempre dedicato al quiz, il sabato al varietà, ed ogni spettacolo aveva delle caratteristiche ben precise. Dal quiz musicale al telequiz, da quello a coppie a quello all’interno di un altro spettacolo. Da “Lascia o Raddoppia?”, il primo vero quiz grazie al quale l’Italia ha iniziato a parlare la stessa lingua dalle Alpi a Lampedusa, ai recenti “L’eredità”, “Chi vuole essere milionario?” e “Affari tuoi”, il quiz si è arricchito nel tempo di una serie di elementi di contorno, che hanno contribuito alla sua spettacolarizzazione: la presenza delle vallette, l’enfasi sulle particolarità dei concorrenti, la personalizzazione del programma attraverso la figura del conduttore, la presenza dei padrini e di ospiti illustri, l’introduzione tra una prova e l’altra di domande appoggiate a filmati, canzoni e numeri di spettacolo".

Il primo quiz della storia nasce alla radio Il 9 maggio 1936 l’emittente radiofonica statunitense Cbs trasmette quello che è considerato il primo programma quiz a premi della storia: “Professor Quiz”. I concorrenti ponevano una domanda al Professor Quiz, alias Craig Earl, pseudonimo di Arthur E. Baird. Se questi non sapeva rispondere vincevano 25 dollari d'argento. Nel 1955/1956, Mike Bongiorno, presentò alla radio il primo programma a quiz “Il motivo in maschera”. Gli ascoltatori, estratti a sorte, erano chiamati a scoprire il motivo “mascherato”. Il primo motivo in maschera, Firenze Sogna, fu scoperto dopo parecchi mesi, e la vincita, in gettoni d'oro, fu abbastanza sostanziosa.

Il primo quiz viene trasmesso in TV nel 1955, condotto dal grande Mario Riva Duecento al secondo, primo gioco a premi proposto dalla televisione italiana fu messo in onda sul Programma Nazionale alle 21.15 della domenica sera, dal 19 giugno al 18 settembre 1955 per 15 puntate. L'idea originale fu presa dal format americano del programma Beat the Clock. Ideato da Garinei e Giovannini, fu trasmesso dal Teatro Lirico di Milano. I concorrenti erano sottoposti a varie domande alle quali dovevano rispondere entro un certo numero di secondi, i giocatori che non rispondevano alle domande venivano sottoposti a penitenze, le vittime delle penitenze ricevevano però per la loro prestazione la somma di 200 lire per ogni secondo che trascorrevano davanti alle telecamere. Il concorrente poteva ritirarsi in ogni momento e aggiudicarsi la cifra capitalizzata fino ad allora; se invece interveniva “l'imprevisto” (affidato al telecronista esterno), il concorrente perdeva la somma accumulata, che veniva devoluta in beneficenza.

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Il programma fu sospeso il 22 settembre 1955 dopo una polemica parlamentare scaturita dalle penitenze messe in atto nel gioco. A indignare, tra le altre cose, fu il vedere un uomo anziano, un padre di famiglia, mettersi carponi e abbaiare, imitando un cane, è cosa che non solo non fa ridere ma che suscita un senso di viva indignazione. Indignazione verso coloro che, speculando appunto sul disagio economico di certa gente, comprando la dignità di qualche operaio o di qualche statale per allestire spettacoli che rivelano soltanto la volgarità d’animo dei loro ideatori. Nel 1956 condotto da Mike Bongiorno, viene trasmesso “Lascia o raddoppia?” uno dei più famosi programmi televisivi a quiz della Rai.

Ma di questo quiz vi parlerò il prossimo numero di “Ci siamo anche noi”.

TOMMASINO & LA COCCINELLA MAGICA Un giorno uno stormo di oche volava sopra uno stagno. L’ oca Ermenegilda decise di scendere e durante l’atterraggio cadde sbadatamente per terra. Le sue piume erano tutte arruffate, mentre si apprestava a sistemarle si imbatté in Tommasino, un piccolo cigno. L’oca si stupì vedendo che il piccolo aveva il becco nero e gli chiese: “Come mai il tuo becco, che dovrebbe essere giallo, é di un colore così spento e triste?” Tommasino rispose con aria incerta: “Non lo so , sarò solo un po’ sfortunato”. Da quel giorno, osservando con più attenzione, Tommasino si rese conto che tutti i cigni della sua età, che vivevano nello stagno, avevano il becco di color giallo. L’idea di essere diverso lo rattristò molto. Una notte, mentre dormiva, gli si posò sul becco una coccinella magica, di nome Esterina. Sulle sue elitre aveva un solo punto bianco, segno di una fortuna che sarebbe durata per sempre. Il cigno venne circondato da un’ aura magica. La mattina seguente Tommasino si svegliò più felice del solito. Specchiandosi nello stagno vide che il suo becco era diventato giallo come il sole a mezzogiorno. Da quel momento Tommasino ritrovò la felicità e divenne uno splendido cigno amato da tutti i suoi simili. L’unica che non si accorse di nessun cambiamento, fu l’oca Ermenegilda che, indaffarata a parlare freneticamente con le sue amiche, notò solo che il becco di Tommasino era leggermente sporco di terra.

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a cura di Carmelo Sciuto La logopedia (dalle parole greche logos "discorso" e paideia "educazione") è un ramo della medicina che si occupa: - della cura e della prevenzione delle patologie della voce, del linguaggio scritto e orale e della comunicazione, anche dell'uso della lingua dei segni come il bilinguismo, in età evolutiva, adulta e geriatrica; - della cura e della prevenzione dei disturbi cognitivi connessi con la comunicazione, riguardanti ad esempio la memoria e l'apprendimento;

Cenni storici Le radici di questa professione ed i primi tentativi di cura si trovano già nelle antiche civiltà, ma la nascita della comunicologia moderna risale a tempi molto più recenti. Fino a quell’epoca, era quasi sconosciuta sia come scienza che come professionalità. La sola eccezione era rappresentata dall’ educazione dei sordi praticata sporadicamente a partire dal Rinascimento e poi, in via più sistematica, in centri per sordomuti gestiti, per lo più, da religiosi. Tali centri, tuttavia, erano totalmente privi di serie conoscenze scientifiche. Sarà solo verso la fine dell’ottocento infatti, nell’Europa centrale, che faranno l’ingresso in questo campo posizioni accademiche e professionali definite. Agli albori di questa professione, il logopedista si occupava quasi esclusivamente dei deficit di linguaggio in età evolutiva. È solo verso gli anni ’80 del secolo scorso che la logopedia ha iniziato ad occuparsi, all’inizio piuttosto timidamente, anche delle patologie legate all’età geriatrica. Con l’allungarsi della vita media e la diffusione di migliori aspettative di mantenimento e recupero del ruolo sociale dell’individuo, l’intervento del logopedista anche in questo ambito è diventato sempre più importante.

Qual è il ruolo del logopedista?

I logopedisti svolgono la loro attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica. La loro attività è volta in particolare all'educazione e rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi. Essi, in riferimento alla diagnosi ed alla prescrizione del medico, nell'ambito delle loro competenze, elaborano, anche in équipe multidisciplinare, il bilancio logopedico volto all'individuazione ed al superamento del bisogno di salute del disabile;

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praticano autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità comunicative e cognitive, utilizzando terapie logopediche di abilitazione e riabilitazione della comunicazione e del linguaggio, verbali e non verbali; propongono l'adozione di ausili, ne addestrano all'uso e ne verificano l'efficacia; svolgono attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari ed in quelli dove si richiedono le loro competenze professionali; verificano le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale; svolgono la loro attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale.

Causa e diffusione dei disturbi del linguaggio Sono circa 200 mila ogni anno gli italiani, spesso bambini e giovani, che non riescono a parlare o che hanno perso la capacità di farlo. Le cause possono essere tra le più varie: Traumi da incidenti in auto o in moto Malattie neurologiche Ictus e paralisi cerebrale Sordità Disturbi del linguaggio.

Il numero delle persone 'senza parola' raddoppia se si sommano i problemi legati al progressivo invecchiamento della popolazione. Il compito del logopedista è quello di trovare delle soluzioni per restituire alla persona disabile il suo diritto alla comunicazione. La gravità di un handicap non è data dall’handicap in sé ma dalle condizioni in cui è vissuto e accolto. L'aiuto del logopedista può restituire “diritto di parola” a chi non ce l'ha. Può fare la differenza tra una vita trascorsa in silenzio e la ritrovata capacità di comunicare. “Da anni svolgo la terapia logopedica e grazie agli esercizi che ho imparato con la mia logopedista sono riuscito a migliorare il mio modo di parlare e il momento in sala pranzo è diventato più organizzato e più sicuro”.

Salvatore Bonaccorso

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“ ma

guarda questi giovani ...d’oggi ?! ”

Tu che sei nato prima del 1975: Quante volte avrai sentito un adulto dire “ma guarda questi giovani d’oggi”? Ma a ben pensarci, è difficile credere che siamo sopravvissuti fino ad oggi: Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di possederla) senza cinture di sicurezza e senza air bag. E viaggiare nel cassone posteriore di una lapa, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale. I buttighi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari a prova di picciriddu. Si beveva l’acqua nì mussu di ferru, non da una bottiglietta con il tappo apri/chiudi. Andavamo in bicicletta senza usare un casco, a velocità incredibili per quei tempi. Ni lazzariavumu, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa…. Passavamo dei pomeriggi a costruirci i Carrioli a pallini”. Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ni rumpevumu u coddu contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema…. noi da soli! Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo. Non esistevano i cellulari! Ni sciarriavumu! E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passava tutto presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai. Mangiavamo dolci, del pane c’ò zzucchuru e gazzusa a volontà ma nessuno di noi era obeso. Non avevamo la Playstation, ne la TV via cavo, nè le videocassette, nè il PC, nè internet; avevamo semplicemente degli amici! Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro, non con Facebook o WhatsApp. Ci inventavamo dei giochi che ligna e petri. Tuppettulu, cartini panini e a n’cugna, non mancavano mai! I peggiori problemi a scuola erano i caliati o se qualcuno masticava una gonna americana in classe. Le nostre iniziative erano nostre! E le conseguenze, pure! Nessuno si nascondeva dietro ad un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge. Se ti comportavi male i tuoi genitori ti ravunu coppa c’à curria o c’ò nevvu, altro che i castighi di oggi! Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO! I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno, a Natale o ppe motti, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa. E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo. Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi. Negli ultimi 50 anni c’è stata un’esplosione di innovazioni e nuove idee. Avevamo libertà , insuccessi, successi e responsabilità e abbiamo imparato a gestirli tutti da soli! E dopo avere letto tutto questo che ti viene in mente di dire? Ma guarda i giovani d’oggi !!

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a cura di Rosario D’urso

Mani Per sbiancare le mani macchiate da frutta e ortaggi, strofinatele con polpa di pomodoro. Le volete morbide? Provate ad immergerle qualche minuto nell'acqua tiepida di cottura della pasta

Allontanare le tarme Per tenere lontano le tarme dai cassetti degli armadi e profumarli, è sufficiente mettere all'interno un sacchettino con alcuni chiodi di garofano

Limone Per mantenere fresco un limone tagliato, che di solito in frigo si secca, immergerlo con la parte tagliata in un piattino che contiene un po' di acqua fresca

Ferro da stiro Se la piastra del ferro non scorre più, strofinala a caldo con uno straccio imbevuto d'aceto

Formaggi Bollito tenero?

Per evitare che i formaggi non diventano secchi, non dovete far altro che avvolgerli in un strofinaccio imbevuto di aceto

Aggiungi un pizzico di bicarbonato all'acqua di cottura, ed anche il brodo risulterà buono

Pane Per mantenere torte e pane freschi, metteteci insieme mezza mela

Cavolfiore Per assorbire il cattivo odore del cavolfiore in lessatura, bisogna aggiungere un paio di cucchiai di latte, considerando che il latte le farà acquistare anche del buon sapore.

Pattumiera Una manciata di timo secco che spolvererete sul fondo della pattumiera, annullerà i cattivi odori

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Cenni storici sulla musica

a cura di Domenico Mirabella

La musica ha costituito una delle fondamentali manifestazioni del modo di essere dell'uomo primitivo, che al suono annetteva un complesso di significati magici e religiosi. Questa connotazione magica e religiosa del suono rappresenta una caratteristica pressoché costante dell'esperienza musicale sia nell'epoca preistorica, sia nelle prime grandi civiltà storiche: i Sumeri, gli Assiro-Babilonesi, gli Egiziani, gli Indiani, gli Ebrei hanno infatti attribuito alla musica un posto centrale nella loro conoscenza e hanno altresì conferito a essa rilievo affatto particolare nelle rispettive liturgie. Questa caratteristica è riconoscibile anche nelle culture dei popoli orientali e sudamericani e si trova inoltre nella visione del mondo degli attuali popoli.

I generi musicali dalla A alla Z Acid jazz Un esperimento pop con influenze jazz Blues Una musica popolare figlia degli spiritual e spesso malinconica (il colore blue infatti in America è simbolo della malinconia) nata sotto la matrice dei canti di lavoro degli schiavi neri americani, corrente da cui poi è derivato anche il Blues-rock (B.B. King) Country Rappresenta culturalmente il liscio USA, è un genere più movimentato rispetto a quello italiano ed è suonato con chitarre, banjo e violini. Deriva dalle musiche folk importate dai coloni inglesi in America Dark Musica rock / pop in cui i testi e le musiche sono incentrati sulla malinconia o sulla tristezza (Cure ecc.) Epic Metal Tendenza del metal classico caratterizzata da testi epicheggianti e rimandi storici di battaglie ed eroi (Manowar) Funky Il funky è una musica simile all'hip-hop molto allegra e ritmata proveniente dagli USA, nata negli anni '70 nei ghetti americani Gospel La musica corale nera nata nelle parrocchie della zona del Mississippie poi diffusasi nel resto degli Usa. Hip-Hop Una musica freestyle su basi lente che spaziano tra molti generi, è poi uno stile di vita basato sulla non violenza ed è nato anch'esso dall'evoluzione della musica nera. Jazz Il jazz è una musica molto complessa di difficile interpretazione nata nei primi del secolo, basata sulla bravura e sulla capacità d'improvvisazione dei suoi compositori e musicisti. Il jazz pone le sue radici nel blues. (Louis Armstrong). Liscio Il liscio, originariamente conosciuto come musica da ballo romagnola, è un genere musicale popolare nato in Romagna tra la fine del XIX secolo e i primi del XX secolo.

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Metal Nato negli anni '70 è una musica rock dura, cattiva e appunto dai toni metallici che usa chitarre con suoni distorti. Dal metal sono nati poi una miriade di sottogeneri. Noise Un'ennesima evoluzione della psichedelia, utilizza anche suoni estranei alla musica ( fischi, ronzii ecc.). Pop La parola deriva da popular, appunto musica del popolo Rock'n'roll Il capostipite di tutti i generi dal rock al metal e di moltissimi altri. Nato come musica giovanile da ballare nella prima metà degli anni '50 negli USA, è composto da una commistione di generi country, blues e pop americano. Rap Il rap nasce come parte di un movimento culturale più grande chiamato "hip hop" nato negli Stati Uniti d'America verso la fine degli anni sessanta. Ska Una musica molto allegra basata in parte sul reggae, su ritmi latino-americani e sul punk. Thrash Verso l'inizio degli anni '80 si cominciò a spingere il metal verso maggiori velocità e picchi di violenza sonora più forti, arrivando alla cosiddetta musica "spazzatura" usa e getta (trash in inglese, a cui venne aggiunta in seguito una "H" per togliere il significato dispregiativo del genere); Underground (da discoteca) Rappresenta il "jazz elettronico" degli anni '90, creata con largo uso del computer e del campionatori, raggruppa sotto di sé una serie di sottogeneri (garage, house ecc.) Oggi vi parlerò dell’Acid Jazz: L'acid jazz è un genere musicale sviluppatosi dai primi anni ‘80 in Inghilterra; esso nacque dall'esigenza e dalla volontà di conferire al jazz ballabile americano, il cosiddetto bebop, una colorazione più acida, con ritmiche diverse e un sound più colorito. Nel termine acid-jazz è presente un’ambiguità, in quanto unione di due anime all’apparenza contrapposte: “acid” è un termine legato alle sonorità della house music, più psichedelica, più ritmata e appunto “acida”, tipica degli anni ‘80, mentre “jazz” fa riferimento alla cultura nera del jazz, raffinato, colto ed elegante; quindi l’acid-jazz può essere interpretato come la rivisitazione del jazz ballabile americano in chiave moderna. Un gruppo di punta del panorama acid jazz passato e presente sono gli Incognito Nel prossimo numero di “Ci siamo anche noi” vi parlerò del Blues. Ora vi saluto con una mia poesia:

La musica La musica per tutto… Vado a piangere di gioia, Pop, rock ,hip hop, house, rap, discoteca, house scatenato,dance . La musica nasce dal cuore la musica dell’arte.

Domenico Mirabella

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Alfio Moschetto, ho 40 anni e sono un ragazzo diversamente abile. Siccome sono nato sotto peso e non mangiavo niente, mi hanno messo in incubatrice per aumentare il peso; il giorno dopo sono venuti i miei genitori perché loro sapevano che dovevo uscire, invece mi hanno trovato con le flebo, perché avevo la febbre. Mi venivano anche delle crisi epilettiche, appena si faceva mezzanotte mi mettevo a piangere e mio papà tutte le notti mi prendeva in braccio e mi faceva passeggiare ma io piangevo lo stesso. Mio papà ha incominciato a girare molti dottori perché voleva spiegato il motivo perché tutte le notti piangevo; tutti i dottori gli hanno detto che avevo gli spiriti incorporati e siccome mio papà aveva delle immaginette, le ha fatte benedire da un prete che si chiamava padre Tomaselli, e me le ha messe sotto il cuscino, così non piangevo più e riuscivo a dormire. Quando ero piccolo volevo dormire nel letto con mia mamma. Quando mio papà partiva presto con il camion per andare a lavoro mia mamma rimaneva da sola con mia zia, io piangevo perché volevo stare nel letto suo, e mia mamma invece di farmi felice, mi lasciava piangere nella culla e per farmi stare zitto mi metteva il suo scialle nel letto e lei se ne andava a fare le cose di casa. Appena mi svegliavo e mi trovavo solo mi mettevo a piangere perchè volevo il conforto di una persona. Quando ero piccolo avevo i capelli tutti a boccoli biondi e mi chiamavano ricciolino d’oro. All’AIAS ero il più coccolato di tutti perché ero il più bel bambino, e siccome avevo dei bellissimi golfini che mi faceva mia nonna, appena li vedevano, le dottoresse dicevano a mia mamma “suo figlio ha i più bei golfini di tutti”. La dottoressa Fiorito è stata la mia prima terapista. Lei per farmi aprire le mani mi disegnava una farfalla. Diceva a mia mamma “suo figlio lo deve trattare come un bambino normale, e non viziarlo, anzi il bambino ha bisogno di una sorellina, così possono stare insieme e giocare, e crescono”. Io venivo con la mia mamma a fare terapia e la mia terapista di chinesi è stata Pina Gennaro, che ha importato dall’America un metodo di comunicazione che si chiama “BLISS”. Sono stato uno dei primi ad imparare questo metodo e la prima frase che ho detto è stata “io voglio la sedia con il motore”. Ogni volta che vedevo Pina io le portavo la testa, ed appena ho fatto 18 anni ho fatto la mia prima prova di guida. Ero molto felice e le prime volte avevo paura e Pina mi faceva la scuola guida, poi mi sono abituato e mi ha lasciato da solo. Per fare la scuola venivano due maestre che si chiamavano una Caterina Augello ed una Elena Abramo, così ho imparato a parlare con le lettere, ma mi aiutavo anche con il Bliss che è un sistema di comunicazione attraverso dei simboli. Una terapista che si chiama Pina Bertolo mi ha insegnato a mangiare da solo. Prima ha preso due stecchini di legno, i primi tempi mi portava nella sua stanza a fare le prove per trovare un sistema per poter mangiare da solo. Per un poco di tempo mi legava il cucchiaio con un poco di scotch e mi legava anche il braccio. Quando ha visto che ormai ero capace, ha fatto fare un rialzo di legno con un buco, e ci metteva il piatto ed ha cominciato a lasciarmi da solo. Io con la mia buona volontà sono riuscito finalmente a diventare autonomo durante il pranzo.

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AIUTO: MI SFRATTANO

a cura di Alfio Moschetto

Cari politici secondo voi una persona che non ha un lavoro si può buttare fuori da casa sua? A me non sembra giusto. Io ogni sera vedo il programma su rete quattro chiamato "Quinta Colonna", condotto da Paolo Del Debbio ed in una puntata intitolata "ci sfrattano, abbandonati dallo stato ", si è parlato di questo argomento. Del Debbio ha affrontato il caso di una signora che volevano buttare fuori di casa poiche’ non riusciva più a pagare l'affitto. La signora Anna, questo è il suo nome, residente ad Abbiategrasso ha raccontato di essere madre di tre ragazzi e di aver perso da un anno il lavoro, pertanto, non riuscendo più a sostenere le spese di casa, aveva ricevuto un avviso di sfratto esecutivo che era previsto per il giorno seguente vale a dire martedì tredici ottobre. Quando ha richiesto di avere assegnata una casa popolare gli uffici comunali le hanno risposto che lei si trovava al 148esimo posto della lista di attesa e che, davanti a lei, in graduatoria vi erano molti extracomunitari che avendo più figli, avevano più diritto di lei di ricevere assistenza. La speranza di Del Debbio era dunque quella di riuscire a risolvere qualcosa entro la fine della trasmissione. In effetti il sindaco di Abbiategrasso è intervenuto in un collegamento ed ha concesso alla signora una proroga di due mesi, prendendosi anche l’impegno di cercare una soluzione in base alle strutture disponibili nel paese. Penso che le case popolari debbano essere assegnate prima agli italiani che si trovano in situazioni di disagio e che altresì ogni governo ha il dovere di aiutare i propri cittadini che si trovano in uno stato di difficoltà. Sarebbe bello se qualche telespettatore che come me, ha visto la trasmissione, potesse offrire un lavoro alla signora Anna: io me lo auguro con tutto il cuore.

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I° Torneo Scacchi E dama a cura di Toni Colella Il 30 giugno si è tenuto presso la sede di Viagrande il primo torneo di scacchi e dama per noi assistiti e per gli operatori. Il gioco degli scacchi favorisce l'identificazione di sé, degli altri, di sé in rapporto agli altri e l'acquisizione di regole. La pratica sportiva sviluppa inoltre l'autonomia personale, l'autostima e crea momenti di integrazione sociale. Da tutto ciò nasce l'idea di realizzare un progetto di scacchi, sotto forma di “torneo del CSR”, il quale prevede la partecipazione di "Atleti speciali" ( soggetti altrimenti abili) e di "Partners" ( soggetti normodotati), quest'ultimi con alcune limitazioni nel gioco dettate dal regolamento. Più precisamente su due premiazioni, uno prettamente per noi assistiti dove squadre di 2 componenti per ogni Centro sfida i ragazzi degli altri Centri Csr ed una gara tra assistiti con il supporto di operatori, dunque 4 giocatori. La giornata è stata molto emozionante sin dall’arrivo degli atleti degli altri Centri.

In contemporanea si sono attivati tavoli di scacchi e tavoli di dama. Il primo torneo di scacchi e dama del CSR è stato vinto dall’assistito Nicolò De Francisci del Centro di Pozzallo (servizio domicilio) e l’operatore Pagano Gregorio del Centro di Viagrande (internato). Sono stati distribuiti Targhe per i Centri che hanno aderito, Trofei per i vincitori e medaglie di ringraziamenti per tutti i partecipanti. La giornata si è conclusa con un pranzo offerto dal Presidente Sergio Lo Trovato e dall’ingegnere F.sco Lo Trovato. Ci si auspica che diventi il primo di una lunga serie!

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Un viaggio nelle Emozioni Non so quanti di voi hanno provato la profonda tristezza che si avverte quando una persona a noi cara vola via in cielo. Io l’ho provato per tre volte e con tre donne per me fondamentali…mia nonna…mia mamma…e Cettina…la donna nella quale inconsciamente ho rivisto mia nonna e mia mamma ma della quale dopo mi sono innamorato. Sapete quell’amore puro e semplice dove ti interessa solo tornare a casa per vederla e tenerle la mano… bhe si proprio quello. Questo a ripensarci mi commuove, soprattutto ripensare a quell’emozione di sapere che l’uno senza l’altro non poteva più stare. E forse è questo che mi ha fatto fuggire e decidere di lasciare la struttura nella quale stavo, Cettina era molto più grande di me e la paura di perderla per sempre mi ha fatto andare via… Quando mi arrivò la chiamata dove mi dicevano che lei non c’era più ho capito quanto grande fosse il mio sentimento e quanto avevo perso… La cosa che più mi fa male è quella di non esserle stato accanto quando soffriva. Ancora oggi dopo mesi e mesi rifletto sul perché la penso sempre e capisco quanto fossi affezionato a lei e quanto le cose più belle le capiamo solo quando ci vengono tolte. Penso ai baci della buona notte a quelli al risveglio, penso al suo profumo e tutto ciò mi fa sorridere come se l’avessi ancora qui accanto a me. Vorrei solo lasciarvi un messaggio…”non abbiate paura di amare”, anche con le mille difficoltà che ogni giorno la vita ci mette davanti…ma AMATE.

“ è soltanto quando qualcuno non c’è più, che ti rendi conto di quante cose avresti detto, di quanti baci gli avresti dato…E cosi adesso ogni tanto , alle persone a cui voglio bene glielo dico, anche se loro mi guardano e non capiscono, anche se mi guardano e ridono, io glielo dico lo stesso: meno male che ci sei!” -Meno male che ci sei-

Domenico Di Pietro

E’ vero non serve un giorno per ricordarsi dell’Amore ma cogliere l’occasione per riflettere di quanto non sia scontato quel sentimento puro e disinteressato che comunemente chiamiamo Amore e allora grazie a tutte le forme di amore che riempiono ogni giorno la mia vita rendendola unica.

Giuseppe Giardina 22


Ogni mattino mi avvicino ai Tuoi piedi per adorarTi penso tutto quello che noi disabili patiamo e lo offro a Te; Guardo Te,Gesù,e dico:Signore, perchè mi hai creato se dovevo soffrire tutto questo... Oltre alla “solita” assistenza io, come tutti i disabili, sento il bisogno di amore, comprensione,tenerezza ma mi accorgo che spesso gli uomini sanno, solo dare aiuti materiali. Signore, Tu che puoi, dammi la pace del cuore perchè io possa sempre affrontare la mia povera vita che, con amore, offro a Te. Antonio Gesualdo

Si racconta la storia di due cani che, in momenti diversi, entrarono nella stessa stanza. Uno ne uscì scodinzolando, l’altro ringhiando. Una donna li vide e, incuriosita, entrò nella stanza per scoprire cosa rendesse uno felice e l’altro così infuriato. Con grande sorpresa scoprì che la stanza era piena di specchi: Il cane felice aveva trovato cento cani felici che lo guardavano, mentre il cane arrabbiato aveva visto solo cani arrabbiati che gli abbaiavano contro. Quello che vediamo nel mondo intorno a noi è un riflesso di ciò che siamo. Tutto ciò che siamo è un riflesso di quello che abbiamo pensato. La mente è tutto. Quello che pensiamo diventiamo.

Salvatore Barbanti 23


E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro. E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società. E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale. E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri Madre Teresa

Hai una storia da raccontare o una poesia da pubblicare? Hai vinto una gara o hai qualcosa da segnalare?

SCRIVICI a “cisiamoanchenoicsr@gmail.com” Noi la pubblicheremo!

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N. 1 - Giornalino "La Chiocciola"  

Il Giornalino del C.S.R.

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