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diario

7 luglio 2010 • pagina 7

L’audizione del sottosegretario Mantovano in Commissione antimafia

La polizia ha diffuso le foto del sospetto: un tedesco incensurato

«Ecco perché non abbiamo protetto Spatuzza»

Hannover, deceduto ieri anche il secondo italiano

ROMA. Gaspare Spatuzza ha

ROMA. È morto nelle prime ore di ieri mattina in ospedale l’italiano di 49 anni, Giuseppe L., che era rimasto ferito nella sparatoria in una birreria di Hannover costata la vita a un connazionale di 42 anni. Lo riferisce il sito del quotidiano Hannoversche Zeitung, precisando che l’omicida è ancora in fuga. La polizia di Hannover intanto ha pubblicato sul proprio sito Internet alcune fotografie dell’uomo sospettato del duplice omicidio. Si tratta di Holger B., 42 anni, incensurato. Secondo quanto reso noto dalla polizia, l’uomo è alto circa un metro e 80. La sua abitazione sarebbe stata già perquisita. A scatenare la furia omicida era stata una banale lite sul calcio. L’uo-

fatto dichiarazioni per oltre i 180 giorni previsti dalla legge per aprire quel percorso che porta alle garanzie previste dalla legge per i collaboratori di giustizia. Per queste ragioni la commissione presieduta da Alfredo Mantovano ha rigettato la richiesta avanzata da tre Procure della Repubblica, Palermo, Caltanissetta, Firenze. È questa la spiegazione data da Mantovano davanti alla Commissione Antimafia che lo ha ascoltato dopo le polemiche nate dalla decisione della commissione amministrativa che sovraintende alla immissione nei programmi di giustizia. Il Pd ha abbandonato l’aula della Commissione Antimafia per protestare, molto vivacemente, a causa della mancanza di alcuni documenti (i verbali integrali della commissione e i verbali illustrativi delle novità su cui Spatuzza intendeva riferire alle tre Procure). E l’Idv ha sostenuto che il conteggio fatto da Mantovano per sostenere che c’erano state dichiarazioni oltre i 180 giorni di legge era «sbagliato, assurdamente sbagliato».

Il sottosegretario, contestato dal Pd duramente per avere riportato stralci delle dichiarazioni di Spatuzza ancora coperte dal segreto istruttorio e non di-

Maroni: lotta dura alla criminalità cinese Il ministro: «I sindaci non possono essere lasciati soli» di Andrea Ottieri

ROMA. Un piano nazionale di contrasto alla criminalità cinese ed in particolare ai reati legati alla contraffazione che stanno assumendo, ormai, nel nostro Paese «dimensioni rilevanti e che, in certe realtà territoriali, non possono essere lasciati solo sulle spalle delle autorità locali». Ad annunciarlo è stato ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a margine della cerimonia per la consegna dei brevetti del 37° corso superiore di Polizia tributaria che si è svolto ad Ostia, presso la scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza.

Maroni ha voluto ricordare la recente operazione di Firenze che ha smantellato una importante rete legata alla criminalità cinese ricordando che «le difficoltà, per quanto riguarda la comunità cinese in Italia, consiste nel fatto che non abbiamo ancora un accordo di riammissione con la Cina per quanto riguarda i clandestini cinesi». Questo perché, ha ricordato il responsabile del Viminale, il governo cinese si è rifiutato di sottoscriverlo. «Nei prossimi giorni convocherò una riunione a Roma per istituire un Tavolo nazionale - ha quindi annunciato Maroni - con la partecipazione, oltre del Viminale, dei Ministeri dell’Economia e del Lavoro, perché l’esperienza di Milano e di Firenze dimostra che il problema è importante e che non può essere lasciato alla sola iniziativa locale. I sindaci non possono essere lasciati soli - ha aggiunto Maroni - in queste determinate realta». A toccare il tema della criminalità cinese era stato, nel corso del suo intervento, lo stesso comandante generale della Guardia di Finanza, il generale Nino Di Paolo. Ricordando proprio l’operazione svolta in Toscana dalle Fiamme Gialle, Di Paolo ha detto che in quella occasione si è dimostrato come esista uno «spaccato allarmante e significativo» nella nuova realtà criminale a sfondo economico. La criminalita cinese, infatti, ha dimostrato, ha aggiunto il comandante generale della GdF di sapersi muovere, in maniera coordinata, su più livelli,

quello meramente criminale, quello economico, lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. «Ma vi è anche - ha detto Di Paolo - una dimensione economica e finanziaria che giunge a toccare realtà trans-nazionali che non possono più essere ignorate». Nel corso della cerimonia, il ministro Maroni ha anche ricordato che sono stati, in totale, circa 12 miliardi di euro i beni sequestrati e confiscati alle mafie e alla criminalità organizzata dalle forze dell’ordine. Maroni ha rivendicato gli importanti risutati nell’opera di aggressione ai patrimoni illeciti che hanno portato al sequestro di quasi 19mila beni dei quali 4.600 già confiscati. Il ministro ha poi definito «un vero tesoro» i depositi bancari sequestrati alle associazioni criminali che superano, ha detto, i 2 miliardi di euro, annunciandone un «utilizzo in tempi brevi proprio nella lotta al crimine». I beni sequestrati, ha poi detto Maroni, hanno raggiunto una «cifra record che, voglio però incrementare anche perché - ha concluso - è sempre più necessario impedire l’inquinamento dell’economia sana il che rappresenta un pericolo ancora più grave in una situazione di crisi come questa».

«L’esperienza di Milano e di Firenze dimostra che il problema è importante e che non basta l’iniziativa locale»

sponibili per l’antimafia nel suo documento con cui ha rigettato la richiesta di inserimento nel programma di protezione, ha detto di avere mandato in commissione solo i documenti di cui poteva disporre. C’è stata una lunga discussione sulla richiesta, avanzata dalle opposizioni, di non ascoltare Mantovano in mancanza dei documenti ritenuti «indispensabili». Il Pd ha quindi abbandonato l’aula mentre l’Idv è rimasto insieme all’Udc. Mantovano ha respinto l’accusa che su Spatuzza ci sia stata una decisione politica perché, ha detto, si è «solo applicato la legge che ha fissato un termine inderogabile e Spatuzza lo ha superato».

Sempre ieri, infine, Maroni ha firmato il decreto con il quale vengono stabilite le modalità di funzionamento del registro delle persone che non hanno fissa dimora, istituito presso il ministero dell’Interno dall’articolo 3, comma 39, della legge 15 luglio 2009, n.94. Lo riferisce una nota del Viminale. Il registro, spiega la nota, conterrà i dati di coloro che, pur presenti nei territori comunali, sono privi di dimora abituale e sarà conservato dalla Direzione centrale per i servizi demografici del Dipartimento per gli affari interni e territoriali, che si avvarrà dell’utilizzo del sistema, già operativo, dell’Indice Nazionale delle Anagrafi Ina-Saia. Al registro potrà accedere esclusivamente la Direzione centrale per i servizi demografici.

mo ucciso per primo era un pizzaiolo di un ristorante italiano chiamato “Little Italy”. La seconda vittima invece, un collega che lavora nella località di Linden. Uno dei due vestiva una maglia dell’Italiana.

Il drammatico litigio, stando alle rocostruzioni basate su alcune testimonianze di gente sul posto, sarebbe iniziata quando i due hanno discusso con l’assassino, dopo un’abbondante bevuta, su quanti Mondiali avesse vinto l’Italia. Lo sconosciuto sarebbe uscito dal locale con la scusa di ritirare soldi a un bancomat. Dopo poco più di un’ora invece, scrive ancora il giornale di Hannover, sarebbe ritornato e avrebbe chiesto all’italiano di 49 anni di proseguire la “discussione”a pugni fuori dal locale. Quando l’altro si è alzato, lo sconosciuto assassino avrebbe a quel punto estratto un’arma da fuoco e gli avrebbe sparato a bruciapelo. Subito dopo avrebbe colpito anche l’altro italiano, il quarantasettenne morto ieri mattina. Dopodiché è fuggito. La polizia lo sta ancora cercando. A pochi metri dal bar, il giorno dopo la tragica sparatoria, è stata comunque ritrovata una pistola, forse proprio l’arma del duplice omicidio.

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