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È il perpetuo timore della paura che forma il volto di un uomo coraggioso Georges Bernanos

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di Ferdinando Adornato

QUOTIDIANO • MARTEDÌ 7 DICEMBRE 2010

DIRETTORE DA WASHINGTON: MICHAEL NOVAK

Tre gli indagati. Il muratore verso la scarcerazione. Tettamanzi si appella al Nord: «Fermate l’ondata dell’odio»

EramarocchinoancheMisseri?

Il caso di Yara non è,probabilmente,diverso da quello di Sarah.Eppure è partita nel bergamasco (e nel Paese) una campagna di tipo xenofobo.Ma il “disumano”non ha né colori né confini LE SPECULAZIONI POLITICHE

«L’allarme crisi è ancora in corso», dice il Governatore di Bankitalia

Basta guerre tra buonisti e razzisti

Draghi: «Ora la crescita» E Casini e Fini: «Subito un nuovo governo» CENSIS E RECESSIONE

All’Italia serve una vera svolta di Savino Pezzotta uardo con molta apprensione a quanto sta avvenendo nella politica. Vivo queste ore con molto disagio e molte volte mi sembra di essere smarrito, spaesato e un poco perso. Le mappe con cui usualmente tentavo di leggere la situazione sono diventate inefficaci. Mi sembra di essere in un deserto in cui ogni punto di riferimento s’è fatto evanescente e i valori hanno la stessa valenza delle stelle quando i viaggiatori hanno smarrito la bussola.

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segue a pagina 15

di Achille Serra a riflettere che, proprio in queste ore di angosciosa attesa per la sorte di della piccola Yara, e proprio mentre parte dell’opinione pubblica si lascia andare a reazioni retrive e volgari amplificate da certi media e certa politica -, sia invece la famiglia della giovane ragazza scomparsa a offrirci un’esemplare lezione di civiltà. Il padre di Yara, Fulvio Gamberisio, ha scelto ieri di non commentare la presunta svolta delle indagini che ha portato al fermo di un marocchino, spiegando come fosse troppo presto per trarre conclusioni. E ha aggiunto: «Ci preoccupa che qualcuno perda la calma». Sulla stessa linea la madre della piccola ginnasta, Maura: «Nessuno aggiunga violenza a violenza - ha chiesto - né ora né mai». Il riferimento di entrambi, ovviamente, è ai cartelli razzisti comparsi a Brembate di Sopra all’indirizzo del primo sospettato di questo straziante caso. Un immigrato. segue a pagina 2

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«Non ci sono le condizioni per un Berlusconi bis», dicono i centristi: «Il premier sia più umile e si occupi del Paese». Intanto, da Via Nazionale arriva il ritratto di uno Stato in cui le famiglie continuano ad essere in difficoltà: «Occorrono nuove politiche di consolidamento»

Sarah Scazzi e, in alto, Yara Gambirasio

di Errico Novi

ROMA. I vigili del fuoco svuotano un invaso d’acqua a Mapello. Lì vicino c’è il cantiere dove, tra le molte altre, opera la piccola impresa di Mohammed Fikri, il muratore marocchino fermato per la scomparsa di Yara Gambirasio a Brembate di Sopra, nel bergamasco. Ma dalle indagini arrivano segnali contraddittori, anche su di lui tanto che ora gli indagati sono tre. Ciò malgrado, il paese è pervaso da un clima di forte ostilità nei confronti degli immigrati. Tanto che il Cardinal Tettamanzi, rivolgendosi al Nord, ha detto: «Bisogna fermare l’ondata dell’odio». a pagina 2

Pacifico e Paradisi • pagine 6 e 12

Si stringe il cerchio intorno ad Assange: «Chiuso il suo conto corrente in Svizzera»

Il mondo raccontato da Wikileaks Spunta la lista dei «siti vitali» spiati dagli Usa. Tre sono in Italia di Luisa Arezzo Dopo il terremoto, lo tsunami. Ecco cosa sta provocando la messa in rete di migliaia di documenti (e il flusso non accenna a fermarsi) sulle pagine web di WikiLeaks. E poco importa che esse siano di volta in volta oscurate e dirottate su altri server e che sul “pirata” australiano gravi il mandato d’arresto. servizi da pagina 8 a 10 seg1,00 ue a p agina 9CON EURO (10,00

I QUADERNI)

• ANNO XV •

Un’analisi di due anni alla Casa Bianca

Le “rivelazioni” su Afghanistan e Pakistan

E ora il presidente è a un bivio

Il grande silenzio sulla guerra

di John R. Bolton

di Mario Arpino

Ora che gli elettori del 2010 si sono espressi, che cosa farà Obama nei prossimi due anni? Saranno gli ultimi due, oppure potrà vincere un secondo mandato?

I giudizi e la superficialità delle “rivelazioni” di WikiLeaks appaiono agli osservatori meno accaniti come una lunga serie di banalità.

NUMERO

237 •

WWW.LIBERAL.IT

• CHIUSO

IN REDAZIONE ALLE ORE

19.30


pagina 2 • 7 dicembre 2010

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il fatto Verso la scarcerazione del marocchino sospettato per la vicenda della giovane ragazza nel bergamasco. Altri due indagati

La politica della paura

Continuano le polemiche che sfruttano l’emozione anti-immigrati causata dalla scomparsa di Yara. «Fermate l’odio», dice Tettamanzi la polemica di Errico Novi

ROMA. I vigili del fuoco svuota-

no un invaso d’acqua a Mapello. Lì vicino c’è il cantiere dove, tra le molte altre, opera la piccola impresa di Mohammed Fikri, il muratore marocchino fermato per la scomparsa di Yara Gambirasio. Fino al momento di mandare in tipografia questo giornale, le operazioni di ricerca non hanno dato alcun risultato. E anzi dalle indagini arrivano segnali contraddittori. Se quelle affidate ai carabinieri hanno puntato con decisione alla possibile colpevolezza del ventiquattrenne marocchino, altre ricerche svolte dalla polizia sembrano suggerire altre ipotesi. E l’udienza di convalida del fermo celebrata al tribunale di Bergamo dal gip Vincenza Maccora non dà esiti clamorosi. Si chiede il fermo ma non la carcerazione, emerge conferma che ci sono altri due indagati, mentre il legale dell’immigrato ha agio di avvertire i cronisti che a carico del suo assistito «c’è solo un’intercettazione». Nelle stesse ore, Lamezia Terme reagisce con dolore ma con molta compostezza alla tragedia che ha visto la morte di sette ciclisti domenica mattina, investiti da un altro immigrato marocchino, Chafik El Ketani. Anche all’obitorio, gli amici delle vittime spiegano sottovoce che «non è questione di nazionalità, di razza, perché in ogni comunità ci sono i buoni e i cattivi».

Nonostante tutto il tappo della ragionevolezza è già saltato. Bastano gli striscioni apparsi a Brembate di Sopra, il paesino di Yara, a spiegarci quale terribile gioco proiettivo si realizza in un caso del genere. Uno dei drappi messi in mostra domenica recitava: «Per Yara. Nessuna pietà per chi ha fatto questo». Il tono è solo in apparenza frutto esclusivo della rabbia. C’è un’eco evidente della manipolazione pseudo-ideologica tipica per esempio

Le basse ragioni elettorali del razzismo applicato alla propaganda politica

Questa non può essere una guerra tra “buonisti” e razzisti di Achille Serra segue dalla prima Dietro le frasi minacciose che alcuni concittadini dei Gamberisio, espongono a caratteri cubitali alle proprie finestre - «Occhio per occhio, dente per dente», «Marocchini fuori da Bergamo» - o mormorano a mezza bocca, si cela un’infamia ancora più pesante dell’intolleranza verso il diverso ed è il sollievo di scoprire che «il male viene da fuori».

Come se questa scoperta - nel caso di specie, tutta da verificare - alleviasse il dolore o rendesse meno abominevole la violenza. Come se certe cose gli italiani non le facessero e bastasse «cacciare» tutti gli stranieri, per avere un paese sicuro. Come se, infine, i tanti, troppi episodi brutali che si consumano all’interno delle mura domestiche o della rete familiare, quasi sempre a carico delle donne, fossero più tollerabili di quelli commessi dagli immigrati. Mentre, al contrario, se stilare una graduatoria simile avesse un senso, di certo risulterebbe più ignobile la colpa commessa da uno zio o una cugina che godono della piena fiducia della vittima. Eppure a sottolineare tutto ciò, come a ricordare che gli immigrati regolari che vivono onestamente in Italia sono quasi cinque milioni - un motore insostituibile per l’economia del Paese e soprattutto del Nord - si rischia di essere tacciati di buonismo. E di fare il gioco di quella politica che oggi e ancor di più tra qualche settimana se si aprirà la campagna elettorale, sfrutta episodi del genere per accumulare voti. Si tratta di un meccanismo semplice, cui abbiamo assistito tante volte alla vigilia delle ultime elezioni: fare leva sulla paura ancestrale nei confronti del diverso, soste-

nere l’equivalenza straniero-criminale, promettere interventi impossibili da realizzare sia per le leggi italiane che per quelle internazionali (cacciare tutti i nomadi, espellere tutti i clandestini). Un esempio su tutti, la strumentalizzazione, a Roma, del caso della povera signora Reggiani, violentata e uccisa da un nomade. Accusare di buonismo chi tenta valutazioni obiettive, rifiutando di fare di tutta l’erba un fascio, è un’altra strategia da bassa politica, un’altra scorciatoia dell’ignoranza. Di fronte a un fenomeno vasto e variegato come l’immigrazione tali scorciatoie non sono accettabili. Ed è importante che la voce della buona politica e della parte sana del Paese si levi con forza per riportare il dibattito a criteri di buon senso. Criteri di distinzione.

C’è una parte ,degli immigrati dedita alla delinquenza che deve scontrarsi con regole ferree, come d’altronde le nostre leggi prevedono. Prigione per chi commette reati, espulsione per i clandestini cui non spetta il diritto d’asilo. Se tali sanzioni non vengono applicate non è colpa dei buonisti, ma di una giustizia lenta, inefficiente e inadeguata (si pensi a tal proposito all’emergenza del sovraffollamento carcerario). La riforma della giustizia, tanto attesa e promessa, è rimasta d’altronde lettera morta, mentre gli unici provvedimenti in materia cui il governo ha dedicato tempo e energie sono stati il processo breve, il lodo Alfano e il legittimo impedimento, sempre con l’unico obiettivo di salvaguardare interessi personali. C’è poi un’altra parte degli immigrati che viene sfruttata senza remore sui campi o nelle fabbriche degli italiani, costretta a lavorare in nero e a vivere in condizioni di estremo degrado. Verso costoro occorre promuovere politiche di integrazione sia sul piano sociale che su quello del lavoro. Infine, c’è la stragrande maggioranza degli immigrati, quelli che hanno già ottenuto la cittadinanza o che programmano di farlo e che hanno messo al mondo i propri figli in Italia. Ci piaccia o meno essi sono parte integrante del nostro tessuto sociale e aumenteranno di anno in anno. Negarlo, soprattutto se si ricoprono cariche politiche o istituzionali, è da incoscienti. Se alle frasi razziste, a Bergamo e provincia (come a Lamezia Terme), seguiranno rappresaglie nei confronti degli stranieri e dunque nuova violenza, la responsabilità sarà anche di chi in queste ore anziché placare gli animi, ha cavalcato la rabbia della gente solo per portare acqua al proprio mulino.

delle guerriglie da stadio, delle tenzoni improvvisate tra opposte tifoserie a colpi di messaggi truculenti. Certo stavolta è in gioco qualcosa di terribile, il destino di una povera ragazza probabilmente violentata e forse uccisa da una piccolo branco di subumani. Ma gli striscioni sarebbero apparsi anche se il sospettato fosse stato italiano? No. È la retorica dell’intolleranza leghista, il pregiudizio contro l’immigrato invasore, a fare la differenza.

Nelle stesse ore in cui magistrati e forze dell’ordine tentano di scoprire la verità su Yara, ad Avetrana va in scena l’insopportabile rimpallo di invettive tra i familiari e i legali di Sarah Scazzi e quelli di Michele Misseri. È un’altra storia terribile, in cui pure la violenza e la brutalità mostruosa si è consumata ai danni di una giovane innocente. Ed è soprattutto una storia italiana, simile ad altre che hanno appesantito le cronache di questi anni, i cui protagonisti non hanno mai avuto bisogno del permesso di

Una storia drammatica che si rispecchia nella tragedia di Sarah Scazzi vissuta quasi come uno «spettacolo» soggiorno. Le statistiche continuano impietose a ricordare che la maggior parte dei delitti, nel nostro Paese, viene commessa in famiglia. Il sospetto terribile dunque che nasce dalle reazioni xenofobe di Brembate di Sopra («via i marocchini», «occhio per occhio») è che la coscienza diffusa approfitti dei reati commessi dagli immigrati per trasferire il peso orribile di quelli commessi all’interno della comunità. C’è un transfert forse vigliacco, forse umanamente inevitabile, che il combinato disposto degli umori collettivi e della tempesta mediatica opera a danno degli stranieri. Come se si potesse scaricare esclusivamente su di loro il peso psicologico di tutti i delitti, anche di quelli commessi da italiani e per i quali è


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dolorosissimo inventare una spiegazione.

È lo stesso meccanismo elementare che sorregge l’atteggiamento collettivo in tempi di crisi economica. Non c’è lavoro, o comunque la ricchezza si consuma, e la colpa non può essere che degli stranieri. Cioè di chi viene a rubarlo, il lavoro. Di chi sottrae risorse. E personifica dunque il fantasma della povertà. Una controprova? Ecco Matteo Salvini, leghista, eurodeputato che deve la sua notorietà ai raid nei campi rom e ai coretti sui napoletani colerosi intonati alle feste padane. Salvini si è prodotto in due reazioni parallele, rispetto al drammatica vicenda di Yara. Il generico attacco agli «stranieri impuniti», con annessa minaccia: se la tredicenne venisse trovata morta «il clima diventerebbe più pesante, perché se è vero che queste cose succedevano anche prima che arrivassero gli immigrati, da quando ci sono così tanti irregolari succedono di più». Logica sferzante. In ogni caso una articolata copertura pseudoideologica agli striscioni antimarocchini. La seconda reazione di Salvini è una conferenza stampa. In cui guarda caso si sofferma sui sussidi, troppi secondo lui, che il Comune di Milano assicura agli stranieri. Che «in città sono il 16 per cento della popolazione, ma portano a casa dal 40 al 70 per cento degli aiuti. Serve maggiore attenzione nei confronti delle povertà italiane». Si chiarisce come le due questioni, sicurezza economica e

sicurezza tout court, si intrecciano perfettamente, quando si tratta di immigrati. Il fantasma dell’invasione straniera serve sia a esorcizzare la cronaca nera che la crisi economica. Deve averlo ben presente il cardinale Dionigi Tettamanzi. Nel suo “Discorso alla città” alla basilica di Sant’Ambrogio, chiede di «non generalizzare». «Davanti ai gravissimi fatti che stiamo apprendendo dalla cronaca di questi giorni restiamo profondamente addolorati, anzi sconcertati», dice. Quindi aggiunge: «Prego per le vittime di queste e di tutte le violenze, per i loro familiari. Prego inoltre perché non si sovrapponga genericamente a tutti gli immigrati la categoria della delinquenza. Ogni persona, di origine italia-

Qui sopra, i fotografi «al seguito» delle forze dell’ordine che stanno battendo la campagna bergamasca in cerca di tracce della piccola Yara Gambirasio. Sotto, le ricerche in un capannone segnalato dai cani addestrati a seguire le tracce. Nella pagina a fianco: sopra Yara, sotto Sarah Scazzi, la cui tragica fine ha scosso il Paese nelle scorse settimane

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na o straniera, deve essere sempre giudicata singolarmente, per quella che è».

Sarà un caso, ma Tettamanzi è uno che finisce spesso nel mirino delle invettive leghiste. La Padania non manca mai di replicare con puntute controdeduzioni ai suoi inviti all’accoglienza. Salvini a parte, stavolta le prime linee di Bossi calibrano con un minimo di attenzione i colpi. Maroni non manca di stigmatizzare gli striscioni xenofobi, si preoccupa anzi dell’immagine negativa che questi rischiano di restituire dei brembanesi e dei bergamaschi. Dice cose non insensate, il ministro dell’Interno, sui quartieri ghetto per immigrati «che rischiano di diventare pericolo-

si per l’ordine pubblico». Parla dunque di integrazione necessaria. Ed è proprio questo il paradosso. Perché per anni il Carroccio ha alimentato quel rancore diffuso verso l’invasore straniero, in particolare nei confronti di rom e maghrebini. E adesso, come spesso capita, veste il doppio abito del partito di lotta e di agitazione xenofoba (con Salvini) insieme con quello del partito di governo (con Maroni).

Restano le disperate dichiarazioni d’innocenza rese dal cugino di Mohammed, Abderrazaq, i racconti dei volontari di Montebelluna che descrivono il fermato come un ragazzo generoso, pronto a fare la spesa per i compagni in difficoltà nel fine settimana. Resta il dubbio investigativo, che potrebbe capovolgere il quadro e smentire la montante rabbia xenofoba, sul ruolo dei due italiani che avrebbero avuto parte nelle violenze su Yara. E resta la difficoltà nel separare la strumentalizzazione arbitraria da inevitabili, incontrollate pulsioni. Non si può sottovalutare nemmeno che nella stessa Lamezia Terme, sconosciuta ai proclami di Salvini, la comunità marocchina deve prima intavolare una trattativa con la Digos per poter partecipare ai funerali dei ciclisti investiti da Chafik El Ketani. L’ultimo saluto alle sette vittime del tremendo incidente di domenica si terranno stamattina allo stadio di Lamezia Terme. E i connazionali dell’omicida colposo vorrebbero esserci per ricordare che davvero alla mostruosità dei delitti non servono permessi di soggiorno.


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l’approfondimento

Da “La Ciociara” a “La Pelle”, chi viene dall’Africa è ritenuto violento e ingovernabile. Anche se sono la terza etnia in Europa

Sindrome marocchina

Noti come “barbareschi”, gli abitanti del Maghreb sono stati identificati con una pelle conciata o con un caffè. Dalla II Guerra mondiale, però, il loro nome è divenuto simbolo di violenze. Fenomenologia di un popolo nel mirino di Maurizio Stefanini orna l’incubo dei marocchini? “Marocchini fuori da Bergamo” chiedono i cartelli a Brembate di Sopra, dopo l’arresto del 22enne Mohammed Fikri, con l’accusa di aver sequestrato, ucciso e fatto sparire il cadavere di Yara Gambirasio. Ma è marocchino anche il 21enne Chafik Elketani, che a Lamezia Terme alla guida di una Mercedes ha travolto e ucciso sette ciclisti. È marocchino il 21enne gigolò che è stato arrestato a Genova per aver tentato di ricattare un trentenne italiano con cui aveva avuto un rapporto omosessuale. Ma è marocchina anche Karima El Mahroug: la Ruby Rubacuori che ha fatto traballare i Palazzi del Potere italiano. Ed è marocchina con cittadinanza italiana per matrimonio Souad Sbai: la giornalista e femminista in prima linea contro gli abusi della shari’a ai danni delle donne, che dopo essere diventata deputato del Pdl è passata ai futuristi, per poi tornare al Pdl lamentando la “scarsa democrazia interna” e

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la mancanza di interesse per i temi che a lei erano più cari. Ed è marocchino anche Eddy Martens: il ragazzo, di 14 anni più giovane, che è diventato il grande amore di Antonella Clerici, e il padre di sua figlia Maelle. Insomma: di tutto, e di più.

Di Elketani, per dirne una, il giorno dopo è stato smentito che guidasse senza patente. È vero invece che era sotto effetto di canapa indiana, ma non si tratta di un giovane marginale: suo padre è un facoltoso grossista di pelletteria e abbigliamento, e l’esponente più importante della comunità marocchina locale. D’altra parte, per la stessa colpa di Fikri appaiono ricercati anche due italiane. E in compagna di una marea di italiane Ruby Rubacuori ha fatto il suo contestato ingresso alla corte del Presidente del Consiglio. È vero che c’è chi si lamenta anche del signor Martens in Clerici: promosso per opera di lei da animatore turistico a autore televisivo, i suoi compagni di lavoro lo hanno accusato di “passare tutto il tempo al compu-

ter”. Ma, di nuovo, se è solo per questo, la governatrice del Lazio Renata Polverini ha dovuto addirittura staccare i computer ai dipendenti della Regione, per ottenere che non trascorressero il tempo tra Facebook e Youtube. Marocco. La Mauritania dei romani: dall’arabo Maghreb,“Occidente”; o dal berbero Mur-Akush, da cui pure la città di Marrakesh, “Terra di Dio”. «Fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi», diceva l’Ulisse dantesco. Ma ancora nell’800, quando gli abitanti del Nord Africa erano nel linguaggio co-

La scena madre della Loren violata in una chiesa è entrata nell’immaginario

mune semplicemente i “Barbareschi” o i “Turchi”, per “marocchino” si intendeva un tipo di cuoio pregiato ottenuto dalla pelle di capra e di montone, con uno speciale trattamento che la rende morbida, lucida e variamente colorata. Marocchino, sembra, perché effettivamente dal Marocco aveva iniziato a arrivare, alla fine del Medio Evo. E da cui le Marocchinerie, da confrontare alle Cineserie. Il Marocchino come caffè espresso con cioccolato fondente in polvere e latte montato a panna che viene di moda negli anni

’30 del XX secolo, invece, col Marocco vero non c’entra niente. Ma era dello stesso colore del Marocchino cuoio, che in quegli anni andava molto di moda come fascia per i capelli femminili.Terza tappa dell’immaginario collettivo, dopo marocchinerie e caffè marocchino, le marocchinate. Che non sono da indossare né da bere, ma riguarda il dramma delle oltre 3000 donne stuprate sui Monti Aurunci dai goumiers, truppe irregolari coloniali del generale Juin, dopo aver sfondato le linee tedesche a Cassino.

In effetti non solo marocchini ma anche algerini, sebbene i primi fossero in maggioranza. Al bilancio vanno inoltre aggiunti 800 uomini violentati, un centinaio di omicidi e 811 case distrutte: cifre del Ministero dell’Interno e della Commissione Alleata di Controllo. In Italia si è sempre parlato di una vendetta dei francesi per la “pugnalata alla schiena” del 10 giugno del 1940, e anche di un’autorizzazione esplicita al saccheggio e allo stupro data dal generale


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Parla Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes

«Tra immigrati e italiani, stesso tasso di criminalità»

«I numeri delle denunce dimostrano che la percezione dei reati effettivamente commessi dagli stranieri è molto diversa» di Franco Insardà

ROMA. «È dovuta intervenire la Cassazione con tre sentenze per stabilire che l’aggettivo marocchino non può essere usato in senso spregiativo. Questa cosa ci ridimensiona fortemente come popolo civile». È questa l’amara riflessione di Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, sugli episodi di discriminazione che quotidianamente si verificano nelle nostre città. Dottor Pittau, gli immigrati delinquono più degli italiani? La verità apparente è questa, perchè abbiamo soltanto dei dati complessivi sugli italiani e sugli stranieri. E in realtà? Bisogna distinguere tra regolari e irregolari, come abbiamo evidenziato nel capitolo sulla criminalità del Dossier 2009, dove si analizzano le denunce che riguardavano soltanto gli immigrati residenti, confrontandoli per classi di età omogenee. Qual è stata la conclusione? Gli immigrati complessivamente hanno lo stesso tasso di delinquenza degli italiani, leggermente più alto tra i ventenni e i trentenni, ma più basso nelle età successive. Quindi? La statistica sconfessa la teoria che gli immigrati siano più “cattivi” più degli italiani. E questi dati li abbiamo pubblicati e diffusi. Allora come spiega questa convinzione diffusa che gli immigrati commettano più reati? La paura è diffusa, perché quando non c’è serenità si amplificano alcuni preconcetti verso una persona che ha un diverso colore della pelle e, magari, veste male: in questi casi si tende ad attribuire loro le colpe della sicurezza nelle nostre città. Gli atti di discriminazione, poi, colpiscono di più gli africani per il colore della pelle e i musulmani per la loro appartenenza religiosa. Invece? In collaborazione con il ministero dell’Interno e con il Cnel abbiamo realizza-

to uno studio dal quale è emerso che l’aumento della popolazione immigrata in Italia è di gran lunga superiore a quello delle denunce dei reati attribuiti agli stranieri. Il che dimostra, in modo significativo, che gli immigrati non sono più criminali degli italiani e in questo siamo stati confortati anche da uno studio analogo della Banca d’Italia. Avete analizzato anche altri aspetti? Abbiamo isolato le denunce che riguardano gli immigrati già residenti in Italia, ipotizzando l’attribuzione dell’aumento dei reati tutto ai nuovi immigrati. Il risultato è stato che il livello di criminalità dei nuovi arrivati a partire dal 2005 è

Tra gli irregolari ci sono dei popoli, come gli asiatici, tra i quali la delinquenza è pressoché assente più basso rispetto agli immigrati già residenti nel nostro Paese. E allora? Il problema, come le dicevo, è legato alla questione degli irregolari che, per una serie di motivi legati soprattutto al loro stato di necessità e precarietà, sono maggiormente predisposti a commettere piccoli reati. In alcuni casi, poi, gli irregolari sono più facile preda di organizzazioni criminali che hanno bisogno di manovalanza.

Il tasso di criminalità degli irregolari è, quindi, più alto? Non è vero neanche questa affermazione, perché anche tra gli irregolari ci sono delle nazionalità, come quelle asiatiche, tra le quali la delinquenza è pressoché assente. La cosa riguarda principalmente i nordafricani per lo spaccio della droga. Ma non si può stabilire un tasso. Perché? Ogni anno in Italia arrivano 42 milioni di cittadini stranieri per turismo e anche questi possono delinquere. Per esempio Rimini è un polo di attrazione turistica e il livello delle denunce è alto. Inoltre vanno considerati i corrieri di droga e quelli che vengono per affari più o meno legali. Quando le forze dell’ordine li fermano sono catalogati come immigrati irregolari, mentre sarebbe più giusto definirli stranieri. Tenendo presente tutti questi passaggi appare evidente l’impossibilità a stabilire il tasso di criminalità, perché conosciamo il numero dei regolari, dei turisti, ma non quello degli irregolari. Si può fare una classifica delle zone più “calde”per i reati commessi dagli immigrati? Anche in questo caso bisognerebbe distinguere tra regolari e stranieri di passaggio. Dal 2005 il ministero dell’Interno non fa più distinzione tra titolari di permesso di soggiorno e non, senza dimenticare che dal 2007 i cittadini comunitari possono circolare liberamente. Tutte le sicurezze, anche di studiosi accreditati, non hanno basi scientifiche e statistiche. Noi suggeriamo, inascoltati, da anni l’esigenza di avere più registrazioni proprio per evitare di accusare ingiustamente e in modo affrettati gli immigrati. Quali sono i popoli più virtuosi? La nostra ricerca ha evidenziato che i più virtuosi sono i moldavi, seguiti dai romeni, nonostante siano considerati comunemente come dei delinquenti. Infatti, tra il 2005 e il 2008, a fronte di un incremento di residenti romeni del 267,7 per cento si è registrato un aumento delle denunce del 32,5 per cento.

Juin, ma in effetti sembra che le autorità francesi non furono del tutto compiaciute degli eventi. Ci sono infatti testimonianze su ufficiali che giustiziarono i gomours sorpresi sul fatto, e le cifre della Magistratura francese parlano di 360 soldati messi sotto processo. Il fatto però è che quei selvaggi erano l’unico tipo di truppa in grado di passare sul fronte difficilissimo dell’Appennino al Sud di Roma. Infatti li rimossero dal fronte solo dopo la liberazione della Capitale.

Sulla storia, comunque, misero le mani sopra Alberto Moravia e Vittorio De Sica, con il romanzo e poi film La ciociara. E la scena con Sofia Loren, della madre e della figlia stuprate in una chiesa diroccata come vittime sacrificali, ha definitivamente impregnato l’immaginario nazionale. In effetti confluento con più antichi incubi di invasori e stupratori mediorientali: dai tempi dei pirati islamici, e forse prima ancora della guerra a morte di Annibale contro Roma. A riprova che il trauma è venuto paradossalmente aumentando man mano che il tempo passava si può ricordare La pelle di Curzio Malaparte. Il libro, nel 1949, la cosa più truce che raccontava dei marocchini era di uno di loro che aveva avuto una mano tranciata da una scheggia di bomba, che poi era finita nella marmitta di un cuscus in modo da essere ovviamente ritrovata in un piatto da Malaparte e dai suoi commensali. Nel film di Liliana Cavani, 1981, si vedono donne napoletane che prostituiscono i figli ai marocchini per un po’ di pane, e un ufficiale francese che li difende come «ipersessuati, lo metterebbero anche in un girasole». È vero che pure nel mondo islamico rimbalzò dalla Libia l’immagine che fossero i soldati italiani a non rispettare troppo le donne islamiche, per non parlare degli stupri dei paracadutisti francesi in Algeria; per cui spesso davvero è questione di punti di vista. Ma il film della Cavani ci ricorda come, oltre alla stigma di inciviltà, le vicende del 1944 hanno portato in Italia ai marocchini una inopinata popolarità come superdotati sessuali. Al di là delle doti fisiche più o meno immaginarie, i marocchini come popolo ne hanno però una culturale vera: sono un popolo con una certa vocazione imprenditoriale, specie nel piccolo commercio; e quindi in grado di meglio trovare occasioni di lavoro, rispetto a altri popoli alla ricerca dei soli lavori dipendenti. Per questo, sono diventati la terza etnia straniera presente in Italia, dopo gli europei romeni e albanesi, con quasi 400.000 unità. Cioè, i marocchini finiscono e finiranno sempre più nelle cronache, nere e rosa: per semplice fatalità statistica.


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Vendere le carceri antiche per far soldi: idea del Pd

diario Benzina a prezzi record (ma il petrolio resta basso)

ROMA. Le carceri potrebbero essere uti-

ROMA. Come previsto la scorsa, settima-

li allo Stato per fare cassa: il Pd, infatti, in margine alla discussione in Senato sulla legge di stabilità (che altro non è se non la «vecchia» finanziaria) ha proposto di costruire carceri nuove e vendere quelle ubicate nei centri storici delle città. Il pensiero, come è ovvio, corre subito al complesso di Regina Coeli sul Lungotevere sotto alla collina del Gianicolo, a Roma, a quello di San Vittore, la struttura ottocentesca nel cuore di Milano. L’operazione, secondo gli esperti del Pd, potrebbe rendere un centinaio di milioni. Seppure si tratta di un’idea ragionevole sui tempi lunghi, rischia di provocare nuovi problemi alla già critica situazione carceraria italiana. Non è pensabile, infatti, che con le proverbiali lungaggini dell’edilizia pubblica del nostro Paese, si possano costruire nuovi carceri in tempi brevi; c’è piuttosto il rischio di fruttuose speculazioni edilizie nei centri delle città.

na, i carburanti hanno ricominciato a volare raggiungendo quote record: la verde è arrivata a oltre 1,45 euro al litro, limite massimo da oltre due anni. Dopo i rialzi del fine settimana per Eni (+2 cent di aumento per benzina e diesel), Tamoil (+1 cent per entrambi), TotalErg ed Esso (+0,5), ieri la media nazionale dei prezzi praticati della benzina (in modalità servito) andava 1,432 euro/litro negli impianti Esso all’1,453 della Tamoil (appunto livello mai toccato da settembre 2008). Per il diesel siamo con punte oltre 1,33 euro/litro, sempre al top da ottobre 2008. Quel che colpisce è che, mentre due anni fa quei prezzi erano provocati – così si disse – a un’impennata dei prezzi del petrolio a quasi 119 dollari al barile, stavolta il barile non arriva a 90 dollari. Evidentemente, dietro ai prezzi della benzina di oggi c’è un livello altissimo di speculazione da parte delle compagnie.

Il governatore del Molise sotto inchiesta per i rifiuti CAMPOBASSO. Dieci misure cautelari sono state eseguite ieri dai carabinieri del Noe di Campobasso, su richiesta della Procura di Larino, nell’ambito di un’inchiesta sul trattamento dei rifiuti. Al termine delle indagini, sono stati sequestrati un impianto di depurazione a Montenero di Bisaccia e due laboratori di analisi chimico fisiche a Campobasso e Chieti. Le persone indagate, menzionate nell’ordinanza del Gip presso il tribunale di Larino, sono in tutto 18.Tra gli arrestati, invece, c’è Antonio Del Torto, presidente del Cosib, il consorzio industriale Valle del Biferno. In un comunicato stampa diffuso dalla Procura, si evince il coinvolgimento nell’inchiesta anche del presidente della Regione Molise, Michele Iorio, «per la nomina da parte del presidente della Regione Molise, del presidente del Cosib, come commissario straordinario dell’ente pubblico economico dal medesimo già presieduto».

Mentre tra i partiti comincia il conto alla rovescia in vista della fiducia, i due ex-cofondatori continuano ad attaccarsi

Fini: «Non sarà un ribaltone» E Casini: «Berlusconi dica il nome di un giovane e l’accordo è fatto» di Riccardo Paradisi i tratta di mettersi d’accordo sulle parole prima di cominciare una discussione diceva il saggio cinese Confucio, altrimenti non ci si intende. Ecco tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi da tempo la comunicazione è disturbata. I due parlano lingue diverse. Il Cavaliere accusa il presidente della Camera d’essere un ribaltonista e un voltagabbana lasciando ai suoi ultras il compito di definirlo sic et simpliciter un traditore. Fini replica che a mancare alle promesse fatte è stato invece proprio il premier Berlusconi, che è lui a non esser stato di parola. A dare l’occasione a Fini per la replica a Berlusconi la domanda polemica rivoltagli da una ragazza durante un’assemblea studentesca al liceo Orazio di Roma: «Cosa ne pensa dei ribaltoni Presidente Fini?». Secca la risposta: «Cosa ne pensa lei di tante promesse non mantenute e di impegni disattesi da chi aveva promesso che la legge sarebbe stata uguale per tutti e poi si è occupato solo degli affari suoi?».

S

Impossibile non capire che il riferimento è proprio Sivio Berlusconi. Anche perché su questo spartito Fini continua a suonare a lungo: «La politica è onestà intellettuale e si fosse più umili, se si pensasse che avere torto non è un complotto le cose andrebbero meglio». L’ex leader di An evoca poi la dignità: «Mi guardo allo specchio e dico che c’è un limite oltre il quale non si può andare, pena la dignità». Fini parla anche d’altro al liceo Orazio. Della riforma Gelmini dice ha ”luci e ombre”, ma ”non va demonizzata”soprattutto con argomenti ”a prescindere”, ma «se non ci fossero i fondi necessari sarebbe meglio ritirarla». Sulla legge elettorale Fini s’è invece espresso a favore del collegio uninominale: «nei collegi piccoli si sceglie sulla credibilità delle persone. Questa legge elettorale invece non dà al cittadino la possibilità di scegliere il suo parlamentare, ma di scegliere il partito e la coalizione». La soluzione però non può essere il ritorno alle preferenze: «La storia italiana ci ha dimostrato che le preferenze erano diventate un cavallo di Troia per organizzazioni poco trasparenti». Rispondendo infine a una domanda sui costi della politica Fini dice: «Evitare gli sprechi sì. Ridurre i costi sì. Non però cadere nel qualunquismo pericoloso di dire che non un soldo pubblico deve andare alla politica, perché ciò esporrebbe la politica al rischio di essere condizionata da altri poteri di tipo finanziario»Inutile dire che a bucare siano le bordate antiberlusconiane di Fini, sono quelle che scatenano la reazione dell’ex alleato. ll coordinatore del Pdl Sandro Bondi le definisce ”sconcertanti” soprattutto se si pensa che a pronunciarle è l’attuale presidente della Camera: «Vorrei

Rispondeno alle domande degli studenti di un liceo romano, Fini ha detto: «Il ribaltone è un sovvertimento della volontà popolare. Non credo che ci saranno ribaltoni». E poi: «Se si fosse più umili, se si pensasse che avere torto non è un complotto, le cose andrebbero meglio: c’è un limite oltre il quale non si può andare, pena la dignità»

vedere che cosa succederebbe in questo Paese se Fini pronunciasse una sola parola critica nei confronti dell’opposizione, come fa quotidianamente nella veste di presidente della Camera contro il Pdl, contro il governo e contro il presidente del Consiglio».

Secondo il presidente dei senatori della Lega Nord Federico Bricolo «ognuno in politica può fare quello che crede, saranno poi gli elettori a giudicare, ma Fini, che parla tanto di onestà intellettuale, ammetta che presentare una mozione di sfiducia contro il governo dopo essere stato eletto nelle liste della maggioranza e farsela votare da Bersani, Di Pietro, Casini e Rutelli, è un chiaro tentativo per realizzare un ribaltone». Infine l’affondo dell’esponente Pdl Giuliano Cazzola: «È proprio vero che sono saltate tutte le regole istituzionali, al punto che il Presidente della Camera, invitando il Governo a dimettersi prima del voto di fiducia, finisce per chiedere l’apertura di una crisi extra-

parlamentare, proprio lui che sarebbe tenuto a difendere le prerogative dell’Assemblea di Montecitorio». Un’argomentazione quella di Cazzola che sembra far breccia nel pensatoio liberal-radicale vicino al vicecapogruppo alla Camera di Futuro e libertà Benedetto Della Vedova. In un editoriale comparso sul sito dell’associazione vicina a Fli infatti vengono proposte le dimissioni congiunte di Fini dalla presidenza della Camera e di Berlusconi da presidente del Consiglio. «Un doppio passo indietro di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini, con la rinuncia del primo a Palazzo Chigi e del secondo allo scranno più alto di Montecitorio è l’unica soluzione tra le poche praticabili per salvare il centro-destra italiano e per rispettare il mandato degli elettori». Nel ruvido dibattito politico interviene anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha replicato alle parole pronunciate domenica da Silvio Berlusconi all’indirizzo suo e di Fini. «Se siamo vecchi noi, ed è ve-


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Motivi per contrastare l’invasione clandestina

Bolzano, Trento e Sondrio sono le città più vivibili ROMA. Il quotidiano Sole 24 ore ha stilato una speciale classifica delle città più vivibili d’Italia confrontando i dati statistici che riguardano le buone opportunità occupazionali, il livello di reddito soddisfacente, il tessuto imprenditoriale dinamico, servizi efficienti e strade e case tranquille. Poche sorprese, in fondo, sono venute dalla lista dei nomi: Bolzano, Trento e Sondrio sono sul podio, il Sud resta in coda e Napoli, per la prima volta maglia nera, delude. Perdono posizioni nella classifica, poi, le province di Milano e Roma: Milano dal 19esimo passa al ventunesimo posto, mentre Roma è al trentacinquesimo posto: entrambe le città sono penalizzate soprattutto da un trend del reddito non soddisfacente e dal fronte reati.Tra le province protagoniste della classifica di quest’anno Trieste, subito dopo il bronzo, che scende di tre punti e Agrigento che sale di nove, ma è comunque in fondo alla classifica accanto alle altre siciliane (Palermo, Messina, Siracusa, Trapani, Catania). Bolzano ha guadagnato sette posizioni rispetto all’anno precedente e ha raggiunto questo traguardo migliorando in tutti i parametri nei quali era possibile farlo. La disfatta di Napoli è dovuta all’ultimo posto nella classifica sul

ro lui allora è catacombale». «Noi - ha aggiunto Casini - siamo vecchi ma non vogliamo una poltrona. Lui è più vecchio e vuole rimanerci sopra». Quanto al ribaltone, ha spiegato Casini, «ha ragione Fini: il ribaltone è la volontà di escludere qualcuno. Qui nessuno vuole escludere nessun altro.Tutt’al più, e lui che si autoesclude». Il leader centrista ha aggiunto che «un governo di responsabilità è una cosa diversa, è l’idea, in un momento di difficoltà per il Paese, di ampliare e rafforzare le convergenze possibili per governare meglio e con più efficacia il nostro Paese». Ma in cosa do-

g i u d i z il e t t e r ep r o t e s t es u g g e r i m e n t i

tenore di vita, due penultimi per quanto riguarda gli affari e il lavoro da un lato e l’ordine pubblico, dall’altro. Nella top ten, subito dopo il podio seguono Trieste, Siena,Aosta, Gorizia, Bologna, Oristano, Belluno. In base ai parametri utlizzati, poi, i meno preoccupati sull’aumento dei prezzi sono i trevigiani, mentre all’estremo opposto si trovano gli abitanti di Latina preceduti da sette province del Sud. Il pericolo inflazione si allontana anche dalla mente dei cittadini di Biella, Bolzano, Milano,Vicenza, Pavia. Quanto al lavoro, resta forte il divario fra Nord e Sud nell’indice di percezione della gravità attribuita all’occupazione.

bisogno di posti. Se lui non continua con pervicacia a difendere la sua necessità di rimanere lì facciamo una bella intesa e un bel governo, con giovani bravi e volenterosi».

Continua intanto la conta dei numeri necessari al governo per mantenere la fiducia. I sei voti dei deputati radicali che non hanno ancora sciolto la riserva in vista del 14 dicembre sono in palio: «Siamo interessati a dialogare con chiunque – chiarisce Emma Bonino – ma non si tratta né di un’asta, né di un mercimonio,

L’invasione clandestina va contrastata. Il numero degli immigrati clandestini in Italia oscilla fra 500 e 750mila. Nel Belpaese raggiungono livelli elevati: la densità demografica, l’antropizzazione, l’inquinamento, il dissesto idrogeologico, i rifiuti e le calamità naturali. La crisi e la stagnazione permangono. Il conflitto partitocratico è aspro. La tassazione è alta; il debito pubblico abnorme. Il tasso di disoccupazione arriva all’8,6. Numerosi sono altri inattivi, che – scoraggiati – non cercano lavoro. Il numero delle piccole imprese è calato del 7,6% dal 2004 al 2009. La richiesta di manodopera è fiacca, anche per l’automazione, il self service e la delocalizzazione. La criminalità straniera, specie clandestina, è elevata. I detenuti stranieri nelle carceri italiane costituiscono il 37% del totale. Nel Nord Italia, sono immigrati irregolari i responsabili di 8 reati che destano allarme sociale su 10. Nella Svizzera, gli stranieri sono il 22% della popolazione e commettono il 60% degli omicidi e il 57% dei furti. Nel 2055, gli abitanti d’origine straniera supereranno gli italiani in varie nostre aree, fra cui Milano (proiezione basata sugli attuali flussi migratori). Alcuni immigrati sono rigidi, stentano a integrarsi e non rinunciano alle loro abitudini. Il musulmano A. H. Shaari, direttore della moschea di viale Jenner, si candida a sindaco di Milano nelle elezioni comunali 2011, con una lista denominata “Milano nuova”, che aspira a riunire tutte le comunità estere. Diversamente dall’attuale situazione nel Belpaese, gli italiani che emigrarono trovavano Paesi vastissimi, con bassa densità demografica e agevole inserimento lavorativo, per l’alto sviluppo industriale e terziario. Tali italiani non lavavano vetri ai semafori, non vendevano abusivamente merci contraffatte, non si prostituivano sulle strade. C’è un limite d’accoglienza d’immigrati, necessario per evitare guerre fra poveri nativi e poveri immigrati. È necessaria anche la difesa dalle organizzazioni terroristiche, non solo islamiche.

Gianfranco Nìbale

L’IMMAGINE

Non c’è due senza tre Riuscire a scovarne una in mezzo alla vegetazione non è impresa da poco. Fotografarne tre in un colpo solo è un vero colpo di fortuna: l’Empusa Pennata è una specie di mantide diffusa nelle zone più assolate del Mediterraneo L’OBIETTIVO È IL CONTRATTO DEL SETTORE AUTO

vrebbe consistere questo governo allargato? In calo le quotazioni per un Berlusconi-bis. Il capogruppo Fli Bocchino fino a ieri mattina lo riteneva possibile a patto che Berlusconi rassegnasse le sue dimissioni ed evitasse il voto di sfiducia però in tarda mattinata Carmelo Briguglio, falco finiano col pallino delle strategie di lunga durata, dice che «un Berlusconi bis ha scarse possibilità di andare in porto, vista la piega che il premier ha impresso alla crisi». Lo stesso segretario dell’Udc Cesa – mentre la colomba finiana Consolo chiede a Gianni Letta di convincere il premier a trattare – parla dell’impossibilità di un Berlusconi-bis visto che il presidente del Consilgio «ricorre ormai all’insulto»

né di un pallottoliere», si tratterebbe insomma di una strategia nobile per far camminare il più possibile le idee radicali. Sta di fatto che coi radicali il Pdl intrattiene in questi giorni fittissimi rapporti diplomatici. Da parte loro i senatori del Pdl che, secondo indiscrezioni sarebbero stati pronti a votare la mozione di sfiducia presentata da Udc e Fli, smentiscono categoricamente di essere stati anche solo sfiorati dalla tentazione del ”tradimento”e promettono fedeltà assoluta al governo Berlusconi. Sempre acuta viene poi data la crisi di coscienza dei moderati finiani, soprattutto quella che s’agita nei petti degli ex ministri che hanno rimesso il loro incarico a Bastia umbra nelle mani del presidente della Camera Fini. Infine il fronte leghista: il Carroccio è allineato e coperto. Per ora. Il ministro Maroni ha dichiarato che se non ci sarà la fiducia il 14 si andrà diritti al voto. Già, e se la fiducia ci fosse ma, come è probabile che sarà, fosse molto risicata? Che farebbe la Lega di fronte all’offerta d’un governo allargato con a capo magari Giulio Tremonti?

Il leader dei centristi sottolinea: «Noi siamo vecchi ma non vogliamo una poltrona. Lui è più vecchio e vuole rimanerci sopra»

Dunque? Casini affronta la questione da un altro punto di vista prendendo spunto della sortita berlusconiana del passaggio di testimone alle nuove generazioni: «Troviamo un giovane assieme, lo indichi lui, e diamo finalmente a questo Paese un governo più giovane» ha detto. Per poi aggiungere: «Noi non abbiamo

La Fiat persegue un obiettivo molto esplicito: il contratto del settore auto. E si è accorta - si spiega così la pausa nel nogoziato - che ad essere contrari non sono solo i sindacati ma anche la Confindustria. L’obiettivo è interessante e innovativo, ma Sergio Marchionne non riuscirà, da solo, ad avere ragione della deriva conservatrice che tiene insieme le parti sociali né dell’asse che collega, nei fatti, la Confindustria alla Cgil. Il manager italo-canadese ha bisogno di alleanze e può trovarle, se usa cautela, in quelle stesse forze che hanno sottoscritto l’accordo di Pomigliamo. Ma non solo. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino ha dato prova di realismo e di lungimiranza nei confronti dell’ipotesi di un contratto dell’auto separato e autonomo da quello della categoria dei metalmeccanici.

Giuliano

SODDISFAZIONE PER SOCCORSO ITALIANO Vorrei esprimere la mia soddisfazione per la risposta italiana alla richiesta di aiuto israeliana per far fronte alla terribile tragedia dell’incendio che sta devastando il Monte Carmelo. L’Italia sta già mandando ingenti quantità di firetroll, un materiale per spegnere incendi. Israele si trova di fronte a un’autentica catastrofe rispetto al numero di feriti, alla tragedia della perdita di vite umane e alla rovina ambientale delle foreste e dei villaggi del Carmelo, di cui tutta la comunità internazionale deve sentirsi investita.

F.N.

UNA CAMPAGNA PER RISPARMIARE Registriamo da settimane presenze di massa negli ipermercati e centri commerciali nonché nei centri delle città e dopo un inizio in sordina anche nei negozi , ma solo un consumatore su due in realtà fa le spese. Consigliamo una campagna per risparmiare, basata sull’acquisto esclusivo di prodotti in promozione (a tutt’oggi oltre il 55% compra solo in questo modo ) costringendo a ridurre i prezzi in modo generalizzato.

www.telefonoblu.it


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ROMA. Dopo il terremoto, lo tsunami. Ecco cosa sta provocando la messa in rete di migliaia di documenti (e il flusso non accenna a fermarsi) sulle pagine web di WikiLeaks. E poco importa che esse siano di volta in volta oscurate e dirottate su altri server e che sul “pirata” australiano gravi una richiesta di mandato d’arresto internazionale. Le rivelazioni di WikiLeaks, cominciate nel tardo pomeriggio di domenica 28 novembre, continuano a produrre sorprese. Le ultime rivelano l’esistenza di un inventario di tutte le strutture all’estero considerate sensibili per la sicurezza nazionale americana. A cui si risale grazie a un cablogramma del dipartimento di Stato Usa (risalente a febbraio 2009) e firmato da Hillary Clinton, in cui si elencano le «infrastrutture critiche e le risorse di importanza cruciale all’estero» suggerite dalle missioni diplomatiche. Siti che «se persi potrebbero danneggiare gravemente la salute pubblica, la sicurezza economica e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». L’elenco comprende aziende produttrici di cavi sottomarini, per le comunicazioni, porti, aziende estrattive di risorse minerarie e di importanza strategica (come le case farmaceutiche), individuate in una serie di Paesi, dall’Austria alla Nuova Zelanda. Fin qui, a voler essere magnanimi e di larghe vedute, tutto potrebbe anche sembrare “normale amministrazione”: in fin dei conti stiamo sempre parlando del paese (almeno così era nel 2009) più potente del mondo e non sorprende poi più di tanto che si sia premurato di catalogare - a livello mondo - i luoghi potenzialmente più a rischio. Il punto è che in questo documento si invitano chiaramente i diplomatici a «non consultare i governi ospitanti» rispetto all’operazio-

il caso

Una settimana fa Julian Assange mandava in rete i file della diplomazia Usa. Per ne, e questo è tutto un altro paio di maniche. È un preciso ordine a “monitorare” siti di Paesi stranieri senza che i governi di questi ne siano avvisati. È un preciso ordine a immaginare una reazione Usa in caso di attacco o quanto altro, senza il benché minimo raccordo/accordo con i diretti interessati. Per dirla tutta, questo (come tanti altri documenti pubblicati da Assange) non è gossip. Questo è un documento gravissimo firmato direttamente da Hillary Clinton in cui si chiede alle missioni statunitensi all’estero di aggiornare l’elenco di infrastrutture e risorse in giro per il mondo senza preoccuparsi di alleati e non.

Il dispaccio rivela una vasta gamma di siti e aziende considerate vitali per gli interessi e la sicurezza statunitense, dalle grandi infrastrutture come il canale di Panama agli oleodotti, e poi ditte farmaceutiche, fornitori danesi e tedeschi per il vaccino contro il vaiolo e la rabbia, aziende per la difesa, miniere di cromite in India, dighe e progetti idrogeologici in Canada, che alimentano gli Usa.Tra i siti italiani nel mirino vi sono: la sede a Parma (per la precisione a San Polo di Torrile) della Glaxo Smith Kline, la nota multinazionale farmaceutica, la (ai più sconosciuta) Digibind, che produce una sostanza da utilizzare contro il morso dei serpenti e il gasdotto TransMed, uno degli impianti principali che porta idrocarburi in Italia direttamente dai paesi produttori. Lungo oltre 2mila chilometri, il Transmed trasporta gas dall’Algeria alla Val Padana. E non è finita: perché nel nuovo blocco di materiale messo in rete, c’è anche la rivelazione che, almeno secondo i diplomatici Usa, il Qatar utilizza la tv alJazeera come «moneta di scambio» nei negoziati con altri governi, ai quali offre di sospendere le trasmissioni critiche dell’emittente in cambio di importanti concessioni (l’emittente invece si è sempre fatta vanto di avere una linea editoriale assolutamente indipendente). Una novità per molti, ma in realtà da tempo più che sussurrata fra gli addetti ai lavori. Perché la politica perseguita dalla rete qatariota è tutt’altro che limpida. Il punto è, come per tutto il resto, che la notizia, finché restava confinata fra le labbra di un appassionato circolo di esperti, era niente di più che una mezza verità, niente più che uno sgradevole gossip. Ma adesso che - nero su bianco - la notizia prende corpo, tutto cambia. Le parole scritte

Spunta la lista dei siti vitali fatti “spiare” dagli Usa. Controllate tre aziende in Italia. Berlusconi: Medvedev «apprendista» di Putin. Chiuso il conto del pirata del web di Luisa Arezzo

Il mondo d hanno il valore di un giudizio. E se fino a una settimana fa, si pensava - a torto o ragione - che parte integrante della diplomazia fosse un larga dose di ipocrisia (per cui uno dice una cosa ma ne pensa un’altra), oggi questa consuetudine è completamente saltata per aria. Oggi quelle parole fanno sì che non ci si possa più fidare (o fare finta di fidare, poco importa, il risultato è lo stesso), come prima. Ed è per questo che il mondo post WikiLeaks non sarà più lo stesso.

È per questo che «la salute di Berlusconi rovinata dai party selvaggi» è diventato vero motivo di discredito nazionale. È per questo che i rapporti in Medioriente nei mesi a venire rischiano di trasformarsi in una polveriera (ricordiamo: Il re saudita Abdallah ha chiesto

«con frequenza agli Usa di attaccare l’Iran per mettere fine al programma nucleare del paese»; Il principe ereditario di Abu Dhabi, sceicco Mohammad ben Zayed, parlando nel luglio 2009 col segretario al tesoro Usa Geithner ha espresso la convinzione che «Una guerra convenzioale a breve termine con l’Iran è chiramente preferibile rispetto alla prospettiva a lungo termine di un Iran nucleare». Frasi simili sono arrivate dal Bahrein, dal Kuwait e da Dubai). È sempre per questo che all’Onu adesso si prenderanno misure a tutela della segretezza delle informazioni mai viste prima e si potrebbe infine anche arrivare a chiedere le dimissioni di Hillary Clinton (e Barack Obama se si scoprisse che sapeva) per aver esplicitamente chiesto di raccogliere informazione bio-

I temi più caldi del dossier

Da sinistra: il primo ministro Putin, che secondo le parole di Berlusconi riportate da un Il presidente Ahmadinejad: In un documento segreto si afferma che nel 2008 il gove


il caso

r molti (Clinton compresa) era solo gossip, ma invece nulla sarà più come prima

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Per l’ex Capo di stato maggiore della Difesa molte rivelazioni sono banali

Afghanistan e Pakistan: molto rumore per nulla di Mario Arpino giudizi e la superficialità delle “rivelazioni” di WikiLeaks appaiono agli osservatori meno accaniti come una lunga serie di interessanti banalità. E identica osservazione si può fare per le notizie che riguardano Pakistan, Afghanistan, Arabia Saudita e Sud del continente asiatico. Così, vagando tra i siti, possiamo imparare che nel gennaio di quest’anno l’ineffabile rappresentante speciale degli Stati Uniti Richard Holbrooke, incontrando la signora Nirupama Rao, ministro degli Esteri indiano, aveva espresso un proprio giudizio sul governo Zardari. Nel senso che il presidente pachistano appariva sempre più debole, mentre il panorama nel Paese era caratterizzato da una dinamica assai fluida tra i vari centri di potere, che si polarizzano sul capo di stato maggiore Kayani, sul primo ministro Gilani, sul capo del più grande partito di opposizione Nawaz Sharif e sul suo alleato Chaudry, presidente dell’Alta Corte. Assicurava poi la massima trasparenza con l’India per la politica statunitense verso Pakistan e Afghanistan. In quanto ai Talebani, distingueva tra reintegro e riconciliazione, affermando che in ogni caso non era prevedibile alcuna spartizione di potere. La signora molto gentilmente ricambiava, informando che l’azione indiana in Afghanistan era così trasparente da non dover preoccupare i pachistani, dai quali, prima di una trattativa diretta, era necessario avere alcune posizioni certe sul terrorismo. Ecco, così è il tenore delle notizie. E ancora: se il presidente Zardari sembra essere così gradito dagli Stati Uniti, attraverso WikiLeaks veniamo a sapere che il Sovrano saudita Abdallah la pensa in modo diverso. «Zardari - dice il Custode delle due moschee all’ambasciatore americano - è il principale ostacolo al progresso del Pakistan. Se la corruzione è alla testa, si estende a tutto il corpo». In altri messaggi di fonte diplomatica americana si può leggere che, a fronte di vari tentativi Usa per spingere l’Arabia Saudita a supportare Zardari, è risultata evidente la propensione a favorire il suo antagonista Nawaz Sharif. Ancora meglio, i sauditi vedrebbero il ritorno in Pakistan di Musharraf. Dell’Afghanistan, al momento WikiLeaks, soddisfatto dei danni già fatti, non ci racconta gran che: evidentemente, il flusso informativo viaggia su canali diversi da quelli diplomatici. Anche per l’Af-Pak, quindi, sono emerse notizie certamente interessanti, ma non in grado di sovvertire le relazioni internazionali. Per dirla con Shakespeare, molto rumore per nulla. O quasi.

I

dopo WikiLeaks grafiche e biometriche dei principali funzionari Onu. Dalle scansioni dell’iride alle impronte digitali fino ai campioni di dna, numeri di carte di credito, indirizzi email con relative password e molto altro. È per questo che tutta la questione dei rapporti troppo personali fra il nostro premier e l’amico Putin mettono davvero in cattiva luce gli accordi fra l’italiana Eni e il colosso del gas russo Gazprom che, condotti altrimenti, potevano anche aprire a diverse prospettive. E che invece finiscono per essere al centro delle preoccupazioni Usa perché parte della serie di «ricchi contratti» tra Berlusconi e Putin. Ciliegina sulla torta, e tanto per rimarcare il sodalizio con il premier russo, WikiLeaks ha domenica sera messo in rete un cablogramma (pubblicato ieri da El

Pais) del 21 settembre 2009 in cui si resoconta la prima visita a Berlusconi dell’attuale ambasciatore americano a Roma David Thorne, tenutasi tre giorni prima. Incontro nel quale Berlusconi avrebbe descritto Putin come «pieno di qualità» e Medvedev come un semplice «apprendista». Poco importa che Palazzo Chigi abbia immediatamente smentito tale frase.

Il danno è ormai fatto. D’altronde anche l’ambasciatore Spogli (altro cablogramma del sito di Assange pubblicato ieri) aveva scritto che «Lo stretto rapporto personale di Berlusconi con Putin si è risolto nel sostegno italiano per quasi tutte le iniziative russe per indebolire il sostegno transatlantico all’allargamento della Nato e i nostri tentati-

vi di limitare i peggiori istinti del Cremlino». E che la sua politica sfocata verso l’Iran riduceva la sicurezza collettiva. Non c’è da andarne fieri. E mentre le banche svizzere chiudono il conto corrente di Assange e si apprende da WikiLeaks che Van Rompuy, presidente della Ue, avrebbe detto il 4 gennaio scorso in occasione di un colloquio con l’ambasciatore statunitense in Belgio, Howard Gutman: «Non c’è più nessuno in Europa che creda all’Afghanistan, rimaniamo ancora nel 2010 per rispetto degli americani», il peruviano Vargas Llosa, neo premio nobel,“rovescia”l’effetto generato da WikiLeaks e dice: «La trasparenza è una cosa meravigliosa, ma troppa trasparenza fa male alla democrazia». Anche questo, nel mondo post WikiLeaks, è da mettere in conto.

cablogramma pubblicato sul sito, “dirige” Medvedev. Il Logo della casa farmaceutica Glaxo Smith Kline, fatta “spiare” dagli Usa. erno libanese avvisò che l’Iran stava mettendo in piedi una rete di telecomunicazioni per aiutare Hezbollah. Soldati della Nato

Sulla guerra, il sito non riesce a pubblicare granché


il caso

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Analisi. L’incognita rimane Hillary Clinton: insieme al marito, rappresenta una potenza di primo piano fra i democratici

Il bivio di Obama

Dopo le midterm, l’inquilino della Casa Bianca può scegliere: o si butta al centro o perde di John R. Bolton ra che gli elettori del 2010 si sono espressi, che cosa farà Obama nei prossimi due anni? Saranno gli ultimi due, oppure potrà vincere un secondo mandato? La scelta è interamente nelle mani di Obama. Da un lato può seguire le orme del Clinton post-1994, muovendosi verso il centro. Oppure può scegliere l’approccio ideologico e continuare a perseguire i suoi iniziali programmi di sinistra: l’europeizzazione del sistema sanitario, l’aumento drammatico di tassazione e spesa federali, l’allargamento di regolamen-

O

ma ha ammesso la sconfitta alle midterm ma ha parlato di “progressi compiuti”. L’analisi dei risultati elettorali dei repubblicani e del Tea Party è esattamente all’opposto: Obama ha frainteso il suo mandato del 2008 e l’America era e rimane un Paese di centro-destra che semplicemente era stufo di Bush e dell’allontanamento dei Repubblicani dai loro principi di base. Per capire la scelta futura di Obama, vanno analizzate le politiche interne ed estere. All’inizio Obama si è preoccupato molto di più degli interni: da oggi deve cambiare. Il presi-

causa) della disattenzione da parte di Obama. Il primo compito per la Casa Bianca è decidere se potrà ostacolare il trattato con la Russia sul controllo delle armi, il New Start.Vista la formazione del prossimo Senato (a gennaio), Obama o ratifica in anticipo questo trattato, o quasi sicuramente non lo concluderà mai. Le prospettive per il voto, la cui approvazione richiede una maggioranza di due terzi del Senato, sono rischiose. I traumatizzati senatori democratici (di fronte alla rielezione nel 2012 o nel 2014) vogliono veramente fare questo salto nel

Le elezioni di midterm del 2010 sono state un referendum incentrato sulla politica dell’Amministrazione. Le presidenziali del 2012 saranno di certo un esame sul presidente in persona e sulle scelte di Interni ed Esteri tazione e controllo governativi ecc... Di certo difenderà le sue vittorie iniziali. Avendo succhiato tanto sangue democratico, non toccherà la sua riforma della salute. Obama dovrà affrontare una rigida opposizione repubblicana nel 2012 e forse una rivolta dall’interno del suo stesso partito. Oggi solo Obama sa quale alternativa sceglierà. In una surreale conferenza stampa del 3 novembre, Oba-

dente ha preso importanti decisioni per la sicurezza nazionale, ma solo quando non aveva alternative. È un luogo comune che i leader, frustrati dalle questioni interne, si spostino sugli esteri. Tuttavia, ad Obama non sarà facile spostare l’attenzione e non ne trarrà alcun potenziale beneficio politico.

Nelle elezioni del 2010 c’è stato appena un sussurro di dibattito sulla politica della sicurezza nazionale ed estera. Ma le sfide all’America sono aumentante nonostante (anzi a

Washington si prepara all’esodo degli ambasciatori

Il rimpasto dell’intelligence “bruciata” da Wikileaks di Pierre Chiartano

vuoto? Se Obama non riesce nemmeno a ottenere la ratifica del suo trattato bilaterale, la sua visione del “nuclear zero” sarà essenzialmente finita. I passi successivi in senso cronologico sono le decisioni da prendere sull’Afghanistan e l’Iraq. Se Obama decidesse di rispettare il suo impegno di ritirare le truppe dall’Afghanistan a partire dall’estate 2011, si prevedono anche decisioni di ritiri delle truppe dall’Iraq. Se la presenza Usa dovesse ridursi drasticamente, gli Stati arabi scenderanno a compromessi

l Wikistorm continua a produrre effetti devastanti, anche se l’amministrazione Obama minimizza. Washington fa bene a non drammatizzare, ma ciò che si sta producendo per la diplomazia Usa va ben oltre l’imbarazzo politico. E se in Italia tutto sembra ridursi a gossip, se pur politico-diplomatico, con un teatrale riconoscimento di stima e amicizia, nel resto del mondo il terremoto continua. Il sito “spiffera tutto” di Julian Assange ha fatto dei danni alla diplomazia Usa che solo col tempo si potranno valutare. Intanto la fuga di notizie di Wikileaks è la ragione del trasferimento dei rappresentanti diplomatici americani compromessi dai documenti pubblicati. Lo sostengono fonti anonime interne al dipartimento di Stato, che hanno rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa, apparse ieri negli Usa, precisando che Washington trasfe-

I

con l’Iran. Inoltre, in termini di cicli elettorali presidenziali, una campagna elettorale per le nomine di partito del 2012 e il rischio di una sfida democratica interna dalla sinistra di Obama coincide precisamente con la prevista riduzione di sostanziali forze statunitensi in Afghanistan. E mentre Obama potrebbe non voler combattere una “guerra mondiale al terrorismo”, i terroristi sono ancora in guerra contro di noi. I quasi due anni di tentativi del presidente per riavviare dialoghi diretti tra Israele e Palestina non sono mai stati dichiarati formalmente morti prima del 3 novembre solo per evitare im-

rirà diplomatici, militari e agenti dell’intelligence. Il trasferimento riguarda tutto il personale delle ambasciate americane nel mondo che ha espresso giudizi critici su i capi dei governi locali. Verrà meno dunque un aspetto della politica estera americana che, nel bene e nel male, aveva caratterizzato oltre cinquantanni di rapporti con molti Paesi, Italia inclusa.

È Washington, come attore globale e garante degli equilibri internazionale dell’Occidente, che dava un contributo determinante alla sicurezza dei Paesi alleati. Anche occupandosi della sorveglianza di siti sensibili sul territorio di una nazione amica. Le operazioni di trasferimento riguarderanno probabilmente i diplomatici identificati con nome e incarico nei file, che hanno espresso giudizi molto critici sui leader dei governi locali. «Si tratta di


il caso

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cartelli della droga in Messico. Quando il Segretario di Stato Clinton dichiarò a settembre che il Messico le ricordava la Colombia di 20 anni fa, venne incredibilmente contraddetta esplicitamente da Obama nel giro di pochi giorni. Non solo la violenza per droga in Messico (29mila omicidi negli ultimi quattro anni in incidenti collegati al traffico droga) si sta infiltrando in Arizona e Texas, ma il tessuto stesso della società civile messicana sta andando in frantumi. La corruzione nei comparti giudiziari e di polizia è ormai diffusa ed è esacerbata dall’aumento di aggressioni fisiche agli ufficiali locali e alle forze politiche. Anche i giornalisti vengono uccisi o intimiditi. Come accadde in Colombia vent’anni fa, il governo messicano potrebbe presto essere in grado

ma era comunque un uomo di traguardi. Il suo sostituto è un altro impiegato di carriera dei Democratici. Con consulenti economici chiave come Christina Romer e l’ex presidente di Harvard Larry Summer diventati ormai storia, il segretario al Tesoro Timothy Geithner riuscirà ad essere molto indietro? E gli altri alti funzionari come gli inviati speciali George Mitchell e Richard Holbrooke hanno veramente intenzione di continuare?

A seconda degli eventi in Afghanistan, cosa sarà del generale David Petraeus, il leader di successo dell’ondata di Bush in Iraq e terzo comandante di terra in Afghanistan per Obama, nel giro di due anni? Petraeus lascerà l’esercito e si candiderà a presidente o Obama lo nominerà prossimo Presidente degli

Se Barack non riesce nemmeno a ottenere la ratifica del suo trattato bilaterale Start, la sua visione “nucleare” sarà praticamente finita di controllare larghe porzioni del suo territorio. Se i cartelli della droga colombiani fossero minacce alla stabilità dell’emisfero e dell’America, richiedendo maggiori operazioni militari per controllare, pensate solo cosa comporterebbe un simile calderone direttamente sul confine meridionale. Il Segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton. Ancora incognite sul suo futuro politico. A destra il presidente degli Stati Uniti, Barack H. Obama barazzo politico. Obama condivide l’analisi europea secondo cui il progresso sulla questione israelo-palestinese mitigherà il mondo musulmano e ridurrà il terrorismo. Questa visione è sempre stata sbagliata e ad ogni modo Obama ha fallito. Anche le persistenti attività di proliferazione nucleare da parte dell’Iran e della Corea del Nord dovrebbero essere in cima alle priorità di Obama. Ha

trascorso due anni ad allungare la mano agli Stati canaglia nella speranza di riuscire a trattare, senza alcun successo.

M a a n ch e s e T e he ra n e Pyongyang tornassero al tavolo delle trattative, oggi sembrano voler rinunciare alle loro armi nucleari e ai loro programmi di missili balistici ancor meno che durante i precedenti dieci anni di trattative fallite. Se la Corea del Nord mantenesse il suo arsenale nucleare, e se l’Iran ne ottenesse uno, il loro successo sarebbe un segnale per tutti i futuri proliferatori che la stagione è aperta per chiunque abbia soldi e

un altro aspetto di questa tragedia – ha affermato un alto funzionario della sicurezza nazionale Usa – dovremo richiamare alcuni dei nostri migliori diplomatici, che meglio rappresentano gli Stati Uniti e che sono risultati i più seri nelle loro analisi, perché hanno osato dire la verità sui Paesi in cui prestavano servizio». Il piano di trasferimenti sarebbe in via di defini-

buona volontà di superare gli Stati Uniti. La Corea del Nord ha dimostrato a lungo la sua intenzione di vendere qualsiasi cosa a chiunque in cambio di moneta sonante, e il coinvolgimenti dell’Iran (e della Russia) con un nascente programma nucleare venezuelano è solo un segnale di futuri guai. Tornando all’emisfero occidentale, i presidenti americani che si sono succeduti non hanno prestato sufficiente attenzione ai vicini più prossimi di Washington. Sul confine meridionale, il problema più grande potrebbe non essere più l’immigrazione clandestina ma il crescente potere dei

parte degli stessi Paesi per sollecitare Washington a richiamare le feluche coinvolte a vario titolo nella fuga di notizie. Tuttavia forse è solo una questione di tempo – ha precisato una fonte di Foggy Bottom – ci aspettiamo di vedere i nostri diplomatici bollati come «persone non grate». Ma questo complicherebbe la situazione, «perchè ci metterebbe nella posizione di

Poi ci sono le questioni personali. Il responsabile del personale della Casa Bianca Rahm Emanuel ha già abbandonato per candidarsi a sindaco di Chicago, sostituito temporaneamente da un ex impiegato al Senato. Il Segretario alla Difesa Robert Gates ha annunciato che abbandonerà a inizio 2011. Il generale James Jones (ex comandante della Marina e comandante supremo della Nato) si è dimesso da consulente sulla sicurezza nazionale, dopo una permanenza in carica isolata e senza successi. Dite pure quello che volete sulle prestazioni di Jones,

stata sempre capace di essere sponda sicura nei confronti degli oppositori perseguitati dalle dittature.

Ma anche un appoggio affidabile per chi, nei cosiddetti regimi democratici, conduceva battaglie di liberà e trasparenza contro l’oppressione di una politica corrotta. Ricordiamo come il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nominato prefetto antimafia in Sicilia, e lasciato solo dalle istituzioni italiane, fosse andato a chiedere aiuto al console americano di Palermo, pochi giorni prima della sua eliminazione. E come la statua in bronzo del giudice Giovanni Falcone abbia trovato dimora a Quantico, nella sede dell’accademia dell Fbi.

Nonostante la reazione di alcuni governi - tra cui Francia, Italia, Turchia, Russia, Cina e Arabia Saudita - non c’è stata finora alcuna iniziativa formale contro le feluche Usa zione e dovrebbe essere attuato nei prossimi mesi. Funzionari dell’amministrazione Usa hanno inoltre sottolineato come, a fronte della reazione sdegnata di alcuni governi, tra cui Francia, Italia, Turchia, Russia, Cina e Arabia Saudita, non ci sia stata finora alcuna iniziativa formale da

dover ricambiare». Nei casi in cui non ci sarà protesta formale, ha aggiunto la fonte, Washington procederà comunque con il richiamo dei diplomatici, ormai senza possibilità di interagire con i funzionari dei governi locali. È questo un altro danno incalcolabile per una diplomazia che è

Stati Maggiori Riuniti, sviando così una potenziale minaccia politica? La squadra originaria di Obama sta sparendo, sostituita da pallide imitazioni di veri giocatori. I ridotti livelli del personale alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato rappresentano il nocciolo ideologico, presagendo quindi forse il multilateralismo più riflessivo favorito dai costanti sostenitori europei di Obama. Tuttavia per un presidente in guai domestici politici potenzialmente disperati, il prestigio presso gli europei significherà poco. Se Hillary Clinton lascerà la Segreteria di Stato rimane il grande indovinello di Washington. Magari per sfidare Obama alle elezioni del 2012, nonostante le sue recenti sconfessioni. Sia che vada via o no, la Clinton non è stata significativa nella maggior parte delle decisioni dell’Amministrazione e spesso sembra a disagio con il suo dicastero, ad eccesione di questioni economiche e di sviluppo sociale. Ciò nonostante, lei e il marito rimangono una delle più astute squadre politiche dei Democratici, e le loro carriere politiche sono ben lungi dall’essere finite. In mezzo a tutta questa incertezza, quello che emerge crudamente è la singola importanza di Obama come individuo. Come ha perspicacemente osservato Harry Truman, la moneta si ferma sempre col presidente. Ma questa presidenza dipende così tanto dall’unicità di Obama - o almeno questo è quello che tiene a mente lui e i suoi maggiori devoti - che solo lui conosce la strada da seguire. Possiamo allora essere certi che se il 2010 è stato un referendum sulla politica di Obama, il 2012 sarà un referendum su Obama in persona.


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Corea, risale la tensione: militari al confine

Pakistan, attacco alle jirga: almeno 50 morti e 100 feriti

SEOUL. La marina sudcoreana ha avviato ieri mattina nuove, imponenti esercitazioni militari utilizzando munizioni reali, sullo sfondo delle altissime tensioni con la Corea del Nord. Così hanno indicato fonti ufficiali. Queste manovre militari, che devono durare cinque giorni, sono iniziate in 29 luoghi diversi, anche in prossimità delle isole del Mar Giallo situate vicino alla frontiera marittima contesa tra le due Coree, secondo lo Stato maggiore interarmi sudcoreano. Le esercitazioni comprendono spari di navi da guerra e dei reparti di artiglieria, secondo la stessa fonte. La Corea del Sud ha rafforzato le sue difese sulle cinque isole situate in questa zona, portando soldati, lanciarazzi antiaerei. È una di queste isole, Yeonpyeong, che la Corea del Nord ha bombardato il 23 novembre, causando la morte di quattro sudcoreani e suscitando una protesta internazionale. Le esercitazioni hanno uno scopo di deterrenza: la Corea del Sud teme da nuovi attacchi da Pyongyang.

ISLAMABAD. Almeno 50 morti e diverse decine di feriti in due attentati condotti ieri in Pakistan contro un ufficio governativo nella regione nord-occidentale di Mohmand, confinante con l’Afghanistan. L’attacco suicida si è verificato a Ghalanai e ha preso di mira i responsabili di una milizia anti-talebana. «C’erano due attentatori, erano a piedi. Il primo si è fatto esplodere dentro l’ufficio di uno dei miei vice, il secondo ha innescato l’esplosivo quando è stato scoperto dalle guardie», ha detto all’agenzia Reuters Amjad Ali Khan, il più alto funzionario governativo della regione. Nell’ufficio governativo era in corso una ”jirga” (consiglio) di pace, secondo quanto riferisce il quotidiano The Express Tribune e proprio questa riunione poteva essere l’obiettivo dell’azione terroristica. L’attacco ricorda quello avvenuto lo scorso luglio, sempre contro un’assemblea di pace, costato la vita a 55 persone.

Un anno dopo, finisce in pari la querelle fra gli eredi L’Oreal PARIGI. La saga è finita: Françoise Bettencourt-Meyers, la figlia dell’anziana erede dell’Oreal Liliane Bettencourt, ha deciso di rinunciare a tutte le cause giudiziarie intentate nei confronti della madre e del suo entourage, in particolare, del fotografo dandy François-Marie Banier. È quanto riferisce il suo avvocato che non ha voluto svelare i dettagli dell’accordo trovato tra le parti, ma ha precisato in un’intervista che è stato «rapido e facile. Françoise e Liliane Bettencourt - ha detto Olivier Metzner, l’avvocato dell’ereditiera - si sono riavvicinate e hanno deciso di mettere la parola fine alla procedura che le opponeva». L’accordo, sottolinea, prevede che Banier e il consulente finanziario, Patrice de Maistre, «vengano allontanati e che Banier rinunci a quello che gli era stato promesso». Ora, conclude Metzner, madre e figlia, «che hanno ribadito il loro attaccamento a ’L’Oreal, si ritroveranno, in tutta serenità prima di Natale».

Per il governatore, la ripresa dell’economia mondiale prosegue ma rallenta. Nel 2011, l’Italia è stata più debole dei partner

Draghi: «E adesso, la crescita» La Germania respinge gli Eurobond proposti da Tremonti e Junker di Francesco Pacifico Wolfange Schauble – fresco di nomina come miglior ministro dell’Economia europea secondo il Financial Times – giura che non è interesse della Germania lavorare per un euro (e un’Europa) a due velocità. Fatto sta che anche ieri Angela Merkel non ha perso l’abitudine di respingere al mittente le proposte sulle quali concordano gli altri partner e gli organismi internazionali. Ben prima che incominciasse l’Eurogruppo, la Cancelliera ha costretto i governi dell’area a rivedere il programma della giornata. Senza pochi giri parole ha prima impallinato l’idea di aumentare la dotazione delle garanzie per i prestiti, come chiesto dalla Bce e dal Fondo monetario, convinti che i 440 miliardi della parte europea non siano sufficienti. Quindi ha rimandato al mittente la proposta Juncker-Tremonti di emettere eurobond per convertire in carta fino al 40 per cento dei debiti pubblici nazionali.

In attesa di capire se il Portogallo sarà costretto a seguire le orme di Grecia e Irlanda, le nuove pressioni sui titoli di Stato hanno fatto segnare un altro successo al fronte della speculazione: spaccare l’Europa e – per quanto parliamo del maggiore azionista dell’Unione – spingere la Germania verso l’isolamento. Non a caso Olli Rehn, e prima dell’Eurogruppo di ieri sera, ha fatto professione di equilibrismo. Secondo il commissario europeo agli Affari monetari, «l’idea degli eurobond è intellettualmente interessante, ma esiste già un meccanismo per fronteggiare la crisi. Tuttavia noi valutiamo con attenzione

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha chiesto una nuova politica economica per la crescita. Mentre il numero uno dell’Ecofin, Jean-Claude Junker, il direttore del Fmi, Domenique Strauss Kahn, il ministro italiano dell’Economia Giulio Tremonti, e il presidente della Bce, Jean Claude Trichet hanno discusso di eurobond

ogni proposta anche se comprendo l’opposizione sull’idea di introdurre questi strumenti». Dalla commissione come dalla Bce la parola d’ordine è moderazione, per evitare gli allarmismi e mostrarsi divisi soprattutto quando i mercati sono aperti. Ma bastano i numeri per comprendere quanto nervosismo c’è ancora nei Paesi occidentali. Quasi tutte le Borse europee hanno chiuso in negativo: se Londra e Francoforte si salvano rispettivamente con

uno striminzito +0,43 e 0,1 per cento, Milano segna un -0,95, Parigi un -0,04, Madrid un -1,25 e Lisbona un -0,04 per cento. A Wall Street il Dow Jones ha aperto in calo dello 0,22 per cento e il Nasdaq dello 0,02 dopo che Ben Bernanke ha annunciato nuove misure per sostenere la crescita. Sempre a New York l’oro ha segnato un nuovo record (a quota 1417,1 dollari l’oncia) e anche l’argento ha raggiunto i massimi (29,81 dollari l’oncia). Men-

tre a Roma il sistema dei fondi comuni d’investimenti paga i timori dei risparmiatori e vede calare la raccolta di 2,6 miliardi di euro, mentre gli automobilisti scontano quel combinato disposto tra ritardi della rete, debolezza dell’euro e impennata del petrolio, pagando per un litro di verde 1,45 euro. Mario Draghi ha sintetizzato in maniera molto chiara la situazione nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria. Secondo il governatore la crescita

dell’economia mondiale prosegue ma rallenta, con andamenti diseguali tra aree. E le conseguenze per l’Italia non sono delle migliori: «Nel 2011», si legge nel documento, «il Pil potrebbe espandersi a ritmi inferiori alla media dell’area euro». Che quella di ieri sarebbe una giornata tesa, i governanti di tutt’Europa l’hanno già capito al mattino sfogliando il Financial Times. In un intervento firmato a quattro mani il numero uno dell’Ecofin, Jean-Claude Juncker, e il nostro responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti, hanno lanciato la nascita di un’Agenzia Europea del debito per risolvere la crisi finanziaria dell’area monetaria. Secondo i ministri del Lussemburgo e dell’Italia, «l’Europa deve formulare una risposta forte e sistemica alla crisi. Ciò può essere ottenuto lanciando gli E-bonds o obbligazioni sovrane europee, emesse da un’Agenzia Europea del debito che succeda all’attuale Efsf (il fondo europeo salva-Stati, ndr)». Non contenti, hanno chiesto un via libera già al vertice europeo di metà dicembre, in modo «di raggiungere gradualmente un ammontare di emissioni equivalente al 40 per cento del Pil della Ue e di ciascuno Stato membro». L’uscita non ha fatto proseliti a Berlino, se nello stesso numero il Ft si è premurato di intervistare il ministro dell’Economia tedesca, Wolfgang Schauble. Secondo lui, gli eurobond vanno bocciati perché «richiederebbero cambiamenti fondamentali nei trattati europei. Abbiamo bisogno di nuove forme di governance internazionali, globale ed europea». Tanto da consigliare di rivolgere tutti gli sforzi verso «un’unica politica di bilancio, senza la quale i


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e di cronach

Direttore Editoriale Ferdinando Adornato

Cina, torna la Rivoluzione culturale Vescovi e sacerdoti ricercati PECHINO. Il vescovo ufficiale di Hengshui è stato prelevato di forza dall’episcopio e portato dalla polizia in un domicilio in isolamento. La polizia ha messo per ore sotto assedio l’abitazione del prelato, lottando contro fedeli e sacerdoti che facevano muro, per difendere la libertà del loro vescovo. Lo afferma l’agenzia AsiaNews. Un altro vescovo, di Cangzhou, è scomparso e la polizia ha minacciato la diocesi: o ritorna nelle mani delle forze dell’ordine, o essi diramano un ordine di cattura in tutta la Cina additandolo come un“pericoloso criminale ricercato”. Con uno stile che ricorda il periodo della Rivoluzione Culturale, questi fatti sono avvenuti ieri.Tutto è dovuto all’imminente Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi, in cui l’Associazione patriottica vuole costringere i vescovi cinesi ufficiali a parteciparvi per eleggere i presidenti dell’AP e del Consiglio dei Vescovi, due organismi che il papa definisce contrari alla fede cattolica, perché miranti a creare una Chiesa indipendente da Roma. L’Assemblea sarebbe fissata per domani 7 dicembre. Per convocarne almeno qualcuno, l’Ap ha messo agli arresti domiciliari alcuni dei vescovi che hanno partecipato all’ordinazione illecita di Chengde, lo scorso 20 novembre. Da dopo l’ordinazione illecita, mons. Feng Xinmao di Hengshui era stato costretto a vivere in isolamento, senza poter vedere alcun fede-

mercati finanziari non comprenderanno mai l’euro». Junker e Tremonti hanno fatto una proposta che va in direzione opposta alla richiesta della Germania di coinvolgere i privati su questo versante. Ma ben presto però bisognerà risolvere il problema. Ieri la Bce ha comunicato di aver dovuto incrementare gli acquisti di bond governativi, come prevede il programma Smp (Securities Markets Programme). La stima è soltanto provvisoria, ma il peggioramento della crisi del debito sovrano in alcuni Paesi dell’area hanno fatto sì che la spesa complessiva passasse in una sola settimana da 1,348 miliardi a 1,965 miliardi di euro. Per tutto questo il direttore del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn, ha presentato un documento a dir poco preoccupante durante la riunione dell’Eurogruppo di ieri sera a Bruxelles. Secondo l’organismo di Washinghton l’Europa potrà tornare più facilmente a correre se saranno aumentate le risorse del fondo salva-Stati e se la Bce avrà più libertà e più strumenti per fornire liquidità alle banche in difficoltà e acquistare titoli pubblici delle economie più debole. Nel rapporto del Fmi si legge che «la ripresa della zona euro può ancora tenere. Ma questo scenario potrebbe facilmente

Direttore da Washington Michael Novak Consiglio di direzione Giuliano Cazzola, Francesco D’Onofrio, Gennaro Malgieri

le, sotto il controllo della polizia. In questi giorni è morto un sacerdote molto anziano e lui ha chiesto di poter almeno celebrare i funerali. Dopo molte resistenze della polizia, e la minaccia di attuare uno sciopero della fame, gli è stato concesso di presiedere alla messa funebre. Alla fine delle esequie i fedeli e i suoi sacerdoti lo hanno preso e portato nell’episcopio, da dove mancava da quasi un mese e si sono messi a guardia del loro vescovo perché non venisse ancora portato in isolamento. La polizia ha assediato l’episcopio e dopo diverse ore è riuscito a prendere il vescovo e riportarlo in prigione. L’altro episodio riguarda il vescovo mons. Li Lianggui di Cangzhou. Dopo l’ordinazione illecita, il prelato è scomparso, forse perché non vuole di nuovo costretto a partecipare all’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi.

deragliare a causa di nuove turbolenze finanziarie sui mercati. Perché la tempesta in atto sui mercati finanziari e sui debiti sovrani che sta colpendo la periferia della zona euro costituisce un forte rischio e le misure finora prese, come il piano salva-Irlanda, potrebbero non essere sufficienti». Ecco perché «lo European financial stability facility (Efsf) dovrebbe essere attivato per tutti quei Paesi che stanno compiendo un forte sforzo di aggiustamento dei propri bilanci ma che rimangono sotto le pressioni del mercato, garantendo loro una liquidità sufficiente per affrontare le incertezze del mercato. Così da minimizzare i rischi di contagio».

Alta la tensione sui mercati: borse in calo e nuovo record per l’oro. Intanto in Italia cala il ricorso alla cassa integrazione

Secondo Draghi, per contrastare le forti tensioni che in questi giorni colpiscono diversi Paesi europei, «è essenziale proseguire nelle politiche di consolidamento dei conti pubblici». Soltanto così si contrasta «un processo traumatico, talvolta eccessivo che non riflette le effettive condizioni di finanza pubblica di alcuni Paesi». La ricetta è semplice: «La crescita è fondamentale per la stabilità finanziaria, perché è crescendo, che si pagano i debiti». Da via Nazionale si consiglia al governo di «adottare politiche che aumentino il potenziale di crescita dell’economia italiana». Ed è difficile pensare che in questo ambito rientri la legge di stabilità arrivata ieri al Senato e che, nonostante i 170 emendamenti dell’opposizione, la maggioranza vuole approvare in via definitiva domani sera. Così, a far sperare, non resta che il calo delle domande di cassa integrazione registrate a novembre. Ieri l’Inps ha comunicato che le imprese italiane hanno presentato richiesta per 90,7 milioni di ore di cassa «con una riduzione del 10 per cento rispetto su ottobre e una diminuzione sullo stesso mese del 2009 dell’8 per cento». Si tratta del primo calo tendenziale dall’inizio della crisi. Soddisfatto il responsabile del Lavoro, Maurizio Sacconi. «La decisa riduzione nell’impiego della cassa integrazione, dell’indennità di disoccupazione come in quella della mobilità», dice il ministro, «confermano, se pure in ritardo come sempre accade, la ripresa in atto soprattutto nell’industria».

Ufficio centrale Gloria Piccioni (direttore responsabile) Nicola Fano, Errico Novi (vicedirettori) Vincenzo Faccioli Pintozzi (caporedattore) Antonella Giuli (vicecaporedattore) Franco Insardà, Luisa Arezzo Stefano Zaccagnini (grafica) Redazione Mario Accongiagioco, Massimo Colonna, Giancristiano Desiderio, Francesco Lo Dico, Francesco Pacifico, Riccardo Paradisi, Clara Pezzullo (segreteria) Inserto MOBYDICK (Gloria Piccioni) Collaboratori Maria Pia Ammirati, Mario Arpino, Bruno Babando, Giuseppe Baiocchi, Sergio Belardinelli, Stefano Bianchi, John R. Bolton, Mauro Canali, Franco Cardini, Carlo G. Cereti, Enrico Cisnetto, Claudia Conforti, Renato Cristin, Francesco D’Agostino Anselma Dell’Olio, Alex Di Gregorio Gianfranco De Turris, Rossella Fabiani, Pier Mario Fasanotti, Marco Ferrari, Aldo Forbice, Antonio Funiciello, Giancarlo Galli, Pietro Gallina, Roberto Genovesi, Aldo G. Ricci, Filippo La Porta, Maria Maggiore, Paolo Malagodi, Marzia Marandola, Andrea Margelletti, Adriano Mazzoletti, Gabriella Mecucci, Roberto Mussapi, Francesco Napoli, Ernst Nolte, Emanuele Ottolenghi, Jacopo Pellegrini, Adriano Petrucci, Leone Piccioni, Francesca Pierantozzi, Daniel Pipes, Marina Pinzuti Ansolini, Gianfranco Polillo, Loretto Rafanelli, Franco Ricordi, Carlo Ripa di Meana, Roselina Salemi, Katrin Schirner, Emilio Spedicato, Davide Urso, Marco Vallora, Sergio Valzania Società Editrice Edizioni de L’Indipendente s.r.l. via della Panetteria, 10 • 00187 Roma Amministratore Unico Ferdinando Adornato Concessionaria di pubblicità e Iniziative speciali OCCIDENTE SPA Presidente: Emilio Bruno Lagrotta Amministratore delegato: Raffaele Izzo Consiglio di amministrazione: Ferdinando Adornato,Vincenzo Inverso, Domenico Kappler, Antonio Manzo Angelo Maria Sanza Amministrazione: Letizia Selli, Maria Pia Franco Ufficio pubblicità: 0669924747 Tipografia: edizioni teletrasmesse New Poligraf Rome s.r.l. Stabilimento via della Mole Saracena 00065 Fiano Romano Agenzia fotografica “LaPresse S.p.a.” Distributore esclusivo per l’Italia Parrini & C - Via di Santa Cornelia, 9 00060 Formello (Rm) - Tel. 06.90778.1 Diffusione Ufficio centrale: Luigi D’Ulizia 06.69920542 • fax 06.69922118 Abbonamenti 06.69924088 • fax 06.69921938 Semestrale 65 euro - Annuale 130 euro Sostenitore 200 euro c/c n° 54226618 intestato a “Edizioni de L’Indipendente srl” Copie arretrate 2,50 euro Registrazione Tribunale di Salerno n. 919 del 9-05-95 - ISSN 1827-8817 La testata beneficia di contributi diretti di cui alla legge n. 250/90 e successive modifiche e integrazioni. Giornale di riferimento dell’Udc

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Eredità. Ecco come assicurare un futuro migliore per i nostri figli: conoscenza e ricerca sulle orme degli Stati Uniti e della Chiesa

Il modello catto-americano

di Mimmo Sieni evoluzione della specie umana passa per la via della ricerca ovvero della conoscenza: questa è l’eredità da tramandare ai nostri figli per il “futuro” affinché la speranza della “conoscenza” viva in loro e possano guardare all’orizzonte del domani - sempre con fiducia. Noi siamo figli della civiltà post seconda guerra mondiale, quindi, un grande influsso è arrivato, almeno a noi occidentali, dalla civiltà americana. Bisogna riconoscere che la strategia posta in essere dagli Stati Uniti d’America ha apportato un rilevante progresso tecnologico alla nostra civiltà: una politica improntata sulla ricerca con il coinvolgimento dei migliori “cervelli” reclutati, per settore, in ogni parte del globo considerando irrilevante la nazionalità di appartenenza. Tutto questo ha permesso agli Stati Uniti una supremazia conoscitiva evidente sul resto dei Paesi.

È più di un’ipotesi: l’Universo a cui apparteniamo ha “un ordine” più perfetto... a cui aspirare... Aiutiamo i nostri figli in questa direzione... a non annoiarsi... a non pensare che quello che hanno intorno è quanto necessario... che sentano in loro la “voglia” di vedere oltre ciò che appare: solo allora, nonostante tutti i limiti avremmo “rispettato”il senso della vita e il futuro dei nostri figli.

L’

Un giudizio positivo, quindi sulla politica americana: qualsiasi siano stati gli eventuali errori o i limiti vanno, quindi, scusati. Altrettanto irrilevante, eventualmente che la supremazia degli Stati Uniti sia al crepuscolo del suo dominio socio-politico: lascia in eredità, comunque, un solco di “conoscenze” che, probabilmente, sono l’alba della “nuova civiltà”. Come nuova civiltà si deve intendere un riequilibrio del rapporto “economia-etica” rispetto al tessuto sociale: ovvero è di tutta evidenza, ipotizzare, che l’attuale supremazia del fattore economico rispetto all’etica subirà un inversione di “peso specifico”nella valutazione socio-politica. Il fine etico avrà primaria rilevanza nello sviluppo delle attività dell’umanità mentre, sempre più, il singolo fine economico cadrà in disgrazia fino ad essere bandito. La responsabilità della cre-

In questa pagina, un’immagine della Specola vaticana, l’osservatorio della Chiesa, e di uno Shuttle statunitense: esempi d’amore e tenacia verso la ricerca e la conoscenza scita dei nostri figli e il rispetto dei loro diritti impone un profondo sforzo, in noi genitori, nel lasciare libero arbitrio alle loro intuizioni, ai loro sogni, alle loro aspettative che noi dovremmo accompagnare suggerendo e rappresentando quante più ipotesi (derivanti dalle nostre esperienze) senza, però, dare giudizi costrittivi. Tornando agli Stati Uniti, la Nasa è stato uno dei “gioielli” realizzati dalla civiltà americana che le consentirà una longevità storica eccezionale. Il lavoro effettuato in questo ambito è un atto di generosità per le generazioni future, americane e non.

Il nostro sforzo, portando come esempio quanto sopra segnalato, “deve” essere quello di solcare tutti i percorsi inesplorati, ancora, dall’umanità, affinché nelle loro mani i nostri figli abbiano la possibilità di sviluppare, progressivamente, ciò che lasciamo a livello di conoscenza in eredità. Un insuperabile ruolo, in questo senso, riveste la

L’esempio d’amore e tenacia verso la sapienza, dalla Nasa alla Specola vaticana, è il bagaglio da tramandare con fiducia alle prossime generazioni Chiesa che, in questo particolare momento, è chiamata a supportare la società che, come un elefante con i piedi di argilla, ha necessità di essere “illuminata” per sapere dove andare, avere consapevolezza

dei suoi doveri ma soprattutto riscoprire in se stessa gli impulsi per non fermarsi “sazia” di ciò che vede innanzi a se e considerarsi più di quanto “è”. La Chiesa, in partnership con tutte le altre religioni, ha oggi il compito di risvegliare le coscienze, di dare “luce”al futuro e quindi bloccare l’involuzione dell’umanità (che sembra apparire all’orizzonte del futuro prossimo).

Ci piace rendere pubblico quanto accertato dalla Nasa durante uno dei tanti lanci degli Shuttle: i “cristalli” prodotti nello Spazio hanno un ordine più preciso a livello atomico di quelli prodotti sulla Terra (Crystal microgravity Laboratory Mission 18 Shuttle).

Vogliamo ricordare ancora della Chiesa un suo “gioiello”: la Specola vaticana, un avanzatissimo osservatorio che studia lo Spazio fin dal 1891: dopo la riforma del calendario Gregoriano del 1582 la ricerca astronomica è entrata prepotentemente nelle finalità della Santa Sede. Ubicata al Centro di Castel Gandolfo, (limitrofa della Residenza estiva del Pontefice), alla Specola vaticana, si è aggiunto il Centro nato in Arizona (Vorg) dove è stato realizzato un pioneristico telescopio (Vatt) a cui sono invitati a collaborare studenti di tutto il mondo per partecipare a studi sul “Big Bang”, alle evoluzioni delle Galassie, alla ricerca dei pianeti fuori dal sistema solare incentivando, così, i giovani studenti alla passione della ricerca, sia essa astrofisica o astronomica o altro. Un esempio di come essere “genitori”... di come essere “padri”... crediamo, anche, una dimostrazione di “amore universale” verso “tutti” i figli... senza distinzione... Forse, un giorno, quando l’umanità avrà la primordiale conoscenza dell’antimateria (l’evoluzione della vita dopo la vita?) un “grazie” dovremmo proprio rivolgerlo a tutte quelle anime che avranno accompagnato i nostri figli con il loro amore e il loro sorriso, per mano, a cercare di vedere ciò che oggi non vediamo.


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segue dalla prima Eppure bisogna andare avanti cercando di non arrendersi e di ricercare il piccolo sentiero della speranza. Più passa il tempo, più cresce la consapevolezza che una fase della politica italiana sta volgendo al termine e già vediamo crescere tensioni forti e profonde tra chi vorrebbe accelerare i tempi e chi resiste con forza. Non sono in grado oggi di indicare quale sarà lo sbocco dopo il 14 dicembre. La situazione è difficile e rischia di complicarsi ancora di più sul piano politico ed economico e per l’insorgere di tensioni sul piano istituzionale. Ci sarebbe bisogno di maggiore responsabilità che tuttavia non nasce dal caso ma dalla dimensione etica. Ed è su questo terreno che le mancanze sono profonde.

La fotografia che il Censis ha fatto in questi giorni della situazione sociale dell’Italia pone interrogativi e domande, invita a “tornare a desiderare” per uscire dalla palude, per respingere la “pulsione di morte” che affligge la società. De Rita non è nuovo a queste provocazioni. Ha avuto il merito, nel corso degli anni, di non aver creduto troppo alle mode che si concentravano sul suffisso “post” e di aver colto, prima di tutti, quali sarebbero state le conseguenze del relativismo edonista e del nichilismo valoriale nel far declinare la società italiana.Vale la pena ricordare le stimolanti analisi sulla “società coriandolare o corpuscolare” che emergeva e alimentava la disgregazione sociale, lo scetticismo individualistico e consumistico, l’abbandono di massa dalla sfera politica. Elementi che spiegano i tratti profondi di quello che è stato il “berlusconismo”: un sentire sociale che Berlusconi ha saputo interpretare meglio di altri che pure in

L’analisi. Tra Censis e crisi, ecco che cosa fare per uscire dalla palude

Se Berlusconi leggesse De Rita di Savino Pezzotta spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro», «sregolazione pulsionale», «egoismo autoreferenziale e narcisistico». Descrizione angosciante se il Censis non facesse brillare un tratto di speranza affermando la necessità di un «rilancio del

munità in luoghi a misura d’uomo (borghi, paesi o piccole città)». Sembra quasi di trovarsi di fronte ai ragionamenti soggettivisti e biopolitici sulle moltitudini avanzati da Toni Negri, se alla fine non si auspicasse la formazione di forze motrici desideranti. Ed è su questo auspicio che la politica e le forze sociali, l’associazionismo, il

solo ai particolarismi personalisti è una mistificazione, è un modo di sfuggire alle responsabilità. Certamente che c’è l’atteggiamento di Fini con il suo distinguersi dalla maggioranza di governo, ma questo affonda le sue radici nelle pulsioni che la società italiana manifestava e alle quali non si

Il rinnovamento della politica passa dalla ripresa del desiderio e dal formarsi di una tonalità emotiva. Occorre tornare a ragionare su quelle che sono le ragioni strutturali dello stallo che stiamo vivendo questo ruolo avrebbero voluto sostituirlo. Il rapporto del Censis 2010 sulla società italiana afferma: «Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che a un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti» ed evidenzia che siamo di fronte a un tornante storico, a una crisi sistemica, non solo economica, ma sociale, ideale, culturale. Può sembrare un’analisi pessimistica e i termini e i concetti usati sembrano confermare questa propensione: «Comportamenti e atteggiamenti

desiderio, individuale e collettivo, per andare oltre la soggettività autoreferenziale, per vincere il nichilismo dell’indifferenza generalizzata. Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita. Attualmente tre sono i processi in cui sono ravvisabili germi di desiderio: la crescita di comportamenti “apolidi” legati al primato della competitività internazionale (gli imprenditori e i giovani che lavorano e studiano all’estero), i nuovi reticoli di rappresentanza nel mondo delle imprese e il lento formarsi di un tessuto federalista, la propensione a fare co-

sindacato e le diverse realtà della rappresentanza devono tornare a interrogarsi. Il rinnovamento della politica passa da questa strada, dalla ripresa del desiderio e dal formarsi di una tonalità emotiva. Mentre allunghiamo lo sguardo sul futuro non possiamo astrarci dal nostro presente. Un governo che aveva la maggioranza più ampia mai realizzata nella storia della repubblica non è stato in grado di costruire risposte precise e coerenti a quanto emergeva nella società. Ridurre questa crisi

Qui sopra, un’immagine del presidente del Censis Giuseppe De Rita

voleva e non si era in grado di dare delle risposte. Fatte queste considerazioni occorre tornare a ragionare su quelle che sono le ragioni strutturali della crisi che stiamo vivendo e sul come uscirne. La crisi economica, gli atteggiamenti che si manifestano sui mercati finanziari, il crescere delle tensioni e del malessere sociale (manifestazioni dei lavoratori, degli studenti, dei territori, le salite sui tetti), richiedono responsabilità. Sul tema della responsabilità occorre chiarezza per evitare che diventi un termine mistificante: la responsabilità non può essere confusa con l’acquiescenza, con un atteggiamento supino o disponibilità a scambi compromissori. Esige chiarezza di orientamento sui problemi, sui rischi reali che la situazione presenta e le strade da percorrere per avviare un processo per uscire dalla crisi, su quali riforme sono immediate e su come dare vigore alla dimensione politica e tensione emotiva delle forze vive della società. È chiaro che la responsabilità non può essere solo rivolta al futuro, ma deve esprimere un giudizio sul recente passato e pertanto affermare con chiarezza che non può essere ripresentato chi non è stato in grado di evitare e affrontare le situazioni che si creavano. Un governo Berlusconi-bis sarebbe sbagliato nel metodo e nella forma e sarebbe una soluzione incomprensibile ai più, compreso il sottoscritto. Le dichiarazioni di Berlusconi di queste ore, le accuse di tradimento, d’incoerenza che vengono con troppa leggerezza spese e gli attacchi al presidente della Repubblica, non fanno ben sperare e sembra che l’unica responsabilità che si vuole esercitare sia quella di “Cicero pro domo sua”. Il termine responsabilità, purtroppo, non è ancora la cifra della nostra politica.

Chi ha posto la questione di sfiducia e in particolare Udc, Api, Fli, Liberaldemocratici, Mpa e altri, hanno al contrario assunto una grande responsabilità di fronte al Paese indicando la necessità di un cambio di fase. Speriamo che i contatti, le mini trattative di cui si vocifera non portino a compromessi che svalorizzino la posizione assunta. Avere il coraggio del nuovo significa assumersi rischi, ma senza rischio non c’è politica e, forse, nemmeno una vera dimensione di etica pubblica. Significa aver il coraggio di “tornare a desiderare” il bene comune dopo anni di predominio del bene privato.


2010_12_07  

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