Page 21

società

7 luglio 2010 • pagina 21

“Perché mangiamo troppo e come fare per smetterla” di David A. Kessler

Come evitare di servire in tavola l’obesità

Dagli Stati Uniti, arriva un prezioso saggio che educa il lettore a una sempre corretta alimentazione i fronte a una buona “tavola”non si resiste. Anche se non abbiamo fame, mangiamo. Mangiamo più di quanto il nostro fisico e le sue necessità ci richiedano. Se poi siamo in compagnia non se ne parla. Talvolta, come per porsi delle limitazioni (ma anche credendoci davvero), si dichiara di voler mangiare solo cibo biologico. Eh beh, sì, ci convinciamo, mangiamo tanto, ma almeno sano e genuino. Da questo ne nascono una serie infinita di attività collaterali. Una ricerca spasmodica nei supermercati di “coltivato biologico”.

D

va niente, escluso il caffè, di ciò che era arrivato in Europa dopo il 1492», niente che provenisse dalle Nuove Indie di Colombo. Niente patate, niente mais, manioca, noccioline, girasole, zucca, cacao, vaniglia, fagioli, peperoncino. Anche niente pomodoro. Con il senno di poi, possiamo dire che questa “assenza” è stata per secoli, fu allora e sarebbe ora un gran peccato. David Gentilcore, canadese, professore di storia moderna e storia della medicina all’Università di Leicester, nonché professore, in Italia, all’Università di Scienze Gastronomiche, ha recentemente scritto un notevole atto di “vassallaggio” al concetto della “pomodorizzazione” dell’alimentazione globale con il libro La purpurea meraviglia (Garzanti, pp. 270, euro 13.00). Il saggio inizia con il racconto dell’arrivo di quei “pomi d’oro”alla corte dei Medici: è il 31 ottobre 1548. Di poco precedente era stato l’esordio in Europa dopo la conquista spagnola del Messico. Sono passati più di 200 anni prima che il frutto entrasse nelle abitudini degli italiani, sia nella coltivazione sia nel consumo. Il Lycopersicon Galeni, “pesca selvatica di Galeno”, come a metà del ‘500 lo definì il botanico Pietro Antonio Michiel, a lungo è stato considerato solo una varietà della famiglia delle So-

lanacee, un tipo di melanzana (“mela insana”), confuso con il tomatillo azteco (“tomatl”), definito per il suo aspetto interiore «orribile e osceno, venereo e lascivo» (così Francisco Hernandes ai primi del ‘600) poma amoris (da qui a lungo in Francia pomme d’amour e in inglese love apple).

Che farsene del frutto di una pianta che poteva essere tossico (in effetti la pianta, escluso il pomo, se consumata cruda è tossica), a quei tempi privo di profumo o aroma suoi propri, incapace di saziare (qualità fondamentale per una società contadina)? A questa prima fase di studio botanico ne seguì una agricola di coltivazione «a scopo alimentare su scala limitata», cui si accodò quella industriale. Nel Vincenzo 1773 Corrado scrisse il suo Cuoco galante. Il pomodoro entra ufficialmente nella dieta italiana, pur ancora abbastanza di élite. Il proseguimento della storia dell’ormai indispensabile ingrediente della cucina “mediterranea” tocca infiniti ambiti, da medico-dietetici ad economici. Credo che anche Manuela Vanni, che tante pagine dedica nel suo “manuale” al pomodoro e alla sua corretta conservazione sarebbe d’accordo con Gentilcore: «Senza questo ortaggio il mondo sarebbe molto più triste».

Un proliferare di negozi e distribuzioni biologiche. Riconversioni di coltivazioni e campagne al vecchio concime, quello vero. Giusto. Un aiuto anche per l’economia. E nel futuro staremo ancora più attenti per le conseguenze delle polveri dell’innominabile vulcano islandese o della possibile contaminazione nel nostro chiuso Mediterraneo dell’onda nera della BP. Su questo ci stiamo globalizzando, tutti senza distinzione. Per il rapporto con il cibo, invece, non vale il vecchio detto “tutto il mondo è paese”. Infatti, se da un lato la ricerca e la tendenza al biologico la possiamo considerare ormai universalmente acquisita, non è così per il rapporto quantitativo individuo-cibo ingerito. Accanto a situazioni di grave denutrizione (come nei Paesi africani o indiani e oltre) si pongono, soprattutto in America ma ormai anche in Europa, immagini e situazioni di sempre maggiore obesità. Le organizzazioni salutiste lanciano allarmi specialmente per quanto riguarda l’infanzia, i giovani e gli adolescenti che sviluppano adesso una obesità che tra qualche decina di anni si tramuterà in un danno economico: lo scorretto rapporto grasso-muscoli induce a malattie “sociali” che peseranno economicamente su tutta la società. L’America, all’avanguardia anche in questo, ha tentato e sta tentando di tutto per salvare “la vita” a chi non sa

mangiare (e, in prospettiva, le casse delle assistenze pubbliche e private), andando anche contro le varie multinazionali degli alimenti “spazzatura”. L’ultima crociata intrapresa dall’America salutista è la guerra al sale. Al di là dei corretti (scientificamente e medicalmente) dubbi sulla panacea prospettata nella riduzione del 25% in assoluto del sale su tutti gli alimenti, vorrei però far presente che questa guerra (da cui non sapremo se i vincitori saranno veramente gli uomini o chi altro) non è altro che un punto di vista di quella che si cerca di insegnare come la nuova e vera prospettiva dalla quale guardare al cibo e al modo di gustarlo. È da poco uscito un interessante volume di David A. Kessler (Perché mangiamo troppo e come fare per smetterla, Garzanti) che affronta la problematica del “troppo cibo” con uno sguardo auto-riflessivo. Del volume viene detto essere la “Bibbia di Michelle Obama”: in effetti la first lady è considerata una paladina delle campagne contro i grassi transgenici, l’obesità e la ricerca di una corretta alimentazione. Basta sfogliare l’indice per capire che la tecnica di “guerra” alimentare si sta spostando dagli oggetti (sale, grassi, patatine, noccioline, ecc. ecc.) ai soggetti (coloro che aprono la bocca e ingurgitano).

Il volume, che attacca i grassi transgenici, viene definita come la «Bibbia di Michelle Obama»

Kessler, con l’aiuto di una infinta serie di esperti medici, biologi, farmacologi, dietologi, nutrizionisti, ma soprattutto psichiatri, psicologi, clinici (la sola lista dei loro nomi corredati dal titolo accademico occupa 8 pagine), costruisce una serie di “ragionamenti”, da usare come base per un training autogeno, tesi a far emergere in noi quali sono i veri motivi della nostra ingestione di cibo senza requie. E a farci fermare. Con autonoma coscienza. Perché mangiamo troppo, è vero, mangiamo con gli occhi e con la mente, apriamo la bocca e inghiottiamo. Ma per il nostro corpo e il nostro stomaco o per la nostra mente? (d.c.)

2010_07_07  

Rapporto di Legambiente: bonifiche fasulle, cave tossiche, corruzione, ’ndrangheta Ancora polemico il presidente della Camera:«In democrazia...

2010_07_07  

Rapporto di Legambiente: bonifiche fasulle, cave tossiche, corruzione, ’ndrangheta Ancora polemico il presidente della Camera:«In democrazia...

Advertisement